sabato 29 marzo 2014

Chi sciopera ad aprile?

[L’ancilu la tira e lu diavulu la mina. Detto siciliano]Il prossimo mese di aprile vedrà  ad oggi alcune giornate difficili per chi dovrà mettersi in viaggio nella meravigliosa stagione primaverile. Una buona notizia è rappresentata dal fatto che le giornate interessate da sciopero sono inferiori rispetto a quelle dell'ultimo mese, tuttavia rischiano di creare non poche difficoltà a chi, per lavoro o per svago, ha deciso di partire in questo mese. Al momento le giornate critiche interesseranno la seconda decade di aprile. La prima giornata di sciopero interesserà esclusivamente il settore aereo ed è prevista per il giorno 11, dove per 24 ore si fermerà il personale del gruppo Meridiana (Meridiana/Air Italy) eccezion fatta per i voli in partenza ed in arrivo per lo scalo siciliano di Catania Fontanarossa. Mentre nella stessa giornata si fermeranno per 4 ore anche il personale navigante della Meridiana Fly. Sempre nella stessa giornata, si fermeranno dalle ore 00.01 alle 24.00 gli assistenti di volo di Easyjet. Per il giorno 12 Aprile sono previste agitazioni nel settore ferroviario, incrocerà le braccia dalle ore 21.00 fino alle 21.00 del giorno successivo il personale delle aziende del trasporto ferroviario (gruppo FSI, NTV, TRENORD). Il consiglio per coloro che hanno partenze previste in quelle date è quello di monitorare costantemente il sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per eventuali aggiornamenti o revoche e di confrontarsi con il proprio agente di viaggi di fiducia. Segnali di distensione all’aeroporto di Palermo. Gesap e sindacati, infatti, sembrano pronti a tornare a dialogare: l’azienda ha convocato i rappresentanti dei lavoratori per l’8 aprile e questi ultimi, in segno di buona volontà, hanno revocato l’assemblea convocata per domenica 30, primo giorno di base Air One a Punta Raisi. Air One continua l'espansione su Catania: dal 30 marzo lo smart carrier di Alitalia porta a tre il numero degli aerei dislocati a Fontanarossa e introduce 20 nuovi collegamenti no stop, di cui sei nazionali e 14 internazionali con un certo interesse per la Russia con ben quattro voli.  In Italia sarà possibile volare per Malpensa (due voli al giorno), Pisa, Venezia, Verona, Torino e Bologna. All'estero partiranno a breve i voli diretti per Amsterdam, Berlino Tegel, Dusseldorf, Kiev, Krasnodar in Russia, Lione, Londra, Mosca, Parigi, Praga, Rostov (in Russia), San Pietroburgo, Stoccarda e Vienna. Air One diventa così la prima compagnia per lo scalo etneo con un aumento dell'offerta del 34% rispetto all'estate scorsa. In totale la compagnia offrirà 970 mila posti.  Secondo Laura Cavatorta, direttore di AirOne, “questa importante offerta di voli stimolerà ancora di più il turismo da e per Catania e per questa zona della Sicilia”. Air One è tra l'altro partner del progetto di destagionalizzazione “Sicilia D'Inverno” che incentiva i flussi turistici nel territorio di Siracusa, Ragusa, Catania. Resta, comunque, confermato lo sciopero di 24 ore per l’11 aprile a
Punta Raisi

ma la ripresa del confronto azienda-sindacati è sicuramente un segnale importante in vista dei processi di privatizzazione e dopo settimane di aspre polemiche. Un clima di maggiore serenità a cui ha contribuito anche il rientro in servizio da domani di 19 dei 25 cassintegrati di Gh Palermo. Previsto per lunedì invece l’incontro dei sindacati con il commissario della Provincia Domenico Tucci. Non è andato male, ma “malissimo” l'incontro  tra sindacati e vertici Sea sul futuro dell’handling, la società controllata che gestisce il servizio bagagli e su cui pende la multa Ue da 452 milioni per presunti aiuti di Stato. Anche l'azienda, in linea con il governo, ha confermato che l'unica via per evitare la sanzione è dichiarare a luglio il fallimento, aprire una nuova società Airport Handling azzerando e ridefinendo da capo i contratti con gli operatori e con i dipendenti. Fin qui, esattamente l'accordo siglato tra le sigle e Sea mesi fa, prevedendo il riassorbimento dei 2.300 lavoratori nella nuova Airport o nella società madre. La rottura arriva dalla conferma, dopo le anticipazioni del ministro Lupi, che per garantire quella discontinuità aziendale chiesta dalla Commissione di garanzia Ue deve entrare in maggioranza un socio privato. “Sea sta con il governo, noi invece stiamo con i lavoratori e quindi da ora in poi rompiamo i rapporti e non possiamo rispondere di eventuali scioperi selvaggi che non possiamo escludere. Gli addetti sono arrabbiati e preoccupati, si rischia una macelleria sociale” spiega il segretario di Fit Cisl Trasporti, Giovanni Abimelech. Anzi, dopo i due assaggi, le “assemblee spontanee” venerdì scorso a Linate e lunedì a Malpensa, si annunciano giorni neri per chi vola. Sea si è presa una settimana per portare nuovi elementi al tavolo, ma il sindacato prepara uno sciopero di 4 ore, probabilmente l’11 aprile o una data vicina, e si rifiuta di andare anche al tavolo per discutere il superlavoro in vista a maggio per gli addetti ai bagagli: dal 12 per circa un mese l'aeroporto di Orio al Serio sarà chiuso per lavori, i voli Ryanair si sposteranno sull'hub. Sciopero in vista per i dipendenti Sea Handling.  Come riporta Il Giornale, nella giornata di venerdì 11 aprile, con ogni probabilità avrà luogo una protesta del personale lavorativo della società del gruppo Sea che smista i bagagli e svolge i servizi di terra. Secondo le indiscrezioni raccolte, i passeggeri e i cittadini saranno esposti a disagi perché i 2.300 lavoratori scenderanno sulle strade, all'imbocco degli aeroporti di Linate e di Malpensa, interrompendo il traffico.  Finora gli scioperi a sorpresa degli ultimi giorni non sono stati degli veri e propri scioperi ma "fermate spontanee" afferma Liviano Zocchi, segretario regionale della Uil Trasporti. Lo sciopero dell'11 non è stato ancora proclamato, perché i sindacati aspettano di essere convocati dal Prefetto (al quale hanno presentato richiesta mercoledì) e, dopo l'incontro, l'astensione sarà formalizzata. Le sigle hanno chiesto un incontro urgente al sindaco Giuliano Pisapia. Acque agitate in casa Meridiana.  Il sindacato di base Usb ha proclamato uno sciopero per venerdì 11 aprile attaccando le frasi dell'amministratore delegato della compagnia Roberto Scaramella: “Le ultime dichiarazioni rilasciate - si legge in una nota - confermano la volontà aziendale di licenziare 1.200 dipendenti entro il 2015 e il pervicace rifiuto di prendere atto di una serie di novità intervenute in queste ultime settimane”. Il sindacato giudica “totalmente inaccettabile che lo stesso Scaramella rifiuti di prendere in considerazione lo strumento alternativo del contratto di solidarietà, così come applicato nell'Alitalia appena poche settimane fa”.

L’Iran contro il terrorismo

[Cui nni duna, nn’aspetta. Detto siciliano] L'Iran ha annunciato un “piano” per rendere più sicuri i propri confini orientali esposti alla minaccia terroristica. In parallelo, i Pasdaran hanno reso noto che controlleranno un tratto di frontiera con il Pakistan. Nel pieno della crisi innescata dal sequestro di cinque guardie di frontiera iraniane in febbraio, il segretario del Supremo consiglio di sicurezza nazionale Ali Shamkhani, ha detto che “le forze di sicurezza intendono impedire il ripetersi di incidenti terroristici”. Il presidente Usa, Barack Obama, ha detto al re Saudita Abdullah che sul dossier nucleare dell'Iran, che preoccupa molto Riad, “non accetterà un cattivo accordo”. Lo ha rivelato un funzionario della Casa Bianca a Riad, dove Obama é stato in visita per meno di 24 ore. Obama, al termine dell'incontro con il re durato due ore, ha quindi dichiarato che gli interessi strategici degli Stati Uniti e dell'Arabia Saudita sono tuttora “allineati”.

Divania, indagati Ghizzoni e Profumo

[È asinu cui porta vastunati. Frase siciliana] Con l'aumento di capitale “possiamo partire dopo il 12 maggio. Si deve depositare la trimestrale, quindi una o due settimane dopo”. Lo ha detto  a Siena il presidente di banca Mps Alessandro Profumo, parlando con i giornalisti a margine di un evento. '”Mi auguro che restino azionisti che credono nella progettualità di lungo termine e che accompagnino la banca nei suoi progetti di stabilizzazione e crescita”. Lo ha detto  a  Siena il presidente di banca Mps, Alessandro Profumo, a margine di un evento , commentando la cessione del 15% del capitale di banca Mps da parte della Fondazione.  La Fondazione Mps ha ridotto la partecipazione in Mps dal 15% al 12% è quanto risulta nelle comunicazioni a Consob sulle partecipazioni rilevanti. “La discesa al 15% è un passaggio importante - ha aggiunto - chi ha comprato sottoscriverà certamente l'aumento di capitale. Non ho ancora incontrato BlackRock, ma loro sono operatori molto professionali”. “Attraverso una intera pagina pubblicitaria acquistata dal Codacons e pubblicata oggi su Italia Oggi, l'associazione lancia un appello pubblico a tutti i cittadini, finalizzato ad avviare una colletta per pagare i 30 milioni di euro richiesti da Mps all'associazione'', così il Codacons commenta l'iniziativa legale intrapresa da Monte dei Paschi di Siena, che con formale atto di citazione ha chiesto 30 milioni di euro di risarcimento danni all'associazione dei consumatori. Per l'associazione dei consumatori, la richiesta di danni rappresenta un “atto di intimidazione contro chi difende i consumatori e gli azionisti” ed è stata “accolta nei nostri uffici con un corale scroscio di risate”. Con l’accusa di bancarotta, per aver provocato il fallimento della società barese Divania, la procura di Bari ha inviato avviso di conclusione indagini a 16 dirigenti Unicredit, tra cui l’ad Federico Ghizzoni e il suo predecessore Alessandro Profumo, ora presidente di Mps. La notizia, anticipata da Espresso.it, ha trovato conferma in ambienti giudiziari. Due anni fa l’inchiesta aveva messo nel mirino 28 dirigenti per il caso derivati dopo la denuncia di Saverio Parisi, titolare di Divania, industria barese Bari che fino al 2003 dava lavoro a 430 persone. I reati a vario titolo erano estorsione, truffa e appropriazione indebita.  Da quell’indagine si è sviluppato un altro filone e gli inquirenti pugliesi hanno chiuso la nuova inchiesta: in questo caso ci sono l’amministratore delegato Federico Ghizzoni e il suo predecessore Alessandro Profumo, oggi numero di Mps. L’accusa ora è di bancarotta: Divania era un’azienda sana che, secondo i magistrati, fu mandata in rovina da Unicredit attraverso ben 203 derivati-trappola, “falsamente presentati come contratti a costo zero”, che in realtà hanno esposto l’azienda a “rischi illimitati”, concretizzatisi in “perdite accertate per oltre 15 milioni di euro” provocando così prima la chiusura della fabbrica e poi il fallimento, decretato nel giugno 2011.  Secondo il pm Isabella Ginefra era proprio Profumo a “elaborare, dirigere e coordinare le strategie di commercializzazione dei derivati alle aziende”. L’attuale presidente di Monte Paschi era già finito nel mirino della magistratura per la vicenda Brontos, una maxi-frode fiscale di Unicredit con un’operazione di finanza strutturata ipotizzata dalla Procura di Milano, che era finita per competenza a Bologna. Ma anche a Bologna l’inchiesta non si era fermata ed è finita – per decisione della Cassazione del 18 novembre scorso – deve essere condotta a Roma.  “Unicredit, in relazione alla vicenda, ancora una volta non può che ribadire fermamente la correttezza del proprio operato, di quello di ex esponenti e propri dipendenti ed è convinta che ciò potrà emergere dal vaglio delle sedi giudiziarie. Le vere ragioni del default di Divania – si legge in una nota dell’istituto bancario – sono peraltro contenute nella sentenza dichiarativa del suo fallimento del giugno 2011, confermate anche dalla Corte d’Appello di Bari. L’attuale ad di Unicredit, all’epoca dei fatti, ricopriva peraltro altri incarichi all’estero e quindi in nessun modo può essere coinvolto in questa vicenda“.

