venerdì 30 settembre 2011

Anche Anwar al Awlaki è stato ucciso

[Ciò che mi spaventa di più, è che quando succede, quando perdo completamente il controllo, mi piace. Da Hulk] Il Dipartimento della Giustizia americano ha scritto un memorandum segreto per autorizzare l'uccisione di Anwar al Awlaki, il terrorista di Al Qaida cittadino americano-yemenita colpito da un drone nello Yemen. Il documento è stato il frutto, sostengono fonti del governo, di una attenta analisi sui problemi inerenti all' uccisione di un cittadino americano, da parte di insigni giuristi. Questa amministrazione Usa ci piace sempre di più, al contrario della precedente che faceva prigionieri che non processava mai, questa non fa prigionieri. L'imam radicale Anwar al-Awlaki non e' morto: lo annuncia l'Aqap, il ramo yemenita-saudita del network del terrore, citato dallo Yemen Post. Il quotidiano riferisce poi che oltre 25 rappresentanti della tribù Awaliq, la stessa dell'imam con passaporto Usa, si sono recati a Jawf, che non hanno individuato i suoi resti e anzi invitato le autorità a fare il test del Dna sui corpi rinvenuti, che "proverà" che l'ideatore di Inspire, la rivista in lingua inglese di al Qaida, non è morto.

Entro l'anno Ap a Catania Fontanarossa?

[I voti cominciano appena nasci. Siamo qui per prendere e dare voti. Non c'è niente di male. Se non c'è niente di male a smettere di fare quello che vuoi per fare solo quello che ti fa avere buoni voti. Luciano Ligabue in Dazeroadieci] Praticamente è ufficioso l'Aviapartner aprià anche a Catania Fontanarossa. Si pensa entro l'anno, le certificazioni Enac sono state rilasciate, è stata acquistata l'azienda (... omissis ...) che già opera da anni presso lo scalo di Catania e da sempre si occupa di aviazione generale. Un affare per tutti, per chi ha acquistato e per chi ha venduto. Molte le lamentele dei vettori che operano a Catania: Alitalia ha più volte manifestato disappunto per come viengono gestiti i propri voli (troppi i bagagli disguidati), altre compagnie di sono riservate di rinnovare i contratti con il consorzio che fa capo alla Sac. In tutta questa incertezza Ap è fidociosa di poter prendere dei vettori e iniziare, così, a lavorare a Catania Fontanarossa.

giovedì 29 settembre 2011

6/10 INCONTRO SINDACATI - AP

[Perchè vive su una barca? - Perchè detesto tagliare il prato! Da Debito di Sangue - Blood Work] Finalmente il 6 ottobre,dopo lunga attesa, i sindacati tutti incontreranno i rappresentanti di Aviapartner. Speriamo che in questi mesi le sigle sindacali hanno raggiunto l'equilibrio interno, facendo pace con se stessi, riprendendo a dialogare fra di loro prima di incontrare Ap. Chiediamo alle varie sigle sindacali di essere meno corporative e di operare nel bene di tutti, inclusi i non iscritti. Vorremmo che si parlasse di livelli ancora non ottenuti, pur essendo maturati; di buono pasto anche per gli stagionali; di un diverso modo di organizzare il livoro; che lo straordinario venga distribuito in maniera uniforme, in maniera equilibrata; che lo stipendio venga accreditato l'ultimo del mese ...

mercoledì 28 settembre 2011

ALLA GESAP IL 100% DELLA GH PMO

[Il tempo è un grande autore. Trova sempre il perfetto finale. Da Limelight - Luci della Ribalta di Charlie Chaplin] Il cda della Gesap,ieri pomeriggio, ha deliberato di non voler vendere le quote di Gh Pmo. Alisud non accettera´di rimanere socio di minoranza e andra`via senza voler discutere i patti parasociali. Ma con quale cifra la Gesap liquidera´i napoletani? Dal primo di ottobre la Gh Pmo sara' della Gesap al 100%. Si va verso un cda a tre per la Gh controllata interamente dalla Gesap: Di Carlo, Mangano, Helg. Con Helg e Scelta che sembra rivendichino un ruolo strategico e di primaria importanza negli assetti della nuova societa´. Se non ricordiamo male sarebbe stato Scelta e Terranova, oggi parlamentare, a costituire la Societa´con Alisud, ennesimo fallimento della precedente gestione.

