giovedì 31 ottobre 2013

Air France azzera valore azioni Alitalia in bilancio

[Omnia vincit amor. Tutto vince l'amore. Virgilio] Oggi il tema due diligence verrà affrontato dal cda di Alitalia che deciderà probabilmente l’avvio di una data room aperta non solo ai francesi, ma anche alle Poste e ad altri vettori interessati, da Etihad ai cinesi. In attesa della due diligence, procede la definizione del piano stand alone voluto da Del Torchio in collaborazione con Boston Consulting. Lavoro che si completerà prima del 16 novembre, data in cui dovrà partire la ricapitalizzazione. Si tratta di un documento che ribalta la logica seguita finora. Per consentire alla compagnia di reggersi finalmente sulle proprie gambe, con un piano
sostenibile in grado di avvicinare il break-even in poco tempo e poter trattare così alla pari con i possibili partner. Se per Intesa Sanpaolo, azionista e creditore di Alitalia, il partner industriale della compagnia italiana “deve essere Air France-Klm”, per i vertici franco-olandesi, invece, è meglio che il vettore romano si organizzi diversamente. Almeno per l’imminente aumento di capitale. Proprio mentre Carlo Messina, ad di Banca Intesa, sostiene la strategicità delle relazioni con Air France-Klm, il quotidiano economico francese La Tribune conferma che la compagnia d’Oltralpe non “intende partecipare alla ricapitalizzazione” senza un serio piano di ristrutturazione con tanto di tagli al personale, ridimensionamento della flotta e del ruolo degli scali. E soprattutto senza “l’annullamento del debito” da 1,2 miliardi accumulato dopo il salvataggio del 2008 orchestrato dall’ex premier Silvio Berlusconi e dall’allora banchiere Corrado Passera, che mise insieme la cordata dei “patrioti” di Cai, la holding di controllo di Alitalia.  “Considerata l'incertezza della situazione di Alitalia, il gruppo Air France-Klm ha deciso di svalutare totalmente il valore delle azioni detenute”. Lo riferiscono gli allegati finanziari alla presentazione dei conti trimestrali della società franco-olandese. La decisione - è scritto nel documento - è stata presa dopo il cda del 14 ottobre che ha approvato l'aumento di capitale da 300 milioni di euro. A fronte di questa decisione, Air France-Klm “ha registrato la sua quota parte nelle perdite di Alitalia e una previsione di minusvalenza, per un montante totale di 202 milioni di euro, nella linea di bilancio “Quota di profitti/perdite di associati”. In un terzo trimestre “difficile” e “marcato dalla forte rivalutazione dell'euro”, il gruppo Air France Klm ha registrato un fatturato sostanzialmente stabile rispetto allo stesso periodo del 2013 (7,212 miliardi di euro contro 7,184, +0,4%), ma migliorato di oltre il 29% il suo risultato operativo corrente, a 634 milioni di euro, grazie ai primi benefici del piano di riassetto in corso. Cala invece l'utile netto, del 51,4% a 144 milioni, per effetto di un onere fiscale di 140 milioni di euro e una minusvalenza da 137 milioni legata alla quota parte nel risultato di Alitalia e alla svalutazione del valore residuale dei titoli. Sull'insieme dei primi nove mesi dell'anno, i conti del gruppo franco olandese restano in rosso, ma la perdita è ridotta di oltre 300 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2013, 649 milioni contro 980. La partita Alitalia, insomma, appare tutt’altro che conclusa. Tanto più che Bruxelles, su richiesta della British Airways, sta valutando se l’ingresso di Poste nel capitale Alitalia possa qualificarsi come aiuto di Stato. Se l’Unione dovesse pronunciarsi contro l’operazione, allora il salvataggio faticosamente costruito dal governo di Enrico Letta, salterebbe. In attesa che Bruxelles decida, il gruppo di Massimo Sarmi va avanti come da copione con il consiglio di amministrazione del 31 ottobre chiamato ad effettuare la modifica dello Statuto inserendo il trasporto passeggeri nel proprio oggetto sociale. Una mossa che, nelle idee del manager, renderebbe  più realistica agli occhi dell’Unione l’ipotesi delle sinergie industriali possibili fra la futura partecipata Alitalia e la controllata, cronicamente in perdita, Mistral Air.

UE CONTRO COSA NOSTRA

[Ridendo dicere verum. Scherzando dire la verità.Orazio] Il parlamento di Strasburgo sancisce per la prima volta la necessità del contrasto delle mafie a livello europeo. L’Atto unico antimafia, elaborato dalla Commissione antimafia europea (CRIM), indica le misure necessarie al contrasto e ne diventa il punto di riferimento. Stabilisce chiare priorità, come la lotta al riciclaggio e alla corruzione, perché colpire la ricchezza delle mafie é come disarmarle e impedirne l’infiltrazione nella pubblica amministrazione protegge la democrazia. Nell’atto unico antimafia i paradisi fiscali europei sono indicati come rifugi per i capitali mafiosi e vanno aboliti; si chiede di introdurre controlli più approfonditi nel sistema bancario e l’ineleggibilità al Parlamento europeo di candidati condannati anche per corruzione, oltre all’introduzione del reato di voto di scambio. Ora la palla passa alla nuova Commissione europea, perché quanto elaborato dalla Commissione CRIM in tempi record non resti lettera morta nella prossima legislatura. Per approfondire il tema lo speciale “Mafie e riciclaggio in Europa rilancia alcuni spunti di riflessione, emersi grazie alle inchieste giornalistiche indipendenti prodotte per “Stop Blanqueo”, la conferenza sul contrasto al riciclaggio in Europa, del 6 settembre scorso a Riccione, in occasione del Premio Ilaria Alpi 2013. L’Europa deve agire unita contro le mafia, sempre più internazionale. È  il messaggio che il Parlamento europeo manda da Strasburgo con l’approvazione di un piano di azione contro la corruzione e il crimine organizzato per i prossimi sette anni. 

