mercoledì 30 novembre 2016

Convegno su Andrej Belyj

[Egli ha fatto ogni cosa bella nel nel suo tempo; ha persino messo l'eternità nei loro cuori. Ecclesiaste 3:11] Si terrà a Monreale e a Palermo, dall'1 al 3 dicembre, il convegno internazionale "Simbolismo e poetica dello spazio nell'opera di Andrej Belyj (1880-1934)", poeta, scrittore, critico del simbolismo russo e teorico della versificazione, che nel 1911 visitò Monreale e Palermo scrivendone nei suoi "Appunti di viaggio". Da giovedì a sabato saranno oltre trenta gli studiosi italiani e provenienti da Russia, Stati Uniti, Svezia, Germania, Bulgaria che si daranno appuntamento nel capoluogo siciliano e nella vicina Monreale per celebrare il centenario della pubblicazione (1916) dell'opera più famosa del poeta, il romanzo "Pietroburgo". I lavori si svolgeranno giovedì nel museo della diocesi di Monreale; venerdì a Palermo nella sala delle Capriate allo Steri, sede del rettorato di Palermo, per chiudersi sabato al museo internazionale Antonio Pasqualino.

Sciopero? No grazie!

Pisello e Nerone
[Pietro gli disse: signore, perché non posso seguirti ora? Giovanni 13:37] Uil, Cgil, Cisl e Ugl proclamano  una prima azione di sciopero  nazionale di 4 ore per il 20 gennaio 2017, dalle ore 14 alle ore 18 per tutto il personale dipendente delle società/compagnie del settore trasporto, rappresentate dalle associazioni datoriali di indirizzo, ai sensi della legge  146/90. Non avendo avuto nessuna risposta si è arrivati alla proclamazione dello sciopero.  Il giorno otto settembre i sindacati hanno attivato la prima fase delle procedure di raffreddamento per mancata erogazione prestazioni del fondo di solidarietà del settore trasporto aereo, in particolare per la mancata erogazione  del biennio integrativo/aggiuntivo di mobilità.  Il 22/11 a Roma si doveva discutere se rifinanziare il fondo volo, non si è discusso di Aviapartner perché mancava sul tavolo il dossier Ap. Ho chiamato un amico che lavora all'Inps, a Roma, che mi ha riferito, alcuni uni giorni dopo, che la pratica Aviapartner negli uffici INPS eur, dove appunto ha sede il fondo volo, non è mai arrivata. Ora bisogna capire se è ancora a Palermo, oppure, cosa ancora più grave si sarebbe persa. Ma per quale motivo i sindacati tutti, dopo  il 22, non hanno chiesto all'azienda un incontro urgente per capire le intenzioni di Ap, visto che a novembre daranno, come gli altri mesi della cig 350€, in attesa che il fondo volo discuterà la pratica Aviapartner, l'azienda darà ancora questa somma? Questo dimostra che i sindacati, se qualcuno avesse dei dubbi, non servono a un cazzo.

martedì 29 novembre 2016

Commissariata per mafia Bcc Paceco

[Egli ha fatto ogni cosa bella nel suo tempo; ha persino messo l'eternità nei loro cuori. Ecclesiale 3:11] Il tribunale di Trapani, accogliendo la proposta della dda di Palermo, ha disposto
l'amministrazione giudiziaria, per sei mesi, per la Banca di Credito Cooperativo di Paceco, con sedi e filiali nel trapanese. Da anni sarebbe gestita e amministrata da personaggi collegati a cosa nostra trapanese. L'indagine è condotta dal nucleo polizia tributaria della guardia di finanza di Palermo. Il contrasto patrimoniale alle mafie ha portato nel solo 2015 la Guardia di Finanza a ricevere 19 mila deleghe di sequestro, di cui 15 mila messe in atto. Il dato è stato reso noto oggi a Venezia nel corso di un convegno organizzato dalle fiamme gialle. Tra i presenti il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti, il direttore nazionale dell'agenzia che gestisce i sequestri Umberto Postiglione e i vertici della Guardia di finanza. Secondo i dati, sono stati svolti 3 mila accertamenti economico-patrimoniali, conclusi entro l'anno, a carico di condannati e presunti appartenenti ad associazioni mafiose e soggetti economicamente e socialmente pericolosi e ai loro prestanome, che hanno riguardato complessivamente 9.200 persone fisiche e 2.200 fra aziende e società. Sono stati eseguiti provvedimenti di sequestro di beni mobili e immobili, aziende, quote societarie e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di circa 3 miliardi di euro.

Libertà di licenziare

[Invocami nel giorno della sventura; io ti salverò, e tu mi glorificherai. Salmo 50:15] Se sostenitori e denigratori del Jobs Act, la riforma del lavoro del governo Renzi, si sono spesso sfidati sui numeri dei nuovi occupati, scarsa attenzione è stata invece rivolta ai licenziamenti. I quali, come si evince da un’accurata analisi del sito delle piccole-medie imprese pmi.it, sono nettamente aumentati negli ultimi tre anni. Specie quelli disciplinari, non più protetti dal vecchio articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che rimandava al giudice la decisione sul fatto che un licenziamento avvenisse effettivamente per ragioni disciplinari o meno. Per la prima volta l’INPS rende noti i dati su cessazioni dei rapporti di lavoro, focalizzando in particolare sui licenziamenti, esplicitandone la causa. Diffusi anche i nuovi dati dell’Osservatorio sul precariato. In primo luogo l’INPS sottolinea i cambiamenti normativi che hanno influito sull’andamento dei licenziamenti, ovvero le cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, incluso l’apprendistato, nel settore privato. Tali cessazioni sono state individuate attraverso i flussi UNIEMENS tra i licenziamenti riconducibili ad un’iniziativa del datore di lavoro. Tra gli interventi normativi 2015-2016 di maggiore rilievo l’Istituto segnala: la riduzione della mobilità per gli over40; l’introduzione del contratto a tutele crescenti; l’introduzione della NASpI; l’obbligo di dimissioni online. Per gli anni 2013 e 2014 è stata effettuata una verifica con accesso a mobilità e pagamento dei ticket licenziamenti, introdotto dalla Legge 92/2012 con decorrenza dall’anno 2013, registrando un aumento di circa il +6% sul totale dei licenziamenti a tempo indeterminato. I licenziamenti di lavoratori con contratto a tempo indeterminato nei primi 9 mesi dell’anno sono passati dai 452.717 del 2014 ai 430894 del 2015, ai 448.544 del 2016 su un totale di contratti a tempo indeterminato stipulati di 10.296.212 nel 2014, 10.161.270 nel 2015 e 10.873.449 nel 2016. Considerando i valori assoluti, nei primi 9 mesi del 2016 i licenziamenti sono cresciuti del +4% mentre nel 2015 erano diminuiti del -5%. Risultano inoltre in aumento i licenziamenti per giusta causa e per giustificato motivo soggettivo (licenziamenti disciplinari). Quest’ultima tipologia ha visto coinvolti soprattutto i lavoratori stranieri, probabilmente per effetto dell’introduzione delle dimissioni online che secondo l’Istituto ha portato ad una riduzione delle dimissioni volontarie e ad un aumento dei licenziamenti disciplinari.

777x troppi aiuti Usa

[Rachele piange i suoi figli e rifiuta di essere consolata perché non sono più. Geremia 31:15] Le agevolazioni fiscali concesse dalle autorità Usa per la realizzazione del Boeing 777X sono in contrasto con le regole del commercio internazionale. Lo ha stabilito il 'panel' del Wto che, si legge in una nota di Bruxelles, "ha confermato che la decisione Usa del 2013 di estendere le agevolazioni fiscali alla Boeing fino al 2040 va contro precedenti decisioni prese dalla stessa organizzazione. Legando queste agevolazioni all'utilizzo di ali prodotte nel Paese gli Stati Uniti hanno discriminato i fornitori esteri". "La decisione di oggi del Wto è un'importante vittoria per l'Ue e la sua industria aeronautica", ha detto la commissaria europea al commercio Cecilia Malmstrom". Per il panel dell'organizzazione, ha ribadito la commissaria, i 5,7 miliardi di dollari forniti da Washington alla Boeing sono assolutamente illegali: "Ci aspettiamo - ha aggiunto - che gli Stati Uniti rispettino le regole, si attengano a una concorrenza leale e ritirino senza ritardi questi sussidi".

Italiani all'estero

[O signore, al mattino tu ascolti la mia voce; al mattino ti offro la mia preghiera e attendo un tuo cenno. Salmo 5:3] Lapo Elkann è stato  arrestato e poi rilasciato dalla polizia di New York per aver simulato un sequestro allo scopo di ottenere dalla famiglia 10mila dollari dopo aver speso tutto insieme a un escort con cui avrebbe fatto due giorni di bagordi a Manhattan consumando alcol e droga: lo scrivono tre testate Usa, citando fonti di polizia. L'accusa è di falsa denuncia. Fonti vicine a Lapo  dichiarano "di non avere nulla da commentare o da aggiungere alla notizia circolata". Stando a quanto riportato da New York Daily News, Daily Beast e Hollywwod reporter, il nipote di Gianni Agnelli e imprenditore nel mondo della moda sarebbe sbarcato a New York giovedì per la festa del Thanksgiving, contattando un escort di 29 anni (una donna transgender, secondo il New York Daily News) e trascorrendo con lui due giorni di eccessi tra alcol e droga (marijuana e cocaina). Finiti i soldi, l'escort avrebbe pagato per altra droga ed Elkann avrebbe promesso di restituire i soldi. Poi, sempre secondo i media Usa che citano fonti della polizia, avrebbe escogitato il piano del falso sequestro, raccontando ai propri famigliari di essere trattenuto contro la sua volontà da una donna che gli avrebbe fatto del male se non gli avessero fatto pervenire 10mila dollari. Secondo la ricostruzione dei giornali americani, un rappresentante della famiglia si sarebbe quindi rivolto alla polizia, che avrebbe organizzato la finta consegna del denaro bloccando la coppia. Gli investigatori avrebbero accertato che l'idea era stata di Lapo, chiudendo il caso per il suo accompagnatore ma non per il 39enne imprenditore, al quale e' stata consegnato una citazione davanti ad una corte. Non e' il primo scandalo del genere per Lapo Elkann: nel 2005 fu salvato in extremis da una overdose di droga in un appartamento di Torino dopo una notte brava in compagnia di un transessuale.

domenica 27 novembre 2016

Ryanair punta su Cagliari

[Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori. Ebrei 3:7] Ryanair ha lanciato oggi la programmazione da Cagliari per l'estate 2017, con un'offerta di 20 rotte, incluse le sei nuove per Barcellona-Girona, Catania, Londra-Luton, Madrid, Varsavia e Verona che saranno in vendita a partire da domani.  La compagnia irlandese, dunque, punta di nuovo sul capoluogo, per la soddisfazione della Sogaer, la società di gestione dello scalo di Elmas. "Siamo estremamente soddisfatti della prossima programmazione estiva, la quale conferma la nuova partnership tra Ryanair e l'aeroporto di Cagliari- commenta Gabor Pinna, vice presidente dell'Aeroporto di Cagliari -. La programmazione dell'estate 2017 comprende 9 rotte internazionali su un network totale di 20 destinazioni, il che equivale ad un incremento del 100% sulle rotte internazionali e di una crescita del 20% sui voli complessivi operati dal vettore irlandese da e per Cagliari. Questa nuova partnership porterà nel prossimo futuro ad una importante crescita del traffico nazionale e internazionale". "Per festeggiare il lancio del nostro operativo estivo 2017 da Cagliari - annuncia John F. Alborante, Sales & Marketing Manager Italia di Ryanair - abbiamo lanciato un'offerta per 100.000 posti del nostro network europeo a partire da soli 19,99 euro (prenotabili  fino alla mezzanotte di lunedì 28 novembre). Poiché i posti a questi fantastici prezzi bassi andranno a ruba velocemente, invitiamo i passeggeri ad accedere subito al sito www.ryanair.com per evitare di perderli".

