lunedì 30 giugno 2014

LIBERIAMO PUNTA RAISI DALLA GESAP/11

[Cui du sceccu fa cavaddu, lu primu caucio è so. Detto siciliano] Il primo di luglio (cioè domani) la Croce Rossa gestirà  il servizio prm a Punta Raisi. Dopo il 118, il Civico ecco la Croce Rossa … la gestione della prm di Punta Raisi è l’esempio della gestione approssimativa della Gesap.  La sala amica inizia l’attività a Punta Raisi nel lontano 2000, 15/12. La Croce rossa con 9/10 unità garantisce il servizio prm, gratis.  Avos vince, dopo una gara d’appalto, alla fine del 2001, per una durata di due anni; successivamente, a seguito di un nuovo bando il servizio è stato affidato all’associazione “nuovo cammino di Borgetto”.  11/11/2002 l’Uges inizia a gestire le prm per conto di Alitalia, con sette unità h24, il servizio costa ad Alitalia 5.000 euro al mese.  Servizio effettuato ininterrottamente fino a  luglio 2008. Nel frattempo nel 2006 la Ue emana un regolamento dove si dice che le prm deve essere centralizzato e gestito dal gestore. 26/7 2008 tutti gli aeroporti si devono adeguare. 40 giorni prima dell’entrata in vigore della nuova
normativa europea la Gesap chiede alla Pae Mas, Gh e Az di centralizzare il servizio. La Gesap nel frattempo sta valutando la possibilità di garantire i servizi di assistenza prm, in alternativa alla fornitura diretta, servendosi di una società terza già presente in aeroporto. 13/7/2008 Uges si aggiudica l’appalto per 500 mila euro all’anno, inizia l’avventura che per molti ragazzi sarà l’inizio di un incubo. La convenzione verrà firmata, però, 1/10. In una nota del 7 ottobre del 2008 Tommaso Zerilli dell’Uges sos fa notare alcuni errori madornali messi nel contratto dall’ente appaltante: il nome sbagliato di Zerilli e la sua data di nascita, il periodo errato della convenzione che sarebbe di due anni e non di uno come scritto. Il servizio deve essere erogato 365 giorni all’anno dalle 5 del mattino fino all’operatività dei voli. 35 unità , su tre turni per complessive h 18, di cui una con funzione di responsabile in turno. Tutto il personale, prima dell’affidamento del servizio, dovrà essere in possesso di idonea formazione all’assistenza di passeggeri che presentano disabilità motoria. La Gesap chiede anche la copertura assicurativa.  Una parte degli operatori prm verranno pagati, altri sono volontari; 4,80 euro ogni ora, 5,67 i capiturno, circa  600 euro al mese. Il 25/7/2011 scade il contratto triennale con l’Uges, però si contano ben sette rinnovi e ad ogni rinnovo la Gesap, ente appaltante, chiede all’Uges di rinnovare i tesserini aeroportuali, il tutto è ovviamente non è gratis ….  Il 26 luglio 2012 Tommaso Zerilli scrive alla Gesap contestando il bando di affidamento servizi prm. Si contesta, innanzi tutto, l’importo stimato a base d’asta, pari ad euro 1.950.000,00 per il triennio, è, evidentemente, sottostimato. Sarebbero necessari almeno 3,480,960,00 euro. La  esternalizzazione del servizio relativo alla gestione dei passeggeri per la mobilità ridotta (PRM) per un costo annuale pagato da GH Palermo di circa 500.000 euro. La contestazione riguardava il fatto che la GESAP per questo servizio avesse riconosciuto da Enac costi e relativi rimborsi di gran lunga superiori, costi che ovviamente gravano sui passeggeri alla voce “tasse aeroportuali”; in buona sostanza Gesap dagli utenti incassa 100, paga 50 a GH Palermo e quest’ultima pagava a UGES, gestore del
servizio PRM, solo 20. Si sarebbe  arrivati allo stato attuale dopo una serie di indagini ispettive e di relativi verbali da parte della regione siciliana e l’Inps di Palermo. Un periodo che dovrebbe coprire ben cinque anni … A Palermo quando si acquista un biglietto aereo 0,80 centesimi  vanno al gestore che dovrebbe garantire il servizio Prm. Alla fine gli ispettori della regione siciliana e dell’Inps avrebbero applicato una pesante sanzione pecuniaria che ammonterebbe a circa un milione e 400 mila euro, la multa dovrebbe essere pagata dalla Gh, controllata dalla Gesap, di conseguenza a pagare la multa sarà il contribuente. Ma ancora la multa non è stata pagata. Ormai abbiamo fatto l’abitudine a tanta inefficienza, approssimazione gestionale che non mi meraviglio più di tanto. Proprio all'ufficio Prm in data 5 febbraio 2013 è stato notificato alla società un Verbale di accertamento (n.178 del 4.2.2013) emesso di concerto dal Nucleo ispettivo dell' Assessorato Regionale al Lavoro con la Direzione Provinciale INPS e relativo ad alcuni presunti illeciti operati dalla GH Palermo in materia di contributi di lavoro, con la relativa prescrizione di ammende e sanzioni amministrative a carico della Società. Con la predetta comunicazione, l’Ufficio emittente sostiene che di fatto i dipendenti/volontari della Uges (fino al 28.2 fornitore di GH per il servizio di assistenza ai PRM) fossero assoggettati alla stregua di veri e propri dipendenti della stessa GH Palermo e pertanto comunicando l’ ammontare degli eventuali contributi evasi rispetto a tale presunzione. In sintesi, gli Enti suddetti ritenendo, in sede ispettiva, che i dipendenti e volontari utilizzati dal fornitore UGES fossero di fatto dipendenti della GH Palermo attraverso un rapporto di lavoro dissimulato dalla convenzione fra le stesse parti, valutano pertanto che GH PA avrebbe commesso degli illeciti di varia natura, accertando le seguenti irregolarità: a) Irregolarità accertate nei confronti dell’ INPS: il Verbale diffida i destinatari del medesimo a regolarizzare le inadempienze asseritamente accertate nei confronti dell’ INPS versando, a titolo di contributi, l’ importo di € 1.032.314,00 e, a titolo di somme aggiuntive, l’ importo di € 527.708,00. Nel caso in cui non si provveda, entro 90 giorni dalla notifica, ai pagamenti come sopra richiesti, l’ INPS potrà, ai sensi dell’ art.30 del DL 78/2010, convertito in L.122/2010, formare un avviso di addebito, con valore di titolo esecutivo, contenente l'intimazione ad adempiere l' obbligo di pagamento degli importi nello stesso indicati entro il termine di sessanta giorni dalla notifica, nonché l' indicazione che, in mancanza del pagamento, l'agente della riscossione indicato nel medesimo avviso procederà ad espropriazione forzata, con i poteri, le facoltà e le modalità che disciplinano la riscossione a mezzo ruolo. Avverso l’ avviso di addebito, GH Palermo potrà proporre ricorso, entro il termine di 40 giorni, avanti al Giudice del Lavoro, che potrà sospendere l’esecuzione per gravi motivi; b) Illeciti amministrativi: € 1.153.899,56, per estinguere il procedimento sanzionatorio. Non provvedendovi, l’autorità competente potrà emettere ordinanza/ingiunzione, costituente titolo esecutivo, per il pagamento della somma dovuta per la violazione, insieme con le spese; c) Illeciti penali: è stato prescritto al Dott. Chieppa, n.q. di Amministratore Unico di GH Palermo, di cessare la condotta antigiuridica, provvedendo ad assumere i lavoratori asseritamente occupati illecitamente, secondo le modalità proprie del rapporto di lavoro subordinato, entro il termine di 30 giorni dal 13 dicembre 2013. Ad oggi come è finita? La multa non è stata pagata, i termini sono tutti scaduti … , qualcuno è indagato? Nel caso in cui non si provveda ad osservare l’ impartita prescrizione, l’ ispettore potrà provvedere, entro 90 giorni dalla scadenza del termine fissato nella prescrizione stessa, a darne notizia al Pubblico Ministero e allo stesso contravventore. Con la controllante è stato condiviso di non provvedere ad adempiere a nessuna delle superiori prescrizioni, stante la loro palese infondatezza, mentre si è tempestivamente provveduto a presentare ricorso avverso il citato Verbale Unico di Accertamento e Notificazione, innanzi al Comitato Regionale per i rapporti di lavoro presso il 
Dipartimento Regionale del Lavoro, contestando gli esiti dell’ accertamento ispettivo nonché le conclusioni nel detto verbale espresse, e chiedendo l’annullamento delle sanzioni tutte irrogate nonché la sospensione, in via cautelare, delle sanzioni medesime e delle prescrizioni formulate. Il citato ricorso non è stato accolto (silenzio-rigetto) e pertanto è in fase di definizione il ricorso presso il Giudice del Lavoro. Tuttavia, l’ azione di accertamento negativo davanti al Giudice del Lavoro in ordine alla insussistenza dei rapporti di lavoro contestati alla stessa, non avrà effetti diretti sui provvedimenti sanzionatori sopra descritti, ma avrà lo scopo di destituire di fondamento sostanziale, in fatto e in diritto, le pretese sanzionatorie di cui al Verbale n.178, nonché di impedire eventuali contenziosi che potrebbero essere attivati dai singoli lavoratori che hanno intrattenuto rapporti con UGES SOS e che potrebbero, proprio in virtù di quanto accertato nel Verbale medesimo, agire per la declaratoria di un rapporto di lavoro subordinato nei confronti di GH Palermo. Per quanto la società, sulla base del parere espresso dal consulente giuslavorista e procuratore legale della stessa, si sia dichiarata ottimista circa l’ esito del ricorso, stante la palese infondatezza delle tesi degli Ispettori, tanto da non ritenere necessario effettuare alcun accantonamento al fondo rischi, la questione rimane assai delicata.
Per quanto concerne poi i rapporti con la controllata, oltre ai necessari contratti di sub-concessione di locali, aree ed infrastrutture per lo svolgimento dell’ operatività sullo Scalo, si limitano a contratti di assistenza e manutenzione dei mezzi di rampa, nonché al servizio diassistenza ai passeggeri disabili e a ridotta mobilità (PRM) di cui al Reg. CE n.1107/2006, affidato ad esito di una procedura ad evidenza pubblica. il Verbale n.178 diffida i destinatari del medesimo a sanare le inosservanze in esso indicate entro il termine di giorni 30 dalla sua notifica e a pagare, nel termine di 45 giorni dalla notifica medesima, le sanzioni nella misura ridotta, pari a € 578.050,00. Nel caso in cui non si provvedesse ad effettuare il pagamento richiesto, né a regolarizzare le violazioni indicate, a decorrere dal 46° giorno dalla notificazione, il Verbale ha prodotto gli effetti della contestazione e notificazione degli illeciti amministrativi. Pertanto, i "trasgressori", entro il 60° giorno dalla data di produzione dei sopra detti effetti, dovranno pagare una sanzione. [segue]