Multa da 6 miliardi per Bank of America

[Homo mundus minor. L'uomo è un mondo in miniatura. Boezio] I giganti di Wall Street si puliscono la coscienza a colpi di miliardi di dollari. Le autorità americane mettono alle strette gli istituti di credito a stelle e strisce. La Federal Housing Finance Agency (Fhfa), l’organo di vigilanza sul mercato dei titoli immobiliari, sta valutando una multa di 6 miliardi di dollari nei confronti di Bank of America. La sanzione, spiega il Financial Times, è legata al comportamento, definito ingannevole e fuorviante, tenuto dalla banca alla vigilia della crisi dei mutui subprime del 2007. Un comportamento denunciato nei ricorsi presentati da Fannie Mae e Freddie Mac, le due società a cui furono venduti prodotti finanziari ad altissimo rischio e che fallirono in seguito alla crisi. Bank of America non è però l’unica banca americana obbligata ad aprire il portafogli per risolvere i guai con la giustizia. Jp Morgan ha raggiunto un accordo non ancora definitivo con il dipartimento della Giustizia, acconsentendo a pagare 13 miliardi di dollari per chiudere il caso in sede civile. L’intesa non riguarda invece l’indagine in corso in sede penale, che è in mano ai procuratori federali di Sacramento, in California. Anzi in base all’accordo il dipartimento della Giustizia si aspetterebbe una collaborazione di Jp Morgan con le indagini in sede penale sul comportamento della banca fra il 2005 e il 2007. Se l’accordo venisse finalizzato, si tratterebbe della causa di più alto profilo portata avanti dal governo di Washington in relazione alla crisi finanziaria del 2008, che ha fatto sprofondare l’economia nella peggiore recessione dai tempi della Grande depressione degli Anni ’30. L’ipotesi di accordo è stata raggiunta nel corso di una telefonata avvenuta venerdì sera tra l’Attorney general in persona, Eric Holder, l’Associate attorney general, Tony West, l’amministratore delegato di Jp Morgan, Jamie Dimon, e il General counsel della banca, Stephen Cutler. I 13 miliardi di dollari del patteggiamento sono così suddivisi: 9 sarebbero di multe, mentre i restanti 4 miliardi in aiuto dei consumatori. Il patteggiamento servirà a fermare le accuse a Jp Morgan legate alla qualità delle cosiddette mortgage-backed securities, cioè titoli garantiti da mutui ipotecari, vendute nel periodo immediatamente precedente alla crisi finanziaria del 2008, fra il 2005 e il 2007. Quando nel 2007 scoppiò la bolla immobiliare, diversi pacchetti di mutui che erano stati venduti come securities si rivelarono ad alto rischio e gli investitori che li avevano comprati persero miliardi. Successivamente montò l’insoddisfazione dell’opinione pubblica per il fatto che nessun manager di Wall Street era finito in prigione. In caso di finalizzazione dell’accordo, per Jp Morgan i 13 miliardi andrebbero ad aggiungersi ad altri accordi di pagamento raggiunti dalla banca. A settembre Jp Morgan ha ammesso di avere fallito nel supervisionare il trading che ha portato l’anno scorso a una perdita di circa 6 miliardi di dollari;  in questo caso la banca ha raggiunto un accordo con tre enti regolatori negli Stati Uniti, tra cui la Sec (la Consob americana), e uno nel Regno Unito per pagare 920 milioni di dollari, una delle multe più alte mai fissate per un istituto finanziario.

Mamma…, li turchi!

[Mens sana in corpore sano. Mente sana in corpo sano] Esordio con tensioni in Turchia per le contestatrici a seno nudo di Femen, il gruppo nato in Ucraina ora presente in diversi paesi europei e in Medio Oriente. Femen ha aperto nei giorni scorsi un ufficio a Istanbul e una pagina twitter, “@Femen_Turkey”, nella quale si definisce “una organizzazione femminista internazionale” e invita le donne turche ad aderire per lottare fra l'altro contro l'industria del sesso, le dittature e lo sfruttamento dalla religione.  L'Ue riapre i negoziati di adesione con la Turchia. Lo annuncia la presidenza lituana secondo cui “l'apertura del capitolo 22 nei negoziati di adesione dopo 3 anni è un segnale importante”. La decisione è stata presa dal Consiglio affari generali Ue riunito oggi a Lussemburgo. L'apertura del capitolo dei negoziati sulle politiche regionali avrebbe dovuto tenersi a giugno ma subito dopo la repressione delle proteste nelle città turche i leader avevano deciso di rinviare. L'Italia è maglia nera nella Ue per procedure d'infrazione aperte a fine 2012, con il numero record di 99 casi. A seguire il Belgio, con 92, la Spagna (91), e poi Polonia (82) e Grecia (81). È  quanto emerge dal rapporto annuale della Commissione europea. L'Italia ha anche il record negativo di procedure d'infrazione aperte per trasposizione tardiva delle norme Ue, con 36 casi, seguita da Portogallo (34) e Ungheria (26).

mercoledì 30 ottobre 2013

Mistero cinese per Alitalia

[Verba volant, scripta manent. Ciò che è detto se ne vola via, ciò che è scritto rimane] Si infittisce il mistero della pista cinese per Alitalia ventilata dal Corriere della Sera, che però ha anche precisato che il vettore in questione non è Air China.  Il quotidiano è tornato sull'argomento e, citando fonti vicine al dossier, ha riportato che Alitalia ha avviato trattative preliminari con Hainan Airlines per un'alleanza. Quest'ultima però fa sapere di non essere a conoscenza di colloqui con Alitalia, secondo quanto affermato da un portavoce della compagnia, come si legge su fonti di stampa, precisando che, a gestire le trattative su operazioni di fusione è la
controllante Hna. Non è l'unico quotidiano, però, a ventilare questa ipotesi. Anche Il Messaggero, ha scritto nel fine settimana che Hainan ha mostrato interesse per Alitalia in una lettera inviata all'adviser Rothschild. “Siamo in una fase di avvio, di studio, ne potremo parlare solo tra qualche settimana”. Così l'a.d. di Poste italiane, Massimo Sarmi, sul ruolo dell'azienda nella vicenda Alitalia, a margine di un'audizione alla Camera, ribadendo che Poste “ha manifestato l'intenzione di aderire al completamento dell'aumento di capitale nella misura in cui si verifichino alcune condizioni”. Per Alitalia "si deve arrivare a un accordo con un partner industriale che deve essere Air France". Lo ha detto l'Ad di Intesa Sanpaolo Carlo Messina precisando che “oggi siamo concentrati su Air France, se poi non sarà così si valuterà una soluzione diversa con un partner forte”. L'amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, assicura che la banca garantirà per l'inoptato nell'aumento di capitale di Alitalia, per , ma “l'obiettivo è creare le condizioni perché i soci lo sottoscrivano e abbia successo: vogliamo uscire dall'equity”. Air France non parteciperà all'aumento di capitale di Alitalia. A riportare la notizia è il giornale francese La Tribune sul proprio sito online. La fonte specifica che “a 15 giorni dalla scadenza (14 novembre) data agli attuali azionisti per decidere sulla loro adesione o meno all'aumento di capitale da 300 milioni deciso il 14 ottobre, le probabilità di una partecipazione del gruppo francese, secondo numerose fonti, sono quasi nulle”. La compagnia italiana in questo modo vedrebbe la partecipazione di Air France diluita fino a un livello inferiore al 10%. La testata francese fa anche riferimento all'eventualità che Alitalia possa trovarsi nuovamente in difficoltà “tra febbraio e marzo, al più tardi in primavera, qualora non ricevesse i 300 milioni di aumento di capitale e i 200 milioni di linee di credito aggiuntive”.

