martedì 30 giugno 2015

Gh ostaggio dei sindacati

[L'irreligiosità moderna è una nuova freschezza di spirito, un atto morale, una liberazione. L'irreligiosità è una difficoltà, un carico, un obbligo, un dovere maggiore. In questo senso ci rende nobili. È l'emulazione con la virtù passata. Noi, irreligiosi, possiamo e dobbiamo essere da tanto quanto gli uomini passati, religiosi. Anzi di più; o meglio: altrimenti. Giuseppe Prezzolini] Oggi i soci della Gesap diranno chi sono i nominati del nuovo cda. Chi sarà  l'ad? I tanto contestati requisiti verranno finalmente abbassati? L'assemblea dei soci della Gesap, la società di gestione dell'aeroporto Falcone Borsellino, ha approvato oggi all'unanimità il bilancio di esercizio 2014 e designato, dopo le operazioni di voto sulle liste presentate dai soci, i consiglieri che comporranno il consiglio di amministrazione. All'assemblea erano presenti i rappresentanti dei maggiori soci: per la Provincia (Libero consorzio di Palermo) il commissario straordinario Manlio Munafò, per il Comune di Palermo il sindaco Leoluca Orlando, per la Camera di commercio il commissario straordinario Alessandra Diliberto, per il Comune di Cinisi Giangiacomo Palazzolo e per Confindustria il presidente provinciale Alessandro Albanese. I designati nel Cda sono: Tommaso Dragotto e Giorgio Di Marco sostenuti dalla Provincia; Fabio Giambrone e Giovanni Scalia, sostenuti dal Comune di Palermo e Cinisi; Giuseppe Todaro, sostenuto dalla Camera di commercio e Confindustria. Nei prossimi giorni l'assemblea dei soci dovrà riunirsi in seduta straordinaria per la modifica dell'articolo 21 dello statuto sui requisiti dell'amministratore delegato, richiesta da Provincia e Camera di commercio. Nominato anche il Collegio sindacale con la sola conferma di Carlo Catalano (Comune di Palermo) e con le designazioni di Aniello Castiello (Mef), Calogero Gagliano (Camera di commercio) e Paolo Ancona (Provincia). Nominato il nuovo cda Crocetta e delizia di noi siciliani può andare anche a casa.  Ieri, però, ha avuto luogo il cda della Gh Pmo di proprietà della Gesap al 20% il restante in mano al gruppo Zincone. Ma di cosa avrà discusso il cda, in considerazione del fatto che nel 2014 la Gh era interamente della Gesap? Presente anche l'ad della Gesap. Di sicuro ci saranno state delle perdite non indifferenti visto che 60 unità devono andare in solidarietà, 15 in mobilità ... La crisi finanziaria c'è, il lavoro non manca, anzi è anche troppo, dunque non ci possono essere utili perché come fai, eventualmente,  a giustificare prima la cig, poi la solidarietà e la mobilità. Malgrado la crisi finanziaria in atto assumi andando contro ogni principio di regole aziendali. I sindacati, alla fine hanno sempre firmato, raramente contestato e quando l'hanno fatto c'era molto imbarazzo.  Le vicende della Gh dimostrano che una aziende troppo sindacalizzata non riesce più a capire cosa è giusto e cosa è sbagliato. Stesso discorso vale per il mondo sindacale che alla fine firma tutto quello che l'azienda vuole. Il gioco delle parti vuole che il sindacato non "lotta" più con la naturale controparte che dovrebbe essere l'azienda, ma contro le altre sigle sindacali. Se quattro sigle sindacali firmano un accordo (e non scendiamo nel merito) è una sigla si rifiuta nasce un problema. Se poi questa sigla, ipotesi molto possibile, raggiunge un accordo che succede? Che l'accordo raggiunto prima, già firmato, non vale più e vale il secondo? È i quattro sindacalisti che hanno firmato il primo accordo cosa dovrebbero fare? Indignarsi? Rifiutare di firmare il nuovo accordo? Se avessero un attimo di orgoglio dovrebbero indire uno sciopero.

lunedì 29 giugno 2015

La Grecia non pagherà

[Quandu stuti a lumera, simu tutti e' na manera! Quando si spegne la luce (al buio), siamo tutti uguali! Frase calabrese] La Grecia non pagherà domani la tranche di fondi che deve al Fondo Monetario Internazionale (Fmi). Lo afferma un funzionario del governo di Atene citato dal Wall Street Journal. L'agenzia di rating Standard& Poor's ha tagliato il rating della Grecia da CCC a CCC-, con l'outlook che resta negativo. Lo riferisce l'agenzia Bloomberg. L'ultimo downgrade di Standard & Poor's del debito a lungo termine della Grecia è stato poco tempo fa. Solo l'undici giugno scorso l'agenzia ha tagliato il rating di Atene da CCC+ a CCC con outlook negativo. Oggi S&P dà al 50% l'ipotesi di un'uscita della Grecia dall'eurozona. Lo spread Btp-Bund ha chiuso a 159 punti con i rendimenti del decennale italiano saliti a 2,38%. Dopo aver oscillato sull'asse dei 150 punti a metà pomeriggio il differenziale con i bond tedeschi ha ripreso a salire per fermarsi a 159 punti. I titoli spagnoli hanno chiuso a 154,6 punti di spread e un rendimento del 2,33%. Il bund ha chiuso con un guadagno dello 0,793%.  Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha convocato una riunione straordinaria della commissione del governo sulle misure per evitare un contagio dalla crisi greca. Per il ministro dell'economia de Guindos un accordo è ancora possibile. “Restano 48 ore, ci può essere un accordo”. Alla riunione di oggi partecipano i ministri di economia, finanze, industria, impiego e agricoltura. Rajoy ha telefonato al capo dell'opposizione socialista Pedro Sanchez per informarlo sugli ultimi sviluppi della crisi. Piazza Affari chiude in forte calo. Il Ftse Mib lascia sul terreno il 5,17% a 22.569 punti. Sotto pressione i bancari con Mps che perde il 10,24%. Chiusura in netto calo per la Borsa di Londra. L'indice Ftse-100 cede l'1,97% a 6.620,48 punti. La Borsa di Francoforte chiude pesante con una perdita del 3,56%. L'indice Dax dei maggiori titoli ha chiuso a 11.083 punti. La Borsa di Parigi ha chiuso in calo del 3,74%. L'indice Cac 40 dei maggiori titoli è sceso 4.869 punti. Giornata nera per tutte le Borse europee: l'indice Stoxx 600, che contiene i principali titoli quotati nel Vecchio continente, ha ceduto il 2,69%, che equivale a 287 miliardi di euro bruciati in una seduta. Piazza Affari, con un calo del 4,99% dell'indice Ftse All share, ha perso da sola quasi 30 miliardi di capitalizzazione. La Commissione Ue ha giudicato oggi “giustificate” in base a ragioni di sicurezza pubblica le misure restrittive sui movimenti di capitale adottate dalle autorità greche. È  quanto si legge in una nota del commissario responsabile dei mercati finanziari Jonathan Hill. “Mentre le misure restrittive adottate risultano necessarie e proporzionate in questa fase - osserva il commissario Ue - la libera circolazione dei capitali deve comunque essere ristabilita il prima possibile” nell'interesse di tutti.

Le fs abbandonano Punta Raisi

[Ero scontento di non avere scarpe finché ho visto uno senza piedi. Frase ebraica] In data odierna, per lavori straordinari, le ferrovie dello stato hanno interrotto i collegamenti con Punta Raisi, per 18 lunghi mesi, ma probabilmente saranno molto di più, il collegamento sarà garantito fino alla stazione Piraineto, l’ultima fermata prima di arrivare allo scalo internazionale. La prima fermata in direzione Palermo. Per 18 mesi i passeggeri che dovranno andare a Punta Raisi dovranno spendere di più: con la Prestia&Comandé (bus)  più di sei euro a tratta, 11 andata e ritorno; in alternativa il taxi con costi maggiorati. Con le fs il biglietto costava poco più di 5 euro. I vertici della Gesap, indaffarati a cercare raccomandazioni per la loro riconferma, probabilmente non sanno ancora del disservizio creato dalle fs, sicuramente, a nomine avvenute e in parte riconfermate, il presidente della Gesap potrà proporre la tratta Boccadifalco-Punta Raisi che sarebbe una logica conseguenza dell’iniziativa, mai decollata, del volo Catania Palermo, dopo l’interruzione dell’autostrada Palermo Catania. Ovviamente il volo Boccadifalco-Punta Raisi potrà essere fatto con aerei piccoli, massimo 19 posti.  Oggi, non è mai troppo tardi, iniziano i lavori di manutenzione straordinaria del primo pontile (in tutto sono sette). Possiamo solo aggiungere, per sdrammatizzare la simpatica gestione della Gesap, che hanno tolto pure il treno all’inventore  del  “trenino” di Roma Fiumicino e che oggi è ph alla Gesap.

Re Mida confessa

[Qual è il più grosso dilemma per un ebreo? Prosciutto gratis! Detto ebraico] Il presidente del Catania Antonino Pulvirenti “nel corso di un lungo interrogatorio ha ammesso di avere comprato le cinque partite al centro dell'inchiesta a partire da Varese-Catania”. Lo ha affermato il procuratore Giovanni Salvi in una dichiarazione alla stampa. Centomila euro a gara: è quanto ha ammesso di avere pagato il presidente Antonino Pulvirenti per evitare la retrocessione del Catania in Lega Pro. L'ammissione durante l'interrogatorio è stata resa nota dal procuratore Giovanni Salvi. Pulvirenti ha negato di avere scommesso, ma di avere agito per salvare il Catania.  Il presidente del Catania Antonio Pulvirenti ha consegnato alla questura di Catania la licenza personale che permetteva alla società Rosso-Azzurro di disputare le gare del campionato di Serie B nello stadio Massimino. La restituzione è avvenuta tramite un legale sabato scorso. La questura di Catania aveva già avviato l'iter per il ritiro della licenza dopo l'inchiesta su un presunto acquisto di partite di calcio. Intanto si è appreso che l'ad Cosentino lascerà il club dall'1 luglio.     