Etf organizza convegno su vettori low-cost

[Cui ringrazia , nesci d’obbligu. Frase siciliana] Il sindacato europeo dei trasporti Etf, insieme alla Filt Cgil e alla Fit Cisl, organizza un convegno nazionale a Catania sul tema, “Evoluzione del mercato del lavoro nell’Industria del trasporto aereo a seguito dello sviluppo delle compagnie low-cost”.  Per l’occasione, circa 120 delegati appartenenti ai sindacati europei del trasporto aereo, maggiormente rappresentativi del settore, si riuniranno all’hotel Baia Verde nei giorni 1° e 2 luglio 2014, (il 1° luglio si terrà una conferenza-stampa per i giornalisti alle 10:30), per discutere sull’evoluzione del mercato del lavoro nell’aviazione civile e sul diffuso fenomeno di “Dumping sociale”, tra i lavoratori delle compagnie aeree europee, a seguito delle politiche di liberalizzazione e di “Deregulation”, iniziate dai primi anni '90 in tutta Europa. L’agenda dei lavori di questo importante appuntamento, prevede inoltre, la presentazione dello studio di ricerca preparato da Peter Turnbull dell’università di Cardiff (Regno Unito) e da Harvey Geraint dell’università di Birmingham (Regno Unito), a seguito di una indagine conoscitiva tra i lavoratori delle compagnie aeree low-cost europee. Al convegno parteciperà anche il presidente dell’Associazione degli operatori aerei europea (Aea- Air European Association), Emmanuel Jahan. Tra gli invitati anche il sindaco di Catania, Enzo Bianco, il direttore dell’aeroporto di Catania, Vincenzo Fusco, il direttore generale dell’Enac, Alessio Quaranta. Inoltre interverranno Enrique Carmona, Etf Civil Aviation Section President, Franco Nasso, segretario generale Filt-Cgil, Giovanni Luciano, segretario generale Fit Cisl, e François Ballestero, segretario generale dell’Etf, sindacato europeo dei trasporti.  Il documento finale del convegno, verrà presentato alla Commissione europea, direzione Affari sociali e politiche per l’impiego (Dg Empl), nell’ambito del tavolo di dialogo sociale annuale, così come previsto dall’agenda di Lisbona.  Infine, il convegno si pone l’ambizioso obiettivo di preparare una strategia di lavoro futuro tra i sindacati europei aderenti ad Etf (Federazione europea dei trasporti), che affronti i nuovi processi del mercato del lavoro, le disuguaglianze salariali e la sempre maggiore precarizzazione del settore, così come l’aumento eccessivo dei carichi di lavoro, inoltre vuole affrontare il problema della rappresentanza sindacale tra i lavoratori dei vettori aerei low-cost.

16/7 volo diretto Etihad Airways Roma-Abu Dhabi

[Cui fa beni,  si l’attrova. Detto siciliano] James Hogan, Presidente e Ceo di Etihad Airways mercoledi' 16 luglio presenterà alla stampa il nuovo volo diretto Roma-Abu Dhabi. L'appuntamento - si legge in una nota - è a Roma all'Hotel Eden di via Ludovisi. Il commissario alla concorrenza, Joaquin Almunia, ha domandato un’integrazione di documentazione finalizzata a verificare se l’intervento (75 milioni in contanti) di Poste Italiane si configuri o meno come un aiuto di Stato distorsivo della concorrenza. Non solo: nella missiva datata 24 giugno, Bruxelles chiede di avere, entro 20 giorni, anche un aggiornamento sull’avanzamento della trattativa in corso con la compagnia del Golfo Etihad. Operazione che i commissari stanno esaminando separatamente rispetto al dossier sui presunti aiuti di Stato arrivati all’Alitalia attraverso Poste Italiane. Intanto il tempo corre veloce e non gioca certo a favore della compagnia le cui perdite superano i 500 milioni. E si avvicina quindi un nuovo aumento di capitale per la cordata dei “patrioti” che nel 2008, sotto la regia dell’allora premier Silvio Berlusconi, orchestrò il primo salvataggio Alitalia costato 4,5 miliardi ai contribuenti. Una ricapitalizzazione in cui saranno chiamati a fare la loro parte anche i soci entrati con l’aumento di dicembre: il gruppo Percassi, Unicredit e le Poste Italiane che affronteranno la questione probabilmente già nel cda previsto per il primo luglio. Nulla però a questo punto è scontato come si percepisce dalle parole del nuovo ad di Poste, Francesco Caio, che ha spiegato come un eventuale ulteriore impegno in Alitalia “sarà valutato sulla base di un’attenta analisi dei ritorni economici e finanziari associati al piano industriale, della struttura societaria dell’accordo e della valorizzazione della quota azionaria detenuta da Poste”. Nulla a che vedere, insomma, con un aiuto di Stato. Almeno sulla carta. Il tema dei dettagli dell’intesa con il vettore mediorientale è del resto molto caldo a Bruxelles per via degli esposti presentati da Lufthansa e dai soci di Air France-Klm che lamentano, come riferisce il quotidiano d’Oltralpe Le Figaro dello scorso 25 giugno, “di non essere stati messi al corrente dello stato di avanzamento delle trattative”. Tedeschi e francesi, come spiega il giornale finanziario La Tribune dello scorso 19 giugno, hanno domandato all’Unione di “assicurarsi che gli investimenti capitalistici di Etihad in Europa siano compatibili con le regole comunitarie”.

domenica 29 giugno 2014

LIBERIAMO PUNTA RAISI DALLA GESAP/10

[Fa beni, e metti a lu munti. Frase siciliana]Con apposita nota in data 13/6/2014 lo stato di agitazione dei lavoratori GhP e Gesap riprende il percorso per arrivare a un nuovo sciopero e d avendo pertanto avviato le procedure di raffreddamento visti che le organizzazioni sindacali sono state messe al corrente in modo molto informale sulla delibera del cda della Gesap del 19 us che sanciva l’acquisizione della controllata GhP da  parte Marconi handling e non  avendo ancora ricevuto nessuna convocazione da parte della Gesap e visto che ancora non sono state rese note le specifiche clausole sociali per la tutela dei posti occupazionali e dei salari, peraltro previsti dagli accordi sottoscritti nel mese di aprile c.a., si da inizio alla seconda procedura di
raffreddamento.  Mi piace ricordare che circa due anni fa la Cisal e la Ugl proclamarono uno sciopero del personale Gesap e GhP  di 4 ore, la triplice non aderì per sua scelta. A marzo di quest’anno uno sciopero di 4 ore (questa volta la triplice, non aveva scelta, aderì. Ma nel mese di aprile lo sciopero di 24 ore, che coinvolgeva  Gesap e Ghp, doveva paralizzare l’aeroporto. All’ultimo momento il presidente della Gesap, Giambrone, convocò i sindacati facendo delle promesse. E i sindacalisti tutti contenti dissero che avevano ottenuto la riapertura delle trattative che non si sono mai concluse. Speriamo che tutto questo serva come esempio per il futuro, gli scioperi si fanno a prescindere dei complimenti che la controparte ti può fare.     Cambiano i soggetti ai vertici del cda della GESAP ma non cambiano le pessime abitudini. Questa la dura nota delle segreterie territoriali aeroportuali di CGIL CISL UIL UGL e CISAL .  “Apprendiamo con  vivo stupore e profondo rammarico sempre e soltanto dai media che la GESAP continua a illustrare ai media momenti di crescita in profonda e  aperta controtendenza rispetto a quanto patiscono i lavoratori dello scalo. In Aviapartner ( ex Pae Mas ) già si è in regime di contratti di solidarietà e si paventano per il 1 ottobre licenziamenti di  personale e in GH Palermo 25 lavoratori sono già in cassa integrazione da anni.  Tutto questo con la grave responsabilità di una società di  gestione che offre consulenze milionarie , esternalizza a terzi, spende oltre due milioni di euro annui per dieci dirigenti a contratto  e consente a personale di arnas e croce rossa di venire presso lo  scalo a lavorare in straordinario e mancati riposi dalle proprie amministrazione in aperto sfregio rispetto alle norme di sicurezza sul lavoro e in barba a una cinquantina di lavoratori precari che da ormai un decennio attendono la stabilizzazione.  I lavoratori dell'autogrill hanno già in corso procedure di mobilità. Questo scenario da incubo , indorato da fiabesche dichiarazioni alla stampa di trionfali trend di crescita sembrano partoriti ad arte per l'attuazione dell'unico disegno che i soci hanno e cioè vendere ai privati un bene di utilità collettiva che se gestito con oculatezza potrebbe portiere bilanci positivi senza gli artifizi delle ricapitalizzazioni degli enti locali operate sempre e comunque gravando sulle tasche dei cittadini. Per questo motivo , unitamente al mancato rispetto dell'accordo di aprile scorso ( quello che aveva portato le oo ss aeroportuali a scongiurare con senso di responsabilità il blocco dei voli ) mercoledì le rappresentanze  sindacali aeroportuali si riuniranno con le segreterie confederali e delibereranno il da farsi . “L'aeroporto di Palermo è stato il peggiore aeroporto d'Italia fino a qualche tempo fa, adesso ha cominciato a recuperare i ritardi accumulati, non solo per colpa della Gesap, e si comincia a vedere. Abbiamo fatto già una prima verifica e faremo un altro sopralluogo a breve”. Lo ha detto il presidente dell'Enac, Vito Riggio. Parlando dei processi di privatizzazione della Gesap, la società che gestisce lo scalo aeroportuale del palermitano, Riggio ha detto: “Ci sono due aziende private disponibili ad investire. Per gli aeroporti serve una gestione industriale, ormai le uniche roccaforti della privatizzazione sono Bologna, che si sta quotando in borsa, e Catania. Ciò che conta comunque non è la gestione pubblica e privata, ma la qualità dei servizi”. [SEGUE]

