domenica 29 dicembre 2013

Anche FS privatizzata?

[Paul: I casi come questi rimangono irrisolti, non si riesce mai a collegare a con b. - Thomas: E lei come lo sa? - Paul: Perché son io che impedisco di collegare a con b... GIBSON MEL] Mauro Moretti, amministratore delegato delle fs, è pronto alla privatizzazione del gruppo non appena arriverà il via libera dal governo di Enrico Letta. ”Per quanto ci riguarda non è ancora stata data alcuna indicazione dal governo: nel caso in cui venga data un’indicazione in tal senso, noi siamo pronti per potere affrontare il problema”, ha spiegato il manager replicando a chi gli chiedeva un commento sull’ipotesi di cessioni di quote da parte dell’esecutivo in aziende partecipate. “In questi anni abbiamo preparato tutto ciò che era necessario per potere anche arrivare a questa questione”.  “Visto che abbiamo adattato i nostri bilanci a standard internazionali, abbiamo avuto il rating, abbiamo una situazione patrimoniale e finanziaria buona e quindi siamo in grado di poter dare soddisfazione anche da questo punto di vista”. Ad ogni modo, ha concluso, “credo che il governo faccia bene a perseguire anche delle privatizzazioni. Negli anni passati si è parlato molto di liberalizzazioni: senza anche la parte privatizzazione liberalizzazione suona male”. Proprio sulla situazione patrimoniale del gruppo, però, la Corte dei conti ha lanciato un allarme nei giorni scorsi, segnalando che le fs devono “far fronte alla sua strutturale debolezza patrimoniale”   e sottolineando che “a fronte di un indebitamento complessivo di circa sei miliardi di euro, si ribadisce la necessità di intraprendere iniziative per non mettere a rischio la continuità aziendale”. E anche sul rating, altro parametro citato da Moretti, c’è poco da festeggiare. L’agenzia Fitch ha infatti assegnato al gruppo il “giudizio” BBB+ con prospettive negative, chiarendo che è pronta ad abbassare il giudizio in caso di “un calo del sostegno finanziario pubblico”. Anche se Moretti aveva annunciato alcuni giorni prima che “siamo passati da  azienda di Stato ad azienda punto e basta“. Tuttavia il manager, nonostante le difficoltà della società, annuncia di essere pronto alla privatizzazione. E porta così avanti un argomento sempre più attuale.

 

L’Eni (4%) andrà ai privati

[Moore: È una persona armata e pericolosa. - Thomas: Perché io come ti sembro?  GIBSON MEL] Il primo gruppo partecipato dallo Stato a entrare nel programma di privatizzazioni del governo sarà l’Eni. L’esecutivo – secondo quanto riporta l’agenzia Reuters citando fonti vicine al dossier - sta valutando di cedere il 4,3% del Cane a sei zampe (controllato dal Tesoro con il 4,3% e dalla Cassa depositi e prestiti con il 25,7%) entro la fine dell’anno per dimostrare che “si sta facendo qualcosa” per ridurre l’elevata mole di debito pubblico, schizzato a oltre il 133% del Pil.  Questi erano i progetti del governo Letta questa estate, e se non ricorrerà ai miracoli mi sa tanto che resta una delle tante promesse non mantenute.  Per il momento, invece, non sarebbe in programma la cessione di quote di Enel e Finmeccanica. Il progetto di dismissioni su cui lavora l’esecutivo non è, d’altronde, una novità. Lo stesso Enrico Letta ha annunciato nei giorni scorsi in un’intervista al Washington Post che potrebbe presto vendere in un’unica operazione il 4,9% di Terna. La partecipazione pubblica tramite la Cassa depositi e prestiti si fermerebbe così al 24%, in modo da mantenere la presa sulla societàIl presidente del Consiglio aveva già annunciato alla fine di luglio un “importante piano di privatizzazioni”, sulla scia delle dichiarazioni del ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni sulla possibile cessione di quote Eni, Enel e Finmeccanica. Le compagnie controllate dallo Stato, intanto, sono pronte alla privatizzazione. Secondo gli analisti di via dell'Astronomia, le partecipazioni possedute dalle amministrazioni pubbliche in quasi ottomila organismi esterni sono circa 40mila. “Gran parte di questi organismi sono nati, a livello locale, per aggirare i vincoli di finanza pubblica - sostiene Confindustria - in particolare il patto di stabilità interno, e come strumento per mantenere il consenso politico attraverso l’elargizione di posti di lavoro”. Secondo l’associazione degli industriali, infatti, “sarebbe prioritario dismettere gli enti o comunque azzerare i costi per le pubbliche amministrazioni di quegli organismi che non producono servizi di interesse generale”. Citando la banca dati Consoc, istituita dal ministero per la Pubblica Amministrazione, il Centro studi di Confindustria rileva che “nel 2012, erano 39.997 le partecipazioni possedute da amministrazioni pubbliche in 7.712 organismi esterni”. A conti fatti l'onere complessivo sostenuto dalle Pubbliche amministrazioni per il mantenimento di questi organismi è stato pari complessivamente a 22,7 miliardi, circa l’1,4% del prodotto interno lordo. Si tratta di cifre consistenti che meritano attenzione. Infatti, secondo Confindustria, “gran parte di questi organismi sono nati, a livello locale, per aggirare i vincoli di finanza pubblica, in particolare il patto di stabilità interno, e come strumento per mantenere il consenso politico attraverso l’elargizione di posti di lavoro”. “Naturalmente non tutti gli organismi rispondono a queste logiche - aggiunge il rapporto di viale dell’Astronomia - di certo, però, il modo e l’intensità con cui il fenomeno si è sviluppato confermano l’anomalia”. Secondo l’associazione degli industriale, sarebbe “prioritario dismettere gli enti o comunque azzerare i costi per le pubbliche amministrazioni di quegli organismi che non producono servizi di interesse generale”. Quanto alla produttività di questi enti, il centro studi di Confindustria incrocia una serie di dati e rileva che “oltre la metà degli organismi non sembra svolgere attività di interesse generale, pur assorbendo nel 2012 il 50% degli oneri sostenuti per le partecipate: circa 11 miliardi di euro. Più in generale, considerando anche gli organismi che producono servizi di interesse generale, oltre un terzo delle partecipate ha registrato perdite nel 2012, e ciò ha comportato per la PA un onere stimabile in circa 4 miliardi”. “Il 7% degli organismi partecipati - è la conclusione - ha registrato perdite negli ultimi tre anni consecutivamente con un onere a carico del bilancio pubblico che è stato pari a circa 1,8 miliardi. Sono numeri straordinari che il Paese non può permettersi”.

venerdì 27 dicembre 2013

BANDA ERDOGAN

[L’avarizia è  così sciocca che non sa neppure contare. Montesquieu] Muammer Akkas, il procuratore turco che ha denunciato pressioni su una nuova fase dell'indagine sullo scandalo corruzione in Turchia è stato rimosso perché “ha gestito male il caso”. Lo dice il procuratore capo di Istanbul, Turhan Colakkadi, precisando che Akkas ha parlato con i media senza avvertire i suoi superiori. Secondo diversi quotidiani Akkas avrebbe ordinato l'arresto di decine nomi eccellenti del sistema Akp, fra cui deputati e imprenditori. Scontri tra polizia e manifestanti che chiedevano le dimissioni del premier turco Recep Tayyip Erdogan sono avvenuti  a Istanbul. Circa 5.000 persone sono scese in piazza qualche ora dopo le dimissioni di tre ministri per uno scandalo di corruzione che ha portato all'arresto dei loro figli. Le forze dell'ordine hanno sparato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti nel quartiere di Kadikoy, nella parte orientale della città. Proteste anche a Besiktas.  Lo scandalo corruzione in Turchia rischia di travolgere il premier Recep Tayyop Erdogan: tre dei suoi ministri, quelli dell'Interno, Economia e Ambiente, si sono dimessi dopo che i loro figli sono finiti in manette in una tangentopoli legata a licenze edilizie in aree urbane che finora ha portato all'arresto di oltre 50 persone. E proprio uno dei tre, il responsabile dell'Ambiente Erdogan Bayraktar, ha invitato anche il primo ministro a lasciare: “per il bene ed il benessere di questo paese, credo debba dimettersi” ha sottolineato. Una vera e propria bufera per il premier a tre mesi dalle cruciali elezioni amministrative di marzo: sempre più in difficoltà per lo scandalo il sultano di Ankara è tornato nei giorni scorsi a denunciare, come fece all'epoca delle proteste di Gezi Park, un complotto internazionale: “uno sporco complotto contro la volontà nazionale” aveva tuonato qualche giorno fa mentre nel paese proseguivano le purghe nella polizia. Operazioni di pulizia che per l'opposizione - da tempo in pressing per le dimissioni di Erdogan - punterebbero a insabbiare l'inchiesta sulla corruzione. Le teste di decine di dirigenti della pubblica sicurezza sono rotolate nei giorni scorsi, compresa quella del capo della polizia di Istanbul. Un'operazione che era stata pilotata proprio dal ministro dell'Interno Guler, il cui figlio è in manette da martedì con i rampolli degli ex titolari dell'Economia e dell'Ambiente e Pianificazione Urbana. Il governo starebbe silurando - è la lettura dell'opposizione - i dirigenti della polizia vicini alla potente confraternita Islamica Hizmet di Fetullah Gulen, ex-alleato ora in lotta con Erdogan, ritenuta all'origine della Mani Pulite turca. Rischiano così di essere irreparabili i danni per Erdogan ed il suo partito Akp, per quel sultano arrivato al governo denunciando i corrotti laici al potere fino al 2002, presentandosi come il campione di una politica pulita. E intanto crolla la borsa: l'indice della piazza turca ha lasciato sul terreno il 3% dopo l'annuncio delle dimissioni dei tre ministri. Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha cambiato 10 ministri in un rimpasto di governo seguito alle dimissioni dei titolari dei dicasteri dell'Interno, dell'Economia e dell'Ambiente.

