lunedì 31 ottobre 2011

I 37 Gh esempio di coerenza

[Jatta é! Gatta è! Usato quando si prospetta una brutta situazione. Proverbio siciliano] Oggi è l’ultimo giorno per gli ultimi 11 stagionali delle Gh Pmo di Punta Raisi. Domani i 37, che si sono imposti da un mese di applicare il loro contratto alla lettera, garantire quattro ore di pattugliamento e poi a casa, saranno sempre più indispensabili. I ragazzi hanno resistito a pesanti pressioni ma sono rimasti uniti e compatti nel portare avanti la lotta, consapevoli che lo stipendio sarebbe stato dimezzato, non hanno mollato. Comunque vada a finire questa lotta, se si troverà una soluzione a breve o fra qualche mese, i 37 resteranno un esempio di lotta per ottenere i loro diritti. In un aeroporto come Punta Raisi è molto avere gente pronta a combattere seriamente pur di raggiungere l’obiettivo. Francamente non riusciamo a capire questo accanimento da parte dell’azienda che preferisce i disservizi dal lavoro fatto con dignità e professionalità. Questo è un sintomo inconfutabile che l’azionista di minoranza di Gh Pmo ormai con la testa è a Napoli; il corpo, vuoto, è ancora a Palermo e non ha interesse alcuno a lavorare bene.

Chi prenderà il posto dello statista Bossi?

[Presentata la motocicletta ispirata all'11 settembre. È piena di spie che non servono a un cazzo. www.spinoza.it] “È improbabile che quando Bossi (nella foto) morirà il circolo ristretto dei vecchi ‘colonnelli’ lasci le redini immediatamente”. Una difficile sfida alla successione è preannunciata da un cablogramma del 19 agosto 2009 sul futuro della Lega Nord svelato da WikiLeaks. Il documento – redatto da Ben Wohlaure più di cinque anni dopo l’ictus del Senatur – mira a scovare i prossimi leader del Carroccio. Le loro caratteristiche? Provenienza dal Veneto o dalla Lombardia, meglio ancora se da Varese; lealtà e legami stretti con Bossi (anche se non si parla mai del “Cerchio magico”) e competenza amministrativa. “L’istruzione non è essenziale”, scrive il diplomatico spiegando che per il Carroccio un fattore di successo è la cura per i giovani talenti. Forse non avevano ancora assistito all’elezione di Renzo il Trota. In testa restano i “colonnelli sulla cinquantina”: i ministri in lotta tra di loro, Roberto Maroni (la cui corrente si sta facendo sempre più forte dopo le vittorie a Brescia e in Val Camonica) e Roberto Calderoli, ma anche l’ex ministro Roberto Castelli “che forse si accamperà i diritti sulla leadership quando Bossi sarà andato”. Tuttavia l’analisi è incentrata sui quarantenni, dove spiccano i politici provenienti da Varese, “città natale dei pesi massimi leghisti”, ma anche “città chiave nella mitologia della Lega perché ha lanciato alcuni capi anziani” come Bossi e Maroni, e “provincia influente per l’aeroporto internazionale di Malpensa”. Il primo della lista è Giancarlo Giorgetti, già in contatto con il Consolato statunitense, come si legge in altri cabli: “Pensiamo sia saggio tenerlo d’occhio, scrive l’autore. Molti contatti politici sostengono che sia il successore logico di Bossi per il suo impeccabile pedigree leghista, i legami personali ‘corazzati’ col capo e una lunga esperienza a Roma”. Un altro che può vantare ottime relazioni col Senatur è il capogruppo leghista alla Camera Marco Reguzzoni, membro nel nocciolo duro della Lega “entrato a fare parte della Lega Lombarda nel 1986 a 15 anni”. Per lui i rapporti col fondatore del Carroccio sono ancora più marcati: “Il suocero di Reguzzoni (Francesco Speroni, ndr) ha legami familiari con Bossi e perciò è stato spinto nella politica leghista da giovane ed è estremamente leale con Bossi”. Eppure, per il cablo, “non ne abbiamo sentito parlare come di qualcuno adatto per un ruolo nazionale di primo piano nel breve periodo”. Ci sono poi leghisti del Veneto, regione a cui gli Usa tengono molto per le sorti della base di Aviano. Da una parte c’è il sindaco di Verona Flavio Tosi: nonostante “la retorica ardente e l’azione populista (o da combina guai, a seconda del punto di vista), è un amministratore efficiente e ha una solida base di sostenitori” per la sua “tolleranza zero contro la delinquenza”. È anche uno dei più controversi sul tema dell’immigrazione, anche se già nel 2009 Wohlauer aveva previsto il cambiamento: “Tosi sta provando a costruire un’immagine più moderata” e lo fa “rafforzando i suoi legami con gli Stati Uniti, rendendosi regolarmente disponibile a incontrare i diplomatici”. Come fa adesso strizzando l’occhio al presidente Giorgio Napolitano. Dall’altra parte c’è l’attuale governatore del Veneto Luca Zaia, “forse uno dei più accettabili tra i leader della Lega Nord” perché è “molto acuto e pragmatico, ma non è così noto al pubblico come Tosi”. Tuttavia i diplomatici Usa dubitano che possa essere un candidato a rimpiazzare Bossi perché non fa parte del circolo nato intorno alla Lega Lombarda, mentre Tosi, sebbene a capo della Liga Veneta, era apprezzato da Bossi. Altri due leghisti sono presi in considerazione, ma suscitano poco entusiasmo. C’è Matteo Salvini, un “agitatore populista”, “faro nel nucleo della Lega Lombarda” che “con qualche esperienza politica nazionale in più avrebbe buone possibilità di ottenere un ruolo importante nel partito”, e Massimo Giordano, l’unico piemontese, considerato un “bastione della moderazione nel partito” per l’abilità di “guadagnare sostegni e costruire il consenso senza le tipiche tattiche incendiarie della Lega”.

Gli Indignati cliccati più di Tea Party

[L'acidduzzu nta la gaggia, nun canta p'amuri, canta pi raggia. L'uccellino in gabbia non canta per amore ma per rabbia. Proverbio siciliano] Prima messa della domenica alla cattedrale di St Paul's, che ha riaperto i battenti venerdì nonostante la protesta degli indignati sul sagrato. Il vescovo di Londra Richard Chartres e il decano di St Paul's, il reverendo Graeme Knowles, hanno incontrato i manifestanti fuori della cattedrale per discutere le loro motivazioni e chiedere loro di abbandonare la protesta. L'azione legale per rimuovere il loro accampamento verrà intrapresa, ma ci potrebbero voler mesi prima del loro sfratto. Ma alcuni gruppi di attivisti cristiani hanno promesso di proteggere le circa 200 tende con un “anello di preghiera” intorno ad esse, onde impedire alle forze dell'ordine di rimuoverle. E intanto l'Independent on Sunday rivela che la pubblicazione di un rapporto del St Paul's Institute sull'etica e la moralità dei banchieri è stata posticipata dalla cattedrale nel timore che le sue conclusioni potessero infiammare ulteriormente gli animi. Nello studio è stato chiesto a 500 impiegati della City se pensavano che i loro alti salari e bonus fossero giustificati e se il loro lavoro valesse davvero così tanto. Gli americani preferiscono Occupy Wall Street al Tea Party: è quanto afferma nel suo blog politico Google, che ha fatto una indagine sulle “parole-chiave” più cliccate nelle ricerche online. Quantomeno dagli utenti dello stesso gigante di Mountain View. La prima “scintilla di interesse”, come si legge sul blog, è stata il 16 settembre scorso. E circa una settimana dopo il numero di ricerche online su Occupy Wall Street ha superato i click sul Tea Party per la prima volta. Certo gli occupanti di Zuccotti Park hanno il vantaggio di essere un fenomeno più nuovo, ma secondo i dati di Google i media americani nell'ultimo mese hanno dedicato un'attenzione solo di poco maggiore alla protesta rispetto alle proposte politiche del partito conservatore. Tra il sette ottobre e la settimana scorsa infatti sono stati 29.000 gli articoli o video dedicati a “Ows” e 22.000 quelli sul Tea Party. E non è la Grande Mela, dove le manifestazioni degli indignati a stelle e strisce sono state le più numerose, a far registrare il livello di click maggiori. Lo stato di New York è solo al terzo posto. Sono gli abitanti di Vermont e Oregon ad essere i più interessati alle trovate e alle idee dei dimostranti. Anche se recentemente l'attenzione nazionale verso il movimento anti-finanza è un pò diminuita, sembra che le sorti del Tea Party continuino ad interessare di meno il pubblico di Google. La polizia ha arrestato a San Diego oltre 60 manifestanti del movimento Occupy Wall Street, dopo lo sgombero di un accampamento. Non vi sono stati feriti, riferisce la polizia. Questa evacuazione arriva tre giorni dopo gli scontri tra polizia e attivisti a Oakland, vicino a San Francisco. Nelle ultime tre settimane la polizia di San Diego afferma di aver ricevuto “numerose lamentele” riguardanti gli accampamenti degli Indignati, denunciando le precarie condizioni sanitarie, uso di droghe o l'accumulo di rifiuti. Martedì sera a Oakland una persona è stata gravemente ferita quando la polizia ha disperso i manifestanti. Gli agenti hanno usato gas lacrimogeni dopo che centinaia di militanti avevano attaccato la polizia. Quasi 100 persone sono state arrestate.

Si gioca con il fuoco

[Il tuo cuore è libero, abbi il coraggio di seguirlo. Dal film Braveheart] La maggioranza farebbe le carte false per riavere un pò di terrorismo, gli farebbe comodo. Il giuslavorista e senatore del Pd Pietro Ichino risponde al rischio terrorismo paventato dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, in linea con il segretario della Cgil, Susanna Camusso: non si può evocare il pericolo di violenza politica per “comprimere il dibattito”, o peggio, per “accollare a chi dissente la responsabilità oggettiva di eventuali aggressioni commesse da altri”. Ma - sottolinea Ichino, che ha rivolto al governo un appello per rivedere l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, insieme all'opposizione, anche i sindacati devono evitare il “tabù del questo non si tocca”, perché “una maggiore serietà del dibattito” rasserena il clima e perché la tecnica del tabù “qualche volta ha l'effetto, anche se non voluto da chi la pratica, di demonizzare chi osa violare il tabù”. Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, ha anche detto: “mi auguro che Sacconi lo faccia perché ha elementi e non per inquinare un clima difficile”.

sabato 29 ottobre 2011

10/11 I LAVORATORI DELLA GESIP IN PIAZZA

[Il miracolo del mar Rosso sarebbe scientificamente plausibile. Ne parlano addirittura nella Bibbia. Svelato il mistero della divisione del mar Rosso. Poi passeremo a quel burlone di Lazzaro. www.spinoza.it] I sindacati autonomi hanno detto basta, hanno tentato di tutto per trovare un accordo per evitare lo scontro in piazza. Ma durante l’ultima riunione a Palazzo Palagonia l’amministrazione comunale ha finalmente gettato la maschera! Cammarata e i suoi compari hanno comunicato, candidamente, che “ i soldi arrivati dal governo nazionale, i famosi 45 milioni di euro, finiranno il 28 Febbraio se si firma la nuova convenzione o all’incirca a fine marzo se si firma secondo la vecchia convenzione! Nel corso dell’incontro si è inoltre detto che non esistono attualmente soluzioni al problema; il comune non ha messo nel bilancio nemmeno un euro per Gesip; il governo Nazionale non ha più nessuna intenzione di aprire il Tavolo inter ministeriale che era stato attivato a Roma; dalla fine di Febbraio non ci saranno più gli stipendi, ne garanzie per il futuro di tutti i lavoratori Gesip. Ora basta dice Gianluca Colombino, della segreteria regionale della Cisal “A Palermo si apre un era nuova per il movimento sindacale. I tatticismi e le logiche concertative della triplice, spesso stampelle delle cattive amministrazioni comunali hanno portato al dissesto queste aziende, è giunta l'ora di restituire ai lavoratori la dignità e la serenità necessaria per svolgere i servizi dovuti alla cittadinanza. L'unica cosa triste che purtroppo dobbiamo constatare è che si preannuncia un autunno non caldo ma bollente, con le piazze invase dalle giuste rivendicazioni dei lavoratori. Speriamo che le istituzioni comprendano che è arrivata l'ora di garantire percorsi di linearità e trasparenza nella gestione delle aziende partecipate!” CISAS, CISAL, USB e ASIA aderiscono questo appello e il 10 novembre hanno deciso di scendere in piazza.

