giovedì 31 dicembre 2015

Confetto Falqui, solo dopo i pasti

[Trista bingia ch’esti castiada. Triste la vigna ch’è adocchiata. Metaforicamente dicesi di uno che viene preso di mira.] La prefettura di Palermo ha convocato per l'11 di gennaio le sigle sindacali presenti a Punta Raisi che in precedenza avevano dichiarato lo stato di raffreddamento e che dovrebbe sfociare, se manca l'accordo in prefettura, in stato di agitazione. La sceneggiata si svolge in due atti. Il terzo, lo sciopero, raramente compare. Ma per quale motivo la Cgil (che in apt esiste ancora malgrado la fuga di iscritti), la Cisl, Ugl e Uil  in un inverno così mite si sono raffreddati? La CISAL esclusa, forse perché ha fatto il vaccino antinfluenzale, gode di ottima salute e si gode le feste natalizie, se invitata al tavolo unitario, firmando un documento unitario,  si beccava di sicuro l'influenza. Prossimamente quando i nostri eroi chiederanno alla CISAL il tavolo unitario, non avranno mai una risposta negativa. Il contendere e' l'integrativo per i dipendenti della Gesap, quel carrozzone politico amministrativo  ostaggio della classe politica sgarrupata siciliana. La prefettura di Palermo  che ogni giorno è costretta a fare salti mortali per risolvere criticità reali in molte aziende della provincia deve, con molta ironia, affrontare la problematica dell'integrativo in Gesap. Ovviamente le sigle sindacali non affrontano mai i reali problemi aeroportuali di Punta Raisi, troppi iscritti in Gesap e Gh. Abolire lo scandalo dei super minimi a pochi dipendenti della Gesap, tagliare il cordone ombelicale tra gestire e handling (la CISAL vorrebbe addirittura che la Gesap riprendesse l'handling) uccidendo così definitivamente la libera concorrenza, al momento in prognosi riservata.

IN ITALIA C'È TEMPO PER MORIRE

[Qui tenet binza tenet tinza. Chi ha tigna tiene tigna.] Più o meno ogni anno l’aspettativa di vita dei nuovi nati aumenta. La Banca mondiale raccoglie le stime a riguardo per tutti i paesi del mondo. Secondo gli ultimi calcoli, oggi i bambini italiani possono sperare di raggiungere gli 82 anni; la stima si alza fino a 84 per le bambine, scende a 80 per i maschi.  L’Italia è tra i dieci paesi dove l’aspettativa di vita è più alta: è preceduta solo da Aruba (84), Giappone (83), Islanda (83), Svizzera (83), Spagna (82), Liechtenstein (82) e Singapore (82). Tuttavia ci sono paesi al mondo in cui anche i bambini che nascono oggi rischiano di non raggiungere i 50 anni di età. In fondo alla scala c’è lo Swaziland, dove l’aspettativa di vita per un bambino nato nel 2013 si ferma a 49 anni ed è un po' più alta per i bambini che per le bambine. Anche in Lesotho l’aspettativa di vita media è di 49 anni: meno di un quarto dei bambini nati in questo paese raggiungeranno il loro sessantacinquesimo compleanno, secondo le previsioni delle Nazioni Unite. Nella Repubblica Centrafricana e in Sierra Leone l’aspettativa di vita si ferma a 50 anni, in Ciad e Costa d’Avorio a 51. I casi di morti per parto nel mondo sono diminuiti quasi della metà negli ultimi 25 anni, ma solo in nove paesi sono stati raggiunti gli obiettivi fissati dalle Nazioni Unite. È quanto spiega l’ultimo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Tra gli “obiettivi del millennio per lo sviluppo” fissati dall’Onu c’era la diminuzione della mortalità materna del 75 per cento entro il 2015: si è registrato un miglioramento, ma la riduzione è ferma al 44 per cento. Ogni giorno circa 830 donne muoiono per cause legate alla gravidanza o al parto ma la maggior parte di questi decessi potrebbe essere evitata con la prevenzione. Quest’anno 303mila donne sono morte per complicazioni durante la gravidanza o il parto, o nelle prime sei settimane dopo la nascita del bambino. Nel 1990, per le stesse cause, si erano registrati 532mila decessi. Il 99 per cento delle morti per complicanze legate al parto avvengono nei paesi in via di sviluppo. La soglia auspicata dalle Nazioni Unite è stata raggiunta solo in Butan, Capo Verde, Cambogia, Iran, Laos, Maldive, Mongolia, Ruanda e Timor Est. Nell’est dell’Asia si è registrato un calo del 72 per cento, mentre nell’Africa subsahariana, dove avviene il 66 per cento delle morti per parto, c’è stata una riduzione del 45 per cento. Anche nei paesi sviluppati la situazione è migliorata negli ultimi venticinque anni: il tasso di morti per parto è diminuito del 48 per cento. In Italia i decessi legati al parto furono 44 nel 1990 e nel 2015 finora se ne sono registrati solo 18. Dal 2000 a quest’anno si è registrato un calo del 4,6 per cento nella mortalità materna. Lo scorso settembre le Nazioni Unite hanno fissato un nuovo obiettivo per il 2030: raggiungere, a livello mondiale, il record di meno di 70 decessi ogni 100mila nascite.

Dollari fasulli per falsi stati

[Chj à torte, strille forte. Chi ha torto, strilla forte. Frase abruzzese]
Riproduzioni di banconote da 100 dollari statunitensi con sovrapposizione dell'effigie di Abu Bakr al-Baghdadi sono stati rinvenute in diverse località della Galilea, in prossimita' di Kiryat Shmona. Un esame più approfondito delle banconote ha rivelato che, a sorpresa, il testo in arabo polemizzava con l'Isis e che accanto alla immagine di al-Baghdadi figurava un altro miliziano islamico: Abu Muhammad al-Julani, leader della fazione anti-Assad Jabhat al-Nusra, che combatte contro il regime di Bashar Assad. Ha così preso piede le ipotesi che le banconote siano state lanciate dall'aviazione siriana per persuadere i combattenti islamici nel Golan siriano a deporre le armi, e che una folata di vento le abbia portate nei villaggi della Galilea.

Arriva in banca il bail in

[Chj nasce àsene nen po' murì cavalle. Chi nasce asino non può morire cavallo. Frase abruzzese] Con il 2016 entrano in vigore le nuove norme europee sul cosiddetto 'bail in' (letteralmente salvataggio interno). Le nuove regole, previste dalla direttiva Brrd (acronimo che sta per Bank Recovery and Resolution Directive), impongono di gestire le crisi degli istituti di credito utilizzando risorse private evitando così che il costo dei salvataggi gravi sui contribuenti e sul deficit. In altre parole lo Stato non potrà più intervenire direttamente nei fallimenti delle banche. Come per tutte le imprese private, in caso di crisi o di fallimento saranno i "proprietari" della banca, ovvero gli azionisti, i primi a pagare. Il 'bail in' prevede infatti una serie di misure preventive della crisi e, se queste risultassero non efficaci, un meccanismo di gestione della crisi stessa, arrivando alla risoluzione della banca. Tutto il processo avviene sotto il controllo e l' indirizzo delle Autorità di Risoluzione (Bce e Banca d'Italia). Nel nuovo scenario delineato dalle norme europee, il risparmiatore dovrà essere più attento e informato perché sarà tutelato solo se avrà attenzione di scegliere prodotti finanziari sicuri. Ad aiutarlo un vademecum pubblicato da Abi in collaborazione con le organizzazioni dei consumatori che spiega dove investire per sentirsi sicuri. Importante l'ordine di priorità di chi sarà chiamato a intervenire per salvare la banca. In caso di crisi, la procedura di risoluzione aggredirà per primo il capitale degli azionisti, ovvero dei 'proprietari', della banca che vedranno azzerarsi il valore delle loro azioni.
Solo se il loro contributo non è sufficiente sono chiamati a intervenire i titolari di altre categorie di strumenti finanziari emessi dalla banca stessa secondo un ordine che incide sul rischio dell'investimento. La prima categoria di titoli ad essere aggredita sono le "azioni e altri strumenti finanziari di capitale": attenzione quindi alle azioni di risparmio e alle obbligazioni convertibili in azioni emesse dall'istituto bancario in crisi. Solo quando si sarà azzerato il loro valore e questo non sarà sufficiente, si passerà ai "titoli subordinati senza garanzia", attenzione quindi alle cosidette obbligazioni junior (quelle diventate famose con il crac delle quattro banche). Esaurita questa categoria di titoli, si passa ai "crediti non garantiti", ad esempio le obbligazioni bancarie che - spiegano dall'Abi - pur non essendo nè subordinate nè strutturate (come le junior) non sono però garantite fra queste le obbligazioni senior insecured. 
Gli ultimi ad essere aggrediti sono i conti correnti superiori ai 100.000 euro delle persone fisiche e delle piccole e medie imprese (per la parte eccedente ai 100.000 euro).
Il risparmiatore che volesse dormire sonni tranquilli da lunedì dovrà rivolgersi a un'altra serie di strumenti finanziari che resteranno integri in caso di salvataggio interno ovvero di "procedura di risoluzione" e che possono essere considerati sicuri. Innanzitutto sono garantiti (dal Fondo di garanzia dei depositi) i depositi fino a 100.000 euro (la cifra sale a 200.000 euro se il conto è cointestato con un altra persona perché la garanzia non riguarda il conto in sé ma è stabilita - spiega la guida Abi - per ogni singolo depositante). Questa protezione, che definiremmo "assoluta", riguarda i conti corrente, i libretti di deposito, i certificati di deposito coperti dal Fondo di garanzia. Insieme ai depositi fino a 100.000 euro non saranno toccate le obbligazioni emesse dalla banca ma questa volta coperte da una garanzia ad esempio i covered bond che rientrano nelle obbligazioni senior. Garantite anche le cassette di sicurezza o i titoli detenuti nel deposito titoli (ovviamente se non emessi dalla banca in crisi). In questo caso si tratta di beni di proprietà del risparmiatore e la banca fa solo da custode. Tutelati anche i debiti verso i dipendenti, i fornitori, il fisco e gli enti previdenziali purché privilegiati dalla normativa fallimentare. Da più parti - ultimi i senatori della commissione Finanze e Tesoro - si chiede, a maggior tutela del risparmio (come vuole l'art. 47 della Costituzione) di vietare, o almeno restringere fortemente, il collocamento di strumenti finanziari particolarmente rischiosi presso le fasce più deboli di clienti.
 Ma al momento non sono previste alcune restrizioni. 

