lunedì 25 novembre 2013

LA RICERCA DEL SACRO PARTNER/2

[Mi sveglio la mattina con una gioia segreta: vedo la luce in una di rapimento, e sono contento per tutto il resto del giorno. Montesquieu] Per sottoscrivere pro-quota l’aumento di aumento di capitale di Alitalia, su cui vigila Bruxelles nel rispetto nella legge contro gli aiuti di Stato mascherati da operazioni finanziarie fra privati, saranno quindi utilizzati non i depositi, bensì i guadagni realizzati dal gruppo Poste Italiane grazie anche ai depositi. Una piccola parte di quel miliardo di utili registrati nel 2012 su un giro d’affari da 20 miliardi di euro. Denaro che normalmente in azienda finisce in riserve, investimenti o cedole per l’azionariato. Che, nel caso di specie, è rappresentato dal ministero dell’Economia e delle finanze al quale, come riporta il bilancio 2012, il gruppo Poste italiane ha staccato un dividendo da 0,27 euro per azione per un totale di 350 milioni. Una somma consistente in tempi di austerity e di spending review rientrata nelle casse dello Stato grazie alla gestione di un gruppo che ha 32 milioni di clienti e dà lavoro a 150mila dipendenti. Il rifiuto di Air France di prender parte all'aumento di capitale di Alitalia sta costringendo il management del principale vettore aereo italiano ed i rappresentanti del Governo a cercare strade alternative per garantire la sopravvivenza della compagnia. In tutti questi mesi, il Governo italiano non ha negato che l’unico destino possibile per Alitalia è quello di entrare a far parte di un grande gruppo internazionale. Ma non ha chiarito che un gruppo internazionale qualsiasi non fa al caso di Alitalia. "Non è che un partner industriale si trovi in una settimana". Così l'amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni sul caso Alitalia alla luce del recente dietrofront di Air France. Sull'aumento di capitale della compagnia di bandiera il banchiere ricorda che "il mio approccio è sempre prudente: la situazione non è semplicissima ma siamo in linea coi tempi previsti". La nazionalità di chi acquista sarebbe indifferente se ci fosse un regime di completa liberalizzazione dei cieli. Ma i cieli liberi sono ancora di là da venire e oggi le regole internazionali impongono che l’eventuale "cavaliere bianco sia un soggetto "comunitario" affinché l’Alitalia non perda i diritti di decollo sul territorio europeo e benefici degli accordi di open skies con gli Stati Uniti. Alcuni sostengono, poi, che affinché Alitalia possa essere "designata" negli accordi bilaterali con tutti paesi in cui non vige il regime di open skies, il controllo proprietario formale della compagnia debba rimanere italiano. Ne segue che compagnie come Etihad (o come Aeroflot o Air China) non potrebbero acquisire più del 49 per cento di Alitalia, affinché questa rimanga comunitaria o più del 44 per cento (dato il 5 per cento di Air France)
affinché rimanga italiana. Naturalmente, si può acquisire il controllo manageriale anche con meno del 49 per cento o del 44 per cento, ma ciò che rileva è che, con un partner extra-comunitario, i soci italiani dovrebbero comunque mantenere un pacchetto di azioni molto più cospicuo di quello che dovrebbero tenere se fosse Air France-Klm (o Lufthansa) ad acquisire. In questo caso, il carattere comunitario non verrebbe comunque perso e, come accaduto proprio con Klm, una soluzione formalmente compatibile con "l’italianità", qualora fosse davvero necessaria, sarebbe più facile da trovarsi. Al momento sembra che la strada più battuta sia quella che porta in Medio Oriente, ed in particolare ad Etihad e Qatar Airways, anche se viene ipotizzato anche un coinvolgimento di Emirates. Si tratta di tre vettori che rivestono già una grandissima importanza a livello globale, e stanno continuando a crescere. Queste soluzioni sono considerate verosimili, dal momento che le tre compagnie hanno forte liquidità e grandi progetti di espansione, ma presentano anche varie difficoltà. Etihad Airways, che ha in piedi una partnership commerciale con Alitalia per i voli fra l'Italia e Abu Dhabi, viene indicata da questa estate come possibile nuovo ingresso nella compagnia azionaria di Alitalia (con una quota fino al 30%), ma non si è mai andati oltre le indiscrezioni. Qatar Airways è un'ipotesi che trova molti consensi nel Governo: il vettore di Doha è posseduto al 50% dal governo del Qatar, ma il suo recente ingresso in oneworld potrebbe complicare il "Matrimonio" con Alitalia, che invece fa parte di SkyTeam. La compagnia guidata da Akbar al-Baker si troverebbe ad essere, nello stesso momento, partner e concorrente di colossi come American Airlines, British Airways, Iberia, Japan Airlines, Malaysia Airlines e Qantas. Emirates non avrebbe invece problemi di alleanze (anzi, la compagnia di Dubai non ha mai fatto mistero di ritenerle un freno alla crescita). Ma, a differenza dei connazionali di Etihad, la compagnia guidata da Tim Clark non ha mai avuto una politica di espansione tramite acquisizione di quote in altri vettori. Nel 2008 Emirates acquisì una quota del 43,6% in SriLankan Airlines dal governo dello Sri Lanka per 70 milioni di dollari, insieme all'autorizzazione a gestire la compagnia asiatica per i 10 anni successivi. Il vettore medio-orientale decise di non continuare su questa strada, ed alla scadenza del contratto rivendette al governo dello Sri Lanka la propria quota per 150 milioni di dollari. La compagnia di Dubai sembra quindi più incline a "Ballare da sola". [fine]

domenica 24 novembre 2013

Clamoroso al Cibali

[Una madre ha perduto la sua bellezza? La vedete inorgoglirsi per quella della figlia. Montesquieu]"L'inserimento dell'aeroporto Falcone e Borsellino e della Sicilia occidentale nell'area della rete trans-europea 'Scandinavia-Mediterraneo' è un grande riconoscimento e rappresenta al tempo stesso una grande opportunità". Lo ha dichiarato il sindaco Leoluca Orlando, commentando il voto con cui il Parlamento europeo ha approvato la Ten (Rete Trans-Europea dei Trasporti) ed il piano Cef (Connecting Europe Facility - Infrastrutture per collegare l'Europa). "L'inserimento in questo piano - sottolinea Orlando - renderà possibile accedere ad importanti co-finanziamenti comunitari per gli interventi strutturali, indispensabili nell'ottica di una strutturazione
metropolitana e sovrametropolitana". Secondo il sindaco, fra l'altro, "questo importante riconoscimento, che è la certificazione di quanto già deciso dal governo nazionale a febbraio con l'inserimento di Punta Raisi nella top-ten degli aeroporti strategici, offre ulteriori argomenti per un processo di privatizzazione in corso che deve essere garante di adeguati corrispettivi per la cessione delle quote pubbliche". La bocciatura di Bruxelles, leggendo i criteri di valutazione, è meramente di natura strategica e infrastrutturale. Non è l’aeroporto, dunque, ad aver ricevuto un sonoro no dall’Unione Europea ma il contesto territoriale sprovvisto di un piano intermodale e di trasporto idoneo. Le istituzioni europee sono ben coscienti delle potenzialità di Fontanarossa: i dati su movimentazioni logistiche e traffico passeggeri sono lampanti. Ma è altrettanto vero che lo scalo dovrebbe essere l’anello di congiunzione con tutti gli altri sistemi di trasporto: gomma, rotaie e mare. Quel progetto di intermodalità, che a Catania sembra diventato un’utopia.
 
Bergamo Orio al Serio, Bologna, Genova, Milano Linate, Milano Malpensa, Napoli, Palermo, Roma Fiumicino, Torino, Venezia.
 I 13 con oltre un milione di passeggeri l'anno 
Alghero, Bari, Brindisi, Cagliari, Catania, Firenze, Lamezia Terme, Olbia, Pisa, Roma Ciampino, Trapani, Treviso, Verona.
 I 6 con traffico sopra i 500lila e continuità territorialeAncona, Pescara, Reggio Calabria, Trieste. A cui si aggiungono i due "indispensabili" per la continuità territoriale: Lampedusa e Pantelleria.
 I 2 “ripescati” sono Rimini e Salerno. Non fanno parte delle reti europee, ma l'uno con traffico vicino al milione di passeggeri ed un trend in crescita (Rimini); l'altro, Salerno, destinato a delocalizzare il traffico di Napoli.

Accordo su nucleare Iran. Israele, errore storico


[Ora gli ebrei sono salvi: non farà più ritorno la superstizione, né più li stermineranno per un principio di coscienza. Montesquieu] Un primo accordo è stato raggiunto a Ginevra tra le potenze del 5+1 e l'Iran. In base ai termini dell'accordo di Ginevra, l'Iran si è impegnato a interrompere l'arricchimento dell'uranio sopra il 5%, a non aggiungere altre centrifughe e a neutralizzare le sue riserve di uranio arricchito a quasi il 20%, mentre le maggiori potenze non imporranno per i prossimi sei mesi sanzioni a Teheran. Lo rende noto la Casa Bianca. “Questo accordo è un primo importante passo e apre il tempo e lo spazio per andare avanti con nuovi negoziati e raggiungere entro sei mesi un accordo generale”. Lo ha detto il presidente americano Barack Obama commentando a caldo lo storico accordo raggiunto a Ginevra tra il gruppo 5+1 e l'Iran. Il presidente americano Barack Obama ha chiesto ufficialmente, in diretta tv, al Congresso di non imporre nuove sanzioni contro Teheran, che “potrebbero far saltare questa intesa di Ginevra, che è un primo passo promettente”. L'accordo di Ginevra è “un primo passo che rende il mondo più sicuro. Ora c'è ancora da lavorare”. Il primo commento su Twitter del segretario di Stato americano John Kerry all'accordo raggiunto a Ginevra. L'accordo raggiunto a Ginevra con l'Iran rappresenta “un errore storico”. "Il mondo è oggi più pericoloso”. Lo ha affermato, secondo Haaretz, il premier israeliano Benyamin Netanyahu, aprendo la seduta settimanale del consiglio dei ministri.



