venerdì 31 ottobre 2014

Trigilia contro la Gesap?

[Il mondo è bello! È proprio ciò che mette tanta tristezza. Stanislaw J. Lee] "Per valutare in tempo reale quali sono le amministrazioni che procedono bene e quelle che procedono male" nell'utilizzo dei fondi strutturali dell'Unione Europea "dobbiamo attrezzarci" con "un'Agenzia per la coesione territoriale". Carlo Trigilia spiega in un'intervista alla web Tv della Treccani perché le risorse che vengono dall'Ue in Italia sono spese poco e male.Secondo l'ex ministro per la coesione territoriale le amministrazioni deficitarie in termini di gravi adempimenti o ritardi vanno sostituite con un'autorità di gestione che può essere la stessa Agenzia". Quasi tutte le aziende parapubbliche in Italia dovrebbero essere monitorate, e addio ai politici trombati improvvisati amministratori con mega stipendi. Se passa l'idea di Triglia potremmo dire molti amministrative non avrebbero scelta.Adieu, adieu lebewohl, goodbye ... Carmelo, Pasquale, Castrenze, Gianluca ...  Per Trigilia "c'è la tendenza del nostro sistema politico a usare queste risorse, soprattutto nel Mezzogiorno, ma anche in altre regioni, come mezzo di costruzione del consenso. La procura di Palermo ha aperto una inchiesta su come sono stai spesi i fondi europei a Punta Raisi e messo sotto inchiesta tre persone. Sono indagati uomini della  Gesap del calibro di Listro, Petrigni, Scelta e Terranova. E  quindi a frammentare l'uso di queste risorse, a trasformarle in distribuzione a favore di vari gruppi, di vari territori" una pratica che "ne ha attenuato storicamente l'impatto sullo sviluppo". Nell'intervista, online sul sito dell'Enciclopedia Italiana, Trigilia sottolinea che i fondi strutturali dell'Ue "sono stati usati con molte difficoltà dal punto di vista della velocità e della capacità di spesa, ma soprattutto della qualità della spesa". "Peggio di noi - aggiunge - hanno fatto solo Romania e Bulgaria".

La guerra delle banane

[Bannu di re, futteca di populi. Frase siciliana] Gli azionisti di Chiquita hanno respinto il progetto di fusione con la società di distribuzione irlandese Fyffes che avrebbe dato vita alla più grande società del mondo nel settore delle banane. Si apre così la strada per l'offerta di 680 milioni di dollari rilanciata  da due gruppi brasiliani. Il consiglio di amministrazione di Chiquita Brands inizierà le discussioni con la società di export Cutrale e la banca di investimenti Safra Group, che hanno offerto 14,50 dollari ad azione.

Pazienza, Crocetta resta governatore

[Lu poviru ‘un è crittu. Detto siciliano] L'Assemblea regionale della Sicilia ha respinto la sfiducia al governatore Rosario Crocetta: 37 i voti a favore, 44 i contrari. La mozione unificata di centrodestra e 5stelle è stata bocciata con voto nominale. Tre i voti mancati alle opposizioni rispetto alle 40 firme raccolte: assenti Fontana (Ncd), Federico e Fiorenza (Mpa-Pds). Per Crocetta si tratta del primo banco di prova rispetto alla tenuta della maggioranza dopo l'azzeramento della sua giunta e la formazione del nuovo governo. Il primo governo regionale della Sicilia che con l’attenuante della lotta alla mafia ha devastato settori regionali che andavano  ristrutturati e non azzerati. Vedi la formazione, fonte di indicibili sprechi, oggi paralizzata e i dipendenti senza stipendio. Crocetta era contro il Mous (il mobile user objective system) di Niscemi, quando è diventato governatore ha chiuso gli occhi, avrebbe tradito i suoi elettori. A Enna comandano i cinesi, e a Priolo i Russi. Insomma per capire meglio chi è Rosario Crocetta vi invito a leggere l’esilarante  libro scritto da Buttafuoco, Buttanissima Sicilia, dall’autonomia a Crocetta, tutta una rovina.

giovedì 30 ottobre 2014

Alitalia-Etihad, l'Ue rinvia la decisione al 17/11

[Vi sono persone che senza i loro difetti mai avrebbero fatto conoscere le loro buone qualità. Death] La Commissione europea ha rinviato la decisione sull'operazione di fusione tra Alitalia ed Etihad al prossimo 17 novembre, anziché il giorno 3 come inizialmente previsto. Lo comunica l'Esecutivo Ue in una nota, ripresa dall'agenzia Agi, nella quale non sono precisati gli impegni delle due aziende per evitare la bocciatura sotto il profilo della concorrenza. Rimane l'incertezza dal punto di vista del controllo: l'Ue ha stabilito che deve restare nelle mani di un gruppo dell'Unione, sia dal punto di vista azionario che fattuale. Air France-Klm sostiene l'alleanza tra Alitalia e Etihad, ma non nasconde che non sarà poi facile conciliare le sinergie dell'accordo industriale che la lega ad Alitalia e quindi le tre compagnie dovranno trovarsi al tavolo della trattative per discuterne. "L'interesse per Air France-Klm è che la transazione tra Alitalia e Etihad si faccia e che si possa poi trovare un accordo intelligente per conservare l'essenziale delle nostre sinergie con Alitalia o anche trovarne altre se è possibile", ha detto il cfo di Air France-Klm Pierre Francois Riolacci nel corso di una conference call. "Bisogna essere chiari: non è così facile da parte di Alitalia mantenere le sinergie con Air France-Klm e generare sinergie anche con Etihad. Non è facile riconciliare le sinergie con i due gruppi. Sicuramente ci saranno discussioni che sono complicate», ha aggiunto il cfo. Da Parigi giunge la puntualizzazione che dopo l'entrata di Etihad la quota in Alitalia, ora al 7,08%, scenderà tra 0 e l'1% e "non c'è alcuna ambizione di seguire l'avventura" di Alitalia, che resta però un partner industriale importantissimo. "Abbiamo perso molti soldi in Alitalia, ma ne abbiamo guadagnato e ne guadagniamo molto con Alitalia come partner", ha detto Riolacci.


Un italiano su quattro a rischio povertà

[Chi moltissimo ha, di moltissimo ha bisogno. Severini Boezio] Un italiano su quattro, precisamente il 28,4% della popolazione, è a rischio povertà  o esclusione sociale. Il dato, contenuto in un report dell'Istat, è riferito al 2013 ed è derivato dalla combinazione della grave deprivazione materiale e della bassa intensità  di lavoro e corrisponde alla quota di popolazione che sperimenta almeno una di queste due condizioni. Nel frattempo, si riduce il reddito medio disponibile: nel 2012, il 50% delle famiglie residenti in Italia ha percepito un reddito non superiore a 24.215 euro (2.017 euro al mese). Redditi medi più elevati si osservano per le famiglie settentrionali; quelle che vivono nel Centro e nel Mezzogiorno mostrano livelli pari, rispettivamente, al 96% e al 74% di quello delle famiglie residenti al Nord. Nonostante l'erosione dei redditi e la morsa della crisi che non accenna ad allentarsi, aumenta la fiducia degli italiani sul proprio  futuro, almeno secondo quanto emerge da un'indagine realizzata dall'Acri insieme a Ipsos in occasione della 90esima Giornata Mondiale del Risparmio. Dopo un anno terribile come il 2013, emergono segnali di maggior fiducia malgrado gli italiani pensino che la crisi sia profonda (è molto grave per l'87%) e lunga, con un orizzonte temporale che sfiora il 2020. Sempre secondo il sondaggio, la metà degli italiani è soddisfatta della propria condizione economica mentre si contrae il numero di famiglie colpite direttamente dalla crisi (dal 30% al 27%). Le famiglie che hanno registrato un serio peggioramento del proprio tenore di vita negli ultimi 2/3 anni sono il 23% contro il 26% del 2013; sono il 46% (sostanzialmente in linea col 47% del 2012) coloro che hanno dovuto fare attenzione per mantenere il proprio tenore di vita; mentre raggiungono il 27% (contro il 25% dello scorso anno) coloro che lo hanno mantenuto con facilità . Ma vedere la vita con ottimismo non basta. L'indagine evidenzia anche che attualmente una famiglia su 4 (il 25%, in crescita rispetto al 2013) non riuscirebbe a far fronte a una spesa imprevista di 1.000 euro con risorse proprie. Se la spesa imprevista fosse maggiore, 10.000 euro (ossia un furto d'auto, una complessa operazione dentistica, la sistemazione di un tetto o una cartella esattoriale non attesa), potrebbe farvi fronte con le sole proprie forze poco più di 1 famiglia su 3 (il 37%, in crescita di 6 punti percentuali rispetto al 2013).

Fondo cinese si fa avanti per acquistare Meridiana

[Non è vero che i giorni di pioggia sono i più brutti, sono gli unici in cui puoi camminare a testa alta anche se stai piangendo. Anonimo] "Con la presente il sottoscritto Xiadong Zhu, in qualità di presidente del gruppo Shanghai Pingyi Equity Investiment Center, comunica di voler valutare attentamente la compagnia aerea Meridiana al fine di voler avere un'eventuale partecipazione importante nella società". È il testo della lettera che il gruppo cinese Shanghai Pingyi Equity Investiment Center ha inviato al presidente della Regione Sardegna, Francesco Pigliaru, manifestando l'interesse per l'acquisto di Meridiana. Zhu spiega a Pigliaru che il Gruppo ha "interessi in vari settori", dall'immobiliare al turismo, sportivo, agroalimentare. Il settore del trasporto aereo sia di persone che di merci rappresenta per noi un'opportunità di crescita e consolidamento dei nostri investimenti in Europa". Il presidente del fondo d'investimento cinese comunica di aver "conferito incarico esplorativo" al commercialista cagliaritano Enrico Garau relativamente alla verifica "delle condizioni della compagnia aerea Meridiana, fortemente legata" alla Sardegna e chiede un incontro al presidente Pigliaru "volto a chiarire la strategia della Regione Sardegna nel settore del trasporto aereo" insieme a Garau e al consigliere regionale Edoardo Tocco (Fi) .