4 amici al bar

[Un giovane di nome Eutico,era seduto sul davanzale della finestra. Atti 20:9] In politica non si dimentica mai un torto ricevuto, prima o poi la vendetta arriva, implacabile, basta attendere. Molti anni fa, in politica sembra preistoria, quando ancora era vivo Piersanti Mattarella, baldi giovani rampanti, molto ambiziosi, crescevano nella dc  di Gioia, Lima, Avellone... La speranza, il futuro della dc futura si chiamavano Vito Riggio, Sergio D'Antoni, Raffaele Bonanni(espressione del mondo sindacale cattolico, che tanti danni ha fatto, insieme con altri sindacati,  e continua a fare in Italia), Leoluca Orlando che, poi ,purtroppo,  diventerà sindaco di Palermo. I quattro avevano dialettica, bella presenza e, cosa importante, non avevano rivali. Sono stati eletti, negli anni a seguire,  in partiti diversi.  I quattro giovani avevano fatto un accordo verbale che si basava sulla lealtà assoluta, ma siccome erano politicamente troppo giovani  sconoscevano che in politica la lealtà non esiste. Tanto è vero che l'ambizioso Leoluca se ne andò per la sua strada e fonda la Rete. Sembrerebbe che questo comportamento a Riggio non piacque. Ecco perché oggi all'Enac il responsabile terminal PH della gesap non va bene, non avrebbe i requisiti. Probabilmente questo è il primo segnale di una lunga battaglia. Le ostilità sono state aperte dall'Enac, la Gesap, come spesso succede, non ha capito la gravità del fatto. Tanto è vero che Orlando si appresta a fare un esposto in procura contro l'Enac. Oggi che la Gesap è controllata per il 70%  dal comune di Palermo probabilmente è arrivato il momento per tentare di assaporare la vendetta ... Poco importa se alcuni anni fa il responsabile terminal della Gesap (Natale Chieppa) era lo stesso uomo messo a capo della Gh, azienda partecipata dalla Gesap, che si occupava di handling. Per l'Enac era normale che il controllore era la stessa persona del controllato.

Affrettatevi a visitate l'Iran

[Saziaci al mattino della tua grazia, e noi esulteremo, gioiremo tutti i nostri giorni. Salmo 90:14] L'amministrazione Obama ha deciso di estendere i poteri delle forze militari speciali americane per rafforzare la caccia ai 'foreign fighter' e alle cellule terroristiche nel mondo. Lo rivela il Washington Post citando fonti del Pentagono. Gli uomini che rispondono al Joint Special Operations Command - dai Navy Seal ai Berretti Verdi passando per i Delta Force - potranno operare ben oltre i campi di battaglia di Iraq, Siria e Libia. Questo per fronteggiare l'emergenza dei militanti jihadisti che si vanno sempre più disperdendo con l'assedio alle roccaforti dell'Isis di Mosul e Raqqa. In occasione di un discorso pronunciato davanti ai Bassijis (giovani miliziani) e ritrasmesso dalla televisione pubblica, l’ayatollah Ali Khamenei, Guida della Rivoluzione iraniana, ha annunciato che il suo Paese reagirà immediatamente se il senato USA confermerà l’adozione di nuove sanzioni contro l’Iran, votata dalla Camera dei rappresentanti. Benché le sanzioni di ONU, Unione Europea e Stati Uniti siano state revocate in applicazione dell’accordo (5+1 membri del Consiglio di sicurezza dell’ONU con potere di veto – Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Russia e Cina – più la Germania) sul programma di ricerca nucleare iraniano, la Camera dei rappresentanti USA ha votato le medesime sanzioni invocando nuove ragioni. Ora si tratta, ufficialmente, di punire l’Iran perché non rispetta i diritti dell’uomo, perché sostiene la resistenza palestinese e quella libanese, che Washington considera “terroriste”, e per il suo programma di missili balistici. L’ayatollah Khamenei ha affermato che, ancorché giustificato con altre motivazioni, un prolungamento di 10 anni delle sanzioni USA sarebbe sicuramente una violazione dell’accordo 5+1. Il 14 novembre 2016 la Camera dei rappresentanti ha approvato una proposta di legge di rinnovo delle sanzioni contro l’Iran e di annullamento delle operazioni compiute nel periodo di sospensione. Con il prossimo cambio di amministrazione, la decisione del Congresso potrebbe non avere seguito. In una conferenza tenuta il 1° dicembre 2015 davanti il Westminster Institute della Virginia, Mike Pompeo, futuro direttore della CIA, ha però dichiarato di considerare l’ayatollah Khomeini e la Rivoluzione antimperialista iraniana il "Male assoluto". Un paese magico, ma sconosciuto a molti. Dell’Iran si sa poco e spesso le informazioni su questo paese sono davvero poche, per lo più sbagliate anche a causa dell’accostamento con i paesi islamici. L’Iran infatti non è un paese arabo ed è abitato dai persiani, una popolazione di etnia indoeuropea che parla il Farsi. A differenziare gli iraniani dagli arabi non è solo la cultura, l’etnia e la lingua, ma anche la religione. In Iran infatti la maggior parte della popolazione è sciita, mentre nel popolo arabo la religione principale è quella sunnita. Anche la comunità cristiana è abbastanza ampia. La nazione ospita 350mila cristiani e ben 600 chiese cattoliche. Il paese è sicuro, soprattutto se si rispettano le regole, e riserva grandi sorprese. La prima riguarda i Rich Kids of Tehran, i giovani iraniani che spopolano sui social ostentando la loro ricchezza, fra party a bordo piscina, champagne e abiti firmati. Non solo il culto dell’ostentazione: l’Iran è preda anche del narcisismo e della volontà di autocelebrarsi. Non a caso il paese si piazza al primo posto per selfie e attività sui social, ma anche per rinoplastiche. L’Iran è il primo paese al mondo per le operazioni di plastica al naso, come pure per quelle di cambio di sesso, che sono circa 300 all’anno. Per quest’ultimo il governo provvede pagando metà delle spese, anche se paradossalmente non riconosce gli omosessuali. Altra contraddizione nel paese l’alto tasso di divorzi. Da sempre lo stato incoraggia nascite e matrimoni, nonostante ciò i divorzi hanno raggiunto un tasso del 21%. Ciò è dovuto al fatto che nelle grandi città la maggior parte delle nozze si celebra solamente per motivi finanziari. Anche il paesaggio sa offrire grandi sorprese e contrasti che sorprendono. In Iran infatti mare e montagna si mescolano offrendo l’occasione di vivere una vacanza unica e completa. Per chi ama lo sci il paese offre 13 stazioni sciistiche di alto livello, mentre l’isola di Kish, con le sue spiagge bianche e le acque cristalline, regala una piacevole sorpresa per chi ama il mare.

Mantova prima città italiana

[Uscii di notte, ispezionando le mura di Gerusalemme. Nehemia 2:13] È Mantova la provincia italiana dove si vive meglio. La città lombarda scalza Trento, che era al primo posto senza interruzioni dal 2011 nella classifica annuale di ItaliaOggi-Università La Sapienza sulla qualità della vita e che ora deve accontentarsi del secondo posto. Altro nuovo ingresso sui gradini più alti del podio è Belluno, terza, in salita dall'ottava posizione. Scivolano, quindi, Pordenone (da terza a quarta) e Bolzano (da seconda a ottava). L'ultimo posto è di Crotone, sebbene, rispetto alle altre province meridionali, presenti elementi di discontinuità. Qui, infatti, il tenore di vita è accettabile. E la provincia è addirittura ricompresa nel gruppo delle più virtuose nelle dimensioni criminalità e popolazione. Responsabili, quindi, della maglia nera sono affari e lavoro, ambiente, disagio sociale e personale, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero. La precede Siracusa (era al 104 posto). A deludere sono anche le grandi aree urbane, che arretrano tutte, rispetto allo scorso anno, ad eccezione di Torino (che sale di 6 posti). Ma se Milano e Napoli perdono rispettivamente 7 e 5 posizioni, Roma ne perde 19 (31 in confronto al 2014), posizionandosi su livelli di qualità di vita insufficienti. A livello di macro-aree, Nord-est e centro reggono meglio il colpo della crisi, di contro soffre il Nordovest e in particolare il Sud e le Isole, dove si è persa traccia di quel cluster di province individuato qualche anno fa, nel quale il livello era superiore a quello prevalente nelle altre province meridionali. La qualità della vita a Roma è peggiorata in un solo anno. Secondo la classifica stilata annualmente, in base ai dati della ricerca dell'Università La Sapienza per ItaliaOggi, la Capitale è passata dal sessantanovesimo posto del 2015 all'ottantottesimo di quest'anno, posizionandosi su livelli di qualità della vita gravemente insufficienti. Per quanto riguarda la criminalità è al centoseiesimo posto tra le città sicure (era al 102 nel 2015). Scende al cinquantottesimo posto, dal 42 del 2015, per quanto riguarda i parametri di disagio sociale. Scende di sette posti anche per quanto riguarda i servizi scolastici. Passa dall'ottavo al decimo posto nella classifica del sistema salute e dal 94(del 2015) al 103 del 2016 per il tenore di vita.

47 mln erogati dall'Irfis

[Chi è costui, al quale anche il mare e i venti ubbidiscono? Matteo 8:27]  Oltre quarantasette milioni di euro: a tanto ammonta la quota di finanziamenti a cui si è arrivati quest'anno - nonostante fossero stati 40 milioni quelli prefissati per il 2016 - erogati da Irfis-FinSicilia che ha presentato il consuntivo previsionale durante il XXX Osservatorio Congiunturale Nicolò Curella, a chiusura delle Giornate dell'Economia del Mezzogiorno, che si è tenuto questa mattina alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Palermo. Irfis nel 2016 ha ricevuto 144 istanze per 135,1 milioni di euro, i finanziamenti deliberati sono stati 63 per 47,3 milioni, quelli stipulati 27 per 25,1 milioni, le erogazioni già effettuate 19,7 milioni. Un'operatività sulla base della quale l'Istituto stima di potere realizzare un margine di interesse pari a circa 1,8 milioni e commissioni nette per 2,3 milioni, con un utile netto di 0,5 milioni.

sabato 26 novembre 2016

È morto Castro

[Avendo dunque, fratelli, la libertà di entrare nel santuari, in virtù del sangue di Gesù. Ebrei 10:19] "Finalmente" Fidel Castro muore. Lo scrive in un tweet 14 y medio, il blog della nota dissidente Yoani Sanchez commentando la morte dell'ex presidente cubano. Anche un altro media, Diario de Cuba, commenta la notizia del decesso del "dittatore che aveva ceduto il potere al fratello Raul Castro nel luglio del 2006". L'ex presidente cubano, Fidel Castro, leader della rivoluzione comunista dell'isola, è morto all'età di 90 anni. Lo ha annunciato la tv di stato cubana. Il fratello Raul ha fatto sapere che il corpo del lider maximo sarà cremato nelle prossime ore e saranno resi noti i dettagli del funerale. Scene di gioia per le strade di Little Havana, a Miami, dove una folla di cubani-americani si è riversata in strada per festeggiare la morte di Fidel Castro. Molti i cori e gli slogan contro "il dittatore" e lungo Calle Ocho, il cuore della piccola Avana, si è formata una coda di auto che prosegue lentamente tra il frastuono dei clacson. Amnesty International ha attaccato "la repressione sistematica delle libertà fondamentali" operata a Cuba durante tutto il lungo regime di Fidel Castro, morto stanotte a 90 anni. "I risultati raggiunti da Fidel Castro, che ha aperto l'accesso ai servizi pubblici a milioni di cubani, sono stati controbilanciati da una repressione sistematica delle libertà fondamentali durante tutto il suo periodo al potere" ha detto l'ong in un comunicato ricordando che "centinaia" di oppositori furono giustiziati dopo la rivoluzione del 1959. Amnesty rileva però "progressi considerevoli in materia di accesso ai servizi sanitari e agli alloggi", oltre "un impulso senza precedenti" contro l'analfabetismo dopo l'arrivo al potere del padre della rivoluzione cubana. "Tuttavia, malgrado i successi sul piano sociale, i 49 anni di regno di Fidel Castro sono stati caratterizzati da una repressione brutale della libertà di espressione" scrive Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe. "Lo stato attuale della libertà di espressione a Cuba, dove i militanti continuano a essere arrestati o sono vittima di prepotenze perché prendono posizione contro il governo, è il lascito più oscuro di Fidel Castro" ha aggiunto. L'ONG, secondo cui oggi la repressione ha preso nuove forme, afferma di aver recensito negli anni centinaia di casi di "prigionieri di coscienza", in carcere per aver esercitato "pacificamente"il loro diritto di espressione o di associazione. "La domanda ora è quali saranno i diritti umani nella Cuba di domani. Da questo dipendono molte vite" ha concluso Erika Guevara-Rosas. Si terranno il 4 dicembre i funerali di Fidel Castro. Lo annuncia il governo. La cerimonia si svolgerà nel cimitero di Santa Ifigenia, nella città di Santiago de Cuba. Il Consiglio di Stato ha proclamato 9 giorni di lutto nazionale durante i quali "non si svolgeranno attività e spettacoli pubblici" mentre la bandiera di Cuba sarà "a mezz'asta nelle sedi pubbliche e istituti militari. La radio e la tv rispetteranno una programmazione informativa, patriottica e storica".

