venerdì 31 luglio 2015

L'onorabilità della Gesap ritrovata

[S’ainu bolat. L’asino vola.  Dicesi a quelli che credono a tutto. Frase sarda]  I soci della della Gesap si riuniranno l'8 agosto per la nomina del quinto membro in cda. Nel frattempo Giuseppe Todaro ha ritrovato la sua onorabilità messa in dubbio dai puristi di turno. Il sindaco di Palermo non riesce ha tenere pulita una città al collasso finanziario permanente e parla dell'onorabilità altrui. Non riesce a risanare l'amat, riesce solo nell'aumentare le tariffe peggiorando il servizio, le strade sembrano un immenso campo da golf ... ma lui il sindaco, si sa, lo sa fare.  Non sappiamo se i magistrati hanno ascoltato il presidente e l'ex ad della gesap ma quando saranno convocati, i due, dovranno essere molto convincenti, anche perché i magistrati nell'incertezza rinviano  a giudizio. Qualcuno potrebbe riparlare di mancata onorabilità ...

giovedì 30 luglio 2015

E ora chi aiuta la gh Pmo?


[Un’idea si può sostituire con un’altra, solo quella della libertà no. Karl Ludwig Börne] Nel 2005 Gesap vende alla Gh Napoli il 49% della Gesap handling con 100 uomini cui nel 2009 si sommano 104 unità ex Alitalia (in totale 204 unità). Nel 2011 per la mancata vendita del rimanente 51% di Gesap handling viene applicata la clausola della put option e gesap riacquista il 49% con 280 addetti (+76 unità rispetto ai 204) pagando circa 2.400.000 euro. A fine dicembre dell'anno scorso la Marconi handling compra l'80% della Gh Pmo pagando, a rate, un milione 850 mila euro. Il 29 dicembre del 2014 la Società, in esito ad esperimento di procedura ad evidenza pubblica, ha completato il procedimento di cessione dell'80% del capitale azionario della propria controllata GH PALERMO S.P.A., società esercente servizi di full handling presso l’Aeroporto di Palermo Punta Raisi. Ieri con la causa vinta dai 37 part-time della gh Pmo che ha condannato il gruppo napoletano a risarcire per un totale di 900 mila euro i propri dipendenti presso lo scalo di Palermo, apre nuovi scenari. Recentemente la gh a Palermo avrebbe stabilizzato 36 ex stagionali con la formula sette mesi a 4 ore, ha stabilizzato gli ex stagionali Alitalia con la formula del monte ore. Cose mai viste grazie anche ai sindacati. I vertici della gh Italia hanno fatto capire chiaramente che non avrebbero ammortizzato somme per affrontare questo tipo di emergenze. Potrebbero essere a rischio, a breve, il pagamento degli stipendi se il legale dei ragazzi blocca i conti correnti della gh Pmo, la Minutella non fa sconti a nessuno. Nel frattempo i sindacati si stanno preparando per dire la propria e tentare di risolvere questa emorragia interna in un corpo già fortemente debilitato. I sindacati, probabilmente, ancora con la formula dei tavoli separati, ha chiesto un incontro urgente sia a gh che alla Gesap, attualmente azionista di minoranza, con solo il 20% delle quote. Nel 2010 chi era l'amministratore delegato della gh Pmo? Se non ricordo male era Natale Chieppa. I sindacati in questi anni hanno concesso tutto alla gh: cig, solidarietà, contemporaneamente anche assunzioni creando una forzatura non di poco conto. Se la vogliamo dire tutta la crisi della gh Italia è anche colpa del mondo sindacale che ha permesso tutto e il contrario di tutto a imprenditori corsari. In questo modo GH Palermo inizia ad operare sullo scalo di Punta Raisi con un organigramma che prevedeva dapprima un Consiglio di Amministrazione costituito da due consiglieri designati da GESAP ed un consigliere/amministratore delegato designato da GH Italia. Fin dallo start up il ruolo di Amministratore delegato viene affidato al Dr. Natale Chieppa, salvo poi (inizio2010) vedere lo stesso Chiappa diventare Amministratore Unico e, contemporaneamente, Post Holder della società madre, cioè Gesap, esercitando di fatto il ruolo di controllore e controllato. Nell’anno 2009, Alitalia CAI, che negli anni aveva operato sullo scalo di Palermo con una propria società, decide di cessare le attività di handling e cedere il relativo ramo di azienda a GH Palermo. Termini dell’accordo furono la gestione da parte di GH Palermo del volato precedentemente in carico ad Alitalia Handling e l’assunzione del personale dipendente, quantificato in 102 (centodue) unità lavorative. Tutto quanto sopra evidenziato porta la GH Palermo a procedere alla stabilizzazione di ulteriori 37 unità lavorative con contratto a termine che da anni prestavano servizio nell’ambito di GESAP prima e di GH Palermo poi , con contratti a part-time. A dicembre 2009 GH Palermo aveva pertanto un organigramma composto da circa 240 Lavoratori a tempo indeterminato che di contro gestivano circa l’85% del volato in transito nell’intero scalo con la restante quota di volato gestito dalla PAE MAS (oggi AVIAPARTNER ) unica società concorrente . Nell’anno 2011 a seguito della nomina del nuovo del Consiglio di amministrazione della GESAP e al conseguente ricambio dei componenti del CdA (fatta eccezione per il solo componente in quota Camera di Commercio) la GESAP con una propria delibera ritira il bando di vendita delle proprie quote azionarie in GH Palermo. Sembra che la decisione sia stata alquanto sofferta tant’è che in quel periodo sulla stampa circolano voci di grandi divisioni tra i componenti del CdA GESAP riguardo le politiche di gestione sia di GESAP che della controllata GH Palermo. Nel mese di Settembre 2011 il gruppo GH Italia, forse spaventata dai nuovi equilibri in CdA Gesap, decide di esercitare una propria prerogativa cioè restituire a Gesap il 49% delle quote in proprio possesso utilizzando la famosa “splendida via di fuga” chiedendo e sembra ottenendo la restituzione sia delle perdite negli anni ricapitalizzate che del resto dei soldi a suo tempo investiti per l’acquisto. Sui media e sui blog i bene informati parlano di circa 1.800.000 euro, ma l’entità della cifra ad oggi non è mai stata accertata. Ma nonostante questo passaggio, il cordone ombelicale tra il gruppo GH Italia e la società di gestione aeroportuale GESAP non viene del tutto reciso; sempre i bene informati raccontano a mezzo stampa che il grupp GH Italia mantiene il rapporto di consulenza come socio tecnico con una parcella che sembra si aggiri intorno a 250.000 euro annui. Contropartita del compenso garantito sembra sia il seguente : gestione delle buste paga, dei rapporti con gli enti previdenziali (ma Gesap non ha un servizio interno all’altezza? che peraltro svolge per i 300 dipendenti GESAP?) e degli aspetti commerciali con i vettori aerei, oltre la consulenza sulla gestione del personale (cosa ciò significhi non è dato capire). Nel mese di dicembre dello scorso anno , si è sviluppato un confronto sindacale serrato con la GH Palermo che ha convocato le rappresentanze dei lavoratori chiedendo alle stesse l’attivazione di ammortizzatori sociali (cassa integrazione in deroga) per 20 unità. Tale necessità scaturiva, secondo i vertici della GH Palermo, dal contrarsi dei numeri dei voli susseguenti sia alla chiusura del vettore aereo WIND JET, avvenuta il 13 di agosto, che del mancato rispetto di ALITALIA del numero dei voli mensili previsti all’epoca della cessione del ramo di azienda Alitalia Handling. Circolava voce sempre più insistente che la GH Palermo avesse continuato a tenere a libro paga e quindi erogare gli emolumenti mensili ed i contributi, per un costo di circa 60.000 euro annui ) a un dipendente (ex Caposcalo in servizio a Palermo), tale Gennaro Carcassa, in forza a GH Italia, e quindi non più presente ne operante a GH Palermo, dal mese di luglio 2008. Tale notizia apparsa ripetutamente sulle agenzie di stampa locali ha peraltro trovato conferma nelle stesse affermazioni fatte da un componente del CdA in talune interviste su blog e giornali on-line . 

Ksm in crisi di liquidità


[C'è chi può e chi non può: io può. Totò – Antonio De Curtis] Recentemente la direzione della Ksm ha comunicato che l'azienda, al momento in crisi di liquidità, non può pagare la quattordicesima che verrà erogata a data da destinarsi. Un'altra azienda siciliana in crisi che vede diminuire i margini di guadagno per ogni appalto che vince, vista la concorrenza spietata. La crisi non risparmia nemmeno il settore della sicurezza privata.che probabilmente darà con calma. I vertici della Ksm sanno che i propri dipendenti non amano parlare di sciopero, per loro è offensivo ipotizzare che qualcuno possa proporre una cosa del genere. La Ksm spa, azienda che opera su tutto il territorio siciliano a servizio di enti pubblici e privati, come istituti di credito e ipermercati, ha annunciato l’avvio della procedura di mobilità per 65 guardie giurate della filiale di Palermo e 25 della filiale di Messina. Tagli che l’azienda ritiene necessari . Attualmente, l’azienda opere con 1143 guardie particolari giurate, 14 impiegati, 2 dirigenti e 40 addetti alla reception. Gli esuberi riguardano al momento solo le filiali di Palermo e Messina.   

Ryanair pronta a rimpiazzare Alitalia


[La diapositiva: è una malattia? Totò – Antonio de Curtis] Ryanair è pronta ad aumentare la propria presenza sull'aeroporto di Fiumicino se Alitalia dovesse decidere di puntare su un altro scalo. Lo annuncia la compagnia aerea low cost spiegando in una nota che "aggiungerà più aeromobili, più rotte e più voli a tariffe basse a Roma Fiumicino se Alitalia dovesse fare ulteriori tagli o lasciare l'aeroporto, come minacciato dal CEO Alitalia, Silvano Cassano, ieri". “Ryanair prende atto dei commenti di Silvano Cassano e aggiungerà più aeromobili, voli a tariffe basse e rotte da e per Roma Fiumicino se Alitalia dovesse effettuare tagli o lasciare l'aeroporto - ha detto Robin Kiely -. Quale maggiore compagnia in Italia, Ryanair sta contribuendo alla crescita del turismo italiano, del traffico e dei posti di lavoro, in un momento in cui Alitalia minaccia Fiumicino, e Easyjet e Vueling stanno tagliando il proprio traffico a Roma, e restiamo impegnati a crescere presso gli aeroporti sia di Roma Fiumicino sia di Roma Ciampino, offrendo ai consumatori e ai visitatori una scelta di 56 rotte da Roma, alle tariffe più basse". "Forse è tempo - conclude Kiely - che Alitalia provi ad abbassare le sue tariffe e faccia in modo che piloti e assistenti di volo non scioperino anziché incolpare ingiustamente gli aeroporti italiani che stanno lavorando duramente per accrescere turismo e posti di lavoro in Italia". 

