mercoledì 31 dicembre 2014

Lavativi licenziati nella p.a.? Speriamo …

[A lei nessuno ha mai detto di no, vero? Beh, di solito dicono: no, no, ti prego, non uccidermi... Lo psicanalista Billy Crystal al paziente boss mafioso Robert De Niro] “Manderemo a casa gli statali fannulloni”, misure nel decreto legge Madia. Dopo l’annuncio di Renzi in conferenza stampa, in molti  si chiedono cosa cambierà davvero nel mondo del pubblico impiego. Per averne certezza matematica, bisognerà aspettare febbraio-marzo, ma fin da ora è possibile tracciare alcune linee. A cominciare dal licenziamento degli statali, uno dei tabù più resistenti nel mercato del lavoro italiano. Il tema verrà affrontato nella riforma Madia sulla Pubblica amministrazione, che da mesi giace in Senato. Per ora, il testo non tratta il tema delle uscite dei dipendenti pubblici, ma si limita alla questione assunzioni. Come spiega Il Messaggero, a cambiare saranno i meccanismi di assunzione: ci sarà un unico concorso, poi i vincitori saranno smistati nelle varie amministrazioni; i precari della Pa godranno di un punteggio più alto. Sui licenziamenti, invece, il decreto potrebbe puntare a semplificare l’iter già previsto dalla riforma Brunetta, in base alla quale l’allontanamento del dipendente pubblico poco produttivo è già – teoricamente – possibile. I motivi per cui un dipendente Pa può essere licenziato, oggi, sono sette: falsa attestazione della presenza in servizio; assenza ingiustificata per più di tre giorni in un biennio; ingiustificato rifiuto al trasferimento; documenti falsi per assunzione o progressione di carriera; condotte gravi, aggressioni o molestie; condanna penale definitiva con interdizione dai pubblici uffici; valutazione insufficiente del rendimento lavorativo per almeno due anni. Il punto – come spiega ancora Il Messaggero – è che oggi nessun dirigente pubblico è disposto a correre il rischio di allontanare un suo dipendente poiché, nel caso in cui il licenziamento venisse ritenuto “illegittimo”, spetterebbe al dirigente stesso il risarcimento del danno erariale. Il ddl Madia potrebbe cercare di risolvere questo nodo semplificando l’iter, trasformando così la teoria in pratica. Quanto ai licenziamenti economici, quelli “collettivi” sono stati “decisamente semplificati con le norme sulla mobilità del decreto Madia”, spiega al Messaggero Giuliano Cazzola, economista esperto di temi del lavoro. In base a queste norme, i lavoratori statali possono essere trasferiti liberamente, entro i 50 chilometri, all’interno di una stessa o più amministrazioni. Se un lavoratore messo in mobilità non accetta il trasferimento, ha diritto per due anni all’80% dello stipendio, poi può essere licenziato. Infine, c’è la norma sul demansionamento, altra carta da giocare in caso di esuberi.

Grande protesta per il blogger Navalny

[Chi sta dintru o te 'ncorna o te scorna. Chi sta dentro casa tua o ti fa le corna o ti porta via qualcosa. Frase calabrese] Alexei Navalny è stato arrestato per essersi allontanato dagli arresti domiciliari per raggiungere la manifestazione in suo appoggio a Mosca. Lo riferisce la tv russa Dojd. “Sono agli arresti domiciliari ma oggi ho troppa voglia di stare con voi”, aveva scritto poco prima su Twitter il blogger anti-Putin condannato oggi.  La polizia ha arrestato Navalny in
strada, secondo quanto mostra l'emittente indipendente Dojd. In quanto agli arresti, non aveva il diritto di lasciare la sua residenza per recarsi alla manifestazione, da lui stessa indetta in Piazza del Maneggio, a due passi dalla Piazza rossa. Il popolare e carismatico blogger e oppositore politico di Putin, che denuncia la corruzione in Russia, è da febbraio scorso agli arresti domiciliari. Oggi Navalny è  condannato a tre anni e mezzo di carcere - con pena sospesa - per malversazione di fondi pubblici, in un processo in cui il fratello Oleg è stato condannato alla stessa pena, ma che dovrà scontare in una colonia penale. Contro la sentenza si è pronunciata, fra gli altri, l'Ue, che l'ha giudicata “motivata politicamente”. Le autorità russe vieteranno “tutte le manifestazioni non autorizzate”.  Subito dopo la condanna a tre anni e mezzo per appropriazione indebita, con pena sospesa, il blogger anti Putin Alexei Navalny aveva esortato i suoi sostenitori a scendere in piazza. Il verdetto, inizialmente previsto per metà gennaio, era stato anticipato a sorpresa. L'opposizione russa promette: “è   solo l'inizio”, ma nella Mosca intorpidita dal freddo (-17 gradi), la protesta a sostegno del blogger Aleksey Navalny e di suo fratello Oleg, non è riuscita neppure a raggiungere la meta: la Piazza del Maneggio è stata ampiamente cordonata dalla polizia russa, in una capitale mai tanto presidiata e blindata nell'era Putin. Agenti ovunque. Non soltanto attorno alla zona “calda”, ossia quella chiusa che andava da Piazza della Rivoluzione sino a ben oltre il Maneggio e al Cremlino. Forze speciali, soldati in assetto anti sommossa e persino i cosacchi, erano dappertutto: nelle stazioni della metropolitana, nei sottopassi, sulle scale e lungo i marciapiedi. Molti i fermi: un centinaio secondo il ministero degli Interni russo, 245 secondo alcune fonti dell'opposizione, che parlano di 17 pulmini delle forze dell'ordine riempiti di attivisti. L'appuntamento era non solo per protestare contro la condanna al blogger nel caso Yves Rocher, ma soprattutto contro la pena ben più dura comminata nello stesso processo al fratello Oleg, considerata un vero e proprio ricatto politico: tre anni e sei mesi di carcere, a fronte dei tre anni con sospensione condizionale per il leader dell'opposizione. “La protesta al Maneggio è diventata ancora più significativa” diceva Mikhail Khodorkovsky in un tweet. E l'ex miliardario e nemico di Putin, uscito da un anno dal carcere poiché  graziato dallo stesso leader del Cremlino, aggiungeva: “Il nome non è importante, un tale sistema non può esistere!” Ed è chiaro che la volontà di chi protestava, era quella di trasformare la piazza del Maneggio in una nuova Maidan, la spianata nel centro di Kiev diventata simbolo delle “rivoluzioni colorate” nell'ex Urss. Ma il messaggio dato, dal potere centrale, attraverso la straordinaria presenza delle forze dell'ordine andava proprio in senso inverso: a Mosca nessuna Maidan c'è mai stata e ci sarà. “Sono qua per assistere la polizia contro i tirapiedi degli americani”, ha detto un cosacco secondo quanto riporta Ilya Ponomarev, esponente dell'opposizione sul suo Facebook. Intanto le persone affluite a sostegno dei fratelli Navalny scandivano: “Libertà per i prigionieri politici!” E rivolgendosi ai cosacchi urlavano: “Pagliacci!”

Cala la fiducia dei consumatori in Italia

[Un’altra cosetta. Se io parlo con te, e tu mi dici che sono finocchio, io t’ammazzo. Ci siamo intesi? Vogliamo definire “finocchio”? Perché certe inclinazioni possono… Io finocchio, tu morto. Intesi? Intesi. Il paziente mafioso Robert De Niro e lo psicanalista Billy Crystal] A dicembre l'indice del clima di fiducia dei consumatori segna un calo a 99,7 da 100,2 del mese di novembre. Lo segnala l'Istat registrando un peggioramento sia riguardo alla componente economica sia a quella personale, i cui indici diminuiscono rispettivamente a 103,2 da 103,9 e a 98,0 da 99,1. L'indice riferito al clima corrente si riduce a 97,2 da 99,0, quello relativo al clima futuro aumenta lievemente passando a 101,8 da 101,7. Il mercato immobiliare torna negativo nel secondo trimestre ma non è così per i mutui. A rilevarlo è l'Istat, che registra per le compravendite un calo annuo del 3,1%, ma le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare continuano a salire, segnando un aumento del 5,1%. L'Istat vede la fine della disoccupazione ma, al contempo, un aumento della disoccupazione. “La fase di contrazione dell'economia italiana è attesa arrestarsi nei prossimi mesi, in presenza di segnali positivi per la domanda interna”, dice l'istituto, sottolineando come le condizioni del mercato del lavoro “rimangono tuttavia difficili” con un tasso di disoccupazione in crescita.  Nel complesso, l'indicatore composito anticipatore dell'economia italiana confermerebbe una sostanziale stazionarietà della crescita nel trimestre finale dell'anno”, spiega sempre l'Istat nella nota mensile sull'andamento dell'economia italiana. Niente vantaggi dal crollo delle quotazioni del greggio, almeno per l'Italia. È  quanto emerge da “un esercizio di simulazione” riportato dall'Istat nella nota mensile sull'andamento dell'economia italiana. In generale, “la caduta del prezzo del petrolio produrrebbe un limitato effetto espansivo”, sottolinea infatti l'Istituto di statistica. In particolare, l'effetto “per l'area dell'euro sarebbe stimato pari a 0,1 e 0,3 decimi di punto, rispettivamente, nel 2015 e 2016. Nel 2015, l'impatto sarebbe nullo in Italia e Germania e pari a 1 decimo di punto in Francia e Spagna”. Anzi, fa presente sempre l'Istat, il calo dei prezzi dei prodotti energetici potrebbe accentuare "le spinte disinflazionistiche con un impatto negativo sulle aspettative. In questo contesto, i paesi maggiormente indebitati vedrebbero aumentare il costo reale del debito". A dicembre 2014 l'indice composito del clima di fiducia delle imprese italiane rilevato dall'Istat è stabile, rispetto al mese precedente, a 87,6. Il clima di fiducia delle imprese, spiega l'Istituto di statistica, migliora nel settore manifatturiero ed in quello del commercio al dettaglio, peggiora nel settore delle costruzioni e dei servizi di mercato. Nel dettaglio, l'indice del clima di fiducia delle imprese manifatturiere sale a 97,5 dal 96,5 di novembre: migliorano sia i giudizi sugli ordini (da -25 a -24) sia le attese di produzione (da 3 a 5); il saldo relativo ai giudizi sulle scorte di magazzino rimane stabile a 2. L'indice del clima di fiducia delle imprese di costruzione scende invece a 72,3 da 73,7: nel settore migliorano le attese sull'occupazione (da -28 a -27) ma peggiorano i giudizi sugli ordini e/o piani di costruzione (da -49 a -53). Quanto alle imprese dei servizi, l'indice che rileva il clima di fiducia scende a dicembre a 86,6 dal 88,6 di un mese prima: migliora il saldo relativo ai giudizi sugli ordini, passato da -19 a -13, mentre peggiorano le attese, sia sugli ordini (da -8 a -11) sia sull'andamento dell'economia italiana (da -18 a -25). Nel commercio al dettaglio, l'indice del clima di fiducia sale a 104,6 da 98,1. La fiducia migliora sia nella grande distribuzione (a 105,8 da 95,0) sia in quella tradizionale (a 104,2 da 101,2). Confindustria, +0,1% produzione a dicembre.  Il centro studi di Confindustria “rileva una variazione della produzione industriale di +0,1% in dicembre su novembre, quando è stato stimato un aumento dello 0,2 su ottobre”. Nel quarto trimestre 2014 “l'attività industriale registra un calo dello 0,5% congiunturale, interamente ereditato dal terzo trimestre)”, mentre “il primo trimestre del 2015 eredita da fine 2014 una variazione congiunturale di +0,1%”. La produzione, al netto del diverso numero di giornate lavorative - indica ancora il CsC -, è diminuita dell'1,2% rispetto a dicembre del 2013; in novembre si era avuto un calo del 2,5% sullo stesso mese dell'anno precedente. Gli ordini “in volume hanno registrato in dicembre una crescita dello 0,3% su novembre (-0,8% su dicembre 2013). In novembre erano aumentati dello 0,2% su ottobre (+0,9% sui dodici mesi)”. Negli ultimi tre mesi, rilevano gli economisti di via dell'Astronomia, “si è evidenziata una sostanziale stabilizzazione dell'attività, in linea con le indicazioni provenienti dalle indagini qualitative sul manifatturiero. La fiducia rilevata dall'Istat presso le imprese è migliorata anche in dicembre (+1,0 punti da +0,3 in novembre) e si è attestata nel quarto trimestre su valori analoghi a quelli del terzo; il saldo dei giudizi sui livelli di produzione è diminuito dopo due incrementi mensili consecutivi ed è in linea con la media dei mesi estivi; quello sugli ordini totali è migliorato, evidenziando un maggiore slancio della componente interna; sono più positive le attese di produzione e di ordini”.