Wilbur Ross segretario al commercio

[Ed ecco sollevarsi in mare una tempesta così violenta, che la barca era coperta dalle onde. Matteo 8:24] Spunta un nuovo candidato per la corsa al Dipartimento di stato: secondo fonti diplomatiche citate dai media americani, si tratta del generale David Petraeus. Il suo nome è  comparso sull'onda delle critiche da parte dei sostenitori di Donald Trump nei confronti dell'ex candidato alla presidenza Mitt Romney, in pole position per diventare il nuovo segretario di stato. Petraeus è stato comandante delle forze Usa e Nato in Afghanistan prima di assumere l'incarico di direttore della Cia, da cui è stato costretto a dimettersi nel 2012, quando è  emerso che ha avuto una relazione con la sua biografa, con la quale ha condiviso materiale classificato. Il generale ha già detto che sarebbe disposto a servire nell'amministrazione Trump se gli venisse chiesto: "L'unica risposta" a una tale domanda "può essere sì, signor Presidente". Donald Trump avrebbe scelto l'investitore miliardario Wilbur Ross come segretario al commercio. Lo riporta i media americani. L'annuncio sarebbe imminente. Wilbur - scrive il Washington Post - è da sempre considerato il 're della bancarotta', per la sua attività di rilevare aziende in crisi che però hanno grandi potenzialità sul fronte dei margini di profitto.   Il presidente eletto degli Usa Donald Trump ha scelto le prime due donne del suo staff:  la governatrice del South Carolina Nikki Haley per la posizione di ambasciatore all'Onu e Betsy Devos per quella di ministro dell'Istruzione
Hillary Clinton può dormire sonni tranquilli: l'amministrazione Trump non nominerà un procuratore speciale per tornare ad indagare sulle sue email. E non riaprirà nemmeno l'inchiesta sulla controversa fondazione di famiglia, quella che l'ex first lady gestisce col marito Bill e la figlia Chelsea. Ad annunciare la clamorosa svolta, dopo le minacce della campagna elettorale, Kellyanne Conway, portavoce del presidente eletto. Presidente che per settimane con lo slogan 'Crooked Hillary' (Hillary la corrotta) aveva infiammato i suoi sostenitori. Fan il cui grido di battaglia - 'Lock her up', rinchiudila in galera - ancora agita l'ex candidata democratica. "Non voglio far del male ai Clinton. Non lo voglio davvero", ha poi spiegato Trump al New York Times. "Ne ha passate tante e ha sofferto molto in modi diversi". In un mini-video postato su Yotube, poi, il tycoon annuncia la strategia per i suoi primi 100 giorni alla Casa Bianca: al momento nessun cenno al famigerato muro con il Messico o alla deportazione di milioni di immigrati illegali, né all'abolizione della 'odiata' Obamacare. Tutti pilastri della campagna di Trump. Via invece alla 'rottamazione' dei grandi accordi commerciali come il Nafta o il Trans-Pacific Partnership (Tpp), con un atto già nel giorno dell'insediamento. E sì a tutto ciò che è possibile fare con decreto per dare subito una scossa all'economia e rilanciare immediatamente l'occupazione. Wall Street gradisce e i principali indici volano ai massimi di sempre. Anche perché il neo presidente ribadisce con forza la sua linea contro l'eccesso di regole sia nel settore finanziario sia in quello dell'industria energetica, due fattori che per il tycoon bloccano lo sviluppo e la creazione di posti di lavoro. Sempre più difficile dunque decifrare questo 'Trump in transition', come scrivono alcuni commentatori. Per rendersi conto della strada che verrà effettivamente imboccata dal neo presidente bisognerà aspettare qualcosa di più dettagliato e il completamento del puzzle della squadra di governo. Con l'ex generale James Mattis sempre più in pole position per il posto di segretario alla difesa, come ha confermato lo stesso Trump. Che, a proposito di nomine, ha difeso quella di Steve Bannon a suo capo stratega: "Non è un razzista, altrimenti non lo avrei scelto". Per altri annunci, alla vigilia della festa del Ringraziamento, quasi certamente bisognerà aspettare il ritorno di Trump dalla pausa di due giorni in Florida, nel suo mega resort di Mar-a-Lago, a Palm Beach. Nelle ultime ore si registra però un'escalation dello scontro tra il tycoon e i principali media americani, accusati di essere "bugiardi e disonesti" per come hanno seguito la campagna elettorale e come hanno tentato in tutti i modi - secondo Trump - di intralciare la sua corsa verso la Casa Bianca. Incontrando i big dell'informazione televisiva (Cnn, Abc, Cbs, Fox, Nbc) il presidente eletto si è scagliato contro molti di loro: "Era come stare davanti a un plotone di esecuzione", hanno raccontato alcuni testimoni increduli. Trump ha poi rincarato la dose su Twitter, definendo i giornali che continuano ad attaccarlo sul conflitto di interessi "corrotti". Salvo poi incontrare editori e giornalisti del New York Times in un tentativo di disgelo dei rapporti. Non aiuta però a rasserenare il clima l'ultimo affondo del Washington Post, già nella 'lista nera' di Trump per il famigerato video sessista che ha rischiato di affondare il tycoon a poche settimane dal voto. Secondo il quotidiano, dalla dichiarazione fiscale presentata all'Irs (l'agenzia del fisco) nel 2015 emergerebbe come Trump abbia usato le risorse della fondazione benefica di famiglia per scopi o interessi personali, violando così la legge.

Corte costituzionale ko riforma PA

[Beati coloro che si adoperano per la pace, perché essi saranno chiamati figli di Dio. Matteo 5:9] Via libera definivo dal Consiglio dei ministri a cinque decreti attuativi della riforma Madia, tra cui spicca quello sulla dirigenza. Nel pacchetto anche il riordino delle camere di commercio, dei servizi pubblici locali, gli enti di ricerca e il provvedimento di semplificazione Scia Bis. Un incremento medio pro capite di 85 euro è invece la cifra indicata dalla ministra della pubblica amministrazione, Marianna Madia, come riferimento per il rinnovo dei contratti nel pubblico impiego, secondo quanto si apprende dopo l'incontro con Cgil, Cisl e Uil per mettere a punto l'intesa per lo sblocco della contrattazione. Ora, ha spiegato il ministro nel corso del tavolo con i sindacati, si intende andare avanti ad oltranza per mettere a punto l'accordo che tracci la strada per lo sblocco della contrattazione nel pubblico impiego. L'intenzione della ministra è di convocare i leader dei tre sindacati.
I dirigenti di prima fascia in servizio alla data di entrata in vigore della riforma dello Stato hanno diritto "fino ad esaurimento" ad "un incarico dirigenziale di livello generale". È quanto si legge nella bozza del decreto di riforma della dirigenza pubblica, in attesa di essere esaminata in Cdm. I dirigenti di prima fascia non titolari di uffici dirigenziali, su richiesta dei vertici dell'amministrazione, svolgono funzioni ispettive, di studio o consulenza.    "Al fine di assicurare una graduale attivazione del sistema della dirigenza pubblica", in fase di "prima applicazione", nei "diciotto mesi successivi alla definizione dei criteri generali" per il conferimento degli incarichi ciascuna amministrazione pesca dal proprio ruolo, aprendo agli altri una quota non superiore al 15%, si legge ancora nella bozza. Anche se al 4 dicembre, data del voto sul Referendum costituzionale, mancano ancora diverse settimane, da molti mesi è guerra aperta tra chi dice No e chi dice Sì alla riforma targata Renzi-Boschi che riscrive un'ampia porzione della seconda parte della Costituzione. La Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità della riforma Madia sulla P.A. nella parte in cui prevede che l'attuazione della stessa, attraverso i decreti legislativi, possa avvenire con il semplice parere della Conferenza Stato-Regioni o Unificata. Secondo la Consulta, che si è pronunciata dopo un ricorso della Regione Veneto, è invece necessaria la previa intesa. La pronuncia di legittimità riguarda le norme relative alla dirigenza, partecipate, servizi pubblici locali e pubblico impiego.

PIROMANI IN ISRAELE

[Non darmi ne povertà ne ricchezza, cibami del pane che mi è necessario. Proverbi 30:8] La polizia israeliana ha annunciato che possono rientrare nelle loro case tutte le persone a cui era stato ordinato di lasciare le abitazioni a causa degli incendi. Secondo stime dei media le persone coinvolte sono state circa 80mila. Al quarto giorno di incendi in Israele, le fiamme hanno raggiunto le colline di Beit Meir a dieci chilometri circa da Gerusalemme, mentre a Haifa la situazione - complice una diminuzione del vento - sembra essere sotto controllo. Ma i pompieri consigliamo alla gente di non tornare per il momento a casa. Intanto la polizia e le forze di sicurezza hanno fatto sapere di aver fermato circa 12 persone, in gran parte palestinesi dei Territori, nel sospetto di aver contribuito alle fiamme o di aver istigato agli incendi sul web. D'altro lato, i vigili del fuoco della città palestinese di Jenin, nel nord della Cisgiordania, hanno raggiunto Haifa per dare una mano ai loro colleghi israeliani. All'opera di spegnimento degli incendi concorrono gli aerei inviati da Cipro, Italia, Grecia, Croazia, Russia, Stati Uniti e Francia. Sono oltre 80mila le persone persone fuori casa. Il premier Benyamin Netanyahu ha ammonito che "l'incendio doloso è terrorismo, e come tale sarà trattato". Dalle zone centrali del paese intorno a Gerusalemme, a Modiin, passando per Zichron Yaakov a nord di Tel Aviv fino ad Haifa è un'immensa colonna di fumo con trasporti interrotti, case abbandonate, scuole e asili chiusi, strade sbarrate, prigioni svuotate e, secondo alcune stime, con oltre 100 persone costrette alle cure del pronto soccorso. Ad ora non sono segnalate vittime: un fatto rivendicato da Netanyahu con la prontezza e l'abilità degli interventi. Non sono pochi a parlare di miracolo, vista l'ampiezza dei fuochi. Lo Stato ebraico ha denunciato la campagna di soddisfazione per la situazione apparsa sui siti arabi dove - come ha segnalato l'ufficio del primo ministro - si inneggia all'incendio e uno degli hashtag più diffusi è 'Israele brucia'. Un insolito scambio di vedute fra palestinesi e un generale israeliano circa la situazione politica nei Territori ha avuto luogo mediante una pagina Facebook. Il generale Yoav Mordechai, coordinatore delle attività israeliane nei Territori, ha raccolto le domande provenienti dalla Cisgiordania e da Gaza e ha risposto in arabo. La maggior parte delle domande, riferisce il sito Ynet, facevano riferimento a questioni di carattere pratico, fra cui le modalità di ingresso in Israele. Ma qualcuno ha anche voluto verificare con il generale se almeno lui fosse in grado di prevedere quando dovrebbe terminare la occupazione militare israeliana. L'ufficiale ha risposto che "con una mano sola non si può applaudire" lasciando cioè intendere che Israele avverte la mancanza di un adeguato partner palestinese. Da Gaza Hamas ha messo in guardia dal fare riferimento alla pagina Facebook del gen. Mordechai la cui finalità, ha avvertito, sono di propaganda e di intelligence. Israele "condanna" il provvedimento annunciato ieri dalle autorità francesi che impone di apporre etichette particolari per le derrate alimentari provenienti da Golan, Cisgiordania e Gerusalemme Est, ossia da Territori situati oltre le linee armistiziali in vigore fino alla guerra dei sei giorni (giugno 1967). Quel provvedimento, è stato spiegato in Francia, è legato alle istruzioni pubblicate dall'Ue nel novembre 2015. "C'è da rammaricarsi - ha commentato il portavoce del ministero degli esteri Emmanuel Nachshon - che proprio la Francia, che pure ha adottato una legge contro i boicottaggi, adotti provvedimenti del genere che potrebbero essere interpretati come un sostegno agli elementi radicali e al movimento per il boicottaggio di Israele". "Lascia inoltre stupiti e contrariati - ha aggiunto - il fatto che la Francia applichi un doppio-standard nei confronti proprio di Israele, ignorando invece 200 altri conflitti territoriali in corso nel mondo".