Esercito Pakistan collabora con ribelli

[Accurate ricerche hanno dimostrato che fu il vento ad aprire il mar Rosso. Pare che Mosè si sia limitato a richiuderlo. Fu un forte vento a causare l’apertura del mar Rosso e la chiusura degli ombrelloni. Non si conoscono le cause di questa ventata portentosa. Ma pare che Dio in quel momento volasse dritto. www.spinoza.it] L'esercito pachistano lascia che i ribelli lancino razzi sulle truppe americane che si trovano oltre il confine con l'Afghanistan e sembrerebbe collaborare con gli insorti. Lo ha dichiarato il generale Usa Curtis Scaparrotti, vicecomandante delle forze Nato in Afghanistan. “A volte assistiamo a quella che sembra una collaborazione o, per lo meno, sembra che ignorino deliberatamente gli attacchi dei ribelli che sono visibili da una postazione” militare pachistana, ha spiegato. Un aereo senza pilota (drone) è entrato in azione nei cieli del Waziristan, colpendo un edificio nel distretto di Mirali e causando la morte di quattro militanti. In mattinata un primo raid aveva causato nel Waziristan meridionale la morte di sei militanti, fra cui i comandanti Hazrat Omar, fratello del leader talebano Mullah Nazir, e Khan Muhammad.

Ankara accetta aiuto Israele

[L’apertura del mar Rosso “sarebbe scientificamente possibile grazie alle leggi della fisica e la dinamica dei fluidi”. Del resto dietro a ogni romanzo di successo c’è un solido lavoro di ricerca. Dio si difende: “Era una caccia al tesoro”. www.spinoza.it] La Turchia ha deciso di accettare l'aiuto, inizialmente rifiutato, offerto da Israele per far fronte al terribile terremoto che ha colpito la provincia di Van. Lo hanno reso noto fonti diplomatiche turche. Lunedì scorso il premier israeliano Benyamin Netanyahu aveva telefonato al collega turco Recep Tayyp Erdogan per esprimere cordoglio per le vittime e offrire aiuto. Si è trattato del primo colloquio fra i due dopo il cruento blitz israeliano sulla nave turca Mavi Marmara nel 2010.

venerdì 28 ottobre 2011

Le scelte sbagliate della Gesap

[U ferru si batti mentr'è caudu. Il ferro si batte mentre è caldo. Proverbio siciliano] Avrebbe avuto luogo ieri l’ultimo cda della Gesap. I consiglieri avrebbero discusso di vari argomenti importantissimi. Ricordiamo che la discussione, all’interno del cda Gesap, avrebbe raggiunto toni da melodramma. Si sarebbe parlato dell’ing. La Calce (ing. Gesap che si rifiutava di firmare i progetti non suoi, licenziato) che avrebbe rifiutato un accordo con la Gesap e rinunciare, così, a tutte le azioni legali. I tre riassunti (Fiore, Lo Pinto e Saputo) saranno mandati a visita medica per vedere se in questi anni sono stati miracolati, oppure la loro condizione è peggiorata. Erano rimasti senza lavoro perché inabili. Avevano chiesto di svolgere un'altra mansione, ma la Gesap, la società che gestisce i servizi a terra dell'aeroporto Falcone e Borsellino preferì licenziarli. Adesso, non solo dovrà reintegrarli al lavoro, ma dovrà anche risarcirli. Si tratta di Giovanni Lo Pinto, Antonio Fiore e Salvatore Saputo. I tre inoltrarono ricorso due anni fa e adesso il Tribunale gli ha dato ragione. Secondo il giudice Dante Martino, la Gesap avrebbe dovuto trovare un'altra collocazione ai tre dipendenti che per anni hanno prestato servizio al carico-scarico dei bagagli. Sala Amica –Uges: sembrerebbe che i conti non tornano e a tal proposito sono in incorso accertamenti. In definitiva, se quello che si dice in giro è vero, si è parlato di tutto quello che avrebbe fatto (male) il vecchio cda; problematiche che oggi devono essere affrontate dal nuovo cda. Visto che la cosiddetta opposizione politica non si interessa della Gesap, dobbiamo fare un appello a tutto il mondo sindacale indistintamente. Una sola domanda vi rivolgiamo: ma cosa aspettate per intervenire, quando avrete il coraggio e la dignità di indignarvi?

Ue vuole declassare Fontanarossa

[U rispettu è misuratu, cu lu porta l'avi purtatu. Il rispetto è misurato, chi lo porta lo riceve. Proverbio siciliano] Allarme a Catania per il temuto declassamento dello scalo di Fontanarossa ad aeroporto di secondo livello da parte dell'Ue. La proposta deve essere ancora approvata dal Consiglio d'Europa e quindi dal Parlamento Europeo. Ma intanto il Comitato di presidenza di Confindustria Catania, alza la voce. “Non è accettabile - si legge in una nota dell'associazione degli industriali - che uno scalo come quello catanese, con un traffico annuo di oltre 6 milioni di passeggeri e importanti prospettive di crescita, possa essere messo in coda rispetto ai piani di investimento dell'Unione europea. Essere esclusi dalla rete degli aeroporti che usufruiranno per primi delle risorse comunitarie per le infrastrutture - sottolinea Confindustria Catania - è un errore strategico che limita pesantemente la capacità di sviluppo del sistema produttivo, già fortemente penalizzato da costi del trasporto insostenibili, che non consentono di competere ad armi pari con le altre realtà territoriali. Non è pensabile, inoltre, rallentare ancora lo sviluppo del polo intermodale aeroporto-ferrovie per il quale la stessa Unione europea ha finanziato con un milione di euro un importante studio di fattibilità, tutt'ora in corso. È urgente che le istituzioni e la deputazione siciliana a Bruxelles - conclude la nota dell'associazione degli industriali - si impegnino e chiedano con forza all'Unione europea di rimodulare i propri piani”. Anche per i sindacati Cgil, Cisl e Uil si tratta di una decisione “inaccettabile, una vera e propria rapina ai danni, non soltanto di Catania e della sua provincia, ma di tutta la Sicilia, in quanto si rischia, se confermato, di fare perdere la quota di cofinanziamento europeo per tutte le opere necessarie ad ammodernare costantemente l'aeroporto”. I sindacati, inoltre, sottolineano che l'aeroporto di Catania “occupa più di tremila lavoratori, tra diretti ed indotto, ed é fra le sei basi operative di Alitalia e scalo di armamento di Wind jet”. Anche per questo, lanciano un “appello alle istituzioni locali, al governo regionale, a quello nazionale, alle deputazioni regionali, nazionali ed europee a tutte le forze politiche e sociali affinché si mobilitino a difesa dell'aeroporto catanese con azioni immediate ed incisive”.

Ponte sullo Stretto, stop ai fondi dello Stato

[Unna maggiuri cé minuri cessa. Dove il maggiore c'è, il minore è nulla. Proverbio siciliano] Niente più finanziamenti per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina: è l'impegno che il governo deve assumere in seguito all'approvazione di una mozione dell'Idv sul trasporto pubblico locale da parte dell'Aula della Camera su cui l'esecutivo aveva espresso parere favorevole. La mozione, approvata con l'astensione della maggioranza, aveva ricevuto parere favorevole da parte del governo, nonostante l'Idv non avesse accolto le modifiche chieste dal viceministro Aurelio Misiti. La mozione approvata impegna l'esecutivo “alla soppressione dei finanziamenti che il Governo ha previsto per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, pari complessivamente a 1 miliardo e 770 milioni di euro, di cui 470 milioni per il solo anno 2012 quale contributo ad Anas s.p.a. per la sottoscrizione e l'esecuzione - a partire dal 2012 - di aumenti di capitale della società Stretto di Messina s.p.a.”. Lo scorso 16 ottobre, il ministro delle Infrastrutture aveva detto che il ponte sullo Stretto di Messina verrà realizzato “a prescindere dall'eventuale finanziamento della Ue, in quanto le risorse per il manufatto saranno reperite sul mercato, come previsto dal piano finanziario allegato al progetto definitivo”. Il Ponte - aveva puntualizzato - per il governo resta una priorità essenziale per lo sviluppo del sistema dei trasporti dell'Italia.

“EFFETTO VALANGA”,domenica a Report

[U cani muzzica sempre u spardatu. Il cane morde sempre il povero. Proverbio siciliano] Spread, orsi e tori: termini che ormai sono entrati nei nostri discorsi quotidiani: è il linguaggio ai tempi della crisi. Ma come stanno effettivamente le cose? Qual è lo stato reale dell'economia? C'è la crisi ma per chi? I valori dei prodotti delle operazioni finanziarie, per esempio, sono stati otto volte superiori a quelli che producono tutti insieme settori vitali della nostra economia come l'agricoltura, le industrie e i servizi. Come al solito c'è chi prende tanto, chi sempre di meno e chi rimane a bocca asciutta. Ma quanto potrà continuare questo meccanismo. Dipende solo da quanto sarà capace, chi ha interesse a non spartire la torta in parti uguali, a raccontare che il tesoro non c'è più. E soprattutto da quanto sarà bravo nel convincerci che la nostra qualità di vita dipende esclusivamente da come funzionano, giorno dopo giorno, i mercati finanziari. Così il nostro futuro, e quello degli Stati è legato ai complessi giochi della speculazione in Borsa e alle decisioni di Banche Centrali e enti sovra-nazionali. Report, in un'inchiesta di Michele Buono, è andata a vedere come stanno realmente le cose e chi sono le agenzie di Rating che con un semplice voto decidono la nostra sopravvivenza o disperazione.

giovedì 27 ottobre 2011

SINDACATI PRONTI ALLO SCIOPERO

[Bisogna conoscere bene i pregiudizi del proprio secolo per non contrastarli troppo, né troppo assecondarli. Montesquieu] Sindacati pronti allo sciopero generale contro le misure indicate dall'Italia nella lettera all'Ue. A compattare le reazioni di tutte le organizzazioni dei lavoratori - Cgil, Cisl, Uil e Ugl - contro il governo sono i licenziamenti per motivi economici, che saranno messi nero su bianco entro maggio 2012. Grazie a Berlusconi i sindacati trovano un punto di incontro e fanno fronte comune. Entro quella data l'esecutivo si à impegnato ad approvare una riforma della legislazione del lavoro in tal senso. La Cgil parla di norme da “incubo”, assicura una “reazione con la forza necessaria” sulla scia della proposta, avanzata dal numero uno Susanna Camusso, di una mobilitazione unitaria. Anche Cisl, Uil e Ugl non approvano la linea del governo, considerano “un grave errore e una inaccettabile provocazione” l'intenzione di intervenire sui licenziamenti, e minacciano la rottura della “coesione sociale” e, quindi, di scendere in piazza. Lo dicono prima singolarmente, poi le tre sigle lo ribadiscono in una nota congiunta: “Qualora il Governo - scrivono - intendesse intervenire sulle materie del lavoro senza il consenso delle parti sociali, Cisl, Uil e Ugl saranno costrette a ricorrere a scioperi”. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi: non nasconde la convinzione che '”siamo l'unico Paese al mondo che ha regole così rigide” sui licenziamenti e che bisogna “dismettere l'abito ideologico”, ma assicura che presto partirà il tavolo con le parti sociali, alle quali chiede di mettere da parte “pregiudizi” e di avere un “atteggiamento responsabile”. Respinge come “assolutamente falso il parlare di licenziamenti facili”. In campo scendono anche gli ex leader di Corso d'Italia. “Altro che Indignados”, ironizza Guglielmo Epifani. Dopo le deroghe introdotte con l'articolo 8 della manovra, il governo “adesso annuncia la completa cancellazione dell'articolo 18” dello Statuto dei lavoratori, dice Sergio Cofferati, oggi europarlamentare del Pd, che nel 2002 alla guida della Cgil portò in piazza a Roma 3 milioni di persone a difesa dell'articolo 18.

A banche francesi servono 8,8 mld

[Io non ho tutte le risposte; nella mia vita, a dire il vero, i fallimenti sono stati almeno quanti le vittorie, ma amo mia moglie, adoro la mia vita e vi auguro un successo come il mio. Jared Jussim in Jerry Maguire] Per raggiungere il livello di capitalizzazione richiesto dalle autorità europee, alle 4 grandi banche francesi serviranno 8,8 miliardi di dollari in capitale proprio. Lo riferiscono i test condotti dall'Autorità europea per le banche (Eba), resi noti dalla Banque de France. La necessità più alta è a carico del gruppo Bpce con 3,4 mld, seguito da Societè Generale, 3,3 mld, seguita da Bnp Paribas, 2,4 mld. Nessun bisogno di ricapitalizzazione, invece, per il gruppo Credit Agricole. Per ricapitalizzare le banche italiane serviranno 14,771 miliardi di euro, e complessivamente per le europee oltre 106 miliardi: è quanto stima l'Autorità europea per le banche (Eba) in un documento pubblicato dopo il vertice Ue.

