giovedì 27 febbraio 2014

La presunta crisi di Aviapartner Palermo

Tony Maniscalco, detto Nerone
[Tutti i nodi vengono al pettine. Quando c'è il pettine. Leonardo Sciascia] Domani i dipendenti di Ap Pmo  hanno in programma una assemblea  per discutere le proposte che l’azienda ha fatto  ai sindacati. A marzo finisce la cassa integrazione  e Ap vorrebbe applicare la solidarietà,  flessibilità, banca ore … proposte inaccettabili e, a dir poco, offensive. Nel 2013 Aviapartner Palermo, fonte sindacale, avrebbe fatto circa 500 voli in più rispetto al 2012, il direttore Buzzetta (Biancaneve), ottimizzando le risorse umane (con 5 unità in meno), con il sacrificio di tutti i lavoratori ha risanato i conti. Per l’anno in corso è prevista una estate di fuoco, con un ulteriore incremento di voli.  A giorni i sindacati dovrebbero avere i bilanci …, le richieste aziendali,  inaccettabili, verranno rimandate al mittente. La fanteria è abituata a lottare e il suono dei “tamburri” ricompatta i sindacati. Tuco, il Cinese, Matteo, Brontolo … potrebbero, addirittura, ritornare a dialogare.  Invece di parlare sempre di sacrifici basterebbe prendere  un vettore di linea …   Aviapartner, terza compagnia di handling aeroportuale in Europa, ha acquisito il controllo del consorzio siciliano Pae Mas handling services nel 2011, secondo operatore nel settore dell’handling aeroportuale dell’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo, diventando così il primo handler privato in Italia per numero di scali serviti, attualmente sette (oltre a Palermo, Catania, Roma Fiumicino, Milano Linate, Milano Malpensa, Venezia Marco Polo e Torino Caselle). Pae Mas, nata nel 2003, ha 70 dipendenti, un fatturato che nel 2009 è stato di circa 3 milioni di euro e gestisce i servizi di handling di EasyJet, Meridiana Fly, SAS Scandinavian Airlines, Air Europa, Air Italy. Cambierà la propria denominazione in Aviapartner Palermo e permetterà alla multinazionale belga di operare per la prima volta nel Mezzogiorno, con un’ulteriore espansione in programma in Italia nel 2011. Nei primi dieci mesi del 2010 Aviapartner ha ottenuto un fatturato di circa 50 milioni di euro, impiegato più di mille collaboratori, gestito circa 45 mila voli e movimentato 8,2 milioni di passeggeri.

Qantas in crisi, taglia 5.000 posti

[Quando c'è in giro tanta pietà per gli animali, pochissima ne resta per l'uomo. Leonardo Sciascia] La compagnia di bandiera australiana Qantas ha annunciato oggi il taglio di 5.000 posti di lavoro, su uno staff totale di circa 30 mila, e la riduzione di 50 aerei dalla flotta, denunciando una perdita pre-tasse di 252 milioni di dollari australiani (circa 164 milioni di euro) nel secondo trimestre del 2013. Il Ceo Alan Joyce ha presentato un piano di taglio dei costi di due miliardi di dollari (1,3 miliardi di euro) nei prossimi tre anni, citando la durissima concorrenza sia nelle operazioni internazionali che domestiche. La Qantas Domestic ha registrato un profitto di 57 milioni di dollari nel secondo semestre 2013, contro i 218 milioni dello stesso periodo dell'anno prima, mentre la perdita della divisione internazionale è salita a 262 milioni dai 91 milioni del secondo semestre 2012. Risultati definiti “inaccettabili”, tali da imporre misure “senza precedenti come portata e profondità”. Joyce ha citato la “distorsione” del mercato da parte dell'agguerrita concorrente Virgin Australia, che ha accesso a massicce partecipazioni straniere (Air New Zealand, Singapore Airlines e Etihad, Ndr), che per la Qantas sono limitate per statuto al 49%. La Qantas cerca ora di convincere il governo che merita sostegno finanziario, almeno a livello di garanzie, e chiede di allentare le regole che limitano le partecipazioni straniere. Una concessione che permetterebbe di trasferire all'estero posti di lavoro e di esternalizzare la manutenzione degli aerei. Nei mesi scorsi sia Standard and Poor's che Moody's hanno ridotto il rating della Qantas sotto il grado di investimento e con prospettiva negativa. Il sindacato dei servizi Asu, che rappresenta il personale di prima linea e dei servizi ai clienti, sostiene che i dipendenti sono puniti per le cattive decisioni imprenditoriali prese dalla compagnia e promette di “difendere tutti e ciascuno dei posti di lavoro”.

Ceduto 33,4% Aeroporto Firenze a Cedicor

[E poi, diceva il dotto teologo, non che la verità non sia bella: ma a volte fa tanto di quel danno che il tacerla non è colpa ma merito. Leonardo Sciascia] Aeroporti Holding ha raggiunto un accordo per cedere il 33,402% di Aeroporto di Firenze a 13,42 euro per azione a Cedicor, controllante del gruppo argentino Corporacion America. Lo annuncia un comunicato. Con il perfezionamento dell'operazione, Cedicor dovrà promuovere un'offerta pubblica di acquisto obbligatoria totalitaria su AdF. Aeroporti Holding è controllata da Sagat e partecipata da Equiter (Intesa) e Tecnoinvestimenti (Camere di Commercio). Gran corsa in Piazza Affari per Aeroporti di Firenze che ha chiuso in rialzo del 22,2% a 13,32 euro verso il prezzo unitario a quota 13,42 riconosciuto da Cedicor per l'acquisto del pacchetto di controllo della società, sulla quale verrà lanciata un'Opa obbligatoria. Le azioni di Aeroporto di Firenze corrono in Borsa con un balzo del 22,02% portandosi a 13,3 euro. I titoli si portano così verso il prezzo unitario di 13,42 euro riconosciuto ad Aeroporti holding da Cedicor per l'acquisto del pacchetto di controllo della società, sulla quale verrà lanciata un'opa obbligatoria.

L'ad di F2i, Gamberale, rinviato a giudizio?

[Essere comunista era insomma, per Candido, un fatto quasi di natura: il capitalismo portava l'uomo alla dissoluzione, alla fine; l'istinto della conservazione, la volontà di sopravvivere, ecco che avevano trovato forma nel comunismo. Il comunismo era insomma qualcosa che aveva a che fare con l'amore, anche col fare all'amore: nel letto di Paola, in casa del generale. Don Antonio questo lo capiva e, generalmente e genericamente, lo approvava; ma riguardo a sé, al suo essere comunista, aveva idea diversa. "Un prete che non è più prete" diceva "o si sposa o diventa comunista. In un modo o nell'altro deve continuare a stare dalla parte della speranza: ma in un modo o nell'altro, non in tutti e due i modi”. Leonardo Sciascia]  La procura di Milano ha chiuso l’inchiesta a carico dell’ad di F2i, Vito Gamberale, e di altre due persone con l’ipotesi di concorso in turbativa d’asta in relazione alla vendita da parte del Comune di Milano nel dicembre 2011 del 29,75% della Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi. Gamberale è indagato da tempo nell’inchiesta e l’avviso di chiusura indagini prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. L’inchiesta della Guardia di finanza di Milano, coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e che ha portato Gamberale già nel 2012 ad essere accusato di turbativa d’asta, è nata da una telefonata del 14 luglio 2011 intercettata nell’ambito di un’indagine della procura di Firenze e trasmessa, assieme ad altri atti, a quella di Milano, nella quale l’amministratore delegato di F2i conversando con Mauro Maia, socio nel fondo per le infrastrutture, aveva parlato della possibile indizione di parte di Palazzo Marino del bando di gara e di un appalto “fatto su misura” per le esigenze del fondo. L’avviso di chiusura della indagini notificato in questi giorni riguarda anche lo stesso Maia e un indiano, Behari Vinod Sahai, rappresentante di una società che aveva presentato un’offerta per l’acquisto delle quote che non fu ammessa perché venne presentata in ritardo. Mauro Maia, socio del fondo F2i, “in concorso e previo accordo” con l’ad del fondo Vito Gamberale, “colludeva con Sahai Vinod Behari”, procuratore speciale della società indiana Srei Infrastructure Finance Ltd, perché quest’ultima “si astenesse dal concorrere alla gara ad evidenza pubblica indetta dal Comune di Milano” per l’acquisto di quasi il 30% di Sea. Lo scrive il procuratore aggiunto di Milano Robledo nell’avviso di chiusura delle indagini. Il fascicolo per turbativa d’asta era stato aperto dallo stesso Robledo nel marzo del 2012. Prima, però, attorno a quel fascicolo si era creato una sorta di “giallo”, risolto solo il 16 marzo 2012, dopo un incontro tra il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, e l’aggiunto del dipartimento pubblica amministrazione Robledo. Fino a metà marzo, infatti, non si sapeva chi fosse il titolare effettivo dell’inchiesta, aperta formalmente il 2 novembre 2011, a modello 45, senza ipotesi di reato né indagati, dal pm Eugenio Fusco del pool di contrasto ai reati economici, coordinato dall’aggiunto Francesco Greco. Il pm aveva poi avvertito i vertici della Procura a dicembre che le indagini dovevano essere girate al dipartimento “pubblica amministrazione”, perché si poteva ipotizzare il reato di turbativa d’asta. Il fascicolo, però, è stato assegnato al dipartimento “p.a” solo qualche mese dopo, il 16 marzo appunto. Già nell’ottobre 2011, tra l’altro, la Procura di Firenze aveva trasmesso alcune carte a Milano, tra cui intercettazioni, che poi hanno dato origine all’inchiesta su quella gara del dicembre del 2011. A seguito della chiusura indagini, F2i fa sapere che “se dalla documentazione emergessero accuse non veritiere” si riserva di procedere per querela “con ampio mandato nei confronti di chiunque avesse asserito fatti non rispondenti al vero”. In particolare – aggiunge la società in una nota firmata da Vito Gamberale e Mauro Maia – si ricorda che Sahai presentò il 16 dicembre 2011 un’offerta al Comune di Milano per l’acquisto del 29,75% delle azioni SEA. L’offerta venne presentata a termine scaduto e quindi esclusa”. E tuttavia, prosegue il comunicato, “nei giorni successivi, il Comune di Milano decise di aprire ugualmente la busta e leggere l’offerta indiana, che si rivelò comunque non conforme ai requisiti di gara per: mancanza della fidejussione, presenza di una serie di condizioni, quali il raggiungimento garantito nel tempo della maggioranza della SEA, la nomina dell’ad, la non distribuzione del dividendo straordinario in favore del Comune di Milano. Sin da subito pertanto i manager di F2i, anche nella loro memoria presentata in Procura, ritennero e dichiararono che semmai turbativa d’asta vi fosse stata, essa era riconducibile ai comportamenti attuati da Sahai”.

