sabato 30 marzo 2013

Primi trasferimenti alla Gesap

[Chiacchiere e tabacchere 'e lignamme 'o Banco 'e Napule nun 'e 'impegna. Chiacchiere e tabacchiere di legno il Banco di Napoli non le impegna] La quaresima è agli sgoccioli, dopo Pasqua ci saranno due ingegneri, e non saranno i soli, a essere trasferiti. Il primo è Giuseppe La Calce, il mitico ingegnere che si rifiutò di firmare un progetto non suo, venne licenziato per poi essere, dopo aver vinto la causa, riassunto. Nel suo curriculum resta "il reato" di lesa maestà, dunque dovrà espiare.  Dovrebbe rientrare martedì e il suo ufficio non è più nel settore progettazione, potrebbe essere destabilizzante per i colleghi, ma andrebbe nel settore dell’ing. Taragnolini. Mentre l’ing. Salvatore Libertino dovrebbe andare all’Ucs, rafforzando la squadra dell’ingegnere - filosofo Sanfilippo, sempre che all'Ucs non ci siano, a breve, clamorose novità.  

A Punta Raisi il sindacato ha ucciso anche la speranza


[Chiano mierulo ca' 'a via è brecciosa.  Attento merlo perché la via è piena di insidie] In questi giorni ha riaperto il nuovo duty- free shop a Punta Raisi. Registrando l’ennesima sconfitta del sindacato. La Cgil aeroportuale si era impegnata in prima persona nel difendere i sette impiegati della Sole – Ligabue, ma la nuova azienda ha preso una sola persona delle vecchia azienda, che non conoscerebbe nessuna lingua straniera, mentre l’azienda interinale, che ha curato le assunzioni, cercava personale con conoscenze anche di lingue orientali. La fortunata non sarebbe sposata e senza figli, avrebbe lasciato un altro lavoro in aeroporto per poi essere assunta al Duty-free shop mentre altre sono in cassa integrazione con figli. I responsabili della Cgil aeroportuale andavano dicendo che il problema era politico  e loro l’avrebbero risolto, hanno ucciso anche la speranza. È partita una lettera di diffida dell’ufficio legale della Cgil contro l’esclusione del personale ex Sole – Ligabue ma ormai la sfiducia e lo sconforto hanno preso il sopravvento. 

Primi licenziamenti a Cipro


[È la fede degli amanti, come l’araba fenice, che vi sia ciascuno lo dice, dove sia nessuno lo sa. Metastasio] È  fuga di capitali da Cipro. A febbraio i depositi sono calati di quasi un miliardo di euro, a 67,5 miliardi dai 68,4 di gennaio, secondo i dati della Banca Centrale di Cipro. In particolare, sono in netto calo i depositi degli altri paesi dell'eurozona, che a febbraio hanno rappresentato la quasi totalità dei deflussi. Complessivamente dall'inizio dell'anno dalle banche cipriote sono usciti 2,7 miliardi di euro: i depositi dei residenti dell'Eurozona sono calati di 1,5 miliardi. La Banca Centrale di Cipro ha deciso di licenziare Yannis Kipri, amministratore delegato della Bank of Cyprus, primo istituto di credito del Paese e pesantemente coinvolto nella ristrutturazione del sistema bancario cipriota imposto dall'Eurogruppo per il salvataggio del Paese. Lo riferisce la radio statale CyBC citando una fonte della Banca centrale. Secondo l'agenzia Cna, sarebbe stato rimosso dall'incarico dietro espressa richiesta della troika (Ue, Bce e Fmi).  Dallo sorso ottobre Ankara ha minacciato più volte di sospendere ogni collaborazione con i gruppi petroliferi internazionali che concludano accordi con il governo cipriota. Anche se, in virtù del diritto internazionale e del fatto che la fantomatica Repubblica turcocipriota del nord non sia riconosciuta dall’Onu, non avrebbe di cosa pretendere da quello spazio marino, in quanto lo ha occupato abusivamente dal luglio del 1974, con ancora oggi 50mila militari turchi in loco e un filo spinato che divide l’isola da ovest a est. Secondo la società americana Noble Energy, che sovrintende all’esplorazione di una delle zone del giacimento cipriota, le riserve presenti ammonterebbero a circa 230 miliardi di metri cubi, per un valore di 100 miliardi di euro. La replica dell’Eni arriva a stretto giro: “Non abbiamo alcuna intenzione di fare uno stop a Cipro”, ha detto l’ad Paolo Scaroni, dicendosi comunque “dispiaciuto” per le dichiarazioni del ministro dell’Energia turco. Si è comunque detto “fiducioso in un punto d’accordo e di intesa nell’interesse di entrambi”. E ha ricordato che il progetto che l’Eni ha in piedi con la Turchia è sostanzialmente “dormiente”. Prende il nome di oleodotto Samsung Ceyhan, destinato a portare il petrolio dal Mar Nero e dal Mar Caspio, che però è al momento congelato. “Il progetto – ha infatti spiegato Scaroni – decollerà soltanto se si renderanno più costosi e contingentati gli attraversamenti del Bosforo”. Si aggiunga infine che secondo un rapporto di Standard & Poor’s il salvataggio di Cipro, col prelievo forzoso sui depositi, sta avendo per il momento “un impatto minimo” sulle banche russe presenti sull’Isola. Secondo l’agenzia di rating, la banca russa più esposta sul mercato cipriota è la Vtb Bank. Cioè la stessa legata a doppio filo con le assicurazioni Generali.   Il piano di salvataggio di Cipro non ha un “immediato effetto” sul rating delle banche dell'Eurozona. Lo scrive l'agenzia Standard and Poor's in una nota dove rileva comunque come per gli istituti di credito il clima sia cambiato e la vicenda Cipro “può creare un precedente” che induca eventuali nuovi programmi di aiuti Ue meno favorevoli dei precedenti in Spagna, Portogallo, Grecia e Irlanda. Che cosa succede in casa di Cyprus Airways, mentre a Nicosia la Bank of Cyprus e Layki Bank si trovano a fronteggiare lo spettro dell’insolvenza, e dopo la misura del prelievo forzoso sui conti correnti bancari superiori ai 100.000,00 Euro -che secondo il ministro cipriota delle finanze Michael Sarris, dovrebbe aggirarsi intorno al 40%-, tutta l’economia dell’isola è al “tappeto” ha consigliato il rafforzamento del controllo sull’esportazione di capitali?  Il vettore aereo che serve il lembo più orientale del territorio della Unione europea, si trova a fronteggiare il forte dissenso espresso dal Pasyp, Pancipriota Pilots Guild, che vorrebbe che la dirigenza della aerolinea si conformasse ai suggerimenti della società di consulenza Air France-Klm Consulting, di ridurre l’operativo sulle destinazioni per la Russia. In questi giorni la società sta lavorando febbrilmente per presentare al Comitato interministeriale sulla base delle istruzioni del presidente della Repubblica Nikos Anastasiadis, le possibili opzioni che determineranno il futuro di Cyprus Airways.  Proprio in ragione di ciò, la compagnia aerea non ha intenzione di seguire un percorso di confronto con il Paspy; anzi, secondo il management il momento è tale che l’unica cosa importante è unire le forze per salvare la compagnia ed i posti di lavoro. 

giovedì 28 marzo 2013

Mamma mia, l’estate è alle porte …

[Chi perde ave sempre tuorto. Chi perde non deve trovare scuse] La stagione estiva è alle porte e il solo pensiero ci fa sentire male. La Gesap potrebbe fare tutto ottenendo risultati ottimi,tranne che gestire un aeroporto. Mi spiego meglio. Il settore degli elettromeccanici che dovrebbe essere strategico in uno scalo, a Punta Raisi sono invece a mala pena tollerati, ci sono teniamoceli. I 12 tecnici non hanno nemmeno la patente aeroportuale. Il magazzino scorta degli elettromeccanici è stato azzerato per quasi tutto l’inverno e non si ha notizia quando verrà ripristinata la scorta minima necessaria per garantire una manutenzione accettabile. Tutto l’inverno si è andati avanti cannibalizzando le linee secondarie per far funzionare l’esistente. E dire che il settore in questione ha ingegneri di un certo spessore e indubbie capacità, tanto che, si racconta, avrebbero inventato il “trenino” a Roma Fiumicino.   