I SOLDI DELLA MALAVITA PER SALVARE L'ITALIA/24

[È sempre la stessa storia: è solo quando cominci a temere davvero la morte che impari ad apprezzare la vita. A te piace la vita, tesoruccio? Gary Oldman in Leon] Il latitante Giovanni Arena, 56 anni, ritenuto esponente di Cosa nostra e a capo dell'omonima famiglia mafiosa, è stato arrestato da agenti della squadra mobile di Catania. Inserito nell'elenco dei 30 latitanti più pericolosi d'Italia, era latitante dal 1993 quando sfuggì all' operazione Orsa maggiore contro la cosca Santapaola. In contumacia è stato condannato all'ergastolo per un omicidio commesso nel 1989. Era ricercato anche per associazione mafiosa, detenzione di armi e traffico di droga. Arena è stato catturato durante un blitz compiuto da agenti della squadra mobile della Questura di Catania nel popoloso rione Librino del capoluogo etneo, che era il suo mandamento di riferimento, confermando la tesi che i boss non si allontanano molto dalla zona che controllano. Secondo quanto si è appreso, era da solo. Giovanni Arena era irreperibile dal dicembre 1993 quando sfuggi al blitz “Orsa Maggiore” contro Cosa nostra di Catania, un' operazione ritenuta uno spartiacque nella lotta alla mafia nella provincia etnea coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della locale Procura. Ritenuto esponente di spicco dalla cosca Santapaola, e legatissimo alla “famiglia”, è stato accusato di avere avuto un ruolo nell'attentato incendiario che il 18 gennaio 1990 distrusse la sede della Standa, allora di proprietà del gruppo Berlusconi, nella centrale via Etnea a Catania, lo stesso giorno dell' arrivo della commissione antimafia in città. Da quell'accusa Arena è stato prosciolto. Il latitante è stato condannato all'ergastolo il 28 maggio 2003 nel processo Orione 5, per l'uccisione di Maurizio Romeo, esponente della cosca rivale dei Ferrera, noti come “Cavaduzzu”, avvenuto ad Aci Castello il 31 ottobre 1989. A delinearne la pericolosità, secondo gli investigatori, sarebbe la sua lunga latitanza: 18 anni trascorsi ben protetto dalla “famiglia”, segno, sostengono, del suo inserimento a alti livelli nell'organizzazione. La sua famiglia, secondo l'accusa, avrebbe adesso una gestione “autonoma”, con il controllo del mercato dello spaccio di stupefacenti nel rione Librino, e in particolare del famigerato “Palazzo di cemento” dello stesso quartiere che produrre un giro d'affari illecito da fatturati che la polizia ha più volte definiti “vertiginosi”. L’iter di assegnazione dei beni confiscati alla mafia è un percorso a ostacoli e Catania non fa eccezione: con i suoi 494 immobili confiscati, di cui ben 318 ancora in attesa di destinazione, è una delle province italiane con la minore percentuale di beni utilizzati ai fini istituzionali o sociali previsti dalla legge 19/96. Eppure, qualcosa d’importante si muove. Sta infatti per nascere la prima cooperativa che gestirà terreni sottratti alla mafia in provincia di Catania e che aderirà all’associazione Libera, aggiungendosi alle tre cooperative già esistenti in provincia di Palermo e a quelle che operano in Calabria e Puglia. A costituirla saranno sei ragazzi, di età compresa tra i 19 e i 30 anni, già selezionati per bando pubblico curato dalle Prefetture di Catania e Siracusa in collaborazione col coordinamento catanese di Libera. La costituzione della cooperativa costituisce per loro il coronamento di un percorso cominciato appunto con la partecipazione al bando e proseguito con un lungo corso di formazione sulle tematiche inerenti il loro futuro lavoro: dalle tecniche colturali ai pericoli e alle difficoltà inerenti la gestione di terreni appartenuti alla mafia. Si attende solo l’ultimo nulla osta da parte della Prefettura di Siracusa e poi lo statuto, già pronto, potrà essere sottoposto al notaio. La cooperativa sarà intitolata alla memoria di Beppe Montana, il poliziotto catanese ucciso dalla mafia a Palermo nel 1985 e gestirà circa 75 ettari di terreno distribuiti nei territori di Belpasso, Rammacca, Motta Sant’Anastasia e Lentini. Terreni che saranno ceduti in comodato d’uso dai suddetti comuni, che ne resteranno comunque gli unici proprietari. Il progetto ha dunque una chiara valenza istituzionale, oltre che sociale: la cooperativa sarà infatti di tipo B, costituita cioè per almeno il 30% da soci lavoratori affetti da svantaggio psico-fisico. I terreni saranno coltivati secondo i rigidi dettami della produzione biologica ognuno secondo la propria vocazione naturale: dall’agrumeto, all’uliveto, dall’ortiva al seminativo. I prodotti come arance, olio, conserve e farina saranno commercializzati su scala nazionale col marchio Libera terra. I soci fondatori dovranno però rimboccarsi le maniche: molti dei terreni sono sotto confisca da più di dieci anni e data la lunga incuria dovranno essere totalmente reimpiantati.[segue]

mercoledì 26 ottobre 2011

VINO CHE PASSIONE/3

[Fai beni a jatta ca t'aratta. Fai bene al gatto e ne riceverai un graffio. Proverbio siciliano] Qualche anno fa è sbarcato un altro dei grandi nomi dell’enologia del nord, il gruppo Mezza Corona di Mezzocorona (Trento), 140 miliardi di lire di fatturato, il 35% del quale realizzato dagli Stati Uniti ,che ha acquistato una proprietà di 270 ettari in provincia di Agrigento. Ilva, Mezza Corona scommettono centinaia di miliardi di lire sulla Sicilia: sono tutti convinti che qui sia la nuova frontiera del vino italiano. Merito del clima e della terra che possono favorire la diffusione dei vitigni di maggiore successo internazionale, senza dimenticare la gloria degli autoctoni. “La Sicilia”, dice Fabio Rizzoli, amministratore delegato della Mezza Corona e artefice del suo straordinario sviluppo ,”ha tutto per diventare la California d’Italia”. Mezza Corona ha già rinnovato vigne per 12 ettari ,altri 100 lo saranno tra pochi mesi. Alla vecchia cantina ne affiancherà un’altra con architettura rispettosa della tradizione e dello stile locali. Un investimento, tra acquisizione dell’azienda e nuova cantina ,di circa 25 miliardi di lire. Nei progetti della Silene srl, la società costituita in Sicilia ,vini da vitigni autoctoni come il nero d’Avola,poi Merlot, Cabernet Sauvignon e sperimentazioni sui bianchi ,potrebbero uscirne nuove creazioni. Non sono soltanto le grandi case vinicole del nord ad avere scoperto la Sicilia come terra di particolare vocazione tra i vini. Chi ama il buon bere da tempo conosce cantine di esilissima tradizione eppure impostesi tra gli intenditori e non soltanto in Italia. Un esempio può valere per tutti e coinvolge la Planeta che ha impiantato vigneti nel 1985 tra Sambuca e Menfi in provincia di Agrigento e subito accolta nel gotha dell’enologia italiana. S’accompagnerà alla riorganizzazione della rete commerciale il lancio dell’etichetta grazie alla quale la Ceuso srl, una piccola ma vivace azienda agricola di Alcamo,ridefinirà la propria strategia. Dismettendo i panni dell’azienda monoprodotto ,indossati finora sia pure per una fascia di mercato alta ,e proiettandosi verso l’allargamento del tradizionale target. La Ceuso è l’unica casa vitivinicola che in una zona dell’isola nota per i bianchi si sia lanciata nelle uve a bacca rossa. E’ un’azienda a conduzione familiare le cui sorti sono rette dall’agronomo Vincenzo Melìa e dal fratello Giuseppe, enologo. Un mini team che esordì a cavallo degli anni 90 con alcune sperimentazioni condotte in un garage. Da lì prese le mosse la produzione del Ceuso CustEra ,un blend di Nero d’Avola (50%), Cabernet sauvignon (30%) e Merlot (20%). In questi anni ,per così dire, la top (e unica) line aziendale. Un rosso corposo, impegnativo lo definisce Giuseppe Melìa ,che sarà affiancato ora dal nuovo prodotto destinato al pubblico dei light consumers, precisa Vincenzo. Fastàia il nome del nuovo rosso (70% nero d’Avola, 15% cabernet franc) che, come il predecessore, sarà destinato al circuito delle enoteche,dei ristoranti e degli hotel. Il Fastàia sarà immesso nel mercato in 29.000 bottiglie che si sommeranno alle 35.000 dell’etichetta principale. Ma l’attuale produzione (64.000 unità) è destinata ,secondo i piani dell’azienda ,a lievitare ,a valle del lancio della nuova rete commerciale ,che dovrebbe portare il volume degli affari del 25% oltre al miliardo e mezzo previsto per quest’anno. Il network a cui lavorano i Melìa farà perno su dieci agenti appena reclutati: cinque per l’Emilia Romagna ,tre per la Liguria e uno nell’Isola. L’obiettivo è coprire ,entro pochi mesi, l’intero territorio nazionale. I professionisti affiancheranno i distributori di cui la Ceuso s’è avvalsa finora. “Anche perché -puntualizza Giuseppe - saranno destinati al mercato interno mentre i distributori resteranno per il fronte estero“. La differenza è che mentre col sistema dei rappresentanti l’azienda si espone direttamente ,caricandosi il rischio del rapporto coi mercati ,i distributori lavorano su stock che acquistano. Un sistema ,sottolinea però Vincenzo ,che ha garantito all’azienda di Alcamo la diffusione ,in nord America e in Europa, del 75% del proprio prodotto. [fine]

PIOVE SUL BAGNATO …

[Credo al doppio suono del campanello del padrone di casa che vuole l'affitto ogni primo del mese; credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere un padre e una madre che siano decenti con lui almeno finché non sta in piedi; credo che un'Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa; credo che non sia tutto qua, però prima di credere in qualcos'altro bisogna fare i conti con quello che c'è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche Dio... . Da Radio Freccia] Area B, aeroporto internazionale Falcone e Borsellino inizia a piovere sul personale addetto all’imbarco della Gh Pmo. Fuori pure piove, è la tipica giornata uggiosa. Piove da ore ma la colpa non è del governo ladro, come recita un detto popolare. Un tubo del ristorante Autogrill si è rotto, ecco il motivo della pioggia interna. I passeggeri sono rimasti scioccati e allibiti … Gesap poteva distribuire ombrelli. Alla faccia dell’aeroporto internazionale, commentava qualcuno. Quattro check-in inagibili e parte dei voli dirottati nell’area A. Altra situazione che abbiamo notato, sempre oggi, vede come scenario la parte esterna della sezione nastri partenza. Sopra i trattori messi a caricare si nota una fessura dove il ferro che una volta doveva armare il cemento è un ammasso di ruggine. L’acqua si è fatta strada e bisognerebbe controllare tutto il cemento armato. Punta Raisi è un cantiere a cielo aperto ma la manutenzione ordinaria andrebbe fatta meglio.