Licenziamenti collettivi elimineranno i fannulloni?

[Chirica 'un fa monacu. La chierica non fa il monaco. L'abito non fa il monaco.] Nel testo che cambia l'articolo 18, è previsto che le tutele crescenti per i licenziamenti economici illegittimi partiranno da 4 mensilità per anno di servizio con un tetto di 24 mensilità. È prevista l'introduzione di un indennizzo minimo di 4 mensilità, da far scattare subito dopo il periodo di prova, con l'obiettivo di scoraggiare licenziamenti facili. Visto che i contratti a tutele crescenti godranno dei benefici fiscali e contributivi contenuti nella legge di stabilità. Per quale motivo una azienda, in reale crisi, non debba decidere di licenziare tutti per poi riassumerli con nuovi contratti? Così i lavoratori pae mas di Punta Raisi  che si lamentano dei ritmi di lavoro, in regime di  solidarietà, insostenibili per la loro malata schiena (mentre fuori lavorano a nero costruendo e impiantando controsoffitti, pubblicando le foto su internet), oppure per rilassarsi escono e percorrono non meno di 100km con la bici, a lavoro ovviamente sono limitati. Oppure il lavoratore categoria protetta, con grosse limitazioni, che finito il suo turno lo vedi con la motozappa nel suo terreno, i miracoli esistono. Se queste ed altre persone saranno licenziate la colpa non sarà di Renzi o del datore di lavoro, ma esclusivamente della loro stupidità.  È  confermata la conciliazione veloce: qui il datore di lavoro può offrire una mensilità per anno di anzianità fino a un massimo di 18 mensilità, con un minimo di due. Sul fronte disciplinari c'è un mini-restyling alla legge Fornero. La reintegra resterà per i soli casi di insussistenza materiale del fatto contestato. Non è più prevista la clausola dell'opting out, che avrebbe consentito al datore di lavoro di poter convertire la tutela reale in un indennizzo monetario. Oggi la tutela reale scatta in due casi: se il fatto non sussiste o se è punito con una sanzione conservativa nei ccnl. La differenza con la nuova normativa è questa: viene meno il riferimento ai ccnl e si delimita il fatto al solo fatto materiale. Non si eliminerà la discrezionalità dei giudici.

Onu boccia risoluzione palestinese

[Chiù allisciu u gattu, chiù arrizza u pilu. Meglio tratti una persona, più ti si rivolta contro. Detto calabrese] Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha respinto questa notte la risoluzione palestinese su un accordo di pace con Israele: il testo ha ottenuto otto voti favorevoli, due contrari e cinque astensioni. Per essere adottato avrebbe dovuto raccogliere il consenso di almeno nove dei 15 stati membri del Consiglio. Hanno votato contro la risoluzione gli Stati Uniti e l'Australia. Parere favorevole è stato espresso da Francia, Cina, Russia, Argentina, Ciad, Cile, Giordania, Lussemburgo. Tra gli astenuti Regno Unito, Lituania, Corea del Sud, Rwanda, Nigeria. Il testo prevedeva un accordo di pace entro i prossimi 12 mesi e il ritiro israeliano dai territori occupati entro la fine del 2017. “Questa risoluzione incoraggia le divisioni e non un compromesso”, ha dichiarato l'ambasciatrice statunitense all'Onu, Samantha Power. “Questo testo evoca le preoccupazioni solo di una delle parti in causa”, ha aggiunto la diplomatica americana, che ha difeso la posizione di Washington favorevole ai negoziati diretti. “La pace necessita scelte e compromessi difficili ad un tavolo dei negoziati”, ha insistito Power. Il rappresentante palestinese all'Onu, Riyad Mansour, ha accusato il Consiglio di sicurezza di non volersi assumere le proprie responsabilità. “I palestinesi e il mondo non possono più attendere. Questo messaggio, a dispetto dell'esito spiacevole di oggi, è chiaro a tutti”, ha dichiarato il diplomatico. A tre mesi dalle elezioni politiche quasi 100 mila membri del Likud (il partito di maggioranza relativa alla Knesset) sono impegnati oggi in elezioni primarie per definire la graduatoria dei nuovi candidati al parlamento. Il premier Benyamin Netanyahu, affermano gli osservatori, si sforza di bloccare alcuni falchi per impedire che l'asse del partito si sposti complessivamente più a destra. L'esito del voto sarà reso noto in nottata.

Il 2014 anno dei grandi scandali e corruzione

[Fai chiddu chi dìcu iu ma nò chìddu chi fazzu iu. Obbedisci alle mie consegne senza criticare il mio operato. Frase calabrese] La mazzette non finiscono mai. E i “tangentari” di destra e di sinistra ritornano e, in alcuni casi, diventano “mafiosi”. Il 2014 è stato un anno contraddistinto da tre grandi scandali: Mose (Venezia), Expo (Milano) e Mafia Capitale (Roma). Ed è stato anche l’anno in cui l’Italia ha raggiunto il triste primato per il reato di corruzione in Europa, sorpassando anche Grecia e Bulgaria, secondo la speciale classifica di Transparency. L’inchiesta veneziana è un classico delle bustarelle made in Italy: grande opera e imprenditori che foraggiano la politica per ottenere appalti. Quella milanese ha riportato in carcere, anche se per poco tempo, alcuni personaggi storici della Tangentopoli anni ’90 come il compagno G., Primo Greganti, o l’ex Dc, Gianstefano Frigerio.
L’indagine romana invece ha rivelato l’esistenza a Roma di quella che potrebbe essere considerata la quinta mafia d’Italia. “Italia prima nella classifica della corruzione di Transparency davanti a Grecia e Bulgaria. A giugno è deflagrato il caso Mose: 35 arresti, tra cui il sindaco Pd Giorgio Orsoni, e la richiesta del carcere per l’ex ministro Fi Giancarlo Galan. A sei mesi dalle misure cautelari e gli avvisi di garanzia i pm di Venezia stanno per chiudere l’indagine e nel registro degli indagati sono finiti anche i deputati democratici Mognato e Zoggia. All’ex primo cittadino, che è stato sentito nei giorni scorsi in Procura, il gup ha respinto il patteggiamento mentre per l’ex governatore del Veneto il gip ha disposto gli arresti domiciliari. Quello che sarà sull’indagine sugli appalti del sistema di dighe anti-acqua alta e sul finanziamento illecito ai partiti si vedrà nei prossimi mesi. Invece la prima parte dello scandalo Expo, esplosa a maggio, si è già chiusa con patteggiamenti e poco carcere per i principali imputati. Il gup Milano ha accolto, tra le altre, le richieste dell’ex segretario della Dc milanese all’epoca di Tangentopoli Gianstefano Frigerio, dell’ex cassiere di Pci e Pds Primo Greganti e dell’ex senatore Fi Luigi Grillo. Pena massima, 3 anni e 4 mesi. E così sei dei sette imputati, già liberi o ai domiciliari, potranno accedere in tempi brevi alle misure alternative. E la grande politica è rimasta fuori dal registro degli indagati. Almeno per ora. Altre inchieste sono aperte. Da registrare, in una fase così delicata, l’esautorazione del coordinamento del dipartimento per i reati contro la pubblica amministrazione dell’aggiunto Alfredo Robledo da parte del procuratore capo Edmondo Bruti Liberati. “In fase di chiusura l’indagine Mose, patteggiamenti e poco carcere per corrotti e corruttori dell’inchiesta Expo. C’è poi Mafia Capitale, l’inchiesta sul “mondo di mezzo”, che ha svelato l’esistenza di un’organizzazione, considerata mafiosa dagli inquirenti di Roma, capace di intimidire, corrompere politici di ogni schieramento e metter le mani sugli appalti del Campidoglio e della Regione Lazio. Un’indagine, quella coordinata dal ex procuratore capo di Palermo e Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, che ha portato a tre tranche di arresti e all’iscrizione nel registro degli indagati per 416bis anche l’ex sindaco della Capitale, Gianni Alemanno. Un gruppo, quello guidato da Massimo Carminati ex banda della Magliana ex terrorista Nar ora al 41bis per ordine del ministro della Giustizia, capace di infiltrarsi e fare business nella gestione dei centri accoglienza per immigrati e dei campi nomadi, di manipolare le nomine e indirizzare le scelte politiche dell’amministrazione, finanziare cene e campagne elettorali, affiliare imprenditori e usare la forza. Sigarette, droga, transazioni finanziarie e investimenti immobiliari. Vito Roberto Palazzolo racconta i suoi affari con i padrini della vecchia mafia. Dal tesoriere dei boss parte pure un attacco alle “difficoltà burocratiche che sembrano non essere cambiate, perché se si segue la stampa degli ultimi giorni... una corruzione capillare, che andava da Roma fino in giù...”. L'uomo partito da Terrasini per cercare e trovare fortuna in giro per il mondo è evidentemente interessato alle notizie dell'inchiesta “Mafia Capitale” e attacca la burocrazia, facendo un parallelismo fra le vicende scoperchiate dalla procura di Roma e quelle su cui ora indaga la procura palermitana. A fine ottobre la Direzione investigativa antimafia ha sequestrato l'impero economico del costruttore monrealese Calcedonio Di Giovanni. Tra i beni, che valgono mezzo miliardo di euro, passati in amministrazione giudiziaria ci sono anche un centinaio di case nel villaggio vacanze Kartibubbo a Campobello di Mazara. Ed è proprio a Kartibubbo che, secondo l'accusa, sarebbe emerso “il collegamento di Di Giovanni con uno dei principali artefici del riciclaggio internazionale, ossia Vito Roberto Palazzolo. Il villaggio Kartibubbo viene rilevato dal Di Giovanni - si legge nel provvedimento del Tribunale misure di prevenzione di Trapani - da potere del Palazzolo, con un notevole investimento posto in essere in un momento in cui Di Giovanni era del tutto sfornito di redditi leciti”. Il villaggio, dunque, sarebbe stato costruito con i soldi della mafia riciclati dal finanziere. Tanto da far scrivere al New York Times che non “c’è angolo di Italia immune dalla criminalità”. “A chiudere l’anno l’inchiesta su Mafia Capitale, capace di corrompere politici di destra e di sinistra, inquinare appalti e affiliare imprenditori. Il clamore per le inchieste ha spinto il governo di Matteo Renzi ad aprire prima una discussione in estate e poi ad approvare qualche giorno fa nuove norme contro la corruzione. Ma i provvedimenti sono stati criticati con forza dall’Associazione nazionale magistrati e anche dal procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti. Era stata chiesta, anche da Pignatone e dal presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone, l’estensione degli strumenti che si utilizzano per combattere la mafia ai reati dei colletti bianchi come i “premi” per i pentiti. Richiesta allo stato rimasta inascoltata. E così Mose, Expo, Mafia Capitale, probabilmente, non resteranno un unicum nel paese che non si lascerà mai alle spalle Mani pulite. Sia per gli appalti e le gare per l’Esposizione universale, sia per l’inchiesta dei pm Roma gli accertamenti non sono ancora terminati e la sensazione che il 2015 potrebbe essere un anno ancora da record in negativo per il nostro paese.