domenica 25 settembre 2011

I TIMORI DELL’ASSESSORE MICALE

[Riflessivo fra gli irriflessivi, ben desto tra coloro che dormono, l'uomo saggio procede al pari di un cavallo da corsa, staccando gli altri come fossero brocchi. Buddha] Domenico Micale, assessore del comune di Cinisi alle attività produttive, mercoledì prossimo nel corso della riunione di giunta manifesterà le sue preoccupazioni, i suoi timori … al sindaco e a tutti i colleghi assessori. Si chiederà Micale se a pagare le spese legali e l’eventuale indennizzo ai tre licenziati della Gesap e poi reintegrati, dopo la condanna inflitta alla Gesap, saranno i soliti contribuenti di Cinisi. L’auspicio dell’assessore Micale è evitare che questo timore venga smentito dai fatti. E cosa devono dire i cittadini di Palermo che oltre ad avere Cammarata come sindaco devono subire la superficialità, l’approssimazione … di chi amministra la Gesap? Proponiamo all’ass. Micale di attivarsi per constatare se esistono le condizioni per una “class action” contro la Gesap. La class action è il procedimento disciplinato dall’art. 140-bis del Codice del consumo (d.lgs. 206 del 2005) sotto la rubrica “azione di classe”. Il processo può essere attivato da ciascun soggetto danneggiato, anche mediante associazioni cui dà mandato o comitati cui partecipa. Si tratta di uno strumento di tutela collettiva risarcitoria idoneo ad ottenere il risarcimento del danno subito da un gruppo di cittadini a causa dell’illecito seriale prodotto da un soggetto professionale. Tale azione si rivela particolarmente utile in tutte quelle situazioni nelle quali si controverte per importi di valore contenuto e dunque il consumatore tende generalmente a rinunciare alla difesa dei propri diritti.

Nasce Asia, un nuovo sindacato

[Sognate e mirate sempre più in alto di quello che ritenete alla vostra portata. Non cercate solo di superare i vostri contemporanei o i vostri predecessori. Cercate, piuttosto, di superare voi stesi. William Faulkner] Nasce un nuovo sindacato, sulla scelta di libertà fatta da un folto gruppo di dirigenti sindacali della FISASCAT CISL, federazione che segue i lavoratori del comparto commercio servizi e turismo. Questi ragazzi stanchi di subire i giochi politici “della stanza accanto” hanno deciso di ribellarsi registrato lo statuto e l'atto costitutivo di una organizzazione sindacale che è stata chiamata ASIA alternativa sindacale autonoma..... e che martedì firmerà un patto federativo con la CISAL . Di fatto il gruppo di dirigenti sindacali è capitanato da un giovane, Salvo Barone, 40 enne con grande e decennale esperienza maturata ai tavoli sindacali del territorio palermitano prima nelle fila della Uil e poi della Cisl. La scelta è dettata non già da isolati episodi...ma ha un filo comune, la consapevolezza che il modello sindacale interno a Cgil Cisl e Uil prevede una sorta di regia e di sopravisione da parte della confederazione territoriale che di fatto impedisce ai dirigenti sindacali di poter mantenere fede agli impegni e alle legittime rivendicazioni degli stessi associati e di tutti i lavoratori. “Spesso -afferma Salvo Barone - mi sono chiesto per quale motivo le politiche confederali della triplice non appoggiano ma anzi tendono a soffocare le rivendicazioni delle federazioni territoriali e dei dirigenti sindacali delle aziende in nome e per conto di un non ben chiaro metodo concertativo che di fatto regala sempre alle aziende la possibilità di differire nel tempo accordi e di non pagare dazio rispetto alle spesso legittime rivendicazioni dei lavoratori”. “Ecco il perché abbiamo deciso di trasferire la professionalità e la competenza acquisita in oltre dieci anni ai tavoli sindacali in una nuova realtà, agile autonoma e soprattutto scevra da condizionamenti politici o da legami indissolubili con le parti datoriali. Così nasce – conclude Barone -Alternativa Sindacale Autonoma un soggetto che ad appena una settimana dalla sua creazione vede già circa 1600 associati entusiasti di intraprendere una nuova emozionante avventura”. I beni informati affermano che le aziende dove ASIA sembra si avvia numeri davvero significativi siano la GESIP, la Multiservizi, Palermo Energia, la trinacria onlus dei PIP, la KSM con particolare riguardo al distaccamento aeroportuale, la BIOSPHERA oltre che numerose aziende private del settore commercio turismo e servizi.

Ryanair studia accordo con Comune Palermo

[Le menti creative riescono a sopravvivere anche ai peggiori sistemi educativi. Anna Freud] Un piano per incrementare i flussi turistici a Palermo è allo studio dell'assessorato comunale al Turismo che sta lavorando a quattro mani con i vertici di Ryanair. Quando gli irlandesi di Ryanair lavorano con gli amministratori pubblici e perché vogliono sodi. Ma se i soldi non ci sono, come nel caso del comune di Palermo, che cosa darà mai l’amministrazione comunale? Potremmo dare il sindaco di Palermo, con solo biglietto di andata, questo in termini commerciali si chiama cambio marce e sarebbe un affare per tutti. Nei giorni scorsi, infatti, Melissa Corrigan, sales and marketing manager della low cost ha incontrato l'assessore al Turismo Stefano Santoro. “Un'occasione - ha detto Corrigan - per ribadire il nostro interesse per sostenere il turismo di Palermo e della Sicilia. L'obiettivo è quello di realizzare in sinergia con l'assessorato al Turismo di Palermo un nuovo piano di promozione per valorizzare il territorio, sviluppare gli arrivi turistici e aumentare l'indotto. I dati di traffico ottenuti durante i mesi estivi del 2011 sono stati un ottimo risultato sia per la nostra compagnia che per la città. Il nostro obiettivo futuro, in collaborazione con l'assessore Santoro, sarà quello di potenziare la promozione turistica della città all'estero per il 2012. Mi auguro che questo incontro sia il primo passo per pianificare attività che porteranno la destinazione Palermo sul mercato europeo del turismo, entro la fine dell'anno”. Per Santoro “gli accordi che stringeremo con Ryanair contribuiranno a far diventare Palermo destinazione turistica riconquistando quella posizione di crocevia di interessi e di culture. Ryanair potrà occupare un ruolo strategico anche in vista della definizione del nuovo terminal dell'aeroporto Falcone-Borsellino”.