Ue contro 13 banche

[Di tutti i piaceri, i giansenisti si concedono solo quello di grattarci. 
Montesquieu] Le principali banche d’investimento mondiali hanno violato le regole Ue sulla concorrenza stringendo accordi illegali sul mercato dei derivati tra il 2006 e il 2009. Questa è la conclusione preliminare a cui è giunta l’Antitrust Ue, che ha informato i 13 istituti coinvolti. Cioè Goldman Sachs, Deutsche Bank, Bank of America Merrill Lynch, Barclays, Bear Stearns, BNP Paribas, Citigroup, Morgan Stanley, Credit Suisse, HSBC, JP Morgan, Rbs, Ubs. Oltre all’International Swaps and Derivatives Association (Isda) e la banca dati Markit. L’inchiesta del garante comunitario della concorrenza era stata avviata nel 2011 appunto sulla scia del sospetto che le più grandi banche d’affari avessero avuto un accesso privilegiato alle informazioni raccolte da Markit, tagliando di fatto fuori la concorrenza e creando un abuso di posizione dominante collettivo. Dopo due anni la Commissione è arrivata alla conclusione che gli istituti abbiano agito collettivamente per tener fuori dal mercato i cambiamenti perché temevano una riduzione dei propri introiti. Il responsabile Ue della Concorrenza, Joaquin Almunia, ha definito la pratica “inaccettabile”. Le accuse dell’Unione Europea riguardano in particolare i derivati sul rischio di credito, un business particolarmente redditizio attualmente trattato principalmente sui mercati non regolamentati e che quindi fa gola alle Borse tradizionali. In pratica, le banche e gli operatori che gestiscono questo business si sarebbero accordati per impedire lo spostamento dei credit derivatives sui mercati regolamentati, per evitare di perdere le commissioni che ottengono dalla negoziazione di questi strumenti finanziari. Secondo le conclusioni preliminari dell’indagine della Commissione Ue, tra il 2006 e il 2009 gli operatori di mercato Deutsche Boerse e Chicago Mercantile Exchange hanno cercato di ottenere il via libera alla negoziazione dei derivati sul rischio di credito, ma le banche che controllano Isda e Markit avrebbero ordinato ai due organismi di assegnare ai richiedenti le licenze solo per gli scambi sull’over-the-counter (otc, il mercato non regolamentato). Bruxelles ha quindi concluso che “le banche hanno agito collettivamente per escludere gli scambi dal mercato perchè temevano che avrebbero ridotto le loro entrate come intermediari sul mercato over-the-counter”. “Sarebbe inaccettabile – ha detto Almunia – se le banche avessero collettivamente bloccato gli scambi per proteggere i loro introiti dalla negoziazione dei derivati sui mercati non regolamentati”, perchè, sottolinea il commissario alla Concorrenza, il trading sull’over-the-counter “non è solo più costoso per gli investitori del mercato regolamentato, ma anche più incline ai rischi sistemici”.

2014 prevede deficit al 5% per la Croazia


[Per rivelare le motivazioni della condanna a Berlusconi i giudici si sono presi due settimane. Proprio non riescono a scegliere. spinoza.it] Modernizzare l'industria ucraina e adeguarla agli standard europei richiede investimenti fra 9 e 45 miliardi di euro, che l'Ucraina al momento non può permettersi, ha detto il presidente ucraino Viktor Ianukovich. Ucraina e Ue potrebbero firmare un accordo di associazione, osteggiato da Mosca, a Vilnius il 28 novembre. Ma recenti dichiarazioni di Kiev e il mancato compromesso per il rilascio, chiesto dall'Ue, della leader dell'opposizione, Iulia Timoshenko, mettono in dubbio l'intesa. Il governo croato ha presentato la legge di bilancio per il 2014, che prospetta un altro anno molto difficile per le finanze pubbliche della Croazia, con tagli e risparmi in tutti i settori, che però non aiuteranno molto a contenere il deficit che dovrebbe raggiungere il 5 per cento del Pil. Il ministro delle Finanze, Slavko Linic, ha spiegato che la differenza tra le entrate fiscali e le spese dello Stato di 2,3 miliardi di euro, la più alta nella storia della Croazia, non si potrà evitare considerando gli interessi sempre crescenti che lo Stato deve pagare sul debito estero. “Quasi l'intero deficit sarà speso per pagare i vecchi debiti e gli interessi'', ha spiegato il ministro, annunciando che oltre a superare la soglia del tre percento del rapporto tra deficit e Pil, il Paese sfonderà anche il limite del 60 per cento del debito pubblico. “Contenere il deficit sarà possibile, ma ora a preoccupare è questo debito troppo alto”, ha aggiunto il ministro, annunciando che il governo intende continuare con le privatizzazioni come unico modo per fare cassa. Il bilancio è stato calcolato su una proiezione del Pil dell'1,3 per cento nel 2014, mentre per l'anno seguente Zagabria si attende una ripresa più concreta, del 2,2 e poi nel 2016 del 2,5 per cento. Entro tre anni è previsto che il deficit scenda sotto il 3 per cento, anche grazie alle misure che il governo dovrà mettere in atto nell'ambito della procedura per infrazione per deficit eccessivo, che molto probabilmente sarà aperta da parte di Bruxelles il mese prossimo.

Più voli RyanAir per Comiso


[C'è un'infinità di cose in cui il male minore è la scelta migliore. Montesquieu] Nuove rotte per l'aeroporto di Comiso. La compagnia Ryanair, già operativa nello scalo ragusano con i voli su Londra e Bruxelles-Charleroi, ha annunciato una nuova tratta per Dublino, dal prossimo 3 aprile. Il nuovo collegamento sarà disponibile due volte a settimana, il giovedì e la domenica. I biglietti sono acquistabili da oggi. 
Soddisfatti Rosario Dibennardo ed Enzo Taverniti, presidente e amministratore delegato della Soaco. “Un ulteriore importante tassello - hanno sottolineato - si aggiunge al mosaico di collegamenti che stiamo costruendo per Comiso e il territorio ibleo con il volo per Dublino annunciato da Ryanair, nonostante non sia ancora stato siglato alcun contratto in merito. Siamo quindi grati alla compagnia irlandese per la fiducia, nonché per gli investimenti che sta facendo sul nostro scalo. Ancora una volta - hanno aggiunto - siamo riusciti a dimostrare ai pessimisti in servizio permanente la vitalità dello scalo, nonché la correttezza della strategia Soaco, fatta di passi piccoli, ma ragionati e certi e, viene da
evidenziare a questo punto, anche frequenti. A Ryanair, con cui al recente World Travel Market si sono intensificati i rapporti, chiediamo ora di pigiare sull'acceleratore e proseguire nell'opera di sostegno alla nostra aerostazione”.
A questo punto si avvicina anche l'avvio della rotta Comiso-Bologna. Sfuma invece, al momento, l'ipotesi del volo per Pisa. Nel frattempo una interrogazione parlamentare chiede ragguagli al ministro dell'Economia e delle finanze, al ministro del Lavoro e delle politiche sociali. 
in riferimento alll'incertezza normativa a livello nazionale ed europeo nel settore dei vettori aerei low-cost non di bandiera operanti in Italia ha creato problemi in ambito fiscale; 
in particolare, in riferimento alla base di Orio al Serio, Ryanair non ha operato come sostituto di imposta per i propri dipendenti; 
la conoscenza del valore netto della propria prestazione lavorativa è un valore irrinunciabile per il lavoratore soprattutto oggi, in presenza di norme contrattuali studiate ad hoc per eludere; 
la condotta del vettore aereo non è conforme alla normativa in materia di contratti di lavoro; 
si apprende dalla stampa che l'Agenzia delle entrate ha mosso contestazione a piloti ed assistenti di volo alle dipendenze di Ryanair e in organico nella base di Orio al Serio; 
il decreto-legge n.179 del 2012 (decreto “Crescita 2.0”) stabilisce che anche i vettori low-cost sono sottoposti al regime fiscale nazionale; 
lo stesso decreto fissa cosa debba intendersi per “Base aerea” specificando che questa si ha in presenza di locali e infrastrutture dove si esercita in modo stabile e continuativo l'attività di trasporto aereo avvalendosi di lavoratori dipendenti; 
si apprende dalla stampa che l'amministratore delegato e il dirigente della società sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Bergamo per il mancato versamento dei contributi per i dipendenti di Orio al Serio; 
la società, con comunicato-stampa del 17 ottobre 2012, ha dichiarato che “Ryanair e il nostro personale che vola su aerei irlandesi da/per l'Italia rispettano pienamente la legislazione dell'Unione europea in materia di tasse sul reddito e contributi sociali, le affermazioni di evasione di contributi sociali fatte il 16 ottobre 2012 dalla Procura di Bergamo sono false? 
Se non intenda verificare se l'attuale quadro normativo è compatibile con il comportamento sopra richiamato, che agli interroganti appare elusivo, e se sussistano problemi analoghi con altre compagnie aeree. 
Quali iniziative si intendano intraprendere per evitare ai dipendenti le pesanti conseguenze derivanti dalle azioni già poste in essere dall'Agenzia delle entrate”. 

venerdì 22 novembre 2013

GELA AZIONISTA DELLA GESAP?