Chi difenderà i lavoratori di Punta Raisi?


[Si nun può mangià carna, accuntientete d'o broro.  Se non puoi mangiare la carne accontentati del brodo]Iniziamo a parlare della Gh Pmo per poi continuare con AviaPartner. La gh pur avendo l’80% del traffico aereo a Punta Raisi ha messo 25 lavoratori in cassa integrazione volontaria, perché, a suo dire, i conti non tornano, cioè i bilanci sono in rosso.  Nel frattempo è stata costretta a gestire la sala amica. Inoltre, da ieri, Volotea ha iniziato quattro nuovi voli da Palermo. I sindacati avevano chiesto l’assunzione di stagionali per affrontare la stagione estiva che inizia a ridosso delle festività pasquali. La gh avrebbe fatto sapere che è in attesa di un parere legale, per vedere se tutto può essere compatibile con la cassa integrazione volontaria. Ma se il parere sarà negativo cosa farà la gh? Richiamerà i 25 messi in cassa integrazione? Riprenderà le sei unità prestate alla Gesap?  Nel frattempo la Cisal denuncia  l’incremento oggettivo dei carichi di lavoro per il personale in forza alla GH Palermo.  Improvviso diniego a tutto il personale di poter usufruire di giornate di ferie maturate. Mancata possibilità per il personale di poter usufruire della mezzora di pausa pranzo. Mancato rispetto da parte dei vertici aziendali dell’accordo firmato tra l’azienda e la LEGEA CISAL in data 19 Marzo avente come oggetto l’immediato inserimento in forza di personale a contratto a tempo determinato a seguito della presa in gestione diretta del servizio PRM.  Mancato riconoscimento dei vertici aziendali dei livelli maturati ai facenti funzioni.  Mancato rispetto dell’accordo a latere firmato in occasione della attivazione della CIG. AviaPartner con il suo 20% di traffico deve raggiungere quota 450 voli mensili per togliere la cassa integrazione. Anche ad aprile, per poco, non si raggiungerà la fatidica quota, dunque resterà la cassa integrazione. Obbiettivamente i ragazzi della fanteria  sono arrivati, straordinari e mancati riposo non si contano più. Se, poi, si aggiunge l’inefficienza e il pressapochismo dei sette nani che nel mansionario mettono anche chi è malato si può comprendere che è una  battaglia persa in partenza. 

Nuovo contratto per Ryanair? Ma quando mai …


[A sciorta e Cazzetto: Iette 'a piscià e se ne carette. Maledettamente sfortunato ]Rinnovato il contratto per gli assistenti di volo di Ryanair: lo fa sapere la stessa compagnia aerea low cost, spiegando che l'accordo riguarda il personale di “tutte le basi” e prevede un aumento dello stipendio  “medio del 10% su quattro anni”, insieme ad aumenti delle indennità, ed una organizzazione “più favorevole” dei turni con il mantenimento di un turno di lavoro fisso, che definisce “a casa ogni sera”. Il nuovo contratto, della durata di quattro anni, partirà da aprile. Accordo con Ryanair? Ma quando mai. I piloti della low cost irlandese smentiscono le ultime affermazioni del vettore. “È  un mistero - si legge in una nota di Ryanair Pilot Group - come Ryanair possa annunciare un nuovo contratto quando la maggioranza dei piloti ha già respinto con forza l'offerta d A partire dal dicembre 2012, la nostra organizzazione ha effettuato una serie di consultazioni tra i piloti per stabilire le modalità con cui essi vogliono essere rappresentati nella negoziazione con la compagnia. La nostra organizzazione ha invitato formalmente Ryanair ad avviare una negoziazione con i nostri rappresentanti. Ad oggi, nonostante un ulteriore sollecito, non abbiamo avuto alcun cenno di riscontro. Non è chiaro il motivo per cui la low cost si rifiuta di rispondere e di iniziare un confronto con i rappresentanti Rpg individuati democraticamente.  Un accordo fantomatico, che viene sponsorizzato con una durata di 5 anni, in cui mancano chiarezza e trasparenza è semplicemente un insulto. Inoltre, più del 70% dei piloti che volano per la compagnia non sono assunti in modo diretto dalla compagnia e, pertanto, sono esclusi da questi processi imposti dalla compagnia. Questo fatto dovrebbe bastare, da solo, - conclude la nota - a rendere l'intera operazione totalmente priva di effettivo coinvolgimento e di validità”.
ella compagnia attraverso una consultazione, organizzata da Rpg, ed i cui risultati sono stati pubblicati il 7 marzo scorso.

Us multa Alitalia


[Ma voi, quando sarà venuta l’ora/che all’uomo un aiuto sia l’uomo/, pensate a noi con indulgenza. B. Brecht] Alitalia potrebbe diventare “compagnia non gradita” negli Stati Uniti. La notizia rimbalza sulla stampa francese, presa da Routes-news.com. Contrariato dall'aumento delle tasse aeroportuali nel Belpaese, per decolli e atterraggi dei voli che collegano il nostro Paese a mete fuori Ue, il Dipartimento dei Trasporti statunitense avrebbe minacciato di interdire Alitalia dai cieli americani. Per il Dot la tassa “è una ingiustificabile e irragionevole discriminazione, una misura anticoncorrenziale” contro le compagnie d'Oltreoceano. Alitalia, interpellata non ha fornito alcun commento, anche se la news estera riferisce che la compagnia si sarebbe già difesa, evidenziando come il governo italiano si sia già impegnato a eliminare diversi oneri, e bollando la reazione del Dot come “estremamente severa”. Il Dipartimento dei Trasporti americano ha comminato una multa da 125.000 dollari all'Alitalia per le informazioni inaccurate sul proprio sito, relative alle politiche di compensazione dei passeggeri su voli in ritardo o cancellati. Lo comunica il Dipartimento dei Trasporti in una nota.