domenica 28 giugno 2015

DOMANI BANCHE CHIUSE

[Rutta pe' rutta, ruppimula tutta! Rotta per rotta, rompiamola tutta! La situazione non potrebbe peggiorare ancora] Mancano ormai pochi giorni al momento della verità. Dal primo luglio, se non rimborserà gli 1,6 miliardi di euro che deve al Fmi, la Grecia entrerà in default e la stessa Fmi non intende concedere nessun “periodo di grazia” ad Atene.  A quel punto cosa succederà?  Secondo gli esperti il default scatenerà forti turbolenze sui mercati finanziari, sulla cui entità, non essendoci storicamente nessun metro di confronto, gli analisti fanno fatica a pronunciarsi con sicurezza. Inevitabilmente il timore di una Grexit provocherà  una corsa agli sportelli delle banche da parte dei risparmiatori greci (peraltro già iniziata) e le autorità di Atene per frenare la fuga di capitali saranno costrette a introdurre forti controlli sui flussi finanziari bancari. Inoltre il default riguarderà sicuramente il mancato pagamento dei debiti all'Fmi, mentre non scatterà automaticamente sui prestiti dell'Eurozona alla Grecia.  L'altro punto interrogativo riguarda la liquidità di emergenza per le banche greche (Ela) concessa dalla Bce, che di fatto costituisce l'unica vera fonte di entrate finanziarie su cui attualmente Atene può contare. In caso di default l'Eurotower potrebbe congelare o ridurre questo tetto sui prestiti di emergenza alle banche, oppure potrebbe rafforzare l'haircut e cioè lo sconto che applica ai collaterali che le banche greche forniscono a garanzia dei prestiti. A luglio e ad agosto il governo di Atene dovrà  rinnovare 6,8 miliardi di euro di bond in mano alla Bce. Inoltre dall'Unione europea potrebbero arrivare richieste a sospendere il pagamento dei fondi destinati alla Grecia, così come potrebbe esserci la richiesta da parte di Atene di aiuti umanitari, non solo a Bruxelles, ma anche a Mosca e Pechino. Per finanziare le proprie attività, in mancanza di finanziamenti dall'estero, il governo greco potrebbe decidere di introdurre una moneta parallela, magari reintroducendo la dracma, prefigurando l'uscita dall'euro.  Quel che è certo è che un simile evento innescherebbe una reazione a catena le cui conseguenze, complesse da prevedere anche in termini di dinamiche, darebbero, almeno nel breve periodo, il colpo di grazia a una Grecia già devastata da anni di sprechi prima e di austerità poi.  Che un default possa innescare automaticamente anche una 'Grexit', dalle ripercussioni ancora più imprevedibili, è difficile da valutare. Quel che è certo è che nè a Bruxelles, nè a Washington, nè a Francoforte possono continuare a fingere che il problema non si ponga, come è accaduto per lunghi e infruttuosi mesi. Il premier greco Alexis Tsipras ha annunciato la chiusura di banche e Borsa di Atene nella giornata di domani. La decisione, secondo quanto riferiscono alcune fonti, è stata studiata dal Consiglio per la stabilità finanziaria di Atene e sarà raccomandata dal ministro delle Finanze, Yanis Varofakis all'esecutivo. Nel consiglio, oltre a Varoufakis, siedono il suo vice Dimitris Mardas, il governatore della banca centrale Yiannis Stournaras, il presidente dell'associazione bancaria, quello del fondo di salvataggio delle banche e quello della commissione di controllo sul mercato dei capitali. In particolare, l'amministratore delegato della Banca del Pireo ha risposto “No” a chi chiedeva se domani gli istituti greci apriranno i loro sportelli. A riferire della possibile chiusura della Borsa è invece una fonte finanziaria anonima. Varofakis e Stournaras si sono limitati ad affermare che ci sarà un annuncio al termine della riunione del consiglio dei Ministri, senza aggiungere dettagli. La Banca centrale europea manterrà la fornitura di liquidità  di emergenza (Ela) alle banche greche al livello attuale, quello deciso venerdì 26 giugno. Lo riferisce una nota della Bce, aggiungendo di stare operando con la Banca centrale greca per conservare la stabilità  finanziaria. Il Consiglio direttivo si dice pronto a riconsiderare la sua decisione.

Per l’Iran gli Usa ideatori terrorismo

[A gatta presciarola ficia i figghi orbi. La gatta frettolosa fa i figli ciechi. Detto calabrese] Gli Usa hanno “progettato” e “sostenuto” il terrorismo: così la Guida suprema Ali Khamenei, dopo l'incontro a Camp David del presidente Barack Obama con i Paesi del Golfo e un'intervista ad un quotidiano panarabo in cui lo stesso Obama accusava l'Iran di sostenere il terrorismo e destabilizzare alcuni Paesi dell'area. Gli Usa, ha detto ancora Khamenei, hanno creato e sostenuto i gruppi terroristici più pericolosi come l'Isis, “mentre l'Iran lo combatte con forza e continuerà a farlo”.   La Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei, ha detto che nei negoziati sul nucleare tutti cercano “un buon accordo”, il che però per gli statunitensi significa ottenere “tutto quello che vogliono”, mentre per la Repubblica islamica è arrivare a un accordo “equo”. L'ayatollah, massima figura politica e religiosa del Paese, ha parlato nel corso di una riunione martedì  con le più alte autorità dello Stato, durante la quale -riferiscono a distanza di ventiquattr'ore le agenzie iraniane- ha anche difeso il ruolo dell'equipe iraniana che sta negoziando l'intesa, guidata dal ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif.  “In questo senso, ha continuato a ragionare, “le richieste degli Usa” cercano di “smantellare l'industria nucleare e l'identità” della Repubblica islamica, con la speranza di lasciare in piedi “solo una caricatura di essa”. Khamenei ha invece riconosciuto il ruolo dell'equipe negoziatrice del suo Paese, “impegnata a difendere le linee rosse del sistema islamico” e ne ha difeso gli uomini, definendoli “affidabili, impegnati, coraggiosi e fedeli” nella difesa “degli interessi nazionali e dell'orgoglio del Paese". L'appoggio del leader massimo è arrivato nello stesso giorno in cui il Parlamento iraniano, dove siedono i più feroci critici a un possibile accordo con l'Occidente e all'equipe negoziatrice, ha approvato una legge che obbliga il governo a rispettare una serie di “linee rosse” perché  un accordo possa essere accettato in Iran. La norma, che limita il margine di manovra dei negoziatori, è stata criticata dal governo del moderato Hassan Rohani perché  “anticostituzionale”. Khamenei ha ricordato “le linee rosse, tra cui la necessità di mantenere programmi di ricerca e sviluppo nucleare in Iran e la conclusione immediata di tutte le sanzioni economiche, finanziarie e bancarie, imposte all'Iran dall'Onu o dal Congresso americano. “Altre sanzioni potranno essere eliminate gradualmente con un calendario ragionevole”, ha aggiunto. Khamenei ha anche insistito che “non si accetteranno ispezioni non convenzionali a centri militari nè l'interrogatorio degli scienziati”.  I negoziati di Vienna per arrivare allo storico accordo sul dossier nucleare iraniano slitteranno oltre la data di scadenza limite fissata per il 30 giugno: lo ha annunciato un portavoce della delegazione iraniana, a Vienna. “Poiché  c'è ancora molto lavoro da fare le delegazioni rimarranno oltre.... (il primo luglio) per continuare i negoziati e raggiungere un buon accordo complessivo”. Intanto il portavoce ha reso noto che il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, rientrerà oggi stesso a Teheran da Vienna, senza dare ulteriori spiegazioni. Un'altra fonte iraniana ha però spiegato all'agenzia di notizie austriaca Apa che Zarif torna a Teheran per consultazioni e ricevere indicazioni dal governo.

Sea e Sacbo in vista fusione

[Quannu a gatta non c'è u suruciu abballa. Quando il gatto non c'è il topo balla. Frase calabrese] Sea e Sacbo hanno dato mandato all'Università degli Studi Bergamo il compito di valutare la possibilità della costituzione di un unico soggetto a cui afferiscano, anche indirettamente, le gestioni degli aeroporti di Milano Malpensa, Milano Linate e Bergamo Orio al Serio, attualmente gestititi dalle due società. Il referente per l'espletamento del mandato, informano i due gruppi, è il rettore dell'Università di Bergamo, Stefano Paleari. “Si apre una prospettiva interessante sulla quale ragionare”, ha dichiarato Miro Radici, presidente di Sacbo. “L'incarico al Professor Paleari ci mette nelle condizioni di valutarla col massimo di competenza e di serenità”.  “È  un passo importante - ha commentato il presidente di Sea, Pietro Modiano - da cui può scaturire, e io me lo auguro, quel processo di integrazione del sistema aeroportuale lombardo che mi pare quanto mai necessario per valorizzare le rispettive infrastrutture nel rispetto dei territori”. L'aeroporto di Milano Malpensa si è aggiudicato il premio annuale Best Airport di Aci Europe nella categoria degli scali con passeggeri annuali compresi tra 10 e 25 mln per la nuova infrastruttura e per aver migliorato i servizi al passeggero. L'aeroporto è stato premiato anche in considerazione delle iniziative dedicate
all'accoglienza dei viaggiatori internazionali (in particolare cinesi) e le mostre dedicate alla promozione della cultura italiana e internazionale. I vincitori dei premi di quest'anno sono stati annunciati la notte scorsa a Praga durante la cena di gala a conclusione della 25esima assemblea generale di Ai Europe, associazione cui aderiscono 450 aeroporti in 45 Paesi europei. I premi sono rivolti a quattro categorie di scali e puntano a riconoscere il raggiungimento di alcuni traguardi come il servizio al cliente, la sicurezza, le strutture, ecc. Un riconoscimento a parte premia gli sforzi in campo ambientale. Nella categoria degli scali con passeggeri annuali al di sotto della soglia dei 5 milioni, è stato premiato il London City Airport (per gli investimenti fatti per ridurre i tempi di attesa dei passeggeri, per l'abilità nello sviluppare strategie di lungo termine con le compagnie aeree, per l'ambiente) e sono stati encomiati il Cork Airport e il Tallin International Airport. Tra gli aeroporti con passeggeri compresi tra 5 e 10 milioni, il premio è andato all'aeroporto di Colonia-Bonn (in particolare per l'esperienza innovativa offerta ai clienti e il forte legame con la comunità locale); speciale menzione agli aeroporti di Budapest e Glasgow. Per la categoria successiva, dove è risultato vincitore l'aeroporto di Milano Malpensa, la giura ha voluto encomiare gli scali di Amburgo e Brussels Airport Company. Infine, nella quarta categoria - scali con passeggeri oltre i 25 milioni - il Best Airport Award è andato allo scalo di Londra Heathrow tra l'altro per il successo legato all'apertura lo scorso anno del Queen's Terminal, per le iniziative assunte a favore dei passeggeri con mobilità ridotta, per il miglioramento dei servizi legati al traffico aereo. Particolare menzione per l'aeroporto di Amsterdam Schiphol l'Adolfo Suarez Madrid-Barajas Airport. L'aeroporto di Heathrow si è aggiudicato anche l'Eco-Innovation Award 2015, assegnato dall'advisory board indipendente del programma “Airport Carbon Accreditation”.

Chi dopo Atene?

