giovedì 29 novembre 2012

Sas taglia 800 posti


[Forse solo in paradiso l’umanità vivrà solo per il presente, finora è sempre vissuta d’avvenire. A. Cechov] La compagnia aerea scandinava Sas ha annunciato il taglio di 800 posti di lavoro e un piano di dismissioni - tra cui la divisione norvegese di Wideroe - per far fronte alla crisi finanziaria. Sas punta a risparmi per 3 miliardi di corone (440 milioni di dollari) e ha dichiarato che punta a chiudere un accordo con i sindacati  altrimenti la compagnia si troverà  “in una situazione molto grave”. Dalla cessione di asset, Sas prevede di incassare altri 3 mld di corone. Saranno 45 le nuove rotte che Sas introdurrà nel suo network per l'anno prossimo. Per quanto riguarda l'Italia, la compagnia aggiungerà durante l'estate voli diretti da Palermo e Cagliari verso le capitali scandinave e, a partire dal sei aprile, anche una rotta valida tutto l'anno che collega Roma a Helsinki. Inoltre, il vettore aumenterà anche la frequenza degli attuali voli per diverse rotte nazionali ed europee. Le nuove tratte di avranno come bacino di prevalenza l'Europa Centrale, anche se non mancano tratte intercontinentali come la Copenaghen-San Francisco. La compagnia aerea brasiliana Gol ha annunciato oggi la chiusura della controllata low cost Webjet e il licenziamento di 850 dei 1.500 dipendenti. Lo ha annunciato il presidente della Gol, Paulo Kakinoff, il quale ha precisato che gli altri 650 dipendenti saranno assorbiti dalla compagnia aerea, la seconda del Brasile. “La prima misura sarà  la cancellazione delle operazioni di volo”si legge in un comunicato della compagnia.

Appalti Enav, Selex patteggia.


[Avventura oggi significa ritrovare la via verso il silenzio e la calma di mille anni fa. Pico Iyer] La società Selex Sistemi integrati ha concordato il patteggiamento con la procura di Roma nell’ambito della vicenda giudiziaria legata agli appalti Enav, Ente nazionale di assistenza al volo. L’accordo trovato tra gli amministratori della società controllata da Finmeccanica e il pm Paolo Ielo prevede che due milioni di euro (di cui uno destinato all’Enav) vengano restituiti a titolo di  risarcimento. Nei confronti di Selex, il cui ex amministratore delegato,Marina Grossi è stato recentemente rinviato a giudizio,non sono state applicate misure interditive alla luce del risarcimento e della confisca effettuata e dei buoni modelli organizzativi messi in atto dalla nuova amministrazione. Per questa vicenda affronterà un processo anche l’ex direttore commerciale di Selex, Manlio Fiore. Il filone di inchiesta riguarda episodi di corruzione che portarono all’arresto, nel novembre dello scorso anno, tra gli altri, anche dell’allora amministratore delegato di Enav, Guido Pugliesi.

mercoledì 28 novembre 2012

La Grecia senza medicine


[Le menti creative riescono a sopravvivere anche ai peggiori sistemi educativi. Anna Freud] I malati greci stanno facendo i conti già da settimane con grosse difficoltà per trovare un centinaio di medicine delle farmacie del Paese a causa della mancanza di rifornimenti mentre i medici dell'ospedale Tzaneio del Pireo hanno reso noto di aver finito le scorte di farmaci antiretrovirali e quindi di non poterli più somministrare ai pazienti affetti da HIV, il virus dell'Aids. Theodoros Abatzoglou, capo dell'Associazione dei Farmacisti panellenici, ha reso noto che si registrano carenze di medicinali parziali, o in alcuni casi complete, in gran parte perché le aziende farmaceutiche che producono in Grecia preferiscono esportare i loro farmaci perché ottengono profitti maggiori in quanto la spesa pubblica per i medicinali  è stata drasticamente ridotta. Un'impasse del sistema dell'assistenza sanitaria nazionale ha portato anche all'impossibilita' per l'Istituto ellenico per l'assistenza sanitaria (EOPYY) di onorare i propri debiti con i farmacisti i quali non sono più in grado di ricevere i rifornimenti di medicinali da parte dei fornitori perché questi ultimi chiedono di essere pagati in anticipo. Abatzoglou ha affermato che l'EOPYY deve ancora rimborsare alle farmacie 120 milioni di euro per il mese di agosto e 125 milioni per settembre. Inoltre devono ancora essere saldate fatture per circa 300 milioni di euro che riguardano il 2011.

martedì 27 novembre 2012

Anche Aramis si dimette?

[Un chirurgo dei tempi andati aveva preso questo motto: - Je le pensai, Dieu le guèrit -. "Io ci feci un pensiero, Dio lo guarì". L'analista dovrebbe sentirsi pago di qualcosa di simile. Sigmund Freud]  Mentre i conti della Gesap sono sempre più incontrollabili, tutti i consiglieri si stanno dimettendo perché, forse,consapevoli, della gravità della situazione. Uno solo sarebbe contento, convinto di essere un buon amministratore, Richelieu –Scelta non molla, disposto a tutto ma mai a dare le dimissioni. Il cda riunitosi oggi, infatti, non è stato dei più sereni e, dopo le dimissioni di Domenica Di Carlo, consigliere in quota Provincia, domani dovrebbero arrivare anche quelle di Dario Colombo, l'altro consigliere di Palazzo Comitini che però svolgeva anche le funzioni di amministratore delegato. Vito Riggio, capo dell’Enac, è tranquillo secondo lui in Gesap è tutto regolare, la gestione è eccellente, il manager della Gesap è certificato per fare dei master in tutto il mondo. Prof. Riggio, le faccio una domanda semplice e chiara, perché non dà le dimissioni? Per quale motivo l’estate scorsa lei era preoccupato per come era gestita la Gesap, ente gestore dello scalo di Palermo, minacciando di rivedere eventualmente il quarantennale. Oggi cosa è cambiato per non suscitare le sue preoccupazioni,che quest’estate sembravano legittime? Un terremoto che è l'ennesimo colpo di coda di uno scontro interno al cda che vede, per il momento, la Provincia fare due passi indietro. Colombo ha fatto mettere a verbale la sua intenzione di lasciare, in polemica con gli altri consiglieri, e tutto fa pensare che non sarà l'ultimo colpo di scena. Il cda era stato riunito per discutere della sostituzione di Di Carlo, per la convocazione dell'assemblea dei soci di Gh Palermo e per la richiesta del sindaco Orlando di una convocazione dell'assemblea di Gesap per sostituire gli attuali rappresentanti di piazza Pretoria, nominati però dal predecessore Cammarata. La discussione si sarebbe infiammata, però, sulla posizione di un responsabile di scalo che, distaccato nel 2008 a Gh Napoli, continuerebbe ad operare in Campania pur pagato da Gh Palermo per un compenso assai elevato che ha fatto gridare allo scandalo. Ma le grida questa volta sarebbero state così forti da far saltare il cda.

Sindacati – Gh Pmo: è guerra!