BANCHE AL COLLASSO

[Tutto è possibile a Dio ma non tutto è conveniente chiedere, e soprattutto non tutto è conveniente che ci conceda. Frase abruzzese] Bankitalia, in collaborazione e accordo con il Governo italiano e le autorità Ue competenti, ha avviato il processo di vendita per le 4 "banche-ponte": Nuova Banca Marche, Nuova Banca Etruria, Nuova Cassa di Risparmio di Chieti, Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara. Lo si legge in una nota in cui si specifica che "il processo di vendita verrà attuato in tempi brevi". La Banca d'Italia, prosegue la nota, ha selezionato con apposita gara Société Générale in qualità di advisor finanziario, Oliver Wyman in qualità di consulente strategico e lo Studio Chiomenti quale advisor legale. Il processo di vendita, specifica via Nazionale, "verrà attuato in tempi brevi e sarà supervisionato dall'Unità di Risoluzione e gestione delle crisi della Banca d'Italia attraverso il Fondo di Risoluzione, un istituto previsto sia dal diritto europeo che da quello italiano, finanziato da contributi di tutto il sistema bancario italiano nel rispetto delle norme europee in materia di aiuti di Stato". Il processo, assicura quindi Bankitalia, "sarà trasparente e non discriminatorio, esclusivamente finalizzato a massimizzare il ricavato nell'interesse delle aree economiche in cui le Banche stesse sono radicate". Le attività delle quattro banche sono state ristrutturate per facilitare il processo di vendita: ogni "banca-ponte" - spiega la banca centrale - è capitalizzata al 9% delle attività di rischio ponderate; gli attivi problematici in sofferenza saranno trasferiti a un nuovo veicolo separato denominato REV Spa, anch'esso capitalizzato dal Fondo di Risoluzione, cui verrà riconosciuto il ricavato
della vendita o della gestione di quegli attivi.
Le quattro banche, escludendo le attività problematiche in sofferenza, rappresentano nel complesso una quota di mercato di circa l'1 per cento dei depositi totali a livello di sistema, con un patrimonio netto complessivo di partenza di 1,8 miliardi di euro. Dal 1 gennaio Credem sarà inclusa nella lista delle banche oggetto della
vigilanza diretta e unica
della Banca centrale europea.
Lo annuncia una nota della banca. La lista comprende, per l'Italia: Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Ubi Banca, Banco Popolare, Mediobanca, Pop Milano, Pop Emilia, Banca Carige, Pop Sondrio, Veneto Banca, Pop Vicenza e Iccrea. L'Unione europea preme perchè la cessione delle quattro banche salvate dal governo siano vendute in tempi brevi e l'obiettivo è di arrivarci "entro la primavera inoltrata". Lo ha ribadito Roberto Nicastro, presidente delle "nuove" Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti, nel corso di una conferenza stampa ad Arezzo. Intanto, ha rimarcato, "nelle settimane passate abbiamo ricevuto espressioni di interesse sia dall'Italia che dall'estero". "Oggi esiste un obbligo di cessione e una significativa pressione della Ue a realizzarla in tempi molto stretti", ha detto Nicastro rispondendo a chi chiedeva se la Commissione abbia indicato una data limite per la vendita delle quattro good bank. Gli adviser, ha aggiunto, hanno l'obiettivo di "realizzare il collocamento sul mercato entro la primavera inoltrata. Non sappiamo ancora se riguarderà le quattro banche in blocco o ciascuna in modo separato". Una eventuale fusione tra i quattro istituti è una decisione che "potrebbe eventualmente competere a un partner che le rilevi in blocco, ma non rientra nel nostro mandato". L'intenzione, ha proseguito, è "di andare verso un collocamento sul mercato nei confronti di attori di primario standing che saranno comunque soggetti all'autorizzazione della Banca d'Italia. In questo contesto il desiderio è quello di ottimizzare le condizioni di cessione e prestare attenzione al grado di attenzione al territorio che ha all'intero diversi aspetti: ad esempio la garanzia che i quattrini raccolti sul territorio vengano reimpiegati sul territorio o tematiche di tipo occupazionale". Nicastro non ha dato indicazione sulle cifre e ha precisato che l'eventuale prezzo minimo dell'asta "sarà un'indicazione dell'advisor". Parlando in particolare di Banca Etruria, Nicastro ha detto che ancora non è stato deciso se Banca Federico del Vecchio, per la quale sono arrivate manifestazioni di interesse specifiche, sarà ceduta a parte: la decisione sarà presa "una volta completata una prima formale rilevazione degli interessi e quindi credo nel mese di febbraio". L'assemblea straordinaria della Cassa di Risparmio di Loreto (gruppo Banca Marche) ha deliberato all'unanimità l'aumento del capitale sociale a pagamento per un importo pari a 32 milioni e 469.079,50 euro, mediante emissione di 894.465 nuove azioni ordinarie, riportando così il patrimonio di vigilanza a circa il 9,50% Rinnovato il Cda (Michele Faldella verrà proposto alla presidenza) prenderà in consegna la gestione della banca dal commissario straordinario Claudio Gorla.

Riscossione Sicilia prossima al fallimento

[La mojje se pijje a la céche, le cetrùne a la prove. La moglie si prende alla cieca, le angurie dopo averle assaggaite.] Riscossione Sicilia, la società che gestisce la raccolta dei tributi nell'isola, rischia il fallimento. Con un emendamento del M5s, l'Ars ha cassato una norma del ddl sulle variazioni di bilancio che assegnava 2,5 milioni di euro per la ricapitalizzazione della società.
 L'emendamento è passato col voto segreto: 36 favorevoli, 33 contrari. Dura la reazione di Rosario Crocetta: "Atto gravissimo, la società sarà costretta a portare i libri in Tribunale". L'ombra di Equitalia. Ancora una volta il governo della regione farà ricorso all'esercizio provvisorio. La manovra finanziaria è giunta in ritardo all'Ars e non ci sono più i tempi per approvarla entro i primi di gennaio. Oggi stesso la giunta dovrebbe approvare un testo per due mesi di esercizio provvisorio. "È una questione di mediazione politica", dice Rosario Crocetta. "Avrei preferito non andare al provvisorio", aggiunge l'assessore all'Economia Alessandro Baccei che incassa la decisione della capigruppo dell'Ars.Il Consiglio di presidenza dell'Ars, riunito dal presidente Giovanni Ardizzone, ha approvato il bilancio interno per il 2016, pari a 155,8 milioni di euro, 2,8 mln in meno rispetto allo scorso anno. Il Consiglio ha modificato in parte la proposta del collegio dei questori, confermato il taglio di 700 mila euro per le attività culturali e di 150 mila euro per le iniziative con la Fondazione Federico II. Per il 70/o anniversario dello statuto saranno utilizzati i 71 mila euro del cerimoniale.

Tullio Fortuna a sostegno di Msf


[A ddo vì senza 'mbrèlle? A purtà sòrete a lu bburdelle! Dove vai senza ombrello? A portare tua sorella al bordello!]Le foto di Tullio Fortuna, avvocato di professione (anche della Gesap), viaggiatore e fotografo per passione, per sostenere le attività di Medici senza frontiere. Una mostra con le immagini più belle scattate da Fortuna sarà inaugurata domani 20 dicembre a Palermo, alle 19, al ristorante Bye Bye Blues di Mondello, in via del Garofalo 23. Nel corso di un aperitivo solidale sarà possibile acquistare le foto, autografate dall'autore. Il ricavato sarà devoluto a Medici senza frontiere, l'organizzazione umanitaria premio Nobel per la Pace nel 1999. Le immagini resteranno esposte e potranno essere acquistate fino al 7 gennaio 2016. 

martedì 29 dicembre 2015

Ancora disservizi Vueling

[Se la femmn la sera s'allagna, vò la saviciccia, non vò la castagna! Se la femmina la sera si lamenta, vuole la salciccia non vuole la castagna. Frase abruzzese] Il presidenteell'Enac, Vito Riggio ha chiesto una verifica in riferimento ai disservizi della compagnia Vueling su un volo del 27 dicembre in partenza dall'Aeroporto di Firenze e diretto a Palermo, che è stato spostato, a causa delle avverse condizioni meteo, sullo scalo di Bologna, ma la cui partenza è stata ritardata fino alla mattina successiva. Lo rende noto l'ente spiegando che Riggio "ha chiesto alla struttura una verifica urgente sull'accaduto". L'accertamento è finalizzato a verificare se la compagnia Vueling abbia applicato il Regolamento europeo che tutela i passeggeri in caso di ritardi, cancellazioni, overbooking e mancata informativa ai passeggeri coinvolti. In caso di accertamento della violazione del Regolamento, l'Enac avvierà un procedimento nei confronti di Vueling che potrebbe comportare l'erogazione di sanzioni alla compagnia spagnola. Con l'occasione, inoltre, l'Enac invita tutte le compagnie aeree che operano in Italia al rispetto del Regolamento al fine di cercare di assicurare al massimo efficienza, regolarità e qualità dei servizi, soprattutto in questo periodo di intenso traffico e di aumento del numero dei passeggeri che utilizzano il mezzo aereo per i propri spostamenti in concomitanza con le festività di fine e inizio anno.

Gli infedeli arretrano

[Chj nasce àsene nen pò murì cavalle. Chi nasce asino non può morire cavallo. Frase abruzzese] Tra desolazione e distruzione le bandiere nere dell’Isil indietreggiano su numerosi fronti. Questa è Sinjar in Iraq a poco più di un mese da quando le forze curdo-irachene, appoggiate dai raid aerei della coalizione, il 13 novembre scorso, hanno strappato la città al gruppo jihadista. Caduta oltre un anno fa nelle mani dell’autoproclamato Stato Islamico, era diventata una rotta strategica di comunicazione tra la Siria e l’Iraq. Una perdita pesante per l’Isil. Tanto che il suo leader Abu Bakr al-Baghdadi, dopo mesi di silenzio, è tornato a lanciare minacce. Nell’ultimo messaggio audio, diffuso dopo Natale, al-Baghdadi ha fatto sapere che il Califfato non è stato per nulla indebolito dai raid della coalizione. La situazione attuale sembra tuttavia dimostrare il contrario. Non solo Sinjar o Tikrit. Anche Ramadi, città sulle sponde dell’Eufrate, sarebbe stata completamente liberata. Stando a un portavoce dell’unità anti-terrorismo di Baghdad tutti i miliziani dell’Isil sarebbero fuggiti o sarebbero stati uccisi. ‘‘Le pesanti perdite inflitte al gruppo integralista, fa notare Husham al-Hashimi analista politico, hanno portato il Califfo nero ad uscire di nuovo allo scoperto per incitare i combattenti jihadisti a continuare nella loro lotta”, fa notare Husham al-Hashimi analista politico. Il grande interrogativo ora è: l’Isil è davvero in difficoltà oppure è solo una tattica? Stando ai fatti l’organizzazione sta perdendo pezzi, basi e militanti. Ma altrettanti combattenti ogni giorno sono pronti ad unirsi nella battaglia contro gli Stati Uniti, la Russia, Israele e l’Europa. Come ha sottolineato lo stesso Al-Baghdadi. Nulla di nuovo in quelle parole, sottolinea il Professor al-Hashimi. Se non aver menzionato un nuovo obiettivo: lo Stato ebraico.Intanto a dispetto della propaganda del Califfo, l’Isil ha quasi 13mila chilometri quadrati in meno rispetto all’inizio del 2015. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan accusa il presidente siriano Bashar al Assad di aver ucciso "400.000 persone", "senza pietà". Erdogan ha poi affermato che alcuni Paesi "gettano benzina sul fuoco" sostenendo i combattenti curdo-siriani, che Ankara bolla come terroristi. L'Isis arriva a indicare regole su come violentare le 'schiave'. Il britannico Daily Mirror pubblica sul suo sito la 'fatwa' emessa in gennaio dallo Stato islamico con 15 'norme' introdotte dopo che i militanti dello Stato islamico si erano lasciati andare a terribili violenze nei confronti delle vittime. Ma il presunto 'regolamento' in realtà non fa che sottolineare il sadismo dell'Isis: viene proibito lo stupro di donne con le mestruazioni, incinte, o di due sorelle contemporaneamente.  

