lunedì 29 settembre 2014

SUL PONTE (AP) SVENTOLA BANDIERA BIANCA

[Li pazzi fannu li festi, e li savi si li godinu. Detto sicilano] AviaPartner convoca i sindacati per il 7 di ottobre. La convocazione è stata mandata alle segreterie territoriali e al momento le maestranze non  conoscono  l’ordine del giorno. Nei turni di ottobre è presente la solidarietà, di conseguenza di cosa si discuterà. Si potrà prendere la solidarietà a ore o a giornate intere, gli apprendisti per legge possono aderiscono all’accordo di solidarietà …? Tanta incertezza rende ancora più evanescenti i sindacalisti che non sanno cosa fare, pur di evitare la mobilità sono disposti a tutto. Cosa verrà a dire Tamburri (baywatch)? Che la stagione è finita, bisogna chiudere gli ombrelloni, smontare le cabine e mettere all’asciutto i pedalò …   Ormai in Ap, a Palermo, si vive di ricordi … la gestione americana di Pae Mas aveva messo in grosse difficoltà la Gesap e la sua controllata Gh, poi sono arrivati i belgi di AviaPartner con sede a Bruxelles (dove ha sede  anche il comando Nato) e la Gh  insieme alla Gesap si sono preoccupati ancora di più. Un colosso con più di 35 scali in tutta Europa a Palermo e poi a Catania farà la scanna, prigionieri zero, e tutte le maggiori compagnie, nel breve giro di una funata di sigarette, avrebbero scelto  l’Europa lasciando francischiello. E invece l’esercito di francischiello,  non solo ha battuto, ma umiliato i rivali concorrenti di Ap. 

Critica la situazione Meridiana

[Li ricchi comu vonnu e li poveri comu ponnu. Frase siciliana] Dopo la mediazione del Governo, lo stop alla mobilità dei dipendenti Meridiana è stato ufficializzato anche dalla compagnia con una nota diffusa nella notte di mercoledì 24 settembre, riferisce “Il Sole 24 Ore”. Nel comunicato si farebbe riferimento agli incontri di martedì a Roma con i ministri del Lavoro Giuliano Poletti e dei Trasporti Maurizio Lupi, manifestando l’obiettivo di raggiungere un accordo “Sulla situazione occupazionale e sulla gestione degli esuberi nel rispetto dei tempi e dei termini previsti dal verbale”. Nei prossimi giorni, secondo il quotidiano milanese, saranno dunque fissati una serie di incontri per definire un percorso che dovrà concludersi entro il 21 ottobre.  Intanto i lavoratori hanno proclamato un presidio di 30 giorni all’aeroporto di Olbia, immediatamente rilanciato da un volantino congiunto delle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Ugl, Usb e Apm. La mobilitazione prevede una rotazione dalle 5:30 a mezzanotte e mezza; i dipendenti spiegheranno ai passeggeri in transito le ragioni della protesta e le cause che hanno portato alla crisi dell’aerolinea, anche con l’ausilio di materiale informativo appositamente realizzato.   L’ad di Meridiana Scaramella ha precisato che “L’azienda è in grado di operare con 900-1000 persone” ma “Se non si trova un consenso sulla gestione degli esuberi, si dovrà riaprire la procedura di mobilità”. “Verificare il piano industriale di Meridiana: siamo di fronte a una chiusura definitiva o a una ristrutturazione per un rilancio?”. A chiederselo è Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture, durante una conferenza stampa a Ronchi dei Legionari, definendo la situazione della compagnia “complessa e complicata”.
 
 
 

GLI USA VITTIME DEI PROPRI ERRORI

[Lo disignu di lu poviru nun veni mai a fini. Frase siciliana ]Gli Stati Uniti non sono in guerra con l'Islam, una grande religione. Ma c'è un “cancro”, l'Isis, da combattere.  Lo ribadisce il presidente americano, Barack Obama, intervistato da “60 Minutes”. Obama mette in evidenza come gli Stati Uniti “stanno offrendo assistenza all'Iraq. Non è l'America contro l'Isis, stiamo guidando una coalizione''. L'Iraq ha un ruolo importante nella guerra all'Isis. Deve combattere e deve farlo in modo non settario. Gli Stati Uniti, aggiunge il presidente, con gli alleati ''hanno pianificato una campagna che ha chance di successo". “Siamo il paese indispensabile, abbiamo capacità che gli altri non hanno e le nostre forze armate sono le migliori. Quando c'è un
problema nel mondo non chiamano Pechino o Mosca, chiamano noi”. L'impianto gasiero Coneco si trova nell'est della Siria, nella provincia di Deir Ezzor, ricca di petrolio e vicino alla frontiera irachena. Coneco, produce elettricità per sei province ed è l'unico impianto gasiero ancora in funzione nella Siria orientale. Intanto i jet britannici hanno compiuto oggi il primo raid in Iraq, vicino a Mosul, nel nord del Paese, secondo l'agenzia irachena Nina. Citando fonti mediche locali, la Nina afferma che nove jihadisti dello Stato islamico (Isis) sono rimasti uccisi nell'attacco, sul villaggio di Sada, a nord di Mosul. Barack Obama ammette: gli Stati Uniti hanno sottovalutato l'Isis e i suoi progressi in Siria, dove la guerra civile ha creato le condizioni per il rafforzamento e l'avanzamento dello Stato islamico. Mentre in Iraq la battaglia si avvicina a Baghdad e si rincorrono le voci sull'uccisione del capo presunto del gruppo Khorasan, Obama ha fatto “mea culpa” su alcuni errori di valutazione: l'intelligence, ha sottolineato, “ha sottostimato quello che stava accadendo in Siria”, divenuta “l'epicentro per i jihadisti di tutto il mondo”. Errori, secondo Obama, ci sono stati anche sul fronte iracheno. Proprio le forze irachene hanno respinto un attacco dell'Isis a 40 chilometri da Baghdad, in una battaglia durata cinque ore, con le tribù sunnite che hanno aiutato le forze filo-governative irachene. I raid di Stati Uniti e alleati nel frattempo proseguono: negli ultimi due giorni ce ne sono stati otto in Iraq e in Siria, alcuni condotti con droni. Colpite delle raffinerie dell'Isis, di cui una vicino al confine con la Turchia. Preme per un'estensione degli attacchi aerei britannici il premier britannico, David Cameron, che punta a ottenere il via libera a missioni oltre che in Iraq anche in Siria. Ma per farlo ci vuole un altro passaggio alla Camera dei Comuni. La forza militare, ha spiegato Obama, è necessaria per arginare l'Isis e “metterlo all'angolo, ma allo stesso tempo è necessaria una soluzione politica. Insomma una lotta su “due fronti” quella contro l'Isis, che deve passare per un allentamento delle tensioni fra sunniti e sciiti, perché la battaglia fra queste due “sette é la causa maggiore di conflitto nel mondo”. Gli Stati Uniti e gli alleati, ha aggiunto Obama, dovranno proporre soluzioni politiche in Iraq e Siria, anche se al momento la priorità è distruggere l'Isis. L'azione militare per indebolire l'Isis, ribadisce comunque la Casa Bianca, non include lo spiegamento di truppe sul campo. Un messaggio al quale tuttavia gli americani non credono: il 72%, secondo un sondaggio di Wall Street Journal e Nbc, ritiene che saranno dispiegate truppe di terra. Convinto che sia necessario l'invio di soldati americani sul terreno è anche lo speaker della Camera, John Boehner. Prima o poi, ha affermato, sarà necessario: “Vogliono ucciderci, e se non li distruggiamo prima noi ne pagheremo il prezzo”. Le minacce di attacchi terroristici in Occidente lanciate dal fronte al Nusra, braccio siriano di al Qaida che sembra essersi saldato in un'alleanza del terrore con i vecchi nemici dell'Isis, sembrano dargli ragione.

Scaroni non è ecosostenibile

[La vurza di lu poviru ‘un si jinchi mai. Motto siciliano] Il 31 marzo 2014 arriva la condanna a Paolo Scaroni   a tre anni di reclusione e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici per reati ambientali a Porto Tolle (Rovigo). È  condanna in primo grado. Negli USA questo sarebbe sufficiente a cacciarlo dall'ENI e dalla scena pubblica a pedate. Ecco chi si è scelta l'ENI per amministratore delegato, Paolo Scaroni. Questo signore qualche giorno fa è stato condannato in via definitiva per i danni provocati dalla centrale di Porto Tolle, in provincia di Rovigo, per emissioni moleste, danni all'ambiente, al patrimonio pubblico e privato, e per la violazione delle leggi sull'inquinamento dell'atmosfera. Paolo Scaroni al tempo dei fatti era amministratore delegato dell'Enel, proprietaria di quell'impianto, assieme al suo compare Franco Tatò.  Purtroppo i reati sono stati prescritti, per cui la Corte d'Appello civile di Venezia ora quantificherà i danni, ma non servirà a niente. Siamo pure sempre in Italia. La sentenza di condanna di Paolo Scaroni al processo della centrale di Porto Tolle piomba con un certo fragore sulla partita delle nomine. È  vero che i reati per i quali l'attuale ad dell'Eni e Franco Tatò (in quanto allora amministratori di Enel) sono stati condannati non rientrano tra quelli che impediscono l'eleggibilità ai vertici delle controllate del Tesoro, ma come dimostrano i primi commenti, l'ipotesi di una conferma dell'ad del gruppo petrolifero, magari come presidente, potrebbe farsi più complicata. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, comunque, non si sbilancia, limitandosi a dire che il governo rispetta l'operato della magistratura e sulle nomine “andrà avanti indipendentemente da questa vicenda”. Certo, ha però aggiunto, come “ci saranno delle riduzioni” nel ceto politico, così sarà “anche nelle aziende: ne vedrete delle belle”.  Scaroni è stato condannato per reati ambientali, ovvero per un'infrazione descritta dall'articolo 434 del Codice Penale. La direttiva dell'ex ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni, firmata il 24 giugno dello scorso anno, non contempla questo reato tra le varie fattispecie che impediscono l'eleggibilità o determinano la decadenza dei vertici delle società controllate direttamente o indirettamente dal Tesoro: i reati elencati nella direttiva, infatti, riguardano essenzialmente la sfera amministrativa, finanziaria, tributaria o contro il patrimonio. Quindi nulla osterebbe, almeno da un punto di vista normativo, a una conferma di Scaroni, che secondo diverse indiscrezioni potrebbe puntare alla poltrona di presidente, dopo tre mandati come amministratore delegato. “Non possiamo che confermare che rispettiamo tutte le sentenze della magistratura”, si è limitato a commentare Renzi, ricordando che “nei prossimi giorni indipendentemente da questa vicenda il governo dovrà esprimere le proprie linee di indirizzo, avvicinandosi la data delle assemblee di Eni, Enel, Poste, Terna e Finmeccanica”. Comunque, ha aggiunto il premier, “ho sempre detto e confermo che prima dei nomi aspettiamo di far conoscere agli italiani la visione e i piani di sviluppo di queste aziende per decidere le persone che saranno chiamate a gestirle”. Insomma, “nomina sunt consquentia rerum”. E le cose, secondo la senatrice del Pd Laura Puppato, non depongono a favore di Scaroni: “Deve essere chiaro a chi nominerà i prossimi dirigenti - ha avvertito - che i nomi di Scaroni e Tatò, assieme ai tanti che hanno accumulato procedimenti in questi anni, non sono più disponibili a conferme o nuovi incarichi, ne va della credibilità di tutta l'Italia”. Sulla stessa linea l'europarlamentare del Pd Andrea Zanoni, il quale chiede che “per le nomine in vista per Eni, Enel, Terna si tenga conto dell'elemento dell'ecosostenibilità del management”.