[U fissa parra sempre pe primu. Lo stupido parla sempre per primo. Detto calabrese] Per l'Italia non ci saranno contraccolpi derivanti dalla crisi greca. Lo ha assicurato la ministra per le Riforme Maria Elena Boschi, parlando con i giornalisti a margine della scuola di politica “Conoscere per deliberare” al Castello di Sammezzano a Reggello (Fi). “Il ministro Padoan - ha ricordato Boschi - ha già detto che non ci sono pericoli per quanto riguarda il nostro Paese perché sicuramente la nostra economia è più forte e più solida rispetto a qualche tempo fa e quindi sarà in grado di affrontare comunque eventualmente delle ripercussioni di breve periodo, se ci dovessero essere, e di instabilità”.  Inoltre, ha aggiunto, “la Bce è comunque in grado, non soltanto per l'Italia ma per tutti i Paesi, eventualmente di approntare delle misure se dovesse essere necessario nel breve periodo”. “L'Italia - ha proseguito la ministra - è tra i Paesi che stanno cercando comunque di tenere aperto un dialogo anche in queste ore per cercare di trovare una soluzione condivisa con la Grecia”. Questo, “nonostante la Grecia si stia mettendo in una situazione di difficoltà individuando delle soluzioni che probabilmente non sono adeguate proprio per la Grecia, per il Paese e le difficoltà che sta attraversando”. Per la Boschi, comunque, non ci sono i tempi per svolgere il referendum in Grecia. “Ovviamente - ha detto - rispetto le valutazioni che fanno altri Paesi. Credo che però ci siano dei tempi da rispettare anche per soluzioni di questo tipo. Probabilmente - ha sottolineato Boschi - siamo ormai in una fase molto avanzata che impone comunque un punto di chiusura a breve perché il 30 giugno sappiamo che è una scadenza importante per l'Europa e per la Grecia in particolare, e si avvicina sempre di più. Comunque l'Italia sta continuando a fare il suo lavoro, cercando di trovare una soluzione". La situazione dell’Italia, d’altronde, è ben diversa da quella del 2011: i conti pubblici sono in equilibrio con il deficit-Pil tornato sotto al 3%; il percorso del debito sarà in discesa sin dal prossimo anno e la crescita è apparsa, seppure ancora debolmente, all’orizzonte. Non bisogna dimenticare infine la politica espansiva della Bce che con il suo Quantitative easing, l’acquisto massiccio di titoli pubblici, avviato per combattere il pericolo della deflazione, fa anche da scudo anticontagio alle tensioni sui mercati e difende la tenuta dell’euro. Una difesa preziosa per l’Italia e per gli altri Paesi “periferici”, Spagna in testa, tradizionalmente più esposti alla speculazione. Insomma le tensioni non mancheranno, pur se nessuno anche al Tesoro si immagina per ora tempeste in arrivo: la sostenibilità del debito non corre rischi. Con buona pace dei crediti vantati sulla Grecia: 37,2 miliardi di cui 10 di prestiti bilaterali e 27,2 del fondo salva Stati, da restituire dal 2020 e dal 2023.

sabato 27 giugno 2015

Grecia al capolinea

[Glücklich der Winzer der im Januar die Rebe schneidet.] Il programma di aiuti alla Grecia finirà martedì sera. Lo ha detto il presidente dell'Eurogruppo constatando "con grande dispiacere" che i negoziati sono falliti. Intanto la situazione in Grecia appare sempre più tesa dopo la decisione del governo di Atene di abbandonare il tavolo del negoziato, con lunghe file ai bancomat e ai supermercati e un intensificarsi dei presidi delle forze dell'ordine. A quanto riferiscono gli inviati dell'agenzia Reuters, alcuni sportelli della Bank of Piraeus solitamente aperti il sabato sono rimasti chiusi, con file di circa cento persone davanti. Un funzionario di una filiale della banca ha spiegato che la sede di sua competenza e' rimasta chiusa per "preoccupazioni relative alla sicurezza".
Sono state registrate inoltre lunghe code ai supermercati, con i cittadini impegnati a fare scorte di beni di prima necessità,  preparandosi al peggio. La polizia intanto ha aumentato i cordoni di sicurezza intorno ai bancomat, davanti ai quali hanno iniziato a formarsi capannelli subito dopo l'annuncio notturno di Tsipras. Ad ogni modo, non si sarebbe finora registrato alcun disordine. Il governo ellenico ha cercato di rassicurare la popolazione, assicurando che non verranno imposti controlli sui capitali e che le banche non chiuderanno ma la banca centrale greca ha sottolineato che sta facendo "sforzi enormi" perché i bancomat rimangano riforniti di contante. Il cerino e' ora in mano alla Bce, che finora ha continuato a garantire liquidità,di emergenza agli istituti di credito
continuando ad alzare il tetto del meccanismo di emergenza 'Ela'. Non e'  però  facile valutare se sussistano ancora le condizioni per continuare questa forma di sostegno, l'unico canale attraverso il quale Atene ha potuto approvvigionarsi di liquidi le scorse settimane. E' invece facile prevedere che l'assalto dei greci ai bancomat per ritirare i propri risparmi dai conti sia destinato a intensificarsi ulteriormente. Grazie agli strumenti messi in campo per superare la crisi finanziaria degli anni scorsi, l'Eurozona e' ora più forte e dispone degli strumenti necessari per far fronte alle conseguenze della fine del programma di aiuti alla Grecia, che scadrà martedì prossimo. È' quanto afferma l'Eurogruppo in una dichiarazione pubblicata al termine della riunione informale che si e' tenuta per la prima volta senza la partecipazione del ministro greco. "Gli Stati dell'Eurozona intendono fare un pieno uso di tutti gli strumenti disponibili per preservare l'integrità e stabilita' dell'Eurozona. Questo completerà tutte le azioni che la Banca centrale europea può fare in piena indipendenza e in linea con il suo mandato". Quanto ai fondi salvastati Efsf e Esm, "restano i forti strumenti con il nostro pieno sostegno che sono sempre stati". Nel comunicato finale dei 18 ministri delle finanze, si sottolinea che "la fine dell'accordo finanziario dell'Efsf con la Grecia, senza la prospettiva immediata di un successivo accordo, richiederà misure da parte delle autorità greche, con l'assistenza tecnica delle istituzioni, per salvaguardare la stabilita' del sistema finanziario greco. L'Eurogruppo controllerà da vicino la situazione economica e finanziaria in Grecia e rimane pronto a riunirsi per prendere le decisioni appropriate se necessario, nell'interesse della Grecia come paese dell'Eurozona". Infine, "restiamo pronti ad assistere e sostenere la Grecia e il popolo greco se richiesto, in seguito alla fine dell'accordo finanziario con l'Efsf".

Jobs Act non basta

[Du hast Dir diese Suppe eingebrockt, jetzt mußt Du sie auch auslöffeln.] Il Jobs Act ha incrementato il lavoro a tempo indeterminato ma nella gran parte dei casi si tratta di stabilizzazione di contratti precari e non di un incremento dell'occupazione. Il dato emerge dal sondaggio "Il Jobs Act a 4 mesi dall'entrata in vigore" della Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro realizzato in occasione della sesta edizione del Festival del lavoro secondo cui solo il 40% degli intervistati pensa che il Jobs Act abbia ricadute economicamente e socialmente significative sul proprio territorio. Oltre il 70% del campione ritiene che non siano aumentate le assunzioni ma si tratti di trasformazione di contratti già in essere. Appena il 10% dei datori di lavoro si ritiene pienamente soddisfatto dei contenuti del Jobs Act, tanto da definirlo uno strumento essenziale per lo sviluppo dell'impresa. Un terzo afferma invece che avrebbe preferito un'altra tipologia di intervento o addirittura lo trova inutile. La preoccupazione maggiore degli intervistati riguarda cosa accadrà alla scadenza degli incentivi previsti dalla legge di stabilita' 2015 e che consente ai datori di lavoro di non pagare i contributi Inps per tre anni fino a poco più di 8 mila euro. Il 71% del campione ritiene che alla fine del periodo si tornerà ai livelli, anche perché ben il 73% degli intervistati non vede alcun segnale di ripresa economica. Il 29% del campione stima invece che nel prossimo futuro potranno aumentare le assunzioni, ma, nella quasi totalità,  chi ha una percezione positiva del futuro (miglioramento economico generale e quindi aumento dell'occupazione) appartiene alle aree del centro-Nord. Il 75% del campione infine non ha notato particolari cambiamenti nello svolgimento delle proprie attività professionali dal momento dell'entrata in vigore del provvedimento.

Il 5 luglio referendum

[Die Augen sind der Spiegel der Seele. Gli occhi sono lo specchio dell'anima.] Ancora niente da fare per la Grecia, ma la situazione si complica, in attesa dell'Eurogruppo, considerato da tutti un appuntamento decisivo per trovare una soluzione. Il primo ministro Alexis Tsipras dopo una riunione d'emergenza ha annunciato un referendum il prossimo 5 luglio sulle proposte avanzate dai creditori alla Grecia. Dopo avere denunciato "l'ultimatum" imposto dall'Unione Europea, Fondo monetario internazionale e Banca centrale europea, Tsipras in un discorso in tv ha detto che "Il Consiglio dei ministri ha adottato all'unanimità la proposta di un referendum per domenica 5 luglio. La questione che sarà posta è: se dobbiamo accettare o respingere la proposta dei creditori". Il premier ha detto che l'ultimatum dell'Europa è contro i valori europei per cui, "siamo obbligati a rispondere sentendo la volontà del popolo sovrano". Unione europea e Fondo monetario internazionale hanno proposto una proroga di 5 mesi al piano di aiuti in cambio di misure di risanamento e riforme. Un periodo che ad Atene giudicano del tutto insufficiente. I tempi stringono: il 30 giugno scadono i termini per un nuovo pagamento da 1,6 miliardi di euro e in mancanza di un accordo scatterà il default. Il ministro dell'economia Yanis Varoufakis, resta tuttavia ottimista su un possibile accordo.

Il califfo attacca l'Europa

[Schmutzige Wäsche wäscht man in der Familie. I panni sporchi si lavano in famiglia.] L'Unità  anti-terrorismo di Scotland Yard ha sventato un attentato terroristico contro una parata nel giorno delle forze armate a Merton, quartiere sud-occidentale di Londra. Il piano, rivela il taboid 'The Sun' che ha giocato un ruolo attivo nello smascherare il piano, prevedeva l'esplosione di un ordigno rudimentale ma letale formato da una pentola a pressione (la stessa bomba usato alla maratona di Boston del 15 aprile 2013) imbottita di esplosivo, chiodi e cuscinetti a sfera, da trasformare al momento della deflagrazione in proiettili letali. L'obiettivo era uccidere il numero più alto possibile di soldati e civili presenti alla parata per la ricorrenza, il 27 giugno, del giorno delle forze armate, (il IV novembre britannico). In particolare era previsto che la bomba esplodesse il più possibile vicino all'esatto punto di Londra in cui venne decapitato il caporale Lee Rigby il 22 maggio del 2013 da due uomini di origine nigeriana. I fucilieri del reggimento di Rigby sono tra le truppe che oggi parteciperanno alla parata. Il tabloid di Rupert Murdoch, il giornale più venduto nel Regno Unito, sostiene di aver giocato un ruolo attivo nello sventare l'attentato perché il capo dell'unita' di hacker di Isis in Siria, a sua insaputa, ha reclutato online uno dei suoi investigatori sotto copertura per effettuare l'attentato.  L'operativo di Isis, Junaid Hussain, scappato dal Regno Unito in Siria, "ha addestrato il nostro uomo a costruire la bomba ma noi abbiamo avvertito la polizia", scrive il Sun nell'edizione tra qualche ora in edicola. Hussain e'  uomo noto alla polizia: arrestato nel 2012 per aver violato le mail dell'ex premier Tony Blair, ha lasciato Birmingham l'anno dopo alla volta della Siria dove ora si fa chiamare Abu Hussain al Britani (il suffisso e' comune a tutti i foreign fightesr provieneit dal Regno Unito). Hussain, prosegue il Sun, "ha contatto il nostro uomo il primo giugno chiedendogli cripticamente attraverso il servizio 'Kik messaging' di 'fare qualcosa li (a Londra)' promettendogli un 'facile biglietto d'ingresso' al jannah (paradiso). Quattro giorni dopo abbiamo risposto vagamente che "avremmo fatto il lavoro per Allah" e lui ha ordinato di spostare le comunicazioni su un altro sistema di messaggi criptati, 'surespot', usato da Isis". A quel punto il Sun ricostruisce come Hussain abbia istruito progressivamente l'uomo per acquisire le sostanze necessarie per costruire la bomba per colpire a Londra, definita "il cuore dell'esercito crociato". L'investigatore continua a ricevere istruzioni, tra cui il diagramma in nove pagine in inglese per costruire l'ordigno da celare poi dentro uno zaino e solo alla fine gli ha indicato di colpite "il 27 giugno alla parata delle forze armate a Wollwich (a Merton)" inviando anche la mappa del percorso della parata.  A quel punto e' intervenuta Scotland Yard, costantemente informata dal Sun. La Francia, invece, deve imparare a convivere con la minaccia costante di attentati terroristici, azione di singoli come quello di ieri vicino a Lione o come le stragi di Parigi di gennaio. Ne e' convinto il premier Manuel Valls: E' difficile per una società vivere per anni sotto la minaccia di un attacco. Ma ormai la domanda non e'... se ci sarà un altro attacco, ma quando" questo avverrà.