martedì 25 ottobre 2011

Il sogno di Julian

[Una religione che offrisse ricompense sicure nell’altra vita vedrebbe sparire i suoi seguaci a migliaia. Montesquieu] Dei 251.287 documenti riservati pubblicati online da Wikileaks sono circa 2.970 quelli provenienti dalle sedi diplomatiche statunitensi in Italia, per lo più dall'ambasciata a Roma. Una settantina di questi arrivano invece dai consolati Usa di Napoli, Milano e Firenze. I documenti abbracciano un arco di tempo di 22 anni, dal 25 agosto 1988 al 26 febbraio 2010. “L'essenza di WikiLeaks è qualcosa di profondamente connaturato nell'uomo: è il desiderio di arrivare a scoprire la verità e di obbligare chi ha il potere a risponderne, senza potersi nascondere dietro il segreto. Noi siamo convinti che non ci sia democrazia laddove ci sono archivi pieni di verità inconfessabili”. Julian Assange introduce così il libro di Stefania Maurizi dedicato alla storia della sua rete e alle rivelazioni italiane sottratte al database della diplomazia statunitense. "Dossier WikiLeaks. I segreti italiani" (edizioni Bur-Rizzoli, 13.90 euro) non è solo una raccolta dei più importanti scandali svelati grazie ai file del Dipartimento di Stato - come il sostegno di Silvio Berlusconi ai peggiori dittatori del pianeta - ma anche un'analisi profonda della “sovranità limitata” che la nostra classe politica continua ad avere nei confronti degli Usa. Le 200 pagine contengono numerosi capitoli inediti - come le manovre per ottenere il sostegno vaticano alla diffusione degli Ogm o la ricostruzione dei retroscena del caso Calipari - e un ritratto spietato della sudditanza di ministri e alti funzionari nei confronti di Washington. L'interesse nazionale dell'Italia sembra passare sempre in secondo piano rispetto ai desideri degli Stati Uniti, abilissimi ad esercitare ogni genere di pressione. Assange ricorda che Stefania Maurizi è l'unica giornalista italiana in rapporto con la sua rete. E conclude: “Molti dei nostri sostenitori guardano a WikiLeaks come a una sorta di deus ex machina, che può far piazza pulita della segretezza che minaccia le democrazie e ingrassa i regimi. Non abbiamo la bacchetta magica. Ma lavoriamo per concretizzare un sogno”. “Per garantire la futura sopravvivenza dell'organizzazione, siamo costretti a sospendere temporaneamente qualunque pubblicazione e concentrarci, finanziariamente, a combattere l'embargo finanziario imposto da Visa, Mastercard e Bank of America”. Lo ha detto oggi il capo di WikiLeaks Julian Assange durante una conferenza stampa al Frontline club di Londra. Secondo Assange l'organizzazione ha perso il 95% dei suoi fondi. L'esistenza stessa di WikiLeaks è messa in pericolo a causa dell'embargo finanziario imposto da Visa, Mastercard e PayPal sin dal dicembre scorso. “Se non verrà sospeso entro la fine dell'anno”, ha detto oggi Julian Assange, “non potremo continuare il nostro lavoro e dovremo chiudere”. Per poter continuare ad operare agli stessi livelli degli scorsi 12 mesi, WikiLeaks ha bisogno di 3,5 milioni di dollari. Impresa ardua con i canali di accesso di fatto chiusi alla maggior parte dei donatori. L'embargo è stato definito da Assange “senza precedenti”, “illegale”, “antidemocratico” e un “attacco alla sovranità nazionale europea” visto che le tre istituzioni controllano quasi il 100% dei passaggi di denaro di piccola entità fra i “cittadini europei”. Il blocco delle donazioni avrebbe fatto perdere, dice il numero due di WikiLeaks Kristinn Hrafnsson, “40-50 milioni di euro”. Assange ha detto poi di avere “pendenti” 100mila documenti da pubblicare, inclusi file su “banche di diverse nazioni”. Materiale che dovrà attendere l'arrivo di nuova linfa vitale. Entro novembre, ha detto poi Hrafnsson, è attesa poi la decisione della Commissione Europea sull'anti-trust sollecita da un esposto di WikiLeaks. “Dobbiamo avere fede”, ha sottolineato il numero due. “Non posso credere che la commissione UE resterà con le mani in mano”. Il prossimo 28 novembre, a un anno dalla pubblicazione del Cable-gate, WikiLeaks svelerà al pubblico un “nuovo sistema di consegna elettronica” del materiale sensibile. Lo ha detto il capo dell'organizzazione Julian Assange durante una conferenza stampa. Il sistema sarà “totalmente indipendente” e slegato dal codice “https” oggi in uso per trattare le transazioni sensibili. “Le agenzie di certificazione sono state infiltrate dai vari servizi segreti”, ha detto Assange, “e non ci si può più fidare di loro. Ecco perché sistemi analoghi a quello di WikiLeaks varati da media tradizionali come Al Jazeera e il Wall Street Journal non sono sicuri”. Il metodo messo a punto da WikiLeaks per gestire la consegna via internet di materiale sensibile e riservato è quindi slegato dalle agenzie di certificazione. Informazioni più dettagliate, ha fatto sapere Assange, verranno date il giorno del lancio del nuovo sistema informatico.

Pakistan dietro Haqqani

[Come fra gli asiatici la schiavitù delle donne ha fatto nascere una maggiore schiavitù, con la loro libertà, da noi, ha fatto nascere una maggiore libertà. Montesquieu] La rete dei militanti di Haqqani è un “vero braccio” dei potenti servizi segreti pachistani Isi, che hanno dato il loro supporto all'attacco nel mese scorsa all'ambasciata americana a Kabul. Lo denuncia l'ammiraglio Mike Mullen, capo degli stati maggiori americani, nel corso di un'audizione al Senato. “Con l'appoggio del Isi - osserva Mullen - gli uomini di Haqqani hanno pianificato e condotto l'attacco con un camion bomba, come l'assalto alla nostra ambasciata”. La Rete Haqqani non parteciperà individualmente ad alcun colloquio di pace con gli Stati Uniti e ribadisce che eventuali negoziati devono essere guidati dalla dirigenza dei talebani. Lo ha detto alla Reuters un comandante del gruppo guidato da Jalaluddin Haqqani. “Loro (gli americani) - ha precisato il comandante - non saranno in grado di trovare una possibile soluzione al conflitto fino a quando non si riuniranno con la 'shura' (consiglio) talebano” guidata dal Mullah Omar”.

VINO CHE PASSIONE/2

[A tempu ri caristia, ogni pirtusu è galleria. In tempo di carestia, ogni buco è galleria. Proverbio siciliano] Il germogliamento ha inizio tra la terza decade di marzo e la prima decade di aprile; la maturazione dell’uva avviene tra la seconda e la terza epoca. Le uve vinificate in purezza producono un vino di colore giallo paglierino, con riflessi verdastri ,con profumi caratteristici che ricordano il vitigno; al palato risulta armonico piacevole e mediamente alcolico. Insieme al “cataratto” e al “grillo” concorre alla produzione del “marsala”. È diffuso in tutta la Sicilia ma specialmente nella provincia di Palermo e Siracusa. La conoscenza di questo vitigno si limitano alla Sicilia ,dove viene coltivato da tempo immemorabile. Chiamato anche Castellaro nelle isole Eolie, presenta una buona vigore in qualsiasi forma d’allevamento con produzione abbondante costante,pur risentendo di una certa sensibilità agli attacchi dell’oidio, delle tignole e della muffa grigia. Il germogliamento ha inizio verso la terza decade di marzo, mentre, l’uva matura verso la III epoca. Si differenzia per le foglie piccole di forma arbicolare o tondeggiante e per il grappolo cilindrico piuttosto allungato, qualche volta alato ,compatto con piccoli acini di forma sferoidale con buccia di colore giallo - dorata, pruinosa, spessa, lucida e polpa di sapore dolce (inferiore a quella del “Cataratto comune“) e semplice. Vinificato in purezza si ottiene un vino colore giallo ambrato di odore vinoso, marsaleggiante ricco di corpo,talvolta leggermente abboccato. Le zone di maggiore diffusione comprendono le provincia di Trapani, Palermo e Agrigento. Coltivato da sempre in Sicilia sembra originario di questa regione. Presenta buona vigoria sia allevato all’alcamese che ad alberello siciliano con produzioni abbondanti ma incostanti nonostante l’ottima resistenza alle avversità meteoriche e alle malattie. La ripresa vegetativa avviene verso la terza decade di marzo e la prima di aprile; l’uva arriva a maturazione verso la terza epoca tra la fine di agosto e i primi di settembre. Si differenzia dalla foglia pentagonale - tondeggiante e dal grappolo di forma cilindro - conico spesso con una o due ali, in genere spargolo per frequente colatura e acinellatura. Gli acini di forma sferoidale o ellissoidale presentano buccia giallo - dorata, pruinosa, spessa con polpa succosa di sapore dolce e semplice. Il vino che si ottiene dalle uve di “cataratto bianco comune”vinificate in purezza risulta di colore giallo paglierino più o meno carico; odore vinoso più o meno marsaleggiante con sapore asciutto ricco di corpo e armonioso. Insieme al “grillo” e all’”insolia” viene vinificato per produrre il famoso Marsala. È coltivato ovviamente intorno alla zona di Marsala e in provincia di Palermo e Catania. Zonin è stato il primo ,comperando la tenuta dei Principi di Butera, in provincia di Caltanissetta. Poi sono arrivati il Giv, gruppo italiano vini, che ha fatto sua la maggioranza della Rapitalà, la Santa Margherita, gruppo Marzotto,che ha avviato i lavori per una grande cantina ,un investimento di 24 miliardi di lire; l’Ilva di Saronno che alla Florio ,già sua, ha affiancato la Corvo - Duca di Salaparuta, la casa vinicola siciliana dal passato più luccicante. [segue]

ULTIME SPERANZE PER LA KELLER

[Preferisco chiedere il perdono, che il permesso. Jeremy irons in Eragon] Le imprese, pronte ad acquisire Keller e Palitalia e insediarsi nell’area industriale di Carini, sono quattro, siciliane, attive nel settore rotabile, della carpenteria metallica e della verniciatura e iscritte a Confindustria. I nomi però sono top secret. “Non li tiriamo fuori – dice il Presidente di Confindustria Palermo Alessandro Albanese – fino a quando non capiremo cosa intende fare la Regione, ma Confindustria può assicurare che sono di grande levatura economica e tecnica”. Il nodo da sciogliere, secondo Albanese, è capire come la Regione intenderà muoversi per il rilancio dell’area”. “Le ipotesi sono due la Regione può intervenire e impegnarsi direttamente – aggiunge – attuando una politica industriale seria e predisponendo un bando di attrazione, oppure restarne fuori”. Nella prima ipotesi, secondo Albanese, la Regione potrebbe previa trattativa con Keller e Palitalia (società che hanno avviato procedure di mobilità per cessazione attività la prima, e di cig ordinaria la seconda ndr), acquisire direttamente i capannoni, per assegnarli gratuitamente alle imprese, che intendono investire nell’area, da selezionare con un bando pubblico (che tenga conto della solidità economica delle aziende, del mantenimento dei livelli occupazionali, degli investimenti e della continuità con l’attività produttiva finora svolta), affidare al Consorzio Asi o a Sviluppo Italia Sicilia, ad esempio, la selezione e prevedere con un clausola di ‘garanzia’, il mantenimento della produzione per almeno 10 anni; oppure lasciare che siano direttamente i privati a gestire la trattativa. “In questo caso – aggiunge – per quanto riguarda il mantenimento livelli occupazionali ad occuparsene sarebbero azienda e sindacati”. E avverte “se ci sono imprese disponibili ad investire, bisognerebbe sciogliere le riserve entro 60 giorni, non si possono aspettare tempi biblici”. “La fretta di chiudere – conclude – è dettata dall’ acquisizione di nuove commesse”. Secondo quanto emerso nell’incontro al ministero dello Sviluppo economico sul rilancio dell’area industriale di Carini, il valore stimato per la Keller è di 9 milioni di euro, per Palitalia tra i 2 e i 3 mln di euro.