ERA ORA, SERPICO INDAGA


['A verità è figlia d' 'o tiempo. La verità è figlia del tempo] Cronaca di una morte annunciata. È  quella del segreto bancario, che sparirà definitivamente in Italia Le banche  e gli altri intermediari finanziari dovranno inviare all'Anagrafe tributaria una copia dei nostri estratti conto  relativi al 2011. È  solo l'inizio: dal 2013 l'operazione si ripeterà puntualmente il 31 marzo di ogni anno, con riferimento alle operazioni di conto corrente (e anche extra-conto) relativi all'anno precedente. La “sentenza capitale” era stata scritta alla fine dell'anno scorso dalla manovra “salva Italia”. Nell'ambito della lotta all’evasione fiscale, l'art. 11 del decreto ha reso automatico il controllo delle movimentazioni finanziarie. Banche, Poste, Sim, ecc. devono comunicare regolarmente al fisco le operazioni relative ai rapporti di tutti i clienti. Per rendere operativa questa disposizione mancava un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate per stabilire le modalità di selezione e trasmissione dei dati. Provvedimento che ora è in dirittura d'arrivo. Nei giorni scorsi l’Agenzia ha inviato una nota all'Abi, alle Poste e alle varie associazioni di categoria del mondo finanziario specificando che “Nelle more dell’adeguamento alle prescrizioni del Garante del provvedimento di prossima emanazione, restano confermati i dati e le informazioni oggetto di trasmissione all’Anagrafe tributaria”. Il Garante per la privacy, infatti, aveva espresso forti preoccupazioni per l'attuazione di questa misura. “Mi piacerebbe - aveva dichiarato all'indomani del varo - che il paese fosse consapevole del costo altissimo ma necessario che questa misura rappresenta. Per la lotta all’evasione stiamo rinunciando allo stato di diritto”.  Malgrado questo, l'Agenzia ribadisce che devono essere trasmessi gli importi delle movimentazioni nei conti e di tutte le operazioni fuori conto (es. cambi di valuta estera o incasso di assegni). Sono esclusi i pagamenti con bollettini postali inferiori ai 1.500 euro. In questo modo l’amministrazione tributaria avrà accesso diretto ai dati contenuti in circa 40 milioni di conti correnti. Ad accogliere questa valanga di informazioni ci sarà Serpico, il super computer della Sogei, la società informatica del Ministero dell'economia. Con i suoi 2.000 server e una potenza complessiva di 1 milione di giga, Serpico (acronimo di "Servizi per i contribuenti") è in grado di elaborare le 22.200 informazioni al secondo che transitano sui suoi processori e di segnalare le posizioni “a rischio”, cioè che richiedono un controllo più mirato. L'obiettivo è recuperare una parte dei 120 miliardi di euro che - secondo le dichiarazioni del ministro Passera - vengono sottratti al fisco ogni anno (in media 3mila per ogni contribuente italiano). Una cifra che da sola basterebbe a pagare gli interessi su tutto il nostro debito pubblico. Ma si tratta a tutti gli effetti di una rivoluzione nei rapporti tra il fisco e il correntista-contribuente. D'ora in poi l'Agenzia delle Entrate userà i dati bancari non solo per avere conferma nell'ambito di accertamenti già in corso su specifici contribuenti, ma come fonte diretta per selezionare i potenziali evasori. Fa una bella differenza. È  come se la polizia, alla ricerca del colpevole di un delitto, potesse perquisire liberamente le case di tutti i cittadini e non fosse più costretta ad avere un mandato specifico per il singolo indiziato.

martedì 26 marzo 2013

L'eliminazione di Bin Laden diventa un film


[Codesto solo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo ciò che non vogliamo. Montale] Zero Dark Thirty, titolo del film di Kathryn Bigelow, è un'espressione che deriva dal linguaggio militare e che significa “levataccia”. Quell'ora, che va da mezzanotte alle quattro di mattina, in cui si compiono le azioni militari ad alto rischio, proprio come quella che vide l'uccisione di Bin Laden, tema del film della regista premio Oscar su cui sono piovute mille polemiche. L'ultima, in ordine temporale, è quella di  tre senatori  americani, Dianne Feinstein, Carl Levin e John McCain (nella foto) che hanno inviato una lettera all'amministratore delegato di Sony Pictures Entertainment, Michael Lynton, nella quale sostengono che il film è una versione romanzata del blitz del leader di al Qaida, con errori grossolani e particolari inesatti. Diverrà un'attrazione turistica Abbottabad, la città del Pakistan dove il 2 maggio 2011 le forze speciali Usa eliminarono Osama bin Laden dopo averne localizzato il covo segreto. Le autorità della provincia nord-occidentale del Khyber-Pakhtunkhwa hanno approvato un progetto che prevede la costruzione nella città ai piedi dell'Himalaya di un parco divertimenti con annesso giardino zoologico, ristoranti, bar, bancarelle, un museo, impianti sportivi e cascate artificiali. I lavori inizieranno a fine mese, al massimo ai primi di giugno, dapprima su una superficie di 20 ettari, che sarà in seguito decuplicata. Costo complessivo del progetto, a capitale misto pubblico e privato: 3 miliardi di rupie, equivalenti a oltre 22 milioni e mezzo di euro. Escluso, almeno ufficialmente, che l'iniziativa abbia lo scopo di far dimenticare le ragioni per cui Abbottabad, 50 chilometri a nord della capitale Islamabad, è diventata di colpo nota nel mondo intero.  Ammette di non aver mai tentato di fermare il ricorso alla tortura. Ma ricorda che si trattava di decisioni prese direttamente dall'allora presidente George W Bush. Parola di John Brennan, nominato da Barack Obama come futuro capo della Cia, che oggi è messo sotto torchio durante la sua audizione alla Commissione Intelligence del Senato che dovrà ratificare la sua promozione. ''Espressi le mie obiezioni al waterboarding, solo in privato''.La critica bipartisan (Feinstein e Levin sono democratici, mentre McCain è repubblicano) punta soprattutto il dito sul fatto che il film “ha il potenziale di plasmare l'opinione pubblica americana in un modo inquietante e fuorviante”. Al centro delle polemiche ci sono le scene sulle torture dei prigionieri da parte della Cia e dei militari, usate per scoprire il nascondiglio di Bin Laden, e in particolare l'uso del “waterboarding”, che consiste in una specie di annegamento controllato. Una scena, quest'ultima, davvero forte in un film, che a differenza dello stile “made in Usa”, inclina poco alla retorica e vira verso il documentario. Ma già il sei gennaio di quest'anno, prima ancora dell'inizio riprese del film, era scoppiata una polemica non da poco. Ovvero se la Casa Bianca avesse fatto filtrare a Hollywood informazioni “Top Secret” sulla morte di Osama Bin Laden e sul relativo raid dei Navy Seal. Da qui un'inchiesta del Pentagono e in tempi di campagna elettorale per le presidenziali del 2012. In quel caso il repubblicano Peter King, che ha sollevato ufficialmente la domanda a Pentagono e Cia, sostenne che una fuga di informazioni sul raid di Abbottabad del primo maggio avrebbe potuto mettere in pericolo future operazioni dello stesso tipo. E aveva anche accusato la Casa Bianca di voler preparare un maxi-spot elettorale per la rielezione del presidente Barack Obama (che, tra l'altro, nel film della Bigelow forse non a caso, si vede in tv in un discorso contro la tortura). 

lunedì 25 marzo 2013

Easyjet inizia Lin-Fco


[L’amore è esattamente come la guerra in quanto che che un soldato, per essendo scampato alla morte per tre settimane di fila sino alla morte del sabato, può essere colpito al cuore la domenica mattina. L. Sterne] È  decollato alle 13.20 da Milano Linate il primo volo EasyJet diretto a Roma Fiumicino. “Oggi celebriamo una vittoria storica che pone fine al più grande monopolio nell'aviazione in Europa, che nessun'altra compagnia di bandiera ha” sottolinea l'ad di Easyjet, Carolyn McCall durante l'evento di inaugurazione a Linate, alla presenza di istituzioni e di rappresentanti del settore. Immsi, la holding di Roberto Colaninno, ha chiuso l'esercizio in rosso per 33,6 milioni di euro, a fronte di un utile di 8,5 milioni nel 2011, dopo svalutazioni per 36,3 milioni della quota in Alitalia. Lo si legge in una nota. Nel 2012 la situazione alla Cai è precipitata. I conti semestrali segnalano una perdita netta di 201 milioni, poco più che raddoppiata rispetto allo scorso al rosso di 94 milioni dell’esercizio precedente. Sommando questa perdita ai circa 600 milioni di passivo accumulato nei primi tre mesi di attività, più altri oneri della fase di avvio, il patrimonio netto consolidato, cioè il capitale residuo dopo aver dedotto le perdite, si riduce al 30 giugno 2012 a circa 280 milioni. In tre anni e mezzo la Cai si è mangiata circa il 76% del capitale versato dai soci, che all’inizio ammontava a 1.169 milioni. Il problema però non è solo nei conti. la compagnia fa meno voli della vecchia Alitalia, e quelli intercontinentali sono pochi. Spesso i passeggeri sono costretti a fare scalo a Parigi, dove c’è la base di Air France, alleato ma anche concorrente. L’inadeguatezza del servizio e un elemento che indebolisce la competitività del paese e delle aziende, ma di solito non viene preso in considerazione.   