Sospesa la licenza a New Livingston

[Cu avi dinari, havi pinseri. Detto siciliano] L’ente nazionale per l’aviazione civile rende noto che mercoledì 25 giugno, ha disposto la sospensione della licenza di trasporto aereo della compagnia aerea New Livingston S.p.A. con decorrenza 14 luglio 2014. Considerati gli evidenti problemi di natura finanziaria in cui versa la compagnia, infatti, sono venuti meno i requisiti essenziali concernenti gli aspetti economico-finanziari e tecnico-operativi per il mantenimento della licenza, così come previsto dal Regolamento comunitario n. 1008 del 2008. L’Enac ha invitato il vettore a non vendere altri biglietti da utilizzare oltre il 14 luglio p.v., ferma restando la completa responsabilità di New Livingston a mettere in atto tutte le azioni volte alla salvaguardia dei diritti dei passeggeri provvedendo alla riprotezione di coloro che sono già in possesso di biglietti per i voli che verranno cancellati, e fornendo, più in generale, tutte le dovute informazioni all’utenza. L’Enac, inoltre, ha chiesto al vettore di continuare a garantire il pieno rispetto dei requisiti di sicurezza delle operazioni e delle prescrizioni a tutela dei diritti dei passeggeri, mantenendo inalterato l’indicatore di regolarità del servizio e ha invitato la compagnia a presentare all’Ente un piano di riprotezione dei passeggeri. L'Enac invita le persone in possesso di biglietti della New Livingston con data successiva al 14 luglio a contattare la compagnia per verificare il piano di riprotezione e a consultare il sito della compagnia www.livingstonair.it per ulteriori informazioni . “All’origine dei nostri mali è stata la tratta Roma-Alghero, un volo di linea operato con aeromobile A320 da 180 posti per 6 frequenze al giorno da ottobre a giugno senza contributi di Stato e con un load factor del 45-47%”. “L’operazione invernale ha bruciato cassa creando un deficit nel conto economico, ma contavamo di recuperare redditività nell’alta stagione estiva”, aggiunge la compagnia. Non è andata così in quanto la Regione Sardegna, con una nota, ha poi affidato - dal 4 maggio alle ore 21.25 - la rotta Alghero-Fiumicino ad Alitalia, seconda classificata nella gara, motivando la decisione “per gravi inadempienze e nonostante reiterati solleciti”. Da qui una serie di ricorsi e il verdetto del Consiglio di Stato che dava ragione alla Regione Sardegna. Cosa è successo? “In realtà – replica New Livingston – abbiamo semplicemente disposto la fidejussione con tre giorni di ritardo. Noi contavamo molto su questa rotta, abbiamo aperto una base ad Alghero, assunto personale, avevamo impostato un volo dalla città sarda per Mosca”. Ora la compagnia è alle prese con i rimborsi dovuti ai clienti prenotati e sui suoi conti pesa anche il fallimento di Aeradria S.p.A. e il mancato incasso di alcuni crediti. “Per queste ragioni, e vista l’insostenibilità del conto patrimoniale, abbiamo richiesto il Chapter 11 informando l’Enac, che però ha sospeso la licenza prima che potessimo comunicare ufficialmente la richiesta per accedere alla procedura di concordato preventivo con riserva". “Abbiamo già fornito all’Enac – conclude il vettore - la documentazione a supporto della revoca del provvedimento di sospensione della licenza (che decorre dal 14 luglio) o, in subordine, del rilascio di una licenza provvisoria”. New Livingston, compagnia alla quale l’Enac nei giorni scorsi ha sospeso la licenza e che è in attesa di quella provvisoria, opera da un buon numero di scali italiani. Scali che dunque sono ora coinvolti dalla situazione, anche se la stessa New Livingston ha richiesto ieri la "procedura di concordato preventivo con riserva" per superare una temporanea situazione di difficoltà finanziaria e garantisce la continuazione dell’attività aziendale. Ecco quali sono gli impegni della compagnia sugli aeroporti italiani: da Milano Malpensa per Tirana, Lampedusa, Tunisia, Grecia, Baleari; da Verona per Tirana, Tunisia, Grecia, Baleari, Russia; da Cuneo per Tirana; da Pisa per Tirana: da Bergamo per Pantelleria, Baleari, Tunisia, Grecia, Canarie; da Bologna per Lampedusa, Pantelleria, Tirana, Baleari, Tunisia, Grecia; da Londra per Tirana; da Roma per Grecia, Baleari, Tunisia, Egitto, Londra_Scozia-Irlanda per viaggi studio; da Rimini per la Russia. A questo operativo si aggiungono parecchi voli incoming sull’Italia dall’estero e voli ad hoc.

sabato 28 giugno 2014

IL CONVEGNO DEGLI INDAGATI

[Tanti pizzicuna fannu li carni nivuri. Detto siciliano] L’incontro si è svolto ieri, 27 giugno, a Mondello – Palermo, alla presenza di numerosi rappresentanti delle Istituzioni, economisti, giuristi e operatori di settore che si sono confrontati su argomenti di notevole interesse del comparto e dell’economia nazionale. Il trasporto aereo, infatti, rappresenta un elemento cardine dello sviluppo di una nazione: la sua corretta crescita, la garanzia dell’equa concorrenza (che in Italia non esiste), la regolazione sia tecnica sia economica di ogni sua componente costituiscono aspetti di rilievo e propulsori per l’economia per l’intero sistema Paese. Il Presidente dell’ENAC Vito Riggio (indagato insieme a tutto il cda per il fallimento dello scalo di Rimini), promotore dell’iniziativa, ha aperto i lavori della sessione mattutina dedicata a “Trasporto aereo: processi di sviluppo economico sostenibile” intervenendo: “È un momento particolarmente delicato per il comparto, in considerazione delle regole in cui il settore si muove, della concorrenza sempre più agguerrita e della situazione economica. In questo contesto il Governo italiano, a differenza di quanto avviene nelle altre autorità per l’aviazione civile, sottraendo alcune funzioni all’ENAC, si sta privando di alcuni strumenti di controllo e mediazione tra gli aeroporti e le compagnie aeree. L’ENAC deve continuare a concentrarsi su un controllo rigoroso rispetto all’attuazione degli investimenti negli aeroporti, arrivando, se non rispettati, alla revoca delle concessioni alle società di gestione. La vigilanza dell’Ente deve continuare a garantire al massimo livello possibile la sicurezza del volo, la tutela dei diritti del passeggero, che sono il fulcro intorno al quale ruotano tutte le attività del settore, e la garanzia degli standard di livello dei servizi resi”. Sarebbe imminente una nuova regola, che trova consenso in ambienti Enac, che se il gestore ha gli ultimi due bilanci in perdita potrebbe rischiare la concessione.  Pronta la contromossa della Gesap che per bocca del suo presidente chichiara che “La Gesap dopo sette anni ha chiuso per la prima volta il bilancio in attivo”. Lo scalo di Palermo, però, resterebbe all’11cesimo (dati del 2013) posto con 40.244 movimenti (-6,25), 4 milioni 335.668 passeggeri (-5,44). Catania Fontanarossa nel 2013 si conferma sesto scalo nazionale e per quest’anno sono previsti 7 milioni di passeggeri. Presente al convegno un altro indagato eccellente il ministro Lupi.  La procura della Repubblica di Tempio Pausania ha avviato una inchiesta sulla nomina del commissario dell'Authority del porto di Olbia. A finire fra gli indagati il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi e l'attuale responsabile dell'autorità portuale Fedele Sanciu per concorso in abuso in atti d'ufficio. Il Direttore Generale dell’ENAC Alessio Quaranta, intervenuto come moderatore della sessione pomeridiana “Infrastrutture aeroportuali e regolazione economica”, ha commentato: “Mai come in questo periodo infrastrutture aeroportuali e processi di sviluppo economico sono strettamente connessi. In un momento di profonda crisi del settore, che nel nostro Paese stenta ancora a riprendersi, lo sviluppo delle infrastrutture può costituire, anzi costituisce, elemento
imprescindibile della ripresa economica. La giornata di studio organizzata a Mondello vuole essere un momento di riflessione che stimoli un confronto costruttivo tra operatori del settore, investitori economici e pubblici poteri, al fine di studiare soluzioni condivise che agevolino il rilancio delle attività”.  Infratti non poteva mancare il grande capo di F2i Vito Gamberale (indagato dalla procura di Milano con richiesta di rinvio a giudizio in corso) e Carmelo Scelta dg della Gesap (indagato dalla procura di Palermo). Alla riunione non potevano mancare gli argentini Corporacion America   (non è venuto  Eduardo Eurnekian  sotto processo per il fallimento di Volare, ma il figlio) da sempre interessati alla Sicilia (Palermo e Catania).  “Stiamo definendo gli ultimi dettagli per sottoscrivere un Accordo di programma quadro che prevede 20 milioni di euro per investimenti su Palermo e Trapani, faremo la stessa cosa per le infrastrutture di Catania e Comiso”. Lo ha detto l'assessore regionale alle Infrastrutture Nico Torrisi intervenendo a un convegno organizzato dall'Enac a Palermo. “Lavoreremo non solo sulle infrastrutture aeroportuali ma anche autostradali”. Vito Riggio, presidente dell'Enac ha voluto sottolineare che  “La situazione di Alitalia è sotto gli occhi di tutti - ha affermato -, c'è una situazione alla quale il governo deve porre riparo con un Piano nazionale del trasporto aereo. In Europa siamo considerati pericolosi concorrenti perché consentiamo agli arabi di entrare, Alitalia detiene il 47% del mercato nazionale. Alcune regioni non hanno politiche in materia di trasporto aereo, la Sicilia non risulta avere un piano di infrastrutturazione - ha aggiunto -. Abbiamo qualche idea da proporre al governo per capire cosa fare sul piano economico e istituzionale e volevamo farlo insieme all'Anci. Non c'è una ricetta, bisogna avviare una discussione, le città devono esserci d'aiuto, così come Confindustria. Vorremmo creare un tavolo permanente di riflessione da offrire al governo”.