venerdì 28 marzo 2014

Tsipras il 3 aprile a Palermo

[Tira lu tò, e fà sunari li campani. Frase siciliana] Alexis Tsipras sarà a Palermo giovedì 3 aprile, anziché il 29 marzo come annunciato precedentemente. Il parlamento greco ha infatti calendarizzato tre giorni di lavori, dal 28 al 30 marzo, per il nuovo quadro di accordi con la Troika. Così il candidato alla presidenza della Commissione europea sarà a Palermo, unica tappa italiana prima delle elezioni europee, qualche giorno dopo. Nelle scorse settimane, polemiche aveva suscitato l'esclusione dalla lista Tsipras dell'imprenditrice antimafia Valeria Grasso

Intesa Sanpaolo prevede 4.500 esuberi

[Quantu si cunta è menti. Detto siciliano] Il piano d'impresa di Intesa Sanpaolo prevede 4.500 esuberi ma saranno tutti riassorbiti nelle iniziative dell'istituto. Il piano infatti prevede un “grande progetto per la riqualificazione, che permette di riassorbire la capacità in eccesso su iniziative prioritarie”. La capacità in eccesso è pari a circa 4.500 persone, la maggior parte delle quali è già sul territorio: per circa 2.300 persone derivante dalla semplificazione organizzativa, per circa 300 dalla semplificazione societaria, per circa 1.000 dalla razionalizzazione del presidio territoriale, per circa 400 dalla digitalizzazione e per circa 500 dall'efficientamento della concessione del credito. “Tutta la capacità in eccesso per circa 4.500 persone riassorbibile sulle iniziative prioritarie del Gruppo''. Il piano d'impresa di Intesa Sanpaolo per il periodo 2014-2017 prevede robusti investimenti in tecnologia e innovazione, con 5 miliardi di euro di investimenti cumulati nel periodo del piano (2,9 miliardi per la crescita, 1,2 miliardi per l'efficienza e 0,9 miliardi per la gestione del credito e dei rischi), e valorizzazione e motivazione delle persone, attraverso formazione (circa 5 milioni di giorni di formazione nel 2014-2017), riqualificazione, riconoscimento del merito individuale nella carriera e incentivi di lungo termine. Il consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo ha deliberato la distribuzione di un dividendo cash di 5 centesimi per azione ordinaria e di risparmio, in linea all'anno precedente. Inetsa Sanpaolo nel periodo 2014-2017 procederà alla cessione dell'intero stock di partecipazioni iniziale di circa 2 miliardi di euro. Al riguardo il piano d'impresa prevede la costituzione della Capital Light Bank per la riduzione delle attività non-core. La nuova business unit gestira' un portafoglio chiuso per un total di circa 46 miliardi di valore lordo a fine 2013, in riduzione del 50% a circa 23 miliardi entro il 2017. La riduzione avverrà attraverso il recupero di 8 miliardi di sofferenze su uno stock iniziale di 27, vendita di circa 2 miliardi di euro di asset repossessed su uno stock iniziale di 3 miliardi, la diminuzione di circa 11 miliardi di altri asset non strategigi su uno stock iniziale di 14 miliardi oltre alla dismissione dell'intero stock di partecipazioni. La vendita del portafoglio di partecipazioni avverrà attraverso cessioni. Entro il 2017 sarà Intesa Sanpaolo a vendere l'intero portafoglio di partecipazioni non-core, pari a circa 1,9 miliardi di valore di libro a fine 2013. Nell'ultimo trimestre dell'anno scorso l'istituto ha già dismesso la partecipazione in Generali (valore di libro di circa 360 milioni di euro) e nel primo trimestre 2014 sono già state dismesse le partecipazioni in Pirelli, SIA e Union Life (valori di libro rispettivamente di circa 35, 80 e 145 milioni), per un valore di libro complessivo di circa 620 milioni e una plusvalenza totale di circa 320 milioni. Il piano inoltre prevede la gestione proattiva degli altri asset non strategici, con il rafforzamento dei team dedicati e la riduzione proattiva del portafoglio velocizzando il recupero del valore.

Fs, indagine Ue su aiuti di Stato

[A cui cci mancia la testa, s’arraspa. Detto siciliano] Indagine dell’Unione europea per accertare se Trenitalia e Fs Logistica, entrambe del gruppo Ferrovie, abbiano ricevuto aiuti di Stato illegali. Nel mirino dell’inchiesta ci sono alcune compensazioni ”per obbligo di servizio pubblico e trasferimento a titolo gratuito di asset, nell’ambito del trasporto ferroviario di merci”. L’obiettivo è capire se questi provvedimenti sono compatibili con le norme europee. Per questo – fa sapere Bruxelles – la Commissione esaminerà se è stato “conferito un vantaggio economico selettivo a Trenitalia o ad altre società del gruppo, a scapito dei concorrenti”. L’indagine nasce da due distinti esposti presentati da altrettanti competitors del gruppo guidato da Mauro Moretti. Ma l’amministratore delegato, a margine del Forum di Fs sul trasporto pubblico locale a Roma, ha commentato: “Noi siamo non sereni, ma tranquilli”. Poi Moretti ha spiegato dal suo punto di vista il motivo dell’indagine Ue sul cargo di Fs: “Ci sono delle aziende italiane che hanno fatto ricorso. Le aziende – ha sottolineato l’ad – sono dirette da nostri vecchi dirigenti licenziati e quindi potete capire se c’è qualche problema di rivalsa”.

giovedì 27 marzo 2014

Oltre 200 in Italia guadagnano più di Moretti

[Lu invidiusu campa pinatu. Detto siciliano] Le polemiche sugli stipendi dei manager pubblici in Italia non rappresentano un caso isolato nel mondo occidentale. È  dal crac di Lehman Brothers che i mega stipendi di banchieri e manager sono finiti nell'occhio del ciclone dell'opinione pubblica e della politica. Dalle indicazioni del Financial Stability Board nel 2010 allora presieduto da Mario Draghi agli interventi legislativi in Francia, Germania e Italia, dall'inasprimento fiscale sui bonus in Gran Bretagna alle disposizioni dell'Europarlamento negli ultimi 5 anni si è assistito a ondate di iniziative e interventi per mettere un freno agli stipendi delle grandi corporations. Argomento molto sentito dai cittadini tanto che nella austera e riservata Svizzera l'autunno scorso c'è stato un referendum per limitare gli stipendi dei manager a un massimo di 12 volte la retribuzione media dei propri dipendenti. Referendum bocciato, con sospiro di sollievo per i top manager elvetici che sono tra i più pagati del vecchio continente (sui 20 manager europei più pagati ben 5 guidano gruppi con base in Svizzera). Il Parlamento
europeo, con la netta opposizione dei rappresentanti britannici, qualche mese fa ha approvato una risoluzione che impone ai banchieri che lavorano nell'UE di non poter incassare bonus oltre il 100% della retribuzione base senza l'ok dell'assemblea dei soci. Ma soltanto in Gran Bretagna l'assemblea dei soci si esprime con un voto specifico sulla politica di remunerazione degli executive e si contano sulle dita di una mano le bocciature negli ultimi 5 anni. Non a caso i manager della City sono i più pagati nel vecchio continente.  Nonostante gli interventi legislativi, le disposizioni delle varie banche centrali e il pressing dell'opinione pubblica, l'andamento delle retribuzioni dei manager sembra non conoscere crisi. Secondo la rilevazione annuale della società specializzata Haygroup la forbice tra manager e dipendenti continua ad allargarsi. Nel 2012 in Europa lo stipendio degli amministratori delegati è aumentato in media dell'8,3%, rispetto a un +5,4% degli altri manager di vertice mentre lo stipendio medio dei dipendenti ha conosciuto un incremento inferiore al 2%. In Europa c'è poi una questione di trasparenza. Nonostante ripetuti interventi normativi delle varie istituzioni comunitarie c'è ancora una giungla in fatto di informazione. Una volta tanto l'Italia non è fanalino di coda. Anzi. Le società quotate devono indicare le retribuzioni individuali, la loro composizione, criteri e modalità di calcolo dei bonus. In molti paesi del Nord Europa invece è ancora sufficiente indicare gli emolumenti complessivi del board. Anche nella pubblica amministrazione la trasparenza in Italia è di gran lunga superiore al resto d'Europa con la pubblicazione dell'elenco dei dirigenti dei ministeri e relativi compensi. Le retribuzioni dei dipendenti pubblici in Italia presentano una coerenza e una logica molto diverse rispetto al panorama internazionale. Il governo Monti introdusse il tetto degli stipendi per i dirigenti pubblici, equiparandolo a quello del presidente di Corte di Cassazione (circa 303 mila euro). Prima del decreto Monti l'Italia rappresentava l'Eden per gli alti dirigenti pubblici. Secondo uno studio dell'Ocse i massimi dirigenti della PA in Italia guadagnavano 632 mila dollari l'anno, quasi tre volte la media dei paesi Ocse, superando di gran lunga i 400 mila dollari dei dirigenti della Nuova Zelanda in seconda posizione. Anche con il tetto introdotto da Monti un dirigente generale italiano guadagna circa 100 mila euro in più rispetto all'omologo francese e tedesco. Fanalino di coda invece i funzionari italiani della PA. Secondo i calcoli dell'Ocse si fermano a 52 mila euro contro i 68 mila della media Ocse, meno della metà rispetto agli americani primi in classifica e distanti dagli 80 mila euro di Olanda, Spagna, Belgio e Danimarca.