UE salva Cipro


[Tra la fine del 2011 e il febbraio del 2012 la Bce ha elargito alle banche 1.019 miliardi in totale. Le banche italiane sono quelle che hanno ottenuto di più: circa 270 miliardi. Dove sono finiti questi soldi?Gianni Dragoni] L'Eurogruppo (il consiglio dei ministri economici della Ue) ha dato l'ok nella notte al piano di salvataggio di Cipro concordato poco prima fra il presidente cipriota Anastasiades e la troika Ue-Bce-Fmi. Secondo l'accordo raggiunto, la Laiki Bank sarà chiusa attraverso un processo controllato e i suoi asset finiranno in una “good bank” e in una “bad bank”. Per i depositi sotto i 100mila euro scatterà la garanzia europea, quindi saranno salvi. Inoltre, non ci sarà alcuna tassa o prelievo sui depositi, ma un'altra forma di “bail-in”: si congelano cioè i depositi sopra i 100mila euro, che verranno poi convertiti probabilmente con obbligazioni dello Stato. Sarà di circa il 30%, punto più punto meno, il prelievo sui depositi di oltre 100.000 euro esistenti nella Bank of Cyprus, la maggiore banca dell'isola. Lo ha annunciato il portavoce del governo cipriota, Christos Stilianides, parlando alla radio statale. L'accordo raggiunto per il salvataggio di Cipro deve essere applicato “al più presto possibile” da tutte la parti interessate. Questo l'appello lanciato dal presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy. Il quale ha chiesto che vengano mobilitati tutti gli strumenti utilizzabili per alleggerire l'impatto sociale della crisi, in primo luogo l'iniziativa per l'occupazione giovanile. “Cipro rimane a rischio default e di uscire dall'area euro per un periodo prolungato” anche nello scenario migliore in cui dovesse approvare e applicare le misure chieste dalla Troika. Lo scrive l'agenzia di rating Moody's nel “Credit Outlook”. La crisi finanziaria di Cipro, secondo Moody's “avrà profonde conseguenze negative a lungo termine per il debito sovrano” anche se Nicosia “risolvesse con successo questa crisi politica delle ultime settimane e l'impasse con l'area euro”.

Meno soldi ai manager


[Se un americano fosse condannato a confinare la sua attività ai suoi affari, sarebbe derubato di una buona metà della sua esistenza. Alexis de Tocheville] Una buonuscita da 100 milioni di dollari è stata data all' amministratore delegato della Nabors (compagnia petrolifera Usa), Eugene M. Isenberg, che, però, non lascia la società, ma manterrà la carica di presidente. Il pagamento di 100 milioni di dollari, che scatta per il “cambio di responsabilità” di Isenberg, è superiore all'utile netto del terzo trimestre della società, che si è attestato a 74,3 milioni di dollari a fronte di ricavi per 1,66 miliardi di dollari. Tetto agli stipendi milionari dei super manager di aziende e banche? La stragrande maggioranza di svizzeri (il 67,9%) è favorevole. Con un referendum storico – non solo per il suo contenuto, ma anche per il risultato – tutti e 26 i cantoni svizzeri hanno approvato l’iniziativa, proposta da un deputato indipendente, il piccolo imprenditore di Sciaffusa, Thomas Minder, che aveva raccolto le 100mila firme necessarie per chiedere una votazione popolare. La bozza di legge riguarda solo le aziende svizzere quotate alla borsa nazionale o in quelle straniere: limita ad un anno il mandato dei membri del consiglio d’amministrazione, vieta alcuni tipi di compensi, compresi i bonus milionari quando gli executive lasciano le società. Vieta inoltre i bonus in caso di acquisizioni e vendita di parte del business. Gli svizzeri hanno deciso che saranno gli azionisti (e non gli stessi manager) a decidere sui compensi. A nulla è valsa la campagna allarmista della confindustria locale, la Economiesuisse, e dei partiti di destra, secondo cui, una volta approvata la riforma, centinaia di aziende se ne andranno all’estero e si perderanno migliaia di posti di lavoro. La maggioranza ha votato a favore dell’iniziativa Minder, anche detta “iniziativa contro i salari abusivi”. Secondo l’imprenditore la sua iniziativa diventerà “il miglior prodotto export” della Svizzera. A favorire Minder, nelle ultime settimane, anche l’appoggio inatteso creato dalla polemica sul “caso Vasella”. L’ex presidente della casa farmaceutica Novartis, Daniel Vasella, ha guadagnato 15 milioni di franchi svizzeri (12 milioni di euro) nel solo 2011. E lasciando l’azienda di cui era al timone dal 1996 doveva ricevere un indennizzo di 72 milioni di franchi svizzeri (59 milioni di euro), dilazionati in sei anni purché non fosse andato a lavorare per la concorrenza. Vasella alla fine ha rinunciato ai suoi emolumenti, ma ormai il dibattito era esploso. A suscitare clamore anche le somme guadagnate da altri top manager: i 12,5 milioni di franchi svizzeri per Severin Schwan, boss della Roche, gli 11,2 milioni (9 milioni di euro) di Paul Bulcke della Nestlé o i 10 milioni (8 milioni di euro) di Ernst Tanner, capo del gruppo cioccolatiero Lindt. Ma secondo Minder, che gestisce un’azienda di famiglia di prodotti per la cura dei capelli, le enormi somme iscritte a bilanci mostravano che le società avevano perso il controllo sulle retribuzioni.

domenica 24 marzo 2013

Gesap senza socio di maggioranza

['A vita è comme 'a scala ro 'o vallenaro: è corta e chiena e' merda. La vita è come la scala del pollaio: è breve e piena di insidie] L’azionista di maggioranza della Gesap, la provincia di Palermo entro l’anno non dovrebbe esistere più. La provincia di Palermo, socio di maggioranza della Gesap spa, ente gestore di Punta Raisi, era l‘unico azionista pronto a ricapitalizzare, per l’ennesima volta, la Gesap. Probabilmente non darà seguito all’impegno di ricapitalizzare e rinvierà il tutto a quando le azioni andranno in altre mani. Una ulteriore preoccupazione per i dipendenti della Gesap che vivono le vicende della loro azienda da sudditi e se qualcuno pone delle domande nella propria pagina di face book viene richiamato amichevolmente. Il cda della Gesap, dopo avere venduto  e poi ricomprato dalla Gh una azienda che sta dando una serie di problemi, adesso, forse, probabilmente, non si esclude, sarà rimessa in vendita. Mai come adesso le idee in Gesap sono confuse. Coerenti come sempre i sindacati che vivono come sempre all’ombra del padrone di turno.    Come mai l’Enac, sempre attenta alle tantissime problematiche della Gesap, non è intervenuta? Abolite le Province regionali in Sicilia. L'Ars ha appena approvato un maxi-emendamento della maggioranza che sospende le elezioni previste a fine maggio; manca solo il voto finale al ddl. Gli enti saranno commissariati ed entro l'anno dovranno essere sostituiti, con una nuova legge, da liberi consorzi di comuni, i cui componenti saranno indicati dai sindaci. Non si terranno piu' elezioni per presidenti di province e consiglieri. Province addio, arrivano i consorzi di Comuni. La riforma, dopo il sì di oggi alla legge che sospende le elezioni, dovrà essere discussa e votata dall'Ars nei prossimi mesi. La legge approvata da Sala d'Ercole fissa al 31 dicembre 2013 il limite ultimo per varare la nuova normativa che introduca l'era dei consorzi e delle città metropolitane. Al posto delle attuali nove Province nasceranno 12-13 liberi consorzi, che non gestiranno spesa ma saranno enti di programmazione su aree territoriali da almeno150 mila abitanti. A presiederli saranno sindaci indicati dalle assemblee di amministratori (si parla di elezione idniretta di secondo grado) senza alcuna indennità aggiuntiva; gli enti accorperanno le funzioni di Ato, distretti turistici, Srr. Queste le linee sulle quali il governo regionale di Rosario Crocetta sta lavorando per definire il progetto di riforma delle Province. Fuori dai consorzi resteranno le città metropolitane di Palermo, Catania e Messina. Ogni consorzio avrà un comune capofila (quello col maggior numero di abitanti); oltre alle attuali nove aree, secondo Crocetta, si potrebbero aggiungere i consorzi di Caltagirone, Marsala e nelle aree dei Peloritani e dei Nebrodi. Il rischio, paventato da alcuni critici della riforma, è che la moltiplicazione dei consorzi si spinga ben oltre. Secondo Crocetta, la cancellazione delle indennità di presidenti, assessori e consiglieri provinciali, porterà a un risparmio di dieci milioni di euro l'anno. Ancora da chiarire i dettagli del futuro dei 6.500 dipendenti delle attuali Province, ma anche quali competenze rimarranno in capo ai nuovi organismi, considerando che oggi le Province riscuotono le tasse automobilistiche e si occupano della manutenzione di scuole e strade interne. Intanto, i Consigli provinciali in scadenza (otto su nove scadono a maggio) saranno sostituiti da un commissario straordinario nominato dal presidente della Regione, d'intesa con l'assessore alle Autonomie locali. Anche i commissari nominati dal governo Lombardo saranno sostituiti: un comma della legge votata dall'Ars prevede la loro decadenza immediata.