Alitalia potrebbe lasciare Fco


[In che mondo viviamo! Non c'è pace, non c'è Dio, non c'è igiene! Totò - Antonio de Curtis] In mancanza di un credibile piano di investimenti sull'aeroporto, Alitalia sarà costretta a spostare la sua crescita altrove. È l'avvertimento dell'a.d. della compagnia Silvano Cassano: "Se Fiumicino continuerà a puntare su compagnie low cost e servizi mediocri, Alitalia sarà costretta a spostare la sua crescita altrove". Parole che arrivano insieme ad un primo bilancio dei danni dell'incendio di maggio nello scalo romano: Alitalia calcola di aver subito danni per 80 milioni fino ad oggi. Dopo l’incendio del 7 maggio e quello nella pineta di Focene, il black out. Continuano i casi di voli in ritardo. Intanto l’Enac convoca Aeroporti di Roma e Alitalia per fare chiarezza. Non è bastato l’incendio devastante del 7 maggio scorso e quello nella pineta di Focene che hanno causato cancellazioni e ritardi ai voli. L’Enac ha convocato per il 6 agosto gli accountable manager di Aeroporti di Roma e di Alitalia, al fine di "verificare la rispondenza delle azioni poste in essere a quanto previsto dalla normativa vigente e di ribadire obblighi e competenze a carico delle due figure". La magistratura di Civitavecchia ha aperto un fascicolo sulla vicenda, sarà lei a verificare se qualcuno ha appiccato il rogo alla pineta di Coccia di Morto o se invece la causa possa essere il caldo di questi giorni, come è successo in altre zone d’Italia, anche vicine a Fiumicino. 

mercoledì 29 luglio 2015

Gh Pmo sempre più green


[S.A.S. : salutami a soreta. S.P.A. : salutami pure a-mammeta. Totò – Antonio de Curtis] In attesa che lo scalo di Sigonella e di Capodichino possa cambiare inquilino il tribunale di Palermo in serata, o al massimo domani mattina, condannerà la Gh Palermo a pagare (come risarcimento) i 37 part-time. Circa 900.000 euro sarà la somma che gh dovrà sborsare, anche se farà appello le cose cambieranno di pochissimo. Il giudice nell'udienza di oggi ha tentato una ulteriore mediazione che però l'azienda ha sempre respinto proponendo il 30%, mentre il giudice suggeriva il 50% della somma del perito che ha fatto i conteggi. Il giudice indispettito dal comportamento irremovibile della gh avrebbe deciso di applicare quanto stabilito dal perito nominato dal tribunale. Nel 2010 la gh (49%)e la gesap (51%)erano soci, dunque davanti a una risposta negativa da parte della gesap gh potrebbe citare in giudizio il gestore dello scalo di Palermo. Il danno andrebbe suddiviso quasi al 50%. Si preannuncia una estate ancora più calda per la gh Italia, infatti subito dopo San Lorenzo sapremo chi vincerà la gara a Sigonella e Capodichino, anche se a Napoli ostentano tranquillità e ottimismo avrebbero preparato già le valigie.    

Meridiana catarina


[Volere è potere, volare è potare. Totò -Antonio De Curtis]Fonti di stampa danno ormai per conclusa l’acquisizione di Meridiana da parte di Qatar Airways. Al momento, precisa Repubblica.it, non c’è ancora nulla di ufficiale, ma il quotidiano online riferisce che venerdì scorso a Fiumicino è decollato il volo inaugurale della nuova classe Electa lanciata da Meridiana. Gli addetti ai lavori leggono dietro questo rilancio della classe business la felice conclusione del matrimonio con Qatar Airways. “In Italia ci sono molte opportunità”, aveva dichiarato durante il roadshow europeo il ceo del vettore qatariota Akbar al Baker. Meridiana rappresenta una pepita chiave nel business del fondo sovrano del Qatar, il quale possiede quote nello scalo londinese di Heathrow e controlla alcuni hotel di lusso italiani. Un valore aggiunto è rappresentato dalla posizione geografica privilegiata di Qatar Airways a Doha, hub che consente di saltare uno scalo su diverse rotte. Diversi anche gli interessi economici in campo: dalla potenziale sinergia con la Costa Smeralda, il cui consorzio è passato nel 2012 sotto il controllo dell’emiro del Qatar, all’investimento di 1,2 miliardi di euro della Qatar Foundation nel nuovo ospedale che prenderà il posto del San Raffaele di Olbia.


Mullah Omar muore di nuovo


[C'è chi può e chi non può: io può. Totò – Antonio De Curtis]Nella lista nera del terrorismo internazionale dal 2001, sulla testa del mullah Omar pende una taglia da 10 milioni di dollari del dipartimento di Stato americano perché accusato di aver dato protezione a Osama Bin Laden, e alla rete terroristica di Al-Qaida, prima e dopo gli attentati dell'11 settembre 2001. Le sue tracce si perdono proprio 14 anni fa. Le apparizioni si limitano a messaggi affidati alla rete. Da un paio d’anni circolavano voci secondo le quali Mullah Omar era stato ucciso nel corso di un attacco. Voci però smentite dalle stesse autorità talebane. Il capo militare e religioso sarebbe stato favorevole alla prosecuzione delle difficili trattative per la pace in corso in Afghanistan. Per venerdì prossimo è previsto a Islamabad il secondo round di colloqui fra emissari dei Talebani ed esponenti del governo di Kabul per l’avvio del negoziato. Peraltro fonti pachistane ipotizzano speculazioni per disturbare un possibile negoziato.Il governo afgano sta esaminando le "notizie" sulla presunta morte del mullah Omar. Lo ha reso noto uno dei portavoce del presidente Ashraf Ghani. Dai talebani non è arrivato un commento sulla sorte della loro guida spirituale, data per morta diverse altre volte."Le stiamo controllando, e quando le avremo verificate, informeremo il popolo afgano e i media", ha detto. Secondo una fonte della sicurezza pachistana invece si tratta di "speculazioni" per ostacolare i negoziati tra talebani e Kabul. Un razzo, probabilmente sparato da un drone Usa, ha centrato in pieno l'auto su cui viaggiava nella provincia di Helmad il Mullah Abdul Rauf, considerato il responsabile dello Stato islamico (Isis) nel sud dell'Afghanistan. Lo hanno reso noto i servizi di intelligence (Nds) a Kabul. Il leader supremo dei talebani, il Mullah Omar, "è stato ucciso". Lo ha comunicato oggi un funzionario del governo afghano a 1TvNews. L'emittente ha aggiunto che la notizia del decesso di Omar è stata confermata durante una riunione dei vertici della sicurezza afghana. Le voci sulla possibile morte della guida spirituale dei talebani si sono moltiplicate negli ultimi mesi anche se il sito web dell'Emirato islamico dell'Afghanistan continua a pubblicare suoi messaggi, come quello di una decina di giorni in cui si appoggia l'ipotesi di un dialogo fra gli insorti e rappresentanti del governo del presidente Ashraf Ghani.

Calciopoli fu associazione a delinquere

[Il Rabbino Leibowitz predica e chiede: “Nessuno di voi conosce la differenza tra una donna ed una perla?” Silenzio. “Bene, una donna si penetra da una parte sola, una perla da due parti”. Si alza Moshe Simon e dice: “Io penetro mia moglie da due parti”. “Tu non hai una moglie, ma una perla...” . Frase ebraica]L’inquinamento complessivo del sistema calcio italiano, l’alterazione delle partite del campionato 2004-2005, i contatti e gli incontri tra gli appartenenti all’associazione a delinquere. Associazione sussistente, benché prescritta. Lo confermano le motivazioni della sentenza con cui la Corte di Cassazione si è espressa sul processo Calciopoli, dichiarando l’estinzione per prescrizione, appunto, delle contestazioni per l’ex a.d. bianconero Antonio Giraudo, condannato in appello a un anno e otto mesi. La sentenza, che si riferisce alle posizioni di chi come Giraudo ha scelto di essere processato in abbreviato - mentre altri, come Luciano Moggi, hanno optato per l’ordinario, in Cassazione con gli stessi giudici - chiude il processo penale annullando il verdetto di appello, ma conferma le condanne al risarcimento dei danni a favore delle parti civili, tra cui quella di Giraudo a favore del Bologna, rappresentato dall’avvocato Bruno Catalanotti, legale che ha diffuso stralci delle motivazioni. Commentando, sarcastico: “Serve altro per indurre i responsabili a risarcire le società e a “chiudere” questa triste vicenda?”. I giudici hanno respinto i 13 motivi di ricorso di Giraudo, rilievi difensivi diretti a smentire la sussistenza dell’associazione e il coinvolgimento diretto e consapevole dell’ex a.d. juventino: “Sono infondati” e in parte inammissibili. Ed è confutando un’argomentazione difensiva, che la Corte scrive: “Sono proprio i diretti contatti tra gli emissari della società che avevano concorso a predisporre le griglie arbitrali e l’arbitro definitivamente sorteggiato, a costituire la prova dell’inquinamento complessivo del sistema” iniziato con la predisposizione delle griglie e dunque, “della piena operatività di un sistema ben organizzato costituito da soggetti a vario titolo e con vari ruoli, intenzionati a porre in essere condotte penalmente illecite dirette a influire sul campionato di calcio di serie A 2004-2005”. In relazione all’associazione, la Corte osserva che la sua esistenza e “l’intraneità di Giraudo nel sistema illecito facente capo a detta struttura” è dimostrato anche “dalle schede estere comprate in Svizzera e in grado di neutralizzare tentativi di intrusione da parte di estranei” da distribuire “a quei soggetti con i quali avrebbe dovuto, di volta in volta, interfacciarsi per il perseguimento di determinate esigenze (...) ponendosi al riparo di occhi ed orecchie indiscrete: tale sistema inusitato e per certi versi ingegnoso” costituisce “la base fondante del funzionamento dell’associazione come esattamente ritenuto dalla Corte di appello”. Ci sono poi gli incontri e le riunioni “di carattere programmatico e destinate ad una cerchia di persone (Giraudo, Moggi, Pairetto e Bergamo) spesso tenute a ridosso di determinati incontri calcistici”. E la predisposizione delle griglie, manovra “non soltanto propedeutica all’assegnazione delle gare a determinati arbitri, e, dunque, ad un possibile loro condizionamento da parte dei vertici dirigenziali di determinate società (...) in combutta coi vertici arbitrali”, ma come “dimostrativa della vicinanza dell’arbitro di volta in volta designato, ai soggetti attivi nell’ipotizzato gruppo associativo”.

Italcementi diventa tedesca

[Mosè discende dal monte Sinai, dove ha ricevuto la parola di Dio, e parla alla folla: “Amici, ho due novelle importanti da annunciarvi: una buona e una cattiva. La buona è che sono riuscito a convincere Dio che 10 comandamenti sono sufficienti invece di 15... e la cattiva è che “Non desiderare la donna d'altri” fa parte dei dieci che sono rimasti. Frase ebraica] Italmobiliare e il gruppo tedesco Heidelberg hanno raggiunto un accordo per l'acquisto da parte dei tedeschi del 45% di Italcementi a un prezzo di 10,60 euro ad azione, che rappresenta un premio del 70,6% rispetto al prezzo di Borsa degli ultimi 3 mesi, per un valore complessivo di 1.666 milioni". “Un imprenditore sa che l'importante è garantire lo sviluppo futuro dell'attività più che arroccarsi nella continuità del controllo dell'azienda”, ha commentato Giampiero Pesenti, presidente di Italmobiliare. Italmobiliare conferma in una nota l'accordo con HeidelbergCement che “prevede l'acquisto della partecipazione detenuta nel capitale azionario di Italcementi a un prezzo di 10,60 euro per azione, che rappresenta un premio del 70,6% rispetto al prezzo di Borsa degli ultimi 3 mesi, per un valore complessivo di 1.666 milioni”.   L'accordo - che darà vita al primo gruppo mondiale negli aggregati, il secondo nel cemento e il terzo nel calcestruzzo - prevede l'assegnazione ad Italmobiliare, come parte del corrispettivo di acquisto, di una quota del capitale di HeidelbergCement, a scelta di Italmobiliare, compresa fra il circa 4% e il 5,3% - tramite aumento di capitale riservato - che corrisponde a un controvalore di 560 e 760 milioni. Con questa partecipazione azionaria Italmobiliare diverrà il secondo azionista industriale di HeidelbergCement, con un rappresentante all'interno del Consiglio di Sorveglianza. Successivamente al closing dell'operazione, HeidelbergCement sarà tenuta ad effettuare un'Offerta pubblica di acquisto obbligatoria per cassa sul restante capitale di Italcementi al medesimo prezzo per azione pagato a Italmobiliare. Italmobiliare, nell'ambito della stessa operazione, si impegna ad acquistare da Italcementi le attività nel settore delle energie rinnovabili (Italgen) e nell'eprocurement (BravoSolution). “Oltre a mantenere una forte presenza nel settore dei materiali da costruzione, con la partecipazione in HeidelbergCement, Italmobiliare rafforzerà così il proprio portafoglio di investimenti industriali che si affiancano alle partecipazioni già detenute nel settore dell'imballaggio alimentare (SirapGema) e in altri comparti diversificati”, afferma la nota della holding che fa capo ai Pesenti. Al closing dell'operazione, Italmobiliare potrà contare su circa 670-870 milioni di euro di cassa, in funzione della quota sottoscritta in HeidelbergCement.