Referendum per mantenere segreto bancario in Svizzera

[Sparti ricchezza, addiventapuvirtà. Frase siciliana] Gli svizzeri saranno chiamati ad esprimersi sul mantenimento del segreto bancario nella Confederazione: un comitato composto da partiti di destra ha infatti raccolto più di 117 mila firme in favore dell'iniziativa popolare “Sì alla protezione della sfera privata”. In Svizzera centomila firme sono necessarie per sottoporre un testo al voto.  Secondo i promotori dell'iniziativa, l'introduzione dello scambio automatico d'informazioni all'interno del Paese danneggerebbe la fiducia tra Stato e cittadini: “è tempo di porre fine a tali tendenze avverse al cittadino, almeno all'interno del paese”, affermano aggiungendo che “ogni persona con domicilio in Svizzera deve essere protetta nella sua sfera privata finanziaria in particolare dalle autorità nazionali”. I promotori precisano che “l'iniziativa non protegge né gli evasori, né i frodatori fiscali. Quando sussiste il motivato sospetto dell'esistenza di un reato grave, le autorità nazionali continueranno a ottenere informazioni da terzi”. La popolazione potrebbe esprimersi sull'iniziativa nel 2016.

martedì 23 settembre 2014

Sarà un autunno molto caldo a Punta Raisi

[Suspiru di cori, mancamentu di vurza. Detto siciliano] Domani il giudice dovrà pronunciarsi sulla vertenza dei 37 part time della GhP e a pagare sarà il socio unico della GhP, la Gesap. Giorno 9 ottobre verranno chiamate avanti la dott.ssa Campo le cause dei prestatori Uges contro la stessa associazione, la Gh e la Gesap per il riconoscimento del rapporto di lavoro in capo alla Gh, e quelle della Gh avverso i verbali ispettivi e la mega multa di un milione e mezzo di euro.  L'avv. Leto e Cipolletta difendono la Uges e contestualmente in un’altra causa  difendono 4 lavoratori che hanno richiesto il riconoscimento del rapporto in capo alla Gh perché  svolgevano le  mansioni di supervisori , figura prevista solo nella convenzione Gh-Gesap e che in realtà doveva essere ricoperta da personale Gh.  Poi ci sono le inchieste della procura che dovrebbero avere una concreta accelerata per arrivare all’udienza preliminare.   Idee chiare, anzi
chiarissime, e spalle larghe quelle di Petralia. Come altrettanto lo sono quelle di Vittorio Teresi, a cui Agueci ha affidato il compito di coordinare il lavoro dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia che si occupano della Cosa nostra dell'intera città e della provincia. Finora Teresi si è occupato dei mandamenti che ricadono nella parte occidentale di Palermo - a cominciare da Resuttana e San Lorenzo - e della cosiddetta trattativa Stato-mafia. Ora si aggiunge la responsabilità delle inchieste sulla vasta zona che dal centro si estende fino a est della città: da Borgo Vecchio a Brancaccio. Si tratta della delega a cui Agueci si è trovato costretto, momentaneamente, a rinunciare. Dal 31 luglio scorso Agueci ha preso il timone della Procura allo scadere del mandato di Messineo. Impossibile che l'aggiunto mantenesse tutte le deleghe. E così ha fatto affidamento su Teresi e Petralia in attesa che arrivino il nuovo aggiunto Salvatore De Luca e, soprattutto, il nuovo procuratore. Sui tempi, però, regna l'incertezza. Un dato emerge con chiarezza dal Palazzo di giustizia: la pubblica amministrazione sarà il fronte giudiziario più caldo, e nulla c'entra il clima estivo, dei prossimi mesi. Basta ascoltare le parole del procuratore aggiunto Dino Petralia a cui Leonardo Agueci, alla guida dei pubblici ministeri nel dopo Messineo, ha affidato la delega di coordinare le indagini per scovare il marcio tra gli amministratori infedeli. “La pubblica amministrazione è politicamente neutra - spiega Petralia con fermezza -. Se non ci sono i controlli adeguati è compito della magistratura intervenire a qualunque livello e titolo”. Petralia, arrivato in città un anno fa, non ha dubbi: “Nulla togliendo alla lotta alla mafia, che resta agguerrita e dunque va affrontata con il massimo sforzo, la criminalità è radicata nelle pubbliche amministrazioni. Gli episodi di concussione e corruzione scoperti finora vanno oltre la più fervida immaginazione”.

Meridiana blindata

[A chie est amigu s'amori di durada. Frase sarda] La blindatura della palazzina non è piaciuta ai lavoratori i quali, infuriati, hanno deciso di scrivere all'Aga Khan utilizzando uno dei profili ufficiali di Facebook. Così uno di loro che si firma dipendente del gruppo "Sono un esubero di Meridiana" ha pubblicato sulla pagina le foto e rivolgendosi al principe in inglese ha scritto: "Questo muro, protetto da filo spinato, è stato sistemato su ordine dell'amministratore delegato Scaramella, dopo aver deciso di licenziare 1478 persone che hanno lavorato per lei più di 25 anni". Meridiana aumenta il livello di sicurezza della palazzina della compagnia aerea a Olbia. Nei giorni scorsi quella che è considerata la struttura simbolo della società fondata dal principe Karim Aga Khan è stata blindata. Lastre di acciaio e filo spinato circondano il perimetro dell'azienda con l'intento di proteggere i dirigenti che
giornalmente la raggiungono. Il clima sindacale legato alla vertenza è rovente: già ad agosto i vertici di Meridiana avevano denunciato alla Procura episodi di vandalismo sulle auto dei manager annunciando di aver assoldato anche un investigatore privato. Ora, con l'avvio delle procedure di mobilità per oltre 1.600 dipendenti, i toni della protesta rischiano di alzarsi pericolosamente.Secondo alcune indiscrezioni raccolte da La Stampa, si profila all'orizzonte un accordo con Qatar Airways. I dirigenti della compagnia araba, infatti, erano presenti a Olbia nello stesso giorno in cui la compagnia ha annunciato i licenziamenti. Ad anticipare le trattative segrete è stato Akbar Al Baker, uno degli uomini di fiducia dell'emiro Al Thani: "Siamo interessati a Meridiana". Il piano di maxi-tagli servirebbe proprio a questo: consegnare agli arabi una società più leggera, senza il fardello di un buco da 370 milioni.Meridiana aumenta il livello di sicurezza della palazzina della compagnia aerea a Olbia. Nei giorni scorsi quella che è considerata la struttura simbolo della società fondata dal principe Karim Aga Khan è stata blindata. Lastre di acciaio e filo spinato circondano il perimetro dell'azienda con l'intento di proteggere i dirigenti che giornalmente la raggiungono. Il clima sindacale legato alla vertenza è rovente: già ad agosto i vertici di Meridiana avevano denunciato alla Procura episodi di vandalismo sulle auto dei manager annunciando di aver assoldato anche un investigatore privato. Ora, con l'avvio delle procedure di mobilità per oltre 1.600 dipendenti, i toni della protesta rischiano di alzarsi pericolosamente. Secondo alcune indiscrezioni raccolte da La Stampa, si profila all'orizzonte un accordo con Qatar Airways. I dirigenti della compagnia araba, infatti, erano presenti a Olbia nello stesso giorno in cui la compagnia ha annunciato i licenziamenti. Ad anticipare le trattative segrete è stato Akbar Al Baker, uno degli uomini di fiducia dell'emiro Al Thani: "Siamo interessati a
Meridiana". Il piano di maxi-tagli servirebbe proprio a questo: consegnare agli arabi una società più leggera, senza il fardello di un buco da 370 milioni". Marco Rigotti, numero uno di Meridiana, non lascia spiragli per la vertenza che vede coinvolti 1634 lavoratori della compagnia aerea sarda. E agli appelli di dipendenti, sindacati e istituzioni risponde che non ci sono alternative alla mobilità annunciata per 262 piloti, 896 assistenti di volo, 320 lavoratori di terra più 156 unità per Meridiana Maintenance. “L’azienda non è in grado di farsi carico del personale in eccesso alla fine della procedura della cassa integrazione ”, ha detto Rigotti parlando in una infuocata assemblea nella sala del consiglio comunale di Olbia. Le sue dichiarazioni sono state accolte dai fischi e dagli insulti dei dipendenti che manifestavano in occasione del consiglio comunale aperto al quale hanno partecipato, tra gli altri, il presidente del Consiglio regionale della Sardegna, Gianfranco Ganau, e gli assessori ai Trasporti e al Turismo, Massimo Deiana e Francesco Morandi. Rigotti ha comunque assicurato che Meridiana non chiuderà e manterrà la sede a Olbia anche se ”sarà certo più piccola”. Un gruppo di dipendenti per protesta ha abbandonato l’aula del consiglio comunale mentre continuavano a volare insulti contro Rigotti. L’orientamento della Regione, annunciato dal presidente Francesco Pigliaru, è quello di lavorare per capire a fondo le cause dell’attuale crisi e studiare tutte le possibili soluzioni, inclusa, se lo si riterrà necessario, l’individuazione di un partner internazionale. Ma è stato l’intervento del deputato del Pd Gianpiero Scanu a raccogliere i maggiori consensi e gli applausi dei lavoratori di Meridiana presenti nella sala consiliare. Scanu non ha risparmiato un duro attacco all’attuale management della compagnia aerea sarda, accusato di non aver agito per il bene e l’interesse dei lavoratori. Scanu ha stigmatizzato, davanti al presidente di Meridiana, l’iniziativa dell’azienda di blindare la palazzina con filo spinato e lastre di acciaio e ha esortato Comune e Regione ad avere atteggiamenti decisi nel confronto con il Governo per far valere le richieste dei lavoratori e delle parti sociali. Ma la risposta del presidente Rigotti non ha lasciato spazio a speranze. I lavoratori, però, non si arrendono e hanno in programma una serie di iniziative. La protesta è iniziata questa mattina nell’aerostazione del Costa Smeralda di Olbia dove sono arrivati in 500 con indosso la loro nuova divisa, le magliette rosse con su scritto “Io sono un esubero Meridiana”. Al termine dell’assemblea è stato votato un documento: i lavoratori chiedono due anni di
cassintegrazione, nella formula “uno più uno”, con i primi 12 mesi di sussidi e poi una nuova richiesta al Governo dietro presentazione di un piano che dimostri la reale ristrutturazione della compagnia. La proposta è stata presentata dai sindacati e accolta all’unanimità dai lavoratori. Dunque l’azienda va dritta per la sua strada e conferma i licenziamenti “ma è cosciente che occorre trovare le migliori soluzioni possibili per chi perderà il lavoro”. Il presidente di Meridiana ha quindi ribadito che ”prorogare la Cigs non è tecnicamente né legalmente possibile” per cui occorre “negoziare e trovare col governo ammortizzatori sociali idonei per un tempo adeguato”. Insomma, dei 1634 dipendenti si dovrà far carico lo Stato.
          