mercoledì 26 febbraio 2014

L’Iran a un passo da nucleare

[La nostra giornata è fatta, come tutta la vita, di misteriose rispondenze, di sottili collegamenti. Leonardo Sciascia] Il premier israeliano Benyamin Netanyahu teme che, malgrado gli sforzi della comunità internazionale, l'Iran riuscirà in definitiva ad imporsi come Paese “sulla soglia nucleare... con la capacità di arricchire (uranio, ndr) e di sviluppare missili intercontinentali”. Nelle trattative con i Paesi del 5+1 “l'Iran riceverà tutto, senza dare alcunché in cambio”. Il premier ha fatto queste osservazioni durante la seduta del Consiglio dei ministri. Il movimento sciita libanese Hezbollah ha confermato oggi che l'aviazione israeliana ha colpito lunedì sera sue posizioni lungo il confine libano-siriano e ha aggiunto che “sceglierà il momento e i luoghi giusti per fare una rappresaglia”.  Quattro miliziani del movimento sciita libanese Hezbollah sarebbero stati uccisi nel raid aereo compiuto da Israele lunedì sera lungo il confine tra il Libano e la Siria, secondo quanto scrive oggi il quotidiano di Daily Star di Beirut citando anonime “fonti di sicurezza”. Secondo le stesse fonti, l'attacco ha preso di mira due mezzi pesanti provenienti dalla Siria e diretti in Libano, uno dei quali trasportava missili e l'altro piattaforme di lancio. Il carico era destinato a rafforzare gli arsenali missilistici di Hezbollah in Libano. L'attacco, che non è stato confermato ufficialmente né dalle autorità di Beirut, né da Hezbollah né da Israele, sarebbe avvenuto nella regione di Janta, una roccaforte del movimento sciita alleato del regime di Damasco e dell'Iran, tra il villaggio libanese di Nabi Sheet e le localita' siriane di Serghaya e Zabadani. L'esercito libanese non ha fatto commenti diretti sul presunto raid, ma ha ammesso che lunedì sera quattro aerei israeliani sono entrati nello spazio aereo libanese provenendo dal Mediterraneo e si sono diretti a est verso il confine con la Siria, dove hanno sorvolato le roccaforti di Hezbollah. Il presidente siriano Bashar al Assad ha ribadito la necessità di mantenere una stretta “cooperazione” con l'Iran per “combattere l'estremismo e il terrorismo” nella regione. Assad, secondo quanto riferisce l'agenzia governativa Sana, ha fatto queste affermazioni ricevendo a Damasco Alaeddin Borujerdi, presidente della commissione Esteri e Sicurezza nazionale del Parlamento iraniano. Il termine “terrorismo” è usato dal regime siriano anche per indicare tutti i ribelli armati nel Paese.

Putin mostra i muscoli dell’esercito

[Nelle statistiche criminali relative alla Sicilia e nelle combinazioni del giuoco del lotto, tra corna e morti ammazzati si è istituito un più frequente rapporto. L'omicidio passionale si scopre subito: ed entra dunque nell'indice attivo della polizia; l'omicidio passionale si paga poco: ed entra perciò nell'indice attivo della mafia. Leonardo Sciascia]La cella della Timoshenko diventerà museo - La cella “vip” dove è stata detenuta l'ex leader dell'opposizione Iulia Timoshenko diventa un museo: lo ha deciso la direzione
dell'ospedale numero 5 di Kharkov, secondo quanto riferisce il tabloid Komsomolskaya Pravda. Il giornale esprime tuttavia perplessità sul senso dell'iniziativa, dato che nella stanza non sono rimasti oggetti personali e che il bagno-toilette e il locale per gli incontri sono già stati assegnati al reparto di chirurgia e rianimazione a causa della carenza di spazi. È  di 82 morti e 724 feriti il bilancio ufficiale degli scontri tra polizia e insorti a Kiev la settimana scorsa. Lo fa sapere il ministero della Salute ucraino precisando che 489 persone sono state ricoverate in ospedale. Il bilancio precedente, pubblicato il 23 febbraio, era di 82 morti e 645 feriti. “Nel corso della settimana ci sarà la proposta di un pacchetto di aiuti a breve termine per l'Ucraina”. Lo ha detto Elmar Brok, presidente della Commissione affari esteri del Parlamento europeo, in una conferenza stampa tenuta a Strasburgo al rientro dalla missione in Ucraina riferendo di averne parlato anche con Olli Rehn. Il tedesco ha anche confermato che “l'intero programma di cooperazione” con Ue, Fmi, Bei e Bers collegato all'offerta di accordo di associazione per l'Ucraina è di “15 miliardi di dollari”. La rivoluzione ucraina cancella anche i Berkut, i famigerati agenti anti sommossa accusati di uccisioni, sequestri e torture durante la protesta del Maidan. Senza neppure attendere il nuovo governo, il ministro dell’interno ad interim Arsen Avakov ne ha decretato lo scioglimento. Le teste di cuoio ucraine erano come un Giano bifronte: “eroi” nelle regioni russofone sud-orientali, quelle dove Ianukovich aveva la sua roccaforte economica ed elettorale, “mostri” nell’Ucraina centro-occidentale, quella filo europea o nazionalista. A Leopoli, ad esempio, i manifestanti li hanno costretti ad inginocchiarsi per chiedere scusa del loro operato a Kiev. Da oggi tutti i 5mila Berkut sono senza un lavoro, tanto che in Russia ci si preoccupa per la loro sorte, meno per la fine del loro arsenale. Aleksandr Zhilkin, governatore di Astrakan, sud della Russia, ha offerto loro ospitalità via twitter, mentre molti imprenditori locali si sono già dichiarati pronti ad assumere le “teste di cuoio”. Intanto Vladimir Putin mostra i muscoli dell’esercito. Intanto la Vtb, una delle maggiori banche statali russe, tra quelle più esposte in Ucraina, chiude i rubinetti dei prestiti al “Paese fratello”: un segno di ulteriore pressione su Kiev.

Trema industria Bitcoin

[Ad un certo punto della vita non è la speranza l'ultima a morire, ma il morire è l'ultima speranza. Leonardo Sciascia]  Trema l’industria dei Bitcoin. Dal web scompare Mt. Gox, una delle maggiori piattaforme di scambio per la valuta virtuale, in seguito alla scoperta di un maxi furto di 744.000 Bitcoin, il 6% dei 12,4 milioni di quelli in circolazione, per un valore di 350 milioni di dollari. La truffa sarebbe stata compiuta da alcuni hacker grazie a una falla nel sistema. La scomparsa di Mt. Gox, che segue le dimissioni del suo fondatore Mark Karpeles dalla Bitcoin Foundation e la cancellazione di tutti i suoi account twitter, fa crollare il valore della valuta virtuale che scende sotto i 500 dollari per la prima volta da novembre. È  sicuramente il momento più difficile per i Bitcoin, da quando sono stati inventati nel 2009. Scatta così la corsa alle rassicurazioni delle altre società attive sul mercato, che prendono le distanze da Mt. Gox, assicurando di aver unito le forze per “lavorare insieme e impegnarsi per il futuro dei Bitcoin e la sicurezza dei clienti”. Mt. Gox “è come MF Global, non è un grande problema per la tecnologia o altri scambi. Il protocollo dei Bitcoin resta invariato e altre piattaforme di scambio stanno facendo bene”, afferma il venture capitalist Marc Andreessen, che ha investito milioni di dollari nei Bitcoin. La notizia della scomparsa di Mt. Gox, che già nei giorni scorsi aveva sospeso tutte le operazioni per problemi tecnici, arriva mentre Second Market annuncia la creazione di una piattaforma di scambio per la valuta virtuale che potrebbe attirare le grandi banche, finora scettiche sui Bitcoin. Second Market, salita alle cronache alcuni anni fa per aver creato una piattaforma per acquistare e vendere azioni di società prima della loro quotazione, sostiene di aver già avviato contatti con gli istituti di credito e si augura di poter lanciare l’attività in estate. Stando alle poche informazioni trapelate, Mt.Gox - società che ha sede a Tokyo, in Giappone - sarebbe stato bersaglio di un pesante attacco informatico che avrebbe portato alla sottrazione di migliaia di bitcoin (le stime parlano di 744.000 monete) gestite per conto della clientela di tutto il mondo. Il valore del furto, al cambio, equivarrebbe all'appropriazione indebita di una somma fra i 300 e i 400 milioni di dollari, il 6% del mercato Bitcoin. Tutto ha avuto inizio qualche giorno fa, quando Mark Karpeles, CEO di Mt.Gox, aveva denunciato una falla di sicurezza nel sistema, bloccando poi il ritiro dei fondi da parte dei clienti. In pochissimo tempo, il valore di Bitcoin su Mt.Gox è crollato a circa 135 dollari (al 7 febbraio il valore era invece di circa 830 dollari), e anche i Bitcoin di altre piattaforme hanno accusato il colpo.  Gli altri exchange più famosi hanno immediatamente reagito coalizzandosi e puntando il dito contro Mt.Gox: Blockchain, ad esempio, precisa di non memorizzare mai dati in forma non cifrata e di non mantenere alcun controllo sui Bitcoin degli utenti. "Abbiamo sempre consigliato caldamente agli utenti di conservare i Bitcoin in modo tale da controllare sempre la proprietà delle chiavi. Account che custodiscono le chiavi per conto dell'utente, come quelli di Mt.Gox, sono da considerarsi rischiosi". Nel caso di Blockchain e di exchange similari, le chiavi dell'utente vengono decodificate da parte del browser e non sono stivate lato server. "In alternativa", proseguono gli esperti di Blockchain, "l'utente può creare un portafoglio in locale servendosi di un software desktop come Armory, Bitcoin-Qt, Multibit o Electrum". Durissima è arrivata la risposta della comunità ufficiale di Bitcoin: "Questa drammatica violazione della fiducia degli utenti di Mt.Gox è il risultato delle azioni di una singola società, e non riflette la resilienza o il valore di Bitcoin e della moneta digitale in generale. Queste realtà andranno avanti a costruire la moneta del futuro, rendendo Bitcoin più sicuro e semplice da usare, sia per i consumatori che per i commercianti. Come in ogni nuova industria, esistono figure negative che vanno estirpate, ed è ciò a cui stiamo assistendo oggi.