Netanyahu chiude la Spianata

[Ciò che fa una nazione non è il parlare la stessa lingua, né l’appartenere alla stessa stirpe etnografica, ma l’aver fatto insieme grandi cose nel passato e il volerne fare ancora nell’avvenire.  Renan[  La tensione in città era salita già il giorno prima dell’uccisione del militante palestinese, quando all’uscita da un dibattito sulle rivendicazione ebraiche sulla Spianata delle Moschee, a cui partecipavano anche membri politici della destra nazionalista israeliana ed esponenti del governo di Benjamin Netanyahu, un uomo in motocicletta “dal chiaro accento arabo”, come ha testimoniato Moshe Feiglin, membro dell’ala oltranzista del Likud, si è avvicinato al rabbino e ha fatto fuoco ferendolo gravemente. Trasportato in ospedale, l’uomo è ancora sotto osservazione in gravi condizioni. Netanyahu ha subito ordinato la chiusura a oltranza della Spianata a musulmani ed ebrei, dopo esser venuto a conoscenza dell’attentato. Glick è un personaggio molto in vista nell’ultranazionalismo israeliano e considerato un vero e proprio nemico dai militanti palestinesi, dopo che, in diverse occasioni, ha preso parte a raid con gruppi di coloni nella Spianata e, per questo, è stato più volte fermato dalla polizia israeliana. È una dichiarazione di guerra da parte di Israele contro il popolo palestinese la decisione di chiudere la Spianata delle moschee a Gerusalemme. Lo ha detto il presidente palestinese Mahmud Abbas (Abu Mazen) citato dall'agenzia ufficiale Wafa.  "Riteniamo il governo israeliano responsabile per la pericolosa escalation a Gerusalemme occupata dovuta alla (decisione della) chiusura oggi la Spianata delle moschee", si legge nel comunicato letto da un portavoce della presidenza palestinese. "La decisione di chiudere la spianata per la prima volta è una sfida sfrontata e un comportamento pericoloso che causerà più tensione e instabilità", prosegue il comunicato. "Lo Stato di Palestina prenderà tutte le misure legali necessarie perché Israele risponda di questa decisione e metta fine a queste ripetute aggressioni". Abu Mazen si è infine rivolto alla "comunità internazionale" perché "prenda immediate misure per far cessare questo attacco... la continuazione dell'aggressione e della pericolosa escalation israeliana - ha concluso - è come un annuncio di guerra contro il popolo palestinese e i suoi luoghi santi, e contro l'intera comunità arabo-islamica".Fonti locali, citate dall'agenzia di stampa Maan, sostengono che il militante palestinese Hijazi è  morto dissanguato dopo essere stato lasciato a lungo sul terreno. Giovani che volevano prestargli soccorso sono stati dispersi dalla polizia con proiettili di gomma. Hijazi è un militante della Jihad islamica che risiedeva nel rione palestinese di Silwan, a ridosso della Città vecchia di Gerusalemme. È  lo stesso rione dove abitava Abdel Rahman a-Shaludi, il palestinese che questo mese ha travolto un gruppi di ebrei con la sua automobile (uccidendo una donna e una neonata) ed è  stato poi ucciso. Ancora non è noto se il militante della Jihad islamica fosse effettivamente legato all'attentato contro Glick. Nel frattempo il ministro della sicurezza interna Yitzhak Aharonovic ha chiesto rinforzi per la polizia di Gerusalemme. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha ordinato la chiusura ad oltranza per musulmani ed ebrei della Spianata delle moschee.

PUTIN CONTINUA A PROVOCARE

[A juramenti di buttani nun cci cridiri mai. Detto siciliano] La Nato ha annunciato di aver effettuato almeno quattro missioni di intercettazione aerea negli ultimi giorni dopo aver rilevato un'intensa attività dell'aviazione militare russa nello spazio aereo europeo. I caccia dell'Alleanza sono decollati per missioni di intercettazione contro quattro gruppi di aerei militari russi impegnati in “manovre” sul Baltico, il Mare del Nord e il Mar Nero. La Nato - che ha definito l'attività russa “su grande scala” e “poco abituale” - ha precisato che la missione principale ha visto coinvolti i caccia di tre Paesi membri, alzatisi in volo per intercettare un gruppo di otto apparecchi russi in formazione sull'Atlantico. All'avvicinarsi degli F-16 portoghesi sei hanno invertito la rotta ma altri due, dei bombardieri Tu-95, hanno continuato verso la Gran Bretagna dove sono stati presi in consegna dai caccia della Raf prima e norvegesi poi. Gli aerei russi - in silenzio radio - non hanno sottoposto alla Nato alcun piano di volo né hanno preso contatto con le autorità civili, il che rappresenta “un rischio potenziale per i voli civili”.  Una “significativa e insolita” attività militare russa nello spazio aereo europeo mette in allerta la Nato e l'aviazione civile, a causa della “considerevole” attività di Mosca invisibile ai radar che controllano il traffico aereo nei cieli d'Europa. Oltre 26 aerei da guerra russi, fa sapere la Nato, hanno volato nelle ultime 48 ore su Mar Baltico, Mar Nero, Mare del Nord e Oceano Atlantico, con “potenziali rischi per l'aviazione civile perché non hanno piani di volo e non usano trasponder, quindi il controllo aereo civile non può vederli né assicurare che non interferiscano con i voli civili”. Manovre che però non interessano lo spazio aereo italiano, precisa l'Enav. L'incursione russa nei cieli europei è iniziata “alle tre del mattino di ieri”, riferisce la Nato, senza precisare se tuttavia i velivoli siano ancora in volo o meno. “La Nato ha rilevato e monitorato quattro gruppi di aerei militari russi”, si legge nel comunicato, “mentre conducevano manovre militari significative nello spazio aereo europeo”. Un primo gruppo, composto da due bombardieri e due caccia, è stato intercettato  dagli aerei turchi sul Mar Nero e “alle 4 del pomeriggio erano ancora in volo”. Un altro gruppo più consistente, di almeno sette velivoli, è invece stato intercettato dai caccia portoghesi sul Mar Baltico “e ha poi fatto rientro in Russia”. Otto caccia sono stati invece intercettati da F-16 dell'aviazione norvegese mentre volavano in formazione sul Mare del Nord/Oceano Atlantico, e sono stati identificati. Si tratta di quattro Tu-95 Bear H, bombardieri strategici, e quattro Il-78, aerei cisterna. La formazione volava dalla Russia sopra il mare di Norvegia in spazio internazionale. Sei dei velivoli russi sono tornati indietro rientrando verso la Russia, mentre due hanno proseguito a Sud-Ovest paralleli alla costa norvegese. Il bomber e gli aerei cisterna, precisa la Nato, non avevano piani di volo e non hanno mantenuto contatto con il controllo dell'aviazione civile perché non usavano transponder. “Questo pone rischi all'aviazione civile perché il controllo aereo non riesce a monitorarli”. E ancora, “molteplici aerei sono stati intercettati sul Mar Baltico, il 29 ottobre, tra cui due MiG-31, due Su-34, un Su-27 e due Su-24. F-16 portoghesi assegnati alla missione di pattugliamento del Baltico, sono stati fatti decollare in urgenza e gli aerei russi sono tornati nel loro spazio aereo”. Altri sette sono stati intercettati il 28 ottobre, alle 2.30 del pomeriggio, sullo spazio aereo internazionale del baltico. Mentre volavano sul Golfo di Finlandia sono stati individuati dai Typhoon tedeschi ma hanno proseguito, successivamente sono stati intercettati dai caccia danesi, finlandesi e svedesi (questi ultimi due non membri Nato), per poi continuare fino a Kaliningrad, in territorio russo. A differenza degli altri caccia russi, questi avevano segnalato il piano di volo alle autorità di traffico aereo e usavano trasponder ma non hanno mantenuto il contatto con le autorità di controllo. Dall'inizio del 2014, con l'aumentare delle tensioni in Ucraina, la Nato ha registrato un incremento delle attività dell'aviazione russa: l'Alleanza fa sapere che oltre cento velivoli russi sono stati intercettati dall'inizio del 2014 nei cieli europei, circa tre volte il numero del 2013.

mercoledì 29 ottobre 2014

Ryanair condannata in Francia

[Pri canusciri un amicu riali, si cci havi a manciari’na sarma di sali. Detto siciliano] Ryanair è stata condannata in appello a 200 mila Euro di multa e ad un risarcimento di 8,1 milioni per aver infranto le leggi francesi sul lavoro. Dal 2007 al 2011 il vettore aereo irlandese ha utilizzato l’aeroporto di Marsiglia come base per 127 dipendenti mai dichiarati in Francia, in quanto erano stati assunti con un contratto irlandese, mentre un decreto emanato dal governo di Parigi nel 2006 prevede invece che i vettori stranieri siano sottoposti al diritto del lavoro locale. La compagnia di Micheal O’Leary era già stata condannata in primo grado a seguito di una denuncia sporta da alcuni dipendenti e dall’Ursaff, l’ente che raccoglie i contributi sul lavoro, mai versati nelle sue casse da Ryanair per i lavoratori di Marsiglia.   La compagnia dovrà versare il risarcimento, con tanto di interessi, a quattro ex-piloti e alle parti civili, tra cui figurano la stessa Ursaff e il Pole emploi, l’ufficio di collocamento francese. In aggiunta, la sentenza dovrà essere pubblicata su quattro giornali e affissa per un mese all’ingresso dello scalo marsigliese. L’azienda ha ancora facoltà di ricorrere alla Cassazione.

Ast, sciopero il 14 novembre

[A donna massara cci luci la pezza. Frase siciliana] La mancata attuazione del piano d’impresa, le difficoltà finanziarie dell’azienda, il mancato pagamento dello stipendio e della terza rata del Tfr, i ritardi nel rilancio dell'azienda, chiesto da tempo a gran voce dai sindacati. Sono le principali motivazioni dello sciopero di 4 ore previsto per il prossimo 14 novembre di tutto il personale dell'Ast, indetto dai sindacati di categoria Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa-Cisal, Ugl e Cobas. Da oggi le assemblee dei lavoratori che andranno avanti fino al prossimo 3 novembre, il 4 invece tutti in piazza dalle ore 9 davanti la presidenza della Regione per la manifestazione regionale nel corso della quale i lavoratori chiederanno il rilancio dell'azienda siciliana trasporti. Il prossimo 14 novembre il personale di movimento si fermerà dalle ore 9 alle ore 13, le ultime quattro ore invece, il personale degli impianti fissi ed il personale amministrativo. I sindacati ribadiscono “non possiamo tollerare ulteriormente una situazione di grave criticità finanziaria, che dura da più di due anni, la totale incertezza sul futuro, il parco macchine obsoleto, chiediamo l'intervento della Regione”.

Turchia cerca investitori

[Cui sempri sedi nun strazza li scarpi. Detto siciliano]Il governo turco sta cercando un investitore che intenda restaurare e sfruttare turisticamente un paesino ormai “fantasma” che in passato era abitato da una popolazione greca. Lo riferisce GreekReporter online precisando che quanto resta del villaggio greco di Levissi, oggi chiamato Kayakoy e situato presso la costa turca proprio davanti all'isola greca di Rodi, sarà quanto prima messo all'asta dal Ministero della Cultura turco che cerca un investitore interessato a restaurarlo. A Levissi vi sono centinaia di case abbandonate, molte ormai cadenti, e due chiese ed i numerosi turisti che visitano la vicina località balneare di Fethiye utilizzano spesso gli spiazzi del paesetto disabitato come parcheggio. Il paesino fu abbandonato dopo che i suoi abitanti fecero ritorno in patria in base all'accordo per lo scambio di popolazioni firmato fra Grecia e Turchia il 30 giugno 1923. Ma non è la prima volta che lo Stato turco cerca di vendere il villaggio greco: dopo una prima asta  con un nulla di fatto, un gruppo di attivisti ha lanciato una pagina su Facebook denominata “Salviamo Kayakoy” in cui si chiede che eventuali restauri - da effettuare in collaborazione fra le autorità turche e quelle greche - siano compatibili con l'ambiente e la storia della zona. Chi si aggiudicherà l'asta avrà in affitto Levissi per un periodo di 49 anni e sarà responsabile del recupero del villaggio (con la costruzione di nuove strutture come negozi e servizi), dello sfruttamento turistico e del restauro del vicino sito archeologico. Secondo le stime di funzionari turchi, il costo del progetto raggiungerà I 10 milioni e mezzo di euro e due società avrebbero già manifestato il loro interesse. Tuttavia sono in molti ad opporsi al restauro del villaggio in quanto - sostengono - perderebbe di autenticità e originalità.

