mercoledì 29 aprile 2015

Arrestato Borsalino

[Xe mèjo fruare scarpe che nezuoi.  Detto popolare veneto] È stato arrestato in Svizzera, a Lugano, l'imprenditore astigiano Marco Marenco, 59 anni, al centro del crac Borsalino, storica azienda di cappelli. Lo riferisce l'edizione online del Corriere del Ticino. Il suo sarebbe uno dei crac più grandi della storia italiana dopo Parmalat: ben 3,5 miliardi di euro. Accusato di una lunga serie di reati che vanno dalla bancarotta alla truffa all'evasione fiscale, era latitante. Nei suoi confronti è stata aperta la procedura d'estradizione.

Tsipras pensa a referendum su accordo

[Xe mèjo on musso vivo che on dotore morto. Detto veneto] Bocche cucite a Bruxelles sull'ipotesi, sfoderata da Alexis Tsipras, di sottoporre a referendum popolare l'eventuale nuovo accordo che la Grecia dovesse raggiungere con l'Eurogruppo. "Non commentiamo queste dichiarazioni", ha risposto una portavoce della commissione europea, Annika Breidthardt, interpellata sullo scenario ventilato  dal premier ellenico durante una trasmissione televisiva.Il governo greco sta considerando l'applicazione di un'imposta unica sul valore aggiunto (Iva) abolendo tutte le esenzioni pre-esistenti. Lo riferisce l'edizione online del quotidiano Kathimerini citando funzionari a Brussels secondo cui è allo studio da parte di Atene l'introduzione entro la seconda metà dell'anno di un'aliquota Iva fissa del 18% per tutti i servizi e i prodotti di base, ad eccezione dei medicinali. Per ora il governo greco smentisce facendo notare che i negoziati sono ancora in corso. Se Atene ed i suoi creditori raggiungessero un accordo sull'applicazione di un'aliquota Iva fissa, il risultato per le casse dello Stato ellenico potrebbe in teoria essere positivo, ma ciò creerebbe un onere supplementare per le famiglie greche in quanto tutti i beni di prima necessità diventerebbero più costosi ad eccezione dei farmaci. Sempre nel caso il piano venisse applicato, ci sarebbe una riduzione di 5 punti percentuali sull'aliquota Iva del 23% imposta su molti prodotti e servizi, ma anche un aumento del 5% sui prezzi delle materie prime come alimentari, energia elettrica, ristorazione e così via. Inoltre verrebbe abolito lo 'status speciale' sinora accordato alle isole dell'Egeo, ovvero lo sconto del 30% sulle aliquote Iva che era stato inizialmente introdotto per compensare gli alti costi del trasporto delle merci sulle isole. In pratica, secondo vari esperti, non è detto che un adeguamento dell'Iva debba necessariamente produrre un aumento delle entrate pubbliche bensì una tale iniziativa, se messa in pratica, potrebbe in effetti portare ad un aumento dell'evasione fiscale. Il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis è stato attaccato da un gruppo di anarchici mentre era a cena in un ristorante di Atene insieme a sua moglie. Il ministro ha raccontato che si trovava in un ristorante nel quartiere di Exarhia - noto per essere frequentato da estremisti di sinistra e anarchici - quando un gruppo di persone con i volti coperti è entrato nel locale, ha chiesto al ministro di lasciare il ristorante ed ha cominciato a tirare bicchieri contro la coppia. Il ministro non è stato colpito ed ha parlato con il gruppo fuori dal ristorante riuscendo così a ristabilire la calma. Il primo ministro greco Alexei Tsipras esclude la possibilità di elezioni anticipate in Grecia nel caso in cui i negoziati con i creditori fallissero. Lo ha detto in un'intervista a Star tv. Tsipras si dice fiducioso che la maratona negoziale con i creditori porterà ad un accordo. E non esclude la possibilità di un referendum sull'eventuale intesa. Yanis Varoufakis è un "grande asset" per il governo greco, dice poi Tsipras. "La mia visione non è per la Grecia fuori dall'euro" aggiunge mettendo in evidenza che un default della Grecia sarebbe un fallimento per l'Europa e per la cancelliera Angela Merkel. Le trattative sono nella fase finale, "cruciale", e Tsipras si augura un accordo nei prossimi giorni.

lunedì 27 aprile 2015

MIRACOLI DI SAN GENNARO A PUNTA RAISI

[Per me i giorni amati furono quelli dove l'impossibile rimase conservato nel cuore e non quelli che lo realizzarono. Erri de Luca] Sono contenti gli scappati da Pae Mas in Gh Palermo. Lavorano tanto e non si lamentano, quando invece erano Pae Mas lavoravano poco e si lamentavano: mal di schiena, malumori vari, donazione sangue regolarmente di domenica in alternativa i congedi parentali, insomma zavorra! Quando venivano chiamati per dei mancati riposo la domanda era sempre quella: ma dove mi metti? Insomma dettavano condizioni. In Gh tutto è cambiato, tutti miracolati (i famosi miracoli di San Gennaro), non si contano più le ore di straordinario cosa che facevano in Pae Mas per non superare la soglia critica che aumentava le detrazioni di fine anno. Alcuni dipendenti hanno fatto circa 17 giorni di lavoro continuato (e non si sono lamentati) se erano ancora in Pae Mas avrebbero detto che contrattualmente non era poi così regolare e che all'ispettorato del lavoro tutto questo non sarebbe piaciuto. Insomma sono veramente felici, e noi con loro. Ieri pecore, oggi leoni! Se un vettore dovesse lasciare, malauguratamente, Gh i 22 miracolati è giusto che restino dove sono, viceversa potrebbero ricadere nella depressione più nera che li ha devastati per circa 10 anni. Tristezza è allegro, Brontolo ride, Capretto non dice più che schifo, Fistola sembra non seguire più le vicende del suo amato Palermo … Però la felicità è uno stato d'animo particolare non privo di sorprese. Recentemente i nostri prendendo i buoni pasto si sono accorti che l'importo è di 5 euro e spiccioli e non di 7 e rotti. Questa non ci voleva tanto che i 17 sindacalisti ex Pae Mas subito avrebbero chiesto dei chiarimenti: ma come in Gh anche gli stagionali hanno il buono pasto (cosa che i 17 non sono mai riusciti a dare agli stagionali di Pae Mas), qualcuno sostiene che in Gh anche i sindacalisti distaccati avrebbero il buono pasto e uso il condizionale perché la notizia mi sembra incredibile, ma siccome siamo in Italia tutto è possibile, le cose più sono incredibili più possono essere vere. L'azienda ha risposto che è stato un errore e che la differenza verrà messa in busta paga. Indubbiamente una disattenzione che ci può stare, un colosso come Gh ha problematiche molto più complesse da risolvere (tante vertenze ancora irrisolte), Sigonella ancora in bilico.     

Il problema degli scappati


[“Non sono al tuo fianco, Anna, io sono il tuo fianco”. “Sei la parte mancante che torna da lontano a combaciare”. Erri de Luca] Con la conclusione della seconda guerra di mafia, dopo aver ucciso l'allora capo di Cosa Nostra Stefano Bontade ed il suo braccio destro Totuccio Inzerillo, e tutti quelli a loro erano fedeli, i corleonesi si insediarono definitivamente al vertice della mafia siciliana. Riina, in primis, e Provenzano imposero nuove regole, riordinarono le famiglie e sconvolsero anche le alleanze politiche. Sopravvissero in pochi a quella mattanza. Per aver salva la vita o si saliva sul carro dei vincitori, come i Lo Piccolo, o si fuggiva negli Stati Uniti. In nome degli affari la Commissione di Cosa Nostra siciliana e le famiglie americane arrivarono ad un compromesso: agli “scappati”, come i membri della famiglia Inzerillo, sarebbe stata risparmiata la vita, a patto che, a prescindere dall'età e dal sesso, non “rimettessero più piede” a Palermo ed in provincia. A sigillare il patto era quindi stato nominato come garante Rosario Naimo, uomo d'onore di Tommaso Natale, molto vicino al boss d'oltreoceano “Pippo” Gambino. Alcune vicissitudini giudiziarie, come l'espulsione dagli USA di Rosario Inzerillo (dicembre 2004), fratello di Salvatore, Santo e Pietro Inzerillo, tutti uccisi dai corleonesi, resero necessario qualche cambio di regole. Gli scappati potevano così rientrare in Italia a patto che informassero Naimo di ogni spostamento nel bel Paese. Oltre a Rosario Inzerillo erano già rientrati in Sicilia Giuseppe Inzerillo, figlio di Santo, e Francesco “u tratturi”, figlio di Pietro, e si stavano creando i presupposti per far tornare Giovanni Inzerillo, figlio di Salvatore. Sulla questione era inevitabile avere un parere dal boss supremo, Bernardo Provenzano. Numerosi i pizzini, pieni di interrogativi su come scogliere il “nodo”, pervenuti all'allora capomafia. La “sentenza” degli anni Ottanta era ancora valida? Il padrino dava il proprio benestare al progetto dei Lo Piccolo? Non vi è reale chiarezza sulla risposta del boss. Il capo di Cosa Nostra da una parte richiamava al rispetto degli impegni del passato, dall'altra, nel tentativo di non far degenerare la situazione, nascondeva di sapere qualcosa in merito. Addirittura si disse favorevole, rispondendo ad una missiva di Nicola Mandalà che spiegava i motivi contingenti del ritorno in Sicilia degli Inzerillo, rimpatriati in Italia dalle autorità statunitensi. Provenzano, fino all'ultimo, aveva provato a placare gli umori tra le due correnti, ma invano. Così disse a Rotolo: “Ormai di quelli che hanno deciso queste cose non c'è più nessuno...a decidere siamo rimasti io, tu e Lo Piccolo”. Il boss di Pagliarelli, grande tragediatore, non ne voleva sapere. Era riuscito a portare dalla sua parte anche Francesco Bonura e Gaetano Sansone, inizialmente intenzionati a conoscere il parere di Provenzano. Agire drasticamente era per lui prioritario. Temeva la vendetta dei giovani Inzerillo che, a suo dire, riunitisi in aeroporto “si stavano facendo la conta” degli oppositori, “quattro gatti” da eliminare. L'operazione “Gotha” non si è rivelata inchiesta chiave solo per capire la composizione dei mandamenti e le rivoluzioni interne della Cosa Nostra di quegli anni. Gotha ha raccontato della nuova evoluzione negli affari della mafia siciliana nel campo della droga e delle estorsioni. Ha messo in evidenza l'evoluzione dei rapporti con la politica, approfittando della presenza di “figure amiche” come Giovanni Mercadante, medico ed ex deputato regionale di Forza Italia condannato in primo grado a 10 anni e otto mesi per associazione mafiosa. Soprattutto ha messo a fuoco i rapporti tra le famiglie siciliane e quelle statunitensi, confermati successivamente con l'operazione “Old Bridge”. Rapporti, da una parte e l'altra dell'oceano, mai interrotti e che ancora oggi appaiono forti, nonostante gli arresti eccellenti degli ultimi anni che hanno scosso, ma non abbattuto, la mafia siciliana.