110 giornalisti uccisi nel 2015

[Chi vuole cojinareil suo vicino si cloca prest i s'alza la matin. Chi vuole superare il suo vicino di casa, và a dormire prestone si sveglia presto la mattina. Frase abruzzese] Il bilancio di sangue pagato nel 2015 dai giornalisti è di 110 reporter uccisi, molti — a sorpresa e in controtendenza rispetto agli anni passati — non in zone teatro di guerre ma in Paesi formalmente privi di conflitti. È quanto emerge dall’ultimo reporter dell’organizzazione "Reporters senza frontiere" (Rsf). Dei 110 uccisi, 67 sono stati uccisi mentre stavano svolgendo il loro lavoro mentre 43 hanno perso la vita in circostanze avvolte dal mistero. Un dato ancora più preoccupante, secondo l’organizzazione, perché elimina il discrimine tra il rischio assunto con consapevolezza dagli inviati di guerra e i "semplici cronisti" che operano in Paesi non in guerra ma dove la criminalità teme la stampa. "Le entità non-statali commettono atrocità mirate, mentre troppi governi non rispettano i loro obblighi stabiliti dal diritto internazionale — spiega Rsf —. I 110 giornalisti uccisi quest’anno mostrano il bisogno di una risposta che sia all’altezza dell’emergenza". Risulta anche la perdita di 27 cosiddetti “citizen journalist” non professionisti, e sette tra cameramen, fonici e tecnici, esposti agli stessi rischi dei reporter. La minaccia principale viene dai cosiddetti “gruppi non statali” come i jihadisti di Isis. Nel 2014 due terzi dei giornalisti uccisi svolgevano il loro lavoro in zone di guerra. Nel 2015 è accaduto l’opposto: “due terzi sono stati eliminati in Paesi in pace”, afferma il rapporto di Reporter senza Frontiere, che vuole che venga nominato “un rappresentante speciale del segretario generale dell’Onu per proteggere i reporter”. 
I Paesi più a rischio sono noti: Iraq (11 morti) e Siria (10) seguita dallo Yemen (10 morti) dove è in corso una guerra civile tra sunniti sostenuti da Riad e ribelli sciiti Houthi appoggiati dall’Iran. Ma c’è anche la Francia con le 8 vittime dell’attacco al settimanale satirico “Charlie Hebdo” il 7 gennaio 2015. Seguono l’India con 9 morti e il Sud Sudan (7 vittime). Il Messico risulta essere uno dei Paesi più pericolosi al mondo per chiunque, civili inclusi, dove i narcos controllano intere aree del Paese. Lì i giornalisti morti sono stati 8, nelle Filippine 7, così come in l’Honduras. Oltre al bilancio delle vittime nel 2015 tra i giornalisti, è altissimo il numero di reporter rapiti e tenuti in ostaggio: 54, ed ancora più alto il numero di quelli in prigione per aver svolto il loro lavoro: 154. Tra i 54 rapiti, 26 sono tenuti in ostaggio in Siria, 13 in Yemen, 10 in Iraq e 5 in Libia. I detenuti sono in gran parte in Cina (23 giornalisti in prigione), con la recente espulsione di un reporter del settimanale francese Nouvelle Observateur, seguita dall’Egitto (22), 18 in Iraq, 15 in Eritrea, 9 nella Turchia del presidente Recep Tayyip Erdogan, che non tollera la libertà di stampa e l’ha dimostrato spesso facendo arrestate giornalisti e chiudere testate. Gli altri 69 collegi in carcere sono detenuti nel resto del mondo.

lunedì 28 dicembre 2015

M5s si spacca a Gela

[Plus balet unu bonu bighinadu, qui non unu malu parentadu. Vale più un buon vicinato che un cattivo parentato.] Si spacca il M5s a Gela: il sindaco, Domenico Messinese, sostituisce tre assessori dissidenti, militanti della prima ora, che criticavano la linea politico-amministrativa della giunta pentastellata. Per il M5s, dunque dopo il "caso Parma con Pizzarotti, si delinea un "caso Gela". La rottura riguarda anche il rapporto tra il sindaco e almeno quattro dei cinque componenti il gruppo consiliare dello stesso movimento. "Scelta mia, non ho informato nessuno", dice Messinese.

Ora si punta su Mosul

[Mezus unu bonu bighinu qui non parente lontanu. Meglio un buon vicino che un parente lontano.]  La città di Ramadi, in Iraq, è stata completamente liberata dallo Stato Islamico. Lo ha annunciato l'esercito iracheno. Un portavoce militare, il generale Yahya Rasul, ha affermato che le forze locali hanno ottenuto una vittoria 'epica' e che la bandiera irachena è stata issata nel complesso governativo cittadino. Alcune notizie di stampa, tuttavia, segnalano ancora la presenza di sacche di resistenza in città. La riconquista di Ramadi rappresenta una pesante battuta d'arresto per l'organizzazione jihadista, che aveva conquistato la città a maggio infliggendo un pesante smacco alle forze armate irachene. I soldati - da settimane impegnati nell'operazione dichiarata conclusa oggi - sono riusciti a impadronirsi del compound governativo domenica, stanando o uccidendo i combattenti e i kamikaze dell'Isis che si nascondevano all'interno degli edifici. Il generale Majid al Fatlawi dell'ottava divisione dell'esercito ha dichiarato che i combattenti dell'Isis avevano "piazzato oltre 300 congegni esplosivi lungo le strade e negli edifici del complesso governativo". Malgrado la dichiarazione di vittoria, il capo delle operazioni militari ad al Anbar - il generale Ismail al Mahlawi - ha affermato che i miliziani dell'Isis, pur se in
ripiegamento, controllano ancora parti della città. L'operazione per riconquistare Ramadi, circa 90 chilometri a Ovest di Baghdad, era scattata a inizio novembre; le forze irachene sono state supportate dai raid aerei della coalizione sotto comando statunitense. Ma hanno ottenuto lenti progressi, specie perché il governo ha deciso di non utilizzare la forza paramilitare a maggioranza sciita che l'ha aiutato a riconquistare Tikrit, città a maggioranza sunnita. L'esercito militare ha definito la riconquista un "momento di orgoglio per l'Iraq".  RAMADI: città sunnita a 100 chilometri a Ovest di Baghdad, capoluogo della grande provincia di Al-Anbar, al confine con la Siria. È stata conquistata il 17 maggio dall'Isis dopo una vasta offensiva e il ritiro delle forze irachene. Le truppe di Baghdad hanno ripreso il controllo tra l'8 e il 22 dicembre, dopo una lotta porta a porta. Ijihadisti hanno lasciato la città il 27 dicembre. Resterebbero alcune piccole sacche di resistenza. TIKRIT: a 160 chilometri a Nord di Baghdad, è una città a maggioranza sunnita, riconquistata a fine marzo dopo 10 mesi di controllo da parte dell'Isis.  SINJAR: il 13 novembre le forze curdo-irachene, appoggiate dai raid aerei della coalizione, hanno riconquistato la città che si trova nel Nord dell'Iraq. Sinjar è situata su una rotta strategica di comunicazione utilizzata dall'Isis tra Siria e Iraq. L'Isis aveva conquistato Sinjar nell'agosto del 2014, perpetrando numerosi abusi contro la minoranza yazida. MOSUL: seconda città del Paese, a 350 chilometri dalla capitale, è stata conquistata dall'Isis il 10 giugno 2014 che ha così proclamato il "califfato". Contava due milioni di abitanti prima dell'ingresso dei jihadisti e l'esodo di migliaia di persone. RAQQA: città con 300mila abitanti nel Nord-Est della Siria è feudo dell'Isis da gennaio 2014 che l'ha eletta a sua capitale in Siria. È  uno dei principali obiettivi dei raid della coalizione internazionale, del regime siriano e della Russia. Gli attacchi aerei si sono intensificati dopo la rivendicazione da parte dell'Isis degli attentati di Parigi del 13 novembre. PALMIRA: l'antica città di Palmira, che si trova nel deserto siriano, a 205 chilometri a Est di Damasco, è stata conquistata dall'Isis il 21 maggio del 2015. In seguito i jihadisti hanno distrutto parte del ricco patrimonio archeologico della città inserita nella lista del Patrimonio Unesco. KOBANE: la città curda nel Nord della Siria, alla frontiera con la Turchia, è stata eretta a simbolo della lotta contro l'Isis. I jihadisti sono stati cacciati il 26 gennaio del 2015 dopo quattro mesi di intensi combattimenti delle forze curde con il sostegno dei raid internazionali. Kobané (Aïn al-Arab in arabo) è il capoluogo di uno dei tre"cantoni" della regione in cui i curdi hanno instaurato una specie di area autonoma dall'inizio della crisi siriana. TALL ABYAD: città alla frontiera con la Turchia è stata riconquistata dalle forze curde il 16 giugno 2015. Prima dell'inizio dei combattimenti, a marzo 2011, contava 130.000 abitanti. È  un centro chiave per gli approvvigionamenti verso Raqqa e uno dei due punti di transito da e per la Turchia di combattenti e armi.

domenica 27 dicembre 2015

Saldi Ryanair

[Qui de s’anzenu si bestit, prestu restat ispozadu. Chi dell'altrui si veste presto si dispoglia.]  L'ultima seduta del Consiglio Comunale per l'anno 2015 ha visto come tema predominante il debito fuori bilancio, pari a 66 mila euro, che completa la somma che il Comune di Marsala deve versare come quota per il co-marketing. La camera di commercio infatti dichiara che in seguito ad attenti studi si è scoperto che al contrario di quanto avveniva in precedenza adesso l’IVA è dovuta. Il Movimento 5 Stelle, con il suo portavoce Aldo Rodriquez, ha incalzato l'amministrazione mettendo in evidenza che tale somma non dovrebbe essere dovuta in quanto il contratto è stipulato con una società con sede all'estero (DL 427/93). L'amministrazione non sa cosa rispondere alle domande del portavoce
Rodriquez: "Perché i Comuni devono pagare l'IVA su 2.225.000 euro se la somma contrattuale tra A.M.S. ltd e la Camera di Commercio è di 2.100.000 euro (300.000,00 quota di Marsala)? In ogni caso perché pagare l’IVA anche su questi 125.000 euro di scarto tra la cifra stabilita da contratto e l’importo che la camera di commercio di fatto percepisce? A cosa servono questi 125.000 euro in più?" Il Movimento 5 Stelle ritiene di vitale importanza l'aeroporto Vincenzo Florio per lo sviluppo del nostro territorio ma la poca trasparenza e l'enorme confusione sulla questione non convincono pienamente. Si parla pur sempre di soldi pubblici e bisogna avere la piena certezza sul come vengono spese le esigue risorse dei martoriati Comuni della Provincia. Sotto  l’albero di Natale l’aeroporto di Trapani trova un regalo di Ryanair. La low cost ha presentato la sua programmazione estiva 2016 da Birgi che prevede come unica novità il collegamento per Roma Fiumicino. Complessivamente la compagnia irlandese servirà 23 rotte in totale dallo scalo siciliani, per 104 voli settimanali, che permetteranno di trasportare 1,4 milioni di clienti all'anno sostenendo 1.000 posti di lavoro presso l'aeroporto di Trapani.   “I nostri clienti – ha detto Giuseppe Belladone di Ryanair - possono attendersi ulteriori miglioramenti del servizio nei prossimi mesi, tra cui il nostro nuovissimo sito web personalizzato che includerà nuove funzionalità digitali come quella di ‘hold the fare’ e le recensioni dei clienti sulle destinazioni, menu di bordo migliorati, nuove uniformi per gli assistenti di volo e nuovi interni di cabina. Intanto, per festeggiare il lancio della nostra programmazione estiva 2016 da Trapani – ha aggiunto - stiamo mettendo in vendita posti a tariffe che partono da soli 14,99 euro per viaggiare a gennaio, disponibili per la prenotazione entro la mezzanotte di martedì 5 gennaio”.  La compagnia irlandese segnala una serie di offerte che riguardano anche l’aeroporto di Orio al Serio per volare nel mese di gennaio 2016. Ecco le destinazioni. Per usufruire delle offerte in questione, come sempre, bisogna prenotare il volo nei giorni proposti dalla compagnia. Con 9 euro e 99 centesimi si può acquistare un biglietto di andata nel mese di gennaio per raggiungere da Orio gli aeroporti di Berlino Schonefeld, Bruxelles Charleroi , Bucharest Otopeni, Budapest, Colonia , Dusseldorf Weeze, Lourdes, Parigi Beuvais e Varsavia. Fin qui le offerte per chi vuole spendere meno di 10 euro, ma nell’elenco online delle destinazioni, spuntano anche altre offerte, dal costo leggermente superiore: con 14,99 euro, per esempio, sempre a gennaio, si può acquistare un biglietto d’andata per Barcellona El Prat, Breslavia, Copenaghen, Cracovia, Eindoven, Londra Stansted, Malta, Oslo Rygge, Salonicco e Saragozza. Sempre nell’elenco online, è possibile cercare anche offerte "andata e ritorno": per esempio, se si imposta una durata del viaggio compresa tra uno e tre giorni, si trovano biglietti andata e ritorno a gennaio – costo compreso tra i 18,90 e i 19,78 euro – per Varsavia Modlin, Budapest, Lourdes, Parigi, Berlino Schonefeld, Bruxelles CharleroiBelgio, Bucharest Otopeni, Colonia, Dusseldorf Weeze.