[Essere completamente onesti con se stessi è un buon esercizio. Sigmund Freud] Il tanto atteso incontro odierno sindacati – Gh Pmo per trovare l’accordo sulla Cigs  non ha trovato le condizioni per raggiungere un compromesso. Questa vertenza che sarà tra le più dure di tutto lo scalo palermitano ha già uno sconfitto, Natale Chieppa. Non è riuscito a convincere le organizzazioni sindacali a firmare permettendo alla Cisal di capeggiare la rivolta. Il capo di Chieppa ci dicono che è molto deluso e nervoso. La Uil e l’Ugl avrebbero firmato se avessero avuto alcune contropartite. La Cisl avrebbe firmato insieme a tutti gli altri. La Cisal, dopo il mandato di ieri pomeriggio a seguito dell’assemblea dei lavoratori, non firma, stessa identica posizione viene presa dalla Cgil. Basta poco per scatenare l’inferno. Per esempio la sera, nel torneo di calcetto aeroportuale, i ragazzi della Gh nel corso della partita contro la Ksm erano nervosi, contratti … segno di poca serenità, ogni pretesto era buono per protestare. Lo scontro in atto non è soltanto contro la Gh ma anche tra sindacati, prendiamo i due che non hanno firmato “per principio” in realtà si odiano e quando possono si buttano palate di letame vicendevolmente.  Ma siamo sicuri che uno dei due tradirà, la storia aeroportuale insegna, Giuda è sempre pronto a tradire non più per 30 euro ma per qualche stagionale. Da questo momento in poi se non si arriverà a un accordo per mandare 25 in Cigs con l’alternativa di 20 volontari, a gennaio dovrebbe scattare la cassa integrazione ordinaria, vera e propria macelleria sociale. In questo caso non occorrerebbe la firma del sindacato. Prepariamoci per il peggio. 

GdF in aeroporto


[Solo da vecchio ho scoperto quanto sia facile dire “non lo so” Somerset Maugham] Compie un altro passo avanti l’inchiesta sulla cessione da parte del Comune di Milano di quote Sea al fondo F2i di Vito Gamberale, indagato dalla Procura di Milano per turbativa d’asta. Negli uffici della società di gestione degli aeroporti milanesi di Linate sono arrivati gli uomini delle Fiamme Gialle, su ordine del procuratore aggiunto Alfredo Robledo, per acquisire una serie di documenti. Nell’inchiesta è indagato anche l’ex ad di Società Autostrade, e Mauro Maia, socio nel fondo per le infrastrutture. In questo ulteriore capitolo dell’indagine c’è una consulenza da circa 100 mila euro pagata non dal Comune di Milano ma da Sea alla Appeal Strategy & Finance srl, società di cui è presidente e azionista di riferimento Alessandro Profumo, ex ad Unicredit e ora presidente di Mps. Nel decreto di perquisizione si fa riferimento, infatti, a una consulenza conferita il 14 settembre dell’anno scorso da Sea ad Appeal Strategy & Finance srl, società di cui l’ex banchiere è socio al 70%, mentre la restante percentuale è in mano alla L & P Investimenti riconducibile a un professionista romano, Isidoro Lucciola. A tale società è stato dato l’incarico di “advisory in relazione ai rapporti con gli azionisti” in vista della cessione delle quote del 29,75% da parte di Palazzo Marino a F2I. Nel decreto di perquisizione il procuratore Robledo scrive che “non risulta chiara l’effettiva motivazione che ha spinto la società in questione ad assumersi il relativo onere economico per un incarico concernente un’operazione posta in essere da terzi”. Insomma la Procura vuole capire perché tale consulenza è stata pagata direttamente da Sea (le cui quote sono state vendute) e non dal Comune di Milano venditore del pacchetto azionario. Per questo le Fiamme gialle, per ricostruire questo capitolo dell’indagine più ampia nella quale sono indagati Vito Gamberale, ad del fondo e il suo socio Mauro Maia, hanno perquisito e raccolto carte negli uffici della Sea di Linate tra i quali quelli del presidente Giuseppe Bonomi e della sua segreteria. L’indagine, che sempre lo scorso maggio aveva visto le fiamme gialle acquisire documentazione in Comune a Milano, intende far luce sulla cessione del 29,75% di azioni della società che gestisce gli aeroporti milanesi a F2I e capire come mai, questa l’ipotesi, Gamberale e Maia sapessero quattro mesi prima del bando di gara poi vinto dal fondo per le infrastrutture. Era stata una intercettazione,nell’ambito di una indagine fiorentina, far scattare l’inchiesta. Una telefonata del 14 luglio dell’anno scorso era stata captata e quindi trasmessa a Milano perché l’amministratore delegato di F2i conversando con Maia aveva parlato della possibile indizione di parte di Palazzo Marino del bando di gara e di un appalto “fatto su misura” per le esigenze del fondo. Si tratta di un dialogo che ha aperto una serie di interrogativi e in base al quale inquirenti e investigatori vogliono accertare se siano state commesse irregolarità nello stesso bando di gara e se c’è stato qualcuno che ha avvertito con largo anticipo i due di un’operazione con cui alla fine F2I si è aggiudicata per 385.000.001 euro (un euro in più rispetto alla base d’asta) una fetta consistente di Sea. Il fascicolo era stato fermo per settimane e poi era arrivato al dipartimento per i reati contro la Pubblica Amministrazione. Le perquisizioni sono “presso terzi” e dunque non c’è alcun indagato tra i manager della società. 

Traghetti più lenti per ridurre i costi


[Un lato positivo di vivere in America è che nessuna forma  di nevrosi è abbastanza insignificante da non meritarsi il suo libro tascabile. Deborah Solomon] Circa la metà dei 30 traghetti che navigano da e per le isole greche dell'Egeo e Creta partendo dai porti del Pireo, Rafina e Lavrio potrebbe essere messa temporaneamente fuori servizio nei prossimi tre mesi perché le compagnie di navigazione non hanno sufficiente denaro per pagare il carburante, il cui prezzo è aumentato del 107% in tre anni. Lo riferisce il quotidiano Kathimerini citando fonti delle imprese di navigazione marittima costiera le quali, a causa della crisi economica che ha investito la Grecia, nel triennio 2009-2011 hanno accumulato perdite per oltre un miliardo di euro. Nel tentativo di contenere i costi, le compagnie hanno inoltre esteso il tempo di navigazione delle navi e ridotto la loro velocità di spostamento dai precedenti 26-28 nodi a soli 20-21 nodi, una riduzione che - a seconda della distanza della destinazione - si traduce in ritardi sino a due ore rispetto alle tabelle orarie di sole poche settimane fa. Così facendo, però, le compagnie riescono a ridurre i costi giornalieri di circa il 7-8%.Il costo del carburante incide per il 60% sui costi operativi giornalieri delle navi e il suo prezzo è salito alle stelle negli ultimi tre anni: il tipo di carburante che i traghetti convenzionali utilizzano costava 294 euro a tonnellata nel giugno 2009 ed è salito a 598 euro nel giugno 2012. Per questo motivo, in considerazione del calo del 15% nel traffico passeggeri e del 20% in quello dei veicoli registratosi negli ultimi 10 mesi (e con la prospettiva di un calo ulteriore) le compagnie di navigazione stanno già pensando di sostituire i grandi traghetti con navi più piccole per ridurre i costi. In questo periodo tutti gli addetti al settore concordano sul fatto che nei prossimi mesi si vedrà una diminuzione significativa del numero di navi che operano dai porti dell'Attica verso l'Egeo dal momento che le compagnie di navigazione saranno costrette a tenere all'ancora le loro navi o a darle a noleggio su rotte più redditizie all'estero, come molti hanno già fatto. 

lunedì 26 novembre 2012

L’ULTIMA CENA

[Che occupazione quella di impedirci quella di impedirci di provare un piacere o farci arrossire di quello che abbiamo provato! È l’occupazione del critico. Denis Diderot] Domani i sindacati dovranno incontrare i vertici della Gh Pmo per discutere ed eventualmente firmare la Cigs. Oggi si è svolta una assemblea degli iscritti Cisal dove si è deciso che domani non si firmerà niente. Diffusa la partecipazione dei lavoratori anche  iscritti ad altre organizzazioni, i lavoratori della Gh nel corso della riunione hanno manifestato il loro disappunto nei confronti dei vertici Gh e della Gesap.  In serata i ragazzi della Cgil si sono dati appuntamento in un noto locale di Cinisi per parlare, mangiare e fare il punto della situazione. I bene informati ci dicono che la Cgil non si presenterà alla riunione di domani, sarà poi vero? Tutti gli altri sindacati sarebbero disposti a firmare. Alla riunione del 31 ottobre tutti erano contrari alla cassa integrazione, ma il tempo si sa fa cambiare idea. 