Tutti hanno paura di Varoufakis

[Qual è la differenza fra una moglie ebrea e una moglie non ebrea? Una moglie non ebrea dice a sua marito: “Hai comprato il Viagra?”. Una moglie ebrea dice al marito: “Hai comprato la Pfizer?”. Frase ebraica] I responsabili della Troika arriveranno ad Atene oggi. Lo afferma un funzionario del ministero delle Finanze ellenico in un comunicato stampa - citato da Bloomberg - precisando che per la Commissione Europea ci sarà Declan Costello, per il Fmi Delia Velculescu, per la Bce Rasmus Rueffer, mentre come rappresentante dell'Esm ci sarà Nicola Giammaroli. E la Bce avrebbe dato il via libera per la riapertura della Borsa di Atene, chiusa dal 29 giugno in concomitanza con le misure sul controllo dei capitali. È  quanto afferma a Bloomberg una portavoce del mercato azionario greco secondo cui la data di riapertura sarà decisa da un decreto del ministero delle finanze che stabilirà anche i limiti alle operazioni. E ora spunta anche la citazione in giudizio di Yanis Varoufakis per alto tradimento. Mentre ad Atene è in corso la missione dei tecnici della troika (i capi missione non sono ancora arrivati a causa di “problemi di sicurezza) e dalla Banca centrale europea è arrivato l’ok alla riapertura della borsa dopo un mese di stop, la Corte suprema ellenica ha chiesto al Parlamento via libera per procedere nei confronti dell’ex ministro. L’accusa, nata dalla denuncia di un avvocato e del sindaco di una città costiera, riguarda il piano segreto messo a punto dall’economista,
inizialmente con il placet del premier Alexis Tsipras, per traghettare il Paese fuori dall’euro in caso di fallimento delle trattative con i creditori. Piano che comprendeva l’hackeraggio dei sistemi software del fisco ellenico, come rivelato dallo stesso Varoufakis in una conference call con investitori londinesi. Secondo i ricorrenti, l’ex ministro non ha rispettato il mandato ricevuto dopo le elezioni, che era quello di negoziare con le istituzioni creditrici un accordo che portasse la Grecia fuori dalla recessione. Nel frattempo sulla questione è intervenuta anche la Commissione Ue, che ha bollato come “falsa e infondata” l’affermazione secondo cui la troika avrebbe “controllato” l’agenzia delle entrate greca, come ventilato da Varoufakis nella descrizione del “piano B”. E i guai per Varoufakis, che nel frattempo sta organizzando un nuovo movimento politico di matrice europea con personalità come James Galbraith (parte del team che ha lavorato al “piano B”), non finiscono qui. Un gruppo di cinque avvocati sta preparando i documenti per presentare un secondo atto d’accusa contro Varoufakis per il reato di divulgazione di dati personali, che sarebbe stato commesso autorizzando la diffusione dell’audio della conference call. Diversi deputati del partito conservatore Nea Dimokratia hanno poi chiesto già lunedì che venga audito con urgenza dalla commissione parlamentare che indaga sui salvataggi di Atene. L’accusa è di “ostruzionismo nei negoziati”. L’ex ministro, che ha dato le dimissioni il giorno dopo il referendum sulle richieste dei creditori, si difende spiegando al Financial Times che la troika ha imposto “una limitazione terribile della sovranità nazionale” e il suo piano sarebbe servito per arrivare a una “cancellazione multilaterale del debito“. Intanto un altro esponente dell’ala sinistra di Syriza, Panagiotis Lafazanis, destituito dalla carica di ministro dell’Energia dopo il drammatico voto sul pacchetto di riforme imposto dai creditori, ha illustrato un altro piano radicale che non mancherà di scatenare ulteriori tensioni nel partito del premier: il progetto prevede la nazionalizzazione delle banche, la ridistribuzione della ricchezza attraverso un nuovo sistema fiscale, l’eliminazione della maggior parte del debito, la creazione di una nuova moneta nazionale e l’uscita dalla zona euro. “Il dibattito per il ritorno ad una moneta nazionale dovrebbe proprio partire all’interno di Syriza”, ha sostenuto Lafazanis. È  in questo quadro caotico che sono partiti i negoziati con la troika e il rappresentante del fondo salva Stati per il varo del terzo piano di salvataggio da 82-86 miliardi previsto dall’accordo del 12 luglio. Ieri era emerso che i rappresentanti di Bce, Fondo monetario e Commissione Ue spingono perché Tsipras faccia approvare in Parlamento anche le misure sulle pensioni, finora rimandate. In queste ore invece, secondo il quotidiano Kathimerini, i colloqui si concentrano sulla necessità di scongiurare un prelievo sui depositi superiori ai 100mila euro, consentito dalla nuova direttiva europea sui salvataggi bancari appena recepita da Atene. I dirigenti degli istituti di credito, che hanno visto i depositi calare di altri 7,7 miliardi a giugno, stanno infatti discutendo con l’Eurotower i dettagli della necessaria ricapitalizzazione.

martedì 28 luglio 2015

La Nato vuole una free zone in Siria

[Aqua e soli annada de liori. Acqua e sole annata di grano.  Detto sardo]Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha assicurato che Ankara "continuerà le operazioni militari contro l'Isis e il Pkk". Lo riporta il quotidiano turco Hurryiet nella sua versione online. L'annuncio avviene proprio nel giorno della riunione straordinaria della Nato chiesta dalla Turchia. Un'esplosione in un gasdotto al confine tra Iran e Turchia, ieri, ha provocato un grosso incendio facendo arrestare il flusso di gas. Lo ha reso noto il ministro dell'Energia turco Taner Yildiz, che ha chiamato in causa i ribelli curdi ed ha precisato che le fiamme sono state rapidamente estinte. L'esplosione si è verificata nella provincia di Agri a 15 chilometri dal confine iraniano. Già in passato i gasdotti erano finiti nel mirino dei curdi del Pkk. Intanto, la Turchia, impegnata per la prima volta nei raid aerei anti-Isis in Siria (mentre in Iraq martella i campi del Pkk), ha raggiunto un accordo di massima con gli Usa per collaborare alla creazione di una 'free zone', un'area cuscinetto liberata dai terroristi dello Stato islamico, al confine con la Siria settentrionale. Ma alla vigilia della consultazione straordinaria della Nato a Bruxelles, voluta proprio dalla Turchia preoccupata per la sua sicurezza e integrità territoriale, c'è apprensione per il rischio di uno stop al processo di pace con i curdi, dopo le offensive dell'artiglieria contro gli obiettivi del Pkk. Un timore espresso anche dalla cancelliera Angela Merkel in una telefonata al premier turco Ahmet Davutoglu. Intanto Mosca, per bocca del vice ministro degli Esteri russo Oleg Siromolotov, vorrebbe una coalizione internazionale contro lo Stato islamico sotto l'egida dell'Onu (mentre ora è guidata dagli Stati Uniti) dove anche la Russia ritiene di poter giocare un ruolo di primo piano. Sullo sfondo resta la spirale di violenza che nell'ultima settimana ha sconvolto il Paese approfondendo una doppia ferita: l'attacco costato la vita a 32 attivisti a Suruc, rivendicato dall'Isis, e vari attentati in cui sono rimasti uccisi militari e poliziotti, firmati dal Pkk, che accusa il governo di aver "collaborato" con i jihadisti nella strage dei volontari. In risposta, e con una sorprendente rapidità dopo mesi di tentennamenti, il presidente Recep Erdogan ha concesso l'uso della strategica base militare di Incirlik alle forze aeree Usa; schierato i suoi caccia con quelli della coalizione e chiesto una riunione d'urgenza della Nato. Ma al tempo stesso ha interrotto un'armistizio con i guerriglieri curdi del Pkk che durava da due anni. La notizia dell'intesa, con cui Ankara e Washington hanno concordato in termini generali un piano d'azione anti-Isis per la creazione di una 'fascia protetta' di un centinaio di chilometri ad ovest del fiume Eufrate fino alla provincia di Aleppo, è rimbalzata alla vigilia della riunione dell'Alleanza. Ma fonti Nato fanno sapere che il tema "non sarà sul tavolo poiché non è una questione in cui la Nato è direttamente coinvolta". L'accordo prevedibilmente aumenterà di molto la portata e il ritmo dei raid dei caccia americani. La zona, scrive il Washington Post citando funzionari americani e turchi, potrebbe accogliere i circa due milioni di profughi siriani che hanno trovato rifugio in Turchia. Secondo fonti Usa citate dal New York Times, si tratta di un piano che non è direttamente pensato contro il presidente Siriano Bashar al Assad, anche se favorirà l'opposizione al regime di Damasco. Stando alle stesse fonti, la 'zona protetta' non creerà formalmente una 'no-fly-zone', da tempo richiesta da Ankara, anche se di fatto potrebbe avere un risultato del genere. Per la creazione ufficiale di una zona di interdizione al volo per gli aerei del regime siriano sarebbe necessaria la luce verde da parte del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, dove però con ogni probabilità Russia e Cina opporrebbero il loro veto.