 

Etihad, futura azionista di Alitalia?


[Daniela Santanchè: “Mantengo due ragazze in difficoltà, vuol dire che sono lesbica?”. Riparte alla grande la posta di Cioè. Spinoza.it] “L'aumento di capitale è finito bene, siamo molto contenti”. Lo ha detto l'ad di Alitalia, Gabriele Del Torchio, al termine del Cda, aggiungendo che si chiude l'anno “con un risultato raggiunto, speriamo che il nuovo sia l'anno del rilancio”. “Quest'anno lo concludiamo con un risultato raggiunto e iniziamo con grande entusiasmo il nuovo anno, che speriamo sia l'anno del rilancio”, ha detto Del Torchio, aggiungendo, a chi gli chiedeva se sarà un rilancio con gli arabi: “del rilancio di Alitalia”. “Abbiamo chiuso con un aumento di capitale - ha evidenziato Del Torchio - mentre molti pensavano non ce l'avremmo fatta”. 

”Per l'alleanza di Alitalia con un partner internazionale “ci sono varie ipotesi”. Lo ha detto l'ad della compagnia, Gabriele Del Torchio, al termine del Cda, spiegando che su questo fronte “stiamo lavorando con il massimo impegno, le alleanze sono fondamentali. Etihad è all'attenzione di tutti i giornali. È presto per qualunque commento”. I prossimi giorni saranno cruciali per la trattativa tra Etihad Airways ed Alitalia per l'ingresso della compagnia di Abu Dhabi nella struttura societaria del principale vettore aereo italiano. 
Etihad Airways, fondata nel 2003, nel 2012 ha trasportato 10,3 milioni di passeggeri, un incremento del 23% rispetto al 2011, ottenendo un fatturato di 4,8 miliardi di dollari ed un profitto netto di 42 milioni di dollari. 
 La flotta della compagnia comprende 89 aerei, 9 dei quali per la divisione cargo, ma i piani di espansione hanno portato il management ad effettuare acquisti enormi. Nei prossimi anni Etihad Airways riceverà infatti la consegna di ben 218 aerei, così suddivisi: 
8 Airbus A-320/200;6 Airbus A-321/200; 26 Airbus A-321neo; 2 Airbus A-330/200; 40 Airbus A-350/900;22 Airbus A-350/1000; 10 Airbus A-380/800; 5 Boeing 777/200LR; 8 Boeing 777/8X; 17 Boeing 777/9X; 41 Boeing 787/9; 30 Boeing 787/10; 2 Airbus A-330/200F; 1 Boeing 777F. 
I governi medio-orientali stanno cercando di trasformare la regione nel principale hub del trasporto aereo per i collegamenti tra l'Europa e le economie emergenti nell'Estremo Oriente, come testimoniato anche dagli enormi investimenti negli aeroporti in Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait ed Arabia Saudita. 
I tre “Pezzi grossi” medio-orientali, ossia Emirates, Qatar Airways ed Etihad, stanno conoscendo una crescita a livelli altissimi, che ha portato le compagnie a condurre una strategia che non prevede l'affiliazione alle tradizionali alleanze di linee aeree. Emirates le ha sempre considerate un freno, Qatar Airways ha capitolato solo di recente, entrando in oneworld, mentre Etihad preferisce gestire un'alleanza “Fatta in casa”. 
 Il vettore di Abu Dhabi ha infatti implementato una strategia di investimenti in compagnie di varie parti del mondo. Etihad possiede quote azionarie in Air Seychelles (40%), airberlin (29,21%), Virgin Australia (13,4%), Aer Lingus (2,987%) e, da quest'anno, anche Jet Airways (24%), Darwin Airline (33%) ed Air Serbia (49%). 
 La partnership con la compagnia medio-orientale sembra essere un buon affare: l'anno fiscale 2012 è stato caratterizzato dal ritorno alla redditività sia per airberlin che per Air Seychelles, il che significa che tutti e cinque i vettori nell'area di influenza di Etihad hanno chiuso il proprio bilancio in attivo.

L'Antitrust apre istruttoria contro la Sea di Milano


[Processo Ruby, le richieste della Boccassini: “Il solito, grazie”. Spinoza.it] L'Antitrust contro la Sea, la società controllata dal comune di Milano e dal fondo F2i che gestisce gli aeroporti di Linate e Malpensa. Con indubitabile celerità, l'autorità per la tutela della Concorrenza ha deciso di avviare una istruttoria sull'acquisizione da parte della Sea dell'aeroporto privato di Milano dalla società Ata del gruppo Acqua Marcia. Operazione annunciata soltanto venerdì scorso, in seguito alla decisione del tribunale fallimentare del 18 dicembre scorso.
L'Antitrust si è mossa subito dopo aver ricevuto una segnalazione da parte di Cedicor, holding di diritti uruguayano cui fa capo Corporacion Argentina. Si tratta della società del miliardario di origine armena Eduardo Eurnekian, che controlla la totalità degli scali in Argentina, nonché gli aeroporti di Montevideo, Brasilia ed Erevan, sbarcato in Italia per partecipare alle gare nel settore, mano a mano che le quote di maggioranza saranno messe in vendita dagli enti locali in difficoltà economica.
 In questo caso, l'Antitrust ha fatto sapere di aver aperto la procedura per verificare se la Sea “abbia posto in essere un abuso di posizione dominante finalizzato a ostacolare l'accesso di un potenziale concorrente nella gestione delle infrastrutture aeroportuali”. Il cosiddetto “Piazzale Ovest” di Linate da cui partono i jet privati è stato assegnato a Sea dal tribunale in seconda battuta: in un primo tempo la gara sembrava assegnata da Corporacion America che ha presentato una offerta economica più alta. Ma da quanto è stato possibile ricostruire, i giudici si sono rivolti a Sea perché il gruppo sudamericano non avrebbe consegnato tutte le garanzie richieste. Circostanza smentita dal gruppo di Eurnekian che ha annunciato ricorso per vie legali. Una strada che i legali hanno percorso è quello del ricorso all'Antitrust. L'Autorità sostiene - in una nota - che la Sea “sfruttando la posizione dominante detenuta nella gestione delle infrastrutture aeroportuali, potrebbe avere adottato comportamenti strumentali per impedire a Cedicor di acquistare Ata. Si tratta di una società che opera, attraverso le sue controllate Ata Ali Servizi e Ata Handling, nell'handling per l'aviazione generale a Milano Linate e per l'aviazione commerciale. Ata è inoltre titolare di una convenzione con Sea, più volte prorogata, grazie alla quale gestisce in esclusiva alcune aree, infrastrutture e servizi relativi all'aviazione generale nell'aeroporto di Milano Linate e svolge, non in esclusiva, alcuni servizi di assistenza a terra per il tramite della propria controllata Ata Ali servizi”. Sea, da parte sua, ha fatto sapere di aver messo a disposizione tutta la documentazione e si è detta pronta a collaborare con l'Antitrust.