Ryanair-Birgi: trattativa in corso

[Trahit sua quemque voluptas. Ognuno è attratto da ciò che gli piace. Virgilio] Non si è ancora sciolto il nodo sulla permanenza di Ryanair all'aeroporto di Birgi. Sulla stampa rimbalzano i timori degli operatori turistici preoccupati del mancato rinnovo, almeno sinora, del contratto con la low cost irlandese. Timori a cui l'Airgest replica così: “abbiamo sempre mantenuto un collaborativo contatto con il vettore, pronti a definire nei termini le condizioni tecnico, operative, economiche del rinnovo. Nei colloqui sin qui avuti, la compagnia ha sempre ribadito l'assoluto interesse a proseguire i servizi sulla destinazione, che anche a settembre ha mostrato indici di crescita ottimali (Trapani è fino ad oggi leader per la crescita nel panorama degli aeroporti italiani, con un dato progressivo da inizio anno sino al mese di agosto di +18,5% sul 2012, in controtendenza con un dato nazionale di pari periodo pari a -2,9%)”. Airgest quindi nel commentare positivamente l'interesse ed il coinvolgimento attivo degli stakeholders, ribadisce “la necessità che tutte le azioni di sollecito e di programmazione sin qui gestite in sintonia e collaborazione con il commissario straordinario della Provincia di Trapani e con la presidenza della Camera di Commercio, siano presto definite attraverso la rappresentazione e la formalizzazione della posizione individuale dei sindaci della provincia, in quanto rappresentanti e  responsabili delle comunità, vere destinatarie dei benefici dello sviluppo del traffico generato dall'Airgest e dall'aeroporto”.  “Tale dichiarazione ormai urgentissima - si legge ancora nella nota di Airgest - è anche indispensabile per concludere ed approvare la procedura e la modalità di costituzione della Newco che, impostata e trasmessa dalla Camera di Commercio di Trapani, richiede la formale approvazione per finalizzare l'impegno contributivo pluriennale di promozione del territorio, in aggiunta al contributo che lo stesso ente camerale di commercio ha stanziato”.  Dal canto suo, il Movimento Turismo & Territorio chiede formalmente a ciascun consiglio comunale di ogni Comune del trapanese di adottare con la massima sollecitudine, e se è il caso con procedure straordinarie di urgenza, il regolamento sulla tassa di soggiorno predisposto dalla Camera di Commercio di Trapani, l'unico strumento di finanziamento che nell'aggregato possa andare a coprire le iniziative di co-marketing legate al nostro aeroporto. Intanto il governo regionale ha perfezionato l'iter per l'acquisto delle quote Airgest attualmente in possesso della Provincia di Trapani. 

martedì 29 ottobre 2013

Rivolta rsa Gh a Punta Raisi

[Ho sempre visto che, per riuscire al meglio nel mondo, bisognava avere un’aria stupida, ma esser saggi. Montesquieu] Non è mai troppo tardi, sembrerebbe che gli eterni illusi, sindacalisti di lungo corso e matricole si sono stancati di essere sudditi dei vari segretari regionali e provinciali. Dopo tante vicissitudini umilianti, non ultima la nomina in gh di 8 capi squadra e tre capi turno, un’azienda che ripetutamente minaccia di portare i libri in tribunale se non si iniziava la cassa integrazione non può, non deve fare promozioni.  Gestire questa rivolta non sarà facile, cosa diranno i presunti leader sindacale di Punta Raisi alla gesap? Davanti a un documento così chiaro, viene messa in discussione la fiducia dell’iscritto con il proprio sindacato. Davanti a un fatto così grave, mai avvenuto a Punta Raisi, solo le dimissioni dei vertici sindacali  (praticamente sfiduciati dai propri rsa) possono ancora dare valore alla lotta sindacale.  “Siamo stanchi di quello che sta accadendo. Siamo stanchi di un sindacato – si legge nel documento firmato da tutti gli rsa Cisal, Cgil, Uil e Cisl - che comanda dall’alto senza capire i problemi di ogni giorno dei lavoratori. Siamo stanchi di sopportare che a scegliere al posto nostro sono segretari che magari neanche lavorano in gh, ma in gesap. Ogni giorno – continua il documento dei ribelli rsa della gh - siamo attaccati da operai e anche da impiegati della gh che ci chiedono di ribellarci e fare qualcosa per questo privato che sta per arrivare in gh mentre in gesap ancora si discute. La gente sa che nelle ultime riunioni la gesap ha detto che la gh è la palla al piede della gesap e che deve essere privatizzata separatamente e prima della gesap. Noi non ce la facciamo più, e vogliamo dire la nostra e noi vogliamo che gh deve andare insieme a Gesap. E troppo facile scegliere quando si ha il sedere sulla poltrona o addirittura si sta a casa. Molti di noi  sono stati già fregati nel 2005 quando ci avevano detto che sarebbe andato tutto bene e non sarebbe cambiato niente. Invece le cose sono cambiate e come se sono cambiate. Adesso un operaio Gesap guadagna più di un’operaio Gh, operai gesap hanno avuto 700 euro di arretrati e noi di gh no! I buoni colazione sono spariti e nel pulmino dobbiamo entrare dopo quelli Gesap. L’accordo del 2005 – conclude il documento denuncia - è carta igienica e forse sarà carte igienica anche quello che qualcuno vorrebbe firmare fra poco. Ma noi ci schiereremo contro e stavolta appena un segretario firma senza seguire quello che noi vogliamo se la vedrà con noi rsa e lavoratori che abbiamo subito anche troppo. In gh ci hanno massacrato mentre in gesap sono belli tranquilli e i sindacalisti che hanno firmato dove sono? Sono tranquilli o in gesap o a casa, perché c’è gente che neanche viene a lavorare. A tutti i lavoratori della gh insoddisfatti e arrabbiati vogliamo dire che noi stiamo organizzando una riunione tra ex gesap ex alitalia, fra di noi non ci devono essere differenze siamo tutti gh per fare in modo che gh sia venduta se deve essere venduta insieme a gesap e vogliamo anche avere tutti quanti gli stessi diritti. A tutti i sindacalisti che vogliono fare i furbi diciamo di stare attenti …”.  

AAA sindacato di lotta cercasi in Italia/5

[Il dispotismo si distrugge da solo.Montesquieu] Le privatizzazioni sono un modo per acquisire risorse da reinvestire nella crescita. Lo sostiene il ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato. “Per privatizzazione si intende il fatto che alcuni dei beni che l'Italia possiede non sono utilizzati, in questo momento, come potrebbero esserlo. Le privatizzazioni possono essere uno strumento attraverso cui acquisire risorse da reinvestire per la crescita”, ha detto Zanonato a Genova. Sulla Legge di stabilità “non ci sono segni di cambiamento di direzione. Quattro ore di sciopero sono lo strumento per fare pressione. Ci auguriamo sia sufficiente per il cambiamento”. Lo ha detto la leader Cgil, Susanna Camusso, chiedendo al Parlamento “un segno di equità che oggi manca”. Se il Parlamento rimette in discussione le scelte del Governo sul ddl stabilità “smontiamo lo sciopero”. Lo ha detto il leader Cisl, Raffaele Bonanni, a margine di una audizione al Senato spiegando che bisogna trovare più risorse per il cuneo fiscale e cambiare su pubblico impiego e pensioni. Sono 461 gli esuberi dichiarati dai vertici di Electrolux nelle sedi italiane del gruppo dell'elettrodomestico. La cifra è stata fornita durante un incontro con i sindacati a Mestre. Fra gli addetti in esubero 200 sono impiegati. Dopo lo spostamento di linee produttive in Polonia e Ungheria, Electrolux riterrebbe in eccesso 140 addetti nella sede di Susegana, 46 a Porcia (Pordenone), 75 a Solaro (Milano). I sindacati hanno annunciato un pacchetto di 16 ore si sciopero. 300 lavoratori di Indesit Company, partiti dallo stabilimento di Albacina, stanno presidiando la SS76, bloccando il traffico. I manifestanti, guidati dai vertici di Fim, Fiom e Uilm, distribuiscono volantini agli automobilisti, in cui si scusano per i disagi e ribadiscono i tre punti cruciali che porteranno al tavolo ministeriale del 31 ottobre sul piano di riassetto del gruppo: “mantenere sviluppo, industria e occupazione in Italia”. Deviato il traffico verso altre uscite. [fine]