venerdì 25 novembre 2016

Etihad in crisi

[A colui che è fermo nei suoi sentimenti tu conservi la pace, la pace, perché in te confida. Issai 23:3] È stato rinviato a data da definirsi il CdA di Alitalia che si sarebbe dovuto riunire mercoledì  per esaminare le linee generali dell'aggiornamento del Piano industriale della compagnia. Lo slittamento si sarebbe reso necessario sia per l'indisponibilità di alcuni membri del board, ma anche per meglio definire le varie questioni ancora aperte, dalla joint venture con Air France-Klm agli slot su Linate.    Diversi infatti i dossier ancora aperti sul tavolo, dal cui esito dipende la definizione del Piano industriale. Oltre alla joint venture con i franco-olandesi, che scade nel gennaio 2017 e sulla quale la linea resta quella già annunciata nel maggio 2015 dall'allora ad Silvano Cassano di abbandonare l'alleanza; resta da decidere cosa fare degli slot su Linate; è inoltre ancora in corso la trattativa sull'alleanza transatlantica. La nuova data del board verrà decisa la prossima settimana: il consiglio esaminerà le linee guida del Piano, mentre il varo è atteso per la metà di dicembre.    La riunione del board, secondo indiscrezioni di stampa, avrebbe dovuto approvare anche un'operazione sul patrimonio che prevede l'accollo a carico dell'azionista Etihad di 216 milioni di euro di debiti. La compagnia naviga tuttora in una perdita, bruciando 500 mila euro al giorno, e rischia di non centrare l'obiettivo di raggiungere il break even nel 2017. Secondo alcune stime non confermate  la compagnia rischia di chiudere con un rosso di 400 milioni di euro quest'anno e 500 milioni l'anno prossimo.  C'è poi la questione degli esuberi, per i quali girano numeri che oscillano da 600 a 2.000. Numeri che comunque dipendono dall'esito delle trattative aperte e dalle scelte industriali che verranno definite nel Piano. È probabile che venga deciso qualche intervento per ridurre il costo del lavoro, per rendere la compagnia più agile e snella. Sarebbe inoltre prevista la messa a terra di una decina di aerei di medio raggio e l'arrivo di nuovi velivoli per il lungo raggio. Tempi e modalità sono tutti da definire. Alcune indiscrezioni parlando anche della possibile creazione di una struttura low cost, attraverso l'attuale Cityliner, ipotesi che tuttavia non sembra essere facilmente realizzabile.  Alitalia perde ancora molti soldi, 500mila euro al giorno e per questo ha bisogno di una svolta. Se ne parlerà solo dopo il referendum del 4 dicembre. Nelle opzioni per il piano industriale sono contemplati due modelli operativi, come se la compagnia venisse divisa in due parti. Il punto chiave è l'adozione di una struttura vicina alle low cost. Ci sarebbe un modello low cost più spinto per il breve e medio raggio: ridotto il personale di terra, bevande e snack a bordo solo a pagamento, abolite o ridotte le sale Freccialata. Anche per il lungo raggio si adotterebbe una struttura low cost. Insomma si sta studiando un piano che non si preannuncia tenero verso i 13.000 lavoratori e per questo i sindacati sono sul piede di guerra e pronti a respingere la trasformazione di Alitalia Cityliner in un braccio low cost sul breve medio raggio. Al momento sembrano certi alcuni interventi per alleggerire il costo del lavoro: secondo Repubblica si pensa di rivedere i contratti in scadenza di piloti e assistenti di volo dando di fatto una sforbiciata ai passaggi di carriera e quindi ai moltiplicatori di stipendio per i comandanti e gli ufficiali con una maggiore anzianità di servizio. La revisione dei contratti è comunque l’anticamera della creazione di un vero e proprio marchio alternativo a Rayanair e Easy-Jet e al potenziamento dei voli di lungo raggio. Il piano che si sta delineando prevede infatti la messa a terra di 13 aerei di medio raggio e l’arrivo di almeno 4 da utilizzare sull’intercontinentale. Cityliner, la linea regionale di Alitalia, è destinata a offrire un servizio più economico e vicino agli standard del lowcost. Ma ci sono delle difficoltà: il contratto Cityliner prevede che gli aerei utilizzati per applicare le tariffe più vantaggiose, non pesino oltre le 52 tonnellate e quindi- in mancanza di una revisione di questa postilla  - non sarà possibile un passaggio dei voli Alitalia in Cityliner dei voli di breve e medio raggio operati con velivoli più pesanti. L’idea comunque è sempre quella di comprimere  il costo del lavoro e ridurre i collegamenti sulla rete italiana. La crisi dell’Alitalia sembra non avere mai fine e  i numeri, del resto, parlano chiaro. A distanza di due anni dall’arrivo degli arabi nel capitale di Alitalia Sai, la compagnia aerea brucia ancora soldi. La società, controllata al 49% da Etihad e al 51% da i soci italiani di Midco, ha chiuso il 2015 con un rosso di 199 milioni di euro e il patrimonio del gruppo si è ridotto di 532 milioni a 122 milioni di euro, mentre a livello di capogruppo la perdita è stata di 408 milioni e il patrimonio è arrivato a quota 52 milioni. Il governo al momento non ha trovato niente di meglio che offrire alle compagnie aeree un contentino facendo saltare con la legge di Bilancio l’aumento sulla tassa d’imbarco degli aerei. Una magra consolazione per l’ex monopolista nazionale che ancora trasporta circa 25 milioni di passeggeri. Un vantaggio in più per Ryanair che è riuscita a strappare alla ex compagnia di bandiera il primato italiano di principale vettore del Paese con 29,5 milioni di passeggeri. La flotta Alitalia vanta una flotta 122 aerei, che raggiungono 97 destinazioni con 4.400 voli settimanali.  I Boeing B777 e gli Airbus A330, 24 in tutto della flotta di lungo raggio, dispongono di una configurazione con tre classi di viaggio: la Business class, la Premium Ecomomy e l'Economy. La flotta composta da 78 veivoli,  di medio raggio è incentrata sulla famiglia Airbus, con i modelli A321, A320 e A319. Per la flotta regional, 20 aerei, Alitalia ha scelto gli Embraer E190 e E175, aerei di fabbricazione brasiliana. Doccia fredda dei soci italiani di Alitalia su nuovi fondi. Secondo le indiscrezioni, Unicredit e Intesa Sanpaolo non avrebbero alcuna intenzione di aprire ancora il portafoglio per far fronte alle nuove difficoltà della compagnia. E del resto gli accordi dell'agosto 2014 con Etihad non lo prevedono. Inoltre, qualche settimana fa, in un incontro con i vertici del vettore, i rappresentanti delle due banche sarebbero stati espliciti: l'ultimo sacrificio è stata la ristrutturazione di 995 mln (a spese delle banche azioniste attraverso Cai) che ha permesso a Etihad di salire a bordo pagando il valore esatto dell'azienda in quel momento.

giovedì 24 novembre 2016

I muscoli di Vladimir

[Gli abili guerrieri dell’antichità agivano innanzitutto in modo da non poter essere vinti, e attendevano il momento in cui poter vincere il nemico. L’arte della guerra] La Russia ha schierato missili anti-navi Bastion nella sua enclave baltica di Kaliningrad, che confina con i Paesi Nato di Polonia e Lituania: lo riporta l'agenzia Interfax. I missili Bastion hanno fatto il loro debutto in un teatro di guerra all'inizio di questo mese in Siria e la decisione di schierarli giunge in un momento di tensione dei rapporti tra la Russia e l'occidente. La popolarità di Donald Trump dopo l'elezione a presidente degli Stati Uniti è in ascesa. Secondo un sondaggio di Politico/Morning Consult è salita al 46%, nove punti in più rispetto a prima dell'Election Day. "Per quanto riguarda il presidente-eletto Donald Trump, tutti noi siamo al corrente dell'enorme differenza che c'è fra la retorica elettorale e la politica reale, e questo avviene praticamente in ogni paese". Così Vladimir Putin parlando ai giornalisti al termine del vertice Apec. Lo riporta Interfax. "Per quanto riguarda le dichiarazioni di Trump a proposito del fatto che vorrebbe riportare le imprese industriali negli Stati Uniti e creare posti di lavoro nel suo paese d'origine, che cosa c'è di male in questo?", ha aggiunto Putin. "Gli Stati Uniti sono una delle principali economie del mondo e il benessere dell'economia globale dipende in misura sostanziale dallo sviluppo degli Usa e dal modo in cui riusciranno a risolvere i problemi odierni, primo fra tutti quello del debito sovrano", ha concluso il presidente russo. "La minaccia reale della sicurezza oggi non è la Russia" ma tra le altre "l'imminente collocamento in Lettonia, Lituania, Estonia e Polonia, di unità di combattimento delle forze armate della NATO, che costituiscono la spina dorsale delle forze armate statunitensi". Lo ha detto il portavoce del ministero della Difesa generale maggiore Igor Konashenkov, secondo quanto si apprende. Il ministero della Difesa russo ha risposto a una dichiarazione del rappresentante ufficiale del Dipartimento di Stato americano, John Kirby, che ha definito la presenza di sistemi missilistici anti-aerei S-400 e complessi missilistici operativa-tattici Iskander nella enclave di Kaliningrad "una minaccia per la sicurezza europea". Konashenkov ha detto che per "l'ex contrammiraglio della marina statunitense e ora un portavoce del Dipartimento di Stato, non sarebbe male sapere che la regione di Kaliningrad è parte integrante della Federazione Russa". Aggiungendo che "la sicurezza dello Stato russo è prerogativa solo della leadership del nostro paese. Pertanto, tutti i reclami e suggerimenti su dove, quando, cosa e come fare sul nostro territorio" è meglio che Kirby "li tenga per sè" secondo il generale. E poi il generale non ha rinunciato al suo affondo, ormai quasi d'obbligo nella dialettica accesa tra Russia e Usa: "la minaccia reale per sicurezza oggi non è la Russia ma la saturazione degli armamenti e di militari di origine non europea". Per poi citare le dislocazioni in Polonia e Romania e "l'imminente collocamento in Lettonia, Lituania, Estonia e Polonia, delle unità di combattimento delle forze armate della NATO, che costituiscono la spina dorsale delle forze armate statunitensi". Vladimir Putin non ha ancora in agenda un incontro con Donald Trump, ma i due hanno "concordato che sarebbe una buona idea organizzare un meeting" tra i propri staff, probabilmente subito dopo la formazione della nuova squadra presidenziale: lo ha dichiarato lo stesso leader del Cremlino a margine del vertice Apec di Lima, dove ha confermato un cauto ottimismo sulle prospettive delle relazioni russo-americane dopo l'elezione del miliardario alla Casa Bianca. "Il presidente eletto ha confermato il suo intento di normalizzare i rapporti Usa-Russia", ha detto Putin a margine del summit dell'area pacifica, dove ha brevemente incontrato anche Barack Obama. "Abbiamo concordato che, malgrado il dialogo tra di noi non sia stato sempre facile e malgrado sia stato complicato lavorare assieme, entrambi abbiamo rispettato le posizioni dell'altro". Il presidente russo ha anche lanciato un invito aperto al collega che sta lasciando la Casa Bianca, per recarsi in Russia "quando vorrà, se vorrà. Saremmo lieti di rivederlo". Alle parole del presidente russo sono seguite stamattina presto dichiarazioni con toni simili da parte della diplomazia moscovita, che ha aggiunto dei possibili contenuti al programma del grande disgelo che potrebbe concretizzarsi con Trump. "Le attività antiterrorismo erano e saranno tra le assolute priorità nella cooperazione con gli Usa. Allo stesso tempo il lungo periodo di raffreddamento nelle relazioni bilaterali ha certamente avuto un impatto e non è cosa che si risolve in un giorno. Indipendentemente dal ritmo degli sviluppi che ci saranno una volta cambiata l'amministrazione Usa, i nostri due Paesi dovrebbero mettere in campo sforzi significativi per ripristinare la fiducia e trovare soluzioni di compromesso nella sfera dell'antiterrorismo", ha detto il direttore del dipartimento Nuove sfide e minacce del ministero degli Esteri russo, Ilya Rogachev, in un'intervista pubblicata stamane da Ria Novosti. L'embargo russo nei confronti del settore agro-alimentare straniero, introdotto per rispondere alle sanzioni dai nostri "cosiddetti partner", si è rivelato "positivo" per l'economia del Paese e dovrebbe restare in vigore "il più a lungo possibile". Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin citato da Interfax. Putin ha spiegato che grazie all'embargo ci sono prodotti migliori e più a buon mercato e che dunque è "negli interessi dei consumatori". Mentre in Ue cresce la preoccupazione per un possibile tentativo russo di influenzare le elezioni negli Stati membri (l'ultima a parlarne è stata la cancelliera tedesca Angela Merkel), a Bruxelles è al lavoro una task force "per contrastare la propaganda, con la correzione di equivoci e di cattive interpretazioni, e con la promozione degli aspetti positivi del lavoro dell'Unione". Ne parla la portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna Maja Kocjancic, rispondendo ad alcune domande. Ma la pressione della propaganda sull'Unione europea da parte della Russia e di gruppi terroristi islamici "sta crescendo" quindi preoccupa anche il Parlamento Europeo che ha approvata una Risoluzione nella quale si sottolinea che il Cremlino starebbe "finanziando partiti e altre organizzazioni all'interno dell'Ue" e condanna il supporto russo a forze antieuropee.  Non si fa attendere la risposta di Putin che tuona: l'approvazione da parte del Parlamento Ue di una risoluzione per contrastare "la propaganda di paesi terzi", compresa ovviamente quella russa, "significa che siamo testimoni di un degrado politico della democrazia nei paesi occidentali": lo ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin, citato dalla Tass. A chi chiede se Bruxelles abbia sollevato o intenda sollevare con Mosca, al livello politico, le preoccupazioni sul tentativo di influenzare le elezioni nei Paesi Ue, compreso il referendum del 4 dicembre in Italia, Kocjancic risponde: "Il lavoro che viene fatto dalla task force non è invisibile. Le autorità russe ne sono consapevoli". Ma "non voglio speculare se la questione sia stata o sarà sollevata" con Mosca - aggiunge -. Comunque, avverte "è una questione che è stata affrontata in modo molto serio ed il mandato del Consiglio europeo, è alla base del lavoro che la task force sta facendo, da oltre un anno".
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Verso il caos?

