domenica 30 aprile 2017

Detenuti palestinesi protestano

[Per Alex Schwazer testosterone 11 volte superiore alla norma. Ma niente, continua a sculettare. spinosa.it]  Trecento detenuti palestinesi in sciopero della fame da due settimane nelle carceri israeliane hanno accettato di mangiare. Lo ha indicato un ministro israeliano. L'Autorità nazionale palestinese (Anp) e l'Associazione dei detenuti palestinesi hanno da parte loro assicurato che 1.500 prigionieri, che pretendevano un miglioramento delle loro condizioni di vita, continuano la protesta. Il ministro della Sicurezza interna israeliano Gilad Erdan ha affermato alla radio israeliana che trecento detenuti hanno "accettato di mangiare senza aver ottenuto nessuna" delle loro rivendicazioni. "Non è una questione da negoziare", ha assicurato. Ha inoltre precisato che l'amministrazione penitenziaria prevede l'installazione di quattro centri medici all'interno delle carceri "per evitare al massimo di dover trasferire detenuti in sciopero della fame in ospedali civili" se le loro condizioni peggiorassero. Erdan  ha inoltre criticato l'associazione dei medici israeliani che esercita "pressioni sui medici perché non applichino la legge" autorizzando ad alimentare detenuti contro la loro volontà con l'aiuto di trasfusioni. Una legge votata nel 2015 e che riguarda le persone in sciopero della fame in pericolo di vita. Israele ha chiuso i valichi di transito con Gaza e con la Cisgiordania in occasione delle solennità della Giornata della memoria dei militari caduti in guerra, che inizia domenica sera, e della Giornata dell'Indipendenza che (secondo il calendario lunare ebraico) inizierà lunedì sera. Lo ha reso noto il portavoce militare secondo cui il transito sarà concesso ai palestinesi solo in presenza di ''casi umanitari''. Il provvedimento sarà revocato mercoledì mattina. Intanto in Cisgiordania si alza la tensione in seguito al prolungarsi dello sciopero della fame di oltre 1.000 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, iniziato il 17 aprile su iniziativa del dirigente di al-Fatah, Marwan Barghuti. In varie località della Cisgiordania si sono avuti nei giorni scorsi manifestazioni e scontri con l'esercito.

Alitalia non va salvata

[Renzi: “Le elezioni di Roma non avranno alcun effetto sul governo”. E nemmeno su Roma. spinosa.it]  "Questo management, Ball più che Hogan ha non solo sbagliato il modello di business della compagnia, ma certe volte avuto anche un approccio un po'  arrogante, se posso dirlo, che non ha giovato a nessuno nemmeno sull'esito del referendum". Lo dice il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda. "Renzi - aggiunge - ha detto una cosa giusta, è allucinante punire i lavoratori per il no. Io aggiunto che sarebbe immorale. Però sarebbe allucinante e immorale punire i contribuenti dopo i 7,5 miliardi" di soldi pubblici. Inoltre secondo il ministro "Non si può far fallire Alitalia dalla mattina alla sera perché non avremmo più collegamenti aerei per una parte significativa del Paese. E non ci sarebbero subito altre aziende pronte a prenderli. Ci sarebbe un periodo in cui questi collegamenti sono staccati. L'insieme di questo sarebbe uno shock per il Pil molto superiore allo scenario cui stiamo guardando, cioè un breve periodo di 6 mesi coperto da un prestito ponte del Governo".  Il governo deve garantire un supporto temporaneo ad Alitalia perché staccare la spina all'azienda in modo netto potrebbe causare gravi danni all'economia del Paese. Ne é convinto il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, ospite de L'intervista" di Maria Latella su SkyT 24 da Maria Latella.  "Non si può far fallire Alitalia dalla mattina alla sera perché non avremmo più collegamenti aerei per una parte significativa del Paese. E non ci sarebbero subito altre aziende pronte a prenderli. Ci sarebbe un periodo in cui questi collegamenti sono staccati", ha detto Calenda. E questo è importante dirlo perché noi pensiamo sempre ci sia la possibilità di fare le cose senza pagare il conto", ha poi sottolineato. "C'è un ventaglio di possibilità, io spero che chi arrivi compri non lo spezzatino ma l'insieme dell'azienda, ma lo farà chiedendo delle condizioni", ha aggiunto il ministro che ha voluto evitare di fare ipotesi su potenziali acquirenti. Il ministro ha spiegato che qualunque potenziale acquirente dovrà fare delle manovre "che comunque prevedranno un conto economico in equilibrio e non saranno molto diverse da quelle che ha chiesto Etihad". "Vorrei evitare di dire che ipotesi ci sono, perché al momento non hanno ancora chiesto l'amministrazione straordinaria, probabilmente lo faranno martedì, a quel punto il Governo nominerà dei commissari, che dovranno fare un programma e aprire alle manifestazioni di interesse", ha precisato Calenda. Sarà ancora Alitalia la protagonista della settimana economica in arrivo. Dopo il successo del no al referendum, il cda dell'azienda dovrà deliberate martedì l'apertura dell'amministrazione straordinaria formalizzando poi la richiesta al governo. La palla passerà quindi all'esecutivo che dovrà nominare uno o tre commissari. I nomi più quotati negli ultimi giorni sono quelli di Luigi Gubitosi e di Enrico Laghi, già commissario straordinario di Ilva, mentre indiscrezioni danno in arrivo anche l'ex numero uno di Leonardo Mauro Moretti. Un nome che potrebbe confermare la volontà del governo di insistere con Ferrovie dello Stato - che Moretti conosce bene avendo ricoperto la carica di ad per otto anni - come possibile partner pubblico per il rilancio dell'azienda. Uno scenario che però per il momento è stato escluso tanto da Ferrovie quanto dal governo. "Lasciamo fuori fs" ha tagliato corto qualche giorno fa il ministro delle infrastrutture Graziano Delrio.

sabato 29 aprile 2017

Cazzi amari per Gh Italia

[La mattinata fa la jurnata. L'alzarsi presto fa (produttiva) la giornata. Frase popolare siciliana] Una situazione di grave squilibrio per il gruppo Gh Italia viene rappresentato dalla crisi Alitalia che in vari scali garantisce l'handling.  In una nota mandata ai sindacati la Gh comunica tutta la sua preoccupazione. In questi giorni, tra l'altro, saranno diffusi i dati economici di Gh Pmo che, per la prima volta, dovrebbe chiudere i conti in nero (tranquilli sembrerebbe che il presidente della Gh Palermo non avrebbe nessun merito), grazie anche al suo nuovo azionista: l'Inps. Non hai il tempo di festeggiare, insieme ai sindacati, che ti arriva la tempesta Alitalia. E siccome le tempeste non arrivano mai da sole vuoi vedere che la procura di Palermo, grazie all'esposto denuncia del consigliere della Gesap Giuseppe Todaro, inizia a capire i vari passaggi della Gh a Palermo? Il tempo  è sempre galantuomo.  L'incidenza, mediamente di Az incide, mediamente,  nella misura del 26%, con punte più alte a Palermo e Catania e addirittura alla quasi totalità a Roma (dove Gh service si occupa delle pulizie), e Brindisi. Non può  sfuggire che il mancato pagamento erogati, allo stato sospeso in attesa della nomina del commissario liquidatore non può essere sostenibile dal gruppo già colpito dalla precedente crisi  del 2008 per il mancato pagamento dei crediti della cosiddetta bad company e certamente non replicabile. Se consideriamo che lo scalo di  Lpm avanza da Alitalia circa 800 mila euro, quanto mai avanzerà la Gh Italia? Si sussurra, a essere ottimisti, voci ben informante parlano di non meno di otto milioni di euro, due sarebbero solo a Punta Raisi.  Gh ha informato l'Enac, il vettore Alitalia e i vari gestori  che il mancato pagamento dei crediti determinerà la possibilità di continuare l'erogazione del a servizio di handling.     Gli italiani hanno le idee molto chiare sul destino di Alitalia: deve fallire. Lo pensa almeno il 77% degli intervistati, secondo un'indagine condotta da Index reaserch. Dopo che i lavoratori, chiamati ad esprimersi con il referendum, hanno cocciuto il preaccordo per il salvataggio (6.816 i 'no' contro 3.206 'sì', vale a dire con il 67%), aprendo la strada al commissariamento della compagnia, l'istituto di ricerca ha chiesto agli intervistati: 'Secondo lei è giusto che Alitalia fallisca?'. Neanche il 17% ritiene che non sia giusto, mentre la stragrande maggioranza, ovvero il 76,9% crede che l'Alitalia debba fallire. Il 6,2% non sa o non risponde. "E' evidente che gli italiani sono contrari alle politiche di ripiano di deficit sistematicamente adottate dai Governi nei confronti delle aziende in crisi", spiega Natascia Turato, direttore di Index Research. “Un dejà vu, peraltro praticamente inutile, una lezione servita a nulla. In più, senza conoscenza - oggi come allora - delle reali conseguenze sul mercato e su tutti gli attori, in primis i distributori”, lapidario Davide Rosi, managing director di Travelgood, travel services provider del Gruppo Ventura, sulla situazione di Alitalia. Si apre per la distribuzione uno scenario piuttosto beffardo dopo il commissariamento, tra fatture di incentivazione del 2016 ancora da incassare, con il rischio che diventino crediti inesigibili. "Qualsiasi commissario metterà i crediti delle over in fondo alla lista degli aventi diritto", osserva Rosi. E la stessa cosa avverrà per il 2017 "perché come al solito Tmc ed intermediari in genere hanno già lavorato quattro mesi senza avere spesso ricevuto neppure il contratto, per cui nessuna fattura emessa, ergo lavoro di sostegno commerciale totalmente vanificato”. L’attenzione della crisi Alitalia 2017 si sposta sulla distribuzione, dopo che albergatori e produttori di viaggi hanno espresso la loro necessità di risposte sicure e una forte preoccupazione. Nel frattempo anche la politica si cimenta in soluzioni, con suggerimenti circa l'operazione Meridiana - Qatar airways  da prendere a modello, così ieri sera in televisione Matteo Renzi, all'alba delle primarie del suo partito.