Etihad frena su accordo con Alitalia

[La petra nun si movi s‘un è mossa. Frase siciliana] Per chi già  stava brindando all'accordo fatto tra Alitalia ed Etihad, ci ha pensato in queste ore la compagnia emiratina a riportare il tutto sul piano della realtà. In un comunicato, questa volta non congiunto con Alitalia, Etihad ha infatti precisato che l'accordo annunciato riguarda un percorso “che può portare” alla finalizzazione di una operazione, che per essere conclusa deve vedere soddisfatte tutte le condizioni, prime fa tutte quella della ristrutturazione del debito e dei 2.251 esuberi. Per questo Etihad ha specificato che per la finalizzazione dell'alleanza occorrerà il completamento della documentazione
sull'operazione, la finalizzazione delle condizioni, la richiesta alle autorità regolatorie e l'approvazione finale da parte degli azionisti e del consiglio di amministrazione. Tutti questi passaggi, conclude la compagnia di Abu Dhabi “saranno completati nei prossimi mesi”. Intanto Air France ribadisce di non ritenere ostile l'alleanza tra Alitalia ed Etihad. “Non vedo l'approccio di Etihad come un'operazione ostile - dice l'amministratore delegato di Air France-Klm, Alexander de Juniac -. Etihad è molto più ricca di noi”. Per l'ad del gruppo franco-olandese, l'ingresso di Etihad in Alitalia con il 49% dovrebbe essere l'occasione di un aumento di capitale al termine del quale la quota di Air France, che detiene ancora quasi il 7% di Alitalia, “sarà probabilmente diluita”. Il gruppo franco-olandese smorza i toni anche riguardo alla lettera inviata alla Commissione europea il 17 giugno scorso insieme a Lufthansa. La lettera, ha precisato de Juniac non era diretta contro Etihad, ma voleva segnalare un problema di “eccessiva crescita di imprese di paesi terzi, sostenute dai rispettivi governi, in industrie strategiche per il futuro sviluppo economico delle loro economie”. Il governo si augura di raggiungere un accordo sugli esuberi di Alitalia prima del 15 luglio. Lo ha detto il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi uscendo dall'incontro con il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, aggiungendo che il governo convocherà i sindacati per mercoledì prossimo. L'Alitalia ha confermato l'esistenza di 2.251 esuberi e per questi il governo sta valutando “l'esternalizzazione” di alcuni servizi e la “ricollocazione” di parte del personale nel territorio. “Si sta lavorando ma ancora l'accordo non c'è. Mi sembra che le parti intorno al tavolo dimostrino buona volontà per trovare una soluzione”. Lo ha detto l'amministratore delegato di Mps, Fabrizio Viola, a proposito della trattativa sul credito delle banche nei confronti di Alitalia. Nel caso di Mps il credito è di 90 milioni. A chi gli chiedeva quali possono essere le soluzioni sul tavolo, Viola ha risposto esprimendo un principio: “Il principio è che il debito bancario ha forme tecniche e rischi molto diversi e bisogna trovare forme che li rispettino e che garantiscano un equilibrio”.

Manca solo Matteo Messina Denaro

[Cui camina licca, cui sta dintra sicca. Frase siciliana] “Il clan del Casalesi non esiste più è stato, sconfitto dallo Stato nel suo potere militare ed economico”. Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti in un'audizione sul regime carcerario speciale di 41bis alla commissione Diritti umani del Senato. “In 22 anni - ha aggiunto Roberti, riferendosi all'arco di tempo da cui si applica il 41bis - abbiamo fatto molto contro le mafie, assicurando alla giustizia tutti i capi, salvo uno, Matteo Messina Denaro, che sono certo verrà presto catturato”. “Il 41bis è stato ed è uno strumento efficace di contrasto alle mafie e non dobbiamo mai pensare che sia uno strumento per costringere i detenuti a collaborare con la giustizia. La norma ha uno scopo di prevenzione e ha impedito che il carcere fosse una proiezione del territorio e che l'organizzazione lo controllasse come controllava il territorio. Pensiamo che la nuova camorra di Cutolo si costituì in carcere. I detenuti in 41bis - dice ancora Roberti - sono 717 e sono in carcere per lo più per l'appartenenza a organizzazioni di tipo mafioso. Ci sono tre detenuti in 41bis per terrorismo, il resto sono ristretti per mafia. Tra i tre detenuti per terrorismo c'è l'unica donna in regime di carcere duro, Nadia Desdemona Lioce, delle nuove Br.

Fininvest in rosso per 428 milioni nel 2013

[Cui trana ‘nganni, si tessi ruini. Frase siciliana] “Tutto è possbile”. Così l'emiro del Qatar Ali Bin Thamer al Thani, ha risposto ai giornalisti che a Palermo, a margine dell'incontro con Confindustria Sicilia, gli hanno chiesto di un possibile interesse di Al Jazeera, di cui la famiglia dello sceicco ha il controllo indiretto, all'acquisto di Mediaset. Da tempo Al Jazeera sta guardando a Premium per una eventuale partnership. “Stiamo studiando - ha aggiunto sorridendo - ma tutto è possibile”.  Fininvest, la holding della famiglia Berlusconi, chiude il 2013 con un profondo rosso di 428,4 milioni e, a differenza dello scorso anno, decide di non distribuire dividendi. Intanto, proprio nel giorno in cui il Biscione si aggiudica il pacchetto per trasmettere in digitale le partite delle otto big del campionato, in consiglio di amministrazione rientra accanto a Marina, Barbara e Luigi anche Pier Silvio, che aveva dovuto lasciare nel 2012 per la norma sul cumulo delle cariche. Ora rientra, ma al prezzo della rinuncia alla poltrona che occupava nel cda di Mediobanca.  Sui conti pesa il Lodo Mondadori – La società a cui fanno capo Mediaset, Mediolanum, il Milan e Mondadori ha chiuso il 2013 con una perdita salita a 428,4 milioni di euro dai 285 del 2012 e ricavi consolidati per 4,72 miliardi, in calo dell’8,5% rispetto ai 5,15 miliardi dell’anno precedente. La nota diffusa giovedì, quando si è riunita l’assemblea della holding, attribuisce il pessimo risultato “all’influenza molto negativa” della condanna definitiva a risarcire la Cir dei De Benedetti per il Lodo Mondadori. Sentenza che ha pesato sui conti per 491,3 milioni. A zavorrare il bilancio sono state però anche svalutazioni e oneri di ristrutturazione: al netto di questi oneri non ricorrenti il risultato netto consolidato sarebbe stato positivo per 91,7 milioni. Alla luce del buco, negli ultimi mesi la holding ha dato il via a una raffica di cessioni: dal 50% di Mediolanum assicurazioni per un corrispettivo di 22,2 milioni alla sede del Giornale in via Negri, di cui è stato liquidato il leasing, fino al golf club di Tolcinasco.
 
 

giovedì 26 giugno 2014

Si tratta su debito ed esuberi

[Si l’oriu va caru, chi crpacci havila mula? Frase siciliana] “Tra penultimatum e finti annunci su accordo siamo ancora a zero”. Così il segretario nazionale della Filt Cgil, Mauro Rossi, su twitter, commenta l'annuncio diffuso oggi da Alitalia ed Etihad sull'accordo per la stesura del contratto. Alitalia ed Etihad hanno trovato un accordo sulle condizioni per dare vita all'alleanza, con la compagnia emiratina che entrerà nel vettore italiano al 49%. Le due società procederanno ora alla stesura del contratto. Restano però ancora sul tappeto il nodo degli esuberi e del debito che rientrano appunto tra le condizioni necessarie per finalizzare l'intesa. Un in comunicato congiunto le due compagnie hanno confermato “di aver trovato un accordo sui termini e condizioni dell'operazione con la quale Etihad Airways acquisirà una partecipazione azionaria del 49 percento in Alitalia.  Il perfezionamento dell'operazione è soggetto alle approvazioni delle competenti autorità Antitrust”. Alitalia ha un livello di indebitamento di circa un miliardo, Etihad ne vorrebbe la rinegoziazione per circa 560 milioni. Allo studio ci sarebbe la cancellazione di un terzo di tale importo e la conversione in equity dei restanti due terzi. Le banche creditrici sono quattro: Intesa SanPaolo, Unicredit, Popolare di Sondrio e Mps, con le prime due che sono anche azioniste dell'Alitalia. Una fonte finanziaria ha sottolineato che un accordo sul debito, pur se ieri sono stati fatti dei passi avanti, non è ancora vicino e saranno necessari ulteriori incontri. “Una delle alternative che potrebbe portare a una positiva conclusione della vicenda - sottolinea la fonte - potrebbe essere quella di un allungamento della scadenza del debito, senza pregiudizio per i creditori, ma difficilmente si potrà arrivare a una conversione in equity”. Anche sul fronte esuberi la situazione è tutt'altro che risolta. Azienda e sindacati si sono lasciati la scorsa settimana ognuno sulle proprie posizioni, con l'Alitalia che ha ribadito la necessità dei 2.251 esuberi e i rappresentanti dei lavoratori che hanno a loro volta confermato la contrarietà a qualsiasi licenziamento. Ora si attende la convocazione dei sindacati da parte del Governo, attesa per la prossima settimana. “Alitalia-Etihad - afferma il sindacato autonomo Usb - rendono noto che è stato trovato l'accordo per l'acquisizione delle quote azionarie e che nei prossimi giorni le compagnie procederanno alla stesura di un contratto che preveda termini e condizioni. Quest'accelerazione non tiene conto dello stato del confronto con le parti sociali, con il nodo degli esuberi ancora irrisolto”. Il nodo esuberi resta ineludibile. “L'Usb - conclude - ammonisce che il sindacato non è un notaio, chiamato soltanto a sancire decisioni assunte altrove: se si dovesse procedere senza un confronto con le parti sociali nel momento in cui si parla di licenziamenti e di tagli indiscriminati del costo del lavoro, il Governo e l'azienda dovranno assumerne tutta la responsabilita”.