Facebook non paga tassa su imprese per il secondo anno

[Cui nun sapi l’arti, chiudissi putia. Frase siciliana] Facebook riesce a non pagare per il secondo anno consecutivo la tassa britannica sulle imprese. Il social network ha riportato nel Regno Unito perdite pre-tasse per 11,6 milioni di sterline nell'ultimo anno, nonostante un profitto netto di 1,5 miliardi dollari per la sua sede americana. Secondo l'Independent, il colosso del web è in grado di non pagare le tasse nel Regno Unito dichiarando in gran parte i propri utili in Irlanda dove il regime fiscale è molto conveniente. In questo modo Facebook Uk si è vista recapitare imposte irrisorie dal fisco di sua maestà, poco più di tremila sterline, e ha anche ricevuto un credito da 182mila sterline.

martedì 28 ottobre 2014

Alla Gesap c'è chi dice no

[Come dissi scherzando a Nilde Iotti quando venne a trovarmi al Giornale, che tenevo una icona di Stalin perché è il che ammiro di più: quello che ha fatto fuori più. Indro Montanelli] L'amministratore delegato della società di gestione dell'aeroporto Falcone Borsellino di Palermo - Gesap, Dario Colombo, ha rinunciato al premio di 60 mila euro riconosciutogli dal Consiglio di amministrazione, per il conseguimento degli obiettivi nell'esercizio 2013, che ha visto il bilancio chiudersi con un utile di 1,2 milioni di euro. Colombo sa benissimo che l'utile della Gesap è fittizio. La Gh, società controllata interamente dalla Gesap, ha registrato un passivo di quasi 850 mila euro. A novembre 37 part-time della gh vinceranno la causa e a pagare sarà sempre la Gesap. Anche questi sono risultati poco positivi conseguiti nell'esercizio 2013. Probabilmente, non è da escludere, che in un momento di lucida follia, il cda decida di abolire i super minimi ad personam e, sarebbe un fatto anomalo che il super pagato dg si riduca lo stipendio. Non sappiamo se le tre auto, con relativo autista, resteranno a disposizione de dg, ad e presidente.  È più facile vedere, visto che siamo in un aeroporto, un asino che vola. L'ammontare del premio di risultato, che le norme vigenti fissano al doppio del compenso percepito dall'amministratore delegato (ad oggi pari a circa 29 mila euro) saranno lasciati nel bilancio della Gesap. A questo si aggiunge che, su proposta dello stesso Colombo, è stato chiesto al Cda di rivedere, in sintonia con l'esigenza di contenimento dei costi sempre più evidente in tutto il Paese, le regole, eliminando per il futuro la premialità economica per l'ad. 

Trimestrale in perdita twitter

[Per sfatare le malevole dicerie su certe bestie, il presidente degli animalisti italiani ha offerto un premio di 200 milioni a chi potrà dimostrare che i corvi scrivono lettere anonime e che le talpe fanno le spie. È vero: di simili casi non ne conosciamo. Ma di somari che fanno i presidenti, ne conosciamo parecchi. Indro Montanelli] Twitter fa il pieno di ricavi ma resta in rosso e registra un rallentamento della crescita degli utenti. Nel terzo trimestre dell'anno, il social network ha messo a segno ricavi per 361 milioni di dollari, più del doppio dello stesso periodo del 2013 e meglio delle attese degli analisti. Le perdite nel terzo trimestre sono però aumentate a 175,5 milioni di dollari dai 64,6 milioni di dollari dello stesso periodo dell'anno scorso. Twitter nello stesso periodo ha visto 284 milioni di utenti attivi su base mensile, il 23% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso e il 4,8% in più sul trimestre precedente. Il mercato si aspettava una crescita più accentuata. L'amministratore delegato Dick Costolo si è detto fiducioso della capacità dell'azienda “di ampliare l'audience giornaliera nel mondo nel corso del tempo rafforzando il core, riducendo le barriere e costruendo nuove app e servizi”. Il mercato ha accolto negativamente la trimestrale di Twitter. A Wall Street il titolo del sito di microblogging è arrivato a cedere oltre il 10% nell'after-hours. Un milione di followers. È il numero conquistato dall'Fbi su Twitter ed è lo stesso Bureau ad annunciarlo come traguardo importante. Lanciato nel 2008, @FBI Twitter è diventato uno strumento per fornire informazioni al pubblico sull'Fbi. I siti di social media del Bureau sono stati fondamentali per avere il sostegno dei cittadini nel catturare latitanti e ritrovare bimbi scomparsi e sono serviti come piattaforme per informare sulle varie minacce e sistemi on-line”, riferisce l'Fbi.

Al sud più morti che nascite


[Quando il direttore di un quotidiano va in ferie, corre il rischio che le vendite del giornale , in sua assenza, diminuiscano. Ma ne corre uno maggiore: che aumentino. Indro Montanelli] Nel 2013 al Sud i decessi hanno superato le nascite. Un fenomeno così grave si era verificato solo nel 1867 e nel 1918 cioè alla fine di due guerre, la terza guerra d'Indipendenza e la prima Guerra Mondiale. Lo rileva lo Svimez sottolineando che il numero dei nati al Sud ha toccato il suo minimo storico ovvero 177mila, il numero più basso dal 1861.
Secondo il rapporto Svimez, il Sud sarà interessato nei prossimi anni “da uno stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili”. Secondo le stime dell'Istituto nei prossimi 50 anni il Mezzogiorno è destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti. Lo Svimez stima per il 2014 un Pil nazionale in calo dello 0,4%. Una previsione più pessimista di quanto stabilito dal Def (-0,3%). Il dato - spiegano dallo Svimez che oggi presenta il Rapporto sull'economia del Mezzogiorno 2014 - è il risultato di un Centro-Nord con crescita stabile (0%) e un Sud a -1,5%. Se queste stime saranno confermate, il 2014 sarebbe il settimo anno di recessione del Sud, recessione che - secondo Svimez - dovrebbe confermarsi anche nel 2015 con un Pil meridionale in calo dello 0,7%. Secondo le valutazioni Svimez nel 2013 il Pil è crollato nel Mezzogiorno del 3,5%, peggiorando la flessione dell'anno precedente (-3,2%), con un calo superiore di quasi due punti percentuali rispetto al Centro-Nord (-1,4%). Il peggior andamento del Pil meridionale nel 2013 è dovuto soprattutto a una più sfavorevole dinamica della domanda interna con i consumi in calo del 2,4% e gli investimenti crollati del 5,2%. Da segnalare l'ulteriore perdita di posti di lavoro scesi sempre nel Mezzogiorno del 3,8%. In un panorama fortemente negativo, le esportazioni l'anno scorso hanno segnato -0,6% al Sud. Tra il 2008 e il 2013 i redditi al Sud sono crollati del 15% e i posti di lavoro sono diminuiti di circa 800mila persone.

lunedì 27 ottobre 2014

Fattoria cinese delocalizzata in Ucraina

[Avvicinandosi il 25 dicembre, decine di migliaia di teneri abeti vengono strappati dai boschi della Penisola per allestire il tradizionale albero di Natale. Ogni anno lo scempio si ripete, tra la generale indifferenza. Soppresso l'Ente protezione animali, figuriamoci se qualcuno ha voglia di proteggere gli alberi. Diciamo la verità: la sola pianta che interessi all'italiano medio è la pianta stabile. Indro Montanelli] Molto interessati ad una presenza nell’Isola sono anche i cinesi; Non si contano le delegazioni che hanno compiuto diverse visite esplorative ma non si può affermare che siano stati incoraggiati ad investire. Assenza di interlocutori affidabili, difficoltà ad ottenere “risposte”, una burocrazia che spaventa. Ma anche altro, rimasto sotto traccia.Questi “appetiti”, seppure di natura commerciale, preoccupano gli alleati americani che utilizzano ormai la Sicilia come la “loro” base nel Mediterraneo e non vedono certo con favore una forte presenza nell’Isola delle due superpotenze: Russia e Cina. Il mega aeroporto intercontinentale doveva essere costruito apparentemente in provincia di Enna, ma in realtà nella zona Dittaino, a due passi di Catania. Ma, alla fine il progetto non è decollato, troppi intoppi burocratici. Certamente i governanti della Sicilia di cui i maggiori esponenti sono di quella zona, avranno capito che fare l’aeroporto intercontinentale direttamente in provincia di Catania sarebbe stato chiaramente improponibile agli occhi di un Palermitano o di un trapanese e quindi, a quanto pare, sarebbe stato trovato l’escamotage di spostarlo di pochi km, appunto in provincia di Enna, per dare una parvenza di neutralità, essendo Enna una zona della Sicilia centrale. La Cina si è appena comprata un appezzamento da tre milioni di ettari di terra in Ucraina per costruirvi una maxi-fattoria che possa assicurare l'importazione di farina e carne sufficiente per le esigenze del suo mercato interno. Questo perché, evidentemente, il terzo paese più grande del mondo non è più in grado di soddisfare le necessità alimentari del suo popolo. Per quanto non sia la prima volta che la Repubblica popolare acquista terreni coltivabili all'estero, dall'Europa all'Africa e all'America Latina, il progetto ucraino è molto diverso da tutti quelli realizzati in passato. Essenzialmente per la sua estensione. I due paesi hanno firmato un accordo di cinquant'anni che vincola Pechino a investire miliardi di yuan per arare i terreni che serviranno a sfamarla. In cambio, Kiev dovrà mettere subito a disposizione, nell'area attorno alla città di Dnipropetrovsk, la terza città del paese, centomila ettari, vale a dire una superficie pari a circa un terzo della Valle d'Aosta, su cui iniziare subito a far crescere frumento e ad allevare maiali. Tutto quello che verrà raccolto o macellato in questa "fattoria cinese delocalizzata" potrà essere venduto, a prezzi di favore, solo a due aziende di stato i cui estremi sono stati aggiunti nell'accordo. Nei successivi cinquant'anni, l'estensione della fattoria dovrà raggiungere i tre milioni di ettari, il che vuol dire che la tenuta in questione finirà con l'essere più estesa della nostra Sicilia. Fino ad oggi Pechino ha acquistato terreni coltivabili all'estero per un totale di due milioni di ettari. Con l'iniziativa ucraina, quindi, l'estensione dei suoi "appezzamenti delocalizzati" è più che raddoppiata. Un dettaglio che non fa altro che confermare l'urgenza con cui la Repubblica popolare ha bisogno di affrontare la sua emergenza alimentare. Nonostante la propaganda ufficiale abbia sottolineato in più di un'occasione che Pechino ha bisogno di aumentare la quota dei suoi terreni all'estero perché il rapidissimo tasso a cui il paese si sta urbanizzando non le permette più di coltivare all'interno dei confini nazionali i generi alimentari di prima necessità, è un dato di fatto che l'emergenza cibo dipende da altri tre fattori: inquinamento, mancanza di acqua e urbanizzazione selvaggia. Per quanto la Cina abbia fatto di tutto per evitare di rendere noto il valore complessivo dell'investimento, la stampa ucraina ha ipotizzato il trasferimento di un capitale di 2,6 miliardi di dollari, definendolo un "investimento senza precedenti" nel comparto agricolo nazionale. Eppure, se è vero che l'Ucraina otterrà una serie di vantaggi da questo maxi-progetto, quanto meno dal punto di vista dell'ammodernamento delle attuali tecniche di coltivazione e della sua rete infrastrutturale, per Pechino la super fattoria sarà utile anche per tenere sotto controllo il malcontento sociale legato alle conseguenze della crisi economica. Questo perché i contadini che lavoreranno la terra e si prenderanno cura degli allevamenti di maiali saranno cinesi, non ucraini.