Aeroporti italiani, decolla il debito

[In Italia dicevo: in francesi sono avari e prodighi; sono fiorentini e milanesi insieme. Montesquieu] Un miliardo e trecento milioni di debiti complessivi. Cento milioni di perdite ogni anno. Benvenuti nell’Italia dei piccoli, inutili e dannosi aeroporti, di cui è costellata la Penisola. Se le società di gestione fossero delle aziende private, molte avrebbero già dovuto portare i libri in tribunale. E invece questo non accade. I piccoli scali resistono, pagati da noi. Perché nella grandissima parte dei casi hanno una compagine sociale composta prevalentemente da enti pubblici, che puntualmente ogni anno ripianano le perdite frutto di gestioni a dir poco fallimentari. Comuni, province e regioni che per grotteschi e campanilistici calcoli politici da anni preferiscono buttar via centinaia di milioni, piuttosto che chiudere l’aeroporto “sotto casa”. Va detto che sovente, in lungo ed in largo per l’Italia, sulle gestioni disastrose degli scali giunge la mannaia della magistratura. Questo purtroppo accade quando ormai è troppo tardi, le voragini sono esplose e fatti giudizialmente rilavanti sono stati compiuti. Come dimostra il caso, deflagrato nelle ultime settimane, relativo alla società di gestione a netta maggioranza pubblica dell’aeroporto di Rimini. Giunta ad avere un indebitamento pari a 43 milioni di euro, dopo aver inanellato cospicue perdite – 35 milioni di euro solo negli ultimi tre esercizi – la società, a cui potrebbe essere addirittura negato definitivamente il concordato, è finita nel mirino della magistratura. Che, proprio negli scorsi giorni, ha sottoposto ad inchiesta per falso in bilancio e concorso in violazione della legge
fallimentare anche due amministratori di punta del Pd emiliano-romagnolo: Andrea Gnassi e Stefano Vitali, rispettivamente Sindaco di Rimini e Presidente della medesima provincia. Ma i casi simili a quello di Rimini non mancano. OLTRE 50 milioni di euro di debiti, dipendenti in rivolta e una richiesta di concordato di continuità, per evitare il fallimento, appesa a un filo. A complicare la già difficile situazione dell'aeroporto Fellini di Rimini, che sta provando in tutti i modi a scacciare il fantasma del default, affidandosi ai privati, ora arriva anche Beppe Grillo, che dalle colonne del suo blog definisce “una piccola Alitalia” il caso di Aeradia, la società che in questi anni ha gestito lo scalo romagnolo. Tutto questo mentre giovedì prossimo il tribunale potrebbe già mettere la parola fine all'avventura del Fellini. La distanza che separa l'aeroporto di Bologna da quello di Rimini appare ormai incolmabile (Parma, in realtà, non va meglio). A dividere per sempre i loro destini ci aveva già pensato Bruno Filetti, l'ex presidente della Camera di Commercio di Bologna, che nella primavera del 2012 ha bocciato sonoramente la fusione dei tre scali. Mandando in fumo l'obiettivo della Regione Emilia Romagna di dar vita a uno scalo “a tre teste”. Scelta, quella dei bolognesi, probabilmente saggia visto che nel frattempo Forlì ha chiuso i battenti e il Fellini potrebbe seguirlo a breve. In pancia all'Aeradia risultano ad oggi 52,4 milioni di euro di debiti. Un maxi “buco”, frutto di una serie di bilanci in “rosso”, in cui negli anni scorsi le sorprese non sono mancate. Un esempio? La consulenza da 281mila euro per permettere “lo studio e il censimento dell'avifauna” sulle piste romagnole. Sul fronte passeggeri, negli ultimi anni non è andata meglio: da gennaio ad oggi, ad esempio, Rimini ha raggiunto 408mila passeggeri, con un crollo del 31% rispetto al 2012. Numeri da brividi a cui ora si somma la “tegola” del concordato di continuità che rischia di sfumare. A luglio, infatti, il tribunale aveva dato il suo ok per salvare la Aeradia. Nei giorni scorsi, però, la svolta: il commissario giudiziale, dopo aver studiato a fondo le carte, nella sua relazione ha messo in dubbio la reale capacità della società di riprendersi dal punto di vista finanziario. I giudici del tribunale di Rimini forse già giovedì
decideranno il destino dello scalo, mentre i manager del Fellini e il nuovo cda stanno già preparando un altro piano industriale. Un passaggio non certo indolore: in caso di fallimento, temono i vertici, l'Enac potrebbe anche ritirare la concessione. Lasciando per mesi la città senza un aeroporto funzionante. Con il concorrente Marconi, ora alla finestra, che potrebbe puntare a “conquistare” le migliaia di turisti russi che ogni mese sbarcano in Romagna. Nell' affaire del Fellini c'è anche altro. A partire dalle indagini della Procura, con gli ex amministratori (oltre al sindaco e al presidente della provincia) indagati per il reato di abuso d'ufficio e concorso in falso in bilancio. Poi c'è la delicata partita della privatizzazione, su cui si poggiano il piano industriale e la richiesta di concordato: Provincia e Comune di Rimini, che oggi controllano lo scalo, manterrebbero solo una piccola quota di minoranza. Il pacchetto azionario andrebbe così ai creditori, in testa Banca Carim (i privati arriverebbero al 78% delle quote). E mentre su internet scatta la petizione on line dal titolo “Salviamo il Fellini”, a firma di una settantina di dipendenti dello scalo, all'elenco si aggiunge Grillo: “Con la nostra Alitalia in miniatura- scrive sul blog la parlamentare dei Cinque Stelle Giulia Sarti - sono riusciti a mangiarsi decine di milioni di euro”.