BANCO POPOLARE DECLASSATO


[A' nave cammina e' a' fava se coce. La nave va da se e anche le fave si cuociono da sole. Ovvero lascia andare le cose così come vanno] S&P ha tagliato a BB+ con outlook negativo il rating del Banco Popolare. Secondo l'agenzia Usa, si legge in una nota, la banca “appare sempre più vulnerabile a perdite su crediti maggiori delle attese legate a asset deteriorati, sui quali ha un modesto livello di copertura, e al difficile contesto economico in Italia”. L'outlook negativo riflette la possibilità  di ulteriori tagli se la “posizione di capitale dovesse indebolirsi ancora nei prossimi 12-18 mesi”. Il Banco Popolare chiude il 2012 con una perdita che sfiora il miliardo. Pesano il rosso di Agos Ducato da 516 milioni e le rettifiche su crediti richieste dalla Banca d'Italia. Il risultato è così negativo per 945 milioni. Nonostante ciò, né il patrimonio né la liquidità della banca veronese, viene spiegato, hanno subito impatti: i coefficienti patrimoniali superano “abbondantemente” i requisiti Eba, mentre il risultato netto normalizzato è positivo per 145 milioni. 

La banca degli amici


[Tiene cchiù' corna tu che 'na sporte 'e maruzze. Hai più corna tu che una borsa di lumache, ovvero, la tua "esuberanza" è fin troppo evidente] Più di sei mesi fa è stato arrestato Massimo Ponzellini, manager dell’Impregilo e Presidente della Banca Popolare di Milano.Ha servito i governi di tutti i colori, ricoprendo cariche prestigiose, ora però è indagato per aver concesso finanziamenti alle imprese in cambio di mazzette. Le aziende finite sotto la lente dei magistrati sono tante da Atlantis Bplus a Sisal, dal Gruppo Gavio a Capgemini, da Caltagirone ad Almaviva. La BPM, l’istituto finanziario radicato sul territorio più ricco d’Italia, per statuto avrebbe dovuto finanziare le piccole e medie imprese, la forza vitale del Paese. Invece negli ultimi anni si sarebbe trasformata in bancomat per i politici e per alcuni imprenditori sempre grati a chi li finanzia, e che succhiano risorse pubbliche. Dall’inchiesta della Procura di Milano, però emerge anche la ragnatela di rapporti con la politica, da Calderoli a Bossi, dalla candidata alle primarie del Pdl, Santachè a La Russa, dalla Brambilla a Urso, da Marcello dell’Utri, a Silvio e Paolo Berlusconi, da Paolo Romani a Gianni Letta, ma anche con il Vaticano, di cui Ponzellini è uno dei consiglieri economici. Soprattutto emergono i rapporti con l’attuale ministro dell’economia Vittorio Grilli, e con colui che ha tirato le fila dell’economia del nostro Paese nell’ultimo ventennio: Giulio Tremonti e il suo consigliere politico Marco Milanese. Alla fine dall’inchiesta di Report curata da Sigfrido Ranucci si definisce un Paese soffocato dalle lobby che arrivano addirittura a mettere a rischio il funzionamento delle istituzioni più prestigiose. E ora in mano a chi è andata BPM? La spallata, per ora solo psicologica, l’ha data Andrea Bonomi, il milanese nato a New York da famiglia meneghina fino al midollo e con tanta voglia di rivalsa, proprio alla Popolare di Milano e proprio a Milano, dopo lo smacco che ancora brucia della Montedison sfilata a suo tempo da Schimberni. Bonomi sta cercando di trasformare proprio la più riottosa banca Popolare, Bpm, in una spa (con qualche sfumatura “sociale” definita “alla tedesca”): il processo non è ancora andato in porto ma c’è chi giura che ormai sia cosa fatta. Anche perché, in base ad un’interpretazione dell’articolo 31 del Testo unico bancario, il Tub, potrebbe essere possibile far approvare in assemblea la modifica dello Statuto con il voto favorevole dei due terzi dei presenti (deleghe incluse) e non con la maggioranza ultra qualificata di un settimo degli aventi diritto, cioè di ottomila sì (come previsto dall’attuale regolamento della Bpm). Se così davvero fosse, come paventano alcuni soci della Popolare, il gioco sarebbe molto più semplice per Bonomi. Che, sempre secondo fonti vicine alla Bpm, parla quasi apertamente anche di un contestuale aumento di capitale, forse da 500 milioni, per irrobustire la banca (e per permettere la contestuale restituzione dei Tremonti bond). Si vedrà come andrà a finire la partita a Piazza Meda; ma fin d’ora un effetto c’è stato: l’onda si è già propagata alle altre banche Popolari; come auspicio e come timore.