martedì 25 febbraio 2014

Francesco D’amico (Katàne) cerca il dialogo

[Gli elementi che portano a risolvere i delitti che si presentano con carattere di mistero o di gratuità sono la confidenza diciamo professionale, la delazione anonima, il caso. E un po', soltanto un po', l'acutezza degli inquirenti.  Leonardo Sciascia] Malgrado non abbia niente da perdere il presidente D’Amico cerca ancora il dialogo. Il 18 marzo lo sciopero, molto probabilmente, verrà cassato perché la procedura di raffreddamento non è stata regolare. Un elemento in più per andare allo scontro. Mettere in liquidazione la Katàne, ma devi certificare un’altra società, oppure abbandonare l’handling. Che fare? Quando devi prendere delle decisioni, alla fine sei sempre solo, se sbagli hai perso, se fai bene abbiamo vinto. D’Amico si prepara al peggio, ma vuole la coscienza a posto prima di scatenare l’inferno.   “Spiace dovere prendere atto di un clima che non vuole tener conto della situazione reale con la quale oggi la Katàne Handling Srl è chiamata a confrontarsi. Perché il momento che viviamo è molto difficile ed è uno di quei momenti nei quali azienda e lavoratori devono stare dalla stessa parte: quella del futuro e della salvaguardia della continuità aziendale e occupazionale”. È l'amaro sfogo di Francesco D'Amico, manager della Sac prestato alla Katàne Handling, di cui è presidente e amministratore delegato, proprio con lo scopo di invertire una rotta che rischia di portare l'azienda al collasso. “Il paradosso è che la Katàne Handling”, continua D'Amico “gode di almeno due caratteristiche che potrebbero determinarne il successo: la prima consiste proprio nei lavoratori, che
garantiscono senza dubbio alti livelli di professionalità, e l'altra è rappresentata dall'importante parco clienti, che rappresenta circa l'80% del mercato catanese. È sensato buttare a mare questi indubbi patrimoni? Katàne in questi anni ha avuto la capacità di acquisire, grazie al proprio management, quote importanti del mercato dell'handling aeroportuale etneo, riportando, dopo la traumatica scomparsa di Wind Jet, che rappresentava oltre il 40% del proprio mercato, la sua market share ai livelli precedenti la crisi della compagnia aerea siciliana. Dovere prendere atto di avere recuperato il mercato perso con la vicenda Wind Jet, ma dovere fronteggiare una condizione di crisi aziendale a causa del costo del personale (con una media di circa il 40% in più rispetto al media del settore), degli abusi nell'utilizzo dei permessi per malattia (oltre 5.500 giornate nel 2013, quasi tutte concentrate su due terzi dei lavoratori) o del pervicace attaccamento a privilegi non più sostenibili (turnazione agevolata), fa crescere il senso di rabbia”. “Si sentono voci in aeroporto”, prosegue ancora il presidente della Katàne, “su privilegi per i dirigenti, sull'esigenza di contrastare “i padroni”, voci che mettono il lavoratore contro l'azienda. Ma di quali privilegi si parla? È possibile entrare nel merito? Di quali padroni si parla? Dobbiamo per forza rassegnarci al prevalere di posizioni demagogiche finalizzate solo al consenso? Perché non può esservi una sede nella quale si possa guardare insieme ai fatti oggettivi, ai costi e ricavi aziendali, alle prospettive e, insieme, come farebbe qualunque comunità matura, approfondire le soluzioni?”. “Chi specula sul malessere dei lavoratori”, conclude D'amico, “sarà disposto ad assumersi la responsabilità di uno scenario nefasto? Sarà disposto a incontrare, domani, i lavoratori che verranno inevitabilmente espulsi dal circuito occupazionale in caso di crisi della Katàne? Quanti degli attuali lavoratori potrebbero conservare il posto di lavoro? E i lavoratori a più alto costo dove troverebbero occupazione? Perché certamente, nel permanere della situazione attuale, in un mercato liberalizzato nel quale le tariffe sono stabilite dalle regole della concorrenza, vince l'efficienza. Katàne, cioè, non potrà sostenere il confronto con operatori che non devono sostenere il peso del suo alto costo del lavoro e del suo assenteismo. Per questo ritengo sia mia responsabilità lanciare ancora una volta un appello al sindacato: ripartiamo dall'accordo del 7 febbraio scorso. Se vi sono elementi da migliorare facciamolo, purché il risultato permanga invariato, risultato che deve garantire la salvaguardia dell'azienda e, attraverso essa, dei lavoratori. La dolorosa crisi economica che tutto il Paese sta vivendo ci chiede questa ulteriore assunzione di responsabilità”.



Blindati russi a Sebastopoli

[Cattolici per modo di dire, mai conosciuto in vita mia, qui, un cattolico vero: e sto per compiere novantadue anni... C'è gente che in vita sua ha mangiato magari una mezza salma di grano maiorchino fatto ad ostie: ed è sempre pronta a mettere la mano nella tasca degli altri, a tirare un calcio alla faccia di un moribondo e un colpo a lupara alle reni di uno in buona salute.  Leonardo Sciascia] Un blindato russo è arrivato in piazza Nakhimov, nel centro di Sebastopoli, in Crimea, dove c'è la sede della flotta russa del Mar Nero. Lo riferiscono via Twitter la tv russa in lingua inglese Russia Today a anche alcuni siti locali, secondo i quali altri mezzi blindati sono stati visti nelle vie principali all'ingresso della città. La disposizione sarebbe stata data dal quartier generale della flotta del Mar Nero, utilizzando i suoi mezzi a disposizione in loco, secondo i media locali. Per ora, dal comando solo un no comment. Nel frattempo sono state costituite brigate di autodifesa, in particolar modo per tutelare il nuovo sindaco russo della città, dove anche oggi numerosi manifestanti hanno chiesto l'intervento di Mosca con slogan come “Russia noi siamo tuoi figli”. Poche ore prima il Parlamento ucraino aveva approvato con 339 voti a favore la proposta di far giudicare l'ormai ex presidente Viktor Ianukovich e altri funzionari a lui vicini da un tribunale internazionale “per crimini contro l'umanità durante i pacifici cortei di protesta tra il 30 novembre 2013 e il 22 febbraio 2014”. Dopo i giorni convulsi della rivolta, a prendere quota in questi giorni è il lessico della politica. “La Russia lavori costruttivamente con noi per garantire un'Ucraina unita” che sia “elemento di stabilità” per l'Europa e “abbia buone relazioni con i vicini a est e ovest”. È  l'appello lanciato in mattinata da Josè Manuel Barroso parlando alla plenaria del Parlamento europeo, affermando che la priorità è rispettare “l'unità territoriale del paese”.  A stretto giro di posta arriva la risposta del ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov. Mosca - dice - non interferirà negli affari interni dell'Ucraina a patto che anche i partner occidentali assumano la stessa posizione. “È  pericoloso - precisa - imporre a Kiev la scelta del “o con noi o contro di noi”. Intanto parte la corsa per le presidenziali, convocate per il 25 maggio dopo la destituzione del capo dello Stato Viktor Ianukovich, ora ricercato per uccisioni di massa. Da oggi la commissione elettorale centrale ha cominciato ad accettare la registrazione delle richieste dei candidati, che hanno tempo fino al quattro aprile per presentare i documenti. I candidati più probabili sono il leader di Udar, l'ex campione mondiale di pugilato Vitali Klitschko, il leader del partito Patria Arseny Iatseniuk (quello dell'ex premier Iulia Timoshenko), il presidente del partito di estrema destra Svoboda Oleg Tiaghnibok, e la stessa Timoshenko. Ieri ha annunciato di voler correre anche Mikhail Dobkin, capo dell'amministrazione regionale filorussa di Kharkov. La formazione del nuovo governo di unità nazionale in Ucraina è stata rinviata a giovedì. L'ha annunciato il presidente ad interim, Oleksandr Turcinov. Passaggio fondamentale per rimettere in moto il Paese, come ha lasciato intendete l'ambasciatore della Ue a Mosca Vygaudas Usackas. “L'Europa è pronta a garantire aiuto finanziario all'Ucraina dopo che sarà formato il nuovo governo e sarà chiaro il suo programma, e spera nella cooperazione tra Ue e Russia in questo campo”. Nel mentre continua il processo di transizione dopo la rivolta che ha portato alla destituzione del presidente fedele a Mosca. Sono stati rimossi infatti il capo del dipartimento di pubblica sicurezza e i comandanti della polizia delle regioni di Kiev, Dnipropetrovsk, Cerkasy e della Transcarpazia. Il nuovo ministro dell'Interno ad interim, Arsen Avakov, ha inoltre ordinato un'inchiesta su alcuni dirigenti di polizia accusati di abuso di potere. L'inchiesta è condotta da una commissione di 29 funzionari del ministero.

lunedì 24 febbraio 2014

Si sciopera anche a Catania Fontanarossa

[La contraddizione definisce Palermo. Pena antica e dolore nuovo, le pietre dei falansteri impastate di sangue ma anche di sudore onesto. La Mafia che distribuisce equamente lavoro e morte, soperchierìa e protezione. Leonardo Sciascia] Le segreterie provinciali di Filt-Cgil, Fit-Cisl e Ugl Trasporti di Catania hanno proclamato lo sciopero locale di tutto il personale dell’azienda Katàne Handling di Catania per martedì 18 marzo, dalle 12 alle 16. Durante lo sciopero saranno garantiti i servizi minimi previsti per legge. La decisione tiene conto dell’esito negativo della prima e seconda fase di conciliazione preventiva. In una nota a margine, le segreterie di Filt-Cgil, Fit-Cisl e Ugl Trasporti di Catania sottolineano che, durante lo
svolgimento delle fasi di preventiva conciliazione, si sono aggiunti ulteriori aggravanti quali il licenziamento illegittimo di 21 lavoratori, il continuo ricorso a provvedimenti disciplinari spesso sproporzionati, l’abitudine a colpevolizzare i dipendenti per la difficile condizione economica dell’azienda, e un atteggiamento chiuso e privo di disponibilità al dialogo. In merito alla nota di Cgil, Cisl e Ugl, che riferisce degli esiti della riunione dei lavoratori della Katàne Handling, l’azienda specifica quanto segue. Katàne Handling Srl è pronta a confrontarsi con il sindacato e i lavoratori, in sede pubblica, in qualunque piazza della città, per esplicitare le cause delle difficoltà che oggi espongono la società a una oggettiva condizione di difficoltà. Cause che, lo si ribadisce, sono sostanzialmente determinate dal costo del lavoro, ben superiore alla media del settore, e dall’altissimo e insostenibile tasso di assenze per malattia (205 lavoratori, circa un terzo dei tempi indeterminati, ha assenze per oltre 26 giorni all’anno, cioè circa un mese di ferie aggiuntive). Posto che l’azienda ha sempre dato disponibilità a parlare di riorganizzazione del lavoro (tanto che tale impegno era previsto anche dall’accordo del 7 febbraio, poi rescisso dal sindacato), con tali premesse di quale organizzazione del lavoro si può mai discutere? Forse di come fare fronte alle ripetute e improvvise malattie che colpiscono grande parte dei dipendenti Katàne? Spiace poi dovere constatare come dal citato accordo, proposto dall’azienda e sottoscritto dal sindacato il 7 febbraio, il sindacato stesso abbia successivamente ritirato la firma. È da quell’intesa che bisognerebbe infatti ripartire, perché consentiva di raggiungere proprio quanto richiesto dal sindacato: “salvaguardare l’azienda, i livelli occupazionali e i salari”. Certo, imponeva la presenza al lavoro dei dipendenti, cosa che evidentemente risulta impossibile assicurare. Infine, si specifica che la questione dei 21 licenziamenti (motivati da elementi disciplinari) nulla ha a che vedere con la crisi aziendale. Quindi non comprendiamo il motivo per il quale questi vengano sempre tirati in ballo quando si parla della crisi della Katàne Handling. Ci auguriamo, visto che al sindacato abbiamo da sempre dichiarato la disponibilità ad aprire un tavolo sulla questione, che i 21 licenziamenti non vengano utilizzati per distogliere l’attenzione dalle vere questioni. Che sono, lo ribadiamo con fermezza, assenteismo e alto costo del lavoro.