L'occupazione non cresce

[Bidere et non toccare, faghet pianghere et suspirare. Vedere e non toccare, è piangere e sospirare.] Con 2.500.584 avviamenti al lavoro il terzo trimestre del 2015 (luglio, agosto e settembre) segnala che, rispetto allo stesso periodo del 2014, non vi è stata alcuna sostanziale crescita (solo 593 contratti in più). Cambia invece - fa notare Guglielmo Loy, Segretario Confederale UIL - la composizione di "come" le aziende assumono: cresce il tempo indeterminato con 493.927 (+21,2%) contratti attivati, che assorbe in parte l'apprendistato (-14.969) e crollano del 45,2 % le collaborazioni (solo 85.925 avviamenti) mentre "tiene", ancora, il contratto a termine (+4.778) che con 1.750.106 avviamenti, sempre nel trimestre, rimane - sottolinea Guglielmo Loy- naturalmente la tipologia più utilizzata (70%) e che non sembra ridimensionarsi quantitativamente. Preoccupa, in linea generale, la continua erosione del lavoro "femminile" che cala di 36.833 contratti (-3,1%) anche in quadro di sostanziale stagnazione. Una "tenuta" certificata anche dal numero delle cessazioni che con 2.394.264 contratti terminati segnala un modesto -3,4 % sullo stesso periodo del 2014. "Dati non confortanti ed in linea con la bassa crescita della ricchezza prodotta. Ancora più preoccupante - conclude Guglielmo Loy - è il confronto con il 2014 in quanto questo è l'anno dei generosi (e generalizzati) incentivi previsti dalla legge di stabilità del 2015. Infatti se si incrociano questi dati del Ministero (comunicazioni obbligatorie) dei tre mesi in esame con quelli dell'Inps emerge che, sempre nello stesso terzo trimestre, sono stati 261.655 i contratti incentivati (circa il 50% di tutti gli avviamenti a tempo indeterminato) di cui 62.677 per le trasformazioni (da tempo determinato e/o collaborazioni). Se si considera quanto siano costati alla collettività questi incentivi (quasi 2 miliardi nel 2015,oltre 3 negli anni successivi) non si può non sottolineare come solo con vere e durature politiche di crescita si potrà favorire maggiore e buona occupazione". Allarme giovani in Europa: durante la crisi si è allargato il gap generazionale nel Vecchio Continente sia in termini di benessere economico che di risorse stanziate dai governi. È quanto emerge dal rapporto del think tank Bruegel di Bruxelles intitolato 'The growing intergenerational divide in Europe'. "Durante i sette anni di crisi economica in molti paesi è aumentato il divario intergenerazionale in termini di reddito" con "i giovani in media che sono diventati significativamente più poveri". La disoccupazione tra i minori di 25 anni è aumentata notevolmente, mentre i lavoratori più anziani (di età compresa tra 50-64) sono stati meno colpiti. Dati alla mano, nell'Ue la disoccupazione tra i giovani di 15-24 è aumentata del 7,8 percentuale punti tra il 2007 e il 2013, raggiungendo il picco del 23,7% nel 2013, mentre la disoccupazione tra i lavoratori più anziani nel gruppo di età 50-64 è aumentato del 2,4% andando al 7,8% nel 2013. Preoccupante nei paesi dell'Europa mediterranea la quota dei Neet, acronimo tristemente noto per indicare i giovani che non lavorano, non studiano e non svolgono alcuna attività di formazione. Negli gli Stati più colpiti dalla crisi (Cipro, Grecia, Irlanda, Italia e Spagna) il tasso Neet è aumentato di oltre 7 punti percentuali tra il 2007 e il 2013, con un picco di oltre il 20% in Italia, al primo posto in Europa, seguita da Bulgaria e Grecia.Per contro, il tasso Neet è diminuito in Germania nello stesso periodo passando dall'8,9 al 6,3%, Lussemburgo (al 5% nel 2013) e Malta (al 10% nel 2013), mentre è rimasto immutato in Austria (sotto il 10%). Il think tank suggerisce la sua ricetta per colmare il gap e dare una chance ai giovani europei. "Le misure per affrontare il divario intergenerazionale potrebbero includere politiche contro la disoccupazione giovanile, il riequilibrio della spesa e più equa ripartizione degli oneri tra le generazioni negli schemi pensionistici", si legge nel testo. "La crisi ha lasciato un pericoloso retaggio intergenerazionale" insiste il Bruegel. "Affrontare questa eredità attraverso una nuova ridistribuzione della spesa pubblica e ristabilire equità intergenerazionale nei sistemi pensionistici - conclude - dovrebbe essere una priorità per i responsabili politici in gran parte dell'Unione europea".

Italia fuori dal G8

[Bide et crè, narat Sanctu Thomas. Vedi e credi diceva San Tommaso.] L'Italia al rallentatore rischia di uscire dal G8. Il Belpaese, ora l'ottava economia globale, scivolerà in 13esima posizione entro il 2030. Anche la Francia rischia, e potrebbe scendere dall'attuale quinto posto fra le economie globali al nono. La Cina supererà gli Stati Uniti. E la Gran Bretagna si appresta a diventare la quarta al mondo. A scattare la fotografia dell'economia mondiale nel prossimo decennio è uno studio del Center for Economics Business and Research inglese. A pesare sull'Italia è la crescita piatta, che la rende l'economia con la crescita più lenta fra i paesi avanzati. L'Italia ha inoltre il secondo debito più alto nell'area euro, al 132% del pil, dopo la Grecia. La Francia non si trova in una posizione migliore. "La velocità delle riforme economiche è troppo lenta" afferma lo studio, sottolineando che un'eventuale uscita di Francia e Italia dal G8 avrebbe delle implicazioni geopolitiche. Secondo il Center for Economics Business and Research, le cinque maggiori economie al mondo dopo il 2030 saranno Cina in prima posizione, seguita da Stati Uniti, India, Gran Bretagna e Brasile. Il recente rallentamento della crescita cinese farà slittare al 2029 il grande sorpasso degli Stati Uniti in termini di pil nominale. Un sorpasso che era inizialmente atteso per il 2025. Sulla classifica pesano però rischi politici. La corsa della Gran Bretagna potrebbe essere bruscamente bloccata da un'uscita dall'Unione Europea. La 'Brexit avrebbe un impatto pesante e si tradurrebbe in una crescita più lenta. L'afflusso dei migranti, invece, aiuterà la Germania a mantenere la sua forza. "I migranti faranno aumentare i profitti, rallenteranno la crescita dei salari e allevieranno la mancanza di talenti".

sabato 26 dicembre 2015

Ap Pmo, via anche Meridiana?

[Qui prestu benit, prestu siq’ andat. Chi tosto viene tosto se ne va.] Mentre registriamo buone nuove provenienti dal fronte catanese, e dal fronte romano non possiamo dire ancora altrettanto a Palermo. A Catania airBerlin e BA sono passati con AviaPartner, mentre una terza compagnia sarebbe pronta a firmare. A Roma Marconi (Gh) Consulta, Ata non hanno superato i requisiti voluti da Enac, dunque sono stati buttati fuori da Fiumicino.  Vueling avrebbe, questo dicono dipendenti ben informati della Gh,  firmato con Gh Palermo fino al 2018, il volo per Jfk pure. Altre persone passeranno in Gh? Il Saracino a Palermo non molla nulla, anzi acquisisce nuovi vettori. Dunque la trattativa AviaPartner e Vueling a Palermo non ha portato i risultati sperati. L'indebitamento di AviaPartner  Pmo non crea preoccupazioni, ma le preoccupazioni sono sempre più insistenti, ormai, nell'esiguo numero dei dipendenti nello scalo di Punta Raisi, quale futuro può avere Ap a Palermo se non riesce a prendere compagnie di linea? A forza di giocare in difesa la sconfitta c'è sempre, è una certezza matematica. AviaPartner sostiene che la Gh gioca troppo a ribasso, ma la cig per AviaPartner non è certo eterna, saremo destinati a essere, nel network Aviapatner uno scalo stagionale. C’era anche una rappresentanza del Comune di Palermo al Business Network Meeting organizzato dall'Ambasciata della Repubblica di Corea all’Hotel Savoia di Milano. All'evento, infatti, erano accreditate 13 aziende tra startup guidate da Arca e aziende storiche del territorio palermitano, insieme ad altre aziende coreane. L’occasione si è rivelata una valida opportunità per lo sviluppo di collaborazioni e partenariati per alcuni fra i più qualificati operatori economici palermitani e per la Gesap, rappresentata all'incontro dal direttore commerciale Natale Chieppa.

Prossimo crac BancApulia?