giovedì 25 giugno 2015

HA INIZIO IL TOTONOMINE ALLA GESAP

[Partire 'ncavallu e tornare a pede. Partire a cavallo e tornare a piedi. Partire pieno di speranze e tornare senza aver ottenuto niente. Detto calabrese] Riunioni segrete, incontri allargati a eventuali sponsor politici … tutto pur di entrare, essere riconfermato e contare di più  nel nuovo cda della Gesap che a fine mese, subito dopo l’approvazione del bilancio,  si riunirà in conclave per fare uscire i nomi che nel bene e nel male dovranno gestire lo scalo. I consiglieri uscenti nominati dal comune di Palermo dovrebbero essere riconfermati, Orlando si è già pronunciato.  Grande regista sarebbe l’ex governatore di Gela, oggi, purtroppo per noi siciliani,  presidente  della regione.  Il presidente della Gesap non rilascia interviste, il consigliere Todaro, arrivato dopo i fatti di cronaca giudiziaria avvenuti in Gesap, gradirebbe assumere un ruolo più decisionale, tace in attesa di buone nuove.    Gli altri consiglieri non avrebbero nessuna possibilità di riconferma. Ma Rosario Crocetta avrebbe già espresso due nomi nel corso di riunioni con i suoi fedelissimi: d’Agostino e l’avvocato Lo Re. Nel frattempo si vuole modificare lo statuto della Gesap, in particolare l’art. 21, così da abbassare i requisiti per poter fare l’amministratore delegato.

Facebook non ha segreti

[Die Gedanken zahlen keine Steuern. I pensieri non pagano gabelle.] Non basteranno grossi occhiali da sole e altri accessori per camuffare i lineamenti del proprio viso: Facebook riconoscerà tutti, anche a volto coperto e persino se la persona è ritratta di spalle in una foto. Ci riuscirà grazie ad un algoritmo - mostrato in una conferenza a Boston - che si basa su elementi come corporatura, postura, acconciatura. Invece Google, sfruttando l'intelligenza artificiale, tenta una strada opposta: "insegna" ai computer come creare immagini a partire da una foto. Il riconoscimento delle persone nelle foto da parte di Facebook e la sua applicazione Moments lanciata qualche giorno fa hanno già spinto i Garanti europei per la privacy a vietare in Europa proprio questa applicazione. Ma il social network tende a far evolvere sempre di più la tecnologia che identifica le persone presenti nelle foto sulla base dei volti. Come riportato dal blog Gizmodo, Yann LeCun di Facebook ha presentato alla Computer Vision and Pattern Recognition Conference di Boston un algoritmo che riconosce correttamente le persone da dettagli fisici, dagli abiti indossati, perfino dai capelli, nell'86% dei casi. "Potrebbe riconoscere Mark Zuckerberg molto facilmente visto che indossa sempre una T-shirt grigia", spiega LeCun.  Oltre a Facebook anche Google sta sperimentando nel campo dei software per il riconoscimento delle immagini, ma scegliendo una strada totalmente diversa. Il colosso di Mountain View ha da poco svelato una tecnologia basata su reti neurali che "disegna" immagini sulla base di foto, creando una sorta di immagine "aumentata" e anche un po psichedelica di ciò che è raffigurato.
 

Volotea lancia il Palermo-Atene

[Jeder kennt sein Leid am besten. I guai della pentola li sa il mestolo] Decolla domani, venerdì 26 giugno, il volo inaugurale di Volotea della nuova rotta Palermo-Atene, che prevede 2 collegamenti a settimana. E per i prossimi giorni è prevista sempre dallo scalo siciliano una raffica di ripartenze verso Olbia (26 giugno), Ibiza (27 giugno), Santorini (29 giugno) e Mykonos (7 luglio). “Forti del grande successo ottenuto finora in Sicilia, abbiamo deciso di incrementare la nostra offerta voli proponendo una nuova rotta verso Atene - spiega Carlos Muñoz, presidente e fondatore di Volotea. Siamo convinti che questo nuovo collegamento diretto con la Grecia continentale, oltre a fare la gioia dei nostri passeggeri, contribuirà anche ad aumentare il traffico incoming verso lo scalo palermitano. Inoltre, stiamo collaborando con il management dell’aeroporto di Palermo per poter incrementare il numero di mete raggiungibili dallo scalo in futuro”. “È senza dubbio una stagione estiva ricca di offerte per i palermitani e per coloro che desiderano visitare il nostro territorio - dicono Dario Colombo e Fabio Giambrone, ad e presidente della Gesap, - che Volotea sta rendendo ancora più interessante con l'avvio di cinque rotte verso importanti mete turistiche. Siamo soddisfatti della collaborazione con Volotea, che sta puntando decisamente sullo scalo palermitano”. Al termine dell'incontro di stamane tra Tsipras, Juncker, Lagarde, Draghi la proposta greca, aggiornata, è stata accettata dalle istituzioni come base di lavoro discussa in Eurogruppo, riportano fonti di stampa. Però, tra Grecia e creditori non c'è ancora un accordo, dicono fonti Ue, c'è "un insieme di documenti", ossia le diverse proposte che saranno esaminate dall'Eurogruppo. È partito questa mattina un nuovo round di trattative tra Grecia e creditori. Il premier Alexis Tsipras incontra stamane Juncker, Draghi e Lagarde, dopo l'incontro inconcludente, come si legge su fonti di stampa, che si è tenuto nella notte. L'Eurogruppo si riunirà di nuovo alle 13, ma prima di allora deve arrivare uno 'staff level agreement', cioè Tsipras e i creditori devono raggiungere un'intesa di massima.

mercoledì 24 giugno 2015

Le solite minaccia di Ryanair

[Kleine Geschenke festigen die Freundschaft. I piccoli regali cementano l'amicizia.] Ennesima minaccia di abbandono dello scalo di Trapani da parte di Ryanair. La low cost infatti è tornata a battere cassa e lascia intendere che sta pensando non solo di ridurre l’operatività su Birgi ma dare addirittura l’addio definitivo. Pertanto il presidente della Camera di Commercio Pino Pace ha invitato i sindaci dei comuni del territorio a provvedere a pagare nei tempi previsti le quote di loro spettanza dell’accordo di co-marketing a supporto dei flussi per l’aeroporto  che lo stesso presidente dell’ente camerale ha sottoscritto a suo tempo con la società Airport Marketing Service Limited che gestisce il marketing di Ryanair finalizzato, appunto, al mantenimento dell’operatività della compagnia area irlandese all’aeroporto di Trapani-Birgi. Se non dovessero essere rispettati i tempi, e cioè versare la prima tranche entro il 30 giugno, Pace sarebbe pronto a dimettersi dalla cabina di regia. Secondo l’accordo i Comuni devono versare ogni anno 2,2 milioni di euro, divisi in diverse quote. Le quote del 2014 sono state versate, ma ad oggi le tasse per il 2015 sono state erogate solo da Camera di Commercio, Alcamo, Salemi, Partanna ed Erice, mentre Buseto e Custonani hanno predisposto i mandati.
Il fatto è che i Comuni vorrebbero essere più presenti nelle decisioni sullo sviluppo dell’aeroporto. Ad esempio sono rimasti spiazzati dalla spartizione dei 5 milioni di euro arrivati come ristoro dei danni provocati dalla guerra in Libia del 2011, quando il Vincenzo Florio rimase chiuso ai voli civili. Il 75% dei soldi sono andati all’Airgest, il 25% ai 24 comuni. Ma quei soldi invece sarebbero potuti essere impiegati per pagare Ryanair. Mentre aumentano i passeggeri, e l’aeroporto di Trapani-Birgi potrebbe chiamarsi Trapani-Marsala, al “Vincenzo Florio”ci si prepara all’Operazione Bucarest 2015-2020. Si tratta di un nuovo piano di rotte che collegherebbero l’aeroporto trapanese con l’Est Europa. Costo dell’operazione un milione di euro, il vettore la Wizz Air Hungary Kft. Il milione di euro fa parte dei due milioni stanziati dalla Regione Siciliana come ristoro per i danni provocati dalla chiusura dello scalo civile per le operazioni militari in Libia del 2011. Oltre ai soldi della Regione, per l’utilizzo dello scalo militare per gli aerei Nato in lotta contro il regime di Gheddafi, il Governo Nazionale aveva impegnato anche 10 milioni di euro. L’utilizzo dei due milioni di euro viene reso possibile da un accordo di collaborazione tra l’ex Provincia di Trapani (ora Libero Consorzio di Comuni) e l’Airgest. L’apertura all’Est Europa, con la Wizz Air si affianca ai voli Ryanair garantiti dall’accordo di co-marketing stipulato tra la società irlandese e l’Airgest, la societa di gestione dello scalo trapanese. Il costo dell’Operazione Bucarest è esattamente di 1.106.465 euro. L’obiettivo è quello di aumentare il flusso turistico verso il territorio. Un accordo del genere, extra Ryanair, si era già provato nel 2013, con la Darwin Airlines, per collegare Trapani a Fiumicino. Quell’operazione costò 419 mila euro e non andò molto bene. Nell’accordo tra Airgest ed ex Provincia, per usare questi 2 milioni di euro, c’è un altra opportunità. L’Airgest ha infatti pensato ad un bando europeo per “la ricerca di nuovi vettori”. Ma come? Adesso si accorgono che si possono fare i bandi per cercare vettori? Perché non l’hanno fatto prima dell’accordo con Ryanair ad esempio? In questo caso, per il bando, il finanziamento sarà parziale, di soli 474 mila euro, che permetterebbero di usare tutti i 2 milioni di euro girati dalla Regione. Per dar luogo al bando, però, sarà necessario un investimento da parte dell’Airgest. Nel frattempo Birgi aumenta i passeggeri. I dati dei primi quattro mesi del 2015 fanno segnare un +3,76% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Sono dati forniti dall’Assoaeroporti. A tirare la carretta sono i passeggeri italiani. Nel periodo in questione sono stati 322.723, +5,80%. Mentre gli stranieri sono diminuiti a 77.773, – 3,98%. I dati seguono il trend previsto dalla Ryanair in fase di presentazione del piano voli per il 2015: la previsione è di un milione e mezzo di passeggeri.