Multiservizi, è partita la liquidazione

[L'ecclesiaste ci dice che c'è un tempo per ogni proposito sotto il cielo. Un tempo per ridere e un tempo per piangere. Un tempo per patire e c'è un tempo per danzare. C'era un tempo per quella legge, ma ora non c'è più. Questo è il nostro tempo per danzare, questo è il nostro modo per celebrare la vita. Così è stato nel principio, così è stato sempre e così deve essere adesso. Kevin Bacon (Ren) da Footloose] . È partito con una lettera inviata dal commissario liquidatore ai sindacati, il processo di scioglimento e liquidazione della società partecipata Multiservizi. L’azienda, al centro di diverse polemiche anche nelle scorse settimane a causa di un contenzioso con l’assessorato regionale alla Sanità, si “scioglierà” confluendo, così come previsto dal progetto di riordino delle società partecipate approvato in luglio, nella nuova Beni Culturali spa (insieme a Biosphera). Il commissario liquidatore scelto dalla Regione è Anna Rosa Corsello, che di Multiservizi era il presidente dopo le dimissioni di Maurizio Pirillo, arrivate due mesi fa. Anna Rosa Corsello è stata a lungo vicina ai “finiani” e ha ricoperto anche il ruolo di capo di gabinetto dell’allora assessore Carmelo Incardona. Multiservizi, invece, porterà con sé nella nuova partecipata tutto il personale (circa 950 lavoratori), contribuendo così alla formazione di una nuova mega-società di oltre 2100 dipendenti. “Sarà assicurata la continuità aziendale – ha precisato l’assessore Armao così l’azienda trasferirà nella nuova società i debiti e i crediti”. Tra questi ultimi, gli 11,7 milioni di euro, che l’azienda vantava nei confronti dell’assessorato alla Sanità per servizi risalenti al periodo fra il 2003 e il 2007.

lunedì 24 ottobre 2011

I SOLDI DELLA MALAVITA PER SALVARE L'ITALIA/23

[ ...mezza rutta rumpila tutta!! Ormai che hai fatto danno continua per la tua strada. Proverbio siciliano] Nove anni per Giovanni Lena, 6 anni e 4 mesi per Salvatore Sbeglia e Vincenzo Rizzacasa. Sono queste le richieste formulate dal pm della procura di Palermo, Nino Di Matteo, nell’inchiesta denominata “mafia-appalti” che ha portato a numerosi arresti nel giugno del 2010. Il processo si svolge a porte chiuse. Secondo la procura di Palermo l’impiego di Salvatore Sbeglia nella Aedilia Venusta dell’architetto Vincenzo Rizzacasa era strumentale alla caratura mafiosa del personaggio. “Se l’è messo dentro” ha spiegato il pm, per sfruttare lo spessore mafioso e quindi per acquisire agevolmente nuovi lavori e, in secondo luogo, per mantenere i rapporti col territorio in termini di messa a posto, forniture e manodopera. L’adesione al comitato Addiopizzo da parte dell’Aedilia Venusta è da leggere in un’ottica in cui Cosa nostra cerca di strumentalizzare le pur lodevoli iniziative antimafia per avere una comoda e falsa patente. Quanto alle diverse denunce presentate dalla ditta di costruzioni su danneggiamenti subiti nei cantieri, l’accusa ha sottolineato che anche le imprese mafiose pagano il pizzo quando vanno in altri territori e che le denunce vanno prese per quelle che sono. Per quanto riguarda la posizione di Francesco Lena, titolare dell’azienda vinicola dell’Abbazia Sant’Anastasia, imputato di associazione mafiosa, l’accusa ha sostenuto che si tratta di una falsa vittima, un imprenditore colluso che ha fatto affari con Nino Madonia, Salvatore Lo Piccolo, Bernardo Provenzano e Franco Bonura. L’accusa, infine, ha chiesto la confisca delle aziende di Rizzacasa e Lena: l’Aedilia Venusta e Abbazia Sant’Anastasia. “Nella sola Provincia di Roma - spiega - tra immobili e aziende, i beni sottratti alla malavita organizzata sono 383, mentre nel Lazio sono ben 482. Nel solo comune di Roma il 33,3% dei beni non risulta essere utilizzato a fini sociali: un dato preoccupante se si pensa al valore economico degli immobili stessi, che ammonta ad oltre 4,7 milioni di euro per beni immobiliari attualmente vuoti e a 19,7 milioni di euro per quelli occupati abusivamente”. “Si tratta di ville, appartamenti, terreni, attività turistiche, alberghiere, commerciali, artigianali ed anche industriali: strutture che, se fossero utilizzate secondo le finalità di legge, consentirebbero di convertire beni e mezzi illegali in opportunità e prospettive sociali e lavorative, trasformando il bene confiscato in un bene comune – sostiene. Redistribuire questo immenso patrimonio a uso sociale significherebbe reinventarsi parte del welfare del Lazio, soprattutto nell'attuale situazione di crisi. Per il pieno ed effettivo riutilizzo sociale dei beni confiscati il Gruppo Pd alla Regione Lazio vuole fare propria la piattaforma propositiva di Libera”. “Proponiamo - annuncia - l'istituzione di un registro pubblico dei beni confiscati alle mafie nel Lazio; la definizione dei bandi pubblici per l'assegnazione di beni confiscati e destinati; l'istituzione di uffici per la gestione dei beni confiscati sia nelle Province che nei Comuni prevedendo nella Capitale il coinvolgimento attivo dei Municipi interessati; lo stanziamento di risorse per la ristrutturazione dei beni e il sostegno alle attività sociali di gestione aprendo anche tavoli di concertazione con il sistema creditizio coinvolto. Solo con la massima trasparenza potremo garantire che l'assegnazione dei beni mafiosi sia destinata alla collettività e al bene comune” conclude D'Annibale. [segue]

Dopo i morti l’incontro sindacati – Ap

[A paredda si pigghia ro manicu. La padella si prende dal manico. Proverbio siciliano] La riunione in Pae Mas AviaPartner è spostata al 4 novembre. E chiaramente oggi è arrivata la telefonata di scuse per la mancata convocazione della LEGEA frutto di uno “spiacevole errore di valutazione” ! L’incontro sindacati Ap è stato, per l’ennesima volta, rinviato a dopo la commemorazione dei defunti. Speriamo che il 4/11 non si debba sentire qualche brutta notizia (stato di crisi e dunque mobilità, cassa integrazione …). Sarebbe bene che il mondo sindacale cercasse un minimo di unità prima di arrivare a giorno 4.

Gesap senza regole

[Stennu u peri fino a quannu u linzolu teni. Stendi il piede fino a quando il lenzuolo tiene. Non superare il limite di sopportazione. Proverbio siciliano] Tutte le Organizzazioni sindacali aeroportuali stanno presentando un documento ai vertici della GESAP che chiede la assunzione di un componente del nucleo familiare di tre ex colleghi GESAP prematuramente scomparsi. I colleghi sono Pietro Cardinale, Vincenzo Spataro e Tommaso Cavataio. Un tempo l'azienda accettava queste richieste. Da qualche anno la Gesap assume con i criteri che il mercato del lavoro sconosce. Se mi sei simpatico ti assumo il figlio. Oppure, questa è nuova, l’assunzione per diritto ereditario. Ma anche questo è un privilegio che non tutti possono avere, solo i fedelissimi? E mentre il governo vuole riscrivere il nuovo Statuto dei lavoratori dovrebbe modificare radicalmente il sistema di contrattazione stabilendo alcune regole valide per tutti a livello nazionale (specie in materia di salute e sicurezza) e un'ampia delega alla contrattazione decentrata a livello di territorio e di singole aziende. Una spinta in più verso la perdita di peso del contratto nazionale di categoria a vantaggio della contrattazione di secondo livello. Nel frattempo, sarebbe cosa buona e giusta, bisognerebbe applicare le leggi che ci sono. La Gesap, però, sembra vivere nel medioevo, dove il principe di turno stabiliva se il suddito dipendente poteva avanzare dei diritti, oppure, più semplicemente, doveva stare zitto e soccombere. La verità è che la Gesap è l’immagine riflessa di questa pessima Italia.

Ap rischia la denuncia

[Sceccu ca s'avànta un vali mancu na lira. L'asino che si vanta non vale neanche una lira.Proverbio siciliano] IN AVIAPARTNER sono state assunte due persone senza averne illustrato motivi e modalità alle rappresentanze dei lavoratori ..... e parlano di cassa integrazione o riduzione dell'orario dei full time .... Ap con una nota del 18/10 convoca le Rsa aziendali e le segreterie territoriali per giorno 26/10 per comunicare la prossima acquisizione per effetto di fusione per incorporazione della Pae Mas. La Cisal in una nota si lamenta che non è stata invitata. Pertanto se Ap non procedesse, entro lunedì 24, a invitare la Cisal all’incontro del 26/10 si paleserebbe un comportamento antisindacale che darebbe luogo a una immediata denuncia per comportamento antisindacale.

Italia sotto esame

[Mancia ru to mancia e ru to' sazia tinni. Mangia del tuo e del tuo saziatene. Proverbio siciliano] Se Sarkozy e la Merkel, in conferenza stampa, sorridono quando i giornalisti chiedono un commento sul premier italiano siamo messi proprio bene. E se loro ridono a noi italiani non ci resta che piangere. Settantadue ore per superare l'esame europeo. È il tempo che resta a Silvio Berlusconi, che, come lui stesso ha ricordato “non è mai stato bocciato in vita sua”, per non rischiare anche lui una prima volta. Il Consiglio europeo di Bruxelles non è stato tenero con il nostro paese, giudicato in enorme ritardo nell'approvazione di quelle misure di risanamento promesse formalmente il 21 giugno scorso ai leader europei. La giornata è iniziata con una doppia convocazione imprevista: la prima per un colloquio con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy e la seconda per un incontro con Jose Manuel Barroso e Herman Van Rompuy. Il tutto in parallelo con il premier greco Georges Papandreou. “Abbiamo incontrato Papandreou e Berlusconi, e abbiamo ricordato loro le responsabilità che hanno tutti i paesi in questo periodo di crisi”, ha spiegato il presidente francese dopo gli incontri, facendo intendere ai giornalisti che la situazione di Roma ed Atene è molto simile. Un carico da novanta poi l'inquilino dell'Eliseo lo ha messo aggiungendo che “la Spagna oramai non è più in prima linea”. Ci ha messo una pezza il presidente del Consiglio Ue Herman Van Rompuy, spiegando che “non bisogna paragonare la situazione italiana a quella di altri Stati membri: i fondamentali dell'economia italiana sono completamente diversi”. L'Italia, tuttavia, ha sottolineato, “deve rassicurare gli investitori e gli altri Stati membri”. Il monito è chiaro, e c'è anche l'elenco delle misure che l'Italia deve prendere entro il prossimo doppio vertice Consiglio europeo- Eurogruppo fissato per mercoledì 26. Il presidente del Consiglio europeo ha anche elencato alcune delle misure attese: “Sul bilancio, la riforma del mercato del lavoro, le imprese pubbliche e le privatizzazioni, la giustizia, la lotta all'evasione fiscale ci attendiamo più dettagli e un calendario di attuazione, e vogliamo che siano eseguite in tempo”. Questa volta Roma non sarà lasciata lavorare da sola, ma sarà seguita da vicino: “lavoreremo mano nella mano affinché gli investitori e gli altri Stati membri siano rassicurati che l'Italia darà esecuzione a ciò che ha promesso - ha continuato Van Rompuy - e concluderemo questo lavoro mercoledì. È chiaro - ha concluso - che chiediamo un grande sforzo alle autorità italiane e crediamo che siano pronti a farlo”. Anche Angela Merkel ha dettato le sue condizioni: “L'Italia ha una grande forza economica, ma anche un livello di debito che deve essere ridotto nei prossimi mesi. Questa è la nostra aspettativa - ha sottolineato Merkel - nei riguardi dell'Italia”. Silvio Berlusconi ha rassicurato i suoi interlocutori? Una cronista francese ha chiesto in conferenza stampa a Sarkozy e Merkel (erano infatti insieme) se Berlusconi ha dato “rassicurazioni” di rispettare gli impegni chiesti dall'Europa. La risposta non è arrivata immediatamente: Sarkozy, infatti ha iniziato a sorridere, ha aspettato un attimo prima di rispondere e si è rivolto alla cancelliera che a questo punto rideva anche lei. Dopo averla guardata per un attimo sorridente, Sarkozy ha quindi risposto alla domanda così: “Abbiamo fiducia nelle istituzioni italiane”.

domenica 23 ottobre 2011

Ci sei o ci fai Ap?

[Fatt'a nomina e va curcati. Fatti la nomina e vai a dormire. Fatti una buona reputazione e poi potrai dormire tranquillo. Se ti fai una cattiva reputazione è meglio tu non ti faccia vedere. Proverbio siciliano] AviaPartner convoca i sindacati il 26/10 per l’espletamento esame congiunto l. 428, art 47,e convoca le rsa alle ore 11,00 presso gli uffici aeroportuali. Sono stati invitati tutti tranne la Cisal perché non sarebbe firmataria di contratto collettivo di lavoro. Il 6/10, durante l’incontro Ap-sindacati l’azienda aveva chiesto la riduzione volontaria da full-time a part-time. Alcuni giorni dopo, di ritorno da una riunione a Roma, si iniziò a parlare che sarebbe stato il caso, vista la persistente crisi del settore aeronautico, di pensare alla cassa integrazione. L’unica certezza, in Italia, è che la crisi esiste e che ancora l’onda anomala deve arrivare. Poi, però, si viene a sapere che Ap a Punta Raisi malgrado la crisi assume. Riteniamo che questo comportamento è anomalo: da un lato si dice che bisogna fare sacrifici, dall’altro assumi (anche se a 4 ore, categoria protetta). Il 26/10 quando i sindacati incontreranno i vertici aziendali è bene chiarire, una volta per tutte, se l’azienda vuole ridurre il personale. Tra l’altro a fine mese usciranno gli ultimi stagionali e dai discorsi che verranno fuori da questa riunione ci potrà essere un comportamento consequenziale da parte degli operai (niente più straordinario, addio mancati riposo …).