[Non so bezza de annos, ma so bezza de affannos. Non son vecchia d’anni, ma son vecchia d’affanni. Dicesi dalle donne per oscurare le loro rughe.] Non cessa l’allarme sugli istituti di credito a rischio crack. Dopo i casi Banca Etruria e della altre tre banche salvate per decreto, i cui piccoli azionisti hanno visto dilapidati i loro risparmi, ora l’attenzione degli osservatori si sposta più a sud, precisamente in Puglia. Sono infatti ora i clienti di BancApulia a tremare per i loro risparmi, visto che l’istituto di credito (assorbito da gruppo Veneto Banca) ha visto le proprie azioni crollare dell’81% in pochissimi mesi. Secondo uno schema simile a quello applicato ad Arezzo e dintorni da Etruria, ai clienti interessati all’accensione di un mutuo o alla sottoscrizione di un prestito BancApulia presentava un’offerta all’apparenza molto conveniente: tassi agevolati a fronte dell’acquisto di azioni vincolate per 24 mesi. A metà luglio i primi segnali d’allarme, con gli estratti conto dei titoli che iniziavano a registrare le prime, pesanti, perdite: azioni del valore di quasi 40 euro sono infatti precipitate a poco più di 7. Le assicurazioni fornite a quanti chiedevano spiegazioni si sono rivelate infondate e sabato l’assemblea dei soci deciderà del futuro della banca. "Banca Apulia è solida, nessun rischio per i nostri risparmiatori"nIn relazione alle notizie recentemente riportate da giornali, siti web e televisioni locali, il Consiglio di Amministrazione e la Direzione Generale di Banca Apulia, al fine di tutelare l’immagine dell’Istituto e riservandosi comunque di intraprendere le opportune azioni legali nei confronti di chiunque abbia diffuso e diffonda informazioni improprie e non corrispondenti alla reale situazione aziendale della Banca, intendono precisare quanto segue. Si premette che Banca Apulia S.p.A., appartenente al Gruppo Veneto Banca dal 2010, a seguito della fusione per incorporazione della Banca Meridiana S.p.A., è controllata dalla Capogruppo Veneto Banca per circa il 70%, mentre il restante capitale è detenuto da Finanziaria Capitanata srl per circa il 27% e da poco più di 500 altri soci che ne detengono complessivamente il residuo 3%. Si precisa che il Gruppo Veneto Banca è uno dei   principali gruppi bancari italiani che a far data dal 4 novembre 2014 è sottoposto alla vigilanza della Banca Centrale Europea (BCE); inoltre, la Capogruppo Veneto Banca rientra tra le principali Banche Popolari tenute alla trasformazione in Società per azioni per effetto del D.L. 24 gennaio 2015, convertito con la Legge n. 33 del 24 marzo 2015. Difatti l’assemblea dei soci di Veneto Banca, tenutasi il 19 dicembre u.s., ha deliberato la trasformazione in società per azioni, l’aumento di capitale sociale per un miliardo di euro e la quotazione al Mercato Telematico Azionario di Borsa Italiana.  Per quanto concerne la situazione aziendale della Banca Apulia, al 30 settembre 2015, si registra il rispetto dei coefficienti patrimoniali regolamentari (CET1, TIER1 e Total Capital Ratio); al riguardo si fa presente che, anche in ottemperanza alle richieste della BCE, la Banca ha predisposto un “capital plan” al fine del pieno rispetto dei suddetti requisiti prudenziali fino al 2019 e che prevede un aumento di capitale sociale di 105 milioni di euro, già deliberato dal Consiglio di Amministrazione e che sarà sottoposto all’Assemblea straordinaria dei soci. Nelle more  della realizzazione di tale aumento, la Capogruppo Veneto Banca ha già effettuato un versamento soci in conto futuro aumento di capitale pari a 70 milioni di euro. La posizione di liquidità del Gruppo Veneto Banca, al 30 settembre 2015, si conferma solida e i principali indicatori della situazione di liquidità si mantengono nei limiti previsti dalle disposizioni di vigilanza al cui rispetto il Gruppo è tenuto. In particolare, il Liquidity Coverage Ratio (LCR) è pari all’89%, segnando un aumento rispetto al 79% di giugno 2015 ed il 74% di dicembre 2014. Si ricorda che il “phase-in” per l’entrata in vigore del limite sull’indicatore di breve periodo LCR prevede un limite pari al 60% dal 1° ottobre 2015 con la previsione di aumento progressivo annuale per raggiungere il 100% nel 2018 analogamente all’indicatore di medio termine NSFR (Net Stable Funding Ratio). In tale ambito Banca Apulia, al 30 settembre 2015, presenta uno sbilancio positivo di circa 1 miliardo di euro tra raccolta diretta e impieghi verso la clientela, evidenziando una situazione più che positiva e calibrata in grado di onorare tutte le scadenze. In merito alla situazione reddituale di Banca Apulia, il 4° trimestre 2015 segue il “trend” dei precedenti con un risultato della gestione caratteristica positivo e con un risultato netto previsto per fine anno fortemente influenzato dalle rettifiche di valore su attività finanziarie e su crediti, continuando la politica di accantonamenti prudenziali volta ad elevare le percentuali di copertura dei crediti deteriorati anche in recepimento delle indicazioni e degli indirizzi forniti dal Regolatore. A tal proposito si precisa che il capital plan tiene conto, tra l’altro, di tale rigorosa e prudenziale politica di accantonamenti su crediti.

E adesso l'opinione diventa reato

[Qui dormit a pizzinnu piaghet a bezzu. Chi dorme in gioventù, piange vecchio. Vale a dire chi non lavora da giovane sarà povero da vecchio.]  "Quelle della Procura sono dichiarazioni avventate e inopportune", che "delegittimano lavoro e funzione" del Gip. Così il presidente dei Gip di Palermo Cesare Vincenti e il suo vice Gioacchino Scaduto sul caso della ricercatrice libica Khadiga Shabbi. Il Gip non aveva convalidato il suo fermo per apologia di reato con finalità di terrorismo, ordinando il divieto di dimora per reato di opinione. "Siamo sconvolti - aveva commentato la Procura - è una misura inadeguata e contraddittoria". Secondo Vincenti e Scaduto, le posizioni della Procura sul caso della donna libica "rischiano di creare nell'opinione pubblica un allarme ingiustificato, di cui in questa fase storica non si sente affatto il bisogno".  "La donna - spiegano in una nota - non è infatti accusata di atti di terrorismo o di associazione terroristica in collegamento con esponenti di gruppi terroristici o foreign fighters, come potrebbe intendersi, ma soltanto di un reato di opinione: l'avere cioè espresso il suo personale apprezzamento nei confronti dell'ideologia di gruppi ritenuti terroristici, manifestazione del pensiero che può diventare reato solo se resa pubblica".  Nella nota si osserva pure, con una punta polemica, che non si può "indulgere a semplificazioni, ad emozioni o a precarie suggestioni esterne".

Matteoli e Orsoni a giudizio

[Fagher bider su biancu pro nieddu. Far vedere il bianco per il nero. Corrisponde al proverbio italiano Far vedere lucciole per lanterne.] L'ex ministro e parlamentare Altero Matteoli e l'ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni sono stati rinviati a giudizio per l'inchiesta Mose. Matteoli è indagato per corruzione, mentre Orsoni per finanziamento illecito dei partiti. Lo ha deciso il Gup di Venezia al termine dell'udienza preliminare, che ha disposto il rinvio a giudizio di altri sei, mentre per un altro indagato il reato è in prescrizione. Per chi ha scelto un altro rito, due le assoluzioni e una condanna a tre anni.

venerdì 25 dicembre 2015

Natale con il camorrista

[Qui pagu bettat, pagu isettat. Chi semina poco aspetti poco. Qui ha il senso si sperar poco colui che ha prestato pochi servigi.] I parenti vanno dal boss latitante per trascorrere insieme Natale e così consentono ai Carabinieri di scoprire il suo nascondiglio e di arrestarlo. In un blitz scattato all'alba, i Carabinieri del Comando provinciale di Napoli hanno rintracciato e arrestato, a Monteruscello (Napoli) Corrado Orefice, 46 anni, napoletano, detto "'o cunfettar", ritenuto dagli investigatori l'attuale reggente del clan "Vinella grassi", gruppo camorristico che ha preso il nome da un quartiere di Secondigliano.

Futuro incerto per Las Vegas Review

[Sos males de sa juventude bessint in sa bezzesa. I mali (ossia stravizi) della gioventù sorgono nella vecchiaia.] Dopo meno di due settimane dal cambio di proprietà, il futuro de "The Las Vegas Review-Journal" resta incerto. Il quotidiano più importante del Nevada è stato comprato per 140 milioni di dollari in contanti dal magnate dei casinò nonché finanziatore del partito repubblicano Sheldon Adelson. Inizialmente l'identità  dell'acquirente fu tenuta nascosta, cosa che lasciò confusa l'intera redazione e il mondo dell'editoria americana in generale. Ma ora che il mistero è venuto meno, molti altri punti di domanda restano. Chi guiderà il giornale ora che il direttore Michael Hengel ha dato le dimissioni accettando una buonuscita? Che ne sarà degli altri dipendenti? Quanto i contenuti del quotidiano verranno controllati in uno Stato - il Nevada appunto - cruciale nella campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2016? Intervistato dal New York Times, Hengel spiega: "Non sono sicuro quali siano i loro piani. Quando mi hanno presentato un'offerta alla luce della situazione, dovevo decidere se fosse o meno accettabile. Per me e per la mia famiglia, lo era". A spingerlo ad accettare sono state le preoccupazioni legate agli interessi politici e alle attività di business di Adelson e i potenziali conflitti di interesse nel giornale. Editoria, chi ha comprato Las Vegas Review a 140 mln in contanti? Ci sono un paio di domande che circolano nel mondo dell'editoria americana e non solo: chi ha comprato "The Las Vegas Review-Journal" per 140 milioni di dollari in contanti? Il cambio di proprietà del quotidiano più importante del Nevada - uno Stato chiave nella campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2016 - ha una matrice politica? Nemmeno la redazione del giornale sa rispondere su una transazione siglata da ormai una settimana. E così i giornalisti hanno scelto Twitter e interviste anonime al New York Times per esprimere il loro scontento, non solo perché non sanno cosa sarà di loro ma anche perché i proprietari hanno dimostrato una mancanza di trasparenza. Se alcuni fanno riferimento al Codice etico della Society of Professional Journalists - la più vecchia organizzazione che rappresenta i giornalisti negli Stati Uniti - altri hanno scritto un articolo pensato per analizzare la proprietà del giornale. Peccato che quell'articolo non sia stato pubblicato. Il mistero è iniziato appunto una settimana fa. Allora New Media Investment Group, che ha acquistato quest'anno "The Las Vegas Review-Journal" come parte di un pacchetto di giornali per 102 milioni di dollari, aveva annunciato la cessione del giornale e di altri asset. A comprare è stata un'azienda chiamata News + Media Capital Group, che ha sborsato una cifra pari a sette volte gli utili pro forma del quotidiano, non poco visto i tempi di crisi del settore. Il punto è che nessuno sa chi sia dietro quell'azienda. E questo fatto è stato rimosso da un articolo del giornale stesso in cui si dava notizia della compravendita. L'editore, Jason Taylor, ha difeso la sua decisione facendo montare ancora di più dubbi e delusione tra i giornalisti.