La sorella Cristina a giudizio

[Stenni pedi quantu linzola teni. Detto siciliano ] Una settimana dopo la proclamazione di Felipe VI a re di Spagna, la sorella Cristina di Borbone è stata rinviata a giudizio dal giudice istruttore del “caso Noos”,  José Castro, e sarà il primo membro della Casa reale a finire sul banco degli imputati. Una brutta grana per il giovane sovrano, che nel suo discorso d'investitura in Parlamento aveva promesso “una condotta integra, onesta e trasparente” della corona e reiterato al contempo rispetto per l'indipendenza della magistratura. “Pieno rispetto per la decisione giudiziaria”, è stato infatti oggi il commento ufficiale della Zarzuela. Mentre da molte parti si invoca la rinuncia di Cristina, settima nella linea di successione, ai diritti dinastici. Secondo molti osservatori, sarebbe stato proprio l'imminente incriminazione a indurre Juan Carlos I ad accelerare la sua abdicazione. Nell'ordinanza di 167 pagine, emessa al termine di un'inchiesta durata 3 anni, il giudice istruttore dell'Audiencia Nacional di Maiorca ha citato in giudizio con rito abbreviato la secondogenita di Juan Carlos, accusata di riciclaggio di capitali e reati fiscali, commessi in concorso con il marito Iñaki Urdangarin, fra il 2007 e il 2008, con l'evasione al fisco di oltre 337.138 euro. L'ex campione di pallamano, assieme al suo socio nella Fondazione Noos, Diego Torres, sarà processato per otto reati, fra cui malversazione di fondi pubblici, prevaricazione, falso in documenti, corruzione, falsificazione, truffa e frode all'amministrazione, oltre a riciclaggio di capitali ed evasione fiscale. Complessivamente, sono 15 i rinviati a giudizio, incluso l'ex presidente delle Baleari, Jaume Matas. Dopo circa 40 anni di regno, il monarca che ha traghettato la Spagna dalla dittatura alla democrazia ha ceduto simbolicamente la poltrona al figlio, Felipe VI, re già dalla mezzanotte tra mercoledì e giovedì, e che sarà proclamato domani davanti alle Cortes. Una protezione speciale, simile a quella che in base all'articolo 56 della costituzione tutela il capo dello Stato da incriminazioni penali o civili, e che garantirà al re uscente la condizione di aforadò, in base alla quale potrà essere giudicato solo da un tribunale superiore di giustizia, come avviene per circa 10.000 fra parlamentari, magistrati e alte cariche dello Stato. Ma, nel caso di Juan Carlos, l'esecutivo punta a estendere la tutela oltre le funzioni pubbliche, uno status senza precedenti nella democrazia spagnola. Si vuole ridurre la “vacatio legis” ed evitare un vuoto pericoloso, che inquieta i circoli monarchici, anche perché  finora la blindatura giuridica ha protetto il 76enne ex monarca da grane giudiziarie, come l'eventuale citazione come testimone nell'inchiesta Noos - in cui sono coinvolti il genero Urdangarin e la consorte Cristina - e le due imbarazzanti richieste di riconoscimento da parte di due presunti figli illegittimi: Albert Sola, 58 anni, cameriere spagnolo, e Ingrid Sartiau, 48 anni, massaggiatrice belga, che hanno entrambi presentato richieste di riconoscimento del Dna, finora frenata dalla “inviolabilità” del sovrano.  La formula alla quale lavorerebbe l'esecutivo del Pp per lo scudo giuridico, è l'approvazione - già venerdì - di un emendamento urgente al progetto di legge sulla razionalizzazione del settore pubblico, che regola fra l'altro i pensionamenti dei giudici, attualmente all'esame del Parlamento. Secondo quanto anticipa El Pais, sarebbe questa la strada più breve rispetto all'ipotesi inizialmente ventilata di riformare il progetto di legge che regola il potere giudiziario, nel quale già a marzo il governo Rajoy ha inserito una norma per la protezione giuridica da aforadà della regina Sofia e del principe delle Asturie.  

martedì 24 giugno 2014

CUI PRODEST, MATTEO?

[Cui cu tali mastru sedi, tali fatu teni. Detto arcaico siciliano] Riunione all’Enac, poi assemblea dei lavoratori e, infine, il mancato incontro sindacati Aviapartner. Conclusione di una intensa giornata di trattative: aria fritta. Ap propone, già da luglio, orario spezzato, 6 per 6 e banca ore. Tutti i sindacati hanno detto di no, anche la Uil avrebbe bocciato i programmi di AviaPartner ma avrebbe proposto che i permessi, in mancanza di volato, potrebbero essere decurtati dalle ferie. Questo a luglio, a ottobre, infine, ci sarebbe la ciliegina della solidarietà, già firmata dai sindacati in primavera che l'azienda, visti i nuovi numeri del volato, vorrebbe rivedere. Ma una proposta del genere avrebbe motivo di esistere se a guadagnare sarebbe l’operaio e a risparmiare l’azienda, ma in questo caso  i due fattori mancano.  I sindacati dovrebbero parlare, dialogare di più fra loro mettendo da parte i conti in sospeso, che dovrebbero essere fatti privati, privilegiando l’interesse collettivo. La riunione sindacati con AviaPartner è stata rinviata al primo di luglio.  

Le fonti separate dai fatti

[Cui pecca si cunfessa, e cui fa detta paga. Frase siciliana] Sottoscritto oggi l'accordo di rinnovo del contratto nazionale di lavoro giornalistico per il periodo primo aprile 2013 - 31 marzo 2016. “Un accordo importante per la comunicazione”, sottolinea una nota FIEG, in quanto “esso favorisce la trasformazione del settore e la nuova occupazione, in primo luogo giovanile, che sarà resa possibile da alcune novità contrattuali. Sono state definite regole certe, anche economiche, per i collaboratori e sono stati finalmente risolti alcuni annosi problemi del settore, come la cosiddetta ex fissa” e “si consolida la situazione dell'Inpgi, sia con nuove contribuzioni legate alle assunzioni sia grazie a specifici interventi degli Editori e del Governo sugli ammortizzatori sociali”. “Dobbiamo dare atto al Governo dell'importante contributo offerto per il raggiungimento di questo risultato, attraverso l'impegno profuso dal Sottosegretario Luca Lotti”, ha dichiarato il Presidente della Fieg, Giulio Anselmi. “È  stato siglato un accordo contrattuale che preserva la vitalità del contratto storico dei giornalisti e introduce elementi di innovazione che tengono conto del tempo della crisi e del quadro dei cambiamenti epocali che viviamo”: ha commentato il segretario della Federazione nazionale della stampa, Franco Siddi, sottolineando come l'intesa introduca “per la prima volta un accordo contrattuale sul lavoro autonomo. La domanda da porsi è: rispetto all'esistente si va avanti o no? La nostra risposta è sì”. L'accordo ha avuto il sì di otto componenti della Giunta Fnsi, tre i voti contrari e tre gli astenuti “che tuttavia - spiega Siddi - hanno sospeso il voto per una valutazione complessiva da fare alla luce del nuovo quadro di intervento pubblico”. Nella giornata di domani le parti sono convocate presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento dell'Editoria, per la firma del protocollo d'intesa con il Governo, finalizzato alla destinazione delle risorse previste per il settore dell'editoria dal comma 261, art. 1 della legge n. 147/2013 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita' 2014). Beppe Grillo chiede una legge che costringa i giornalisti a svelare le fonti dei loro articoli, pena il reato di diffamazione. Un nuovo duro attacco alla stampa dopo il caso de L’Unità. Sul blog del leader del Movimento 5 stelle si invoca una norma che si occupi di quella che viene definita una “malformazione congenita del giornalismo italiano che, grazie ai suoi favolosi pennivendoli, ha trasformato l’Italia in un Paese semilibero per l’informazione. Le fonti – si legge – non possono essere coperte, vanno citate nell’articolo o, in caso contrario, va fatto scattare in automatico il reato di diffamazione“.La colpa non è dei giornalisti, si legge ancora nel post, ma “dei lettori che si ostinano a comprare i giornali…” Le fonti “a cui si abbeverano gli inchiostratori italici sono fantasie dettate dalla loro linea politica e dai loro padroni. I servi hanno le fonti, i giornalisti i fatti. In Italia – conclude – ci sono le fonti separate dai fatti”.

lunedì 23 giugno 2014

POST HOLDER AREA MOVIMENTO, LA CACCIA CONTINUA

[Nun fari farina modda. Frase siciliana] http://lavoro.corriere.it/Annunci/ POST_HOLDER_AREA_MOVIMENTO_674539604.htm   Data di pubblicazione 30/05/2014. La Società di gestione (Gesap?) di un importante Aeroporto Internazionale ubicato nell’Italia meridionale cerca  figura professionale individuata come POST HOLDER AREA MOVIMENTO, che riporterà funzionalmente al Direttore Generale e Accountable Manager, e gerarchicamente all’Amministratore Delegato, dovrà svolgere tutte le attività previste per detta funzione dal Regolamento ENAC per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti, nonché dalle Circolari ENAC APT-16 e APT-22 e da ogni altra fonte anche a carattere regolamentare, come peraltro dettagliate nel Manuale d’Aeroporto della Società e negli altri documenti interni alla stessa. Dalla caratteristiche professionali sembrerebbe che il gestore, alquanto ambizioso, punterebbe su professionista che a naso potrebbe chiamarsi Matteo Renzi, al momento impegnato in altri movimenti.  Opererà in un contesto societario fortemente impegnato a proseguire un piano di ammodernamento e di sviluppo infrastrutturale dell’aeroporto per il quale sono previsti significativi investimenti a breve, che riguarderanno anche l’area di movimento e, in particolare, l’area di manovra. Il candidato ideale: laureato preferibilmente in Ingegneria, deve aver acquisito una significativa esperienza tecnico-professionale e gestionale nella area operativa di una struttura aeroportuale vantando, idealmente, una specifica e consolidata esperienza nel campo di uno o più servizi primari connessi con l’area di movimento. Dal punto di vista personale, vanta ottime capacità analitiche ma anche attitudini relazionali e comunicative. È  una risorsa dotata di leadership, spirito di iniziativa, ha un carattere ed una personalità strutturata ed è abituato ad operare per obiettivi ed a raggiungere i target assegnati, utilizza abitualmente sistemi informatici specialistici e conosce molto bene la lingua inglese. È  persona motivata alla crescita professionale ed è disponibile a trasferire la propria residenza. Condizioni offerte: la posizione prevede l’inserimento in un contesto di elevata professionalità caratterizzato da ambiziosi programmi di crescita. Sono previsti un contratto ed una qualifica in grado di attrarre candidature qualificate; l’eventuale trasferimento sarà supportato da apposito “relocation package”.