sabato 24 novembre 2012

Spagna e Portogallo chiedono aiuto al sud America


[I giovani vogliono essere fedeli e non possono, i vecchi vogliono essere infedeli e non possono. Oscar Wilde] Quasi la metà della popolazione spagnola vive in situazione di precarietà in Spagna per la crisi: lo dice il rapporto “Addio alle classi medie”redatto dai tecnici del ministero delle Finanze. Stando ai dati contenuti nel rapporto, il tasso di precarietàin Spagna, cioè nuclei familiari con entrate uguali o inferiori a 12.000 euro lordi l'anno, è aumentato fino a raggiungere il 43,7% della popolazione, per cui attualmente interessa 20,6 milioni di persone. Permesso di residenza vendesi. A Madrid, per uscire dall’impasse della bolla immobiliare, non si va certo per il sottile. A un anno dalle elezioni che diedero la maggioranza assoluta all’esecutivo di Mariano Rajoy, arriva la proposta choc: il governo concederà il permesso di soggiorno agli stranieri che compreranno casa in Spagna, per un valore superiore a 160 mila euro. L’idea è chiara: cercare di sbarazzarsi dell’ingente quantità di appartamenti costruiti durante il boom immobiliare. Uno stock che sfiora il milione, rimasto invenduto. Lo ha annunciato il segretario di Stato per il Commercio Jaime García Legaz. Il prezzo minimo imposto di 160 mila euro servirà a tenere sotto controllo una domanda massiccia di permessi di residenza, che, ha ribadito il segretario di Stato “saranno temporali”. L’iniziativa, all’esame del governo, è rivolta nello specifico ai ricchi acquirenti russi e cinesi, che negli ultimi anni hanno consolidato la loro presenza in terra iberica. Alla modifica della normativa per concedere il permesso di residenza ai compratori stranieri la Spagna lavorava già dalla scorsa primavera con vari incontri preliminari tra i ministri di Economia, Lavoro, Sviluppo, Interni e Affari esteri. Un pool che si riunirà per definire meglio i punti del provvedimento. Lo stesso che, in maniera analoga, è già stata realizzato in Irlanda e Portogallo, entrambi Paesi riscattati dalla troika (Commisisone europea, Bce e Fmi). Quella Spagna che si fregiava di essere un modello di democrazia e un miracolo economico non esiste più: il vecchio continente guarda con invidia il Sudamerica, che cresce quasi del 4% l’anno. L’equilibrio tra la parte iberica e quella americana sta cambiando a favore di quest’ultima, e oggi è l’America latina ad attraversare l’oceano per difendere le strapazzate economie di Spagna e Portogallo. La ex colonia si presenta non solo come meta di investimenti per i vecchi conquistadores, ma anche come centro di capitali da muovere in soccorso degli europei. Questa volta il dibattito si è concentrato proprio sull’Eurozona. I latinoamericani non sono d’accordo con le ricette “lacrime e sangue” imposte da Bruxelles. Misure che, durante la crisi negli anni Ottanta, hanno già sperimentato in negativo. La stessa Dilma Rousseff, la lady di ferro di Brasilia che si è trattenuta a Madrid per un vertice bilaterale alla Moncloa, a ogni G20 sembra chiederne ragione alla cancelliera tedesca Angela Merkel. E in un’intervista rilasciata a El Mundo ha spiegato: “L’Europa sta attraversando qualcosa che abbiamo già conosciuto. C’è una crisi fiscale, una crisi di competitività e una crisi bancaria. E le misure che si stanno applicano porteranno a una recessione peggiore. Senza investimenti sarà impossibile uscire dalla crisi”.  Così il governo spagnolo, dimentico degli ultimi 40 miliardi di euro tagliati in sanità e istruzione, ha sottoscritto la Dichiarazione di Cadice che punta su “politiche anticicliche” per favorire le attività economiche: le ex colonie offrono affari d’oro alle imprese iberiche nei loro ambiziosi piani d’infrastrutture, danno opportunità ai giovani spagnoli condannati alla disoccupazione e mettono sul piatto un ponte verso i mercati asiatici con l’Alleanza del Pacifico. All’appuntamento di Cadice però si è parlato anche di piccole e medie imprese, le pymes, bisognose di nuovi mercati per far fronte alla caduta della domanda locale e europea. In Spagna sono più di 3 milioni, quasi l’80% lavorano nel terziario, e una su quattro vuole fare affari con il Sudamerica. Per la precisione con il Brasile, la sesta economia più forte al mondo, e i Paesi dell’Alleanza del Pacifico (Messico, Colombia, Cile e Perú) che hanno aumentato le loro esportazioni in Asia del 30%, negli ultimi dieci anni.

venerdì 23 novembre 2012

Una carcassa di nome GH

[Dicette 'o scarrafone: po' chiovere gnostro, chiù niro 'e chello ca sò nun pozzo addeventà.  Disse lo scarafaggio: può piovere inchiostro, ma più nero di quel che sono non diventerei. Frase napoletana] A Punta Raisi non solo i dipendenti della Gh sono preoccupati ma anche chi lavora in Gesap ha grossi motivi per non dormire tranquillamente. Si pensa che dopo la Gh toccherà alla Gesap dichiarare lo stato di crisi, dopo tutto ci aspettiamo  di tutto e il meteopatismo è una malattia grave. Gennaro Carcassa è stato capo scalo a Palermo fino al 2008, praticamente è stato il primo capo scalo, poi Palumbo (un galantuomo), infine De Ruggero. Gennaro Carcassa nel 2008 viene trasferito a Napoli e promosso super visore di tutti gli scali del sud Italia per conto della Gh Italia. Non si capisce per quale motivo dal 2008 al 16/07/2012 a pagare lo stipendio sia stata la Gh Palermo. In tutti questi anni la Gh Palermo spa ha pagato un dipendente della Gh Napoli: versando 200 mila 632 euro, più i contributi.  A che titolo una azienda spa oggi chiede duri sacrifici ai propri dipendenti (25 unità in cassa integrazione),se la controllata della Gesap è in difficoltà economiche non deve essere ricapitalizzata dai lavoratori ma dal socio.  Quanti soldi, a vario titolo,la Gh Palermo ha dato alla Gh Napoli in tutti questi anni?

giovedì 22 novembre 2012

Gh Palermo cerca 20 volontari

[Fai beni e scordatillu, fai mali e pènsaci. Se fai del bene dimenticatelo, se fai del male pensaci. Frase siciliana] Dopo l’ennesimo incontro sindacati – gh Palermo non si è arrivati ancora alla conclusione della trattativa che vede da una parte del tavolo la Gh Palermo (controllata al 100% dalla Gesap) che chiede la Cigs per 25 unità per 12 mesi, dall’altra parte le organizzazioni sindacali che in maniera unitaria non intendono firmare la cassa integrazione. A un certo punto, quando la trattativa si era impantanata, più del dovuto, i rappresentanti dell’azienda siciliana gestita dai napoletani hanno usato le maniere forti dicendo chiaramente che se non si trovava un accordo a breve, cioè entro l’anno, a gennaio ci sarebbe stata la cassa integrazione ordinaria, anche senza la firma delle organizzazioni sindacali. Bene, davanti a questo ultimatum i sindacati hanno risposto  picche: “fate pure, a gennaio si vedrà”.  I 25 che Gh vorrebbe mandare in cassa integrazione appartengono tutti al settore non polifunzionale (nastro partenze e arrivi sarebbero i più colpiti) e al back off. Il back office (letteralmente dietro ufficio, nel significato di retro-ufficio) è quella parte di un'azienda (o di un'organizzazione) che comprende tutte le attività proprie dell'azienda, come il sistema di produzione o la gestione. Il back office comprende sia le attività di gestione dell'organizzazione (Affari Generali, Personale), sia quelle di gestione dei procedimenti amministrativi. In pratica, il back office è tutto ciò che il cliente (o l'utente) non vede, ma che consente la realizzazione dei prodotti o dei servizi a lui destinati. Si contrappone al front office, e può essere chiamato anche retrosportello o sistema di produzione. Il termine deriva dalla configurazione delle prime società, dove il front office conteneva il reparto vendite e pochi settori legati all'assistenza al cliente, mentre il back office conteneva i reparti solitamente preclusi al pubblico: produzione, sviluppo o amministrazione. La Gh dovrà trovare, prima del prossimo incontro, 20 unità lavorative che volontariamente accetteranno la cassa integrazione. A giorno è prevista una assemblea dei lavoratori dove i sindacati relazioneranno sulla trattativa in corso.

