giovedì 31 gennaio 2013

Molto fumo, poco arrosto a Punta Raisi

[Tutto pò essere, fore ca ll'ommo priénoTutto è possibile tranne che l'uomo è incinto] Oggi esercitazione a Punta Raisi, aeroporto internazionale di Palermo, per controllare i tempi di reazione in caso di incendio. Tutto è andato bene: protagonisti e comparse hanno recitato alla perfezione. Dopotutto le esercitazioni che simulano disastri sembrano set cinematografici dove tutto viene fatto secondo procedure ben collaudate, dove nulla è reale. Quando poi la finzione lascia il posto alla drammatica realtà tutto cambia. Ricordate il disastro della WindJet che per fortuna non ha fatto nessuna vittima. I pompieri che andavano a sinistra, la torre di controllo che avvertiva di avere perso un velivolo (nel frattempo un aeroplano di linea atterra), la capitaneria di porto che si apprestava a fare salpare le motovedette per la ricerca in mare, i passeggeri che arrivano in aerostazione a piedi e indicano il luogo dell’incidente.  Con l'accusa di disastro colposo il procuratore aggiunto Maurizio Scalia e i sostituti Carlo Lenzi e Gaetano Paci hanno chiesto il processo per il comandante Raoul Simoneschi e per il copilota Fabio Sansa. La perizia disposta dai pm ha escluso che si fosse verificato un fenomeno di wind shear, il vento anomalo che schiaccia verso il basso gli aerei. O meglio, Wind shear ci fu, ma molto prima dell'inizio della fase di atterraggio. Si sarebbe trattato di un errore umano. I piloti calcolarono male l'angolo di discesa. Di diverso avviso i due imputati che hanno presentato una controperizia che darebbe loro ragione. Nel frattempo la seconda inchiesta sulle presunte omissioni di soccorso è approdata davanti al giudice NIcastro. Anche in questo caso gli indagati, prima di ora, erano solo Simoneschi e Sansa per i quali gli stessi pubblici ministeri hanno chiesto l'archiviazione. “Dagli esiti della consulenza tecnica emerge chiaramente che i numerosi disservizi verificatisi all'atto del fortunoso atterraggio - hanno scritto i pm - in primis vanno ricondotti ad azioni od omissioni di soggetti diversi dal Simoneschi e dal Sansa e in secundis se hanno certamente una rilevanza in sede amministrativa e civile, tuttavia non integrano gli estremi del reato contestato né di altra analoga fattispecie di reato”. Insomma, l'inefficienza ci fu, ma il reato no. Ed è proprio sulla presunta inefficienza e sulla necessità di accertare chi ne sarebbe stato responsabile che hanno puntato i legali di parte civile. Secondo gli avvocati Mauro Torti, Loredana Alicata, Alessandra Naso e Giovanni Pagano bisognava cercare altrove altre eventuali responsabilità. Per non parlare, secondo le parti civili, delle caotiche comunicazioni via radio tra la torre di controllo e vigili del fuoco. “Torre, forse l'aereo si trova a mare, perché è uscito fuori dalla pista, è uscito fuori dalla pista", diceva la squadra di pompieri non riuscendo a individuare la posizione del velivolo. I consulenti dell'accusa hanno sostenuto che “le responsabilità in questi errori sono attribuibili a tutti gli enti coinvolti”, dall'Enav alla Gesap che gestisce i servizi a terra, ai vigili del fuoco. Da qui l'invito degli avvocati ad andare avanti nelle indagini. Un invito diventato un ordine per decisione del Gip.

4 febbraio cda Alitalia

[La storiuzza italiana che s’insegna nei tre anni delle medie è una cosa ridicola, che poi rende stupido un uomo per tutta la vita. Pier Paolo Pasolini] Sarebbe convocato per lunedì 4 febbraio un nuovo consiglio di amministrazione di Alitalia per approvare un finanziamento da parte dei maggiori soci della compagnia. Lo si apprende da fonti qualificate. Il finanziamento, che potrebbe aggirarsi intorno ai 200 milioni di euro, dovrebbe servire alla compagnia a superare i primi mesi dell'anno e ad evitare la ricapitalizzazione. I maggiori soci, a quanto si apprende, sarebbero tutti d'accordo, resterà da vedere in cda quale sarà l'appoggio allo strumento. “Quello che serve è una soluzione aziendalmente forte: l'italianità è secondaria”. È  questo il pensiero dell'ex presidente del Consiglio, Mario Monti, intervenuto a Radio Anch'io sulla questione Alitalia. “Io distinguo tra l'italianità di un'impresa e l'italianità dei proprietari e nel caso di Alitalia, l'italianità è data dalla funzione di legare bene il Paese con il resto del mondo”, ha aggiunto.  Cresce la preoccupazione dei sindacati dei lavoratori Alitalia per Carpatair, la compagnia regionale romena che opera in code-sharing su alcune rotte minori, e che è stata oggetto di ripetuti allarmi per la sicurezza in seguito a diversi incidenti. Secondo l'Ugl da febbraio la compagnia effettuerà anche i voli da e per Bologna. “Alitalia Cai continua a cedere attività alla Carpatair – avverte il responsabile nazionale Piloti-Ugl Trasporti, Cordiale Miccio – il mese prossimo anche nello scalo di Bologna, oltre che in quello di Pisa, tutti i voli saranno esclusivamente effettuati con velivoli Atr. Più volte – sottolinea Miccio - i sindacati hanno chiesto all'azienda di recedere dal contratto stipulato con la compagnia rumena, che oltre a non impiegare personale italiano attualmente in mobilità, ha dimostrato di non avere lo stesso standard di qualità, regolarità e puntualità nei confronti dei passeggeri sui voli operati in wet leasing. Anche dopo lo sciopero dei piloti e degli assistenti di volo, le nostre richieste continuano a non essere ascoltate - conclude Miccio - dimenticando che c'é anche il rischio di pesanti ricadute commerciali dato che stiamo parlando di scali strategici, come quello di Bologna, dove operano tutti i maggiori competitor europei di Alitalia Cai”. 

mercoledì 30 gennaio 2013

MONTI CONTRO CGIL TROPPO CONSERVATRICE

[L’identità, più che una scelta d’un viso, è la conquista di un viso. Un’alleanza con la morte. E. Jabes] Per migliorare la situazione del mercato del lavoro, servono “misure specifiche per i giovani, che questo governo è riuscito ad avviare, anche molto più si può fare in una prospettiva quinquennale” ma anche “una riforma generale del mercato del lavoro, che non è andata abbastanza avanti dal momento che uno dei sindacati ha fatto notevoli resistenze al cambiamento”.  Oltre alla critica indiretta alla Cgil, Monti ha auspicato “un cambiamento di cultura”. La Cgil, ha aggiunto, “nonostante gli inviti a unirsi si è opposta anche ad accordi sulla produttività”. In questo senso Monti ha spiegato il suo ingresso in politica “per unire queste forse pro-riforme per dare maggiore spinta” al cambiamento. Il presidente del Consiglio ha peraltro ricordato come “dall’altra parte, a destra, c’è un partito che si opposto alle riforme sulla giustizia, anche se abbiamo fatto qualcosa contro la corruzione”. La riforma del lavoro, ha affermato, “non è andata avanti abbastanza per colpa di un sindacato che ha resistito al cambiamento e non ha firmato l’accordo che gli altri sindacati hanno firmato”. La Cgil, ha ribadito il professore, “è considerevolmente resistente al cambiamento” e ha impedito al ministro Fornero di fare di più. Mario Monti non intende ritoccare (ancora) l'articolo 18. È interessante ricordare che l’art. 18 dello statuto dei lavoratori, che prevede l’impossibilità di licenziare un dipendente senza giusta causa e, se questo accade,  l’obbligo di reintegro, non vale per i “datori di lavoro non imprenditori che svolgono senza fini di lucro attività di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione ovvero di religione o di culto” (art. 4 della  legge n. 108 dell’11 maggio 1990). Quindi, sì, il sindacato ha il potere di licenziare i propri dipendenti in barba all’art.18. Il che ha un forte e amaro retrogusto di contraddizione.   La sua “agenda sulla riforma del lavoro”  non punta a una revisione della nuova disciplina dei licenziamenti individuali, ma a sperimentare soluzioni più flessibili, partendo da quanto è consentito dall'articolo 8, quello sulle deroghe contrattuali, che ha effetti anche sul recesso dal rapporto di lavoro. Leggi anche “Scuola, solo un mese di vacanze estive”. “L'obiettivo della valorizzazione, come rapporto di lavoro prevalente, del contratto a tempo indeterminato rimodulato in un quadro di maggiore flessibilità, mobilità e occupabilità del mercato del lavoro, è diversa dalla proposta del contratto unico a tutela crescente” si precisa nella bozza in cui si opera una decisa correzione della proposta Ichino. I montiani ritengono “opportune forme nuove di lavoro autonomo o parasubordinato, a condizione che non nascondano modalità elusive del lavoro subordinato”. Nella bozza di riforma Monti, inoltre, è contenuto anche un piano per i giovani. Un piano straordinario per dare l'opportunità di lavoro ad ogni giovane che esce da un ciclo scolastico. Lo prevede la bozza di riforma del mercato del lavoro della lista Monti secondo la quale, a chi non ha opportunità di lavoro, deve essere offerta un’opportunità “dal servizio pubblico, in collaborazione stretta con organizzazioni private imprenditoriali e no, entro il termine massimo di 4 mesi”. Intanto, una nota della Cgil, informa che il sindacato si è rivolto al Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa presso il quale ha presentato un ricorso collettivo perché venga monitorato il rispetto della Carta sociale europea che sancisce tra l’altro il diritto al lavoro e alla rappresentanza sindacale.