Boss detenuto con profilo Facebook

[Li palori nun fannu pirtusa. Frase siciliana] Gregorio Palazzotto, titolare di una ditta di traslochi, secondo gli investigatori sarebbe il capo della cosca dell'Arenella. È  quanto emerge dall'operazione Apocalisse sfociata in una novantina di arresti a Palermo. Palazzotto si trova in carcere, ma aveva aperto un profilo Facebook da dove insultava i pentiti. “Non ho paura delle manette, ma di chi per aprirle si mette a cantare”. Attraverso la pagina sui social faceva rivendicazioni contro il sovraffollamento delle carceri e chiedeva l'amnistia. Una vasta operazione antimafia denominata “Apocalisse” è in corso a Palermo: Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza stanno eseguendo 95 provvedimenti restrittivi nei confronti di “uomini d'onore” dei mandamenti mafiosi di Resuttana e San Lorenzo, accusati di associazione mafiosa, estorsione e altri reati. Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, hanno consentito di ricostruire il nuovo organigramma dello storico mandamento mafioso alla periferia occidentale della città. A capo del mandamento di Tommaso Natale e Resuttana secondo le indagini c'era lui: Girolamo Biondino, fratello di Salvatore, l'autista di Totò Riina. Era da poco stato scarcerato ed era tornato a comandare il clan. Per cercare di non finire di nuovo in carcere, Biondino faceva il pensionato. Girava in autobus e non si faceva vedere in giro con altri uomini d'onore. Secondo gli investigatori era lui a tenere le fila e imporre il pizzo a tappeto nel mandamento.  Gli investigatori hanno individuato capi e gregari, accertando numerose estorsioni praticate in modo capillare e soffocante da cosa nostra ai danni di imprese edili ed attività commerciali del territorio e riscontrando un diffuso condizionamento illecito dell'economia locale. Nel corso dell'operazione sono stati inoltre sequestrati complessi aziendali per svariati milioni di euro.

Dopo 100 anni svelato il killer di Joe Petrosino?

[Li cosi vietati su cchiù addisiati. Detto siciliano]Dopo oltre cento anni si sarebbe scoperto il killer che uccise in piazza Marina a Palermo il poliziotto italo-americano Joe Petrosino. Una cimice ha registrato una frase di Domenico Palazzotto, arrestato stamane, che si vantava delle tradizioni centenarie di appartenenza alla mafia della sua famiglia. “Lo zio di mio padre si chiamava Paolo Palazzotto, ha fatto l'omicidio del primo poliziotto ucciso a Palermo. Lo ha ammazzato lui Joe Petrosino, per conto di Cascio Ferro”. L'intercettazione è contenuta nell'ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere a Palermo 95 indagati per mafia. Joe Petrosino fu ucciso alle 20.45 di venerdì 12 marzo 1909, con tre colpi di pistola in rapida successione e un quarto sparato subito dopo, poco distante dalla piccola folla che attende il tram al capolinea di piazza Marina. Dagli Stati Uniti era arrivato nel capoluogo siciliano per debellare l'organizzazione criminale Mano Nera.

ALITALIA, I SINDACATI SOTTO PRESSIONE

[Cui sulu si consigghia, sulu si penti. Detto siciliano] In attesa di chiudere su Alitalia, di cui attraverso Atlantia ha il 7,44%, la famiglia Benetton passa all’incasso in Francia. Proprio mentre il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, avverte che per la compagnia di bandiera ci sono solo due opzioni, “il piano di rilancio di Etihad oppure il baratro”, la dinastia di Ponzano Veneto mette infatti la firma sotto un’altra intesa rilevante. Quella con il governo francese per la vicenda Ecomouv, il consorzio controllato per il 70% da Atlantia che avrebbe dovuto, per contro di Parigi, riscuotere l’eco-tassa sui tir cancellata prima ancora di entrare in vigore.  La società ha
annunciato infatti di avere sottoscritto un protocollo “che risolve il complesso contenzioso iniziato il 29 ottobre 2013 con la sospensione dell’avvio dell’eco-tassa”. E lo risolve con una vittoria su tutta la linea per gli italiani e i loro soci locali Thales, Sncf, SFR e Steria, ai quali fa capo il restante 30 per cento del consorzio. Dopo che, a fine maggio, una commissione di inchiesta del Senato francese aveva dichiarato regolare il contratto siglato nel 2011 dal precedente governo in seguito a una gara europea, ora l‘esecutivo guidato da Manuel Valls ha riconosciuto “la conformità al contratto del dispositivo sviluppato da Ecomouv”, “si riconosce debitore” e “rende Ecomouv indenne dai costi operativi e finanziari derivanti dalla sospensione dell’eco-tassa disposta dallo Stato”.  I termini finanziari dell’accordo non sono stati resi noti, ma al gruppo che controlla Autostrade per l’Italia e Aeroporti di Roma e di cui i Benetton sono principali azionisti, verranno perlomeno rimborsati i capitali investiti finora. Quanto alla quantificazione, una prima stima arriva dal vicepresidente di  Ecomouv che ha spiegato alla stampa francese come la società abbia già “finanziato e installato infrastrutture per un costo stimato fra 800 milioni e 1 miliardo di euro“. “I sindacati hanno dimostrato fino ad oggi grande responsabilità e sanno molto bene che abbiamo due opzioni davanti: c'è finalmente un grande piano industriale (ne vogliamo parlare?) di rilancio che porterà Alitalia a essere tra le prime compagnie del mondo e ad avere un sistema aeroportuale italiano più forte o il baratro”. “Alitalia non ha alternative” a una alleanza con un grande partner internazionale. “Non mi importa chi sia il proprietario: per gli italiani, i turisti e gli imprenditori quello che conta è avere una compagnia aerea competitiva in grado di portarli ovunque”. Lo afferma in una intervista al Financial Times Luca Cordero di Montezemolo, che se sette anni fa era stato tra i sostenitori “dell'italianità” per il vettore ora invece ha avuto un ruolo di “facilitatore” sui contatti con Etihad. L'alleanza con Air France-Klm non è mai stata positiva, mentre con la compagnie mediorientale ci sono molte più complementarità. “Ognuno può presentare i documenti che vuole, ma finché la maggioranza del pacchetto azionario rimane in Europa, non mi pare che ci sia nulla in contrasto con le regole europee”. Lo ha affermato il vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani.

INCUBO ISRAELE

[Cù è di l’arti, nni po’ parrari. Detto siciliano]“Non c'è ancora nessun accordo” sulle principali questioni legate al programma nucleare iraniano. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri di Teheran Mohammad Javad Zarif. “In alcuni casi si può vedere un barlume di speranza, in altri no” ha aggiunto Zarif parlando alla televisione iraniana dopo i negoziati di Vienna. Nuovo round il 2 luglio. Sulle alture occupate del Golan i decenni di tranquillità seguiti alla guerra del Kippur (1973) appartengono ormai al passato. Il futuro, per Israele, riserva solo nuove minacce. A
ridosso delle linee di demarcazione con la Siria, in quasi tutta la loro lunghezza, hanno preso posizione miliziani legati ad Al Qaida ostili al regime di Damasco. Ma anche se in definitiva il presidente siriano Bashar Assad avesse il sopravvento, lo status quo dei decenni passati (su cui ha vegliato finora una forza di Caschi Blu dell'Onu) non sarebbe egualmente ripristinato. Perché - affermano due esperti israeliani - l'Iran sta già lavorando ad un progetto ambizioso: la costituzione di una nuova “Siria modello Hezbollah”, forgiata a immagine e somiglianza della milizia libanese che si è già rivelata un puntello essenziale per il regime di Assad. Il timore, visto da Israele, è che in futuro non lontano la coriacea fazione sciita possa prendere posizione a ridosso delle posizioni israeliane sul Golan. Non si ferma l’avanzata dei jihadisti nel nord dell’Iraq. I miliziani sunniti dello Stato Islamico dell’Iraq e il Levante (Isil), che minacciano il governo di Baghdad e l’integrità dell’Iraq lottando contro l’esercito regolare, hanno annunciato la conquista di nuove città nel nord del paese. Attraverso un account su Twitter i militanti hanno dato la notizia d’aver preso il controllo di Tal Afar, nella provincia di Niniveh, “con l’eccezione di una piccola zona sottoposta a uno stretto controllo e nota come Zona Verde”, sostenendo d’aver così liberato “centinaia di prigionieri” dal carcere cittadino. Mosul, capoluogo di Niniveh, è stato tra le prime città a finire sotto il controllo dello Stato islamico. Di contro le forze governative hanno rafforzato la loro presenza intorno alla capitale Baghdad e, secondo la tv satellitare al-Arabiya, anche intorno all’aeroporto internazionale della capitale, luogo di recenti scontri. Fonti anonime della sicurezza hanno riferito all’agenzia Dpa di aver ucciso 23 militanti del gruppo a nord di Baquba, circa sessanta chilometri a nord-ovest di Baghdad. L’ultimo bilancio parla di 40 morti negli scontri in corso nella regione orientale irachena di Diyala, nel capoluogo Baaquba, assaltato da miliziani qaedisti. Il segretario di stato americano Jhon Kerry ha annunciato che per fermare l’avanzata degli estremisti sunniti gli Stati Uniti sono “aperti a discussioni” con Teheran se questo può servire a fermare le violenze e portare stabilità al paese. I due paesi non hanno rapporti diplomatici dal 1979 ma entrambi sono interessati a contrastare i miliziani sunniti dello Stato Islamico dell’Iraq e il Levante (Isil) che minacciano il governo di Baghdad e l’integrità dell’Iraq. Lo stesso presidente iraniano Hassan Rohani sabato ha dichiarato che Teheran sta valutando una
collaborazione con gli Stati Uniti su questa emergenza. La cornice dell’incontro tra Stati Uniti e Iran potrebbe essere questa settimana a Vienna nel corso delle trattative per trovare un accordo sul programma nucleare iraniano, nell’ambito del gruppo 5+1 (i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza Onu più la Germania). Kerry ipotizza l’impiego dei droni da bombardamento e afferma che a Washington non escludono nulla che possa essere costruttivo, anche se i colloqui con gli iraniani procederanno “passo per passo”. Il governo americano sta comunque riducendo il personale nella sua ambasciata di Baghdad dove sono stati inviati militari per rafforzarne la sicurezza. A seguito dell’avanzata in Iraq dei militari sunniti, il segretario della Difesa americano Chuck Hagel ha inviato la nave da guerra “Mesa Verde” (che trasporta un convertiplano V-22 Osprey, incrocio tra un aereo e un elicottero capace di decollare e atterrare verticalmente) nel Golfo Persico, che va ad affiancare la portaerei George H. W. Bush. Ma l’ex vice presidente iracheno Tareq al-Hashimi, riguardo l’ipotesi di un intervento militare in Iraq, ha detto: “Non permetteremo alcuna interferenza straniera in Iraq, perché si tratta di una questione tutta irachena e gli iracheni possono risolverla da sé”, aggiungendo che “l’interferenza di qualunque parte esterna, soprattutto quelle che usano la forza, sarebbe disastrosa”. Tareq al-Hashimi era fuggito dall’Iraq nel 2012 perché era stato emesso un mandato d’arresto a suo carico con successiva condanna a morte per alcuni omicidi e per un presunto sostegno ai gruppi militanti sunniti. Militanti sunniti hanno preso il controllo di un'altra città della provincia occidentale di Anbar: secondo quanto riporta la Bbc online, i miliziani dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isis) hanno conquistato Rutba, una città a 150 km a est del confine con la Giordania. Gli insorti, ha detto un loro portavoce alla Bbc, intendono prendere il controllo dell'intera regione di Anbar a maggioranza sunnita. Rutba ha una posizione strategica poiché si trova sulla strada principale tra Baghadad e la Giordania. Le forze irachene si sono ritirate intanto da tre città dell'ovest del Paese oggetto di un'offensiva degli insorti sunniti: Al-Qaim, Rawa e Aana. Le forze irachene si sono ritirate, con una manovra definita “tattica”, da tre città dell'ovest del Paese oggetto di un'offensiva degli insorti sunniti. “Le unità militari si sono ritirate (da Al-Qaim, Rawa e Aana) per essere ridistribuite”, ha detto il generale Qassem Atta, mentre sette persone sono state uccise in un raid aereo su Tikrit, città del nord caduta nelle mani dei jihadisti che da due settimane le forze di sicurezza irachene stanno cercando di riconquistare.
 