sabato 24 settembre 2011

S&P's taglia rating 7 banche italiane

[Ccu amici e ccu parenti, non ci'havìri cchi fari nenti. Con amici e parenti non vendere e non comprare niente. Proverbio Siciliano] “Le banche italiane hanno confermato di saper tenere, lo hanno dimostrato nelle due crisi, la prima nel 2008-2009 e in quella attuale, crisi per la quale siamo preparati”. Lo ha detto a Vicenza Corrado Passera, consigliere delegato e ceo Intesa SanPaolo precisando che “è una situazione di grande stress, dobbiamo saperlo, ma possiamo affrontare più serenamente di altri”. Bene, bravo, bis … dopo queste illuminanti parole Standard and Poor's ha tagliato il rating di 7 banche italiane dopo la decisione di ridurre il giudizio sull'Italia. L'agenzia di rating ha anche rivisto l'outlook sul rating di 15 banche italiane a “negativo”. Il taglio da parte di Standard and Poor's alle banche italiane colpisce il rating del lungo termine di Mediobanca, di Findomestic, di Intesa Sanpaolo e delle sue controllate Banca Imi, Cassa Risparmio Bologna e Biis che passano da A+ ad A. Ridotto anche il rating della Bnl a A+/A-1-. Standard and Poor's ha tagliato il rating della Cassa depositi e prestiti Spa (Cdp) da A+/A-1+ ad A/A-1, con outlook negativo. È quanto si legge in una nota secondo cui la decisione fa seguito al medesimo intervento compiuto dall'agenzia sul rating della Repubblica Italiana il 19 settembre 2011. Dopo il downgrade all'Italia anche Poste Italiane, gruppo pubblico al 100%, incappa nel giudizio negativo di Standard & Poor's che assegna una “A” ma con previsioni sul credito (creditWatch) negative.

30/9 incontro Gh Pmo sindacati

[Ognuno deve morire, ma non tutte le morti hanno lo stesso significato. Da Buongiorno, notte] Il 30 Settembre convocazione in GH per incrementare le ore ai lavoratori part time seguendo quanto sancito dall'accordo del 30 Giugno scorso! I 40 part time sono preoccupati, sempre più delusi e stanchi di collezionare promesse che non si concretizzano mai. Ora è arrivata la notizia che il 27 la Gesap dovrà stabilire se dare il 51% alla Gh, in caso contrario la Gh ha minacciato di lasciare Punta Raisi. Troppi sono i problemi da risolvere prima di dare una risposta ai 40. Si parla che entro fine dicembre le compagnie aeree Vueling Airlines e Blu Panorama dovrebbero cambiare handling a Punta Raisi. Comunque vada a finire se resta la Gh i 40 avranno una risposta negativa ( restando a 6 ore), se la Gesap si riprende l’handling possono avere qualche speranza. In definitiva chi dovrebbe risolvere i problemi dei 40 part time Gh Pmo? I sindacalisti che hanno il distacco sindacale, o i sindacalisti che da operai diventano impiegati, ottengono il livello e ritornano operai?

3 manifestazioni Uil per riforma fisco

[Tu sembri intelligente, ma quando apri bocca l'effetto sparisce. Graydon in Da che pianeta vieni?] Tre manifestazioni - a Napoli il 30 settembre, a Firenze il 14 ottobre, a Milano il 21 ottobre - per sostenere la richiesta di riforme necessarie alla crescita, a partire da quella fiscale. Lo ha deciso la segreteria nazionale della Uil, guidata da Luigi Angeletti. La Uil conferma lo sciopero del pubblico impiego proclamato per il 28 ottobre, “assicurando il coinvolgimento e la partecipazione della confederazione”. La manifestazione nazionale si terrà a Roma. “È un ottimo accordo. La firma del 21 settembre non ha sterilizzato niente. Si combina perfettamente con l'articolo 8 perché l'accordo consolida le regole secondo le quali l'intesa aziendale è valida quando c'è una maggioranza delle rappresentanze dei lavoratori e definisce il modo con cui stabilire le organizzazioni attraverso il ruolo dell'Inps”. Lo ha detto il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. Avremmo gradito che la Uil avrebbe fatto una quarta manifestazione contro l’articolo otto, ma spesso i sindacati difendono più i padroni che i lavoratori.