giovedì 26 dicembre 2013

A Punta Raisi i sindacati pronti alla battaglia ... si salvi chi può

[Di due partiti, quello di coloro che non seguono la corrente è di solito il migliore. Montesquieu] Le organizzazioni sindacali  nell’apprendere che nell’ambito del dibattito attualmente in corso al consiglio comunale di Palermo avente come oggetto la delibera di vendita delle quote sia l’amministrazione comunale che il consiglio comunale tutto nei fatti ha recepito le rivendicazioni delle organizzazioni sindacali, sia nella stessa delibera, un comma che riporta l’impegno del mantenimento di una quota pubblica che nei fatti garantisca  i livelli occupazionali e della votazione di un ordine del giorno proposto ai gruppi consiliari.  I sindacati rinviano,  a data da destinarsi, la assemblea del personale di GESAP  e GH Palermo e chiedono un incontro urgente ai vertici della GESAP per affrontare le dinamiche in atto e pervenire alla  sottoscrizione di accordi condivisi di tutela per il personale delle società GESAP e GH Palermo. L'emendamento tecnico che il comune di Palermo   sta predisponendo prevede di mantenere solo l'uno per cento (cosa che consentirebbe al Comune di mantenere un consigliere di amministrazione o una figura di rappresentanza), prendendo i 7,5 milioni necessari alla ricapitalizzazione dal fondo di riserva (2,5 milioni) e da un fondo per i capitali delle società (5 milioni). Inoltre, l'emendamento prevede che nel caso in cui la Provincia cambi idea e si decida a vendere, il Comune tornerà a mantenere il 10 per cento, domani  il cda Gesap  e prima del 10 gennaio, termine entro cui approvare il bando per l'advisor.  La privatizzazione della Gesap adesso è a serio rischio, al centro di un fuoco incrociato di forze politiche e sindacati, con queste ultime che hanno proclamato lo stato di agitazione e un’assemblea per venerdì 27 dicembre, poi sospesa, nel pieno delle feste natalizie. Una situazione che era già da giorni calda, ma che adesso rischia di diventare incandescente per la contrarietà dei sindacati che hanno anche indetto una petizione, già firmata da oltre 400 lavoratori. Motivo del contendere la delibera in discussione a Sala delle Lapidi che prevede di aumentare dal 21 al 30 le quote azionarie di
Gesap da mettere sul mercato: una decisione necessaria, visto che la Provincia ha fatto un passo indietro sulla privatizzazione. Palazzo delle Aquile, in un primo momento, aveva deciso di tenere un dieci per cento delle quote della società che gestisce lo scalo di Punta Raisi, ma adesso che il commissario Domenico Tucci ha fatto dietrofront, solo vendendo il 30 per cento, da sommare al 22 della Camera di Commercio, è possibile rendere appetibile l’affare dando a un privato la maggioranza della società. Una partita che ha mandato in fibrillazione i sindacati. Ma i sindacati si sono spinti anche più in là, facendo firmare una petizione ai lavoratori (avrebbero firmato già 400 dei 700 dipendenti) e scrivendo una lettera ai gruppi consiliari di Sala delle Lapidi. E i sindacati lanciano anche un avvertimento al consiglio comunale: in caso di approvazione, sarebbero pronti a iniziative eclatanti. Da diversi anni i lavoratori aeroportuali di GESAP e GH Palermo assistono a una serie di dinamiche che  lasciano quantomeno attoniti. La politica locale ha regalato ai vertici dello scalo e di GESAP e GH una serie di amministratori che si sono avvicendati creando un sistema che garantisce una sorta di casta e nei fatti umilia e mortifica la quasi totalità dei lavoratori. Continui processi di Esternalizzazione verso terzi di tutta una serie di servizi che avrebbero potuto e dovuto fare dipendenti della GESAP o della GH Palermo. Il servizio di centralino, la manutenzione nastri , la gestione dei parcheggi, il punto informazione , la Sicurezza aeroportuale, le consulenze esterne e per ultima la gestione del PRM ( passeggeri a mobilità ridotta) sono stati dati a soggetti terzi svuotando nei fatti la possibilità di dare ossigeno e bilanci positivi alle casse della GESAP e della GH Palermo. La spregiudicatezza della politica locale dopo avere nei fatti disastrato i bilanci di GESAP e di gh Palermo adesso , in periodo natalizio decide adesso di farci un ulteriore regalo e cioè quello di VENDERE a privati. Il processo di privatizzazione della GESAP rappresenta un affare di centinaia milioni di euro intorno al quale certamente si muovono lobby affaristiche e squali delle manovre speculative. La vendita dell'ottanta per cento delle quote di GH Palermo separata da GESAP è stata, a quanto sembra , deliberata da un consiglio di amministrazione i cui componenti sono per tre terzi gli stessi che appena un anno e mezzo fa hanno scelto di acquistare il 100 % delle quote della stessa portando a un esborso di circa un milione e ottocento mila euro nelle tasche di un privato che da anni ha anche un contratto di circa trecentomila euro da socio tecnico e che sembra stia per candidarsi a riacquistare una volta a bando le quote.

Ginevra 2 si aprirà a Montreux

[Per una fatalità circostanza, i principi più grandi sono quelli più scontenti della loro fortuna. Montesquieu] La conferenza di pace sulla Siria in del 22 gennaio non si aprirà a Ginevra come inizialmente previsto, bensì nella vicina Montreux, in Svizzera. Lo ha confermato la portavoce di Lakhdar Brahimi, mediatore internazionale per la crisi in Siria. La decisione si è imposta per ragioni logistiche, ha detto a Ginevra la portavoce Kawla Mattar. Battezzata Ginevra 2, la conferenza sarà inaugurata a Montreux dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, alla presenza dei paesi invitati. Ci sono anche cinque bambini tra le 13 vittime di un bombardamento aereo del regime siriano su un quartiere residenziale di Aleppo, nel nord del Paese. Lo riferiscono fonti locali che hanno diffuso la lista dettagliata delle generalità delle persone uccise nel quartiere di Shaar, roccaforte dei ribelli. Tra loro figurano due bimbi identificati e tre ancora da identificare. Ci sono anche due adolescenti di 14 e 16 anni, una donna e un anziano di 80 anni. Sei razzi lanciati dal territorio siriano da gruppi ribelli hanno colpito questo pomeriggio la regione libanese di Hermel, causando il ferimento di tre persone, tra le quali due soldati. Lo riferiscono i media libanesi. Hermel e Baalbek, roccaforti di Hezbollah, sono state fatte bersaglio dei lanci di diversi razzi negli ultimi mesi, rivendicati da organizzazioni ribelli come risposta all'intervento delle milizie del Partito di Dio sciita in Siria a sostegno del regime.

Irfis, l'ultima rivoluzione del rivoluzionario Crocetta

[Se io potessi vivere un'altra volta la nia vita/nella prossima cercherei di fare più errori/non cercherei di essere tanto perfetto,/mi negherei di più,/sarei meno serio di quanto sono stato,/difatti prenderei pochissime cose sul serio./Sarei meno igienico,/correrei più rischi,/farei più viaggi,/guarderei più tramonti,/salirei più montagne,/nuoterei più fiumi,/andrei in posti dove non sono mai andato,/mangerei più gelato e meno fave,/avrei più problemi reali e meno immaginari./ Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente/e precisamente ogni minuto della sua vita;/certo che ho avuto momenti di gioia/ ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti./Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,/solo di momenti, non ti perdere l’oggi./Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,/una borsa d’acqua calda, un ombrello un paracadute;/ se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all’inizio della primavera/ e continuerei così fino alla fine dell’autunno./Farei più giri nella carrozzella,/guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,/ se avessi un’altra volta la vita davanti./Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo. Borges] La commissione Attività produttive dell'Ars, presieduta da Bruno Marziano (Pd), ha approvato un disegno di legge che prevede la gestione separata dell'Irfis-FinSicilia, da società finanziaria pubblica a istituto di intermediazione finanziaria sottoposto alla vigilanza di Bankitalia. In base alla norma, che dovrà essere calendarizzata per l'aula, l'Irfis potrà fornire consulenze, project financing, gestire fondi di garanzia e di rotazione ma dovrà rispettare alcuni vincoli imposti dal controllo della Regione Siciliana. Resterà il veto di finanziare cementifici, imprese che lavorano nel Petrolchimico e di produzione di energia elettrica, a meno che queste ultime non usino fonti alternative. L'Irfis inoltre gestirà il fondo unico per l'agricoltura e andrà a sostituirsi all'Ircac. "Mi chiedo sulla base di quali presupposti, l’Irfis-Fin Sicilia, società finanziaria per il credito agevolato e l’erogazione di fondi regionali, abbia inteso siglare un protocollo di intesa con Confindustria Sicilia, visto che non tutte le piccole e medio imprese siciliane, vero tessuto produttivo dell’Isola, ne fanno parte". Lo scrive in una nota Bernardette Grasso, vicepresidente del gruppo Grande Sud-Pid cantiere popolare all’Ars. “Il governo chiarisca su questo accordo che sembrerebbe escludere dalle agevolazioni e dalle attività di consulenza e assistenza alle imprese, quelle che non sono iscritte a Confindustria – aggiunge – Confindustria Sicilia sembra essere un interlocutore privilegiato per l’accesso al credito, e si configura una disparità di trattamento nei confronti di altri organismi”. Il deputato prosegue: “Dei 233 milioni di euro previsti per le azioni, ben 150 sono disponibili nelle casse dell’Irfis mentre altri 83 attendono l’assegnazione definitiva da parte del ministero dell’Economia”. “In un momento di grave crisi economica e di pesanti difficolta” di accesso al credito – conclude – questo accordo ha tutta l’aria di operare una discriminazione per molte imprese, e di favorirne alcune, con la sola certezza che Irfis, che gestisce fondi regionali, crea una via preferenziale nei confronti di Confindustria Sicilia”. Non è che c’entra qualcosa il fatto che il Presidente dell’Irfis, Rosario Basile, è considerato uomo vicino ad Antonello Montante, leader degli industriali siciliani?