Anche la Cia sbaglia

[Evidentemente un conservatore è uno che vuol conservare qualche cosa. Ma pochi si accorgono che per poter conservare qualche cosa, bisogna che un individuo, una classe o un popolo siano anche in possesso di qualche cosa. Ecco un primo punto, proveniente dalla logica del termine stesso, che per avere realtà richiede la necessità di un possesso. Di qui deriva l'impossibilità di una propaganda conservatrice se non a gente che possieda qualche cosa e la senta propria.  Giuseppe Prezzolini]  Quindici anni fa, la Cia cercò di predire, con l'aiuto di un gruppo di esperti che non facevano parte dell'agenzia d'intelligence statunitense, come sarebbe stato il mondo nel 2015. Il risultato fu un rapporto di 70 pagine che riguardava l'economia, la politica e la tecnologia e che oggi appare in gran parte errato, soprattutto sugli sviluppi politici mondiali. Gli esperti, scrive il Telegraph, correttamente predissero le trasformazioni che il mondo ha attraversato grazie alla tecnologia, e soprattutto a internet, senza precedenti dalla rivoluzione industriale. La rivoluzione tecnologica, secondo loro, avrebbe avuto conseguenze politiche: in Medio Oriente, "un'opposizione connessa al web" avrebbe minacciato i regimi autoritari, e così è stato con la cosiddetta primavera araba. Allo stesso tempo, queste tecnologie avrebbero creato nuovi conflitti tra Stati; anche qui, le tensioni tra Stati Uniti e alcune nazioni, come la Cina, dimostrano che gli esperti avevano ragione. Gli esperti hanno invece sbagliato diverse previsioni politiche: prevedevano una Russia debole, capace solo di farsi sentire a livello internazionale usando il suo diritto di veto nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; invece, Vladimir Putin ha costruito un'ampia rete di influenza, ha annesso territori, è intervenuto in guerre all'estero, ha minato le ambizioni occidentali. Prevedevano poi la riunificazione delle due Coree e la creazione di uno Stato palestinese. La Cia fu invece troppo ottimista nel predire il boom delle biotecnologie: l'uso "normale" di animali clonati per la produzione di carne da mangiare, la creazione di organi umani artificiali e l'allungamento della vita grazie a questi progressi. Gli esperti affermarono correttamente che la popolazione mondiale avrebbe superato i sette miliardi, diminuendo in Russia e in tutta l'Europa orientale. Sbagliata, però, la previsione sulla popolazione in diminuzione in Africa a causa dell'Aids. Corretta, invece, la previsione di una crisi demografica in Occidente, con ripercussioni sul sistema sanitario e pensionistico, e le preoccupazioni per l'immigrazione, che "complicherà l'integrazione sociale e politica: alcuni partiti continueranno a mobilitare i sentimenti popolari contro i migranti". "I Paesi europei e il Giappone si troveranno davanti al dilemma tra la protezione dei confini nazionali e dell'identità culturale e il bisogno di affrontare lo squilibrio demografico e del mercato del lavoro". Le preoccupazioni della Cia su eventuali attacchi terroristici letali e sofisticati sembrarono giustificate poco dopo, con l'11 settembre 2001; in realtà, non immaginò che il terrorismo avrebbe definito la politica estera dell'Occidente nei successivi anni.

Lukoil lascia paesi baltici

[Il Tasso piacerà sempre più alle anime romantiche, mentre l'Ariosto sarà sempre più ammirato dagli spiriti classici. Sarà lei ad aiutarci per dimenticare una brutta storia della nostra città.  Giuseppe Prezzolini]  La seconda compagnia petrolifera russa, Lukoil, ha lasciato tutti i Paesi baltici a causa dell'atmosfera "antirussa" che si respira in queste tre nazioni dell'Unione europea. L'ha comunicato oggi il suo direttore generale Vagit Alekperov. "Abbiamo venduto i nostri asset in Estonia. Abbiamo messo in vendita quelli in Lituania e Lettonia, dove l'atmosfera è seriamente antirussa", ha detto Alekperov parlando alla televisione pubblica russa. La compagnia petrolifera privata russa Lukoil ha annunciato di aver venduto alcune quote in giacimenti in Kazakistan alla compagnia cinese Sinopec per 1,09 miliardi di dollari. La transazione è relativa al 50 per cento della Caspian Investments Resources, che opera in cinque giacimenti del Paese dell'Asia centrale.

UN TERRORISTA A ROMA

[Pregaus a proi e fait bentu. Preghiamo a piovere e fa vento. Dicesi quando uno cerca di nascondere un fallo, ed un altro per inavvertenza lo scopre.] Il presidente iraniano Hassan Rohani arriverà in Italia il 25 gennaio, per la visita ufficiale inizialmente programmata per il 14 e 15 novembre e poi rinviata all'ultimo momento per gli attacchi terroristici di Parigi del 13. Lo riferisce l'Irna, l'agenzia governativa iraniana, ma le date ufficiali non sono ancora apparse sul sito della presidenza. Resta soprattutto il dubbio sulla permanenza di Rohani a Parigi, fino al 27 secondo l'Irna. Il settore delle costruzioni in Iran conta 30 mila imprese private che, nonostante le difficoltà causate negli ultimi anni dalle sanzioni sono riuscite a realizzare anche importanti opere pubbliche. A dirlo è Maziar Khansari, dirigente della Herison Construction Company, che ha partecipato ad un incontro svoltosi nei giorni scorsi all'Ance tra 150 imprese italiane, una delegazione governativa da Teheran e l'Associazione iraniana delle aziende del settore (Acco.ir). Si è trattato di una tavola rotonda sulle infrastrutture organizzata dal ministero degli Esteri insieme a Ice e Ance, presente il viceministro per Strade e sviluppo urbano, nonché presidente delle Ferrovie, Mohsen Pour Seyed Aghaei. Presenti anche altri tre ministeri iraniani e nove agenzie governative. "Per tutto il periodo delle sanzioni - dice il giovane imprenditore, vice amministratore delegato dell'azienda di famiglia, attiva dal 1969 e tra i 'top contractors' del Paese - le compagnie private hanno continuato a costruire strade, ferrovie, metropolitane e dighe. E mi è parso che gli italiani presenti all'incontro ne fossero abbastanza sorpresi". In effetti il settore privato rappresenta soltanto il 30-40% dell'economia iraniana, con la restante parte occupata non solo dal governo ma anche da altri soggetti come le Guardie della rivoluzione o le fondazioni religiose. "Ma l'imprenditoria privata ha le competenze per realizzare molti tipi di progetti - afferma Khansari - e poter competere con la Turchia anche nella regione mediorientale. Quello che manca sono macchinari e tecnologie, in questi anni ne sono giunte solo dalla Cina, insieme a fonti di finanziamento". Molte imprese hanno dovuto chiudere, prosegue, ma per quelle che hanno continuato a lavorare i margini sono stati molto limitati, mentre altre hanno preferito l'edilizia residenziale. Le risorse del governo, per l'embargo di Usa ed Europa sul petrolio iraniano e la discesa del prezzo del petrolio, si sono intanto ridotte all'osso, e le sanzioni che hanno escluso l'Iran dai circuiti finanziari internazionali hanno fatto il resto. Per questo, dice ancora Khansari, e' comprensibile che le imprese italiane chiedano garanzie sui propri impegni finanziari e cerchino progetti a breve termine, che rientrino nel periodo di stabilita' politica garantita dal presidente Rohani. Il quale punta ad una vittoria delle forze moderate nelle legislative del 26 febbraio prossimo e una riconferma del mandato nel 2017. Ma l'Italia, a poche settimane dalla missione guidata dal viceministro Carlo Calenda a Teheran, e' anche il solo Paese ad aver organizzato un'iniziativa come quella dell'Ance - sottolinea ancora l'imprenditore -, cui dovrebbe presto fare seguito una nuova missione dei costruttori in Iran. A Roma sono stati presentati oltre un centinaio di progetti infrastrutturali che l'Iran si propone di realizzare, e Aghaei ha incontrato inoltre l'ad di Fs Renato Mazzoncini, per discutere anche di quelli in cui e' già coinvolta Italferr. Ma oltre che allo sviluppo delle ferrovie, finora quasi esclusiva di cinesi ed indiani, l'Iran cerca investimenti esteri anche in porti, aeroporti e ospedali. Coinvolti dunque, dicono all'Ance, anche Italcertifer, Anas International - con il sostegno di Sace e banche - e tutto il sistema delle Pmi italiane. L'Iran ha una valenza strategica, per ragioni geografiche e di assi di trasporto, non solo per l'industria delle costruzioni italiane, che già opera in 85 Paesi con contratti per 100 miliardi di dollari, ma anche per quelle di ingegneria, impiantistica, macchinari e trasporto. Alle quali l'Iran, pronto a significativi sgravi fiscali, chiede di agire in partnership con quelle locali anche per formare quadri e maestranze.

RIELLO DIVENTA AMERICANA

[Quie non bettat non toddit. Chi non semina non raccoglie. Chi non lavora è misero] Dopo mesi di trattative Riello passa nelle mani del colosso americano UTC Climate, Controls & Security. I termini dell'accordo sono stati mantenuti riservati ma secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane il gruppo americano rileverà il 70% del capitale e procederà poi ad un aumento di capitale per sanare i debiti. Ettore Riello, con le sorelle Lucia e Roberta, resteranno titolari del 30% ma avranno in mano un'opzione di vendita a medio termine. "È un momento storico" dice il presidente Ettore Riello che nel 2004 era riuscito a riportare l'azienda sotto il controllo della famiglia fondata nel 1922 da Pilade. L'avventura era iniziata sotto il nome di Officine Fratelli Riello (con Pilade anche Giuseppe e Raffaello) e puntando su un prodotto diventato un simbolo, il bruciatore. L'azienda cresce e negli anni '80 inizia lo sviluppo sui mercati internazionali con uno stabilimento in Nord America. Arrivano le acquisizioni negli anni 90' con Beretta, Thermital, Vokéra, Chauffage Français e Sylber. Nel 2000 Pilade vende al fondo Carlyle il suo 50% ma nel 2004 il figlio Ettore e le sorelle riacquistano la totale proprietà del gruppo di Legnago. Ettore fu finanziato da un pool di 7 banche (UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banco Popolare, Bpm, Veneto Banca e Bnp Paribas) che oggi sarebbero esposte per circa 420 milioni. La transazione dovrebbe chiudersi agli inizi del 2016, dopo l'espletamento dei passi necessari incluse le approvazioni normative. "Crediamo che il gruppo Riello, con i suoi marchi ormai affermati e la sua offerta di prodotti, costituisca una piattaforma eccellente per l'espansione di UTC Climate, Controls & Security nel campo del riscaldamento in Europa" ha affermato Ross Shuster, Presidente delle Operazioni Internazionali di UTC Climate, Controls & Security. "Siamo già un fornitore leader di soluzioni per il riscaldamento in Nord America attraverso diversi marchi. Crediamo che utilizzando il know-how dell'ingegneristica del Gruppo Riello, le sue capacità industriali e la professionalità altamente qualificata dei suoi dipendenti, vi sia un altissimo potenziale per aumentare la nostra presenza nel segmento a livello globale e per incrementare le sinergie con le attività già esistenti". United Technologies Corporation è una multinazionale conglomerata con sede a Farmington, nel Connecticut. Le sue attività spaziano dall'aeronautica alle costruzioni, e ha un fatturato di circa 62,6 miliardi di dollari e un utile netto di 5,7 miliardi.