martedì 23 giugno 2015

Caos parcheggi alla Gesap

[Der Teufel macht die Töpfe, aber nicht die Deckel. Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi.] Regole più stringenti per i parcheggi dedicati ai soci Gesap in missione istituzionale e taglio dalle liste dei non aventi diritto, come i parlamentari europei, nazionali e regionali. Una rivisitazione complessiva del provvedimento datato 2007 sul tema dei parcheggi che sarà al vaglio del consiglio di amministrazione della Gesap, la società di gestione dell’aeroporto di Palermo, in programma la prossima settimana. “C’è la necessità di fare una rapida rivisitazione generale, con l’inserimento di principi chiari, sui parcheggi autorizzati ai soci - dicono Dario Colombo, Fabio Giambrone e Giuseppe Todaro, amministratore delegato, presidente e vicepresidente della Gesap - una necessità già manifestata dalla società, anche a seguito delle dichiarazioni sulla stampa da parte dei rappresentanti istituzionali. I punti chiave in discussione saranno il rimborso del costo del parcheggio legato alla missione istituzionale per i Soci - continuano i vertici della società in rappresentanza della Provincia, Comune e Camera di commercio - e l’eliminazione dalla lista degli autorizzati dei parlamentari europei, nazionali e regionali”.  Mentre i soliti politici per anni non hanno pagato, i dipendenti aeroportuali dal primo di luglio dovrebbero pagare 40 euro al mese per parcheggiare. Bisognerà pagare per venire a lavorare, per avere un parcheggio all'aperto, insomma sempre tasse, camuffate in vario modo, per non avere dei servizi. La Gesap, società di gestione dell’aeroporto di Palermo, dovrà pagare 550 euro per ogni giorno di ritardo, se non provvederà, entro luglio, a modificare le clausole contrattuali previste nei contratti di parcheggio. Lo ha stabilito la III sezione civile del Tribunale di Palermo dando ragione all’Adiconsum di Palermo. D’ora in poi la Gesap potrà essere chiamata a rispondere dei danni subiti dagli automobilisti nel parcheggio dell’aeroporto, anche nel caso di danni causati durante il trasporto o la successiva sosta in caso di rimozione del veicolo. Inoltre, in caso di eventuale contenzioso automobilista-Gesap, il Foro competente sarà quello del luogo in cui abita il consumatore non più solo quello di Palermo. “Così si è messa la parola fine ad un ‘tira e molla’ che ha visto contrapposta l’Adiconsum di Palermo e la Gesap, la società di gestione dell’aeroporto di Palermo”, dichiara Pietro Giordano, presidente nazionale di Adiconsum. “Dispiace, ma non sorprende – prosegue Giordano – che nel 2015 ancora esistano dei contratti stipulati da aziende che prevedano clausole vessatorie nei confronti dei consumatori e non invece clausole di salvaguardia. Una mentalità anacronistica che come Adiconsum perseguiamo e continueremo a perseguire”. Adiconsum è stata assistita dallo studio legale Palmigiano. “Dateci subito un parcheggio esclusivo e a titolo gratuito o daremo battaglia”. Sono sul piede di guerra i circa 400 noleggiatori con conducente siciliani della categoria NCC: nel mirino c’e’ la Gesap, la società che gestisce l’aeroporto “Falcone e Borsellino” di Palermo, accusata di avere ignorato fin qui le loro richieste, inoltrate ufficialmente oltre un mese fa tramite raccomandata dai tre delegati rappresentanti Luigi Famoso, Maurizio Randazzo e Francesco Machi,  tutti titolari di ditte NCC. Il motivo del contendere, appunto, l’assenza a Punta Raisi, a differenze degli altri scali siciliani (Catania, Trapani e Comiso), di un’area riservata all’interno dell’aeroporto a titolo totalmente gratuito.

Chi è Pulvirenti

[Farabutti! Volete vivere in eterno? Federico il Grande] Alberghi, supermercati, persino una
compagnia aerea. Ma soprattutto calcio. La sua vera, grande passione. Antonino Pulvirenti, 53 anni, catanese, da stamane agli arresti domiciliari nell'ambito di un'inchiesta su presunte gare comprate, deve la propria notorietà al mondo del pallone. Quel mondo che frequenta da vent'anni, da quando cominciò la sua avventura tra i dilettanti con il Belpasso, centro etneo nel quale Pulvirenti avvia la sua attività. Nel '99 lo sbarco tra i professionisti con l'Acireale, alla cui guida Pulvirenti resta sino al 2004 festeggiando una promozione in C1 prima di salutare gli acesi per rilevare il Catania dalla famiglia Gaucci. Il grande salto nel calcio che conta, culminato con la promozione in A dei rossazzurri nella stagione 2005-2006, coincide con una crescita imprenditoriale articolata tra hard discount (Fortè, catena molto diffusa in Sicilia), alberghi di lusso a Taormina, società di ristorazione e anche una compagnia aerea low cost: la Wind Jet. Sono gli anni migliori, in campo e fuori. Il Catania inanella la serie più lunga di permanenza in Serie A (otto stagioni) e batte il record societario di punti nel massimo campionato (56) mentre Pulvirenti si gode la nascita di Torre del Grifo, moderno centro polifunzionale alle pendici dell'Etna nonché  nuovo quartier generale rossazzurro, diventando anche consigliere federale. Ma le difficoltà sono all'orizzonte. Anche qui, in campo e fuori. Meglio: prima fuori, poi in campo. Wind Jet va in crisi e nell'agosto 2012 è costretta a sospendere i voli, due anni dopo è il Catania a retrocedere in B avviando un declino proseguito con la salvezza raggiunta solo in extremis nell'ultima stagione cadetta e culminato oggi con un arresto che pone lunghe ombre sul futuro del calcio rossazzurro. Antonino Pulvirenti nasce a Catania il 24 febbraio 1962 e cresce a Belpasso in provincia di Catania in una famiglia di piccoli imprenditori agricoli. Proprio da Belpasso una volta diplomatosi in ragioneria, senza capitali di famiglia ma solo con le sue forze inizia la sua prima attività imprenditoriale nel mondo della Grande Distribuzione Organizzata, acquistando un locale ex Standa. Qui l'intuizione che in Sicilia mancava una catena di hard discount, fonda quindi il marchio Fortè ed inizia l'espansione. Supermercato dopo supermercato nel 2000 Pulvirenti riesce a raggiungere la cifra di circa ottanta supermercati sparsi in tutta la Sicilia. Nel 2000, Pulvirenti prova invano ad acquistare il Catania Calcio ma viene battuto da Luciano Gaucci. Nel maggio 2004, quasi a fine campionato di Serie C1, Pulvirenti ottiene il suo riscatto acquistando il Catania Calcio dalla famiglia Gaucci per 15 milioni di euro. A Catania si presenta con un piano ambizioso di rilancio su base triennale portando con sé il suo braccio destro Pietro Lo Monaco che prende la funzione di amministratore delegato e l'allenatore Maurizio Costantini. Tornando agli affari extra calcistici, con la sua Platinum resorts inizia ad investire nel settore turistico - ricettivo, rilevando strutture alberghiere di alto livello nell'isola, spesso prendendole all'asta come: l'Hotel Fenice a Belpasso, due Grand hotel a Taormina mare l' "Atlantis Bay" e il "Mazzarò sea palace" , l'Etna golf alle pendici del vulcano. Nel 2003 Pulvirenti, su suggerimento di Luigi Crispino (patron della neofallita Air Sicilia) diversifica le sue attività fondando una compagnia aerea Low Cost col marchio WindJet con dodici aerei in leasing. L'obiettivo, quello di portare i siciliani in giro per l'Europa con una compagnia locale ed a basso costo. Nel 2006 apre un'azienda chimica nell'area dell'ex petrolchimico di Gela, per la produzione di detersivi che vende nella sua catena di distribuzione. Nel 2006 Antonino Pulvirenti è nominato imprenditore dell'anno in Sicilia dalla rivista Capital, con un giro d'affari da 350 milioni l'anno. La storia imprenditoriale di Pulvirenti inizia però a macchiarsi, partendo proprio dalla sua WindJet il cui personale inizia una dura contestazione contro l'imprenditore per presunte minacce e comportamenti anti-sindacali. In seguito, a causa dell'acuirsi della crisi internazionale, l'aumento esorbitante del prezzo del carburante, che sta mettendo in difficoltà compagnie ben più blasonate, il costo dei servizi accessori per il mantenimento degli aerei, alcuni incidenti ed una concorrenza sui prezzi bassi non più sostenibile, porta Pulvirenti a cercare di vendere la compagnia all'Alitalia, interessata ad espandersi nel business del low cost.

Arrestato Pulvirenti

[Geld ist ein guter Diener und ein schlechter Herr. Il denaro è un buon servo ed un cattivo padrone.] "Riteniamo che almeno 5 partite, forse 6, siano state truccate attraverso il pagamento di somme di denaro". Lo ha affermato il Procuratore della Repubblica a Catania Giovanni Salvi durante la conferenza stampa sugli arresti che hanno coinvolto, tra gli altri, i vertici del Calcio Catania. L'operazione è stata denominata "I treni del gol". Il 12 giugno 2014, dopo la retrocessione del Catania in serie B, seguita a 8 anni di serie A, il presidente del Catania Antonino Pulvirenti, oggi arrestato.  Sarebbero cinque le gare del Catania al centro dell'inchiesta su presunte partite 'comprate' dalla società etnea per evitare la retrocessione della squadra dalla Serie B. Al momento non sono indagati né giocatori né dirigenti di altri club, ma la Procura di Catania starebbe vagliando la posizione di alcuni di loro alla luce di intercettazioni telefoniche eseguite dalla polizia di Stato e confluite nel fascicolo. Gli unici indagati del Catania sono i tre agli arresti domiciliari: Pulvirenti, Cosentino e Delli Carri.

lunedì 22 giugno 2015

Grecia batte Italia

[Amor di tarlo rode i crocefissi. Detto toscano] Pur strangolata dal debito pubblico e scossa da una profondissima crisi economica e sociale, la Grecia riesce comunque a battere l’Italia 12 a 0 sul fronte del mercato del lavoro e delle tasse sulle imprese. È quanto emerge da una ricerca del Centro studi 'ImpresaLavoro', che ha elaborato i dati più recenti pubblicati dal World Economic Forum e dalla Banca Mondiale. Mentre il recente rapporto 'Doing Business 2015' curato dalla Banca Mondiale certifica invece la situazione di indubbio vantaggio che le aziende elleniche godono rispetto alle loro concorrenti italiane. Analizzando le classifiche del 'Global Competitiviness Report 2014-2015' stilate dal World Economic Forum si scopre infatti che la Grecia occupa nel rank mondiale una posizione migliore della nostra per quanto riguarda l’efficienza generale del mercato del lavoro (è 118esima mentre l’Italia è 136esima), la collaborazione nelle relazioni tra imprese e lavoratore (108esima contro 137esima), la flessibilità nella determinazione dei salari (118esima contro 138esima), l’efficienza nelle modalità di assunzione e di licenziamento (92esima contro 141esima).  E ancora, Grecia 'batte Italia' in merito al legame tra salari e produttività (121esima contro 139esima), l’effetto della tassazione sull’incentivo a lavorare (138esima contro 143esima), il merito nella scelta delle posizioni manageriali (98esima contro 122esima) e infine nella capacità del sistema sia nel trattenere talenti (96esima contro 121esima) sia nell’attrarli (127esima contro 128esima). Nel recente rapporto 'Doing Business 2015' si evince come in Grecia il Total Tax Rate sulle imprese (49,9%) è decisamente inferiore al nostro (65,4%) ma sul fronte delle modalità di pagamento delle imposte la Repubblica ellenica si dimostra meno matrigna della nostra per il numero sia degli adempimenti (8 contro 15) sia delle ore impiegate in media ogni anno da ciascuna azienda (193 contro 269). La nostra Pubblica amministrazione perde il confronto con quella ellenica per quanto riguarda i tempi di pagamento dei suoi debiti: un'azienda creditrice greca deve infatti attendere appena un terzo del tempo sopportato da un'azienda creditrice italiana (49 giorni invece di 144 giorni). Infine, l'Italia perde il confronto con la Grecia anche nel comparto dell'edilizia per quanto riguarda i giorni necessari sia per ottenere un permesso di costruzione (233 contro 124) sia per ottenere l'allacciamento dell'energia elettrica (124 contro 62). Tra l'altro a una media impresa italiana la bolletta energetica costa il 34% in più che non a una media impresa greca: 0,1735 centesimi di euro per Kwh (chilowattora) invece di 0,1298 centesimi di euro per Kwh.