Grillo intollerante

[L'avarizia rumpi lu saccu. L'avarizia rompe il sacco. Detto siciliano] Nuovo attacco di Beppe Grillo alla stampa. "In sala stasera ci sono i giornalisti, guardate sono qui prendono appunti". Lo ha detto Beppe Grillo indicando un gruppo di cronisti in platea mentre si sono accese le luci al suo spettacolo al Teatro Goldoni di Livorno. Poi ha aggiunto: "Estrapolano pezzi di frasi e poi fanno i titoli sui giornali. Poi dicono che sono io pericoloso per l'informazione. Guardateli in faccia e ricordatevi di loro", ha detto Grillo.  Nei giorni scorsi il leader del Movimento cinque stelle aveva attaccato Rsf per il report sulla libertà di stampa. Balzo in avanti dell'Italia nella classifica annuale di Reporters sans Frontieres, l' organizzazione per la libertà dell'informazione: guadagna 25 posizioni passando dal 77/o al 52/o posto. Rsf sottolinea però che restano "intimidazioni verbali o fisiche, provocazioni e minacce", e "pressioni di gruppi mafiosi e organizzazioni criminali". Tra i problemi indicati anche l'effetto di "responsabili politici come Beppe Grillo che non esitano a comunicare pubblicamente l'identità dei giornalisti che danno loro fastidio". Il rilievo non piace a Grillo che attacca dal suo blog "Oggi ho scoperto di essere io la causa del problema di libertà di stampa in Italia. Lo afferma il rapporto di Reporters Sans Frontieres appena pubblicato. Mi ha aperto gli occhi, la colpa è mia", ironizza. "Io pensavo che fosse perché i partiti politici con la lottizzazione si sono mangiati la Rai piazzando i loro uomini nel management e nei telegiornali e dicendo loro che cosa dire e che cosa non dire. Pensavo che fosse per i giornalisti cacciati dai programmi Rai o per le minacce del partito di governo a quelli che sono indipendenti, come Report. Pensavo che fosse perché in Italia non ci sono editori puri e metà delle tv generaliste le controlla il capo di Forza Italia e perché la tessera numero uno del Pd controlla il secondo giornale più diffuso in Italia. No, la colpa è mia" scrive Grillo che continua: "Se i Tg e i giornali non vi danno le notizie o vi danno notizie false o vi danno notizie non verificate è perché hanno paura di me. Reporter Senza Frontieres dice che diffondo 'l'identità' dei 'giornalisti sgraditi'. Forse non sono stati informati bene dai direttori dei giornali italiani che li hanno contattati per cambiare la classifica (vi hanno contattato, vero?). Non viene pubblicata l'identità dei giornalisti sgraditi, viene smentita - sostiene il capo politico del M5s - la balla che diffondono o viene risposto alle loro offese gratuite". Nel rapporto 2017, dopo che l'anno scorso il 77/o posto dell'Italia provocò molte polemiche, si sottolinea che "sei giornalisti italiani sono sempre sotto protezione della polizia 24 ore su 24 dopo minacce di morte da parte di mafia o gruppi fondamentalisti".  Inoltre, "il livello di violenze contro i reporter (intimidazioni verbali o fisiche, provocazioni e minacce...) è molto preoccupante, mentre alcuni responsabili politici - come Beppe Grillo del Movimento 5 Stelle - non esitano a comunicare pubblicamente l'identità dei giornalisti che gli danno fastidio". "I giornalisti - si legge ancora nel capitolo dedicato all'Italia - subiscono pressioni da parte dei politici ed optano sempre più per l'autocensura: un nuovo testo di legge fa pesare su chi diffama politici, magistrati o funzionari, pene che vanno da 6 a 9 anni di carcere".

Imprenditori galantuomini/4

[A lu pinninu ogni santu ajuta. In dissecca, ogni santo aiuta.  Detto popolare siciliano  ] “Solo le aziende dove la gente sta bene potranno vivere a lungo” a parlare è Marina Salamon, imprenditrice con alle spalle una lunga storia di successi, di battaglie e scommesse. Lei, che con i suoi capi colorati ha conquistato il mondo, creando un impero, è convinta che il benessere di un’azienda si misuri anche dalla soddisfazione dei suoi collaboratori (che lei chiama sempre così e mai dipendenti). La Salamon si oppone all’idea dei super manager che costruiscono valore per se stessi e puntano a guadagnare cifre astronomiche, ma offre il concetto di un’azienda in cui l’ambiente positivo stimoli chi ci lavora a sentirsi parte di una “famiglia” e di un progetto importante. In una società di questo tipo i guadagni non finiscono nelle tasche di chi amministra, ma vengono reinvestiti per creare altro valore e per favorire lo sviluppo dell’azienda. “Avranno futuro solo le aziende che sapranno costruire valore nel tempo – dichiara l'imprenditrice -, e non solo risultati economici di breve periodo, a favore di coloro che le guidano”. Secondo la Salamon, che negli anni ha tentato di portare avanti questo suo punto di vista, i manager e gli azionisti dovrebbero divenire un “esempio” per le persone con cui collaborano, rispettando un codice etico che bandisca l’arroganza e l’incapacità di comunicare con gli altri. Questi comportamenti, spiega “segnalano la fragilità umana e l’insicurezza di chi guida senza esserne degno. In qualche modo – aggiunge -, penso che ogni leader, in azienda, porti con sé una responsabilità educativa, simile a quella di un genitore o di un fratello maggiore. Per me, che sono stata a lungo scout, un capo azienda che non identifica il potere con il servizio, non ha capito molto del suo ruolo”. Anche se oggi questo ideale d’impresa, che sia in grado di mescolare sapientemente guadagno, etica e responsabilità sociale, sembra lontano, Marina Salamon continua a credere nel suo progetto, ispirata anche dalle letture e dagli studi su Adriano Olivetti. Il suo sogno, quello di un’impresa che divenisse parte integrante della società e lavorasse per essa, non è mai stato realizzato, ma l’imprenditrice è certa che, nonostante i tempi difficili, molto si possa ancora fare. [segue]

mercoledì 26 aprile 2017

Cosa vuole Aviapartner Pmo?

[Ognuno vale uno ma l'umanità interconnessa ha un valore che tende all'infinito. Siamo in guerra] Niente di fatto oggi durante la trattativa Avipartner sindacati. L'azienda, prima di ogni altra cosa, vorrebbe conoscere chi ha intenzione di andare in aspettativa, chi può usufruire del congedo parentale, chi potrebbe, purtroppo, usufruire della legge  per l'assistenza a familiari con disabilità. Più restano, in inverno, meno guadagneranno.  Le varie sigle sindacali, prima del prossimo incontro, dovranno indire delle assemblee per portare i numeri al prossimo incontro. Dal primo ottobre chi resta a presidiare l'avamposto, una volta strategico di Punta Raisi, avrà un salario rapportato alle ore di lavoro, una sorta di lavoro a cottimo. Potrai anche essere responsabile della sicurezza, capo istruttore, coordinatore dei ros, responsabile dei mezzi  … se non hai voli non sei nessuno. Si parla di appalto della prm, dei parcheggi … tutte chiacchere al momento, e ottobre si avvicina.  Chi deciderà di andare in altri scali per circa sei mesi, quando sarà a Palermo, in estate, dovrà essere sempre flessibile questo è l'auspicio dell'azienda.  I sindacati, e in particolare la Cisal, non sono d'accordo. La flessibilità deve essere considerata sempre e comunque volontaria.   

Non solo Alitalia

[Le organizzazioni politiche e sociali attuali saranno destrutturate, alcune scompariranno. Gianroberto Casaleggio] Se Alitalia chiude potrebbe creare un effetto domino. Pensiamo alle società di handling che lavorano con Alitalia. Alitalia handling a Roma Fiumicino, Aviapartner a Torino, Gh Italia a Napoli, Catania, Palermo, Venezia, Bologna, Bari … Insomma piove sul bagnato. Gh Italia in tutti gli scali ha attivato procedure di solidarietà, mobilità … anche dove detiene il 100% dei voli di linea. In alcuni scali, se gli viene a mancare Alitalia, non potrebbero sopravvivere. I sindacati, che già hanno dato tanto al Saracino, si dovranno inventare qualcosa.    L'ombra lunga della crisi di Alitalia  torna ad allungarsi sugli aeroporti
milanesi. Ma questa volta - contrariamente a quanto successo nel 2007 - i guai della ex-compagnia di bandiera non dovrebbero fare troppi danni sotto la Madonnina. Il Comune (preoccupato per una sforbiciata ai generosi dividendi della Sea) e la società di gestione degli scali hanno acceso un faro da qualche giorno sulla telenovela dell'aerolinea. Ma le prime conclusioni dei tecnici messi al lavoro sul dossier sono chiare: anche nella peggiore delle ipotesi - leggi il fallimento della società - i contraccolpi per le infrastrutture aeroportuali della città sarebbero relativamente limitati. Malpensa, sedotta e abbandonata 10 anni fa da Alitalia, non avrebbe anzi quasi alcun danno. Anche perché la compagnia gestisce da lì solo tre voli, Tokio, New York e Abu Dhabi. Qualche grattacapo in più, in teoria, potrebbe averlo Linate. Non fosse altro perché la quota degli aerei con livrea tricolore al Forlanini è superiore al 55%. Un eventuale crac però - sono convinti in Sea - avrebbe effetti solo a brevissimo termine, visto che per rimpiazzare i voli - al netto di un'inevitabile stagione (almeno sei mesi) di stallo ci sarebbe solo l'imbarazzo della scelta: sul tavolo di Assoclearance l'autorità incaricata di gestire i diritti di decollo e atterraggio in Italia, ci sono quasi mille richieste per volare sul city- airport milanese. E una volta esperiti i tempi tecnici per la riassegnazione e per consentire alle compagnie di riorganizzare i loro operativi, Linate potrebbe tornare a registrare il tutto esaurito sulle piste. A dare tranquillità a Palazzo Marino e alla Sea ci sono i numeri. Il vero colpo del ko Alitalia l'ha tirato a Milano nel 2007, quando ha deciso di smontare la sua presenza a Malpensa per fare di Fiumicino il suo ultimo hub. Gli effetti collaterali di quella decisione sono stati a suo tempo devastanti: i passeggeri allo scalo in brughiera sono crollati dai 23,8 milioni del 2007 ai 17,5 del 2009. Poi, un aereo alla volta, lo scalo ha recuperato terreno grazie prima alle low-cost (Easyjet da sola rappresenta il 31% dei passeggeri) e ora a una netta
ripresa pure dei collegamenti intercontinentali. Nel 2016 i viaggiatori in transito ai check-in dell'ex-hub erano già 19,4 milioni.
Al referendum sull'accordo tra Alitalia e organizzazioni sindacali stravince il NO ......... "non abbiamo assunto una posizione ufficiale visto che non eravamo al tavolo, per rispetto di chi comunque bene o male ha lavorato a un accordo e stavolta lo ha quantomeno proposto alla approvazione o bocciatura dei lavoratori - dichiara Colombino della Cisal.  Un accordo che non prevedeva alcun sacrificio per quel management e quelle società che negli ultimi anni sono stati semplicemente capaci di disegnare divise, attivare consulenze e incrementare i propri introiti , senza guardare alle fluttuazioni di un mercato che oramai pretende innovazioni e idee basate su vicinanza alle esigenze dei passeggeri . "Entro la prima decade  di maggio - continua Gianluca Colombino della Cisal -  sembra pressoché certo che finiranno le liquidità economiche della attuale Alitalia , con le pesanti ricadute sui lavoratori e anche su un indotto (quello del mercato dell'handling) dove lavorano migliaia di persone". Se qualcuno -conclude Colombino- pensa che basterà affamare i lavoratori come si è fatto ad esempio in almaviva per aizzarli contro chi ha detto NO, affamando al contempo  società del settore più attente ai bilanci di quanto loro non siano stati capaci di fare, per raggiungere il proprio obiettivo, si sbaglia di grosso: siamo pronti a bloccare gli scali aeroportuali ad oltranza e a fare cadere questo governo." 