lunedì 27 luglio 2015

Fmi gela l'ottimismo di Renzi

[A trabagliare si narat ad s’ainu. A lavorare si dice all’asino. Sogliono così rispondere quelli che sono diligenti nel lavoro. Frase sarda]  "Senza una significativa accelerazione della crescita, ci vorranno 10 anni alla Spagna e quasi 20 anni a Portogallo e Italia per ridurre il tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi". Lo afferma il Fmi nell'Article Iv per l'area euro, sottolineando che la disoccupazione nell'area euro è "alta e "probabilmente lo resterà per del tempo". La ripresa nell'area euro si sta rafforzando, con il pil che accelererà dal +1,5% del 2015 al +1,7% del 2016: i rischi all'outlook sono più bilanciati ma restano vulnerabilità. La crescita potenziale, stimata all'1% nel medio termine, è bassa per ridurre la disoccupazione. Il ridotto potenziale di crescita aumenta i rischi di stagnazione. Il quantitative easing della Bce funziona: "ha migliorato la fiducia, le condizioni finanziarie e aumentato le aspettative di inflazione". Lo afferma il Fmi, sottolineando che l'area euro deve adottare un approccio ampio per rafforzare la domanda interna soprattutto nei paesi in surplus; pulire i bilanci delle banche; e accelerare nelle riforme strutturali per aumentare le produttività e rafforzare la governance economica. La stima del FMI secondo la quale occorrerebbero 20 anni in Italia per riportare l'occupazione ai livelli pre-crisi) è basata su una metodologia che non tiene conto delle riforme strutturali che già sono state introdotte, afferma in una nota il ministero dell'Economia nella quale si spiega perché non servono 20 anni per tornare ad una occupazione pre-crisi. "Aumentare l'efficienza del settore pubblico e migliorare quella della giustizia civile''. Sono alcune delle raccomandazioni del Fmi all'Italia, che dovrebbe anche "migliorare la flessibilità del mercato del lavoro e aumentare la concorrenza nei mercati dei prodotti e dei servizi". Necessario secondo il Fmi, "adottare e attuare la prevista riforma della P.a, che dovrebbe includere riforme all'approvvigionamento dei servizi pubblici locali, delle gare pubbliche e della gestione delle risorse umane". Il Fondo Monetario Internazionale chiede all'area euro "di usare, se necessario, tutti gli strumenti disponibili per gestire i rischi di contagio che potrebbero partire dalla Grecia". "Anche se la reazione del mercato al recente passaggio del pacchetto di riforme in Grecia è stata positiva, ulteriori episodi di significativa incertezza e volatilità dalla situazione" greca "non possono essere esclusi". ''Gli strumenti a disposizione dell'area euro sono adeguati per affrontare un possibile contagio nel breve termine dalla Grecia" anche se "non ci aspettiamo un reale contagio'' e questo anche perché dell'esposizione  diretta alla Grecia degli altri paesi dell'area euro è limitata, afferma il Fmi, invitando a completare l'unione bancaria. "Gestire il potenziale contagio dalla Grecia richiederà azioni tempestive ed efficaci" mette in evidenza il Fmi, precisando che l'impatto potenziale del contagio è più basso rispetto ad alcuni anni fa, riflettendo in parte" le misure messe in campo dalla Bce. "La situazione in Grecia è  fluida ma resta fonte di incertezza. Per gestire i rischi di contagio, la politica deve essere pronta a usare, e se necessario adattare, l'intero arsenale di strumenti disponibili. La Bce deve assicurarsi che le banche continuino ad avere accesso a un'ampia liquidità. Se le condizioni finanziarie" peggiorassero la Bce dovrebbe "considerare un ulteriore allentamento della politica monetaria con l'espansione del programma di acquisto di asset". L'area euro ha una maggiore capacità di gestire i rischi potenziali dalla Grecia

Caffè amaro

[S’ainu l’hat battidu, s’ainu silu mandigat. L’asino l’ha portato e l’asino se lo mangia. Dicesi quando uno porta un regalo e allo stesso tempo è il primo a parteciparne. Detto sardo] Piero Messina e Maurizio Zoppi, giornalisti de L'Espresso autori dell'articolo sulla presunta intercettazione tra il governatore Rosario Crocetta e il medico Matteo Tutino, sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Palermo. Messina è indagato per calunnia e pubblicazione di notizie false, Zoppi soltanto per questo secondo reato. Entrambi, sentiti dai pm in presenza dell'avvocato Fabio Bognanni, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Nella presunta intercettazione, la cui esistenza è stata smentita più volte dal procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi, Tutino, ai domiciliari per truffa, avrebbe detto che l'ex assessore alla Sanità, Lucia Borsellino, doveva saltare in aria come il padre, il magistrato ucciso dalla mafia nel '92. L'Espresso ha sempre ribadito l'esistenza dell'intercettazione sostenendo la correttezza del lavoro dei due cronisti. Entrambi, ora, sono indagati per diffusione di notizia falsa, mentre Messina risponde del reato più grave di calunnia perché avrebbe indicato come fonte della notizia un investigatore che avrebbe, invece, negato di avergliela mai riferita.

Varoufakis prepara il suo movimento

[S’ainu famidu non timet su fuste. L’asino affamato non teme il bastone. Dicesi di quelli che oppressi dal bisogno non si curano di beffe o di vergogna. Detto sardo] Oskar Lafontaine per catalizzare i nemici della Cdu, James Galbraith per progettare sviluppo senza altri dazi sui poveri, Paul Krugman e Joseph Stiglitz per consulenze alla voce “lotta all’austerità”. È la potenziale squadra, tra posizioni alla luce del sole ed altre più defilate, dell’ex ministro delle finanze di Atene Yanis Varoufakis che, dopo essere stato messo da parte dal premier Alexis Tsipras, si è reso conto che in Europa c’è molto spazio per le sue teorie. E nelle scorse settimane, non avrebbe alcuna intenzione di trascorrere i prossimi anni a tenere conferenze internazionali seppur lautamente pagate. Pensa dunque a un passo in avanti in quella politica che lo ha espulso, tanto a Bruxelles quanto in Grecia. E, complice il terremoto in Syriza che avrà conseguenze notevoli tanto sull’elettorato di sinistra quando in quello moderato deluso dalle promesse di Tsipras, punta ad un rassemblement di matrice europea che si richiami ai principi dei padri fondatori dell’Ue. Qualcuno arriva a ipotizzare già un nome, Alleanza Europea, pronto per le eventuali elezioni elleniche del prossimo autunno ma con lo sguardo fermamente rivolto all’Unione e a quella Commissione che l’estroso professore vorrebbe profondamente riformare, Wolfgang Schaeuble permettendo.  Anche a quasi un mese dalle dimissioni e per dichiarazioni arrivate "in differita" di due settimane, l'ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis è riuscito a scatenare un vespaio di polemiche. Stavolta per un piano segreto sulla creazione di un sistema di pagamenti parallelo, da far scattare in caso di cacciata del paese dall'euro o di tentativi di "asfissia" da parte dei creditori. A rendere particolarmente stridente la questione il fatto che lo stesso Varoufakis abbia dichiarato che questo sistema si basava sui codici fiscali dei greci che egli stesso aveva fatto trafugare dal dipartimento delle Entrate, che sarebbe stato sotto il controllo diretto della "Troika". Queste rivelazioni hanno subito innescato irritazione e richieste di chiarimenti da parte dei vari partiti di opposizioni in Grecia, che hanno contribuito non poco in questi giorni all'approvazione di tutti i pacchetti di riforme pretesi dagli altri Stati dell'area euro per avviare il negoziato su un nuovo piano di aiuti. Dagli europeisti di To Potami, ai conservatori di Nuova Democrazia, ai socialisti del Pasok, sono piovute interpellanze verso il premier Alexis Tsipras, chiamato in causa dallo stesso Varoufakis. Quest'ultimo ha deciso di intervenire sulla questione sul suo blog, sia direttamente, pubblicando una serie di smentite in un post, sia tramite l'economista a cui aveva affidato il compito di guidare la "squadra segreta" che si occupava del "piano segreto", James Kenneth Galbraith, 63enne economista americano figlio del più noto economista e diplomatico John Kenneth Galbraith. Varoufakis ha preteso di negare di aver mai parlato di sottrazione dei dati sui codici fiscali dei greci, sostenendo che si trattava di tutt'altra questione legata ad un non meglio precisato programma di lotta all'evasione. Peccato che la registrazione della teleconferenza in cui ha fatto le "sparate" sia stata messa online, dove può essere ascoltata e verificata da chiunque, dal Official Monetary and Financial Forum (www.omfif.org). E in cui lo si sente dire, con toni quasi scherzosi, di come assieme alla sua squadra segreta "ci preparavamo a creare surrettiziamente conti agganciati a ogni codice fiscale".Dato che secondo Varoufakis queste informazioni in Grecia sono sotto il controllo diretto della troika (che pure nei cinque mesi di governo Tsipras era stata formalmente cacciata dal Paese) e dato che bisognava procedere senza che a Bruxelles capissero quali fossero gli intenti del governo "abbiamo deciso di hackerare il software del mio stesso ministero per copiare i codici fiscali su un grosso computer, da cui poi disegnare il sistema di pagamenti parallelo". Successivamente, dimostrando una notevole dose di sfrontatezza in un messaggio dal suo profilo Twitter si dice "impressionato dalla fantasia dei miei detrattori", che lo avrebbero "accusato di aver carpito i dati fiscali dei cittadini". Ovvero esattamente ciò di cui si era auto accusato lo scorso 6 luglio.  Galbraith figlio, per parte sua, ha voluto precisare di non aver ricevuto compensi per la sua attività: "sì è basata sulla mia amicizia con Varoufakis e con il popolo greco". Il piano serviva a prepararsi "ai potenziali tentativi di asfissiare il governo greco, tra cui mosse aggressive per spingere il paese fuori dall'euro", ha sostenuto l'economista. Ma questo era solo uno scenario ipotetico e non l'obiettivo del gruppo di lavoro stesso "il lavoro - ha detto - era rigorosamente quello di studiare le questioni operative che si sarebbero create se la Grecia fosse stata costretta ad uscire". Il tutto proprio mentre i negoziati sul nuovo piano di aiuti alla Grecia sono iniziati. "I lavori sono iniziati", hanno riferito dalla Commissione europea, confermando che i rappresentanti delle istituzioni, Commissione, Bce e Fmi, la ex Troika, sono arrivati ad Atene. "I negoziati dovrebbero ora procedere il più rapidamente possibile". Se non altro ora non hanno come controparte l'impetuoso Varoufakis.

Da ottobre rosso a Corsaro

[Samuna sa cabitta ad s’ainu, ain est, et ainu s’istat. Lavate la testa all’asino, asino è ed asino sarà. Dicesi ad uno ostinato. Detto sardo] Mai avrei pensato di aspettare novembre con ansia e gioia, lavorare insieme ad altri miei colleghi non è stato mai un problema, turni spezzati, turni cambiati a secondo i voli del giorno. L'alternativa era la chiusura e  invece con questi sacrifici forse resteremo ancora a Punta Raisi. Ma sono stanco della disorganizzazione: gli organigrammi fatti senza guardare i voli. Venerdì scorso era programmato lo spezzato ma in quelle ore si accettavano due voli, dunque addio spezzato. 25 luglio, dovevo fare lo spezzato ma alla timbratura mi rendo conto che è impossibile dato che nell'ora della pausa era in accettazione la Sas. Il giorno dopo al bhs dovevo accettare Varsavia e a seguire un altro volo dal nome impronunciabile, dovevo portare i bagagli sotto bordo e scaricare  quelli in arrivo. Visto la concomitanza delle accettazioni ho potuto solo accettare i bagagli. Più volte avevo detto che con voli così vicini era difficile gestire anche lo smistamento bagagli sotto bordo. Sembrerebbe che  lo stesso giorno circa 12 bagagli per Colonia  sarebbero rimasti a terra, il volo era in ritardo, il sottoscritto smontava alle 22,00. Il ros titolare del volo e' il medesimo che alcune settimane addietro arrivando dopo i suoi tatuaggi al bhs mi venne a fare  un cazziatone dicendo che se era per lui io me ne potevo anche andare, che ero un buono a nulla e tante altre parolacce offendendo la mia mia dignità pubblicamente. Cosa era successo avevo abbandonato il posto di lavoro? Avevo danneggiato un aeroplano? Avevo aperto la stiva, pur sapendolo, con un'arma a bordo ....? Niente di tutto questo. Nel volo precedente mancava un bagaglio, che arriva all'apertura del l'accettazione del volo successivo, visto che il nastro si era pure fermato il bagaglio arriva insieme con gli altri bagagli. Cose che succedono al bhs. Il volo nuovo ha più bagagli da smistare in più carrelli, avverto che c'è il bagaglio mancante del volo precedente già andato via. L'operativo mi chiede una relazione ribadisco che è arrivato ora. Per me il discorso era chiuso e mi stavo dedicando alla Sas, quando sono scesi i tatuaggi con il suo titolare a fare la scenata. Un solo rammarico, che pur avendo un atteggiamento minaccioso, non mi ha toccato, peccato. Sigmund Freud, Carl Gustav Jung, Wilhelm Reich, Sándor Ferenczi, Ernest Jones  avrebbero avuto non pochi problemi a recuperare il nostro. Sicuramente tutte queste cose sono a tua conoscenza. Forse non sai che il nostro, coraggiosamente, davanti a una tua  presa di posizione probabilmente del tipo "fratello non mi rompere la minchia, al bhs abbiamo persone che in un solo giorno prendono più bagagli di quanti tu ne possa prendere in tutta la tua vita ....", avrebbe parlato con chi fa i turni per togliermi dal bhs; lo scagnozzo, con tutto il suo busto,  avrebbe detto che doveva parlare con te. Voglio essere chiaro, nessuno mi ha lasciato il bhs in eredità, io stesso avevo chiesto a Biancaneve di essere tolto da quell'inferno. Poi sempre l'azienda ha ritenuto opportuno di rimettermi in sala macchine. Gli ordini non si discutono, i comportamenti da cafone si.