Crac Windjet, Pulvirenti chiede risarcimento ad Alitalia

[Il poeta, nella sua oscura sfera, con infiniti oggetti, è solo, e non sa se sia indifferenza, la sua, o speranza. Salvatore Quasimodo] In attesa degli esiti degli accertamenti della Procura di Catania, Windjet porta in Tribunale la sua versione della fallita trattativa con Alitalia e chiede un maxi risarcimento alla società di Roberto Colaninno. Approderà infatti nelle aule di un Tribunale civile il contenzioso sulla mancata acquisizione della compagnia siciliana low cost da parte di Alitalia. Windjet, che l’estate scorsa lasciò a terra migliaia di passeggeri e senza lavoro circa 800 persone, ha presentato una richiesta di risarcimento danni per 162,5 milioni di euro nei confronti di Alitalia-Cai sulla fallita trattativa tra le due aziende. La compagnia low cost chiede di “accertare i profili di responsabilità civile di Alitalia-Cai” parlando di un “gravissimo pregiudizio sofferto”. Ma l’Alitalia ribatte. “Non è stato notificato, al momento, alcun ricorso da parte di Windjet”, dice la compagnia. E aggiunge: “la società ritiene completamente prive di fondamento le tesi di Windjet e comunque confida nella Magistratura per un accertamento della correttezza del suo operato”. Nell’atto di citazione i legali della compagnia low cost parlano, in via di ipotesi, di una concorrenza sleale per annientamento spiegando che “nell’ambito delle discussioni e negoziazioni avviate a novembre 2011 Alitalia ha richiesto a Windjet la consegna dei principali dati economico-patrimoniali, nonché delle informazioni industriali, legali, contrattuali, di business, di network e di politiche tariffarie al fine di valutare la fattibilità dell’operazione e l’entità dell’investimento da sostenere”. I legali dimenticano che la trattativa  ha avuto un blocco che ha, poi portato al fallimento della stessa trattativa, dopo che il garante sulla concorrenza aveva stabilito che se Alitalia acquisiva Windjet doveva mollare una coppia di slot su Linate-Catania-Palermo. E siccome l’unico valore di Windjet erano gli slot su Linate, Windjet, dopo il pronunciamento del garante della concorrenza, valeva zero. I legali scrivono che la Windjet “ha ottemperato diligentemente a tutte le richieste formulate” ma che poi Alitalia “ha preteso, sin dai primi giorni di gennaio 2012, che Windjet, dietro la rassicurazione della imminente sottoscrizione di un memorandum d’intesa uniformasse da subito alle proprie richieste capacità e prezzi offerti all’utenza, sì da trarne immediato beneficio, senza riguardo per qualsivoglia potenziale riverbero negativo nell’andamento delle vendite per l’attrice”. Windjet sostiene che altro non ha potuto fare che “uniformarsi alle disposizioni di Alitalia” per “le incisive pressioni ricevute, sostanziatesi nella paventata interruzione immediata della negoziazione – si legge nell’atto di citazione – al solo fine di procedere nell’operazione”. Così, spiega la società etnea, il 1 febbraio 2012 “Windjet ha rimodellato il proprio programma di voli e le “griglie tariffarie”. Ma secondo Windjet, nonostante la compagnia avesse accettato tutte le richieste, l’Alitalia avrebbe lasciato cadere l’accordo lasciando la compagnia aerea siciliana in difficoltà, sfociate nella richiesta di concordato preventivo. L’ipotesi di Windjet è che ci sia stato, in qualche modo, un piano preordinato. Altrimenti, osservano dalla compagnia low cost, non si capirebbe “l’assoluta riservatezza sulle forme di ingerenza che stava operando sulle politiche commerciali e tariffarie di Windjet” che sarebbe “stata imposta da Alitalia”. Come l’utilizzo di “indirizzi email privati che avrebbero dovuto essere appositamente aperti con account non riportanti i nomi degli interlocutori e non essere immediatamente riferibili all’azienda”, email che dovevano “essere cancellate subito dopo la ricezione e lettura”. Del contenzioso tra Alitalia e Windjet si sta già occupando la Procura di Catania che nelle scorse settimane ha fatto eseguire perquisizioni nelle sedi delle due compagnie nell’ambito di un’inchiesta conoscitiva, allo stato, senza indagati.

 

 

Tronchetti rompe patti Malacalza

[I superaumenti ottenuti da Gavio il primo maggio 2009 sono davvero meritati? O sono una contropartita per l’adesione alla cordata dei patrioti per l’Alitalia? Gianni Dragoni-Capitani coraggiosi] Emilio Riva (Ilva di Taranto), Atlantia (Benetton), Salvatore Ligresti (Sai assicurazioni), Acqua Marcia Finanziaria (Francesco Bellavista Caltagirone), Marcegaglia e non ultimo Tronchetti Provera, a gennaio non ricapitalizzeranno la nuova Alitalia voluta Silvio Berlusconi. Insomma i patrioti (così chiamati dal demagogo Berlusconi) diventerebbero disertori.   La parola fine, nel conflitto con i soci genovesi, la mette Marco Tronchetti Provera comunicando la propria disdetta all'accordo parasociale in Gpi. Da parte sua Vittorio Malacalza si è mostrato fermo sulle sue posizioni, affermando: “I latini dicevano pacta servanda sunt. Io tratto solo con chi rispetta i patti”. L'ex presidente Telecom conferma le trattative coi fondi per il subentro a Malacalza, ma prima ci sono 41 milioni da rimborsare alle banche entro 9 giorni. Il problema è se fare debito per ripagare il debito oppure fare un aumento di capitale. È  invece dietro l’angolo il nodo non trascurabile e legato a doppio filo con le trattative, poi, del rimborso di 41 milioni di euro di debiti che la holding Gpi, quella che sta sopra a Camfin, deve rimborsare alle banche entro i prossimi 9 giorni.  La quota del debito da rimborsare a carico di Tronchetti Provera è di circa 25 milioni di euro e fino a ieri sembrava che l’ex presidente di Telecom fosse vicino a un accordo con i fondi Investindustrial di Andrea Bonomi e Clessidra di Claudio Sposito pronti a fornirgli la somma necessaria più una quindicina di milioni, nell’ambito della prima fase di un’operazione più ampia di riassetto della compagine azionaria del gruppo. Intanto, però, la palla sul rimborso del debito in scadenza il 29 novembre, è tornata a Tronchetti Provera, che è anche vicepresidente di Mediobanca, e ai suoi attuali soci in Gpi. Malacalza e Moratti inclusi. Sfumata la liquidità dei fondi, non rimane che un finanziamento bancario, che sarebbe comunque più conveniente rispetto al 10% annuo di interessi che Tronchetti avrebbe dovuto versare a Investindustrial e Clessidra se la prima ipotesi di accordo fosse andata in porto. Oppure il ricorso a mezzi propri, anche alla luce del recente incasso, da parte di Tronchetti, di 22 milioni lordi tra remunerazione 2012 e bonus sul raggiungimento dei risultati indicati dal piano triennale. 