JPMorgan paga multa 1,7 mld


[Chi di pentito ferisce di pentito perisce, e così più di un magistrato importante ha subito la sorte dei politici indicati dalle Procure come protettori della criminalità organizzata o addirittura - come Andreotti – come mafiosi a tempo pieno. Indro Montanelli] PMorgan pagherà 1,7 miliardi di dollari per risolvere la disputa con la quale è accusata di aver giocato un ruolo nel facilitare la maxi truffa di Bernard Madoff. JPMorgan si impegna anche a rivedere le pratiche anti-riciclaggio. Lo afferma il procuratore di Manhattan Preet Bharara. Ancora una volta, derivati sotto accusa. E, con essi, le banche che li propongono. Al centro della vicenda la causa promossa, e vinta, da un’azienda del lecchese, la Milani Enrico srl, contro Deutsche Bank. Il verdetto è stato pronunciato da un collegio arbitrale, organismo di risoluzione di controversie alternativo al tribunale, che ha emesso un lodo, l’equivalente di una sentenza, nel luglio del 2014. Il documento condanna l’istituto di credito a restituire alla società “tutte le somme indebitamente percepite”, pari a circa 89mila euro, più gli interessi legali. Anche se, da parte sua, Deutsche Bank “ritiene di aver agito correttamente e, pertanto, ha conferito incarico al proprio legale d’impugnare il lodo arbitrale”. Nel dettaglio, sono due i derivati stipulati nel 2004 e nel 2006 dalla Milani Enrico, azienda di Brivio (Lecco) specializzata in viti e sistemi di fissaggio: si tratta di contratti con cui voleva tutelarsi contro il rischio di aumento dei tassi di interesse (in gergo gli strumenti finanziari di questo tipo si chiamano Interest rate swap). L’intenzione della società era quella di avere una copertura che la proteggesse, in caso di rialzo dei tassi, da ripercussioni sui mutui che aveva acceso con un’altra banca. Tuttavia quella che per l’azienda lecchese avrebbe dovuto essere una garanzia non solo non ha funzionato ma, anzi, ha generato perdite.

Auchan avvia mobilità


[I regimi che reprimo la libertà di parola, perché le verità che essa diffonde sono per loro gravose, fanno come i bambini che chiudono gli occhi per non essere visti. Karl Ludwig Börne] La catena di ipermercati Auchan (11.422 dipendenti in 51 sedi in Italia) ha avviato le procedure di mobilità per circa 1.500 addetti. In Sicilia la società conta 1.137 dipendenti in sei punti vendita - Palermo, Carini (Pa) Melilli (Sr) e tre in provincia di Catania - e i posti di lavoro a rischio sono 267. I sindacati hanno proclamato per il 9 maggio una giornata di sciopero in tutta Italia. Lo rende noto la segretaria regionale siciliana della Uiltucs, Marianna Flauto.
 

domenica 26 aprile 2015

Apt di Crotone si mobilita la chiesa

[L'acqua e ra morte su' arriati 'a porta. L'acqua e la morte sono dietro la porta. Detto popolare calebrese] “La vicenda dell'Aeroporto Sant'Anna rischia di risolversi in un nuova delusione per Crotone ed i territori limitrofi” e, per questo motivo, la “Chiesa del crotonese, che riconosce nel diritto alla mobilità uno dei cardini dello sviluppo sociale, economico e spirituale” sollecita la comunità ad un maggiore impegno da sostanziare in “forme di azionariato popolare al quale - dice l'Arcidiocesi - la Chiesa di Crotone assicurerà anche il proprio impegno di partecipazione”. “C’è la concreta volontà da parte dell’Enac di voler accompagnare e consentire, per l’aeroporto S.Anna di Crotone, l’esercizio provvisorio che potrà essere prorogato per ulteriori sei mesi”. È quanto si legge in un comunicato del direttore generale dello scalo, Marcella Maggiori. Questa mattina, nei locali dell’Enac a Roma – riporta la nota – si è svolta una riunione convocata con urgenza dopo la sentenza di fallimento emessa dal tribunale di Crotone, e per analizzare le esigenze della infrastruttura soprattutto riguardo all’esercizio provvisorio richiesto dal tribunale che scade il 30 aprile. Alla convocazione di oggi hanno risposto i due curatori fallimentari, Sorrentino e Rusciano, il direttore generale dell’Aeroporto Sant Anna, Marcella Maggiori, accompagnati dal deputato Nicodemo Oliverio, che hanno incontrato i massimi vertici dell’Enac. Oltre al vice direttore generale, infatti, erano presenti anche tutti i direttori dei diversi settori. Questa volontà, però, ha scandito l’Enac insieme ai curatori fallimentari, deve essere accompagnata dal versamento urgente da parte dei soci e degli Enti Locali di tutte quelle risorse finanziari utili al finanziamento della gestione dell’esercizio provvisorio. Così facendo si può rimettere in piedi anche tutto l’iter riguardante la certificazione aeroportuale sia come gestore che come handler”.

Pentagono apre a Silicon Valley

[Lana e filu, amara chi 'un ne fila. Lana e filo, infelice chi non fila.  Frase calabrese] Non solo computer e startup. Adesso anche il Pentagono sta pensando di aprire una sede nella Silicon Valley con l'intento di finanziare progetti tecnologici e così sviluppare le armi del futuro. La decisione - spiega il dipartimento della Difesa - nasce dall'esigenza di creare in fretta e in modo meno costoso armamenti avanzati e allo stesso tempo evitare che la Cina possa superare gli Stati Uniti. Il segretario alla Difesa americano, Ash Carter, presenterà il piano del Pentagono nel corso di un discorso alla Stanford University. La sua visita di tre giorni alla Silicon Valley include anche incontri con manager di Facebook e a una tavola rotonda con possibili investitori. La mossa del Pentagono segue quella di centinaia di altre aziende americane (dai produttori di auto alle banche) per poter aver un accesso più diretto alla tecnologia prodotta dalle startup californiane. Ma molte aziende e venture-capital sono preoccupati dall'accesso del Pentagono, soprattutto per il timore di cadere nella rete della burocrazia e per l'assenza di un budget ben definito.  L'ufficio del Pentagono potrebbe aprire in un mese, a Moffett Field, e dovrebbe avere 15 impiegati. Questo mentre anche il dipartimento della Sicurezza interna pensa di aprire una sede nella Silicon Valley. Non è la prima volta che il dipartimento della Difesa vuole avere un ruolo fondamentale all'interno della comunità tecnologica: negli anni '70 finanziò la ricerca sui microprocessori che furono usati per creare armi di precisione e successivamente impiegate per lo sviluppo dei computer.

RAID ISRAELIANI CONTRO TERRORISTI

[Il campanile non migliora la cornacchia. Detto toscano] L'aviazione israeliana ha colpito un gruppo di “4 terroristi” che dalla Siria erano entrati in territorio israeliano e si apprestavano a lasciare un ordigno esplosivo nei pressi del monte Dov nel Golan. Lo riferiscono media israeliani citando conferme ufficiali. Israele ha attaccato la notte scorsa obiettivi siriani e di Hezbollah al confine tra Siria e Libano. Lo riferisce al Jazeera citata dai media israeliani. Secondo fonti dalla tv araba, l'attacco avrebbe coinvolto due brigate dell'esercito siriano con armi strategici e missili a lunga gittata.  Nei due raid aerei israeliani è stato colpito la notte scorsa un “deposito di armi” dell'esercito siriano nei pressi del confine con il Libano, riferisce la televisione Al Hadath, affiliata ad Al Arabiya. Gli attacchi sono avvenuti nella regione del Qalamun, a Nord-Ovest di Damasco. Da quando è cominciata la guerra civile in Siria, nel 2011, gli israeliani hanno più volte compiuto attacchi su depositi di missili o mezzi che li trasportavano verso le basi in Libano delle milizie sciite Hezbollah, alleate di Damasco e di Teheran che combattono in Siria al fianco delle forze lealiste. Secondo Al Hadath, un convoglio è stato attaccato anche mercoledì dall'aviazione di Israele.

sabato 25 aprile 2015

Proposta indecente della Gh Palermo

[Xe par la boca che se scalda el forno. Frase veneta] Entro la fine del mese  la Gh di Palermo avrebbe convocato, informalmente, i 37 ex part time vincitori di causa per tentare di trovare un accordo. Inutile dire che l'accordo è esclusivamente a vantaggio dell'azienda e non del lavoratore. A fronte della somma quantificata dal perito del tribunale che stabilirebbe una somma che oscilla tra 17 -22 mila euro più le spese legali la Gh vorrebbe proporre circa cinquemila euro e non ne parliamo più. Gh ovviamente in caso di un rifiuto ricorrerebbe in appello e se il caso anche in cassazione, pur di non pagare subito. L'avvocato Minutella ha detto chiaramente ai suoi assistiti  che lei è contraria a qualsiasi tipo di accordo ... Poi, loro sono liberi di scegliere. Dal 2010 i part time chiedono giustizia e ora che giustizie è fatta dovrebbero accordarsi? Per anni padri di famiglia hanno lavorato per 4 ore al giorno  portando a casa un salario al di sotto della sopravvivenza.  Una  situazione difficile da risolvere, che vede dei lavoratori vincitori di una causa da una parte,  che si devono confrontare con l'azienda che a Punta Raisi detiene il 96% del volato di linea. Una volta si diceva che le sentenze si subiscono, ma che a subire le sentenze debba essere chi la causa l'ha vinta questa è nuova. La Gh a Palermo vuole mettere persone in mobilità, in solidarietà, ha applicato la clausola sociale prendendo 22 dipendenti dalla concorrente Pae Mas (gruppo AviaPartner). Non solo ma si appresterebbe ad assumere 42 stagionali del bacino storico. Tutto è permesso alla Gh Palermo ... E allora, la tanto conclamata crisi esiste solo per in 37 vincitori di causa?

Atene sa che il tempo sta scadendo

[Xe on bravo can el can che furfa par elo.  Detto veneto] Sulla Grecia "bisogna fare di più, c'è il senso d'urgenza, i greci sanno che il tempo sta finendo, ma aprile ancora non è finito": così  il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem.  "I progressi non sono sufficienti, il negoziato deve proseguire, la migliore opzione è concludere il programma, è importante che la Grecia acceleri e cominci ad attuare le riforme": così il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis. Sulla Grecia "non ci aspettiamo risultati definitivi a questa riunione": lo ha detto il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan entrando all'Eurogruppo. Surreale l'Italia parla dei problemi della Grecia, ma chi parlerà mai dei nostri. "Sulla Grecia stiamo continuando ad avere una discussione che sarà fruttuosa". Le discussioni sulla Grecia "non sono avanzate a sufficienza, oggi ascolteremo un rapporto sullo stato delle cose e diremo che il tempo ha un limite": così il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. "Il messaggio oggi è che bisogna accelerare, i progressi vanno troppo lenti, c'è un senso di urgenza": lo ha detto il commissario agli affari economici Pierre Moscovici.  "Deve essere fatto di tutto per evitare" il default dei pagamenti della Grecia. Così la cancelliera Angela Merkel, al termine del vertice Ue dove ha incontrato in bilaterale il premier greco Alexis Tsipras, a chi le chiedeva, viste le casse ormai quasi vuote di Atene, del rischio default del paese ellenico. Parte del problema nel negoziato con Atene è rappresentato dall'interlocutore dell'Eurogruppo, cioè il ministro Yanis Varoufakis, che perde sempre di più la fiducia dei colleghi. Cresce la frustrazione dei ministri nei confronti del responsabile greco delle finanze che continua a "non fare interventi ma vere e proprie lezioni". Dopo tutto è un professore universitario, l'unica cosa che sa fare bene dare lezioni a studenti che in Europa sono sempre più distratti. Tale è la sfiducia, che l'Eurogruppo ha comunicato l'esito della riunione direttamente al premier Tsipras, 'bypassando' Varoufakis, "per assicurarsi che il messaggio arrivi corretto". Un perditempo, un giocatore d'azzardo, un dilettante sarebbe stato definito il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis da alcuni suoi colleghi all'Eurogruppo di Riga, per il modo con cui sta portando avanti le trattative con i creditori internazionali.  "Il tempo sta finendo, la rapidità è essenziale": è l'ultimatum alla Grecia del presidente della Bce Mario Draghi al termine dell'Eurogruppo, spiegando di condividere quanto affermato dal presidente dell'Eurogruppo Dijsselbloem (Atene sa che il tempo sta scadendo).