domenica 21 giugno 2015

Il tesoro di Ciancio

[Die Welt ist aus Stufen gemacht, der eine steigt sie hinab, der andere hinauf. Il mondo è fatto a scale, chi le scende e chi le sale.] Il rinvio al 14 ottobre dell'udienza preliminare a carico di Mario Ciancio segna il passaggio di consegne che Giovanni Salvi farà nelle mani del reggente Michelangelo Patanè. Consegne importanti frutto di un lavoro di squadra, che ha visto impegnata la direzione distrettuale antimafia e i magistrati Antonino Fanara e Carmelo Zuccaro. Un lavoro del quale Michelangelo Patanè è stato parte integrante. Giovanni Salvi ha dimostrato sul campo di essere un magistrato libero, un galantuomo che ha guidato un ufficio delicato senza mai allontanarsi dal faro del diritto. Sin dal primo giorno dell'insediamento, dall'abbraccio sincero a Giuseppe Gennaro, Salvi ha tracciato la nuova era della Procura di Catania. E non è poco se, da quel momento, è tornata nei catanesi la fiducia nella giustizia. La statua bronzea posta all'ingresso del palazzone è tornata a sorridere. Una parte dei conti correnti in Svizzera di Mario Ciancio sono stati sequestrati. Il Tribunale di Prevenzione di Catania, infatti, in accoglimento della richiesta presentata dalla Procura Distrettuale della Repubblica, ha disposto il sequestro di ingenti somme di denaro riconducibili all’editore catanese Mario Ciancio Sanfilippo. Sono stati sottoposti a sequestro antimafia un rapporto bancario intrattenuto da Ciancio, per il tramite di una società fiduciaria del Lichtenstein, in un istituto di credito con sede in Svizzera in cui sono depositati titoli e azioni per un valore, stimato allo stato, di circa 12 milioni di euro e, inoltre, è stata sequestrata la somma in contanti di circa 5 milioni di euro depositata presso una filiale di una banca etnea.  Il sequestro è stato eseguito ieri dai Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) Sezione Anticrimine di Catania, a cui erano state delegate le indagini penali e patrimoniali. "La Procura di Catania - si legge nel comunicato inviato alla stampa - ha esercitato l’azione penale nei confronti di Ciancio Sanfilippo Mario per avere lo stesso, da numerosi anni, - secondo la magistratura - apportato un contributo causale a cosa nostra catanese e, per tale motivo, proprio domani si terrà la prima udienza preliminare al fine di stabilire se l’imputato dovrà o meno essere sottoposto ad un processo". In tale contesto "la Procura di Catania, oltre a raccogliere e riscontrare le dichiarazioni di collaboratori di giustizia ed a ricostruire complessi affari promossi dal Ciancio nei quali - secondo la magistratura - avrebbe avuto interesse la mafia, ha così  delegato indagini patrimoniali che si sono spinte a ricercare anche dei fondi detenuti illegittimamente all’estero dal Ciancio. Si sono, così, individuati, tra gli altri, depositi bancari in Svizzera, alcuni dei quali schermati tramite delle fiduciarie di paesi appartenenti ai cosiddetti paradisi fiscali; gli accertamenti sono stati agevolati dalla cooperazione prestata, tramite rogatoria e in adesione ai trattati internazionali, della Procura Svizzera di Lugano, la quale ha acquisito dagli istituti bancari documentazione bancaria rilevante". Altre approfondite indagini sono state delegate al Nucleo di Polizia Tributaria di Catania che ha acquisito le movimentazioni bancarie e altre informazioni sulle quali il consulente del Pubblico Ministero, la società multinazionale Price Water House Coopers S.p.A. (PWC), specializzata in revisioni in bilancio, sta ricostruendo il patrimonio del Ciancio negli anni.  La richiesta di sequestro urgente è stata presentata dalla Procura Distrettuale della Repubblica "nel momento in cui è venuta a conoscenza - si legge nella nota - del fatto che Mario Ciancio Sanfilippo aveva dato l’ordine di monetizzare i propri titoli detenuti in Svizzera e di trasferire il ricavato in istituti di credito italiani". Nella richiesta di sequestro "sono stati ricostruiti numerosi affari del Ciancio che - secondo la Procura -  risultano infiltrati da Cosa nostra catanese sin dall’epoca in cui l’economia catanese era sostanzialmente imperniata sulle attività delle imprese dei cosiddetti cavalieri del lavoro, tra i quali Graci e Costanzo". Le indagini hanno consentito di accertare l’esistenza di una sperequazione non giustificata tra le somme di denaro detenute in Svizzera ed i redditi dichiarati ai fini delle imposte sui redditi in un arco temporale assai ampio.Il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia ha presentato al Gup del Tribunale di Catania la richiesta di costituzione di parte civile nel procedimento che vede imputato di concorso in associazione mafiosa il direttore-editore del quotidiano La Sicilia, Mario Ciancio Sanfilippo. Ad assistere l’Ordine di Sicilia è l’avvocato Dario Pastore, del Foro di Catania.

Isis sfida Russia

[Der Teufel ist nicht so häßlich wie man ihn malt. Il diavolo non è così brutto come lo si dipinge.] L'Isis ha accolto la richiesta di adesione di alcuni gruppi jihadisti e ha battezzato la nascita della Wilayat Qawqaz (la provincia del Caucaso). Lo afferma l'Isis stesso con un comunicato online. La 'provincia' include la Cecenia, il Daghestan, l'Inguscezia e altre regioni a maggioranza musulmana del Caucaso russo. Jihadi John, il killer mascherato dell'Isis si è rifugiato in Libia dopo che la sua identità è stata rivelata, per proteggerlo. Lo sostengono i servizi Usa, secondo i tabloid inglesi Sunday Express e Daily Mail. L'autore di una serie di esecuzioni filmate dall'Isis e che hanno scioccato il mondo intero è stato identificato nei mesi scorsi in Mohammed Emwazi, un londinese di 26 anni, e poi è di fatto scomparso, lasciando pensare che sarebbe stato ucciso. L'Isis ha piazzato ordigni esplosivi nelle rovine romane di Palmira, in Siria. Lo riferisce l'Osservatorio per i diritti umani (Ondus), che parla anche di raid aerei del regime nei pressi della città. E a Mosul, capitale del 'califfato' in Iraq, i jihadisti hanno rapito 1.227 bambini, denuncia il portavoce del Kurdistan Democratic Party.

Ricordando Siani

[Arbeit adelt den Menschen. Il lavoro nobilita l'uomo.] "Torre Annunziata non dimentica, Giancarlo Siani uno di noi". È il titolo del programma d'iniziative promosse dal Comune in vista del trentesimo anniversario dell'omicidio di camorra del giovane giornalista Giancarlo Siani, corrispondente de "il Mattino", avvenuto il 23 settembre 1985. Il programma si articolerà nei prossimi mesi e proseguirà nel 2015, per concludersi il 23 settembre del 2015, interessando tutta la città attraverso giovani, studenti, comunità, parrocchie e famiglie. Giovanni Brusca sa qualcosa dell'omicidio di Giancarlo Siani, il giornalista del Mattino di Napoli ucciso il 23 settembre 1985. Brusca, il luogotenente di Totò Riina che premette il tasto del telecomando per azionare la carica di tritolo che uccise Giovanni Falcone a Capaci, sarebbe già stato sentito dai magistrati della procura di Napoli che hanno riaperto l'indagine sull'uccisione del giovane cronista. I carabinieri di Torre Annunziata (Napoli) hanno arrestato nella notte il latitante Luigi Cuccaro, reggente dell'omonimo clan napoletano. Cuccaro è stato scovato a casa del cognato, nel quartiere Barra della città, roccaforte del clan, in un nascondiglio ricavato tra le pareti dell'ingresso, a cui si accedeva rimuovendo un attaccapanni. Quando stavano per portarlo via c'è stata una ressa in strada, durante la quale la gente ha tentato di strapparlo dalle mani dei carabinieri. Cuccaro doveva incontrare la moglie e il figlio piccolo a casa del cognato dov'era stata organizzata una festa per il suo onomastico. Era ricercato da due anni: è destinatario di tre ordinanze di arresto emesse su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia per omicidio, associazione per delinquere di tipo mafioso e associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e al contrabbando. I militari, da tempo, tenevano sotto controllo la roccaforte del clan, il quartiere Barra di Napoli, dove si erano concentrate le ricerche del latitante. Malgrado fosse notte fonda, la gente del quartiere si è riversata per le strade facendo ressa attorno alle auto dei carabinieri e tentando invano di strapparlo dalle mani dei militari per impedire venisse portato via. Malgrado fosse notte fonda, la voce dell'arresto del latitante Luigi Cuccaro, 42 anni, reggente dell'omonimo clan, si è subito diffusa nel quartiere Barra di Napoli, ritenuta la roccaforte del clan: la gente si è riversata per le strade, ha atteso l'uscita dei militari e dell'arrestato, poi ha fatto ressa intorno alle auto dei carabinieri nel tentativo di strappare Luigi Cuccaro dalle mani delle forze dell'ordine e impedire che venisse portato via. l blitz  è scattato a notte fonda. I militari, perquisendo la casa, si sono accorti che dietro a un attaccapanni nell'ingresso c'era un'intercapedine nella quale Cuccaro si era nascosto. Quando si è reso conto che non aveva più scampo, il latitante è venuto fuori con la sua carta d'identità in mano, si è svolto ai carabinieri e ha detto: "Sono Luigi Cuccaro". Luigi Cuccaro è accusato, insieme al fratello latitante Michele, di vari reati, tra i quali spicca l'omicidio di Ciro Veneruso, detto "o' baffone", elemento apicale del clan Aprea, ucciso il 26 luglio del 1996 a poca distanza da Palazzo Magliaro, la roccaforte dei Cuccaro. "O' baffone" fu sorpreso dai killer in sella a una moto di grossa cilindrata che fu trucidato con numerosi colpi d'arma da fuoco. I carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata sapevano che Luigi Cuccaro non poteva abbandonare il "suo" territorio dove godeva di un enorme appoggio. E la gente del quartiere, quest'appoggio, l'ha dimostrato di nuovo, proprio stanotte. Le urla di dolore dei parenti di Cuccaro, come un allarme, hanno chiamato in strada almeno una sessantina di persone che si sono riversate davanti la palazzina dove il latitante è stato preso per impedire che il boss venisse portato via.

sabato 20 giugno 2015

Le piste di Punta Raisi

[Zuche e fen int'on mese i vien. Detto popolare Veneto] Nel dicembre  2009 i progettisti della Gesap avrebbero preparano un progetto di  massima per rifare la pista. I tre progettisti nel 2009 scrivono, nella  dettagliata relazione tecnica, che la pista deve essere rifatta massimo  e non oltre sette anni. Siamo al 2015 e niente è stato fatto. Anzi, per  dirla tutta, lo scorso aprile nel corso di una riunione tecnica in  Gesap si sarebbe venuti a sapere che un noto professore universitario  della notissima università di Palermo comunica i dati del progetto per  il rifacimento della pista. Non solo i lavori di manutenzione della  pista non erano stati fatti, ma addirittura c'era un altro progetto in corso. Il noto accademico dopo la dotta relazione verbalmente  comunicata ai presenti sostiene, concludendo, che la pista deve essere  rifatta. Tempo di vita della pista in oggetto d'esame sarebbe stata da  0 a 2 anni. Costo del progetto 15 milioni circa, contro gli otto del  progetto fatto nel 2009. Ma in tutti questi anni cosa hanno fatto in  Gesap? Avrebbero preso i migliori consulenti esterni, pagati  decisamente tanto per fare che cosa? Oggi Punta Raisi si ritrova  una  pista che rischia il collasso, i pontili tutti e sette chiusi  per  manutenzione, un'aerostazione che fa acqua, e non è una metafora. Probabilmente i migliori e cosiddetti consulenti esterni  non erano poi così bravi anche se con la tettoia pensilina degli arrivi sono riusciti a salvare la facciata.