mercoledì 21 novembre 2012

Maridiana-Ryanair continua il duello


[Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto la notte. E.A. Poe] Continua la querelle sugli aiuti pubblici tra Ryanair e Meridiana fly. Alle accuse della compagnia dell'Aga Khan ha replicato il vice ad Michael Cawley: “Ryanair non riceve nessun aiuto pubblico, a differenza di Meridiana che è completamente fondata sui contributi statali. Meridiana inoltre perde denaro, è molto inefficiente e non può competere con Ryanair. Noi - ha aggiunto -siamo in grado di negoziare condizioni migliori con gli aeroporti perché portiamo più passeggeri: alcuni li chiamano aiuti di Stato, per noi non lo sono”.  Dal canto suo, invece, Meridiana lancia un nuovo appello: “basta volare con i soldi degli italiani, tagliamo gli aiuti di Stato a Ryanair.  Analizzando quanto in concreto avvenuto presso lo scalo di Cagliari - Elmas dopo l'ingresso di Ryanair, Meridiana fly rileva che nel 2011 la low cost irlandese ha trasportato 887 mila passeggeri da/per Cagliari verso destinazioni domestiche e circa 265mila verso l'estero per un totale complessivo di 1.152.000. Emerge quindi che circa il 77% dei passeggeri trasportati sono su rotte domestiche e soltanto il 23% è su rotte internazionali. Peraltro questa percentuale scende al 15% se si escludono gli italiani che vanno in vacanza all'estero e ben poco contribuiscono allo sviluppo dell'economia locale: pertanto solo 170 mila passeggeri degli oltre 1,15 milioni di passeggeri trasportati da Ryanair su Cagliari è straniero. Il risultato - sottolinea Meridiana - non sembra un vero e proprio piano di soccorso per il Belpaese, piuttosto sembra irrisorio se posto in relazione al totale delle risorse pubbliche che la Regione Sardegna destina al traffico low cost per l'isola pari a circa 20 milioni di euro all'anno. Tutto il resto del traffico è relativo a collegamenti domestici assolutamente equivalenti al concetto di Continuità Territoriale, risultanti in sovrapposizione con i collegamenti che il Gruppo Meridiana fly-Air Italy opera dall'aeroporto di Cagliari sulla base di un bando pubblico e comunitario.  “Sulla base di quanto evidenziato - conclude Alessandro Notari, direttore commerciale del Gruppo Meridiana fly-Air Italy - riteniamo evidente quale sia la compagnia che si avvale di aiuti di Stato o, volendo assecondare quanto dichiarato da Ryanair, il nostro Gruppo è pronto ad operare a partire dal prossimo 1 novembre  2012 tutti i collegamenti da Cagliari con lo stesso regime di Ryanair, così finalmente saremo, come dice Cawley, una compagnia completamente fondata sui contributi pubblici”.  Promette di aumentare passeggeri e posti di lavoro in Italia nel giro dei prossimi 4 anni. In cambio, però, chiede al governo di ridurre le tasse aeroportuali. Ryanair ha presentato il suo piano turistico per l'Italia al governo con cui si impegna ad aumentare i propri passeggeri di 13 milioni (portandoli a 37 milioni) entro fine 2016 e di creare 13 mila nuovi posti di lavoro negli aeroporti.  Nel dettaglio, il nuovo Piano “di soccorso” del turismo italiano “prevede una crescita di almeno il 60% nei prossimi quattro anni”, ha annunciato il vice ad della low cost, Micheal Cawley. Nello specifico, il piano prevede: in due anni l'apertura di 5 nuove basi (Comiso, Salerno, Catania, Olbia e Lamezia) e 3 nuovi aeroporti; di raggiungere in 4 anni 37 milioni di passeggeri (13 milioni di nuovi passeggeri) sostenendo 37 mila posti di lavoro (di cui 13 mila nuovi) negli aeroporti.  “Questi passeggeri forniranno oltre 5,5 miliardi di euro in entrate turistiche  all'economia italiana ogni anno”, ha detto Cawley, spiegando che all'Italia “Ryanair garantisce crescita in cambio di una spesa più bassa per i passeggeri”. Cawley ha anche annunciato che a Ciampino, dove Ryanair è presente da 10 anni, la compagnia no frills ha raggiunto i 30 milioni di passeggeri in 10 anni.  Ma in cambio il governo italiano dovrà ridurre le tasse aeroportuali, specialmente quelle comunali. “È  impossibile fare tariffe low cost se aumentate le tasse - ha aggiunto Cawley - ci sono due alternative: o si tengono tasse alte e si rinuncia al turismo, o si riducono o si tolgono e allora avrete più turismo e nuovi posti di lavoro”. La compagnia prevede inoltre di ampliare la flotta con 20 nuovi aeromobili ogni anno, pari ad un +6% annuo.

martedì 20 novembre 2012

Ancora nessun accordo su Grecia


[Nessuna minaccia futura potrà mai intaccare il piacere innocente del nostro narrare. Lewis Carroll] Nulla di fatto durante la riunione fiume dell'Eurogruppo, terminata in nottata, che doveva sbloccare gli aiuti alla Grecia. Secondo quanto si apprende le resistenze tedesche hanno fatto saltare l'accordo. Una nuova riunione - annuncia il presidente dell'Eurogruppo Jean Claude Juncker - ci sarà lunedì prossimo. Arrivare ad un accordo - aggiunge - oggi “non è stato possibile”. Circa la metà delle aziende greche ha fatto ricorso quest'anno a tagli degli stipendi e riduzioni del personale: lo riferisce oggi il quotidiano ateniese Kathimerini, pubblicando i dati emersi da uno studio condotto fra aprile luglio scorsi dalla compagnia Aon Hewitt su 165 aziende attive in Grecia. Non hanno preso misure così drastiche, invece, le multinazionali operanti in Grecia: solo il 9,1% di questi grandi gruppi ha ridotto i salari nel Paese e il 17,9% ha licenziato personale.  Accade ad Atene, dove la cura ha quasi ucciso il paziente e i medici non solo non sanno più che pesci prendere ma stanno litigando fra di loro. Mercoledì  scorso il dato sul Pil greco (-7,2%) ha definitivamente certificato il fallimento delle misure di austerity pensate dalla Troika Ue-Bce-Fmi: in cinque anni l’economia di Atene è crollata del 22% e l’obiettivo di far scendere il rapporto debito-Pil al 120% entro il 2020 è già oggi irrealizzabile, anche perché la Grecia ha bisogno di nuovi prestiti che farebbero aumentare ulteriormente l’indebitamento. Ai Paesi forti dell’Unione Europea non resta altra strada che lasciar andare la Grecia alla deriva (dopo averne azzoppato in maniera irreparabile l’economia) o regalarle dei soldi, che non verrebbero dunque inclusi nel calcolo del debito pubblico. Ed è proprio questa seconda strada che, stando alle indiscrezioni riportate dalla Sueddeutsche Zeitung, si starebbe battendo a Berlino. Per la prima volta dall’inizio degli aiuti Angela Merkel, che ufficialmente prende le distanze dall’ipotesi, sarebbe pronta a spiegare ai propri connazionali che parte dei capitali prestati non torneranno più indietro, cosa che fino a ieri era stato uno dei suoi punti fermi. Le differenze di vedute fra i membri della Troika non si limitano però alla decisione su chi deve farsi carico del nuovo buco. La Ue, per esempio, vuole concedere ad Atene tempo fino al 2022 per riportare il rapporto deficit-Pil al 120%, mentre il Fondo non vuole concedere proroghe e pretende che sia rispettata la scadenza del 2020. 