Le nuove guerre remote

[Xe mejo avere sete busi in testa che sete piati de minestra. Detto Veneto] Il drone utilizzato per il raid che a gennaio al confine tra Pakistan e Afghanistan è costato la vita a Giovanni Lo Porto è quasi sicuramente la versione armata del Predator, la B/MQ-9 'Reaper' ('Mietitore'), dotata di un massimo di tre missili aria-terra anti-carro 'Hellfire'. Si tratta in effetti dello stesso drone di cui è ipotizzato l'impiego in questi giorni per colpire e affondare i barconi dei trafficanti di esseri umani in Libia. Costruito dalla General Atomics Aeronautical Systems, questa versione del Predator ha appena raggiunto il traguardo - il 16 marzo scorso - del milione di ore di volo, il 90% delle quali in missioni di guerra, secondo quanto riporta la pubblicazione specializzata Jane's. Un numero pari a un terzo del totale dell'intera flotta di tutte le versioni Predator e che aumenta al ritmo di 22 mila ore al mese. L'aereo a pilotaggio remoto Predator B/MQ-9 è una versione più grande del suo predecessore, l'RQ-1, originariamente progettato solo per la sorveglianza a lunga autonomia ed a elevate altitudini. Costa circa 17 milioni di dollari ad unità, ha un propulsore turboelica da 950 Hp, un'apertura alare di 20,1 metri, è lungo 10,8 metri ed alto 3,8. Può raggiungere una velocità massima di 450 km/h e
un'altitudine operativa di 15.000 metri circa, con una autonomia di circa 30 ore. Dotato di sensori e dispositivi ottici molto sofisticati, può registrare e ritrasmettere in tempo reale immagini ad alta definizione. La telecamera all'infrarosso può identificare lo spettro di calore di una persona da grandi altezze. Il 'Reaper' viene pilotato da remoto, via satellite, e l'equipaggio 'a terra' (ma la postazione può essere anche imbarcata su un aereo da trasporto come il C-130) è composto da un pilota e uno o più specialisti che si occupano dei sensori e del carico bellico. Quest'ultimo, di circa 340 kg, può essere di 2-3 missili Hellfire oppure di bombe a guida laser. Ma c'è anche chi parla di missili antiradar e aria-aria di ultima generazione. Anche se Cia e Pentagono hanno cominciato a sperimentare aerei a pilotaggio remoto negli anni Ottanta, i Predatori sono arrivati solo nel 1996 e quelli armati sono stati usati in missione solo dopo il 2001. Da allora sono stati impiegati nei Balcani, in Afghanistan, Iraq, Pakistan, Yemen, Libia e Somalia. Finora sono stati costruiti circa 230 Predator B/MQ-9. Le versioni armate sono in forza solo a Usa e Gran Bretagna; l'Italia ne ha 12, in versione ricognizione ma 'aggiornabile', la Francia 6, mentre Australia e Olanda starebbero per acquistarli. I raid dei droni 'Predator' lanciati dalla Cia americana colpiscono sistematicamente basi e militanti dei gruppi antigovernativi in Pakistan, ma anche in Afghanistan, almeno dal 2005, e sono stati sempre più  mirati negli ultimi anni. Stime non ufficiali, come quella riferita dal Portale Terrorismo dell'Asia del Sud (www.satp.org), sostengono che i velivoli senza pilota statunitensi hanno compiuto in undici anni almeno 310 operazioni in Pakistan, con un bilancio di 2.747 morti (al 12 aprile 2015). La quasi totalità  di questi attacchi si  concentrata nei territori tribali pachistani ed in particolare nei Waziristan del Nord e del Sud, dove i militanti del Tehrek-e-Taliban Pakistan (TTP) e di Lashkar-e-Jhangvi, ma anche i talebani afghani del Mullah Omar e i miliziani della temibile Rete Haqqani, vicina ad Al Qaida, hanno trovato rifugio. Tutta questa attività aerea americana e' stata tuttavia sempre contestata, più o meno decisamente, dal governo del Pakistan che ha sottolineato come i raid fossero "un grave rischio per la popolazione civile" e come costituissero "una violazione dell'integrità  territoriale del Pakistan". Comunque, nel momento in cui le forze di sicurezza pachistane hanno lanciato nel giugno dello scorso anno l'operazione 'Zarb Azb' nel Waziristan settentrionale, le operazioni dei droni americani si sono concentrate via via sulle frange più  pericolose del terrorismo nascoste nelle
montagne del Pakistan a ridosso dell'Afghanistan, ed in particolare contro i militanti di Al Qaida nel Subcontinente indiano (Aqis).Ed appena una decina di giorni fa i responsabili di Aqis in Pakistan hanno diffuso un audio messaggio in cui hanno ammesso che in attacchi di droni il 5 gennaio (nel Nord Waziristan a Datta Khel) ed il 15 (nella sottodivisione di Ladha nel Sud Waziristan) erano morti il 'numero due' del movimento, Ustad Ahmad Farroq e il responsabile per l'Afghanistan, Qari Imran. Dall'inizio dell'operazione 'Zarb Azb', si sottolineava, "dieci degli undici raid di droni hanno avuto come obiettivo Al Qaida", con un bilancio di ben "50 militanti uccisi". Amnesty International da sempre denuncia l'utilizzo degli aerei senza pilota, sottolineando che i raid "possono costituire un crimine di guerra". Nel rapporto dal titolo "Sarò  io il prossimo?", l'organizzazione ha condannato l'uccisione indiscriminata dei civili e afferma che gli Stati Uniti dovrebbero rispettare il diritto internazionale, indagando a fondo la connessione tra le persone uccise e ferite dagli attacchi dei droni. La "seria preoccupazione" e'    che tali episodi abbiano "violato il divieto all'arbitraria privazione della vita e possano costituire crimini di guerra o esecuzioni extragiudiziali". La triste fine di Mamana Bibi -  nonna 68enne del villaggio di Ghundi Kala, in Pakistan,  uccisa mentre era nell'orto a raccogliere verdura da un razzo sparato da un drone americano - ha smosso le coscienze. L'amministrazione Obama - va detto - ha ridotto  il programma di attacchi con i droni in Pakistan, limitandolo a una breve lista di terroristi di alto livello, tra cui il numero uno di Al Qaida, Ayman al Zawahri. Si tratta di una mossa dettata da questioni logistiche, ma anche dalla necessità di non intralciare il dialogo tra il governo pachistano e i talebani di Tehrek-e-Taliban Pakistan (Ttp), che proprio oggi ha preso il via in un luogo segreto di Islamabad. Quando le forze Usa si ritireranno dal vicino Afghanistan, dove sono di base i micidiali aerei senza pilota, scrive oggi il Wall Street Journal citando fonti dell'amministrazione, di intelligence e militari. La "kill list" della Cia, ovvero la lista degli obiettivi da eliminare, verrà dunque d'ora in avanti gestita in maniera diversa: non sarà più aggiornata con nuovi nomi ogni volta che se ne depenni uno, come avvenuto finora. E questo "ci permetterà di portare a conclusione il programma", ha detto un funzionario citato in forma anonima dal Wsj. Nella "kill list" c'è una ventina di personalità, tra cui al-Zawahri, che quando Osama bin Laden è stato ucciso da un commando di Navy Seal in Pakistan, nel 2001, ne ha preso il posto alla guida di Al Qaida. Se Zawahri e i suoi fidati luogotenenti vengono eliminati, "di fatto si può chiudere il programma" con i droni, ha detto un alto funzionario Usa.

venerdì 24 aprile 2015

INPS NON PAGA LA CIG

[Xe pì fadiga far la guardia a na fémena che a on saco de polde.  Detto veneto] Il principale ostacolo al raggiungimento di un accordo tra Meridiana e i sindacati è l'Inps. L'ente previdenziale, scrive La Nuova Sardegna, non ha ancora rimborsato 10 milioni di euro all'azienda che si trova dunque impossibilitata ad anticipare la cassa integrazione. Essendo disposti a raggiungere un'intesa sia l'Aga Khan che i sindacati, la palla passa nelle mani del Governo che può obbligare l'Inps al saldo del debito. Nel frattempo le trattative proseguono, con i sindacati che hanno presentato due richieste ben precise: blocco delle esternalizzazioni di alcune attività (voli, manutenzioni, call center) e nessun licenziamento di personale in cassa integrazione (se non per volontà dei diretti interessati o per pensionamenti). "La nostra priorità è che l'azienda anticipi la cassa - dicono dai sindacati -. Se non ci sarà questo, non firmeremo nessun accordo. Ci aspettiamo poi che l'azienda accolga gli altri due punti". Debutta il prossimo 3 giugno il nuovo volo Napoli-San Pietroburgo di Meridiana. Si tratta del ventesimo collegamento attivato dalla compagnia dall'aeroporto di Capodichino e verrà operato con una frequenza settimanale su Boeing 737. Viene confermata la partnership con S7 Airlines, già attiva sul collegamento diretto Napoli-Mosca. "Questo nuovo volo completa l'offerta sulla Russia - dichiara Andrea Andorno, direttore commerciale di Meridiana -. Il mercato russo ha un forte potenziale di crescita e ha dimostrato di apprezzare l'offerta turistica di qualità, sia balneare che culturale, che la Campania offre. Con questo nuovo volo inoltre saremo i primi a offrire a tutto il Sud Italia un volo diretto fra Napoli e San Pietroburgo, destinazione di grande pregio e da sempre meta turistica molto apprezzata dagli italiani".