[Come sarà il mio redentore? Sarà forse un toro col volto d'uomo? O sarà come me? Borges] Il grande sogno del mondo sindacale siciliano è vedere la regione siciliana azionista della Gesap. Operazione discutibile, visto che Ue ha più volte invitato gli azionisti pubblici, che detengono quote azionarie nei vari enti di gestione, a privatizzare. Ma la Sicilia non per niente è la terra di Pirandello, ma, purtroppo, è anche la terra di Crocetta. La Regione Sicilia ha 17.995 dipendenti, pari a cinque volte i dipendenti della Regione Lombardia che ha il doppio degli abitanti della Sicilia. La Regione ha un dirigente ogni sei dipendenti. Vanno poi aggiunti 717 dipendenti pagati dalla Regione e distaccati presso altre strutture. Vi sono poi 2293 dipendenti assunti con contratti a tempo determinato. E va tenuto conto che le varie società controllate dalla Regione (34 società) hanno altri 7291 dipendenti. Se si sommano tutte queste persone iscritte sul libro paga della Regione si arriva al numero pazzesco di 28.296. A questi si sommano poi i lavoratori socialmente utili, che ammontano a 24.880. Le spese per i dipendenti della Sicilia ammontano a 760 milioni di euro all’anno e se si aggiungono gli oneri sociali si arriva a 1 miliardo e 80 milioni, somma pari a metà circa di quanto spendono tutte le 15 regioni a statuto ordinario per pagare i loro dipendenti. La Sicilia ha un disavanzo di competenza pari a 4 miliardi nel 2011, coperto da un mutuo di un miliardo e dall’avanzo di amministrazione che la Corte dei conti definisce "voce contabile tanto suggestiva quanto discutibile. Molte informazioni interessanti sulla finanza pubblica della Regione siciliana possono essere tratte dalla relazione della Corte dei conti. Nel 2011 la spesa della regione siciliana è cresciuta di 300 milioni di euro, nonostante le entrate fossero cadute del 13 per cento, equivalente a un minor incasso per 1,7 miliardi di euro. Il disavanzo del 2011 si è aggiunto a quello del 2010, anch’esso coperto con un mutuo e con il solito "avanzo di amministrazione". Questo avanzo sarebbe costituito da residui attivi che è difficile ritenere ancora esigibili. Altre regioni infatti non li riportano nel loro bilancio. A fronte di questi conti purtroppo la Sicilia non mostra tuttavia risultati particolarmente brillanti in termini di occupazione o di crescita economica. Prima cha la Sicilia si trasformi in un’altra Grecia e che qualcun altro sia chiamato a pagare per i debiti accumulati. La Regione Sicilia ha un debito di 5 miliardi e 385 milioni: in pratica ogni siciliano è esposto nei conti regionali per 1.077 euro. Il dato, lievemente superiore a quello dell'anno scorso, emerge dalla relazione della Corte dei conti per il giudizio di parificazione del consuntivo della Regione per il 2012. La Corte esprime critiche su alcune operazioni finanziarie in derivati e sulle condizioni dei rapporti con le banche destinate a peggiorare. Le agenzie internazionali hanno infatti declassato, a partire dal 2011, i rating assegnati alla Regione. Hanno pesato, dice la Corte, il "deterioramento della performance operativa della Regione" e le "previsioni negative sull'andamento economico nazionale e regionale". Con questo andamento alla Corte appare "indispensabile l'adozione di idonei strumenti di protezione sin qui non predisposti". "La flessione della spesa per il personale della Regione siciliana nel 2012 è imputabile da una parte al calo del dato occupazionale e dall'altro al contenimento della dinamica retributiva che risente della mancata definizione della contrattazione collettiva e delle relative misure legislative". Lo ha detto Il consigliere delle sezioni Riunite della Corte dei conti in sede di controllo per la Regione siciliana Anna Luisa Carra durante la relazione introduttiva dell'udienza sul giudizio di parificazione sul Rendiconto generale della Regione siciliana per l'esercizio 2012. "Sono oltre 20 mila i dipendenti regionali - ha aggiunto - il numero di quelli in servizio presso i vari rami dell'amministazione si è attestato a quota 17.700 unità (-1,6% rispetto al 2011) ai quali si sommano 2.513 unità che la Regione indica come personale ad 'altro titolo utilizzato'". "Altri consistenti e ulteriori oneri che più o meno direttamente gravano sul bilancio regionale - ha sottolineato - sono quelli per il personale stagionale avviato dal Corpo forestale della Regione e dell'Azienda regionale foreste demaniali, che ammontano a 322 milioni di euro, nonché i costi del personale delle società partecipate regionali che superano la cifra di 257 milioni di euro, in gran parte afferenti a società totalitarie o maggioritarie (200 milioni)". Poi, ha aggiunto, "si consideri anche tra i costi indiretti più rilevanti la somma che la Regione trasferisce agli enti locali quale contributo per il pagamento delle retribuzioni del personale precario stabilizzato, che ammontano a 229 milioni di euro". "Nonostante la flessione degli ultimi anni il fattore occupazionale resta quello preponderante tra quelli che nel tempo hanno determinato - ha concluso- l'innalzamento e l'irrigidimento della spesa". Nel 2012 in Sicilia la consistenza numerica del personale in senso stretto «regionale» è pari a circa un terzo (il 29,5%) di quello di tutte le regioni italiane sommate insieme. Il numero dei dirigenti è quasi il doppio rispetto al dato aggregato delle altre regioni a Statuto speciale e resta elevato anche il rapporto tra il numero di dirigenti e quello del personale non dirigenziale (1 su 8,64 a fronte di una media nazionale di 1 ogni 15,89). È quanto emerge dalla relazione al giudizio di parificazione del Rendiconto generale della Regione siciliana per l'esercizio 2012 emesso dalle Sezioni Riunite della Corte dei conti in sede di controllo. I giudici contabili sottolineano come «si tratta di valori che solo in parte possono trovare giustificazione nelle retribuzioni per via dell'autonomia differenziata di cui gode la Regione siciliana, di funzioni altrimenti di competenza statale». A tal proposito le sezioni riunite nel considerare i fattori che hanno determinato un elevato livello occupazionale hanno avuto modo di rilevare che «il settore pubblico è stato utilizzato per arginare, attraverso politiche assunzionali di portata superiore alle effettive esigenze, il disagio sociale derivante dall'incapacità del tessuto produttivo di assorbire la forza lavoro espressa dalla Regione». «La dimensione assunta dal fenomeno del precariato in Sicilia - scrivono ancora i giudici - hanno condizionato le politiche assunzionali in modo decisivo determinando l'assoluta chiusura alle opportunità di reclutamento attraverso le ordinarie procedure concorsuali sostituite da annosi percorsi di stabilizzazione». Sono 392 gli ultimi 'baby pensionatì della Regione siciliana, andati in quiescenza grazie alla legge 104 del '92. Si tratta di personale che ha presentato istanza nel corso del 2011, la cui pensione è stata liquidata entro il 30 giugno dell'anno scorso. A fornire il dato è stata la Corte dei Conti nel giudizio di parifica del rendiconto della Regione per il 2012. Da gennaio dell'anno scorso, però, non è più possibile beneficiare della baby pensioni: lo ha stabilito la legge 7 che non consente più di accedere al trattamento che dava la possibilità al dipendente regionale di ottenere la pensione con 25 anni di servizio se assisteva un parente gravemente disabile. In totale, al 31 dicembre 2012, i pensionati della Regione sono 16.377 unità e costano 656 milioni di euro all'anno.

Roma privatizza, Palermo compra

[Un buon lettore è raro quanto un bravo scrittore. Borges] Il Comune: "Aeroporto? Mai pensato di vendere a qualsiasi condizione". Si ingarbuglia la questione privatizzazione. Lapiana ha poi confermato che "ovviamente la procedura di vendita imposta dalla legge dovrà essere portata a termine anche se alla luce di quanto emerso in queste ore sarà necessario prevedere e valutare con attenzione gli ulteriori passaggi formali ed istituzionali". "Nessuno nell'amministrazione comunale di Palermo, né in Giunta né in Consiglio comunale ha mai pensato di vendere a qualsiasi condizione la quota azionaria posseduta in Gesap". L'assessore alle Partecipate Cesare Lapiana interviene sulla questione legata alla gestione dell'aeroporto Falcone e Borsellino. "Al contrario - aggiunge il vicesindaco - abbiamo sempre sostenuto che la vendita dovrà garantire all'Amministrazione comunale un introito adeguato al valore dell'azienda e agli investimenti che sono stati fatti nel tempo". La Provincia decide di tirarsi indietro e la privatizzazione dell’aeroporto di Palermo diventa un rebus. Nel corso di un teso cda, la Gesap, società che gestisce lo scalo, ha infatti dovuto prendere atto della comunicazione del commissario di Palazzo Comitini, Domenico Tucci, che ha di fatto revocato il mandato alla privatizzazione. Una marcia indietro che ha mandato su tutte le furie la Camera di Commercio e il comune di Palermo, che sarebbero comunque intenzionate ad andare avanti. fa pensare a un interessamento diretto della Regione sulla scorta di quanto già successo a Trapani, con Palazzo d’Orleans che ha rilevato le quote della Provincia entrando a pieno titolo nella società di gestione. Copione che potrebbe ripetersi anche a Palermo, dove si gioca una delicatissima partita. A gennaio, infatti, si dovrà ricapitalizzare l’azienda con almeno 40 milioni e lì si capiranno le intenzioni della Regione, che dovrebbe mettere i soldi sul piatto; mossa che costringerà gli altri soci a fare lo stesso per evitare di perdere la maggioranza azionaria. Ma a quel punto non sarà più possibile procedere comunque con questa privatizzazione, ma bisognerà interrompere l’iter e cominciarne uno nuovo. E poi ci sarà anche la questione dei 140 milioni per gli investimenti, pena la revoca della licenza da parte dell’Enac."Il governo presenterà questa settimana il piano delle prevatizzazioni. Lo ha detto il premier Enrico Letta, parlando oggi al summit sull'Italia organizzato dal Financial Times."Questa settimana ci sarà un evento importante, presenteremo il piano di privatizzazioni che viene discusso al ministero dell'Economia", ha detto Letta. Venerdì scorso, rispondendo alle critiche della Commissione europea al disegno di legge di Stabilità, il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni ha detto che "diversi miliardi" sono attesi dalla revisione della spesa pubblica e dal programma di privatizzazioni che dovrebbe essere pubblicato nei prossimi giorni.

LA RICERCA DEL SACRO PARTNER/1

[Il vantaggio di avere degli imitatori è che alla fine essi operano una guarigione di testesso. Borges]Il 27 novembre scadrà la proroga del termine per l'esercizio dell'opzione di sottoscrizione dell'aumento di capitale riservato agli attuali azionisti di Alitalia. Fino a questo momento nelle casse del principale vettore aereo italiano sono arrivati 131 milioni di Euro: 71 sono stati versati dagli azionisti, mentre gli altri 65 milioni sono stati anticipati dalle banche garanti, ossia Intesa Sanpaolo ed Unicredit. La riunione del consiglio di amministrazione prevista per mercoledì 27 stabilirà poi la durata del periodo, che dovrebbe essere all'incirca di una settimana, nel quale chi ha sottoscritto la ricapitalizzazione potrà sottoscrivere eventuali (e più che probabili) quote inoptate. Air France ha già comunicato nelle scorse settimane di non avere intenzione di sottoscrivere i 75 milioni di Euro relativi alla sua quota del 25%. Scatterà quindi la terza ed ultima fase, che prevede l'ingresso di Poste Italiane, con un investimento di 75 milioni di Euro sulle quote inpotate, e l'intervento finale delle banche garanti. L'intera operazione di aumento di capitale, secondo quanto deliberato dall'assemblea degli azionisti il 15 ottobre, dovrà concludersi entro il 2013. Secondo indiscrezioni il Governo starebbe facendo pressioni sugli azionisti, in particolare quelli con piccole quote, per aumentare il proprio impegno ed arrivare almeno a 125 milioni di Euro prima dell'ingresso di Poste Italiane. Un ruolo fondamentale potrebbe essere giocato dal Gruppo Benetton, che tramite Atlantia detiene l'8,85% delle azioni Alitalia ed ha già versato 26 milioni, e che potrebbe essere interessato a difendere i suoi investimenti nell'aeroporto di Roma-Fiumicino. Atlantia ha infatti annunciato la sua fusione con Gemina, azienda che detiene il 95,7% delle azioni di AdR, società di gestione dello scalo romano, principale hub del vettore aereo. Se andrà in porto, il secondo salvataggio Alitalia andrà in scena grazie alle Poste Italiane. "L'assemblea dei soci di Poste Italiane alla luce della relazione dell'Ad Massimo Sarmi sull'operazione Alitalia, pur ritenendola compatibile con le disposizioni statutarie, ha deliberato la modifica dello Statuto includendo nell'oggetto sociale anche i servizi di trasporto aereo''. Si quanto si legge in una nota. Come il vincolo della contestuale partecipazione di un’altra compagnia aerea che si fa particolarmente sentire dopo il dietro front definitivo di Air France e il niet di Aeroflot mentre Etihad per ora sembra più interessata ai cieli svizzeri. La parola, quindi, passa al ministro Saccomanni che dovrà sciogliere le sue comprensibili riserve sul salvataggio pubblico degli ex patrioti. In ogni caso, se arriverà il via libera, l’amministratore delegato del gruppo pubblico, Massimo Sarmi, ha già assicurato che non saranno toccati i risparmi dei cittadini. Non può del resto essere utilizzata "alcuna risorsa proveniente da conti correnti postali, da buoni o da libretti postali". [segue]