domenica 26 luglio 2015

E allora evviva il sabotaggio

[Sa ruta de s’ainu est pejus de sa de su caddu. La caduta dall’asino, è peggiore di quella del cavallo.  Proverbio letteralmente vero, perché essendo piccoli gli asini, la persona non può aiutarsi cadendo, al contrario del cavallo. Frase sarda]  Le proteste sindacali, se non rispettano le regole esistenti per la loro affermazione, rappresentano un "atto di sabotaggio" verso "il bene pubblico". Lo ha sostenuto il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio in una intervista al Corriere della Sera, spiegando che "una cosa é chiedere un contratto collettivo che non venga rinnovato ogni dieci anni senza dover aspettare la Corte costituzionale", un'altra "è timbrare il cartellino e poi non lavorare come il contratto impone. Chi non rispetta le regole - sono state le parole di Delrio - non sta protestando ma sta facendo un atto di sabotaggio, di spregio verso il bene pubblico. Con loro si deve essere molto duri, nessuna timidezza". Ieri il premier Matteo Renzi ha definito "scandalose" le iniziative sindacali che hanno in questi giorni bloccato molti voli Alitalia e l'ingresso dei visitatori a Pompei. Ma il presidente del Consiglio ha assicurato: "Continueremo a lavorare... Nonostante loro". Per Renzi "fa male" vedere che "dopo tutto il lavoro fatto per salvare il sito e quindi i posti di lavoro a Pompei, un'assemblea sindacale blocca all'improvviso migliaia di turisti sotto il sole. Oppure vedere che dopo le nottate insonni per coinvolgere Etihad e evitare il fallimento di Alitalia, gli scioperi dei lavoratori di quell'azienda rovinano le vacanze a migliaia di nostri concittadini".

The Economist nel gregge

[S’ainu s’abbizat de su heranu da qui qu’est passadu. L’asino si accorge della primavera dopo che è passata. Dicesi di uno che non approfitta del tempo e delle opportunità, presa la similitudine dall’asino che nella primavera invece di approfittare dell’erba si dà agli amori. frase sarda] Exor conferma di "avere in atto negoziazioni" con The Economist group e Pearson per il possibile aumento del proprio investimento nel gruppo editoriale. Lo afferma la società in una nota, secondo la quale anche con un possibile incremento dell'investimento la holding degli Agnelli rimarrebbe con "una partecipazione di minoranza". Naturalmente sull’esito dell’operazione avranno voce in capitolo anche gli altri soci dell’Economist che oltre ad Exor, rappresentata in cda da John Elkann, comprendono su nomi come Cadburys, Rothschild e Schroder. Resta il fatto che la notizia arriva in un momento molto caldo per le partecipazioni e le ex partecipazioni editoriali italiane della famiglia torinese. Appartiene a questa seconda categoria il Corriere Mercantile di Genova, di cui Fiat è stato per 14 anni il primo azionista con il 40 per cento. Fino a quando, nel dicembre 2014, ha rivenduto per la cifra simbolica di 2 euro l’intera partecipazione alla cooperativa socia di minoranza che aveva in affidamento la testata. L’operazione, che ha visto gli altri azionisti del quotidiano genovese (i Malacalza e i Garrone con un 20% ciascuno) muoversi di concerto con gli Agnelli, è avvenuta in concomitanza con due eventi. Da una parte la riduzione del capitale della Società editrice mercantile (Sem) per perdite superiori a 2,2 milioni di euro deliberata dai soci il 20 novembre 2014, insieme alla rinuncia ad azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori dimissionari, Luigi Vanetti e Marco Toniutti. Dall’altra la fusione nell’editrice La Stampa della società titolare del principale quotidiano genovese, il Secolo XIX, anch’esso di proprietà Fiat, ma solo dall’estate del 2014. La stessa casa editrice del quotidiano torinese (Itedi) lo ricorda nel suo bilancio 2014, precisando che la vendita del 40% di Sem è avvenuta con una perdita di 1,2 milioni di euro “a seguito della nuova presenza di Itedi nella regione” Liguria per effetto della incorporazione della Sep, l’editrice del Secolo XIX. E mentre il nuovo polo editoriale del nord ovest viaggia verso gli obiettivi di “massimizzazione dei benefici che deriveranno dalle sinergie ottenibili dalla fusione e dalla ricerca di nuove aree di sviluppo”, il Corriere Mercantile (e con lui la Gazzetta del Lunedì) nel giro di pochi mesi è arrivato al capolinea. Venerdì 24 luglio, infatti, il quotidiano fondato nel 1874 ha annunciato la resa per bocca dei suoi quindici giornalisti, tre poligrafici e due amministrativi che sono passati per sei mesi senza stipendio e l’apertura della cassa integrazione. Non migliora, intanto, la situazione dell’editrice del Corriere della Sera, Rcs, di cui la Fiat è il primo azionista con il 16,73 per cento. Se Torino è infatti uscita vincitrice dalla battaglia di primavera che ha visto la conferma del suo amministratore delegato Pietro Jovane, adesso deve fare i conti con le difficoltà del manager stretto tra risultati che stentano ad arrivare, nodi dei debiti con le banche che arrivano al pettine, pesanti ristrutturazioni del personale, cessioni della discordia come quella dei libri alla Mondadori, che per di più potrebbero non bastare e promesse che potrebbero non essere mantenute. Come quella sulla ricapitalizzazione da quasi 200 milioni di euro già deliberata da due anni e che il cda potrebbe essere costretto a richiamare. Nonostante il disappunto degli azionisti.

Tasse e deficit


[S’ainu non connoschet sa coa finzas qui non la perdet. L’asino non apprezza la coda se non quando la perde. Cioè il bene non si conosce se non quando si perde. Dunque bisogna avere previdenza. Frase sarda]Le tasse sulle imprese sono calate del 9,9% nel 2014 con un risparmio di 2,6 miliardi. È quanto calcola un working paper dell'Istat su ''La tassazione effettiva della tassazione in Italia''. La riduzione è dovuta alle misure sull'Ace (Aiuto alla crescita economica) e l'Irap. Oltre metà delle aziende, più precisamente il 57,3%, ha avuto così una pressione fiscale più bassa. Lo studio, a cura di Antonella Caiumi e Lorenzo Di Biagio, usa un nuovo modello di microsimulazione basato sulle dichiarazioni fiscali delle imprese per analizzare l'impatto delle recenti riforme della tassazione aziendale. In particolare, viene analizzato l'effetto di tre misure: il potenziamento dell'Ace, che permette di dedurre dalle imposte il rendimento nozionale del capitale, la più ampia deducibilità del costo del lavoro dell'Irap e il nuovo trattamento delle perdite, introdotto nel 2011. La quota di beneficiari di questi interventi è più alta per le imprese industriali e di media dimensione, i gruppi di imprese e quelle del Nord Italia. In particolare l'intervento sull'Irap porta a un alleggerimento fiscale ''significativo'' per le imprese a bassa intensità di capitale mentre l'Ace avvantaggia soprattutto quelle ad alta intensità di capitali e risulta, secondo gli autori, ''la misura più efficace per stimolare la crescita''. In generale, dallo studio emerge che ''la pressione fiscale rimane alta per le imprese del commercio e quelle piccole e medie'', mentre è più bassa per le aziende che fanno parte di gruppi. Nel 1998 (dopo l’avvicendamento tra Prodi e D’Alema, con Amato ministro del Tesoro) fu introdotta l’Irap, l’Imposta regionale sulle attività produttive che fruttò all’erario altri 27 miliardi e la pressione tributaria salì al 29%, livello al quale si mantenne anche nel 1999, quando furono aggiunte le addizionali regionali e comunali sull’Irpef (2,5 miliardi di euro). La cura fece scendere l’indebitamento all’1,9% del Pil, livello mai raggiunto negli ultimi 40 anni. Con il governo Berlusconi (2001-2005) la pressione tributaria diminuì, ma l’indebitamento riprese quota. Al momento non ci furono conseguenze, perché i dati che pubblicava l’Istat erano rassicuranti. Nel 2001 il deficit/Pil fu stimato all’1,4%, mentre ora, dopo numerose revisioni al rialzo, sappiamo che era al 3,4%. Un valore che avrebbe potuto far aprire subito una procedura per deficit eccessivi contro l’Italia. Erano gli anni in cui la Grecia truccava i conti per entrare nell’euro, Francia e Germania avevano un deficit sopra il 3% del Pil. Nessuno aveva interesse a controllare i vicini. Nel 2005, dopo cinque anni consecutivi di sforamento, la Commissione europea aprì una procedura di infrazione. Toccò quindi a Prodi, tornato al governo, porre rimedio. La pressione tributaria che era scesa al 27% riprese a crescere. Le tasse aumentarono di 38 miliardi di euro nel 2006 (+10%) e di 27 miliardi di euro nel 2007 (+6%). Riportato l’indebitamento a livelli fisiologici, Prodi lasciò il testimone nuovamente a Berlusconi che, insieme al suo ministro dell’Economia Tremonti, ridusse la pressione tributaria dal 29 al 28% ma non poté impedire che l’indebitamento volasse al 5,3% nel 2009, causando l’apertura di una nuova procedura di infrazione. Fu solo nel 2012, con le manovre del governo Monti, che l’indebitamento netto fu ricondotto al 3%. A farne le spese ancora gli italiani, costretti a sostenere il fardello di ulteriori 23 miliardi di tasse (di cui 13 di maggiori imposte sui fabbricati nel passaggio da Ici a Imu) e una pressione tributaria schizzata al 30%, valore invariato con i governi Letta e Renzi. All’interno dell’Eurozona solo Finlandia (31,1%) e Belgio (30,6%) hanno una pressione tributaria maggiore di quella italiana, quasi 5 punti superiore alla media. L’Italia ha la quota più bassa in assoluto di gettito Iva (5,8% sul Pil), pur avendo un’aliquota ordinaria in posizione intermedia tra il 17% del Lussemburgo e il 24% della Finlandia. I fattori che nel nostro Paese determinano questa situazione sono sia l’ampio ricorso alle aliquote ridotte del 4% o del 10%, sia l’incidenza dell’evasione fiscale. In compenso l’Italia detiene il triste primato delle tasse sui prodotti (5,4%; in Germania il 2,5%), sulla produzione (3,6%, superata solo dal 4,6% della Francia; in Germania lo 0,7%) e sul reddito (14,5%, subito dietro a Belgio 16,2% e Finlandia 15,3%).