E sciopero sia … a Punta Raisi

[Il cretino di sinistra ha una spiccata tendenza verso tutto ciò che è difficile. Crede che la difficoltà sia profondità. Leonardo Sciascia] Dopo circa due anni si ritorna a scioperare a Punta Raisi. L’ultimo sciopero era stato indetto  da due sigle sindacali (Ugl e Cisal) gli altri, coraggiosamente, non avevano preso posizione, anzi la posizione era chiara e molto comoda.   Le rappresentanze sindacali aeroportuali in data 7 Marzo dalle ore 12.30 alle ore 16.30 avrà luogo uno sciopero dei lavoratori di GESAP e di GH Palermo. Questa volta tutti i sindacati hanno aderito allo sciopero.  Il movimento sindacale è preoccupato che la assemblea dei soci GESAP abbia deliberato la privatizzazione di GESAP stessa in un momento storico in cui i bilanci societari sono in profonda sofferenza e peraltro in una fase in cui la magistratura ha promosso indagini sulla gestione societaria. Tra l’altro la provincia regionale di Palermo, commissariata dalla Regione non ha nemmeno provveduto a ricapitalizzare le perdite mettendo nei fatti a rischio la concessione quarantennale a GESAP della gestione aeroportuale. La vendita dell’ottanta per cento di GH Palermo a soggetti privati peraltro  dopo che appena un anno e mezzo  fa la stessa GESAP aveva investito ingenti somme per ottenere il 100 % della proprietà di GH.

7 pentiti accusano Scifani

[Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia … A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma , cioè il clima che è proprio alla vegetazione della palma, viene su, verso il nord, di 500 metri, mi pare, ogni anno … La linea della palma … Io invece dico :la linea del caffè ristretto ,del caffè concentrato… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte , degli scandali: su su per l’Italia, ed è già oltre Roma … Leonardo Sciascia]  Proprio alcune settimane fa sono scaduti i 60 giorni di proroga concessi il 26 novembre scorso dal gip Piergiorgio Morosini, che aveva detto no all’archiviazione chiesta dalla procura per Schifani, da tre anni sotto indagine per concorso esterno in associazione mafiosa. Così, dopo aver approfondito le sue presunte “amicizie pericolose” con i picciotti di Villabate e di Brancaccio, i pm Nino Di Matteo e Paolo Guido devono decidere in questi giorni se chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione del senatore che a novembre scorso ha battezzato a Palermo il Ncd siciliano, tra gli applausi di 400 alfaniani. Nato a Palermo, oggi presidente del Ncd, Schifani ha radici familiari a Chiusa Sclafani, dove ogni anno a giugno si tiene la sagra delle ciliegie e dove è nato suo padre Antonino, recentemente scomparso: ed è rimasto molto legato a quel luogo, tanto che il 21 aprile 2012, da presidente del Senato, inaugurò la caserma dei carabinieri a Chiusa Sclafani, ricordando pubblicamente i numerosi “colloqui intercorsi con il paese che ha dato i natali a mio padre”. L’ex presidente del Senato ha sempre negato le accuse di sette pentiti, che hanno raccontato i suoi presunti rapporti con la famiglia mafiosa di Brancaccio e con i boss del clan Mandalà di Villabate, a cavallo delle stragi del ’92, ma a luglio scorso, quando il gip rifiutò di archiviare l’indagine, non la prese bene: “Dopo tre anni – dichiarò – pensavo che il gip accogliesse la richiesta di archiviazione”. Morosini, invece, ritrasmise gli atti in Procura indicando come particolarmente rilevante, per provare eventuali rapporti di Schifani con la mafia di Villabate, l’audizione di Nino Giuffrè, capo del mandamento di Caccamo (Palermo), e quella di Giovanni Drago e Tullio Cannella, entrambi pentiti di Brancaccio, sulla presunta frequentazione tra Schifani e il boss Filippo Graviano. Morosini aveva chiesto di approfondire ancora le dichiarazioni di Spatuzza che ha rivelato di aver visto Schifani, avvocato dell’imprenditore Pippo Cosenza, recarsi a piedi nel capannone di quest’ultimo, un fabbricato nel cuore di Brancaccio frequentato anche da Graviano. E infine, la procura aveva in programma di interrogare anche Giovanni Costa, un faccendiere palermitano arrestato a settembre a Santo Domingo: “Prima o poi – ha detto Costa – la verità su Schifani dovrò raccontarla tutta”. Schifani ieri sera ha replicato alle agenzie: “Non ho mai fatto politica prima del 1996 e Riina mi risulta essere stato arrestato nel gennaio del 1993. Inoltre, è noto a tutti che sono nato a Palermo, dove ho studiato ed esercitato la mia professione. Questi sono i fatti. Purtroppo, come sempre accade in questo Paese c’è sempre qualcuno che tenta di intorbidire le acque”.

La troika torna ad Atene

[Poiché nulla di sé e del mondo sa la generalità degli uomini, se la letteratura non glielo apprende. Leonardo Sciascia] I rappresentanti della troika (Fmi, Ue e Bce) sono da ieri ad Atene per riprendere i controlli sul programma di risanamento dell'economia ellenica interrotto due mesi fa. Lo riferiscono i media greci secondo cui durante questa tornata di trattative il governo e la troika cercheranno di chiudere una serie di questioni rimaste in sospeso tra cui le riforme proposte dall'Ocse che, come sostengono i rappresentanti dei creditori, contribuiranno al rafforzamento della competitività dell'economia greca. Oggi i rappresentanti della troika - Ue, Bce, Fmi - ritornano ad Atene per la prima volta in due mesi per un'altra verifica del programma di salvataggio ma è scontro sulla ricapitalizzazione delle banche greche. Lo scrive il Financial Times online, spiegando che secondo le autorità elleniche il settore bancario nazionale necessiterebbe di meno di 6 miliardi di euro di capitali freschi mentre per la troika la somma sarebbe vicina ai 20 miliardi di euro. “Non abbiamo bisogno di un terzo piano di salvataggio”. Lo ribadisce il premier greco Antonis Samaras in un'intervista al tabloid tedesco Bild. “Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo con il pacchetto di aiuti in corso, e funziona”, spiega il premier greco. La Grecia, posta sotto l'assistenza finanziaria della troika Ue-Bce-Fmi nel 2010, ha ricevuto due programmi di aiuti per un totale di 240 miliardi di euro per evitare il fallimento in cambio di misure drastiche interne. La nuova politica energetica deve comprendere vari fronti, fra cui la pianificazione e lo studio di politiche per lo sviluppo della regione del Mediterraneo orientale, considerandola come un nuovo pilastro strategico per la fornitura di gas, nonché il completamento e l'adozione di un accordo quadro complessivo nel contesto della cooperazione energetica tra Ue e paesi del
 Mediterraneo. Nel 1995 la Banca mondiale affermò che per quanto riguarda il petrolio e il gas i paesi produttori avrebbero avuto a disposizione una grande quantità di investitori privati, e oggi si può dire che tale previsione si è dimostrata vera. Del resto una recente indagine condotta da Barclays Capital stima che le grandi società che estraggono e producono petrolio e gas hanno investito quasi 600 miliardi di dollari nel solo 2012. Dopo tutti gli studi geologici e le verifiche fatte non c'è più alcun dubbio sul fatto che una vasta area del fondo marino che si estende dalla Grecia a Israele è densamente ricca di petrolio e gas, e sono giacimenti in grandissima parte ancora non sfruttati che necessitano di adeguati investimenti. Ma i soldi da soli non saranno sufficienti. Al fine di fare in modo che tale ricchezza potenziale si trasformi in strumento di prosperità generale e pace per l'area, le grandi potenze devono mettere in campo tutte le loro capacità diplomatiche per sviluppare una piena cooperazione tra i paesi interessati. La stabilità e la collaborazione nel Mediterraneo orientale diventano le premesse indispensabili per pianificare, promuovere e attuare i progetti di estrazione di petrolio e di gas ed attirare i relativi investimenti. Le stime disponibili della US Geological Survey indicano che il bacino del Levante da solo contiene circa 3.450 triliardi di metri cubi di gas naturale e circa 1,7 miliardi di barili di petrolio, mentre le acque greche da sole si ritiene che contengano altri 28 miliardi di barili. L'importanza di questi numeri è chiara se si considera che nel 2011, il consumo di gas in Europa è stato pari a circa 500 miliardi di metri cubi, di cui circa 125 provenienti dalla Federazione Russa. Dalle stime finora elaborate si considera che entro il 2020, la regione orientale del Mediterraneo potrebbe fornire circa il 20-25% del fabbisogno di energia in Europa. Ci si incamminerebbe in tal modo verso il raggiungimento di alcuni tra gli obiettivi energetici più importanti dell'Ue, compresa la diversificazione delle fonti e delle vie di approvvigionamento, in modo da compensare le sue riserve in contrazione, integrando e riducendo la dipendenza dalla Russia, il tutto in modo sicuro e competitivo. Negli ultimi decenni, l'offerta mondiale di gas naturale è cresciuta più rapidamente della domanda, soprattutto a causa di un costante aumento di capitali e flussi di investimento verso i paesi produttori di petrolio, così come una maggiore attività di esplorazione in altri paesi interessati da recenti scoperte di riserve di petrolio e gas.