sabato 23 marzo 2013

Inps verso un disavanzo da 10,7 miliardi


[Facesse na culata e ascesse o sole.  Ogni volta che inizio a fare il bucato, il sole scompare] Profondo rosso per l’Inps. Lo evidenzia il bilancio di previsione per il 2013 dell’istituto nazionale di previdenza approvato dal Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) – con due voti contrari della delegazione Uil – che parla di 10,721 miliardi di euro di disavanzo finanziario di competenza, con un incremento di 2,762 miliardi rispetto al disavanzo di 7,959 miliardi delle previsioni aggiornate 2012. Sul dato pesa il rosso dell’ex Inpdap, l’ente di previdenza della pubblica amministrazione che è stato accorpato con l’Inps. I rappresentanti della Uil hanno votato contro il documento “a tutela degli iscritti, dei pensionati e dei lavoratori dell’Inps”. Al centro delle critiche non solo la fusione con l’Inpdad e la mancanza di “adeguate soluzioni per ripianare il debito”, ma anche le misure di contenimento della spesa che secondo il sindacato avverrebbe “a danno dei pensionati”. “Con l’incorporazione dell’Inpdap in due anni si sono “persi” 26 miliardi di euro“, denunciano Rocco Carannante e Luigi Scardaone secondo i quali è necessario che non si confondano i patrimoni dell’Inps, quale gestore della previdenza privata, con quello dell’Inpdap, gestore della previdenza pubblica in grosso deficit, il cui disavanzo “sarà sempre più in crescita per il blocco del turn over e per l’incremento dei pensionati che determinano un preoccupante rapporto iscritti/pensionati”. In dettaglio, “i principali risultati del bilancio di previsione 2013, che sono stati determinati sulla base della nota di aggiornamento al Def 2012 e della legislazione vigente alla data del 30 settembre 2012, prevedono 213,762 miliardi di entrate contributive, con un incremento di 1,916 miliardi (+0,9%) rispetto ai 211,846 miliardi previsti per il 2012 e 303,077 miliardi di prestazioni istituzionali, con un incremento di 6,672 miliardi (+2,3%) rispetto ai 296.405 milioni previsti per il 2012″. In particolare, sottolinea una nota dell’Inps, “la spesa per prestazioni pensionistiche è risultata pari a 265,877 miliardi (261.333 milioni nel 2012), con un incremento di 4,544 miliardi (+1,7%); 9,714 miliardi di disavanzo economico di esercizio con un incremento di 739 milioni rispetto al disavanzo economico previsto per il 2012 (8.975 milioni)”. Per effetto del risultato economico di esercizio, il patrimonio netto dell’Inps al 31 dicembre 2013 è previsto a 15,416 miliardi. Nella sua relazione il Civ ha ribadito la necessità di sottoporre ad un attento monitoraggio tutti i Fondi o Gestioni amministrati dall’Inps che presentano consistenti disavanzi economici con effetti negativi sul saldo generale del bilancio dell’Istituto. Il Civ ritiene inoltre necessario aggiornare al più presto i bilanci tecnici con i quali valutare la futura evoluzione dei Fondi o Gestioni amministrati dall’Inps, nonché la sostenibilità dell’intero sistema. A conclusione della sua relazione il Civ pone particolare rilievo sulla necessità che i risultati delle predette valutazioni siano portati all’attenzione dei Ministeri vigilanti per gli eventuali e opportuni interventi correttivi.  A febbraio gli interventi della cassa integrazione in deroga (Cigd) sono stati pari a 8 milioni di ore con un decremento del 49,1% se confrontate con i 15,8 milioni di ore dello scorso mese di gennaio e del 74,1% rispetto ai 31,1 milioni autorizzate nel mese di febbraio 2012: a questa si può attribuire la complessiva flessione delle autorizzazioni. Quanto alla cassa ordinaria e straordinaria, anche in questi casi si rilevano incrementi, tranne per la cig straordinaria nel confronto mensile (-8%). In particolare, aumentano, anche se solo del 4,7%, le ore autorizzate per la cassa integrazione ordinaria (Cigo), che passa dai 30,9 milioni di gennaio ai 32,3 milioni di febbraio. L’aumento è più consistente (+28,6%) se confrontato con i 25,1 milioni di ore autorizzate un anno fa: rispetto al mese di febbraio 2012, infatti, si rileva un incremento sia nel settore industriale (+29,4%) sia in quello edile (25,4%). Le ore di cassa integrazione straordinaria (Cigs) autorizzate a febbraio 2013 sono state invece 38,8 milioni. Dal confronto con i 42,2 milioni circa di gennaio 2013 si evidenzia un decremento dell’8%, mentre si registra un consistente aumento (+50,6%) rispetto al mese di febbraio 2012, quando furono autorizzate 25,7 milioni di ore.

venerdì 22 marzo 2013

Mosca abbandona Cipro


[Siete solo una manica di cog**oni! Sapete perché? Perché non avete il fegato per stare dove vorreste stare. Voi avete bisogno di gente come me, vi serve la gente come me, così potete puntare il vostro dito del ca**o e dire: “Quello è un uomo cattivo”. Beh? E dopo come vi sentite, buoni? Voi non siete buoni. Sapete solo nascondervi, solo dire bugie. Io non ho questo problema. Io dico solo la verità, anche quando dico le bugie. Tony Montana - Al Pacino] Mosca non è interessata alle proposte di Cipro: lo ha  fatto sapere il ministro delle finanze russo Siluanov annunciando che il negoziato è finito. Sull'argomento è intervenuto anche il ministro delle finanze tedesco Schaeuble, secondo cui la questione di Cipro non può essere risolta solo dai contribuenti dell'Eurozona, i creditori delle banche cipriote devono condividere il peso del salvataggio. L'eurozona è pronta ad aiutare Cipro, ma l'isola deve risolvere il problema alla radice. La riunione del Parlamento cipriota convocata per stamani alle 10:00 locali è stata rinviata perchè gli esperti della Commissione Finanze e i legali del governo riesaminino il testo di alcuni dei nove progetti di legge oggi al voto dell'assemblea. Lo ha annunciato la radio. Intanto fuori della sede del Parlamento si sono raccolte diverse centinaia di persone che protestano per la temuta chiusura delle due principali banche del Paese, la Laiki Bank (Banca Popolare) e la Bank of Cyprus. A Cipro servono 17 miliardi di euro per chiudere un buco nel sistema bancario. Una voragine che dovrà essere colmata mettendo le mani nella tasche dei cittadini dell’Isola. È la prima volta che viene chiesto ai risparmiatori di partecipare al salvataggio di uno Stato. Si parla di un prelievo forzoso del 6,75% per i conti oltre i 100.000 euro e del 9,90 per quelli superiori. Salvi i depositi sotto i 20mila euro. Moody's ha tagliato il rating delle banche di Cipro da Caa2 a Caa3. Lo comunica l'agenzia di rating in una nota aggiungendo di aver posto il rating sotto osservazione per un downgrade. Gli istituti colpiti sono Bank of Cyprus; Cyprus Popular Bank e Hellenic Bank. La decisione - spiega Moody's - riflette le attese di perdite materiali per i depositanti e le forti incertezze riguardo ai piani di ricapitalizzazione.

Fonsai contro Ligresti


[Vito Corleone: Baciamo le mani Don Ciccio. Si benedica.Don Ciccio: Benedetto. Come ti chiami? Vito Corleone: Mi chiamo Vito Corleone. Don Ciccio: Vito Corleone? Ahahah, ti piscisti u nome di stu paese. Tuo padre come si chiama? Vito Corleone: Iddu si chiamava Antonio Andolini. Don Ciccio: Più forte, non ci sento buono. Avvicinati. Vito Corleone: Mio padre si chiamava Antonio Andolini... e questo è pe tia! Don Ciccio: Arrgh! Figlio di put**na! Robert De Niro] L'assemblea di Fonsai, con il voto determinante di Unipol, ha votato a favore delle azioni di responsabilità proposte dal commissario Matteo Caratozzolo contro la famiglia Ligresti e diversi ex amministratori e sindaci della società. Sulla stessa linea si sono espressi gli azionisti della controllata Milano Assicurazioni. Per Caratozzolo alle due compagnie la passata gestione dei Ligresti ha arrecato danni diretti per 245 milioni. Nuovo siluro in arrivo sulla finanza rossa. Questa volta nel mirino non c’è Siena, ma Bologna, sede di Unipol, il polo assicurativo delle Coop in procinto di fondersi con Fondiaria Sai sotto la regia dell’amministratore delegato Carlo Cimbri e con la benedizione di Mediobanca, creditrice di entrambi i gruppi.  I piccoli azionisti di Fonsai, scottati dalla gestione Ligresti, si mobilitano a favore dell'azione di responsabilità promossa dal commissario ad acta, Matteo Caratozzolo, contro gli esponenti della famiglia siciliana e i vecchi amministratori di Fonsai. Il Movimento Consumatori, si legge in una nota, ha avviato una raccolta di deleghe per votare a favore dell'azione di responsabilità. Niente a che vedere con le malefatte dei Ligresti, questa volta. L’oggetto del contendere, infatti, è il trattamento subito in occasione dell’assemblea dei soci che la scorsa estate ha varato le ricapitalizzazioni necessarie per il passaggio della compagnia dalle mani della famiglia siciliana a quelle di Bologna. Con il concorso di una delibera che, lamentano gli azionisti di risparmio A, si è in seguito rivelata lesiva dei loro preesistenti diritti e privilegi di partecipazione agli utili del gruppo. E questo nonostante le precedenti rassicurazioni in senso opposto da parte del consiglio di amministrazione di Fondiaria Sai, per altro avallate da una perizia della società di consulenza contabile Pkf. I primi, increduli, dubbi erano sorti poco dopo il cambio di controllo, lo scorso autunno. Tanto da provocare una richiesta formale di chiarimenti ai nuovi vertici. Richiesta che però è rimasta inevasa fino a venerdì 15 febbraio, quando Fondiaria ha di fatto smentito la lettura della delibera fornita preventivamente dalla perizia di Pkf dandone una in senso opposto che, secondo stime informali, avrebbe come risultato finale di far risparmiare alla compagnia una somma compresa tra 7 e 8 milioni di euro. Nel frattempo a farla da padrone sul mercato è stata l’incertezza. Una via d’uscita, non gratuita, per Unipol sarebbe quella di riconoscere il diritto di recesso agli azionisti di risparmio. Resta però alto il rischio di contenzioso con gli altri soci. Non solo. Della faccenda è già stata investita anche la Consob, sul tema dell’adeguatezza delle informazioni fornite al mercato in questi mesi dal gruppo guidato da Cimbri, che a sua volta è fresco di prescrizione dall’accusa di aggiotaggio nel processo Unipol-Bnl. E ancora, non si può escludere a priori che la magistratura in sede penale non voglia verificare se questi mesi di incertezza sui mercati non abbiano favorito qualcuno. Insomma, i Ligresti passano, ma i guai continuano.