Contenti voi ...

[Il Vero Conservatore ha rispetto piuttosto per il tempo che per lo spazio, e tiene conto della qualità piuttosto che della quantità. Non disprezza le cognizioni, ma sa che non hanno valore senza principi. Sa andare all'indietro perché, per andare avanti, bisogna qualche volta arretrare per rendere meglio la spinta. Giuseppe Prezzolini] Oggi, dopo due giorni di riposo, in apt parlando con alcuni colleghi della Gh ho notato rassegnazione, non si capisce per quale motivo non si voglia sensibilizzare la Gesap organizzando una assemblea per manifestare il proprio disappunto, tutto va bene. Anzi si contesta chi, secondo i sindacalisti, farebbe del terrorismo psicologico. Porre delle domande, interrogativi, avere dei dubbi da fastidio e viene definito terrorista psicologico. Sperando che nessuno mi accusi di fare del terrorismo psicologico vengo a sapere che a breve anche il trasporto sociale dovrebbe saltare perché la Gh non vuole più contribuire al pagamento, quindi Gesap, a breve, lascerà tutti a terra i dipendenti Gh. Ovviamente questa è una indiscrezione è come tale va presa. Certo  i sindacalisti che hanno firmato probabilmente non hanno dubbi, solo certezze tanto è vero che non hanno consultato la base prima firmare. Un collega mi diceva che le aziende ormai comandano e nulla possiamo fare. Ma allora sospendiamo la democrazia e chiudiamo i sindacati, che senso ha chiedere incontri con l'azienda per poi fare delle trattative senza nessun margine migliorativo? Le sigle sindacali che recentemente hanno firmato questo accordo impresentabile, sono le stesse sigle sindacali, con l'aggiunta della CISAL, che hanno firmato la Cig, prima, e la solidarietà dopo.  Una azienda che detiene il 98% del traffico aereo se dichiara di essere in crisi vuol dire che non ha saputo gestire e non solo Punta Raisi. In una società seria e non è certamente l'Italia,  il sindacato controlla e i loro rappresentanti, per una questione di decoro, non usufruiscono del distacco sindacale che li potrebbe tenere costantemente sotto ricatto in fase di trattativa.

Isole isolate

[L'Italia è una speranza storica che si va facendo realtà. Giuseppe Prezzoloni] La gara per il collegamento con aliscafi con le isole di Pantelleria, Lampedusa, Linosa e Ustica, è andata deserta? Bene, il consorzio turistico Pantelleria Island suggerisce l'abolizione del collegamento marittimo con aliscafi e la destinazione dei fondi verso il collegamento con gli aerei per abbattere il costo del biglietto. “A seguito dell'evolversi dei bandi per i collegamenti marittimi – si legge nella lettera inviata ai vertici della Regione il consorzio che riunisce gli albergatori di Pantelleria - riteniamo che sia arrivato il momento di valutare in modo serio e corretto la bontà della spesa pubblica. In particolare il Consorzio Turistico Pantelleria Island non ritiene che i collegamenti navali con mezzi veloci, ai costi previsti, di circa 68 euro a passeggero per un viaggio di andata e ritorno, da e per Pantelleria con supplementi per eventuali bagagli al seguito e supplementi di 5 euro, in caso di prevendita, siano un sistema per aiutare il turismo”.  Intanto, la Commissione Trasporti dell’Ars ha deciso di invitare in audizione, l’assessore alla Mobilità e trasporti Giovanni Battista Pizzo, il direttore generale del dipartimento Fulvio Bellomo e i sindaci delle isole di Pantelleria (Salvatore Gabriele), Ustica (Attilio Licciardi), Lampedusa e Linosa (Giusi Nicolini) per fare il punto della situazione e individuare una soluzione che in tempi rapidi assicuri i collegamenti durante l’estate. Linosa è rimasta isolata come l’amministrazione comunale delle Pelagie temeva. Appreso che la gara per il servizio di trasporto marittimo veloce tra le isole pelagiche e Porto Empedocle è andata deserta, il Sindaco Giusi Nicolini assicura alla delegazione comunale di Linosa il massimo impegno per una immediata soluzione. La gara celebrata il 5 Maggio ha attualmente lasciato del tutto isolata la popolazione di Linosa, appesa adesso al solo lento e poco affidabile servizio di trasporto fornito da Compagnia delle Isole con la motonave Sansovino. Una tratta, quest’ultima, che impedisce agli abitanti di Linosa di recarsi giornalmente a Lampedusa per le quotidiane esigenze. Si pone inoltre il rischio di un disastro economico a danno della minore delle Pelagie che, con la stagione turistica alle porte, resta priva di continuità con Lampedusa – tratta locale da e per la maggiore dell’arcipelago – e con Porto Empedocle. La gara avrebbe dovuto assicurare i collegamenti per i prossimi cinque anni assicurando stabilità alle isole e permettendo quindi una opportuna pianificazione turistica. Per le suddette ragioni, con la massima urgenza, l’amministrazione comunale ha richiesto un incontro con tutte le autorità competenti al fine di concordare una soluzione specifica per il collegamento marittimo con Linosa e stralciando la specifica tratta dal resto dei collegamenti con le isole minori siciliane.

venerdì 19 giugno 2015

Enac querela Gesap?

[Non c'è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia; non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente sulla magistratura, nella pubblica istruzione, ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all'agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. – questi è un fesso. Giuseppe Prezzolini] "Ho dato mandato all'ufficio legale dell'Enac di esaminare la possibilità di querelare coloro che in questi ultimi giorni si sono permessi di mettere in discussione l'imparzialità, l'oggettività e la ricerca del solo interesse pubblico, come prevede la legge per l'autorità di vigilanza e sicurezza sugli investimenti, nella vicenda dell'aeroporto di Palermo". Lo dice il presidente dell'Enac, Vito Riggio. La questione riguarda gli investimenti programmati dalla Gesap, società di gestione dei servizi nello scalo 'Falcone Borsellino'. Riggio spiega di seguire il dossier Palermo in stretta collaborazione con il ministro Graziano Delrio, "informato di tutto". Tra i vari compiti dell’Enac vi è anche quello di assolvere funzioni istituzionali di monitoraggio e controllo sull’attività dei gestori che, in qualità di concessionari di aeroporti, sono tenuti a garantire l’efficiente ed ottimale utilizzo di un bene di pubblica utilità. Vari gli strumenti che stabiliscono il rapporto tra l’Ente concessore di un bene demaniale, per conto dello Stato Italiano, e la società concessionaria della gestione dello scalo e il contratto di programma che disciplina, tra l’altro, la programmazione degli investimenti necessari per un determinato aeroporto. Nel caso del ‘Falcone e Borsellino’, per potenziare lo scalo il gestore totale Gesap era stato chiamato a fare una serie di investimenti, ma, in mancanza di passi concreti, nel 2012 l’Enac aveva dovuto avviare un percorso di verifica volto ad accertare la sussistenza dei requisiti posseduti dalla società ai fini del mantenimento della concessione di gestione totale quarantennale, nonché la capacità della società medesima a rispettare gli impegni assunti con la stipula del contratto di programma. Questo percorso era stato chiuso in quanto nel 2014 i soci avevano dato garanzie finalizzate alla ricapitalizzazione della società stessa, ricapitalizzazione successivamente effettuata. Le principali opere necessarie da realizzare nella vigenza del contratto di programma sono: adeguamento funzionale e strutturale dell’aerostazione passeggeri; riqualifica delle piste di volo; potenziamento ed adeguamento impianti 400 Hz infrastrutture air side a fronte di un investimento di circa 67 milioni di Euro. L’Enac chiede pertanto alla Gesap di dare evidenza, attraverso fondi propri o garanzie bancarie, della possibilità di realizzare, entro i tempi previsti, gli obblighi che derivano dal Contratto di programma in essere. Non da ultimo, peraltro, anche alcuni giorni fa, il 16 giugno, la struttura dell’Enac che si occupa di Infrastrutture ha nuovamente scritto alla Gesap ritenendo che le modifiche progettuali più volte ipotizzate non risultino compatibili con gli impegni assunti in sede di Contratto di programma che chiedeva esplicitamente l’adeguamento funzionale e strutturale del terminal, tale da rendere lo stesso adeguato ai requisiti di capacità, nonché agli standard internazionali. In tale lettera, pertanto, l’Enac ha sollecitato la società a porre in essere tutte le azioni necessarie finalizzate ad avviare i lavori entro l’autunno del 2016. Probabilmente è arrivato il momento che la Gesap chieda alla pletora dei suoi ingegneri e al capo della progettazione delle spiegazioni.

Senato contro Obama

[Il soldato italiano non ha molte qualità militari; salvo lo slancio nell'attacco, purché abbia capi che paghino di persona e inspirino fiducia. Allora lo si porta dove si vuole. Manca però di voglia di lavorare, non ha molta precisione, né amor patrio, poca disciplina, debole senso del dovere... In compenso questi difetti, gravi per una guerra come la presente, ha in dose enorme una qualità grandissima, ed è la capacità di soffrire e di sopportare, fino ad un grado che rasenta l'inverosimile. Perché un soldato italiano si rivolti occorre che ogni limite umano sia sorpassato. Giuseppe Prezzolini] Il Senato degli Stati Uniti ha approvato un testo che prevede 612 miliardi di dollari di spesa per la Difesa e una serie di raccomandazioni sul piano militare. Un provvedimento verso il quale il presidente Barack Obama ha minacciato di porre il veto. Il testo, passato con 71 voti a favore e 25 contrari, prevede aumenti pari al 2,3% per i militari e contiene raccomandazioni per armare le forze di Kiev contro i filo-russi in Ucraina oltre a scongiurare ulteriori chiusure di basi Usa. Otto militari della compagnia ucraina "Tornado" sono stati arrestati nel Donbass perché accusati di diversi reati, tra cui sequestro di persona, tortura e omicidio. Lo ha detto il ministro dell'Interno Arsen Avakov, secondo cui tra gli arrestati c'è il comandante dell'unità, Ruslan Onishchenko, e che la compagnia è stata sciolta. Il ramo nordafricano di al Qaida, l'Aqim, smentisce la morte di Mokhtar Belmokhtar: "è vivo e sta bene", afferma un comunicato del gruppo citato dal Site. La notizia della morte della mente dell'attacco a In Amenas, colpito in un raid aereo Usa in Libia, era stata diffusa la scorsa settimana da fonti del Pentagono e di Tobruk.     La notizia della morte di Belmokhtar, ucciso secondo le fonti che l'accreditavano da un missile che aveva centrato un compound nell'est della Libia, a sudovest di Bengasi, era stata già stata indirettamente smentita da Ansar al Sharia - la principale fazione jihadista nella regione -, che nei giorni scorsi ha pubblicato un elenco degli uccisi, nel quale mancava il nome di "mr. Malboro", come viene tra l'altro chiamato Belmokhtar. L'emiro è considerato la mente dell'attacco all'impianto petrolifero di In Amenas, in Algeria nel 2013, nel quale vennero uccisi 39 ostaggi stranieri.