martedì 29 gennaio 2013

ONU CONTRO DRONI

[L'orrore. L'orrore! Col. Kurtz] La ricerca - intitolata “Living Under Drones” - è stata realizzata nell’arco di nove mesi e si basa, tra l’altro, su interviste raccolte in Pakistan con vittime e testimoni diretti dei bombardamenti operati con i droni statunitensi. Secondo quanto affermato nell’introduzione, il rapporto “presenta prove degli effetti dannosi e controproducenti dell’attuale politica degli Stati Uniti in materia di droni”, nonché “dell’impatto negativo sui civili” che vivono sotto la minaccia di queste incursioni. Mentre le autorità americane continuano ad affermare pubblicamente che le operazioni con i droni causano un numero limitato di vittime civili, la realtà appare ben diversa. Il mutato atteggiamento di Islamabad, in seguito al peggioramento dei rapporti con Washington, è infatti alla base dei dubbi di molti funzionari del Dipartimento di Stato americano sulla piena legalità delle operazioni condotte dalla CIA in Pakistan. Secondo il Wall Street Journal, all’inizio della guerra in Afghanistan, USA e Pakistan erano soliti decidere di comune accordo sulle località e i bersagli da colpire con i droni. Negli ultimi anni, invece, la principale agenzia di intelligence americana prende ormai le decisioni in questo ambito da sola e più o meno una volta al mese notifica via fax al Pakistan i piani delle incursioni con i droni, indicando la zona interessata. I destinatari dei fax sono i vertici dell’intelligence pakistana (Inter-Services Intelligence, ISI), i quali da tempo non forniscono più alcun riscontro agli americani. Secondo l’interpretazione americana, tuttavia, il Pakistan darebbe comunque il tacito via libera alle operazioni, dal momento che le autorità locali provvedono puntualmente a sgombrare lo spazio aereo indicato dalla CIA. Sia pure in assenza di dati precisi, Stanford e New York University fanno riferimento a quelli raccolti dall’organizzazione indipendente britannica Bureau of Investigative Journalism, secondo la quale, con ogni probabilità sottostimando il reale impatto dei bombardamenti, tra giugno 2004 e metà settembre 2012 le vittime civili dei droni in Pakistan sono state tra 474 e 881, di cui almeno 176 bambini. La recente ricerca americana ha invece raccolto prove di un singolo attacco, avvenuto nel marzo 2011, che ha colpito i partecipanti ad un meeting tra leader tribali nel Waziristan del Nord, uccidendo in un solo colpo circa 40 persone. Un’inchiesta, tecnicamente complicata, giuridicamente scivolosa e politicamente molto rilevante. Dovrà rispondere a una domanda molto semplice: le vittime civili causate dagli attacchi condotti con gli aerei a comando remoto, i droni, sono da considerare crimine di guerra? Il commando militare americano in Africa sta preparando piani per una base di droni nell'Africa del nord ovest per aumentare il numero delle missioni di sorveglianza non armata su Al Qaida e gli altri gruppi di estremisti islamici che gli americani e l'occidente ritengono porre una minaccia crescente sull'area. Lo riporta il New York Times online, sottolineando che se la base sarà approvata sarà realizzata molto probabilmente in Niger. L’Ufficio dell’Alto Commissario Onu per i diritti umani ha formalmente lanciato l’inchiesta, sollecitata dai rappresentanti diplomatici di Cina, Russia e Pakistan e affidata a Ben Emmerson,rapporteur speciale dell’Onu su diritti umani e anti-terrorismo. Emmerson, specialista britannico di diritti umani, lavora con l’Onu dal 2005. In Gran Bretagna è famoso per aver convinto l’associazione degli avvocati e quella dei magistrati a fornire ai propri associati un corso obbligatorio di diritti umani, tra il 1998 e il 2000. Più di recente è stato avvocato difensore dell’ex leader dell’Uck Ramush Haradinaj davanti al Tribunale penale internazionale dell’Aja per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia. Per quanto siano soprattutto gli Stati Uniti e Israele ad avere finora usato più di altri i droni in missioni di combattimento, anche le forze armate di altri paesi li hanno nei loro arsenali. L’Iran per esempio sta producendo la propria dotazione di velivoli a controllo remoto e così la Cina, ma anche l’Italia è tra i paesi che già schierano questi mezzi, anche se nel caso italiano vengono usati per la ricognizione. Oltre al numero delle vittime, “Living Under Drones” mette in rilievo anche gli effetti della campagna dei droni americana sulla vita di tutti i giorni dei pakistani che vivono nel nord-est del paese. La presenza dei droni nei cieli 24 ore su 24 “terrorizza uomini, donne e bambini, causando ansia e traumi psicologici nelle loro comunità”, dal momento che chiunque potrebbe essere il bersaglio della prossima incursione.


lunedì 28 gennaio 2013

L'Enac assegna gli spazi aerei nel ragusano

[Prima di dover subire la vita, bisognerebbe farsi narcotizzare. K. Kraus] Si apre una settimana decisiva per l'apertura dell'aeroporto di Comiso: domani a Roma, presso la sede dell'Enac, è in programma una riunione per l'assegnazione degli spazi nello scalo. Martedì è prevista la riunione del Cda della società di gestione per mettere a bando i servizi logistici e di handling e per la scelta degli uomini chiave che dovranno guidare la gestione dell'aeroporto, la cui apertura difficilmente avverrà il 5 aprile, come ipotizzato in un primo momento. Ora la data più probabile appare quella di maggio. Intanto, nei prossimi giorni sono previste le prime "prove di volo" nel nuovo aeroporto. Dopo cinque anni dalla sua inaugurazione, forse, finalmente, l' aeroporto di Comiso potrà aprire le porte già dal 5 aprile prossimo. La querelle su chi dovesse pagare i controllori di volo, che vedeva contrapposte Regione, ministero dei Trasportie Soaco, la società che gestisce lo scalo, e che dal 2007 bloccava l' apertura dell' aeroporto fantasma, è stata risolta: con la convenzione firmata ieri a Roma, Palazzo d' Orleans si impegnaa finanziare con 4,5 milioni di euro l' Enav per la gestione dei controlli radar, mentre la Soaco (che ha come azionisti di maggioranza la Sac, società di gestione dell' aeroporto di Catania, e il gruppo editoriale Ciancio Sanfilippo) attraverso una fideiussione garantirà con il proprio patrimonio per qualsiasi problema dovesse sorgere da qui a due anni. Tanto durerà l' impegno finanziario della Regione, perché dal 2015 a pagare sarà la Soaco, pronta ad aprirsi a nuovi soci privati. Già si sarebbero fatte avanti due compagnie: Ryanair e Alitalia. A pieno regime, si stima che transiteranno due milioni di passeggeri annui, tra voli di linea, charter e low cost. E col via libera ai voli si apre la partita delle nuove assunzioni all' interno dello scalo, che saranno gestite dalla Soaco: alcune decine tra tecnici di rampa, operai per i servizi di handling, per l' assistenza a terra e addetti al catering. "Ma non si tratta di grandi numeri - precisano fonti istituzionali - e probabilmente per i primi tempi sarà tutto personale preso in prestito dallo scalo di Catania".

Netanyahu, vigilanza su Iran

[Se non avessi fatto nulla nella mia vita eccetto portare quest’uomo davanti alla giustizia, non avrei vissuto invano. Simon Wiesenthal a proposito di Adolf Eichmann] Israele mantiene la massima vigilanza di fronte alle attività regionali dell'Iran e segue con attenzione la sorte “degli arsenali di armi mortali in Siria, un Paese che va spaccandosi”. Così  il premier Benyamin Netanyahu durante la seduta settimanale del consiglio dei ministri. Il Medio Oriente non aspetta l'esito del voto, ha osservato: mentre Israele è  impegnato nella costituzione di un nuovo governo nelle sue vicinanze continuano a svilupparsi processi potenzialmente pericolosi. Israele è impegnato in consultazioni serrate con gli Stati Uniti e con la Russia per valutare la situazione in Siria e un particolare il pericolo che i suoi arsenali di armi chimiche possano cadere nelle mani di forze ribelli o degli Hezbollah libanesi. Secondo la stampa locale, ieri il premier Benyamin Netanyahu ha ricevuto l'ambasciatore degli Stati Uniti in Israele Dan Shapiro e h a inviato in Russia il proprio consigliere per la sicurezza nazionale Yaakov Amidror.Il presidente americano Barack Obama ha avuto un colloquio telefonico con il premier israeliano Benjamin Netanyahu e si è congratulato per il successo del suo partito durante le recenti elezioni in Israele. Lo comunica la Casa Bianca, sottolineando che Obama ha anche ribadito il proprio impegno per rapporti profondi e duraturi fra Stati Uniti e Israele e si è impegnato a lavorare a stretto contatto con Israele su un'agenda condivisa per la pace e sicurezza in medio Oriente.