 

Gli amici degli amici di Renzi/2

[Un piccatu tira l’autru. Frase siciliana] “Una Ceres gratis a tutti quelli che hanno votato Renzi alle ultime elezioni politiche”, recita così il nuovo slogan della Ceres, la birra danese che sfida la nostra politica. Dopo le elezioni 2013, nella quale il marchio aveva già fatto ironia sul governo e sul parlamento italiano con la frase “Prima si vota, poi si beve, non come le altre volte”, questa volta nel mirino della campagna azzardata è finito Matteo Renzi. L'uomo - diventato Presidente del Consiglio senza passare attraverso il voto di maggioranza del popolo - ha già scatenato le critiche e derisioni da parte di tutta Europa: “Anche la Danimarca ride di noi”, si legge tra i tantissimi commenti web riguardo la vicenda. Nell'immagine che riporta la celebre birra con la frase sul nuovo premier, c'è un asterisco con la spiegazione in fondo alla pagina: “Si intendono le elezioni politiche italiane del 24-25 febbraio 2013 alle quali Matteo Renzi non era candidato. Pertanto la presente offerta non ha nessun valore”.  Perché il premier sin da quand’era
presidente della Provincia di Firenze - e ancor più da sindaco - ha sempre lavorato sodo per intrecciare rapporti al di fuori della politica. La letteratura renziana è piena di retroscena sui vari cerchi magici del presidente del Consiglio: relazioni che spaziano dall’imprenditoria alla cultura passando per le immancabili fondazioni. Di certo l’attacco di Diego Della Valle, patron di Tod’s e dell’amata Fiorentina, all’amministratore delegato delle Fs Mauro Moretti ne rappresenta una chiara testimonianza. Della Valle, socio di Luca Cordero di Montezemolo nel business Ntv e dei treni Italo - che nelle intenzioni dovrebbero fare concorrenza proprio alle Ferrovie dello Stato, rappresenta forse, insieme a Carlo De Benedetti, uno dei sostenitori più in vista di Matteo Renzi. Non è un caso che proprio Della Valle sia stato accostato nei giorni precedenti alla nascita del governo Renzi al ministero dello Sviluppo economico. Di certo non è l’unico. Tra i sostenitori meno conosciuti c’è Marco Carrai, imprenditore di Greve in Chianti, costruttore, coetaneo e amico personale del premier e dell’ex presidente della Fiat Paolo Fresco. Abile nel raccogliere fondi, collettore di relazioni internazionali, dagli Usa a Israele, in buoni rapporti con Corrado Passera, Carrai ai tempi delle primarie gestiva il fundraising insieme all’avvocato di Renzi Alberto Bianchi, presidente della Fondazione Big Bang. Tra i primi ad essere folgorati da Renzi c’è il produttore televisivo Giorgio Gori, candidato sindaco a Bergamo alle prossime amministrative. Tra gli imprenditori vicini al premier ci sono poi Oscar Farinetti - ideatore della catena di megastore della gastronomia Eataly e Andrea Guerra, top manager di Loxottica. Accanto agli imprenditori, ci sono poi professori universitari, scrittori e intellettuali. Tra questi ci sono Alessandro Baricco, Enrico Brizzi, Giuliano Da Empoli ed Edoardo Nesi, l’economista Luigi Zingales e i costituzionalisti Francesco Clementi - che ha teorizzato gran parte delle riforme inserite da Renzi nel programma elettorale per le primarie perse contro Bersani - e Roberto D’Alimonte, il papà - deluso - dell’Italicum. Riggio è siciliano ma ha a cuore Firenze. È a lui che telefona il fiorentino Denis Verdini (l’uomo che tutti i lunedì sussurra a Renzi, secondo B.) per raccomandargli l’amico costruttore fiorentino Riccardo Fusi, interessato ai lavori aeroportuali per la sua Baldassini Tognozzi Pontello. Ed è lui che si dichiara “a disposizione”. Del resto, quando Naldi dichiara l’interesse del gruppo argentino per l’aeroporto di Palermo (29 gennaio 2013), subito Riggio fa una dichiarazione ruggente sull’urgenza di privatizzare lo scalo di Punta Raisi (31 gennaio 2013). Bonomi con gli affari di Eurnekian ha un’antica consuetudine. Fu lui, da presidente della Sea, a stringere lo sventurato accordo per Aeropuertos Argentina 2000. Fu lui, nella controversia che ne seguì, a beccarsi dall’irascibile argentino una denuncia penale per truffa ed estorsione, rimasta senza seguito. I due hanno fatto pace, e, quando Eurnekian è rimasto coinvolto nella bancarotta fraudolenta dell’aerolinea Volare, proprio Bonomi si è presentato al tribunale di Busto Arsizio come suo avvocato di fiducia. Eurnekian e il fido Naldi sono tuttora sotto processo per il crac Volare. Uno degli episodi più curiosi ricostruiti dall’inchiesta vede Eurnekian comprare delle azioni di Volare dal fondatore Gino Zoccai, il quale per sdebitarsi fa comprare a Volare una compagnia uruguaiana di Eurnekian, la Bixesarri. “Peccato soltanto che ormai Bixesarri avesse soltanto un aereo e per di più sotto sequestro in America Latina perché utilizzato per il traffico della droga”, scrissero gli inquirenti. Business is business. [fine]

martedì 25 marzo 2014

3 badanti per la Gesap

[Morti addisiata ‘un veni mai. Detto siciliano] Giancarlo Trevisone, ex Prefetto di Palermo ed ex Commissario antiracket; Pietro Ciani, ex Comandante interregionale Italia Sud-occidentale; e Paolo D'Angelo, ex consigliere di Stato: sono loro i tre personaggi che costituiscono il comitato consultivo a cui si è affidata la Gesap per vigilare sugli appalti dell'aeroporto Falcone-Borsellino. La presentazione del comitato è avvenuta questa mattina nel corso di una conferenza presenziata dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Bene, potrebbe pensare il povero contribuente, tutti gli altri amministratori, indagati e non,  ingegneri (molti), avvocati (tanti) sono stati licenziati. E invece non è proprio così. I tre tutor, garanti, badanti sono stati nominati per gestire il caos creato, vedi inchiesta della magistratura,  da chi ha gestito, sembrerebbe non bene, la Gesap. “Il nuovo comitato di garanzia - ha affermato Fabio Giambrone, presidente della Gesap - che si insedia oggi è stato fortemente voluto dal cda della Gesap che lo ha votato lo scorso 19 marzo. Ci aiuterà nella nostra opera quotidiana: avrà compiti consultivi e di indirizzo giuridico, con riferimento alle problematiche attinenti l'analisi e l'interpretazione della normativa vigente in materia di attività contrattuale negli appalti di lavori, forniture e servizi”. Diceva lo scrittore Levi che le parole sono pietre e quando le tiri fanno male. Il presidente della Gesap, insieme a tutto il cda,  sostiene che loro sarebbero incapaci di gestire materie giuridiche, appalti … dopo  questa autocritica dovrebbero dimettersi. Per quale motivo paghiamo ingegneri ph, se poi questi non sono in grado di gestire l’espletamento degli appalti?  Il comitato avrà la durata di due anni e i tre componenti percepiranno un compenso forfettario di 12 mila euro lorde più un rimborso spese per i viaggi aerei.

L’Enac aspetta gli argentini

[Moretti (Fs): “Se tagliano gli stipendi, i manager pubblici andranno all’estero”. La Merkel: “Se ve li tenete potete sforare il 3%”. www.spinoza.it] Il meeting tra i vertici dell'Ente nazionale aviazione civile (Enac), rappresentato dal presidente Vito Riggio e dal direttore generale Alessio Quaranta ed i massimi dirigenti delle società di gestione degli aeroporti di Firenze e Pisa (Vittorio Fanti per AdF e Gina Giani per Sat) non ha prodotto risultati concreti in merito ai piani di sviluppo dei due scali toscani. La cosa era del resto abbastanza prevedibile: com'è noto ormai da settimane le due società sono al momento oggetto della scalata da parte di Corporacion America, l'azienda di proprietà del magnate argentino Eduardo Eurnekian, ed è difficile delineare dei piani d'azione e quando non c'è neppure la sicurezza su quale sarà la situazione delle due società nel corso dei prossimi mesi. L'imprenditore di origini armene ha già acquistato il 33,4% delle azioni di AdF, finora in possesso del fondo F2i di Vito Gamberale, ed il 27,35% di Sat. Eurnekian ha quindi lanciato l'Opa (offerta pubblica d'acquisto) per le quote rimanenti di ambedue le società di gestione (per quanto riguarda Firenze si tratta di una procedura obbligatoria, dal momento che Corporacion America ha superato il 30% delle quote), e l'obiettivo è quello di creare un sistema aeroportuale toscano integrato. “Non lo considero un investimento finanziario perché noi siamo soci industriali. Vogliamo gestire,
investire e fare crescere ambedue gli scali in un unico sistema. La Toscana ha grandi potenzialità e noi puntiamo alle regioni a maggior vocazione turistica oltre a essere specializzati da sempre nei sistemi aeroportuali. Sicilia e Toscana, che hanno la maggiore storia e la maggiore prospettiva turistica, sono le regioni ideali in questo senso”, aveva spiegato Eurnekian a “Repubblica Firenze”. Nell'incontro di giorno di 20 marzo  i dirigenti di AdF e SaT (presenti anche il direttore generale di Firenze, Umberto Preziosa, ed il direttore tecnico di Pisa, Pasquale Tirotta) si sono limitati ad informare l'Enac di “Aver ricevuto un'offerta pubblica di acquisto”, della quale terranno aggiornata Enac, “Ai sensi di quanto previsto dalle normative in merito all'intermediazione finanziaria”. Da parte sua l'ente presieduto da Riggio “ha confermato alla società AdF di aver ricevuto alcuni giorni fa il piano di sviluppo aeroportuale che verrà analizzato dalle strutture tecniche” dell'Enac. Per tutto il resto, a partire dalla nuova pista di Firenze fino ai piani di sviluppo di Pisa, bisognerà attendere almeno fino a maggio, a scalata di Eurnekian conclusa.  L’aeroporto di Firenze ha un giro d’affari di 50 milioni e circa 250 dipendenti. Se 100 milioni di indotto sono in grado di portare migliaia di posti di lavoro questo Eurnekian dev’essere davvero un mago. Più complicato è suscitare l’entusiasmo degli enti pubblici che controllano fino a oggi l’aeroporto di Pisa. Naldi è stato veloce. Il 28 febbraio ha comprato dal Monte dei Paschi (di cui è primo azionista la Fondazione Mps presieduta dalla Mansi) il 4 per cento delle azioni a 12 euro l’una. Tre giorni dopo ha preso da altri tre azionisti privati il 23,4 per cento pagando 13,15 euro per azione, il 9,6 per cento in più di quanto dato a Mps. A questo stesso prezzo ha lanciato, attraverso apposita società costituita pochi giorni prima, l’Opa volontaria sul restante capitale. Un analista di Intesa Sanpaolo, Luca Bacoccoli, ha definito l’offerta disappointing, cioè bassa in modo sconcertante. Guardando ai dati di bilancio, l’offerta per Pisa (scalo, strano a dirsi, ben gestito dalla mano pubblica e privo di debiti) è la metà di quella per Firenze, e Intesa Sanpaolo
consiglia gli azionisti – grandi e piccoli, pubblici e privati – di tenersi i titoli e mandare a quel paese l’Opa di Naldi e Eurnekian. Tra i soci pubblici è decisiva la Regione Toscana, con il suo 17 per cento. Naldi ha già il 27 per cento, e se il governatore Enrico Rossi mollasse arriverebbe al 44 per cento. Resterebbe un 17 per cento circa di azionariato diffuso dove raccogliere il 6-7 per cento che manca per il 51 per cento. Come al solito il caso è politico. Rossi, pisano di Pontedera e storicamente bersanian-dalemiano, ha perso il duello con Renzi e da mesi è sotto tiro. Gli amici del premier, in primis il nuovo segretario regionale del Pd Dario Parrini, hanno cercato di giubilarlo offrendogli il posto di capolista nell’Italia centrale per le Europee del 25 maggio. Lui ha raccolto le ultime energie e ha detto no. Ma da settimane, forse per contenere la pressione renziana, non risparmia lodi sperticate all’uomo di Buenos Aires che, a sentire il governatore, è destinato a rendere prosperi e felici tutti i toscani. Se Carrai immagina 100 milioni di indotto, Rossi fantastica di 100 milioni di investimenti. In realtà il ricco Eurnekian non sembra intenzionato a tirar fuori altri soldi se non quelli necessari a comprare le azioni, che servono a trarre profitti dai due aeroporti, non certo a finanziarli. La nuova pista dell’aeroporto di Peretola, che i fiorentini sognano da decenni, sta già suscitando l’opposizione dei comuni di Prato (destinato a beccarsi il rumore) e di Sesto Fiorentino (il sindaco Gianni Gianassi sostiene che sarà devastato un parco naturale). Ma resta sottinteso, soprattutto, che si farà con denaro pubblico, non certo con i pesos di Eurnekian. Difficilmente il governatore Rossi avrà la forza di opporsi all’amico degli amici di Renzi. È la dura legge della politica. Eurnekian ha già vinto: sarà la prima privatizzazione realizzata con un’Opa ostile.