Srebrenica non fu shoah

[Soltanto l'artista universale, il moralista intransigente attirano il lettore moderno, meravigliato che ci sia stato al mondo un carattere così potente. Giuseppe Prezzolini] È assurdo fare paragoni fra l'Olocausto, il genocidio in Ruanda e i crimini commessi a Srebrenica. Lo afferma il direttore del Centro Wiesenthal di Gerusalemme, Efraim Zuroff. "Tali paragoni sono orribili", ha detto Zuroff al quotidiano belgradese Politika. Per Zuroff, "ne il Ruanda ne Srebrenica rappresentano uno sterminio di massa su scala industriale". Anzi, secondo l'erede di Simon Wiesenthal "la decisione di definire Srebrenica un genocidio è stata presa per ragioni politiche". La Serbia dovrebbe chiedere alla Russia di porre il veto sulla risoluzione che il consiglio di sicurezza dell'Onu voterà il mese prossimo in occasione del 20/mo anniversario del massacro di Srebrenica. Lo scrive oggi il quotidiano belgradese Danas, citando una fonte della presidenza serba. La bozza di tale risoluzione, messa a punto dalla rappresentanza britannica all'Onu, è stata fortemente criticata da più parti in Serbia, dove il documento è ritenuto sbilanciato, poco oggettivo e diretto a screditare l'immagine internazionale della Serbia. "Noi non pensiamo nulla di buono sulla risoluzione per Srebrenica. L'orrore di quanto accaduto a Srebrenica è stato politicizzato a tal punto da provocare nausea", ha detto la fonte della presidenza citata dal giornale. "Gli eventi di Srebrenica non furono un caso isolato, avvennero durante la guerra civile, dopo numerosi massacri della popolazione civile serba, anche nella stessa Srebrenica". Per questo, sostiene la fonte, "la Serbia deve chiedere l'appoggio della Russia nel consiglio di sicurezza, per bloccare l'adozione di tale risoluzione", ha affermato la fonte. L'11 luglio prossimo sono in programma in Bosnia le commemorazioni ufficiali per i venti anni trascorsi dal massacro di Srebrenica, dove ottomila musulmani furono uccisi dalle truppe serbo-bosniache al comando del generale Ratko Mladic, attualmente sotto processo per crimini di guerra al Tribunale penale internazionale dell'Aja.

Belgio congela asset russi

[I promessi sposi, che han la fama esteriore di "romanzo storico", ma il cui centro artistico è una storia dell'uomo vista con una profonda calma e saggezza, eguagliata soltanto da quella di Goethe. Giuseppe Prezzolini] Il Belgio ha congelato alcuni asset statali russi, compresi i conti dell'ambasciata e della rappresentanza presso l'Ue, per eseguire una contestata sentenza della corte arbitrale dell'Aja che ha condannato Mosca a pagare 50 miliardi di dollari agli ex azionisti di Yukos. Il ministro della Giustizia Aleksandr Konovalov ha denunciato "una grossolana violazione del diritto internazionale" e Mosca ha già minacciato "misure di risposta adeguate" contro Bruxelles. Convocato inoltre l'ambasciatore.

Grecia in bilico

[La storia d'Italia è la storia di Spagna e di Francia, d'Alemagna e d'Austria, e in fondo, storia d'Europa. Lo sforzo degli storici per creare una storia d'Italia dimostra come si possa spendere molto ingegno per una causa poco ingegnosa, come accade a quei capitani che si fanno valorosamente ammazzare per una causa infame. Giuseppe Prezzolini] "Nessun accordo all'Eurogruppo": lo scrive il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis su twitter al termine della riunione, aggiungendo che c'è un "forte segnale che la Grecia si impegna seriamente nei negoziati" e "l'Eurogruppo è pronto a riunirsi in qualunque momento". "È deplorevole che siano stati fatti così pochi progressi e che un accordo non sia in vista": lo ha detto il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem spiegando che le proposte presentate da Atene finora sono "poche" e "sta a loro presentarne altre". Un accordo è ancora possibile per estendere l'attuale piano, ha aggiunto. "Resta poco tempo per evitare il peggio, la partita sta arrivando alla fine": lo ha detto il commissario agli affari economici Pierre Moscovici. "Lancio un appello alla Grecia, torni al tavolo dei negoziati ed eviti un destino che sarebbe catastrofico", ha detto ancora il commissario Pierre Moscovici al termine dell'eurogruppo. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha convocato un vertice straordinario dei Paesi dell'Eurozona sulla Grecia per lunedì 22 giugno alle 19.  L'ipotesi che la Grecia esca dall'euro corre il rischio di trasformare l'area unica monetaria, specie agli occhi degli investitori e dei mercati internazionali, in un accordo di cambio valutario. Ciò implicherebbe una serie di conseguenze negative, specie per i paesi che negli scorsi anni sono stati più esposti alle turbolenze cagionate dalla crisi finanziaria e che potrebbero immediatamente finire sotto la pressione di nuovi, imprevedibili attacchi speculativi. Così il Centro studi di Unimpresa spiega uno dei possibili effetti di una eventuale uscita della Grecia dall'area unica monetaria dell'Unione europa. Secondo il Centro studi di Unimpresa, l'Italia, insieme con l'Irlanda, il Portogallo, la Spagna e forse anche la Francia (le cui finanze pubbliche presentano ancora elementi di criticità), potrebbe pagare le 
conseguenze più rilevanti derivanti dalla cosiddetta "Grexit". Si possono intravedere effetti di due tipi. Il primo è di breve periodo, sullo spread: il differenziale di rendimento sui titoli di Stato italiani sarebbe destinato a salire rapidamente, incidendo pertanto sul costo del servizio del debito e quindi pregiudicando, in misura non facile da quantificare in questa fase, gli equilibri di bilancio e il rispetto dei parametri previsti dai trattati dell'Unione europea sia sul versante del rapporto tra deficit e pil sia per quanto riguarda l'indebitamento complessivo. Nel medio-lungo periodo, in assenza di miglioramenti rapidi, i paesi più colpiti si troverebbero in una situazione di difficoltà strutturale con il risultato di creare una zona euro di "serie B", minando ancora di più la solidità dell'area unica, e si creerebbero i presupposti per un mutamento di fatto in un accordo di cambio valutario.

giovedì 18 giugno 2015

Gh Pmo non vi ama più

[Contiene l'ammaestramento a usare l'intelligenza contro la fortuna, a saper cogliere l'occasione e a comportarsi audacemente, perché è meglio correre dei rischi che affondar nell'inerzia. Giuseppe Prezzolini] Sembrerebbe che la Gh Pmo, che inizialmente aveva manifestato l'intenzione di pagare il parcheggio ai propri dipendenti, ha cambiato idea e dal primo di luglio  i dipendenti Gh a Punta Raisi si dovranno pagare il parcheggio, compresi i sindacalisti firmatari dell'ultimo accordo firmato alcuni giorni addietro. Tutto grasso che cola per l'ex mamma Gesap, sembrerebbe che anche i battaglieri sindacalisti di Punta Raisi, pagheranno. Ma come dopo tutto quello che hanno fatto ...? Ma la cosa più interessante di oggi riguarderebbe la riunione che la Cgil avrebbe fatto con i propri iscritti (4 amici al bar). Durante questo incontro il sindacato, firmatario insieme alla uil, Cisl e Ugl dell'accordo suicida, avrebbe sostenuto che questo era un accordo necessario è che purtroppo bisognava firmarlo. La Cgil di Punta Raisi che sembrerebbe di fatto commissariata, non può firmare accordi peggiorativi, tanto vale lasciava al suo posto chi di battaglie perse è stato un eroe.

Salvi, per il momento, gli iscritti CISAL di Punta Raisi

[I veri italiani sono pochissimi. La maggior parte di coloro che si fanno passare per italiani, sono in realtà piemontesi, toscani, veneti, siciliani, abruzzesi, calabresi, pugliesi e via dicendo. Appena fuori d'Italia, l'italiano torna ad essere quello che è: piemontese, toscano veneto ecc. L'italiano sarà un prodotto dell'Italia, mentre l'Italia doveva essere un prodotto degli italiani. Giuseppe Prezzolini] Non sappiamo se la Gh Italia prima che questo mese si esaurisca convocherà il sindacato ribelle. Si cercherà un accordo, si eviteranno gli scontri, interverrà il numero uno della Gh Italia  per trovare una soluzione. Il problema e uno solo che cosa vuole fare la CISAL, ha una strategia per i prossimi sei mesi? In queste ore le menti pensanti nei vari scali hanno condiviso una comune strategia? Sono disposti a dare credito ancora a Gh Italia, oppure sono propensi a ritirare le truppe? Fino a quando la CISAL non firma l'accordo che tutti gli altri hanno firmato i propri iscritti (che poi sono la maggioranza assoluta a Palermo) sono immuni dagli accordi presi da altri.      La Corte di Cassazione con la sentenza n. 12722 del 23 maggio 2013 ha affermato che l’accordo aziendale stipulato tra azienda e organizzazioni sindacali ha efficacia erga omnes anche nei confronti di quei lavoratori non iscritti alle organizzazioni sindacali stipulanti. Unica eccezione è per i lavoratori che, aderendo ad una organizzazione sindacale diversa, abbiano espresso esplicito dissenso al contratto aziendale e potrebbero addirittura essere vincolati da un accordo sindacale separato. (Cass. sez. lav. n. 6044 del 18/4/2012 e Cass. sez. lav. n. 10353 del 28/5/2004). Nel caso di specie, la Corte Suprema, affermando il principio, ha ritenuto applicabile l’accordo aziendale ad un lavoratore che, senza essere iscritto all’organizzazione stipulante, non risultava tuttavia affiliato ad un sindacato dissenziente e aveva anzi invocato l’accordo medesimo a fondamento delle sue istanze)”.
Invero, la tutela di interessi collettivi della comunità di lavoro aziendale e, talora, la inscindibilità della disciplina, che ne risulta, concorrono a giustificare – secondo la giurisprudenza di questa Corte (vedi, per tutte, le sentenze n. 17674/2002 e n.5953/99) – la efficacia soggettiva “erga omnes” dei contratti collettivi aziendali, cioè nei confronti di tutti i lavoratori dell’azienda, ancorché non iscritti alle organizzazioni sindacali stipulanti.