mercoledì 25 dicembre 2013

VIVERE AL BUIO AI TEMPI DELLA CRISI

[“L'unico consiglio che mi sento di dare - e che regolarmente do - ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s'ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio.” Indro Montanelli] “Mamma, quando torna la luce?”. Sono sempre di più in Grecia le famiglie che per la crisi non riescono a pagare la bolletta. Giorgios ed Evgenia da due anni vivono a lume di candela. Secondo una stima, sono in netto aumento le forniture sospese per morosità. E essere costretti a una vita al buio è diventato un problema sociale. “La situazione è davvero difficile per mia moglie ed i bambini. Cerchiamo di fare le cose necessarie, come i compiti di scuola, finché c‘è la luce del sole” Nell’Europa del ventunesimo secolo vivere senza elettricità non è una opzione da snob. Molte – e inaspettate – sono le conseguenze. “Cucino con il gas da campeggio, e senza frigorifero per verdure e alimenti deperibili c‘è il balcone. E meno male che fa freddo” Sfidando la legge, gruppi di volontari girano per le case e le riconnettono alla rete elettrica. Per loro la corrente è un bene necessario senza il quale non si può vivere. Dunque, è fuori discussione accettare di restarne esclusi. Gli attivisti hanno riportato la luce, illegalmente, in molte case che avevano subito un distacco per morosità. “Voglio ringraziare questi volontari per aver riportato l’elettricità in casa. Ora posso occuparmi dei figli, fargli fare i compiti e permettergli di lavarsi”. I volontari presentano se stessi come un movimento di sfida politica, e assicurano di ricollegare alla rete di distribuzione, ogni giorno, una quindicina di case. Sanno di compiere un gesto fuori dalla legalità, ma si dicono convinti che aiutare chi ha bisogno sia una priorità. “Secondo l’operatore elettrico greco almeno 350mila contratti sono stati sospesi per morositâ nel 2013. In molti casi si è riallacciata la connessione, anche illegalmente, in altri, si è rimasti al buio”.

Italia al top per rischio povertà


[L’Italia ha la classe politica che si merita (…) Siamo sicuri che ne troveremmo di migliori? E se ne trovassimo, che cosa, quale “popolo” rappresenterebbero? Indro Montanelli] Dopo la Grecia, l'Italia è il Paese della zona euro dove il rischio di povertà ed esclusione sociale è più alto: secondo gli ultimi dati Eurostat relativi al 2012, in Italia il 29,9% della popolazione rischia di diventare povero, in Grecia il 34,6%. Quadro a tinte fosche nel bilancio sociale Inps Il potere d'acquisto delle famiglie - si legge - è crollato del 9,4% tra il 2008 e il 2012. Lo si legge nel bilancio sociale Inps secondo il quale solo tra il 2011 e il 2012 il calo è stato del 4,9%. Nel complesso nei quattro anni considerati il reddito disponibile delle famiglie ha perso in media l'1,8% (-2% tra il 2011 e il 2012). Emorragia di dipendenti pubblici nel 2012. Nell'anno, secondo quanto emerge dal bilancio sociale Inps, i lavoratori pubblici sono diminuiti, a causa del blocco del turnover e dei numerosi pensionamenti di 130.000 unità (-4%) passando da 3,23 milioni a 3,1 milioni. Nel 2012 le entrate contributive ex Inpdap sono calate di 4,78 miliardi (-8,2%). I contribuenti del fondo pubblici statali sono diminuiti di 107.012 unità (da 1.780.000 a 1.672.988 con un -6%) mentre quelli del fondo pubblici enti locali sono calati di 25.070 unità (da 1.305.542 a 1.280.472 e un -1,9%). Cresce invece di 1.870 unità il fondo pubblici sanitari e il fondo pubblici ufficiali giudiziari (+721 unità). Le entrate contributive dell'ex Inpdap, si legge nel bilancio sociale Inps, si sono ridotte di 4.781 milioni di euro, dato legato al blocco del turn-over nel pubblico impiego e al rallentamento della dinamica retributiva del settore. Nel 2012 quasi tutte le categorie di lavoratori mostrano una riduzione della consistenza. I lavoratori dipendenti del settore privato si riducono di 48.888 unità (-0,4%); i lavoratori pubblici di 129.515 unità (-4%); i lavoratori autonomi di 13.817 unità (-0,3%) e i parasubordinati di 22.167 unità (-2%). Il blocco del turnover ha accentuato nel pubblico la tendenza che c'è anche nel privato di diminuzione dei dipendenti con meno di 30 anni (-20,1% nel pubblico, -8,7% nel privato) e di progressivamente invecchiamento dei lavoratori. Le variazioni per classe d'età, infatti, sono negativi fino ai 50 anni con una riduzione media del 9,3%. Si rilevano invece incrementi dell'1,4% per i dipendenti tra i 50 e i 60 anni e del 5,9% per quelli oltre i 60 anni. La spesa per gli ammortizzatori sociali nel 2012 è aumentata del 19% rispetto al 2011 superando quota 22,7 miliardi. L'Istituto sottolinea che la spesa principale è quella per la disoccupazione con 13,811 miliardi, oltre due miliardi in più rispetto ai 11,684 miliardi spesi nel 2011. Hanno usufruito di ammortizzatori sociali nel 2012 oltre 4 milioni di persone. Oltre 1,6 milioni di persone hanno usufruito di cig e mobilità a fronte dei 1.250.000 lavoratori nel 2011 (+28,5%) con una permanenza media pro capite in cassa di di due mesi e 2 giorni lavorativi. Nel complesso hanno avuto il sussidio di disoccupazione (ordinaria, agricola e quelle a requisiti ridotti) 2,5 milioni di persone a fronte dei 2,26 milioni dell'anno precedente. L'Inps sottolinea che i 22,7 miliardi (+3,6 miliardi sul 2011) si sono suddivisi in 12,6 miliardi di prestazioni e 10,1 di contributi figurativi. La parte principale ha riguardato la disoccupazione (13,8 miliardi con un +18,2%), mentre per la cassa integrazione sono stati spesi 6,138 miliardi (oltre un miliardo di spesa in più con un +21,8%) e 2,824 miliardi per la mobilità (+17,3%). Il peso maggiore degli ammortizzatori è a carico dello Stato con 14,237 miliardi a fronte dei 8,536 miliardi di contributi da imprese e lavoratori. Il finanziamento della cassa integrazione è stato coperto dallo Stato per il 37,8%, quello della disoccupazione per il 70,1% e quello per la mobilità per il 79%. Quasi la metà dei pensionati Inps (il 45,2%) ha un reddito da pensione inferiore ai 1.000 euro al mese. Lo si legge nel bilancio sociale Inps 2012. Su quasi 7,2 milioni di pensionati che non arrivano a 1.000 euro ce ne sono 2,26 milioni (il 14,3% del complesso) che non arriva a 500 euro. Possono invece contare su più di 3.000 euro al mese poco più di 650.000 pensionati. Il reddito da pensione dei pensionati pubblici nel 2012 era in media di 1.948 euro al mese, superiore di oltre 700 euro rispetto ai 1.223 euro medi portati a casa da coloro che hanno lavorato come dipendenti nel settore privato. La differenza dipende anche dal numero di anni lavorati e si amplia tra le donne con 826 euro medi di pensione per le donne del fondo lavoratori dipendenti e i 1.613 di quelle del settore pubblico. Per artigiani e commercianti il reddito da pensione si ferma in media sotto i 1.000 euro.

martedì 24 dicembre 2013

BUON NATALE

[Dicevo: la cena uccide la metà di Parigi, il pranzo l’altra. Montesquieu] Un buon natale a tutti, anche al titolare della PC che ritiene che esistono abbonati che vanno tutelati (vedi i dipendenti della Ksm in servizio a Punta Raisi)e dunque usufruiscono di uno sconto, altri ritenuti ricchi e dunque senza nessun diritto ma solo con doveri. A tutti i lavoratori della Gh, Gesap e Ap che praticamente non hanno nessuno che tutela i loro interessi. Ma un esclusivo in bocca a lupo alle 5 sigle sindacali aeroportuali che si inventano di tutto, non ultima la petizione, nello spirito democratico italiano il segreto è non essere concreti e i sindacati in questo non hanno rivali.  Ai vertici della Gesap che malgrado il loro impegno ancora non sono riusciti a portare al fallimento l’azienda che ha in gestione l’Apt di Punta Raisi. Con un minimo di impegno in più potrebbero  riuscire a realizzare i loro progetti, il problema è se hanno ben chiaro il progetto che intendono realizzare. A tutti i ragazzi dell’Uges buttati fuori a febbraio da Punta Raisi e che aspettano giustizia, così come i 37 part time della Gh che quasi sicuramente ricorderanno questo natale come l’ultimo di una lunga serie e che a breve (19 marzo) dovrebbero riacquistare la dignità di tutti gli altri colleghi aeroportuali. Ai dipendenti Gesap Unità controllo  sedime un affettuoso natale che dopo aver perso anche l’appello, vittime di una giustizia ingiusta e non solo, hanno ottenuto la data per una eventuale revocazione,  il 13 marzo.