Siamo tutti spiati

[Lo spirito della è uno spirito particolare che consiste in ragionamenti vaneggiamenti brevi. Montesquieu] Il primo ministro britannico, David Cameron, non esclude la possibilità di un intervento del governo nel caso in cui i giornali gestissero senza senso di “responsabilita” informazioni delicate, come le rivelazioni di Edward Snowden sullo spionaggio di Usa e Gb. Intervenendo alla camera dei Comuni, Cameron ha detto: “Non voglio ricorrere a strumenti coercitivi. Ma se loro (i giornali) non dimostrano responsabilità sarà molto difficile per il governo stare a guardare”.  “Siamo nella fase degli accertamenti su questo serio sospetto”, se si dimostrasse vero, sarebbe una “grave rottura della fiducia”: lo ha dichiarato a Berlino il portavoce governativo, Steffen Seibert, interrogato sul caso di sospetto spionaggio del cellulare della cancelliera Angela Merkel da parte dell'intelligence americana. Il Bundestag si occuperà con ogni probabilità del Datagate, lo scandalo di spionaggio americano entrato nei giorni scorsi in una nuova dimensione dopo che è emerso che anche il cellulare della cancelliera Angela Merkel è stato spiato per anni dalla Nsa. L'opposizione chiede una commissione di inchiesta parlamentare e nessun partito si oppone. Washington fornisca tutte le “informazioni necessarie” sul datagate. È  la richiesta fatta stamane all'ambasciatore Usa in Spagna, James Costos, convocato dal governo di Madrid per dare informazioni sullo spionaggio di massa di cittadini spagnoli. Il governo spagnolo ha ribadito la sua “preoccupazione” per le informazioni apparse sul sistema di spionaggio di massa da parte dell'Agenzia di Sicurezza Nazionale Nsa. L'intelligence di Roma “non ha evidenze” delle 46 milioni di telefonate spiate in Italia dalla Nsa americana, di cui ha parlato il sito Cryptome. Invita poi a prendere con le pinze le indiscrezioni del sito e a distinguere tra spionaggio e monitoraggio. L'Intelligence sottolinea che a parlare di 46 milioni di telefonate non sono fonti ufficiali. Non va poi confuso, segnalano, lo spionaggio che è un'azione ostile, con il monitoraggio, che è invece un'analisi grezza di megaflussi di comunicazioni. Dentro ai confini nazionali, come ha anche spiegato la scorsa settimana al Copasir il sottosegretario Marco Minniti, c'è “una ragionevole certezza” che la privacy dei cittadini sia stata rispettata. Quanto al flusso di telefonate e di e-mail tra Italia e Stati Uniti o altri paesi, “non c'è alcuna prova” di intercettazioni massicce come quelle riportate oggi. Ci sono accordi di intelligence tra Italia ed Usa,
ma questa collaborazione non prevede che i cittadini della prima vengano spiati dai secondi. È  comunque noto che la Nsa attua in tutto il mondo una raccolta imponenti di flussi grezzi di comunicazione, i cosiddetti metadata, cioè l'identità di chi comunica, la durata del contatto, le utenze utilizzate. A far scattare l'intercettazione vera e propria del contenuto della comunicazione sono alcune parole chiave o utenze sospette che possono fare emergere un pericolo per la sicurezza nazionale o dei paesi alleati. Di questa attività si sarebbe parlato nelle scorse settimane durante i colloqui tra i vertici dell'Intelligence di Roma e Washington. Il presidente Barack Obama ha piena fiducia nell'operato dei vertici della NSA, a partire dal suo numero uno Keith Alexander. Lo ha detto il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney. “Hanno svolto un lavoro straordinario. Ora stiamo solo vedendo come assicurare un maggior equilibrio tra la necessità di proteggere la sicurezza nazionale e le esigenze di difesa della privacy”. In un mese, dal 10 dicembre 2012 al 13 gennaio 2013, l'agenzia avrebbe spiato 124,8 miliardi di telefonate nel mondo, di cui 46 milioni in Italia. Le indiscrezioni del sito Cryptome, considerato l'antenato di Wikileaks, arrivano mentre il Wall Street Journal, citando alcune fonti, riporta che la Nsa ha messo fine al programma di monitoraggio di 35 leader mondiali, inclusa la cancelliera Angela Merkel, dopo un esame dell'amministrazione Obama che ha rivelato alla Casa Bianca l'esistenza dell'attività di monitoraggio. Il presidente americano Barack Obama avrebbe passato quindi quasi cinque anni - mette in evidenza il quotidiano Usa - senza sapere che le sue spie monitorassero i leader mondiali. Secondo il sito Cryptome, in Germania sono state intercettate 361 milioni di telefonate mentre in Spagna 62 milioni. Pesante anche il bilancio delle intercettazioni in Francia, 70,2 milioni di telefonate intercettate, così come quello di Pakistan e Afghanistan, con rispettivamente 12,76 e 21,98 miliardi di telefonate. Poco chiari, invece, i numeri riguardanti gli Stati Uniti: sembrerebbe trattarsi di 3 miliardi di telefonate. La rivelazione di Cryptome rivede decisamente al rialzo i numeri circolati in precedenza: Le Monde parlava di 70 milioni di telefonate intercettate e lo stesso Cryptome di 540 milioni di in un mese. E arriva a poche ore dalle polemiche seguite alle intercettazioni telefoniche della cancelliera tedesca Angela Merkel e alla manifestazione a Washington contro i programmi di sorveglianza della Nsa, dove il protagonista, anche se assente, era Edward Snowden, la talpa del Datagate. I numeri di Cryptome sono in linea con quelli riportati dallo spagnolo El Mundo, che ha raggiunto un accordo con il giornalista Glenn Greenwald, per i documenti di Snowden che riguardano la Spagna. L'articolo, che apre il numero di oggi, è firmato, da Rio de Janeiro, da Greenwald e dal giornalista del quotidiano German Aranda. Il documento “Spain last 30 days” comporta una serie di grafici, con colonne che indicano i flussi telefonici intercettati. A Washington intanto è arrivata una delegazione formata da nove componenti del Parlamento europeo, giunta negli Stati Uniti per chiedere spiegazioni alle autorità Usa circa i presunti abusi della loro intelligence. Una missione in programma da tempo, ma che in queste ore ha assunto un particolare significato politico. Tuttavia, il capo della Nsa, Keith Alexander si è rifiutato di incontrarli.








Msf si ritira dalla Somalia

[In questa notte calda di ottobre, apriti cuore / non stare lì in silenzio senza dir niente / non ti sento, non ti sento, da troppo tempo non ti sento / e ti ho tenuto lontano dalla gente / quanti giorni passati senza un gesto d'amore / con i falsi sorrisi e le vuote parole… Cambierò, Cambierò / apriti cuore ti prego fatti sentire…  Apriti cuore  - Lucio Dalla]  Medici senza frontiere ha annunciato “la chiusura di tutti i suoi programmi in Somalia”, dopo 22 anni di presenza. a causa del peggioramento delle condizioni di sicurezza. Era una delle ultime ong occidentali presenti nel Paese. “Dopo aver lavorato senza interruzioni in Somalia dal 1991, l'organizzazione medico- umanitaria Medici Senza Frontiere (Msf) annuncia la chiusura di tutti i suoi programmi nel Paese, come risultato dei gravi attacchi al proprio personale”, riferisce la nota. Torna il mensile dell’organizzazione umanitaria dedicato ai progetti sanitari nelle aree del Sud del Mondo. Dopo 22 anni, Msf ha deciso di lasciare la Somalia chiudendo tutti i programmi nel Paese perché non è più in grado di assicurare la sicurezza ai pazienti e agli operatori umanitari. Poi gli aggiornamenti sui progetti in Repubblica centrafricana, Uganda e Haiti, dove è stato attivato un progetto di assistenza e cura per le donne vittime di violenza sessuale