lunedì 22 settembre 2014

STRANO FURTO ALLA CISAL

[Tintu cui si trova a pira coti. Detto  siciliano] 21 settembre , i nuovi locali della unione provinciale di Palermo , dove trova alloggio , assieme ad altre realtà associative locali la segreteria confederale CISAL di Palermo , sono stati oggetto di uno strano furto con effrazione. I locali sono stati svaligiati da ignoti che hanno sottratto apparecchiature informatiche di proprietà della unione provinciale ( 3 monitor e due pc ) della Cisal ed in particolare tra questié stato rubato il computer del segretario generale Gianluca Colombino. Particolarmente inquietante è la scena che si è presentata ai primi a giungere sul posto in quanto oltre alla apparecchiature informatiche mancanti , due pc erano  con i case aperti sulle scrivanie . Nello stigmatizzare l'accaduto ed in particolare nel rimarcare che le modalità dello svolgimento di una azione che , vista l'esiguità del bottino , potrebbe assumere tutti i sinistri significati di una” vile intimidazione verso l'operato di una struttura particolarmente attiva sul fronte della legalità e della attività sindacale , si esprime una ferma condanna verso la vigliaccheria di un gesto che certamente non offuscherà ne rallenterà l'operato di una classe dirigente da sempre in prima fila nelle battaglie per la legalità”. E per rilanciare l'impegno in tal senso si convoca fin da ora per il prossimo 29 settembre alle ore 10.30 , negli stessi locali della CISAL di Palermo , una riunione di direttivo della unione provinciale.

Israele vuole rimuovere beduini

[Tintu cù havi di bisognu d’autru. Detto siciliano] Desta fermento in tre tribù beduine della Cisgiordania un progetto delle autorità israeliane che prevede il trasferimento obbligato dei loro membri in una nuova cittadina (Talath Nueima) capace di ospitare 12.500 abitanti vicino Gerico. Le autorità affermano che cosi i beduini potranno ricevere più servizi sociali. Ma per il quotidiano Haaretz il provvedimento potrebbe essere stato concepito dal governo anche per sgomberare terreni necessari a un'ulteriore estensione di insediamenti ebraici. Un mese dopo la fine dei combattimenti a Gaza, israeliani e palestinesi tornano martedì al Cairo per cercare di gettare le basi di una tregua duratura. Ma le posizioni sono molto lontane e inoltre la delegazione palestinese deve ancora superare una serie di divisioni interne, molto criticate dalla stampa di Ramallah e di Gerusalemme est. I continui bisticci fra al-Fatah e Hamas, avverte il quotidiano al-Quds in un editoriale, "fanno solo il gioco di Israele" e devono cessare subito. Il Mossad - l'agenzia israeliana per lo spionaggio all'estero - lancia in questi giorni una nuova edizione del suo sito (mossad.gov.il) in cui offre opportunità di impiego ad israeliani e stranieri. Il sito è concepito in 6 lingue: ebraico, inglese, francese, russo, arabo e farsi. Nelle pagine in ebraico figurano circa 30 categorie di impiego per esperti in vari settori, fra cui l'informatica, l'alta tecnologia e la chimica. Le lingue più richieste sono il russo, il farsi e l'arabo.

Air France convoca sindacati dopo 7 giorni sciopero

[La fami fa nesciri la serpi di la tana. Detto siciliano] Dopo una settimana di sciopero dei piloti Air France, che ha bloccato in media 6 voli su 10 e fatto perdere alla compagnia tra i 10 e i 15 milioni di euro al giorno, l'amministratore delegato del gruppo Air France-Klm, Alexadre de Juniac, ha convocato  tutti i sindacati dei dipendenti. “Il presidente vuole rivolgersi all'intera impresa, perché deve ben sentire che il malcontento cresce un pò dappertutto”, commenta alla stampa uno dei leader sindacali dei piloti in protesta, Guillaume Schmid, accusando i vertici di Air France-Klm di “mancanza di trasparenza”  sui loro progetti per il futuro, per la riorganizzazione della compagnia francese e per lo sviluppo della filiale low cost Transavia. La mobilitazione dei piloti Air France, la più lunga degli ultimi 15 anni, sta provocando ingenti disagi ai passeggeri, soprattutto nei due scali parigini di Orly e Roissy e negli aeroporti francesi di provincia.  Il governo, nei giorni scorsi, ha chiesto agli scioperanti di cercare “il compromesso” con la direzione e interrompere una protesta che “non viene capita” né dall'opinione pubblica né da altri dipendenti del settore. Per la giornata di oggi non pare però previsto alcun sostanziale miglioramento della situazione dei voli. Per tentare di placare la mobilitazione dei piloti Air France-Klm ha proposto “di sospendere fino alla fine dell'anno il progetto di creare filiali (della compagnia low cost controllata) Transavia in Europa”, principale oggetto del contendere con gli scioperanti, " di “aprire un dialogo” sullo sviluppo futuro del segmento. Lo dichiara l'amministratore delegato Alexadre de Juniac in un'intervista a Le Monde, precisando che si tratta di “un'ultima offerta” agli scioperanti.

sabato 20 settembre 2014

Aperto a Monaco l'Oktoberfest

[Cui mancia olivi, penza a la cchiù grossa. Detto siciliano] “Ozapft is”. Con le parole di rito, che danno il via ai fiumi di birra che si verseranno nei prossimi giorni, si è aperto il 181esimo Oktoberfest a Monaco di Baviera. La più grande festa popolare del mondo, dedicata alla birra, durerà fino al 5 ottobre, e anche per l'edizione 2014 sono attesi oltre 6 milioni di visitatori nel capoluogo bavarese. Ruolo di primo piano all'inaugurazione, come sempre, quello del sindaco della città, che apre la festa riempiendo il primo boccale di birra: quest'anno è toccato per la prima volta al sociademocratico Dieter Reiter. Immancabile, al suo fianco, il leader dei cristiano sociali, Horst Seehofer. A diverse ore dall'apertura il cosiddetto “Wiesn”, e cioè il “prato” sul quale si tiene l'Oktoberfest, nominato in dialetto, e che alla fine identifica la manifestazione stessa, era già affollatissimo: lunghe file, e tendoni stracolmi. Diversi accessi sono stati chiusi ancora prima di iniziare. La tenda più grande della festa della birra è in grado di accogliere diecimila persone a sedere; complessivamente il Wiesn offre 118 mila posti. Nel 2013 l'Oktoberfest ha portato 1,1 miliardi di euro alla città di Monaco.

Arriva la solidarietà in Ap a Palermo

[È meglio tenere la bocca chiusa e dare l'impressione di essere stupidi piuttosto che aprirla e togliere ogni dubbio. Anonimo] Giovedì erano presenti a Palermo Jan De Leeuw, Country Manager di AviaPartner, il capo scalo Bucci. Per quale motivo il grande capo era presente? Per vedere come lavorano i suoi uomini? Lo escludo. Gira voce che avrebbero incontrato i vertici della GhP per cercare un accordo. Fare impresa a Palermo Punta Raisi è  un'impresa, e non è un gioco di parole. Dopo tutto se chi assiste i voli è una controllata della Gesap, di proprietà del gestore, i margini per la concorrenza vengono annullati. Siamo nel califfato di Punta Raisi dove le regole scritte non valgono, valgono in tutta Europa  ma a Palermo no. Nel califfato le leggi non vengono applicate ma interpretate. Il califfo decide chi prenderà il super minimo, gli infedeli sono esclusi. Venerdì il vice di Bucci avrebbe dato indicazioni al ros, che si occupa dei turn,i di predisporre, per ottobre, i turni con il 17 per cento della solidarietà. Se consideriamo che da metà  ottobre Ap a Palermo avrà tre voli al giorno, nella migliore delle ipotesi, la percentuale di solidarietà sembra insufficiente. Allora dobbiamo pensare che la Gh, dopo l'incontro, avrebbe ceduto qualcosa, ma  tutto questo lo sapremo a breve visto che qualche sigla sindacale, non tutte, hanno chiesto un incontro con l'azienda. Una cosa speriamo i sindacati faranno rispettare e riguarda la solidarietà,  che venga applicata e spalmata su tutti settori, incluso l'operativo che per due anni è stata graziata dalla cassa integrazione.