 


 




lunedì 23 dicembre 2013

La famiglia Rizzuto ha perso?

[Osservare come la maggior parte delle cose che ci fanno piacere siano irragionevoli. Montesquieu] L’ultimo a cadere è stato Lorenzo Lo Presti, 40 anni, originario di Cattolica Eraclea, figlio di Joe Lo Presti ucciso nel 1992. È  stato ucciso a Montreal mentre era affacciato al balcone di un palazzo. Lorenzo Lo Presti sarebbe stato uno dei fedelissimi del boss Vito Rizzuto, anche lui originario di Cattolica Eraclea, morto di morte naturale oggi. Da un paio di anni il clan mafioso, un tempo potentissimo, sta subendo i colpi delle cosche rivali. Sono stati uccisi Nick Rizzuto Senior e Nick Rizzuto Junior, Agostino Cuntrera di Siculiana e Liborio Sciascia di Cattolica Eraclea ed altri affiliati. La famiglia Rizzuto è un'organizzazione criminale di stampo mafioso con base nel Québec (Canada), a Montreal. I territori sotto l'influenza della famiglia sono principalmente l'Ontario e il Quebec meridionale. Secondo l'FBI è connessa con la famiglia Bonanno, sebbene le autorità competenti canadesi considerino le due famiglie come due entità a sé stanti. La famiglia Rizzuto è stata parte della potente famiglia Cotroni di Montreal, fino a che il conflitto interno scoppiato non comportò l'uscita dei Rizzuto come nuovi capi della metropoli. Nicola “Niccolò” Rizzuto era nativo di Cattolica Eraclea (Agrigento), e arrivò in Canada nel 1954. Ponendosi fin dall'inizio come nuova figura dello scenario malavitoso nordamericano, si guadagnò il predominio di Montreal nel 1978, con l'uccisione di Paolo Violi, capo della famiglia calabrese fino ad allora egemone ma rimanendo sempre dipendenti dalla famiglia Bonanno.  L'uccisione di Violi arrivò nel contesto di una violento conflitto interno alla famiglia Cotroni, un clan di Cosa nostra americana, sorto tra la fazione siciliana e calabrese. I primi furono guidati dall'allora emergente Nicola Rizzuto, mentre gli altri dal capofamiglia Vic Cotroni. La conseguenza fu lo scoppio di guerra di mafia che colpì Montreal nei tardi anni '70, conclusasi proprio con la morte di Violi, eletto capo dei calabresi dopo che Cotroni si ritirò dagli affari malavitosi con l'annuncio dell'alleanza tra Rizzuto e la famiglia Bonanno. Dopo la consolidazione del potere negli anni '90, i Rizzuto furono colpiti da una serie di arresti importanti nei primi anni del 2000. Nel gennaio 2004, Vito Rizzuto fu arrestato ed estradato negli Stati Uniti, dove nel maggio 2007 fu condannato a scontare 10 anni per il suo coinvolgimento negli omicidi di tre rivali della famiglia Bonanno nel 1981, Alphonse Indelicato, Phillip Giaccone e Dominick Trinchera.  Nel novembre 2006, la vecchia leadership dell'organizzazione criminale fu fatta saltare dall'operazione Colosseo della polizia, nella quale 90 persone furono arrestate, tra cui Nick Rizzuto, Paolo Renda e Francesco Arcadi. Proprio queste operazioni portarono alla decimazione e al declino del clan italoamericano, diminuendone l'influenza sul territorio e favorendo l'espansione di gruppi malavitosi da sempre in secondo piano proprio a causa della famiglia. Per questi motivi, dal 2009 è in atto una guerra di mafia volta a riempire il vuoto di potere nella criminalità organizzata di Montreal venuto a crearsi col declino dei Rizzuto. Nell'agosto 2009 fu ucciso Federico Del Peschio, membro della famiglia. Il 28 dicembre fu il turno di Nick Rizzuto, figlio di Vito, ucciso a Notre-Dame-de-Grace. L'omicidio di una personalità così di rilievo all'intero dell'organizzazione dimostrò pubblicamente quello che le autorità credevano già da qualche tempo, ovvero che il clan siciliano stava soccombendo a una crisi sia interna (dovuta ad arresti e difficoltà di gestione) che esterna (conflitti con bande di strada e gruppi nordamericani), che aveva portato già tempo prima di questo omicidio alla creazione di un vuoto di potere all'interno della criminalità organizzata di Montreal. Dall'omicidio di Nick, la famiglia soffrì sempre più chiaramente dei duri colpi ricevuti sia dalla guerra di mafia che dalle autorità, e il 2 maggio 2010 fu rapito Paolo Renda, 70 anni, fratello di Vito Rizzuto, sulle cui sorti le autorità pensano al possibile omicidio. Poco più di un mese dopo, il 30 giugno, furono uccisi in un agguato a Saint-Leonard, Agostino Cuntrera, considerato nuovo capo della famiglia e la sua guardia del corpo Liborio Sciascia. L'omicidio di Cuntrera, secondo gli inquirenti, avrebbe segnato il colpo decisivo ai Rizzuto per la loro estromissione dalle attività illegali su Montreal, e sebbene alcuni investigatori sulla mafia abbiano espresso pareri contrastanti circa i motivi che abbiano fatto scattare il conflitto, molti hanno puntualizzato il fatto che con la liberazione di Vito Rizzuto nel 2010 si sarebbe assistito al regolamento dei conti finale. A fine settembre fu ucciso Ennio Bruni all'uscita da un bar di Vimont, il quartiere italiano. Il 10 novembre, dopo la lunga serie di omicidi ai danni del clan, è stato ucciso a colpi di pistola nella sua abitazione in Avenue Antoine Berthelet (Cartierville, dimora di diversi mafiosi e criminali) mentre si trovava in cucina, il padrino 86enne della famiglia: Nicola Rizzuto. L'agguato, che ha segnato profondamente le sorti del clan, è stato attribuito dalle autorità a due gruppi: le bande nordamericane o calabresi, ambedue alla ricerca di spazi e compromessi nel nuovo scenario creatosi con il declino e lo sconfinamento a gruppo di secondo piano della famiglia siciliana; l'assassinio sarebbe quindi avvenuto anche a causa del carisma del padrino capace di poter riassestare il clan dalla crisi di potere degli ultimi anni e ridargli nuovo smalto dall'arresto di suo figlio Vito Rizzuto, uscito nel 2012.  Dall'inizio del 2010 fino all'uccisione di Nicola Rizzuto, a Montreal sono stati registrati 35 casi di omicidio connessi al crimine organizzato. Il suo cuore ha smesso di battere, dopo una complicazione polmonare, all'età di 67 anni. Vito Rizzuto, il padrino capace di mettere le radici di Cosa Nostra in Canada è morto dopo il ricovero nell’ospedale Sacro Cuore di Montreal. Nato a Cattolica Eraclea, comune da 4000 anime in provincia di Agrigento, Rizzuto, si era trasferito in America al seguito della famiglia dopo aver compiuto otto anni. Nel giro di qualche decennio riuscì a diventare un vero e proprio patriarca della mafia, riuscendo a spodestare il padre e raggiungendo i vertici assoluti della criminalità d’esportazione.