Rajoy,nessuna stretta su ordine pubblico


[Brunetta: “Processo farsa, difficile raccontarlo ad un alieno”. Sì, ma quello è Lupi. www.spinoza.it] Nessuna stretta sull'ordine pubblico in Spagna. Anzi, il premier Mariano Rajoy si è detto disposto a valutare eventuali emendamenti della contestata legge sulla sicurezza dei cittadini, ma solo se in Parlamento “mi dicono in che cosa dovrebbe cambiare”, perché finora “si è fatto un gran clamore, ma nessuno ha contestato l'articolato, che ripropone la normativa in vigore dal 1992”. Un maxi-blitz anti-corruzione in Spagna ha portato all’arresto di 51 persone. Coinvolti nomi eccellenti della politica nelle province di Madrid, Murcia, Leon e Valencia. Sono accusati di aver intascato tangenti da imprenditori del settore dell’edilizia e dell’energia. La Procura anticorruzione dell’Audiencia National parla “di contratti pubblici del valore di 250 milioni di euro in due anni”. In manette è finito anche Francisco Granados, ex senatore, ex numero due del Partito Popolare madrileno e vicepresidente regionale. A febbraio si era dimesso dai suoi incarichi, dopo che il quotidiano El Mundo aveva rivelato che il politico aveva un conto corrente in Svizzera con un milione e mezzo di euro. La prima reazione ufficiale agli arresti è arrivata dal Presidente del Congresso dei deputati. “Sono profondamente dispiaciuto”, ha dichiarato Jesús Posada, “La giustizia è lenta ma implacabile, e alla fine ogni cosa viene alla luce per il bene di tutti”. L’inchiesta è stata possibile grazie alla collaborazione della Svizzera. A sette mesi dalle elezioni amministrative e a un anno da quelle legislative, il Partito Popolare del premier Mariano Rajoy ha accelerato le riforme per la lotta alla corruzione.

Goodbye Siderman

Cosino Corsaro, nuovo vice capo scalo a Punta Raisi 
[Cui veni appressu, cunta li pidati. Detto siciliano] Davide Campagna (Siderman) lascia lo scalo  di Palermo dal primo di novembre, ritorna a Malpensa. Il capo dei capi degli istruttori di AviaPartner torna a casa, ignoro che idea si è fatto dei ragazzi di Palermo Punta Raisi, come giudica l’operato del gestore Gesap. Inizialmente ha tentato di capire le nostre regole di ingaggio che non sempre erano le sue. Arrivato a maggio va via lasciando la desolazione (tre voli al giorno), al suo posto arriva il vice capo scalo di Catania, Cosimo Corsaro. Sicuramente è una coincidenza che per tutti i santi, giorno che precede la commemorazione dei defunti, Siderman non dovrebbe più essere a Punta Raisi.  Corsaro resterebbe anche a Catania, di conseguenza alla Sac non hanno motivo di festeggiare la partenza del super critico Corsaro che non perde occasione per polemizzare con gli uomini della Sac. Al contrario di Campagna Corsaro, che per anni ha lavorato a Punta Raisi,  conosce tutti i suoi uomini e, a tutti, sa dare un peso e un valore, da subito. Verso la fine della sua missione a Palermo, Campagna,  ha avuto un atteggiamento più scanzonato. A un dipendente che gli chiedeva per quale motivo erano stati sospesi i turni che contemplavano la solidarietà  … avrebbe risposto che per maggiori informazioni era opportuno collegarsi con questo blog.

domenica 26 ottobre 2014

Totò potrà interrogare Giorgio

[Megghiu amicu cu lu latru, ca cu lu sbirru. Detto siciliano] L'avvocato del boss Totò Riina potrà interrogare, il 28 ottobre, il Capo dello Stato Giorgio Napolitano al processo sulla trattativa Stato-Mafia. Lo ha deciso la Corte d'Assise che ha accolto l'istanza del difensore stabilendo che potrà porre domande a Napolitano su quanto accadde fra il 1993 e il 1994, quindi su temi nuovi rispetto a quelli originariamente stabiliti dai giudici.  Pur ammettendo la richiesta dell'avvocato di Riina, la Corte d'assise di Palermo, proprio per le prerogative costituzionali di cui gode il presidente della Repubblica, ha sottolineato che la deposizione “non può prescindere dalla disponibilità del capo dello Stato, di cui la corte non potrà che prendere atto”. La richiesta della nuova prova, fatta dal legale di Riina, l'avvocato Luca Cianferoni, segue il deposito di documenti riservati del Sismi, fatto dai pm, su un allarme attentati, del 1993, allo stesso Napolitano e all'allora presidente del Senato, Giovanni Spadolini. I documenti sono stati oggi dalla corte acquisiti al fascicolo del dibattimento. Per il legale l'ingresso nel processo del rapporto dei Servizi renderebbe inevitabile porre a Napolitano domande su cosa accadde tra il '93 e il '94, periodo in cui ci fu l'allarme attentati. Secondo la corte “la nuova prova non è né manifestamente superflua, né irrilevante”. E, riferendosi ad anni in cui Napolitano non era capo dello Stato, non rientrerebbe nei limiti della sentenza della Corte Costituzionale che, risolvendo il conflitto di attribuzioni tra il Colle e la Procura di Palermo, ha riconosciuto una serie di prerogative al capo dello Stato. I giudici, tuttavia, hanno ricordato, pure ammettendo la richiesta dell'avvocato di Riina, che, proprio per le prerogative costituzionali di cui gode il presidente della Repubblica, la sua deposizione “non può prescindere dalla disponibilità del capo dello Stato, di cui la corte non potrà che prendere atto”. “La condotta di Mannino e degli altri intermediari della trattativa ha finito per contribuire a cambiare la strategia stragista di Cosa Nostra negli anni 92 – 93”. Comincia con un durissimo giudizio il Pm Roberto Tartaglia la requisitoria della procura nello stralcio del processo sulla trattativa Stato-Mafia che vede imputato l'ex ministro Dc Calogero Mannino. Mannino, accusato di minaccia a Corpo politico dello Stato, a differenza degli altri imputati, ha scelto il rito abbreviato davanti al Gup, pertanto viene giudicato separatamente. A rappresentare l'accusa in aula, oltre a Tartaglia ci sono l'aggiunto Vittorio Teresi e i Pm Francesco Del Bene e Nino Di Matteo. La tesi dei magistrati è che Mannino, che dopo il maxi processo e l'omicidio del collega di partito Salvo Lima, minacciato da Cosa nostra, aveva capito di essere la successiva vittima della mafia, avrebbe tentato di intraprendere un dialogo con il boss attraverso i suoi contatti con i carabinieri del Ros. Tartaglia ha iniziato la requisitoria ricostruendo quegli anni a partire dal '91 quando lo Stato, con Claudio Martelli al ministero della Giustizia di Giovanni Falcone agli Affari Penali, cominciò la sua battaglia a Cosa nostra a colpi di norme pesantissime. La mafia capisce che il vento è cambiato e decide, dopo una serie di riunioni, di “eliminare i rami secchi”, avrebbe detto Riina nel corso di un summit. Cioè di eliminare i politici che prima avevano dato garanzie, poi non le avevano mantenute. “Venne stilato un programma con tanto di obiettivi da uccidere” ha detto Tartaglia. Prima Salvo Lima, Mannino al secondo posto, poi politici come Carlo Vizzini e Salvo Andò. Infine Martelli, ma per la sua azione antimafia. Il programma di Cosa Nostra riceve una spinta propulsiva dal maxi processo che conferma le condanne per centinaia di boss e non va come Cosa nostra prevedeva. Segue l'omicidio Lima e l'allarme dell'inizio di una strategia stragista lanciato dall'ex ministro dell'Interno Scotti, ma valutato dai politici dell'epoca, “una patacca”.
 

Rivlin condanna strage arabi 1956

[In battaglia si contano le vittime, ma dietro le quinte si contano le banconote. Milana Runjc] “Un crimine grave è avvenuto qua. Furono impartiti ordini illegali, sui quali sventolava una bandiera nera”: così ha detto oggi il presidente israeliano Reuven Rivlin (Likud), commemorando a Kafr Qassem le 49 vittime arabe di un eccidio perpetrato nel 1956 dall'esercito d'Israele. È  la prima volta che una personalità di alto livello dello Stato fa autocritica su quel massacro. Altri mille agenti israeliani sono stati dislocati a Gerusalemme est per mantenere l'ordine pubblico nei rioni palestinesi, da settimane in fermento. Sabato si sono verificati altri incidenti e la polizia ha adottato nuove tattiche. Fra queste anche il ricorso ad agenti in borghese e a dirigibili dotati di telecamere, capaci di scorgere per tempo la organizzazione di disordini. Ad accrescere la tensione vi è l'imminenza dei funerali di Abdel Rahman a-Shaludi, il giovane palestinese che mercoledì ha travolto in automobile pedoni israeliani, provocando la morte di una bebè, in quello che secondo Israele è stato un attentato. La polizia ha stabilito che i funerali di a-Shaludi (che è stato colpito a morte da un agente) si svolgeranno in forma privata. Visto il clima di tensione, alcuni istituti scolastici di Tel Aviv hanno intanto sospeso le visite dei loro allievi a Gerusalemme. Nel frattempo la polizia israeliana ha reso noto che dall'inizio di luglio a Gerusalemme est sono stati arrestati 850 dimostranti palestinesi, sorpresi in atti di violenza. Di questi, 300 sono stati incriminati. Sono stati rinviati a data da stabilirsi i colloqui indiretti fra Hamas ed Israele per una tregua duratura a Gaza, che dovevano riprendere domani al Cairo. Lo ha reso noto oggi Fawzi Barhum, un portavoce di Hamas, secondo cui le autorità egiziane non hanno dato spiegazioni. Radio Gerusalemme ha confermato la notizia. Il ministro della difesa israeliano Moshe Yaalon ha disposto nuove limitazioni agli spostamenti dei manovali palestinesi impiegati in Israele, e di fatto precluderà loro l'uso di autobus pubblici dalla zona di Tel Aviv verso la città-colonia di Ariel, in Cisgiordania. Yaalon ha ceduto così alle pressioni di coloni.