Matteo stai sereno ...

[Un uomo che può sorridere quando le cose vanno male... ha trovato qualcuno a cui  dare la colpa. Anonimo] "Mi sembra che il presidente del consiglio abbia un pò  troppo in mente il modello della Thatcher". Lo ha detto il segretario della Cgil, Susanna Camusso, parlando della riforma del lavoro, durante l'inaugurazione della nuova sede regionale del sindacato a Milano. Il premier inglese era una donna con gli attributi, eletta da popolo. Il premier italiano deve dimostrare tutto il suo valore. La Thatcher appartiene ormai alla  alla storia ,Matteo sembrerebbe uscito da una storia di fumetti. Alla domanda se si sentiva di escludere il rischio di uno sciopero si è limitata a rispondere: "Non capisco perché  uno sciopero generale sarebbe un rischio: è solo una delle forme di mobilitazione possibile". Intanto la Fiom anticipa la manifestazione nazionale di una settimana, dal 25 al 18 ottobre, sempre di sabato. Un'accelerazione in risposta alla decisioni che, secondo il sindacato, impatterebbero sull'articolo 18. Le modalità della mobilitazione, che si svolgerà a Roma, verranno definite a breve. Resta il pacchetto di 8 ore di sciopero.

Renzi stai sereno ...

[Le statistiche sulla salute mentale dicono che un italiano su quattro soffre di qualche forma di malattia mentale. Pensa ai tuoi tre migliori amici: se sono giusti, allora il quarto sei tu! Anonimo] Stai molto tranquillo Matteo, Tiziano potrebbe essere innocente fino a prova contraria. La nostra magistratura non ha padroni e non servono riforme: i tre gradi di giudizio sono una garanzia per tutti.Tiziano Renzi, padre del presidente del Consiglio, è indagato dalla Procura di Genova per bancarotta fraudolenta.L'indagine è iniziata 6 mesi fa e riguarda il fallimento della società di distribuzione di giornali e di campagne pubblicitarie "Chil Post", avvenuto nel maggio del 2013. Insieme al padre di Renzi, risultano iscritte nel registro degli indagati con la stessa accusa altre due persone, gli ex amministratori della società. "Sono un indagato, non posso parlare": risponde così Tiziano Renzi, riguardo l'inchiesta giudiziaria di Genova.  Preoccupato? "No - ha risposto dopo una breve risata - anzi, sono molto preoccupato.  Così preoccupato che non ho ancora nominato un avvocato". A chi poi gli chiede se ha sentito il figlio, ovvero il premier, Tiziano Renzi risponde sorridendo: "Quando i figli son grandi, sono autonomi. Si spera anche i padri...". "Alla veneranda età di 63 anni e dopo 45 anni di attività professionale ricevo per la prima volta nella mia vita un avviso di garanzia. I fatti si riferiscono al fallimento nel novembre 2013 di una azienda che io ho venduto nell'ottobre 2010", chiarisce in una nota Tiziano Renzi, padre del premier. "Sono certo - prosegue - che le indagini faranno chiarezza ed esprimo il mio rispetto non formale per la magistratura inquirente ma nel dubbio, per evitare facili strumentalizzazioni, ho rassegnato le dimissioni da segretario del circolo del Pd di Rignano sull'Arno"  Potrebbero esserci nuovi indagati nell'inchiesta. "Le indagini - ha detto il procuratore capo di Genova, Michele di Lecce - sono ancora in corso. Tant'è vero che è stata chiesta una proroga. Non è escluso che in futuro ci possano essere altri indagati".

venerdì 19 settembre 2014

REGNO RIMANE UNITO

[Cui s’affrunta, mancia affruntu. Detto siciliano] Sono le più piccole e le più remote contee di tutta la Scozia, ma in entrambe ha prevalso il No nei primi risultati ufficiali per il referendum sull'indipendenza scozzese. Si tratta della contea di Clackmannanshire, di Orkney (isole Orcadi), delle Shetland e western islands. Sulla totalità dei voti scrutinati  gli unionisti risultano in testa con il 57,85% mentre gli indipendentisti sono al 42,15%. A Clackmannanshire ha votato No il 53,8% dei quasi 40mila elettori, mentre il 46,2% ha scelto il Si. Per il collegio di Orkney (il
remoto arcipelago delle Orcadi nel mare del Nord) gli unionisti hanno invece prevalso con il 67,2% mentre per l'indipendenza ha votato il 32,8% dei 14.887 votanti. Scenario analogo per le Shetland, dove il No ha prevalso con il 64% dei voti (9.951 su un totale di 5.669) sul Sì che ha registrato il 36% delle preferenze. Mentre nelle Western Isles il voto unionista ha ottenuto il 53% e quello indipendentista il 47%. Dopo sette contee scrutinate, arriva la prima vittoria del Si nel referendum sull'indipendenza della Scozia nel collegio di Dundee, roccaforte indipendentista nota come 'Yes City'. Il Si prevale con il 57,35% dei voti mentre al No va il 42,65%. La Scozia ha respinto il referendum propositivo che chiedeva l’indipendenza dal resto del Regno Unito. I dati  definitivi degli scrutini mostrano una prevalenza dei no con il 55,3% dei voti, mentre i favorevoli all’indipendenza sono stati il 44,7% dei votanti. Dopo 307 anni, l’unione è di nuovo confermata. Il leader dello Scottish nationalist party, Nicola Sturgeon, ha ammesso il rammarico per la sconfitta ma ha anche ricordato le promesse di maggiori poteri al parlamento scozzese, mentre il premier David Cameron si è dichiarato sollevato dall’esito della consultazione. Il risultato è apparso ormai incontrovertibile solo dopo che 30 delle 32 sezioni sono state completate, alle prime luci dell’alba.  Tra le principali città scozzesi, Edimburgo si è schierato per rimanere unito a Londra mentre a Glasgow, che è la città più grande, gli indipendentisti sono stati la maggioranza con il 53% circa dei voti.  Il referendum ha avuto un’affluenza record: il 97% dei cittadini con il diritto di voto si è registrato nelle liste elettorali e più dell’80% si è recato alle urne. Nelle fasi finali dello spoglio si è però fatto spazio lo spettro dei brogli elettorali, dopo che ha polizia ha denunciato una manciata di voti doppi nella città di Glasgow.

mercoledì 17 settembre 2014

Qatar Airways interessata a Meridiana

[Canta a la puppa e vivi a la cannata. Detto siciliano ] Dei 1634 lavoratori di Meridiana che
saranno soggetti alla messa in mobilità - come attestato dal comunicato diffuso il 15 settembre scorso dalla compagnia aerea - 910 erano in cassa integrazione dal febbraio 2011 quando è partito il piano di ristrutturazione dovuto alla crisi economica oltre che alla concorrenza dei voli low cost. Sono queste alcune delle cifre fornite dai vertici di Meridiana a margine della conferenza stampa tenutasi oggi a Napoli per presentare le 7 nuove tratte che partiranno, da ottobre a maggio, da Capodichino. Una cifra già di per sè consistente, quella di 910 lavoratori che, alla luce dei dati di due giorni fa, cresce di 434 unità. Di questi 910, nel giugno 2011 dopo una trattativa con i sindacati e la sottoscrizione di un accordo con il governo, viene richiesta la Cigs per 48 mesi per un massimo di 845 lavoratori. A fine dicembre 2012, per una ulteriore riduzione dell'attività volta al contenimento delle perdite, si arriva ad una estensione della Cigs fino a un massimo di 1350 unità su una cifra complessiva di 2040. Di qui si arriva alla decisione divulgata due giorni fa con la conferma degli accordi del febbraio 2011 e avvio di procedura finalizzata alla messa in mobilitò in esubero strutturale per Meridiana Fly di 1478 unità (262 piloti, 896 assistenti di volo e 320 personale di terra) e per Meridiana Maintenance di 156 unità. Dal punto di vista della distribuzione sul territorio il personale in esubero è composto da 561 lavoratori di Malpensa, 213 di Verona, 608 di Olbia, 188 di Cagliari e 64 delle sedi periferiche.  Il giorno dopo la notizia della riduzione di personale e degli interventi sulla flotta da parte di Meridiana, iniziano a circolare rumors sul futuro della compagnia. In particolare, La Stampa parla di una indiscrezione che pare essere qualche cosa di più: un’alleanza tra la compagnia sarda e Qatar Airways, i cui dirigenti sarebbero stati ad Olbia proprio ieri. A questo si aggiungono le parole di Akbar Al Baker, amministratore delegato del vettore arabo, che in una intervista televisiva ha dichiarato l’interesse per Meridiana. Ecco dunque che la scelta del management del vettore italiano di tagliare l’organico, suggerisce La Stampa, potrebbe avere quale obiettivi l’abbattimento dei costi al fine di presentare agli arabi una azienda decisamente “più leggera”. Come riportato ieri anche da questa agenzia di stampa, Meridiana ha dato il via al piano di ristrutturazione, con la messa in mobilità di 1600 dipendenti in esubero strutturale. Intanto il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi ha deciso l’apertura di un tavolo nazionale: il governo è pronto a convocare l’azienda per scongiurare i licenziamenti.  Puntare su Napoli come un vero e proprio Hub del Mediterraneo. Questo l'obiettivo di Meridiana che, individuato lo scalo di Capodichino come strategico, con l'inizio della stagione invernale vi baserà 4 aeromobili Boeing 737 (offrendo 1,2 milioni di posti nel periodo novembre 2014-maggio 2015) e farà partire ben sette nuove destinazioni dal capoluogo campano. L'annuncio oggi a Napoli nel corso di una conferenza stampa tenuta dall'Ad di Gesac (Societa' di gestione dell'Aeroporto napoletano) Armando Brunini, e dal Direttore commerciale di Meridiana Andrea Andorno. Forte della crescita registrata sullo scalo partenopeo durante l'estate (con un
incremento di passeggeri crescita del 60% nel periodo 15 giugno-15 settembre), Meridiana ha istituito sette nuove destinazioni. Di queste tre sono in ambito nazionale e partiranno dal prossimo 27 ottobre con un prezzo lancio da 29 euro bagaglio incluso: Bologna (doppio volo giornaliero), Genova (collegamento quotidiano il lunedì e venerdì) e Milano-Malpensa (collegamento fino a 6 volte la settimana). Quattro sono le destinazioni internazionali: Ginevra (dal 7 dicembre con voli 2 volte la settimana, il giovedì e la domenica) ad un prezzo lancio di 48 euro bagaglio compreso; Leopoli (da martedì 16 dicembre, tutti i martedì) con il prezzo lancio di 52 euro, bagaglio compreso; Madrid (da domenica 26 ottobre, collegamento due volte la settimana) con prezzo lancio da 48 euro bagaglio incluso; Sharm El Sheikh (ogni domenica a partire dal 21 dicembre) a un prezzo lancio di 69 euro bagaglio incluso.