domenica 27 gennaio 2013

Obladì, obladà e Carmelo eccolo qua …


[Ccà nisciuno è fesso.  Qui nessuno è stupido] Venerdì, prima di prendere servizio sono andato all’Enac di Punta Raisi per fare due chiacchere con alcuni amici. Tutto tranquillo, non sapevano nulla di nulla, a Punta Raisi non ci sono aziende colluse con la mafia  e non sarebbe ancora arrivata nessuna lettera spedita dalla Polizia di Stato riguardante … Ma in Italia, terra di diritto e rovescio, dopo 20 anni malcostume berlusconiano tutto è relativo e molto approssimativo. La vicenda in questione riguarderebbe le famose telecamere istallate di nascosto per controllare i dipendenti della Gesap al momento della timbratura. La Uil di Ernico Bondì denuncia il fatto, tramite un esposto denuncia,  insieme a tutti gli altri sindacati, esclusa ovviamente la Cgil che in aeroporto preferisce condividere le scelte del padrone, nel corso dei mesi, per motivi che preferisco ignorare, Bondì viene lasciato solo dai colleghi sindacalisti  e denunciato dal dg della Gesap, Carmelo Scelta. Ma il tempo, caro Bondì, è galantuomo … tu sei stato assolto mentre il dg della Gesap sarebbe stato condannato patteggiando la pena.  Aspettiamo le motivazioni della sentenza per dare il giusto risalto. Ma, nel frattempo, cosa faranno i sindacati? Il silenzio è d’oro anche nel mondo sindacale, seguendo l’esempio dell’Enac? Oppure daranno battaglia? La triplice preparerà un documento contro i giudici comunisti che hanno condannato una vittima del sistema? Ma cosa faranno gli azionisti della Gesap (provincia, comune di Palermo e Cinisi, camera di commercio …) continueranno a ignorare l’accaduto?    Ma nella vicenda che stiamo narrando non è mancato il colpo di scena dell’ultima ora.  Carmelo Scelta, direttore generale della Gesap, paga ed estingue il reato. Era accusato di avere violato gli accordi sindacali piazzando alcune telecamere in azienda all'insaputa dei dipendenti. Alla richiesta di chiarimenti la Gesap non ha fornito alcuna spiegazione. Tecnicamente Scelta ha fatto ricorso all'istituto giuridico dell'oblazione che dà la possibilità di estinguere il reato mettendo mani al portafogli. Sborsando poche centinaia di euro un reato penale di lieve entità si trasforma in illecito amministrativo. Il giudice, ottenuta la prova del pagamento, può seguire due strade: emettere una sentenza di non doversi procedere con la quale dichiara l'estinzione del reato qualora l'inchiesta sia ancora in fase di indagini preliminari, altrimenti restituire gli atti al pubblico ministero che poi chiede l'archiviazione del procedimento.  L'oblazione è una causa di estinzione del reato limitata alle contravvenzioni, prevista agli articoli 162 e 162-bis del codice penale. Originariamente l'oblazione poteva essere concessa solamente per le contravvenzioni punite con la pena dell'ammenda (art. 162 c.p). Si è poi prevista un'ulteriore ipotesi di oblazione facoltativa (ovvero che non spetta di diritto come nel caso precedente ma è a discrezione del Giudice), riguardante le contravvenzioni punite con la pena alternativa dell'arresto e dell'ammenda (art. 162-bis Codice Penale) L'oblazione consiste nel pagamento di una somma di denaro pari a un terzo del massimo dell'ammenda stabilita dalla legge come pena per le contravvenzioni punite con la sola pena dell'ammenda, ovvero pari alla metà del massimo, quando si tratti di contravvenzione punita alternativamente con l'arresto o con l'ammenda. Il pagamento di tale somma estingue per ogni effetto di diritto il reato e non consegue alcuna iscrizione nel certificato del casellario giudiziale dell'indagato/imputato. L'oblazione è prevista per diversi reati quali il versamento di assegni in bianco o la violazione del diritto d'autore, ai sensi della legge n. 43 del 2005. Nel caso di contravvenzioni punite con pena alternativa, l'oblazione è inammissibile allorché il reo sia recidivo reiterato per delitti non colposi ovvero ne sia stata dichiarata l'abitualità nelle contravvenzioni o la professionalità nel reato. L'oblazione è parimenti inammissibile allorché permangano conseguenze dannose o pericolose del reato eliminabili da parte del contravventore. Il Giudice può  rigettare l'istanza d'oblazione avendo riguardo alla gravità del reato (art. 162-bis Codice Penale) Nel corso delle indagini preliminari la domanda d'oblazione è presentata al pubblico ministero che ne cura la trasmissione (unitamente agli Atti d'indagine e al proprio parere) al Giudice per le indagini preliminari che è competente a decidere sulla domanda (art. 141 Disposizioni Attuazione Codice Procedura Penale). Nel caso di pagamento del decreto penale invece, si riceve di fatto una condanna penale e servono dai 2 ai 5 anni (a seconda dei casi) per chiedere la declaratoria di estinzione del reato (anche se a seguito della pronuncia di estinzione la condanna permane nel casellario giudiziario con l'indicazione che il reato è estinto), sempre che in tale lasso di tempo il soggetto non commetta un delitto o una contravvenzione della stessa indole.

ZERO DARK THIRTY


[Persino la giungla lo voleva morto... e in fin dei conti era proprio dalla giungla che Lui prendeva ordini. Cap. Willard] Zero Dark Thirty, nel gergo militare americano indica una qualsiasi ora compresa tra mezzanotte e le quattro del mattino, colloquialmente si può intendere come "una levataccia" o "maledettamente presto", operativamente è la fascia oraria in cui si fanno di preferenza le incursioni. Il film apre con titoli di testa su uno schermo nero con le sole,angoscianti registrazioni di vere telefonate fatte dalle Torri gemelle in fiamme. Con un taglio netto lasciamo la mattina di New York e il film ci sbatte in una cella angusta, spoglia, eccetto per la figura accartocciata e seminuda nell’angolo. È un uomo barbuto, tumefatto, con il terrore negli occhi, attorno a lui in piedi alcuni soldati in divisa impassibili.  Un agente in borghese si accovaccia e si rivolge al prigioniero e gli assicura che lui,da li non uscirà più, il suo mondo è un tunnel di dolore senza rifugio. Alla fine l’indizio più prezioso sull’identità di Al-Kuwaiti arriverà da una notabile grazie  a una Lamborghini gialla donata in cambio del numero di telefono della madre del corriere. Cominciano le intercettazioni, l’inizio della fine di Bin Laden.   I meccanismi di corruzione sono così implacabili in Pakistan che perfino il terrorista Osama bin Laden dovette pagare una “mazzetta” ad un funzionario pubblico per poter costruire la casa di Abbottabad in cui poi fu scoperto e ucciso da un commando Usa nel 2011. L'ex capo di al Qaida fu costretto a “sganciare” la somma di 50.000 rupie (meno di 400 euro) a favore di un funzionario amministrativo comunale (“patwari”) che solo dopo firmò l'autorizzazione per la costruzione della casa . L'idea che “tecniche di interogatorio dure” come il waterboarding siano state “la chiave” per il raid in cui è stato ucciso Osama bin Laden è “falsa”. Lo afferma il capo della Cia ad interim Mark Morell in una inconsueta dichiarazione che affronta, sul sito dell'agenzia di Langley, la tesi del film di Kathryn Bigelow “Zero Dark Thirty”. “Normalmente non avrei fatto commenti su un film di Hollywood, ma penso che sia importante mettere in contesto questo film, che parla di uno dei maggiori avvenimenti della nostra storia”, scrive Morell sul sito della Cia. “Questo film, che affronta la caccia a Bin Laden al centro del lavoro decennale di uomini e donne della nostra agenzia, della comunità di intelligence e dei nostri partner militari, si prende significative licenze artistiche, pur presentandosi come storicamente accurato”. Morell vuole che gli spettatori sappiano che “Zero Dark Thirty” è una drammatizzazione, non un realistico ritratto di fatti veramente avvenuti. Tra le divergenze tra fiction e realtà: “La caccia a Bin Laden è stata il frutto di centinaia di agenti, non i pochi descritti nel film”. Ma soprattutto, “é una falsa impressione”, secondo Morell, che tecniche di interrogatorio “dure” come il waterboarding “usate nella nostra prima fase di detenzione” siano state centrali nel trovare bin Laden. Morell è uno dei due candidati in pole position per il posto di capo della Cia, dopo le dimissioni dell'ex generale David Petraeus. L'altro candidato è Michael Vickers, sottosegretario al Pentagono per l'intelligence, sospettato di essere stato la “talpa” della Bigelow per “Zero Dark Thirty”.