Spezzatino Alitalia

[La fine dei giornali è una delle cose più prevedibili del nostro futuro, gli unici che non lo sanno ancora sono i giornalisti. Beppe Grillo] La politica si spacca sul destino dell’Alitalia dopo il no dei lavoratori che di fatto apre la strada all’amministrazione straordinaria. Divergenze anche trasversali, sia nella
maggioranza e sia tra le opposizioni. E qualche differenza emerge anche all’interno dell’esecutivo. Il premier Paolo Gentiloni è stato chiaro. “Non ci sono le condizioni per una nazionalizzazione di Alitalia” ha detto il presidente del consiglio, a Benevento, a conclusione della visita al pastificio Rummo. “Tuttavia, il governo si sente impegnato a difendere i lavoratori, i cittadini, gli utenti e i contribuenti – ha aggiunto Gentiloni – e a non disperdere le risorse della compagnia, come hanno già detto altri ministri competenti”. Per il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda il percorso dei prossimi mesi è netto. “Il governo nominerà uno o più commissari, come previsto dalla legge, che avranno 6 mesi per portare avanti il processo di cessione degli asset in modo ordinato senza danneggiare i viaggiatori e la mobilità. Perché oggi per noi queste sono le priorità: non creare disservizi per i viaggiatori e ridurre al minimo i costi per i contribuenti”. Con l’amministrazione straordinaria sono tre i possibili scenari. La vendita della compagnia in blocco. In assenza di acquirenti i commissari potrebbero optare per la vendita a pezzi e in alternativa c’è la liquidazione della società, ipotesi possibile e anche probabile. Sia il governo, parlamentari e sindacati vogliono scongiurare la liquidazione ma anche la cessione a pezzi. I commissari potranno cercare nuovi soci per dare un futuro all’Alitalia. Già si parla di un possibile interesse di Lufthansa, che ha già grossi problemi interni  non ancora risolti e ripetuti scioperi.  La vendita a pezzi di Alitalia avrebbe costi sociali più elevati e consentirebbe, di fatto, la spartizione di slot, rotte e flotta della ex compagnia di bandiera tra le low cost ed i big del settore. La strada è in salita come certificano i numeri del trasporto aereo italiano. Alitalia oggi trasporta 23 milioni di passeggeri, due milioni in meno rispetto a 10 anni fa. E nel 2016 sono stati 156 milioni i passeggeri sugli scali italiani. Ryanair è saldamente la prima compagnia in Italia con quasi 30 milioni e in totale trasporta 106 milioni di persone contro i 35 milioni di anni anni or sono. Intanto parte immediatamente il confronto con Bruxelles per il prestito ponte, necessario a garantire la continuità aziendale di Alitalia nella fase di
amministrazione straordinaria. Il ministro Calenda ha indicato l’esigenza di 3-400 milioni. I commissari che saranno nominati avranno pieni poteri ma il confronto con il precedente Parmalat è molto diverso. Alitalia presenta uno squilibrio strutturale nella gestione a differenza dell’ex gruppo di Collecchio. I commissari quindi potranno chiudere rotte che non garantiscono adeguati margini. L’amministrazione straordinaria tuttavia consentirà di scavallare l’estate e studiare soluzioni che non portino alla liquidazione della compagnia. Il fallimento e liquidazione di Alitalia “oggi è un rischio concreto – ha scritto il presidente del Pd Matteo Orfini – ma sarebbe sbagliato considerarlo un esito ineluttabile e prima di accettarlo occorre verificare con attenzione ogni possibile alternativa”. Anche il ministro della Giustizia e candidato alla segreteria del Pd, Andrea Orlando, non vuole sentir parlare di liquidazione. Per Alitalia “non si può fare la nazionalizzazione, ma un ruolo attivo del governo ci può essere per individuare un partner. Su questo sto con Renzi: non possiamo cavarcela con la liquidazione”. Orlando non risparmia una frecciata all’ex premier. “Renzi diceva che l’operazione con Etihad era eccezionale, diciamo che non gli affiderei il ruolo di advisor”. Il dossier Alitalia entra nella corsa alle primarie del Pd.

Germania-Israele è crisi!

[Gli oggetti saranno dotati di un'intelligenza propria, continuamente alimentata dalla rete. Siamo in guerra] Impegnato da otto giorni in uno sciopero della fame ad oltranza - assieme con oltre mille altri attivisti di al-Fatah reclusi in Israele - Marwan Barghuti ha subito un deterioramento nelle condizioni di salute. Lo scrivono le agenzia di stampa palestinesi Wafa e Maan. Le agenzie citano il Comitato palestinese dei prigionieri secondo cui Barghuti - che è recluso in isolamento nel carcere di Jalame, nel Nord di Israele - ha un grave abbassamento della pressione sanguigna e dei livelli di zucchero nel sangue. Eppure, secondo questa fonte, ha finora rifiutato di ricevere cure mediche. Una portavoce del servizio carcerario israeliano, interpellata da Maan, ha replicato che ''a quanto risulta non c'e' alcun cambiamento sostanziale nelle sue condizioni di salute''. Barghuti - ha aggiunto - ha intrapreso lo sciopero della fame di propria iniziativa ''e se non si sente bene è libero di mettervi fine''. "Sarebbe deplorevole se si arrivasse a una disdetta dei colloqui". Questo è quanto detto il ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel, replicando con la ZDF alla richiesta del premier israeliano Benyamin Netanyahu di cancellare l'incontro con le ong pacifiste Breaking the silence' e 'B'Tselem' programmato oggi. Il premier, gli ha dato un ultimatum, "scelga fra me e loro". "Non me lo so quasi immaginare, perché sarebbe davvero deplorevole", ha insistito sostenendo che è "assolutamente normale che si incontrino anche dei rappresentanti della società civile" nelle visite all'estero. Se però davvero la bilaterale dovesse saltare, "non sarebbe una catastrofe", questo non altererebbe le relazioni fra i due paesi, ha assicurato Gabriel: "Il mio rapporto con Israele non cambia". L''ultimatum' è stato criticato dal capo dell'opposizione israeliana Isaac Herzog. Il presidente israeliano Reuven Rivlin ha attaccato la candidata alle presidenziali Marine Le Pen per aver negato le responsabilità francesi nell'espulsione degli ebrei durante la Shoah. Parlando alla cerimonia di chiusura di 'Yom Ha-Shoah' - giorno dedicato da Israele al ricordo dei 6 milioni di ebrei uccisi dai nazisti - Rivlin ha definito questa negazione "molto più pericolosa e distruttiva di quelle che abbiamo conosciuto finora". "Questo vittimismo - ha spiegato - è il più efficiente e completo metodo per assolversi da ogni responsabilità". Sottotraccia da diversi mesi, la crisi nelle relazioni tra la Germania e Israele ha raggiunto ormai il livello più basso da oltre mezzo secolo. E alcuni organi di stampa hanno titolato addirittura: “Gabriel ha sputato in faccia a Netanyahu”. Ieri il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha cancellato un colloquio previsto con il capo della diplomazia tedesca, Sigmar Gabriel, perché questo aveva voluto incontrare dei rappresentanti di due ong israeliane molto critiche verso il suo governo. “Mi dispiace molto”, ha commentato laconico il socialdemocratico Sigmar Gabriel. Questa tensione diplomatica contrasta con la cosiddetta “relazione speciale” che unisce la Germania a Israele, 70 anni dopo il genocidio di 6 milioni di ebrei da parte del regime nazista. E la crisi potrebbe segnare una svolta in una relazione che ormai non vuole più derivare unicamente dalle responsabità storiche dei tedeschi. “Il trattamento particolare di Israele per ragioni storiche arriva ai suoi limiti con il governo Netanyahu”, scrive oggi il settimanale Der Spiegel, “la nostra colpa storica non può portare la Germania ad accettare che il governo israeliano si allontani sempre di più da valori che finora abbiamo condiviso”. All’indomani della Seconda guerra mondiale il neonato Stato ebraico decise di boicottare la Germania Ovest fino alla firma, nel 1952, di un “accordo di compensazione economica” seguito, nel 1965, dalla ripresa delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Il cinquantesimo anniversario di questa amicizia è stato commemorato a Berlino e Gerusalemme da cerimonie molto sentite. In quell’occasione la Germania ribadì il suo eterno sostegno allo stato ebraico, la cui esistenza “fa parte della ragione di stato tedesca”. Ma le prime crepe in questa relazione sono iniziate a gennaio, quando il ministro degli Esteri tedesco ha detto per la prima volta di dubitare della volontà di Netanayahu di arrivare a una soluzione dei due Stati, dopo l’approvazione da parte del parlamento israeliano di una legge che consentiva a Israele di appropriarsi di nuove terre palestinesi nella Cisgiordania occupata. Subito dopo il governo di Angela Merkel ha annullato, ufficialmente per problemi di agenda, le consultazioni che hanno luogo annualmente fra i due governi.

CilentoDivino

[Salvini: “Ora tocca a noi fare come gli inglesi”. Ecco, fuori dai coglioni. spinosa.it] Due giornate dedicate alla scoperta delle eccellenze enogastronomiche del Cilento. Nella cornice di Pioppi, a due passi dal mare, nasce il 28 e 29 aprile la prima edizione di "CilentoDivino", un evento che coniuga la tradizione della dieta mediterranea con il settore vitivinicolo di qualità. Lo scopo è la condivisione della passione per il mare e per i prodotti del Cilento. Partners d'eccezione saranno l'Ais, Associazione Italiana Sommelier delegazione Cilento e Vallo di Diano, che affiancherà i produttori nelle degustazioni, e l'associazione Dieta Mediterranea Ancel Keys di Pioppi, con la partecipazione del professore Pasquale Strazzullo, ordinario dell'Università Federico II di Napoli e presidente del Sinu (Società Italiana Nutrizione Umana). Saranno coinvolte le aziende vinicole cilentane Albamarina, Alfonso Rotolo, Cantine Barone, Carmine Botti, Case Bianche, Cobellis, De Conciliis, Ermmà, Luigi Mafni, Tenuta Macellaro, Salvatore Magnoni, Tenuta Mainardi, Marino, Pippo Greco, Polito, San Giovanni, San Salvatore, Terradura, Verrone. Durante le due giornate ci saranno anche vari show cooking all'insegna della dieta mediterranea. Durante l'evento ci sarà la possibilità di richiedere gratuitamente la card "Cilento's" un circuito organizzato da Anna Nigro ed Ornella Mastrogiovanni con lo scopo di creare una sinergia fra le varie imprese, cilentane e non solo, e permettere ad ogni individuo di risparmiare su ogni acquisto. Durante l'evento sarà esposta Mostra fotografica Silenzi Cilentani - fotografie di Beniamino Poppiti - curato da Imaging Studio di Pasquale Pica. La cultura e la tradizione musicale del Cilento saranno la cornice conclusiva all'evento grazie all'esibizione del Cilento Tarant di Pina Speranza.

martedì 25 aprile 2017

Aramis si pentirà?