Jobs act, a marzo +92.000 contratti

[Xe mejo 'vere el capelo a busi che le scarpe a tochi. Detto diviliano]  A marzo  l'attivazione dei nuovi contratti di lavoro nel complesso, ad eccezione del lavoro domestico e della PA, sono state 641.572 a fronte di 549.273 cessazioni. Il saldo attivo è di oltre 92.000 unità. Sono i dati delle comunicazioni obbligatorie del ministero del Lavoro. Il 6 marzo è entrato in vigore il contratto a tutele crescenti. I contratti a tempo indeterminato attivati sono stati 162.498 (quasi 54.000 in più su marzo 2014) a fronte di 131.128 contratti cessati. I rapporti di lavoro a tempo indeterminato quindi, quelli per i quali è prevista la decontribuzione triennale dalla legge di stabilità hanno avuto un saldo attivo di oltre 31.000 unità. A marzo 2014 mentre il saldo complessivo di tutte le tipologie contrattuali era stato positivo per oltre 61.000 unità (620.032 attivazioni a fronte di 558.366 cessazioni) era stato invece negativo per i contratti a tempo indeterminato (36.000 in meno con 144.839 cessazioni a fronte di 108.647 attivazioni). I dati, che sono al netto del lavoro domestico e della pubblica amministrazione, precisa il ministero, sono da considerarsi provvisori. A marzo le retribuzioni orarie restano ferme rispetto al mese precedente e aumentano dell'1,0% nei confronti di marzo 2014. Lo rileva l'Istat precisando che la variazione è nulla per i dipendenti pubblici, a causa del blocco dei contratti della pubblica amministrazione, mentre per il settore privato c'è una crescita tendenziale dell'1,5%. Gli aumenti maggiori sono per le telecomunicazioni (3,5%), la gomma, la plastica e la lavorazione minerali non metalliferi (3,3%) e l'energia e i petroli e le estrazioni minerali (3,0%). Continuano ad aumentare a marzo i mesi di attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto. L'Istat comunica che ci vogliono in media oltre tre anni, 39,3 mesi, in decisa crescita rispetto allo stesso mese del 2014 (27,2). I contratti in attesa di rinnovo sono 40 e riguardano circa 7,3 milioni di dipendenti, di cui 2,9 milioni nel pubblico impiego. Significa che ha il contratto scaduto oltre un lavoratore dipendente su due (56,9%). A marzo non sono stati recepiti nuovi accordi e nessuno è scaduto.


Bond da 400 milioni per Alitalia

[Xe inutile cargare el s'ciopo senza balini. Detto veneto] Alitalia si appresta a emettere obbligazioni fino a 400 milioni di euro. Come scrive Milanofinanza.it, l'operazione sarà strutturata tramite mini-bond per essere lanciata entro il 30 giugno. La prima emissione obbligazionaria del nuovo corso con Etihad ha ricevuto approvazione dal cda della newco, rientrando nell'ambito del piano Project Box. "Project Box - si legge in una nota - è volto a fornire finanziamenti cosiddetti multicurrency (plurivalutari) a medio termine a tasso fisso in favore della società, di Etihad Airways e di altre società partecipate da quest'ultima (i cosiddetti equity partners)". Le obbligazioni non sono convertibili in azioni e a emetterle sarà Alitalia Sai, collocandole nel segmento corporate standard del terzo mercato di Vienna. Alitalia esce dall'Aea. È quanto ha comunicato oggi la compagnia all'Association of European Airlines, come si legge su fonti di stampa. La compagnia motiva la sua scelta con il fatto di ritenere che "le compagnie aeree europee possono avere successo nel mercato globale solo accettando le sfide della liberalizzazione, sviluppando nel contempo investimenti, posti di lavoro e nuovi servizi per i consumatori globali. L'approccio radicalmente diverso portato avanti da altre compagnie aeree aderenti all'Aea ha portato Alitalia ad assumere tale decisione".

mercoledì 22 aprile 2015

Lo squalo Murdoch non molla

[I mariti italiani per comprare la pelliccia alla moglie spendono più di tutti i loro colleghi europei. Poveri, ma pelli. Indro Montanelli] Lo squalo torna a mostrare i denti: Rupert Murdoch scende nell'arena della campagna elettorale britannica e ordina ai suoi giornali - scrive l'Independent - di alzare il tiro contro il partito laburista guidato da Ed Miliband, nel timore che un futuro governo a guida labour possa tentare di costringerlo a smembrare l'impero mediatico News Corp che nel Regno Unito controlla Sun, Times e Sunday Times.
 La storia si ripete per Rupert Murdoch. A 83 anni suonati, l’instancabile “squalo” australiano dei media mondiali dovrà sudarsi la conquista della Time Warner, che controlla la prima rete di informazione al mondo con un servizio attivo 24 ore su 24, la Cnn. Del resto era già accaduto nel 2007 nel corso della durissima trattativa con la famiglia Bancroft che lo portò alla conquista della roccaforte dell’informazione economico-finanziaria globale, il Wall Street Journal, per la stratosferica cifra di 5,6 miliardi di dollari. Rupert Murdoch sarebbe disposto a offrire piu' di 85 dollari per azione per acquistare Time Warner. Lo riporta l'agenzia Bloomberg citando alcune fonti, secondo le quali Murdoch sarebbe determinato all'acquisizione anche se la proposta iniziale è stata rifiutata. Rupert Murdoch ha già presentato un'offerta da 80 miliardi di dollari per Time Warner ma è stata rifiutata, secondo quanto riportato dal New York Times. Murdoch avrebbe presentato l'offerta agli inizi di giugno, valutando Time Warner 85 dollari per azione. L'offerta è stata rifiutata dopo che l'amministratore delegato di Time Warner Jeff Bewkes l'ha presentata al consiglio di amministrazione. Secondo quanto riportato dal New York Times, 21st Century Fox ha proposto di vendere Cnn per allentare i possibili timori dell'antitrust. Una vendita che avrebbe aperto una battaglia fra ABC e CBS. L'offerta sarebbe stata in contati e azioni.
 Dal canto suo Murdoch, secondo le ultime indiscrezioni, sta valutando un’offerta al rialzo che includerebbe anche la concessione di posti in consiglio di amministrazione per gli investitori di Time Warner. Non è ancora chiaro di quanto posti si tratterebbe, ma l’apertura del tycoon punta a smorzare parte delle critiche che gli vengono rivolte. Un confronto fra le due società – riportava l’agenzia di stampa americana Bloomberg – non appare in ogni caso facile: a separarle un divario culturale che rende le trattative in salite. Da un lato Murdoch con una società “familiare” e che contribuisce al partito repubblicano. Dall’altra parte Time Warner e il suo amministratore delegato, Jeff Bewkes, che guida invece una società ad azionariato diffuso che sostiene il partito democratico. Per tacere del confronto Cnn-Fox News. Murdoch di recente avrebbe cercato di avere contatti con Bewkes, invitandolo a cena per discutere un possibile accordo. Il manager finora ha rifiutato per timore che la cena venga resa pubblica come un segnale del suo favore a un accordo.

martedì 21 aprile 2015

Tim Cook dona i suoi averi

[Più della libertà ho aspettato il minuto bollente in cui quattro labbra sospendono il respiro e si mischiano per gustare sé stesse attraverso altre due e si confondono per appartenersi. Erri de Luca] Secondo la rivista americana Fortune, Tim Cook ha intenzione di donare i suoi averi in beneficenza dopo aver provveduto a tutte le spese per l'educazione di suo nipote di 10 anni. L'ad della Apple spiega di aver già cominciato a fare donazioni e di voler dedicarsi allo sviluppo di un approccio filantropico sistematico. Secondo la rivista americana, la fortuna di Cook ammonterebbe a circa 785 milioni di dollari tra le sue partecipazioni in Apple e le azioni vincolate. Steve Jobs l'avrebbe odiata, ma questo non ha impedito ad Apple di assicurarsi una tecnologia ad hoc. Si tratta di una “penna” per gli schermi dei dispositivi “touch”. La società di Cupertino, secondo quanto riportato da Business Insider, avrebbe depositato un brevetto già nel 2011 (l'anno della scomparsa di Jobs) e un altro nel 2013. Di entrambi si è avuta notizia solo di recente. Un simile accessorio, per scrivere o cliccare su opzioni, è sfruttato da rivali come Samsung e Microsoft. Il brevetto del 2011 afferma che il tipo di sensore cui l'azienda sta lavorando “può significativamente migliorare” la sensibilità di una penna “tech” senza incorrere in costi aggiuntivi. Un progetto che il padre della Mela Morsicata però non avrebbe gradito. Durante una conferenza nel 2007 Jobs affermò pubblicamente che “nessuno vuole una penna”. Ad ogni modo, anche se non è detto che l'idea brevettata si trasformi in prodotto commerciale, Business Insider sottolinea che Apple ha presentato anche un secondo brevetto ad hoc, datato 2013. Secondo l'analista Ming-Chi Kuo, un accessorio simile potrebbe vedere la luce nel secondo trimestre di quest'anno, non da abbinare all'iPhone ma piuttosto ad iPad più grandi. Per Apple non si tratterebbe di una prima volta: l'azienda incluse una stilo con il palmare Apple Newton, uno dei flop più noti di Cupertino lanciato nel periodo in cui Steve Jobs era uscito dalla compagnia. Il prodotto non decollò e fu “cancellato” nel '98.

Potrebbe morire al-Baghdadi

[Il non senso della vita: quello che non ho e come dice De Andrè quello che non mi manca. Erri de Luca] Il califfo al-Baghdadi, leader dell'Isis, è rimasto gravemente ferito, lo scorso marzo, sotto le bombe di uno dei raid condotto dalla coalizione a guida Usa impegnata contro i jihadisti in Siria e Iraq. Lo riferiscono fonti citate in esclusiva dall'edizione online del Guardian britannico. Il Guardian cita una fonte accreditata di collegamenti con gruppi terroristici in Iraq secondo la quale il ferimento di Baghdadi risale a marzo e avrebbe messo in pericolo la sua vita. La stessa fonte precisa peraltro che il califfo “si sta ora lentamente riprendendo” anche se non ha riguadagnato il controllo dell'organizzazione a livello operativo quotidiano. Un diplomatico occidentale e un funzionario iracheno hanno confermato al giornale britannico che il 18 marzo in effetti un raid ha preso di mira un convoglio sospetto di tre veicoli nella zona di al' Baaji, nel distretto iracheno di Ninive vicino al confine con la Siria. Il diplomatico ha sottolineato che le forze della coalizione non erano comunque certe che a bordo di una delle vetture ci fosse Baghdadi, mentre l'ufficiale iracheno Hisham al-Hashimi ha affermato di aver appreso fin da allora che il califfo fosse stato ferito con persone del suo seguito. Due precedenti informazioni sul possibile ferimento di Baghdadi si erano poi rivelate infondate nel novembre e nel dicembre scorsi. Sulla sua testa gli Stati Uniti hanno messo una taglia di 10 milioni di dollari. Secondo il Time è “l'uomo più pericoloso al mondo”. Ecco chi è Abu Bakr al Baghdadi, il Califfo nero dello Stato islamico (Isis), leader di decine di migliaia di miliziani qaedisti, che stanno mettendo a ferro e fuoco l'Iraq centro-settentrionale e la Siria. In realtà, del nuovo Bin Laden che terrorizza l'America si sa ben poco: è nato da una famiglia sunnita nel 1971 a Samarra. Il nome di battesimo è Awwad al Badri. L'epiteto attuale è composto dal nome di uno dei primi quattro califfi dell'Islam con l'aggiunta dell'origine geografica della città dove è cresciuto: Baghdad. I suoi agiografi su internet lo descrivono come “discendente dal profeta Maometto”, requisito necessario nel curriculum di ogni leader islamico che si rispetti. La carriera di quello che Le Monde ha definito “il nuovo Bin Laden” comincia alla periferia di Baghdad all'ombra dell'invasione anglo-americana del 2003. L'allora 32enne Awwad forma un gruppuscolo armato e si unisce alle formazioni jihadiste. Nel 2005 finisce nelle mani dei soldati americani. E passa quattro anni in una prigione nel sud della capitale: una circostanza che gli darà notorietà e legittimità. Ma anche una invidiabile rete di contatti nell'ambiente qaedista. Quando il 18 aprile del 2010 l'allora capo dello Stato islamico dell'Iraq - Abu Omar al Baghdadi - viene ucciso, i vertici della piattaforma nominano responsabile del gruppo Abu Bakr, da poco tornato in libertà. Un mese dopo, il 16 maggio, è proprio il nuovo leader ad annunciare la sua alleanza con al Qaida, guidata da Ayman al Zawahiri. Da allora Baghdadi comincia di fatto a sfidare l'autorità del medico egiziano, successore di Bin Laden (ucciso nel 2011) e rintanato sulle montagne tra Pakistan e Afghanistan. L'azione terroristica dello Stato islamico riprende vigore e il gruppo si stabilisce nella turbolenta regione di al Anbar, nelle regioni desertiche a ridosso del confine siriano. Con l'inasprirsi della guerra siriana nel 2013 e con il ritiro improvviso delle truppe del presidente Bashar al Assad dalle zone di Raqqa e dall'est di Dayr az Zor, alla frontiera con l'Iraq, per gli uomini di Baghdadi è un gioco da ragazzi risalire l'Eufrate e prendere Raqqa: quasi senza colpo ferire, proprio come è successo poi con Mosul. Nell'aprile del 2013 Baghdadi rompe con al Qaida centrale e dichiara di avere una propria politica autonoma e fa uccidere in Siria l'arbitro inviato da Zawahiri per dirimere i contrasti con i qaedisti siriani. Forte di successi militari ancora inspiegabili contro eserciti descritti come i più potenti della regione, il credito di Baghdadi conquista ormai i cuori di migliaia di giovani disadattati di mezzo mondo in cerca di una ragione per vivere e morire. 