 

L'Ucraina divisa al voto


[I libri non sono squadre e quindi non devono competere tra loro. Nick Hornby] L'affluenza alle urne in Ucraina supera il 40%: è l'ultimo dato aggiornato della commissione elettorale alle 16:00, che però si riferisce solo a 127 distretti elettorali su 198. La percentuale più alta di votanti (49,27) si registra nella regione occidentale di Leopoli, quella più bassa (23,16) nella regione di Lugansk in buona parte in mano ai miliziani separatisti. Nelle regioni “separatiste” del sud-est ucraino - in parte in mano ai miliziani filorussi - alle 16 solo un cittadino su quattro era andato a votare. Secondo i dati della commissione elettorale, nella regione di Lugansk l'affluenza alle urne era del 23,16% e in quella di Donetsk del 26,81%. Si calcola che circa tre milioni di elettori di queste due regioni non possano votare a causa dell'occupazione armata dei separatisti. Tre giovani giornalisti candidati nel partito del presidente ucraino Petro Poroshenko sono stati aggrediti mentre viaggiavano in auto vicino a Znamianka, nell'Ucraina centrale. Lo fa sapere la testata online Ukrainska Pravda precisando che sette individui hanno lanciato grosse pietre contro la loro auto. I tre - Mustafa Naiem, Serghii Leshchenko e Svitlana Zalishchuk - avevano denunciato brogli elettorali a favore di Oles Dovghi, candidato vicino all'ex sindaco di Kiev Leonid Cernovetski. Poroshenko: voto per coalizione pro Ue e pace. “Spero che queste elezioni mi consentiranno di creare una coalizione filo europea, di fare le riforme e di formare una squadra forte per costruire un Paese forte che porti la pace nel Donbass”: lo ha detto il presidente ucraino Petro Poroshenko dopo aver votato nel suo seggio a Kiev, nel palazzo degli ufficiali. Reduce oggi da un blitz a sorpresa nel Donbass, il capo dello stato ha smentito le voci che la maggioranza dei seggi nell'est sono chiusi: “L'afflusso può essere comparato con quello di Kiev”. Si vota in Ucraina per le elezioni parlamentari anticipate che, a quasi un anno dall'Euro Maidan, dovranno rinnovare una Rada composta da 450 seggi, assegnati per metà con il proporzionale (in lizza 29 partiti) e metà con il maggioritario (3468 candidati). Una trentina di scranni però resteranno vuoti: non si vota infatti in Crimea, annessa da Mosca dopo un controverso referendum in marzo, e nelle zone controllate dai ribelli filorussi nelle regioni orientali di Donetsk e Lugansk, che hanno convocato autonome elezioni parlamentari e presidenziali per il 2 novembre, in violazione degli accordi di Minsk. Gli aventi diritto sono circa 34 milioni e potranno votare in 34.000 seggi, di cui 112 in 72 Paesi (4 in Italia), sino alle 20 locali (le 19 in Italia). Subito dopo la chiusure delle urne sono previsti due exit poll. Secondo gli ultimi sondaggi, nella Rada entreranno 6-7 partiti, con una schiacciante maggioranza filo occidentale e un orientamento nazionalista. In testa il blocco del presidente Poroshenko, con il 30% delle intenzioni di voto (nel proporzionale). Dovrebbero superare la soglia di sbarramento il partito radicale dell'ultranazionalista Oleg Liashko (13%), il Fronte popolare del premier Arseni Iatseniuk (11%), il partito Samopomich (auto aiuto) del sindaco di Leopoli Andrii Sadovy (8,5%), il partito “Patria” di Iulia Timoshenko (7,5%). Il tetto del 5% potrebbe essere varcato anche dal partito Ucraina Forte di Serghiei Tighipko, ex vicepremier con Ianukovich, e/o dal Blocco di opposizione, che raccoglie l'eredità del Partito filorusso delle Regioni.

RAGNETTI, EX AD ALIATALIA, RINVIATO A GIUDIZIO

[La politica è essenzialmente etica, significa fare quello che è giusto. George Lakoff] L’ex amministratore delegato di Alitalia, Andrea Ragnetti, è stato citato in giudizio dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia, insieme al presidente e ad altri cinque manager della compagnia, per concorso in truffa nell’ambito della vicenda Carpatair. L’accusa è la vendita al pubblico di servizi di trasporto aereo operati dalla compagnia rumena nel 2013. “La compagnia dichiara di avere operato correttamente, nel totale rispetto della normativa nazionale e internazionale che disciplina la vendita di biglietti per voli operati da altri vettori aerei in regime di noleggio (wet lease) o di codeshare”, si legge in un comunicato diffuso da Alitalia alla stampa. La compagnia di bandiera esprime la propria fiducia nei confronti della magistratura, dicendosi certa che in giudizio sarà accertata la correttezza del proprio operato.

Urne aperte in Tunisia

[Dimenticare in modo efficiente è fondamentale per avere una memoria efficiente. Jessica Marhall] Urne aperte anche in Tunisia, oggi, per le prime elezioni legislative dalla primavera della rivoluzione del 2001. Imponente l'apparato di sicurezza per questo scrutinio cruciale per il futuro del paese e per gli equilibri di tutto l'area mediterranea. I seggi chiuderanno alle 19 ora italiana. La campagna per il voto, che sarà seguito il 23 novembre dalle elezioni presidenziali, è stata sottotono ma pacifica, in un paese che ha perduto le grandi speranze della primavera del 2011. Secondo gli osservatori due sono i partiti favoriti: gli islamisti di Ennahda, al potere da inizio 2012 a inizio 2014, e i loro principali sfidanti, Nidaa Tounes, formazione eterogenea che mette insieme antichi oppositori del dittatore Zine El Abidine Ben Ali con alcuni notabili del vecchio regime. Quasi 5,3 milioni di elettori sono chiamati alle urne in 33 circoscrizioni per eleggere con il sistema proporzionale 217 deputati, su circa 1.300 liste di candidati.

Conclusa missione GB in Afghanistan

[La paura busso alla porta. Il coraggio si alzò e andò ad aprire. Ma non c’era nessuno. Sergio Ponchione] Le truppe britanniche hanno concluso oggi le operazioni di combattimento in Afghanistan consegnando la base di Camp Bastion all'esercito di Kabul. Una cerimonia con l'ammainabandiera della Union Flag ha segnato la fine di un intervento militare iniziato nel 2001 e costato a Londra 453 morti. Invece della pace e dello sviluppo promessi, la presenza delle truppe della NATO in Afghanistan ha solo creato problemi supplementari. Le forze ISAF (International Security Assistance Force) abbandonano l’Afghanistan lasciando alle spalle l’economia distrutta dalla guerra. Stando agli esperti, il livello di disoccupazione raggiunge l’80%. Gli afgani semplici sono costretti a lavorare nelle piantagioni di oppio o ad unirsi ai guerriglieri per procurarsi mezzi di sussistenza con le armi in mano, ha detto Baz Mohammad Kufi, ex candidato al presidente dell’Afghanistan. Quest’anno in Afghanistan sono stati seminati a papavero da oppio 280 mila ettari di terra.  I problemi dell’Afghanistan si avvertono anche nei paesi vicini. Il problema principale è quello della droga. Nel periodo di presenza delle forze della NATO nel territorio afgano la produzione della droga vi è cresciuta di tre volte. L’Afghanistan è diventato di fatto il leader mondiale per la produzione di oppiacei che attraverso i paesi dell’Asia Centrale arrivano in Russia e in Europa.  La diffusione della droga in Tagikistan è determinata innanzitutto dalla situazione in Afghanistan. Negli ultimi anni in Afghanistan si estende la semina del papavero da oppio, cresce la produzione di oppio. Non solo, ma attualmente vi aumentano anche le aree seminate a piante del gruppo di cannabis. Stando agli esperti, il Tagikistan non è forse l’unico bersaglio dei gruppi terroristici concentrai nel nord dell’Afghanistan. Gli analisti militari riconoscono che con i proventi dalla vendita della droga afgana viene finanziata l’attività delle organizzazioni terroristiche che operano nella regione. Molti membri di tali organizzazioni provengono dai paesi dell’Asia Centrale. Lo dimostrano, in particolare, gli incidenti sempre più frequenti sul confine afgano-turkmeno. Il confine tagiko-afgano è lungo 1344 chilometri. Nel periodo sovietico questo confine era protetto da 25 mila militari. Dopo la disgregazione dell’URSS per 14 anni i confini meridionali del Tagikistan sono stati protetti da un gruppo operativo delle guardie di frontiera della Russia che contava 19 mila soldati. Di fronte alle eventuali minacce, Dushanbe conta sull’aiuto dei partner dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva. Secondo il parere degli osservatori, la situazione in Afghanistan può diventare uno dei temi centrali da discutere alla riunione del Consiglio dei capi degli Stati membri dell’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (OSC). Quest’autunno il summit dell’OSC sarà ospitato appunto dal Tagikistan. Il presidente degli Stati Uniti d’America ha prospettato, nei giorni scorsi, la cosiddetta “opzione zero”, la soluzione più radicale per il ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan. Nel 2014, infatti, pare si prospetti uno scenario completamente diverso dalle ipotesi inizialmente previste dal Governo, ipotesi che stabilivano una limitata presenza anche nei periodi successivi. Secondo quanto sostenuto da Rhodes, il modello sarebbe quello attuato in Iraq, nel quale l’insediamento americano è rimasto a livello civile, sotto la totale giurisdizione del dipartimento di Stato (ministero degli Esteri), e non del Pentagono. Oggi, i circa 5 mila contractors  presenti in Iraq hanno soltanto funzioni di addestramento delle forze di sicurezza del Paese, e di protezione delle principali sedi diplomatiche. In tal modo, anche in Afghanistan, sarà garantita l’autosufficienza dei propri militari, allo scopo di impedire che Al Qaeda ritorni ad insediarsi nel Paese, minacciando gli americani e i suoi alleati.
Inoltre, ma non meno importante, resta aperta la questione dell’immunità nei confronti dei militari USA: la stessa che non fu garantita dal governo Bagdad, probabilmente non lo sarà neanche dal governo afghano. Qui, infatti, le polemiche relative alle “vittime”, tra i civili, da parte del contingente americano, alimenterebbero ripercussioni sui militari del governo Obama. Alcuni di questi sono già stati vittima di attentati posti in essere dai soldati dell’esercito “alleato” di Karzai. È anche per questo motivo che l’opzione zero sembra l’alternativa più probabile per garantire la salvaguardia delle forze americane. Un’opzione, questa, che riguarderà tutti gli alleati della coalizione presente in Afghanistan, tra i quali, alcuni hanno già deciso di ritirare le proprie truppe.