lunedì 29 dicembre 2014

Atene alle urne a gennaio?

[Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni. Eleanor Roosevelt] Una squadra di tecnici della troika è ad Atene per controllare il programma di risanamento e preparare la strada al ritorno di Clauss Mazuch (Bce), Declan Costello (Ue) e Rishi Goyal (Fmi). Lo riferiscono i media locali. Al centro dei controlli il buco nel bilancio 2015 che, secondo la troika, supererebbe 2 miliardi mentre, per il ministero delle Finanze greco, non sarebbe sopra ai 980 milioni. Al vaglio anche il nodo dell'aumento Iva e la regolamentazione dei mutui e dei prestiti in rosso. Syriza, il partito di sinistra radicale greco guidato da Alexis Tsipras, riconferma il primato di preferenze nei confronti di Nea Dimokratia (centro-destra, al governo, del premier Antonis Samaras. E' quanto emerso da un nuovo sondaggio d'opinione, condotto dalla società Pulse per conto della stazione televisiva privata Action24, secondo cui entrambi i partiti in quest'ultima settimana hanno guadagnato un punto percentuale nelle preferenze di voto.  Antonis Samaras ha perso oggi la sfida per l'elezione del presidente, ma spera di vincere quella delle prossime legislative, che si terranno con ogni probabilità il 25 gennaio 2015. Ma intanto il fallimento del voto per il nuovo capo di Stato, che implica il ritorno alle urne, rilancia timori in tutta l'Ue e scatena pesanti turbolenze sui mercati: Borsa di Atene -10% a votazione ancora in corso (poi il crollo è in parte rientrato), mentre Milano verso le ore 15 perdeva il 2,5% e Madrid seguiva con un -2,2%. Un quadro che potrebbe riproporsi nelle prossime settimane e che il premier greco - che vuole una campagna elettorale più breve possibile proprio per contenere gli scossoni - userà per convincere gli elettori a votare di nuovo per il suo partito, come accaduto già nel 2012 con uno scenario simile. Nuova Democrazia vincerà di nuovo, si è detto certo, oggi, Samaras, "per portare il Paese fuori dalla crisi finanziaria". I deputati greci erano chiamati stamattina a eleggere, o meno, alla presidenza l'ex commissario europeo Stavros Dimas. Ma il candidato del governo ha raccolto 168 voti su 300, esattamente come al precedente tentativo, il 23 dicembre. Oggi, terzo e ultimo round, sarebbero bastati 180 voti, ma era chiaro ancora prima di avviare la conta che il quorum non sarebbe stato raggiunto e che la parola dal parlamento sarebbe passata alle urne. Il governo controlla infatti 155 seggi e non è bastato il sostegno di una decina di indipendenti ottenuto nelle scorse settimane (al primo voto Dimas ha avuto 160 deputati a favore). Più che la bocciatura dell'ex commissario per la successione del presidente Carolos Papoulias, nell'aula ateniese si è concretizzato il no della sinistra alla politica di austerità portata avanti da quattro anni, sotto l'egida del governo del conservatore Samaras. Il popolo greco ha mostrato "di volere porre fine alle politiche di rigore", è stato il primo commento di Alexis Tsipras, leader della sinistra radicale di Syriza. Parole che lanciano de facto la campagna elettorale del partito che tutti i sondaggi danno in testa di due, tre, fino a sei punti percentuali sul centrodestra. Tsipras ha moderato la sua linea anti-Ue, in particolare non chiede più l'uscita dall'euro della Grecia, ma sostiene che si debba arrivare a un congelamento o a un taglio degli oltre 300 miliardi di debito greco, per l'80% in mano a Ue, Fmi e Bce. Ovvero alla Troika che ha messo a disposizione il maxiprestito da 240 miliardi in cambio di un programma di austerità e sacrifici portato avanti a colpi di tagli alle pensioni e al welfare. La Grecia sperava di chiudere quest'anno il programma concordato con la troika (Ue, Fmi, Bce) nel 2010, ma ha dovuto accettare una proroga fino al mese di febbraio. Samaras aveva così lanciato il guanto di sfida con l'anticipazione del voto per il presidente, sperando di far convergere i partiti sulla necessità di allungare i tempi del governo proprio per chiudere con la Troika senza ulteriori incidenti. Non c'è riuscito. E ora spera nel nuovo colpo di scena. Negli ultimi giorni peraltro il vento sembra essere cambiato, almeno secondo un nuovo sondaggio di Kapa Research pubblicato nel fine settimana, secondo cui il 44,1% dei greci pensa che Samaras sia l'uomo più indicato per governare, contro il 34,4% che sceglie Tsipras.

sabato 27 dicembre 2014

L’ONESTO UOMO DELL’ANNO

[Terra quantu vidi, vigna quantu vivi, casa quantu stai. Terra quanto puoi vederne, vino quanto ne puoi bere, casa quanto ti basta per abitarci. Sii misurato negli acquisti, nel bere, nel comprare casa. Detto calabrese ] “L'uomo dell'anno è l'Onesto, una specie rara, ma ancora presente nel nostro Paese. Può sembrare un caso da manuale psichiatrico. Un signore (signora) che non si fa corrompere, che paga le tasse, che non parcheggia in doppia fila, che insegna ai suoi figli il piacere dell'onestà”: esordisce così il blog di Grillo che a corredo della celebrazione dell'uomo dell'anno propone una copertina del Time su cui campeggia (“Person of the Year”) il volto del magistrato palermitano Nino Di Matteo. “Un problema in una società di disonesti in cui il figlio di... fa carriera e il meritevole deve emigrare, il magistrato onesto viene isolato dalle istituzioni. È  un esempio in negativo per i corrotti e per gli acquiescenti. Dove infatti c'è l'Onesto - prosegue Grillo sul suo Blog - il disonesto appare in tutto il suo lerciume. L'Onesto, ogni tanto, si chiede chi glielo fa fare, poi pensa ai figli, all'idea di un mondo migliore e non si fa scoraggiare. La sua adrenalina sono i discorsi di fine anno di Napolitano che raccoglie religiosamente e usa come una droga nei momenti di sconforto, sono le minchiate quotidiane di Renzie e la faccia di Berlusconi, quello che ha fondato Forza Italia con Dell'Utri in frequentazione di mafia e ora in galera. Un trittico che sfiancherebbe un mulo ma non lui. Talvolta, mentre mangia la minestra la sera, tra un boccone e l'altro, la moglie gli chiede “Ma che vita ti sei scelto?” e lui non sa cosa rispondere. La verità è che non può essere che sé stesso e non sopporterebbe la sua immagine allo specchio se facesse parte dei disonesti. Non ha scelto lui, è che non ce la fa a delinquere, a mentire, a corrompere, a non mantenere la parola data. È  più forte di lui, come una malattia. Così rimane in silenzio davanti alla moglie e mangia un altro boccone e pensa alle tante rate da pagare, alle bollette, al mutuo, alle tasse, mentre la televisione in sottofondo enuncia le mirabolanti imprese del Governo Renzie e gli arresti quotidiani dei politici corrotti. È  una pecora nera, un cattivo esempio di onestà, di coerenza, di altruismo che fa risaltare la disonestà degli altri. Cosa c'è di peggio della luce per chi vive nell'ombra? La sua onestà è insopportabile in un Paese di disonesti, un talebano che va colpito senza alcuna considerazione. Fatto emigrare. Prezzolini divideva gli italiani in furbi e fessi dove i fessi sono gli onesti. Ma siamo sicuri che l'Onesto sia veramente il fesso? L'Italia infatti va avanti perché ci sono i fessi che lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l'Italia sono invece i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono. L'onestà tornerà di moda o il Paese affonderà nella merda. Tertium non datur. Onesto, per favore, non mollare".

Italia carissima

[L’avvertimento deve sempre precedere la punizione. Talmud Babilonese] Tra il 2010 e il 2014 solo in Spagna le tariffe pubbliche sono rincarate più delle nostre. Se a Madrid l'aumento medio è stato del 23,7%, in Italia l'incremento è stato del 19,1%. L'area Euro ha subito un incremento dei prezzi amministrati dell'11,8%. I calcoli sono stati effettuati dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre. Inoltre nell'ultimo anno, a seguito del passaggio dalla Tares alla Tari, gli italiani hanno pagato il 12,2% in più, contro una inflazione che è aumentata solo dello 0,3%.  "Una stangata da 324 euro a famiglia quella che gli italiani si lasciano alle spalle nel 2014 a causa dell'aumento delle tariffe nazionali e locali". Lo denuncia il Codacons, che ha elaborato i dati sulle maggiori spese delle famiglie per la fornitura dei servizi essenziali. In testa alla classifica dei rincari - spiega il Codacons - i rifiuti, le cui tariffe hanno subito aumenti medi del +15% rispetto allo scorso anno, con un maggior esborso di circa 44 euro a famiglia. Pesanti anche i rincari di acqua, sanità, trasporti.
 