giovedì 15 novembre 2012

Gh continua la trattativa su Cigs

[Di quattru cosi nun t'ha fidari: Sirinitati di nvernu e nuvuli di stati, chiantu di fimmina e caritati di frati. Di quattro cose non ti fidare: Sereno d'inverno e nuvole d'estate, pianto di donna e carità di frate. Frase siciliana]La Gh Palermo, società controllata al 100% dalla Gesap, ha incontrato i sindacati per discutere di cassa integrazione. La Gesap ha risposto positivamente alle richieste presentate da alcuni sindacati: cedere alla Gh la gestione del parcheggio, la Gesap gestirà in autoproduzione anche il servizio dei Prm e la Gh continuerà a gestire il servizio con i mezzi per i disabili con un aumento del costo per il servizio reso, e un conseguenzale maggiore introito per Gh.L'amministratore unico della Gh ha proposto l'apertura alla cassa integrazione volontaria per 20 unità.  Chieppa, Tursi e De Ruggiero faranno parte del personale che andrà in cigs? Prossimamente, in occasione del tavolo tecnico, sapremo se i tre guaglioni, esclusivamente per un fatto di coerenza,di onestà intellettuale e giustizia sociale andranno in cassa integrazione. La settimana prossima ci sarà un tavolo tecnico dove si parlerà dell’organizzazione del lavoro.In quella sede è bene capire alcune cose, ricevendo delle risposte convincenti da dare a tutti e 260 i lavoratori della GH. La crisi della Gh è gestionale, il lavoro non manca, per questo motivo i sindacati nel corso del tavolo tecnico dovrebbero chiedere dei sacrifici prima di tutto ai manager e poi, a cascata, daranno il loro contributo gli operai e gli impiegati. Inoltre, ci sarebbe stata l’apertura della Gesap per dare alcuni servizi precedentemente esternalizzati alla Gh, dunque il sindacato di maggioranza, o se preferite più rappresentativo, presente a Punta Raisi aveva ragione. Se i parcheggi e altri servizi verranno gestiti dal personale della Gh a che titolo si farà la cigs? Sarà una bella battaglia per vedere chi passerà dalla Gh alla Gesap aumentando numericamente il numero del personale dirottato già in Gesap.  Inoltre, come avevamo previsto, Natale Chieppa darà le dimissioni da amministratore unico per diventare amministratore delegato della Gh, sarà, molto probabilmente, affiancato da Zummo e Mangano nel nuovo cda Gh. Si toglie uno stipendio per averne tre. I soci, Comune e provincia, appresa questa notizia, avrebbero già detto a pochi intimi di non essere d’accordo. Il 30 novembre ci sarà l’assemblea dei soci e questo punto verrà affrontato. 

Per pochi la crisi non esiste


[Chi molto legge prima di comporre, ruba senza avvedersene, e perde l’originalità, se l’aveva. Vittorio Alfieri] Ammontano a circa 134 milioni di euro i compensi erogati, nel 2011, dalle prime otto banche italiane ai propri consiglieri, dirigenti e sindaci. A fare i conti in tasca agli istituti di credito dopo l’invito del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, a ridurre i costi di dirigenti e amministratori, è stata l’Ansa che ha spulciato nelle relazioni sulle remunerazioni del 2011 delle banche quotate e che includono il costo dei consigli, dei collegi sindacali e dei dirigenti strategici, questi ultimi in numero variabile a seconda dell’organizzazione. In dettaglio Intesa Sanpaolo ha speso circa 28,3 milioni, Mediobanca 20,8 milioni, Unicredit 18,7 milioni, il Banco Popolare 18,2 milioni, Ubi Banca 13,4 milioni, Mps 13,2 milioni, la Bpm 11,1 e la Popolare dell’Emilia 10,7 milioni. E questo nonostante lo scorso esercizio non sia stato dei più entusiasmanti per le banche italiane, in perdita, secondo i dati Consob, per 26,1 miliardi a causa della svalutazione degli avviamenti accumulati negli anni delle grandi acquisizioni. Tanto che gli istituti hanno avviato programmi di esuberi che coinvolgono circa 20mila dipendenti. I banchieri più pagati nel 2011 sono stati quelli in uscita, grazie ai trattamenti di fine rapporto e alle buone uscite (tfr)che però, complice la crisi, non raggiungono più i livelli stellari a cui ci avevano abituati Alessandro Profumo (40 milioni da Unicredit), Matteo Arpe (circa 31 milioni per l’addio da Capitalia) e Cesare Geronzi (20 milioni da Capitalia, con un bis da 16 milioni alle Generali). In testa alla classifica dei banchieri del 2011 si colloca Antonio Vigni, ex direttore generale della disgraziataMonte dei Paschi di Siena oggi in condizioni disperate, che ha percepito 5,4 milioni (4 milioni a titolo di trattamento di fine rapporto), appaiati a 3,5 milioni ci sono il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, ex ad di Intesa Sanpaolo (che ha rinunciato alla buonuscita, incassando solo il Tfr) e l’ex direttore generale della Bpm di Massimo Ponzellini, Fiorenzo Dalu. Appena dietro si colloca Mimmo Guidotti, ex direttore della Banca Popolare dell’Emilia Romagna, con 3,3 milioni. Al netto delle buonuscite, il podio dei banchieri d’oro del 2011 vede Mediobanca realizzare una doppietta, con Renato Pagliaro (2,6 milioni) e Alberto Nagel (2,47 milioni). Oltre a Passera hanno ricevuto uno stipendio da consiglieri di banca altri tre ministri del governo Monti: si tratta di Elsa Fornero (332mila euro da Intesa), Piero Giarda (101mila euro dal Banco Popolare) e Piero Gnudi (117 mila euro da Unicredit).

mercoledì 14 novembre 2012

Gli editti di Carmelo Scelta


[Ogni lassata è pidduta. Ogni lasciata è persa. Frase siciliana] na comunicazione interna del dg della Gesap lunga sette pagine per comunicare che il 5 novembre scorso il cda gli ha ridato pieni poteri. Il dg, si legge nella nota, quale vertice aziendale, anche nella funzione di accountable manager responsabile del mantenimento del certificato d’aeroporto rilasciato da Enac … Il dg, quale capo "supremo" del personale, adotta i provvedimenti ritenuti idonei concernenti il personale e volti al miglioramento della produttività … Tanto per  essere chiari i sudditi della Gesap saranno trasferiti a piacimento e nell’esclusivo divertimento del dg, saranno dispensati chi è rimasto vicino al dg nei momenti tristi quando appunto il dg era senza poteri. Ovviamente il dg tiene a sottolineare che visto che lui è il capo del personale conduce le trattative sindacali. Il dg provvede a pagare gli stipendi, sottoscrive la corrispondenza ordinaria, esercita azione di vigilanza sul personale, concede periodi di aspettativa, disponi corsi di formazione, può effettuare pagamenti senza limitazione d’importo … nella lunga lettera dice a se stesso quali sono i poteri del dg e dimentica di aggiungere il diritto Ius primae noctis. L'espressione Ius primae noctis  indicherebbe il diritto di un signore feudale di trascorrere, in occasione del matrimonio di un proprio servo della gleba, la prima notte di nozze con la sposa. È talvolta indicato impropriamente con l'espressione francese Droit du seigneur, letteralmente diritto del signore, che faceva in realtà riferimento ad una ampia gamma di diritti riconducibili al signore feudatario, inclusa la caccia, le tasse, l'agricoltura. 