domenica 27 ottobre 2013

AAA sindacato di lotta cercasi in Italia/4

[Non sono i medici che oggi mancano, bensì la medicina. Montesquieu] Aumenta il numero dei disoccupati in Francia: è quanto emerge dai dati forniti  da Pole Emploi. A settembre, il numero totale di iscritti al collocamento è di 4.843.400, equivalente ad un aumento dell'1,1% (+54.200), dopo una riduzione dell'1,3% ad agosto (-62.700), dovuta però a un bug informatico dell'operatore SFR che sorprese la Francia. Le persone potenzialmente impiegabili nel processo produttivo sono oltre 6 milioni, se ai 3,07 milioni di disoccupati si sommano i 2,99 milioni di persone che non cercano ma sono disponibili a lavorare (gli scoraggiati sono tra questi), oppure cercano lavoro ma non sono subito disponibili. Lo si legge nelle tabelle Istat sul II trimestre 2013. Nel secondo trimestre 2013 - secondo la tabella sulle forze lavoro potenziali - c'erano 2.899.000 persone tra i 15 e i 74 anni che pur non cercando attivamente lavoro sarebbero state disponibili a lavorare (con una percentuale dell'11,4% più che tripla rispetto alla media europea pari al 3,6% nel secondo trimestre 2013). A queste si aggiungono circa 99.000 persone che pur cercando non erano disponibili immediatamente a lavorare. Nel primo gruppo, ovvero gli inattivi che non cercano pur essendo disponibili a lavorare, ci sono quasi 1,3 milioni di persone scoraggiate, ovvero che non si sono attivate nella ricerca di un lavoro pensando di non poter trovare impiego. Trovare un lavoro resta una chimera soprattutto al Sud e tra i giovani: su 3.075.000 disoccupati segnati nel secondo trimestre 2013 quasi la metà sono al Sud (1.458.000) mentre oltre la metà sono giovani (1.538.000 tra i 15 e i 34 anni, 935.000 se si considera la fascia 25-34 anni). Se si guarda alle forze lavoro potenziali il Sud fa la parte del leone con 1.888.000 persone sui 2.998.000 inattivi potenzialmente occupabili. Se si guarda alla fascia dei più giovani sono potenzialmente occupabili nel complesso (ma inattivi) 538.000 persone tra i 15 e i 24 anni e 720.000 tra i 25 e i 34 anni con una grandissima prevalenza di coloro che non cercano pur essendo disponibili a lavorare. L'Istat infine individua nell'area della “sotto-occupazione” nel secondo trimestre 2013 circa 650.000 persone mentre oltre 2,5 milioni di persone sono occupati con un “part time involontario”, in crescita di oltre 200.000 unità rispetto allo stesso periodo del 2012. La Electrolux ha annunciato il taglio di 2.000 posti di lavoro, ovvero oltre il 3% della propria forza lavoro complessiva a causa dei risultati deludenti del terzo trimestre, che hanno evidenziato un calo del 29% dell'utile a 75 milioni di euro. Il gruppo svedese ha quindi deciso la chiusura di una fabbrica in Australia che dà lavoro a 500 persone e la riduzione degli organici in Europa, Medio Oriente e Africa. Le cifre, annuncia il gruppo potranno essere anche superiori e si studierà il futuro delle 4 fabbriche italiane. Il gruppo ha infatti deciso di “studiare in dettaglio se dovrà mantenere le sue quattro fabbriche italiane”. Electrolux impiega in totale oltre 60 mila dipendenti ed ha motivato la decisione dei tagli con il
fatto che sebbene la domanda in America del Nord e sui mercati emergenti sia in crescita resta in calo nei principali mercati di sbocco dell'azienda in Europa. In Italia Electrolux ha stabilimenti per i diversi settori produttivi in Friuli, in Veneto, in Emilia Romagna e in Lombardia. L'Italia, per numero di fabbriche e per numero di occupati, è uno dei Paesi europei dove più è concentrata l'attività della Electrolux. Le fabbriche sono quattro: Forlì, dove sono occupate 800 unità e si producono piani cottura e forni; Porcia (Pordenone), con 1200 occupati e produzione di lavatrici; Solaro (Milano) con 900 unità e produzione di lavastoviglie e Susegana (Treviso), 1.000 occupati e produzione di frigoriferi e congelatori da incasso. Volvo taglierà 2.000 posti di lavoro nel settore amministrativo, pari all'1,8% della forza lavoro, dopo il calo dell'utile netto nel terzo trimestre a 1,39 miliardi di corone svedesi (1,40 miliardi un anno prima) e il declino delle vendite a 64,88 miliardi di corone. Lo annuncia la compagnia automobilistica svedese. [segue]

MEDIOBANCA PARLA FRANCESE?

[Gli ambasciatori di Francia sono assai malpagati:il re è un gigante che si fa rappresentare da un nano. Montesquieu] Con Bolloré, che sul piatto ha messo la rinuncia alla vicepresidenza delle Generali ufficialmente per “poter consacrare più tempo a Vivendi, società in cui è stato appena nominato vicepresidente”. E intanto ha voluto ricordare come l’investimento nella banca d’affari sia “una posizione di lungo termine che testimonia la fiducia nell’economia italiana e, più in particolare, nella qualità della gestione di Mediobanca e delle Generali”. Mediobanca ha collocato un covered bond a 10 anni garantito da mutui immobiliari residenziali italiani di alta qualità per 750 milioni. L'emissione si è conclusa al massimo possibile, dopo una domanda di 1,7 miliardi. L'emittente ha potuto così restringere lo spread di 15 punti base, con uno spread finale a 150 punti base sullo midswap. L'asta è stata gestita in qualità di bookrunners da Barclays,
Commerzbank, Societé Générale, Unicredit e dalla stessa Mediobanca.  Il titolo dell'istituto di Piazzetta Cuccia è a sua volta sotto i riflettori, con un progresso del 2,85% a 6,14 euro. Fonsai guadagna il 4,26% a 1,88 euro, Unipol sale del 5,07% a 3,81 euro. Una gestione che, nel caso di Mediobanca, è concentrata a portare avanti in un piano di dimissione del portafoglio di partecipazioni tra le quali spiccano Rcs, di cui la banca ha poco meno del 15% ; il 7,3% della holding Telco che controlla Telecom, oggetto del recente accordo con gli spagnoli di Telefonica; e il 13,465% delle Generali destinato a scendere al 10%, ma anche la holding Gemina che ha in mano gli aeroporti di Roma o Sintonia la finanziaria con cui i Benetton controllano le autostrade italiane e straniere. Obiettivo, focalizzarsi sul core business bancario del credito al consumo di Compass e del retail di Che Banca!, oltre che dell’investment banking e delle gestioni patrimoniali. Tutte operazioni che fanno parte di un piano al 2016 per rafforzare la struttura della banca in cui Bolloré entrò anni addietro in quanto finestra sul capitalismo italiano. Ma se da un lato le dimissioni serviranno a rafforzare patrimonialmente Mediobanca, dall’altro, cambieranno per sempre il suo ruolo di salotto buono. La partecipazione in Piazzetta Cuccia resta comunque  strategica per i francesi anche solo per il fatto che le cessioni sono appena iniziate. E
l’affare Telecom insegna che potrebbero anche avvenire a prezzi stracciati rispetto al passato per asset di assoluto rilievo. E inevitabilmente chi siede nel consiglio di amministrazione di Mediobanca osserverà da vicino i processi di vendita. Argomento interessante per un uomo d’affari e un industriale come Bolloré che, proprio nelle Telecom e nell’editoria, ha in Francia interessi importanti. Anche più rilevanti dell’amico franco tunisino Tarak Ben Ammar da sempre vicino a Mediobanca e, sul caso Telecom, da sempre a favore di una ricapitalizzazione del gruppo. L’industriale bretone, che ha in mano il primo gruppo di free press d’Oltralpe con Direct Matin (più di un milione di copie al giorno), è infatti il primo azionista di Vivendi, società media francese cui fa capo la prima pay tv cisalpina, Canal+, e il secondo più importante operatore telecom wireless di Francia, Sfr, con ramificazioni anche nel Magreb. Su Vivendi Bolloré, che è anche socio di peso nel gruppo pubblicitario Havas (37,05%) e azionista della rivale Aegis (6,4%) ha appena vinto la partita della separazione delle attività di tlc da quelle media mettendo sotto scacco il presidente Jean René Fortou. Un tassello importante, ma evidentemente non il solo, nel progetto di sviluppo del polo media del gruppo Bolloré  che spazia dalle auto elettriche alle pellicole per condensatori passando per la logistica da e per l’Africa.