L'Iraq visto da Clint Eastwood

[È più facile spendere due dollari che risparmiarne uno. Woody Allen] Jane Fonda l'ha definito il nuovo "Tornando a casa". È American Sniper, il film di Clint Eastwood sulla guerra, l'impegno americano in Iraq, i traumi  del ritorno, basato sulla vera storia del veterano degli U.S. Navy Seal, Chris Kyle, che ha scritto qualche anno fa una biografia diventata best seller. L'America già discute su questo film che in Italia uscirà il 1 gennaio e si applaude all'interpretazione di Bradley Cooper nei panni del micidiale cecchino, oltre che produttore. Quella che Clint Eastwood, ormai affermato e prolifico regista, ha voluto raccontare quest'anno è una storia di guerra, la storia vera del miglior cecchino della recente storia militare americana, e c'è da scommettere che sarà tra i protagonisti della notte degli Oscar. Chris Kyle, inviato quattro volte in Iraq con un'unica missione: difendere i suoi commilitoni grazie alle sue straordinarie doti di mira. Fu soprannominato 'leggenda', per le sue capacità  con il fucile.  "La storia raccontata è  una storia di coraggio e abnegazione, Kyle proprio per le sue straordinarie capacità,  divenne un obiettivo del nemico. - dice Bradley Cooper, l'anno scorso candidato all'Oscar per Il lato positivo. Fu persino posta una taglia sulla sua testa". Secondo Cooper questo film ha uno scopo preciso: creare maggiore consapevolezza dello sforzo fatto dai soldati americani sui nuovi fronti di guerra. "Si vedono spesso i soldati americani, con le loro divise mimetiche, in aeroporto. Li vedi e non fai caso a loro. Spero che dopo il nostro film ci sia maggiore empatia, che magari si pensi a loro con maggior calore e simpatia. Sono stati all'inferno, per giusta o sbagliata che sia una guerra, non spetta a loro giudicare, ci sono stati, hanno combattuto, sono stati in situazioni orribili e meritano molto rispetto". Il film racconta anche la difficile situazione famigliare di un militare al fronte che per ben quattro volte deve lasciare moglie e figli a casa. "Taya mi ha dato accesso a tutte le loro email - dice Sienna Miller che interpreta la moglie di Kyle - Era materiale molto personale, le sono davvero grata per questa apertura, per aver condiviso con me comunicazioni così  intime e familiari. Non sono tante le unioni che sopravvivono a tutto questo, spesso i militari oltre ai traumi che subiscono nelle zone di guerra poi devono far fronte ai problemi famigliari, alle crisi che la loro assenza ha causato, ma non  è stato il caso di Kyle e Taya, la cui relazione è riuscita a sopravvivere al trauma della guerra". Cooper e Miller poi raccontano il rapporto speciale che si è venuto a creare con Clint
Eastwood. "Siamo diventati amici, finito il lavoro sul set (lui è sempre molto veloce a girare le sue scene) restavamo a chiacchierare, si andava a cena insieme - dice Cooper - come produttore ho dovuto occuparmi anche delle altre fasi della produzione del film e lavorare con Eastwood è davvero piacevole". Secondo Cooper questo non è un film sulla guerra in Iraq, ma è un film sull'orrore della guerra. È  un film su un uomo, Chris, e su quello che ha passato sul fronte della guerra. Il dilemma e l'orrore che sta dietro una guerra". Anche la vera Taya Kile ha partecipato alla conferenza stampa di presentazione del film, a New York. "Per me non è facile guardare il film, per me non è facile guardare a quel periodo della vita di mio marito - dice la moglie dell'ex Navy SEAL poi congedato con onore. Ma è  un grande omaggio a tutti gli uomini e le donne del nostro paese che hanno firmato per porre la loro vita al servizio della nazione. C'è  il falso preconcetto che queste persone amino la guerra. Vi posso assicurare che non è  così, non amano la guerra ma amano combattere per quella che ritengono sia la giustizia e per proteggere i loro amici e colleghi soldati dal nemico".  Secondo la donna l'opinione pubblica ha un rapporto controverso con i veterani di guerra: "Gli americani hanno sempre avuto sentimenti contrastanti circa i soldati di ritorno dalla guerra. Dalla stima e supporto per coloro che sono tornati dalla Seconda Guerra Mondiale, si è passati alle distanze prese con i reduci del Vietnam, ora è ancora diverso. Ora abbiamo imparato dalla lezione del Vietnam e cerchiamo di non identificare in quei soldati che tornano dal fronte ciò  che non sono, ovvero i responsabili delle decisioni prese. Il libro di mio marito e questo film vogliono proprio aiutare a capire questa differenza".

La censura nell'era di Google

[Il lavoro non ha mai ucciso nessuno, ma perché correre il rischio? Charles McCarthy] Le richieste di rimozione di contenuti inoltrate a Google da governi e tribunali del mondo passano da 3.846 nel primo trimestre 2013 a 3.105 nella seconda metà dello stesso anno. Lo si legge nell'ultimo rapporto sulla trasparenza della compagnia, che imputa il calo a minori richieste della Turchia. Aumentano però quelle di Russia e Italia, che ne hanno inoltrate 65 contro le 33 nel periodo precedente. Il 77% delle domande italiane è legato alla diffamazione, il 9% a marchi e il 5% a copyright. A livello globale, nell'intero 2013 le domande di rimozione pervenute a Google si sono attestate a quota 6.951, contro le 4.100 del 2012. Tra le richieste, il 38% ha come causa la diffamazione, il 16% oscenità e nudo, l'11% privacy e sicurezza. Le domande hanno interessato principalmente le piattaforme Blogger, YouTube e le ricerche di Big G. "Divulghiamo il numero di richieste di rimozione di informazioni dai nostri servizi ricevute dai proprietari del copyright e dalle autorità", spiega Google. "Ci auguriamo che questa iniziativa volta a una maggiore trasparenza contribuisca a chiarire le discussioni attualmente in corso per definire in modo appropriato l'ambito e l'autorità delle norme per i contenuti online". Oltre a Google, che pubblica il suo rapporto sulla trasparenza dal 2010, altre internet company statunitensi - da Yahoo a Facebook e Twitter - rendono note le richieste di rimozione ricevute.

In Puglia raduno Wikipedia

[La rabbia è un acido che può causare più danno al vaso che la contiene che a qualsiasi altra cosa sulla quale viene versata.  Anonimo] Il piccolo Comune lecchese di Esimo Lario, 800 anime, ha conquistato il raduno mondiale di Wikipedia, l'enciclopedia on-line alimentata liberamente dai lettori, che si terrà nel 2016. La decisione è stata annunciata oggi. L'evento, nato nel 2005 come incontro di 380 persone a Francoforte, nel corso del tempo è cresciuto con gli appuntamenti di Londra, Taipei, Washington, Hong Kong, Harvard. Nel 2015 toccherà a Città del Messico e il 2016 sarà la volta di Esimo Lario: sarà la 12/ma edizione e sarà ospitata dalla località di gran lunga più piccola tra quelle che finora hanno gestito i raduni. Esimo- sfruttando il marchio Lario conosciuto in tutto il mondo - è riuscita a superare città come St. Louis e Atlantic City negli Usa, l'indiana Chennai e Dar es Salaam (Tanzania). In finale ha battuto Manila. "Siamo soddisfatti - dice Iolanda Pensa, coordinatrice del Comitato organizzatore della candidatura di Esimo Lario -, la giuria ha elogiato il gruppo di lavoro, la proposta ed ha apprezzato l'approccio all'evento. Ci aspetta tanto lavoro".

Una procura antimafia a Bruxelles

 [Fimmina chi ride e gallina chi canta, 'un ce tenire speranza. Non sperare nella donna che ride e nella gallina che canta. Frase calabrese] “La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari”, amava ripetere Gesualdo Bufalino già molti decenni fa. Ma la ricetta di questo celebre scrittore siciliano resta attuale anche oggi, come hanno insistito in una sala del Parlamento di Bruxelles, europarlamentari campani e siciliani, in prima linea contro i clan assieme a sindaci del casertano e calabresi. Cultura, accanto a un rinnovato impegno dell'Europa, visto che il crimine organizzato non conosce confini: i grandi capitali frutto di attività illecite accumulati nel sud dell'Italia vengono infatti investiti non solo nel nostro nord, ma anche nei grandi mercati finanziari di Londra, Parigi, di tutta l'Unione europea. L'iniziativa promossa dall'eurodeputato Nicola Caputo (Pd-S&D) ha sottolineato la necessità di creare una cultura della legalità, una nuova consapevolezza civica anche al livello europeo. E la richiesta che l'Europa si doti di nuovi strumenti per una più efficace lotta alle mafie, a partire da una nuova normativa per aggredire in modo più incisivo i patrimoni illeciti. Presente all'incontro, l'europarlamentare Caterina Chinnici (Pd-S&D), Ignazio Corrao (M5S), il sindaco di Casal di Principe Renato Natale e quello di Villa di Briano, Dionigi Magliulo. “È  urgente chiedere all'Europa - ha sottolineato Chinnici - una legislazione più efficace nella gestione dei beni confiscati ai clan. Inoltre penso all'istituzione di una Commissione, se possibile permanente, anche qui al Parlamento europeo che si occupi della lotta al crimine organizzato. Infine, lavorare a una Procura europea che lavori sul modello della Direzione Nazionale Antimafia, per aggredire i reati transnazionali”. Sulla stessa linea Ignazio Corrao: “Basta pensare alle discariche di Ciancimino in Romania, o alle discoteche e i villaggi turistici costruiti in Spagna con i soldi mafiosi per capire quanto serva un approccio globale al fenomeno. Purtroppo però - ha lamentato Corrao - quello delle mafie viene percepito dai nostri colleghi qui a Bruxelles come un problema solo italiano”. Toccante l'intervento del sindaco anti-camorra di Casal di Principe, Renato Natale: ”Ogni giorno mi batto perché essere casalese non sia sinonimo di camorrista. Sono l'ultimo rappresentante di generazioni di partigiani della libertà, di chi ha fatto la resistenza contro la dittatura della Camorra. A loro, a quegli operai che imbracciarono il fucile per difendere la loro fabbrica, ai braccianti, ai sindacalisti, ai sindaci che furono uccisi o gambizzati per aver sfidato i clan stiamo dedicando la costruzione di un museo della memoria”. Quindi ha reclamato maggiore attenzione da parte delle istituzioni europee: “Dobbiamo invadere l'Unione con le nostre denunce perché sinora l'Europa non ha capito la gravità della situazione. Non vorrei che oggi ci fossero grandi potentati economici pronti a ricevere gli enormi capitali prodotti dalle mafie, come denaro fresco, senza interessi, per rilanciare la ripresa. Sarebbe - ha concluso - come finanziare lo sviluppo ai danni della democrazia”.