[O vinceremo come gruppo o verremo annientati ognuno come singolo individuo! Quella maledetta domenica] Resta agli arresti domiciliari Carmelo Scelta, l'ex direttore generale della Gesap, la società di gestione dell'aeroporto 'Falcone e Borsellino' di Palermo, arrestato lo scorso marzo nell'ambito dell'operazione 'The Terminal'. Il Tribunale del Riesame di Palermo, presieduto da Maria Pino, ha respinto il ricorso che era stato presentato nei giorni scorsi dal difensore di Scelta, l'avvocato Enrico Sanseverino. Resta così confermata la decisione del Gip Walter Turturici che aveva deciso gli arresti domiciliari per Scelta, accusato di truffa, turbativa d'asta e corruzione. "Attendiamo di leggere le motivazioni e poi presenteremo ricorso in Cassazione", annuncia all'Adnkronos il suo legale Sanseverino. Scelta, durante l'interrogatorio, durato quasi dodici ore, aveva respinto tutte le accuse. Gli indagati sono: Carmelo Scelta, Giuseppe Listro, Vincenzo Petrigni, Leonida Giannobile, Dario Colombo, Stefano Flammini, Carlo Maria Sadich, Giampaolo Tocchio, Renato Chiavaroli, Giuseppe Giambanco, Sergio Gaudiano, Alessandro Mauro, Carlo Vernetti, Filippo Capuano. I personaggi principali sono quattro e a loro viene contestata anche l'associazione a delinquere: l'ex direttore generale di Gesap, Scelta; l'imprenditore romano Flammini, amministratore di fatto di Compagnia del Progetto – Cdp e Cdp Designe, controllate dalla holding Fg Tecnolpolio di cui è amministratore unico; Liistro e Giannobile, responsabili delle aree Manutenzione e Progettazione di Gesap. Il primo è andato via quando si seppe dello scandalo Helg e adesso lavora alla società che gestisce gli aeroporto romani di Fiumicino e Ciampino mentre il secondo nel frattempo è andato in pensione. Ecco perché nel caso di Giannobile non sono state riscontrate le esigenze cautelari. Sotto inchiesta anche Dario Colombo, ex amministratore delegato di Gesap, per concorso in turbata libertà del procedimento di scelta del contraente.  Nel lontano gennaio 2012  in un post scrivevo di tre moschettieri che avevano deciso di contrastare, con un attacco frontale, il potente cardinale Richelieu. Athos, avrebbe convinto gli altri tre: Porthos  e Aramis, a cui poi si aggiunge D'Artagnan, che bisogna fermare, assolutamente,  il  cardinale Richelieu (Carmelo Scelta). I tre sono stanchi di essere “ostaggio” dei capricci, dell’arroganza … del dg della Gesap. Per questo motivo non hanno avuto scelta e si erano coalizzati per combattere meglio.  Nella voce “varie ed eventuali” i tre moschettieri tentarono di togliere tutti i poteri al cardinale Richelieu  Carmelo Scelta.  Aramis aveva detto che il loro motto era sempre  e più che mai valido "uno per tutti, tutti per uno". Alla fine del cda, però,  restò solo D'Artagnan … gli altri per vari motivi e immaginabili interferenze cambiarono strategia. Chi ha tradito una volta, può sempre farlo,  questo i magistrati lo sanno. 

Baccaglini che fine ha fatto?

[I conformisti non all'azienda, al massimo sono utili all'ambizione di chi li dirige. Web ergo sum ] Un vero e proprio incubo quello vissuto dai tifosi del Palermo che, oltre a vivere il peggiore campionato di Serie A nella storia del club, devono fare i conti col clima di incertezza sul futuro. La squadra infatti, come riporta 'Il Corriere dello Sport', si è presentata a Roma per affrontare la Lazio praticamente senza dirigenti al seguito dato che all'Olimpico erano presenti solo Stefano Pedrelli (consulente di Zamparini) e il segretario Roberto Felicori, entrambi peraltro a fine mandato. Scomparso dai radar invece il nuovo presidente Paul Baccaglini, segnalato a Miami nonostante la data del 30 aprile fissata per il closing sia sempre più vicina. Un indizio abbastanza chiaro di come il passaggio di consegne tra lui e Zamparini potrebbe slittare di qualche settimana, se non addirittura al termine del campionato. Inoltre, anche una volta acquistato il pacchetto di maggioranza tramite la società YW&F Global Limited, Baccaglini dovrà predisporre un piano di rientro dei debiti nei confronti delle banche e fornire le dovute garanzie alle istituzioni calcistiche per l'iscrizione del Palermo al prossimo campionato di Serie B. La retrocessione infatti è solo questione di settimane, forse giorni, dato che la matematica potrebbe arrivare già domenica nel caso in cui il Palermo dovesse perdere in casa contro la Fiorentina. D'altronde i rosanero non avevano mai perso 23 partite in una sola stagione nè avevano subito 73 reti, tutti record negativi che nelle ultime cinque giornate rischiano di peggiorare ulteriormente. Record che valgono la B.

Squali a Piazza Cordusio

[La chiave di tutte le scienze è indiscutibilmente il punto di domanda. Honoré de Balzac] Un imponente ordine sulle azioni Unicredit, con un guadagno sospetto di 21 milioni di euro, proprio mentre il fondo di Abu Dhabi, Aabar, si stava preparando ad entrare nel capitale della prima banca italiana per asset, di cui è ancora oggi primo socio con poco più del 5%. La procura di Milano ha acceso un faro già qualche mese fa, ma è notizia fresca, sull'ex manager Khadem al-Qubaisi, già nel mirino della giustizia domestica per la sua attività come dirigente della International Petroleum Investment Company (Ipic) di Abu Dhabi. Secondo le autorità italiane, i sospetti si puntano sull'uso illegale da parte di Qubaisi di informazioni privilegiate per dare il via libera a un'operazione di trading, da parte della Falcon Private Bank, divisione della Ipic, sui titoli della banca italiana. Operazione disposta proprio mentre Aabar, altra costola della Ipic, si stava preparando a entrare nel capitale di Piazza Cordusio. Si tratta di avvenimenti del 2010. "L'ordine di comprare le azioni e rivenderle è venuto da quella banca quando la notizia (del prossimo investimento di Aabar) era ancora segreta e non era stata annunciata al mercato", ha spigato una fonte al Financial Times che riporta la vicenda. Il tutto è emerso durante l'inchiesta sullo scandalo 1MDB, che svela un presunto piano diabolico per sottrarre miliardi di dollari dal fondo sovrano malese. Il quotidiano della City specifica che la procura ha chiesto informazioni a Unicredit, che "ha collaborato" con le autorità.

ALITALIA COMMISSARIATA

[Quello che vediamo dipende principalmente da quello che stiamo cercando. John Lubbock] "Data l'impossibilità  di procedere alla ricapitalizzazione", il cda di Alitalia "ha deciso di avviare le procedure previste dalla legge e ha convocato un'assemblea dei soci per il 27 aprile al fine di deliberare sulle stesse". Lo si legge in una nota. Il cda di Alitalia, convocato oggi, "ha preso atto con rammarico" della decisione dei propri dipendenti di non approvare il pre-accordo firmato il 14 aprile tra l'azienda e i sindacati.L'approvazione del verbale avrebbe sbloccato un aumento di capitale da 2 miliardi, compresi oltre 900 milioni di nuova finanza, che sarebbero stati utilizzati per il rilancio della compagnia. A seguito dell'esito negativo della consultazione referendaria sul verbale di confronto siglato da Alitalia e sindacati, la compagnia precisa che il programma e l'operatività dei voli "non subiranno al momento modifiche". "Bisogna ripartire da un piano industriale credibile, sostenuto anche dalle banche e dal governo, con l'ingresso di Cassa depositi e prestiti" ha detto la segretaria della Cgil, Susanna Camusso, sull'esito del referendum. "Bisogna chiedere che si riapra la
discussione sul piano industriale, che è stato segnato dalla sfiducia dei lavoratori e da un gruppo che ha seguito tre ristrutturazioni successive, tutte con esiti fallimentari - ha aggiunto -. Paghiamo e scontiamo le privatizzazioni così come sono state fatte nel nostro Paese, che si dimostrano anche a distanza di anni disastrose". L'amministrazione straordinaria e la messa in liquidazione dell'azienda significano "la perdita di un patrimonio industriale per il Paese, cosa che dobbiamo prima di tutto mantenere ma serve un piano industriale differente", ha concluso Camusso. Alitalia ha intrapreso la strada verso il commissariamento. Procedure previste dalla legge Marzano, dal nome del ministro delle attività produttive del governo Berlusconi II, Antonio Marzano, che l'ha firmata. La legge contiene misure per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza. Entrata in vigore il 21 febbraio 2004, prevede l'accesso ad una procedura di amministrazione straordinaria con un commissario che ha 180 giorni di tempo, più una possibile proroga di 90 giorni, per il piano di ristrutturazione. Alitalia rientra a pieno titolo nei requisiti per l'ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria stabiliti dalla legge, che fissa sia l'importo minimo del debito sia il numero dei lavoratori coinvolti. Ovvero, un numero non inferiore a 500 dipendenti e debiti, inclusi quelli derivanti da garanzie rilasciate, per un ammontare complessivo non inferiore a 300 mln. L'impresa può chiedere al ministro delle attività produttive (in questo caso il Mise guidato da Carlo Calenda), con istanza motivata e corredata di adeguata documentazione, presentando contestuale ricorso per la dichiarazione dello stato di insolvenza al tribunale del luogo in cui l'impresa ha sede principale, l'ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria, tramite la ristrutturazione economica e finanziaria. Con proprio decreto il ministro provvede all'ammissione immediata dell'impresa alla procedura di amministrazione straordinaria. Il decreto determina lo spossessamento del debitore e l'affidamento al commissario straordinario della gestione e dell'amministrazione dei beni dell'imprenditore insolvente. Il decreto deve essere comunicato immediatamente al Tribunale.

lunedì 24 aprile 2017

Kamark nuovo ceo di AEP

[Integralista religioso fa strage di omosessuali. Non accadeva dai tempi di Sodoma e Gomorra. spinosa.it] Robin Kamark è il nuovo chief executive officer di Airline Equity Partners. Lo comunica Etihad Aviation Group, sottolineando che Kamark sarà responsabile della gestione e sviluppo degli investimenti azionari di minoranza del gruppo, che detiene quote in Alitalia, Airberlin, Jet Airways, Air Serbia, Air Seychelles, Etihad Regional e Virgin Australia. Kamark, che prende il posto di Bruno Matheu (dimessosi a maggio 2016), ha un'esperienza di 17 anni nel settore dell'aviazione, con "diversi ruoli strategici, commerciali e gestionali nel gruppo Scandinavian Airlines (Sas), fino a chief commercial officer. Negli ultimi cinque anni è stato vicepresidente esecutivo e chief commercial officer di Storebrand Asa, colosso scandinavo attivo nel settore dei servizi finanziari". Il cda di Etihad "è attualmente alla ricerca di un nuovo Ceo. Dopo un lungo mandato, il presidente e Ceo James Hogan ha annunciato che lascerà l'azienda nel corso dell'anno".

