martedì 23 luglio 2013

Regione Siciliana farà voli low cost

[Quanno 'o Signore nzerra na porta, arape nu portone'. Quando Dio chiude una possibilità, ne apre un'altra più grande] La Sicilia torna a volare. Lo farà attraverso l'Ast, l'azienda pubblica trasporti, controllata dalla Regione siciliana, che si occupa del servizio su gomma urbano ed extraurbano. L'azienda presto opererà negli aeroporti siciliani, a cominciare da Comiso (Rg), con voli low-cost. “Basta col predominio di Alitalia che impone tariffe troppe alte”, dice all'ANSA il governatore Rosario Crocetta che si prepara a firmare la delibera per aprire all'Ast il mercato del trasporto aereo. Alitalia non ha più i prezzi di una volta, se prenoti in tempo riesci a trovare occasioni interessanti, basta andare su internet presidente per capire che il mercato è cambiato. Ci mancava un vettore regionale per accrescere il passivo della regione siciliana. Dopo la sanità, la formazione ora tocca all’aviazione civile per fare schizzare alle stelle i già scassati bilanci della regione. Il governatore Crocetta vorrebbe fare quello che non è riuscito al suo collega Cuffaro che per anni ha “corteggiato”  Luigi Crispino che con Air Sicilia operava con successo. Grazie a Luigi Crispino, che disse no, i contribuenti siciliani hanno risparmiato non pochi milioni di euro. Ora, chi ci salverà dalla retorica di Crocetta?

Massima solidarietà ai dipendenti dell’Ast, l’Azienda siciliana trasporti, partecipata al 100% della Regione. Non è affatto bello trovarsi senza gli ultimi stipendi e con i fornitori che negano l’erogazione di carburante necessario per coprire le tratte giornaliere. Detto questo, occorre specificare che così com’è l’Ast è un’azienda pubblica che riesce a chiudere i bilanci non perché sa stare sul mercato, ma grazie soltanto al contributo di “mamma Regione”. Fanno sapere i sindacati: la momentanea insolvenza è causata dal mancato trasferimento di 11 milioni dalla Ragioneria generale della Regione; inoltre, da essa mancano all’appello 23 milioni relativi al saldo dell’esercizio 2010 e all’acconto 2011.   L’Ast è di una di quelle aziende che il Governo regionale vorrebbe dismettere anche a costo zero, purché vi fosse qualcuno in grado di acquisirla.  Ogni anno macina perdite. L’unico attivo prodotto negli ultimi anni è stato determinato da una serie di cessioni. Con oltre mille dipendenti e un parco automezzi sicuramente da rinnovare, il futuro è tutto da decifrare. Fino allo scorso anno “mamma Regione” ha elargito, per legge, le somme sufficienti per andare avanti. Ora, nelle casse di Palermo il denaro è finito. I tagli, dolorosi, emergono in tutta la loro necessità. Altrimenti tutta la baracca affonda.     L’Ast ha bisogno di un nuovo e serio piano industriale. Di un minore numero di dipendenti e di più bus moderni. Le regole della concorrenza insegnano che altre imprese del ramo vanno avanti. Anche a loro vanno contributi regionali a chilometro per le cosiddette tratte sociali, ma non certamente della stessa portata riservata all’Ast, che in questo modo viene sistematicamente pagata anche da coloro che il bus non lo prendono mai. 

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