27/9 cda Gesap

[Di solito tutti pagano per quello che fanno, tranne gli avvocati. Joe Mantegna (Robert Garrett) in Body of evidence] Il 27 di questo mese il cda Gesap si riunirà per stabilire che cosa fare della sua controllata Gh Pmo. Continuare la collaborazione con i napoletani o riprendere tutto in mano e gestire le assunzioni degli stagionali (e non) in maniera clientelare. La preoccupazione a Punta Raisi si percepisce, in maniera forse eccessiva, tanto è vero che non si parla d’altro. Oggi, per esempio, i 100 ex dipendenti Gesap confluiti in Gh Pmo hanno iniziato a firmare un documento dove si legge che qualora la Gh dovesse andare via i 100 ex Gesap chiedono di rientrare in Gesap. Tra l’altro, nel documento di oggi, si ricorda che la Gesap nel momento del passaggio in Gh avrebbe garantito per 15 anni il loro posto di lavoro. Tutti stanno firmando, iscritti e non iscritti alle varie sigle sindacali, quando si ha paura si mette da parte la demagogia e si cerca di capire quello che sta succedendo. Nessuno, al momento. parla degli ex Alitalia.

giovedì 22 settembre 2011

3 operai licenziati ingiustamente: condannata la Gesap

[Chi sa carezzare le persone, con piccolo capitale fa grosso guadagno. Giovanni Della Casa] Finita la “festa” oggi bisogna fare i conti con chi non ha saputo gestire amministrativamente e anche le risorse umane del sempre più carrozzone politico clientelare denominato Gesap. Le spese legali per la causa persa dalla Gesap contro Lo Pinto, Fiore e Saputo verranno pagate solo dalla Gesap? Secondo noi, visto che a decidere sarebbe stato il cda in carica nel 2008, dovrebbero essere condannati non solo la Gesap ma anche i consiglieri. È troppo comodo fare i “duri” quando a pagare sono sempre gli altri. E gli altri siamo, in questo caso, noi contribuenti. Erano rimasti senza lavoro perché inabili. Avevano chiesto di svolgere un'altra mansione, ma la Gesap, la società che gestisce i servizi a terra dell'aeroporto Falcone e Borsellino preferì licenziarli. Adesso, non solo dovrà reintegrarli al lavoro, ma dovrà anche risarcirli. Si tratta di Giovanni Lo Pinto, Antonio Fiore e Salvatore Saputo. I tre inoltrarono ricorso due anni fa e adesso il Tribunale gli ha dato ragione. Secondo il giudice Dante Martino, la Gesap avrebbe dovuto trovare un'altra collocazione ai tre dipendenti che per anni hanno prestato servizio al carico-scarico dei bagagli.

I SOLDI DELLA MALAVITA PER SALVARE L'ITALIA/14

[Il mondo è diviso in due, amico mio: quelli che hanno la corda al collo e quelli che la tagliano. Solo che il collo dentro la corda è il mio, sono io che rischio, perciò la prossima volta voglio più della metà! - Si, è vero che tu rischi, ma io taglio e se tu mi abbassi la percentuale... Sigaro? Da Il Buono, il Brutto e il Cattivo] La strage di Capaci ha coinvolto in prima linea un altro noto collaboratore di giustizia, Giovanni Brusca, secondogenito di Bernardo, l’ex patriarca di San Giuseppe Jato imputato nel maxiprocesso e morto nel 2000. L’ex luogotenente di Riina ha azionato il telecomando che innescò l’esplosivo. Ha commesso un centinaio di omicidi e ha ordinato, com’è noto, l’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido in un casolare a San Giuseppe Jato dal fratello Enzo e da Vincenzo Chiodo, entrambi pentiti. Per questo omicidio, i due fratelli Brusca sono stati condannati a 30 anni, ma Enzo per la sua buona condotta ha ottenuto gli arresti domiciliari. Giovanni è stato meno abile: ha ricevuto nel 2004 il permesso di uscire dal carcere ogni 45 giorni, ma ha usato un cellulare di troppo e il beneficio gli è stato subito revocato. Liberi e incensurati. Tra ergastoli e pentimenti, si fanno invece strada i figli che oggi sono liberi. Quelli che hanno mantenuto un profilo defilato, lontani dalle logiche militari delle cosche. Emanuele Brusca, il primogenito di Bernardo, nel 1998 ha chiesto addirittura di cambiare cognome, ritenuto “ingombrante” per sé e i suoi figli. Tra il 1999 e il 2000 ha, tuttavia, scontato una pena residua di un anno e 4 mesi per associazione mafiosa. Aldo, il più piccolo dei fratelli Madonia, di professione farmacista, alcuni anni fa è stato accusato dal pentito Joe Cuffaro di avere preso parte a un grosso traffico di cocaina dalla Colombia alla Sicilia. Dopo una prima condanna è stato scarcerato e poi assolto nel 2003. È tornato così a essere il volto pulito della famiglia: u dutturi. Ci sono poi i figli incensurati. La figlia di Totò u curtu, Maria Concetta. Oggi collabora alla conduzione dell’azienda di famiglia, Mania Max, di cui è titolare Mattea Ciaravello, la sorella del marito Tony. Un ricamificio industriale passato alla ribalta, lo scorso settembre, per un contenzioso con il Comune di Corleone, a cui ha chiesto il risarcimento danni per l’uso indebito del marchio “I love Corleone”, che distingueva uno dei suoi prodotti di successo, le coppole. Scritta e logo erano finiti, infatti, su tutti i manifesti di una manifestazione antimafia. [segue]