L’Ucraina preoccupa lo zar Putin

[Ce ne ricorderemo, di questo pianeta. Leonardo Sciascia] La situazione in Ucraina “rappresenta una minaccia per i nostri interessi e per la vita dei nostri cittadini”: lo ha detto il premier russo Dmitri Medvedev, citato da Interfax, spiegando le ragioni del richiamo dell'ambasciatore russo a Kiev. “La legittimità di alcuni organi istituzionali” dell'Ucraina “suscita forti dubbi”, ha aggiunto: “La gente armata e a volto coperto non è un partner con cui poter dialogare. Non c'è nessuno con cui trattare” a Kiev. Il parlamento ucraino ha eletto Stepan Kubiva nuovo governatore della banca centrale sostituendo il dimissionario Igor Sorkin. Kubiva è un membro del partito Patria di Iulia Timoshenko ed è stato direttore dell'istituto finanziario KredoBank. Era uno dei “comandanti” della protesta antigovernativa.  L'Ucraina ha bisogno di 35 miliardi di dollari in due anni. Lo sostiene il ministro delle Finanze ad interim Iuri Kolobov, proponendo una conferenza internazionale dei finanziatori per risolvere la situazione. “L'ammontare degli aiuti
macroeconomici di cui ha bisogno l'Ucraina - ha detto il ministro - potrebbe raggiungere i 35 miliardi di dollari nel 2014-2015. Abbiamo proposto ai nostri partner occidentali di organizzare una grande conferenza internazionale”. L'Alto rappresentante Ue Catherine Ashton è arrivata a Kiev dove è al momento previsto che incontri i vari leader politici, in particolare i rappresentanti dei partiti della nuova maggioranza al parlamento ucraino, e gli attori chiave, tra cui Iulia Timoshenko. Lo ha affermato il portavoce della Commissione Ue Olivier Bailly. L'obiettivo è di “trovare una soluzione durevole alla crisi politica e misure per la stabilizzazione della situazione economica”. Il ministro dell'Interno ad interim ucraino ha annunciato che è stato spiccato un mandato di cattura per il presidente deposto Viktor Ianukovich, che per l'ultima volta “è stato visto in Crimea”, a Balaklava. Lo riferisce Interfax. “Questa mattina - ha scritto su Facebook il ministro dell'Interno ucraino ad interim Arsen Avakov - è stata aperta un'inchiesta per uccisioni di massa di civili. Ianukovich e altri funzionari sono stati inseriti nella lista dei ricercati”.

domenica 23 febbraio 2014

LA CASTA DELLA GESAP

[In culo agli agenti di borsa di Wall Street, che pensano di essere i padroni dell'universo; quei figli di puttana si sentono come Michael Douglas/Gordon Gekko e pensano a nuovi modi per derubare la povera gente che lavora. La 25ª ora] Fa un certo effetto leggere le dichiarazioni dell’on. Fernandelli sui compensi dei dirigenti della Gesap. E il polverone che ha suscitato tale polemica, tanto da indurre i magistrati che indagano sulla Gesap ad ascoltare l’onorevole. Ma tutte queste cifre erano stati già pubblicati da questo blog: “Quanto costa il personale della Gesap?”, Lunedì 12 ottobre 2009; “E io pago …” sabato 12 luglio 2010; “Tremonti contro manager Gesap”, giovedì 20 maggio 2010; “Figli e figliastri in Gesap”, lunedì 8 agosto 2011; le quattro puntate (25-26-27-28 luglio 2011) “I capricci di Carmelo … e il mite Colombo” …         e potrei continuare, ma mi fermo perché potrei sembrare noioso.  La relazione è stata depositata agli atti ieri mattina. I dieci uomini d'oro della Gesap, fotografati nella relazione che il presidente della società di gestione dell'aeroporto palermitano, Fabio Giambrone, ha depositato alla commissione parlamentare Territorio e che è stata trasmessa anche all'Antimafia. Il più alto dei compensi elencati dal presidente dell'azienda è quello, a tempo determinato, di Carmelo Scelta, direttore generale  della società, prevede una retribuzione annua lorda di 250 mila euro. Alle sue spalle si piazzano il post holder dell'Area movimento Antonio Sagliocco (178.679,42 euro lordi annui), il dirigente della direzione Affari generali e legale, numero uno della direzione Risorse umane e security manager Vincenzo Petrigni (165 mila), il post holder dell'area Progettazione infrastrutture e sistemi, rup e direttore dei lavori in numerosi investimenti Leonida Giannobile (160 mila) e il post holder dell'area Manutenzione infrastrutture e sistemi, rup e direttore dei lavori in numerosi investimenti Giuseppe Liistro (160 mila). Chiudono l'elenco la Safety manager Gabriella Romito (140 mila), il dirigente della direzione Quality Giuseppe Maritano (136.890), il dirigente della direzione Pianificazione e controllo strategico Antonino Taragnolini (135 mila), il dirigente della direzione Amministrazione, finanza e contabilità Massimo Abbate (135 mila) e il post holder dell'area Movimento Natale Chieppa (130 mila), il Natale Chieppa è anche a.d. della Ghp, (altri 80.000 euro?). Molto meno guadagnano il presidente del cda Fabio Giambrone (33.963,50 euro lordi annui) e i consiglieri di amministrazione (29.111,57). Ma in Gesap non ci sono solo i 10 dirigenti da sposare, o quanto meno da corteggiare, super pagati, esistono anche i funzionari  del “super minimo”. Del Giudice Susanna, Perella Cristiana, Orlando Donatella, Greco Tiziana, Miccichè Assunta,  l’ing. Libertino Salvatore, Torregrossa Luigi, Pecoraro Nicolò, Mancuso Ciro, Ciriminna Andrea, La Calce Giuseppe e l’architetto  Giovanni Castiglia ... avrebbero un super minimo che varia da 10 a 20 mila  euro.  L’unico ing. che avrebbe un super minimo di 25 mila euro è Sanfilippo Alessandro che avrebbe raggiunto un monte ore di straordinario,  nel 2013, da record. Ovviamente soldi meritatissimi che vanno a premiare la professionalità dei fortunatissimi dipendenti della Gesap. Ma non si capisce per quale motivo altri colleghi della Gesap non hanno il super minimo. Mi piace ricordare l’ing. Mangiapane Salvatore, Renata Alessandra, l’ing. Giovanni Miceli, Vittorio Biundo, De Lisi Giovanni, La Ganga Calogero, Taormina Paolo, Francesco Pecoraro e, non ultimo, Giuseppe Ferrara … tutti funzionari preparati quanto i primi ma che però non percepiscono il super minimo. Per quale motivo esistono queste discriminazioni? Per quale motivo a chi tanto e ad altri niente?       

Talebani all’attacco

[Ognunu avi a sò cruci. Frase siciliana] In un attacco compiuto da talebani nell'Afghanistan orientale sono stati uccisi 20 soldati afghani, mentre altri sette sono stati catturati. Lo rendono noto le autorità provinciali. I talebani hanno rivendicato con un comunicato del portavoce Zabihullah Mujahid l'attacco avvenuto nella provincia di Kunar, alla frontiera con il Pakistan, contro una postazione dell'esercito afghano. Il portavoce del governatore della provincia Abdol Ghani Mosamem ha detto che è stato assaltato una postazione della sicurezza intorno alle 3.00 ora locale nell'area Sher Ghach, nel distretto di Ghaziabad. Bombardamenti compiuti dall'aviazione pachistana nelle prime ore di oggi sul territorio tribale nord-occidentale della Khyber Agency hanno avuto un bilancio finale di “38 terroristi uccisi, fra cui importanti comandanti, e di sei basi distrutte”. Lo ha reso noto l'ufficio stampa militare a Rawalpindi. La zona colpita è quella della Triah Valley, non lontana dalla frontiera con l'Afghanistan. Distrutto anche un importante quantitativo di armi.

sabato 22 febbraio 2014

Agrati chiude a Collegno, 82 licenziati

[Passo così tanto tempo a nuotare con squali di Wall Street e consiglieri barracuda che era bello ogni tanto venire a prendere aria con qualcuno onesto e dal cuore puro. Smallville] L'Agrati, multinazionale che produce viti e bulloni, ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Collegno, uno dei cinque che ha in Italia, e il licenziamento degli 82 dipendenti, sui 500 occupati in Italia. La comunicazione dell'apertura della mobilità è arrivata ai sindacati, che hanno indetto otto ore di sciopero e presidio ai cancelli della fabbrica. “Una decisione inaccettabile perché è un'azienda sana che in altre sedi fa assunzioni”, osserva Marinella Baltera della Fiom di Torino.

venerdì 21 febbraio 2014

Air France-Klm, rosso 1,827 mld in 2013

[Se alla Borsa si guarda come a una istituzione la cui funzione sociale appropriata è orientare i nuovi investimenti verso i canali più profittevoli in termini di rendimenti futuri, il successo conquistato da Wall Street non può proprio essere vantato tra gli straordinari trionfi di un capitalismo del laissez faire. Il che non dovrebbe meravigliare, se ho ragione quando sostengo che i migliori cervelli di Wall Street sono in verità orientati a tutt'altri obiettivi. John Maynard Keynes]  Il gruppo Air France-Klm chiude il 2013 con una perdita netta da 1,827 miliardi di euro, legata in particolare a 923 milioni di svalutazioni di attivi fiscali differiti e alla ricollocazione di CityJet, in corso di cessione, tra gli asset non strategici. La perdita è superiore di oltre 600 milioni rispetto a quella del 2012. A proposito di Alitalia, l'ad Alexandre de Juniac ha ribadito che “se le condizioni saranno soddisfatte, siamo pronti a considerare positivamente un investimento”.  “Stavamo parlando con il governo Letta, ora aspettiamo di vedere nel governo Renzi chi sarà il mio interlocutore per riprendere i contatti e continuare la conversazione” sul caso di ristrutturazione di Alitalia. Così il commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia, avvertendo che “saranno necessarie lunghe e difficili discussioni”. AirFrance,  investiamo solo se condizioni soddisfatte. “Su Alitalia abbiamo sempre detto che abbiamo posto delle condizioni, e che se le condizioni saranno soddisfatte, siamo pronti a considerare positivamente un investimento, ma che non faremo niente se le condizioni non saranno soddisfatte”. Lo ha affermato l'amministratore delegato di Air France-Klm, Alexandre de Juniac, durante la presentazione dei risultati annuali. “Faccio sempre la stessa dichiarazione, non è nuova”, ha aggiunto. Le condizioni franco-olandesi, come ha rilevato lo stesso Juniac in più occasioni, non sono del resto poi così diverse da quelle della compagnia di Abu Dhabi, Etihad. Il vettore degli emirati è però attualmente in trattative per entrare nel capitale di Alitalia con un investimento da compreso fra i 300 e i 350 milioni. Se l’operazione dovesse andare a buon fine, Etihad diventerà titolare del 49% della società italiana presieduta da Roberto Colaninno. Tuttavia la trattativa, che avrebbe dovuto concludersi il prossimo 4 marzo, sta andando per le lunghe. “Renzi ha tutto il tempo che vuole per darci una valida mano. Per chiudere con Etihad ci vogliono un paio di mesi”, ha spiegato l’amministratore delegato di Alitalia in una recente intervista a Radio24. E il nodo centrale, al momento, in discussione con i futuri soci arabi è proprio l’elevato indebitamento della compagnia italiana. Intanto Parigi è in allerta. “Se Ethiad fa qualcosa con Alitalia, non sarà qualcosa di aggressivo nei nostri confronti per non tagliare le importanti strategie che esistono fra Alitalia e AirFrance – ha spiegato al quotidiano La Tribune de Juniac lo scorso 23 gennaio.  È  una questione che Ethiad ha ben centrato”. Senza però parlarne con AirFrance. Almeno, questo è quello che ha riferito de Juniac nel corso della conferenza parigina in cui ha annunciato la conclusione per fine anno della ristrutturazione della compagnia da lui guidata.