mercoledì 20 novembre 2013

Test intercettazione missili in Israele

[Un uomo gradatamente si identifica con la forma del proprio destino. Un uomo è,a lungo andare, le proprie circostanze. Borges] Una prova di intercettazione di missili condotta congiuntamente da unità israeliane e statunitensi si è conclusa oggi con successo in una base del Neghev (Israele). Lo ha riferito un portavoce militare. Si è trattato del secondo test del sistema "Sharvit Ksamim", ossia "Bacchetta magica". Il radar ha riconosciuto un obiettivo che simulava un missile di media gittata (tipo quelli degli Hezbollah libanesi e della Siria) e lo ha distrutto. Il sistema sarà operativo fra un anno. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu avvertirà oggi a Mosca il presidente russo Vladimir Putin che l'accordo che si profila fra l'Iran e i Paesi del 5+1 lascia all'Iran un eccessivo margine di manovra. Lo ha riferito la radio militare israeliana. Secondo il premier, in certe condizioni l'Iran potrebbe ancora realizzare un primo ordigno atomico "in un mese, o poco più". In oltre due ore di colloqui, Netanyahu discuterà con Putin anche della situazione in Siria ed in Egitto. Le forze di sicurezza dell'Azerbaigian hanno sventato un attentato contro l'ambasciata di Israele a Baku e hanno arrestato un cittadino iraniano che sarebbe collegato ai servizi segreti del proprio Paese. In casa sua sono state rinvenute armi e immagini relative all'ambasciata di Israele e ai suoi dipendenti. Lo ha riferito l'emittente televisiva israeliana, Canale 10. Secondo l'emittente l'attacco è stato sventato grazie alla cooperazione fra i servizi segreti dell'Azerbaigian e d'Israele.

Alitalia multata di 120mila euro dall'Antitrust

[Tutti i libri sono copiati Borges] Piove sul bagnato per Alitalia. La compagnia dovrà pagare 120mila euro come sanzione imposta dall'Antitrust per pratiche commerciali scorrette. Pur essendo recidiva, Alitalia ha ricevuto uno sconto del 50% per la sua crisi patrimoniale. Lo si legge nel bollettino settimanale dell'Autorità. Alla compagnia si contestano tre pratiche commerciali scorrette. Una riguarda l'offerta di servizi attraverso il sito che "non appariva idonea ad informare adeguatamente i passeggeri in riferimento alla diversa identità del vettore che operava alcuni voli al posto di Alitalia". La seconda riguarda le modalità di presentazione dell'offerta "Carnet Italia", che sono "altresì scorrette, in quanto non consentono all'utente una immediata e chiara comprensione delle limitazioni previste". Infine risultano "scorrette le limitazioni previste dal professionista in caso di mancata fruizione di una delle tratte di un biglietto aereo andata e ritorno o con destinazioni multiple, relative all'annullamento del biglietto di ritorno/sequenziale (c.d. no show rule)". "Auspico che le discussioni tra Air France e Alitalia proseguano per ottenere i migliori risultati per le due compagnie". Lo ha detto il presidente francese Francois Hollande in conferenza stampa con Letta, precisando di "non essere il presidente di Air France e che non tocca a me parlarne" in questo contesto. ''L'assemblea dei soci di Poste Italiane si è riunita oggi e alla luce della relazione dell'Ad Massimo Sarmi sull'operazione Alitalia, pur ritenendola compatibile con le disposizioni statutarie, ha deliberato la modifica dello Statuto includendo nell'oggetto sociale anche i servizi di trasporto aereo''. Questo è quanto si legge in una nota.

Mea culpa di Goldma Sachs

[Il mare è un antico idioma che non riesco a decifrare. Borges] Goldman Sachs recita il mea culpa per i sui errori sulla Spagna dove ammette di aver sottovalutato la sua crescita e capacità di impegnarsi nelle riforme. In un rapporto intitolato mea culpa o maxima culpa riconosce che la sua analisi pessimistica dello scorso anno dove si consigliava al paese di chiedere il salvataggio totale e non solo limitato alle banche (e che aveva portato lo spread dei bonos sul bund a 690 punti, includeva "molti errori". Un accordo storico per risolvere molte delle dispute sui mutui subprime. Dopo mesi di braccio di ferro, JPMorgan e il Dipartimento di Giustizia americano raggiungono l'intesa: la banca paga 13 miliardi di dollari. Si tratta dell'accordo maggiore della storia con una singola istituzione, affermano le autorità americane. Un'intesa che - avverte il ministro della Giustizia Eric Holder -
segnala come le indagini del Dipartimento sulle frodi finanziarie sono lungi dall'essere finite. E questo perchè - aggiunge Holder - JPMorgan non era l'unica istituzione ad avere un atteggiamento non ritenuto appropriato nella vendita dei Rmbs (Residental mortgage-backed security), i titoli legati ai mutui. L'accordo raggiunto riguarda la vendita di Rmbs di JPMorgan, Bear Stearns e Washington Mutual prima del primo gennaio 2009. JPMorgan ha acquistato Bear Stearns e Washington Mutual prima della crisi. Le ultime ore sono state decisive per l'intesa, rimuovendo gli ultimi ostacoli, ovvero l'intesa su un pacchetto di 4 miliardi di dollari di aiuti ai proprietari di casa in difficoltà e l'assunzione di responsabilità per gli errori di Washington Mutual prima dell'acquisizione da parte di JPMorgan, che ammette di aver venduto deliberatamente prodotti inadatti ai clienti. Inclusi nel conto i 4 miliardi di dollari che JPMorgan si è già impegnata a pagare in precedenza alla Federal Housing Finance Agency (Fhfa). Soddisfatto dell'accordo il procuratore generale di New York, Eric Schneiderman, il primo ad annunciare l'intesa. "Fin dal mio primo giorno in carica, ho insistito sul fatto che ci debba essere l'assunzione di responsabilità a fronte di negligenze che si sono tradotte nel crollo del mercato immobiliare e nel collasso dell'economia americana" afferma Schneiderman. In base all'intesa, New York riceverà 1,3 miliardi di dollari, di cui 400 milioni di dollari di aiuti ai proprietari di casa e 613 milioni di dollari in contanti. L'intesa rappresenta un significativo progresso per JPMorgan nel lasciarsi dietro le spalle parte delle battaglie legali. La banca guidata da Jamie Dimon ha pagato nelle ultime settimane oltre un 1 miliardo di dollari per chiudere le indagini sulla "Balena di Londra", il trader Bruno Iksil che ha assunto posizioni talmente importanti sul mercato dei derivati da influenzarne l'andamento. Le scommesse di Iksil sono costate a JPMorgan perdite per più di 6 miliardi di dollari e hanno messo in dubbio la governance della banca e Dimon, il "maghetto" di Wall Street in corsa, prima del fiasco, per il posto di segretario al Tesoro e considerato uno dei preferiti da Washington.












Netanyahu a Abu Mazen, venga a Knesset

[Gli specchi, e la copula, sono abominevoli, perchè moltiplicano il numerodegli uomini. Borges] Un colpo di mortaio sparato da Gaza in Israele è caduto nella regione di Eshkol, a ridosso della Striscia. Lo scrivono i media israeliani spiegando che non ci sono stati né danni né vittime. ''Chiedo al presidente Abu Mazen di venire qui alla Knesset e di riconoscere la relazione tra gli ebrei e la terra d'Israele''. Lo ha detto Benyamin Netanyahu, citato da Haaretz, intervenendo in parlamento davanti a Francois Hollande. Il premier ha poi invitato Abu Mazen ''a metter fine allo stallo'' e si è detto pronto ad andare a Ramallah. Prosegue l'offensiva diplomatica sul dossier iraniano del premier israeliano Benyamin Netanyahu: dopo aver ricevuto il presidente francese Francois Hollande, oggi incontrerà il presidente russo Vladimir Putin al Cremlino, alla vigilia della ripresa dei negoziati di Ginevra, dove sembra vicino un accordo sul programma nucleare di Teheran. In agenda, oltre alla cooperazione bilaterale, tutte le principali questioni di politica internazionale, in particolare Iran e Siria.

38% passeggeri Italia vola tricolore

[Ogni scrittore, ogni uomo deve vedere in tutto ciò che gli accade, ivi compreso lo scacco, l'umiliazione e la sventura, uno strumento, un materiale per la sua arte , da cui deve trarne profitto. Borges] Continua a diminuire la quota di utilizzo di vettori italiani da parte dei passeggeri in arrivo e in partenza dagli aeroporti italiani: tra il 2007 e il 2012 è scesa dal 56% al 38%. Lo rileva l'Istat nel report sul trasporto aereo. Si tratta di una tendenza, spiega l'Istituto, dovuta soprattutto al diffondersi in Europa dei voli dei vettori low cost. In particolare, nel 2012 in Italia quasi la metà dei passeggeri, il 47%, ha scelto voli low cost (dal 46% dell'anno precedente).
Un progetto "grandioso" che punti sul turismo nel quale rientri anche Alitalia, pur con le sue perdite. Chiede il patron della Tod's Diego Della Valle al governo italiano sottolineando che "è un errore andare a fare la questua di chi può comprare la compagnia. Oggi bisogna pensare in grande e andare oltre". "Il turismo è la vera carta da giocare per il futuro del Paese", spiega l'imprenditore. Easyjet ha chiuso l'esercizio al 30 settembre 2013 con un utile (prima delle tasse) di 478 milioni di sterline, in crescita del 50,9% rispetto al 2012 e ricavi per 4,258 miliardi di sterline (+10,5%). Lo rende noto la società diffondendo i risultati annuali. L'utile per azione è di 101,3 pence. "EasyJet ha registrato un'ottima performance nell'anno e ha compiuto progressi significativi nell'implementazione delle priorità strategiche", ha commentato l'a.d. Carolyn McCall.