Press & imprese, edita da Confindustria centro Sicilia

[Chine tene libri, tene labbra. Chi possiede (legge) libri, sa parlare. Detto calabrese] L'intervista al presidente del Senato Pietro Grasso e al presidente dell'Autorità anticorruzione Raffaele Cantone, il contributo del commissario Antiracket e antiusura, Santi Giuffrè. E ancora, un approfondimento sul “rating di legalità” a cura di Lionello Mancini e l'intervista doppia a due imprenditori - il siciliano Gregory Bongiorno e il campano Antonio Picascia - che hanno scelto di dire “no” alla criminalità organizzata, denunciando e facendo arrestare i loro estorsori. Sono solo alcuni degli argomenti trattati dalla rivista Press & Imprese, il nuovo periodico edito da Confindustria Centro Sicilia, l'associazione di rappresentanza delle imprese di Caltanissetta, Agrigento ed Enna, in collaborazione con Confindustria Caserta, promosso nell'ambito del progetto Pon “Caltanissetta e Caserta sicure e moderne”. Trentasei pagine a colori, 1500 copie distribuite a imprese siciliane e campane, autorità e personalità regionali e nazionali, disponibile dal prossimo dicembre anche in formato pdf sul sito dedicato al progetto www.ponsicurezzacaltanissettacaserta.it, il periodico “nasce dall'esigenza di promuovere la legalità e la cultura d'impresa, in particolare tra gli imprenditori dei due territori coinvolti dal progetto, sostenendo gli operatori economici nella lotta al racket delle estorsioni e dell'usura in un'ottica non solo di prevenzione ma di vero e proprio contrasto della criminalità economica”. Il numero 1 di Press & Imprese si apre con l'editoriale del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi e di Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia e delegato nazionale di Confindustria per la Legalità. E ospita anche articoli sui desk imprese attivati nei due territori e la rubrica “click d'autore”, curata da Tony Gentile, fotografo palermitano che lavora per l'agenzia di stampa internazionale Reuters.

I compagni di merenda di Matteo

[Ogni agiellu canusce u nidu sue. Ogni uccello conosce il suo nido. Frase calabrese] Dietro Renzi non c’è spazio per il Quinto Stato. Quando negli anni Ottanta Michael Ledeen varcava l’ingresso del dipartimento di Stato, al numero 2401  di C. Street NW, chiunque avesse dimestichezza con il potere di Washington sapeva che si trattava di una finta. Quello, per lo storico di Los Angeles, rappresentava solo un impiego di facciata, per nascondere il suo reale lavoro: consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall’Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all’Iraq e della potenziale guerra all’Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano. Oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi. Forse è stato anche per garantirsi la futura collaborazione di Ledeen che l’allora presidente della Provincia di Firenze si è recato nel 2007 al dipartimento di Stato Usa per un inspiegabile tour. Non è un caso che il segretario di Stato Usa John Kerry abbia più volte espresso giudizi favorevoli nei confronti di Renzi. Michael Ledeen, una delle anime nere della destra repubblicana negli Usa, è uno dei consiglieri di Renzi. Ma sono principalmente i neocon ad appoggiare Renzi dagli Stati Uniti. Secondo il “New York Post”, ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita, con cui si trova bene con la sinistra italiana, da sempre. In questa direzione vanno anche il guru economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il suo principale consulente politico, Marco Carrai, entrambi molti vicini a Israele. Carrai ha addirittura propri interessi in Israele, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. Infine, anche il suppoter renziano Marco Bernabè ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures e, il cui padre, Franco, fino a pochi anni fa è stato arcigno custode delle dorsali telefoniche mediterranee che collegano l’Italia a Israele. Forse aveva ragione l’ultimo cassiere dei Ds, Ugo Sposetti, quando disse: “Dietro i finanziamenti milionari a Renzi c’è Israele e la destra americana”. O perfino Massimo D’Alema, che definì Renzi il terminale di “quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra”. Dietro Renzi ci sono anche i poteri forti economici, a partire dalla Morgan Stanley, una delle banche d’affari responsabile della crisi mondiale. Davide Serra entrò in Morgan Stanley nel 2001, e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari. La carriera del giovane broker italiano venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. In quegli anni trascorsi dentro il gruppo statunitense, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l’allora gran capo di Intesa-San Paolo Corrado Passera. Davide Serra, braccio destro di Renzi per l’economia, è considerato uno squalo della finanza internazionale. Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo. E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments. Già nel primo anno Algebris passò da circa 
settecento milioni a quasi due miliardi di dollari gestiti. L’anno successivo Serra, con il suo hedge fund, lanciò l’attacco al colosso bancario olandese Abn Amro, compiendo la più importante scalata bancaria d’ogni tempo. Poi fu il turno del banchiere francese Antoine Bernheim a essere fatto fuori da Serra dalla presidenza di Generali, permettendo al rampante finanziere di mettere un piede in Mediobanca. Definito dall’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani “il bandito delle Cayman”, Serra oggi ha quarantatré anni, vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair), fa miliardi a palate scommettendo sui ribassi in Borsa (ovvero sulla crisi) ed è il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande raccoglitore di denaro, attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis. La banca d’affari Morgan Stanley è considerata tra i responsabili della crisi economica mondiale. E così, nell’ultimo anno il gotha dell’industria e della finanza italiane si sono schierati uno a uno dalla parte di Renzi. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: “Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane”. Poi venne Carlo De Benedetti, con il suo potentissimo gruppo editoriale Espresso-Repubblica (“I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece quel contatto ce l’ha”). E ancora, Diego Della Valle, il numero uno di Vodafone Vittorio Colao, il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l’amministratore delegato Andrea Guerra, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera con la moglie Afef, l’ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, i banchieri Fabrizio Palenzona e Claudio Costamagna, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca, il patron di Lega Coop Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli di Prada, Fabrizio Palenzona di Unicredit, il Monte dei Paschi di Siena, attraverso il controllo della Fondazione Montepaschi gestita dal renziano sindaco di Siena Bruno Valentini, e, soprattutto, l’amministratore delegato di Mediobanca Albert Nagel, erede di Cuccia nell’istituto di credito. Proprio sul giornale controllato da Mediobanca, “Il Corriere della Sera”, da sempre schierato dalla parte dei poteri forti, è arrivato lo scoop su Monti e Napolitano, sui governi tecnici. Il Corriere ha ripreso alcuni passaggi dell’ultimo libro di Alan Friedman, altro uomo Rcs. Lo scoop ha colpito a fondo il governo Letta e aperto la strada di Palazzo Chigi a Renzi. Il defunto segretario del Psi Bettino Craxi diceva: “Guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare nella politica”. Gad Lerner ha, più recentemente, detto: “Non troverete alla Leopolda i portavoce del movimento degli sfrattati, né le mille voci del Quinto Stato dei precari all’italiana. Lui (Renzi) vuole impersonare una storia di successo. Gli sfigati non fanno audience”.

venerdì 26 dicembre 2014

Gehry a Londra, polemica su prezzo case

[Chiru chi fazzu eu, facia u ciucciu meu. Quello che faccio io, fa il mio asino. C'è qualcuno che mi imita sempre. Frase calabrese] Il primo edificio con la firma di Frank Gehry in Inghilterra ha già scatenato polemiche. L'archistar ideatore del Guggenheim a Bilbao, ha presentato il suo complesso di 700 appartamenti nella terza fase della ristrutturazione della Battersea Power Station a Londra, quella resa celebre dall'album dei Pink Floyd “Animals”. Ha promesso un ambiente rispettoso dell'uomo, ma non a misura di portafoglio: i prezzi delle case sono irraggiungibili per chi non dispone di milioni di sterline. Non è un caso se definiscono One Hyde Park, nel cuore di Londra, l'indirizzo più costoso del mondo. Nel complesso residenziale dei “paperoni” planetari è stato battuto un nuovo record per il Regno Unito: secondo il Times, un oligarca russo o ucraino ha sborsato più di 140 milioni di sterline (oltre 170 milioni di euro) per un esclusivo attico, il cui valore potrebbe in futuro schizzare a 160-175 milioni di sterline. L'acquisto sarebbe anche la prova, spiega sempre il giornale, di come molti oligarchi russi, temendo di subire le sanzioni imposte dall'Occidente per la crisi in Ucraina, stiano investendo milioni di sterline nel “mattone” di Londra, approfittando del boom del mercato immobiliare nella capitale. Nei giorni scorsi il Financial Times aveva dedicato ampio spazio a questa tendenza, spiegando come le maggiori società di mediazione immobiliare britanniche stiano ricevendo molte più richieste del solito. Nel 2013 i ricchi russi hanno speso 180 milioni di sterline in proprietà all'ombra del Big Ben: per quest'anno è previsto un cospicuo aumento. “Imprenditori russi e ucraini hanno identificato luoghi sicuri per preservare i loro patrimoni sin dall'inizio dell'anno”, aveva dichiarato al  quotidiano della City Adam Challis, della società immobiliare Jll. E il fortunato nuovo proprietario della Penthouse D, che dovrà spendere circa 20 milioni di sterline per rifinirla, troverà un nutrito numero di altri miliardari che già risiedono nel palazzo del superlusso vicino ad Hyde Park. Fra questi l'oligarca ucraino Rinat Akhmetov, che era detentore del precedente record per l'appartamento più costoso del Regno: aveva pagato 136 milioni di sterline per l'acquisto di un attico e di un “pied a terre” che ha unito in un'unica proprietà. La corsa agli acquisti da parte dei magnati dell'Est, che si unisce a quella di altri tycoon dal Medio Oriente e Cina, sta preoccupando non poco le autorità britanniche, che temono più che mai lo scoppio di una bolla immobiliare. Il vice governatore della Bank of England, Jon Cunliffe, lo ha detto chiaro e tondo: “Sarebbe pericoloso ignorare la situazione che si è venuta a creare nel mercato della casa fino dalla primavera dell'anno scorso”. Le sue parole rischiano però di restare inascoltate, per lo meno da parte dei tanti ricchi che vedono le proprietà di Londra come l'investimento più fruttuoso: si calcola che i prezzi delle case di lusso nella capitale siano aumentati dell'80% dal 2009.

giovedì 25 dicembre 2014

Malala vuole diventare premier

[Irtu, rina e cunnu, caccianu l'uominu d'u munnu. Salita, lavoro e sesso, allontanano l'uomo dal mondo. Frase calabrese] Malala Yousafza, l'attivista paksitana che di recente ha ricevuto il premio Nobel per la pace, aspira alla carriera politica fino a divenire primo ministro del suo paese. Lo ha sottolineato la stessa giovane - simbolo della campagna per l'istruzione in Pakistan dopo essere stata gravemente ferita nell'ottobre 2012 - alla Bbc in occasione del ritiro del Nobel, vinto insieme all'attivista indiano per i diritti dei bambini, Kailash Satyarthi. “Voglio servire il mio paese e il mio sogno è che la mia nazione diventi un paese sviluppato dove ogni bambino ricevere un'istruzione”, ha spiegato. “Se posso servire meglio il mio paese meglio attraverso la politica e diventando primo ministro, lo farò”, ha aggiunto.

Boeri presidente dell'Inps

[Genti i marina, futti e camina. Gente di marina, fotti e cammina. Frase calabrese] Tito Boeri a capo della “nuova Inps”: è l'annuncio a sorpresa del premier Matteo Renzi. Il Cdm nomina un vero presidente dopo due commissari straordinari, prima Vittorio Conti e poi Tiziano Treu, a cui va il ringraziamento del premier. L'ultimo presidente era, infatti, stato Antonio Mastrapasqua, Milanese, classe 1958, Boeri è un'economista sempre attivo sulle tematiche legate al lavoro, anche attraverso il portale lavoce.info, da lui fondato. Il sito d'informazione economica che riporta il suo curriculum, in cui si ricorda come Boeri sia professore ordinario all'Università
Bocconi (dove si è anche laureato), direttore della Fondazione Rodolfo Debenedetti, responsabile scientifico del festival dell'economia di Trento ed editorialista della Repubblica. Nel suo curriculum vanta un dottorato in Economia alla New York University e un'esperienza di dieci anni, da senior economist, all'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse). È  stato anche consulente del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), della Banca Mondiale, della Commissione Europea e dell'Ufficio Internazionale del Lavoro. Sulla voce.info proprio quest'estate si è acceso il dibattito sulle pensioni d'oro. E tra gli interventi pubblicati anche quello firmato da Tito Boeri insieme a Fabrizio Patriarca e Stefano Patriarca, in cui si ipotizzava un “contributo di solidarietà” sul quel che rimane dal ricalcolo con il contributivo. Non solo, è stato anche tra gli ideatori del contratto a tutele crescenti.