I 37 della Gh non si arrendono

[A iaddina fa l'ovu e o' iaddu cia'abbampa u culu. La gallina fa l'uovo e al gallo brucia il sedere. Chi si vanta e millanta delle fatiche altrui. Proverbio siciliano] Revocate le ferie invernali a tutti i dipendenti della Gh Pmo. A fine mese escono gli ultimi stagionali e non da segni di cedimento la lotta, iniziata il primo di ottobre, dei 37 part-time a 4 ore. Dai primi di novembre saranno cazzi amari per i full-time … costretti a fare straordinari per garantire il servizio. I 37 si lamentano della poca collaborazione (pur essendo in stato di agitazione, qualcuno allunga) da parte dei colleghi full-time, ma questa è una storia vecchia: chi è sazio non potrà mai capire chi è digiuno. Non si ricorda a memoria d’uomo, un gruppo così unito a Punta Raisi come questi 37 della Gh. Sono consapevoli che se dovessero abbandonare la lotta ora, sarebbe la disfatta morale, oltre che politica. I morti si avvicinano (scherzetto o dolcetto?) con il lungo ponte che incombe e proprio in quei giorni i 37 potranno raccogliere i frutti della lotta.

Gli indignati di nuovo in piazza

[I critici sono come quel pittore che aveva dipinto un gallo e proibiva che i suoi apprendisti lasciassero avvicinare i galli al suo quadro. Montesquieu] Dopo lo shock del 15 ottobre, le varie anime del movimento degli 'indignati' riflettono sui prossimi appuntamenti. Perché è chiaro che nessuna di loro - nè la parte pacifista, nè quella 'dura' che si è resa protagonista di scontri e devastazioni a Roma - ha intenzione di rinunciare a portare in piazza le rivendicazioni legate alla crisi economica globale. Fervono, in tutt'Italia, le assemblee di analisi sui fatti del 15 ottobre romano. Alcune realtà della capitale - tra cui Action, centro sociale Astra e Corto Circuito, Esc, Horus Project e altri ancora - hanno tenuto un'assemblea all'ex cinema Palazzo, struttura occupata da vari attori, tra cui Sabina Guzzanti, nel quartiere di San Lorenzo. Un'assemblea che ha espresso una netta condanna degli atti di violenza che hanno tenuto “in ostaggio il corteo”, ha sottolineato, nell'introduzione al dibattito, Francesco Raparelli di Esc. Si ragiona sulle prossime date della protesta 'indignata'. La polizia di Sydney, all'alba, ha sgomberato un accampamento di manifestanti che si ispirano al movimento “Occupy Wall Street”, effettuando circa 40 arresti con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale. Lo rendono noto fonti di polizia e dei manifestanti. La protesta di ''Occupy Sydney'' contro l'avidità del potere e contro le ineguaglianze sociali era iniziata da una settimana in Martin Place, nel distretto finanziario di Sydney, con un piccolo gruppo di manifestanti che si era accampato in piazza, anche dormendo di notte, nonostante il sequestro di tende e pannelli solari per ricaricare i telefonini. Il raid di circa 100 agenti di polizia giunge dopo un analogo sgombero effettuato due giorni fa a Melbourne. Un video girato dai manifestanti e postato sul loro siti web (www.occupysydney.org.au) mostra l'azione della polizia che sgombra in campo e arresta i manifestanti. Il 26 novembre, giorno scelto dalle reti di movimento attive contro la privatizzazione dell'acqua pubblica per manifestare e chiedere il rispetto del risultato referendario del giugno scorso. Gli “indignados” si preparano a scendere in piazza in tutto il mondo il prossimo 29 ottobre, in vista del G20 in Francia. Lo riporta la rivista Adbusters. L'appello lanciato del movimento “Occupy Wall Street” ricorda la grande manifestazione del 15 febbraio 2003 contro la guerra in Iraq, a cui parteciparono 15 milioni di persone in 60 paesi. Ora, secondo gli "indignati" di Wall Street, c'è la possibilità di ripetere quella giornata scendendo in piazza, il 29 ottobre, per chiedere ai leader del G20 di imporre immediatamente una Robin Hood tax dell'1% a tutte le transazioni finanziarie e al commercio di valuta.

sabato 22 ottobre 2011

Cinisi-Punta Raisi in overbooking

[Tuco alias Eli Wallach: ma se sbagli devi sbagliare sul serio, perché chi prova a fregarmi e non m'ammazza, eheheh, vuol dire che non ha capito niente del Tuco! Da Il Buono, il Brutto e il Cattivo] Ieri è successo quello che doveva accadere (e non sarà certamente l’ultima volta): overbooking nel bus della Gesap Cinisi – Punta Raisi. Ovviamente il personale della Gesap non si è alzato e quello che doveva salire si è indignato. L’ex personale della Gesap crede di avere garantito, per i prossimi 15 anni, anche il trasporto. Chi doveva scendere e non doveva salire erano gli ex Alitalia. La classe operaia quando vuole sa essere razzista, riesce a mettere in pratica il peggiore classismo. Nel frattempo arriva l’ordine, dopo una serie di telefonate, che tutti i dipendenti non Gesap devono scendere dal bus. Risultato 7 passeggeri restano a terra: 3 Gh doc (ex Gesap), 2 Gh masterizzati (ex Az), 2 trovatelli . I sette sono stati riprotetti da un mezzo della Gh, che da Punta Raisi è partito, dopo avere ottenuto lo slot, per recuperare i ragazzi rimasti appiedati. Alla fine gli operai sono arrivati a Punta Raisi con 45 minuti di ritardo: un ritardo alla monta che ha costretto gli smontanti a restare di straordinario.

venerdì 21 ottobre 2011

Saremo ancora più poveri nel 2012

[A chi servi sparagnari quannu lu funnu pari? A cosa serve farlo quando non ne hai quasi più? Proverbio siciliano] La recessione ci sarà ma sarà "soft": il Pil calerà dello 0,3 per cento nel 2012. Il reddito reale disponibile delle famiglie, cioè quello che resta ai cittadini dopo aver pagato tasse e contributi e al netto dell'inflazione, diminuirà invece per il quinto anno consecutivo e tornerà intorno al livello che aveva raggiunto nel 1992 prima e nel 2000 poi. E' quanto prevede Prometeia, il centro di ricerca economica bolognese diretto da Paolo Onofri, nel suo Rapporto trimestrale. Sebbene il rallentamento dell'economia non sia drammatico, le famiglie dovranno rassegnarsi a un'ulteriore riduzione del loro tenore di vita. Confermato anche da un altro dato: i consumi pro capite sono fermi dal 2000. Il calo del reddito disponibile delle famiglie dipende dalla pressione fiscale, in aumento dal 2005. Mentre le tendenze demografiche fanno sentire i loro effetti. Si riduce il numero medio dei componenti delle famiglie e anche il numero dei percettori di reddito all'interno di esse. La conseguenza è che i "costi fissi" della famiglia (affitto o ammortamento della casa, bollette e altri servizi) si ripartiscono su un minor numero di persone. Questo significa che il tenore di vita peggiora più di quanto dica l'andamento del reddito pro capite. L'invecchiamento della popolazione ha un altro effetto: ci sono più famiglie con redditi da pensione. Che, dal 1992, non sono più indicizzati ai salari ma all'inflazione. Risultato: i pensionati perdono più potere d'acquisto rispetto a chi lavora.

Giro di vite Ue su agenzie rating

[Sparagna la farina quannu la cascia è china. Risparmia la farina quando ne hai in abbondanza. Proverbio siciliano] Sospendere il rating per i Paesi che oggetto di aiuti e ridurre la dipendenza dalle agenzie di rating: è la proposta che la Commissione Ue presenterà a novembre, secondo quanto ha anticipato il commissario al Mercato Interno Michel Barnier. “Le agenzie di rating sono una delle cause della crisi, non hanno saputo anticiparla, non hanno dato il giusto rating ai prodotti, hanno fatto valutazioni sbagliate che hanno avuto un effetto grave”, ha detto Barnier promettendo un giro di vite. In tutta questa storia allucinante è che le agenzie in questione, del tutto private, con interessi in vari campi economici giudicando stati sovrani e grandi potenze. Siamo al delirio più totale e non ce ne rendiamo conto.

giovedì 20 ottobre 2011

GESAP SENZA PRESIDENTE?

[Ni misimu l'acqua intra e pila fora. Abbiamo l'acqua in casa e il lavandino fuori. Proverbio siciliano] La società che gestisce l’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo continua ad essere al centro delle polemiche, oggi avrebbe dato le dimissioni il presidente Sebastiano prof. Bavetta. Bavetta in questi mesi non aveva era mai preso posizione con nessuna delle fazioni che si danno battaglia all’interno del cda della Gesap. Avrebbe dato le dimissioni in maniera tradizionale, non usando e-mail come avrebbe fatto qualcun altro (ma in questo caso non avrebbero valore alcuno). Bisogna ora capire perché si è dimesso, quale è stato il fattore scatenante? La nomina di Sebastiano Bavetta era stata contestata dal consigliere del Pd, Davide Faraone, che contestava le continue assenze, non riuscendo così a garantire il costante svolgimento del Consiglio di amministrazione. Bavetta, infatti, economista e docente universitario, tiene un corso semestrale all’università di Pennsylvania, che lo costringe ogni quindici giorni a fare la spola con gli Stati Uniti. Già un componente del collegio sindacale, Daniele Santoro, lo aveva invitato ad essere più presente e di convocare più spesso il Cda. Ma il presidente aveva risposto che non spetta ai sindacati stabilire quante volte debba riunirsi il Consiglio. Di certo dopo le polemiche sull’amministratore delegato della Gesap accusato di non avere i requisiti, sulle politiche interne della società e sull’assessore alle Aziende, Stefano Santoro, silurato per aver posto alcune questioni, il clima che avvolge la società non è dei migliori.

UNO IN MENO

[Tu finisci morto ammazzato a forza di cercare fortuna e gloria! - Puo' darsi, ma non oggi. Da Indiana Jones e il Tempio Maledetto] Gheddafi è stato ucciso stamani mentre fuggiva dalla sua città natale Sirte, appena conquistata dagli insorti. Dalle prime notizie, pare che il suo convoglio diretto a ovest sia stato intercettato dai ribelli e colpito da aerei della Nato. Secondo alcuni l'ex dittatore sarebbe morte per le ferite riportate alle gambe, secondo altri sarebbe stato ucciso con un colpo alla testa. Ribelli hanno detto che è stato trovato in una buca mentre gridava “non sparate”. “Sic transit gloria mundi”. È il commento che l’amico Silvio Berlusconi avrebbe fatto sulla cattura di Gheddafi durante il gruppo del Pdl, secondo quanto riferito da alcuni presenti. Il premier avrebbe aggiunto: “Ora la guerra è finita”.

OCCHIO RAGAZZI, DOMANI FINISCE IL MONDO

[È meglio bruciare subito, che spegnersi lentamente. Kurgan in Highlander, l'ultimo immortale] La fine del mondo è di nuovo vicina: per essere esatti, venerdì 21 ottobre, domani, alle 18 ora della California, le tre del mattino in Italia. È la data fissata dal reverendo Harold Camping per il Secondo Avvento, quando circa il 2% della popolazione mondiale verrà immediatamente spedita in Paradiso mentre il rimanente dovrà rassegnarsi all'alternativa più tropicale. Propulso da una catena di emittenti radiofoniche e da innumerevoli cartelloni pubblicitari, il messaggio è diventato quasi impossibile da ignorare, nonostante la precedente previsione - il 21 maggio, alla stessa ora - si sia rivelata quanto meno prematura: poco male, era da intendersi come inizio di una finestra di cinque mesi che appunto, si chiuderà (definitivamente) tra undici giorni. Camping, 89enne ex ingegnere, spiega di aver sviluppato un sistema matematico per interpretare le profezie bibliche: in particolare, se la data della Crocifissione è stabilita al primo aprile del 33 d.C. allora moltiplicando per due volte fra di loro i tre numeri sacri 5, 10 e 17 si ottiene 722.500, ovvero il numero dei giorni che separerebbero il Venerdì Santo dal Giudizio Universale. Non che vi sia penuria di altri indizi indiretti, secondo Camping: “I furti, le menzogne, la malvagità e le perversioni sessuali nella società ci stanno dicendo qualcosa, come il movimento del gay pride, inviato da Dio come segno della fine dei tempi”. I critici ribattono che - nonostante i settant'anni dedicati allo studio della Bibbia - non è la prima né la seconda volta che il reverendo predice la fine del mondo: il 6 settembre del 1994 centinaia di fedeli si riunirono in un auditorium di Alameda, per uscirne vivi e presumibilmente delusi.