Rcs sempre più Fiat

[Lu suspiru veni di lu cori. Detto siciliano] Rcs “ha aperto da qualche settimana un tavolo” sul debito con le banche. È  quanto afferma al riguardo l'ad Pietro Scott Jovane, precisando che “l'aumento di capitale supplementare assolutamente non è previsto” e la trattativa è solo sul “costo del debito”. E la società, sottolinea, sta rinegoziando il debito con le banche “perché i risultati ci permettono di farlo”. Rispondete a sollecitazioni in tal senso di Della Valle? “Non lo stiamo facendo assolutamente per quello”, “che poi se questo sia a lui gradito, ben venga” - dice -. Noi lo stiamo facendo per la società”. Anche il presidente di Exor ha spiegato che “non c'è assolutamente a mia conoscenza il bisogno di aumentare ancora il capitale di Rcs”. Quanto alla partecipazione Fiat “non c'è assolutamente alcun dibattito con Marchionne. La vediamo allo stesso modo anche su questo”. Nessuna tregua poi con il patron della Tod's: "Non ho avuto nessun incontro con Della Valle. Della Valle è una persona pratica, che guarda al sodo, evidentemente si è reso conto che le sue preoccupazioni erano infondate e che il valore del suo investimento in Rcs è molto aumentato”, ha aggiunto.  Per Elkann “l'incremento della quota di Cairo in Rcs è positivo, vuol dire che crede nella società, pensa che sia ben gestita”. Così John Elkann, presidente di Exor. “Fiat ha sottoscritto l'aumento di capitale Rcs perché era l'unico modo per non farla fallire. Può essere ben gestita”. Elkann ha anche detto che “non c'è assolutamente a mia conoscenza il bisogno di aumentare ancora il capitale di Rcs”. Per il momento della Stampa Marchionne ha solo pianificato la vendita dell’immobile che fino a poche settimane fa ospitava la sede storica del quotidiano torinese a due passi dal Valentino. Ma nessuno ha mai messo in discussione persino piccole partecipazioni nei media strategiche come quel 3% dell’Ansa, la prima agenzia di stampa italiana, vero e proprio riferimento per moltissimi giornalisti. Intanto però la scure degli Agnelli si è abbattuta, come auto insegna, sui dipendenti del gruppo editoriale che sono passati dai 502 del 2008 ai 396 di fine 2011, permettendo alla Stampa (che ha anche lanciato un sito in tre lingue sul Vaticano, Vatican Insider) di chiudere il 2011 con un risicato utile da 146mila euro contro i 336mila euro del 2010, ma ben lontano dalla perdita da 14 milioni del 2009. Senza tuttavia dire addio a 44 milioni di debiti. Per il 2012 un aiutino è arrivato invece da Rcs, la società che pubblica il Corriere della Sera di cui Fiat è il terzo azionista con il 10,5% che da gennaio produce le copie della Stampa per l’Italia Settentrionale, mentre Torino si occupa della Gazzetta dello Sport per il Nord Ovest, in base a un accordo che “contribuisce alla saturazione dei rispettivi impianti portando in particolare a Torino circa 10 milioni di nuove copie stampate all’anno e consente importanti risparmi nei costi di produzione”, come spiega l’ultimo bilancio dell’editrice torinese.

domenica 22 giugno 2014

LIBERIAMO PUNTA RAISI DALLA GESAP/9

[Cui strittu sedi, largu mancia. Detto siciliano] Dopo due anni e sei mesi sono ritornati parte dei dipendenti dell’ex Rhs a Punta Raisi. Costretti a lasciare Punta Raisi dopo il fallimento della ditta Rhs, per due anni e mezzo vivono senza tfr e con 4 stipendi non pagati. Una brutta storia piena di umiliazione e sacrifici che solo chi ha perso il lavoro può capire. Adesso lavorano per Cassioli Airport e si occupano della manutenzione dei nastri sia agli arrivi che alle partenze.  Il contratto ha inizio dall’11/6 all’unici settembre. Ricordo che quando sono stati buttati fuori la Gesap rispose negativamente per utilizzare sei unità e gestire l’impianto nel migliore dei modi. I vertici della Gesap dissero che questo lavoro poteva essere garantito dagli elettromeccanici in organico Gesap. Ma allora perché sono tornati?  [segue]

AVIAPARTNER: A MILANO SI LOTTA, A PALERMO …?

[Cui vinni, scinni;cù accatta, acchiana. Detto siciliano] Cosa proporrà Aviapartner martedì ai lavoratori di Palermo? Il comitato unitario di base di Malpensa e Linate informano, tramite internet,  le richieste che loro hanno ricevuto e che con il copia incolla, potrebbero diventare oggetto di trattativa anche a Palermo. A Milano, però, hanno risposto con una serie di scioperi, ma a Palermo è tutto una incognita.  Il Cub denuncia  che da anni la direzione aziendale di Aviapartner se ne frega dei problemi dei lavoratori:  non rispetta il contratto nazionale sulle percentuali di part-time, con la conseguenza che decine di lavoratori aspettano da anni, la trasformazione dei loro contratto ad orario pieno. Decurta gli stipendi dei lavoratori a part-time, non applicando la giusta percentuale. Cerca di introdurre orari illegittimi come lo spezzato, l’orario estivo e il 6 per 6. Impone carichi di lavoro eccessivi ed inadeguati.  Non riconosce il giusto inquadramento professionale. I comitati unitari di base denunciano che   da alcuni giorni la direzione di Aviapartner, senza nessun accordo con i sindacati, sta convocando i lavoratori a part-time, per proporre loro: di dare solo il 70% in base ai conteggi aziendali, delle differenze delle buste per i part-time; di trasformare i contratti ad orario pieno per i lavoratori che accettano a Linate, le 6 ore al giorno per 6 giorni alla settimana, o l’orario spezzato, mentre per i lavoratori di Malpensa o l’orario stagionale o le 6 ore per 6 giorni alla settimana. Con questi trucchi la direzione aziendale, cerca di fermare le cause e le lotte, promosse dalla cub trasporti. Dando solo il 50% degli arretrati, senza riconoscerli anche per ogni mese a venire. Tutte le altre società, presenti in aeroporto, pagano i part-time nella giusta percentuale rispetto ai full-time, non solo per gli anni passati ma anche per il futuro. In nessuna società, di Linate e Malpensa sono stati introdotti orari spezzati, stagionali o su sei giorni lavorativi. Nella giornata del 24 giugno dalle ore 12,30 alle ore 14,30 ci sarà l'assemblea di tutti i lavoratori di Ap presso lo scalo di Punta Raisi. Le assemblee si fanno dopo che l'azienda presenta le proprie proposte, stabilire le linee guida che il sindacato deve intraprendere non sta ne in cielo ne in terra. Anche la valutazione, altro punto dell'assemblea, su programmi inerenti il futuro di tutto il personale Pae-Mas a causa della perdita dei voli per la continuità territoriale. Parlare per non dire nulla.

sabato 21 giugno 2014

Aviapartner, a che gioco giochiamo?

[A jazzu di troja nun circari spichi. Detto siciliano] L’Enac convoca nuovamente  gli attori della presunta tragedia che si sta consumando a Punta Raisi (Gesap, Ghp, Ap e prefettura di Palermo). Il 24, alle ore 11, presso gli uffici dell’Enac per il prosieguo dell’esame e della discussione congiunta già iniziata il 16 giugno, per addivenire alle soluzioni condivise e da tutti auspicate. Diamo per scontato che la Gesap non si presenterà all’incontro, sono troppo occupati nel processo di privatizzazione di Ghp e di se stessi. In questo secondo giro quali novità potranno esserci? Tutto tace, e se qualcosa bisogna dire è bene stare zitti per non alimentare aspettative. L’azienda potrà dire che a settembre/ottobre oltre alla solidarietà si potrebbe puntare allo spezzato, tanto nessuno si oppone. Dopo tutto bene che finisce, forse non farà ricorso alla mobilità.     Lo stesso giorno Ap convoca i sindacati alle ore 15, presso gli uffici amministrativi. Molto probabilmente l’azienda comunicherà ai rappresentanti sindacali che AviaPartner e GhP avrebbero raggiunto l’accordo. Lost sarà gestito da Ap e non più da GhP. AviaPartner, tra l’altro,  avrebbe deciso di aprire a Punta Raisi la biglietteria.   