mercoledì 23 dicembre 2015

UE CONTRO FONDO INTERBANCARIO

[Prestu et bene non andat mai bene. Presto e bene non va mai bene. Far adagio e bene.]   "Riteniamo non ci sia contraddizione tra le direttive" per la risoluzione delle banche e quella per la tutela dei depositi. Così la lettera dei commissari Ue Hill e Vestager al ministro Padoan, secondo cui l'uso del fondo di garanzia dei depositi rientra nella materia degli aiuti di stato e fa scattare la risoluzione. "Se uno stato membro opta per lo schema di garanzia dei depositi per ricapitalizzare una banca" allora "è soggetto alle regole Ue sugli aiuti di Stato". Quindi "se la valutazione porta a concludere che l'uso di questo schema è aiuto di Stato, scatterà la risoluzione ella direttiva Brrd". Al contrario se è "un puro intervento privato" non scatta la risoluzione. Così la lettera Ue. "L'intervento da parte di schemi di garanzia obbligatori" imposti dallo stato alle banche già in passato sono "stati considerati aiuti di stato", mentre "se altre banche decidono da sole di intervenire in un meccanismo pienamente privato, questo esula dall'ambito del controllo Ue sugli aiuti di stato". Lo precisa la Commissione Ue in merito alla lettera dei commissari Vestager e Hill. Il fondo interbancario tutela depositi italiano, con lo stato che impone alle banche di contribuirvi, rientra così negli aiuti di stato.,I "contatti" sul salvataggio delle 4 banche tra Bruxelles e Roma "sono cominciati a maggio", e la "cooperazione tra i nostri servizi è stata costruttiva, e vorremmo esprimere il nostro apprezzamento". Così i commissari Ue Hill e Vestager nella lettera al ministro Padoan, spiegando che la loro intenzione "durante questo processo" era di "fornire guida e supporto alle autorità italiane per trovare rapidamente soluzioni pragmatiche e corrette". La lettera dei commissari Hill e Vestager "spiega che si applicano le regole Ue sugli aiuti di stato e la direttiva sulla risoluzione delle banche" e l'uso dello schema obbligatorio di garanzia dei depositi non fa eccezione". Così le precisazioni della Commissione Ue, ricordando che "c'è anche una semplice logica soggiacente" alla missiva: "il sostegno pubblico deve arrivare solo in ultimo ricorso", altrimenti le regole Ue che salvaguardano i contribuenti "potrebbero essere facilmente aggirate". L'Ue ha oggi bocciato il salvataggio di una quinta banca, la banca di Teramo, Tercas. Cosa che dimostra, secondo fonti del Mef, la bontà delle scelte sulle altre quattro. La Guardia di Finanza sta compiendo una perquisizione nella sede di Civitavecchia di Banca Etruria, nell' ambito dell'inchiesta sul suicidio del pensionato Luigino D'Angelo, avvenuto lo scorso 28 novembre. L'uomo, titolare di obbligazioni subordinate della banca, si è ucciso nella cittadina laziale dopo aver scoperto l'azzeramento del suo capitale. Il pm Alessandra D'Amore, titolare dell'inchiesta sul suicidio del pensionato, è negli uffici di Civitavecchia di Banca Etruria ed assiste alla perquisizione da lei disposta e che viene svolta da finanzieri del Nucleo speciale di Polizia valutaria. Oltre al reato di istigazione al suicidio si ipotizzerebbe anche quello di truffa. Le perquisizioni riguarderebbero questa seconda tranche delle indagini legata in particolare alla vendita delle obbligazioni. Luigino D'Angelo aveva acquistato i titoli subordinati di Banca Etruria all'inizio del 2013, investendo gran parte dei suoi risparmi (110 mila euro, secondo alcune indiscrezioni). Non era riuscito ad ottenere la restituzione del denaro e, saputo di aver perso tutto, il 28 novembre scorso si è ucciso, lasciando una mail di addio alla moglie. "Chiedo scusa a tutti per il mio gesto - ha scritto - non è per i soldi, ma per lo smacco subito".

Boschi nessun conflitto di interessi

[Quando benit su bentu si leat. Quando il vento viene si prende. Allude ce bisogna approfittare delle buone occasioni. Non lasciar scappare l’ora propizia.] Il ministro Maria Elena Boschi non ha alcun conflitto di interessi sulla vicenda del salvataggio della Banca Etruria. Ci mancherebbe può un organo governativo dare torto a se stesso? A sostenerlo è l'Antitrust, riferiscono fonti qualificate dell'Authority, in una risposta al deputato del movimento cinque stelle Alessandro Di Battista, che aveva sollecitato un pronunciamento sulla vicenda. Di Battista aveva sollevato la questione in una lettera inviata all'Antitrust lo scorso 22 dicembre. L'esponente dei cinque stelle chiedeva se esistessero gli estremi di un conflitto di interessi in capo al ministro Boschi e ai suoi familiari per la vicenda del salvataggio della Banca Etruria. L'Autorità, sulla base delle competenze ad essa assegnate dalla legge Frattini, ha esaminato la posizione della Boschi per verificare in primo luogo la presenza del ministro alle riunioni decisive sul salvataggio delle banche, poi se gli atti (o le eventuali omissioni) del ministro abbiano avuto un "incidenza specifica e preferenziale" sul suo patrimonio (e su quello del coniuge o dei parenti fino al secondo grado) e infine se vi sia stato un danno per l'interesse pubblico. Nella risposta a Di Battista, l'Antitrust esclude che il comportamento della Boschi possa rientrare nei due casi previsti dalla legge. Sul primo punto, quello riguardante l'incidenza sul suo patrimonio, l'Antitrust osserva che la Boschi partecipò solo alla riunione del consiglio dei ministri del 10 settembre, quando fu approvato lo schema preliminare del decreto legislativo 180 da inviare alle commissioni parlamentari per il parere previsto dalla legge. Il ministro non partecipò invece alle riunioni del 6 e 13 novembre nel corso delle quali il governo esaminò e approvò il decreto. E non avendo preso parte alle riunioni, stando alla legge sul conflitto di interessi al ministro non può essere imputato un comportamento volto ad accrescere il proprio patrimonio. Anche sul secondo punto, l'Antitrust "assolve" la Boschi: per parlare di danno pubblico, si osserva nella risposta a Di Battista, bisognerebbe che il ministro avesse compiuto atti idonei "ad alterare il corretto funzionamento del mercato", circostanza che per l'Antitrust è palesemente non rinvenibile in questo caso. Un eventuale danno, sottolineano le fonti dell'Antitrust, potrebbe derivare unicamente dall'inerzia dei commissari speciali chiamati dal decreto legislativo approvato dal consiglio dei ministri a risanare le banche. Nella risposta al deputato M5s, l'Antitrust dà conto delle presenze del ministro Boschi nelle riunioni del consiglio dei ministri dove sono stati esaminati i provvedimenti legati al sistema bancario. Sulla base dei dati ricevuti da Palazzo Chigi, l'Autorità segnala che Maria Elena Boschi non è stata presente alla riunione del 20 gennaio 2015 che ha dato il via libera al decreto numero 3/2015 sul sistema bancario; è stata invece presente nella riunione del 10 settembre 2015 che ha approvato lo schema preliminare del decreto legislativo numero 180 sulle banche (ma non ha poi partecipato alle riunioni del consiglio dei ministri del 6 e del 13 novembre nel corso delle quali quel decreto legislativo è stato esaminato e poi approvato); e , infine, non ha partecipato alla riunione del consiglio dei ministri del 22 novembre che ha approvato il decreto cosiddetto "salva-banche". Per quanto riguarda invece la dichiarazione sulle attività patrimoniali del ministro Boschi e dei suoi familiari, l'Antitrust segnala che essa fu presentata il 21 maggio 2014 e non riportano il possesso di azioni bancarie della Banca Etruria (ma il questionario impone l'obbligo di dichiarare il possesso di azioni solo sopra i 50 mila euro).

Anche quest'anno buon Natale

[Si quares qui ti nerzant bene, non injuries a niunu. Chi vuol che si dica ben di lui, guardassi di non ingiurar altrui.] Buon Natale a tutti? In primo luogo ai sindacati, a tutti, nessuno escluso, che continuano a credere di essere importanti, dal più piccolo al più rappresentativo, che quando incontrano le aziende non parlano mai di legalità vera e che credono di avere la coscienza a posto quando ottengono avanzamenti di carriera per se è per i propri iscritti.  Il detto che recita "dimmi chi sono i tuoi iscritti e ti dirò che sindacato sei" è sempre attuale. Poi se qualche sindacalista parla con i vertici delle aziende presenti in apt in maniera confidenziale tanto da dare del tu all'interlocutore ... Ambrogio crede ancora si essere senatore della Repubblica, se i passeggeri aumentano a Punta Raisi  pensa che il merito sia suo e del suo partito (la Gesap). Dimentica che il cda della Gesap  è spaccato. Pur avendo un ad hanno deciso che e' indispensabile un dg? Avrebbero rinnovato per altri tre mesi l'attuale  accountable manager  non  essendo in grado di trovarne  uno interno (tramontata l'opzione Petrigni come dg) stanno preparando un bando di gara. Ma non si doveva risparmiare?  Nel frattempo continua la lotta "sanguinosa" tra ingegneri all'interno della Gesap. Qualcuno sostiene che  il sottoscritto è di parte, prevenuto contro la Gh. Coerente con le mie idee non potrei comportarmi diversamente. Non nascondo la profonda soddisfazione dopo che l'Enac ha escluso la Gh da Fiumicino, la perdita di airberlin a Catania, non ultimo la perdita di Sigonella. Babbo natale mi ha portato molti regali quest'anno. Purtroppo, ancora a Punta Raisi non abbiamo notizie in linea con altri scali. Se giochi in maniera scorretta non puoi pretendere comprensione nel momento in cui hai dei problemi. Ma, non nascondo di essere fiducioso anche per lo scalo di Palermo. Tra Natale e Capodanno sarà boom di passeggeri per l’aeroporto Falcone-Borsellino: tra il 24 dicembre e il 4 gennaio passeranno dallo scalo palermitano circa 145mila passeggeri, mentre i voli saranno 1.111. La maggiore affluenza si avrà nella settimana che va dalla vigilia di Natale al giorno di San Silvestro: 706 voli e quasi 94mila passeggeri. Il picco sarà raggiunto il 30 dicembre, con 116 voli e quasi 16mila passeggeri in transito. Dal primo al 4 gennaio i voli in programma saranno 405, mentre i passeggeri in entrata e in uscita toccheranno quota 51mila. Un exploit dovuto alle festività, ma che è in linea con il trend positivo di tutto il 2015. In estate per tre volte è stato superato il tetto del mezzo milione di passeggeri. Anche a dicembre il trend positivo è stato mantenuto a +15,3% di passeggeri in transito, con una media di circa 1.300 in più al giorno, rispetto a dicembre 2014. Nell’arco del 2015 la crescita dei passeggeri si è stabilizzata a +7%, rispetto al 2014, con un totale passeggeri che supera i 4 milioni e 800mila. Sempre a dicembre, significativo l’andamento del traffico Internazionale (+22%) grazie al mantenimento dei voli e all’aumento delle frequenze, anche nella stagione invernale, di diversi collegamenti con le principali capitali europee.

GLI ULTIMI SARANNO MAI PRIMI?