Gli scappati hanno i patrimoni intatti


[Gli uomini hanno bisogno di qualche attività esterna perché sono inattivi dentro. Schopennhauer] Gli “scappati”, i mafiosi esiliati oltreoceano dai corleonesi dopo la prima guerra di mafia, hanno ancora i loro patrimoni intatti. Nessun sequestro, infatti, ha scalfito i tesori accumulati durante gli anni Settanta con il traffico internazionale di droga. Per una ragione semplice: Inzerillo, Bontate e tutti gli altri furono uccisi nel 1981, prima dell'entrata in vigore della legge La Torre. Così, chi è sopravvissuto allo sterminio dei corleonesi ha potuto mettere al sicuro i tesori di famiglia, prevalentemente all'estero. Con l'arrivo a Palermo degli “scappati”, potrebbero essere tornati molti di quei soldi. Per nuovi investimenti, ancora tutti da scoprire. Matteo Inzerillo, coinvolto negli anni Novanta nell'inchiesta Iron Tower, su un traffico di droga fra la Sicilia e gli States, cercava di fare una vita riservata. Un centro sportivo per i bambini di San Martino nella villa del boss. È quanto ha intenzione di realizzare il Comune di Monreale su una proprietà confiscata a Giovanni Marcianò. Il ministero delle Finanze, attraverso la Regione, ha disposto l'assegnazione del bene al Comune e ha richiesto la destinazione d'uso. Così l'amministrazione ha reso noto che intende realizzarvi una colonia aperta tutto l'anno destinata ai ragazzi della frazione. La struttura confiscata si trova in contrada Montepietrone. Si tratta di una villa a due piani con annessi magazzini e di una piscina con intorno un giardino di circa mille metri quadrati. Nello stesso provvedimento di confisca è compreso anche un appartamento a Palermo che verrà destinato ad alloggio di servizio per appartenenti alle forze dell'ordine. Per la villa di Montepietrone è pronto un progetto per la trasformazione in centro sociale con attrezzature sportive. “È il modo migliore - sostiene il sindaco - per privare Cosa nostra del proprio patrimonio e restituirlo alla collettività in termini di beni e servizi”. Il provvedimento di sequestro di beni a carico di Giovanni Marcianò risale al 1995, su proposta dell'allora questore Arnaldo La Barbera. Oltre all'appartamento di Palermo e alla villa di Monreale, il sequestro riguardò anche conti correnti e titoli, presso un'agenzia della Banca di Roma di Palermo e presso l'agenzia di Boccadifalco della Cassa rurale di Monreale. Considerato affiliato alla “famiglia” di Boccadifalco e condannato per associazione mafiosa, Marcianò fu chiamato in causa anche dal pentito Giovanni Drago. Quest'ultimo rivelò che un ladro di appartamenti era stato ucciso per avere rubato in casa del boss.

In aumento unità US Navy nel golfo Persico


[La prudenza cominciava da dove si poggiavano i piedi e proseguiva fin dove si posavano gli occhi. Era meglio non vedere tutte le cose della strada. Erri de Luca]L'intervento militare a guida saudita nello Yemen porterà soltanto disgrazie agli aggressori. Lo ha detto il presidente iraniano Hassan Rohani, alla cerimonia per la Giornata nazionale dell'esercito. Esercito da cui altri dovrebbero prendere esempio, ha detto, e non attaccare “bambini innocenti e anziani nello Yemen”. Quanto alle forze armate iraniane, sono una forza di pace per la regione, ha sottolineato, e le navi della Marina militare (nel Golfo persico) non devono preoccupare. Gli Stati Uniti rafforzano in maniera significativa la presenza di loro navi da guerra davanti alle coste dello Yemen: nelle ultime ore la portaerei USS Theodore Roosevelt e l'incrociatore USS Normandy si sono andate ad affiancare ad altre sette unità americane che già incrociano nel braccio di mare che comprende il Mare Arabico, il Golfo di Aden, lo Stretto di Bab-el-Mandeb e il Mar Rosso meridionale. Lo ha reso noto la US Navy con un comunicato, in cui si afferma genericamente che la Roosevelt e la Normandy “si sono unite ad altre forze Usa impegnate a condurre operazioni di sicurezza marittima”. Altre fonti della Marina protette dall' anonimato hanno però affermato che le navi militari Usa sono pronte ad intercettare eventuali navi iraniane che cerchino di consegnare armi ai ribelli sciiti Houthi che hanno rovesciato il governo yemenita, hanno preso il controllo di Sanaa e combattono in diverse zone dello Yemen. 
Di fatto la stessa missione delle unità militari della coalizione anti-Houthi guidata dall'Arabia Saudita che a loro volta incrociano nella zona. La US Navy non fa cenno a questo nel comunicato. Si limita ad affermare che la Marina Usa ha “aumentato la sua presenza nella zona in seguito all'attuale situazione nello Yemen”. Però precisa che “lo scopo di queste operazioni è di assicurare che le vitali vie di trasporto marittimo rimangano sicure e aperte”, e che “gli Stati Uniti rimangono impegnati con i loro partner regionali a mantenere la sicurezza in campo marino”. Gli Usa forniscono inoltre alla forza a guida saudita sostegno logistico e di intelligence. Si fanno dunque sempre più affollate, e pericolose, le acque davanti alla costa yemenita, dove un paio di settimane fa anche l'Iran ha inviato un cacciatorpediniere e una nave appoggio, con lo scopo, ha precisato il comandante della Marina iraniana Habibollah Sayyari, di garantire la sicurezza delle navi e degli interessi della Repubblica islamica nello strategico Golfo di Aden, solcato da mercantili e petroliere. Così come si fa sempre più esplosiva e sanguinosa la situazione nello Yemen, dove proseguono i raid aerei contro i ribelli sciiti Houti condotti dalla coalizione a guida saudita, giunti ormai oltre la quarta settimana. Oggi i dintorni della capitale Sanaa sono stati scossi da una forte esplosione che ha mandato in frantumi le finestre di molte case e provocato una gigantesca nuvola di fumo. A quanto risulta, è stata provocata da jet della coalizione araba che hanno bombardato un maxi deposito di armi, dove si ritiene vi fossero missili Scud. Il bilancio, secondo fonti mediche, è di almeno 27 morti. La coalizione guidata dall'Arabia Saudita ha proclamato la fine dei bombardamenti in Yemen. Lo ha annunciato la tv di stato saudita, secondo cui il governo di Riad ritiene di aver portato a termine con successo gli obiettivi prefissati, “rimuovendo le minacce per sé e per i suoi vicini”. Le operazioni della coalizione, ha aggiunto la tv, entrano ora “nella fase politica”.

lunedì 20 aprile 2015

I sindacati di Punta Raisi vittime degli scafisti

 [Xe mèjo cavarse on ocio che magnare el vermo del fenocio. Frase veneta] Per domani era programmato uno sciopero a Punta Raisi, tutti i sindacati tranne uno avevano indetto uno sciopero che avrebbe coinvolto tutte le maestranze della Gesap e, di conseguenza, portato il caos in apt. Ma, probabilmente, visto che nessuno avrebbe scioperato ma addirittura gli stessi iscritti (pochi, troppo pochi) ai sindacati erano pronti per eventuali mancati riposi, allora era meglio non fare niente, il rischio era di diventare la barzelletta dello scalo. Per evitare di essere ridicoli la cisl, ugl, cgil e uil hanno decisi di cancellare lo sciopero di domani in considerazione del fatto che a largo di Lampedusa era avvenuta l'ennesima strage di immigrati. Cosa hanno in comune le rivendicazioni, sicuramente pretestuose, di alcune sigle sindacali e la tragedia di vari popoli che fuggono dai loro paesi massacrati da atrocità al di là di ogni immaginazione? Una cosa,però,  in comune esiste il cattivo gusto da parte dei sindacati di strumentalizzare una reale tragedia che vede morire donne e bambini. Una caduta di stile del sindacato che dopo avere perso iscritti, idee, progettualità ... resta aggrappata all'unica certezza rimasta: il permesso retribuito sindacale.

GH-CISAL, tre 7 con il morto

 [Xe mèjo on mòcolo che 'ndare in leto al scuro. Frase veneta] La riunione che avrà luogo entro aprile a Palermo tra sindacati (tavoli separati) e Gh per discutere lo stato di crisi della società partecipata al 20% dalla Gesap nasconde alcune incognite. All'ultima riunione si era trovato un accordo di massima: 10 in mobilità (i più anziani vicini alla pensione), 40 in solidarietà volontaria e i 42 stagionali assunti part time  a tempo indeterminato. Recentemente, però, il perito nominato dal tribunale di Palermo  ha quantificato quanto Gh insieme alla Gesap dovranno dare ai 37 part time vincitori della causa che li ha fatti passare full time. Si parla di 17-22 mila a testa (circa 703.000) più le spese legali. Appresa la notizia il capo della Gh sarebbe andato dal socio di minoranza e avrebbe detto che quanto stava accadendo era frutto della  gestione Gesap  e che  il problema doveva essere risolto da chi l'aveva creato. Di contro Gesap sembra abbia risposto picche, a questo punto Il gruppo gh potrebbe  dare  incarico ai legali per fare causa alla Gesap. O in alternativa  ritornare  alla carica, visto il numero esagerato di dipendenti, per la gestione del prm (vecchio cavallo di battaglia della cisal e di Colombino). Ma la domanda sorge spontanea: quando hanno acquistato la quota da GeSAP, il gruppo GH non ha pensato di mettersi al riparo dai contenziosi esistenti? I 37, 4 stagionali , gli ex UGES . Insomma i danni potrebbero davvero essere ingenti. E se è vero che Punta Raisi viene considerato da Gh il migliore scalo del loro network, figuriamoci il resto. Dall'incontro  con i sindacati sembra che sia venuto fuori la necessità da parte della  Gh, se non ottenesse  la prm,  di  trovarsi costretta a una massiccia cura dimagrante e mandare in mobilità non più 10 unità ma 32. Aumentare la quota delle persone che vanno in solidarietà volontaria a 62, non assumere più gli stagionali a tempo indeterminato, ma solo stagionali per 5/6 mesi. Altre voci affermano che La Gh potrebbe essere approdata a Palermo con la benedizione di qualche vertice GESAP. Di certo a suo tempo gli fu dato di tutto : personale ex Gesap (100 dipendenti) a 60 unità dati in prestito per circa sei mesi poi rientrati in Gesap (ma in questi sei mesi chi pagava il prestito?). Mezzi, locali e quant'altro, probabilmente, forfettariamente conteggiati ... tanto paga il contribuente. Vettori presi con ribassi che vanno contro ogni logica imprenditoriale, tutto pur di danneggiare la concorrenza. Per questo motivo la procura di Palermo tra i 60 appalti che sta controllando sembra voglia anche  capire, cosa è successo nella cessione dell'handling.