Air France-Klm profondo rosso

[Quie non timet, morit que ainu. Chi non teme muore come un asino. Frase sarda] Fatica a risollevarsi Air France-Klm, che di fronte a nuovi conti in rosso si prepara ad affrontare una nuova cura dimagrante. Nel primo semestre 2015 Air France-Klm ha annunciato di avere registrato una perdita netta pari a 638 milioni di euro rispetto al risultato negativo di 619 milioni dei primi sei mesi del 2014, mentre la perdita operativa è passata a 232 milioni contro il rosso di 207 milioni del primo semestre dell'anno passato. Nel periodo gennaio-giugno i ricavi della compagnia aerea franco-olandese hanno, tuttavia, mostrato una crescita del 2,4% a 12,3 miliardi. Di fronte a questi numeri l'amministratore delegato Alexandre de Juniac ha lanciato "un programma di riduzione dei costi generali e amministrativi" per un valore di 300 milioni di euro. Nella nota stampa diffusa stamattina dalla società transalpina si parla di "un'accelerazione di tutte le iniziative di riduzione dei costi".  Il manager ha parlato anche di Alitalia, di cui Air France era socio di riferimento prima dell'arrivo di Etihad. Alitalia ed Air France-Klm stano ancora negoziando sul futuro della loro alleanza sulle rotte europee, da cui la compagnia italiana ha detto di voler uscire, ma la trattativa non riguarda la joint venture sulle rotte transatlantiche, in cui è inclusa anche Delta, ha spiegato de Juniac, durante la presentazione dei risultati semestrali. "Ci sono trattative in corso sulle joint venture bilaterali, tra Alitalia da un lato e Air France-Klm dall'altro - ha spiegato - e credo che sia nell'interesse delle due compagnie di sviluppare questa alleanza sui collegamenti tra Francia, Olanda e Italia, che hanno risultati positivi. Gli accordi nordamericani sono una cosa del tutto diversa, su cui tra l'altro Alitalia non ha espresso alcuna intenzione". Smentita secca invece all'ipotesi di ingresso di Etihad nel capitale.ir France-Klm, che di fronte a nuovi conti in rosso si prepara ad affrontare una nuova cura dimagrante. Nel primo semestre 2015 Air France-Klm ha annunciato di avere registrato una perdita netta pari a 638 milioni di euro rispetto al risultato negativo di 619 milioni dei primi sei mesi del 2014, mentre la perdita operativa è passata a 232 milioni contro il rosso di 207 milioni del primo semestre dell'anno passato. Nel periodo gennaio-giugno i ricavi della compagnia aerea franco-olandese hanno, tuttavia, mostrato una crescita del 2,4% a 12,3 miliardi. Di fronte a questi numeri l'amministratore delegato Alexandre de Juniac ha lanciato "un programma di riduzione dei costi generali e amministrativi" per un valore di 300 milioni di euro. Nella nota stampa diffusa stamattina dalla società transalpina si parla di "un'accelerazione di tutte le iniziative di riduzione dei costi".  Il manager ha parlato anche di Alitalia, di cui Air France era socio di riferimento prima dell'arrivo di Etihad. Alitalia ed Air France-Klm stano ancora negoziando sul futuro della loro alleanza sulle rotte europee, da cui la compagnia italiana ha detto di voler uscire, ma la trattativa non riguarda la joint venture sulle rotte transatlantiche, in cui è inclusa anche Delta, ha spiegato de Juniac, durante la presentazione dei risultati semestrali. "Ci sono trattative in corso sulle joint venture bilaterali, tra Alitalia da un lato e Air France-Klm dall'altro - ha spiegato - e credo che sia nell'interesse delle due compagnie di sviluppare questa alleanza sui collegamenti tra Francia, Olanda e Italia, che hanno risultati positivi. Gli accordi nordamericani sono una cosa del tutto diversa, su cui tra l'altro Alitalia non ha espresso alcuna intenzione". Smentita secca invece all'ipotesi di ingresso di Etihad nel capitale.

Borsa Atene resta chiusa

[Dilicadu que i s’ainu. Delicato come l’asino.  Dicesi ad uno schizzinoso, presa la similitdine dall’asino che è il più pulito nel bere. frase sarda] La Bce ha respinto la proposta delle autorità greche di riaprire la Borsa senza restrizioni per i trader greci e stranieri. Lo ha detto a Bloomberg una portavoce della Borsa ellenica. Ora si aspetta un decreto del ministro delle Finanze per introdurre delle restrizioni ed è improbabile che gli scambi possano riprendere già domani. Nelle prossime ore, scrive Bloomberg, è atteso un decreto ministeriale che indichi alcune restrizioni sull'uso del denaro dai conti bancari greci per gli scambi sul mercato finanziario, restrizioni che dovrebbero essere temporanee. La Borsa di Atene è chiusa dallo scorso 29 giugno, in concomitanza con la chiusura delle banche che, nel frattempo, hanno però ripreso le attività da una settimana

Italia fuori dalla crisi? Sono solo previsioni

[Est mezus ainu biu qui non doctore mortu. E meglio asino vivo che dottore morto. Cioè meglio una cosa piccola e goderla, che una grande ed aspettarla. Frase sarda] Crescita del Pil quest'anno dello 0,7% e nel biennio 2016-17 dell'1,6% annuo: queste le previsioni del rapporto Afo 2015-17, elaborato dall'Abi insieme agli economisti degli Uffici studi delle principali banche in Italia. Il rapporto conferma l'uscita dalla recessione e delinea "un quadro che non ignora le difficoltà" ma è "a predominanti tinte rosa". "La ripresa della domanda riuscirà ad allontanare definitivamente i rischi di deflazione, con una crescita dei prezzi al consumo in Italia che sarà inferiore a quella europea (1,3% contro 1,7% nella media del biennio 2016-17) ma ben distante dai valori negativi conosciuti a inizio d'anno". Lo afferma il Rapporto di previsione Afo 2015-17, elaborato dall'Abi con gli economisti degli Uffici studi delle principali banche in Italia. Lo scenario di base sui prezzi al consumo indica +0,4% nel 2015, +1,1% nel 2016 e +1,6% nel 2017. Pur in un quadro "positivo, come quello disegnato nel Rapporto Afo per il triennio 2015-17, la redditività bancaria continuerà ad essere tutt'altro che vivace: gli utili netti delle banche dovrebbero ammontare a fine 2017 a poco più di 10 mld di euro, valore corrispondente ad un ritorno sul capitale (Roe) del 2,6%, di oltre tre volte inferiore ai livelli pre-crisi".

Sito contro mafie e corruzione

[Prende s’ainu inue narat su padronu, et si morit, est a contu de su padronu. Legate l’asino dove dice il padrone, e se muore è a carico suo – Si avverte che l’obbedienza cieca, molte volte, non è prudente.frase sarda] Lameglioitalia.it, una “campagna permanente contro mafia e corruzione“. Una campagna che, una volta tanto, nasce dentro il Palazzo. Il nuovo sito è stato lanciato d Lucrezia Ricchiuti, senatrice Pd, un passato da oppositrice antindrangheta nella trincea brianzola di Desio, civatiana della prima ora che dopo la fuoriuscita di Giuseppe Civati dal partito ha deciso – con ripetuti e pubblici mal di pancia – di provare a cambiare le cose dall’interno. L’idea, ha spiegato Ricchiuti presentando il sito a Monza, è che Lameglioitalia.it “parli e ascolti” ogni giorno sui temi della legalità, declinati in ogni ambito in cui un parlamentare è chiamato a discutere e legiferare: “Istituzioni, cultura, lavoro, fisco, giustizia”, senza scordare quello che accade dentro il Partito democratico e con un occhio di riguardo alla Brianza, un tempo terra simbolo della migliore imprenditoria, negli ultimi anni scossa da inchieste su mafia e corruzione che svelano nessi profondi tra criminalità, politica ed economia. È assolutamente necessaria “una seria azione di contrasto alla mafia e alla corruzione perché questi sono due mali che soffocano il nostro Paese”, ha spiegato la senatrice, che è anche membro della Commissione parlamentare antimafia. Il sito vuole essere anche “una piattaforma al servizio di tutti, in particolare di amministratori, cittadini e associazioni Antimafia”, per connettere “alle attività del Parlamento le esperienze quotidianamente vissute sul territorio. A partire dal Nord, un tempo considerato immune da tali fenomeni” . Il sito darà visibilità anche alla prima rivista accademica italiana interamente dedicata alle mafie, la neonata Rivista di Studi e Ricerche sulla Criminalità Organizzata, animata da Nando dalla Chiesa nell’ambito dei corsi in materia che tiene all’Università Statale di Milano.

sabato 25 luglio 2015

I partiti continuano a fare i cazzi loro

[Aggiuadì qui ti hap’aggiuare, narat Deus. Dio dice: Aiutati che ti aiuterò anch'io. Per quelli che non si affaticano. Frase sarda] Sanatoria in arrivo per le casse dei partiti. Con una "leggina" il Parlamento potrebbe evitare che i fondi 2015, distribuiti in base ai rendiconti 2013, rimangano nei forzieri della Camera. Difficile ciò avvenga entro la scadenza del 31 luglio ma, anche se con ritardo, l'importante per i partiti è che prima o poi l'assegno venga staccato. Il finanziamento pubblico ai partiti è stato abolito, ma la sua cancellazione sarà effettiva solo dal 2017, quando diventeranno protagoniste le contribuzioni volontarie e il meccanismo del 2xmille. Fino ad allora il finanziamento dei partiti continua dunque ad esistere ma a patto che una commissione per la trasparenza verifichi ogni anno la correttezza delle spese effettuate. Commissione, però, che ad oggi non è operativa, così come i suo componenti hanno reso noto, a causa della mancanza di personale. Per poter accedere alle risorse di cui i partiti hanno diritto secondo la legge, ecco allora che il Parlamento ha messo a punto un provvedimento con il quale si provvede ad assegnare un gruppo di revisori dei conti alla commissione incaricata di passare ai raggi x le spese dei partiti. Ma i tempi stringono e così è spuntata la sanatoria. La novità è stata messa nero su bianco da Teresa Piccione (Pd), relatrice al provvedimento all'esame della commissione Affari costituzionali della Camera e prevede appunto che fatture e scontrini presentati a corredo dei bilanci dei partiti non debbano essere passati al setaccio.


Google ha scelto la valle dei templi

[Non est bella chena aenzu, non est fea chena grazia. Non è bella senza vezzo, non è brutta senza grazia. Dicesi per plagiare una donna che ha qualche difetto naturale ma che la fa graziosa. Frase sarda] Lunedì 27 luglio la Valle dei Templi chiuderà al pubblico alle 19. Il motivo è presto detto. Anche quest’anno Agrigento ospiterà “The Camp”, il meeting organizzato da Google con i big mondiali della finanza e dell’hi-tech. E proprio nel sito archeologico, lunedì prossimo è in programma una serata di gala innanzi al Tempio della Concordia che secondo indiscrezioni sarebbe costata 100 mila euro a Google. “The Camp” si svolge sino al 30 luglio al Verdura Resort a Sciacca. Oltre ai fondatori di Google, tra cui Sergey Brin e Larry Page, sarebbero attesi anche il fondatore di Microsoft Bill Gates, Kayvon Beykpour e Giorgio Armani. Emessa inoltre, per motivi si sicurezza, una ordinanza  che impone il  divieto di transito, sosta, navigazione, ancoraggio, pesca, balneazione, sorvolo (a una quota inferiore a 200 metri), atterraggio ed ogni altra attività di superficie e subacquea all’interno dell’area demaniale marittima lungo il tratto di litorale compreso tra la foce del fiume Verdura e località  Torre Verdura (Comune di Sciacca). Il divieto vale anche per persone, veicoli, unità navali e velivoli estranei alla manifestazione nell’antistante specchio acqueo fino ad una distanza di 500 metri dalla linea di costa.