[Ogni persona che incontri - ed ogni cosa che fai nella vita - è un'opportunità per apprendere qualcosa. TOM CLANCY] "Dopo la Brexit e Donald Trump occorre prepararsi al ritorno di una crisi dell'eurozona. Se il primo ministro italiano Matteo Renzi dovesse perdere il referendum costituzionale del 4 dicembre mi aspetto una sequenza di eventi che metterebbe in dubbio la partecipazione dell'Italia all'eurozona". Questa è l'opinione del direttore associato del Financial Times, Wolfgang Munchau che in un commento appena pubblicato rileva che le cause di questa possibilità non hanno nulla a che vedere con il referendum in quanto tale. Ma con la performance economica dell'Italia che a partire dal 1999, anno di adozione dell'euro, ha visto la sua produttività totale dei fattori calare del 5% laddove in Paesi come Francia e Germania è aumentata del 10%. Solo un cambio di rotta, in tempo della Germania, con un'accettazione di un percorso verso un'unione economica e politica piena, potrebbe evitare tali rischi. Una eventuale vittoria del no al referendum potrebbe dunque avere conseguenze distruttive sulla moneta unica. "Se Renzi dovesse perdere - prosegue Munchau - ha detto che si dimetterà, portando al caos politico. Gli investitori potrebbero concludere che il gioco è finito. E il 5 dicembre l'Europa potrebbe svegliarsi con un'immediata minaccia di disintegrazione". Lo stesso discorso viene svolto con riferimento alla possibile vittoria di Marine Le Pen alle prossime elezioni presidenziali che "non è più un rischio remoto...Se la signora Le Pen dovesse diventare presidente - prosegue Munchau - ha già detto che terrà un referendum sul futuro della Francia nella Ue. E se tale referendum portasse alla 'Frexit', la Ue sarebbe finita il mattino successivo e così l'euro".

De Luca imita Crozza

[Signore, egli puzza già, perché siamo al quarto giorno. Giovanni 11:39] "La Commissione Antimafia all'unanimità, mi ha incaricato di richiedere preventivamente informazioni urgenti alla Procura della Repubblica di Napoli in merito a eventuali indagini in corso, agli atti e ai documenti acquisiti e alla posizione dei soggetti coinvolti, per verificare i presupposti per l'avvio di una inchiesta da parte della nostra Commissione, che naturalmente sono legati al tema mafia. Abbiamo sempre agito così per avviare le nostre inchieste e useremo lo stesso metodo". Così la presidente dell'Antimafia Rosy Bindi, sulla vicenda De Luca. Bindi ha chiarito, in apertura della seduta odierna della Commissione, che la richiesta è arrivata durante l'ufficio di presidenza da parte dei gruppi Gal, Fi, Lega, Sinistra italiana, M5S, in merito all'avvio di una inchiesta sulla vicenda dell'incontro del Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, con esponenti della politica locale della stessa regione.
"Apprendiamo della richiesta avanzata dalla Commissione Antimafia. Ci rende curiosi conoscere l'iter previsto sul reato di battuta e come evolverà la crociata del calamaro". Così, in una nota, il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, commenta la richiesta da parte della Commissione Antimafia alla Procura di Napoli di documenti per verificare i presupposti per l'avvio di una inchiesta sulla vicenda De Luca. Dalla Procura di Napoli sulla vicenda De Luca "non abbiamo ricevuto nulla, perché abbiamo formulato la richiesta ieri, ma penso che una risposta arriverà presto". "Noi possiamo prendere in esame questo caso solo se ci sono profili che attengono al tema della mafia. Se non ci sono, questo non sarà oggetto di un'inchiesta da parte della nostra commissione che ha un compito preciso".  Lo ha detto la presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi, interpellata a margine di un'iniziativa sulla tutela dei giornalisti. Avete appurato se è stato realmente aperto un fascicolo, anche a carico di ignoti?, le è stato chiesto. "Non lo so, noi ci siamo comportati come sempre quando qualche componente della commissione, e ancor più se la richiesta è all'unanimità, chiede di fare una verifica. Il primo atto è quello di chiedere informazioni alla procura competente. Qui la richiesta è stata di tutte le forze politiche e abbiamo chiesto informazioni alla procura di Napoli per sapere se ha aperto un'inchiesta". Il consigliere regionale del M5s Valeria Ciarambino si è recata negli uffici del tribunale di Napoli per presentare un esposto nei confronti del governatore campano Vincenzo De Luca. Al centro dell'iniziativa c'è la riunione a porte chiuse di qualche giorno fa in cui De Luca invita 300 sindaci campani a procurare voti in favore del sì al referendum costituzionale. "L'esposto - ha detto Ciarambino entrando in procura - si riferisce ai 26 minuti di audio della riunione in cui De Luca esalta il sistema clientelare".

GRILLOPOLI

[Quando lasciò la folla ed entrò in casa, i suoi discepoli gli chiesero di spiegare quella parabola. Marco 7:17] Come a Palermo, anche a Bologna ci sono degli indagati per presunte irregolarità nella raccolta firme a sostegno del Movimento 5 Stelle: l'inchiesta ipotizza a carico di quattro persone la violazione di un articolo della legge elettorale in occasione delle Regionali 2014, un fascicolo nato da un esposto di due militanti. Tra i quattro indagati c'è anche Marco Piazza, vicepresidente del Consiglio comunale. Ai quattro indagati è contestata la violazione dell'articolo 90 comma 2 del Dpr 570 del 1960. Piazza sarebbe chiamato in causa in qualità di 'certificatore', insieme ad un suo collaboratore e ad altre due persone. Tra le contestazioni, nel fascicolo del Pm Michela Guidi che ha coordinato le indagini dei Carabinieri di Vergato, c'è quella di aver autenticato firme non apposte in loro presenza oppure in luogo diverso rispetto al requisito di territorialità, oppure in mancanza della qualità del pubblico ufficiale. Intanto sono partiti i primi inviti a comparire per alcuni indagati a Palermo, in questo caso per presunte firme false M5s alle comunali del 2012. Secondo indiscrezioni una serie di indagati avrebbe concordato con i Pm la data dell'interrogatorio prima ancora dell'invito a comparire. L'atto rappresenta anche l'avviso di garanzia per il reato previsto dal testo unico sugli enti locali. Sono dieci gli indagati dalla Procura di Palermo per le firme false per la presentazione delle liste dei Cinque Stelle alle comunali del 2012. Si tratta dei deputati nazionali Riccardo Nuti e Claudia Mannino, i parlamentari regionali siciliani Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca, gli attivisti Samanta Busalacchi, Giuseppe Ippolito, Stefano Paradiso e Francesco Menallo, il cancelliere del tribunale Giovanni Scarpello e un decimo esponente che avrebbe avuto un ruolo minore nella vicenda. Grillo, chi sbaglia via - "Venerdì verrà votato online il collegio dei probiviri, organo di garanzia del Movimento 5 Stelle previsto dal regolamento approvato online dalla stragrande maggioranza degli iscritti, che ha facoltà di disporre la sospensione cautelare dell'iscritto. Nel MoVimento chi sbaglia va via, senza sconti". Lo annuncia il M5S in un post sul blog di Beppe Grillo. "Siamo gli unici a farlo. Negli altri partiti, su tutti il Pd, le falsità, le condanne, gli sprechi sono la chiave per fare carriera politica", si legge. Vanno verso l'autosospensione gran parte degli esponenti M5S che risultano indagati nell'ambito dell'inchieste sulle firme false di Palermo e su quelle irregolari di Bologna. È quanto si apprende da fonti vicine ai vertici M5S che sottolineano come, per quanto riguarda il caso bolognese, il vicepresidente del Consiglio comunale Marco Piazza ha già dato la sua disponibilità ad autosospendersi. A breve, si spiega, ci sarà un colloquio tra lo stesso Piazza e il garante delle regole del M5S Beppe Grillo.     "Quattro indagati per le firme false a Bologna, sommati con quelli di Palermo sono dodici. Allora è un metodo, si chiama Grillopoli", dice in un tweet la vice capogruppo del PD alla Camera Alessia Morani.  "Questa è l'ennesima conferma che nel M5S la trasparenza è soltanto una parola priva di significato, usata solo a fini di propaganda. I dipendenti della Casaleggio Associati non hanno nessuna credibilità quando parlano di rispetto delle regole e di difesa della democrazia in quanto violano, ripetutamente, le regole più elementari che ne sono alla base", ha detto Marco Di Maio dell'ufficio di presidenza del gruppo Pd alla Camera.