Quotazione in borsa per Volotea?

[Xe pì le done che varda i òmani che le stele che varda la tera. Frase veneta] Volotea sta pensando seriamente alla quotazione in borsa. Lo ha annunciato  a Venezia il presidente e fondatore Carlos Munoz, illustrando i risultati del vettore insieme al presidente di Save Enrico Marchi. "In futuro - ha detto - ci piacerebbe quotarci in borsa per far crescere la compagnia a lunga scadenza. È anche una questione di solidità finanziaria - ha spiegato - la volontà di incrementare il capitale". Secondo Marchi, "la quotazione è importante nella strategia di rafforzamento della compagnia che la impegna a comportamenti virtuosi". Attualmente il 49% di Volotea è nelle mani del fondo privato Ccmp Capital Advisor, il 26% è dei fondatori e il restante 25% di proprietà di Axis e Corpfin. La prima è una controllata dello spagnolo Instituto de Credito Oficial, la seconda un veicolo di investimento nel settore aeronautico partecipato da Corpfin Capital, fondo di private equity indipendente.  Il network di 8 Paesi e 64 aeroporti, 17 dei quali in Italia. Una flotta di 19 Boeing 717, tariffe a partire da 19,99 euro a tratta (tasse incluse), 153 rotte operate e un tasso di puntualità dell'87,4% a livello nazionale (gen-apr 2015). Il personale meno pagato mai visto, tanto che gruppi di dipendenti avrebbero interpellato consulenti del lavoro e avvocati. Sono solo alcuni dei numeri di Volotea, la compagnia aerea low cost che ha appena spento la sua terza candelina in Italia. E già fervono i preparativi per i festeggiamenti del quinto milionesimo passeggero trasportato a livello internazionale, un traguardo che il vettore prevede di raggiungere a breve. “Siamo molto orgogliosi di poter celebrare l’inizio del nostro quarto anno di voli in Italia - ha affermato Carlos Muñoz, presidente e fondatore di Volotea –. Dall’avvio delle nostre attività abbiamo lavorato duramente per offrire ai nostri passeggeri un network di destinazioni in continua crescita. E crediamo di aver colto nel segno: un numero sempre maggiore di viaggiatori continua a scegliere la nostra flotta di Boeing 717 per pianificare i propri spostamenti in Italia e in Europa”. Dall’aprile 2012 sono stati 2.311.000 i passeggeri che hanno volato nel network italiano dalla low cost. Un risultato che premia la strategia di Volotea di collegare tra loro solo centri di medie e piccole dimensioni. “Siamo più che soddisfatti dei risultati raccolti in Italia, dove il 93% dei passeggeri che ha volato con noi – continua Muñoz – si è dichiarato estremamente soddisfatto dell’esperienza. Questo è probabilmente dovuto al nostro tasso di puntualità che, a livello nazionale, si attesta all’87,4%. Ciò significa che su 10 voli programmati, quasi 9 sono partiti o atterrati puntualmente”. Voletea si appresta in questi giorni a tagliare un altro traguardo: “Fra pochi giorni raggiungeremo i 5 milioni di passeggeri trasportati a livello internazionale".

Transavia triplica le tariffe

[Xe mejo ‘ndare in paradiso strazà che al’inferno in abito ricamà. Frase veneta] Transavia lancia tre nuove tipologie di tariffe (Basic, Plus e Max) per un ticket pricing trasparente senza costi aggiuntivi. La tariffa "Basic" è pensata per i viaggiatori interessati soprattutto alla convenienza del prezzo e che cercano la tariffa più bassa. "Plus" è rivolta invece a chi ricerca il servizio extra: questi passeggeri possono imbarcare fino a 20 chili di bagaglio e scegliere uno qualunque dei posti standard disponibili a bordo, oltre al cambio dei dettagli del volo o dell'orario di partenza fino a 14 giorni prima della partenza (pagando la sola differenza del prezzo dei due biglietti). "Max" è rivolta ai viaggiatori business che possono cambiare il volo o il nome del passeggero senza costi aggiuntivi fino a due ore prima della partenza, garantendo la scelta tra uno qualsiasi dei posti disponibili e offrendo fino a 30 chili di bagaglio imbarcato a passeggero.  "La nostra nuova struttura tariffaria rappresenta il prossimo passo verso l'obiettivo di diventare la compagnia aerea più conveniente e più accessibile al consumatore in Europa - afferma il direttore commerciale Roy Scheerder -. Questa permette infatti a tutti i nostri passeggeri di scegliere l’esperienza di viaggio che più preferiscono, in maniera semplice e veloce. Prima di tutto accessibilità dovrebbe significare l'assenza di costi nascosti, tutte le nostre tariffe sono chiare e competitive sul mercato: possiamo offrire ai nostri passeggeri un unico prezzo totale con tutti i supplementi inclusi, senza costi aggiuntivi per la prenotazioni o fee di pagamento. Costi extra sono presenti quando si opta per un servizio aggiuntivo, come il bagaglio registrato o una poltrona con maggiore spazio per le gambe. Se, invece, il passeggero sceglie le tariffe Plus o Max questi servizi sono inclusi nel prezzo".

Una speranza chiamata job act

[U santa che la canta e baruca che la sia muta. Detto Veneto] "Famiglie e imprese prefigurano per i prossimi mesi un lieve miglioramento delle prospettive occupazionali, a cui potrebbero aver concorso gli sgravi contributivi introdotti in gennaio e la disciplina prevista dal Jobs Act, in vigore da marzo".  Così il bollettino Bankitalia che segnala una stabilizzazione dell'occupazione a gennaio-febbraio. "La fiducia delle imprese italiane continua a mostrare segnali di miglioramento, il ciclo industriale stenta tuttavia a superare la prolungata fase di debolezza", è quanto si afferma nel bollettino economico della Banca d'Italia. "Indicazioni favorevoli emergono per gli investimenti, tornati a crescere nell'ultimo trimestre 2014". "L'impulso fornito dalle politiche macroeconomiche si è accentuato significativamente negli ultimi trimestri e ha creato i presupposti per una ripresa della domanda interna, oltre a consolidare i benefici di quella estera", è scritto nel bollettino economico. Ora serve "un rilancio del prodotto potenziale" per un crescita e "un aumento duraturo dell'occupazione". Paura per il futuro e rabbia tra i lavoratori dello stabilimento "Whirlpool-Indesit" di Carinaro (Caserta). Chi vuole governare questa Regione deve chiedere un progetto serio al Governo e alla Whirlpool che non possono pensare al Sud solo come un luogo di ammortizzatori sociali. Altrimenti - conclude - la criminalità organizzata non sarà sconfitta mai". "Le dichiarazioni del gruppo Whirlpool sull'occupazione sono gravissime, e anche per la totale distanza delle dichiarazioni del governo al momento dell'acquisizione di Indesit, e ho visto che anche il ministro per lo Sviluppo economico ha reagito pesantemente": lo ha detto stamani, a Potenza, il segretario della Cgil, Susanna Camusso. Whirlpool punta 500 milioni di investimenti sul piano in Italia per l'integrazione con Indesit Company, acquisita a ottobre 2014. È un piano di crescita della produzione ma il prezzo è alto: chiudono la fabbrica di Carinaro (Caserta) ed il centro di ricerca di None (Torino), e gli esuberi salgono a 1.335, 395 in più rispetto ai 940 del "piano Italia" della vecchia Indesit su cui si era faticosamente raggiunto un accordo con i sindacati al tavolo con il Governo. È  dura la reazione del ministero dello Sviluppo che esprime la "forte contrarietà" del Governo "per gli aspetti legati agli impatti occupazionali". Così come è netta la reazione dei sindacati dei metalmeccanici, dalla Uilm alla Fim-Cisl ed alla Fiom-Cgil che da Fabriano sottolinea: "Questa è l'operazione fantastica di cui parlava Renzi?". Una domanda a cui Palazzo Chigi replica sottolineando come questa decisione sia "un fulmine a ciel sereno" attivandosi subito "per affrontare la situazione nelle prossime ore". L'allarme è soprattutto per gli esuberi "strutturali" per la chiusura degli impianti: 815 a Carinaro, 80 a None. Netto  il cambio di rotta sulla strategia per il rilancio del polo di Fabriano, il nucleo storico dell'impero degli elettrodomestici che era della famiglia Merloni: il piano Indesit puntava sul rilancio della fabbrica di Albacina, con l'avvio degli investimenti sancito lo scorso giugno alla presenza del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. Whirlpool punta a farne "il più grande stabilimento in Europa per la produzione di piani cottura" chiudendo Albacina e concentrando la produzione sul vicino stabilimento di Melano. E' forte l'allarme sul territorio, dal Governatore delle Marche Gian Mario Spacca ("il piano non è accettabile") al sindaco ed al vescovo di Fabriano, Giancarlo Sagramola e monsignor Giancarlo Vecerrica che sono stati al presidio degli operai che ad Albacina hanno bloccato la provinciale 256. Ma l'azienda rassicura: produzione e occupazione di Albacina si trasferiranno di 8 chilometri a Melano, con un impatto del piano sul polo che è limitato "a 30 esuberi in più" considerati "di transizione". Il polo Whirlpool di Cassinetta (Varese) è destinato a diventare il "più grande polo europeo dei prodotti in incasso", con 280 operai in più. E l'Italia "sarà il principale centro di eccellenza della ricerca e sviluppo" del gruppo "con oltre il 70% della spesa totale Emea", Europa, Medio Oriente e Africa. Nel complesso, il piano prevede una crescita della produzione in Italia "di mezzo milione di pezzi" l'anno, da 5,6 a 6,2 milioni: sarà possibile anche, nel quadro di una ridistribuzione tra i siti del gruppo (in particolare tra Italia e Polonia), riportando produzione in Italia, come "un milione di pezzi" oggi prodotti in Cina ed altri 'ceduti' dagli impianti in Turchia. "Il Governo farà di tutto per salvaguardare i posti di lavoro del gruppo Whirlpool in Italia", avverte il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, che sottolinea: l'Esecutivo "ha subito chiesto e ottenuto l'impegno dell'azienda", legato al vecchio piano di riassetto Indesit, "che escludeva qualsiasi licenziamento unilaterale fino al 2018". È, come indica lo stesso ministro, "l'inizio di un confronto che si svilupperà nelle prossime settimane". Whirlpool garantisce: "Nessuno verrà lasciato solo"; l'ad per l'Italia, Davide Castiglioni, offre una "piena disponibilità al confronto su come minimizzare l'impatto", ma parla chiaro: "È  il piano migliore che possiamo mettere in campo. Abbiamo guardato tutti i piani possibili: è il migliore per garantire continuità e sostenibilità in una strategia di lungo termine". La chiusura di Carinaro (che porterà ad un tavolo di confronto specifico sulla Campania) "è la più dolorosa del piano" ma è salvo lo stabilimento di Napoli: "Non era una scelta scontata - dice Castiglioni -. Ci siamo mossi in modo da non lasciare nessuna delle Regioni in cui Whirlpool o Indesit sono presenti"