Iniziato tramonto per Putin

[Chi pocu tene, caru 'u tene. Chi ha poco, fa molto attenzione a ciò che possiede. Detto calabrese] La Russia “presto” farà ripartire il complesso missilistico su rotaia, un sistema meccanizzato che permette lo spostamento rapido di razzi atomici da combattimento. Lo ha detto alla radio Eco di Mosca il vice comandante delle Forze Missilistiche Strategiche Andrei Filatov, dopo che il suo Paese ha testato con successo il missile cosmico Angara. In sostanza si parla di vagoni speciali, capaci di aprirsi e alzare un missile pronto per il lancio. Sarebbe iniziato il declino per l'era putiniana e il malcontento pubblico sta crescendo di nuovo in Russia, ma questa volta a causa dei problemi economici scatenati dalle sanzioni e dal prezzo del petrolio in forte calo. Una fetta crescente della popolazione sostiene questa ipotesi, secondo un studio commissionato dal Comitato delle iniziative civili, think thank guidato da Alexei Kudrin, ex vicepremier licenziato perché  entrato in confronto diretto con Dmitri Medvedev, ma ancora vicino al leader del Cremlino Putin. Secondo il rapporto, i risultati dello studio suggerirebbero il tramonto politico di Putin. Per la verità di tramonto si era parlato anche dopo la candidatura di Vladimir Vladimirovich al terzo mandato, a fronte di un'ampia ondata di proteste. Ma successivamente alla sua elezione e alla crisi ucraina, il presidente russo ha iniziato a godere di un consenso molto ampio e duraturo, da marzo sino al mese scorso. Molti degli intervistati sono insoddisfatti delle risposte del presidente Putin nella conferenza stampa di fine anno, tenutasi il 18 dicembre scorso. Tuttavia al suo posto non vedono nessun altro possibile sostituto, nè tra le fila dei siloviki, uomini dei ministeri forti, come anche tra l'opposizione. I risultati dello studio dovrebbero essere presentati oggi al Comitato delle iniziative civili. Secondo i dati anticipati da RBC, i russi hanno fiducia nei media ufficiali nella valutazione della politica estera. Tuttavia, per quanto riguarda le questioni interne, stanno cercando fonti alternative. La Nato vuole trasformare l'Ucraina nell'ultimo bastione di confronto con la Russia. Così il ministero della Difesa russo dopo che Kiev ha annunciato di voler rinunciare allo status di Paese non allineato. “Mosca dovrà tenere conto di questo”, fanno sapere dalla Russia, mentre già ieri il ministro degli Esteri Sergey Lavrov dal Cremlino, dove si era tenuto il varo dell'Unione Euroasiatica, aveva reagito piccato: “alimenterà il confronto” con la Russia e si dimostrerà una scelta “controproduttiva”. Come ha sottolineato Filatov, in epoca sovietica, molto dipendeva da questo complesso. In precedenza, una fonte del settore militare-industriale aveva riferito soltanto che tali armi potevano riapparire in quattro anni; ma la decisione sulla produzione era ancora in sospeso. Ora invece sembra che tutto accadrà, e in modo molto più rapido del previsto. Ma quello che più colpisce è che tali missili erano in servizio nelle Forze missilistiche delle Forze Armate strategiche dell'URSS e della Russia, nel periodo 1987-1994 per un totale di 12 unità. Poi dal 2007 tutti i complessi sono stati smantellati e distrutti, fatta eccezione per due, lasciati ai musei. Per le ferrovie dell'URSS e della Russia questo tipo di trasporto erano i treni “numero zero”. Il primo studio sull'uso del treno, come vettore di missili strategici, era apparso nel 1960 in piena Guerra Fredda, sia in Unione Sovietica che negli Stati Uniti.

mercoledì 24 dicembre 2014

Buon natale Ambrogio

[Il segreto del successo è la perseveranza verso lo scopo. Benjamin Disraeli]  Buon natale a tutti colleghi Ap che vivono la solidarietà con responsabile rassegnazione in attesa di tempi migliori. Ap pensa di aprire la propria attività a Lamezia Terme, Napoli, Spagna, Portogallo ... prendere compagnie aeree a Palermo Punta Raisi? Non sarebbe male. Buone feste ai sindacalisti che dovrebbero rappresentare i lavoratori Ap ma sono talmente confusi che prima, nel corso di una riunione, approvano i turni tenendo conto del contratto di solidarietà, poi, però li contestano. Questi sindacalisti dovrebbero tutelare il mio posto di lavoro? Buon  natale alla Cgil che continua a perdere iscritti in Gh (18 iscritti si sono cancellati e tra questi mi piace ricordare il ros Taormina), Gesap ...  e che forse dovrebbe cambiare gli uomini che in apt hanno decretato questo fallimento. Un felice Natale al Maradona dei sindacalisti siciliani che avrebbe deciso di restare in una squadra senza leader, tranne lui, e giocare in un  campionato secondario. Scelte, non condivise, che vanno però sempre rispettate. Babbo natale, però, passa solo una volta nella vita. Buon natale ai vertici della Gesap (Petrigni, Listro, Terranova e Scelta) che anche se indagati dalla procura di Palermo ostentano sicurezza. Buon natale a tutta la Gesap che presto diventerà Argentina ma non riesce ancora a realizzare la nuova carta dei servizi. Ma è bravissima nel trovare figure professionali, i cosiddetti consulenti esterni, che avrebbero fatto bingo con la Gesap. Un ottimo Natale al presidente della Gesap e al suo capo Orlando (bravissimo nell'aumentare le tasse, meno nel governare) che dichiarano utili diversi conseguiti dalla Gesap nel corso dell'anno che ci sta lasciando: chi dice 4 e chi 5. Ai 100 ex Gesap, oggi Gh, che con struggente tristezza pensano quando erano con il gestore, restano solo i ricordi, indietro non si ritorna, la vita è fatta di scelte e voi avete fatto quella sbagliata. Buon natale alla Marconi (gruppo Gh Italia) che si appresta a diventare azionista all'80 per cento della Gh Palermo a gennaio. Ritardi tecnici dovuti a calcoli che riguarderebbero i 37 part time (chi paga questo danno?), alla sala amica non più in gestione totale della Gh, la multa alla sala amica di un milione mezzo fatta dagli ispettori Inps chi la pagherà? È visto che sono napoletani speriamo che finisce, al più presto, questa sceneggiata: compro (Gh Italia), vendo (Gesap), rivendo e adesso ricompro. In tutta questa manfrina la Gh Italia  e' rimasta socio tecnico e prepara le buste paga per lo scalo di Palermo alla modica cifra di 300 mila euro all'anno. Tanto i soldi della Gesap sono pubblici ...

Amazon abbandona San Marino

[I critici sono come gli eunuchi di un harem: sanno come si fa, lo vedono fare tutti i giorni, però non sono capaci di farlo. Brendan Behan] Amazon ha tolto San Marino dalla lista dei paesi nei quali effettua le spedizioni. È finita così la querelle tra il colosso internazionale dell'e-commerce e la repubblica del Titano, dopo il sequestro di tre bancali di merce martedì scorso da parte di agenti della Polizia Civile e i contatti che sono seguiti tra le autorità sammarinesi e Amazon. Lo riferisce il sito di San Marino Rtv, l'emittente di stato sammarinese. Alla base del sequestro e della scelta di abbandonare San Marino, il fatto che Amazon spediva in Repubblica in esenzione di Iva e di Monofase, un'imposta sulle importazioni del 17%: alla richiesta di adeguamento alle normative sammarinesi, Amazon ha ritirato i pacchi sottoposti a sequestro e provveduto a rimborsare delle spese tutti coloro ai quali la merce non è stata consegnata, poi ha "abbassato le saracinesche".


Indagini antitrust su Booking.com

[Colui che può, fa. Colui che non può, insegna. Gorge Bernard Shaw] Italia, Francia e Svezia hanno avviato indagini antitrust coordinate sulle prenotazioni alberghiere via internet. Nel mirino le cosiddette "clausole di parità" nei contratti fra l'agenzia di viaggi online Booking.com e gli alberghi: si sospetta che possano avere effetti anti concorrenziali in violazione delle norme europee e nazionali. Per dissipare questi timori Booking.com ha proposto degli impegni, e, se i test di mercato ne confermeranno l'adeguatezza, i garanti nazionali potranno renderli giuridicamente vincolanti per tale agenzia. Con un comunicato, la Commissione europea spiega che sta coordinando le inchieste nazionali, ma senza aver avviato una propria indagine. Le clausole di parità presenti nei contratti fra Booking.com e gli alberghi obbligano questi ultimi a offrire all'agenzia prezzi per le stanze uguali o migliori rispetto a quelli che essi propongono su tutti gli altri canali di distribuzione on-line e off-line. I garanti francesi, svedesi e italiani ritengono che queste clausole possano danneggiare la concorrenza, in violazione delle rispettive norme nazionali in materia così come del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