mercoledì 23 novembre 2016

25/11 sciopero,non solo,Fs

[La mia vita non è nelle mani di Dio finché io ho un'arma nelle mie.
TOM CLANCY]  Ferrovie dello Stato Italiane comunica in una nota che alcune sigle sindacali autonome hanno proclamato uno sciopero del personale del Gruppo FS dalla mezzanotte alle 21.00 di venerdì 25 novembre 2016. Manca poco allo #sciopero generale del 25 novembre 2016, che causerà profondi disagi nel trasporto dei treni, mezzi pubblici e aerei nella giornata di venerdì. Un caos a livello nazionale che interesserà diverse società e aziende del trasporto pubblico, come ad esempio Trenitalia, Trenord, Atac e Alitalia. Di seguito vi elencheremo tutte le agitazioni previste sul territorio italiano tra due giorni, partendo dal settore ferroviario fino a concludere con quello aereo, in modo da offrire una panoramica completa. Per quanto riguarda lo sciopero dei treni del 25 novembre, esso coinvolgerà il personale di Trenitalia, Trenord e NTV. La durata della protesta sarà di 21 ore. Avrà inizio dalla mezzanotte di venerdì (notte compresa tra giovedì 24 e venerdì 25) fino alle ore 21.00 dello stesso giorno. Sul sito trenitalia.com è possibile leggere l'avviso riguardante l'adesione del personale Gruppo FS italiane, con le modifiche alla circolazione e i treni garantiti. Le frecce, si sottolinea, circoleranno regolarmente. Trenord ricorda le fasce di garanzia, dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21. Rimanendo nel settore ferroviario, indichiamo lo sciopero del personale Trenitalia divisione cargo regione Emilia Romagna, della durata di 8 ore, dalle 9 alle 17. L'agitazione è stata proclamata lo scorso 14 novembre. I sindacati dietro la protesta sono Federazione SGB, Osr Filt, Fit, Uilt, Ugl-Af e Fast. Per maggiori indicazioni su eventuali modifiche vi consigliamo di tenervi aggiornati attraverso il profilo Twitter @fsnews_it. Entrando nello specifico del settore del trasporto pubblico, si segnala lo sciopero di Atac a Roma del 25 novembre, sempre collegato alla vertenza nazionale (l'ultimo 10 giorni fa). La durata è di 24 ore. Sempre nella capitale si segnala lo stop dei dipendenti dell'azienda Tpl, in questo caso per 4 ore, dalle 8.30 alle 12.30. C'è anche lo sciopero Atm a Milano, nel dettaglio ad incrociare le braccia sarà il personale della società Autoguidovie della città lombarda, per un totale di 4 ore, dalle 11 alle 15. Lo sciopero dei mezzi pubblici di venerdì 25 novembre si estende anche ad altre regioni italiane. In Piemonte tutto il personale osserverà 4 ore di stop secondo varie modalità. A livello locale, a Torino, stop di 24 ore dei dipendenti di Ca Nova. Dalle 10 alle 14 incrocia le braccia il personale Asf Autolinee di Como. A Bergamo aderisce allo sciopero Sab Autoservizi (24h). Di 24 ore anche lo sciopero del personale Sad della città di Bolzano, in Trentino Alto Adige. E ancora, disagi previsti a Venezia e Treviso per l'agitazione del personale delle società Atvo e Mom. In tema di trasporto pubblico locale, il calendario degli scioperi prevede agitazioni al Sud Italia, nello specifico nella provincia di Cosenza, dove ad aderire all'agitazione nazionale sono i dipendenti di Fata Autolinee, Zanfini Tours di Acri ed infine Consorzio Autolinee di Cosenza. Per ulteriori aggiornamenti su eventuali modifiche agli orari e alla circolazione dei mezzi, potete consultare i siti ufficiali delle società coinvolte. Anche il settore aereo è coinvolto nello sciopero generale di venerdì 25 novembre. Il personale del Gruppo Alitalia-Sai si asterrà dal lavoro per 4 ore, dalle 13 alle 17. Ad incrociare le braccia sarà anche il personale sicurezza e vigilanza della società Sea Aeroporto di Milano Malpensa, sempre per 4 ore, dalle 13 alle 17. Disagi infine all'aeroporto Torino Caselle per l'agitazione del personale della società Aviapartner.

Al via battaglia per Calexit

[Nessuno ha amore più grande di questo:dare la propria vita per i suoi amici. Giovanni 15:13] I sostenitori del movimento per l'indipendenza della California, la cosiddetta Calexit, hanno compiuto il primo passo verso la secessione dagli Usa, presentando la proposta di referendum all'ufficio del segretario alla giustizia dello stato. L'idea nata nel 2014, ma ha preso nuovo slancio dopo l'elezione di Trump alla Casa Bianca. Il gruppo 'Yes California Independence Campaign' ha introdotto un documento intitolato 'Calexit: The California Independence Plebiscite of 2019', e la speranza di andare alle urne nel 2019 per decidere con un referendum se lo stato deve uscire dall'Unione. Prima di allora, però, il piano deve raccogliere mezzo milione di firme affinché il referendum compaia sulla scheda elettorale nel novembre 2018. Secondo la proposta del gruppo, il Golden State uscirà dagli Usa se il 50% degli elettori si recheranno alle urne e almeno il 55% di loro sosterrà la Calexit. In tal caso, chiederebbero che la "nuova Repubblica indipendente della California" possa aderire alle Nazioni Unite.

martedì 22 novembre 2016

Titanic Gesap

[Le occasioni si moltiplicano quando le cogli. Sun Tzu L’arte della guerra] L'incontro che si è svolto ieri a Punta Raisi alla presenza di Ambrogio (il presidente) e dell'ad  della Gesap con i massimi rappresentanti sindacali aeroportuali, e non solo, ha avuto momenti di tensione ma, anche, non sono mancati momenti di irresistibile umorismo. All'inizio il rappresentante della Uil, che addirittura veniva da Palermo, aveva scambiato la Gesap come se stesse parlando delle problematiche gh, insomma non aveva capito una beata minchia. I sindacati, non tutti, che avevano chiesto le dimissioni di Mistretta non sono ritornati all'attacco davanti all'ad, segno, sicuramente, di molto coraggio. E mentre la nave Gesap rischia di incagliarsi i sindacati e i vertici della Gesap il 28 di questo mese si incontreranno per discutere di riorganizzazione del lavoro e vari automatismi non concessi. Insomma si continua a  festeggiare malgrado la nave imbarca acqua. Il 5/12 assemblea dei soci che dovranno relazionare sullo stato delle cose, se hanno trovato i 44 milioni richiesti dall'Enac. Inoltre il Cda  incontrerà, a seguire, ancora i sindacati. Al momento ci sono 5 banche pronte a versare i soldi, ma per quale motivo ancora non l'hanno fatto? Molti hanno dimenticato che da luglio l'Enac sollecita il gestore su questo specifico argomento. Infine Orlando vorrebbe denunciare l'Enac perché con questo suo intervento avrebbe fatto svalutare il valore della Gesap, anche la Sac ha fatto questo ma senza nessun risultato. In fin dei conti l'Enac ha questa funzione di controllore. Non si capisce per quale motivo la magistratura dovrebbe dare seguito alla denuncia presentata da Leoluca contro l'Enac?

Domani Lufthansa non vola

[Colui che capisce quando è il momento di combattere e quando non lo è, sarà vittorioso. Citazioni l’arte della guerra] Lufthansa, a causa dello sciopero del sindacato piloti, ha annunciato per domani la cancellazione di 876 dei circa 3.000 voli quotidiani con ripercussioni per "circa 100.000 passeggeri". In una nota la compagnia aerea tedesca precisa che i voli intercontinentali cancellati saranno 51 e invita i viaggiatori ad informarsi sullo stato del proprio volo sul sito della compagnia. I voli potranno essere nuovamente prenotati oppure cancellati senza costi aggiuntivi.

domenica 20 novembre 2016

M5s come gli altri?

[Poi d'improvviso mi sciolse le mani/ e le mie braccia divennero ali/ quando mi chiese: "conosci l'estate?"/ Io, per un giorno, per un momento/ corsi a vedere il colore del vento... Fabrizio De Andre]  Un attivista del Movimento 5 Stelle starebbe raccontando ai magistrati palermitani particolari sulla vicenda delle firme false per la presentazione delle liste per le elezioni comunali del 2012 a Palermo depositate in tribunale e oggetto di un'indagine in procura. Il testimone, secondo quanto si apprende da fonti qualificate, avrebbe partecipato alla riproduzione delle false sottoscrizioni e starebbe facendo il nome degli altri attivisti coinvolti. I Pm palermitani che indagano sul caso, sollevato dalle rivelazioni in tv di un attivista, avrebbero sentito come persone informata sui fatti, i parlamentari Giulia Di Vita., Andrea Cecconi, Chiara Di Benedetto e Loredana Lupo. Il testimone, che confermerebbe la storia raccontata dall'attivista in tv, si sarebbe autoaccusato e avrebbe confermato che, accortosi  di un errore formale nelle indicazioni relative a uno dei sottoscrittori della lista, alcuni cinque stelle avrebbero apportato la correzione e ricopiato centinaia di firme dalle originali raccolte.  I deputati regionali siciliani del M5S Giampiero Trizzino, Giancarlo Cancelleri, Gianina Ciancio e Stefano Zito sono stati sentiti dal procuratore aggiunto Dino Petralia e dal pm Claudia Ferrari nell'ambito dell'inchiesta sulle firme false per la presentazione delle liste del M5S per le elezioni comunali del 2012. I parlamentari hanno riferito ai magistrati quanto appresero dalla collega Claudia La Rocca che, dopo la puntata de Le Iene in cui si denunciava il fatto, rivelò ai colleghi dell'Ars di aver copiato le sottoscrizioni, visto che le originali erano inutilizzabili per un errore di compilazione, facendo il nome degli altri attivisti coinvolti nella vicenda, tra i quali Claudia Mannino e Samantha Busalacchi. La La Rocca disse agli altri parlamentari che aveva deciso di parlare con i pm e raccontare loro tutto. Scelta che, dopo di lei, secondo indiscrezioni, avrebbe fatto almeno un altro attivista. La Rocca, rea confessa, è tra gli indagati. Beppe Grillo è stato informato della presunta falsificazione delle firme a Palermo, per le comunali di quattro anni fa, una decina di giorni fa, prima che i tre attivisti, tra cui la deputata regionale Claudia La Rocca, collaborassero con la Procura che indaga sul caso, ammettendo che quelle firme furono ricopiate. Ma fonti interne del movimento a Roma fanno sapere che non c'è mai stato alcun contatto con Claudia La Rocca e che, come già detto più volte in precedenza, la regola generale è di rivolgersi sempre alla magistratura per fare chiarezza. Ieri il deputato regionale Giancarlo Cancelleri (M5s) convocato dai pm, assieme ad altri tre parlamentari 5stelle, come persona informata dei fatti aveva detto: "Non abbiamo riferito ai vertici nazionali il racconto della La Rocca sulla vicenda delle firme false. Ci siamo limitati ad ascoltarla e ad accogliere con felicità la sua intenzione di parlare con i magistrati". Dopo Claudia La Rocca si sospende al Movimento 5stelle un altro deputato regionale, si tratta di Giorgio Ciaccio. Il parlamentare lo ha comunicato con una mail, come richiesto da Grillo nel post sul blog con il quale ha invitato a sospendersi dal movimento chi dovesse ricevere l'avviso di garanzia dalla Procura di Palermo che indaga sulle firme ricopiate e falsificate di chi aveva sottoscritto la lista per le comunali del 2012. "Un uomo fa quello che deve - nonostante le conseguenze personali, nonostante gli ostacoli e i pericoli e le pressioni - e questo è la base di tutta la moralità umana", scrive sul suo profilo Facebook Giorgio Ciaccio, citando Winston Churchill.