Ue ipocrita e stupida

[Xe mèjo èssare bechi e ver da becare che no èssare bechi e no ver da magnare. Frase veneta] Potrebbero metterci sopra "una stella gialla...". Così il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman commenta l'intenzione dei paesi Ue, ribadita in una lettera al capo della diplomazia europea Mogherini, di etichettare i prodotti degli insediamenti in Cisgiordania. Una mossa "ipocrita e cinica"commenta il ministro. Lieberman - che ha cosi' paragonato la mossa Ue alla pratica con cui i nazisti identificavano gli ebrei durante la Shoah - ha poi detto che invece in Europa l'uccisione e l'espulsione dei palestinesi dalla Siria ad opera dell'Isis "passava pacificamente". "Nessun ministro degli Esteri europeo - ha detto alla radio, citata dai media - ha chiesto una riunione di emergenza dei diplomatici Ue o del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Tranne pochi comunicati pubblici, nient'altro è stato fatto". Il ministro ha anche sottolineato la presenza della minaccia nucleare iraniana e quella della crisi nello Yemen, ammonendo l'Ue dallo scegliere in questi frangenti di focalizzarsi su Israele. Ultimo avviso dalle cancellerie europee ai coloni israeliani e al governo Netanyahu. La classe politica israeliana con la sua formidabile macchina da guerra sa cosa significa lotta al terrorismo suicida, hanno capito chi gioca sporco da tempo. Gli europei, sprofondati nel loro benessere, hanno capito ben poco e tra questi tutti i paesi della NATO che ormai decidono se fare una guerra se ci può essere un ritorno nelle sale cinematografiche. Attaccare l'Iran significa che i terroristi della Siria, Iraq, Libano, Yemen, moltitudine palestinese ... non avrebbero più il supporto militare iraniano. I terroristi dell'Isis sono già in Europa che faremo quando ci attaccheranno? Una potenza economica come UE non può vivere eternamente di rimorsi, bisogna andare avanti e combattere chi ti vuole morto. L'Ue vuole far ripartire il processo di pace in Medio Oriente evocando tutte le pressioni possibili su Israele, la cui "continua espansione di insediamenti illegali" nei territori occupati "minaccia la prospettiva di un accordo finale e giusto". E tra gli strumenti di pressione va messo in atto quello di imporre, ai prodotti israeliani esportati in Europa, un'etichettatura anti-coloni, che indichi chiaramente la provenienza delle merci dai territori occupati in modo che "i consumatori europei non siano forviati da false indicazioni". È il senso di una lettera inviata lunedì scorso all'Alto rappresentante per la politica estera europea, Federica Mogherini, dai ministri degli esteri di 16 paesi Ue compresi Italia, Francia, Spagna, Olanda e Belgio (ma non Germania). Nella lettera i ministri ribadiscono che l'etichettatura può essere "un passo importante nella piena attuazione" della "soluzione dei due stati", da sempre sostenuta dalla Ue. Non casuale la scelta della data di invio della lettera, a due anni esatti dal 13 aprile 2013 in cui la Ue pubblicò le "linee guida" preparate dalla predecessora della Mogherini, Catherine Ashton, in cui tra l'altro si raccomandava l'esclusione dai finanziamenti europei previsti dagli accordi con Israele di tutte le entità israeliane basate nei territori occupati, compreso il blocco di "borse di studio, premi e risorse finanziarie" legate ai progetti di partnership per la ricerca prevista nel programma 'Horizon 2020'. Una linea ribadita dal Consiglio anche nel novembre scorso. Nella lettera di lunedì scorso è espresso poi apprezzamento per il "rinnovato impegno" della Ue a sostegno del processo di pace, mostrato da Mogherini "sin dal suo insediamento" e "in particolare per l'impegno personale" sul tema. Un impegno dimostrato anche con l'iniziativa di nominare il diplomatico italiano Ferdinando Gentilini come inviato dell'Unione nel Quartetto, proprio allo scopo di rivitalizzare il negoziato. I 16 chiedono ora alla vicepresidente italiana della Commissione di "prendere la guida" direttamente del processo di attuazione del regolamento necessario per il sistema di etichettatura di provenienza dalle colonie israeliane fuori dei confini del 1967. Secondo quanto auspicato anche dal Parlamento europeo.

domenica 19 aprile 2015

Allah sarà pure grande ... ma Dio non scherza

[La libertà uno se la deve guadagnare e difendere. La felicità no, quella è un regalo, non dipende se uno fa bene il portiere e para i rigori. La felicità: come mai mi permettevo di nominarla senza conoscerla? Suonava svergognata in bocca a me, come quando uno si vanta di conoscere una celebrità e la chiama col suo nome, dice Marcello, per indicare Mastroianni. Erri de Luca] Non è un caso che Washington abbia divulgato le informazioni all’indomani dell’accordo di principio sul nucleare. Il segnale è chiaro: l’opzione militare non è stata ancora scartata. Lo stesso segretario alla Difesa Ashton Carter lo ha sottolineato pochi giorni fa. Altro aspetto interessante riguarda Israele, avversario tenace dell’intesa. Il Pentagono ha condiviso con Gerusalemme i risultati del test della Big Blu e ha passato alla Difesa israeliana un video che mostra il lancio dell’ordigno su un obiettivo. Gli ufficiali statunitensi sostengono che due MOP su un singolo target avrebbero un effetto devastante, mai visto prima d’ora. Infine un dato. Il profilo di missione prevede l’azione in coppia dei B2 con i Sentinel, drone studiato per violare lo spazio aereo nemico. Proprio uno di questi velivoli è precipitato in territorio iraniano nel dicembre 2011. Non si è mai capito se sia stato abbattuto, se i pasdaran siano riusciti a dirottarlo interrompendo i collegamenti con la stazione di controllo oppure sia caduto per un’avaria. Successivamente l’Iran ha presentato una presunta copia del Sentinel, una mossa più che altro propagandistica. Per molti si tratta di un semplice modello, privo di tecnologia sofisticata. "Israele giudica molto grave la fornitura di missili S300 dalla Russia all'Iran, e ciò mentre l'Iran accresce la propria aggressività nella Regione”. lo ha
affermato il premier israeliano Benyamin Netanyahu. Nella parata militare condotta ieri a Teheran sono comparse scritte: “Morte a Israele”. Lo ha rilevato il premier Benyamin Netanyahu. "Ieri - ha detto - l'Iran ha mostrato al mondo la propria produzione militare. Di anno in anno i suoi missili crescono: ne cresce la precisione, ne cresce la potenza, ne cresce il potenziale distruttivo. Una sola cosa non cambia mai: le scritte 'Morte ad Israele', esposte su quei missili”. "L'Iran deve essere preparato per la propria difesa, senza attendere una minaccia diretta". Lo ha detto la guida suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, in una riunione con i vertici militari. Lo riporta l'agenzia russa Tass citando media iraniani. "L'occidente minaccia l'Iran e non vuole che noi siamo in grado di difenderci", ha aggiunto. "Gli Stati Uniti minacciano nel modo più spudorato di compiere un attacco contro l'Iran. Per questo, dobbiamo essere preparati a difenderci in ogni caso", ha aggiunto Khamenei. Le dichiarazioni della guida suprema iraniana, afferma la Tass, sono una risposta al capo di stato maggiore interforze
Usa, generale Martin Dempsey, secondo cui un Iran dotato di sistemi anti-missili russi s300 non ridurrebbe la capacità degli Stati Uniti di colpire gli impianti nucleari di Teheran, se necessario.

Padri contro figli

[Tu sai stare a sentire. Questa è la prima qualità di chi deve parlare. Erri de Luca] Vincenzo Galatolo accusa il figlio di seminare rovina con le sue dichiarazioni e dà la colpa del suo pentimento alla moglie. Ci sarebbe la donna, a suo dire, dietro la scelta di saltare il fosso. Cosa provoca la reazione dell'uomo che ha ucciso il generale Carlo Alberto dalla Chiesa? Cosa lo infastidisce? Vincenzo Galatolo è ormai all'ergastolo. Il “fine pena mai” è un macigno inamovibile. La storia giudiziaria ha stabilito che da fondo Pipitone, nel regno dei Galatolo, partirono gli squadroni della morte che uccisero, oltre a Dalla Chiesa, anche il consigliere istruttore Rocco Chinnici, il segretario del Pci Pio La Torre, il commissario Ninni Cassarà. E sempre a fondo Pipitone i Galatolo prepararono l'esplosivo che doveva ammazzare il giudice Giovanni Falcone all'Addaura. Giovanna ha raccontato di avere visto “entrare e uscire” tanta gente a casa sua. Ma nel clan Galatolo le donne dovevano restare defilate. Spettavano loro incarichi di secondo ordine. “Io non facevo parte dell'associazione però in diverse occasioni mi sono occupata di ripulire le abitazioni che avevano ospitato latitanti, lavare vestiti di latitanti imbrattati di sangue. Per esempio - ha messo a verbale Giovanna - ricordo che Ciccio Madonia. Ciccio Di Trapani al tempo della loro latitanza spesso frequentavano casa di mio padre”. L'altro figlio, Vito, invece, è uno che con le sue dichiarazioni può davvero dare fastidio. Perché non si tratta più di galera ma di piccioli. Sta raccontando che dietro i palazzi costruiti, dietro le gru di quelli in costruzione, dietro i grandi affari edilizi c'è la mano di Cosa nostra. Sul piatto ha consegnato le tracce per risalire ai beni di famiglia. Tra cui molti immobili intestati ad una miriade di insospettabili prestanome. Di molti ha fatto i nomi. E i pubblici ministeri Amelia Luise, Annamaria Picozzi e Dario Scaletta hanno affidato ai finanzieri il compito di verificare le dichiarazioni e ricostruire la mappa degli interessi economici del clan. Forse è a questi che Vincenzo Graziano si riferiva quando diceva che il figlio, “questo cornuto sta rovinando tutti”.

La mafia riscopre il latifondo


[Il cervello dell'uomo è ruminante, rimastica le informazioni dei sensi, le combina in probabilità. L'uomo così è capace di premeditare il tempo, progettarlo, è pure la sua dannazione, perché ha la certezza di morire. Erri de Luca] Era riuscito a ottenere fondi comunitari per tre terreni che erano stati confiscati al padre per mafia. Francesco Spera, nipote di Benedetto Spera, boss di Belmonte Mezzagno (Palermo) – catturato nel 2005, condannato per associazione mafiosa e deceduto due anni più tardi – e figlio di Giuseppe Spera, aveva ricevuto finanziamenti europei per terreni confiscati a suo padre. Lo ha scoperto la GdF di Bagheria, che su provvedimento del gip di Termini Imerese, al termine di un’indagine in collaborazione con il Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata (Scico), ha sequestrato tre fondi agricoli al responsabile della frode. L’uomo, tra il 2004 e il 2009, aveva ottenuto contributi comunitari erogati dall’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura), per un totale di circa 230mila euro per promuovere lo sviluppo di iniziative di impresa nell’agricoltura e nell’allevamento, su terreni che non erano più nella sua disponibilità perché confiscati al padre mafioso nel 1997 e dunque che non potevano ricevere aiuti europei. L’uomo, però, grazie a contratti fittizi di comodato stipulati con la complicità di un altro soggetto, era riuscito a non comparire direttamente nella richiesta del contributo. I reati contestatigli sono truffa aggravata per conseguimento di erogazioni pubbliche, falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico, falsità in scrittura privata, mentre il suo complice è accusato di falso in scrittura privata. 