Mps contro vecchio cda


[O puorco miettence 'a sciassa, sempe 'a coda 'nce pare. Anche se vesti il maiale, la coda si vedrà sempre] Ammonta a non meno di 700 milioni di euro la richiesta danni avanzata al Tribunale civile di Firenze da Banca Mps nei confronti, in solido, dell’ex presidente Mussari, dell’ex direttore generale Antonio Vigni e della banca Nomura con cui l’istituto senese aveva intrapreso l’operazione strutturata Alexandria. È  invece, non inferiore a 500 milioni di euro la richiesta risarcitoria avanzata verso Deutsche Bank, con cui aveva intrapreso l’operazione Santorini, in solido con Mussari e Vigni. Lo ha riportato l’agenzia Reuters citando una fonte giudiziaria. Le richieste di danni si inquadrano nell’ambito dell’azione di responsabilità avviata dalla banca senese venerdì 1 marzo nei confronti degli ex amministratori e delle banche citate. Interpellati dall’agenzia, i diretti interessati non hanno voluto rilasciare commenti in merito. I criteri usati per quantificare l’ammontare del danno subito dalla banca sono: la differenza tra il flusso degli interessi pagati e quelli ricevuti nell’ambito delle operazioni di long term repo; gli obblighi di marginazione e collateralizzazione che, per la sola Alexandria, hanno gravato per 111 milioni di euro l’anno sulla banca. Le commissioni implicite per la sola banca Nomura, poi, ammontano ad almeno 88 milioni di euro. Da considerare inoltre la necessità di ricorrere agli aiuti di Stato attraverso l’emissione dei Monti Bond a seguito delle conseguenze negative provocate dalle due operazioni di finanza strutturata che sono al centro di un’inchiesta della magistratura di Siena e che hanno causato perdite per 730 milioni di euro sul patrimonio della banca, mentre in sede di redazione del bilancio 2012 verrà deciso come computare al conto economico la correzione contabile di queste operazioni. 

mercoledì 20 marzo 2013

Italia come il Giappone


 [Chi fà 'a legge l'adda rispettà. Chi fa la legge deve rispettarla] L'economia italiana è  scivolata in una delle peggiori recessioni fra i paesi dell'area euro con il piano di austerity. “La situazione è diventata ancora più urgente dopo le inconclusive elezioni”. Lo afferma il New York Times. C'è la possibilità che “l'Italia abbia un decennio tipo Giappone, con una crescita lenta. E questo solleva domande sulla stabilità della crescita di lungo termine nell'area euro” mette in evidenza Kenneth Rogoff, professore dell'Università di Harvard. La Bce rinvia la pubblicazione dei dati sulla ricchezza privata media pro-capite dei paesi dell'eurozona per non influenzare negativamente il salvataggio di Cipro. È  quello che scrive oggi la Frankfurter Allgemeine Zeitung, rendendo pubblico un dossier di Credit Suisse, che vede l'Italia al quarto posto nella suddetta classifica, solo dopo Lussemburgo, Francia e Belgio, e prima di Austria e Germania, che occupano invece la quinta e la sesta posizione. Nell'Ue “siamo tutti molto preoccupati” per la situazione a Cipro. Lo ha detto il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, riferendo al Parlamento Ue ed assicurando di star “seguendo da vicino” un caso in cui “l'incertezza va affrontata al più presto”. Sulla questione è intervenuto anche il ministro degli Esteri tedesco Westerwelle che ha detto: “Il nostro interesse è che l'eurozona resti insieme. Serve solidarietà, ma anche la disponibilità e la disciplina degli altri”. La Bce potrebbe rinviare la decisione sui finanziamenti di emergenza alle banche di Cipro fino a che da Nicosia non si farà chiarezza sul salvataggio. Stando ad alcune fonti, nella riunione di oggi e domani la Bce non deciderà se proseguire o bloccare la Emergency Liquidity Assistance anche in previsione del fatto che le banche cipriote rimarranno chiuse fino al fine settimana. Così Nicosia avrà altri 5 giorni di tempo per trovare un accordo e scongiurare il collasso del sistema bancario. Una morsa che stringe e spinge, con una forza inaudita, la piccola Cipro. Da un lato le pressioni di Berlino, contraria tout court al “no” coraggioso del parlamento cipriota alle misure di prelievi sui conti correnti dell’isola. Con indiscrezioni che vorrebbero al posto del dimissionario Sarrys alla guida del delicato ministero delle Finanze,  Christopher Pissarides, cittadino cipriota e premio nobel per l’economia che insegna alla London School of Economics, un non filo russo. E dall’altro  Gazprom e il governo di Mosca con cui il governo del merkeliano Anastasiades non ha trovato un accordo, dopo il vertice moscovita di questa mattina. Al termine del quale Vladimir Putin ha chiesto la presenza in tempi brevissimi a Mosca del Presidente della Repubblica di Cipro. Una situazione di fibrillazione continua, con evoluzioni rapide, come la conferenza stampa di Sarrys con l’omologo russo prima annunciata per le ore 12 poi annullata in virtù del nulla di fatto circa l’accordo con le banche di Mosca. Al momento non esiste alcuna intesa per il supporto russo a Cipro, come confermano anche i media moscoviti dopo il bilaterale Sarrys-Silouanof. L’incontro è durato più di due ore e verteva sulla ristrutturazione del vecchio prestito russo di 2,5 miliardi, compreso il trasferimento a Mosca di azioni di banche locali e depositi di energia a Cipro.

M5s convince americani


[Ogne scarpa addeventa scarpone. Ogni scarpa diventa scarpone] “Voi giovani siete il futuro dell'Italia. Voi potete prendere in mano il vostro Paese e agire, come il Movimento 5 Stelle, per le riforme e il cambiamento”. Lo ha detto  l'ambasciatore Usa David Thorne parlando agli studenti del Liceo Visconti di Roma.  Beppe Grillo sarà stasera a Roma per le consultazioni al Quirinale. Il leader del M5S accompagnerà domani mattina i capigruppo al Senato e alla Camera, Vito Crimi e Roberta Lombardi all'incontro con Napolitano e dopo, secondo quanto si apprende, potrebbe essere con loro anche per la visita istituzionale prevista all'ambasciata americana con l'ambasciatore David Thorne.