Ue a rischio ingresso Ucraina

[La vita è troppo povera per non essere anche immortale. Borges] Il presidente della Rada (il parlamento ucraino), Volodimir Ribak, e il commissario europeo all'allargamento, Stefan Fule, hanno discusso oggi a Kiev sullo stato delle riforme chieste dall'Ue all'Ucraina per un accordo di associazione e libero scambio, che potrebbe essere siglato in un summit a Vilnius il 28-29 novembre. Lo ha fatto sapere lo stesso Ribak in un intervento in parlamento, precisando che il presidente ucraino Viktor Ianukovich si è detto disposto a firmare le leggi approvate. L'Unione europea sta esercitando "pressioni imperdonabili" sull'Ucraina perché soddisfi le richieste di Bruxelles per un accordo di associazione e libero scambio che potrebbe essere firmato a Vilnius a fine novembre. Lo ha affermato il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, durante un vertice tra Russia e Bielorussia a Mosca.L'accordo di associazione fra Ucraina e Ue potrebbe subire un rinvio di lunga data se l'intesa prevista per il prossimo vertice di Vilnius dovesse naufragare. Lo ha detto Dalia Grybauskaite, presidente della Lituania (che ha la presidenza di turno Ue) di fronte ai segnali negativi giunti da Kiev. "Nulla garantisce - ha ammonito Grybauskaite - che (in caso di scacco) lo stesso accordo possa essere recuperato in uno o due anni...Lo stallo nelle relazioni potrebbe durare molto a lungo".

martedì 19 novembre 2013

E tutti giù per terra alla Gesap

[Scrivere non è niente più di un sogno che porta consiglio. Borges]
L’ anomalia di una società di handling che gestisce quasi l’ 80% del traffico aereo in uno Scalo solo apparentemente liberalizzato, peraltro interamente controllata dal Gestore aeroportuale, non può essere tenuta in piedi ancora per molto, tenuto anche conto dei vincoli imposti al Gestore, proprio in termini di supporto finanziario e patrimoniale, potenzialmente lesivi della libertà di concorrenza sullo scalo. Chi sostiene questo non è la concorrente Ap che opera a Punta Raisi, ma si legge fra le righe del bilancio della Gesap. Autocritica del gestore che vorrebbe dire non siamo in grado di gestire uno scalo secondario e non internazionale come Punta Raisi? Probabilmente è così. Ma non si capisce per quale motivo è stata venduta, probabilmente con trattativa privata, alla Gh Napoli una cospicua fetta della società di  handling (49%) per poi essere ricomprata. Per quale motivo il processo di privatizzazione è stato interrotto? La Gesap sarebbe sotto ricatto dei cosiddetti poteri forti siciliani? Oppure è semplicemente incapacità gestionale. E allora tutto il Cda dovrebbe dare le dimissioni. Nel corrente anno, il vistoso calo dei passeggeri iniziato a dicembre 2011: nel periodo gennaio-maggio, il traffico passeggeri (1.525.060) è diminuito nominalmente del 9% circa rispetto allo stesso periodo del 2011, praticamente poco sopra gli stessi livelli della riduzione percentuale registrata a maggio 2011 sull’ anno precedente (-8%), così come il calo dei movimenti rispetto allo stesso periodo del 2012 si conferma a due cifre (-10,8%), soffrendo ancora pesantemente il contributo negativo del traffico domestico (-13,6% i movs e -12% i pax). Positivo, invece, è il contributo che proviene dal traffico internazionale, cresciuto di oltre il 9,5%. Questa volta, i saldi negativi di Palermo sono condivisi con molti scali nazionali: Verona (-18,1%), Torino (-12,4%), Roma Ciampino (-10,1%), Genova (-10,0%), Napoli (-9,3%), Cagliari (-4,9%), Milano Malpensa (- 4,8%), Catania (-4,5%), Milano Linate (-3,9%), Roma Fiumicino (-3,1%) e Bergamo (-2.0%), portando il dato medio del Paese al -4,4% (da flatdel 2012), solo grazie al contributo di alcuni importanti Scali che vanno in controtendenza: Bologna (+5,5%), Venezia (+4,8%) e Firenze (+1,8%). Per quanto riguarda poi il Contratto di Programma, va detto che l’ ENAC, con
nota prot.n.03868/EAN del 10 gennaio scorso, ha informato GESAP di avere comunicato al MIT, con propria nota del 21 dicembre 2012, la decisione di posporre “il monitoraggio annuale degli investimenti programmati (parametro K) al 2013, allorquando la Società avrà potuto beneficiare di una annualità piena di efficacia contrattuale, dal momento che lo stesso è in vigore soltanto da due mesi”, comunicando al contempo che per effetto di quanto sopra, i livelli tariffari entrati in vigore il 19 settembre del 2012 sarebbero stati confermati per il 2013 in luogo di quelli, ben più favorevoli, fissati dal Decreto interministeriale (MIT-MEF) n.198 del 18 giugno 2012 di approvazione del Contratto di Programma, venendosi così a determinare per l’ esercizio in corso – a parità di traffico con il 2012 –minori ricavi aviation pari a 2,3 mln di euro, solo a guardare il diritto di imbarco passeggeri. Sempre meglio della rettifica del parametro k (per i mancati investimenti realizzati durante il periodo regolatorio), che avrebbe avuto un peso ben maggiore sul conto economico della Società. Si tratta, in pratica, dell’ ultima conseguenza in ordine di tempo dell’ ingiustificato ritardo nell’ entrata in vigore dei livelli tariffari previsti dal Contratto di Programma per il periodo regolatorio 2011/2014, il cui danno, già quantificato per i 21 mesi di mancata applicazione in oltre 23 mln di euro, è oggetto di un attento accertamento, al fine di verificare la sussistenza dei presupposti per l’ avvio di un’ azione risarcitoria nei riguardi dei Ministeri competenti. Per il resto, i ricavi non aviation del
2012 continueranno ad essere fortemente penalizzati dal calo dei passeggeri (e dalla riduzione dello scontrino medio, soprattutto nel F&B, per la grave recessione in atto),mentre un beneficio si avrà dai ricavi delle nuove aree retail a seguito dell’ aggiudicazione della gara ad AIREST che, dalla Pasqua scorsa, ha avviato la propria attività sullo Scalo. Impatti negativi verranno anche dalla chiusura dell’ Ufficio Postale per il piano di riorganizzazione provinciale, dallo spostamento della filiale della banca in un’ area meno pregiata, nonché, da marzo scorso, dalla gestione transitoria della sub-concessione per gli spazi commerciali, non più basata sul Minimo Garantito Annuo, stante il ritardo che si è dovuto accumulare in attesa della conferma o meno degli invasivi lavori di adeguamento sismico del Terminal che avrebbero dovuto essere finanziati dallaRegione Siciliana con i Fondi FESR 2007/2013 di cui al Protocollo  d’Intesa dell’aprile 2009, e che invece si sono resi “indisponibili”. Proprio a tale ultimo proposito, una buona notizia giunge, proprio a ridosso dell’ approvazione del progetto di bilancio, da parte di ENAC che, d’ intesa con la Regione Siciliana, ha convocato il Tavolo dei Sottoscrittori per sottoscrivere un nuovo Accordo di Programma Quadro Trasporto Aereo Regione Sicilia di programmazione delle risorse disponibili a valere sulle Delibere CIPE 142/1999 e 36/2002, stanziando ben 24 mln di euro in favore di GESAP per l’ adeguamento sismico del Terminal, al quale la Società dovrà partecipare a titolo di co-finanziamento (minimo del 20%), assumendo un onere diretto di poco più di 9 mln di euro. Un onere finanziario al quale si potrà fare fronte, anche con riferimento al completamento dei cantieri in corso e all’ avvio di quelliprevisti dal PQ, solo grazie all’ aumento di capitale sociale a euro 25.246.365,05, con complessivo sovrapprezzo di euro 26.333.494,25, da eseguirsi in due tranches: la prima, di euro 1.000.822,05 oltre un sovrapprezzo di euro 5.004.110,25, da sottoscriversi entro il 15 febbraio scorso, e la seconda, di euro 2.666.173,00 oltre un sovrapprezzo di euro 21.329.384,00 da sottoscriversi entro il 31 gennaio 2014. In tal senso, entro il previstotermine del 15 febbraio scorso, sono state sottoscritte n.18.678 nuove azioni, pari al 96,4% della prima tranche di aumento del capitalesociale, mediante il versamento di 5.065.121,81 euro, compreso il sovrapprezzo azioni, mentre le n.699 azioni rimaste inoptate sono state assegnate in prelazione agli Azionisti che ne avevano fatto richiesta, inproporzione a quelle sottoscritte, che pertanto le dovrannosottoscrivere entro il 30 giugno prossimo, come dagli stessi assicurato. Per il resto, se il deliberato aumento di capitale sociale ha consentitoalla Società di fronteggiare il ritardo nell’ entrata in vigore del CdP, conil mantenimento, oltre il sopportabile per i conti aziendali, di unacondizione di non redditività dell’ attività svolta e di allontanare quindila procedura di revoca della concessione di gestione totale avviata lascorsa estate da ENAC proprio per i motivi di sottocapitalizzazione della Società, nonché di sostenere il minor cash flow determinato dalla riduzione dei passeggeri – oltre 510 mila in meno da gennaio 2012 amaggio 2013 – è anche vero che rimane in piedi l’ incognita della controllata dell’ handling, GH Palermo, la cui acquisizione, a giugno scorso, è costata 2,4 mln di euro e che si trova adesso con la necessità di un impegnativo supporto finanziario e patrimoniale, ex art.2446c.c., e costata altri 3,5 mln di euro in termini di svalutazione del valore iscritto in bilancio.