USB vince

[Dopo Parigi i terroristi colpiscono a Orlando. Forse non gli sta simpatico Topolino. spinoza.it] I lavoratori di Alitalia, chiamati ad esprimersi con il referendum, dicono NO al preaccordo per il salvataggio, aprendo così la strada al commissariamento della compagnia. Il "no" al preaccordo per il salvataggio di Alitalia vince nettamente, affermandosi con 6.816 voti, contro 3.206 sì, vale a dire con il 67%. Lo riferiscono i sindacati comunicando il dato finale della consultazione. A Palazzo Chigi,
intanto, il premier, Paolo Gentiloni ha incontrato i ministri per le Infrastrutture, Graziano Delrio, e dello Sviluppo economico, Carlo Calenda. "Rammarico e sconcerto per l'esito del referendum Alitalia che mette a rischio il piano di ricapitalizzazione della compagnia". È quanto dichiarano in un comunicato congiunto i ministri dello Sviluppo Carlo Calenda, dei Trasporti Graziano Delrio e del Lavoro Giuliano Poletti. "A questo punto l'obiettivo del Governo, in attesa di capire cosa decideranno gli attuali soci di Alitalia, sarà quello di ridurre al minimo i costi per i cittadini italiani e per i viaggiatori". La vittoria del No apre uno scenario complesso. Oggi si dovrebbe riunire il Cda, per deliberare la richiesta di amministrazione straordinaria speciale. Probabile la contestuale uscita dei soci per consegnare di fatto 'le chiavi' dell'azienda al governo. Formalizzata la richiesta, il ministero dello Sviluppo Economico procederebbe con la nomina di uno o più commissari (fino a 3). Senza acquirenti o nuovi finanziatori al commissario non resterebbe infine che chiedere il fallimento della compagnia, con la conseguente dichiarazione di insolvenza da parte del Tribunale. Il curatore fallimentare inizierebbe la procedura liquidatoria, con 2 anni di cassa integrazione, Naspi e quindi disoccupazione per i lavoratori, contestualmente la cessione 'spezzatino' degli asset della compagnia.

Addio spiagge romantiche ...

[Lu porci grossi nun paga dugana. Il porco grosso non paga dogana. Frase siciliana] … e tramonti struggenti.  Un solo rappresentante per sigla sindacale (rsa) oltre al rappresentante della segreteria. Il 26/4 Aviapartner  Palermo incontrerà i sindacati. Il 18/4 i sindacati avevano (tranne i fedelissimi pretoriani della Uil, pronti a tutto), con una nota, diffidato l'azienda  a rispettare i turni e la gestione degli spezzati secondo le regole, molto chiare e precise,  previste  dal contratto collettivo di lavoro. Nel corso della riunione, che si svolgerà all'Hotel Magaggiari con inizio alle ore 10,30, si discuterà della prossima  stagione invernale, che, per Aviapartner Palermo, sarà drammatica visto che a settembre scade la Cig.  Peccato, mentre ci stavamo abituando a incontri nel bagnasciuga di Isola delle Femmine con birra (ovviamente belga, la migliore) e  vari Cocktail  registriamo un ritorno al passato, alle regole scritte e molto noiose della burocrazia sindacale. Ma confidiamo nel buon senso dei protagonisti che qualora, a breve, speriamo,  si raggiungesse un accordo venga verbalizzato che i sindacati sceglieranno la spiaggia, mentre l'azienda dovrà comprare il pesce/carne da arrostire, il vino bianco/rosso sarà, rigorosamente, di Contessa Entellina. 

Cipro e Grecia aderiscono Aiib

[Asinu pura e Diu fa racina. L'asino pota e Dio fa l'uva. detto siciliano] La Asian Infrastructure Investment Bank si avvia a portare da 70 a 77 il numero di partecipanti con il prossimo via libera alle domande di 7 altri "candidati": si tratta, ha reso noto il segretariato della Aiib in base alla classificazione di Asia e Oceania fissata dall'Onu, di tre Paesi cosiddetti regionali, Bahrain, Cipro e Samoa, e di quattro non regionali, vale a dire  
Bolivia, Cile, Grecia e Romania. Le adesioni alla "Banca mondiale cinese" allungano ancora il passo sulle 67 della Asian Develepment Bank (Adb), la rivale nell'area che conta sull'azione congiunta di Usa e Giappone. La scadenza per la votazione del board dei Governatori, che è prevista da statuto, è stata proposta dal presidente Jin Liqun al 12 maggio, appena due giorni prima del Forum Obor (One belt one road) che si terrà a Pechino al quale parteciperanno il leader di 28 Paesi tra cui il premier italiano Paolo Gentiloni.  La Banca Asiatica d'Investimento per le infrastrutture (AIIB), fondata a Pechino  nell'ottobre 2014, è un'istituzione finanziaria internazionale proposta dalla repubblica popolare cinese. Si contrappone al FMI, alla Banca mondiale e all'Asian Development Bank, queste ultime, secondo molti osservatori, sarebbero sotto il controllo del capitale e delle scelte strategiche dei paesi sviluppati come gli USA. Scopo della Banca è fornire e sviluppare progetti di infrastrutture nella regione Asia-Pacifico attraverso la promozione dello sviluppo economico-sociale della regione e contribuendo alla crescita mondiale. I paesi fondatori dell'AIIB sono 57. Secondo la Cina, sono considerati fondatori gli stati che hanno aderito alla banca entro il 31-03-2015, dopo tale data, ogni ulteriore adesione comporta per lo stato che aderirà all'AIIB lo status di semplice "componente".

Fitch boccia l'Italia

[L'omini all'autu e li scecchi a la via. Gli uomini (quando sono) in alto e gli asini per via (si conoscono). Frase siciliana ] Fitch ha abbassato il rating dell'Italia da 'BBB+' a 'BBB', con outlook "stabile". Alla base della valutazione, spiega l'agenzia internazionale in una nota, ci sono i rischi politici per il nostro Paese, la crescita debole e il ritardo nel consolidamento dei conti.  Per quanto riguarda il quadro politico, Fitch afferma che i rischi di un "governo debole o instabile sono aumentati, così come la possibilità di partiti populisti e euroscettici che influenzano la politica". "Un populismo in crescita può sminuire l'appetito politico per la riforma, aumentare la pressione per lo svuotamento fiscale e pesare sul sentimento degli investitori", si legge ancora nella nota. Sul piano economico, l'agenzia parla di "fallimento" sul fronte della riduzione dell'elevatissimo livello del debito pubblico, il che "espone maggiormente il Paese a potenziali shock sfavorevoli", e prevede un aumento del Pil dello 0,9% nel 2017 e dell'1,0% nel 2018. L'agenzia cita anche "le debolezze delle banche" italiane che accrescono i rischi al ribasso per l'economia e le finanze pubbliche. E spiega l'outlook "negativo" per il settore bancario con la portata delle sfide per ridurre i crediti deteriorati e la debole redditività. "Il persistente peggioramento fiscale dell'Italia - scrive Fitch - il ripiegamento del consolidamento, la debole crescita economica e la conseguente mancata riduzione dell'elevato livello del debito delle amministrazioni pubbliche hanno lasciato più esposizione ai potenziali shock avversi. Ciò è aggravato da un aumento del rischio politico e dalla debolezza continua del settore bancario che ha richiesto un intervento pubblico previsto in tre banche a partire da dicembre".