Domani si sciopera

[Io sono troppo serio per essere un dilettante, ma non abbastanza per diventare un professionista. Steiner in La Dolce vita] Sciopero a partire da domani nelle ferrovie. Oggi, dalle 21, si fermeranno per 24 ore gli addetti alle attività di pulizia, accompagnamento notte e ristorazione a bordo treno. Dalle 9 di venerdì fino alle 17, la protesta interesserà tutto il personale del gruppo Fs, interessato alla circolazione. Lo stop è proclamato unitariamente dai sindacati di categoria per l'incertezza delineata con il piano d'impresa, per il dimensionamento produttivo e per fermare l'accelerazione nelle esternalizzazioni. “Visto che la Questura dice no a cortei anche fuori dal I Municipio, chiederemo di utilizzare piazza del Popolo”. Lo fa sapere il leader della Fiom, Maurizio Landini, in vista dello sciopero e della manifestazione nazionale degli operai del gruppo Fiat, della componentistica e della Fincantieri indetta per venerdì, che “rischiano il posto di lavoro”. La Fiom garantisce un servizio di sicurezza: “Non ci saranno né facce coperte, né caschi”, assicura Landini. Secondo il Rapporto 2011 Caritas-Zancan sono 8,3 milioni gli italiani che vivono in condizioni di difficoltà economica: “Politiche inefficaci, urge cambiare rotta”. Negli ultimi 4 anni cresciute del 20% le persone che si rivolgono ai Centri di Ascolto e ai servizi

mercoledì 19 ottobre 2011

Verso lo sciopero a Punta Raisi

[A vecchia avìa cent'anni e ancora 'nzignava. La vecchia aveva cent'anni e imparava ancora. Non si finisce mai di imparare. Proverbio siciliano] Non hanno ottenuto niente i 37 part-time della Gh Pmo, è stato firmato un verbale negativo che porterà inevitabilmente allo sciopero. A giorni avremo la data dello sciopero nel frattempo si tenta di coinvolgere tutti i colleghi (quelli fortunati a 8 ore) che dovrebbero, in segno di solidarietà, dare il loro appoggio: con la speranza che si accantoni la spaccatura tra ex Gesap e ex Alitalia. L’Azienda ha voluto, però, che si mettesse nel verbale che tutti i punti dell’accordo di fine giugno sono stati onorati, tranne quello dei 37. Si è parlato anche del volato invernale che non è dei migliori: Alitalia che toglierebbe due voli e la Wind Jet che addirittura andrebbe a ridimensionare lo scalo lasciando meno velivoli la notte.

Prima ristruttura, posti a rischio

[La velocità è una questione di soldi. Più ne spendi più vai forte. Da Mad Max – Interceptor] Prima Aero Trasporti Italiani (ex Eagles Airlines) con sede a Porto Marghera e base operativa al Marco Polo presenterà un piano di ristrutturazione, per superare la difficile situazione finanziaria. In fibrillazione i 60 lavoratori, che temono gravi conseguenze sul piano occupazionale. I sindacati sono stati convocati dalla dirigenza di Prima e sono stati loro prospettati scenari preoccupanti. «Tra le varie possibilità prese in considerazione dall'azienda - spiega Ilario Simonaggio di Fit-Cgil - c'è anche l'ipotesi di spostare l'attività a Roma. Si tratta solo di una delle possibilità: se dovesse diventare la posizione di Prima sarà respinta con forza, perché è evidente che per lavoratori, con stipendi medi di mille euro al mese, non è nemmeno pensabile farsi carico delle spese di un trasferimento del genere». Lavoratori e sindacalisti temono che il trasferimento a Roma possa essere un modo per costringere i lavoratori a licenziarsi, che così perderebbero anche il diritto agli ammortizzatori sociali. Il nuovo amministratore delegato di Prima, Angelo Lo Bianco, si limita a dire: «L'azienda è in fase di ristrutturazione e presto sarà presentato un piano a 360 gradi». È vero che la situazione debitoria è grave, come affermano i sindacalisti? «In termini assoluti - risponde - la nostra è la compagnia aerea nazionale con meno debiti. Poi, è chiaro che bisogna fare qualcosa per aumentare la redditività aziendale».

Anche Hollywood si indigna

[Non potete licenziarmi, i miei film hanno incassato 950 milioni di dollari! - Ma non un miliardo! Da Looney Tunes: Back in action] Naomi Wolf, una delle più famose femministe americane, è stata fermata dalla polizia newyorchese mentre stava manifestando ieri sera insieme ad una cinquantina di indignati di “Occupy Wall Street”. Il fermo si è verificato nei pressi degli Skylight Studios di Manhattan dove il Governatore dello Stato, Andrew Cuomo, ha ricevuto un premio. Hollywood e star tv in campo con Occupy Wall Street. Dopo l'attore Tim Robbins e la star di Gossip Girl Penn Badgley, a portare la propria solidarietà ai manifestanti è Alec Baldwin. L'appoggio di Baldwin arriva a poche ore dal fermo della scrittice, Naomi Wolf, autrice di “The Beauty Myth”, per intralcio al traffico pedonale. Nei giorni scorsi l'attrice Susan Sarandon si era recata a Zuccotti Park, campo base dei manifestanti, che è stato visitato anche da Michael Moore. Meno dell'1% della popolazione mondiale detiene il 38,5% della ricchezza globale. Sono 28,7 milioni gli adulti con patrimoni superiori a un milione di dollari, secondo un report di Credit Suisse. E nell'ultimo anno l'Europa ha sorpassato gli Stati Uniti per quota di milionari: il 37,2% vive nell'Ue contro il 37% in Usa. In Cina i super-ricchi hanno superato per la prima volta il milione e gli '”ultraricchi” con patrimoni oltre 50 milioni sono 5.400. Solo negli Usa ce ne sono di più (35.400).

I SOLDI DELLA MALAVITA PER SALVARE L'ITALIA/22

[... Ehi Biondo lo sa di chi sei figlio tuuu? Sei il figlio di una grandissima pu... Wuauauaahahah! Da Il Buono, il Brutto e il Cattivo] Vincenzo Schiavone, di 37 anni, soprannominato “copertone”, esponente di spicco del clan della fazione dei “Casalesi” guidata da Francesco Schiavone, detto “Sandokan”, è morto nella propria abitazione di San Cipriano di Aversa (Caserta) dove si trovava agli arresti domiciliari. Dopo tre anni di latitanza, Vincenzo Schiavone fu arrestato dalla polizia il 25 aprile scorso in una clinica irpina nella quale era ricoverato. Vincenzo Schiavone era stato scarcerato una settimana fa per l'aggravarsi delle sue condizioni dal penitenziario di Secondigliano, a Napoli, nel quale si trovava dopo il suo arresto da parte delle Squadre Mobili di Caserta ed Avellino, in una piccola struttura sanitaria privata di sant'Angelo dei Lombardi, alla vigilia della scorsa Pasqua. Esponente di rilievo della fazione dei Casalesi, ancora dagli investigatori ritenuta guidata da uno dei capi storici della cosca, Francesco Schiavone, detto “Sandokan” e dal figlio di quest'ultimo Nicola, Vincenzo Schiavone (che non aveva stretti legami di parentela con “Sandokan”) aveva ricoperto nell'organizzazione i compiti non solo di esattore e di promotore delle estorsioni dell'organizzazione, ma era stato anche attivo nel settore degli appalti pubblici. Riuscì, il 30 settembre del 2008, a sfuggire alla cattura in un'operazione coordinata dalla Dda e nella quale furono coinvolte 103 persone. Durante la latitanza fu colpito da ictus e costretto a continue cure e, successivamente, al ricovero nella clinica privata di sant'Angelo dei Lombardi, dove fu rintracciato dalla polizia. Beni per un valore complessivo di 110 milioni di euro sono stati confiscati dalla Dia di Napoli e dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) al boss dei Casalesi Salvatore Belforte, 50 anni, di Marcianise (Caserta). Gli agenti della Direzione investigativa antimafia di Napoli stanno dando esecuzione ad un decreto di confisca di beni, che su proposta del direttore della Dia è stato emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) nei confronti di Belforte, esponente di spicco del clan omonimo collegato ai Casalesi, attualmente detenuto. La confisca riguarda oltre 60 immobili, per un valore complessivo di 110 milioni di euro: interi stabili con decine di appartamenti, 8 appezzamenti di terreno, 8 società, 18 rapporti finanziari, una mega-villa da oltre 4.000 metri quadrati in località Vaccheria (zona panoramica di Caserta), acquistata ad un'asta pubblica dall'imprenditore Salvatore Tartaglione, incensurato, ritenuto dalla Dia prestanome e referente economico dei Belforte. La confisca di 110 milioni di euro al gruppo Belforte del clan dei Casalesi, sottolineano alla Dia, rappresenta “un importante risultato nell'azione di aggressione ai patrimoni illecitamente costituiti dalle organizzazioni mafiose, svolta dalla Direzione investigativa antimafia attraverso complesse ed articolate indagini di natura economico-patrimoniale”. Il clan camorristico Belforte, alias “Mazzacane”, è considerato un gruppo di primo piano nella realtà criminale casertana, particolarmente attivo nei territori di Marcianise e dei comuni limitrofi. In particolare, le attività investigative svolte dal Centro operativo della Dia di Napoli hanno consentito di svelare il ruolo dell'imprenditore Salvatore Tartaglione. Attraverso accertamenti patrimoniali ed info-investigativi, gli uomini della Dia di Napoli hanno dimostrato che il boss Salvatore Belforte reimpiegava i proventi di attività criminose in acquisti di beni immobili e di attività commerciali, attribuendoli fittiziamente, per eludere la normativa antimafia, a Tartaglione ed ai suoi familiari. [segue]

Chavez ha due anni di vita

[L'intelligente soffi da sé le impurità poco a poco, un momento dopo l'altro, come l'argentiere l'argento. Buddha] A causa del cancro che lo ha colpito ormai qualche settimana fa, Hugo Chavez ha due anni di vita: lo afferma il chirurgo Salvador Navarrete Aulestia, uno degli integranti dell'equipe medica venezuelani che sta seguendo le cura del presidente. “Chavez ha un cancro maligno aggressivo di origine muscolare alla pelvi”, ha dichiarato il medico al settimanale messicano Milenio, precisando che quel tipo di cancro viene chiamato sarcoma: “sono tumori retro - peritonali, alla base della pelvi”. In 7 anni di governo Chávez il paese si è dichiarato libero dall'analfabetismo e tre milioni di venezuelani sono stati inseriti nell'istruzione primaria, secondaria ed universitaria. Diciassette milioni di venezuelani (quasi il 70% della popolazione) ricevono, per la prima, assistenza medica e medicinali gratuiti e, in pochi anni, nelle intenzioni governative tutti i venezuelani avranno accesso gratuito all'assistenza medica. Si somministrano più di 1 milione e 700 000 tonnellate di alimenti a prezzi modici a 12 milioni di persone (quasi la metà dei venezuelani), un milione dei quali li ricevano gratuitamente, in forma transitoria. La questione è centrale in un Paese come il Venezuela dove le persone sottonutrite sono cresciute dal 1992 al 2003 del 7%, raggiungendo la cifra di 4,5 milioni. Il tasso di disoccupazione è sceso dall'8,9% (2006) al 6,20% (feb 2007) e la popolazione sotto la soglia di povertà è diminuita dal 37,9% (2005) al 23% (2009). Dall'inizio del governo di Chávez, l'Economist riporta che il tasso di omicidi è quasi triplicato, e che la capitale venezuelana, Caracas è diventata la terza più violenta del Sud America, dopo Ciudad Juarez e Bogotà con la polizia implicata in alcuni di questi crimini. I numerosi provvedimenti di ispirazione socialista attuati da Chávez nel tentativo di migliorare le condizioni di vita delle fasce più povere della popolazione possono però generare, secondo alcuni osservatori, gravi conseguenze economiche per il paese. Secondo il liberista Pietro Di Giorgio, per esempio, la politica economica di Chávez è caratterizzata da spese sociali alte, in cui piani populisti in genere prevalgono su considerazioni di sostenibilità economica. Le politiche monetarie sarebbero poi di tipo espansivo, con un'economia che mostra segni di iperinflazione. Il dato è però tenuto basso dai controlli dei prezzi, che possono ridurre l'inflazione, ma al prezzo di creare carenza di beni. In teoria, poi, il Venezuela è un paese ricco di petrolio: in pratica però le sovvenzioni al consumo e la nazionalizzazione dell'industria petrolifera (che tiene lontani gli investimenti esteri) comprimono l'offerta ed espandono la domanda, riducendo i benefici netti. Secondo invece il sociologo venezuelano Antonio Plessmann, attivista del movimento chavista, il principale problema per il Venezuela è il basso prezzo del petrolio conseguente alla crisi economica internazionale, che crea difficoltà perché riduce di molto la liquidità e potrebbe rendere inevitabile una crisi. Con questo si giustificano gli interessi dei venezuelani a produrre cibo e altri beni di primo consumo, i quali erano esclusivamente d'importazione, comprando enormi quantità di macchinari agricoli all'Argentina. La situazione, però, non è d'emergenza e la copertura finanziaria per gli investimenti in spese sociali è ancora garantita. Sebbene poi l'inflazione sia la più alta dell'America latina, questa è contrastata da una elevata protezione all'inflazione con gli aumenti del salario minimo che sono stati superiori all'aumento dell'inflazione accumulata, col mantenimento dei sussidi al consumo alimentare e con la politica dei prezzi ridotti. Un dato di fatto, però, è che la grande crisi mondiale del 2009, che ha colpito quasi tutti i paesi del mondo, non ha svantaggiato il sud-america ed in particolare il Venezuela, che ha saputo creare scambi convenienti.