Lo stato non vuole essere processato

[Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano.  Giovanni Giolitti] "È un momento difficilissimo, questo processo non è voluto da tutti, specie dai rappresentanti dello Stato". Lo ha detto al premio Borsellino il Pm di Palermo Francesco Del Bene, pubblica accusa del processo sulla trattativa. Al termine della cerimonia Francesco del Bene ha chiarito  come il termine Stato si riferisse ad esponenti della politica nel senso generale della parola, e nello specifico a nessuna carica istituzionale dello stato. "Noi a Palermo lo sappiamo bene come si fa la lotta alla mafia, così come la facevano Falcone e Borsellino. La lotta si fa da innamorati della verità, quella cosa che ci sostiene nei momenti più difficili". Lo dice Roberto Tartaglia, che martedì 28 sarà al Quirinale per ascoltare il capo dello Stato assieme al collega Del Bene. "E tutti gli innamorati della verità sanno che, come lo stesso Borsellino diceva, la battaglia è culturale e un Premio come questo a lui dedicato serve ad alimentare la cultura della Memoria", ha concluso Tartaglia. Abbiamo forse dimenticato quanti e quali tipi di attacchi la Procura e i magistrati di Palermo siano stati costretti a subire negli ultimi mesi? Abbiamo una vaga idea di cosa significhi condurre indagini di tale delicatezza in questo clima di ostracismo e prese di distanza? Pur di contrastare l’affermazione della verità, alcuni sono disposti a tutto. Specie ai piani alti. Qualcuno avrebbe certamente preferito che Morosini si astenesse dal processo sulla Trattativa e mantenesse l’incarico di segretario nazionale di Magistratura Democratica. Qualcun altro ha già battezzato questa scelta ‘il passo indietro di Morosini’. In realtà, in un Paese in cui persino il Governo vorrebbe evitare di costituirsi parte civile nel processo in questione, con la sua scelta il giudice Morosini ha già risposto a quanti lo avrebbero accusato di imparzialità. Ha evitato le strumentalizzazioni sul ‘doppio ruolo’, che sarebbero inevitabilmente arrivate. E, soprattutto, ha lasciato Magistratura Democratica libera di dividersi (ma sarebbe meglio di no) sul processo nel quale è stato chiamato a dare una sentenza.

sabato 25 ottobre 2014

Rischio deflazione in Italia per S&P

(Fai del bene e dimenticalo, fai del male e pensaci - Anva) La bassa inflazione o la deflazione osservata in Belgio, Grecia, Spagna e Italia "potrebbe portare a una propensione al risparmio ancora più alta", portando a un calo di consumi e investimenti che peserebbe sui prezzi "aumentando il rischio di una viziosa spirale deflazionistica". Lo scrive Standard & Poor's in un report. Uno stimolo della domanda tedesca aumentando la spesa pubblica "avrebbe un effetto piuttosto limitato" sulle economie di Italia, Spagna e Francia. Standard & Poor's stima che un +1% di spesa tedesca spingerebbe il Pil dei tre Paesi di appena lo 0,1 o 0,2%. L'economia dell'Eurozona non è affatto uscita dalla crisi e "potrebbe entrare in una fase persistente di crescita debole a causa del calo della leva finanziaria e dell'economia globale che rallenta". Secondo Standard & Poor's "la politica monetaria può aiutare a stabilizzare le economie nel breve termine, ma può essere controproducente nel lungo termine se porta la politica ad abbassare la guardia". L'agenzia Ficth conferma il rating "BBB+" per l'Italia. L'outlook è stabile. È quanto si legge in una nota.  Le prospettive di crescita per l'Italia - afferma l'agenzia - sono deboli, prevedendo un pil in calo dello 0,2% nel 2014, per poi tornare a crescere al +0,6% nel 2015. La disoccupazione resterà al 12% fino al 2016. "Il pil è vicino ai livelli del 2000 e il 9% al di sotto del suo picco del 2008", afferma Fitch. Le banche italiane hanno rafforzato il loro capitale nel 2014. Lo afferma Fitch, sottolineando che "anche se c'è il rischio che alcune banche potrebbero aver bisogno di ulteriori azioni" dopo gli stress test della Bce "per centrare i requisiti di capitale, si ritiene che eventuali mancanze di capitale saranno gestibili". "Le banche italiane hanno elevati livelli di crediti deteriorati e si trovano ad affrontare un contesto economico difficile".

Impiccata Reyhaneh, uccise il suo stupratore

[Disapprovo quel che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo.  Voltaire]
L'iraniana Reyhaneh Jabbari, 26 anni, è stata impiccata per aver ucciso nel tentativo di difendersi da uno stupro. Era stata arrestata nel 2007 per l'uccisione a coltellate di un dipendente del Ministero dei servizi segreti iraniano, Morteza Abdolali Sarbandi, che - secondo la più ricorrente sintesi delle argomentazioni della difesa - stava cercando di violentarla. Nel 2009 era stata condannata a morte applicando il "qesas", la legge del taglione, con sentenza confermata dalla Corte suprema quello stesso anno, ricorda Ihr, che ha sede ad Oslo. Alla famiglia era stata annunciata l'applicazione della sentenza per marzo; poi l'impiccagione era stata fissata al 15 aprile, ma ci fu un rinvio. L'esecuzione è avvenuta il 25 ottobre 2014. Nonostante gli appelli internazionali rivolti alle autorità, Jabbari, che ha 26 anni, è stata impiccata in una prigione di Teheran dove era rinchiusa. Lo ha reso noto la madre della donna, secondo quanto scrive la BBC online. Immediate le reazioni internazionali con L'Italia in prima fila. Ma per la giustizia iraniana si tratta di omicidio premeditato. Sembra, secondo alcune fonti dei media, che all'esecuzione, avvenuta all'alba, fosse presente il figlio e la vedova della vittima. Ieri Reyhaneh ha visto la madre in carcere, Shole Pakravan, la quale ha riferito che la figlia aveva la febbre e stava male. Alcuni giorni fa era fallito l'ultimo tentativo di ottenere il perdono dalla famiglia della vittima - un uomo che la giovane aveva accoltellato dopo che questi avrebbe tentato di violentarla - perché  la 26enne non aveva voluto smentire la propria versione dei fatti. "Mia figlia con la febbre ha ballato sulla forca": sono queste, dopo l'impiccagione di Reyhaneh Jabbari stamane all'alba, le parole della madre della ragazza 26enne, Shole Pakravan, riportate sul suo profilo Facebook. Secondo quanto scrive l'International Business Times, la madre di Jabbari - una nota attrice di teatro iraniana - era stata informata che la figlia sarebbe stata giustiziata all'alba di oggi. Immediate le reazioni internazionali, con l'Italia in prima fila. Un minuto di silenzio è stato osservato alla Leopolda a Firenze, dove è in corso il convegno organizzato dal premier Matteo Renzi. Omicidio premeditato. Secondo la giustizia iraniana Reyhaneh Jabbari, la ragazza impiccata oggi all'alba, "aveva acquistato un coltello da cucina due giorni prima dell'omicidio" e l'ha usato per uccidere. Lo ha precisato l'ufficio del procuratore di Teheran, aggiungendo che la donna ha colpito Morteza Abdolali Sarbandi alle spalle, "ciò dimostra che non ha agito per legittima difesa". Reyhaneh ha anche "inviato un sms ad un amico nel quale lo informava che avrebbe ucciso l'uomo e ciò dimostra che l'omicidio era premeditato e che l'affermazione della donna di volersi difendersi dallo stupro è senza fondamento". Sul caso di Jabbari si era appuntata l'attenzione anche dell'Onu e, fra l'altro, artisti iraniani si erano mobilitati per salvarla raccogliendo fondi per il "diyeh", il cosiddetto "prezzo del sangue" che il condannato deve pagare alla famiglia della vittima se questa acconsente a commutare la pena capitale in detenzione. Proprio in aprile era sembrato che il figlio del funzionario ucciso fosse disposto ad accettare il diyeh se la ragazza rivelasse il nome di un secondo uomo che sarebbe stato nell'appartamento al momento dell'uccisione del padre. La confessione dell'accoltellamento, ricorda il sito, fu resa subito dopo l'arresto, senza che la ragazza, allora di 19 anni, fosse assistita da un legale. Fin dall'inizio Jabbari aveva detto di aver agito per legittima difesa. Solo nel 2014 sono almeno 550 le persone giustiziate in Iran, ricorda Ihr.

venerdì 24 ottobre 2014

La fanteria pronta a intervenire

[Solo due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma non sono sicuro della prima . Albert Einstein] Usa e l'Iraq stanno delineando un piano per lanciare un'offensiva delle truppe di terra irachene e permettere loro di riprendersi le città occupate dai jihadisti dell'Isis. Lo riferisce il Washington Post che cita un alto funzionario dell'amministrazione. Il piano non sarà attuato fino ai prossimi mesi e dovrà assicurare che le forze irachene non si espongano prima di essere in grado di controllare il territorio occupato dai jihadisti. Il piano include anche i consiglieri Usa, ma non per combattere. Il Parlamento della regione autonoma del Kurdistan iracheno ha approvato l'invio di miliziani Peshmerga a Kobane, in Siria, per aiutare le milizie curde che difendono la città contro l'Isis. Lo riferisce la tv panaraba Al Jazira. Alcuni giorni fa la Turchia aveva detto che avrebbe aiutato il passaggio dei miliziani iracheni curdi. Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che la decisione degli Usa di lanciare armi dal cielo ai curdi che difendono Kobane ,in Siria, è stata sbagliata. "Oggi è
chiaro che era cattiva", ha detto il presidente turco a giornalisti ad Ankara dopo che armi e munizioni ai combattenti curdi della città al confine con la Turchia sono finite anche all'Isis. Erdogan ha deplorato peraltro che una parte delle armi sia caduta nelle mani del Pyd, principale formazione curda in Siria considerata "terrorista" dalla Turchia. L'aviazione governativa siriana ha distrutto due dei tre jet usati dallo Stato islamico (Isis) nel nord della Siria. Lo ha detto il ministro dell'informazione siriana Umran al Zubi, citato oggi dalla tv di Stato. Nei giorni scorsi l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) aveva affermato che l'Isis addestrava suoi piloti a far volare tre caccia catturati dai jihadista nella base militare di Jarrah, a est di Aleppo.Il Dipartimento della Difesa americano sta verificando l'autenticità di un video che mostra i jihadisti dello Stato islamico che si impossessano di pacchi paracaduti dagli aerei Usa e contenenti armi destinate ai combattenti curdi in Siria. Gli  americani hanno paracadutato 27 pacchi contenenti armi, munizioni e altro materiale per i peshmerga che difendono la città di Kobane dall'assedio dello Stato Islamico. Un portavoce del Pentagono ha affermato che la maggioranza del carico è  finito nelle mani giuste. Sarebbero più di 1.000 i jihadisti dello Stato islamico (Isis) rimasti uccisi nei combattimenti in atto da metà  settembre nella città curdo-siriana di Kobane. È  quanto si legge sull'account Twitter Wikileaks Stato al Baghdadi, citato dall'emittente al Arabiya, in cui si riferisce anche del tradimento di uno dei luogotenenti del capo dell'Isis, Abu Bakr al Baghdadi, sparito dopo aver passato informazioni agli americani. Nei cinguettii dell'account, che si presenta come depositario odei segreti e dei retroscena dell'organizzazione dello Stato islamico tra Iraq e Siria (Isis) e della sua gestione interna, viene riportato il nome della talpa fuggita, si precisano le perdite subite a causa di questo tradimento e le misure prese dall'organizzazione sul terreno per
difendersi dai raid della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. Il primo tweet riferisce della "scomparsa di una persona che accompagnava al Baghdadi, che si chiama Abu Ahmed Ali Abd, molto ben informata su tutti i segreti del vertice dell'organizzazione". In un secondo tweet si afferma che il "califfo al Baghdadi avrebbe preso decisioni rapide come cambiare le postazioni e i depositi, oltre a dare la caccia all'esponente scomparso".Poi, in un terzo tweet, si afferma che "ci sono motivi per credere che l'esponente sparito abbia venduto i segreti alla coalizione". Infine in un altro tweet si afferma che "il vertice dell'organizzazione dell'Isis parla di 1.000 uccisi nelle sue file a Ayn al Arab (nome in arabo di Kobane), in gran parte combattenti stranieri" e di "ordini per un ritiro tattico e graduale" dalla città curda che si trova a ridosso del confine turco-siriano. Nei giorni scorsi, il Pentagono ha riferito di "diverse centinaia" di morti tra le file dell'Isis.