venerdì 25 gennaio 2013

ITALIA PRIMA IN EUROPA


[Basta un sorriso per fermare una lacrima. Basta una lacrima per infrangere, per sempre, un sorriso. E. Jabes] Nel 2011 il tasso d'inattività  tra i 15 e 64 anni è al 37,8%, valore tra i più elevati d'Europa, con l'Italia battuta solo da Malta. Lo rileva l'Istat nel rapporto “Noi Italia”. Particolarmente elevata è l'inattività femminile (48,5%). Sono considerati inattivi coloro che né sono occupati né sono in cerca di un lavoro. Nel 2011 in Italia è occupato il 61,2% della popolazione di 20-64 anni, solo un decimo di punto in più rispetto al 2010. Lo rileva l'Istat nel rapporto aggiungendo che, nella graduatoria europea, solamente Ungheria e Grecia presentano tassi d'occupazione inferiori. Guardando alle donne, le occupate sono solo il 49,9%. Nel 2011 il 44% circa della popolazione tra i 25 e i 64 anni ha come titolo di studio più alto la licenza di terza media, un valore molto distante dalla media Ue27 (26,6%), e fra i 18-24enni il 18,2% ha abbandonato gli studi prima di conseguire il diploma (43,5% tra i giovani stranieri), contro il 13,5% dei Paesi Ue. È  il poco confortante quadro che emerge dal rapporto Istat. Il Belpaese resta indietro anche per quanto riguarda la spesa in istruzione e formazione, 4,5% del Pil nel 2010, valore più basso di quello dell'Ue 27 (5,5%), e il livello delle competenze degli studenti: l'indagine Pisa dell'Ocse colloca il nostro Paese agli ultimi posti nella graduatoria dei 25 paesi Ue partecipanti alla rilevazione. Il 20,3% dei 30-34enni ha conseguito un titolo di studio universitario (o equivalente), ma nonostante l'incremento che si osserva nel periodo 2004-2011 (+4,7 punti percentuali), la quota è ancora molto contenuta rispetto all'obiettivo del 40,0% fissato dalla strategia europea “Europa 2020”. Nel 2011, infine, sono oltre due milioni i cosiddetti Neet, cioè i giovani tra i 15 e 29 anni non inseriti in un percorso scolastico e/o formativo nè impegnati in un'attività lavorativa (il 22,7% del totale), un valore fra i più elevati in Europa. Significativa è anche la differenza di genere, con una percentuale del 20,1% fra i ragazzi e del 25,4% fra le ragazze.  Nel 2011 le famiglie in condizioni di povertà relativa sono l'11,1%: si tratta di 8,2 milioni di individui poveri, il 13,6% della popolazione residente. È  quanto ricorda l'Istat nel rapporto “Noi Italia”, aggiungendo che la povertà assoluta coinvolge il 5,2% delle famiglie, per un totale di 3,4 milioni di individui. Guardando al 2010, fa sapere sempre l'Istat, circa il 57% delle famiglie residenti in Italia ha acquisito un reddito netto inferiore a quello medio annuo (29.786 euro, circa 2.482 euro al mese). In Sicilia si osserva la più elevata diseguaglianza nella distribuzione del reddito e il reddito medio annuo più basso (il 28,6% in meno del dato medio italiano). 

Molte scuole senza riscaldamento in Grecia

[Non oblierò mai che nacqui da madre greca … e che vidi il primo raggio di sole nella chiara e selvosa Zacinto, risonante ancora dé versi con che Omero e Teocrito la celebravano. Ugo Foscolo] Numerose città e paesi della Grecia centrale e settentrionale, dove si sentono maggiormente i rigori invernali, devono ancora ricevere i fondi del governo per garantire il riscaldamento degli edifici scolastici e molte scuole, come ha avvertito il sindacato degli insegnanti (Doe), rischiano di rimanere chiuse perchè troppo fredde. Il Doe, in un comunicato diffuso ad Atene, ha criticato il ministero degli Interni per il ritardo nell'esborso dei fondi governativi. “L’Italia respinge sommariamente bambini migranti non accompagnati e adulti richiedenti asilo in Grecia”, dove questi “affrontano un sistema d’asilo non funzionante e condizioni detentive offensive” dei loro diritti. È  quanto denuncia l’Ong   Human rights watch in un rapporto pubblicato e documentato con interviste a “29 bambini e adulti respinti sommariamente dai porti italiani”, venti dei quali nel 2012. Respingimenti che – sottolinea Hrw – “sono proibiti dal diritto italiano e internazionale”. Il rapporto, dal titolo ”Respinti al mittente: le riconsegne sommarie dell’Italia di bambini migranti non accompagnati e adulti richiedenti asilo alla Grecia”, si denuncia “il fallimento della polizia di frontiera italiana nei porti di Ancona, Bari, Brindisi e Venezia nell’identificare adeguatamente persone che hanno bisogno di protezione, in violazione degli obblighi giuridici dell’Italia”, spiega Human rights watch sottolineando come “il diritto italiano e internazionale proibisce l’allontanamento di bambini migranti non accompagnati senza aver determinato che ciò sia nel loro migliore interesse”. Una volta tornati in Grecia, “i minori non accompagnati e gli adulti richiedenti asilo – come tutti i migranti – sono esposti ad abusi delle forze dell’ordine, condizioni detentive degradanti e ad un ambiente ostile, segnato da violenze xenofobe”, sottolinea quindi il rapporto, lungo 45 pagine e arricchito da interviste effettuate a “13 bambini, di un’età compresa tra i 13 e i 17 anni”, tutti “respinti sommariamente in Grecia”. “A nessuno di loro è stato affidato un tutore o l’accesso ai servizi sociali, come richiesto dalle leggi italiane o internazionali”, afferma Human rights watch evidenziando come gran parte delle persone incontrate “erano afghani, in fuga da pericolo, conflitto, povertà”. 

giovedì 24 gennaio 2013

easyjet soddisfatta


[Il comunismo non è più un’idea ormai; è soltanto un surrogato dell’iniziativa. Leo Longanesi]  Easyjet è “estremamente soddisfatta”della sentenza del Consiglio di Stato che conferma l'obbligo per Alitalia di cederle una serie di slot che fanno “finalmente” di Linate-Fiumicino  una rotta “per tutti”. “Siamo la terza compagnia in Italia, e in quanto partner affidabile, strategico e impegnato sul territorio, continueremo a crescere e a investire nel Paese” ha commentato in una nota, Frances Ouseley, direttore Italia di EasyJet. easyJet ha chiuso l'ultimo trimestre (al 31 dicembre 2012) con ricavi totali in crescita del 9,2% a 833 milioni di sterline, grazie a una forte crescita dei ricavi unitari e all’incremento dei livelli di riempimento (load factor). I ricavi per posto offerto sono cresciuti dell’8% a valuta costante. Il numero di posti offerti è cresciuto del 5%, a 15,5 milioni. Il numero di passeggeri trasportati è aumentato del 6,2% a 13,7 milioni e il load factor è cresciuto di 1 punto percentuale raggiungendo l'88,6%. Il costo per posto offerto, escluso il carburante, è aumentato dello 0,5%, e del 2,9% a valuta costante. La situazione patrimoniale è in attivo per 833 milioni di sterline. Con circa l’80% dei posti del primo semestre già prenotati, easyJet stima di contenere le perdite prima delle tasse nel primo semestre tra i 50 e i 75 milioni di sterline, rispetto a quelle del primo semestre dell’anno precedente che ammontavano a 112 milioni. easyJet è una compagnia aerea a basso costo conosciuta ufficialmente come easyJet Airline Company Limited con base sull'aeroporto di Londra-Luton. Il proprietario del pacchetto di maggioranza è l'uomo d'affari greco cipriota Stelios Haji-Ioannou, che controlla anche altre imprese dell'easyGroup, di cui fanno parte per esempio easyInternetCafe, easyCar, easyCruise e easyHotel. easyJet fu fondata il 18 ottobre 1995, l'esercizio ebbe inizio il 10 novembre 1995. I primi aeroplani furono due Boeing 737-200 presi in leasing dalla GB Airways, che facevano servizio da Londra-Luton a Glasgow e Edinburgo. In base al numero di passeggeri trasportati, l'easyJet è la terza compagnia aerea low cost più grande al mondo (dopo la statunitense Southwest Airlines e l'irlandese Ryanair). Nel marzo 1998 acquistò il 40% delle azioni della compagnia charter TEA Switzerland, ribattezzata come easyJet Switzerland. Nell'ottobre 2000 easyJet viene quotata alla borsa di Londra. L'impresa cresce velocemente, allorché nel 2002 acquisì  il concorrente Go Fly. Grazie a questa acquisizione, easyJet garantisce la sua presenza anche all'aeroporto di Londra-Stansted. Fino al settembre 2003 furono adoperati esclusivamente i Boeing 737, preferiti anche da molte altre compagnie low cost. Nell'ottobre 2002, l'azienda comunica la decisione di dare preferenza agli Airbus, ordinando 120 Airbus A319, i cui primi vengono consegnati nell'autunno 2003. Dietro richiesta della compagnia, su questi modelli è stato aumentato il numero di uscite d'emergenza, situate presso la superficie alare, da 2 a 4. In questo modo l'aereo può essere evacuato entro il limite prescritto di 90 secondi, nonostante il ristretto assetto dei posti a sedere.