L’ISOLA DEL TESORO

[Odio la musica. Specie quando la suonano. Jimmy Durante] Le missioni di sindaco e assessori comunali nel 2010 sono costate 50 mila euro. Mentre nei primi otto mesi di quest'anno solo 18 mila euro. In media si tratta di 498 euro a viaggio per le 102 missioni complessive affrontate dall’amministrazione l’anno scorso. Il sindaco è andato 25 volte a Roma in missione, mentre l’assessore che più degli altri si è recato all'estero è Francesco Scoma, nel 2010 anche vicesindaco. Altro viaggiatore è stato Maurizio Carta, ormai non più in giunta, poche missioni invece per Mario Milone, che ha preso l’aereo solo quattro volte. Tante le trasferte per Raoul Russo, sedici nel 2010, sette quest’anno. In fondo alla classifica Stefano Santoro, Eugenio Randi e Roberto Clemente: per loro una sola missione. La sostituzione di cinque copriwater deteriorati alla Presidenza della Regione è costata nel marzo scorso 480 euro. Mentre per il servizio di giardinaggio dell’ufficio di Roma la Regione ha speso a fine marzo 4.773 euro. Sono alcune della voci di spesa ordinaria che spiccano nel tradizionale rendiconto che la Regione pubblica sulla Gazzetta ufficiale. Fra le spese della Presidenza della Regione ci sono anche 3.500 euro di contributi dati alla associazione sportiva Asd New Squash di Catania. Sempre fra le uscite della Presidenza spiccano i fondi per la gestione di Parco d’Orleans: 375 mila euro la quota per il primo trimestre dell’anno. E ci sono poi una serie di contributi: 7 mila euro al Comune di Santo Stefano di Quisquinia, 7.500 al Formez, 40 mila all’associazione Tecnostruttura, 24 mila alla fondazione Leonardo Sciascia, 25 mila all’associazione Agsas, 25 mila alla Fondazione Tricoli, 10.300 allo Svimez, 10.550 alla società Etnaexpo, 10 mila all’associazione Futura. Fra le spese di Lombardo ci sono poi i servizi fotografici realizzati durante la presenza a Roma dello stesso presidente o di vari assessori: 700 euro a Marco Ravagli fra marzo e aprile. E poi spiccano ancora le quote mensili (o comunque periodiche) per consulenti e varie figure istituzionali: 25 mila euro al Garante dei detenuti (il parlamentare di Forza del Sud Salvo Fleres), 93 mila euro ad aprile per la relativa quota di compensi ai componenti della cosiddetta cabina di regia. Per il progetto Monitorregione, affidato alla Fullresearch srl, la presidenza ha speso ad aprile 30 mila euro. E per 20 pc, 15 scanner e 5 stampanti la spesa è stata di 16.416 euro. Fra le spese dell’assessorato alla Funzione pubblica, guidato da Caterina Chinnici, spiccano le tre tranche del costo del carburante per le autoblu: il 18 maggio l’assessorato fra tre pagamenti alla Kuwait Petrolum Italia da 32 mila, 38 mila e 36 mila euro. Fra le spese dell’assessorato alla Sanità, guidato da Massimo Russo, ci sono i 626.577 euro versati alla Kpmg per l’assistenza alla Regione. Ma la maggior parte delle voci in uscita nei primi sei mesi dell’anno alla Sanità è costituita dalle missioni di esperti e personale interno: sono decine i rimborsi alle agenzie di viaggi, soprattutto alla Me.Di. e alla Medilisa Tour, per un totale di 33.386 euro. “Anche la Sicilia subirà il declassamento del rating da parte di Standard & Poor's”. Lo ha detto l'assessore regionale all'Economia, Gaetano Armao, durante un forum sul debito regionale e la ricaduta della manovra sulla Sicilia che si è svolto al Centro Pio La Torre di Palermo. L'assessore ha sottolineato che “è necessaria una finanziaria di svolta non solo per il risanamento dell'economia, ma anche per l'investimento e per la crescita. Tengo comunque a sottolineare che la situazione debitoria è sotto controllo”. Più dicono che è tutto sotto controllo, vi ricordate Tremonti alcuni mesi fa, più ci dobbiamo preoccupare. I 5 miliardi di debito sono dovuti, ha spiegato, “per la metà al risanamento del sistema sanitario, e per l'altra a spese di investimento. Per rientrare dal debito stiamo mettendo in atto vari provvedimenti come quello dell'annullamento in autotutela dei contratti swap che presentano irregolarità e che le banche non vorranno rivedere”. Per Antonello Cracolici, capogruppo Pd all'Ars, “in questi anni abbiamo assistito al disimpegno delle politiche pubbliche in Sicilia. Aziende come Fs, Anas, Fincantieri hanno ridotto la capacità di spesa. E sulle risorse comunitarie, lo Stato ha destinato appena il 20% dei fondi previsti per la regione”.