BILL GATES NON HA RIVALI

[Arbili aqua a bidili. In aprile si trova l’acqua in abbondanza. Proverbio del campidano; dove, solo in aprile, che di solito è piovoso, l’acqua si trova in abbondanza. Frase sarda]  Tutti insieme valgono oltre 4.200 miliardi di dollari. Ma i primi 400 Paperoni del mondo - tra cui dieci italiani - quest'anno sono "un po più poveri", almeno dello 0,3%, mancando all'appello 13,4 miliardi rispetto a dodici mesi fa. Briciole per chi si trova nella classifica degli uomini più ricchi della Terra stilata ogni anno da Bloomberg, e dove chi è fanalino di coda ha un patrimonio non inferiore ai 4,1 miliardi. E rispetto al 2014 il podio, stilato in base al Bloomberg Billionare's Index, rimane invariato: a guardare tutti dall'alto verso il basso ancora il fondatore di Microsoft Bill Gates con 84,6 miliardi di dollari, il patron di Zara Amanciao Ortega con 70,6 miliardi e il re degli investitori Warren Buffett con 67,4 miliardi. Nessun cambiamento anche alle posizioni numero quattro e cinque, dove si confermano il magnate delle tlc messicano Carlos Slim con 65,2 miliardi e i fratelli Koch con 50,2 miliardi ciascuno. Una graduatoria che sembra sostanzialmente rimanere immutata ai suoi vertici. Anche se qualcosa si sta muovendo. E in grande ascesa si conferma il numero uno di Facebook Mark Zuckerberg, al nono posto con i suoi 42,5 miliardi di dollari: dopo aver superato lo scorso anno i rivali di Google Larry Page e Sergey Brin, Zuckerberg può adesso vantare di avere più soldi anche di una delle big della grande distribuzione americana, Christy Walton, figlia di Sam Walton fondatore di Walmart. Un'ascesa irresistibile, a cui per ora resiste Jeff Bezos di Amazon. Che però deve guardarsi le spalle da un altro temibile avversario, il 'guru' di Alibaba Jack Ma, che dopo lo sbarco a Wall Street del suo gruppo di e-commerce ha portato le sue fortune a 34,9 miliardi di dollari, in ventesima posizione. Per trovare il primo italiano bisogna andare alla posizione numero 32, dove si conferma il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio con 23,7 miliardi di dollari, seguito al 36/mo posto da Giovanni Ferrero con 21,3 miliardi. Scendendo si incontrano poi Ernesto Bertarelli e Stefano Pessina di Walgreens, entrambi a doppia cifra. Poi Gianluigi Aponte di Msc e, al 153/posto, Giorgio Armani con 8,8 miliardi di dollari. Sale di due posizioni Silvio Berlusoconi in 165/ma posizione con 8,3 miliardi di dollari, a pari merito con Paolo Rocca di Techint. New entry nella top 400 di Miuccia Prada con 4,2 miliardi di dollari alla posizione numero 389. Cambiando classifica, c'e anche quella di Fortune Global delle 500 aziende al mondo che hanno fatto registrare i volumi di fatturato più elevati nel 2015. A dominare è l'americana Walmart, mentre la prima azienda europea è Volkswagen, ottava.
 "Solo" quindicesima Apple. Mentre la prima italiana è Exor, la holding del gruppo Agnelli che consolida i dati delle controllate Fca e Cnh Industrial: guadagna cinque posizioni dalla 24/ma alla 19/ma e sorpassa l'Eni, al secondo posto tra le italiane (25/ma). Tra le altre società italiane troviamo Assicurazioni Generali (4/8ma posizione), Enel (69), Intesa (173), Unicredit (246), Poste Italiane (310), Telecom Italia (359) e Unipol (406).
 

venerdì 24 luglio 2015

Omonimia a Punta Raisi?

[E ite sa prima die de abrile qu’est torrada. Non è il primo giorno di aprile.  Dicesi ad una persona che burla; alludendo al costume quasi universale di solersi fare delle burle ed inventar bugie in questo giorno. L’origine risale al tempo dei romani. Frase popolare sarda] La Gesap ha comunicato alle aziende presenti in apt che l'abbonamento per parcheggiare la macchina per il mese di agosto sarà di 30  euro, per settembre poi si vedrà. Questo è stato comunicato alla ditta Ap. Inizialmente si parlava di 40 euro, iva inclusa. Il 5 agosto i sindacati incontreranno i lavoratori  di Ap per comunicare che l'azienda è disposta a pagare 10 euro in busta paga, il resto spetta al dipendente. Se hai la fortuna di lavorare in uno scalo che eccelle per inefficienza è giusto che paghi la gabella al campiere di turno. Su carta intestata della gesap si legge il presidio sanitario  dovrebbe curare i passeggeri e non i dipendenti aeroportuali, interpellato il medico ha preferito non commentare una direttiva che solo la gesap poteva inventarsi. In attesa che il programma antincendio sia approvato insieme al piano  sanitario la gesap continua a registrare interruzioni nella erogazione della corrente elettrica. Il piano antincendio e il piano sanitario aeroportuale fino al 2008 erano pianamente operativi. Esisteva un centro di controllo che monitorava tutto lo scalo, costoso tanti saldi spesi, ma funzionava. Oggi il centro ha un nome inglese ma sembrerebbe essere una scatola vuota.  Recentemente bisognava pulire le piste dalla gomma dei copertoni dei vettori in atterraggio, la cosiddetta sgommatura. L'ufficio preposto prepara il tutto per effettuare l'intervento alle ore 11,00. Collegi sostengono che questo tipo di intervento è meglio se fatto non prima delle 17,00, si trova un compromesso viene fatto alle 14,30. Dopo tutto uno scalo gestito da dirigenti e quadri, sempre in aumento, che cosa può fare? Oggi, presso il palazzo di Città della cittadina di Cinisi una delegazione  dell'Oman incontrerà gli imprenditori indigeni. La gesap chi manda? Girava voce in apt che la gesap avrebbe mandato il migliore dei suoi uomini. Il capo dei capi degli ing., (alla fine non si è presentato nessuno) l'uomo che tutto il mondo aeroportuale ci invidia ma che nessuno vorrebbe nella propria struttura in tutti questi anni cosa ha fatto? Assolutamente niente, non è riuscito ha togliere nemmeno il marciapiede del bhs. Vero ha all'allargato il piazzale, il centro direzionale ancora è vuoto, il centro tecnologico in ritardo sarà completato prima o poi,  la pavimentazione resta a macchia di leopardo, si è trovato pure i pontili già realizzati e allora si è dimenticato di fare la manutenzione straordinaria, tant'è che in piena estate i pontili sono stati chiusi e la manutenzione sarebbe in atto. Il titolare della ditta che si occupa della manutenzione, casualmente, avrebbe lo stesso cognome  del capo dei capi ...

Verdini a giudizio per bancarotta

[S’abidu non faghet monza. L’abito non fa il monaco. Detto sardo] Denis Verdini è stato rinviato a giudizio a Firenze nell'ambito di un procedimento in cui viene ipotizzata la bancarotta fraudolenta. Le indagini riguardano il fallimento di due ditte appartenenti alla famiglia Arnone: una aveva un debito di 4 milioni di euro con il Credito Cooperativo fiorentino, che era presieduto da Verdini. L'altra avrebbe ottenuto dei lavori dalla Banca di Verdini e li avrebbe poi fittiziamente 'subappaltati' alla prima, per permetterle di saldare parte del debito. Per Verdini si tratta del quinto processo. Il senatore, pontiere delle riforme, grande sponsor del patto del Nazareno, è infatti imputato per il cosiddetto “affare P3“, per la Scuola dei marescialli di Firenze, per la bancarotta dello stesso Credito cooperativo fiorentino e per la plusvalenza nella vendita di un appartamento di via della Stamperia, a Roma, nel quale peraltro è a giudizio insieme a un altro senatore di centrodestra (uscito di recente da Forza Italia per andare nel gruppo misto), Riccardo Conti. A tutti questi si aggiunge la richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Firenze per bancarotta fraudolenta per il fallimento della Società Toscana di Edizioni che editava Il Giornale della Toscana, che ha cessato le pubblicazioni. Insieme a lui è accusato tra gli altri anche l’ex coordinatore regionale di Forza Italia, il deputato Massimo Parisi.

Ilva, 47 a giudizio

[Abrile torrat cane a cuile. Nell’aprile rientra il cane al canile. Frase sarda] Il gup del tribunale di Taranto Vilma Gilli ha rinviato a giudizio 44 persone fisiche e tre società per l'inchiesta sul presunto disastro ambientale provocato dall'Ilva. Tra gli imputati rinviati a giudizio c'è anche l'ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata in concorso. Altri due imputati sono stati condannati con rito abbreviato: sono don Marco Gerardo, ex segretario dell'ex arcivescovo di Taranto Benigno Luigi Papa, e l'ex consulente della Procura ionica Roberto Primerano. Al sacerdote, accusato di favoreggiamento personale, sono stati inflitti 10 mesi di reclusione (stessa richiesta della Procura); Primerano è stato condannato tre anni e quattro mesi per falso ideologico e assolto dalle accuse di disastro doloso in concorso e avvelenamento in concorso di acque o di sostanze alimentari. È stato invece assolto l'ex assessore regionale all'Ambiente Lorenzo Nicastro dall'accusa di favoreggiamento personale. Il processo comincerà il 20 ottobre. Secondo l'accusa, Vendola avrebbe esercitato pressioni sul direttore generale di Arpa Puglia (Agenzia regionale di protezione ambientale), Giorgio Assennato (a sua volta a giudizio per favoreggiamento personale), per far "ammorbidire" la posizione della stessa Agenzia nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall'Ilva. In questo modo, sostiene la Procura, Vendola avrebbe consentito all'azienda di continuare a produrre senza riduzioni di emissioni inquinanti, come invece suggerito dall'Arpa in una nota del 21 giugno 2010 stilata dopo una campionatura che aveva rilevato picchi di benzoapirene. Sempre secondo l'accusa, Vendola avrebbe 'minacciato' la non riconferma di Assennato, il cui mandato scadeva nel febbraio 2011. I fatti contestati sono compresi nel periodo che va dal 22 giugno 2010 al 28 marzo 2011. La concussione aggravata è contestata a Vendola in concorso con l'ex responsabile Rapporti istituzionali dell'Ilva Girolamo Archinà, l'ex vice presidente di Riva Fire Fabio Riva, l'ex direttore dello stabilimento siderurgico di Taranto Luigi Capogrosso e il legale dell'Ilva Francesco Perli.
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Turchia contro l'Isis