È morto Vito Rizzuto

[Durante i miei viaggi, mi sono assai sorpreso nel trovare a governar Venezia quei gesuiti che, a Vienna, non trovarono alcun credito. Montesquieu] Una carriera costruita con il sangue, le alleanze come quella con i Cuntrera-Caruana e i traffici di droga a livello globale, senza mai dimenticare la terra d’origine. Come quando emerse il suo interessamento per gli appalti del ponte sullo Stretto di Messina. La sua irresistibile ascesa venne stoppata soltanto nel 2004 con l’arresto eseguito dall’FBI. Dopo l’estradizione, nell’agosto 2006, un anno dopo un giudice americano lo condannò a 10 anni di carcere in parte scontati nel penitenziario di Ray Brook nello stato del Colorado. La libertà l’aveva riassaporata negli ultimi mesi del 2012. A Rizzuto venne contestato il reato di estorsione legato all’omicidio di tre membri appartenenti alla gang rivale italo-americana dei Bonanno. Il clan Rizzuto, uno dei più potenti di tutta l'America del Nord, sarebbe in procinto di lasciare Montreal. È  un'ipotesi rilanciata da diversi quotidiani canadesi - Le Journal de Montreal e il National Post - dopo che la famiglia ha messo in vendita diverse case situate nella metropoli del Quebec. I Rizzuto sono stati decimati  da una guerra di mafia sanguinosa. Prima è morto ammazzato Nick Rizzuto Junior, poi il vecchio “padrino” Nick Rizzuto Senior, oltre che Agostino Cuntrera e altri personaggi influenti del clan italo-canadese originario di Cattolica Eraclea in provincia di Agrigento.  Probabilmente la famiglia intende rientrare in Sicilia. Hanno già messo in vendita a circa 2 milioni di euro, tramite l'agenzia
immobiliare International Realty, la villa di Vito Rizzuto, una sorta di riproduzione di un castello normanno sulla rue Antoine-Berthelet a Montreal, da tempo ribattezzata la “via della mafia”, visto che qui vi sono le case non solo di Vito Rizzuto e del padre Nick (la villa nella quale è stato ucciso da un cecchino) ma anche la figlia Maria Rizzuto, moglie di Paolo Renda, scomparso, forse è lupara bianca, dal maggio del 2010.  Gli investigatori canadesi, secondo quanto riporta la stampa del Nord America, hanno pensato e scritto in questi mesi che la famiglia Rizzuto tema adesso un agguato per Vito, che quando uscirà dal carcere, nel mese di ottobre dell'anno prossimo, probabilmente non tornerà a Montrèal temendo il fuoco degli avversari. Su Vito Rizzuto pendono due richieste di estradizione dall'Italia, sia per il processo Brooklyn, quello dell'infiltrazione nell'appalto del ponte sullo stretto di Messina, che per il processo Orso Bruno che vede al centro dell'inchiesta una maxi operazione di riciclaggio di denaro sporco attraverso la Made in Italy Spa, con sede a Roma davanti a Palazzo Chigi. Entrambe le inchieste, sfociate in decine di arresti, sono state condotte dalla Dia di Roma e dalla Dia di Agrigento. Qualche anno fa furono estradati in Italia due boss italo-canadesi originari di Siculiana, Alfonso Caruana e Pasquale Cuntrera, due amici e “colleghi” di Vito Rizzuto. La famiglia Rizzuto ora potrebbe rientrare a Cattolica Eraclea, il paese dell'Agrigentino da dove partirono nel 1954. Da qui cominciò poi la scalata al vertice della mafia italo-americana fino alla mattanza degli ultimi mesi. La famiglia dei Rizzuto venne decapitata qualche mese dopo la condanna del patriarca grazie all’operazione “Colosseo” che, sostanzialmente segnò l’inizio di una violenta guerra per l’ascesa di nuovi gruppi criminali da sempre in una posizione di secondo piano a causa dell’incontrastata presenza della famiglia di Cosa nostra. A pagare con il sangue furono anche i familiari di don Vito: il 28 dicembre 2009 toccò al figlio, Nick Rizzuto, mentre nel 2010 fu la volta dell’anziano padre 86enne Nicola. La guerra di mafia in Canada è tutt’ora in corso e dal 2010 si sono registrati quasi 40 omicidi. L’ultimo è quello di Roger Valiquette. Per gli inquirenti, proprio la liberazione di Rizzuto, avrebbe prepotentemente riacceso la miccia per la riconquista di Montreal.
Nel maggio 2013 la mafia canadese sbarca a Palermo: i corpi di due uomini canadesi, Juan Roman Fernandez e Fernando Pimentel, vennero trovati carbonizzati nelle campagne di Casteldaccia, alle porte di Palermo. Due referenti di primo piano arrivati direttamente in Sicilia presumibilmente per stabilire un nuovo canale di collegamento.


 


La Cisl contro la Manutencoop

[Dicevo: solo le opere banali annoiano, le cattive non si contano. Montesquieu] I motivi – comunica la Cisl- che hanno portato alla vertenza ed alla conseguente dichiarazione di stato di agitazione con la ditta Manutencoop , curatrice dei servizi di pulizia dell’aeroporto di Punta Raisi dati in appalto dal gestore aeroportuale sono da attenersi al reintegro delle unità lavorative andate in congedo pensionistico o auto esodate  … fino al monte ore lavorativo previsto per il normale turn over del personale. Il mancato accordo ha creato di fatto una situazione stagnante (in linea , aggiungo, con tutto il resto che succede in apt), dove l’azienda ha fatto ricorso ad una mole straordinaria di ore di straordinario, distribuita solo ad alcuni soggetti e il non ultimo mancato raggiungimento degli standard qualitativi espressi dalla carta dei servizi  imposta dall’Enac. Per questi motivi la Cisl chiede al prefetto di attivare un tavolo di conciliazione tra le parti. Nel frattempo l’incontro del 17/12 sindacati azienda ha dato vita a un mancato accordo, l’azienda ha sostenuto che lo stato di crisi in cui versano gli appalti e le commesse sul territorio, è costretta, suo malgrado, e  non può tenere conto delle richieste dei sindacati.    

domenica 22 dicembre 2013

Msf si ritira dalla Somalia

[In questa notte calda di ottobre, apriti cuore / non stare lì in silenzio senza dir niente / non ti sento, non ti sento, da troppo tempo non ti sento / e ti ho tenuto lontano dalla gente / quanti giorni passati senza un gesto d'amore / con i falsi sorrisi e le vuote parole… Cambierò, Cambierò / apriti cuore ti prego fatti sentire…  Apriti cuore  - Lucio Dalla]  Medici senza frontiere ha annunciato “la chiusura di tutti i suoi programmi in Somalia”, dopo 22 anni di presenza. A causa del peggioramento delle condizioni di sicurezza. Era una delle ultime ong occidentali presenti nel Paese. “Dopo aver lavorato senza interruzioni in Somalia dal 1991, l'organizzazione medico- umanitaria Medici Senza Frontiere (Msf) annuncia la chiusura di tutti i suoi programmi nel Paese, come risultato dei gravi attacchi al proprio personale”, riferisce la nota. Torna il mensile dell’organizzazione umanitaria dedicato ai progetti sanitari nelle aree del Sud del Mondo. Dopo 22 anni, Msf ha deciso di lasciare la Somalia chiudendo tutti i programmi nel Paese perché non è più in grado di assicurare la sicurezza ai pazienti e agli operatori umanitari. Poi gli aggiornamenti sui progetti in Repubblica centrafricana, Uganda e Haiti, dove è stato attivato un progetto di assistenza e cura per le donne vittime di violenza sessuale.

 

Niente albero Natale a Knesset

[Le persone perdutamente innamorate, diceva qualcuno, in generale sono riservate. Montesquieu ] Alla Knesset, il parlamento israeliano, l'albero di Natale non può essere esposto: almeno negli spazi aperti al pubblico. Lo ha stabilito il presidente Yuli Edelstein respingendo una richiesta del deputato comunista arabo Hana Sweid, per rendere omaggio alla minoranza cristiana e un messaggio di condanna verso gli ultras ebrei che negli ultimi mesi hanno profanato luoghi sacri a Cristianesimo e Islam. Il presidente Peres ha comunque fatto gli auguri di Natale alla comunità cristiana. Un'esplosione è avvenuta a bordo di un autobus, il 142, a Bat Yam, vicino Tel Aviv. Secondo la polizia si è trattato di “attacco terroristico”, in base all'esame “degli esplosivi trovati sulla scena”. La bomba è esplosa “mentre la polizia stava cercando di far allontanare gli spettatori” e “una persona è stata ferita”. Un membro della squadra artificieri è giunta sul posto dopo essere stato allertato dal conducente del bus effettuando “un'esplosione controllata” del pacco sospetto. “Inaccettabile”. Così il ministro degli Affari strategici Yuval Steinitz ha definito i rapporti secondo cui l'Nsa Usa e l'Intelligence britannica, “paesi amici”, abbiano intercettato email della leadership israeliana. “Noi - ha aggiunto parlando alla tv pubblica - non spiamo il presidente degli Stati Uniti. Abbiamo preso impegni e a quelli ci atteniamo completamente”.