Gh Napoli socio unico della Kh

[Fra commudu nun fu mai suprajuri. Detto siciliano] Alla fine il dottor Francesco D’Amico (ad e presidente della Kh nonché vice direttore generale della Sac, nella foto a destra) è riuscito nel suo intento: disfarsi della Katane (65% Sac, 45 Gh Italia) che macinava ogni anno debiti. Un progetto ambizioso che in molti avevano giudicato irrealizzabile ma non per d’Amico che è riuscito a far quadrare la settanta.  Con 1.000 euro Gh Napoli si è comprato tutto, anche i circa 9 milioni di debito con inps e agenzia delle entrate. Il gruppo napoletano con questa mossa incrementa notevolmente il proprio debito complessivo… , non abbiamo mai capito di economia  e francamente queste operazioni non ci aiutano a capire. La Sac con questa operazione si toglie una zavorra che farà decollare i propri conti economici già ottimi nel 2013.  Il gestore di Fontanarossa si prepara alla battaglia contro gli argentini che archiviata la “campagna Toscana”, puntano su Catania e Palermo.     L'ultimo terremoto alle falde dell'Etna passa da una presunta maxi truffa ai danni del comparto pesca. Il valore dei fondi che sarebbero stati dirottati verso progetti fantasma sfiora i 3milioni di euro, la notizia -svelata da La Sicilia-  ci sono indagati e imputati eccellenti. A partire dall'ex sindaco di Acireale Nino Garozzo, che si difende: “Non dubito, e per questo sono sereno, che sarà tutto chiarito e spero a breve”. Per non parlare di Gianni Vasta, presidente della Sac Service, società che gestisce, per conto della Sac, i servizi di sicurezza e vigilanza, parcheggio auto, manutenzione di impianti e infrastrutture e assistenza ai passeggeri. Insieme a lui sono anche indagati alcuni suoi parenti, Ada e Gianfranco Vasta, nella qualità di “consulenti” della Mcq, una delle società del sistema. L'inchiesta della Procura guidata da Giovanni Salvi ha scosso i piani altissimi del potere, molti degli indagati infatti, sono direttamente riconducibili a esponenti di altissimo profilo politico siciliano. Salvi,  annuncia che lunedì prossimo diffonderà i particolari dell'inchiesta.

LIBERIAMO PUNTA RAISI DALLA GESAP/8

[Soggira e nora, jettali fora. Detto siciliano] La Gesap, in un colpo solo, dà l’avvio  a due operazioni di un certo rilievo: la cessione dell’80 per cento della Gh, partecipata dai conti in rosso, e l’inizio dell’iter di privatizzazione del 53 per cento della Gesap stessa. In data 16 giugno alle ore 10,00 la Gesap avrebbe dovuto comunicare l’esito delle offerte tecniche e per l’apertura della busta “c-offerta economica”. Procedura aperta per l’affidamento dei servizi di advisory per l’assistenza e la consulenza economica – finanziaria, organizzativa e di supporto tecnico finalizzata alla valorizzazione e alla cessione della partecipazione di controllo della Gesap nell’ambito della privatizzazione della società. In ballo c’è il destino di una società che, come sostiene il presidente Fabio Giambrone, ha pareggiato i suoi bilanci lasciandosi alle spalle anni e anni di passivi. Sarà … “Approvato il bando per l’advisor - spiega Giambrone - ci sarà la pubblicazione per 60 giorni e poi l’individuazione della società che effettuerà la valutazione delle azioni. A quel punto daremo il via alla gara per la vendita, speriamo entro il 2014. La vera novità, però, è la vendita di Gh. GhP è stata messa in vendita senza consultare l’advisory.  La Gh Palermo nasce nel maggio 2005 come una società mista il cui socio di maggioranza è Gesap, mentre il restante 49 per cento è della partenopea Gh Napoli, posseduta da Alisud e Gesac (società che gestisce Capodichino), con un esborso da parte dei privati (secondo fonti sindacali) di circa un milione di euro. In tutto un centinaio di dipendenti (37 impiegati e 63 operai) che raddoppiano nel 2009 quando la Gh Palermo acquisisce 102 lavoratori di Alitalia Cai, altra società di handling che abbandona lo scalo siciliano, per non parlare del fatto che 37 part-time vengono stabilizzati. In tutto quasi 240 lavoratori che gestiscono quasi la totalità dei servizi a terra, con una quota minoritaria lasciata ai belgi di Aviapartner. Nel 2010 la Gesap sembra intenzionata a vendere Gh ma, vuoi per la resistenza di alcuni sindacati (la Cisal in particolare), vuoi per il cambio di management nel 2011, l’operazione si arena e addirittura si inverte: la Gesap comunica di volersi tenere le quote e il 5 giugno del 2012 è Gh Napoli a tirarsi indietro esercitando la put option e costringendo così la Gesap a riprendersi il 49 per cento delle quote a un prezzo prefissato nel 2005 (bilancio alla mano, il costo dell’operazione è stato di quasi 2,4 milioni). Gh Napoli resta socio tecnico e continia a fare le buste paga e continua a incassare le fatture dei vettori che poi gira a Palermo.  Insomma, la Gesap anziché vendere la propria parte si trova costretta ad acquistare anche quella degli altri, malgrado pare che i napoletani in qualche modo restino della partita continuando a svolgere il ruolo di socio tecnico. Inoltre proprio i napoletani sarebbero così riusciti, alla fine della fiera, a recuperare l’investimento iniziale e addirittura a vederlo lievitare. La società non naviga certo in buone acque (nel 2012 ha chiuso con una perdita di 1,7 milioni), tanto da dover ricorrere alla cassa integrazione in deroga per 20 unità: una decisione motivata dall’azienda sia con il fallimento di Windjet che con la crisi di Alitalia, che non riesce a garantire il numero di voli pattuito all’epoca della cessione dei 102 dipendenti. Ma i guai per la Gh non finiscono qui, visto che deve fare i conti anche con le cause degli stagionali che chiedono il passaggio a full-time e con un verbale dell’Ispettorato del Lavoro di un milione e mezzo di euro per la vicenda dell’Uges, ovvero legata all’assistenza dei passeggeri disabili. E la società ha preferito (stando a quanto scritto in bilancio) non effettuare alcun accantonamento, sicura di vincere il ricorso. La vendita dell’80 per cento, secondo fonti aziendali, porterebbe in cassa uno o due milioni ma soprattutto libererebbe Gesap da un pesante fardello. In pole position per l’acquisto ci sarebbe solo la Marconi di Bologna, società direttamente collegata  ai napoletani della Gh Italia. In questo caso non ci sarà advisor, ma direttamente il bando per la vendita. [SEGUE]

venerdì 20 giugno 2014

ROTTURA ETIHAD – ALITALIA?

[A lu poviru mancanu detti? Frase siciliuana] Arriva una doccia fredda da Zurigo per Alitalia.  Nella giornata di ieri alcune indiscrezioni di stampa riportavano la notizia che la compagnia italiana avrebbe inviato una lettera ad Etihad in cui formalizza l'esito positivo dell'ultimo cda e in cui sembra confermare la disponibilità ad accettare le condizioni del vettore del Golfo. Interpellato sull'argomento, il ceo di Etihad James Hogan, però, smentisce tutto: “La nostra posizione è chiara: stiamo ancora aspettando una risposta da Alitalia”.  Il manager si trovava  a Zurigo dove ha presentato il volo giornaliero di Etihad Airways Zurigo-Abu Dhabi. “Si sta discutendo per poter mandare i piloti in esubero  di Alitalia  su base volontaria in Etihad”, nella sede di Abu Dhabi. Lo riferisce il segretario generale aggiunto della Uiltrasporti Marco Veneziani. “Etihad ne cerca tanti, ha bisogno di circa 500 piloti”, spiega Veneziani. “Si sta discutendo in particolare della possibilità di assumerli per un periodo di 2-3 anni”, precisa Veneziani. A questo proposito, secondo quanto si apprende, ci sarebbe già stato un incontro con il direttore
operazioni di volo di Etihad. Basta parlare di esuberi - Veneziani però non cela una certa frustrazione. “Siamo consapevoli che la situazione è complessa e delicata, non c'è tantissimo tempo, l'azienda continua a parlare solo di esuberi, siamo stufi vogliamo vedere il piano industriale, che sembrerebbe prevedere sviluppo e utili nel prossimo futuro”.  Le riunione tecniche con l'Alitalia confermano che il quadro degli esuberi prospettato dall'azienda è ingestibile. Lo scrive l'Usb in una nota. “Come prevedibile - scrive il sindacato autonomo -, le 2.251 persone ritenute in esubero strutturale, suddivise in 149 piloti, 420 Assistenti di Volo e 1682 dipendenti di terra, interessano tutte le qualifiche dei naviganti mentre gli altri attraversano tutti i settori, operativi e non. L'azienda non ha ritenuto, però, di entrare in tutti i dettagli degli esuberi promettendo di farlo in una seconda fase, cosa assai curiosa in una trattativa dai tempi già ridottissimi”. “Sono state ulteriormente confermate - prosegue l'Usb - le modalità richieste da Etihad che prevedono il licenziamento di questi dipendenti a la conseguente collocazione in mobilità, in quanto questo personale è ritenuto non ricompreso nel piano previsto fino a tutto il 2018 e per evitare qualsiasi pretesa futura da parte di questi lavoratori. Numeri imponenti che si sommano a quelli del 2008 e al resto di un settore in piena crisi occupazionale”. “Usb - aggiunge il sindacato - aveva preteso di entrare nel merito dei numeri per avere un quadro chiaro delle dimensioni del fenomeno, finora oscurato dalle meline negoziali provocate da diatribe sindacali. Oggi continuiamo a denunciare l'impasse sulla dinamica del confronto e sul dettaglio dei numeri come se qualcuno intendesse perdere tempo per far arrivare a soluzioni dell'ultimo minuto calate dall'alto”. “Questo quadro di esuberi e le modalità individuate per risolvere il rapporto di lavoro rende la situazione ingestibile - conclude l'Usb -. Il tempo passa e i lavoratori vogliono sapere adesso se ci sono spazi per aggredire questi numeri e per ottenere dalle Istituzioni quelle risposte di sistema, senza le quali non c'è alcuna prospettiva per chi rischia di perdere il posto di lavoro, adesso così come è accaduto a chi l'ha perso sei anni fa. Il nostro obiettivo è quello di rendere il numero degli esuberi uguale a zero. Non abbiamo nessuna intenzione di rinunciarci e alzeremo il livello della vertenza.