Camila eletta in Parlamento

[Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto. Io sono orgoglioso di quello che ho letto. Borges] Alcuni dei rappresentanti delle manifestazioni studentesche cilene del 2011, tra cui Camila Vallejo, la pasionaria ex-presidente della federazione studenti del Vile (Fech), entrano in parlamento, eletti dalle elezioni legislative ieri. La Vallejo, 25 anni, ha ottenuto il 43,66% nel distretto della Florida, l'ex presidente della Federazione degli Universitari Cattolici (FEUC) Giorgio Jackson, ha invece vinto a Santiago con il 47,27% ed il successore della Vallejo alla guida del Fech, Gabriel Borico, con il 25,66% nella provincia di Magallanes. Il segretario generale della Gioventù Comunista, Karol Cariola, nel quartiere Recoleta Santiago, ha avuto il 39,58%. Le elezioni presidenziali che si sono svolte in Cile hanno fatto registrare il tasso più basso di affluenza alle urne dal ritorno alla democrazia, con una partecipazione del 56%. Una cifra che ha preoccupato il presidente uscente, Sebastian Pinera che ha chiesto partecipare più numerosi nel ballottaggio del 15 dicembre tra l'ex presidente socialista Michelle Bachelet e la candidata del centro-destra, ed Evelyn Matthei. La socialista Michelle Bachelet ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali cilene con il 46,6 % dei voti, e dovrà affrontare in ballottaggio la sua rivale di centrodestra, Evelyn Matthei (25,2 % dei voti), il prossimo 15 dicembre, secondo i risultati ufficiali parziali diffusi dal Servizio Elettotale, in base allo scrutinio del 54,6 % dei seggi. Se i risultati finali del Servizio Elettorale - e le prime proiezioni che confermano questa tendenza con lievi spostamenti - mantenessero questa proporzione fra le due candidate principali, confermerebbero solo in parte le previsioni dei sondaggi prima del voto. A Bachelet, infatti, era attribuito il 47% dei voti mentre a Matthei solo il 14%: la candidata del centrodestra ha ottenuto dunque un risultato al di sopra delle aspettative, e affronta il ballottaggio contando con una base più solida di voti. Degli altri sette che si erano presentati per il primo giro delle presidenziali, solo due hanno superato la soglia del 10% dei voti, lottando spalla a spalla e staccando il resto dei candidati. Sono l'economista indipendente Franco Parisi, con 10,3% e l'ex socialista Marco Enriquez Ominami, con il 10,7%. Festeggiamenti fra i dirigenti della Nuova Maggioranza che ha promosso la candidatura di Michelle Bachelet -dove a socialisti e democristiani si sono aggiunti i comunisti- anche nel quartiere generale dell'Alleanza, la coalizione di centrodestra che appoggia a Evelyn Matthei non mancheranno le celebrazioni: la candidata è riuscita non solo a strappare il ballottaggio, come aveva promesso durante la campagna elettorale, ma anche a migliorare la sua performance di circa 10 punti rispetto agli ultimi sondaggi. I risultati delle elezioni politiche che si sono svolte insieme alle presidenziali - per rinnovare tutta la Camera dei Deputati e la metà dei seggi del Senato - affluiscono con maggiore lentezza, e solo domani sara' possibile stilare una mappa del nuovo parlamento.

Lavoratori del Qatar trattati come animali

[Ogni poesia è misteriosa; nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere. Morire per una religione è più semplice che viverla con pienezza; lottare in Efeso contro le fiere è meno duro che essere Paolo, servo di Gesù Cristo: un atto è meno che tutte le ore di un uomo. La battaglia e la gloria sono cose facili.  Borges]
In un nuovo rapporto sul Qatar diffuso ieri, Amnesty International ha rivelato come il settore delle costruzioni nel paese del Golfo sia dominato da abusi e i lavoratori, impiegati in progetti multimilionari, subiscano gravi forme di sfruttamento. Nel contesto dell’imminente costruzione degli stadi che ospiteranno i mondiali di calcio del 2022, il rapporto di Amnesty descrive la complessità delle catene d’appalto e denuncia diffusi e regolari abusi nei confronti dei lavoratori migranti, in alcuni casi vere e proprie forme di lavoro forzato. "Non si può assolutamente scusare che in uno dei paesi più ricchi del mondo così tanti lavoratori migranti siano sfruttati senza pietà, privati del salario e abbandonati al loro destino", ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty. I migranti impiegati nel settore delle costruzioni in Qatar lavorano spesso per piccole e medie imprese che prendono subappalti dalle grandi compagnie, le quali talvolta non riescono a garantire che i lavoratori non vengano sfruttati. Il rapporto, basato su interviste a lavoratori, datori di lavoro e rappresentanti del governo, descrive un’ampia serie di abusi nei confronti dei lavoratori migranti, tra cui il mancato pagamento dei salari, condizioni durissime e pericolose di lavoro e situazioni alloggiative sconcertanti. I ricercatori di Amnesty hanno anche incontrato decine di lavoratori intrappolati in Qatar senza via d’uscita, poiché i datori di lavoro impedivano loro da mesi di lasciare il paese. In un caso, i lavoratori di un’impresa che fornisce materiali fondamentali per un progetto legato alla costruzione di quello che sarà il quartier generale della Fifa, hanno subito gravi abusi. "Venivamo trattati come bestie", hanno affermato i lavoratori nepalesi assunti dall’impresa, costretti a lavorare fino a 12 ore al giorno, sette giorni su sette, anche durante i torridi mesi estivi. Alcuni lavoratori hanno dichiarato di vivere nella costante paura di perdere tutto, di essere minacciati di multe, di espulsione o di decurtazione del salario se non si presentano al lavoro, anche quando non vengono pagati. Il rapporto di Amnesty International documenta ancora casi di lavoratori ricattati dai datori di lavoro.  I ricercatori dell’organizzazione per i diritti umani hanno visto con i loro occhi 11 uomini firmare documenti di fronte a funzionari del governo in cui dichiaravano il falso - ovvero di aver ricevuto il salario - per riavere i passaporti e poter così lasciare il Qatar. Un rappresentante del principale ospedale della capitale Doha ha dichiarato nel corso dell’anno che, nel 2012, oltre milla persone sono state ricoverate nel reparto traumatologico dopo essere cadute dalle impalcature. Il 10% dei ricoverati era diventato disabile e il tasso di mortalità era definito "significativo". I ricercatori di Amnesty hanno anche trovato lavoratori migranti in alloggi squallidi e sovraffollati, senza aria condizionata, circondati da rifiuti e da fosse biologiche scoperte. Alcuni campi erano privi di corrente elettrica e in tanti vivevano senza acqua potabile. "I riflettori del mondo resteranno puntati sul Qatar da qui ai Mondiali, offrendo al governo un’opportunità unica per mostrare che prende sul serio i suoi impegni in materia di diritti umani e può costituire un modello per il resto della regione", ha rimarcato Shetty

lunedì 18 novembre 2013

Etihad acquisisce 33,3% svizzera Darwin


[In un'opera, l'ironia non deve essere continua, altrimenti non sorprende più. Montesquieu] Etihad Airways, la compagnia aerea di bandiera degli Emirati arabi uniti, ha acquisito il 33,3% della svizzera Darwin Airline, il cui brand diventerà Etihad regional. L'obiettivo è collegare i passeggeri dai mercati europei secondari sui principali network di Etihad e dei suoi partner. È un “cambiamento radicale” anche per il settore aereo mondiale, ha detto il presidente e ceo di Etihad James Hogan, sottolineando che questo modello potrebbe, nel tempo, essere esteso ad altri mercati. Commesse record per Airbus e Boeing: 333 aerei per un totale di circa 143 miliardi di dollari. La Emirates ha annunciato di avere acquistato 50 super jumbo A380 per un valore 23 miliardi di dollari, e 150 777X, per un valore di 76 miliardi di dollari. Etihad acquisterà 87 Airbus per collegamenti a medio raggio, tra cui 50 A350 XVB, per un valore di 19 miliardi e 56 Boeing, tra cui 25 777X, per un valore 25,2 miliardi. Commesse record per Airbus e Boeing: 333 aerei per un totale di circa 143 miliardi di dollari. 

La crisi arriva a tavola

[Nicole afferma assai giustamente che Dio ha dato all'uomo l'amor proprio così come ha dato il gusto alle vivande. Montesquieu] Meno merendine e bibite gassate e più dolci fatti in casa: gli italiani, secondo uno studio di Unioncamere - risparmiano sul cibo e hanno ridotto la spesa di due miliardi l'anno. Nel 2013 la spesa alimentare dovrebbe tornare ai livelli degli anni Sessanta mentre nel 2014 è attesa una stabilizzazione dei consumi. L'associazione si attende, dopo un periodo di bassa inflazione, una ripresa dei prezzi di circa mezzo punto nei prossimi 6-9 mesi a causa dell'aumento dell'Iva. Sei anni di crisi, secondo l'indagine dell'Indis, Istituto dell'Unioncamere
specializzato nella distribuzione dei servizi., hanno cambiato le abitudini di consumo, rendendo gli italiani più cauti nella spesa e più attenti agli sprechi. Oggi, un italiano su due compra solo l'essenziale, acquista facendo ricorso a promozioni e offerte, riscoprendo il valore della cucina domestica e delle attività amatoriali di coltivazione e cura del verde. Uno su tre ha addirittura ridotto le quantità, cioè compra semplicemente di meno. L'insieme di queste strategie di risparmio permette alle famiglie italiane di ridurre la spesa alimentare di oltre 2 miliardi all'anno, e in pratica di sterilizzare completamente l'aumento dei prezzi alimentari. L'inflazione comunque, secondo lo studio, anche nel 2014 dovrebbe mantenersi sotto il punto e mezzo percentuale. “La crisi- commenta il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello - ha indotto tante famiglie italiane a industriarsi in mille modi per ridurre il costo della spesa e far quadrare i bilanci a fine mese. Sarebbe auspicabile ora individuare strumenti in grado di sostenere i redditi per non alimentare una spirale deflattiva”. Dall'inizio della crisi, le famiglie hanno messo in campo una serie di accorgimenti alla ricerca del risparmio: dal nomadismo commerciale e la caccia alle promozioni fino allo spostamento verso i prodotti a marchio del distributori. Ma nell'ultima fase, a queste azioni si sono aggiunte la lotta agli sprechi alimentari e la rinuncia ai prodotti non strettamente necessari. Sono stati penalizzati i prodotti non fondamentali come i dolci e le merendine, sostituite, secondo la ricerca, da prodotti fatti in casa. Battuta d'arresto nelle vendite è stata registrata dalle bevande gassate ed in particolare le cole ma anche per il vino e l'olio di oliva. Sono diminuiti I pasti extra-domestici (-2,5%) mentre si riduce la produzione pro-capite (passata dai circa 550 chilogrammi del 2006 ai 502 del 2012). Inoltre, circa 7,4 milioni di italiani (14,6% della popolazione maggiorenne) sono impegnati in attività amatoriali di coltivazione e cura del verde (oltre il 17% di questi hanno iniziato negli ultimi cinque anni, proprio in coincidenza con l'avvio della crisi economica).

domenica 17 novembre 2013

Maometto salverà Alitalia?