Bancarotta post fallimentare per De Lorenzo e Sposito

[A lo ffriere siénte l'addore! A li cunte siénte lo chianto! Al momento di friggere senti l'odore! Al conto senti i pianti!] Luciano De Lorenzo e Mariano Sposito, socio di maggioranza e amministratore della società immobiliare “Finasi spa”, fallita nell' 84, vendevano immobili dell'azienda intascandone i profitti. Implicato nel processo anche l'avvocato Filippo Tortorici, curatore del fallimento. Avrebbero venduto gli immobili di un'azienda fallita, intascando i profitti. Per questo motivo il pm Carlo Marzella ha chiesto alla prima sezione del Tribunale di Palermo la condanna a 10 e 11 anni rispettivamente per Luciano De Lorenzo e Mariano Sposito, socio di maggioranza e amministratore della società immobiliare “Finasi spa”, fallita nell' 84. I due sono accusati di bancarotta post-fallimentare per aver venduto 28 immobili, che costituivano il capitale della società, nel corso della procedura fallimentare, senza prima pagare i creditori privilegiati e le spese legali, facendo sparire il ricavato delle vendite, pari a circa 4 milioni di euro. È  implicato nel processo anche l'avvocato Filippo Tortorici, curatore del fallimento, che non avrebbe sorvegliato sul passaggio dei beni. Per Tortorici il pm ha chiesto la condanna a sei anni. Il processo è stato rinviato al 24 gennaio. 

mercoledì 23 gennaio 2013

Inizia male l’anno per Alitalia


[Vi rigrazio, signora, della vostra accoglienza indifferente. J. Renard] Alitalia finirà nelle mani dei francesi di Air France che però non possono, né vogliono, fare un regalo ai patrioti azionisti italiani già pronti a batter cassa? O volerà tra le braccia degli arabi di Etihat Airways che hanno il portafoglio pieno e sono a caccia di occasioni? Di sicuro Alitalia non resterà italiana. Gli azionisti italiani restano decisi a uscire per non rimettrci altri quattrini. Alitalia dovrà cedere gli slot sulla rotta Milano-Roma. Lo ha deciso il Consiglio di Stato, respingendo il ricorso di Alitalia. Alitalia aveva fatto ricorso contro un provvedimento dell'Antitrust relativo alla posizione di monopolio della compagnia sulla rotta Milano Linate-Roma. In via cautelativa il Consiglio di Stato aveva sospeso, il 19 novembre scorso, la sentenza di primo grado con cui il Tar del Lazio chiedeva la cessione degli slot. I giudici della sesta sezione del Consiglio di Stato hanno discusso il caso in udienza pubblica. E oggi, tenendo conto che l'Antitrust “ha dichiarato di avere interesse alla pubblicazione anticipata del dispositivo” - come riportato nel provvedimento - la decisione dei giudici amministrativi è stata resa nota. Le motivazioni della sentenza saranno, invece, comunicate successivamente.Gli azionisti di Cai, compresi alcuni dei maggiori, stanno dando mandato a Rothschild sulle “operazioni internazionali” di Alitalia, anche per sondare ipotesi di future alleanze e possibili sviluppi delle stesse. 

Rinviato incontro sindacati-Gh Pmo


[Nisciuno è nato 'mparato. Nessuno è nato istruito] Il confronto sindacati gh Pmo in calendario per oggi è stato rinviato. Si è parlato di tutto tranne che dei veri problemi che riguardavano il numero degli stagionali da prendere e il livello ai dipendenti che avevano maturato questo diritto …   Invece, su pressioni del sindacato Cisal, si è parlato, i maniera demagogica,  di dare il terzo livello a tutti i capi squadra. I vertici della Gh  hanno detto chiaramente che, visto la crisi che si sta attraversando, questo è un problema che potrà essere affrontato dopo le elezioni. Che cambia se vince Ingroia, il M5s, oppure, cosa molto difficile, il partito di Renatino?  Aspettiamo con anzia un documento (come quello fatto sotto le feste di natale e che aveva come mittente il dg della Gesap) della triplice  sindacale di encomio nei confronti dei vertici della gh Pmo.    

martedì 22 gennaio 2013

Azionisti Alitalia alla resa dei conti

[Parlare alcuno di sé medesimo, pare non lecito. E ancora la la propria lode e il proprio biasimo è da fuggire, sì come fare falsa testimonianza; però che non è uomo che sia di sé vero e giusto misuratore,  tanto la propria carità ne inganna. Dante Alighieri] È  in programma oggi il primo incontro tra i vertici di Alitalia e i maggiori soci, tra cui Air France, dopo la scadenza del lock-up. Si riunisce infatti il comitato esecutivo della compagna, che ha all'ordine del giorno la ratifica dello spin off delle Mille Miglia, ma che sarà probabilmente anche l'occasione per fare un punto sulla situazione. Al momento, a quanto si apprende, la situazione sembra in stand by, sia per l'atteggiamento prudente da parte degli azionisti sia per la situazione politica italiana tra campagna elettorale e attesa di un governo eletto. Sembra improbabile che qualche decisione arrivi prima della nascita di un nuovo esecutivo. Tanto più che Air France-Klm, che rimane la pista privilegiata (la fusione con la compagnia franco-olandese è considerata un naturale sviluppo delle cose), ha chiarito nelle settimane scorse di non avere mezzi per fare acquisizioni. I soci italiani intanto tengono i contatti ma sembrano mantenere una linea attendista, per capire prima quali offerte ci sono sul piatto. Si starebbe anche lavorando alla possibilità di fondere insieme più quote degli azionisti tricolori (la cordata è frammentata in 21 quote più o meno piccole) per rafforzare la loro posizione.  Il trasporto aereo italiano mostra un “generale stato di sofferenza”. È  quanto emerge dall'analisi condotta dal cda dell'Enac sulla situazione economico-finanziaria delle compagnie aeree nazionali.  Quanti milioni di euro spendiamo per avere una così attenta analisi? Anche i minori accompagnati sonno che il settore aereo è in forte crisi. “Tale situazione - precisa l'Enac - ancorché non desti preoccupazione in termini di operatività dei vettori aerei, giustifica un innalzamento del livello di attenzione nell'ottica della prevenzione finalizzata al mantenimento delle condizioni patrimoniali degli operatori”. 


Ryanair apre il fronte sud orientale in Sicilia


[Dove si arriverebbe  se si volesse essere un pò più intimi? In amore la pipì è d’oro. J. Renard] Continua a crescere la fetta di passeggeri che sceglie Ryanair in Italia. Nel 2012 la compagnia low cost ha chiuso a quota 22,1 milioni, in aumento rispetto ai 20,3 dell'anno precedente e per il 2013 prevede una crescita in Italia del 10% fino a 24 milioni di passeggeri. E il contenzioso con il fisco italiano “non ostacolerà la crescita di Ryanair”. Parola di Micheal O' Leary, ad di Ryanair. L'avanzata del vettore irlandese è trainata, secondo O' Leary “dalle nuove rotte, dalle tariffe più basse e dalle difficoltà di compagnie come Alitalia e Meridiana. Da quando la legge è cambiata, lo scorso anno - ha spiegato l'ad - i nostri dipendenti pagano le tasse qui in Italia”. 80 rotte per l'estate con le novità Catania, Kalamata (Grecia), Knock (Irlanda) e Malta.  In riferimento a Catania Fontanarossa  quanto costerà alla Sac l’accordo con Ryanair? Ci fanno sapere che il gestore di Catania non uscirà un euro, sarà ma non ci credo. È  questo il piano di Ryanair per Orio al Serio in vista dell'estate 2013 presentato dall'amministratore delegato della compagnia Michael O'Leary. Per l'occazione il vettore mette ha disposizione posti a partire da un prezzo scontato per viaggiare a febbraio e a marzo sul  network europeo. Ryanair comunica il nuovo collegamento da Trieste per Alghero, che sarà operativo dall'1 aprile 2013. Il vettore prevede di trasportare circa 30.000 passeggeri nel primo anno di operatività.  Annunciati  a Roma, da Michael O'Leary i nuovi collegamenti da Ciampino che saranno operativi dal prossimo aprile, nello specifico Brema, Corfù, Cuneo e Fez. “Queste nuove rotte – ha sottolineato O'Leary - contribuiranno ad aumentare ancora il traffico passeggeri da Ciampino dove dovrebbero transitare 4,2 milioni. Ryanair – ha sottolineato il manager – sosterrà così, compreso l'indotto, 4.200 posti di lavoro sull'aeroporto di Ciampino”. Alla domanda se la compagnia irlandese intende espandersi in Nord Africa, alla luce dei nuovi collegamenti su Marrakech e Fez, il ceo di Ryanair ha dichiarato: “Abbiamo 5 rotte che vorremmo aprire in Nord Africa, ma a causa della mancanza di slot da Ciampino, dobbiamo per ora soprassedere”. 