Atene cerca alleati

[Si cresce tacendo, chiudendo gli occhi ogni tanto, si cresce sentendo d'improvviso molta distanza da tutte le persone. Erri de Luca] Il premier greco Alexis Tsipras ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin al Cremlino il prossimo 8 aprile. Un portavoce del Cremlino fa sapere che Tsipras ha discusso con il presidente russo Vladimir Putin delle sanzioni decise dall'Unione europea contro la Russia. La Russia punta sull'aiuto di Grecia ed Ungheria per convincere Bruxelles a revocare le sanzioni decise per punire Mosca del braccio di ferro con l'Ucraina. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, precisa che è ancora troppo presto per parlare di possibili aiuti della Russia ad Atene. “Le relazioni tra la Russia e l'Unione europea - spiega Peskov - saranno discusse e Atene potrebbe pronunciarsi in proposito”. Tuttavia il portavoce assicura che la Grecia non chiederà aiuti a Mosca, anche se fatica a trovare un accordo con i suoi creditori. Atene metterà all'asta 875 milioni di euro di titoli del debito pubblico a sei mesi, che rappresenterà un test importante per capire se il governo di Atene riuscirà a trovare la liquidità per far fronte ai suoi impegni. Nel caso in cui l'asta dovesse fallire il gap finanziario di Atene potrebbe essere di circa 350 milioni di euro. All'asta potranno partecipare solo dealer primari e non verranno pagate commissioni. Dalla crisi greca nessun impatto sull'Italia. Lo ha detto il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, spiegando come l'area euro si è enormemente rafforzata, e anche i paesi che avevano un debito più elevato ora sono più solidi. L'area euro è più robusta agli shock”. "La comunità internazionale si aspetta che il governo greco presenti un piano credibile ed efficace", ha aggiunto Padoan: il "problema non è quello di far fallire la Grecia, ma quello che ognuno deve fare la sua parte". Il governo greco è alla disperata ricerca di 15 miliardi di euro e, secondo quanto riportano i media greci, spera nell'aiuto di Pechino e Mosca per evitare il default del Paese. Il settimanale Karfi, citando funzionari governativi, scrive che Atene spera in un prestito da 10 miliardi di euro da parte della Cina come pagamento anticipato per l'impiego futuro del porto del Pireo e per l'investimento nel sistema ferroviario nazionale. Atene, inoltre, secondo il settimanale Agora spera anche di ottenere altri 3-5 miliardi di dollari dalla Russia come anticipo delle somme che deriverebbero in futuro dai diritti di transito del previsto gasdotto Turkish Stream che Mosca intende costruire attraverso Turchia e Grecia per fornire gas all'Europa. Secondo il settimanale tedesco 'Der Spiegel' un accordo in questo senso potrebbe essere siglato martedì. L'operazione, sosterrebbe un alto rappresentante di Syriza coinvolto nei negoziati con Mosca, potrebbe cambiare radicalmente la situazione greca. Del progetto si è discusso nei colloqui durante le recente visita a Mosca del capo del governo greco, Alexis Tsipras. Ma un portavoce del Cremlino ha negato qualsiasi aiuto finanziario della Russia ad Atene. Durante l'incontro che il presidente russo Vladimir Putin ha avuto con il primo ministro greco si è discusso di una maggiore collaborazione energetica, ma "la Russia non ha promesso aiuti finanziari, perché nessuno li ha chiesti", ha detto Dmitri Peskov in un'intervista alla radio "Business FM".

sabato 18 aprile 2015

Chi libererà la Sicilia da Crocetta?

[Amicizia 'ncutta, prestu nnimicizia. Detto siciliuano] È la linea del Piave che il presidente della Regione è costretto a oltrepassare verso un terreno minato: nella migliore delle ipotesi sarà costretto a ridurre le spese di 800 milioni rispetto al 2014. I tavoli romani attivati da due mesi non sono arrivati a una conclusione. L’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, ormai unico interlocutore del governo nazionale, continua a dirsi sicuro di poter contabilizzare due miliardi. Ma di fronte a un buco che è stimato in almeno 3,2 miliardi, le difficoltà emergono con tutta la loro evidenza. I tagli inseriti in Finanziaria, da approvare faticosamente all’Ars, permetteranno di risparmiare non più di 150 milioni. Il resto verrà recuperato riducendo vari capitoli del bilancio.Dopo le precedenti polemiche e rimproveri della Corte dei conti arriva un conto da capogiro, quello per il viaggio di due giorni dal valore di 700mila euro alla fiera Brand Italy a Doha, in Qatar. A partecipare al viaggio ci sarebbero stati il presidente siciliano Rosario Crocetta, il presidente dell'Ars Ardizzone, l'assessore allo Sviluppo Marziano, il sindaco palermitano Orlando, il presidente della Fondazione Federico II Forgione, il senatore Pd Lumia e il console tunisino in Sicilia. Tra le spese pazze spunta anche la derattizzazione dello stesso Palazzo dei Normanni che ogni anno ammonterebbe a 50 mila euro.
Nessuna riduzione di stipendi inoltre sarebbe mai arrivata, dopo le dichiarazioni dello stesso Crocetta. Il presidente aveva annunciato tagli agli stipendi e spending review, di fatto i conti sono salati e la riduzione delle retribuzioni mensili oscilla tra i 600 e i 900 euro al mese a fronte dei 4000 ricevuti. Costi “ingiustificati e poco trasparenti”. Società “che non stanno sul mercato”. E che riportano “in molti casi il fallimento della mission”. Il “mostro” delle società partecipate della Regione viene dipinto in modo spietato in un dossier della Corte dei Conti, che punta l'indice contro la galassia di società mangiasoldi che gravano sulle spalle dei contribuenti siciliani. Sono costate un miliardo e 176 milioni in quattro anni, dei quali solo 73 milioni in consulenze e ben 13,7 milioni per i cda. Di società che in alcuni casi non fanno praticamente più nulla. La Procura regionale della Corte dei conti li ha citati in giudizio. Ci stiamo impegnando tutti i giorni per aumentare i controlli sull'amministrazione regionale e delle società partecipate. È necessaria la semplificazione della burocrazia e in questa direzione si stanno muovendo le nostre riforme. Stiamo lavorando per un dipartimento ad hoc che controlli la spesa pubblica. In finanziaria c'è una norma apposita. Sui mutui le hanno fatto tutte le regioni per sbloccare il pagamenti di fornitori. C'è una normativa europea che lo prevede". Lo dice Alessandro Baccei, assessore regionale all'Economia, commentando la relazione della Corte dei conti.

Ulivi Salento rischiano estirpazione


[Cù è nenti, è assai. Detto popolare siciliano] “Attualmente non c'è dimostrazione scientifica” che i funghi e non il batterio Xylella fastidiosa siano “l'agente primario del rapido declino degli ulivi” osservato in Puglia. Lo ha affermato l'Autorità europea di Sicurezza alimentare (Efsa) di Parma, in un nuovo parere scientifico riguardante la sindrome del disseccamento degli ulivi in alcune aree del Salento. Il parere era stato sollecitato il mese scorso dalla Commissione europea per rispondere alla Ong pugliese Peacelink, che aveva inviato a Bruxelles materiale scientifico e audiovisivo a sostegno dell'ipotesi secondo cui i principali agenti causali della malattia degli ulivi potrebbero essere alcune specie di funghi tracheomicotici e non il batterio Xylella fastidiosa. L'Efsa ha comunque raccomandato di “condurre ulteriori ricerche, basate sulla biologia degli agenti infestanti e usando una sperimentazione ben progettata per fornire indicazioni su una gestione sostenibile di questo problema complesso”. In merito al parere scientifico, in una nota da Bruxelles Peacelink sottolinea che l'affermazione dell'Efsa (“non c'è dimostrazione scientifica che i funghi tracheomicotici sono l'agente primario del rapido declino degli ulivi osservati") non significa che sia stato dimostrato che l'agente primario è la Xylella e non i funghi, "ma solo - puntualizza l'Ong - che a tutt'oggi le evidenze scientifiche non sono sufficienti a stabilire con certezza il ruolo relativo svolto da queste due con-cause (a cui va aggiunta anche la falena Zeuzera Pyrina) del disseccamento degli ulivi". L'Efsa, d'altra parte, evidenzia Peacelink, riconosce la necessità di approfondire la ricerca "per colmare le attuali lacune nella conoscenza" della sindrome del disseccamento rapido e delle sue cause, e considera "necessario capire il contributo dei diversi agenti sospettati di essere coinvolti nella sindrome del declino rapido degli ulivi: la falena leopardo (Zeuzera Pyrina), i funghi tracheomicotici, la Xylella fastidiosa e gli insetti che ne sono i vettori". Il parere non mette in discussione il fatto che i funghi provochino il disseccamento delle foglie negli ulivi. Peacelink aveva anche informato la Commissione sui metodi di cura tradizionali e alternativi per combattere i funghi e la Zeuzera, che sono stati sperimentati finora con successo dall'associazione locale Spazi Popolari e da vari olivicultori nel cuore dei focolai della Xylella in Salento. A questo proposito, l'Efsa precisa, "in virtù della separazione tra valutazione del rischio (che le compete) e gestione del rischio" vigente nell'Ue, di non aver "raccomandato una specifica strategia di controllo della Xylella", perché il compito di farlo spetta "alle Autorità europee e nazionali". Tuttavia, l'Autorità di Sicurezza alimentare raccomanda di condurre ricerche "basate sulla biologia degli agenti infestanti", attraverso "l'attuazione di esperimenti ripetuti e ben progettati", che possano "fornire indicazioni su come gestire in modo sostenibile un problema complesso come la sindrome del disseccamento rapido.Inoltre, l'Efsa afferma di condividere "la preoccupazione sulla situazione degli ulivi nelle aree interessate" e comprendere "pienamente il bisogno di ulteriori ricerche sulle azioni potenziali del rischio causato dalla Xylella fastidiosa". Peacelink invita il Governo italiano e la Commissione europea ad "accelerare e moltiplicare gli studi" incoraggiando e finanziando "istituti diversi affinché proseguano e affinino le ricerche". Secondo la Ong le ricerche dovrebbero anche "verificare sul campo i risultati positivi ottenuti dagli agricoltori salentini, ripetendo sotto rigorosa osservazione scientifica, e possibilmente corroborando e sistematizzando, i metodi di cura utilizzati in alternativa all'estirpazione degli alberi infetti e ai piani ormai inattuabili di eradicazione totale del batterio". Prima di prendere "decisioni che avrebbero conseguenze irreversibili sull'ecosistema della Puglia, è fondamentale acquisire una conoscenza più vasta e approfondita del ruolo svolto dai diversi agenti infestanti, per minimizzarne i danni e per contenerne la diffusione", conclude Peacelink.