giovedì 20 febbraio 2014

IL SINDACATO A PUNTA RAISI SOGNA LO SCIOPERO

[Nel settimo giorno Dio creò Wall Street. Lì, a Wall Street, dove non è arrivato Dio ci arriva il mercato. Beppe Grillo]  Sembra che il movimento sindacale  di Punta Raisi sia più che mai compatto contro i vertici della Gesap che continuano a parlare di privatizzazione. Tanta carne messa sul fuoco, progetti ambiziosi, qualcuno dice che sono fin troppo ambiziosi (non sono riusciti a risolvere la diatriba del bus che accetta gli ex Gesap e respinge gli ex Alitalia figuriamoci se possono risolvere problemi ben più grossi. Comunque sia, ci provano e non è poco per il mondo sindacale aeroportuale arroccato nelle proprie utopie. Il tempo comunque è tiranno, gli argentini si avvicinano e quando cadrà Lampedusa (ieri sono stati visti in visita a Lmp) potranno attaccare non solo via terra,  ma anche con l’ausilio di un’altra testa di ponte, anche via mare. Sempre i sindacati a volte dicono che a breve avranno un incontro con il governatore Crocetta, ma per dire cosa? La Sicilia non è terra di rivoluzioni e Crocetta ha fallito su tutti i fronti. I sindacati sanno perfettamente che quando gli argentini avranno il 40% del Falcone Borsellino metteranno in vendita non l’80% ma il 100% di Ghp.Ha avuto luogo in data odierna una partecipata assemblea del personale dei lavoratori di Gh Palermo S.p.A. e Gesap. A seguito di un acceso dibattito e di momenti di votazione plenaria il personale ha conferito il preciso mandato alle segreterie territoriali e agli RSA delle OO.SS. aeroportuali di proclamare immediatamente uno sciopero secondo le modalità previste dalla normativa vigente finalizzato alla immediata presa d’atto rispetto alle seguenti richieste: arresto del processo di vendita dell’80% delle azioni di Gh Palermo S.p.A.; dimissioni immediate dei rappresentanti del Cda di Gesap S.p.A. che hanno votato contestualmente e a distanza di breve tempo l’acquisto del 49% delle azioni di Gh Palermo S.p.A. e successivamente la vendita dell’80% della stessa società pressoché allo stesso prezzo; dimissioni immediate dell’amministratore unico di Gh Palermo S.p.A.; sospensione immediata dall’incarico del management oggetto di indagini da parte della magistratura fino alla conclusione delle stesse; sospensione immediata  del bando di gara relativo al servizio di sicurezza di Gesap S.p.A.; sospensione e ritiro della convenzione attivata con ARNAS S.p.A. relativa alla gestione del servizio PRM; internalizzazione dei servizi relativi alla gestione dei parcheggi Gesap ad oggi gestiti dalla Quick Parking; internalizzazione dei servizi di manutenzione; attivazione di percorsi di riqualificazione del personale finalizzati alla gestione dei servizi internalizzati.

mercoledì 19 febbraio 2014

Le idi di marzo alla Katàne

[Mariti, carni di cuntrattu. Frase siciliana]A metà marzo gli azionisti della Katàne decideranno cosa fare dell'handling. Questo è stato deciso dai soci oggi della Katàne. Riaprire la trattativa con i sindacati visto che la Uil si sarebbe dissociata da Cgil, Cisl e Ugl e avrebbe mandato un documento all’ufficio provinciale del lavoro pro accordo. Liquidare la società licenziando tutti, oppure, cosa ancora più grave, dismettere completamente il settore dell’ handling.  Risolvere questo problema non è semplice devi essere uno stratega di spessore, non devi sbagliare una mossa e scegliere i migliori alleati, se vuoi vincere. Come diceva Michael Douglas “Ogni guerra è vinta prima di essere combattuta!”  Charlie Sheen invece sostiene che   “tutto in guerra si basa sull'inganno: se il tuo nemico è superiore eludilo, se è irato irritalo, se è di pari forza lotta, altrimenti sparisci e riconsidera”. Basta niente per fare diventare Fontanarossa il cratere
principale dell’Etna. Non è solo un problema di costi, è anche un problema etico, visto che chi si assenta in maniera certamente al di fuori della ragionevolezza mette a rischio il lavoro di chi invece rispetta in pieno il proprio contratto e non guarda a chi, fuori, il lavoro lo desidera, ma non lo trova.   Come può sostenersi un'azienda, in un settore liberalizzato, avendo il peso di un costo medio del lavoro così alto e di un tasso di assenze così spropositato? Il sindacato sa bene che la concorrenza stabilisce i prezzi di vendita dei servizi: chi paga il più alto costo dei fattori produttivi? La concorrenza con altri competitor ha delle regole rigide, inflessibili (che peraltro hanno a Catania da parte dello stesso sindacato concessioni ben più alte rispetto a quelle concesse a Katàne che contribuiscono ad appesantire le condizioni di quest'ultima)?   Non esiste una strategie volte a determinare la scomparsa della Katàne dal mercato dell'handling a Catania, ma certamente senza una chiara assunzione di responsabilità quest'esito infausto sarà il più probabile. Infine, a ogni buon conto: l'accordo prevedeva un referendum tra i lavoratori che avrebbero potuto esprimere, con il loro voto, il proprio orientamento nella logica della partecipazione democratica. Il referendum non si è fatto, non è stato mai nemmeno indetto nonostante fosse previsto dall'accordo, è stata negata ai lavoratori questa partecipazione democratica. Non sta certo all'azienda entrare nel merito di queste dinamiche. Ma l'azienda non accetta che si ribalti la realtà dei fatti attribuendo a essa responsabilità che certamente non ha.

Tre anni dopo Gheddafi, Libia nel caos

[Voi fariti amari? Fatti disiari. Detto siciliano] Nel terzo anniversario dell'inizio della rivoluzione libica - che portò alla fine di Muammar Gheddafi, il 17 febbraio 2011, instabilità politica ed economica e violenze sanguinose continuano ad attraversare il Paese. I libici hanno però già dato il via alle celebrazioni in diverse città e si preparano ad un momento storico: le elezioni per l'assemblea costituente. Nei giorni scorsi si era già festeggiato con fuochi d'artificio e oggi si tengono concerti in piazza. Un “compromesso è stato raggiunto e la saggezza ha prevalso” tra le istituzioni libiche e i miliziani che oggi avevano lanciato un ultimatum ai parlamentari a dare le dimissioni, pena l'arresto. Lo ha annunciato in serata il premier libico Ali Zeidan, senza però fornire ulteriori dettagli in merito all'accordo trovato.

NASCE L’ALTRA EUROPA

[Nun fari pidutu cchiù grossu di lu culu. Frase siciliana] Si chiamerà L’altra Europa con Tsipras la lista nata dall’appello di Barbara Spinelli, Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli e Guido Viale, a cui hanno aderito finora oltre 18 mila cittadine e cittadini. L’obiettivo del progetto è quello di dare voce alla società civile e alle associazioni, sostenendo alle prossime elezioni europee di maggio il rinnovamento proposto da Alexis Tsipras, leader della maggior formazione di sinistra in Grecia (Synaspismos) e candidato del partito della Sinistra Europea. Immediata fine dell’austerità, l’espansione dei prestiti alla piccola e media impresa, e lotta alla disoccupazione. Sono questi i tre temi al centro del programma del leader greco, sostenuto da L’altra Europa con Tsipras che propone un percorso chiaro per far uscire il Vecchio Continente dalla crisi: affrontare i problemi sociali che attanagliano i cittadini europei, puntare sull’ecologia e superare le diseguaglianze fra il Nord e il Sud del Continente. “Un programma rivoluzionario – dicono i primi firmatari -, ma possibile”. L’appoggio a Sinistra Europea e a Tsipras arriva anche dalla Federazione della Sinistra genovese. “I cinque punti del programma di Sinistra Europea – dichiara Antonio Bruno capogruppo della Federazione – parlano di un’Europa diversa, non più comandata dai poteri finanziari ma più democratica e rispettosa dei diritti di tutti, un’Europa dei popoli. Noi lavoreremo per questo”.