Mediaset in 9 mesi perde 45 milioni


[In amore bisogna essere senza scrupoli, non rispettare nessuno. All’occorrenza essere capaci di andare a letto anche con la propria moglie. Ennio Flaiano] Nei primi nove mesi dell'anno Mediaset ha accusato una perdita di 45,4 milioni contro l'utile di 164,3 milioni registrato nello stesso periodo 2011. Frenano i ricavi: 2.655 milioni contro i 3.040 del 2011. Se il mercato pubblicitario non migliorerà “sensibilmente”, Mediaset stima di chiudere in perdita l'intero 2012, anche se il margine operativo lordo dovrebbe rimanere “largamente positivo”.Mondadori ha registrano nei nove mesi un utile netto consolidato di 16,1 milioni (-63,5% sullo stesso periodo 2011), un margine operativo di 63,1 milioni (-39,7%) e un fatturato di 1.028,4 milioni (-7,5%). Per l'ultimo trimestre del 2012 il gruppo editoriale presieduto da Marina Berlusconi conferma le previsioni già indicate nella semestrale di una redditività operativa inferiore all'anno passato.  Acea chiude i conti dei primi nove mesi con un utile netto di gruppo in calo dell'11% a 56,4 milioni; +6,8% i ricavi consolidati a 2.651,3 milioni; +3,1% per l'Ebitda a 484,6 milioni. I risultati, commenta il presidente Giancarlo Cremonesi,  “sono in linea con le nostre aspettative e confermano la bontà delle strategie implementate e il forte impegno della società orientato all'efficienza operativa, nonché al miglioramento della qualità del servizio e alla costante attenzione al cliente”. Nei primi nove mesi dell'anno Impregilo ha registrato una perdita di 21,6 milioni contro un utile di 58,7 milioni dello stesso periodo del 2011. I ricavi sono in crescita del 26% a 1.917 milioni. Pesano sempre le revisioni nel comparto delle costruzioni, che già avevano portato in perdita i conti del primo semestre. Non ancora contabilizzata l'intera vendita di Ecorodovias per quasi 800 milioni. La Bpm chiude i nove mesi con una perdita di 105,9 milioni di euro per effetto delle svalutazioni degli avviamenti e con un risultato netto positivo nel singolo trimestre per 25,4 milioni di euro. In particolare, l'utile del singolo quarter è “in aumento sia nel confronto annuale che in quello trimestrale”. Quanto ai ricavi, a fine settembre, si attestavano a 1,16 miliardi, in crescita de 10,5%. Sul fronte patrimoniale la banca segnala un“buon livello”del Core Tier 1 all'8,9%. 

Piigs scendono in piazza


[I miei occhi giacciono in fondo al mare nel cuore delle alghe e dei coralli. Giuseppe Impastato]La crisi è stata dirottata in modo violento proprio sulle persone, sulle famiglie, con smantellamento dello stato sociale, aumento di tasse, crollo dell’occupazione e dei salari. I greci, dopo la cura da cavallo sperimentata, stanno peggio di prima. E gli altri Paesi chiamati a simili sforzi, iniziano a vacillare, italiani inclusi. Forse qualcuno ha mentito. O forse i tempi non sono calcolati bene, come notava pochi giorni fa l’economista Nouriel Roubini, quello che aveva predetto la crisi, al World Business Forum, che ha ammesso che il processo di austerità fiscale in Europa è stato un fiasco: troppo veloce e con poche politiche per la crescita. E ha quindi chiesto almeno un rinsavimento in corner: concedere a Grecia, Portogallo e Italia “uno o due anni in più per raggiungere gli obiettivi di bilancio”. Spagna e Portogallo fermi per lo sciopero generale proclamato dalle principali sigle sindacali contro le misure d'austerity, l'alto tasso di disoccupazione ed i disagi sociali causati dalla crisi. A Madrid e nelle principali regioni spagnole giàdalla scorsa notte sono iniziati gli assembramenti e i raduni dei manifestanti, mentre a Lisbona sono stata fermati metropolitana e autobus e cancellati circa 200 voli. Intanto però i cittadini dei Piigs, ossia Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna scendono in piazza. A guardare i numeri si fa fatica a dare torto a chi protesta. I primi tagli la Grecia li annuncia a gennaio 2010, segue a ruota la Spagna, poi l’Italia e la Francia. Il risultato da allora? Il sito dell’Eurostat, alla voce disoccupazione dall’avvio delle misure di austerity, dice che in Grecia è passata dal 10 al 25 per cento, in Spagna dal 19 al 26 e in Italia dall’8 all’11 per cento. InGrecia parte la caccia al ferro e rame. Ad Atene lo scorso 24 ottobre l’ultimo arresto: due donne e un uomo sui 40 anni sorpresi a smantellare parti di un ponte sulla ferrovia per rivendere pezzi di ferro a commercianti di rottami. Qualche giorno prima era stato preso di mira un altro ponte e prima ancora i tombini in ghisa degli acquedotti e delle fognature come i trasformatori nelle cabine elettriche per rubarne i cavi. Il passo ai cartoneros, gli argentini che per sopravvivere passano la giornata a raccattare cartoni dai rifiuti, è tristemente breve. Almeno 118 fermi e 74 feriti, dei quali 43 agenti, negli incidenti registrati in Spagna nella giornata di sciopero nazionale, secondo il bilancio tracciato nell'ultimo bollettino informativo alla direttrice generale del ministero degli interni, Cristina Diaz. E in Italia? Mentre il nostro governo cerca di rassicurarci come può, parlando di una non ben precisata luce in fondo al tunnel, quello tedesco arriva a spiegarci più pragmaticamente che sono pronti i treni per i nostri emigranti.   È quanto prospettato dal ministro tedesco per il Lavoro, Ursula von del Leyen, lo scorso 12 novembre a Napoli: “I giovani disoccupati sono una dinamite politica – ha premesso – ma nel nord Europa ci sono posti di lavoro, occorre mettere insieme questi due fattori”. Messa così, il bilancio delle misure adottate finora si traduce in un banale “si salvi chi può”: non è il risultato che ci si aspettava con l’ingresso in Europa e nemmeno con le misure imposte dal governo. Forse è per questo che protestano. 

martedì 13 novembre 2012

Tre scimmie a Punta Raisi


[Figglia di gatta si nun muzzica gratta. Figlia di gatta se non morde sicuramente graffia. Frase siciliana] Alla Gesap non sentono(i politici), non vedono(la magistratura) e non parlano (l’Enac). In aeroporto a Palermo sembra che il silenzio è d’oro, il cucchiaino è d’argento e i pallettoni sono di piombo. Mentre la bara di zinco è. Così recitava il comico palermitano, molti anni fa, Pino Caruso. Non siamo preoccupati del silenzio della magistratura che vive dei suoi tempi e di logiche tutte particolari. Ma non abbiamo letto una sola interrogazione parlamentare sulla Gesap, questa nostra classe politica regionale in missione a Roma di interrogazioni parlamentari inutili ne fa tantissime, ma sulla Gesap il silenzio. Per poi non parlare del senato … Ma l’ente di controllo,per eccellenza, l’Enac tanto preoccupata questa estate che induceva il presidente Vito Riggio a trascorrere notti insonni, oggi si fa notare per il suo silenzio. Alla Gesap i problemi non sono stati risolti anzi la spaccatura tra azionisti e cda si è aggravata ma per Vito Riggio, presidente dell’Enac, va tutto bene. 

M5S rinuncia a oltre un milione di rimborsi elettorali


[C’è anche gente che può divertirsi soltanto intruppata. Il vero eroe si diverte da solo. C. Baudelaire] Lo avevano annunciato da tempo e adesso lo hanno fatto rinunciare ai soldi pubblici. È  di 1 milione e 426 mila euro la cifra di rimborso elettorale alla quale il Movimento 5 Stelle Sicilia ha deciso di rinunciare. L’iniziativa arriva dopo la positiva affermazione della tornata elettorale dello scorso fine ottobre in Sicilia, con l’elezione di 15 deputati. La rinuncia formale ai rimborsi elettorali si attua attraverso l’invio di una lettera ufficiale ad indirizzo della Camera dei deputati e all’Ufficio di presidenza dell’Ars. Beppe Grillo ha sempre dichiarato che gli eletti del movimento non avrebbero incassato i rimborsi.  noltre gli attivisti del Movimento e i neo eletti all’Ars si preparano a un gesto simbolico: domani alle 11 “i cittadini a 5 Stelle” si presenteranno davanti a palazzo dei Normanni con la gigantografia di un assegno che reca la cifra di 1.426.000,00 euro, frutto del semplice calcolo di un 1 euro a voto per ognuno dei cinque anni della legislatura, moltiplicato per il numero totale delle preferenze espresse dai siciliani, oltre 285 mila. “Un gesto che pone ancora una volta l’accento – dice Giancarlo Cancelleri, portavoce del Movimento 5 Stelle – su come si possa e si debba fare politica senza gravare sui cittadini. La nostra campagna elettorale – conclude Cancelleri – è costata 25 mila euro, non abbiamo fatto convention nei grandi alberghi, non abbiamo imbrattato i muri delle città, ci siamo presentati agli elettori come comuni cittadini che vogliono rimanere tali, con la responsabilità però di rappresentare al meglio anche le istanze di chi non ha la voce grossa”. Anche domattina, così come avvenuto per altre iniziative, i cittadini potranno seguire la consegna simbolica dell’assegno dei rimborsi elettorali in streaming su internet   www.m5s siciliatour.it. Già a febbraio due consiglieri eletti in Piemonte avevano deciso di non incassare personalmente i rimborsi.