domenica 23 aprile 2017

INTERVISTA AD ANTONELLO BIRIACO

VICE PRESIDENTE VICARIO DI CONFINDUSTRIA CATANIA
Detassazione dei premi di risultato legati a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza e innovazione, anche per i lavoratori delle imprese prive di rappresentanze sindacali. Questa in sintesi la principale novità dell’accordo territoriale siglato oggi a Catania dagli esponenti di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, che consentirà anche nel territorio della provincia di dare attuazione alle misure di incentivazione fiscale previste dalla legge di Stabilità 2016. L’intesa, che si inserisce nell’ambito dell’accordo nazionale firmato  lo scorso 14 luglio da Confindustria e dalle organizzazioni sindacali,  permette in sostanza di estendere automaticamente a  tutti i lavoratori (anche in assenza di rappresentanze sindacali) l’applicazione di una tassazione ridotta al 10%  su quelle voci retributive legate ad incrementi di produttività. Possono beneficiare dell’incentivo fiscale coloro che abbiano un reddito da lavoro dipendente non superiore ai 50 mila euro, con un tetto massimo agevolabile di 2.500 euro.  L’obiettivo è quello di migliorare la competitività delle aziende e di aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori. Tra i punti  dell’intesa, “ai fini di incentivare schemi organizzativi della produzione orientati ad accrescere la motivazione del personale”,  figura l’attivazione di iniziative utili a promuovere la cultura del coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro. Un comitato composto da un rappresentante di ciascuna organizzazione sindacale e imprenditoriale,  inoltre,  avrà il compito di valutare l’andamento e l’attuazione dell’accordo. A firmare l’intesa sono stati il presidente di Confindustria Catania, Domenico Bonaccorsi di Reburdone, il direttore,  Fabrizio Casicci, il segretario generale della Uil, Fortunato Parisi e in rappresentanza di Cgil e Cisl  rispettivamente, Claudio Longo e  Maurizio Attanasio.  Come  è noto, la Camera di commercio di Catania, la più importante della Sicilia, è ormai da anni senza presidente e quindi si dovrà procedere all’elezione del nuovo presidente,  accorpare tre camere di commercio non sembra però essere stata una scelta vincente. Mentre Gela ha fatto un referendum per staccarsi da Caltanissetta per far parte dell'area metropolitana di Catania. Regna la confusione più assoluta.  Sulla camere di commercio regna la più totale confusione, noi vogliamo un ente che lavori, che sia attivo, che abbia un suo presidente. I commissari ci piacciono però a tempo, purtroppo a Catania si sono verificati intoppi burocratici causati da episodi, che non è il caso di evocare. Ci auguriamo che la camera ritorni a fare il suo mestiere che è quello di essere il volano di una  sana imprenditoria. Purtroppo i tempi si sono allungati non a causa nostra e tutto questo non va a vantaggio delle imprese. Da otto anni noi abbiamo una crisi che investe le nostre aziende, specialmente al sud. Cerchiamo di agganciare la timida crescita in atto, ma non è facile visto che in Sicilia non abbiamo infrastrutture e quelle che ci sono sono obsolete. I tempi ci dicono che non è il pesce grosso che mangia il pesce piccolo, ma è quello veloce che mangia quello lento. Nel dna gli imprenditori hanno l'ottimismo e sappiamo benissimo che riagganciare la ripresa si può, è un nostro obbligo farlo. Una decina di giorni fa noi abbiamo fatto un convegno molto importante sull'industria 4.0 dove abbiamo dimostrato che il governo nazionale, le grandi aziende sono capaci di rimettere in moto la macchina dello sviluppo.      Lei ritiene che la Sac debba essere privatizzata? Ci sono gli autorevoli proprietari della Sac che sanno le scelte che devono fare. L'apt di Catania è arrivato a otto milioni di passeggeri, punto di riferimento della Sicilia orientale, sono sicuro che verranno fatte delle scelte appropriate per il bene del territorio.  Campioni della legalità sono stati in effetti un bluff. Mi riferisco a Lo Bello, Helg, Montante, Ciancio …  La legalità è stato un faro guida per noi imprenditori, il codice etico di confindustria ha dato fastidio alla mafia, la confindustria ha sempre imboccato la strada giusta e resta il nostro faro. La legalità resta un punto di riferimento per la nostra organizzazione.  Cosa è rimasto dell'impero dei cavalieri del lavoro? Mi riferisco a come vengono gestiti gli appalti oggi?  Io a giugno compio 53 anni, dei cavalieri del lavoro ne ho sentito parlare, letto … parliamo di un altro mondo che non mi appartiene (ero all'ora molto piccolo), pensavo a studiare, avevo altri interessi diversi da quelli di oggi. Probabilmente leggeva I Siciliani … Li leggevo, ma non mi appassionavano.  Che giudizio da su Crocetta? La regione ha fatto il suo lavoro, tutto si può migliorare, l'importante è farlo nel modo corretto. Il m5s vuole uscire dall'euro, Salvini è diventato convinto meridionalista … il futuro è sempre più incerto?  Per mio carattere non credo   alle facili spaccature, noi crediamo che la Sicilia ha delle potenzialità enormi e non può vivere solo per il mare e grazie al turismo. Ci possono essere celle alternative valide al turismo e sicuramente l'uscita dall'Europa non ci aiuterà. Dobbiamo remare tutti verso la stessa direzione, essere ottimisti e capire che possiamo essere competitivi. Le Asi sono sempre più abbandonate, è possibile dare un minimo di decoro? Confindustria Catania sulle zone industriali negli ultimi anni ha  dedicato il massimo della sua attenzione, il mio in particolare. Il patto per Catania porterà alla realizzazione di progetti di immediata realizzazione: rifacimento della rete stradale, fognaria, illuminazione… è partita la gara per la nuova caserma dei Carabinieri. Noi vorremmo vivere in un'area industriale, non a cinque stelle,  ma normale. Oggi, tutto questo ancora non c'è ma in poco tempo si possa tornale alla normalità. Anche qui, però, ci vuole l'impegno di tutti per ottenere i risultati: quando piove arrivare nella propria azienda, avere la luce normalmente … riteniamo che a breve sarà possibile. Creare centri industriali efficienti è uno dei nostri obiettivi fondamentali, consapevoli che è possibile stiamo spendendo impegno, progetti per realizzarlo. 

6 candidati in Iran

[Lu cumannari è megghiu di futtiri. Comandare è meglio che fottere. Famoso detto siciliano] Sono sei, tra i quali l'attuale presidente Hassan Rohani, i candidati alle prossime elezioni presidenziali in Iran in programma il 19 maggio. L'elenco è stato ufficializzato in tarda serata dal ministero degli Interni iraniano, dopo la selezione effettuata dal Consiglio dei Guardiani. Tra gli esclusi eccellenti c'è l'ex presidente Mahmud Ahmadinejad, che aveva presentato la propria candidatura a sorpresa, contro il consiglio della Guida suprema, Sayyed Ali Khamenei, di non presentarsi per non 'polarizzare' eccessivamente il voto. Oltre a Rohani, i
candidati sono Mohammad Baqer Qalibaf, sindaco di Teheran, Mostafa Aqa-Mirsalim, già vice presidente durante la presidenza di Rafsanjani e di Khatami, Mostafa Hashemi-Taba, già ministro della Cultura durante la presidenza di Rafsanjani, Eshaq Jahangiri, attuale vice presidente, e Seyyed Ebrahim Raisi, custode del Santuario dell'Imam Reza a Mashhad. Il Consiglio dei Guardiani aveva trasmesso questa sera l'elenco al ministero dopo aver esaminato la posizione di oltre 1.600 candidati che si erano registrati. "Abbiamo tenuto oggi la sessione finale dell'esame delle qualifiche dei candidati alle elezioni presidenziali, dopo cinque giorni di attente valutazioni", ha detto il portavoce del Consiglio, Abbas Ali Kadkhodaei. I candidati 'qualificati' potranno ora cominciare la campagna elettorale che si concluderà alle ore 8 del 18 maggio. Il comandante delle unità speciali della polizia iraniana ha annunciato che, per garantire la sicurezza dello svolgimento delle elezioni, saranno schierati nel Paese 20.000 agenti di polizia.   gli Stati Uniti "non hanno rispettato" né il testo né lo spirito dell'accordo sul programma nucleare siglato dall'Iran con le grandi potenze mondiali nel luglio del 2015. Così il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Jauad Zarif ha risposto oggi al presidente americano Donald Trump che ieri ha accusato Teheran di non rispettare lo spirito dell'intesa nucleare. Ieri, il capo della Casa Bianca ha criticato l'Iran durante la conferenza stampa tenuta con il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni, affermando che Teheran non ha rispettato lo spirito dell'accordo e che sta prendendo iniziative che danneggiano l'intesa. Sempre ieri, Trump ha ribadito che l'accordo sul nucleare iraniano è terribile e non doveva essere firmato. Oggi l'agenzia di stampa iraniana "Mehr" ha riportato il testo di un tweet postato da Zarif in risposta alle parole di Trump: "Vedremo se l'America è disposta a rispettare il testo dell'accordo nucleare, per non dire del suo spirito", aggiungendo che "finora non si sono attenuti nè al testo che allo spirito dell'accordo". Le parole del presidente americano sul rispetto dell'accordo sul nucleare da parte iraniana discordano dalle precedenti dichiarazioni del segretario di Stato Tillerson che, martedì scorso, ha inviato una lettera al Congresso americano, dicendo che l'Iran sta adempiendo agli impegni presi nel documento.

Brigata Ebraica, orgoglio della resistenza

[Da tempo Pannella era sofferente al fegato. Provate voi a lottare per i diritti civili in Italia senza rovinarvelo. spinoza.it] Ancora polemiche sul corteo Anpi del 25 aprile nonostante gli appelli del presidente del Senato, Pietro Grasso, ma anche un gruppo di senatori del Pd. "Assolutamente no". Così la Brigata Ebraica chiude alla possibilità di partecipare al corteo dell'Anpi. "Fino a quando ci saranno organizzazioni palestinesi - sottolinea Flaminia Sabatello, presidente dell'Associazione Romana Amici di Israele, che rappresenta la Brigata Ebraica - non sfileremo più a Roma. A Milano un servizio d'ordine del Pd protegge la Brigata ebraica, a Roma non è garantita la nostra sicurezza". "Apprezziamo l'invito del presidente Grasso ma non ci sono le condizioni per accogliere la richiesta", sottolinea la presidente ricordando che in passato sono state "numerose le aggressioni" nei confronti dei rappresentanti della Brigata Ebraica. "Non è tollerabile essere bersaglio di offese continue durante il corteo - spiega la Sabatello -, con striscioni e cartelli contro di noi. Non possiamo continuare a farci prendere in giro in questo modo. Gli organizzatori del corteo sanno benissimo che le associazioni pro-Palestina vengono solo per portare disagio e contestarci. Del 25 aprile a loro non interessa nulla. La loro presenza nel giorno della liberazione è un'offesa alla storia. Ci dispiace da morire non essere presenti a porta San Paolo, ma saremo a via Balbo per le nostre celebrazioni".

Il Genoa come la Juve?

[La liggi è fatta pri li minchiuona. La legge è fatta per i minchioni. Frase siciliana] Nuovi sviluppi nell'inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nel calcio condotte dal Comitato 'Mafia e sport' della Commissione parlamentare Antimafia. Dopo la Juventus (Fiocco rosa in casa Agnelli. È nata Livia Selin, figlia del presidente della Juventus Andrea Agnelli e della compagna Deniz Akalin. Lo annuncia il club bianconero in una nota sul proprio sito ufficiale. "La bimba e la mamma godono di ottima salute e la piccola sarà presto accolta dai fratellini Baya, Giacomo e Mila - fa sapere la società torinese), è il Genova  stavolta a finire nel mirino degli inquirenti. A rivelare il tutto è stato il segretario della Commissione Marco Di Lello, intervenuto ai microfoni della stampa dopo l'audizione davanti al Procuratore del capoluogo ligure, Francesco Cozzi. "All’interno del tifo organizzato del Genoa calcio ci risultano devianze mafiose che vanno assolutamente combattute. - ha detto Di Lello - Abbiamo fatto il focus sul Genoa, ma un pò in tutta Italia stanno emergendo queste profonde criticità". Di Lello entra quindi nei dettagli: "Cozzi ha confermato una nutrita presenza di pregiudicati ed esponenti della malavita nel tifo organizzato del Genoa calcio. - ha raccontato, come riporta 'Il Secolo XIX' - Le modalità di comportamento si avvicinano molto a quelle delle organizzazioni di tipo mafioso. Abbiamo anche ricevuto conferma di 'rapporti promiscui' dei tifosi pregiudicati con i calciatori, spesso mediati dalla società". "Il Genoa - ha sottolineato Di Lello - in questo caso non appare del tutto estraneo a quel che accade. La situazione è più tranquilla sul fronte doriano, seppur non idilliaca. Il quadro è sempre lo stesso e si conferma la bontà della nostra indagine". Parole forti, quelle del segretario della Commissione Antimafia, che potrebbero portare a gravi conseguenze per la società rossoblù nel caso in cui le responsabilità fossero accertate. Proprio in questi giorni sono scaduti i DASPO comminati dopo Genoa-Siena dell’aprile 2012,  quando la parte più calda della tifoseria del Grifone fece sospendere la partita invitando i giocatori a togliersi le magliette. Tra i fomentatori di quell'azione c’erano appunto dei pregiudicati. Nel gennaio 2017 l'allora tecnico del Genoa Gasperini fece in conferenza stampa nomi e cognomi di alcuni esponenti ultras, accusandoli di "stare bene quando il Genoa perde" e affermando che "la Gradinata è migliore di alcuni tifosi che la frequentano". Uno dei tre ultras tirati in ballo querelò poi Gasperini, che tuttavia vinse poi la causa. Appena 2 settimane fa, infine, è stato lo stesso presidente Enrico Preziosi a scagliarsi in modo duro contro la tifoseria rossoblù dopo il pesante ko con l'Atalanta: "Quegli ultrà vanno cancellati dalla storia - affermò il patron in quell'occasione - e sia ben chiaro sono pronto ad affrontarli in qualsiasi momento perché non mi fanno paura".