M5s contro la triplice sindacale


[Il riso non priva il colpevole né della vita né dei beni, ma gli toglie le forze perché, temendo il riso, l'uomo è trattenuto dal fare cose delle quali nessuna forza l'avrebbe saputo trattenere. N.V. Gogol] Prosegue senza soste la campagna elettorale, lo Tsunami tour,di Beppe Grillo per il Movimento 5Stelle. Proprio dalla città dei Sassi l’ispiratore del M5S ha voluto ribadire la sua posizione sulla funzione del sindacalismo in Italia, un attacco alla triplice che già aveva fatto molto rumore nei giorni scorsi. I sindacati "esattamente come i partiti, hanno partecipato allo sfacelo di questo Paese", portando avanti la tesi di assegnare la proprietà delle aziende ai lavoratori stessi: “Come succede in altri Paesi, come la Germania e gli Stati Uniti, i lavoratori devono entrare nei cda per decidere sulla sicurezza e sulla prevenzione: così non è morto più nessuno sul lavoro”. Tutto questo succede già a Punta Raisi. I rappresentati sindacali della triplice sono “presenti” nel cda della Gesap e della controllata Gh e appoggiano tutti gli errori del management del gestore Gesap. Addirittura a Natale preparano la lettera dove ringraziano il dg della Gesap che ha pagato la tredicesima e lo stipendio in anticipo. Se Grillo è un comico come possiamo definire i validi e coraggiosi rappresentati della triplice aeroportuale? Parole d’ordine già memorizzate da tempo in paesi dal capitalismo avanzato come Usa e Germania, ma che in Italia vengono percepite come eresie pronunciate da un estremista marxista-leninista. Gli stessi concetti un Grillo più grillino che mai li aveva esposti tre giorni or sono in quel di Brindisi, suscitando reazioni sconcertate e rabbiose: "Voglio uno Stato con le palle, eliminiamo i sindacati che sono una struttura vecchia come i partiti politici. Non c'è più bisogno dei sindacati. Le aziende devono essere di chi lavora". I sindacati chiamati in causa, al fine di difendere posizioni di rendita e privilegi decennali, non hanno potuto fare a meno di consegnare alla stampa le loro parole di biasimo. La triplice sindacale è responsabile esattamente come i partiti della situazione economica attuale. Dirlo fa scandalo? Affermare che i maggiori sindacati sono allineati ai partiti di riferimento è come gridare “il re è nudo”. I sindacati minori e la Fiom hanno cercato come hanno potuto, sbertucciati, emarginati dai tavoli di discussione, di rappresentare i diritti dei lavoratori che oggi di diritti non ne hanno più. Sono gli unici che si possono salvare. Si può sussurrare che se la difesa dei lavoratori era l'obiettivo della triplice, allora la triplice ha clamorosamente fallito? Oggi rappresenta solo un baraccone, un interlocutore privilegiato dei governi che hanno massacrato la dignità, la sicurezza, i diritti sociali, la salute acquisiti a caro prezzo da lotte che sono durate decenni.Le aziende, le fabbriche devono appartenere in parte a chi ci lavora. Non è utopia. È già successo e succede. Chi viene assunto deve poter diventare azionista, con una piccola quota data dalla società.

Continua lo scontro tra Alitalia e easy Jet


[Lo sport è un figlio del progresso e contribuisce già per conto suo all'istupidimento della famiglia. K. Kraus] Udienza, oggi, del Consiglio di Stato chiamato ad esprimersi, nei prossimi giorni, sulla cessione degli slot da parte di Alitalia alla compagnia low cost EasyJet. I giudici, a novembre, avevano sospeso la sentenza del Tar del Lazio, che chiedeva la cessione degli slot sul collegamento Milano-Roma, impugnata da Alitalia. Secondo un'indagine citata dalla EasyJet, “gli italiani dicono no al monopolio sulla rotta Linate-Fiumicino”. Un maxi-risarcimento da 3 miliardi di euro, è quanto lo Stato si accinge a chiedere agli ex manager dell’Alitalia, Francesco Mengozzi e Giancarlo Cimoli, ma anche a presidenti, consiglieri e dirigenti che hanno gestito la compagnia di bandiera tra il 2001 e il 2007 prima che sprofondasse in un disastro senza ritorno. In tutto 17 persone. Lo ha deciso il procuratore regionale della Corte dei conti del Lazio, Angelo De Dominicis, a conclusione di un’indagine avviata nel 2011 sul danno erariale prodotto da una bancarotta da 4 miliardi di euro, come emerge dalle carte del liquidatore Augusto Fantozzi.

Oggi si vota, vincerà Yacov Perry?

[Se uomini e donne cominciassero a vivere i loro effimeri sogni, ogni fantasma diventerebbe una persona con cui cominciare una storia d'insegnamenti, di finzioni, di malintesi, d'urti, di espressioni, e la giostra delle fantasie si fermerebbe. Italo Calvino] I palestinesi sono il 20% della popolazione israeliana, la più grande minoranza del Paese. Nonostante questo hanno una limitata rappresentanza alla Knesset, il parlamento dello Stato ebraico. L’andare a votare è considerato per molti arabi israeliani come una contraddizione, infatti gran parte delle loro famiglie vive nei Territori Occupati Palestinesi. Una delle poche città israeliane a maggioranza araba è Jaffa, uno dei più antichi porti del mediterraneo. Il centro urbano è stato inglobato dalla crescita di Tel Aviv, ora i suoi abitanti sono considerati israeliani, ma loro si sentono palestinesi. Il 22 gennaio Israele si recherà alle urne per rinnovare la Knesset, i partiti arabi chiedono una massiccia presenza alle urne, per contrastare l’avanzata dell’estrema destra. “A mio giudizio il governo Netanyahu è l'esecutivo più antisionista che Israele abbia mai avuto. Sta facendo di tutto perché non ci siano due stati, ma uno solo”. Parola di Amos Oz che in un incontro con accademici possibili elettori del partito di sinistra sionista Meretz (di cui lo scrittore è un sostenitore) ha attaccato sia il primo ministro sia i laburisti di Shelly Yacimovich. Oz ha criticato la politica di Netanyahu nei confronti di Abu Mazen che “rafforza sempre di più Hamas”. A completare un quadro già sufficientemente fosco, portano una certa inquietudine a Gerusalemme anche le vicende siriane che finora hanno coinvolto solo le alture del Golan a causa di colpi finiti oltre confine. E la Giordania con cui esiste un trattato di pace è scossa da proteste contro la casa regnante: nel Paese metà della popolazione è palestinese. Israele non si troverebbe, letteralmente, in questo mare di guai se avesse fatto almeno qualche progresso il processo di pace coi palestinesi per arrivare alla soluzione ovvia dei due Stati per i due popoli. La mossa di Abu Mazen di rivolgersi all'Onu per vedersi riconosciuto lo status di Paese non membro, a qualunque risultato pratico porti nel futuro, è frutto della disperazione per uno stallo di cui Bibi Netanyahu è largamente responsabile, visto che ha creduto che fosse preferibile procedere con uno status quo che ha deteriorato i rapporti nella regione. “La sinistra cerca di unirsi, mi vuole abbattere”: questa le denuncia dal premier Benyamin Netanyahu nel commentare il tentativo di tre forze politiche rivali di coalizzarsi. La leader laburista Shelly Yehimovic e i dirigenti dei partiti centristi Yesh Atid (Yair Lapid) e Tnua(Tzipi Livni) discuteranno la possibilità di formare un blocco politico in funzione anti-Likud. È proprio per rilanciare un dialogo politico con la controparte che ha voluto scendere in campo alle prossime elezioni, nel partito centrista di Yair Lapid, un personaggio prestigioso come Yacov Perry, ex capo dello Shin Bet, l'agenzia di intelligence interna, e presidente fino a ieri della Conferenza sulla sicurezza che ha presentato alla Fiera di Tel Aviv le nuove tecnologie del settore. Dall'alto della sua enorme esperienza, Perry è convinto che una soluzione duratura per Israele non può essere militare ma politica. E fa un esempio proprio a partire da “Iron Dome”, la cupola di difesa antimissile: “è una fantastica invenzione ma non può coprire tutto il territorio. Ad esempio una batteria che stava nell'area attorno a Gaza abbiamo dovuto spostarla per proteggere il porto di Haifa (infrastruttura cruciale e a portata dei missili di Hezbollah, ndr.)”. Israele dispone attualmente di cinque batterie di missili per “Iron Dome” che costano 50 milioni di dollari ciascuna (il prezzo di ogni missile intercettore è di 62 mila dollari), prevede di arrivare ad averne 13. E non sarebbero comunque sufficienti per proteggere l'intero Paese che ormai è a rischio. Senza contare che alcuni razzi sfuggono persino a quel sofisticato e prodigioso sistema che forse non funzionerebbe nemmeno contro gli eventuali ordigni lanciati dall'Iran se dovesse deflagrare il conflitto. Già, l'Iran. Le urgenze immediate hanno lasciato sullo sfondo che è sempre quello l'incubo maggiore: il programma nucleare di Teheran, l'attacco per impedire che abbia la bomba se dovesse avvicinarsi alla riuscita, la controffensiva degli ayatollah. Dunque andrebbe messa in conto, secondo Perry, una massa enorme di denaro anche per la costruzione di rifugi, la fortificazione di pressoché tutte le case attualmente esistenti perché reggano l'urto degli ordigni. Ma si può vivere in questo modo? A gioco lungo no. Per questo Perry rilancia: “Dobbiamo essere così forti da prendere l'iniziativa e sederci a un tavolo a discutere. Il negoziato può durare anche anni, so che non è facile ma non abbiamo via d'uscita. È nell'interesse di entrambi i popoli, noi e i palestinesi. E io confido anche nella spinta delle giovani generazioni delle due parti”. Chiunque vinca le elezioni del 22 gennaio, oltre ad aprire la carta geografica per rendersi conto di dove sta seduto, dovrà anche alzare la cornetta, chiamare la Muqata di Ramallah, sede del presidente palestinese, e dire: “Parliamo?”