Bavaglio alla stampa turca

[I venti e le onde sono sempre dalla parte dei navigatori più abili. Edward Gibbon] Ennesimo colpo di maglio del presidente turco Recep Tayyp Erdogan contro i media e i giornalisti 'sostenitori' dell'imam Fetullah Gulen, capo della confraternita islamica Hizmet, suo ex-alleato oggi nemico numero uno rifugiato negli Usa. Una prova di forza che ha suscitato l'immediata condanna di Bruxelles e Washington. Dura la replica del presidente: "L'Ue si faccia gli affari suoi". La polizia anti-terrorismo ha portato a termine una vasta operazione in tredici città tra cui Istanbul ed ha arrestato almeno 24 persone. In particolare sono stati presi di mira giornalisti di Zaman, uno dei più importanti quotidiani, da sempre vicino al predicatore: in manette è finito anche il direttore Ekrem Dumanli. Secondo l'agenzia di stampa turca Anadolu, i mandati d'arresto sono in tutto 32 e l'accusa più pesante è di aver costituito un'organizzazione criminale per "attentare alla sovranità dello Stato". Oltre ai giornalisti del quotidiano sono stati ammanettati anche direttore, operatori e conduttori di una rete televisiva, la Samanyolu, anch'essa simpatizzante di Gulen.  La maxi-operazione contro giornalisti e poliziotti vicini alla potente confraternita religiosa dell'imam Fethullah Gulen, il nemico numero uno del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, è solo all'inizio e i giudici chiederanno presto agli Stati uniti l'estradizione dello stesso predicatore per processarlo, secondo i media turchi. "Gli individui che mettono in pericolo la sicurezza nazionale avranno la risposta che si meritano, che siano giornalisti, o meno", ha assicurato Erdogan parlando di "un inchiesta condotta da magistrati indipendenti e del tutto in linea con le leggi". Erdogan, lo scorso anno, ha dichiarato guerra a Gulen, uno dei suoi più importanti sostenitori in passato, accusandolo di aver creato uno "Stato parallelo" composto da poliziotti e giudici vicini al suo movimento. Gulen per anni è stato un alleato indispensabile nel braccio di ferro con le Forze armate, baluardo del laicismo turco. Dopo essere uscito vincitore dallo scontro con i militri però, Erdogan ha deciso di sbarazzarsi di un alleato che stava diventando troppo ingombrante. Per l'opposizione l'operazione di ieri rappresenta un "golpe", come lo ha definito il leder dell'opposizione Kemal Kilicdaroglu. "Nei Paesi democratici non si punisce la libertà di stampa", hanno dichiarato, dal canto loro, in un comunicato congiunto l'Ordine e il sindacato dei giornalisti turchi. Un timore condiviso anche da associazioni internazionali per la libertà di stampa come il Comitato per la protezione dei giornalisti o Freedom House e anche dall'Unione europea. Critiche respinte dal premier Davutoglu: "Questa non è un'inchiesta condotta per attività giornalistiche, i dettagli emergeranno durante il processo", ha assicurato in un'intervista pubblicata dal pro-governativo Sabah. Per ridimensionare il ruolo della confraternita il parlamento negli scorsi mesi ha approvato norme per garantire al governo maggiore controllo sugli organi dello stato. Nella campagna anti-Gulen centinaia di agenti e magistrati sono stati rimossi. Una sorte toccata anche ai pm di punta della maxi inchiesta corruzione che ha fatto tremare il governo a dicembre. Secondo Ahmet Hakan, uno dei più noti giornalisti turchi, "la libertà di espressione non può essere sacrificata sull'altare dello scontro Governo-Confraternita - scrive  su Hurriyet.  Il colpo sferrato è un colpo contro la libertà di tutta la società, per questo l'arresto di Ekrem Dumanli e i suoi colleghi è pericoloso. Gli arresti, per Hikmet Genc di Yeni Safak, invece, sono necessaria a fermare gli uomini di Gulen che cercano da oltre un anno di rovesciare il governo: "avete provato ha seminare il caos nel paese con qualsiasi tipo di provocazione.. Non ci siete riusciti e avete preso la testa. Finalmente siete stati smascherati", scrive oggi il giornalista, rivolgendosi direttamente ai membri della confraternita. E dopo gli arresti di questi giorni, i Pm ora puntano ancora più in alto e vogliono l'arresto di Gulen in persona. Lo afferma Fuat Avni, uno pseudonimo dietro cui si nasconderebbe una talpa della confraternita nella polizia, che giovedì scorso aveva anticipato su Twitter i dettagli dell'operazione. L'ipotesi non è stata né confermata né smentita dal sostituto procuratore di Istanbul Orhan Kapici, ma i giudici avrebbero già preparato una richiesta di estradizione per Gulen, che vive negli Stati uniti e presto la invieranno al ministero della Giustizia turco perché la trasmetta all'Interpol, riporta oggi il quotidiano pro-governativo Yeni Safak.

Tim Cook è l'uomo dell'anno

[Vi ho scritto questa lettera piuttosto lunga perché  non avevo il tempo di farla più corta. Blaise Pascal] Tim Cook, l'amministratore delegato di Apple, è l'uomo dell'anno per il Financial Times. Nei tre anni che sono seguiti alla morte del fondatore Steve Jobs, Cook ha mantenuto i nervi saldi dagli attacchi degli azionisti attivi e dalla perdita di fiducia in Apple da parte di molti, convinti che Cupertino non potesse avere successo senza il suo fondatore. Cook quest'anno è uscito fuori dall'ombra del suo predecessore e ha impresso ad Apple i suoi valori e le sue priorità.
L'amministratore delegato di Apple, Tim Cook, fa outing dichiarando "sono orgoglioso di essere gay". In un articolo per Bloomberg Businessweek, il numero uno del gigante informatico scrive: "Anche se non ho mai nascosto il mio orientamento sessuale, non l'ho mai reso pubblico finora.  Quindi voglio essere chiaro: Sono orgoglioso di essere gay e considero questo uno dei più grandi regali che Dio potesse farmi". Apple punta all'Iran. La casa di Cupertino - secondo quanto scrive il Wall Street Journal - avrebbe avviato dei contatti preliminari con alcuni distributori di Teheran per esplorare la possibilità di lanciare i suoi prodotti, iPhone e iPad in primis, in un mercato finora off limits. Ed essere pronta nell'eventualità che le potenze occidentali allentino il regime di sanzioni contro quel Paese. Un primo incontro sarebbe avvenuto al quartier generale londinese di Apple, e intorno la tavolo si sarebbe valutata la possibilità del franchising, un modello che l'azienda fondata da Steve Jobs ha sperimentato in Europa e in Asia. Apple - scrive il Wsj - non sarebbe l'unica azienda Usa in trattative con imprenditori iraniani, da tempo impegnata in un'offensiva nei confronti del mondo del business occidentali nel tentativo di spezzare i tanti anni di isolamento economico.

easyJet +3,11% a novembre

[Non aderisco all'opinione di nessun uomo: ne ho alcune per conto mio. I. Turgenev] Nel mese di novembre easyJet ha trasportato 4 milioni 386mila 296 passeggeri, in aumento del 3,1% rispetto a novembre 2013 quando erano 4 milioni 255mila 978. Il load factor è cresciuto di 0,5 punti, passando dall'89,0% di novembre 2013 all'89,5%. Nei primi undici mesi del 2014 hanno volato con easyJet 65 milioni 204mila 437 passeggeri, +6,6% sullo stesso periodo dello scorso anno. Il load factor da gennaio a novembre 2014 è cresciuto di 1,5 punti, passando dall'89,3% al 90,8%. Novità targata easyJet sull’aeroporto di Palermo. Per i due mesi di alta stagione estiva, la low cost inglese volerà tra il capoluogo siciliano e Amsterdam. Il collegamento sarà operativo dal 29 giugno al 31 agosto con frequenza bisettimanale il lunedì e giovedì. Il volo decolla d Shipol, l’aeroporto principale di Amsterdam che easyJet proprio da qualche settimana ha dichiarato nuovo hub, alle 5.50 con arrivo a Punta Raisi alle 8.30. Da Palermo invece la partenze è alle 9.05 con arrivo alle 11.45. I voli sono già acquistabili sul sito della compagnia con tariffe da 39,77 euro. Da Palermo easyJet vola anche su Lione, Londra Gatwick, Milano Malpensa, Zurigo, Parigi Orly.

Ryanair poco sicura?

[Uomini forti: la forza di un uomo ritenuto forte si può giudicare soltanto dal suo comportamento verso i forti. Agostino Rocca] Ryanair lancia la programmazione estiva 2015 da Pisa. 47 rotte in totale, tra cui il nuovo collegamento per Crotone operativo con 4 frequenze a settimana, e un incremento di frequenze su altre 5 rotte per le vacanze e per il business. Ryanair prevede di trasportare 2,9 milioni di passeggeri nell’anno solare 2015. I biglietti per la stagione estiva 2015 sono già disponibili sul sito, dove i clienti possono anche prenotare i nuovi servizi dedicati alle famiglie e a chi viaggia per affari, Ryanair Family Extra e Business Plus. Ryanair ha festeggiato il lancio della programmazione estiva 2015 da e per Pisa mettendo a disposizione posti in vendita su tutto il suo network europeo a prezzi a partire da 19.99 euro, per viaggiare a gennaio, febbraio e marzo. Turni infernali, ore di riposo ridotte al minimo e risparmi ovunque sia possibile: tutto raccontato in un libro denuncia di un pilota Ryanair, Cristian Fletcher. Un modello di gestione della Ryanair improntato solo alla riduzione estrema dei costi e all’ottimizzazione dei guadagni, “non senza la possibilità di mettere in pericolo la sicurezza dei voli”. È questo quanto afferma nel libro “Ryanair: Low cost ma a che prezzo?” Fletcher, nome di fantasia di un pilota della compagnia regina dei voli low cost.
Nel libro, uscito il 24 maggio in Francia, la compagnia irlandese viene messa pesantemente sotto accusa dal suo pilota. E le vicende raccontate dall’ufficiale non possono che spaventare. “Sareste tranquilli in quanto passeggeri se sapeste che il comandante ha dormito appena 3 o 4 ore la notte precedente?”, ha affermato il pilota-scrittore, riferendosi ai ritmi infernali dell’equipaggio. “Si tratta continuamente di far regnare la paura con tattiche di minaccia, intimidazione e punizione”. Stando a quanto dice Fletcher, i dipendenti Ryanair non godono di alcun “comfort”. Il comandante, infatti, racconta di un episodio avvenuto in Italia, quando un aereo è stato dirottato da Pisa a Genova, a causa di violenti temporali nella regione, e delle pressanti richieste del personale di terra, che chiedeva una deviazione a Bologna, nonostante le cattive condizioni meteorologiche e la mancanza di carburante. Terminata l’avventura, “abbiamo dormito qualche ora, con indosso le nostre uniformi Ryanair, per terra in un’agenzia di spedizione di Genova. La compagnia non fornì nessun rimborso finanziario e nessun pasto o bevanda”, ha ricordato. Infine il pilota ha rivelato anche l’ossessione di Ryanair per il risparmio di carburante, al punto che l’aria condizionata viene mantenuta al minimo, le frenate sono volutamente “brutali”, per “liberare la pista il più in fretta possibile e ridurre i tempi di rullaggio”.
La Ryanair organizza una gara interna tra comandanti di bordo per il consumo di carburante e pubblica ogni mese la classifica del miglior risparmiatore di “fuel”. Fletcher conclude dicendo che la Ryanair è una “pura macchina finanziaria, la cui unica vocazione è generare profitti. Non ha alcuna considerazione, né morale, né sociale”.