mercoledì 21 settembre 2011

Meridiana fly ha messo gli occhi su Alitalia

[Lascia di quando in quando i sentieri battuti e inoltrati fra i boschi. Troverai certo qualcosa che non hai mai visto prima. Probabilmente si tratterà di una piccola cosa, ma non ignorarla.Alexander Bell] Nel campo aeronautico la notizie poco attendibili, le “bufale” o per essere più chiari la minchiate non mancano mai. C'è Alitalia nei piani per il futuro di Meridiana Fly. Secondo 'Finanza e Mercati' la compagnia dell'Aga Khan medita di lanciare la scalata ad Alitalia nel 2013, quando scadrà il lock up, cioè i soci saranno liberi di vendere azioni. Pare, infatti, che la settimana scorsa, durante una riunione con i sindacati, il neo amministratore delegato di Meridiana Fly, Giuseppe Gentile avrebbe detto che “nel 2013, e quando ci saranno le condizioni giuridiche, sarebbe una grande opportunità”. Dopo l'integrazione con Air Italy (di cui Gentile è proprietario) e una volta “che avrà risolto i problemi di ristrutturazione e avviato il piano industriale 2011-2015”, Meridiana Fly potrebbe puntare ad Alitalia. “Certo - scrive Finanza e Mercati - ci sarebbe bisogno di un socio forte e il riferimento non può che essere a Lufthansa o a British Airways, visto che Air France-Klm è già dentro l'azionariato di Alitalia” con il 20%. Il quotidiano ricorda che solo “qualche mese fa era l'Alitalia di Roberto Colaninno ad aver messo gli occhi sulla compagnia attiva soprattutto in Sardegna e che navigava in cattive acque” (-46 milioni nel 2010), ma l'offerta “praticamente senza esborso pare aver indispettito parecchio” l'Aga Kahn, il principe ismaelita proprietario di Meridiana Fly.

GLI “AMICI” DI FRANCESCO SAVERIO ROMANO

[Parere non è essere: ma per essere bisogna anche parere. Nulla contribuisce tanto a fare il monaco quanto l’abito. Ugo Bernasconi] La sesta sezione della Corte d'Appello di Palermo ha confermato la condanna a 6 anni e 6 mesi per Domenico Miceli, ex assessore comunale e deputato regionale dell'Udc, imputato di concorso in associazione mafiosa. La Cassazione, pur ribadendo la condanna, aveva rinviato il processo ad un'altra sezione della corte d'appello di Palermo perché rideterminasse la pena da infliggere all'ex politico tenendo contro delle circostanze attenuanti generiche. Miceli è stato condannato in primo e secondo grado nell'ambito del processo nato dalle intercettazioni effettuate a casa del boss Giuseppe Guttadauro, che portò poi all'incriminazione anche dell'ex presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro. La difesa dell'ex politico ha annunciato che farà ricorso in Cassazione, dopo il deposito delle motivazioni, contro la sentenza della corte d'appello. Nuove accuse al ministro delle Politiche agricole Saverio Romano e all'ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro, già condannato per favoreggiamento mafioso. A parlare dei rapporti con Cosa nostra dell'ex governatore siciliano e del politico dei Responsabili è il pentito Stefano Lo Verso, per anni vicinissimo al boss Bernardo Provenzano. I verbali con le dichiarazioni del collaboratore di giustizia su Cuffaro e Romano sono stati allegati al ricorso in appello presentato dai pm di Palermo Nino Di Matteo e Francesco Del Bene contro la sentenza di proscioglimento dell'ex presidente della Regione dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa decisa a febbraio scorso dal gup Vittorio Anania. Il giudice sostenne che le accuse mosse a Cuffaro fossero una duplicazione di quelle già sostenute nel processo per favoreggiamento, conclusosi con la condanna definitiva dell'imputato, e dichiarò chiuso il caso invocando il principio del ne bis in idem. In estate, però, le dichiarazioni di Lo Verso hanno aggiunto elementi nuovi a carico di Cuffaro e pesanti argomentazioni contro il ministro Romano per cui recentemente la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per concorso in associazione mafiosa. Ma cosa riferisce Lo Verso, mafioso di primo piano di Ficarazzi (Palermo) che ha coperto anche la latitanza di Provenzano? Ai pm il pentito racconta di avere saputo nel 2003 dal boss di Villabate Nicola Mandalà degli stretti rapporti tra Romano e Cuffaro e Cosa nostra. Il pentito, inoltre, dice di avere saputo da un uomo vicino a Provenzano, Vincenzo Paparopoli, che le dichiarazioni fatte dall'ex presidente del consiglio comunale di Villabate, Francesco Campanella, mafioso poi pentito, “sui legami tra Romano e la famiglia mafiosa di Villabate erano vere e che i rapporti erano mediati da Nino Bruno, cugino di Nicola Rizzo”. Pesanti anche le dichiarazioni rese da Lo Verso su Cuffaro. Il collaboratore ha raccontato che sarebbe stato proprio il capo di Cosa nostra a tirare in ballo l'ex governatore. Dopo l'arresto del manager della sanità privata Michele Aiello, condannato poi per mafia, il padrino corleonese avrebbe detto a Lo Verso di stare sereno “perché tanto Cuffaro deve mantenere gli accordi”.Nell'atto di appello firmato dai pubblici ministeri, una sessantina di pagine in tutto, sono stati allegati tre verbali di Lo Verso. I magistrati della Procura hanno inoltre chiesto alla corte d'appello che dovrà pronunciarsi sul ricorso contro la sentenza di ne bis in idem di sentire il pentito che, secondo gli inquirenti, sarebbe l'ulteriore prova del patto politico-mafioso sottoscritto dall'ex presidente della Regione. Replica il ministro: “Sono cose già note e già riportate dai media, inutili ma ricorrenti ad orologeria". Così il ministro delle politiche agricole Francesco Saverio Romano commenta le dichiarazioni del pentito Lo Verso. “Dopo otto anni che la mia vicenda è sui giornali - prosegue il ministro - in tanti hanno sentito dire che..., non solo Lo Verso”.