[Chi vuole cojinare il suo vicino si cloca prest i s'alza la matin. Chi vuole superare il suo vicino di casa, và a dormire presto e si sveglie presto la mattina. Frase abruzzese.] La Sicilia rimane agli ultimi posti in Italia per qualità della vita. Secondo la tradizionale ricerca de il Sole24Ore, è Palermo la provincia dove le condizioni sono peggiorate nell'arco di un anno, perdendo ben 11 posizioni e piazzandosi al 106° posto su 110, ultima tra le siciliane. E meno male che Orlando, come recitava uno slogan, il sindaco lo sa fare. Con Orlando, sindaco di Palermo, e Crocetta governatore della Sicilia l'unica cosa da fare è scappare, lottare non serve. Adesso capisco il mio amico Mimmo Di Carlo che da qualche anno ha deciso di andare a vivere in esilio a Malta, anche se sono convinto, è questione di tempo, che ritornerà. Noi siciliani siano nostalgici della nostra gioventù, dei nostri amici, pochi per la verità, dei luoghi ... insomma viviamo di ricoirdi e, come tutti i pessimisti, fatalisti non amiamo il futuro. Troppo orgoglioso per accettare compromessi, o ancor peggio patteggiere colpe che non avrebbe commesso ha preferito l'esilio. Due gradini più in alto, ma in calo di 10 punti, c'è Messina (104/a); male anche Siracusa che scende di 7 posizioni, 90/a. Trapani si piazza al 96° posto, -4. La provincia dove si vive meglio è Ragusa che pur arretrando di tre gradini si posiziona al 78° posto. Inversione di tendenza, invece, per Agrigento, Enna e Catania che salgono nella 'speciale' classifica: la città dei Templi è 97/a con un balzo di 10 punti, Enna 93/a a +8 e Catania 95/a a +4. Caltanissetta invariata, 102/a. Sei le aree tematiche (Tenore di vita, Affari e lavoro, Servizi, Popolazione, Ordine pubblico, Tempo libero) analizzate. Solo il turismo fa ben sperare. È quanto emerge dalla tradizionale ricerca de il Sole24Ore da cui emerge che Palermo perde ben 11 posizioni e si piazza al 106° posto su 110, ultima tra le siciliane. Ma se si guarda solo la classifica che tiene conto della “Spesa totale turisti stranieri”, riferita al 2014, nella sezione Tempo Libero, allora la storia cambia. Il capoluogo siciliano infatti si colloca al 19esimo posto con 375 mila euro, preceduta addirittura da Messina che invece nella classifica generale è 104/a in calo di 10 punti. Bene anche il posizionamento di Catania al 21esimo posto (95esima nella classifica generale); Siracusa è 41esima (ma nella classifica generale scende di 7 posizioni e si colloca al 90esimo posto); Trapani è 51esima (96° posto in classifica generale); Agrigento 63esima (97/a con un balzo di 10 punti nella classifica generale); Ragusa 73esima (nella classifica generale è la provincia dove si vive meglio perché pur arretrando di tre gradini si posiziona al 78° posto). Chiudono Enna al 102esimo posto (va meglio nella classifica generale considerato che si posiziona 93/a a +8) e ultima Caltanissetta (che nella classifica generale è stabile al 102esimo posto). Dunque, a discapito delle scelte degli amministratori che l'hanno governata negli ultimi decenni, il turismo si conferma ancora una volta l'unico settore su cui scommettere per rilanciare l'economia siciliana.

Toshiba declassata a spazzatura

[Qui istat bene non si movat. Chi sta bene non si muova.] I titoli di Toshiba sono "spazzatura" secondo Moody's, il prestigioso marchio di elettronica giapponese è stato declassato di due gradini dall'agenzia, a Ba2 e finendo così al di fuori dalla categoria più solida sull'affidabilità creditizia, nel raggruppamento comunemente bollato come "junk", spazzatura in inglese. In Borsa è stata una quasi ecatombe: le azioni del gruppo hanno ceduto un 12,28 per cento, a 223,5 yen sul mercato di Tokyo, dopo che avevano già perso un 10 per cento a seguito delle indiscrezioni di stampa, durante il fine settimana, dell'imminente declassamento. Ormai la valorizzazione complessiva di Toshiba in Borsa è meno della metà di quanto risultasse prima che iniziassero a circolare notizie sulle falsificazioni dei dati contabili, vicenda che la scorsa primavera ha portato ad un azzeramento dei vertici. E precedentemente Toshiba era stata già investita, nella sua divisione sull'energia nucleare, dal calo di domanda seguito al disastro di Fukushima del 2011. La nuova bastonata giunta da Moody's riflette la debolezza delle performance finanziarie previste. "Utili e generazione di cassa risulteranno decisamente inferiori a quanto dici attendevamo", ha spiegato l'agenzia. Il gruppo conta circa 200 mila dipendenti nel mondo e ha già annunciato che intende eliminare 2.800 posizioni nella divisione microcircuiti e interrompere la produzione di Tv all'estero.

lunedì 21 dicembre 2015

LE NOCI TORNANO A TAVOLA

[Pè San Micchéle, lu càlle và a lu ciele. Per San Michele, il caldo va in cielo. Detto abruzzese] È boom per le noci che tornano prepotentemente sulle tavole degli italiani che ne consumano più di 45 milioni di chili all'anno con un aumento pari a circa il 60 per cento nel corso di dieci anni. È quanto stima la Coldiretti nel segnalare il prepotente ritorno di uno dei frutti simbolo dell'autunno a livelli che non si raggiungevano da decenni. Le noci - sottolinea la Coldiretti - considerate in passato nemiche della linea per l'apporto calorico sono state infatti rivalutate come preziose alleate della salute ed i consumi sono dunque esplosi. In Italia - continua la Coldiretti - negli anni '70 si producevano circa 80 milioni di chili di noci all'anno ma da allora si è avuto un drastico ridimensionamento della produzione che ha fatto scendere il raccolto ad appena 11 milioni di chilogrammi su una superficie coltivata stimata pari a 9000 ettari di terreno, collocati soprattutto Campania, Sicilia, Calabria, Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto. Anche se si assiste a segnali di ripresa a livello nazionale, l'aumento dei consumi in Italia viene quindi per ora soddisfatto - precisa la Coldiretti - soprattutto dalle importazioni. Sono oltre 35 milioni di chilogrammi di noci in guscio importate da USA, Francia e Cile nel 2014 per effetto - continua la Coldiretti - di una crescita tumultuosa delle importazioni e dei consumi, basti pensare che nel 2000 ne venivano importati appena 10 milioni di chilogrammi Il risultato è che - sottolinea la Coldiretti - più di quattro noci su cinque vendute in Italia provengono dall'estero. A spingere la domanda il fatto che le noci - continua la Coldiretti - sono considerate delle ottime alleate della salute come hanno confermato numerosi studi scientifici che ne hanno messo in risalto l'efficacia nei confronti delle patologie della vita moderna, dal colesterolo ai problemi dell'apparato cardiovascolare in generale. Contengono un buon numero di minerali e sostanze benefiche come calcio, ferro, fosforo, rame e zinco. A fronte di un contenuto calorico importante di circa 600 kilocalorie ogni 100 grammi sono presenti anche le vitamine A, B2, B9 (Acido folico), C, F e P.
Un ruolo importante lo giocano anche i grassi monoinsaturi e quelli polinsaturi (Omega-3 e Omega-6), ai quali si deve il merito di ridurre i livelli di colesterolo cattivo nel sangue.
Parlando dei vantaggi che questo tipo di frutta secca assicura all'apparato cardiovascolare di rilievo - riferisce la Coldiretti - anche l'azione svolta dall'acido folico o vitamina B9, che riduce i livelli di una sostanza dannosa per le coronarie quale l'omocisteina. Efficace nell'azione di salvaguardia delle arterie anche la presenza nelle noci di arginina, un elemento che svolte un'azione preventiva rispetto alla possibile formazione di coaguli. Le noci - conclude la Coldiretti - possono fornire un aiuto importante alla prevenzione anche quando si parla di patologie tumorali, con particolare riferimento al tumore al seno e al pancreas.

domenica 20 dicembre 2015

Terrorista Samir Qantar ucciso

[Mezus a mia bentre qui non a meu parente. Meglio al mio ventre, che al mio parente. Proverbio degli egoisti, quando non vogliono fare del bene.]  Samir Kantar, il prigioniero libanese detenuto più a lungo in Israele, è stato ucciso in un raid israeliano in Siria. Lo riferisce il gruppo islamico libanese Hezbollah. Kantar è stato colpito in un palazzo in un sobborgo di Damasco, Jaramana. L'uomo era stato arrestato nel 1979 in Israele ed era stato condannato per l'uccisione in un attacco di un poliziotto, un uomo e i suoi due figli. La cattura di Kantar ed altri 4 Hezbollah aveva provocato una guerra di 34 giorni fra Israele ed Hezbollah. L'Isis ha vietato di installare "su tutti i territori dello Stato islamico" parabole satellitari per la ricezione di segnali televisivi. Lo riferisce oggi l'Osservatorio nazionale per diritti umani in Siria (Ondus), che cita un'ordinanza diffusa nelle ultime ore dalle autorità dell'Isis a Dayr az Zor, nella Siria orientale.  L'uccisione del comandante di Hezbollah Samir Kantar nei pressi di Damasco - addossata dal gruppo scita libanese ad un raid di stamattina dell'aviazione israeliana non confermato dallo stato ebraico - ha innescato in serata lampi di guerra al confine tra Israele e Libano. Dopo tre razzi sparati nel pomeriggio dal Libano meridionale verso Galilea, e in particolare la città di Nahariya (ad un passo dalla frontiera), aerei israeliani - secondo media arabi, ripresi dalla tv Canale 10 - hanno colpito nel Libano meridionale le postazioni dalle quali erano partiti i tre razzi. L'uccisione di Kantar è avvenuta, secondo gli stessi Hezbollah, in un edificio di un sobborgo di Damasco: "aerei sionisti - hanno detto in una nota, citata dai media - hanno colpito un palazzo residenziale in Jaramana. Il decano dei detenuti liberati dalle prigioni di Israele, il fratello Mujahid Samir Kantar ha avuto il martirio insieme ad altri cittadini siriani". E su twitter Bassam Kantar, fratello di Samir, ha commemorato come "martire" il congiunto. Dopo la notizia, il ministro israeliano dell'energia Yuval Steinitz si è limitato a dire che se il fatto era vero certo non si sarebbe rattristato. Kantar, un druso libanese, aveva scontato circa 30 anni nelle carceri israeliane da dove era stato liberato nel 2008 in cambio dei corpi dei due soldati Eldad Regev e Ehud Goldwasser, rapiti dagli Hezbollah in un'operazione al confine che dette la miccia alla Seconda Guerra del Libano. Il suo nome era legato ad un attentato particolarmente cruento avvenuto 36 anni fa a Nahariya e rimasto nella memoria degli israeliani: nell'aprile del 1979 Kantar, che allora aveva appena 16 anni, sbarcò dal mare con un commando del Fronte della liberazione della Palestina nella cittadina Nahariya. Prima uccise il poliziotto Eliyahu Shahar, poi prese in ostaggio da una casa Danny Haran e la figlia Einat di 4 anni trascinandoli sulla spiaggia. Secondo l'accusa - che lo condannò a lunghe pene detentive - Kantar uccise Haran e fracassò il cranio della figlia Einat con il calcio del fucile, e infine venne catturato. Il miliziano sostenne di non aver ucciso Einat Haran, colpita invece secondo la sua tesi durante il conflitto a fuoco. Nel rapimento morì anche l'altra figlia di Haran, Yael soffocata inavvertitamente dalla madre Smadar per impedirle di piangere e rivelare così dove erano nascoste durante l'irruzione di Kantar. La signora Smadar ha detto che "una giustizia storica è stata compiuta". E Yoram Shahar, fratello del poliziotto ucciso, ha detto "di non avere dubbi che le forze di sicurezza israeliane l'avrebbero raggiunto. Sapevo che stava vivendo giorni contati". Hamas da Gaza invece ha definito via twitter l'uccisione del druso libanese "un crimine odioso".