Assolto l’avv. Tortorici


[Chi addimanna nun fa errore. Quando sei indeciso meglio chiedere] De Lorenzo e Sposito finirono in manette nel 2007 per il crac della società immobiliare Finasi spa, dichiarata fallita nell'84 e di cui erano rispettivamente socio di maggioranza e amministratore. Da qui l'accusa di bancarotta post-fallimentare per aver venduto il capitale della società - 28 immobili - facendo sparire circa 4 milioni di euro per buona pace dei creditori che non intascarono un centesimo. Nell'inchiesta venne coinvolto anche l'allora curatore fallimentare, l'avvocato Filippo Tortorici, docente universitario ed ex console onorario di Germania a Palermo. Le indagini della sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri furono coordinate dal procuratore aggiunto Roberto Scarpinato e dai pubblici ministeri Carlo Manzella e Gaetano Guardì. La “Finasi” nel '97 era stata ammessa al concordato fallimentare che prevedeva la chiusura della società e la cessione del patrimonio ad un'altra immobiliare, la “Risanatrice srl”, riconducibile agli stessi titolari. Solo che invece di pagare i debiti i soldi sarebbero finiti in un buco nero, senza alcuna vigilanza da parte del curatore fallimentare. Un personaggio molto noto. Ricercatore di diritto privato al corso di laurea in Economia e finanza della facoltà di Economia e commercio dell'Università di Palermo, avvocato, e autore di varie pubblicazioni in materia di diritto fallimentare. Tortorici ha sempre respinto le accuse così come gli altri due imputati. Solo per l'ex curatore fallimentare, però, è arrivata l'assoluzione.

La Sea handling vicina al fallimento


[Chi perde ave sempre tuorto. Chi perde non deve trovare scuse]  “La situazione su Sea Handling è delicatissima”. Lo ha affermato Giuseppe Bonomi, presidente e d.g. di Sea, uscendo dal Comune di Milano dove era in corso un incontro tra i sindacati e i principali azionisti della società aeroportuale (Palazzo Marino e F2i) per discutere del futuro di Sea Handling. “Bisogna vedere come è orientata la Commissione europea”, ha aggiunto Bonomi, riferendosi al ricorso presentato dal Comune di Milano contro la decisione assunta dalla Commissione europea che ha comminato una multa da 360 mln euro a Sea Handling perché ha considerato le ricapitalizzazioni effettuate da Sea nel corso degli anni come aiuti di Stato. Venerdì scorso, dopo quello del Governo italiano, anche la società aeroportuale ha presentato ricorso contro la Commissione. Il futuro di Sea Handling dipende da cosa deciderà  l'Ue e nell'incontro che si è svolto  a Palazzo Marino verranno affrontate le ipotesi di vendita, di fallimento o del rientro della società all'interno di Sea. Mentre, sempre ieri, piazza Scala veniva occupata da 300 dipendenti Sea, appartenenti a tutte le sigle sindacali, i quali hanno espresso i propri timori in relazione ad un fatto che potenzialmente potrebbe mettere in pericolo la sopravvivenza della municipalizzata che gestisce gli aeroporti di Milano Linate e Milano Malpensa. Lo scorso 19 dicembre 2012 la Commissione Europea ha ordinato la restituzione di 360 milioni di euro, cifra corrispondente agli aumenti di capitale previsti tra il 2002 ed il 2010 da Sea, operatore pubblico, a favore della sua controllata Sea Handling, operatore di assistenza a terra. Secondo un’indagine condotta da Bruxelles, indagine partita nel 2010 a seguito di una denuncia, gli aumenti di capitale degli azionisti pubblici proprietari di Sea Handling hanno creato un vantaggio economico all’azienda rispetto ai concorrenti che operano senza sovvenzioni da parte dello Stato. Quindi Sea Handling deve restituire questi soldi, maggiorati degli interessi. Sicuramente a temere di più per la situazione sono i lavoratori. Parliamo di 2500 posti a rischio, di cui 1700 a Malpensa ed 800 a Linate. Il Giorno ci spiega che la manifestazione di ieri è stata organizzata da Ugl e Flai e che a ruota si sono unite le altre. I dipendenti della Sea Handling, la società che si gestione di servizi a terra per gli scali di Linate e Malpensa, hanno cacciato dall’assemblea il rappresentante della Filt Cgil Saverio Innocenzio. Durante l’assemblea, la situazione è degenerata quando i lavoratori hanno chiesto l’appoggio dei sindacati nel caso in cui si fosse presa la decisione di bloccare l’aeroporto. “Voi siete con noi?”, hanno chiesto i dipendenti che di fronte alla risposta negativa del delegato lo hanno cacciato. La richiesta? Una sola, ovvero di non svendere un’azienda il cui patrimonio è rappresentato da un’esperienza di oltre 50 anni. Esperienza che rischia di essere notevolmente ridimensionata, come spiega La Prealpina, dalle proposte e dai rumors legati ad un’eventuale vendita, da decidere prima dell’iscrizione a bilancio della multa. Nel 2002 un accordo tra Comune e Sindacati ha portato ad una ricapitalizzazione della società con modalità tipiche da pubblica amministrazione. L’amministrazione Albertini, poi, imponeva dimissioni in bianco ai manager in quanto azionista principale. La condanna del 19 dicembre venne rivolta al Governo Italiano il quale fu incaricato del recupero dell’aiuto con un’attuazione da compiersi entro 2 mesi dalla notifica (anziché 4) ed il cui termine è scaduto lo scorso 20 febbraio. L’Italia però non ha provveduto a nulla in quanto ha presentato ricorso entro i tempi previsti.  Ma in realtà il rimborso non può essere sospeso. Si può fare una richiesta apposita ma, sottolinea la Cub, nel 99 per cento dei casi non viene concessa. A quel punto si coinvolge la giustizia europea, e passeranno circa 2 anni prima di arrivare ad una decisione. Scampato pericolo? No. A bilancio andrebbe iscritto un accantonamento che porterebbe automaticamente (anche se fosse 1/10 della multa) ad una procedura di fallimento senza possibilità di liquidità. Perché Sea Handling non ha patrimonio ed ha contratti in scadenza con 20 compagnie. 

martedì 19 marzo 2013

Cipro dice no a Berlino


[La politica e i criminali sono la stessa cosa. Don Michael Corleone – Al Pacino] Il parlamento di Cipro ha bocciato il piano di salvataggio concordato con l'Eurogruppo, che prevede a garanzia anche un prelievo forzoso sui depositi bancari. Il ministro delle Finanze cipriota Michalis Sarris potrebbe presentare le proprie dimissioni al proprio rientro, previsto in giornata, da Mosca dove si è recato stamani per discutere con i responsabili russi della situazione creatasi sull'isola in seguito alla richiesta dell'Ue di applicare un prelievo forzoso straordinario sui depositi bancari. Lo riferiscono diversi siti web ciprioti. La richiesta di dimissioni di Sarris era stata avanzata ieri da vari esponenti del partito di destra Diko, alleato di governo del partito Disy del presidente Nicos Anastasiades. Obiettivo della missione di Sarris a Mosca è la richiesta ai responsabili russi di un'estensione del credito di 2,5 miliardi di euro ricevuto da Cipro due anni fa nonché un alleggerimento delle sue condizioni. Intanto la Borsa di Nicosia ha annunciato stamani la sospensione delle contrattazioni per la giornata di oggi e domani in seguito alla decisione del governo di tenere chiuse negli stessi giorni le banche dell'isola dove è attesa una decisione del Parlamento circa il prelievo forzoso sui depositi bancari proposto dall'Ue. “Si è deciso di sospendere gli scambi dei titoli azionari al fine di garantire il buon funzionamento della Borsa e di proteggere gli investitori”, è detto in un comunicato diffuso stamani a Nicosia dalla Cyprus Stock Exchange (CSE). A causa della chiusura degli istituti di credito, “è impossibile effettuare regolarmente le transazioni condotte in Borsa”, precisa la nota. Il governo tedesco ha messo in guardia Nicosia da ulteriori ritardi e da una possibile bocciatura dell'approvazione delle condizioni utili a ottenere il pacchetto di salvataggio. “Finche il parlamento non avrà deciso, non ci sarà alcun programma di aiuto”, hanno riferito fonti governative riprese dalla Dpa. “Senza un programma di aiuto, la liquidità per aiutare le banche cipriote è in pericolo. E fino ad allora le banche cipriote non potranno riaprire”, è trapelato, secondo la Dpa, da fonti governative. “È   complicato, ma la situazione è questa”.