GLI UNIONISTI IN TESTA

[La tavula è turtura. Detto siciliano] Il referendum sull'indipendenza della Scozia, che si terrà domani, divide le star. Molte le celebrità a scendere in campo. Era partito tutto con Sean Connery, il grande attore scozzese tra i primi a esprimersi apertamente nel dibattito sull'indipendenza della Scozia a favore del “Si”. Con il passare dei mesi i fronti contrapposti si sono arricchiti di volti noti, nomi da prima pagina, vip e personalità varie che hanno lanciato appelli a beneficio dell'una o dell'altra causa. Inaspettato è stato di certo l'exploit di David Bowie che ha affidato il suo appello a Kate Moss. Lo scorso febbraio la modella inglese è salita sul palco dei Brit Awards e, su richiesta di Bowie, ha scandito il messaggio anche a nome del “duca bianco”: “Scozia, resta con noi”. Rimanendo in ambito musicale, il “no” all'indipendenza pare sia caro sia agli ex Beatles sia ai Rolling Stones, tutti inglesi: Paul McCartney si è aggiunto ai firmatari di quella che è stata definita una “lettera d'amore alla Scozia” sottoscritta da diverse star sull'onda dello slogan: “Rimaniamo insieme”. Prima di lui lo aveva fatto l'amico-rivale Mick Jagger. Ma anche l'attrice Judi Dench e lo scienziato Stephen Hawking tra gli altri. Per JK Rowling, inglese di nascita, la Scozia è “casa”: vive ad Edimburgo ed è nella capitale scozzese che ha dato vita al magico mondo di Harry Potter. Così la scrittrice ha fatto di più che schierarsi per il “No”: ha donato un milione di sterline alla campagna “Better Together” (Meglio insieme) con tanto di motivazione accorata. Una unione monetaria fra Scozia e Regno Unito, nel caso di una vittoria degli indipendentisti scozzesi nel referendum del 18 settembre, sarebbe “incompatibile con la sovranità”. Lo ha dichiarato il
governatore della Bank of England, Mark Carney, intervenendo durante il congresso annuale del sindacato Tuc. Carney ha ribadito i commenti fatti all'inizio dell'anno, secondo cui se una Scozia indipendente vorrà conservare la sterlina come sua moneta dovrà rinunciare a una parte della sovranità nazionale. Per il governatore della banca centrale, ci sono tre cruciali componenti in una unione monetaria di successo: il libero movimento di capitali, lavoro, merci e servizi; una unione bancaria con regole condivise e una supervisione; un accordo fiscale che stabilizzi le “inevitabili fluttuazioni” tra le economie. “Dobbiamo solo guardare al di là del Canale per vedere che cosa accade se non ci sono tutte queste componenti in atto”, ha detto Carney, riferendosi all'eurozona. Gli unionisti aumentano il loro vantaggio sui secessionisti in un sondaggio sulle intenzioni di voto per il referendum scozzese del 18 settembre. Secondo la rilevazione di Survation, il fronte del no è al 47%, mentre il sì segue al 40,8%, con il 12% di indecisi. Se questi ultimi vengono esclusi, gli unionisti salgono al 54% e i pro indipendenza al 46%. Il 40% degli intervistati teme condizioni economiche più svantaggiose in caso di secessione.

Blue Panorama Airlines nuovo Boeing 767

[Cui nun sapi finciri nun sapi vinciri. Detto siciliano] Blue Panorama Airlines annuncia l'entrata in flotta del nuovo Boeing 767-300 Extended Range, marca EI-CMD, configurato per collegamenti di lunga e lunghissima distanza. Acquisito per potenziare l'attività
intercontinentale, spiega la compagnia aerea italiana, “il nuovo bireattore si inserisce nella flotta di Boeing 767-300ER della compagnia ed arriva in configurazione con winglets e motorizzazione a massima spinta (GE B7F), per aprire la strada ai collegamenti non-stop anche sulla lunghissima distanza”. Assieme ai principali Tour Operators partner infatti verranno lanciati nuovi prodotti nell'area Caraibica in vista della stagione invernale 2014/15. “Con 258 posti disponibili, per quest'aeromobile abbiamo optato per una configurazione All Economy, di cui 63 posti di Premium Economy ed i restanti 195 posti di Classic Economy - commenta Franco Pecci, il fondatore di Blue Panorama Airlines. In una normale classe economy il pitch, ovvero lo spazio tra un sedile e l'altro, è di cm 76,2. Nella Classic Economy del nostro nuovo aereo tale distanza e' di cm 81,28, che salgono a cm 86,36 in Premium Economy a tutto vantaggio della qualità di viaggio”. Il vettore, che ha da poco raggiunto il traguardo dei 15 anni di attività ed è membro IATA dal 2002, continua dunque il processo di rinnovamento dei propri aeromobili dedicati alle operazioni di lungo raggio iniziato con l'introduzione in flotta, avvenuta durante l'estate dello scorso anno, di 2 Boeing 767-300ER con motori di nuova generazione. Con l'arrivo del nuovo aeromobile, Blue Panorama Airlines opera con una flotta di 3 Boeing 767-300ER, 5 Boeing 737 (500, 400 e 300) e 2 Piaggio P180 Avanti. In particolare, prosegue la compagnia, “l'introduzione del terzo Boeing 767-300ER consolida la leadership di Blue Panorama Airlines nel settore leisure” e riconferma l'intera programmazione di lungo raggio operato in proprio per i Caraibi - Cuba, Repubblica Dominicana, Giamaica e Messico.

Heineken risponde nein

[Ognunu si stuja lu culu cu la sò cammisa. Detto siciliano] Heineken ha respinto al mittente le proposte di acquisizione avanzate dalla multinazionale britannico-sudafricana SabMiller. Con un comunicato, la casa olandese ha fatto sapere di ritenere l'operazione “irrealizzabile”. Il tutto all'indomani delle indiscrezioni sull'offerta, il cui ammontare non è stato rivelato. “La famiglia Heineken - si legge - ha informato SabMiller della sua intenzione di proteggere l'eredità e l'identità di Heineken in quanto compagnia indipendente”. L'approccio quindi no sembra aver sortito gli effetti sperati. Peraltro secondo alcune ricostruzioni la manovra rappresentava solo un tentativo di SabMiller di mettersi al riparo dallo scenario di finire essa stessa nel mirino di una offerta ostile da parte del gigante rivale belga InBev. Operazione che creerebbe il nuovo colosso globale del comparto.

martedì 16 settembre 2014

AIR FRANCE A SINGHIOZZO

[La casa nun s’acchiana senza scala. Frase siciliana] Continuerà anche domani il maxi sciopero dei piloti Air France, che da ieri sta causando gravi difficoltà ai viaggiatori e forti oneri alla compagnia. Non dovrebbe però esserci, secondo l'amministratore delegato del gruppo Air France-Klm, Alexandre de Juniac, la temuta “giornata rossa” di paralisi totale dei voli, come alcuni temevano questa mattina presto. “Stamattina, il tasso di scioperanti è stabile al 60% e noi garantiremo il 40% dei nostri voli - ha spiegato alla radio Rtl - per domani, secondo le nostre stime, dovremmo garantire un pò più di voli, quindi dovrebbe andare un pò meglio”. Una previsione che però, precisa, dovrà essere confermata “più tardi in giornata”.  I piloti della compagnia francese, che nella loro mobilitazione non sono sostenuti né dal personale di terra né da hostess e steward, protestano soprattutto contro il progetto di sviluppo della compagnia low cost controllata dal gruppo Air France-Klm, Transavia, temendo che finisca per sostituire l'ex compagnia di bandiera francese e porti a un generale abbassamento degli standard d remunerazione. “Cosa che non è assolutamente il nostro progetto”, ha detto sempre de Juniac. Intanto, nella giornata di ieri sono stati oltre 65 mila i passeggeri in qualche modo danneggiati dallo sciopero, mentre le prime stime sul fronte finanziario parlano di 10-15 milioni di impatto negativo sul reddito operativo della compagnia al giorno. Se, quindi, la mobilitazione dovesse davvero durare fino a domenica, l'impatto sui conti di Air France potrebbe essere tale da riportarli in rosso per il semestre.