RENZI NON MOLLA

[Vò essiri amatu?’ngratu. Frase dialettale siciliana] Non indietreggia di un centimetro Matteo Renzi. Anzi accelera su tutto, a partire dai conti pubblici e dalle Riforme. Il premier vuole chiudere nel giro dei prossimi giorni entrambi i dossier. “Non mollo, non mi fermeranno. A me interessa il consenso delle famiglie”, dice ai microfoni del Tg1 rivolto a Confindustria, alle parti sociali e alle polemiche sugli stipendi dei manager pubblici. In settimana, intanto,
compatibilmente con un'agenda che vede il presidente del Consiglio molto impegnato sul fronte internazionale con un doppio incontro con il presidente Usa Barack Obama, è previsto - secondo quanto si apprende - un nuovo vertice a Palazzo Chigi con il commissario alla spending review Cottarelli. Obiettivo: definire il quadro delle risorse per irrobustire le busta paga dei lavoratori dal prossimo 27 maggio. Una promessa che “noi manterremo”, assicura Renzi. E che non potrà che far aumentare il consenso degli italiani. Non a caso Grillo, i cui attacchi si sono fatti sempre più insistenti negli ultimi giorni, “sente franare - dice il premier - il terreno sotto i piedi”. Venerdì poi il Consiglio dei ministri dovrebbe chiudere anche il lavoro sulla riforma del Senato e del Titolo V, che sarà poi consegnato al Parlamento. La scommessa è quella di approvare rapidamente - viene evidenziato da chi ha avuto modo di parlare con il premier - la riforma di Palazzo Madama così come incassare il via libera all'abolizione delle province entro le elezioni europee. La settimana successiva, invece, dovrebbe essere la volta del Documento di economia e finanza (che non si esclude comunque possa essere anticipato anche a questo venerdì) e che sarà l'occasione ufficiale per mettere nero su bianco i numeri dai quali deriveranno le coperture finanziarie per gli sgravi Irpef annunciate dal premier qualche giorno fa in conferenza stampa. Se le voci della spesa pubblica da aggredire immediatamente sono però ancora da definire, Renzi ha chiarito che il capitolo previdenza non è disposto, quantomeno nel breve periodo, a toccarlo. In parte, la risposta alle necessità di Palazzo Chigi sul fronte dei finanziamenti - secondo quanto si apprende - potrebbe arrivare da un meccanismo virtuoso innescato dal taglio Irpef: le misure annunciate infatti porterebbero maggiore crescita liberando dunque qualche miliardo. Ciò che appare certo è che la scure della revisione della spesa si abbatterà sui manager pubblici: “Resisteranno a parole - dice Renzi - ma poi ovviamente è naturale che le cose cambino. Non è possibile che l'Ad di una società guadagni 1000 volte in più dell'ultimo operaio: torniamo ad un principio di giustizia sociale. Noi non molliamo”, assicura. E in linea con questa idea, il segretario generale della presidenza del Consiglio Mauro Bonaretti annuncia di voler fare “una micro riforma della dirigenza” anche di Palazzo Chigi. Eguale fermezza viene infine garantita sul fronte della vecchia concertazione: “Mi interessa il consenso delle famiglie italiane - osserva il premier - non quello delle associazioni” sindacali e imprenditoriali. Vedi Squinzi e Camusso.

lunedì 24 marzo 2014

Milano non è Palermo

[Li pazzi fannu li pazzii, e li savii li chiancinu. Frase siciliana] Si è spostata a Malpensa, dopo l'esordio di venerdì sera a Linate, la protesta spontanea dei lavoratori di Sea Handling contro la decisione della commissione europea. I dipendenti si sono riuniti in assemblea dalle 7.30 alle 9.40 ed hanno assistito la discesa dei passeggeri in arrivo, ma senza scaricare i bagagli. L'azione sindacale ha causato ritardi. Tra gli aerei bloccati a terra anche diversi voli intercontinentali. La situazione sta ora tornando lentamente alla normalità. Come è lontana Linate e Malpensa, i due scali di Milano, da Palermo Punta Raisi. A Palermo si chiede l’incontro con l’azienda, lo stato di raffreddamento e poi lo sciopero, mai in giorni festivi, sempre che il comitato non lo boccia. A Milano la triplice sindacale è il sindacato di minoranza assoluta, comandano i Cobas e l’Usb; nel capoluogo siciliano le forze conservatrici del sindacato portano avanti le trattative con le aziende con grande piacere di queste ultime.  

Kiev si ritira dalla Crimea

[Passanu l’anni e volanu li jorna. Detto popolare siciliano] Crimea sempre più lontana da Kiev: Mosca ha accelerato l'integrazione politica ed economica della penisola, in cui da oggi il rublo diventa la valuta principale, mentre il governo ucraino ha ordinato il ritiro di tutti i militari rimasti fedeli alle proprie forze armate. Stamane truppe russe hanno preso il controllo di una base navale a Feodosia e portato via, con le mani legate, 60-70 militari ucraini che non si erano arresi. Poco dopo, il presidente ad interim ucraino, Oleksandr Turchynov, ha reso noto di aver dato ordine a tutti i militari di Kiev di ritirarsi dalla Crimea, una decisione presa alla luce delle minacce per “la sicurezza e l'incolumità” del personale di stanza nella penisola e delle famiglie. Intanto il rublo è entrato ufficialmente in circolazione e sarà la valuta di pagamento di stipendi pubblici e pensioni mentre la Banca di Crimea si occuperà del passaggio alla nuova valuta e del ritiro graduale della grivna ucraina. Il ministro della Difesa, Serghei Shoigu, è giunto in visita a Sebastopoli per ispezionare la Flotta del Mar Nero, che ha preso il controllo di quasi tutte le unità militari nella penisola. Shoigu ha anche nominato l'ex comandante della marina militare ucraina, il filo-russo Denis Berezovski, vice comandante della flotta. Intanto fa discutere invece una proposta del Partito liberaldemocratico russo che sembra ipotizzare una spartizione dell'Ucraina tra la Russia e gli altri tre Paesi confinanti, attraverso referendum da tenersi nelle regioni appartenute a Polonia, Romania e Ungheria. Adesso gli occhi sono puntati sull'Aja, dove nel pomeriggio si terrà il G7 voluto da Barack Obama per fare il punto sulla crisi ucraina. Parlando ad Amsterdam, Obama ha assicurato che Usa e Ue sono uniti a fianco di Kiev e ha avvertito che “crescenti sanzioni” contro Mosca avrebbero “conseguenze significative per l'economia russa”. Grande assente dal summit sul nucleare che fa da sfondo all'incontro, è il presidente Vladimit Putin. Al suo posto ha inviato il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, che incontrerà il segretario di Stato americano, John Kerry.