Buco nei conti ellenici


[Primavera araba,estate europea, autunno americano … Striscione degli studenti della New School al corteo di Foley Square] Forti disaggi anche oggi per gli abitanti di Atene, a causa di un nuovo sciopero di 24 ore indetto dai lavoratori della metropolitana e dell'astensione dal lavoro dei lavoratori degli altri mazzi di trasporto pubblico della Capitale. I treni urbani e i tram resteranno fermi dalle ore 12.00 alle ore 16.00, mentre gli autobus e i filobus, resteranno nel garage dalle ore 11.00 alle ore 17.00. Il debito greco “non è sostenibile” senza “trasferimenti diretti nel budget greco da parte della Ue”, che “si è impegnata in tal senso a dicembre”: lo ha detto Poul Thomsen, inviato del Fmi. “Noi vediamo un buco nei conti” per gli obiettivi che deve raggiungere la Grecia e “gli europei devono riempirlo”, ha aggiunto. La Grecia non avrà bisogno di introdurre nuove misure di austerity se introdurrà le concordate riforme strutturali. Lo ha dichiarato al quotidiano Kathimerini, il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, sottolineando che se le professioni non vengono aperte, gli ostacoli alla crescita non rimossi e non viene migliorato il sistema fiscale allora potrebbero servire nuovi tagli. “La Grecia ha il futuro nelle sue mani”, ha sottolineato. Nasce la nuova Hellenic Postbank e si presenta con un piano che punta alla riduzione del 30% del monte stipendi. Il management della banca nata dalla divisione dell'istituto in due parti, una sana e una che verrà liquidata, ha spiegato che presenterà un piano per pensionamenti volontari per i 3.200 dipendenti, fra i quali verranno comunque tutelati quelli a basso reddito. A Bruxelles è la prima riunione dell'anno, ma l'agenda si presenta già molto fitta. Oltre alla nomina del nuovo presidente, l'Eurogruppo dovrà affrontare la questione Grecia e fare i conti con le nuove paure che arrivano da Cipro, con il governo ormai a corto di liquidità. Senza dimenticare la definizione del meccanismo di ricapitalizzazione delle banche, attraverso il Fondo Salva Stati permanente, il cosiddetto Esm. Sulla nomina del successore di Juncker, che lascerà come da programma e senza aspettare che i 17 trovino un ampio accordo sul suo sostituto, la Germania ha spinto per il favorito, nonché unico candidato ufficiale: il ministro delle Finanze olandese, Jeroen Dijssembloem. Il via libera al salvataggio di Cipro sta per subire un nuovo rinvio, questa volta di due mesi. È quanto riporta il Financial Times online, citando i “crescenti disaccordi su come ridurre il costo degli aiuti ad un livello gestibile per il governo altamente indebitato”. Il rinvio, comunque già dato quasi per scontato, sarebbe ora confermato da fonti ufficiali al Financial Times. Bisognerò quindi attendere l'esito delle prossime elezioni cipriote, da parte sua aveva detto di “sperare di raggiungere un consenso” e di guadagnare “la fiducia” dei colleghi, con l'intenzione di incominciare subito a lavorare. C'é infatti ora la spinosa questione del salvataggio di Cipro, su cui ha però voluto glissare. Juncker, alla sua ultima riunione dell'Eurogruppo, ha ammesso di provare “un pò di malinconia, ma soprattutto sollievo”. Degli otto anni passati alla guida dei ministri delle finanze dei paesi dell'eurozona, l'ultima metà sono stati gli anni di fuoco della crisi finanziaria ed economica che si è abbattuta sulla moneta unica e i suoi stati membri. 

domenica 20 gennaio 2013

Nick 'O Mericano resiste

[Noi dietro, noi celati è ambascia estrema: un assassinio in stanza \è men tremendo. Emily Dickinson] “Abbiamo chiesto anche a Cosentino di fare lo stesso atto di generosità anche se a fare queste richieste ci sentiamo male perché sono fatte a persone che stimiamo che sono perseguitate dai giudici. Ancora non posso dire se è fuori. La sua posizione è ancora sub judice”, afferma Silvio Berlusconi a L'Intervista su SkyTg24. “Dell'Utri e Scajola” sono sicuramente fuori dalle liste, “probabilmente anche Milanese e Papa”. Volgerà a termine anche l'indagine sulla sulla società Sogei. Questa inchiesta riguarda una serie di appalti affidati dalla società di informatica controllata dal tesoro. Il tutto, grazie alle pressioni di Marco Milanese. Il 29 gennaio ci sarà la prossima udienza per Marco Milanese, ex parlamentare del pdl e braccio destro di Giulio Tremonti, accusato di finanziamento illecito per la vendita alla società Eurotech di uno yacht. Secondo l'accusa la contropartita chiesta avrebbe riguardato la nomina di Fabrizio Testa a presidente di Technosky, controllato da Enav. Quanto a Cosentino, la sua posizione è “ancora sub iudice”, dice Berlusconi. "Non mi faccia rispondere su questo fatto. Scajola ha fatto una dichiarazione, dicendo di volersi sottrarre ad un giudizio. È stata una sua scelta, direi generosa, di non candidarsi”. Entro l'anno potrebbe finire anche il processo contro Claudio Scajola, accusato di finanziamento illecito in riferimento dell'abitazione in via del Fagutale, vicino al Colosseo. Secondo l'accusa quella casa fu pagata, ad insaputa dell'ex ministro, con i soldi dell'imprenditore della cricca del g8, Diego Anemone, per un valore di 1,1 milioni di euro. “Non intendo ritirare la mia candidatura”. È la risposta del deputato campano del Pdl Alfonso Papa. Il 28 marzo ci sarà la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio per gli indagati della P3: Marcello Dell'utri, Denis Verdini e Flavio Carboni. L'accusa è di avere creato una loggia, sotto il modello della vecchia P2, che riuscisse a inferire non solo negli affari dell'eolico, ma anche nelle decisioni della consulta, csm e cassazione. I reati contestati vanno dalla dalla violazione della legge Anselmi, all'associazione a delinquere, corruzione e abuso d'ufficio.  

Alle urne con il terrore


[Si inoltrò nella jungla, dove la mano dell'uomo non aveva mai messo piede. Emilio Salgari] Far partecipare un palestinese al voto per le elezioni politiche in Israele grazie a quello messo a disposizione da un elettore israeliano: c'è anche questa piccola iniziativa, promossa da un gruppo dell'ultra sinistra israeliana, nella vigilia elettorale. Un voto al quale, peraltro, hanno diritto circa un milione di arabi israeliani, ovvero il 20% del corpo elettorale. L'appello è stato pubblicato in arabo per esortare al voto gli arabi e frenare la vittoria delle destre. Perché non c'è solo Gaza. Se negli arsenali della Striscia ci sono 20 mila missili, almeno il doppio (per gli americani addirittura 50 mila) dimorano in sonno, ma fino a quando?, nei bunker degli Hezbollah libanesi nella fascia a sud del fiume Litani, dove, è bene ricordarlo, ci sono anche i soldati italiani su mandato dell'Onu, dopo il cessate il fuoco che ha congelato la guerra il 14 agosto 2006. Da allora solo qualche sporadico tiro e piccole scaramucce d'assaggio. Ma non bisogna dimenticare lo schema già usato sei anni fa: tensioni a Gaza e rapimento del soldato Gilad Shalit e, subito dopo, pioggia di razzi dal Libano per impegnare Tsahal su più fronti. Lo sceicco Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, non ha mancato di fare sentire la sua voce dagli altoparlanti di uno stadio gremito: “Israele è oggi più fragile della tela di un ragno. Se è stata scossa da una manciata di Fajr 5, come gestirebbe le migliaia di missili che colpiranno Tel Aviv e oltre in caso di attacco al Libano?” Gli attacchi si sa, possono essere provocati, come fu in passato e lo sceicco sa di cosa parla. Non solo ha gli stessi Fajr, ma anche gli Scud D, evoluzione degli SS1 a corto raggio di produzione sovietica, e con quelli minaccia l'intero Stato ebraico, salvo l'estremo lembo meridionale che affaccia sul Mar Rosso. Della stessa gittata anche gli M-600, una variante di produzione siriana dei Fateh-110 iraniani. Le vie delle armi sono infinite. Se Hezbollah si approvvigiona via terra attraverso la dorsale sciita che ha origine a Teheran, quelle per Gaza hanno la stessa origine in Iran, volano smontati in pezzi fino in Sudan da dove risalgono l'Africa attraverso il Sinai fuori da ogni controllo statuale. Non a caso esiste il forte sospetto che aerei israeliani abbiano bombardato proprio un deposito nei pressi di Khartum nonostante la notizia non sia stata mai confermata né smentita.

sabato 19 gennaio 2013

Emorragia passeggeri a Punta Raisi


[Ahimè!, disse il vecchio nobile uscendo dal vespasiano. L'uomo è come un tempio. Quando la colonna è spezzata il tempio crolla, e le donne non vengono più all'altare. J. Renard] Anno 2011 numero di movimenti in arrivo e partenza : 46.650  con numero totale di pax in arr e dpt: 4.988.832. Anno 2012 numero di movimenti in arrivo e partenza:41.180 con numero totale di pax in arr e dpt: 4.605.359. Sono esclusi i dati dei passeggeri di aviazione privata, quindi non commerciale , ma che di norma di aggirano tra i 6.000 e 8.000 passeggeri annui. Se si confrontano i dati di assoaeroporti siamo ben lontani!!!!!! Dati sono reali e certificati come da piani di carico!!!!! Perché gonfiare i numeri? Perché dichiarare che Palermo è in crescita quando in realtà c'è stato una perdita del 8% circa????

Offensiva di terra rinviata a dopo le elezioni?


