giovedì 25 luglio 2013

ORE DECISIVE PER SCHIFANI

[Che strana cosa sono il piacere e il dolore; sembra che ognuno di loro segua sempre il suo contrario e che tutti e due non vogliano mai trovarsi nella stessa persona. Socrate]  Il gip Piergiorgio Morosini si è riservato di decidere sulla richiesta di archiviazione dell'indagine per concorso in associazione mafiosa fatta dalla Procura di Palermo. Il magistrato, che aveva deciso di non accogliere l'istanza, ma di sentire prima le parti, nell'udienza ha chiesto alcuni chiarimenti ai pm che hanno comunque reiterato la richiesta di archiviazione. Morosini dovrebbe decidere nei prossimi giorni. Tre le alternative: accogliere l'istanza del pm archiviando l'inchiesta, disporre l'imputazione coatta o ordinare nuove indagini.  Mi piace   ricordare  che la collega Elena Di Dio nel libro “Schifani-autobiografia non autorizzata” sostiene che il 19 febbraio 1979, l’avvocato Schifani, su consiglio del professore Giuseppe La loggia e insieme all’amico Ernico La Loggia, fonda la Sicula Brokers, società di brokeraggio assicurativo, di cui risulta  anche amministratore.  Nell’azionarato della società, a fare la parte del leone, è però  la spa Taverna international di Genova, gruppo con sede in Liguria e ben 22 società collegate in tutto il mondo. Taverna spa controlla il 51 % delle quote e si affida ai La Loggia per avviare le proprie attività in Sicilia.  Tra i soci siciliani, oltre a Schifani e La Loggia, risultano Benni D’Agostino(che attraverso la Sailem, detiene il 10%) Francesco Maniglia  (10%), Luciano De Lorenzo, Giuseppe Lombardo(un altro 10%) e Nino Mandalà. Nel consiglio di amministrazione, La Loggia risulta presidente, vice Giuseppe Giudice (figlio del generale della GdF Raffaele Giudice), Renato Schifani amministratore. Tutti inquisiti, processati e spesso condannati. Tranne Schifani e La Loggia. Oltre a Mandalà e alle sue due condanne per mafia, e che ritornerà nella vita del senatore siciliano anche per altre vicende legate al comune di Villabate, gli altri soci di Schifani hanno un curriculum giudiziario di tutto rispetto. Il primo mandato di arresto, per vicende non collegate alle attività della Sicula Brokers, colpisce Francesco Maniglia. Pochi mesi dopo la fondazione della società con Schifani e La Loggia, Maniglia è indagato per concorso abusivo di credito, la sua azienda (Ifis) fallisce e lui, nel 1980, sparisce dalla circolazione. Maniglia, nel processo a Vito Ciancimino, risulterà legato all’ex sindaco mafioso di Palermo già dagli anni sessanta.   Sotto inchiesta finisce anche Giuseppe Giudice , figlio di Raffaele. Il 18/12/1980 è arrestato l’inchiesta che lo riguarda, insieme al padre, o lo scandalo dei petroli. Dalle accuse sullo scandalo dei petroli , il vicepresidente della Sicula Brokers uscirà pulito, ma nel frattempo collezionerà altri due arresti, a Roma per tentata estorsione e a Palermo per bancarotta. De Lorenzo, legato alla dc e in affari con Vito Ciancimino, fu interrogato da Giovanni Falcone , che non lo inquisì mai, mentre subì l’onta delle manette per la bancarotta Finasi (dove era azionista di maggioranza), una società immobiliare palermitana fallita nel 1984. Benni D’Agostino è proprio un mafioso. Pentito. Uomo di Michele Greco. E mentre stringe la mano di Schifani e La Loggia fa anche affari con Michele Greco che lo presenta nel salotto “buono” della mafia. D’Agostino, negli anni 90 sarà prestanome di Riina nella società Reale.  

3 commenti:

  1. E magari presto verranno fuori le porcate fatte in aerporto dal suo omino

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  2. Quattro mesi di tempo per colmare gli eventuali vuoti investigativi. Il giudice per le indagini preliminari di Palermo, Piergiorgio Morosini, ha respinto la richiesta di archiviazione dell'indagine per concorso esterno in associazione mafiosa a carico del capogruppo del Pdl al Senato, Renato Schifani, avanzata dalla Procura. Secondo il Gip, non sarebbero stati seguiti tutti i “protocolli investigativi” previsti nel caso in cui ci si misuri con un'indagine per concorso esterno.

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  3. Il Gip di Palermo ha archiviato l' inchiesta per concorso esterno all'associazione mafiosa nei confronti di Renato Schifani. L'ex presidente del Senato è stato indagato per due volte nel giro di 15 anni. Ha avuto due richieste di archiviazione e subito un supplemento di indagini, disposto dall'ex Gip Piergiorgio Morosini. Gli approfondimenti non hanno cambiato i fatti: ed è per questo il Gup Vittorio Anania, accogliendo la richiesta dei pm Paolo Guido e Nino Di Matteo, ha archiviato.

Tutte cadute le accuse contro l' l'ex presidente del Senato, Renato Schifani, finito sotto accusa, con l'ipotesi di concorso in associazione mafiosa. Lo confermano le motivazioni dell'archiviazione del Gip Vittorio Anania che ha accolto le richieste in tal senso dei pm Paolo Guido e Nino Di Matteo. Caso chiuso dunque. Scrive il gip “sono emerse talune relazioni con personaggi inseriti nell'ambiente mafioso o vicini a detto ambiente, nel periodo in cui lo Schifani era attivamente impegnato nella sua attività di legale, civilista, e di esperto in diritto amministrativo”. Ma si tratta di relazioni che riguardano l'esercizio della professione forense e che non valgono “per sostenere un'accusa in giudizio, tanto più che, a prescindere dalla consapevolezza dell'indagato sull'effettiva caratura mafiosa dei suoi interlocutori, tali condotte si collocano perlopiù in un periodo ormai lontano nel tempo (primi degli anni '90). - si legge nella motivazione del giudice. Fatti per i quali opererebbe in ogni caso la prescrizione, in assenza di successive e più aggiornate emergenze, che possano valere ad attualizzare il significato di azioni e comportamenti astrattamente riconducibili al reato". Risultate prive di riscontro poi le accuse del pentito di Villabate, Francesco Campanella, circa la “manipolazione del piano regolatore del paese a favore di esponenti mafiosi come Antonino Mandalà e il figlio Nicola”. Schifani si era occupato di quella materia come esperto di diritto amministrativo. Non hanno inoltre alcun valore le affermazioni di Totò Riina, intercettate in carcere (“È una mente... il paese di lui era mandamento nostro”). E infine lo stesso costruttore e testimone di giustizia Innocenzo Lo Sicco dice che la consulenza di Schifani su alcuni palazzi da lui realizzati era “assolutamente legale”.

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