Il batman della finanza che insegue i soldi dell'Is

[Io rispetto il campo di battaglia, macchiato del loro sangue, e il sangue dei barbari. Tali marchi onorevoli sono già stati spazzati via dalle piogge, ma gli alti monumenti delle loro ossa, le ossa di generali, di centurioni, e di guerrieri valorosi, chiedono di durare per un più lungo periodo. LIBANIO] Il suo titolo ufficiale, nell'amministrazione Obama, è quello di sottosegretario per il terrorismo e l'intelligence finanziaria. Ma per tutti, a Washington, David S.Cohen è il batman della finanza. Il suo ruolo, all'interno del dipartimento americano del tesoro, è quello di analizzare centinaia di pagine di indagini, report dai servizi segreti e piste top secret per cercare di penetrare all'interno del vasto e opaco network economico dell'Is. Ne parla il New York Times, secondo cui il lavoro di Cohen potrebbe essere più importante di quello dei cacciabombardieri che adesso stanno attaccando il gruppo terrorista in Siria e in Iraq. Nel mirino di Cohen ci sono ad esempio le vie del contrabbando di greggio raccolto dall'Is in Iraq e in Siria, nei territori controllati dal gruppo, all'interno dei confine con la Turchia, per poi rivenderlo al mercato nero a prezzo ridotto. "Quel greggio sta trovando la strada per arrivare a qualcuno che lo raffina e lo vende, ed è probabilmente qualcuno che ha relazioni col settore finanziario ufficiale, e questa persona è vulnerabile alle nostre sanzioni e alla nostra diplomazia", ha detto Cohen. Ma i tentativi di tagliare i finanziamenti dell'Is si sono rivelati finora complicati come la campagna militare. I militanti islamici controllano infatti decine di pozzi petroliferi e avranno un surplus di risorse valutato in circa 200 milioni di dollari quest'anno, che circola al di fuori del tradizionale sistema bancario. Questo crea grandi problemi per l'intercettazione dei flussi di denaro. Eppure la presenza di Cohen- che si è occupato anche delle sanzioni degli stati uniti contro la Russia - è diventata abituale nella situation roomdel presidente americano Barack Obama. I primi risultati concreti, dice, dovrebbero vedersi nel corso dei prossimi tre anni.

Putin vuole 500 città militari mobili

[L'ignorante parla a vanvera, l'intelligente parla al momento opportuno, il saggio parla se interpellato, il fesso parla sempre - Egidio] La Russia intende creare delle città militari mobili che, se necessario, possono essere smontate e trasportate in un altro luogo. Il quotidiano Izvestia riporta la notizia citando una fonte del Ministero della difesa. "Saremo in grado di smantellare la città militare, quando la sua distribuzione non è più parte dei nostri obiettivi e
trasportarla in un altro luogo", ha detto una fonte al giornale. Secondo Izvestia, un insieme di edifici modello, è già stata approvata. Significativo anche l'impegno per la realizzazione dei piani. Le truppe del dipartimento degli interni e l'agenzia di costruzioni statale Spetsstroy hanno intenzione di costruire circa 15 fabbriche, dove verranno creati i pezzi per i futuri edifici. Come scrive il giornale, entro il 2017, potranno essere create circa 495 città militari. Ancora una volta senza un accordo definitivo si è concluso a Bruxelles un altro round di colloqui del gas tra Russia, Ucraina e l'Unione europea. Molti punti di domanda restano su dove Kiev andrà  a prendere i soldi per pagare il metano russo, e soprattutto garantire che le forniture all'Europa non conoscano stop invernali. Secondo la tv russa Ntv (Gazprom Media), Gunther Ottinger, Commissario europeo per l'energia, si sarebbe rivolto agli ucraini con queste parole: "Voi da sette mesi non pagate per il gas fornito dalla Russia. Se al macellaio per sette mesi non pagate la carne, credete che non si arrabbierà?"Di fatto i partecipanti alla riunione Russia-Ue-Ucraina non sono stati in grado di concludere un accordo specifico. La prossima sessione è  prevista per il 29 ottobre. Mosca insiste che la consegna del gas si svolgerà  solo dietro pagamento. E per la prima volta dall'inizio delle trattative, Ottinger non è  stato affatto tenero con Kiev. Il tutto, dopo che a Milano, durante il vertice Asem, era risultato chiaro che al di là del conflitto in se stesso in Ucraina, quello che preoccupava il cancelliere tedesco Angela Merkel era la possibilità di una nuova crisi del gas e un inverno con uno stop alle forniture russe. Dall'Asem, sembrava essere stato raggiunto un accordo di massima, almeno fino a marzo. Dopo che il presidente russo Vladimir Putin si era messo "carta e penna" a spiegare il punto di vista di Mosca alla stessa Merkel. Nell'incontro successivo a due di Putin con il collega ucraino Petro Poroshenko, si era convenuto che il prezzo del gas fino al 31 marzo fosse di 385 per ogni 1.000 metri cubi. E sul pacchetto inverno non si applicava il principio del "take or pay". Cioe' Kiev decideva di quanto gas avesse bisogno.

giovedì 23 ottobre 2014

In Sicilia la psicologia contro la crisi

[‘Mmenzu li vutti ccivannu li carratedda. Detto siciliano]La psicologia per affrontare scelte economiche e imprenditoriali ovvero come si fa a prendere decisioni vincenti. Se ne è parlato nell'ambito del piano Crescita 2.0, promosso da Sdi e finanziato da Fondimpresa, nella sede di Confindustria Sicilia. Una giornata di studio con gli esperti per fornire alle imprese interessate, un pacchetto di soluzioni concrete. Massimiliano Oliveri è professore di Psicobiologia all'Università di Palermo: “Oggi gli studi sul cervello, sulle neuroscienze ci permettono di dire quali zone del cervello entrano in gioco quando prendiamo decisioni economiche, anche rischiose, e quando prendiamo le decisioni che poi si rivelano di successo. È  dunque possibile in ambito aziendale sfruttare queste conoscenze per migliorare la performace sia del singolo che del team”. Si è parlato anche di come si fa ad incubare una start up, come si sviluppa un innovazione, o si registra un brevetto. Massimo Plescia è l'amministratore di Sdi Soluzione d'impresa, ideatore del piano Crescita 2.0 a cui hanno aderito per ora 75 imprese siciliane: “Oggi abbiamo visto un intervento sulle neuroscienze in cui dicono che la parte destra del cervello è quella in cui c'è la lamentosità e la parte sinistra è quella in cui c'è la proattività... Abbiamo cercato le aziende che di fronte alla crisi si rimboccano le maniche e reagiscono, ma che hanno bisogno di specifiche competenze per riuscire a raggiungere dei risultati”.

TIM COOK VOLA A PECHINO

[Cui leva e nun metti, vidi lu funnu. Detto siciliano] Il numero uno di Apple, Tim Cook, è volato a Pechino per incontrare il vicepremier cinese, Ma Kai, e affrontare il caso iCloud. Il servizio di condivisione di contenuti della casa di Cupertino, infatti, è stato violato da hacker che potrebbero essersi impossessati di username, password e altri dati personali di migliaia di utenti cinesi. Come riporta il Wall Street Journal, citando l'agenzia di stampa cinese Xinhua, l'incontro è avvenuto nelle scorse ore. Ma nulla finora è trapelato sui contenuti del colloquio. Il caso 'iCloud' rischia di alimentare le tensioni tra Washington e Pechino che da tempo si scambiano reciproche accuse di cyberspionaggio. Secondo l'osservatorio online GreatFire.org - sottolinea il Wsj - dietro l'attacco ci sarebbero proprio le autorità cinesi, che non hanno mai nascosto la loro ostilità verso i prodotti della casa di Cupertino visti come uno strumento attraverso cui gli americani possono a loro volta fare azione di spionaggio. Anche perché  iPhone e iPad godono di un certo successo soprattutto all'interno dell'elite politica ed imprenditoriale cinese. Il cofondatore di Facebook Mark Zuckerberg ha sorpreso il pubblico che lo ascoltava alla Tsingua University di Pechino, rispondendo in cinese ad alcune domande. “Da jia hao” (buon giorno a tutti) ha esordito, accolto da uno scroscio di applausi. In seguito Zuckerberg, che ha 30 anni, ha risposto a tutte le altre domande che gli sono state rivolte in mandarino, spiegando di aver imparato la lingua perché ha sposato nel 2012 Priscilla Chan, di origini cinesi. Il co-fondatore del popolare social network - che in Cina è bloccato dalla censura ed è accessibile solo attraverso i 'virtual private network', che si collegano a server situati in altri paesi - ha incontrato Chen Jining, il preside della prestigiosa università pechinese. In questi giorni anche Tim Cook, il presidente della Apple, è in visita in Cina. Cook è stato ricevuto dal vicepremier Ma Kai nel compund di Zhongnanhai, vicino alla Città Proibita, nel quale risiedono la maggior parte dei leader politici cinesi. La Cina è il secondo mercato del mondo per l'impresa di Cupertino, dopo gli Stati Uniti.