sabato 22 aprile 2017

La manovrina pro-Alitalia

[A lettu strittu, curcati 'mmezzu. A letto stretto, coricati in mezzo. Frase popolare siciliana] La manovrina per la correzione dei conti pubblici dello 0,2% del Pil, pari a 3,4 miliardi, in arrivo in Gazzetta Ufficiale (il governo promette di pubblicarla entro questa settimana, ma non è escluso che possa slittare dopo il ponte del 25 aprile) è servita. E si è trasformata in un decreto omnibus lungo 68 articoli per un valore di circa 5 miliardi: dalla stretta sui giochi alla norma “pro-Alitalia” con un tesoretto di 300 milioni messi a disposizione nel delicato  percorso per il salvataggio, passando per la cedolare secca sugli affitti brevi. Nel pacchetto, anche maximulte per chi prende l’autobus senza biglietto. Dal 1 giugno scatteranno nuove regole sulla cedolare secca per chi affitta la casa per periodi brevi,  sia le case vacanze che gli immobili, tramite portali come Airbnb e Booking. L’aliquota è fissata al 21 per cento, ma chi esercita l’intermediazione  deve agire da sostituto d’imposta trattenendo   quindi le tasse da pagare. Regole ferree – dura lex, sed lex, dicevano i latini: in caso di irregolarità  multe salatissime, fino a duemila euro. Più che la classica botta di fortuna, semplicemente una botta. Sul fronte dei giochi, raddoppia al 12% la “tassa sulla fortuna”: riguarderà le vincite sopra i 500 euro a partire dal primo ottobre. Sale dal 6% all’8% il prelievo sulle vincite al Lotto, mentre il Preu, cioè il prelievo erariale unico sulle slot passa al 19 per cento. C’è spazio anche per una norma pro-Alitalia che mette sul piatto un tesoretto di circa 300 milioni per Invitalia:  “Al fine di favorire le attività di investimento nel settore dei trasporti, funzionali al consolidamento e sviluppo dei relativi servizi, anche tramite la attrazione di investimenti esteri, il Ministero dell’Economia e delle Finanze è autorizzato a deliberare e sottoscrivere, anche in più soluzioni, un aumento del capitale sociale di Invitalia, nella misura massima di 300 milioni di euro nell’anno 2017”. Si mette male per i “portoghesi”: in arrivo  multe fino a 200 euro per chi prende il mezzo pubblico senza fare il biglietto. Spunta una norma per la
costruzione di grandi impianti sportivi che sembra costruita ad hoc per lo Stadio della Roma anche se non si fa riferimento alla struttura: regolamenta le demolizioni e le cessioni di superficie, disciplina la realizzazione di immobili non sportivi, concede il diritto allo sfruttamento commerciale dell’area limitrofa in occasione di grandi eventi. Il riordino delle accise sui tabacchi farà incassare allo Stato 83 milioni nel 2017 e 125 milioni a regime dal 2018. Novità in vista anche per i Comuni per i quali sarà possibile fare assunzioni, a tempo determinato di tipo stagionale, se a pagare il costo sarà interamente uno sponsor o un accordo di collaborazione con un soggetto privato.  Matrimonio in vista tra Anas e Fs  con l’impegno ad aumentare gli investimenti del 10% nel 2017 e di altrettanto nel 2018.  Lo stabilisce un articolo della bozza della manovra che, di fatto,  autorizza il ministero dell’Economia, nel rispetto delle normative europee, a trasferire le azioni di Anas alle Ferrovie dello Stato, attraverso un aumento di capitale con l’obiettivo “di rilanciare gli investimenti del settore delle infrastrutture attraverso la programmazione, la progettazione, la realizzazione e la gestione integrata delle reti ferroviarie e stradali di interesse nazionale”, si legge nel testo della manovrina.

venerdì 21 aprile 2017

Zar Putin nel mirino Isis

[Un attore perfettamente sano è un paradosso. Vittorio Gassman] L'organizzazione jihadista Stato islamico (Isis) ha rivendicato l'attacco messo a segno oggi contro un ufficio dei servizi segreti russi a Khabarovsk (Estremo Oriente russo), costato la vita a due persone. Lo ha reso noto il servizio americano di monitoraggio dei siti web jihadisti, Site. Secondo Site, l'organo di propaganda dell'Isis, Amaq, ha pubblicato un breve testo in arabo su Telegram, in cui cita una "fonte della sicurezza" che rivendica questo attacco, affermando che ci sarebbero stati tre morti e diversi feriti. I servizi russi hanno riferito di una persona entrata nell'ufficio che ha ucciso un agente e un visitatore e ha ferito una terza persona. "L'aggressore è stato ucciso - hanno precisato in una nota - la sua identità è stata accertata: si tratta di un abitante della regione di Khabarovsk, nato nel 1999. Ci sono informazioni sulla sua appartenenza a un gruppo neonazista".

Blogger italiano ostaggio di Erdogan

[Cu' arrisorvi, nun mori. Chi risolve non muore. Frase popolare siciliana] Il documentarista e giornalista italiano Gabriele Del Grande è stato fermato in Turchia durante un controllo dalle autorità al confine con la Siria, nella provincia sudorientale di Hatay, e si trova tuttora in stato di fermo. Lo confermano fonti diplomatiche italiane. Non sono note al momento le ragioni del fermo. Le autorità italiane stanno seguendo la vicenda e si sono attivate per il suo rilascio. A quanto si apprende, Del Grande era giunto in Turchia qualche giorno fa per realizzare alcune interviste per il suo nuovo libro. Nei mesi scorsi, si era già recato diverse volte nel Paese. Noto soprattutto per il suo lavoro legato alle crisi migratorie nel Mediterraneo, in particolare con il blog Fortress Europe, Del Grande, 35 anni, si occupa da tempo dei rifugiati siriani ed è tra gli autori del documentario sul tema 'Io sto con la sposa'. "L'incontro di Gabriele Del Grande con il console e l'avvocato ha già avuto luogo. Gabriele ha avuto anche l'opportunità di incontrare da solo il proprio avvocato". Lo dice il ministro degli Esteri Angelino Alfano alla Farnesina. "Ci risulta che Gabriele stia bene - prosegue il ministro - sta facendo uno sciopero della fame nutrendosi solo di liquidi. Ha comunque l'assistenza di un medico che io ho richiesto e ottenuto dalle autorità turche". Il colloquio si è svolto nel centro di detenzione amministrativa di Mugla, sulla costa egea della Turchia, dove è trattenuto il blogger toscano, fermato il 9 aprile al confine con la Siria. Dopo 11 giorni di fermo in Turchia, dunque, si apre uno spiraglio nella vicenda del documentarista e giornalista toscano, fermato dalle autorità turche durante un controllo al confine con la Siria e da allora senza alcun contatto con l'esterno, salvo una breve telefonata martedì alla famiglia, in cui ha anche annunciato l'avvio di uno sciopero della fame. Al momento, la situazione di Del Grande resta incerta, senza alcuna "accusa formalizzata nei suoi confronti", come ribadito dal presidente della Commissione diritti umani, Luigi Manconi. A spingere per la sua liberazione è stato ieri anche il capo del governo, Paolo Gentiloni, spiegando di seguire il dossier con la Farnesina. "Spero che il problema sia rapidamente risolto. È solo un esempio del fatto che abbiamo bisogno di un impegno su un processo inclusivo" di tutta la popolazione turca, nel "rispetto dei diritti fondamentali", ha detto il premier da Washington. Nelle scorse ore è intervenuta anche l'Alto rappresentante di Bruxelles per la politica estera, Federica Mogherini: "Ci siamo coordinati con le autorità italiane fin dal primo momento, come facciamo in casi simili in cui la responsabilità principale è dello stato membro. L'Ue si è attivata per sostenere l'azione dell'ambasciatore italiano ad Ankara, che oltretutto ho sentito nei giorni scorsi, per sostenere l'azione della Farnesina e del governo italiano rispetto alle autorità turche. Questo sta già accadendo in modo discreto ma, spero, produttivo".