Gli amici degli amici di Renzi/1

[L’omu chi sa, è patruni d’autru. Detto siciliano] “Le misure del governo vanno nella giusta direzione, pieno sostegno a Renzi”: l'ad della Fiat, Sergio Marchionne, promuove Matteo Renzi. All'assemblea di Sgs, la società di certificazione di cui è presidente, Marchionne ha aggiunto:”Renzi è veramente qualcosa di nuovo, di dirompente, il Paese ne ha bisogno”. “Se non ci comportiamo così, la baracca non si muove. Lasciamo che la gente lo critichi per l'età, lo stile. A me non importa niente, importa la sostanza di quello che sta facendo”. “È  positiva la costruzione di un rapporto tra diminuzione dell'Irap alle imprese e le rendite finanziarie”. Lo ha detto la leader Cgil Susanna Camusso. “C'è una scelta di favorire le imprese e gli investimenti attivi rispetto alla rendita- Cosa che abbiamo a lungo rivendicato con i governi precedenti per la redistribuzione”. Per la leader della Cgil è anche “molto positiva la scelta di intervenire subito sulla riduzione della tassazione per il lavoro dipendente”. Se la Camusso e Marchionne insieme danno dei giudizi positivi sull’ex sindaco di Firenze .. e se poi aggiungiamo Berlusconi, noto pregiudicato, come estimatore e allora i conti non tornano. Se un politico accontenta troppe categorie distanti fra di loro è bene diffidare.    “Perché Carrai gli pagava la casa? Renzie
rispondi”. Beppe Grillo attacca Matteo Renzi e insiste per una “risposta non equivoca sulla locazione dell'attico di via degli Alfani”. Il premier, “dal 14 marzo 2011 al 22 gennaio 2014 trasferisce la residenza nella casa affittata da un amico, che è a.d.  di una società del comune”, scrive il leader M5S. Se non c'è nulla da nascondere, prosegue, “perché non mostrare il contratto d'affitto, rivelando cifra pagata e intestatario del contratto?”. È balzato agli onori delle cronache politiche per i suoi rapporti d’affari con la famiglia del ministro Guidi raccontati dettagliatamente nelle scorse settimane da L’Espresso. È stato tirato in ballo dal mensile La Voce delle Voci assieme al suo socio, l’ex numero uno di Lehman Brothers in Europa Ruggero Magnoni, nella vicenda della scalata di Lactalis a Parmalat. E ora emerge che Vincenzo Manes, generoso finanziatore del presidente del consiglio Matteo Renzi, ha un altro grattacapo: una causa mossagli da dieci soci di minoranza di Intek Group, azienda quotata in Borsa di cui l’imprenditore è presidente e che di fatto è controllata da quest’ultimo e Magnoni attraverso la Quattroduedue Holding, una holding con sede in Olanda e propaggini alle Isole Bermuda. Nelle scorse settimane al tribunale di Firenze si è  tenuta la prima udienza. I piccoli azionisti, assistiti da un pool di avvocati composto da Marco Weigmann, Fabrizio Benintendi, Enrico Maggiora e Sandra Saponaro, contestano la legittimità di una serie di operazioni finanziarie succedutesi in rapida sequenza, che hanno portato alla concentrazione, sotto un’unica holding-capogruppo, KME Group spa (il maggior produttore mondiale di rame e leghe di rame) e Intek spa (società di partecipazioni finanziarie). Come emerge dall’atto di citazione  i soci di minoranza imputano in particolare al vertice di Intek Group la responsabilità di aver utilizzato una serie di strumenti finanziari tesi ad “incentrare su di sé la totalità delle azioni aventi diritto al voto, estromettendone tutti gli altri azionisti votanti”. Ciò peraltro senza passare per il lancio di un’Offerta pubblica di acquisto (Opa). Di qui la conseguente contestazione secondo cui “la prospettiva di aggregare Intek ad una realtà squisitamente industriale (KME) – si legge nell’atto di citazione – appare […] illogica, contraria al buon senso […] con l’unica finalità di incrementare la quota percentuale detenuta dal socio di maggioranza”. Il quale dal canto suo manifesta assoluta serenità rispetto alle accuse. “La causa promossa è minimale e non ha alcun fondamento da un punto di vista legale, come verrà dimostrato in tribunale”, è stato uno dei commenti in merito alla vicenda che Manes ha rilasciato a Ilfattoquotidiano.it. Va pur detto che il complesso di operazioni messe in campo e culminate nella incorporazione di Intek in Kme vengono peraltro presentate nel bilancio 2012 come la via per mirare alla “valorizzazione dinamica dei singoli asset […] con una focalizzazione accentuata sulla loro capacità di generazione di cassa o su quella di accrescimento del valore azionario“. Le operazioni però hanno avuto effetto più sugli assetti proprietari che sulle performance gestionali e di Borsa. Manes e Magnoni, con la Quattroduedue, hanno accresciuto il controllo sul gruppo, mentre i valori azionari di Intek sono rimasti al palo. Senza contare che negli ultimi sei anni i titoli dei concorrenti della capogruppo KME, come Mueller Industries Inc. e Aurubis AG, hanno guadagnano fino al 350%, mentre le quotazioni di Intek, nel medesimo periodo, hanno perso attorno al 60 per cento. Anche perché da soli gli esercizi 2011 e 2012 hanno portato al gruppo perdite complessive per 94 milioni. Il 2013 sembra proseguire su questa strada: i conti al 30 settembre già evidenziavano un rosso di 17 milioni. Da qui il dito dei dieci azionisti di minoranza puntato sulle “oggettive e concrete negatività insite nell’operazione medesima (la fusione tra KME e Intek)“. Sulla cui legittimità in ogni caso, l’ultima parola spetterà ai giudici di Firenze, attraverso un iter processuale che riprenderà il prossimo 5 giugno e che si preannuncia lungo e molto combattuto. La procura di Firenze ha aperto un fascicolo sulla vicenda dell'appartamento di Firenze dove, dal 14 marzo 2011 al 22 gennaio 2014, ha vissuto il premier Matteo Renzi, all'epoca sindaco della città. Non ci sono indagati né ipotesi di reato. A pagare l'affitto di quell'alloggio è stato l'imprenditore Marco Carrai. All'origine del fascicolo ci sarebbe un esposto presentato alla procura da un usciere del Comune di Firenze, Alessandro Maiorano. Cinque Stelle, Renzi tiri fuori carte su Carrai – “La vicenda che riguarda Matteo Renzi e Marco Carrai è di natura prettamente politica: il sindaco del Consiglio deve spiegare perché ha affidato incarichi pubblici ad un imprenditore che gli ha pagato per anni l'affitto e ha ricevuto incarichi e appalti”. Così Riccardo Fraccaro, del Movimento 5 Stelle, chiede al premier spiegazioni sul caso Carrai intervistato da IntelligoNews, quotidiano online diretto da Fabio Torriero. Poi precisa: “Carrai è presidente della società Aeroporti di Firenze, è stato amministratore delegato della macchina di propaganda del sindaco, la Florence Multimedia srl, ha ottenuto la fornitura di servizi ai musei fiorentini con la sua C&T Cross media senza uno straccio di bando pubblico ed è stato assunto come dirigente dalla Provincia di Firenze guidata sempre da Renzi, senza neppure avere la laurea. Anche su questo ha indagato la Corte dei Conti, oltre al danno erariale per altre assunzioni sospette contestato al premier”. Fraccaro conclude: “Renzi si muove con nonchalance nei bassifondi delle politica, venga in Aula a spiegare che interesse aveva Carrai a pagargli l'affitto e tiri subito fuori tutte le carte, invece di parlare a vanvera di trasparenza e meritocrazia”. [segue]

domenica 23 marzo 2014

Mondialpol contro Ksm a Punta Raisi

[Lu catu parra pri vucca di lu puzzu. Farse siciliana] Il 17/3 è scaduto il bando che dovrebbe aggiudicare la gestione della sicurezza presso lo scalo internazionale Falcone – Borsellino. Nove sarebbero le offerte presentate e le buste  non sono state ancora aperte. “Papà”, come qualche dipendente della Ksm chiama il proprio titolare, non sarebbe più solo e potrebbe anche perdere l’appalto.   L'appalto ha per oggetto i servizi di sicurezza nell'ambito dell'Aeroporto di Palermo previsti dagli art. 2 e 3 del D.M. n. 85/99 e s.m.i., nonché previsti dalla normativa comunitaria, nazionale e locale vigente tempo per tempo.  L'appalto rientra tra i servizi di cui all'allegato 11B del Dlgs 163/2006, le cui norme, ad eccezione degli arti. 68, 65, 225, trovano applicazione nella presente procedura soltanto ove espressamente richiamate. L'importo complessivo dei servizi oggetto del presente appalto è stimato, per l'intera durata dell'affidamento (cinque anni), in complessivi € 20.244.031 + € 843.150 per oneri di sicurezza- (importo annuale € 4.048.806 + 126.472 per oneri di sicurezza). Importo a base d'asta: l'importo posto a base dì gara è costituito dalla tariffa oraria / GPG pari ad € 24,01 a base d'asta e soggetto a ribasso oltre € 0,75 quali oneri per la sicurezza non soggetti a ribasso d'asta ai sensi dell'art. 131 del D.Lgs 163/06 e s.m.i. Con riferimento ai requisiti di capacità tecnica e professionale si precisano i seguenti valori minimi che devono essere posseduti dai concorrenti, che sono determinati in relazione alla entità e durata dell'appalto, nonché alla complessità e specificità dei servizi in affidamento, tenuto conto del peculiare contesto e della delicatezza del servizio da assicurare viste le attuali condizioni di emergenza negli scali aeroportuali che impongono sistemi di controllo sempre più accentuati per garantire la sicurezza dei passeggeri ed un efficiente controllo dei bagagli in transito, considerato altresì che dall'Aeroporto di Palermo partono voli diretti per gli Stati Uniti d'America - con l'applicazione degli audit di security delle autorità americane, che sono particolarmente approfonditi - nonché voli da/per Israele, località notoriamente ad alto rischio terrorismo.  Esecuzione negli ultimi tre esercizi (2010-2011-2012 ), per una durata continuativa minima di dodici mesi, di almeno un servizio identico a quello oggetto di gara (servizi di controllo passeggeri in partenza ed in transito e controllo radioscopico del bagaglio al seguito dei passeggeri e dei bagagli da stiva e delle merci), per un importo complessivo almeno pari ad € 6.000.000,00. Il Consiglio di Giustizia Amministrativa ha bloccato il maxi appalto di 20 milioni di euro per i servizi di sicurezza nell'aeroporto "Falcone e Borsellino" di Palermo. Con un'ordinanza del 21 marzo scorso, i giudici di appello hanno ribaltato la precedente decisione del Tar che aveva dato via libera al bando. E' un nuovo stop per la gara milionaria con cui la Gesap deve affidare i servizi di sicurezza connessi al trasposto passeggeri. Il bando della società aeroportuale prevedeva una serie di clausole più stringenti rispetto alla regolamentazione predisposta dall'Enac, tra cui il divieto di avvalimento, che consente a un operatore che partecipa ad una procedura di gara per l'affidamento di un appalto per il quale è richiesto il possesso di determinati requisiti (economico-finanziari o tecnico-organizzativi), di dichiarare di avvalersi dei requisiti di un altro che li metterà a disposizione dell'impresa partecipante. Il Tar Sicilia, a febbraio, aveva rigettato la richiesta cautelare in quanto, ad un primo esame, i requisiti più restrittivi previsti sembravano giustificati dalla natura del servizio da espletare. È  stata la Mondialpol Security S.p.A. a proporre appello contro il rigetto della sospensiva davanti al Consiglio di Giustizia amministrativo, sostenendo l'illegittimità di tali clausole e lamentando un effetto restrittivo della concorrenza, poiché di fatto si sarebbe avvantaggiata l'impresa uscente. Il titolare dell’azienda uscente sembrerebbe che sarebbe anche azionista di minoranza del gestore.   I giudici di appello hanno accolto e dato ragione alla tesi, sostenuta dagli avvocati della Mondialpol, Lorenzo Dentici, Claudio Cataldi e Alessandra Testuzza, sospendendo gli atti impugnati e rinviando al Tar per una sollecita fissazione del merito. Dunque, tutto da rifare. Secondo il Cga, “la clausola in questione determina obiettivamente effetti restrittivi della concorrenza la cui compatibilità comunitaria va comunque valutata”. Ora il Tar nel merito dovrà tenere conto dei rilievi formulati dal giudice di appello ai fini dell'annullamento definitivo della gara.