[… darò notizie di questo mio involontario soggiorno sulla terra, dove una notte caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna d'olivi saraceni affacciata agli orli d'un altipiano d'argille azzurre sul mare africano. Luigi Pirandello] L'ex premier centrista Ehud Olmert è tornato ad attaccare la politica dell'esecutivo Netanyahu. “L'attuale governo - ha detto, secondo quanto riportano i media - rigetta la pace e non è interessato all'accordo” con i Palestinesi. Olmert - non candidato alle prossime elezioni - si è poi chiesto riferendosi alle tensioni tra gli Usa e Israele se “è nei nostri interessi affrontare pubblicamente l'uomo più potente al mondo, che è impegnato nella lotta contro l'Iran?”. Circa 250 attivisti palestinesi del Movimento non violento di resistenza contro l'occupazione, affiancati da pacifisti israeliani, hanno eretto in queste ore nella zona E1 - lembo di terra tra Gerusalemme est e l'insediamento ebraico di Maale Adumim, in Cisgiordania - un accampamento di 40 tende. Protestano contro il recente progetto del governo Netanyahu di costruire in zona 3.000 nuovi alloggi per coloni: progetto denunciato dall'Anp e condannato della comunità internazionale. L'esplosione di un ordigno non lontano dalla sede del ministero della Difesa israeliano ha provocato a Tel Aviv il ferimento di sette persone, quasi tutte non gravi. L''ordigno era stato collocato a quanto pare sotto una vettura parcheggia. La polizia propende per la pista di un regolamento di conti in seno alla criminalità organizzata locale, senza collegamenti quindi con ipotetiche matrici terroristiche palestinesi. Il mancato segnale d'attacco alle truppe sta costando caro tuttavia al premier Benjamin Netanyahu. Aveva toccato il picco di popolarità quando ha mosso l'aviazione ed è in rapida discesa dopo lo stop. L'ultimo sondaggio pubblicato dal quotidiano “Maariv” accredita al suo partito, il Likud, e agli ultranazionalisti di Israel Beitenu del ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, con cui si è alleato, 37 seggi contro gli attuali 42. L'intera coalizione di governo resterebbe maggioranza seppur più debole. Crescono i laburisti di Shelly Yachimovitch che erano diventati pressoché insignificanti (da 13 a 22), crolla Kadima, la creatura di Ariel Sharon (da 28 a 2) e infatti la sua esponente di spicco Tzipi Livni vara un'altra formazione. Si è concluso senza alcun risultato operativo il vertice fra tre liste di centro-sinistra convocato la scorsa notte per formare un blocco anti-Likud a pochi giorni dalle elezioni politiche israeliane. La leader del partito laburista Shelly Yehimovic e gli esponenti centristi Tzipi Livni (Tnà) e Yair Lapid (Yesh Atid) hanno constatato di avere ancora approcci diversi di fronte alla prevedibile vittoria elettorale della lista di Likud-Beitenu di Netanyahu e Lieberman. Mentre esce di scena Ehud Barak, il ministro della Difesa ed ex premier, il soldato più decorato della storia di Israele, che ha deciso di ritirarsi e di offrire semmai la sua preziosa consulenza a chi siederà sulla poltrona che scotta. Un totale rimescolamento e un'incertezza che non fa bene a un Paese bisognoso di una limpida e forte guida per affrontare le sfide decisive che lo aspettano. 

venerdì 18 gennaio 2013

Campagna elettorale a Punta Raisi

[La fedeltà è più forte del fuoco. J. Evola] Dore Misuraca, uomo forte del pdl in Sicilia, avrebbe chiesto a Francesco Saverio Romano, leader nazionale del Pid, la testa del consigliere della Gesap Mimmo Di Carlo. I tre si troverebbero a Roma, per puro caso, per mettere a posto le liste elettorali; Di Carlo, che è uomo di apparato, sa che questo, e non solo, è il conto che si paga quando sei piccolo a livello nazionale e scendi a patti con altri. Il posto alla Gesap è stato promesso al consigliere della provincia Giuseppe Di Maggio, uomo di Dore Misuraca. In questa vicenda il bello è che il pdl, non solo in Sicilia, è convinto di vincere riportando Berlusconi alla vittoria. E non solo ma anche è convinto di stravincere alla provincia di Palermo azionista di maggioranza della della Gesap. Chi vive di speranze disperato muore. Liste pulite, “un’occasione mancata”, come dice Anna Canepa, magistrato della Direzione nazionale antimafia e vicepresidente dell’Anm. Perché “gli inquisiti candidati”, spiega a Repubblica, sono “un pugno alla questione morale“. Le candidature dei Dell’Utri, dei Cosentino, dei Verdini, dei Crisafulli, rispettano i dettami di una legge “che non ha risolto il problema”. Della questione morale, al di là della norme, dovrebbero farsi carico i partiti, conclude il magistrato. Il 2013 potrebbe essere l'anno della conclusione del primo processo a carico di Nicola Cosentino, il deputato ed ex sottosegretario pdl all'economia in cerca di ricandidatura in parlamento imputato di concorso esterno in associazione camorristica. Dal 2011 è in corso a Santa Maria Capua Vetere il dibattimento che sta vagliando le accuse di collusione con il clan dei casalesi nel business dei rifiuti. Nelle prossime settimane verranno sentiti un pentito e un ex parlamentare ds. Difficilmente vedrà la fine il suo secondo processo, relativo alle pressioni per far ottenere finanziamenti per la realizzazione di un centro commerciale nel casertano di imprenditori vicini alla camorra. La prima udienza è in calendario il 23 gennaio. ”Gli impresentabili del Pdl sono già lì pronti a ripresentarsi. Bisogna mettere all’indice tutti coloro che dicono che non candideranno rinviati a giudizio e condannati e poi lo fanno”. Lo dice il leader di Fli, Gianfranco Fini, a “Sessanta minuti” su Gr Parlamento Rai, aggiungendo: “Io sono stato espulso dal Pdl perché dicevo che non bisognava parlare di complotto ogni volta che c’era un condannato del partito. Ciò non vuol dire essere giustizialisti, ma se si è rinviati a giudizio è meglio stare fermi un giro. In tutte le liste che sostengono Monti noi abbiamo escluso i rinviati a giudizio, siamo andati oltre ciò che la legge impone”. E invece passata l’epoca dei proclami seguiti allo scandalo Fiorito e ai tanti casi simili che hanno segnato l’ultimo anno, arrivati al dunque della formazione delle liste pare proprio che gli impresentabili saranno presentati. Soprattutto – ma non solo – nel Pdl. E soprattutto la Campania, una delle tre-quattro regioni chiave della battaglia per il Senato, dove fare a meno delle preferenze di un big come Nicola Cosentino potrebbe costare caro, nonostante l’ex sottosegretario all’Economia sia stato oggetto di due richieste d’arresto (respinte dalla Camera) e il gip di Napoli Egle Pilla lo abbia definito in una delle ordinanze di arresto “il referente politico nazionale del clan dei Casalesi”. E allora vengono cancellate con un colpo di spugna le promesse di pochi mesi fa, quando il segretario Angelino Alfano poneva le su condizioni per presentarsi alle primarie (che non si sarebbero mai fatte): se ci saranno candidati inquisiti “non ci sarò io”. Imminente l’annuncio delle candidature di Cosentino e di Marcello Dell’Utri, al Senato, e di Marco Milanese imputato a Roma per finanziamento illecito nell’ambito del processo sugli appalti Enav e indagato a Milano per corruzione nell’inchiesta sul presidente di Bpm, Ponzellini. Alla manifestazione elettorale del Pdl a Napoli erano in prima fila non solo Cosentino, ma anche Alfonso Papa, finito in carcere durante la legislatura. “Abbiamo letto le carte processuali di Cosentino – spiega il commissario del Pdl campano, il magistrato Nitto Palma – e vi è un impianto accusatorio non accettabile”. Si valuterà “caso per caso” la situazione dei vari inquisiti, aggiunge Palma, ma “se non troveremo elementi di supporto” a un eventuale rifiuto della candidatura, “assumeremo la relativa decisione assumendocene le responsabilità”. E per Cosentino, prosegue, non sembra che l’impianto accusatorio possa essere sufficiente a dire a no a un suo ritorno in Parlamento. Ma all’interno del fronte berlusconiano non mancano le resistenze: “Sono garantista, ma in politica ognuno dovrebbe capire quando fare un passo indietro”, dice ancora a Repubblica il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro. Che nel caso Cosentino vede “un’oggettiva situazione di incompatibilità politica”. Diversa la posizione di Altero Matteoli, anche lui presente alla manifestazione elettorale campana: cassare solo con i candidati passati in giudicato (regola che però sembra non valere per Marcello Dell’Utri, che oltre a essere imputato di concorso esterno in associazione mafiosa ha una condanna definitiva per false fatturazioni). Quanto a Dell’Utri, non è detto che il suo nome porti voti, in un’eventuale candidatura nella Sicilia – altra regione chiave nella lotta per il Senato – appena passata a Crocetta. Nell'isola è invece il pd a non voler Crisafulli ripreso in un incontro con il boss dell’ennese nel corso di un’inchiesta antimafia. Sul fronte centrista, è tensione tra Massimo Donadi e Bruno Tabacci su un’eventuale alleanza con Raffaele Lombardo, l'ex presidente della regione siciliana è indagato per concorso esterno. L’ex Idv punta “davvero a liste pulite” e dice no. E l’ex governatore dirotta sul Pdl. “La verità – incalza Casini – è che nelle liste i partiti ci hanno messo davvero di tutto”.