40 mln ai vettori low cost

[Si è spento Marco Pannella. Inutile la mano a conchetta. spinoza.it]  Almeno quaranta milioni di euro all’anno di incentivi alle compagnie aeree, tradizionali e low cost. Dopo mesi di speculazioni e di stime — che toccavano quota 100 milioni — è Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, a mettere nero su bianco una prima cifra sull’ammontare dei finanziamenti che vengono girati dagli enti locali e dalle società che gestiscono gli scali italiani ai vettori. Un valore non definitivo, dal momento che — come chiarisce Delrio rispondendo mercoledì al question time — si tratta soltanto della somma degli enti "sotto nostro monitoraggio".Il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, risponderà ad interrogazioni sugli accordi stipulati dalle società di gestione degli aeroporti con i vettori aerei, con particolare riferimento ai cosiddetti accordi di comarketing (Spessotto ed altri - M5S). “Il ministero non eroga contributi statali ai vettori aerei e ha preteso maggiore trasparenza in materia di comarketing”. Lo ha affermato il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio rispondendo al question time all’onorevole Spessotto.  “Conosco bene le linee-guida, avendole emanate, ed anche la legge, essendo stato parte di quel Governo che l’ha voluta, quindi so di cosa parliamo. Noi abbiamo chiesto e preteso maggiore trasparenza, maggiore pubblicità, sia per la ricerca dei vettori aerei, sia per l'analisi e
qualificazione degli accordi di comarketing. –ha affermato Delrio-. I gestori aeroportuali, invece, erano stati coinvolti, proprio grazie a queste linee-guida e grazie a questa legge del 2013, in un processo di cooperazione finalizzato a pubblicare sui siti societari le policy commerciali che si danno in materia di incentivazioni e a fornire dei dati certi sul volume dei contratti che stipulano con i vettori. Enac ha comunicato che la quasi totalità dei gestori aeroportuali ha sostanzialmente provveduto a pubblicare le policy sui rispettivi siti e, per quanto riguarda i contratti stipulati, sono pubblicati di volta in volta sui siti; quindi, vengono stipulati e sono anche in essere. Alcuni contratti sono rinnovati: di recente, per esempio, la regione Abruzzo ha rinnovato un contratto di comarketing spontaneamente. L'Enac ha segnalato di aver ricevuto la comunicazione dei contratti stipulati relativi ai gestori degli scali di Torino, Verona, Venezia, Treviso, Napoli, Catania, Palermo, Alghero, Cagliari e Lamezia Terme, così come è on-line la pubblicazione della Regione Puglia per gli incentivi quinquennali agli aeroporti di Puglia ed il già citato caso dell'Abruzzo”.  “Non tutti gli accordi, però, -ha specificato il ministro- utilizzano risorse pubbliche. I gestori sono a volte gestori privati e, quindi, utilizzano risorse private. E quindi alcuni degli accordi afferiscono a risorse proprie del gestore aeroportuale privato. Alcune forme di comarketing, infine, riguardano promozione diretta del territorio e sono effettuate direttamente dalle Regioni senza passare per i gestori aeroportuali. Dai dati in possesso, comunque, risulta che le incentivazioni riconducibili ai finanziamenti degli enti attualmente sotto nostro monitoraggio possono attestarsi attorno ai 40 milioni di Euro annui. Dal monitoraggio effettuato da Enac, peraltro, si evince come i gestori, per rivitalizzare il proprio business, ritengono fondamentale utilizzare la leva degli incentivi ai vettori, che è consentita dalle normative europee, a patto che vi sia una conformità, il cosiddetto test Meo, cioè al fatto che,
attraverso un'analisi ex-ante, si stimi che l'incentivo è comunque in grado di stimolare una produzione di ricchezza sul territorio molto maggiore. Questo tipo di accordi è consentito, è permesso ed è praticato in tutta Europa, quindi non è assolutamente un aiuto di Stato, ha delle caratteristiche precise e, quindi, non va messo dentro a un discorso di incentivazione squilibrata, perché fa parte delle regole attualmente a disposizione degli aeroporti minori. Poiché in Italia gli aeroporti minori sono molto di più che negli altri Paesi, perché l'Italia ha un sistema aeroportuale frammentato e quindi disposto su diverse sedi, è evidente che questo fenomeno è più visibile, ma il test Meo è applicabile a qualsiasi compagnia e a qualsiasi vettore, ed è responsabilità dei gestori”.  “In ogni caso, -ha concluso Delrio- abbiamo un accordo con la Commissione europea per un regime quadro nazionale in materia di aiuti di Stato relativi al funzionamento e agli investimenti, che stiamo implementando in accordo proprio con la Commissione europea, per avere un'apposita sezione sugli aiuti alle compagnie aeree al fine di contribuire all'obiettivo di modernizzazione, semplificazione e trasparenza. E comunque, entro luglio, come ha ricordato, dovremmo avere un quadro complessivo sia degli aiuti ai vettori, che delle operazioni di comarketing presso Enac”.

Putin non vuole i Testimoni Geova

[Si Tolla cacava nun muria. Se Tolla cacava, non moriva. Frase popolare siciliana] La Corte suprema russa sta valutando la richiesta del ministero della Giustizia di vietare l'attività dei Testimoni di Geova definendo la loro organizzazione religiosa come "estremista". I Testimoni di Geova hanno presentato ricorso alla corte denunciando di essere vittime di repressione politica, ma la loro istanza è stata respinta. L'iniziativa del governo russo è stata definita "estremamente preoccupante" dagli esperti per i diritti umani delle Nazioni Unite, secondo cui "questo processo è una minaccia non solo ai Testimoni di Geova, ma alla libertà individuale in generale nella Federazione russa". Un'esplosione si è verificata stamattina nel centro di Rostov sul Don, in Russia meridionale. Secondo la Tass, "un uomo è rimasto ferito". La deflagrazione è avvenuta attorno alle 6.30-7 del mattino (le 5.30-6 in Italia). Secondo l'ufficio stampa della Guardia nazionale nel Caucaso del Nord, citato dalla Tass, ad esplodere sarebbe stato un ordigno artigianale nascosto in una torcia elettrica. "Un senzatetto - spiega la Guardia nazionale - ha trovato un pacco attorno alle 6.30 del mattino e ha deciso di controllarne il contenuto, tra cui la torcia elettrica", che sarebbe esplosa quando l'uomo ha tentato di accenderla. L'uomo avrebbe perso la mano. Inoltre fonti zariste condannano l'uso di armi chimiche in Siria è "un crimine pericoloso e mostruoso": lo ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, sottolineando tuttavia che è troppo presto per accusare qualcuno di aver usato armi chimiche perché sono necessarie delle prove. Lo riferisce la testata filo-Cremlino Sputnik. L'aviazione siriana viene accusata del presunto attacco chimico in Siria centrale di martedì scorso. Il ministero della Difesa russo spiega però quanto accaduto due giorni fa nella provincia di Idlib, dove sono morte decine di persone, sostenendo che una città in mano ai ribelli nel nord della Siria sia stata esposta ad agenti tossici provenienti da un arsenale ribelle colpito da un bombardamento aereo siriano.   La Corte suprema russa ha vietato l'attività dei Testimoni di Geova definendo la loro organizzazione religiosa "estremista" e ne ha sequestrato i beni a favore dello Stato. Lo riporta l'agenzia Tass. La Corte suprema russa ha così accolto una richiesta del ministero della Giustizia. L'organizzazione religiosa ha fatto sapere che impugnerà la sentenza.


Nuovi aggiunti in Procura

[La vera nova la porta lu zoppu. La verità la porta lo zoppo. Detto siciliano] La Commissione incarichi del Csm ha proposto all'unanimità per la nomina di procuratore aggiunto a Palermo Paolo Guido, Marzia Sabella, Ennio Petrigni e Sergio Demontis. Maurizio De Lucia è stato invece proposto come nuovo procuratore di Messina. La decisione della commissione dovrà essere ratificata dal plenum. Paolo Guido è pm della Dda di Palermo e si occupa delle inchieste sulla mafia trapanese. Titolare delle indagini finalizzate alla cattura del boss Messina Denaro. Marzia Sabella, che insieme all'allora pm Michele Prestipino catturò il boss Bernardo Provenzano, attualmente è consulente della Commissione parlamentare antimafia. Petrigni, dopo anni alla procura, recentemente è entrato a far parte della Dda di Palermo, mentre Demontis, in Direzione distrettuale antimafia, si è occupato delle inchieste sulla mafia bagherese e corleonese. I quattro magistrati proposti prenderanno il posto dei colleghi Maurizio Scalia, Teresa Principato, Vittorio Teresi e Leonardo Agueci. La Direzione investigativa antimafia (Dda) di Trapani ha confiscato beni riconducibile a Giovanni Filardo, imprenditore edile originario di Castelvetrano (Trapani) attualmente in carcere, cugino di primo grado del latitante Matteo Messina Denaro. Con lo stesso provvedimento, emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Trapani, è stata disposta, nei suoi confronti la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di dimora per quattro anni. Filardo fu arrestato nel 2010, nell'ambito dell'operazione Golem fase II, con le accuse di concorso in associazione mafiosa e di essere componente del mandamento mafioso di Castelvetrano; di estorsioni, incendi, interposizione fittizia di valori, nonché di avere agevolato la latitanza di Matteo Messina Denaro. Condannato a 12 anni e sei mesi. La confisca riguarda un'impresa edile, 23 tra mezzi d'opera, automezzi e autoveicoli, un fabbricato rurale, 7 appezzamenti di terreno, una villa, un fabbricato e 4 conti correnti bancari.  

Referendum Alitalia

[All'omu onesti ogni paisi è patria. Per l'uomo onesto ogni paese è patria. Frase popolare siciliana] Al via il referendum tra i lavoratori Alitalia che dovranno esprimere un giudizio sul verbale di confronto del 14 aprile tra azienda e sindacati. Ad annunciarlo un comunicato del Comitato elettorale per la consultazione inizia alle 11 di questa mattina e avrà termine lunedì 24 aprile alle 16. Nei giorni del 21-22-23 aprile i seggi apriranno alle 8 e chiuderanno alle ore 21. Le operazioni spoglio elettorale avranno inizio alle ore 16.30 del giorno 24 aprile 2017. I seggi elettorali sono nove, a Roma e Milano. Saranno i 12.300 dipendenti della compagnia a decidere, attraverso il loro voto al referendum sul preaccordo siglato da azienda e sindacati per il piano di rilancio, le sorti del vettore. Il personale di volo di Alitalia conta complessivamente 5.200 lavoratori (3.650 assistenti di volo e 1.550 piloti) a fronte dei 7.100 dipendenti  di terra. Al voto andranno tutti i dipendenti della compagnia, compresi gli 850 dipendenti a tempo determinato (11.450 gli indeterminati). Nel frattempo, il presidente uscente di Alitalia, Luca Cordero di Montezemolo, è al lavoro per la compagnia ad Abu Dhabi. Lo si apprende da fonti vicine alla stessa compagnia aerea. Al centro dei colloqui con i soci arabi la complessa situazione di Alitalia ed i piani per il suo rilancio. "E’ la palese dimostrazione che la richiesta pervenuta martedì da più sigle sindacali di fare parte delle procedure di voto era solo propaganda". Così Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporto Aereo, Anpac ed Anpav (Associazione nazionale professionale assistenti di volo) sulla decisione dell’Usb (Unione sindacale di base) di non partecipare ai comitati elettorali in occasione della consultazione referendaria in Alitalia spiegando che “nonostante sia stato proposto da noi firmatari del verbale del 14 aprile al 'Fronte del no' di fare parte a pieno e pari titolo sia del comitato elettorale che di ogni seggio, Usb accampa scuse puerili per chiamarsi fuori".  “Era nostra intenzione -spiegano le quattro organizzazioni sindacali e le due associazioni professionali- certificare la consultazione referendaria proprio al fine di rendere il più possibile trasparente e partecipato il suo esito, ma è evidente che quello che si chiede per propaganda ieri si ribalta oggi. In effetti da chi non si dimostra capace nemmeno di saper gestire un referendum -sostengono infine Filt, Fit, Uiltrasporti, Ugl TA, Anpac ed Anpav- non ci si può attendere che possa assumersi altre e ben più serie responsabilità". "Da mesi attendevamo che anche il vicepresidente della Camera, Di Maio desse la sua autorevole opinione su Alitalia". Così il segretario nazionale della Filt-Cgil, Nino Cortorillo, risponde alle affermazioni del senatore del M5S sottolineando che "avevamo notato l'assenza del sindaco di Roma Raggi, forse convinta che essendo l'aeroporto sito in Fiumicino non riguardasse la capitale ed infatti non una parola è stata spesa sin oggi sulla impresa più rilevante della città". "Invece il senatore Di Maio - aggiunge il dirigente nazionale della Filt - si inerpica su astrazioni che anziché dire come risolvere la crisi di Alitalia e come si deve impedire un possibile fallimento a giorni, pensa che il tema sia attaccare il sindacato. In effetti dove non c'è lavoro - sostiene infine Cortorillo - non può esistere sindacato".