La Nato non si fida della Russia

[Lu vicinu è sirpenti, si nun vidi senti. Frase popolare siciliana] “Mosca ha schierato una forza militare sul confine orientale talmente imponente da minacciare anche le altre repubbliche post-sovietiche”. A essere minacciata è soprattutto la regione moldava della Transnistria. A lanciare l’allarme è il generale Philip Breedlove, capo delle forze Nato in Europa, nel corso di un evento al German Marshall Fund. “Le forze russe al confine ucraino sono sufficienti e pronte per entrare in Transnistria ed è una cosa preoccupante”, ha detto, spiegando che la Russia “sta agendo più come avversario che come partner”. Ma la Russia smentisce: “Il ministero della difesa rispetta tutti gli accordi internazionali che limitano il numero di truppe nelle regioni frontaliere con l’Ucraina”, ha dichiarato il vice ministro della Difesa Anatoli Antonov, citato da Interfax. Ma la preoccupazione per le mosse del Cremlino investe anche gli Stati Uniti. Il dispiegamento di truppe russe ai confini dell’Ucraina “è probabile che sia per intimidire” ma è anche “possibile” che la Russia “si stia preparando” a entrare in Ucraina. A sostenerlo il vice consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Tony Blinken, intervenendo sulla Cnn. Blinken mette in evidenza come anche un’assistenza militare da parte degli Stati Uniti difficilmente potrebbe prevenire un’invasione della Russia nell’Ucraina dell’est. Washington sta valutando la fornitura di assistenza militare ma “è improbabile che questo cambi i calcoli della Russia e prevenga un’invasione”. Anche Kiev segue con attenzione le mosse russe sullo scacchiere orientale. Le possibilità di una guerra con la Russia “sono più alte”. Così il ministro degli esteri dell’Ucraina, Andrii Deschchytsia, in un’intervista ad Abc. “Siamo molto preoccupati del dispiegamento di truppe russe. Siamo pronti a rispondere e, come sapete, il governo dell’ Ucraina sta cercando di usare tutti i mezzi di pace e diplomatici per fermare la Russia ma la gente è pronta a difendere la loro terra” afferma. “Il problema è che Putin non parla con il resto del mondo e non vuole ascoltarlo”.

Marcia per la dignità in Spagna

[Lu sautu chi fa la jimenta fa la putra. Detto siciliano] In Spagna la produzione industriale è aumentata a dicembre dell'1,7% su base annua, al netto degli effetti stagionali e di calendario, un livello inferiore al +2,4% atteso dagli analisti. Su base mensile, l'indice ha segnato un calo dello 0,3% dopo il +0,9% di novembre. Scontri tra manifestanti e polizia sono scoppiati in serata a Madrid al termine dell'imponente manifestazione contro l'austerità con un bilancio di 7 manifestanti e 20 poliziotti feriti, uno dei quali grave, e 17 arresti. Gli scontri sono scoppiati mentre la folla si disperdeva tra i poliziotti che hanno iniziato a sparare proiettili di gomma contro decine di manifestanti che lanciavano oggetti. I manifestanti hanno costruito barricate, incendiato i cassonetti dell'immondizia e distrutto i vetri di una banca. Migliaia di manifestanti arrivati da tutta la Spagna, molti a piedi, per partecipare a un enorme corteo a Madrid contro la “situazione di emergenza sociale” creata da una disoccupazione record del 26% e ai tagli di bilancio. Le organizzazioni presenti a quella che é stata denominata “marcia della dignità” sono state circa 300, tutte con un unico obiettivo: “Unire tutte le forze per un solo risultato, ovvero o il governo risponde alle nostre richieste oppure deve fare le valige”.

Snowden spacca board Pulitzer

[Lu primu figghiu è baruni. Frase siciliana] Tra un mese circa, il Pulitzer Prize Board, la commissione che assegna il più famoso premio giornalistico al mondo, è chiamato a una delle sue scelte più difficili da almeno 40 anni a questa parte: premiare o meno Edward Snowden, la talpa del Datagate. I 19 membri del celebre organismo ogni anno premiano il meglio della stampa mondiale. “Edward Snowden non è un eroe. Ha infranto la legge, non lo ammiro”. Così Bill Gates, intervistato su Rolling Stone critica la talpa dello scandalo Datagate. Secondo il fondatore di Microsoft, ci vorrebbe un dibattito “più approfondito su questioni legate alla privacy nella rete”. Al giornalista che gli suggerisce che forse proprio grazie alla fuga di notizie ad opera di Snowden, s'è aperta la discussione, Gates replica freddo: “Penso che avrebbe dovuto sollevare il problema in un altro modo”. Le rivelazioni di Edward Snowden, talpa del datagate, stanno causando perdite miliardarie ai giganti della Silicon Valley e alle aziende tecnologiche usa, soprattutto quelle attive nel settore cloud. Lo riporta il New York Times. Secondo Daniel Castro, analista di Information Technology and Innovation Foundation, le perdite per l'industria cloud americana potrebbero raggiungere i 16 mld di dollari entro il 2016. Le previsioni di Forrester Research sono anche peggiori: 180 mld di dollari. Le iniziative di Barack Obama sulla Nsa non sono sufficienti. Lo afferma il numero 1 di Facebook, Mark Zuckerberg, dopo l'incontro dei boss dell'hi-tech Usa con il presidente. “I passi decisi dal governo americano per la riforma delle pratiche di sorveglianza sono utili ma non abbastanza. La gente ha il diritto di sapere che le proprie informazioni sono al sicuro - sottolinea Zuckerberg - e Facebook chiede al governo di essere più trasparente e di tutelare le liberta civili”.

sabato 22 marzo 2014

Autogrill, nuove vittime collaterali Punta Raisi

[Tinto è ddu porcu chi fa beni. Frase siciliana] L’effetto della crisi del turismo e del commercio si abbatte anche sull’aeroporto Falcone e Borsellino. La società autogrill che aveva preso la gestione di bar e ristoranti, adesso è costretta a chiudere punti vendita e a ridimensionare il personale. È  scattata in queste ore la procedura di licenziamento per 23 impiegati su 74. Autogrill denuncia un forte calo del fatturato negli ultimi anni. In linea con i risultati deludenti della Gesap che vede costantemente scendere il numero dei passeggeri.   Ma mentre a Palermo i conti non tornano Autogrill sbarca negli Emirati Arabi Uniti: la società si è infatti aggiudicata un appalto nel secondo aeroporto più trafficato della regione, che le consentirà di aprire sei punti vendita all'interno dello scalo. La conferma è giunta per mano di Walter Seib, CEO di HMSHost International - divisione partner di Autogrill -, che ha dichiarato “L'ingresso ad Abu Dhabi rappresenta una tappa importante per l'espansione della nostra presenza negli scali più dinamici del Medio Oriente ed è il proseguimento di una strategia avviata nel hub di Dubai alla fine del 2012. Siamo contenti - ha continuato - di portare la nostra esperienza in un aeroporto che, negli ultimi anni, ha registrato una sorprendente crescita del traffico e che presenta importanti prospettive di sviluppo per il nostro business”. È stato stimato che nel periodo 2014-2019 i sei punti vendita dovrebbero produrre degli utili intorno ai 20 milioni di euro, che considerato il traffico di più di 17 milioni di persone che nel 2013 hanno transitato dai gate dello scalo e i 2,14 miliardi di risorse di cui ha beneficiato non sembrano esagerati. Gavin Mckechnie, vice presidente commerciale di Abu Dhabi Airports, si è detto soddisfatto degli accordi raggiunti: “Lavoriamo costantemente per migliorare la qualità dei servizi dedicati ai viaggiatori in transito
all'interno dello scalo. La collaborazione con partner strategici come HMSHost, con cui svilupperemo nuove formule in grado di offrire a tutti i clienti un esperienza culinaria d'eccellenza va proprio in questa direzione”. Secondo l'accordo Autogrill offrirà oltre che i prodotti del proprio portafoglio anche diversi brand internazionali, tra cui Urban food Market, la pasticceria Cinnabon e i cibi d'asporto Grab&Fly. I primi passi di Autogrill in Asia risalgono agli inizi del 2000 con l'ingresso in Malesia, poi in India nel 2006 e, successivamente, a Singapore. Negli ultimi due anni la società ha proseguito l'espansione avviando l'attività in Turchia, Vietnam ed Indonesia. Lo scalo di Abu Dhabi, peraltro, fa da base alla compagnia locale Etihad, possibile acquirente Alitalia. L'accordo con Autogrill potrebbe essere un ulteriore rafforzamento nei contatti tra le due compagnie aree. Con la due diligence in fase finale, le nozze fra le due società dovrebbero arrivare a traguardo entro fine aprile con un nuovo piano su cui gli uomini di Gabriele Del Torchio - amministratore delegato di Alitalia - e James Hogan -numero uno del vettore emiratino - stanno già lavorando. Più che ai risultati dell’esercizio 2013, il mercato si concentra sulle prime indicazioni relative al nuovo anno nel giudicare Autogrill. Tanto da aver investito il titolo di acquisti nelle ultime giornate, portando le quotazione verso nuovi massimi storici. Lo scorso anno si è chiuso con ricavi per 3,98 miliardi di euro (-0,3% a cambi costanti), un Ebitda consolidato a 314 milioni (-1,9%) e un risultato netto da attività operative continuative a 8,3 milioni (+58,7%). Mentre il dato preliminare sulle prime nove settimane del 2014 indica vendite in crescita del 3,7%, nonostante il calo dell’Italia (-1,3%), mentre sono cresciuti gli altri Paesi d’Europa (+8,5%), il Nord America e il Pacifico (+4,9%). “C’è la sensazione di un nuovo corso avviato negli ultimi mesi”, commenta un analista. “Le nuove aperture a livello internazionale e la ripresa dei consumi anche nel Vecchio Continente promettono di portare a un’accelerazione della crescita nei mesi a venire”. Equita Sim ha deciso di alzare del 9% l’eps (utile per azione) del 2014, mostrandosi fiduciosa in merito a un’accelerazione del business nei prossimi trimestri. La corsa del titolo (più del 20% negli ultimi tre mesi) appare però eccessiva, tanto che gli analisti fissano il prezzo obiettivo a 6 euro. Intanto Mediobanca Securities, in un report che analizza le misure del Governo Renzi per ridurre la pressione fiscale, inserisce proprio Autogrill tra i titoli favoriti, spiegando che “le aziende  operanti nel settore dei beni di consumo dovrebbero beneficiare del conseguente aumento del reddito disponibile”.  Il ceo di Autogrill Gianmario Tondato.

Moretti lascia le fs?