Ue ratifica l'accordo di associazione con Kiev

[Cui pigghia un purpu è so. Detto siciliano] La plenaria del Parlamento europeo ha ratificato a larghissima maggioranza l'accordo di associazione con l'Ucraina: 535 i sì, 127 i no, 35 gli astenuti. Il voto si è svolto in contemporanea ed in collegamento televisivo con il parlamento di Kiev preceduti da interventi del presidente Martin Schulz e del presidente Petro Poroshenko. Ancora più ampia la maggioranza espressa dal Parlamento in un secondo voto sull'accordo di associazione Ue-Ucraina, relativo al trattamento dei lavoratori dei paesi terzi, approvato con 539 sì, 123 no e 33 astenuti.  “Quello di oggi è un giorno storico” per l'Ucraina e per l'Europa. Lo hanno detto tanto il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, quanto il presidente ucraino Petro Poroshenko nei loro interventi da Strasburgo e da Kiev nel collegamento tra l'Europarlamento e la Verkhovna Rada (il parlamento ucraino) prima delle votazioni sull'accordo di associazione Ucraina-Ue. “Un anno fa nessuno poteva immaginare che si potessero ridisegnare le frontiere con la forza”, invece ora “è tornata la paura della guerra in Europa” e “quando è accaduto in Ucraina riguarda tutti noi”. Lo dice Martin Schulz nell'intervento prima del duplice voto a Kiev e Strasburgo per la ratifica dell'accordo di associazione Ue-Ucraina definendo la doppia votazione in contemporanea “un momento topico di democrazia” ed “il contrario di una democrazia pilotata”.  A favore dell'accordo di associazione con l'Ue, approvato in collegamento video con il parlamento europeo, hanno votato tutti i 355 deputati presenti in aula (su un totale di 450): nessun voto contrario e nessun astenuto. Dopo il voto, i parlamentari hanno cantato l'inno nazionale e il presidente Petro Poroshenko ha firmato il documento tra gli applausi. La settimana scorsa Ue, Ucraina e Russia hanno concordato che l'applicazione delle norme dell'accordo commerciale slitterà al primo gennaio 2016.  “Stiamo facendo un passo cruciale sulla via del ritorno alla nostra casa europea”. Così il presidente ucraino Petro Poroshenko sottolinea il voto di ratifica del trattato di associazione con la Ue in collegamento con Strasburgo. Ricordando che “centinaia sono morti perché l'Ucraina possa trovare posto in Europa”, ricorda che “nessun paese dopo la seconda guerra mondiale ha dovuto pagare un prezzo più alto per far parte dell'Europa”. Ma, aggiunge, “le forze che volevano fermare il processo sono state sconfitte”. Il testo dell'accordo di associazione dell'Ucraina alla Ue “non verrà cambiato”. Lo specifica il presidente Petro Poroshenko nell'intervento prima del duplice voto di ratifica a Strasburgo e Kiev, aggiungendo la richiesta “al governo ucraino di far sì che l'accordo entri in vigore immediatamente da domani”. Le disposizioni economiche di parte ucraina, secondo quanto reso noto la settimana scorsa dalla Ue, sono state in realtà rinviate al primo gennaio 2016 per accordo con la Russia. Sarà invece “presentato presto”, aggiunge Poroshenko, “il pacchetto di riforme” (che il presidente definisce “l'unica richiesta dei nostri partner” della Ue), assicurando tra l'altro che l'Ucraina “sarà un centro della lotta alla corruzione”. Il Parlamento ucraino ha approvato un progetto di legge che prevede uno status speciale per tre anni per alcuni distretti delle regioni “separatiste” di Donetsk e Lugansk e elezioni locali anticipate il 7 dicembre. L'organo legislativo ha inoltre approvato un progetto di legge per amnistiare a certe condizioni i separatisti del sud-est.

 

Raid degli Stati Uniti vicino Baghdad

[Cù ‘un voli patiri, nun nàscia. Detto siciliano] Il leader sciita radicale Moqtada Sadr, il cui Esercito del Mahdi ha combattuto le forze americane in Iraq, ha minacciato di tornare ad attaccarle se Washington invierà truppe sul terreno. “Se tornerete, ritorneremo”, ha affermato Sadr, mettendo in guardia il governo di Baghdad dal chiedere “l'aiuto degli occupanti, anche con il pretesto dell'Isis”. In quel caso, ha detto, i volontari delle milizie sciite impegnati nei combattimenti contro l'Isis sunnita dovranno ritirarsi. Caccia Usa hanno condotto nella notte raid contro i jihadisti dell'Isis vicino a Baghdad, in quello che un funzionario della Difesa definisce l'inizio di un intensificarsi delle azioni contro lo Stato islamico in Iraq. I raid hanno colpito in particolare una postazione a sudovest della capitale. È  la prima volta che vengono condotti vicino Baghdad da quando è iniziata la campagna militare americana contro l'Isis nel Paese, l'8 agosto scorso. Si trovano a ovest di Aleppo, nel nord della Siria, nella zona dove sono scomparse il 31 luglio scorso le due giovani italiane, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo: lo afferma una fonte locale che partecipa alle indagini in corso e precisa che le due ragazze non sono in mano ai jihadisti dello Stato islamico.
 

Blogger Alaa esce dal carcere

[Cù è troppu filici si marita. Detto popolare siciliano] Il blogger Alaa Abdel Fattah, icona della Primavera araba egiziana, ha lasciato il carcere di Tora al Cairo dove era detenuto, dopo la decisione odierna del tribunale (che ha all'esame il processo d'appello) di concedergli la libertà su cauzione. Lo hanno reso noto i media egiziani, ricordando che il blogger è accusato di aver violato le leggi sulle manifestazioni. È un popolare blogger egiziano, è uno sviluppatore di software e attivista per la democrazia. È conosciuto per aver fondato, insieme alla moglie Manal, l'aggregatore egiziano di blog  “Manalaa”. El-Fatah si è dedicato attivamente allo sviluppo di versioni in lingua araba di importanti applicazioni e piattaforme software. Suo padre, Ahmad Seyf, è un noto avvocato ed è manager del Hesham Mubarak Law Centre. Sua madre, la prof. Layla Suʿeyd, è docente di matematica presso l'università del Cairo ed è un'attivista politica.  Domenica 7 maggio 2006 El-Fatah è stato arrestato durante una protesta pacifica di denuncia a favore di una magistratura egiziana indipendente. Il suo arresto, avvenuto insieme a quello di numerosi altri blogger e attivisti per la democrazia, ha provocato reazioni in tutto il mondo. Tra le principali iniziative volte a chiedere la sua liberazione è da segnalare la creazione del blog “Free Alaa”, espressamente dedicato alla causa di El-Fatah.

lunedì 15 settembre 2014

La Grecia in vendita

[Siamo tolleranti e civili, noi italiani, nei confronti di tutti i diversi. Neri, rossi, gialli. Specie quando si trovano lontano, a distanza telescopica da noi. Indro Montanelli] Standard & Poor's ha rivisto al rialzo il rating sul debito della Grecia da “B-“ a '”B” con outlook stabile. Per l'agenzia Atene dovrebbe uscire dalla recessione nel 2015 in un contesto in cui i rischi legati al consolidamento fiscale del Paese si sono ridotti. Rendimenti in frazionale calo e domanda sostenuta al collocamento di titoli di Stato a sei mesi da parte della Grecia. L'Agenzia per la gestione del debito pubblico ha collocato titoli semestrali per un ammontare di 812 milioni di euro mentre la domanda ha sfiorato i 2 miliardi di euro. Lieve calo del rendimento al 2,02% rispetto al 2,05% del collocamento del mese scorso. Paradosso Grecia: lavoratori pagati con buoni pasto, stipendi in ritardo anche di dodici mesi mentre il governo “festeggia” il ritorno sui mercati e i miliardi di Emirati Arabi e Cina che letteralmente comprano pezzi del Paese. Circa 1,2 milioni di dipendenti vedono la busta paga con un ritardo da 3 a 12 mesi, ed è ormai diffuso il fenomeno del pagamento in natura, con i buoni pasto che sostituiscono il bonifico bancario. In particolare i datori di lavoro proprietari di catene alimentari e negozi di fast food pagano sempre più spesso una consistente porzione di stipendio con buoni pasto e con ticket per gli ipermercati. Certificando un vero e proprio collasso nell’economia quotidiana di cittadini e imprese, nonostante i mercati e il governo inneggino alla ripresa.  E proprio il settore alimentare è protagonista di numeri contraddittori: secondo gli ultimi dati Eurostat, la Grecia è uno dei Paesi europei dove la spesa è più cara, con prezzi superiori alla media continentale nonostante crisi, tasse e tassi di interesse. I prezzi dei prodotti alimentari e di bevande analcoliche sono più cari del 2% rispetto alla media Ue. Sui beni che riguardano l’elettronica, invece, il prezzo medio in Grecia è del 3% superiore alla media e senza che un adeguato controllo sia stato effettuato sui beni di primissima necessità, come pane, latte e pasta. Uno scenario che fa a pugni con l’entusiasmo dell’esecutivo di Antonis Samaras, sempre più orientato alla cessione dei gioielli di famiglia ellenici. Ultimo in ordine di tempo il vecchio aeroporto di Atene, entrato nelle mire degli Emirati Arabi pronti ad acquistarlo per sette miliardi di euro. Con il quotidiano francese Libération che titola: “La Grecia vende tutto”. Il riferimento è non solo al processo di privatizzazioni che, se condotto con sapienza, potrebbe portare miglioramenti nell’economia ellenica (anche se quella della società dell’acqua Eyath sta causando un aspro dibattito). Ma anche alla cessione di pezzi del Paese come l’atollo di Elafonissis, nel sud del Peloponneso, visitato da Lady Diana e dal Principe Carlo d’Inghilterra in occasione del loro viaggio di nozze, prossimo alla cessione nonostante l’indignazione dei pescatori locali. E ancora, scorrendo l’elenco dei “prodotti” messi in vendita dal governo, ecco 38 aeroporti, 700 km di autostrade, 100 porti, castelli e centinaia di ettari di fronte al mare. Tuttavia queste offerte non hanno portato le entrate previste, scrive Libération. E l’aspettativa irrealistica di 50 miliardi è stata già dimezzata, mentre la troika spera di trovare altri 22,3 miliardi entro il 2020.