Procura Israele indaga su guerra

[Lu carvuni si nun tinci mascaria. Detto siciliano] Il 30% degli israeliani afferma di non escludere di poter lasciare il Paese del sionismo per emigrare altrove. Il 56% respinge invece categoricamente un'ipotesi del genere, anche se fosse realizzabile. Lo ha rilevato un sondaggio divulgato da Canale 2 che lega il fenomeno alla guerra di Gaza e al disagio sociale. Secondo il sondaggio, in Israele non esiste comunque più uno 'marchio negativo' - diffuso in passato - verso gli ebrei che lasciano il Paese per cercare fortuna altrove. Il procuratore capo israeliano Dani Efroni ha ordinato che l'unità investigativa dell'esercito apra 99 indagini sulle operazioni delle forze armate nella guerra di Gaza, incluse 5 investigazioni sulla condotta dei soldati in episodi come l'uccisione di tre bambini palestinesi su una spiaggia della Striscia o il bombardamento di una scuola dell'Onu. Su 44 di questi casi - hanno spiegato i media - indagini sono già in corso. Desta scalpore in Israele una lettera indirizzata al premier Beny שmin Netanyahu da 43 ufficiali e militari della riserva della unità di elite dell'intelligence 8-200 in cui annunciano di non essere più disposti a “raccogliere materiale che colpisce palestinesi innocenti e che serve alla loro persecuzione politica”. La finalità di 8-200, ha detto alla radio militare uno dei firmatari, “non è tanto la difesa di Israele quanto la prosecuzione della occupazione dei Territori”. L'esercito israeliano ha adattato il suo dispositivo di difesa al rischio di  una vasta incursione di terra di Hezbollah, anche se il pericolo di una nuova guerra con il movimento sciita libanese non pare imminente. Lo ha indicato un responsabile militare, citato dalla stampa. Una nuova guerra, dopo quella dell'estate 2006, vedrebbe il movimento sciita scatenare un fitto lancio di razzi contro lo stato ebraico. Forte dell'esperienza acquisita durante la guerra civile in Siria, Hezbollah invierebbe contemporaneamente decine, centinaia di combattenti in Israele per impadronirsi di parte della Galilea, nel nord di Israele, ha dichiarato questo responsabile a vari organi di informazione locali. Con l'avvicinarsi delle festività ebraiche del Nuovo anno, alla fine di questo mese, le autorità israeliane alla sicurezza hanno avvertito che cresce il pericolo di attentati islamici contro turisti israeliani in varie parti del mondo, fra cui l'Europa occidentale. Le minacce incombenti - precisa il sito Ynet - giungono fra l'altro da combattenti dell'Isis, reduci da campi di battaglia mediorientali, nonché dagli Hezbollah libanesi, legati all'Iran. Per entrare nella Unit 8200 devono superare una selezione durissima alla fine delle scuole superiori. Per tre anni lavorano in un palazzo in una località segreta nella periferia di Telaviv. La loro divisa è quella classica verde oliva, ma il loro reparto, oggi il più numeroso dell’esercito, è molto, molto speciale: non sono comandati da un generale qualsiasi, ma da un capo dipartimento per la preservazione della follia; il loro primo ordine che gli viene impartito è quello di stare fuori dagli schemi; un quinto dell’orario di servizio è libero, purché speso a pensare e inventare. Un tempo soltanto il fatto di nominarla in pubblico avrebbe potuto provocare l’arresto per rivelazione di segreto militare, ma adesso la Unit 8200 (un suo virus ha fatto impazzire il sistema informatico che gestisce le centrifughe proibite in Iran) ha superato i muri della censura. L’unità 8200 è paragonabile alla sua funzione, e nella sua efficienza, alla Nsa americana.  Gli attacchi
informatici “gravi di pubblico dominio” aumentano in maniera significativa sia in termini di quantità e di valore economico dei dati sottratti. Tra i fenomeni più significativi emersi nei primi sei mesi del 2014 c'è il costante aumento del Cybercrime, che rappresenta ormai il 60% degli attacchi analizzati (era il 36% nel 2011). A farne le spese sono soprattutto il settore governativo (26%), i servizi cloud e i Social Network (12%). Hanno tra i 19 e 25 anni, sono i cervelli più brillanti della gioventù e si trasformano nei migliori cyberwarriors del mondo.  Sono invenzioni israeliane, l’istant messagging, la chiavetta usb, i firewall e i collegamenti sicuri che consentono i collegamenti bancari, così come la maggior parte delle app per l’iPhone.  Lo rileva il Rapporto Clusit 2014 sulla sicurezza informatica, che delinea una situazione preoccupante a livello globale, nel mese della sicurezza informatica europea. Oltre al Cybercrime, tra i fenomeni più significativi emersi nei primi sei mesi del 2014, c'è la crescita del fenomeno dell'hacktivism (29%), cioè “gruppi antagonisti di varia natura che realizzano attività di disturbo sul web”, sempre più di estrazione non occidentale. Il mese delle sicurezza informatica è una campagna dell'Unione Europea supportata in tutti i 27 Paesi membri, che si tiene durante tutto ottobre per promuovere tra i cittadini la conoscenza delle minacce informatiche e dei metodi per contrastarle. Il rapporto Clusit è stato redatto da un team di esperti italiani.

mercoledì 22 ottobre 2014

Protocollo farfalla, una storia tutta italiana

[Ama a cui t’ama, e sia macàri petra. Detto siciliano ]“Temiamo” che la collaborazione tra amministrazione penitenziaria e Sisde “sia servita ad intercettare eventuali intenzioni di collaborazione dopo la ‘sfortunata’ vicenda di Giuffrè che raccontò i rapporti tra la politica e Cosa Nostra in Sicilia e non solo”. È  questa la preoccupazione espressa dal vicepresidente della commissione Antimafia Claudio Fava in una conferenza stampa sul Protocollo Farfalla, l’accordo stretto tra il 2003 e il 2004 – all’epoca del secondo governo Berlusconi – tra Dap e Servizi segreti civili guidati da Mario Mori per il controllo, da parte degli 007, delle informazioni che provenivano dai detenuti nelle carceri di massima sicurezza. Il documento – sei pagine – è ora agli atti del processo in corso a Palermo sulla Trattativa Stato-mafia. Il vicepresidente della commissione antimafia lo definisce “una sorta di Gladio delle carceri”. “Il Protocollo Farfalla – ha spiegato Fava – ha un precedente che è l’arresto nel 2002 di Giuffrè, capomafia siciliano, uomo introdotto nei segreti della cupola dei corleonesi. Giuffrè nel 2003 decise di iniziare a collaborare. Le informazioni che vennero fuori riguardavano la possibilità di un rapporto tra la genesi di Forza Italia” e i corleonesi. “È  chiaro che per un Governo la preoccupazione che altri collaboratori di giustizia parlassero era reale. È  di quegli anni la scelta di istituire il Protocollo Farfalla, con un atto scritto che disciplinava nel dettaglio i rapporti tra il Dap e il Sisde”. E se i magistrati non erano stati informati dell’esistenza del protocollo, “ho ragione di pensare – ha proseguito Fava – che sia stato ben informato il presidente del consiglio dell’epoca, Silvio Berlusconi: mi sembrerebbe inconsueto e poco probabile che un protocollo così impegnativo per conseguenze e rischi sia stato condotto per un arco di tempo abbastanza ampio all’insaputa del capo del governo”. “Si tratta – ha chiarito Fava – di una vicenda nata molti anni fa e molto opaca. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha avuto il merito di aver tolto il segreto di stato in luglio sugli atti relativi a questo protocollo, ma da allora la commissione Antimafia non ha ricevuto nulla e sono trascorsi quasi tre mesi. Molto di quello che abbiamo appreso in questi giorni non è stato detto dall’ex ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, sentita in modo specifico anche su questo tema alla fine dello scorso anno. Il ministro disse di non aver alcuna informazione”. “Pensiamo – ha spiegato – che sarebbe stato dovere dell’allora direttore del Dap e dei vertici del Sisde mettere al corrente anche l’autorità giudiziaria mentre nulla si è saputo, è stata negata l’esistenza del protocollo ed è grave che questi detenuti siano stati gestiti e pagati nell’ignoranza totale da parte di tutti i magistrati che su di essi indagavano”. Il dubbio, per Fava, è che l’operazione farfalla sia servita “a capire chi intendeva collaborare, cosa voleva dire, e forse a organizzare qualche depistaggio“. “Il direttore del Dap Tamburino - ha proseguito Fava – in audizione al Copasir (l’organismo di controllo sui Servizi segreti) ha spiegato ‘non c’è alcun Protocollo Farfalla, né vi sono evidenze cartacee”, aggiungendo che dell’argomento ha preso conoscenza attraverso i giornali. Questi sono comportamenti gravi – ha chiosato il vicepresidente della commissione Antimafia – mezze verità. Ci raccontano di una vicenda antica che coinvolge Sisde e Dap, sottratta a qualsiasi controllo della magistratura”.

Renato Ravanelli nuovo A.D. di F2i

[Dura cu dura nun fabbrica muru. Detto siciliano] Il Consiglio di Amministrazione di F2i Fondi Italiani per le Infrastrutture Sgr, riunitosi ieri, ha cooptato e successivamente nominato Amministratore Delegato Renato Ravanelli. Lo comunica una nota della società.  La nomina segue le dimissioni in data odierna di Vito Gamberale, precedente Amministratore Delegato di F2i SGR. Il Consiglio di Amministrazione all'unanimità ha espresso il suo ringraziamento all'ingegner Gamberale per l'attività svolta in F2i SGR dalla sua Fondazione ad oggi. Renato Ravanelli proviene da una lunga esperienza industriale in A2A, dove, tra l'altro, ha ricoperto la carica di Direttore Generale e componente del Consiglio di Gestione. In precedenza, è stato CFO e consigliere esecutivo di Edison. Il Consiglio di Amministrazione ha inoltre nominato Carlo Michelini, già Senior Partner e Chief Investment Officer, Direttore Generale della SGR, a riporto dell'Amministratore Delegato.




Caccia a Ottobre Rosso

[Le battaglie si vincono e si perdono con identico cuore. Io faccio rullare i tamburi per tutti i morti. Per essi faccio squillare le trombe in tono alto e lieto, Vivan coloro che caddero, viva chi perde in mare i propri vascelli. Vivan coloro che affondano con essi. Vivan tutti i generali sconfitti e tutti gli eroi schiacciati e gli innumerevoli eroi sconosciuti, uguali ai più grandi e conosciuti eroi.
WALT WHITMAN]
Continuano in Svezia le ricerche del misterioso sottomarino avvistato nei giorni scorsi nelle acque al largo di Stoccolma. La stampa aveva avanzato l’ipotesi che il vascello fosse di nazionalità russa, ma il Cremlino ha subito smentito la circostanza, e ha puntato, a sua volta, l’indice sull’Olanda. Anche le forze armate dell’Aja tuttavia hanno negato ogni coinvolgimento. “C‘è una crescente attività di addestramento sia da parte della Nato che della Russia. Non ci sono motivi per drammatizzare, ma ovviamente noi abbiamo informato di quanto accaduto nel Baltico i paesi vicini”. Nella zona non sono rari gli incidenti diplomatici. A settembre un giornale aveva parlato del sorvolo irregolare dello spazio aereo svedese da parte di due caccia russi. Intanto fonti danesi hanno denunciato una nuova misteriosa manovra in corso nello stesso specchio di mare: una petroliera russa battente bandiera liberiana da cinque giorni sta procedendo a zig zag, con un' andatura che le autorità di Copenaghen ritengono innaturale e bisognosa di investigazioni. Qualcuno ipotizza che stia tentando di soccorrere il sottomarino fantasma. Cresce dunque il giallo, anche se molti analisti sottolineano che e' difficile immaginare altri Paesi, oltre alla Russia, interessati a mandare un sommergibile nell'arcipelago di Stoccolma. Alla Svezia (che non e' un Paese Nato) non resta che proseguire le ricerche, tirando ad indovinare la zona giusta come nel gioco di battaglia navale, con l'aiuto per ora di tre diverse segnalazioni. Una zona che è stata estesa da Moeja, a nord di Stoccolma, a Ornoe, a sud della capitale, usando sensori in una operazione che continua giorno e notte, con oltre 200 uomini, elicotteri, dragamine e motovedette. L'esercito ha imposto una distanza di 10 km a tutte le imbarcazioni, per evitare i curiosi, mentre l'ente controllore di volo ha stabilito una ''zona di restrizione''. Non e' detto che la caccia abbia successo: quella più lunga, nel 1982, sempre al largo di Stoccolma, duro' due settimane ma fini' senza risultati.