[Cani affamatu non timi vastuni. Frase siciliana] Ecco l'altra faccia della Casta: i boiardi di Stato. I supermanager percepisono stipendi da capogiro di cui la stragrande maggioranza non ha idea. Nomi e facce sconosciute che pesano non poco sulle casse dello Stato. Qualche
esempio? Tenetevi forte. Come scrive il Giornale Pierfrancesco Guarguaglini, che si è dimesso da Finmeccanica recentemente dopo l'inchiesta della magistratura, guadagnava quasi due milioni e mezzo l'anno. L'amministratore delegato dell'Enel Fulvio Conti ha una retribuzione di un milione e trecentomila euro, il presidente dell'Eni Roberto Poli percepisce un milione di euro, mentre l'amministratore delle Poste italiane Massimo Sarni  viaggia sul milione e duecentomila euro, il presidente del Coni Gianni Petrucci porta a casa 128mila euro, 135mila spettano al presidente dell'Istituto poligrafico zecca di Stato Roberto Mazzei . il consigliere dell'Eni Pierluigi Scibetta 245mila euro, Graziano Tarantini, presidente di A2A, viaggia sui 505mila euro  Siete indignati? Purtroppo la lista non finisce qui.  Il direttore delle Agenzie delle Entrate guadagna 460mila euro, 389mila il direttore dei Monopoli.  Ma le aziende di Stato rappresentano una galassia di poltrone infinita: dalla Rai, all'Enav, dall'Anas alla Sogei. Una galassia mantenuta da tutti gli altri cittadini a cui la manovra costerà più di tremila euro l'anno dal 2014. Se gli tagliano lo stipendio lui se ne va. La minaccia è dell'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Italiane, Mauro Moretti, interpellato a Bologna a margine del convegno nazionale Ancpl sugli interventi al vaglio del governo per ridurre gli stipendi ai manager pubblici. “Lo Stato può fare quello che desidera, sconterà poi il fatto che buona parte dei manager vada via: questo lo deve mettere in conto”, ha detto Moretti. “Io”, ha ammesso l'ad delle Ferrovie, “prendo 850 mila euro all’anno, il mio omologo tedesco ne prende tre volte e mezzo tanto, siamo delle imprese che stanno sul mercato ed è evidente - ha spiegato Moretti - che sul mercato bisogna avere anche la possibilità di retribuire non dico alla tedesca e nemmeno all’italiana ma in maniera dir poter far sì che i manager bravi vengano dove ci sono imprese complicate, dove ci sono da prendere rischi ogni giorno”. Per Moretti, “ci sono forse dei casi da dover rivedere, ma la logica secondo cui uno che gestisce un’impresa che fattura 10 miliardi deve stare al di sotto del presidente della Repubblica è una cosa sbagliata. Sia negli Usa che in Germania, sia in Francia che in Italia - ha sottolineato il manager - il presidente della Repubblica prende molto molto meno di quanto prendano i manager di impresa”. Moretti ha voluto inoltre spiegare che si tratta di dinamiche diverse: “Una cosa è stare sul mercato - ha detto - altra è fare una scelta politica. Chi va a fare il ministro sa che deve rinunciare agli stipendi perché ha a che fare con un’operazione politica e questa è una sua scelta personale”. Alla domanda se sarebbe disposto a lasciare l’incarico nel caso di un’eventuale riduzione dello stipendio, Moretti ha concluso: “Non c'è dubbio”.

Putin ha perso l'Ucraina

[Viaggi spissi cunsummanu un voscu. Detto popolare siciliano] Annettendo la Crimea alla Russia, Vladimir Putin ha “perso l'Ucraina per sempre”. Lo ha detto l'ex premier ucraina Iulia Timoshenko, alla sua prima apparizione alla tv pubblica dopo il suo rilascio dal carcere a febbraio. “Putin è il nemico numero uno dell'Ucraina che ha preso la nostra terra con le armi”, ha sottolineato l'eroina della Rivoluzione arancione, invitando il suo popolo ad essere pronto a combattere nel caso la Russia entri nell'Ucraina continentale. Sono tutti ucraini gli individui per ora indagati per l'eccidio di Kiev del 20 febbraio e accusati di essere i cecchini che uccisero alcune decine di persone - insorti, ma anche poliziotti - nei pressi di piazza Indipendenza (Maidan). Lo sostiene il procuratore generale di Kiev, Oleg Makhnitski. Appena due giorni fa, il suo vice, Mikola Golomsha, aveva affermato invece che tra i cecchini ci sarebbero stati presunti “cittadini stranieri”. I 57 Paesi dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) si sono accordati per inviare una missione di osservatori in Ucraina. La Russia, infatti, sulla base dell'intesa di compromesso raggiunta, ha accettato di non porre più obiezioni. Mosca, sotto accusa delle comunità internazionale per l'annessione della Crimea, finora era rimasta riluttante all'invio della missione, come chiesto invece dall'Ucraina e dall'Occidente. Si è consegnato e ha cambiato bandiera. Il sommergibile Zaporizhia adesso non è più ucraino, ma russo: circondato dalle navi della Flotta del Mar Nero di Mosca in una baia vicino al porto di Sebastopoli, non ha potuto far altro che cedere di fronte a forze molto più numerose. Il sommergibile, varato nel 1970 e con un equipaggio di 78 marinai, non è l'unico vascello ucraino di stanza in Crimea passato ai russi: almeno altre tre navi da guerra di Kiev sono state abbordate da militari russi negli ultimi giorni. Un assalto armato, con blindati, è in corso nella base di Belbek, ultimo presidio ucraino militare di rilievo nella Crimea annessa dalla Russia. Lo riferiscono testimoni sul posto, precisando che vi sono almeno due feriti e che un residuo contingente ucraino resta asserragliato in un edificio della struttura.

giovedì 20 marzo 2014

Fontanarossa cresce, Punta Raisi no

[Come sarà il mio redentore? Sarà forse un toro col volto d'uomo? O sarà come me? Borges] Catania è uno dei pochi aeroporti che non si ferma. Nel 2013, nonostante un calo generale dell'1,7%, Fontanarossa ha segnato un +2,6 con 6.307.437 passeggeri. Dunque, lo scalo etneo mantiene la sua sesta posizione dopo Fiumicino, i tre aeroporti lombardi di Linate, Malpensa e Orio al Serio, e Venezia. Inoltre, le rotte Catania-Fiumicino e Fiumicino-Catania si riconfermano al top rispettivamente con 787.172 e 773.523 passeggeri. Ma anche le prospettive per il 2014 per Fontanarossa sono ottime. “Già all'inizio del 2014 abbiamo registrato un incremento di oltre il 10% - osserva Gaetano Mancini, ad della Sac - e stanno per scattare le nuove rotte internazionali. Forse in aggiunta ci potrà essere come novità Blue Panorama che vuole praticare le rotte con le isole greche come Santorini e Mykonos, ma ancora deve fissare date e condizioni. È  tutto in grande movimento”. Si è chiuso con il segno meno invece l'annata dell'aeroporto di Palermo: la flessione è stata del 5,43% con 4.335.058 passeggeri. Quest'anno, però, il Falcone e Borsellino è pronto a rifarsi dovuto visto che è diventato base operativa di Rayanir, Air One e Vueling.  Infine, uno sguardo anche al neonato aeroporto di Comiso, la cui attività è partita nell'agosto scorso. In quei 5 mesi ha registrato 75 mila passeggeri e la previsione per il 2014 è di 300 mila per arrivare poi a 600 mila nel 2015.

Israele colpisce obiettivi Siria

[Amuri di parrinu, amuri finu. Detto siciliano] La Siria si è rivolta all'Onu chiedendo di fermare quelle che ha definito le “insolenti violazioni” da parte di Israele degli accordi per il cessate il fuoco e “il sostegno diretto a gruppi terroristi armati” vicino alla linea di separazione sulle Alture del Golan. Una lettera, scrive oggi l'agenzia governativa Sana, è stata inviata dal ministero degli Esteri al Segretario Generale e al Consiglio di Sicurezza dopo i raid aerei compiuti  sul Golan dall'aviazione dello Stato ebraico. Nella nottata Israele ha colpito quattro obiettivi militari in territorio siriano, in reazione ad un attentato in cui ieri, sul Golan, sono rimasti feriti quattro militari israeliani. Un portavoce militare israeliano ha precisato che l'esercito siriano ha assistito gli attentatori. “La escalation di violenza dalla Siria è inaccettabile” ha affermato un portavoce militare a Tel Aviv. Un adolescente palestinese è stato ucciso  dal fuoco di militari israeliani mentre tentava di scavalcare la Barriera di sicurezza ad Arab-Ramadin, a sud di Hebron. Lo afferma l'agenzia di stampa palestinese Maan secondo cui la vittima è stata identificata in Nayef Yussef Abu Aker, di 16 anni. L'incidente non è stato ancora commentato da parte israeliana. Le forze lealiste siriane hanno espugnato oggi il castello crociato medievale di Krak des Chevaliers, a ridosso del confine con il Libano, dove i ribelli erano asserragliati da circa due anni. La televisione privata libanese Al Mayadeen, vicina al regime di Damasco, ha trasmesso immagini di alcuni soldati che issavano la bandiera siriana su una torre del castello, che appariva intatto. Nel frattempo si udivano colpi d'arma da fuoco sparati in aria per celebrare l'evento.

L’Argentina ritorna a essere spazzatura

[Essi sapevano che in un tempo infinito ad ogni uomo accadono tutte le cose. Per le sue passate o future virtù, ogni uomo è creditore di ogni, ma anche di ogni tradimento, per le sue infamie del passato e del futuro.[...] Visti in tal modo tutti i nostri atti sono giusti, ma sono anche indifferenti. Non esistono meriti morali o intellettuali. Omero compose l'Odissea; dato un tempo infinito, con infinite circostanze e mutamenti, è impossibile non comporre, almeno una volta, l'Odissea. Borges] L'Agenzia Moody's ha tagliato il rating dell'Argentina da B3 a a Caa1, il cosiddetto livello “spazzatura” (junk). La decisione viene motivata con le difficoltà del Paese di accedere ai mercati internazionali e con le misure politiche prese dal governo, definite “inadeguate”. Arriva due mesi dopo la svalutazione del peso. Moody's ha comunque fissato in “stabile” l'outlook (vale a dire le prospettive economiche e finanziarie) del Paese sudamericano. Raffica di tagli di rating da parte dell'agenzia Moody's su enti locali, assicurazioni, fondi, società e banche argentine dopo la riduzione del debito sovrano del paese deciso lo scorso 17 marzo a Caa1. È  quanto informa l'agenzia che cita i potenziali effetti negativi di una prospettiva economica debilitata, alcune misure del governo e la politica di controllo sui cambi mentre le assicurazioni sono molto esposte ai titoli di stato del paese.

martedì 18 marzo 2014

Alitalia, in caso di accordo, confluenza in Etihad Regional

[L’accusa: “Non c’è dubbio che Ruby abbia ricevuto benefici dal sesso con Berlusconi”. Quindi è vero che fa bene alla pelle. spinoza.it] Sarebbe Etihad Regional, la ex compagnia aerea ticinese Darwin Airlines rilevata dalla Etihad, il vettore di Abu Dhabi in piena espansione, la destinataria delle sinergie industriali con Alitalia se nei prossimi giorni l'accordo verrà firmato. Sulla “Regional” i capi della compagnia araba puntano molto per aumentare destinazioni a medio raggio in Europa, e relative, frequenze dei voli “alimentati” dalle provenienze orientali, e per questo scopo hanno appena potenziato la flotta acquistando quattro Atr 72-500, apparecchi da 68 posti che andranno ad aggiungersi agli otto Saab 2000 ex Darwin che hanno spazio per 50 passeggeri ed hanno il costo per chilometro più basso del mercato. Proseguono nel frattempo sia la due diligence degli arabi sui conti Alitalia sia le trattative sulla struttura dell'operazione. Etihad, sempre a quanto si apprende, non punterebbe alla maggioranza assoluta del capitale sin dal principio anche per lasciar definire i contenziosi in essere (con AirOne, con WindJet e con l'Agenzia delle Entrate) che potrebbe originare imprevedibili sopravvenienze passive.