[Opere di voltaire: come quei visi mal proporzionati che brillano di giovinezza. Montesquieu] Alitalia “la vogliamo difendere e aiutarla a uscire fuori da questa situazione di difficoltà”. Lo ha detto il ministro per lo Sviluppo, Flavio Zanonato. “Non ho un quadro aggiornato della situazione mi aspetto di averlo” a breve ''per esprimere un giudizio compiuto”, ha aggiunto rispondendo a chi gli chiedeva della recente rottura con Air France. Secondo quanto riferisce la Reuters, anche Aeroflot si sarebbe tirata fuori dal riassetto di Alitalia, escludendo forme di sostegno finanziario. L’agenzia di stampa rimanda a fonti della compagnia russa. E sempre sulla vicenda Alitalia, Reuters cita il Messaggero, che scrive che all'inizio della settimana prossima, probabilmente già lunedì 18, un emissario del governo o dei soci italiani partirà per avviare la trattativa con Etihad: la compagnia del Golfo, si legge sul quotidiano, sarebbe pronta a rilevare una quota di minoranza attraverso una combinazione di acquisto di azioni e aumento di capitale. Come noto Air France ha votato contro il piano industriale approvato da Az e la sottoscrizione dell'aumento di capitale è stata prorogata al 27 novembre, mentre l'incertezza sull'adesione all'aumento da parte del vettore francese è un retroscena che lascia intendere in quale situazione complessa le parti si trovino coinvolte in queste ore decisive.

31 e 47 morto che parla a Punta Raisi

[Io sono stato Omero: tra breve sarò nessuno, come Ulisse; tra breve sarò tutti: sarò morto. BORGES]  Alla luce di quanto accaduto durante l’ultimo incontro con i vertici Gesap-si legge in una nota della Uil-, dove invece di cercare di tracciare delle linee comuni tra tutte le sigle sindacali, elemento fondamentale per l’importanza della privatizzazione in atto, così come stabilito all’unanimità durante la precedente intersindacale e garantire la salvaguardia di tutti i lavoratori Gesap e GH, si è preferito fare emergere antagonismi personali tra alcuni rappresentanti sindacali, mettendo così in evidenza una spaccatura, che per noi non ha motivo di essere. La Provincia di Palermo, guidata dal commissario Domenico Tucci (nominato dal governo regionale) a chiederebbe un supplemento di riflessione. Ufficialmente il generale nega che Palazzo Comitini stia frenando sulla privatizzazione, ma "il rallentamento - spiega a Livesicilia - è dovuto al fatto che si sta ponderando la valutazione delle quote che vanno vendute, nell’interesse della Provincia, e in accordo con il comune di Palermo e la Camera di Commercio". Una posizione attendista, dunque, che però rischia di far slittare l’approvazione del bando prevista per giovedì. L’affare in questione, del resto, non è mica da ridere: si tratta di un’operazione che vale milioni e milioni di euro se si pensa, per esempio, che per mantenere la licenza a gennaio bisogna procedere alla ricapitalizzazione (per il terrore dei soci che dovrebbero sborsare 40 milioni) e poi far fronte agli investimenti necessari che ammontano a 140 milioni, considerando pure che l’azienda oggi perde cinque milioni l’anno e dovrebbe procedere con un aumento di capitale ad azioni deprezzate rispetto a qualche anno fa. Mica Sta di fatto che a Palermo potrebbe ripetersi quanto successo a Trapani, dove la Regione ha rilevato (per il disappunto di molti che mettono in dubbio anche la correttezza della procedura) le quote della Provincia, ovvero il 49 per cento della società in cui compaiono la Camera di Commercio (2 per cento) e l’imprenditore argentino Eduardo Eurnekian, che potrebbe essere interessato anche a Punta Raisi. Un’operazione che ha fatto drizzare le antenne ai sindacati dello scalo palermitano (Cisal, Cgil e Cisl le quali, proprio riguardo l'ipotesi di acquisizione delle quote da parte della Regione, hanno ricevuto anche un preciso mandato da parte della quasi totalità dei lavoratori), che per non fermarsi alla fase delle proteste (che non escludono) hanno scelto la via della proposta scrivendo Crocetta e proponendo un emendamento ad hoc per far sì che Palazzo d’Orleans rilevi, sul modello di quanto fatto a Trapani, le quote degli scali siciliani di proprietà delle province. Una risposta ufficiale non c’è ancora stata, ma a quanto pare in ambienti governativi la proposta non sarebbe per niente dispiaciuta, magari in vista della tanto annunciata compagnia di bandiera isolana.

venerdì 15 novembre 2013

50 poltrone di dirigenti pubblici nei collegi sindacali


[La Boccassini definisce Ruby “una ragazza dalla tipica furbizia orientale”. Ah, è barese?www.spinoza.it] Sono una pletora che sfiora le 200 poltrone ma a ballare sono una cinquantina. I dirigenti della pubblica amministrazione, in larga parte del ministero dell'Economia, siedono negli organi di controllo e gestione delle società partecipate dal Tesoro in via diretta e indiretta in rappresentanza dell'azionista pubblico. Se la presenza nei consigli di amministrazione di dirigenti dei ministeri rientra nelle prerogative dell'azionista di riferimento, qualche problema potrebbe emergere per i dirigenti pubblici che siedono nei collegi sindacali che sono organismi di controllo. L'Italia due anni fa ha recepito la direttiva europea che amplia e rafforza i requisiti di indipendenza per i revisori delle società. In particolare il provvedimento sembra definire che un dipendente di un ente pubblico non può ricoprire la carica di sindaco in una società controllata dall'Ente. Pare il caso dei dipendenti del Mef e di altri ministeri che ricoprono la carica di revisori in società a partecipazione pubblica. In base all'evoluzione normativa, la primavera scorsa il collegio sindacale dell'Enel è stato rinnovato senza la presenza di un dirigente del ministero dell'Economia (nel precedente mandato figurava il dirigente di prima fascia Carlo Conte). Nelle altre due società quotate dove il Tesoro è azionista di riferimento rimangono i dirigenti del ministero nel collegio sindacale. In Finmeccanica c'è Roberto Ferranti mentre all'Eni siede come sindaco Vincenzo Limone. Ma per Eni e Finmeccanica il rinnovo del cda e del collegio sindacale è in calendario per l'anno prossimo. Il decreto che recepisce la direttiva europea, tuttavia, sembra non limitare l'applicazione dei requisiti di indipendenza alle società quotate in borsa. Rientrano nel campo di applicazione le banche, assicurazioni, società di intermediazione mobiliare, società di gestione del risparmio. Inoltre società che emettono strumenti finanziari anche se non quotati su mercati regolamentati. Dunque la norma pare debba essere applicata anche a società di interesse pubblico non quotate come FS, Poste, CDP, Anas e alcune di queste con vertici rinnovati recentemente. Il Tesoro detiene partecipazioni dirette in 31 società, di cui 3 quotate (Eni, Enel e Finmeccanica). In quasi tutte dirigenti pubblici siedono nei cda e nei collegi sindacali per un totale che supera le 100 nomine, limitando il campo alle partecipazioni dirette e alle principali società che fanno capo a gruppi pubblici come Grandi Stazioni e Trenitalia per le FS o Banco Posta per le Poste o la Cassa Conguaglio del settore elettrico. Scorrendo la composizione degli organi di controllo delle principali società, all'Anas il presidente del collegio sindacale è il dirigente del Mef Alessandra del Verme che e' anche presidente dei sindaci di FS nonché rappresentante del Tesoro nel cda di Expo 2015. Maria Cannata, responsabile gestione del debito pubblico, è nel cda di Anas e di Cdp. Nel collegio sindacale di Cdp siedono Ines Russo e Vincenzo Suppa, entrambi dirigenti di prima fascia della Ragioneria. La Russo è anche sindaco di Italferr (Gruppo FS). Interamente targato Mef il collegio sindacale della Consip, con Carmine Di Nuzzo (ispettore della ragioneria) presidente. La carica di presidente del collegio sindacale è ricopeeta da dirigenti del Mef anche a Coni Servizi (Domenico Mastroianni della Ragioneria), Invitalia (Sofia Paternostro), Eur SpA (Vincenzo Limone), Trenitalia (Silvana Amadori), Grandi Stazioni (Carlo Conte), GSE (Francesco Massicci), Poligrafico e Zecca dello Stato (Pietro Voci), Poste (Francesco Massicci), Sogei (Maria Luisa Prislei), Sogesid (Liana Meucci), Cassa Conguaglio Settore Elettrico (Rita Cecchiello, Saca (Marcello Cosconati). A Italia Lavoro (controllata al 100% dal Mef) presidente del collegio sindacale è Vinca Maria Sant'Elia, direttore generale del ministero dei beni culturali. La presenza dei dirigenti del Mef nei collegi sindacali non è omogenea. All'Anas oltre al presidente sono dirigenti del dicastero i due sindaci supplenti (Luigi D'Attoma e Giacinta Martellucci). Alla Consip 4 su 5 sono dirigenti del ministero di via XX Settembre. Due su tre effettivi alla Cdp, 3 su 5 alle Poste e al Poligrafico, 2 su 5 alla Sogei. La questione ha anche risvolti economici. I dirigenti dei ministeri non incassano i compensi per le cariche nei cda e nei collegi sindacali ma li girano al Mef dove alimentano un fondo che viene poi redistribuito tra i dirigenti di prima e seconda fascia che siedono negli organi di amministrazione e controllo delle società a partecipazione pubblica. Con questo sistema una cinquantina di dirigenti vede lievitare la retribuzione che altrimenti non è particolarmente elevata, se raffrontata al settore privato. Sulla base dell'elenco consultabile sul sito del Mef sugli stipendi dei dirigenti, nel 2011 su oltre 600 dirigenti del ministero una cinquantina supera i 150 mila euro l'anno (un dirigente di prima fascia senza incarichi societari guadagna 92 mila euro lordi l'anno). Solo il direttore generale La Via e il Ragioniere generale dello Stato raggiungono i 300 mila euro, e altri due sfiorano quel tetto, mentre quasi 50 oscillano tra 150 mila e 196 mila euro. 