Compagnia delle Isole compra Siremar

[Fino a quando tu mi resti nella mente / finché ti trovo qui / fino a quando più di te non conta niente / io ti dirò di sì. Dentro di te di A. Baroni] La Compagnia delle Isole, controllata da Salvatore Lauro e partecipata anche dalla Regione siciliana, si è aggiudicata la gara per l'acquisizione della Siremar nel quadro del piano di privatizzazione della compagnia di navigazione pubblica. L'offerta di 69 milioni di euro è stata accettata dalla gestione commissariale e il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani ha approvato l'aggiudicazione che sarà perfezionata con la firma della cessione fissata per venerdì 21 ottobre. Compagnia delle Isole Spa è controllata al 60% da Mediterranea Holding di Navigazione (partecipata dalla Regione Sicilia), da Lauro (5%), da Isolemar (5%), da Damivar Eolia Navigazione Srl (20%) e da altri azionisti minoritari. Lauro, per due legislature senatore di Forza Italia, ha garantito che saranno mantenuti gli attuali livelli occupazionali “sia per quanto attiene gli amministrativi che il personale addetto alla navigazione”. In conferenza stampa, il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, ha spiegato che la sede della società sarà a Palermo e che le navi che dovranno essere riparate saranno affidate allo stabilimento palermitano della Fincantieri.

martedì 18 ottobre 2011

CHIUDONO I NEGOZI A PUNTA RAISI

[Meglio accendere una candela che brancolare nell’oscurità.Emily Dickinson] Nel settore commerciale un solo imprevisto è avvenuto nel 2010 con la risoluzione per inadempimento del contratto con il sub concessionario retail Linea aeroportuale Sole –con la conseguente svalutazione del credito ai sensi dell’art. 2426, n.8, cc per 1,265 mln di euro. Recentemente anche il negozio Marina Militare avrebbe cessato la propria attività. Le attività commerciali non regolamentate effettuate da terzi su aree in sub concessione: questa componente dei ricavi non aviation si è attestata intorno a 7,3 mln di €, facendo registrare un incremento di 626 mila euro (il 17% circa in rispetto al 2008), per l’ingresso di Autogrill, aggiudicatario in esclusiva delle aree F&B. Il contributo al totale dei ricavi propri si è pertanto portato al 19,24% rispetto al 17,69% del 2009 e al 15,80% del 2008. I proventi derivanti dalle attività commerciali gestite direttamente dalla società, pari a 5,2 mln di € hanno generato un incremento di poco più di 300.000 euro rispetto al 2009, grazie al maggiore contributo della sub concessione delle aree ai rent a car (+ 320 mila €), mentre è rimasta praticamente sugli stessi livelli dell’anno precedenti la gestione di parcheggi(+44.000 €) che ha in parte compensato la gestione le perdite su altre attività, quali la biglietteria aerea (- 62 mila €) stante alla minore richiesta di emissione di ticket per la diffusione dell’acquisto diretto da parte dei passeggeri sui siti internet delle compagnie e il venir meno della fee da incasso dell’eccedenza bagagli che adesso viene incassata direttamente dagli handlers. La gestione dei parcheggi a Punta Raisi cambierà di nuovo. Almeno in base alla sentenza del Tar di Palermo che ha accolto il ricorso presentato dalle società Final spa e Cremona parcheggi srl assistite dall’avvocato Salvatore Raimondi. Il ricorso presentato contro la Gesap e nei confronti della Quick – Problem Parking che fino adesso ha gestito i parcheggi a pagamento nella zona dell’aerostazione. Con il ricorso si chiedeva l’annullamento della delibera del consiglio di amministrazione della Gesap, del 31 maggio del 2006 con la quale si accettava la sub concessione CarValer della Quick no problem parking spae della no problem parking. Le due società potevano così gestire i parcheggi all’interno dell’aeroporto applicando tariffe che in più occasioni sono state contestate dai passeggeri visto che erano ritenuti pochi gli stalli gratuiti per la semplice sosta e scarico delle valigie. Per i giudici della prima sezione del Tar di Palermo presieduta dal presidente Filoreto D’agostino il ricorso era fondato ed è stato accolto. La formula dell’affidamento stabilita dalla Gesap per i giudici non era legittima. Non solo ma il collegio ha condannato la Gesap al pagamento delle spese processuali liquidate in 10 mila €. Nulla ancora si sa sul risarcimento danni.

Profumo indagato

[Del denaro dirò quel che si diceva di Caligola, ossia che non c’era mai stato schiavo così buono e padrone così cattivo. Montesquieu] Standard and Poor's ha tagliato il rating di 24 banche e istituzioni finanziarie italiane a causa dei rischi sull'economia e il debito sovrano. È quanto si legge in una nota secondo cui fra le banche vi sono Mps, Ubi e Banco Popolare. Confermati i rating di 19 banche fra cui Intesa Sanpaolo e Unicredit. Alessandro Profumo ex ad di Unicredit è indagato dalla Procura di Milano per frode fiscale nell'ambito del caso 'Brontos'. Oggi il Tribunale ha sequestrato all'istituto di credito 245 milioni, quantificati come il profitto del reato che sarebbe stato commesso dalla banca tra il 2007 e il 2008 attraverso l'operazione. Su un eventuale intervento sul capitale di Unicredit il quadro regolamentare manca ancora di alcuni tasselli. È quanto spiega una fonte vicina alla situazione mentre è in corso il Cda, che è stato definito da un consigliere di “normale amministrazione”. Due sono gli aspetti che vengono messi in luce. Il primo è la rinegoziazione dei cashes su cui si sta ancora lavorando con Bankitalia perchè non è ancora chiaro se debbano essere conteggiati nel Core Tier 1 oppure no.

CONTINUA LA LOTTA DEI 37

[Il principe nell’arte di governare gli uomini si serve dei loro difetti per reprimere i loro vizi. Duca di Lévis] Domani incontro sindacati con la Gh Pmo. I napoletani che avrebbero già fatto il biglietto di sola andata cosa mai potranno dire ai sindacati? Nulla, oppure rinviare tutto quanto alla nuova proprietà. Per quanto riguarda i 37 part-time a tempo indeterminati della Gh riteniamo che si prenderà atto dello stato di disagio dei ragazzi ma che non si possono prendere al momento delle decisioni. Il gruppo dei 37 sembra sempre più unito e a fine mese escono gli ultimi stagionali … Tutti i sindacati sembrano scocciati, o per lo meno a noi fa questa impressione, dal comportamento dei 37 che sembrano sempre più ingestibili.

Vengo anch’io? No, tu no …

[Domanda consiglio a chi ben si corregge. Leonardo Da Vinci] Il bus che collega Punta Raisi con Cinisi per trasportare il personale Gesap è diventato troppo piccolo. La Gesap aveva promesso al personale Gh di poter usufruire del passaggio (anche da Palermo dove un bus più capiente effettua il viaggio), visto che la controllata Gh non ha mai avuto il trasporto. Però, da qualche mese ex personale Alitalia, oggi Gh, se il bus Cinisi-Punta Raisi è pieno sono invitati a scendere, dai colleghi stessi, perché ex Alitalia. Non crediamo che avere lavorato in Az sia una colpa, ma il bello di tutta questa storia è che i sindacalisti sono i primi a sostenere questa tesi che lascia perplessi. I lavoratori sono tutti uguali con gli stessi diritti e gli stessi identici doveri; dunque, o tutti con il passaggio oppure tutti a piedi i dipendenti Gh Pmo.

Valtur in amministrazione straordinaria

[Se vuoi trasformare un uomo in una nullità, non devi fare altro che ritenere inutile il suo lavoro. Fjodor Dostoevskij] Valtur chiede l'amministrazione straordinaria. Il tour operator che fa capo alla famiglia Patti, ha depositato l'istanza per l'ammissione alla legge Marzano. Il piano, secondo quanto si legge in una nota, prevede la continuità aziendale e la salvaguardia dei livelli occupazionali. Valtur può accedere alla legge Marzano perchè ha i requisiti richiesti che sono 500 dipendenti (il tour operator ne ha circa 3 mila), e debiti non inferiori ai 300 milioni. Il Ministero dello Sviluppo Economico ha ammesso Valtur alla procedura di amministrazione straordinaria ai sensi della Legge Marzano. Lo si legge in una nota del gruppo della famiglia Patti. Con lo stesso provvedimento, inoltre, sono stati nominati i tre Commissari straordinari: Stefano Coen, Daniele Discepolo e Andrea Gemma.

lunedì 17 ottobre 2011

British Airways e Ap insieme a Fiumicino

[Il coraggio è il prezzo che la vita esige per assicurare la pace. Amelia Earhart] British Airways ha scelto l’operatore di handling Aviapartner per gestire gli otto collegamenti giornalieri da Heathrow e Gatwick per Roma Fiumicino. Aviapartner curerà movimentazione passeggeri ed equipaggi, servizi di check-in, servizi di lost&found, pulizie di bordo e carico/scarico bagagli, controllo voli e messaggistica operativa sulle tratte tra i due aeroporti londinesi e lo scalo romano che la compagnia britannica effettua con Airbus A320 e A321 e con Boeing 734-400 e B767. Con l’ingresso di British Airways, Aviapartner accresce il numero dei membri dell’alleanza One World presenti nel proprio parco clienti. Oltre alla compagnia britannica la multinazionale belga gestisce infatti l’handling di Iberia, Malev Hungarian Airlines e Finnair a testimonianza di un altissimo livello qualitativo raggiunto nella gestione dei servizi a terra per compagnie di livello mondiale. L’accordo British Airways - Aviapartner è ulteriore testimonianza della continua crescita della multinazionale belga sullo scalo romano che si conferma il primo in Italia con 30 compagnie gestite tra le quali: Aeroflot, Air Berlin, Blue Panorama, Brussels Airlines, Finnair, Iberia, Malev Hungarian Airlines, Niki, TAP Portugal, Transavia, Vueling per un totale di circa 3,5 milioni di passeggeri movimentati su oltre 17mila voli complessivi nei primi 8 mesi del 2011.

Ap licenziati 16 dipendenti a Caselle

[Le tre regole di lavoro: 1. Esci dalla confusione, trova semplicità. 2. Dalla discordia, trova armonia. 3. Nel pieno delle difficoltà risiede l'occasione favorevole. Albert Einstein] Aviapartner, società belga che fornisce servizi di handling negli aeroporti (compreso Caselle) ha avviato una procedura di licenziamento nei confronti di 16 dipendenti. Lo rende noto la Filt-Cgil che “impugnerà nelle sedi opportune quest'atto grave ed inopportuno” perché “non è stato rispettato l'accordo del 3 novembre 2009”. Il sindacato ribadisce che “le istituzioni (Comune di Torino, Provincia e Regione) e le aziende (Aviapartner e Sagat) devono rispettare gli impegni presi”. Come segno tangibile la Filt-Cgil non sottoscriverà altri accordi di cassaintegrazione. “L'accordo del 2009 - ricorda - prevedeva che tutti i lavoratori di Aviapartner in cassa integrazione dovessero rientrare a lavorare in aeroporto (in Sagat o in Aviapartner) e, nel caso in cui, al termine del periodo di cassa integrazione, qualcuno di loro non fosse rientrato in produzione, Comune, Provincia e Regione fossero garanti ma anche responsabili nell'individuare tutte le soluzioni per garantire la tutela dell'occupazione. Pertanto - conclude la Filt - è giunto il momento che aziende e istituzioni si attivino e chiudano nel più breve tempo possibile questa vertenza, facendo rientrare tutti i cassaintegrati”.