martedì 18 febbraio 2014

La Gesap all’Antimafia

[Mentre magnavo un pollo, er Cane e er Gatto pareva ch'aspettassero la mossa dell'ossa che cascaveno ner piatto. E io, da bon padrone, facevo la porzione, a ognuno la metà: un po' per uno, senza particolarità. Appena er piatto mio restò pulito er Gatto se squajò. Dico: - E che fai? - Eh, - dice - me ne vado, capirai, ho visto ch'hai finito... - Er Cane invece me sartava al collo riconoscente come li cristiani e me leccava come un francobbollo. - Oh! Bravo! - dissi - Armeno tu rimani! - Lui me rispose: - Si, perché domani magnerai certamente un antro pollo! Trilussa] 
Fabrizio Ferrandelli chiede che qualcuno parli. Perché finora, sulla vicenda Gesap, c’è stato troppo silenzio: “Con tutto quello che sta emergendo, il Comune di Palermo, la Camera di Commercio e la Provincia di Palermo, non hanno proprio nulla da dire? Perché questo silenzio? Un mistero”, commenta il deputato Pd. Eppure, oggi, quel silenzio si è rotto. Da Palazzo dei Normanni, almeno, qualcuno parla e chiede che si faccia di più: “Vanno bene le verifiche e le indagini degli organi legislativi – dice Giampiero Trizzino del Movimento 5 Stelle – ma forse, a questo punto, sarebbe il caso che venisse avviata anche un'indagine giudiziaria”. E intanto, per approfondire al meglio tutti gli aspetti di vicenda dietro la quale si nascondono consulenze superpagate, stipendi d’oro e appalti lumaca, Trizzino – che è anche presidente della commissione Ambiente e territorio all'Ars – ha chiesto e ottenuto che venisse istituita una sottocomissione Trasporti, che si riunirà a partire da martedì prossimo. Il documento passa in rassegna tutte le consulenze del biennio 2009-2010. L'elenco comprende progettazioni, studi di fattibilità e consulenze per i bandi di gara: sotto questa voce, secondo il documento al vaglio della commissione parlamentare, sarebbero stati affidati incarichi per oltre 1,1 milioni alla Compagnia di progetto spa, 1,2 alla Cop Design srl, 60 mila euro a Sergio La Barbera, oltre 500 mila alla Lodestar partners, 183 mila all'“architetto Sineri”, poco meno di mezzo milione allo studio Gaudano, 1,8 milioni alla Tecnogeco, oltre 800 mila alla Ttt srl e oltre 150 mila a XW Industrial. Ma è fra giugno e agosto del 2010 che si sarebbe verificata l'escalation. In quei giorni alla Gesap ci sono grandi novità: il 3 giugno l'amministratore delegato Giacomo Terranova abbandona l'incarico, che a partire dal 9 agosto sarà ricoperto da Dario Colombo. Nei due mesi di interregno, secondo Ferrandelli, le consulenze esplodono: “Sono stati affidati alla Compagnia di Progetto spa 15 incarichi per complessivi 800 mila euro – si legge nel documento che oggi il deputato  ha consegnato all'Antimafia -, alla Cdp Design 19 incarichi per complessivi 565 mila euro, alla Tecnogeco srl 17 incarichi per oltre 500 mila euro e sempre alla Tecnogeco altri 12 incarichi per complessivi 700 mila euro. Nello stesso mese di luglio 2010 sono stati affidati allo studio Gaudiano 3 incarichi di progettazione per complessivi 183 mila euro”. Totale, oltre due milioni e mezzo. Un quarto dei soldi che servono per la ricapitalizzazione. Impegnati in un paio di mesi per le consulenze. La questione Gesap, però, sarà prioritaria. Anche perché, come denuncia Giorgio Ciaccio del M5S, componente dell'Antimafia regionale che da domani esaminerà il caso della società che gestisce l'aeroporto, “i soci stanno svendendo le quote: è vero che ci sono costi esorbitanti, ma il primo scalo siciliano non può pagare il prezzo di una cattiva gestione che va assolutamente cambiata. Ho già proposto che sia la Regione ad acquisire le quote di Comune, Provincia e altri. Ferrandelli non capisce come mai nessuno parli? – si chiede Ciaccio. I rappresentati accusati di avere sperperato tutte queste risorse li hanno messi proprio loro”.


Il tar da ragione alla Gesap

[A cori vili nun giuva la forza. Frase siciliana] Si sblocca l'appalto per la sicurezza in aeroporto per tutti i servizi che garantiscono l'imbarco negli aeromobili nello scalo Falcone Borsellino, a Palermo. Una modalità scelta dalla Gesap, società di gestione dell'aerostazione, che ha passato il vaglio dei giudici amministrativi di primo grado. I giudici del Tar della prima sezione di Palermo erano stati chiamati dalla Metronotte Italia srl e dalla Mondialpol Security Spa a stabilire se era o meno corretto il sistema dell'aggiudicazione della gara per i prossimi cinque anni con una base d'asta da 20 milioni di euro solo a raggruppamenti temporanei d'impresa. Non tutti erano d'accordo a dovere dividere tra le società il mega appalto. Qualcuno voleva partecipare da solo e credeva di potere avere tutti i requisiti per potere garantire la sicurezza. Per la Gesap, assistita dall'avvocato Massimiliano Mangano, invece era indispensabile come previsto dalle norme europee un raggruppamento d'impresa. I giudici del Tar hanno dato ragione alla società di gestione dando via libera al bando di gara relativo all'affidamento dei servizi di sicurezza pubblicato il 30 dicembre del 2013.

Netanyahu, negoziati? Stop ad armi

[Sia usanza, e sianu corna. Frase siciliana] L'obiettivo dei negoziati fra l'Iran e i Paesi del 5+1, che riprendono  a Vienna, “deve essere di impedire a Teheran di dotarsi della capacità di produrre armi nucleari”. Lo ha affermato  il premier israeliano Benyamin Netanyahu. “L'Iran - ha aggiunto - non ha cambiato di una virgola i suoi appelli alla distruzione di Israele, eppure riceve ancora abbracci da tutto il mondo”. La Guida suprema iraniana Ali Khamenei, sul proprio sito internet, ha sostenuto che i negoziati che riprendono  sul controverso programma nucleare iraniano “non andranno da nessuna parte”, ma ha assicurato che l'Iran rispetterà gli accordi e ha ribadito il proprio appoggio alla trattativa nucleare e alla squadra negoziale di Teheran. “L'Iran non romperà l'accordo ma, ripeto, sarà inutile e non andrà da nessuna parte”, ha detto Khamenei.



Arriva conto via Facebook Banca Sella

[Culu chi sedi, voli battagghia. Detto siciliano] Gestire il conto corrente e le carte di pagamento via Facebook. Dopo i conti correnti on line e via smartphone, arriva anche in Italia un nuovo modo e un nuovo canale per avere informazioni e fare operazioni bancarie: la propria pagina Facebook. A lanciare il servizio è il Gruppo Banca Sella, attraverso l'applicativo Sella.it per Facebook. Assogestioni nominerà, fra poco più di un mese, il nuovo presidente dell'associazione dopo le dimissioni di Domenico Siniscalco nel novembre scorso. L'assemblea dell'associazione dei fondi si riunirà il 26 marzo, prima della conferenza plenaria di inaugurazione del Salone del Risparmio. La manifestazione dedicata al risparmio gestito, in programma fino al 28 marzo all'Università Bocconi, ha avviato le iscrizioni alle conferenze e prevede oltre 100 incontri, dibattiti e appuntamenti formativi. Sofferenze bancarie ancora ai massimi. A gennaio 2014, secondo il rapporto Abi, le sofferenze nette sono salite a quasi 156 miliardi di euro dai 150 di dicembre 2013, mentre il rapporto fra quelle lorde e impieghi è cresciuto a dicembre all' 8,1%, il livello più alto da maggio '99 (8,37%).

Fallimento Ginevra2

[Si licca lu culu a lu porcu, pri la gula di lu lardu. Frase siciliana] L'Arabia Saudita, uno dei principali sostenitori della rivolta in Siria, ha accusato il regime del presidente Bashar al-Assad di aver causato il fallimento dei negoziati di Ginevra destinato a mettere fine a tre anni di conflitto. In una dichiarazione dopo la sua riunione settimanale, il Consiglio dei ministri saudita ha “deplorato il fallimento della Conferenza di Ginevra a pervenire a risultati tangibili”, ha detto il consiglio in un comunicato diffuso dall'agenzia ufficiale Spa. L'esercito siriano ha ripreso oggi il controllo completo del villaggio di Maan, nella provincia di Hama, teatro di un massacro di civili (almeno 20 uccisi) avvenuto nelle scorse settimane di cui le autorità hanno accusato i ribelli jihadisti. I soldati, scrive l'agenzia governativa Sana, sono entrati nel villaggio dopo “avere eliminato le ultime postazioni dei terroristi che vi si erano infiltrati e avevano commesso un orrendo massacro di civili, soprattutto donne e bambini”.

Deutsche Bank mette banca israeliana nella sua lista nera

[Fudda e mala vinnita. Frase siciliana] Deutsche Bank ha incluso l’israeliana Poalim Bank in una lista di società che costituiscono un investimento problematico dal punto di vista etico. Lo riferisce il quotidiano locale Maariv secondo il quale l’istituto israeliano si trova in un elenco di sedici compagnie, tra le quali figurano alcune impegnate in traffici di armi. Lunedì 17 il premier israeliano Benyamin Netanyahu aveva affermato che il boicottaggio economico di Israele è una forma di antisemitismo. Maariv precisa che la Poalim Bank è stata inclusa nella lista nera compilata da una società esterna a Deutsche Bank a causa delle sue attività in Cisgiordania. Fra le compagnie per le quali sussistono questioni etiche figurano anche Lockheed Martin, Northtrop e Nissan. Lunedì incontrando a Gerusalemme dirigenti di organizzazioni ebraiche statunitensi, Netanyahu aveva detto: “La cosa più riprovevole è di vedere persone sul suolo dell’Europa parlare del boicottaggio di ebrei. È  un fenomeno oltraggioso… In passato gli antisemiti boicottavano esercizi di proprietà ebraica, adesso invocano il boicottaggio dello Stato ebraico, e del solo Stato ebraico”. Netanyahu aveva diretto in particolare le sue critiche contro i membri del movimento Bds (che sostiene il disinvestimento in Israele) qualificandoli “antisemiti con panni moderni”.

lunedì 17 febbraio 2014

Domani assemblea Alitalia, cambio Statuto

[Gatta licca, pigghia surci. Frase siciliana] Martedì 18 febbraio si svolgerà un'assemblea straordinaria di Alitalia per modificare alcuni articoli dello Statuto. L'assemblea è stata fissata dal cda del 13 gennaio scorso, che si era riunito dopo l'assemblea che ha nominato il nuovo cda e modificato lo Statuto per ridurre i membri del consiglio. In quell'occasione erano state fatte anche dello proposte per modificare alcuni articoli, che nel frattempo sono state inviate agli azionisti e martedì verranno approvate definitivamente. L’accordo raggiunto tra Alitalia e sindacati può rendere più facile l’intesa con Etihad. Infatti una delle principali condizioni degli emirati per chiudere era proprio quella di non dovere avere a che fare con i sindacati che sempre hanno avuto un impatto molto forte sul business della compagnia di bandiera. La strada è in discesa, anche se questo non significa che tutti i punti siano stati risolti tra Etihad e la compagnia italiana. Ora siamo di fronte al probabile – ma non sicuro – arrivo della compagnia degli Emirati per conquistare una quota di maggioranza relativa del vettore italiano. La nuova Alitalia non se la passa molto bene avendo perso oltre 1,2 miliardi di euro dalla rinascita ad oggi, anche per delle condizioni di mercato non certo delle più favorevoli. La compagnia italiana ha ricentrato la sua attività nell’aeroporto di Roma Fiumicino e lo sviluppo di tale hub è necessario per la sopravvivenza della stessa. Non bisogna pensare che Alitalia abbia chissà quale attività su Malpensa, dato che trasporta molto meno del 10% dei 18 milioni di passeggeri che sono transitati nello scalo varesino, rispetto a circa il 40% che invece fa transitare la low cost inglese Easyjet. I vettori extracomunitari, come Etihad, non possono avere il controllo della maggioranza assoluta e di fatto potrà entrare solo con una quota inferiore al 50 per cento. Questo significa che nei prossimi mesi, quando sarà necessario un nuovo aumento di capitale, anche i soci italiani dovranno versare diverse centinaia di milioni di euro per rilanciare il vettore aereo. Etihad sicuramente è una garanzia di sopravvivenza, ma solo con una forte azione dei soci italiani potrà diventare il motore per una crescita duratura del vettore italiano. Ci sono altri modi per gli arabi per rilanciare la compagnia? Sicuramente si, come le sponsorizzazioni degli aerei Alitalia. Ad esempio, nel momento in cui troveremo lo sponsor del Gran Premio di Formula 1 di Abu Dhabi sulla carlinga di un aereo Alitalia, significherà che Etihad, tramite il governo degli Emirati Arabi Uniti, sta sovvenzionando il vettore italiano. In effetti non succede nulla di differente per le squadre di calcio europee controllate da importanti uomini politici degli Emirati. Se si guardano i bilanci del Paris Saint Germain, si denota un forte squilibrio per i ricavi derivanti dalle sponsorizzazioni. Una concorrenza che fa paura ai tedeschi di Lufthansa che non a caso sono i più preoccupati di un’entrata di Etihad in Alitalia.