giovedì 14 novembre 2013

GdF visita Telecom


[Ruby racconta che ad Arcore dormì da sola. La notte in cui era travestita da Rutelli. www.spinoza.it] Funzionari della Consob, unitamente a militari della Guardia di Finanza stanno compiendo un'ispezione nelle sede della Telecom a Milano e Roma. L'ispezione riguarderebbe alcuni “nodi” degli ultimi giorni, tra questi la vendita della quota di Telecom in Telecom Argentina e l'ipotesi di emissione a breve di un bond da 1,3 miliardi di euro. Tra le questioni all'attenzione degli ispettori, non solo la vendita della quota di Telecom in Telecom Argentina e l'ipotesi di emissione di un bond convertendo da 1,3 miliardi, ma anche altre questioni trattate durante il Cda. Su questi ed altri argomenti - oggetto anche di alcuni esposti da parte di azionisti di minoranza - la Consob, che è assistita nelle proprie attività dalla Guardia di Finanza, ha deciso di vederci approfonditamente ed ha disposto l'ispezione, con accesso nelle due sedi di Milano e Roma della società. La Procura di Roma ha aperto ad ottobre un fascicolo, senza ipotesi di reato, sul caso Telecom. L'attenzione è concentrata sulla vendita di azioni della società Telco (controllante Telecom) alla spagnola Telefonica e sulle informazioni acquisite dalla Consob sulla vendita. Nessuna reazione in Piazza Affari dopo le ispezioni di Consob e Guardia di Finanza nelle sedi di Telecom Italia sull'emissione del convertendo, sulle procedure per la vendita di Telecom Argentina e sulla gestione delle informazioni privilegiate: il titolo è sceso dell'1,1% a 0,67 euro, con un ribasso inferiore rispetto al listino generale. Relativamente pochi gli scambi, circa la metà della media quotidiana dell'ultimo mese di Borsa. Telecom ha sottoscritto nella notte gli accordi per la cessione a Fintech di Telecom Argentina per 960 milioni di dollari. Lo si legge in una nota. In particolare la quota di proprietà di Telecom è stata valorizzata 750 milioni di dollari. In base all'accordo con Fintech, spiega la nota, “859,5 milioni di dollari saranno corrisposti per la cessione: del 68% delle azioni ordinarie di Sofora di proprietà di Telecom Italia e di Telecom Italia International (750,8 milioni di dollari); dell'1,58% di Telecom Argentina di proprietà di Tierra Argentea (61,2 milioni di dollari); 2.351.752 American Depositary Shares, corrispondenti a 117.588 azioni preferite di classe B di Nortel, pari all'8% delle azioni preferite di classe B, di proprietà di Tierra Argentea (47,5 milioni di dollari)”. Il rimanente importo di 100,5 milioni di dollari sarà corrisposto “a fronte di ulteriori pattuizioni correlate all'operazione, tra le quali la messa a disposizione delle società argentine di servizi tecnici di supporto per una durata massima di tre anni, la rinuncia e la modifica di alcuni diritti rivenienti dal patto parasociale relativo a Telecom Argentina, a favore del Gruppo Werthein”. Quest'ultimo rimarrà detentore del 32% delle azioni ordinarie di Sofora, nonché l'impegno dell'acquirente al pagamento dell'utile già accantonato per dividendi da Telecom Argentina, in caso di mancata distribuzione prima del closing. Tra le garanzie previste dall'accordo c'è il pegno concesso da Fintech su un numero di American Depositary Shares, rappresentative di azioni preferite di classe B di Nortel, per un valore medio di mercato inizialmente di 100 milioni di dollari. La vendita delle azioni detenute da Tierra Argentea, sottolinea la nota, è prevista entro l'esercizio corrente, mentre la vendita delle azioni di Sofora è sottoposta alla condizione sospensiva dell'ottenimento delle necessarie autorizzazioni amministrative. Se fosse necessario, infine, Fintech lancerà un'offerta pubblica sulle rimanenti azioni quotate di Nortel e Telecom Argentina.

Simpson giudicano politica italiana


[Il Pd: “Berlusconi è ineleggibile. E detto da un amico fa più male. www.spinoza.it]  La politica italiana entra nel mondo dei Simpson e non ci fa una bella figura. Al minuto 0.51 dell'episodio del 534esimo episodio un
giornalista del cartone animato definisce la scuola di Bart e Lisa “più corrotta del Parlamento italiano”. L'episodio s'intitola “Yolo”ed è il quarto della 25esima stagione andato in onda il 10 novembre sul canale americano Fox. Durante la puntata il giornalista Kent Brockman, mostrando al preside Seymour Skinner una videoregistrazione fatta di nascosto durante le ore di scuola, ha definito l'istituto corrotto più del Parlamento italiano. “Povertà ed esclusione sociale in Italia sono aumentate in modo significativo”: lo scrive la Commissione Ue nel suo rapporto sugli squilibri macroeconomici che rimette l'Italia tra i Paesi sotto osservazione. L'Italia deve “completare le riforme promesse dal governo”. Lo ha detto il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso secondo il quale l'instabilità politica “non ha però esposto a rischi i progressi raggiunti”.
In Italia si cominciano ad intravedere i primi segnali di ripresa ma si tratta di una ripresa molto fragile per questo non si deve mettere a rischio il percorso delle riforme”: lo ha detto il presidente della Commissione Ue Josè Barroso.La Commissione Ue ha deciso oggi di avviare “un'analisi approfondita sull'elevata eccedenza di bilancio” della Germania. Lo ha annunciato il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso precisando che l'indagine è finalizzata a capire se Berlino “può fare di più per contribuire al riequilibrio dell'economia europea”.

Air France boccia il nuovo piano Alitalia


[Equitalia sceglie la linea morbida. D’ora in poi dovrà sembrare un incidente. spinoza.it] lI ritiro dei soci francesi dalla scena di Alitalia non sarà così indolore come vorrebbe far credere il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi che nei giorni scorsi si è profuso in dichiarazioni in tal senso. La conferma arriva dal fatto che il consiglio di amministrazione della compagnia italiana è in procinto di decidere di far slittare di una decina di giorni il termine –
inizialmente fissato per il 14 novembre – per l’adesione all’aumento di capitale da 300 milioni della società. Una “severa riduzione dei costi” per accrescere l'efficienza e migliorare la capacità di competere. È su questo che si basa la revisione del Piano industriale di Alitalia approvato in serata dal cda della compagnia, che ha anche approvato la proroga (al 27 novembre, quando tornerà anche a riunirsi il cda) dei termini per partecipare all'aumento di capitale. Ma dal primo azionista Air France-Klm arrivano segnali poco rassicuranti: in cda, infatti, i francesi hanno votato contro il Piano. “Se si ritira Air France si aprirebbe una gara che può essere interessante perché ci sono sicuramente delle compagnie europee e non che possono essere molto interessate ad Alitalia”. A pensarla così è il presidente di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli socio di peso della compagnia controllata da Cai. Il consiglio di amministrazione, che è durato due ore e mezzo mentre fuori si svolgeva la protesta di un gruppo di lavoratori, ha approvato la revisione del Piano che prevede un severo taglio dei costi, la riduzione del numero di aerei a medio raggio, ma anche un aumento dei voli internazionali e intercontinentali, diversamente da quanto richiesto dai francesi. Il cda ha anche deciso di far slittare di 13 giorni il termine per aderire all'aumento (al momento le adesioni sono ferme a 136 milioni): una decisione, secondo la versione ufficiale, per dare tempo ai soci di prendere coscienza del nuovo Piano; ma secondo alcune fonti anche per capire cosa deciderà l'Assemblea di Poste che dovrebbe riunirsi il 20 novembre. Il piano, tuttavia, non convince i francesi, che in cda hanno votato contro: Parigi, a quanto si apprende, ha apprezzato la parte industriale, che “va nella giusta direzione”, ma mancherebbero adeguate misure di 


riduzione del debito. Una posizione che non sorprende: già ieri, infatti, i francesi avevano fatto trapelare la loro bocciatura (“migliorato ma non a sufficienza”). Il Piano, secondo quanto si apprende, dovrebbe prevedere risparmi per circa 200 milioni, con circa 2.000 esuberi (compreso il mancato rinnovo di un migliaio di contratti a termine). E mentre i sindacati attendono una convocazione, forse già per domani, cresce la preoccupazione per il rischio esuberi. Il ministro dei trasporti Maurizio Lupi, che ieri sera ha incontrato Del Torchio per farsi illustrare le linee guida del piano, ribadisce che una delle priorità del Governo è la difesa dell'occupazione. La leader della Cgil Susanna Camusso avverte che se il piano industriale dovesse prevedere degli esuberi, la risposta della Cgil sarà “molto dura”. A dire no già ieri, il leader della Cisl Raffaele Bonanni, che ora però attende i numeri veri: “è assurdo parlare di esuberi senza un piano industriale”, ha detto, spiegando che comunque sul fronte occupazionale “ci sono mille soluzioni che si possono trovare”. Intanto si continua a guardare all'estero alla ricerca di un possibile un nuovo partner internazionale. Tra i papabili circolano i nomi di Air China, Etihad e Aeroflot. I russi, in particolare, non commentano ufficialmente su un possibile interesse per Alitalia, ma, secondo fonti del settore, la compagnia di bandiera russa resterebbe invece interessata a diventare partner, ma solo sulla base di un serio disegno industriale e finanziario, ritenendo la compagnia italiana complementare al proprio mercato Questo per dare più tempo all’amministratore delegato Gabriele Del Torchio di affinare il piano industriale in modo che, quindi, Air France-Klm possa ritornare sui suoi passi e prendere una decisione più favorevole sull’operazione. Tanto più che l’uscita di scena dei francesi metterebbe a serio rischio anche la partecipazione di Poste Italiane (la cui assemblea è comunque in calendario per il 20 novembre) che diventerebbe ancora più attaccabile da Bruxelles, dove la Commissione Ue è già al lavoro per valutare gli aiuti di Stato ad Alitalia. Intanto, a quasi un mese dall’inizio dell’operazione, l’aumento di capitale da 300 milioni ha raccolto adesioni per 71 milioni (Intesa SanPaolo 26 milioni, Atlantia 26 milioni, Immsi 13 milioni e Maccagnani 6 milioni), cui vanno aggiunti altri 65 milioni versati da Intesa Sanpaolo e Unicredit (a valere sulla loro garanzia di 100 milioni) per un totale di 136 milioni. Ma con i 75 milioni di Poste verrebbe superata la soglia minima di 240 milioni da raggiungere per considerare valido l’aumento. Se Air France non partecipasse all’aumento, diluirebbe la propria quota (25%) sotto il 10% (secondo Credit Suisse al 6%).