Alitalia primo vettore in Italia

[Ilda Boccassini ha ricostruito tutti gli spostamenti di Ruby. Con un sismografo. www.spinoza.it] Alitalia, con 23.993.486 passeggeri trasportati, si conferma nel 2013 il primo vettore in Italia. Ma si riduce il distacco con Ryanair, che con 23.041.752 si classifica seconda. È quanto emerge dai Dati di traffico 2013 dell'Enac. Entrambe le compagnie hanno registrato meno passeggeri rispetto al 2012, ma il gap tra le due aerolinee si è ridotto: nel 2012 - secondo i dati del precedente rapporto - Alitalia ha trasportato 25.330.103 passeggeri contro i 22.797.829 della low cost irlandese. Il numero dei passeggeri transitati negli aeroporti italiani nel corso del 2013 ha registrato una flessione dell'1,7%: sono stati, infatti, 143.510.334, a fronte di 146.000.783 del 2012. Lo rende noto l'Enac diffondendo i “Dati di traffico 2013”. Alla prima posizione nella graduatoria degli scali nazionali per numero di passeggeri si conferma Fiumicino (35.939.917 passeggeri, -2,2%). La seconda posizione è di Milano Malpensa (17.781.144 passeggeri, -3%); terza Linate (8.983.694, -2,1).

Caucaso ucciso capo jihad Umarov


[Giornata mondiale contro l’omofobia. Ma per Giovanardi è solo venerdì 17. www.spinoza.it] Doku Umarov, leader jihadista della guerriglia islamica nel Caucaso russo e sedicente emiro della regione, è stato ucciso. Lo riferisce il sito Kavkazcenter, voce ufficiosa dei ribelli islamici ceceni. Il sito si limita a dire che Umarov -obiettivo numero 1 da anni dei servizi di Mosca- è “diventato shahid” (martire), senza fornire altri dettagli. Il presidente del Consiglio europeo Van Rompuy incontrerà domani Putin nella sua residenza fuori Mosca di Novo Ogariovo. Lo riferiscono fonti del Cremlino. Intanto il premier ucraino Arseni Iatseniuk ha affermato che il conflitto in Crimea “è passato da una fase politica a una fase militare” dopo che “oggi i soldati russi hanno iniziato a sparare sui militari ucraini”. Infatti un militare ucraino è stato ucciso in un attacco condotto da militari russi a Simferopoli in Crimea. Lo sostiene l'agenzia Unian citando il direttore del centro ucraino di ricerca politico-militare Dmitri Timchuk.

L'Ast non ha più soldi

[Josefa Idem: “La parola sport entri nella nostra Costituzione”. Così magari qualcuno la legge. www.spinoza.it] “Sciopero nazionale di 24 ore domani nel trasporto pubblico locale”. A proclamarlo unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Autoferrotranvieri e Faisa Cisal “per il contratto scaduto ormai da sette anni”. Per le organizzazioni sindacali la posizione datoriale “ha impedito qualsiasi possibile sviluppo immediato e concreto del confronto per la ripresa del quale i ministri Lupi e Poletti hanno comunque confermato il proprio impegno”.Nei prossimi giorni potrebbero restare a piedi le decine di migliaia di pendolari che utilizzano gli autobus dell'Ast per raggiungere le scuole o i luoghi di lavoro. Con una nota inviata al governo regionale, ai prefetti, ai sindaci e ai dirigenti degli Uffici scolastici provinciali, il direttore generale facente funzioni, Giovanni Amico, ha fatto presente che l'azienda non ha più soldi per pagare i fornitori del gasolio e dei pezzi di ricambio e i manutentori dei mezzi, per non parlare degli stipendi che sono parecchio in arretrato. Ma ciò che farà definitivamente restare gli autobus negli autoparchi sarà l'impossibilità di pagare la rata dell'assicurazione pari a un milione e 126 mila euro. Il paradosso di questa situazione che si trascina da mesi è che, non avendo neppure potuto versare i contributi previdenziali all'Inps, l'Ast non dispone del Documento unico di regolarità contributiva, cosa che impedisce all'azienda di ricevere risorse finanziarie dalle pubbliche amministrazioni. In primo luogo dal socio unico Regione, che con la sua morosità è la principale causa della crisi di liquidità dell'azienda pubblica siciliana di trasporto locale. Come dire che se la Regione oggi decidesse di pagare quanto deve all'Ast, dovrebbe ricorrere ad una deroga in assenza del Durc aggiornato rilasciato dall'Inps. La nota a firma di Amico e controfirmata dai dirigenti dei settori Esercizio e produzione, Economico-finanziario e Ufficio legale, stila l'elenco puntuale delle somme dovute da quasi un anno dalla Regione alla società, che risultano già liquidabili e che inspiegabilmente non vengono trasferite. Si tratta di 7,2 milioni di euro come saldo del contributo di ricapitalizzazione per il periodo ottobre-dicembre 2013; di 2,7 milioni dovuti come saldo 2013 per il rimborso delle tessere di abbonamento per il trasporto agevolato degli anziani; di 4,5 milioni per il quarto trimestre del contratto di servizio di trasporto pubblico locale. In totale l'Ast potrebbe incassare subito dalla Regione 14,4 milioni di euro con i quali potrebbe pagare una parte dei debiti e riprendere fiato nell'assedio di creditori, fornitori e dei 940 dipendenti in attesa di stipendio. Come se non bastasse, l'Ast “appiedata” è inseguita dalle diffide della Bnl, la banca che svolge il servizio di tesoreria, e da decreti ingiuntivi emessi a favore di creditori per il recupero forzato di somme dovute. A sua volta l'azienda, con questa nota, diffida la Regione a pagare entro pochi giorni, pena la sospensione obbligata di tutti i servizi. I sindaci e le scuole sono stati avvisati affinché provvedano in tempo a programmare servizi di trasporto sostitutivi tramite ditte private. 

Mitico Luttwak

[A cascavaddu duru nin cci po’ salamoria. Detto siciliano] “Chi oggi in Italia vota ancora per Berlusconi è una persona con nessuna etica, è come non avere la capacità di sentire la puzza. In una democrazia devi semplicemente sentire la puzza e uno condannato per frode fiscale puzza”. Lo dice il politologo americano Edward Luttwak a La Zanzara su Radio 24. “Quando evadi le tasse - dice Luttwak - rubi al tuo concittadino”. Nel frattempo il pregiudicato Silvio si preoccupa del suo amico Renzi. “Guardiamo con attenzione al pacchetto di misure messe in campo dal Governo e vigileremo perché si trasformino in concreti provvedimenti. Ben venga anche l'annunciata razionalizzazione della spesa pubblica, ma esprimiamo preoccupazione per i tagli annunciati alla sicurezza”. E se lo dice un delinquente … Lo dice Berlusconi incontrando il presidente del Comitato economico e sociale della Ue, Malosse. Silvio Berlusconi promette di vigilare sulla concretizzazione delle misure annunciate da Renzi perché queste si trasformino in “concreti provvedimenti”. E in testa alla lista mette il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione che, sottolinea, “in assenza di un decreto, rischia di concretizzarsi in tempi ben più lunghi e ben diversi da quelli prospettati solo pochi giorni fa dal Governo". Benché sia pronto a candidarsi ovunque alle prossime elezioni europee, come annunciato il 14 marzo scorso, per Silvio Berlusconi, condannato in via definitiva per frode fiscale a 4 anni e decaduto dalla carica di senatore, potrebbe arrivare l’ennesimo impedimento all’aspirazione a un seggio da europarlamentare. È infatti attesa per oggi, molto probabilmente in serata, la sentenza sulla riduzione dell’interdizione dai pubblici uffici. La III sezione penale della Suprema Corte dovrà infatti decidere se confermare o meno i due anni disposti dalla Corte d’appello di Milano il 19 ottobre scorso. Si tratta della pena accessoria inflitta al leader di Forza Italia in relazione alla condanna a 4 anni (3 coperti da indulto) per frode fiscale, divenuta definitiva il 1° agosto 2013, nell’ambito del processo Mediaset. I supremi giudici però avevano rinviato gli atti sulla pena accessoria – 5 anni – troppo alta rispetto ai limiti di legge fissati in un range tra uno e tre anni.   Relatore della causa sarà il giudice Renato Grillo, mentre la requisitoria è stata affidata al sostituto pg Aldo Policastro. Il collegio di giudici, presieduto da Claudia Squassoni, esaminerà il ricorso presentato dai legali di Berlusconi, gli avvocati Franco Coppi, Pietro Longo e Niccolò Ghedini, contro la sentenza pronunciata in sede di rinvio dalla Corte d’appello di Milano. Il collegio ha registrato la “defezione” di due consiglieri inizialmente designati a farne parte. Si tratta del presidente di Magistratura Democratica, Luigi Marini, e del consigliere Amedeo Franco. Entrambi si sono già occupati di procedimenti a carico del Cavaliere. In particolare, Franco ha fatto parte del collegio della Sezione feriale della Cassazione che la scorsa estate ha emesso il verdetto Mediaset. Marino, oltre ad aver fatto parte già di un altro collegio che ha affrontato una vicenda giudiziaria di Berlusconi, potrebbe aver deciso di non far parte del collegio anche per il ruolo “sindacale” che ricopre.  Era stata proprio la Cassazione, il 1° agosto scorso, a ordinare un ricalcolo della pena accessoria. La Corte aveva ritenuto “errato” il calcolo dei giudici del merito, oltre il “tetto” dei 3 anni previsto dalla legge, e rinviato gli atti a Milano per un appello-bis. I magistrati milanesi, dunque, lo scorso ottobre, avevano stabilito 2 anni di interdizione per il Cavaliere, i cui difensori, però, avevano fin da subito contestato tale decisione annunciando un ulteriore ricorso in Cassazione.