martedì 20 settembre 2011

I SOLDI DELLA MALAVITA PER SALVARE L'ITALIA/13

[Lee Van Cleef alias Sentenza - Quando cerco qualcuno lo trovo sempre. Per questo mi pagano. Da Il Buono, il Brutto e il Cattivo] Il fratello di Salvatore Riina, Giuseppe, se la passa meglio. Fra qualche anno, se tutto fila liscio, sarà fuori galera. Finito in manette nel 2002 con l’accusa di associazione mafiosa, ha avuto lo scorso 19 luglio uno sconto della pena, ridotta a 11 anni e 8 mesi. Una brutta storia di appalti, riciclaggio ed estorsione, che oscura il suo passato imprenditoriale. Quando a Corleone, nel 2001, diventò famosa la sua concessionaria di macchine agricole, l’Agrimar. Un sogno andato in frantumi con la confisca dell’azienda. Una sorte poco felice è toccata anche ai figli di Ciccio Madonia: Giuseppe, Antonino e Salvino. Tutti e tre all’ergastolo. Il primogenito, Giuseppe, è stato condannato per l’omicidio del capitano dei carabinieri Emanuele Basile. Una sentenza arrivata nel 1992, dopo otto processi e due assoluzioni. L’ultimo ergastolo lo ha raggiunto il 21 aprile 2006 per la strage di Capaci. Pochi mesi dopo, il procuratore generale Vittorio Teresi ha chiesto la conferma della massima pena anche per il fratello Salvino, indicato dal collaboratore di giustizia Marco Favaloro come l’assassino dell’imprenditore Libero Grassi, ribellatosi al pizzo. Salvino è un uomo che ha sempre saputo apprezzare i valori del matrimonio e della famiglia: si è sposato in carcere con Mariangela, la figlia del boss di Cinisi Ciccio Di Trapani, il 23 maggio 1992; una data “molto speciale”: il giorno della strage di Capaci. Lo scorso luglio ha ottenuto, invece, l’autorizzazione a sottoporsi in carcere alle procedure di fecondazione artificiale per avere dalla moglie il suo secondogenito. Anche Antonino, il contabile della cosca Madonia, ha un curriculum di tutto rispetto. È stato più volte condannato all’ergastolo: per gli omicidi del prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa, di Pio La Torre, del vicequestore Ninni Cassarà, per la strage di via Pipitone Federico. Le ultime notizie riguardano un “pizzino” ritrovato nel covo di Provenzano. Poche parole scritte da Salvatore Lo Piccolo: “Il reggente di Resuttana è Diego (Di Trapani) che ha finito i domiciliari, messo lì da Nino Mad”. Dal carcere, Antonino appare ancora un uomo d’onore, chiamato a esprimere il suo consenso. Il premio? Da pochi giorni non è più soggetto al 41bis. Cosimo, il primogenito di Pietro Vernengo, s’è preso invece l’ergastolo per l’uccisione di Paolo Borsellino e della sua scorta. È stato lui a imbottire di tritolo la 126 esplosa in via D’Amelio. Un’autobomba preparata insieme al cognato Giuseppe Urso, marito della sorella Rosa, e ad altri boss. Pentimenti e non solo. Il riscatto per molti “figli d’arte” è arrivato, purtroppo, solo con il pentimento. Dopo l’arresto. A processo iniziato. Quando era impossibile cancellare gli atroci delitti commessi. In qualità di collaboratore di giustizia, Stefano Ganci, figlio di Raffaele ex capomafia della Noce a Palermo, è stato condannato a 26 anni per la strage di via d’Amelio. Suo fratello Calogero, pentito dal 1996, ha confessato di avere preso parte a cento delitti e alla strage di Capaci. Ha raccontato di avere ricevuto dal padre l’ordine di controllare, insieme all’altro fratello Domenico e al cugino Antonino Galliano, i movimenti della Croma bianca di Giovanni Falcone. Per le sue dichiarazioni, è stato condannato a 15 anni. Domenico, che non si è pentito, all’ergastolo. [segue]