Interrogazione parlamentare di Catanoso su Kh

[Manna lu savio e lassa fari a iddu. Detto siciliano] Viene pubblicata oggi nel bollettino ufficiale delle interrogazioni parlamentari la nota parlamentare dell’on. Catanoso che riguardano la vicenda  Katane di Fontanarossa. "In questi giorni l’agenzia di stampa aeronautica AVIONEWS ed il sito castrenzesciambrablogspot.com, oltre che numerose testate giornalistiche, riportano un fatto spiacevole che riguarda la società di handling aeroportuale Katàne srl di proprietà della Sac spa, società di gestione dell’aeroporto di Catania;lo scorso 2 dicembre, a causa dell’attività dell’Etna, ai 28 lavoratori della Katàne presenti a vario titolo nello scalo era stato chiesto di effettuare dello straordinario a causa della riapertura imprevista ed imprevedibile dello scalo etneo, ma solo 7 di questi, secondo un comunicato dell'azienda, si sono resi disponibili, scrive l'on. Catanoso; sulla vicenda, tuttora in corso, che vede i 21 lavoratori licenziati a causa di “danni effettivamente arrecati, di danni eventuali e di insubordinazione”, non si possono non esprimere delle perplessità, in considerazione del frequente verificarsi dei fenomeni vulcanici e delle relative ripercussioni sull’attività aeroportuale che, prima degli eventi del 2 dicembre, erano stati gestiti in modo corretto, quindi, anche avvalendosi degli stessi operai ora licenziati e dove sarebbe stato sufficiente prevedere dei protocolli ad hoc per eventi che si ripetono nel tempo. Ci auguriamo che i competenti uffici del ministero del lavoro e del giudice del lavoro verifichino, in tempi brevi e certi, colpe, responsabilità e mancanze ai propri doveri d’ufficio; l’intero sistema dei trasporti meriterebbe maggiori e migliori attenzioni da parte delle Istituzioni nazionali ed europee e, nello specifico, quello del trasporto aereo ancor di più; la concorrenza sleale delle compagnie aeree “finto” low-cost e “finto” low-fares ai nostri vettori nazionali e la concorrenza, oltre che sleale anche dannosa per il sistema Italia, degli aeroporti nazionali l’uno con l’altro per accaparrarsi quote di volato a discapito dello scalo ‘vicino’ e a discapito del bilancio pubblico sta portando velocemente alla rovina tutti gli operatori del settore; fra questi operatori danneggiati rientra a pieno titolo la Katàne con i suoi lavoratori che, a modesto parere dell’odierno interrogante ed a prescindere dall’evento del licenziamento ‘collettivo’ di dicembre, non sembra abbiano piena contezza della situazione generale del settore ed in particolare dello scalo di Catania; quali iniziative intende adottare il ministro interrogato per risolvere le problematiche esposte in premessa.

OPERAI IMPRENDITORI A PUNTA RAISI?

[Lu mortu ‘nsigna a chianciri. Detto siciliano] A seguito degli incontri del 18 febbraio con Gesap e Ghp, giorno 20 dalle ore 12,30 alle 14,30 (presso la sala riunioni, vecchia aerostazione) si terrà un’assemblea dei lavoratori. Ma di cosa si parlerà il 18? Il termine del 15 febbraio non era perentorio, per carità. Ma le Province, da due giorni sono senza guida. L'ultimo “pasticcio” del governo ha lasciato gli enti senza un capo. Senza un commissario. Ciascuno dei nove ha infatti esaurito il proprio compito. La proroga è scaduta. A casa. Ma adesso, chi guida? Le 
Province non hanno un vertice.  La provincia di Palermo aveva chiesto venti giorni e poi avrebbe ricapitalizzato la Gesap, sembra una ulteriore presa in giro che, però, potrebbe mettere a rischio il quarantennale della Gesap. Il 27 gennaio i sindacati hanno iniziato la seconda fase di raffreddamento, si corre verso lo sciopero.  La decisione di GESAP di procedere alla vendita dell'80% della GH Palermo per reperire risorse, pone la vicenda all’attenzione di tutti in maniera seria. In maniera unitaria il movimento sindacale propone  che discuteremo a breve con tutti gli altri, è quella di destinare all’acquisto di una parte ( almeno il 30% ) delle azioni della GH le somme disponibili presso il Fondo della Buonuscita (TFR) dei dipendenti, liberandole dagli attuali vincoli e mettendole a disposizione dei lavoratori interessati (restituzione sotto forma di azioni ai lavoratori attualmente in servizio e già presenti in azienda all’atto della cessione di ramo di azienda Handling fatta da GESAP e alla consequenziale nascita di GH Palermo) . Tali azioni realizzerebbero una forma di partecipazione dei lavoratori agli utili dell’impresa. L’operazione consentirebbe ai lavoratori di rientrare in possesso delle somme loro destinate e bloccate, nonché di realizzare quote di partecipazione interne all’azienda, sostenendola e partecipando ai suoi utili di gestione. A fronte di ciò l’Azienda dovrebbe riservare ai lavoratori la presenza di una rappresentanza designata dagli stessi lavoratori nell'ambito del cda di azienda.  Il movimento sindacale, unitariamente,  domani proporrà alla Gesap questo progetto che, definire innovativo è assolutamente riduttivo, se condiviso dal gestore potrebbe essere il nuovo modello economico vincente.  

Giorni decisivi per kh

[Suspettu e gelusia tintu cui si nni metti. Detto siciliano] Confusione  a Catania Fontanarossa …, mercoledì cda per convocazione assemblea dei soci. Il resto è nelle mai di Sant’Agata. Molto probabilmente la liquidazione e 320  persone a casa per colpa di un sindacato troppo orgoglioso per accettare un accordo molto penalizzante ma che probabilmente poteva essere il male minore, molto vicina alla fine.  Presa visione del comunicato sottoscritto dalle rappresentanze sindacali Cgil, Cisl e Ugl in data 15 febbraio, considerato che nello stesso si riscontrano accuse all'azienda, si evidenzia e precisa quanto segue: l'azienda non ha da porre fine a fantomatiche “pressioni psicologiche nei confronti dei lavoratori” in quanto non le ha mai esercitate, né direttamente, né attraverso propri funzionari. Invitiamo in tal senso le
rappresentanze sindacali firmatarie del comunicato ai lavoratori del 15 febbraio a esplicitare il significato delle proprie dichiarazioni, riservandoci, caso contrario, di agire nelle sedi più opportune per: tutelare l'onorabilità aziendale, che mai ribadiamo ha inteso interferire con la volontà dei lavoratori, né ha posto in essere iniziative in tale direzione; contrastare l'eventuale tentativo di alimentare un clima certamente non funzionale alla serenità dei rapporti tra azienda e lavoratori che può determinare tensioni sociali.    Cgil, Cisl e Ugl travisano e distorcono la realtà dei fatti quando riferiscono che “l'azienda ha rifiutato di incontrarci”. L'azienda infatti ha incontrato il sindacato per settimane e settimane alla ricerca di una soluzione che salvasse le centinaia di posti di lavoro che essa ha finora garantito nonostante le difficoltà economiche evidenti e certificate dai bilanci in forte perdita e anche oggi l'azienda non ha rifiutato l'incontro per partito preso o per una scelta fatta a priori di non proseguire la trattativa sindacale.  La scelta dell'azienda di non incontrare il sindacato è stata imposta dal fatto che le comunicazioni che il sindacato preannunciava di volere dare, con la richiesta di incontro a seguito della assemblea dei lavoratori del 12 febbraio, erano state già ampiamente comunicate dagli organi di stampa, con dichiarazioni degli esponenti sindacali che preannunciavano il ritiro della firma da parte del sindacato all'accordo sottoscritto il 7 febbraio scorso. Dichiarazioni non solo mai smentite, ma anzi confermate dal fatto che il referendum previsto dall'accordo, che doveva tenersi nei giorni 13, 14 e 15 febbraio, non è stato mai indetto.  Il sindacato sa bene che di fronte a tale evenienza, stante il fatto che il ritiro della firma Non è solo un problema di costi, è anche un problema etico, visto che chi si assenta in maniera certamente al di fuori della ragionevolezza mette a rischio il lavoro di chi invece rispetta in pieno il proprio contratto e non guarda a chi, fuori, il lavoro lo desidera, ma non lo trova.   Ogni altro comportamento da parte degli amministratori sarebbe contrario alla legge. Senza contare il fatto che venire meno unilateralmente da parte del sindacato a un accordo già sottoscritto dopo mesi di trattative, giustificherebbe da solo ampiamente, nell'ambito delle normali relazioni industriali, il dubbio dell'azienda sull'utilità e opportunità di ulteriori incontri. Quindi dire oggi che l'azienda ha rifiutato l'incontro significa solo volere scaricare sull'azienda responsabilità che essa certamente non ha. È infatti noto al sindacato che l'azienda non è più nelle condizioni di assicurare continuità aziendale in assenza di interventi strutturali di riduzione dei costi produttivi.
dall'accordo mette a rischio evidente la possibilità di continuità aziendale, gli amministratori dell'azienda hanno, per legge (ed essendo a tal scopo, e giustamente, già stati diffidati dal Collegio Sindacale) una sola strada da percorrere: convocare i soci senza indugio per comunicare, appunto, che in assenza dell'accordo viene messo a forte rischio il permanere delle condizioni per la continuità aziendale.