3 scali, un solo debito

[Gli ambiziosi. La loro ambizione è come l’orizzonte, che procede sempre davanti a loro. Montesquieu] È  di oltre 46 milioni di euro il debito che grava sugli enti locali calabresi, per il mantenimento degli aeroporti della regione. Lo rivela il Sole 24 Ore che ha monitorato la situazione debitoria delle società di gestione degli scali italiani sui cui pesa un debito complessivo pari a 3,4 miliardi di euro.  L'aeroporto di Lamezia Terme, secondo quanto emerge dall'analisi, a fronte di un fatturato di 23,4 milioni di euro nel bilancio di esercizio 2011, ha debiti totali pari a 14,7 milioni di cui 9,2 a carico dei comuni di Lamezia Terme, Catanzaro e Reggio insieme alle Province di Cosenza e Catanzaro. Assai più pesante è il carico debitorio (bilancio 2010) della Sogas, società di
gestione dell'Aeroporto dello Stretto di Reggio che ha un fatturato di 3,4 milioni di euro e che presenta un passivo di 33,7 milioni tutti a carico degli enti locali, Province di Reggio e di Messina, in primis. Anche l'aeroporto S.Anna di Crotone con un fatturato di 1,3 milioni di euro ha debiti per 3,6 milioni la quasi totalità dei quali (3,4 milioni) a carico degli enti locali soci. Il Presidente della Regione Giuseppe Scopelliti ha presentato le azioni di promozione e sostegno della competitività del sistema aeroportuale calabrese. Si tratta di programmi di investimento, pari a 20 milioni di euro, che riguardano le tre strutture aeroportuali presenti nella regione. Nel corso della riunione di Giunta regionale del 18 ottobre, è stata approvata una delibera che, approvando i programmi di investimenti produttivi presentati dalle società aeroportuali calabresi, ha quantificato in 18 milioni di euro la somma per gli interventi da destinare alle attività connesse ai piani di investimenti produttivi. In favore della SACAL per l’aeroporto di Lamezia andranno 9 milioni di euro; alla SOGAS per l’aeroporto dello Stretto di Reggio Calabria andranno 5,8 milioni di euro; per la società S. Anna dell’aeroporto di Crotone andranno 3,2 milioni di euro. Due milioni di euro, inoltre, sono destinati agli interventi di intermodalità su gomma da e per gli aeroporti. “Si tratta di un investimento concreto – ha dichiarato il Presidente della Regione Giuseppe Scopelliti – che servirà a stimolare le società che gestiscono gli aeroporti per costruire nuovi rapporti con le compagnie aeree, anche per l’avvio di nuove tratte e quindi per intensificare i traffici passeggeri”. 

Rating siciliano sempre a rischio

[Difficoltà di tradurre. Occorre innanzitutto conoscere bene il latino; poi bisogna dimenticarlo. Montesquieu] Le agenzie Standard&Poor's e Fitch confermano il rating BBB della Regione siciliana, con l'outlook che resta negativo. Per l'assessore regionale all'Economia, Luca Bianchi, il giudizio rappresenta, pur nella difficoltà del quadro, il riconoscimento della credibilità dell'azione portata avanti in questi mesi. S&P e Ficht auspicano una riduzione dell'indebitamento entro il prossimo anno. Ci aspettiamo - si legge nella nota degli analisti di Ficht - che il debito si attesti al di sotto del 50% dei ricavi di medio termine durante il processo di risanamento e di bilanciamento del fondo dei saldi passivi. L'outlook rimane negativo per via dei rischi connessi con la esecuzione dei tagli alla spesa e di entrate stagnanti a causa della debolezza economica, che potrebbe indebolire il piano della Sicilia di ridurre il suo deficit dal 2014. Anche per S&P l'auspicio è che la Regione diminuisca le operazioni di debito nel 2013-2014, accelerando il pagamento degli arretrati, soprattutto grazie ai muti contratti con la Cassa depositi e prestiti, conservando un atteggiamento di comoda liquidità e mitigando il debito. 

sabato 26 ottobre 2013

AAA sindacato di lotta cercasi in Italia/3

[Amare la lettura significa trasformare le ore noiose, che inevitabilmente capitano nella vita, in ore deliziose. Montesquieu]Diverse migliaia di persone hanno manifestato oggi a Lisbona e in altre città del Portogallo contro le politiche di austerity del governo di centrodestra. I manifestanti si sono riuniti nel centro storico della capitale e poi si sono diretti in direzione del Parlamento. Quasi tutti gli striscioni portati in piazza criticavano le nuove misure di rigore per rispettare i parametri imposti dalla troika Ue-Bce e Fmi in cambio di un prestito di 78 miliardi di euro. Dopo quarant’anni la fabbrica PSA Peugeot-Citroën di Aulnay chiude i battenti sfornando la sua ultima vettura, una C3 compatta il cui colore plumbeo si intona con l’atmosfera. Lo storico stabilimento è la vittima più recente di un settore automobilistico europeo costretto a ridurre la capacità per venire incontro alla scarsa domanda. Secondo Philippe Dorge, direttore delle risorse umane, su 3.000 dipendenti saranno 2.700 ad essere reindirizzati sempre presso PSA o altri datori di lavoro. Di questi, però, 700 sono ancora in attesa di conoscere il proprio destino. La chiusura di Aulnay è parte di un piano di risparmi che prevede, entro il 2015, oltre 11 mila esuberi. La battaglia dei sindacati per lo stabilimento, costellata di scioperi e azioni legali, è terminata a maggio con l’accordo per le riqualificazioni. Ma sui numeri ancora non c‘è chiarezza: “Quando l’azienda afferma che il 90% dei caso sono stati sistemati, è assolutamente falso”, dice un operaio. “Siamo ancora in 1.000 nella fabbrica, mentre 2.000 sono già andati via. Dei 2.000, solo 700 sono stati riqualificati nel gruppo. Almeno 600 sono agli uffici di collocamento. Se non sono delle bugie, queste, allora cosa sono?”, si chiede. Per Aulnay si è mosso persino il presidente François Hollande, che ha chiamato la chiusura “inaccettabile”. “Eppure inevitabile”, hanno aggiunto dal ministero per l’Industria. La frenata del settore costringe case automobilistiche e sindacati a sedersi al tavolo delle trattative. Flessibilità e costi (cioè stipendi) minori in cambio del mantenimento degli stabilimenti. Altrimenti, tutti a casa. [segue]