La Germania con i piedi d’argilla

[Se sono triste, la gioia altrui m’affligge perché mi distoglie dal piacere che provo nell’abbandonarmi alla mia tristezza. Mi si fa dunque una violenza , che è una sorta di dolore. Montesquieu] La Germania? È  ormai un “paradiso per i turisti del sesso dei Paesi vicini'”. Lo sostiene la storica femminista tedesca Alice Schwarzer, autrice di un appello per la revisione dell'attuale legge sulla prostituzione. La normativa, che ha legalizzato il fenomeno, fu varata nel 2002 dal governo rosso-verde di Gerhard Schroeder, con l'intenzione di migliorare la condizione delle prostitute. Ma secondo Schwarzer sembra invece scritta per i trafficanti e fa crescere “la schiavitù moderna”. L’impressione diffusa è che la Germania abbia affrontato la crisi finanziaria meglio di ogni altro paese europeo. Certo ha beneficiato della crescente domanda di beni d’investimento, soprattutto da parte dei paesi emergenti. Ma c‘è anche dell’altro. “Se si cercano i punti di forza dell’economia tedesca – dice l’inviato di euronews, Christoph Debetz -, si potrebbe a un primo sguardo pensare ai grandi nomi della sua storia industriale: marchi come Bayer, Porsche, Thyssen-Krupp o Siemens. Si pensa alla Ruhr o a una città come Stoccarda. Le ragioni le abbiamo invece trovate altrove”. Fulda è una citta di circa 100.000 abitanti, al centro della Germania. Al pari di Francoforte, i centri più grandi distano almeno 100 chilometri. La città non può certo essere considerata un polmone economico del paese. Come molte altre della stessa taglia, ospita però quelli che qui chiamano “i campioni nascosti”: piccole e medie imprese altamente specializzate e all’avanguardia mondiale.
Emblematico è il caso dell’azienda Hubtex e della sua capacità di adattamento. “Abbiamo assecondato la domanda del mercato – spiega il direttore Ralf Jestädt – e ci siamo detti che i nostri veicoli, dei carrelli elevatori mobili a quattro ruote, potessero essere modificati per rispondere ai bisogni di altre industrie. E così ne abbiamo sviluppate delle versioni per le acciaierie – in grado di trasportare tubature e profilati in alluminio – e altre, invece studiate per il trasporto e il carico di pannelli in legno, che possono essere utilizzate dalle industrie del legname”. Quando l’industria tessile ha decentrato la sua produzione, abbandonando la Germania, Hubtex operava nel settore. A differenza di altre ha saputo però riconvertirsi, ritagliandosi il ruolo di fornitore altamente specializzato di colossi mondiali operanti in ambiti anche molto diversi. Piccole e medie imprese costituiscono oggi la spina dorsale dell’economia tedesca. Da sole responsabili di un quarto delle esportazioni della Germania, sono inoltre la culla di numerosi “paperoni” del Paese. Il fatto che molte siano decentrate rispetto alle grandi aree metropolitane non sorprende però gli esperti. “Piccole aziende di punta nel loro settore costituiscono una vera manna per le regioni in cui si trovano – dice Michael Grömling, dell’Istituto economico tedesco di Colonia – . Una buona parte della forza lavoro più brillante e specializzata guarda infatti a queste imprese come ad attraenti opportunità d’impiego. E questa è la ragione per cui aziende di questo genere, anche se lontane dalle grandi città, attirano spesso nella zona una forza lavoro di qualità”. Tra le chiavi del successo economico tedesco, anche una forza lavoro altamente specializzata. La teoria si impara nelle scuole e nelle università . La pratica direttamente in azienda, da formatori come Frank Geiling. “Fino a poco tempo fa eravamo noi a selezionare gli stagisti – racconta -. Ora sono piuttosto loro a scegliere. Per essere competitivi e attrarre apprendisti in grado di apportare un vero contributo all’azienda, abbiamo quindi dovuto migliorare la nostra offerta pratica e formativa”. Il risultato è uno scambio, che arricchisce non solo entrambe le parti, ma l’economia nel suo complesso. Proprio la compenetrazione fra conoscenze accademiche portate dagli apprendisti e know-how pratico appreso in azienda è infatti considerata una delle chiavi del successo tedesco. “Si studiano diversi argomenti all’università – dice uno studente, qui impiegato come meccanico industriale -, di cui spesso ci si chiede l’utilità, l’impiego che possano avere nella nostra vita
professionale. Ecco, qui abbiamo modo di mettere queste conoscenze alla prova e di testarne le applicazioni pratiche”. Incompiuto da ormai quasi 50 anni, il raccordo autostradale tra Fulda e Francoforte è emblematico di una zona d’ombra, sconosciuta a i più: il 40% della rete stradale e il 20% di quella autostradale sono ormai lontani dagli standard. Per i lavori mancano però 7 miliardi di euro. “La politica non ha gestito con sufficiente coraggio il denaro pubblico – dice ancora Grömling, dell’Istituto economico tedesco -. Il fatto che si sia privilegiato l’impulso ai consumi piuttosto che quello agli investimenti sta ora presentando il conto. Stiamo registrando un pesante ritardo negli investimenti, anche se in parte è dovuto a fattori specifici. Negli anni ’90 si è per esempio pagato a caro prezzo il lavoro di ricostruzione della Germania dell’Est: un processo che è andato di pari passo con i tagli agli investimenti nella Repubblica Federale”. Per fare spazio al tunnel dell’autostrada a sud di Fulda si è dovuto deviare il corso della ferrovia e di un vicino torrente. Il solo completamento del progetto ha un costo che sfiora i 215 milioni di euro, ma per il necessario raddoppio della vicina linea ferroviaria mancano i fondi. Con il suo 3,7% contro il 6,8%nazionale, Fulda vanta il tasso di disoccupazione più basso del paese. Un primato all’ombra del quale si nascondono però gli stessi problemi strutturali di molte altre città tedesche. “Di proprietà delle autorità locali – conclude da Fulda l’inviato di euronews Christoph Debetz -, il fornitore locale di energia ha pagato un caro prezzo per l’ambizioso progetto di transizione dal nucleare alle energie rinnovabili. I suoi utili ne hanno risentito pesantemente. Le città tedesche sono insomma a corto di fondi. Per ammodernare la sua piazza principale, l’amministrazione ha qui per esempio dovuto associarsi alla compagnia olandese che gestisce il parcheggio sotterraneo e ai grandi magazzini Karstadt. Lo stesso Karstadt, un altro dei grandi protagonisti dell’economica tedesca, naviga però in cattive acque: a Fulda ospitato da un
edificio progettato da uno dei più celebri architetti del dopoguerra, nel 2009 ha però dovuto richiedere la protezione creditizia. Un quadro, che al pari di molti aspetti dell’economia tedesca, conferma che l’apparenza inganna”. Dal 2006 ad oggi le persone che vivono sotto la soglia di povertà che in Germania è fissata a 848 euro al mese per una persona che vive da sola (1278 euro nel caso di una coppia) e cioè il 60% del reddito medio pro-capite, è aumentata dal 14 al 15,2%. “Tutti i trend positivi degli anni passati si sono fermati o hanno addirittura preso la direzione contraria”. A Berlino – città ancora molto mitizzata a livello mediatico – il dato è drammatico: 21,2%, più di un cittadino su cinque. Nel 2008 era al 18,7%. La ragione? Da una parte la molta offerta di lavoro anche derivante anche dalla tanta immigrazione di giovani dell’est e sud Europa che, se da una parte è una delle ragioni per cui sempre più aziende fanno della capitale tedesca la propria base operativa (uno studio McKinsey ha calcolato che le startup berlinesi creeranno ben 100mila posti entro il 2020) in ogni caso abbassa il reddito medio ed il costo della vita in città. Dall’altra, l’appeal stesso che Berlino esercita su artisti o aspiranti tali che vi si trasferiscono in attesa di un’occasione per sfondare, ma che nel frattempo vivono di lavori part-time e sovvenzioni statali (il cosiddetto Hartz IV, epicentro del welfare tedesco che secondo uno studio dell’aprile scorso coinvolge più di un milione di cittadini). Insomma, i tedeschi non stanno così bene come appare dall’esterno. È  vero che lo studio della Paritätischen Gesamtverbandes non ricalcola la soglia di povertà su base regionale, ma le recenti battaglie dei socialdemocratici per la creazione di un reddito minimo orario di 8,50 euro l’ora dal 2016, nonché le promesse elettorali dell’Union di Angela Merkel di rialzare le pensioni (i pensionati sono la categoria di cittadini con il più alto tasso di povertà in Germania, più di un terzo di loro dal 2030 dovranno cavarsela con 688 euro lordi al mese), dimostrano una situazione sociale non florida e degna di riforme sempre più incisive. Riuscirà Angela Merkel a segnare un radicale cambio di marcia in tal senso o proseguirà la sua politica dei piccoli passi?

venerdì 20 dicembre 2013

La Passione di Totò

[Chi dice che l’arte non deve propagandare dottrine si riferisce di solito a dottrine contrarie alle sue. Borges] Il Tribunale di sorveglianza di Roma ha respinto la richiesta di affidamento ai servizi sociali per l'ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro che sta scontando in carcere una condanna a sette anni per favoreggiamento alla mafia. All'istanza, fatta dai legali dell'ex politico, si era detto favorevole il pg della Corte d'Appello. Secondo quanto si apprende a indurre i giudici a negare l'affidamento ai servizi sociali e, quindi, la scarcerazione a Cuffaro, sarebbe stata l'assenza di collaborazione alle indagini dell'ex politico. Per il tribunale avendo avuto contatti stretti con esponenti dell'associazione mafiosa, nel suo ruolo di politico, residuerebbero spazi di “svelamento della verità”. Cuffaro è detenuto nel carcere romano di Rebibbia. Esprime '”sgomento e indignazione” Silvio Cuffaro, fratello dell'ex Presidente della Regione Sicilia. “È  davvero singolare che un detenuto, da tutti definito modello, qual è stato Totò Cuffaro, non venga riconosciuto all'altezza, così come la nostra Costituzione e il Codice Penale prevede, di potere riabilitarsi e concludere la pena in affido all'associazione nazionale ciechi. Che giustizia è questa? Che nazione è l'Italia”, dice Silvio Cuffaro. “La storia giudiziaria di Totò Cuffaro - continua Silvio Cuffaro - è stata costellata di ombre e di strani accadimenti che hanno permesso una condanna in Cassazione profondamente ingiusta. Come può collaborare con la giustizia chi non ha mai avuto nessun contatto con affiliati o sodali dell'associazione mafiosa così come da verbali processuali di Salvatore Aragona, coimputato e ora pentito?”