lunedì 12 novembre 2012

A Fiumicino passeggeri senza bagagli per sciopero Ap


[L’inverno è vicino, quest’anno ho lasciato la barba. Haiku] Caos a Fiumicino davanti ai nastri per la riconsegna bagagli nella hall arrivi per almeno 2 mila passeggeri. Dopo l'incidente di ieri in cui è rimasto ucciso un dipendente di Aviapartner, i sindacati del trasporto aereo Filt-Cisl, Filt-Cgil, Ultrasporti, Ugl e Cub Trasporti hanno proclamato uno sciopero di 4 ore: dalle 13 alle 15 e dalle 17 alle 19 di oggi. “L’esasperata concorrenza, tutta giocata sul contenimento dei costi - denunciano le sigle sindacali - è tra le cause principali di una degenerazione generale delle attività di handling sullo scalo di Fiumicino, hub Italia, sesto aeroporto in Europa. Non è più rinviabile - conclude il documento - una discussione seria e risolutiva su Fiumicino, sulle attività e le condizioni dei servizi e lavoro “.Con il passare del tempo molti viaggiatori cercano di riposarsi sedendosi sul bordo dei nastri, ormai inattivi per la mancanza dei colli, altri per terra. Passeggeri alle prese con i bagagli che non arrivano e inevitabilmente scoppiano le polemiche. Da parte sua Aviapartner distribuisce fogli per la "denuncia del bagaglio smarrito" a tutti i passeggeri coinvolti. "In questo modo - viene spiegato - la valigia, una volta recuperata, verrà spedita direttamente a casa". Intanto British Airways ha cancellato due voli in arrivo e in partenza per Londra nel pomeriggio (BA 559 e 557), mentre quelli delle 15 e delle 15,15 diretti nella capitale inglese ripartiranno da Ciampino dove verranno fatti atterrare. I passeggeri, dopo il check-in al Leonardo da Vinci, saranno trasferiti in bus nel secondo scalo della capitale. I passeggeri coinvolti nei disagi si fanno sentire anche con Tweeter: un viaggiatore partito con Alitalia per Londra (AZ 204) segnala che l'aereo non ha imbarcato i bagagli. Giorgio Monti è morto in un incidente avvenuto sottobordo dell'aereo Tap Air Portugal giunto da Lisbona. Ancora sconosciuta l'esatta dinamica mentre la Polizia giudiziaria dell'aeroporto, coordinata dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia, sta portando avanti le indagini. A quanto pare, l'operaio sarebbe rimasto schiacciato tra il carrello elevatore e il portellone posteriore dell'aeromobile. I passeggeri non si sarebbero accorti di nulla.

Iran sempre più spavalda


[Sono un ebreo. Ma non ha occhi un ebreo? Non ha un ebreo mani,organi, membra, sensi ,affetti, passioni? Non si nutre degli stessi cibi ,non è ferito dalle stesse armi, non soggetto delle stesse malattie ,non si cura con gli stessi rimedi ,non è riscaldato e agghiacciato dallo stesso inverno e dalla stessa estate come lo è un cristiano? Shylock]Un drone americano Predator è stato intercettato nella spazio aereo internazionale da due jet iraniani che hanno fatto fuoco contro l'apparecchio senza però colpirlo. Lo afferma il portavoce del Pentagono, George Little, sottolineando che il drone è stato intercettato il 1 novembre scorso durante una missione di sorveglianza di routine a circa 30 chilometri dalle coste iraniane. Il Predator non è mai penetrato nello spazio aereo iraniano. Nel 2010 il premier israeliano Benyamin Netanyahu ed il ministro della difesa Ehud Barak furono vicini ad ordinare un attacco contro le infrastrutture nucleari in Iran. Ma i loro preparativi si scontrarono con la ferma opposizione manifestata dal capo del Mossad Meir Dagan e dal capo di stato maggiore generale Gaby Ashkenazi. Lo sostiene un'inchiesta condotta dal programma televisivo  “Uvda”.L'Iran ha annunciato di aver costruito il primo drone al mondo  “a decollo e atterraggio verticale”che sarà presentato tra un paio di mesi. Lo segnalano siti iraniani tra cui l'emittente Press Tv. Il nuovo drone dispone di  “tecnologia ultra-avanzata ed è stato costruito per la prima volta al mondo”, ha detto un esperto del gruppo di ricerca incaricato della costruzione, Abbas Jim, all'agenzia Mehr. La presentazione avverrà in occasione del 34/o anniversario della vittoria della Rivoluzione. I media ufficiali iraniani hanno negato che Teheran abbia interrotto l'arricchimento dell'uranio al 20%, notizia diffusa sabato dalla tv satellitare Al Arabiya sul suo sito internet. “L'arricchimento non è stato interrotto” ha detto il deputato Mohamed Hassan Asafari, citato da Al Arabiya come fonte sulla notizia dello stop. Il deputato avrebbe detto, invece, che se le sanzioni internazionali fossero revocate, l'Iran sarebbe pronto a interrompere temporaneamente l'arricchimento al 20%. 

Fuga dalla Spagna


[Uomo libero, tu contemplerai sempre il mare. Esso è lo specchio nel quale contemplerai la sua anima. C. Baudelaire] La scelta della compagnia irlandese è arrivata dopo che il ministro delle Infrastrutture iberico ha annunciato che saranno aumentate le tasse aeroportuali. In una nota della società, che bolla la decisione del ministro come “folle”, si spiega che da novembre saranno soppresse le 15 rotte tra Madrid Barajas e Barcellona El Prat, cioè un terzo del totale. Anche gli altri 46 collegamenti interni alla penisola saranno eliminate, come quanto riportato dal quotidiano Expansión. Ryanair ha inoltre confermato la chiusura di 21 rotte e 32 tagli nelle Isole Canarie come conseguenza della riduzione del sostegno economico da parte del governo regionale. Il colosso irlandese prevede che resteranno “appiedati” 2,3 milioni di passeggeri mentre sono a rischio 2mila posti di lavoro. Un colpo al quale “si potrebbe porre rimedio” ha spiegato l’amministratore delegato Michael O’Leary, se il governo invertisse il forte aumento delle tasse aeroportuali. Si è parlato di un aumento medio del 18,9%, che però varia, e di molto, fra un aeroporto e l'altro della penisola iberica: la stangata arriva per il Barajas di Madrid, la capitale, che subisce un rincaro di 9,12 euro. Segue subito Barcellona (El Prat) con + 8,95 euro. Tutti gli altri aeroporti se la cavano con aumenti sotto ai due euro, mentre Girona (base Ryanair per servire Barcellona) fa registrare solo un + 0,42 euro.  Morale della favola: il vettore low cost ha deciso di tagliare da novembre 11 rotte in partenza da Madrid e 4 da Barcellona. Una scelta che porterà alla perdita di 2 milioni 300mila passeggeri e di oltre 2mila posti di lavoro nelle due città spagnole. La decisione ha conseguenze anche nel nostro Paese:  Trieste perderà il collegamento con la Spagna, mentre Milano e  Venezia subiranno una riduzione degli operativi. Sempre per un problema di tasse, il mancato accordo con le autorità locali, è alla base della decisione di Ryanair di cancellare 82 voli per Rodi e Kos dal prossimo ottobre.