Paura a Punta Raisi

[L'unica differenza tra la fantasia e la realtà è che la fantasia deve avere un senso.  TOM CLANCY]  I sindacati dei lavoratori Gesap chiedono le dimissioni dell’amministratore Giuseppe Mistretta. E lo fanno con una nota congiunta. Leggendo il curriculum di quest'uomo provi imbarazzo. Banchiere, professore di economia gestionale, tecnica industriale .... e un altro professore mette in dubbio tanto sapere. È pur vero che la scuola in Italia, tranne rare eccezioni, non serve , visto i risultati, a una fava.  “Apprendiamo che l’Enac – scrivono i sindacalisti della Legea Cisal, della Filt Cgil, della Fit Cisl, della Uil Trasporti e della Ugl Ta, – ha attivato il processo di revoca della concessione quarantennale, tale notizia ha generato un fondato stato di incertezza, tra i lavoratori dell’Azienda Gesap, che fortemente allarmati vivono un momento dì grande sconforto per la tenuta della Società e conseguentemente del proprio posto dì lavoro”. I sindacati da giorni sono sul piede di guerra e hanno minacciato lo sciopero. “L’incapacità dì dare risposte chiare e prepositive è stato l’elemento portante di questa amministrazione, l’assenza di un clima di corrette relazioni sindacali come da noi precedentemente denunciato, ha contribuito alla gestione padronale della cosa pubblica, generando una miriade di contenziosi legali che certamente alimenteranno un danno non indifferente per le casse aziendali – si legge nella nota.   Adesso apprendiamo che Enac un mese addietro, aveva già scritto alla Gesap, chiedendo conto dei 44 milioni di euro che l’azienda doveva reperire per il completamente delle opere, emerge chiaramente una preoccupante superficialità nella gestione dell’Azienda tale da indurre l’ente ad aprire la procedura di revoca, procedura che potrebbe influire negativamente nella concessione del prestito che Gesap aveva chiesto alle banche”. La posizione dell'Enac non era un mistero, ma i sindacati fanno finta di non sapere. Personalmente ritengo che la privatizzazione sia una logica conseguenza, visto che il carrozzone pubblico riesce a fare solo clientelismo. Sbagliano i sindacati a chiedere le dimissioni del solo Mistretta, i colpevoli vanno ricercati nel cda che va tutto azzerato. L'incompetenza, l'approssimazione, la stupidità  ... non ha attenuanti, se poi sei anche arrogante devi andare a casa.  Per questo motivo i sindacati chiedono “a tutti gli azionisti ed al Cda dell’azienda in questione, l’immediata revoca delle deleghe e il sollevamento dai!’incarico dell’attuale Amministratore Delegato, contestualmente si richiede all’assemblea dei soci, la sostituzione dell’attuale Amministratore delegato con un tecnico di esperienza e capace, che sappia condurre l’azienda fuori dai pericolo fallimento”. Dunque non possiamo che essere fiduciosi che con il privato molte cose torneranno al loro posto: i sindacalisti a lavorare, e se ci dovesse essere la crisi attivare gli ammortizzatoti sociali, finiamola con la casta dei privilegiati del pubblico impiego (in Gesap ci sono troppi dipendenti). Comprendiamo che i sindacalisti, che vorrebbero pure che l'handling ritornasse al gestore, non hanno capito nulla, in fin dei conti se l'Italia (come la Gesap)è tecnicamente un paese fallito la  colpa è anche dei sindacati. Dunque bisognerebbe nominare un dg che possa anche svolgere i poteri dell'ad e traghettare la Gesap fuori dal pantano dell'amministrazione comunale. Un dirigente con esperienza, che ha già risanato la Sac, che può gestire la eventuale quotazione in borsa della Gesap, che ha avuto il coraggio di tagliare ogni rapporto con l'handling.

venerdì 18 novembre 2016

Tea Party alla Cia

[Niente è reale quanto un sogno. Il mondo può cambiare attorno a te, ma il tuo sogno no. Le responsabilità non debbono cancellarlo. I doveri non debbono oscurarlo. Perché il sogno è dentro di te, nessuno può portartelo via. TOM CLANCY] Il repubblicano Mike Pompeo sarà il prossimo direttore della Cia. Lo riferisce l'entourage del presidente Usa eletto Donald Trump. Il deputato del Kansas Mike Pompeo, esponente dei Tea Party, ha accettato l'incarico a capo dell'agenzia di intelligence americana, stando a fonti informate. Membro a vita della National Rifle Association, è stato tra i più convinti oppositori all'Obamacare ed è contrario alla chiusura di Guantanamo. Pompeo è inoltre noto per essere stato tra i sostenitori del programma di sorveglianza dell'Nsa rivelato da Edward Snowden. "Non vedo l'ora di smantellare questo accordo disastroso con il più grande Stato sponsor del terrorismo del mondo". È l'ultimo tweet, pubblicato meno di 24 ore fa, di Mike Pompeo, il deputato del Kansas appena designato direttore della Cia dal presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump. Il tweet rimanda ad un articolo dello stesso Pompeo al settimanale neo-con 'The Weekly Standard', intitolato 'Smantellare l'accordo con l'Iran? Facile". Il presidente eletto Donald Trump ha offerto il ruolo di consigliere per la sicurezza nazionale al generale Michael Flynn. Lo riferisce la Associated Press citando fonti ufficiali. Flynn ha collaborato in stretto contatto con Trump durante la campagna elettorale e si è occupato di temi sicurezza nazionale durante la transizione. Quello di consigliere per la sicurezza nazionale è un ruolo chiave alla Casa Bianca e per il quale non è necessaria la conferma del Senato. Le chance di un aumento dei tassi di interesse si sono rafforzate. Lo afferma il presidente della Fed, Janet Yellen, sottolineando che l'economia garantisce solo aumenti graduali dei tassi. Inoltre Yellen aggiunge: ''non vedo'' circostanze per le quali ''non potrei servire l'intero mandato alla Fed. La mia intenzione è quella di restare per i quattro anni del mandato''. Dopo la vittoria di Donald Trump alle presidenziali Usa si era manifestato un conflitto tra il nuovo inquilino della Casa Bianca e la presidente della banca centrale americana.   La riforma di Wall Street riduce le chance di una nuova crisi, sottolinea poi Yellen, difendendo la Dodd-Frank che il presidente-eletto punterebbe invece ad abolire o indebolire. La riforma di Wall Street ha aiutato le banche a a rafforzarsi. ''Non vorrei vedere le riforme delle banche decise dopo la crisi'' tornare indietro. La Fed e'  responsabile nei confronti del Congresso e ne è una creatura, afferma, ma le banche centrali andrebbero schermate dalla pressione politica.  Il presidente-eletto Donald Trump, così come molti repubblicani in Congresso, ha paventato controlli più stringenti sulla banca centrale che rischiano, secondo gli osservatori, di minacciare l'indipendenza della Fed.

Erdogan stai sereno!

[Fissa i tuoi occhi in avanti su ciò che puoi fare, non indietro su ciò che non puoi cambiare.  TOM CLANCY] Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha sostenuto ieri a Islamabad che Al Qaida e Isis "non hanno nulla a che vedere con l'Islam", e anzi "lo danneggiano", ed "è per questo che noi li combattiamo dentro il nostro Paese e fuori, come facciamo in Siria". In un discorso al Parlamento pachistano, il capo dello Stato turco ha denunciato che queste due organizzazioni "solo danneggiano la religione islamica", "torturando ed uccidendo gente innocente", pratiche che "l'Islam non ammette assolutamente". Erdogan ha quindi aggiunto che "i Paesi occidentali sostengono" Al Qaida e l'Isis, "e abbiamo le prove che questi terroristi sono appoggiati dall'Occidente". L'Occidente, ha ribadito, "fornisce armi all'Isis e anche a (Fethullah) Gulen", il magnate ed imam oppositore accusato da Erdogan di essere dietro al tentato colpo di stato del 15 luglio scorso. "Quando saremo riusciti a buttare fuori i terroristi dal mondo islamico - ha concluso - la pace ritornerà in Turchia, Pakistan ed in altre parti del mondo". "Alcuni ufficiali turchi che lavorano nella struttura di comando Nato hanno chiesto asilo nei Paesi dove stavano lavorando": lo ha detto il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, secondo quanto riporta la Bbc.  Stati Uniti, Turchia e Israele soffiano sulla brace: tutti e tre incoraggiano nuovi separatismi, fino a oggi sconosciuti, che potrebbero contribuire allo smantellamento dell’Iraq e della Siria. In pochi giorni, yazidi, cristiani e turkmeni d’Iraq hanno chiesto di disporre ciascuno di una propria regione autonoma, sul modello di quella dei curdi. Lo yazidismo è una religione che deriva dal mitraismo antico, cui appartiene una parte dei curdi d’Iraq. I turkmeni rappresentano il terzo gruppo etnico d’Iraq (dopo gli arabi e i curdi). Sono oltre 3 milioni su 34 milioni d’iracheni. La loro rivendicazione è, da un lato, certamente legata al piano che mira a respingere Daesh da Mosul verso la Siria e, soprattutto, alla presenza illegale in Iraq di soldati turchi. Il governo iracheno ha intensificato iniziative per ottenere il ritiro militare della Turchia dal Paese, senza tuttavia riuscirvi. Eppure la maggioranza dei turkmeni d’Iraq non diffida della Turchia. In agosto 2014, una delle loro città, Amerli (12.000 abitanti), è stata assediata da Daesh e non ha ricevuto soccorso né dal governo di Bagdad né da quello di Ankara. Al contrario, la Turchia ha equipaggiato di armi Daesh per combattere i turkmeni. Inoltre, una grande minoranza di turkmeni è di confessione sciita. Non ha quindi fiducia nelle ultime dichiarazioni del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, che punta a confermare la sunnizzazione di Mosul operata da Daesh; osserva con preoccupazione la repressione attuale di ogni forma d’opposizione e delle minoranze in Turchia. Simultaneamente, in Siria il Mossad israeliano tenta di creare un gruppo indipendentista druso affiliato al leader libanese Walid Jumblatt. Per il momento non c’è riuscito.

Gestione a rischio per Gesap

[La solitudine è la miglior cura per la vanità. THOMAS CLAYTON WOLFE]  La vertenza dei 350 lavoratori della Gesap, la società che gestisce lo scalo aeroportuale Falcone e Borsellino di Palermo. I sindacati avevano indetto nei giorni scorsi lo stato di agitazione per via “della palese violazione del contratto nazionale messa in atto dall’azienda attraverso il mancato riconoscimento di automatismi e mansioni superiori, e una manomissione dell’organizzazione del lavoro preesistente con 
l’attribuzione di incarichi identificabili come veri e propri avanzamenti di carriera, senza un criterio selettivo adeguato (anzianità, concorsi interni, ecc.)”. “Il recente incontro ha confermato la scarsa volontà dell’azienda a risolvere la vertenza nonostante le nostre ripetute richieste, a questo punto attendiamo la convocazione del Prefetto,  se  non dovessero esserci segnali diversi, proclameremo presto uno sciopero di tutti i lavoratori dell’aeroporto di Palermo”. Ad affermarlo sono Giuseppe Panettino Filt Cgil, Domenico Perrone e Gaetano Moncada Fit Cisl , Santino Russo Uiltrasporti , Mimmo De Cosimo Ugl e Giacomo De Luca Legea Cisal. Mentre i sindacalisti vivono nel loro mondo dei sogni, pieno di retorica e demagogia arriva la doccia fredda da parte dell'Enac. Se i sindacati chiedono il livello, l'Enac risponde con la cazzuola. Nel momento in cui, da più parti, si elogia la Gesap che, come partecipata del comune, aumentava i propri passeggeri ecco i manager della Gesap che dimostrano di essere effimeri. L'ad dovrebbe dare, insieme a tutto il cda, le dimissioni. Ambrogio, Mistretta, Todaro, Scalia ... non hanno capito nulla. Probabilmente la presenza di un dg competente, esterno al cda, avrebbe vigilato sulle incapacità di questo cda.  La Gesap non ha i soldi per rispettare gli accordi di crescita e ammodernamento dell’aeroporto e non avendo dimostrato di disporre dei 44 milioni necessari l’Enac è pronta a revocare la concessione dell’aeroporto di Palermo. Per quale motivo il mondo sindacale non ama il processo di privatizzazione? La gestione della Gesap pubblica è sempre stata un fallimento, eppure per il sindacato va bene così, purché non si parli di gestione privata. La lettera che annuncia l’avvio della procedura e il termine di 30 giorni per evitare la revoca è partita ieri e porta la firma di Alessio Quaranta, direttore generale dell’Enac. Della lettera appena inviata scrive questa mattina il giornale La Repubblica ma non si tratta di una sorpresa. L’attacco era iniziato qualche giorno fa dalle pagine del Giornale di Sicilia. Di fatto Enac ha deciso di passare dalle indiscrezioni ai fatti. Da mesi, infatti, si parla dei 44 milioni di euro necessari per lo sviluppo dell’aeroporto di Palermo. L’8 luglio scorso l’accordo di programma che garantiva la concessione alla Gesap impegnava l’ente gestore dello scalo di Palermo ad investimenti precisi, proprio per 44 milioni di euro da destinare a chiari interventi di miglioramento. Fra questi c’è il rifacimento della pista ma anche tanto altro. Complessivamente sul piatto ci sono 74 milioni di euro di investimenti e 44 dovevano essere reperiti sul mercato. Gesap aveva annunciato il ricorso a un mutuo cartolare (perchè non essendo proprietaria della struttura non può accedere a mutui ipotecari o ordinari) ma la gara è andata deserta probabilmente per carenza  di garanzie (immobiliari) che rendono, per le banche, il rilascio del mutuo una operazione a rischio.