Catalogna e Galles tifano Scozia

[Ddoppu lu cantu veni lu chiantu. Detto siciliano]Una vittoria dei “sì” al referendum scozzese “spianerebbe la strada all'indipendenza della Catalogna e al suo riconoscimento internazionale”, oltre ad assicurare “la permanenza nell'Unione Europea”. È  quanto sostiene il presidente catalano, Artur Mas, in un'intervista al quotidiano britannico Financial Times. “Il primo fattore sarebbe la reazione dei leader europei”, ha rilevato Mas, sicuro che questi “accetteranno il risultato del referendum scozzese” senza incertezze.  Mentre si avvicina il referendum in Scozia, cresce il dibattito sull’indipendenza anche in Galles. Nel Paese in pochi credono nella separazione tra Londra ed Edinburgo, a interessare è la probabile futura concessione di poteri al Parlamento scozzese. Il 49,4% degli scozzesi è favorevole all'indipendenza dalla Gran Bretagna. Contrari, il 50,6%. Il dato emerge dall'ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto, effettuato da Panelbase per il Sunday Times. Un altro sondaggio, di Icm ancora per il Sunday Times, afferma che a favore di una Scozia indipendente è il 54% mentre il 46% voterebbe “no”. Qualche ora prima era stato diffuso un sondaggio di Opinium, commissionato dall'Observer, che dava i “si” al 47% e i “no” al 53%. Un precedente importante alle richieste della stessa Assemblea del Galles.  “Il Galles non sarà mai indipendente. Cosa abbiamo da offrire? Non abbiamo nulla. In Scozia c‘è il petrolio, Ma qui nulla” afferma un cittadino gallese. Opinione condivisa anche da un’altra donna: “Non cambierà nulla con il referendum. Il governo, Westminster, e tutti gli altri, faranno quello che vogliono.  In centinaia si sono radunati a Cardiff, luogo che ha ospitato il vertice Nato qualche giorno fa, a sostegno degli indipendentisti scozzesi.  “È  una grande opportunità per ottenere una maggiore decentralizzazione del potere da Londra e dal centro sud del paese” ha affermato Leanne Wood, leader del partito Plaid Cyrmu, che ha aggiunto “Dopo la vittoria del ‘si’ giovedì prossimo, il Galles otterrà le condizioni per un accordo di cui ha un disperato bisogno”. Il Galles, che nel 1998, ha ottenuto attraverso un referendum la creazione di un governo e di un’assemblea locale. Il Paese punta ad ottenere per questa il pieno potere legislativo, oggi ancora nelle mani di Londra per molte questioni fondamentali.

I 100 ex Gesap vanno dall’avvocato

[Pri menzu di li santi si va ‘n paradisu. Detto siciliano] I 100 ex Gesap vanno dall’avvocato (A. Minutella) e manifestano le loro preoccupazioni  ricordando che è imminente la vendita della controllata GhP. I 100 sarebbero garantiti per 15 anni (dal 2005) che in caso di liquidazione sarebbero ritornati in Gesap. Anche se il settore è in forte crisi non siamo vicini a chiusure per cessazioni di attività a Palermo. Tra l’altro anche la Gesap si avvia a una storica privatizzazione, chi garantirà i dipendenti Gesap dal privato contrario alla politica clientelare? Sempre i 100 ex Gesap che sicuramente sono iscritti a un sindacato e tra questi ci sono anche rsa, recandosi da un legale hanno sconfessato i propri sindacati, di conseguenza avrebbero dato le dimissioni dal sindacato, oppure restano iscritti ma non si fidano?    Con accordo sindacale del 22 Aprile 2005 si è stabilito, all’atto del trasferimento di ramo di azienda in favore della Gh Palermo s.p.a., che 100 dipendenti Gesap confluissero nell’organico di quest’ultima società, garantendo loro la medesima tipologia contrattuale dei loro ex colleghi e la garanzia che in caso di cessazione del rapporto di lavoro ovvero in caso di liquidazione della società di handling, intervenuta nei successivi 15 anni dalla stipula dell’accordo, gli stessi sarebbero stati riassorbiti presso la società cedente Ges.ap. s.p.a. Premesso che ad oggi le parti tutte hanno integralmente rispettato l’accordo sottoscritto, in vista di una probabile acquisizione della Gh Palermo s.p.a. da parte di terzi soggetti estranei all’accordo sindacale, si invitano sin d’ora le società, cedente e cessionaria, affinché le stesse provvedano ad evidenziare la particolare situazione di questi lavoratori alla nuova società acquirente e provvedano a garantire l’integrale esecuzione dell’accordo citato inserendo tali clausole nel contratto di cessione di azienda che verrà stipulato col nuovo partner commerciale. Si sollecitano, altresì, le rappresentanze sindacali di categoria a vigilare sul corretto rispetto dell’accordo siglato e a verificare che nel nuovo contratto di acquisizione della Gh Palermo s.p.a. da parte di terzi venga tutelato il diritto dei lavoratori e vengano inserite, quali clausole vincolanti, le garanzie suppletive ad essi concesse dall’accordo trattandosi di  diritti quesiti già stabilizzati nel corso degli anni. Si invitano gli azionisti pubblici della Gesap s.p.a. a voler prendere atto di tale situazione peculiare  denominati “100 dipendenti ex Gesap” e di volerne tenere conto fornendo agli stessi ampie garanzie in termini occupazionali e salariali in vista della probabile acquisizione da parte di una terza società della Gh Palermo s.p.a.

TUTTI CON OBAMA

[Omu di vinu nun vali un carrinu. Detto siciliano] A fianco degli Stati Uniti nella guerra contro l’Isis in Iraq e Siria si schierano dieci Paesi arabi. Durante il suo viaggio in Giordania, Turchia, Egitto, emirati del Golfo e soprattutto l’Arabia Saudita, il segretario di Stato americano John Kerry ha raccolto ampie adesioni a intraprendere raid aerei contro i miliziani dell’autoproclamato califfo Al-Baghdadi. I dieci nuovi alleati degli Usa dovrebbero fornire supporto logistico, di intelligence, ma al momento è escluso un coinvolgimento militare diretto. La notizia
dell’allargamento del fronte anti Isis viene riportata direttamente da alti funzionari del Dipartimento di Stato al seguito di John Kerry citati dal New York Times. “Ci sono state offerte sia al Centcom che agli iracheni da parte di Paesi arabi per condurre azioni più aggressive”, ha detto uno dei funzionari usando la sigla del Comando Centrale Usa, che supervisiona le operazioni militari in Medio Oriente. Ma  dopo la decapitazione del cooperante scozzese David Haines, a fianco della campagna militare di Obama potrebbe scendere l’alleato di sempre: la Gran Bretagna. L’esecuzione del 44enne, da sempre impegnato nell’aiutare i musulmani nei teatri di guerra, è un chiaro messaggio ai paesi occidentali e arabi alleati degli Stati Uniti. Non a caso il filmato dell’ennesima barbarie dell’Isis diffuso su internet si intitola “Messaggio agli alleati dell’America”, una dichiarazione di guerra, in risposta a quella lanciata da Barack Obama l’11 settembre.

Buckingham Palace unionista

[Sirvizzi d’un’ura, pinseri di cent’anni. Detto siciliano] È  un consiglio che suona quasi come un monito. “Spero che la gente (in Scozia) penserà con molta attenzione al futuro”. Sono le parole che secondo il Times ha pronunciato la regina alla folla di fronte alla chiesa di Crathie Kirk, non lontano dalla tenuta reale di Balmoral in Scozia, dopo la consueta funzione domenicale a cui partecipa la sovrana. Pur con il consueto garbo, Elisabetta II entra così nell'acceso dibattito sul referendum scozzese il cui risultato è oggi più che mai indeciso, coi due schieramenti che sono testa a testa nei principali sondaggi. Un portavoce di Buckingham Palace non ha voluto commentare quanto attribuito alla sovrana - che nei giorni scorsi si era chiamata fuori - affermando che si tratta di “conversazioni private”: “il Palazzo è stato molto chiaro sull'imparzialità costituzionale della regina su questo argomento e sul fatto che spetta al popolo di Scozia decidere”, ha aggiunto. Le parole della sovrana, che logicamente aspira a mantenere unito il suo regno, non appaiono così neutrali soprattutto alla luce di quanto si discute da giorni: da più parti vengono lanciati allarmanti previsioni proprio sul futuro della Scozia, che rischia il tracollo economico in caso di secessione. Come emerge anche da un sondaggio realizzato dal Sunday Telegraph fra i presidenti delle 100 maggiori società quotate sulla Borsa di Londra: l'80% vede nell'indipendenza effetti negativi per il Regno Unito. Questo mentre continua l'altalena dei sondaggi, che non permettono di far previsioni su chi sarà il vincitore. Con il referendum del 18 settembre la Scozia sceglierà se mantenere o rinunciare all'unione. politica che la lega al Regno Unito sancita nel 1707 dall'Act of Union fra Inghilterra e Scozia.

domenica 14 settembre 2014

A Punta Raisi non sparate sulla Croce Rossa

[Si spenni largu, ti vennu d’appressu. Detto siciliano] I vertici della Gesap non perdono occasione per dire che il traffico in aeroporto è in forte ripresa. Ma, al di la della propaganda, i conti si fanno a fine anno. Mentre sarebbe un dato reale i ritardi imbarazzanti, da record dei primati, registrati dalla sala amica. Dieci persone a turno sarebbero poche per gestire il servizio di prm, più volte i comandanti avrebbero scritto indignati per le lunghe attese. Il disservizio sarebbe diventato cronico tanto da indurre la stessa Gesap che in una nota avrebbe scritto che l’accordo con la croce rossa, se non si migliorava il servizio, si potrebbe rescindere. Non sarebbe ancora intervenuta l’Enac (colpa delle ferie?), tanto attenta ai diritti del passeggero, con una nota di censura nei confronti della Gesap. Per i sindacati è una ulteriore prova che il servizio prm deve essere gestito dalla Gesap, e la politica gestionale di terziarizzazione dei servizi è stata un fallimento (molti ricorderanno la multa di circa un milione e mezzo che dovrà pagare la Gesap, quando il servizio era gestito dell’Uges), ha creato solo precariato sottopagato. Sarà oggetto di discussione e di scontro a fine settembre quando la Gesap incontrerà i sindacati? I sindacati si ricorderanno di avere nel cassetto un atto extragiudiziario proprio sulla pessima gestione della sala amica?