Paura attentati in Francia

[La ragazza che non sa ballare dice che l’orchestra non sa suonare. Proverbio yiddish] Grande paura ma per fortuna nessun danno rilevante alla piccola sinagoga di rue Danjon, nel nordest di Parigi, contro cui ieri sera intorno alle 21.30 alcuni sconosciuti hanno esploso almeno un colpo da un'arma ad aria compressa, tentando di sfondare il vetro della stanza in cui si trovavano il rabbino e il suo assistente. E' morta una persona rimasta ferita nell'attacco  a Nantes. Lo ha reso noto il presidente francese Francois Hollande. "Ho appreso che una persona è deceduta a Nantes", ha affermato Hollande a margine della sua visita nel territorio d'Oltremare di Saint-Pierre-et-Miquelon, a largo delle coste canadesi. L'entourage del presidente ha precisato che si è trattato della "morte clinica" di una delle dieci persone rimaste ferite nell'attacco.Per rinforzare la sicurezza del Paese durante le feste natalizie, dopo i tre episodi violenti dei giorni scorsi, il governo francese ha deciso di schierare tra i 200 e i 300 militari in più in operazioni di sorveglianza. Lo ha annunciato il Premier Manuel Valls.
Tra le mille luci del mercatino di Natale - un automobilista a bordo di un camioncino bianco si era volontariamente schiantato contro la folla, ferendo almeno 11 persone, di cui cinque in modo grave. Per il quotidiano locale, Ouest-France - che cita la testimonianza di persone presenti e di un poliziotto - al momento di lanciarsi contro il chioschetto del vin brulé, l'uomo, 44 anni, avrebbe gridato 'Allah Akbar' (Dio è grande), circostanza che peraltro la magistratura nega. Poi il drammatico tentativo di suicidio, con 9 colpi di pugnale. Secondo i primi elementi raccolti dalla gendarmeria, l'autore dell'attacco  sarebbe un trentasettenne originario di un piccolo villaggio non lontano dalla costa atlantica, che ha recentemente perso il suo posto di lavoro come vivaista. Non ha precedenti penali o antecedenti psichiatrici che possano spiegare il suo gesto, vive solo ed è descritto dai vicini come una persona "normale" che "non crea problemi".  L'uomo  resta piantonato dalla polizia in ospedale dopo essersi inflitto una decina di coltellate al petto. Restano ricoverate anche quattro delle persone rimaste ferite, tra cui  uno sarebbe in gravi condizioni. Si è trattato di un episodio praticamente identico a quello che domenica sera ha terrorizzato Digione, quando un automobilista con gravi problemi psicologici, a bordo della sua Renault Clio usata come l'arma di un killer, ha deliberatamente investito tredici passanti in diversi angoli della città dopo aver urlato 'Allah Akbar'. E sempre la stessa invocazione ha scandito il neofita convertito all'Islam che venerdì scorso si è presentato in commissariato a Joué-lès-Tours, nel centro del Paese, accoltellando tre poliziotti. Sul suo profilo Facebook, il ragazzo di appena vent'anni - poi abbattuto dagli agenti - aveva pubblicato la bandiera nera dei terroristi dell'Isis. "Serve estrema vigilanza", avverte il presidente Hollande. "Il rischio terrorismo non è mai stato così elevato", rincara il premier Valls, pur aggiungendo in serata che ci vuole cautela e che é il momento "del buon senso e del sangue freddo". Le autorità francesi si rifiutano del resto di considerare per ora alla stregua di attacchi terroristici gesti come quello di Nantes o di Digione, a differenza di quanto proclamato da quelle israeliane in episodi recenti pressoché identici avvenuti a Gerusalemme e altrove. Quello di Nantes è stato un attacco "deliberato", ma anche "un'azione isolata" e per questo "non si può parlare di un atto di terrorismo", ha affermato stasera la procuratrice capo della città francese, Brigitte Lamy, sottolineando l'assenza di "una rivendicazione particolare" e insistendo sul fatto che l'investitore non avrebbe invocato in questo caso Allah. Lamy ha tuttavia ammesso che l'uomo era "noto ai servizi di sicurezza", pur senza precisare per quali motivi.

martedì 23 dicembre 2014

Marino-bis per Roma capitale

[Cunta munita, e raspati la testa. Detto siciliano] Arriva a Roma la giunta del Marino-bis. Il nuovo esecutivo capitolino ha fatto il suo debutto questa mattina in Campidoglio. Tre le 'new entry': il magistrato Alfonso Sabella, nuovo assessore alla Legalità e Trasparenza, Francesca Danese al Welfare (Sociale e Casa) e Maurizio Pucci che guiderà i Lavori Pubblici, con in aggiunta deleghe al Decoro e alla Protezione civile.
 ”Ho fortemente voluto Maurizio Pucci. Maurizio è una persona che prende un incarico e lo porta a termine e non si ferma finché non lo termina” - ha aggiunto il sindaco di Roma, Ignazio Marino - . E sul fatto che il nome di Pucci sia finito in questi giorni sui quotidiani - ne parla nelle intercettazioni Salvatore Buzzi, figura chiave dell'inchiesta su “Mafia Capitale” - Marino commenta: “Voglio rispondere con le parole di Papa Francesco 'Guardiamoci dal terrorismo delle chiacchiere'. Che non fa bene e non aiuta la nostra città”.Il presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone ha notificato l’avvio del procedimento per la richiesta di commissariamento di due appalti affidati da Ama al Consorzio Nazionale Servizi (sede a Bologna) e alla Cooperativa Edera (sede a Roma). Sono i primi due appalti commissariati relativi all’inchiesta Mafia Capitale. L’avvio del procedimento da parte del presidente dell’Anticorruzione è scattato ieri. L’iter segue la procedura prevista dall’articolo 32 del decreto legge 90 che ha affidato più ampi poteri all’Authority. Le due aziende hanno ora 15 giorni di tempo per presentare un’eventuale memoria. Successivamente Cantone chiederà al prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, di emettere i relativi decreti di commissariamento. Giornata difficile, quella di ieri, per il prefetto: “Oggi sono state scritte inesattezze se non addirittura articoli di stampa al limite della diffamazione. A Buzzi dissi no. Voglio difendere l’operato dell’ufficio immigrazione della prefettura”, ha detto Pecoraro, in una conferenza stampa convocata per replicare ad alcuni articoli di stampa che lo tirano in ballo pubblicando una lettera con un “via libera ad una convenzione con la cooperativa Buzzi per l’arrivo dei profughi a Castelnuovo di Porto“. La missiva era stata pubblicata dal Corriere della Sera e dal Messaggero. “La prefettura di Roma – si legge in uno degli articoli – diede il via libera alla stipula di una convenzione con la cooperativa di Salvatore Buzzi per la gestione dell’emergenza legata all’arrivo dei profughi a Castelnuovo di Porto, paesino alle porte della capitale. Un documento datato 18 marzo 2014 – allegato agli atti dell’inchiesta sull’organizzazione mafiosa guidata, secondo i magistrati, dallo stesso Buzzi e dall’ex estremista dei Nar Massimo Carminati – sembra smentire la versione ufficiale fornita dal prefetto Giuseppe Pecoraro che aveva detto subito, e poi ribadito di fronte alla commissione parlamentare Antimafia, di aver rifiutato la proposta di Buzzi”. Secondo i due quotidiani “dimostra che subito dopo l’incontro avvenuto a Palazzo Valentini fu avviata la procedura per inviare i migranti nella struttura di accoglienza situata a Borgo del Grillo”. Perché, allora, Il prefetto aveva incontrato Salvatore Buzzi, come raccontato in diverse intercettazioni dall’ex ras delle cooperative? “A marzo Buzzi non sapevo neanche chi fosse. L’ho ricevuto sulla base del rispetto che ho per la persona che me l’ha mandato”, ha spiegato il prefetto, facendo riferimento “all’ex sottosegretario Gianni Letta“. “A Buzzi avevo già anticipato che, essendoci già il Cara, Castelnuovo di Porto non era in grado di ricevere altri migranti. Il mio no era assolutamente motivato, non c’era nulla che potesse farmi cambiare idea”. “Il dottor Letta l’ho sentito immediatamente dopo (l’incontro con Buzzi, ndr)”, continua il prefetto Pecoraro. “Letta poi non mi richiamò più, come magari si aspettava Buzzi – sottolinea Pecoraro – né il sindaco di Castelnuovo ha mai fatto pressioni su di me. Penso che le parole di Buzzi (che nell’intercettazione dice “col prefetto è andata molto bene”) siano dovute al fatto che pensava che il dottor Letta sarebbe intervenuto nuovamente”.

Hotel Cristal (Palermo) a rischio chiusura

[Tuttu lu pani è travagghiatu. Detto siciliano] Anche l’Hotel Cristal di Palermo rischia di chiudere i battenti. A lanciare l’allarme la Filcams Cgil Palermo e la Fisascat Cisl che esprimono “preoccupazione” per la situazione dei 27 dipendenti. “Abbiamo appreso - dicono Laura Di Martino della Filcams Cgil e Giuseppe Chiofalo della Fisascat Cisl - che esiste un atto di transizione sottoscritto dalla Inc Spa che detiene l'immobile e la Velcom Italia, società che gestisce la strutta alberghiera. In questo atto si legge che la Inc chiede alla Velcom di lasciare la struttura. In queste ore - concludono i due sindacalisti - abbiamo proclamato lo stato d'agitazione dei dipendenti che rischiano il posto di lavoro e abbiamo chiesto un incontro con Velcom Italia per scongiurare questa chiusura e capire anche se ci sono soggetti interessati all'acquisto della medesima”.

Scandalo partecipate in Italia


[Amici senza 'ntentu nun cci nn'è. Frase popolare siciliana]Undicimila partecipate, di cui millecinquecento inattive e duemila senza addetti. Sono questi i numeri della giungla delle società partecipate in Italia rilevati dall'Istat. Nel 2012 - secondo i dati dell'istituto - in Italia sono 11.024 le partecipate pubbliche, per un totale di 977.792 addetti. Il 25,6% delle unità analizzate nel rapporto dell'Istat è partecipato al 100% da soggetti pubblici, il 29,1% rientra in una forchetta compresa tra il 50% e il 99,9%, mentre il 27,1% risulta partecipato per una quota inferiore al 20%. La dimensione media delle imprese partecipate, fa sapere sempre l'Istituto di statistica, è di 124 addetti per impresa. Tra le partecipate pubbliche le imprese attive sono solo 7.685, il 69,7% del totale. Nel suo Report sulle società pubbliche riferito al 2012 l'Istat fa sapere che le non attive sono 1.454, 994 quelle fuori dal campo di osservazione del registro Asia imprese; 891 le unità residuali che impiegano 9.963 addetti. Sono quasi 2 mila, per la precisione 1.896, le partecipate pubbliche con zero addetti, tra le 7.685 imprese attive. È la prima volta che l'Istat pubblica un rapporto sull'intero universo delle partecipate pubbliche, prima i 'censimenti' dell'Istituto di statistica si limitavano infatti alle controllate. Nella nota metodologica l'Istat spiega come la sua stima si sia avvalsa dell'utilizzo “integrato” delle basi di dati provenienti dalle “dichiarazioni sulla struttura delle partecipazioni rilevanti rese alla Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (Consob)”; dalle “dichiarazioni degli elenchi dei soci delle società di capitale iscritti al Registro delle imprese, gestito dalle Camere di Commercio”; dalle “informazioni desumibili dai bilanci civilistici e consolidati delle società di capitale. E ancora, dalle “dichiarazioni dell'elenco dei consorzi e delle società a totale o parziale partecipazione da parte delle Amministrazioni Pubbliche registrate nella banca dati Consoc del Dipartimento della Funzione Pubblica”; nonché dalle “dichiarazioni relative alle partecipazioni detenute dalle amministrazioni pubbliche al Dipartimento del Tesoro (Mef)”; e, infine, dalle “dichiarazioni relative alle partecipazioni detenute da regioni, province e comuni alla Corte dei Conti”.