giovedì 19 dicembre 2013

TACI QUALCUNO TI ASCOLTA


[L’ex premier: “È inaccettabile che la magistratura voglia eliminarmi”. E non ci riesca. (Trovo vergognoso che Berlusconi non abbia la minima intenzione di accettare le sentenze. E ora scusate, vado a festeggiare il trentunesimo scudetto della Juve) www.spinoza.it] Taci, l’America ti ascolta e a scriverne è un quotidiano statunitense, il Washington Post. La NSA, la NationalSecurity Agency alla base del datagate, lo scandalo delle intercettazioni illegali, monitora, ancora oggi, cinque miliardi di comunicazioni cellulari al giorno. Fra gli intercettati anche i cittadini americani. È il quotidiano della capitale a scriverlo, citando nuove informazioni che sarebbero state rese note da Edward Snowden, l’ex tecnico informatico ancora rifugiato in Russia. La raccolta di questi dati sarebbe finalizzata esclusivamente ad attività di intelligence relativa a obiettivi stranieri, ma la notizia ha scatenato le proteste di numerose organizzazioni che invocano il diritto alla privacy che la NSA non sembra voler riconoscere. I metodi di sorveglianza della Nsa messi in discussione per la prima volta da un giudice federale di un tribunale civile di Washington. La raccolta di dati telefonici senza specifica autorizzazione della giustizia rappresenta “una minaccia alla vita privata dei cittadini” secondo il giudice Richard Leon che ha definito “orwelliano” il sistema messo a punto dall’agenzia americana.

Israele pronto a storica pace?


[Berlusconi: “Sconfiggerò il carcere in quattro anni”. www.spinoza.it] Il premier Benyamin Netanyahu ha detto che Israele è pronto ad “una storica pace con i palestinesi, basate su due Stati per due popoli”. Il premier - citato dai media - ha poi aggiunto che “Israele deve avere la possibilità di difendere se stesso da solo”. Kerry ha anche detto che il generale John Allen, l'inviato Usa per la sicurezza nei colloqui di pace, ha presentato a Netanyahu “qualche idea” per un'intesa sulla sicurezza. Un mancato accordo di pace con i Palestinesi sarebbe per Israele una minaccia maggiore di quanto lo sia l'Iran e il suo programma nucleare. Lo sostiene Yiuval Diskin, ex capo dello Shin Bet (l'influente servizio di sicurezza interno), criticando la politica del governo di Benyamin Netanyahu. Un attacco ripreso con evidenza dalla stampa nel giorno dell'ennesima missione negoziale di John Kerry nella regione. Stizzita la replica del premier: israeliani e Palestinesi “non sono vicini ad un permanente accordo di pace”. Lo ha detto Benyamin Netanyahu, secondo quanto riporta Haaretz, ad una riunione del suo partito, il Likud. Il premier ha poi confermato il ritorno del segretario di stato Usa John Kerry nella regione la prossima settimana. Quest'ultimo prima di ripartire pochi giorni fa da Israele, aveva invece sostenuto che le parti non erano mai state così vicino ad un accordo da anni”. “La pericolosa escalation israeliana è rivolta a vanificare gli sforzi americani e internazionali per avanzare nel processo di pace” portando “i negoziati ad un punto morto”. Così Nabil Abu Rudeineh, portavoce della presidenza palestinese, citato dalla Wafa, ha definito l'uccisione di “due giovani palestinesi” nel corso di “raid” dell'esercito israeliano a Jenin e a Qalqilyia in Cisgiordania.

Cdp dice no alla Gesap, si alla Sac

[Si vorrebbe non morire. Ogni essere umano è propriamente un susseguirsi d'idee che non si vorrebbe interrompere. Montesquieu] La Cassa Depositi e Prestiti dice no alla richiesta di mutuo del comune di Palermo per ricapitalizzare la Gesap. La richiesta l’aveva votata il consiglio comunale nell’ultimo assestamento di bilancio, ma la società controllata dal ministero dell’Economia ha posto un netto rifiuto in virtù di una norma contenuta nella Finanziaria del 2010. La Gesap è, come noto, la società che gestisce l’aeroporto di Palermo e i cui soci, tra cui Palazzo delle Aquile (che detiene il 31 per cento delle quote), entro gennaio 2014 devono ricapitalizzare la società mettendo sul piatto 24 milioni, di cui 7,5 toccano a piazza Pretoria. E proprio il Comune aveva chiesto un mutuo alla Cassa, forte del voto di Sala delle Lapidi, ma nessuno aveva fatto i conti (nemmeno gli uffici) con la "rigidità" della Cassa. La norma di riferimento dice, per l’appunto, che gli enti non possono "effettuare aumenti di capitale, trasferimenti straordinari, aperture di credito, né rilasciare garanzie a favore delle società partecipate non quotate che abbiano registrato, per tre esercizi consecutivi, perdite di esercizio". E la Gesap rientra proprio in questo caso, avendo registrato tre perdite di esercizio consecutive. In pratica lo stesso problema riscontrato tre anni fa dalla Provincia di Sassari, che non potè ricapitalizzare le quote della Sogeaal, la società che gestisce l’aeroporto di Alghero.
In merito alla notizia, diffusa da un comunicato stampa della Cassa Depositi e Prestiti e da un successivo lancio d’agenzia, che il consiglio d’amministrazione di Cdp ha in data odierna deliberato un finanziamento di 38.5 milioni di euro su un finanziamento complessivo di 73.5 milioni destinato al progetto di riqualificazione dell’aeroporto di Catania, l’amministratore delegato della Sac, Gaetano Mancini, ha espresso la sua più viva soddisfazione. "Questa è una tappa importante", ha dichiarato Mancini, "del percorso che Sac ha intrapreso con l’advisor Mediobanca per l’acquisizione sul mercato della provvista finanziaria necessaria a sostenete i prossimi 4 anni di investimenti. La notizia è la conferma delle grandissime potenzialità dello scalo di Catania, testimoniate dai numeri, i quali ci dicono come a fine novembre il progressivo del traffico dell’anno sia a +2%, malgrado il perdurare della crisi economica. A ciò si aggiunge che importanti vettori (come Air Berlin, AirOne, Alitalia, EasyJet, Meridiana, Ryanair, Turkish Airlines, Volotea e Vueling) stanno investendo in maniera significativa sullo scalo e senza dubbio daranno sviluppo all’azienda e opportunità al territorio".

Ryanair non fa prigionieri

[Con le donne si deve rompere di netto: nulla è più insopportabile quanto trascinare una vecchia storia. Montesquieu] Inaugurata a Palermo la nuova base di Ryanair con due aeromobili assegnati e 12 rotte. La compagnia low cost irlandese da ieri collega con 4 voli giornalieri l'aeroporto Falcone Borsellino allo scalo di Roma Fiumicino (56 settimanali) e prevede un numero maggiore di frequenze per Venezia (Treviso; 4 voli alla settimana in più per un totale di 14) che dovrebbero far salire a 1,8 milioni il numero di passeggeri in transito nello palermitano (+700 mila rispetto al 2013). Ryanair ha festeggiato l'avvio delle sue operazioni dalla nuova base di Palermo mettendo a disposizione posti sul suo intero network europeo con tariffe a partire da 16,99 euro per viaggiare a gennaio e febbraio, disponibili per la prenotazione entro la mezzanotte di oggi. Tre nuove rotte domestiche da Fiumicino nella programmazione voli di Ryanair. La compagnia ha festeggiato l’avvio dei suoi nuovi collegamenti domestici tra Roma Fiumicino e Catania, Lamezia e Palermo. I voli per Barcellona e Bruxelles Zaventem seguiranno a febbraio 2014. "Queste 3 nuove rotte domestiche da Roma Fiumicino portano a 9 il numero totale di rotte domestiche servite a Roma", spiega la compagnia, che intende spostare molte rotte italiane domestiche da Ciampino a Fiumicino nel corso dei prossimi 12 mesi. Fiumicino diventerà il suo principale aeroporto per i servizi interni da/per Roma. A Roma, Michael O’Leary di Ryanair, ha dichiarato: "Siamo lieti di lanciare le nostre 3 nuove rotte domestiche tra la nostra nuova base di Roma Fiumicino e Catania, Lamezia e Palermo. Migliaia di famiglie italiane stanno tornando a casa nel Sud Italia o in Sicilia in tempo per le feste di Natale grazie alle tariffe basse di Ryanair. Stiamo continuando a rispondere ai nostri aeroporti partner, che vogliono assicurarsi di avere rotte domestiche certe e flussi da e per Roma Fiumicino, in particolare visto che Alitalia continua a ristrutturare. Ryanair garantirà che i collegamenti verso Roma e il Sud Italia verranno mantenuti anche se i piani di Alitalia dovessero ridurre la capacità sulle rotte domestiche".