28/11 sciopero dei medici

[Un culto è una religione senza potere politico. THOMAS CLAYTON WOLFE] Medici, sanitari e veterinari della Sanità pubblica hanno proclamato una giornata di sciopero per il 28 novembre. "Lo sciopero ci sarà a meno che non saranno accolte le nostre proposte su contratti e assunzioni nel maxiemendamento alla Legge di Stabilità", annunciano. "Pochi medici e maltrattati", con "risorse esigue e incerte per i contratti", lamentano i sindacati nel corso di una conferenza stampa. "La legge di bilancio - spiega Costantino Troise, segretario dell'Annao - si è dimenticata di medici, veterinari e sanitari, ovvero di tutti coloro che in questi anni difficili ha garantito anche in carenza di risorse economiche che il servizio sanitario nazionale continuasse a tutelare la salute degli italiani". In particolare, prosegue, "i finanziamenti contrattuali sono incerti e esigui. Il depauperamento delle risorse accessorie dei vecchi contratti prosegue indisturbato. Sono incerti i numeri atti a finanziare nuova occupazione, che ci dovrebbe consentire di rispettare gli orari europei di lavoro e di stabilizzare 14.000 precari. Sembra una miscela punitiva verso una categoria professionale che svolge un lavoro sempre più pesante, anche dal punto di vista legale".  "Veniamo da anni di tagli - Massimo Cozza, segretario Fp Cgil medici - e le risorse stanziate non permettono di sostituire i medici che andranno in pensione. Questo ci mette di fronte a una situazione di critica per medici e cittadini, perché sono a rischio l'accesso alle prestazioni e le liste d'attesa non potranno che allungarsi".

La Mehari di Siani

[L'America... è un paese favoloso, l'unico paese favoloso, è l'unico posto dove i miracoli non solo avvengono, ma dove accadono ogni momento. THOMAS CLAYTON WOLFE] La Mehari di Giancarlo Siani, il giovane giornalista de Il Mattino ucciso il 23 settembre 1985 dalla camorra, è partita per l'Emilia Romagna, prima tappa del suo 'Viaggio Legale'. L'iniziativa è promossa dalla Fondazione Polis in collaborazione con 'IoLotto', Caracò, Libera, Filt Cgil, Cgil, Cna-Fita e gode dell'alto patrocinio del Parlamento europeo. La cerimonia di consegna delle chiavi ai 'custodi' emiliani che faranno girare la Mehari per raccontare la storia di Giancarlo e di tutte le vittime innocenti di criminalità si è svolta all'aeroporto internazionale di Capodichino dove l'auto del giovane cornista è stata esposta, nella sala Arrivi, dallo scorso 4 novembre. La Mehari di Giancarlo girerà tutta l'Emilia Romagna fino al 5 marzo 2017 per promuovere un percorso di cittadinanza e contrasto alle mafie attraverso le armi della cultura, della formazione e dell'informazione. Alla partenza della Mehari, caricata su un camion di un'azienda siciliana sequestrata alle mafie e oggi sotto amministrazione giudiziaria, hanno partecipato, tra gli altri, gli studenti dell'Istituto intitolato a Siani che hanno aiutato a spingere l'auto fino al trasporto. ''Per guidare la Mehari di Giancarlo - ha affermato il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris - ci vuole la patente della giustizia e della questione morale dimostrata con i fatti perché in quell'auto può salire soltanto chi ha veramente dimostrato di schierarsi contro le mafie e contro la corruzione. Quest'auto - ha proseguito - è un Bene comune, è lo strumento con cui motivare tutti a impegnarsi nel contrasto alla criminalità organizzata e che spinge la nostra comunità a lottare affinché la minoranza che ha scelto la strada della camorra possa essere sconfitta con le armi delle istituzioni, della cultura e dell'antimafia sociale''. Al 'saluto' alla Mehari hanno partecipato anche l'amministratore unico Gesac Armando Brunini, l'assessore regionale all'Istruzione Lucia Fortini e Michele Ammendola presidente del comitato 'IoLotto' di Bologna.

giovedì 17 novembre 2016

Banca nuova in svendita?

[Il canto ha infatti ancora oggi, in alcune etnie cosiddette primitive, il compito fondamentale di liberare dalla sofferenza, di alleviare il dolore, di esorcizzare il male. Fabrizio De Andre]  Si è dimesso in blocco il consiglio di amministrazione di Banca Nuova, società del gruppo Banca Popolare di Vicenza che il 14 luglio 2016 aveva messo a disposizione il proprio mandato in funzione della nuova governance. Le dimissioni sono state rassegnate nella riunione del cda di oggi 8 novembre 2016 e avranno effetto a decorrere dalla prossima assemblea degli azionisti convocata in data 2 dicembre 2016, chiamata ad eleggere un nuovo consiglio di amministrazione di Banca Nuova. Il cda dimissionario era così composto: presidente Marino Breganze de Capnist (già vice presidente di Banca Popolare di Vicenza all’epoca della presidenza di Gianni Zonin), vice presidenti Paolo Angius e Fiorenzo Sbabo. I consiglieri dimissionari sono Ezio Castiglione, Giorgio Colutta, Manuela Romei (consigliere indipendente), Alvise Rossi di Schio, Antonino Todaro e Francesca Zangara (consigliere indipendente). La scelta del Fondo Atlante di nominare un nuovo consiglio di amministrazione allontanerebbe per il momento l'ipotesi della fusione di Banca Nuova con la Popolare vicentina in mano ai nuovi soci. Un passaggio che rischiava di tradursi in perdite notevoli sul piano occupazionale. Ma adesso tra le ipotesi ecco quella della vendita della banca. Il 10 ottobre scorso, infatti, è stata avviata una due diligence per verificare la disponibilità di eventuali acquirenti. Che ci sarebbero. Sia tra istituti italiani “deboli” del Mezzogiorno che potrebbero quindi mettere le mani sui 107 “punti vendita” di Banca Nuova, sia tra alcuni istituti stranieri intenzionati a entrare nel mercato del credito italiano. Vendere, quindi. Questa l'ipotesi per l'unica banca che al momento, pur essendo controllata dalla Pop vicentina, mantiene dei margini di indipendenza. E anche un patrimonio non indifferente in termini di presenza in Sicilia e nel Sud Italia. Un patrimonio, ovviamente, anche di correntisti spaventati dalle notizie provenienti da Vicenza e dall'acquisto di azioni sostanzialmente “fasulle” che rischia di far sparire risparmi piccoli e grandi. Correntisti che negli ultimi tempi, proprio come se si trattasse di una nemesi storica, hanno spostato i propri risparmi anche sulla nuova Banca Igea, lanciata proprio da Francesco Maiolini. Oggi Banca Nuova conta su 107 punti vendita: 93 filiali bancarie, 9 negozi finanziari e 5 punti “Private”. La maggior parte di questi punti è in Sicilia. Ma ecco anche 15 filiali in Calabria. Solo a Palermo città e provincia, invece, un terzo delle filiali: 28 in tutto. Sono tre le filiali a Catania e 15 in tutto quelle della Sicilia orientale. Nella zona di Trapani invece sono state aperte 17 filiali. Altre 15 nella Sicilia centrale (province di Agrigento, Enna, Caltanissetta e Ragusa). Sono 710 i dipendenti in organico al 31 dicembre 2015: due in meno rispetto all'anno precedente. Costano circa 48 milioni di euro. Quasi tutti i lavoratori sono assunti a tempo indeterminato (705) e la stragrande maggioranza impiegati in Sicilia: 621 dipendenti in tutto. Altri 77 lavorano in Calabria, 8 nel Lazio e un dipendente è dislocato nel Veneto. Lì dove ha avuto origine tutto. Compresi gli ultimi sviluppi. Dai guai di Zonin, all'arrivo dei nuovi soci, fino alla “decapitazione”  del vecchio cda composto da fedelissimi del patron e, domani, probabilmente ecco anche la vendita della Banca siciliana e la possibile azione risarcitoria nei confronti di quei Consiglieri. Un caos veneto, dall'accento siciliano.

PREOCCUPATI PER AVIAPARTNER

Pisello, Mandimandi, Leopardo e Ferrara
[Se un uomo ha del talento e non può usarlo, ha fallito. Se ha del talento e può usarne solo metà, ha parzialmente fallito. Se ha del talento ed apprende in qualche modo ad usarlo tutto, ha gloriosamente successo e ha una soddisfazione ed un trionfo che pochi uomini possono dire di aver mai conosciuto. THOMAS CLAYTON WOLFE] Il sette novembre le organizzazioni sindacali  Ugl, CISAL, Cgil, Uil e Cisl hanno manifestato le loro preoccupazioni presentando una richiesta di incontro sul livello occupazionale dello scalo di Palermo, inutile negarlo la maggiore preoccupazione del mondo sindacale resta, a Palermo, AviaPartner e Ksm. La vicenda del Patron della KSM e del figlio, anche e soprattutto alla luce degli ultimi risvolti e degli ingombranti sospetti adombrati da inchieste televisive di programmi di punta mai strumentali, non può essere bollata con semplicità dai vertici di aziende e società a partecipazione pubblica. "In particolare mi preme sottolineare che la LEGEA CISAL, scrive Gianluca Colombino, da anni rivendica per quanto concerne la GESAP che non dimentichiamolo gestisce i servizi aeroportuali presso uno scalo che porta i nomi di Falcone e Borsellino, che si internalizzi il servizio di security dato in appalto alla KSM con notevoli aggravi di costi rispetto alla ipotesi di autogestione con il proprio personale". Ma la cosa bella, per modo di dire, è che  i dipendenti di AviaPartner sono quasi tutti in cig, tranne i pochi che devono gestire il presidio notturno, e sembrerebbero tranquilli. Gira voce che AviaPartner vuole lasciare Palermo e, più in generale, gli scali meridionali. Sarà vero? Oppure questa voce è frutto di illazioni per cercare momenti di aggregazione sindacale, purtroppo rari in apt. AviaPartner ha fatto sapere che entro dicembre comunicherà, ai dipendenti e sindacati, le proprie strategie. Lascia perplessi il fatalismo dei dipendenti Ap palermitani; la preoccupazione dei sindacati non mi sorprende, dopo tutto il sindacato è come la religione: ti ricordi di pregare nei momenti del bisogno, così come resta il sindacato, nei momenti critici, l'ultima spiaggia e nei  momenti incerti, matematicamente certo, aumentano i tesserati. Ma le sigle sindacali quando inizieranno a prevenire le anomalie, tanto per usare un eufemismo, aeroportuali? Il gestore deve essere gestore e non avere quote nella società di handling, è come se un azionista di minoranza della Gesap vincesse l'appalto per gestire la sicurezza. Le organizzazioni sindacali di Punta Raisi hanno chiesto un incontro ad Enac e Gesap coinvolgendo le aziende in indirizzo e programmare una riunione per la definizione di un accordo di sito. La richiesta sarebbe stata avanzata ai sensi dell'art. H37del vigente CCNL.

Astaldi cresce in USA

[La solitudine è ed è sempre stata l'esperienza centrale e inevitabile di ogni uomo. THOMAS CLAYTON WOLFE] Astaldi si è aggiudicato in California un contratto da 1,2 miliardi di dollari per l'ammodernamento dell'autostrada I-405 a Los Angeles. Lo rende noto la società, sottolineando che "si tratta di un nuovo importante successo per il Gruppo Astaldi, che punta a consolidare la propria presenza negli Usa, allargando il raggio d'azione anche alla costa occidentale". Astaldi partecipa al progetto con una quota del 40%, precisa la società, spiegando che il contratto prevede "la progettazione e realizzazione di ammodernamento di 22Km di autostrada". La complessità delle opere, che prevede anche la costruzione di 35 ponti, "è accentuata dall'esigenza di mantenere in esercizio l'infrastruttura per tutta la durata dei lavori", aggiunge Astaldi, presente negli Usa da oltre 20 anni. I lavori hanno una durata di sei anni e saranno eseguiti in raggruppamento di imprese con il Gruppo spagnolo Ohl, in quota al 60%.