Anche i ricchi scioperano

[Ogni donna viene convinta che se non riuscirà ad essere il perfetto sia del superuomo sia dell’eterno femminino, allora dovrà portare la sua croce. Betty Friedan] La Federcalcio francese ha annunciato che il presidente della Repubblica,Francois Hollande, “incontrerà, la settimana prossima, i dirigenti del calcio professionistico francese, su richiesta del presidente della Federazione, Noel Le Graet”, afferma la FFF in un comunicato. Obiettivo è “analizzare la situazione economica del settore e uno scambio di vedute sulle piste prioritarie per l’avvenire del calcio francese”. Nei giorni scorsi, è riemersa la tensione tra il mondo del calcio francese e il governo di Parigi per la tassa al 75%sugli alti redditi, fortemente voluta da Hollande. Riunita in comitato esecutivo, l’Unione dei club professionistici (UCPF) ha deciso all’unanimità di manifestare la sua ferma opposizione a questo nuovo provvedimento fiscale, che dovrebbe entrare in vigore per due anni, nel 2014 e nel 2015, e che viene discusso all’Assemblea Nazionale. Secondo il sito internet del Journal du Dimanche (JDD), questa opposizione potrebbe spingersi fino allo sciopero, con il boicottaggio della 11/a giornata di Ligue 1 e della 12/ giornata di Ligue 2, nel fine settimana del 26 ottobre. Le grandi squadre di calcio francesi hanno deciso oggi di indire uno sciopero di una giornata, il 30 novembre prossimo, per protestare contro la futura tassa al 75% sui maxi stipendi. Lo ha annunciato il presidente dell"Unione dei club professionistici, Jean-Pierre Louvel. Lo stop riguarda la Ligue1 ma anche la seconda divisione. Con gli stipendi che prendono, dei calciatori che fanno sciopero di sicuro faranno parlare di loro...”: lo dice il presidente Uefa Michel Platini, intervistato da Canal+Sport sullo sciopero indetto dalla Lega calcio francese per protestare contro la supertassa al 75% voluta da Hollande. Alla domanda se questo sciopero sia una buona cosa, Platini ha risposto: “Assolutamente no. Non esistono molti scioperi che vengano capiti dal pubblico. In ogni caso non so, ormai non passo più tanto tempo in Francia”.

Cantieri della metro C a Roma protestano

[È preciso dovere dell’anima essere leale con i suoi desideri: deve abbandonarsi alla sua passione dominante. Rebecca West] I sindacati territoriali Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil ed i lavoratori dei cantieri della metro C, riunitisi in assemblea, proclamano lo stato di agitazione. Lunedì  28 ottobre, si fermeranno i cantieri. I lavoratori in sciopero si riuniranno fin dalle prime ore del mattino al campo base di via dei Gordiani. La mancata corresponsione delle retribuzioni dei lavoratori, ferme al mese di agosto, e la minaccia del Consorzio Metro C, comunicata con lettera aperta datata 22 ottobre, del fermo permanente di tutte le attività a causa dei mancati pagamenti previsti dall'accordo attuativo dello scorso 9 settembre, le cause all'origine della protesta. “Apprendiamo dalla stampa di questa mattina che il Ministro Lupi avrebbe sbloccato le risorse utili al proseguimento dei lavori per la realizzazione della linea di trasporto metropolitano C. Ci auguriamo si tratti di fatti certi e non di semplici voci di corridoio. In ogni caso siamo in presenza dell'ennesimo episodio di mancanza di interlocuzione con l'amministrazione capitolina in carica” - dichiarano i Segretari Generali Anna Pallotta della Feneal Uil, Andrea Cuccello della Filca Cisl e Mario Guerci della Fillea Cgil. “I lavoratori sono stanchi, esausti, ed il settore edile, che ha perso 15mila posti di lavoro solo negli ultimi due anni, è stremato. Non permetteremo che anche un solo altro lavoratore perda il posto. La nostra protesta non si fermerà fino a quando non vedremo una ripresa effettiva delle lavorazioni, oggi ferme al 40%, nei cantieri della linea metropolitana C, e fino a che non saranno saldate le retribuzioni dovute”,aggiungono le tre Segreterie, “abbiamo proclamato lo stato di agitazione, lunedì  si fermeranno i cantieri. Se non sarà sufficiente, martedì ci riuniremo in presidio davanti al Campidoglio. Adesso basta!”. “Il gruppo Intesa SanPaolo tenta di impedire ai suoi lavoratori in ferie di aderire allo sciopero di categoria in programma il 31 ottobre in difesa del contratto nazionale, disdettato dall'Abi unilateralmente lo scorso 16 settembre, e del fondo di sostegno al reddito e all'occupazione”. A denunciarlo in una nota congiunta sono i sindacati di Ca' de Sass (Dircredito - Fabi - Fiba/Cisl - Fisac/Cgil - Sinfub - Ugl - Uilca) sostenendo che dall'ufficio relazioni industriali del gruppo bancario è stata inviata una comunicazione che “impedisce, a chi ha pianificato delle ferie, di sostituirle con un giorno di sciopero, avallando invece la possibilità, sempre per chi ha pianificato ferie, di rientrare per lavorare”. I sindacalisti invitano “tutti i lavoratori che il 31 intendono trasformare una giornata di assenza programmata in giornata di sciopero a segnalare all'azienda la propria volontà. Stiamo valutando con i nostri avvocati le azioni legali che potremo intraprendere per contrastare questa iniziativa che a nostro giudizio viola il diritto costituzionale dei lavoratori a esercitare il diritto di sciopero”.

venerdì 25 ottobre 2013

31/10: Cda di Poste Italiane

[La poligamia è il contrario monotonia. Anonimo francese] La prossima settimana ci sarà una nuova data importante per l'affaire Alitalia. Potrebbe infatti cominciare a prendere forma l'intervento di Poste Italiane. Il 31 ottobre è convocato il CdA durante il quale l'a.d. Massimo Sarmi porterà al board la due diligence della compagnia aerea, cui sta lavorando PriceWaterHouse, secondo quanto riporta oggi Il Sole-24 Ore. All'esame ci sarà anche un primo documento relativo alle possibili sinergie, in termini di ricavi e di costi, che potrebbero ottenere sia Poste Italiane sia Alitalia. Parallelamente, la società guidata da Sarmi ha avviato anche i primi contatti con Air France per capire qual è la posizione del vettore francese. Alcune sigle sindacali hanno proclamato quattro ore di sciopero del personale navigante del Gruppo Alitalia (piloti e assistenti di volo) dalle ore 10.00 alle ore 14.00 di martedì 29 ottobre. Alitalia ed Air One hanno predisposto misure preventive per diminuire i disagi ai passeggeri, programmando una limitata riduzione del numero dei voli pianificati per la fascia oraria interessata dall’agitazione del personale. Le modifiche non riguardano i voli intercontinentali Alitalia che si prevedono regolari. Alitalia e Air One stanno prendendo contatto con i passeggeri interessati offrendo la collocazione su voli alternativi per la stessa destinazione. L’80% dei passeggeri sarà riprotetto su altri voli entro la stessa giornata del 29 ottobre. A tutti i passeggeri Alitalia e Air One in possesso di prenotazione confermata e di biglietto emesso sui voli cancellati a causa dell’agitazione sindacale è consentito, in caso di non accettazione della riprotezione proposta, il rimborso oppure il cambio, senza pagamento di integrazioni, di prenotazione o di itinerario per volare entro la data di validità del biglietto o, comunque, entro tre mesi dalla data di partenza del volo cancellato. Alitalia e Air One raccomandano ai passeggeri dei voli di martedì 29 ottobre di verificare con largo anticipo, e comunque prima di recarsi in aeroporto, lo stato del proprio volo.