 

 




 
 
 
 

I clan divisi sulla secessione scozzese

[Tinta dda gatta chi cuva la cinniri. Detto siciliano]Nel 1300 gli scozzesi cercavano l’indipendenza dall’Inghilterra con la spada in sanguinose quanto eroiche battaglie iscritte nell’epopea nazionale. Il 18 settembre invece sceglieranno il metodo molto più pacifico delle urne per ottenere più libertà. C’è però una istituzione che sembra proprio aver mantenuto immutato nei secoli il suo atteggiamento, spesso ambiguo fino all’opportunismo, nei confronti della secessione: i clan scozzesi.  Resistono ancora oggi gli ultimi rappresentanti di quelle famiglie allargate a comunità che ruotavano attorno a un signore per il quale un tempo si combatteva e moriva. Oggi più che altro difendono la tradizione del tartan (uno diverso per ogni clan) e degli antichi castelli diventati luoghi turistici. In un documento pubblicato dallo Standing Council of Scottish Chiefs (Scsc), che riunisce 120 dei 140 capi, è stata affermata la loro neutralità rispetto alla secessione. Insomma, non vogliono schierarsi in blocco, perché sono troppe le divisioni al loro interno, proprio come accadeva sui campi di battaglia nel Medioevo e nei secoli a venire. Prima di scendere in guerra i capi infatti trattavano sia con gli indipendentisti di allora che con il sovrano inglese, che si solito aveva dalla sua molte più ragioni, rappresentate da terre che venivano promesse in caso di non belligeranza. Basta pensare a 700 anni fa, quando nella guerra per l’indipendenza che vide protagonisti i condottieri scozzesi William Wallace e Robert the Bruce alcuni clan si schierarono in armi dalla parte del re d’Inghilterra. Sarà da capire come e quanto i clan potranno per influenzare i cittadini dell’antica Alba (il nome celtico della Scozia) sul voto. Di certo c’è che tanto il governo londinese, quanto l’Ue e le maggiori istituzioni economiche mondiali, a partire dal Fondo monetario internazionale, vedono nell’indipendenza scozzese uno “strappo” che porterebbe un sacco di guai. Pressioni su Cameron perché chieda l'intervento di Elisabetta. Monta la pressione sul primo ministro britannico David Cameron affinché chieda alla regina in persona di intervenire nel dibattito fattosi incandescente a pochi giorni del referendum sull'indipendenza della Scozia il prossimo 18 settembre. Gli
unionisti corrono ai ripari nel tentativo di persuadere gli scozzesi a non abbandonare il Regno Unito scegliendo l'indipendenza nello storico referendum che si terrà in Scozia il prossimo 18 settembre. “Non siamo nel panico” insiste Alistair Darling, l'ex cancelliere dello Scacchiere che guida la campagna per il No, all'indomani dello shock per i sondaggi che registrano un'avanzata senza precedenti per gli indipendentisti, in un caso per la prima volta in testa. I leader dei tre maggiori partiti scozzesi pro unione hanno annunciato a Edimburgo il loro sostegno al piano per riconoscere maggiore autonomia al Parlamento scozzese nel caso in cui la Scozia scelga di rimanere nel Regno Unito col referendum del 18 settembre. Il leader dei laburisti scozzesi, Johann Lamont, quello dei conservatori, Ruth Davidson, e dei libdem, Willie Rennie, appoggiano in pieno la tabella di marcia per la devolution presentata ieri dall'ex premier britannico Gordon Brown. “Il nostro atteggiamento non cambia, conta il voto nel referendum”, ha continuato a ripetere come in una sorta di mantra il premier britannico David Cameron, assicurando di non essere intenzionato a dimettersi neanche in caso di sconfitta. Come del resto non pensa di farsi da parte Salmond laddove a prevalere dovesse essere il mantenimento dei legami con Londra. Ma gli ultimi dati scuotono ormai molti ambienti dell'establishment, a cominciare dalla City. Al governo Cameron non pochi imputano in effetti di aver dato fin troppo per scontata la vittoria e di non avere pronto un piano b nel momento in cui la Scozia scommettesse alla fine davvero sulla separazione. Un atteggiamento che ha attirato inevitabilmente le critiche di Edimburgo, inducendo i paladini dell'indipendenza a cavalcare con ancora maggior foga l'orgoglio nazionale. Un sì al referendum potrebbe avere grandi conseguenze nelle relazioni tra Edimburgo e l’Unione europea. In un’intervista a febbraio il Presidente della Commissione europea ha dato una mano al primo ministro britannico Cameron che si schiera con il “No”. Barroso ha affermato allora che, in caso di scissione, la Scozia dovrebbe ripresentare la domanda di adesione all’Europa.  Ma a pochi giorni dallo scrutinio la Commissione europea preferisce non sbilanciarsi.

sabato 13 settembre 2014

Too close to call in Scozia

[Cu havi vucca voli nanciari. Detto siciliano] Sotto il peso di quel sogno che Salmond rincorre da una vita: la libertà da Londra, ma non dalla Corona. Elisabetta II “sarà orgogliosa di essere la sovrana della Scozia indipendente” ha ripetuto in giornata rivelando di aver avuto un incontro con la regina due settimane fa a Balmoral senza tuttavia fornire dettagli sul colloquio. “Voglio la regina come capo di Stato, regina degli scozzesi in una Scozia indipendente, come lo sono stati i suoi antenati. Credo che sua maestà sarà orgogliosa di essere regina degli scozzesi”.  Quasi a portare dalla sua anche la sovrana, proprio mentre si rincorrono voci a Londra secondo cui parlamentari avrebbero fatto pressione sul primo ministro affinché chieda alla regina in persona di intervenire nel dibattito fattosi incandescente. Sarebbe una rara eccezione, uno strappo al protocollo nonché alle regole costituzionali che dettano per la regina un ruolo di assoluta neutralità. Eppure c'è chi evoca il precedente del 1977, quando alla vigilia del voto in Scozia e Galles sulla creazione di assemblee nazionali, in un suo discorso Elisabetta II incluse un messaggio chiaro, con cui chiamava all'unità. Il 18 i votanti avranno tempo fino alle 24 per poter esprimere la loro opinione: e, nel caso, per capovolgere la storia dopo 300 anni di unione. Secondo le rilevazioni YouGov, nell'ultimo mese i secessionisti hanno guadagnato più di 10 punti. Ed è in particolare fra gli elettori laburisti che si sta assistendo a una repentina svolta: i favorevoli all'indipendenza sono passati in poche settimane dal 18% a oltre il 30%. Su questo avrebbe influito la scarsa prestazione di Alistair Darling, ex ministro del Tesoro laburista e ora leader della campagna per il “no”, nel corso del secondo dibattito televisivo sull'indipendenza che lo ha visto contrapposto a Salmond. Downing Street da giorni cerca comunque di non mostrare le proprie preoccupazioni.  “Il nostro messaggio per gli scozzesi è semplice: vogliamo che restiate” nel Regno Unito. Lo scrivono il primo ministro britannico David Cameron e il suo vice Nick Clegg in una dichiarazione congiunta annunciando che si recheranno in Scozia. “Molte cose ci dividono, ma ce n'é una su cui siamo d'accordo con passione: il Regno Unito è migliore se restiamo insieme”, si legge nella dichiarazione sottoscritta da Cameron e Clegg.

BlueWings (to) collega Foggia e Milano e Torino

[Zoccu pò fari oggi, ‘un lu fari dumani. Detto siciliano] Sono stati presentati  nel corso di una conferenza stampa tenutasi presso l’aeroporto Gino Lisa di Foggia, i nuovi voli che la compagnia BlueWings Air attiverà da lunedì 27 ottobre verso Milano. A seguire, dal prossimo 6 dicembre, a questi voli si aggiungerà anche un collegamento settimanale per Torino.  I nuovi voli saranno operati da Air Vallee con un aeromobile Fokker 50 da cinquanta posti.
L’operativo prevede due voli settimanali per Milano Malpensa il lunedì ed il venerdì, mentre il volo per Torino verrà effettuato con cadenza settimanale ogni sabato. “L’avvio di questi collegamenti di linea su Foggia– ha dichiarato l’amministratore unico di Aeroporti di Puglia, Giuseppe Acierno - è frutto del lavoro che la società ha continuato a svolgere per individuare le più idonee forme di collaborazione commerciale con vettori interessati a sviluppare collegamenti da/per il territorio foggiano. L’avvio di questa iniziativa permetterà di verificare se si creeranno le premesse per un ulteriore ampliamento delle frequenze e del network, compresa la possibilità di sviluppare, date le caratteristiche dell’aeromobile, anche una preziosa attività charter. Ciò continuerà ad andare di pari passo con azione di riqualificazione delle infrastrutture di volo e che auspichiamo possa avere quanto prima ulteriori positivi sviluppi".

Ryanair punta agli slot di Alitalia

[Ogni maravigghia dura tri jorna. Detto siciliano] La compagnia low cost irlandese Ryanair è pronta ad accaparrarsi le rotte che Alitalia, dopo l'intesa con Etihad, deciderà di abbandonare. “Dall'accordo tra le due compagnie potrebbero esserci delle opportunità per Ryanair, magari andando a coprire quelle rotte che, come è stato già annunciato, verranno tagliate sul territorio nazionale”, ha evidenziato Kenny Jacobs, chief marketing officer di Ryanair durante una conferenza stampa a Bergamo.   Nei collegamenti che Alitalia deciderà di non operare più “noi siamo pronti a offrire un servizio migliore e, sicuramente, a tariffe più basse” di quelle finora praticate dalla compagnia di bandiera, ha aggiunto Jacobs. Il manager ha sottolineato che “ci sono dunque buone opportunità. Se l'intesa Alitalia-Etihad prenderà una certa direzione, questa non influenzerà le strategie di Ryanair”.  “I vettori tradizionali non sanno come fare profitti sulle brevi distanze. In futuro, la maggior parte dei viaggi aerei in Europa sarà assicurata da compagnie a basso costo”. Parola di Carolyn McCall, ceo easyJet. È  un parere che trova conforto in quanto dichiarato da Yan Derocles, analista presso la società di analisi finanziarie Oddo Securities:In futuro, ad eccezione di qualche compagnia di nicchia, loperatività del trasporto aereo di corto e medio raggio sarà completamente low cost”. Secondo l’Oag in Europa il 36% del traffico sarebbe in mano a queste compagnie, altre fonti parlano addirittura di un 40-45%, che potrebbe arrivare al 60% nel 2020. L’obiettivo è sviluppare il business travel e coinvolgere il canale trade per aumentare la catching area. Senza dimenticare l'ambizione al decollo sul lungo raggio. Un’evoluzione che “rappresenta l’emancipazione dal sistema Iata”, spiega Davide Rosi, ceo Ventura, ma che prelude ad un migliore accesso ai sistemi operativi. Sul fronte low cost si sta muovendo anche il Gruppo Air France con il potenziamento di Transavia.