[Ad s’abe qui punghet ndeli falat sa matta. All’ape dopo che punge scende la pancia. Si dice che quelli che fanno dispetti, fanno del male più a se stessi che agli altri. Frase popolare sarda] Attacco all'Isis al confine tra Siria e Turchia, in territorio siriano. Tre aerei F16 dell'aviazione turca hanno bombardato questa mattina numerosi obiettivi dei jihadisti dello Stato islamico, all'indomani degli scontri fra militari e combattenti islamici sempre sul confine tra Turchia e Siria. Gli aerei hanno colpito con missili "due quartieri generali e un punto di ritrovamento" dei combattenti dell'Isis, prima di fare ritorno alla loro base di Diyarbakir, nel Sud-Est del Paese, ha comunicato l'ufficio del primo ministro turco Ahmet Davutoglu. Secondo l'agenzia di stampa Dogan, gli obiettivi sono stati identificati nel villaggio di Havar, di fronte alla provincia turca di Kilis. "La Repubblica di Turchia è determinata a prendere tutte le precauzioni per difendere la sicurezza nazionale", si legge nel comunicato emesso dall'ufficio del premier di Ankara.  La Turchia metterà a disposizione la base aerea di Incirlik, presidio militare della Nato nel sud del paese, per i raid di bombardamento diretti contro l'Isis. La svolta sulle strategie di Ankara giunge dopo una telefonata tra il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e quello turco Recep Erdogan che hanno concordato di lavorare in sinergia contro le milizie di al Baghdadi. Erdogan, al di là dei sorrisi di facciata, è stato messo con le spalle al muro. Il presidente turco sta da tempo pianificando un ambizioso progetto che dovrebbe fare della Turchia, in forza della sua posizione strategica, economica e demografica, il pivot di tutta l'area mediorientale. Da cui le sue ambiguità nei confronti della lotta all'Isis. Da una parte, infatti, il suo obiettivo immediato nella chiave di questo progetto è la caduta di Bashar al Assad in Siria e di cui il pilastro fondamentale non può essere che l'estensione endemica della rivolta sunnita guidata dallo Stato islamico. Che ha anche il vantaggio di scardinare l'Iraq, alleato diretto della Repubblica islamica dell'Iran, concorrente diretto e temibile al piano di egemonia mediorientale perseguito da Erdogan. Gli oggettivi egoismi concordanti che lo legano al successo delle milizie dell'Isis, d'altra parte, lo mettono in rotta di collisione con la resistenza curda, il fronte militarmente più organizzato contro lo Stato islamico. Il che non dispiace ad Ankara che, nel breve o nel lungo periodo, culla da sempre l'idea di estirpare definitivamente la minaccia curda che pesa sul territorio turco. L'indipendenza ed eventuale creazione di uno stato autonomo curdo, infatti, non rientra nei programmi del presidente turco. I curdi sono così finiti nel tritacarne della guerra, come ha dimostrato la carneficina di una trentina volontari provocata da un'attentatrice suicida di 18 anni legata all'Isis e compiuta a Suruc, cittadina turca a pochi chilometri da Kobane, città curdo-siriana liberata lo scorso gennaio dopo un duro assedio organizzato dagli uomini del presunto Califfato di al Baghdadi. La chiamata alle armi di Obama sembra avere messo, almeno temporaneamente, in riga Erdogan. Ma gli scenari politici e strategici del Medioriente sono sempre sfuggenti e instabili, come le dune mobili del deserto.

Amnesty contro Iran

[Naramì cum quie abitas, et ti hap’a narrer quie ses. Dimmi con chi abiti e t dirò chi sei. Detto sardo] Quasi 700 persone condannate alla pena capitale sono state giustiziate in Iran nel 2015: è la denuncia di Amnesty international, che citando "informazioni attendibili" ha riferito che almeno quattro detenuti sono stati uccisi anche durante il mese di Ramadan. Secondo l'organizzazione non governativa, "le autorità iraniane hanno giustiziato 694 persone tra il primo gennaio e il 15 luglio" dell'anno in corso. "A questo ritmo scioccante, l'Iran supererà il numero delle esecuzioni recensite nel Paese in tutto il 2014, ha detto Said Boumedouha, vice direttore di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa. "Le autorità iraniane devono vergognarsi per l'esecuzione di centinaia di persone indipendentemente da eventuali procedimenti giudiziari alla base", ha commentato ancora il vice direttore di Amnesty.

mercoledì 22 luglio 2015

La Gesap alla ricerca della onorabilità

[Una parola detta al momento giusto è come un diamante incastonato nell'oro. Detto ebraico] Giuseppe Todaro, imprenditore indicato dalla Camera di Commercio: il collegio dei sindaci della Gesap aveva sollevato il problema di una condanna risalente agli anni Novanta e il cda aveva chiesto un parere a un esperto. Anche qui sarà sufficiente una formale dichiarazione del Tribunale sull’istanza di estinzione del reato, che dovrebbe arrivare a giorni, per superare qualunque problema legato all’onorabilità. Ristabilito il plenum, si potrà procedere all’elezione delle cariche. Giuseppe Todaro ha avuto la forza di ribellarsi alla mafia, quella vera, quella crudele, che ti sfianca e che ti fa perdere ogni speranza. Imprenditore palermitano, dopo dieci lunghi anni di soprusi subiti, si è ribellato ai propri estortori denunciandoli (Lo Piccolo, Di Maggio, Pipitone …), costituendosi anche parte civile nel processo denominato “Addio Pizzo”, come l'associazione che unitamente a Libero Futuro lo hanno sostenuto in tutto il suo percorso. Sarà la Provincia a dover indicare il sostituto del dimissionario Tommaso Dragotto per il cda della Gesap. Oggi si è infatti riunito il consiglio di amministrazione della società che gestisce lo scalo di Punta Raisi, dopo che alla prima seduta il patron di Sicily by Car aveva rinunciato all’incarico in polemica con il comune di Palermo. Da lì era sorta una diatriba amministrativa su come procedere alla sostituzione e il parere di un esperto ha precisato che bisogna tornare in assemblea, convocata per fine mese. In quella sede si capirà se Palazzo Comitini intende scorrere la lista o, in caso di rinuncia, optare per un nome nuovo. Viene scongiurata l’ipotesi che il quinto componente vada in quota Palazzo delle Aquile.

Crocetta e la misteriosa telefonata

[Pesant pretu que qui esseret su bene de s’abbadia. Litigano come se fossero i beni dell’abbazia. Questo proverbio ha origine dalle immense ricchezze che avevano gli antichi monaci Benedettini. Detto sardo] Il pg della Cassazione Pasquale Ciccolo ha chiesto una relazione al procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato sulla vicenda della presunta intercettazione che riguarderebbe il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta. Lo scopo è verificare se ci siano "profili di competenza" dello stesso Ciccolo. Il pg della Cassazione è titolare dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati. E la richiesta di una relazione al procuratore generale di Palermo rientra nella normale prassi seguita in vicende che possono riguardare la magistratura. Nel pomeriggio il Comitato di presidenza del Csm deciderà a sua volta se autorizzare l'apertura di una pratica sul caso dell'intercettazione a Palazzo dei Marescialli. La richiesta di un intervento del Csm è stata presentata dal laico di Fi Pierantonio Zanettin. Lo Forte ha dichiarato che "Non risulta alcuna traccia di questa telefonata nei nostri uffici. Siamo assolutamente certi che non ci sia alcun elemento al riguardo qui in Procura a Messina". Lo dice il capo della Procura di Messina Guido Lo Forte riferendosi alla presunta intercettazione tra il presidente della Regione Rosario Crocetta e il suo medico Matteo Tutino riportata dal settimanale Espresso. Procuratore Lo Voi, intercettazione non esiste  - "Certamente le registrazioni che abbiamo a disposizione dipingono un clima di ostilità nei confronti di Lucia Borsellino". "Ma proprio il fatto che abbiamo dovuto ricostruire quel contesto attraverso una faticosa opera di connessione e incastro fra tanti discorsi spezzettati nel tempo è un' ulteriore conferma che l' intercettazione di cui tanto di discute non esiste". Così il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi in un' intervista al Corriere della Sera. "Se fosse esistita - continua il procuratore - l' avremmo certamente utilizzata nel procedimento, perché nei termini in cui è stata diffusa sarebbe stata la dimostrazione plastica dei rapporti difficili all' interno del sistema sanitario regionale. Avrebbe fatto comodo alla tesi dell'accusa, ma non c'è". Il magistrato ammette che senza la rivelazione del presunto colloquio, il caso Crocetta-Borsellino non sarebbe esploso in modo così dirompente: la lettera di dimissioni della Borsellino, afferma Lo Voi, "era stata trattata come polvere nascosta sotto il tappeto. Ed è il sintomo di un' altra anomalia italiana", "la tentazione di agganciare ogni tentativo di ribaltamento degli equilibri politici a qualche iniziativa della magistratura; come se la politica avesse sempre bisogno di un appiglio giudiziario a cui attaccarsi, prima di muoversi". "È una situazione che si protrae da tempo, anch'essa indice di rapporti istituzionali alterati; se si vuole modificare un determinato quadro politico, a livello nazionale o locale, lo si faccia, ma senza tirarci in ballo". "Il nostro compito è fare indagini e processi, non altro. Senza doppi fini. E senza intenti pedagogici, aggiungo io". Il caso Crocetta arriva a Roma. Secondo quanto risulta all'ANSA, il segretario siciliano Fausto Raciti potrebbe incontrare Matteo Renzi giovedì prossimo per discutere della situazione politica in Sicilia. I dirigenti Dem stanno concordando la riunione in base all'agenda di Renzi.

Ht avrebbe venduto anche ai russi

[Abba passada non tirat molinu. Acqua passata non tira il mulino. Sta a significare che ogni casa ha il suo tempo. Una felicità passata non serve al presente. Frase sarda] Hacking team potrebbe aver venduto software di spionaggio ai servizi segreti russi, violando il regolamento del Consiglio Ue del luglio 2014 sulle misure restrittive nei confronti della Russia. È quanto emergerebbe dall'emorragia di email private della società italiana - oltre un milione - pubblicate da WikiLeaks. La vendita sarebbe avvenuta nell'agosto scorso e sarebbe stata indiretta, a una società che lavora con l'ex Kgb. Stando ad uno scambio di messaggi di posta individuato dal sito ArsTechnica, Haking Team avrebbe venduto software spia a una compagnia chiamata Advanced Monitoring, la cui casa madre ha una licenza per lavorare con la Federal Security Service of the Russian Federation (FSB), l'agenzia che è succeduta al Kgb. In questo modo Hacking Team avrebbe violato il regolamento del Consiglio Ue n. 833 del 31 luglio 2014 con cui l'Europa ha stabilito misure restrittive nei confronti della Russia, tra cui il divieto di "vendere, fornire, trasferire o esportare, direttamente o indirettamente, i beni e le tecnologie a duplice uso, anche non originari dell'Unione, a qualsiasi persona fisica o giuridica, entità od organismo in Russia, o per un uso in Russia, se i prodotti in questione sono o possono essere destinati, in tutto o in parte, a un uso militare ovvero a un utilizzatore finale militare". L'attacco ad Hacking Team sta evidenziando vulnerabilità in programmi comunemente usati da milioni di persone nel mondo. Dopo Flash, software di Adobe per visualizzare video e contenuti multimediali sul web, è la volta di Windows, il sistema operativo presente sulla stragrande maggioranza dei pc. Microsoft ha rilasciato un aggiornamento d'emergenza che riguarda tutte le versioni di Windows, anche l'anteprima di Windows 10, per riparare una falla che si apre usando il 'font' OpenType. L'aggiornamento interessa quindi Windows Vista, 7, 8 e 8,1, RT 8 e 8,1, Server 2008 e 2012, fino all'anteprima di Windows 10 che debutterà ufficialmente il 29 luglio prossimo. Il 'bug' riguarda OpenType, un carattere tipografico sviluppato da Microsoft e successivamente da Adobe, che potrebbe essere sfruttato per infettare i computer da remoto in maniera semplice, spingendo gli utenti ad aprire un documento 'maligno' o una pagina web compromessa. La compagnia di Redmond, riporta il sito Engadget, ha confermato che l'aggiornamento di emergenza è legato ad Hacking Team, ma ha ribadito di non essere a conoscenza di alcun attacco sferrato sfruttando la falla di sicurezza.