Pensioni a rischio in Grecia

[Il vero castigo di chi compra le lodi è ch’egli finisce col credere alle lodi pagate. Ugo Bernasconi] La Grecia finirà in default, ma non uscirà dall'eurozona. Lo afferma l'agenzia di rating Fitch in un rapporto diffuso dall'agenzia Bloomberg. “In base ai livelli di rating, Fitch prevede che la Grecia finirà in default ma che non lascerà la zona euro” si legge nel report. Intanto sulla situazione di Atene è intervenuto anche il commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia, che ha detto: “Serve un accordo sulla Grecia il prima possibile”. Nessun accordo sulle garanzie ulteriori che la Finlandia e altri Paesi chiedono alla Grecia in cambio dei nuovi prestiti: così il ministro finlandese delle Finanze, Jutta Urpilainen, entrando alla riunione dell'Eurogruppo. “Purtroppo non credo che si troverà una soluzione alla questione delle garanzie oggi”, ha detto il ministro. Le garanzie o collaterali che la Finlandia, seguita poi da altri, chiede rappresentano uno dei problemi che rallentano il secondo piano di salvataggio di Atene. È fuga in Grecia dal lavoro statale. La paura di perdere buona parte della pensione o di vedersi ancor più ridotto lo stipendio, il taglio della liquidazione (già ridotta del 10%) e infine lo spauracchio della “temporanea sospensione” dal lavoro del personale in eccesso nelle imprese a partecipazione statale gà avviata dal governo: questi i motivi alla base del vero e proprio esodo di massa, senza precedenti nel Paese, degli impiegati statali che si sta registrando negli ultimi giorni. La Grecia ha bisogno di adottare misure aggiuntive per portare la riduzione del deficit ad un livello sostenibile. Lo ha detto il rappresentante permanente del Fondo monetario internazionale ad Atene, Bob Traa, secondo quanto riferisce l'agenzia Bloomberg. “Saranno necessarie misure supplementari per ridurre il deficit” greco, ha detto Traa mettendo in guardia il governo greco contro l'applicazione di “tasse sempre più elevate”. La Grecia dovrebbe avviare un default pilotato e lasciare l'eurozona, in modo da rompere “il circolo vizioso di insolvenza, bassa competitività e depressione”. Lo scrive l'economista Nouriel Roubini, sottolineando, sulle colonne del Financial Times, che “il ritorno alla moneta nazionale e una drastica svalutazione permetterebbe di recuperare rapidamente la competitività e la crescita, come è successo in Argentina”. La Grecia è “in ritardo” sul programma di riforme concordato con la comunità internazionale e ora deve “accelerare” per centrare gli obiettivi prefissati. Lo ha detto il ministro delle finanze greco, Evangelos Venizelos, durante una conferenza stampa ad Atene, secondo quanto riferisce Bloomberg. Il ministro ellenico ha sottolineato che per raggiungere gli obiettivi Atene deve “vendere beni statali, chiudere agenzie governative e ridurre il personale in eccesso” nella pubblica amministrazione. Venizelos ha quindi escluso “l'imposizione di nuove tasse” perché “non è possibile”.

Moody's boccia la finanziaria e S&P’s declassa l’Italia

[Un uomo saggio crea più occasioni di quante ne trova. Francesco Bacone] La manovra del governo per arrivare al pareggio di bilancio entro il 2013 potrebbe avere conseguenze negative sul rating delle regioni e dei comuni italiani. È il monito che lancia Moody's nel suo 'Weekly Credit Outlook'. Secondo l'agenzia Usa la manovra così com’é “appesantisce ulteriormente bilanci” comunali e regionali “già allo stremo” ed introduce “elementi di incertezza per quanto riguarda la distribuzione di poteri e responsabilità a livello locale”. Nuovo allarme per l'economia italiana, finita ora anche sotto la lente di Moody's. L'agenzia di rating statunitense ha infatti comunicato di aver messo sotto osservazione il punteggio Aa2 dell'Italia, minacciando un possibile declassamento del debito pubblico. Nel comunicato l'agenzia ha spiegato che diversi fattori indeboliscono la credibilità di solvenza del Paese. A cominciare dalle sfide sul fronte della crescita dovute a debolezze strutturali e a una probabile crescita dei tassi di interesse nel prossimo futuro. Moody's ha poi citato i rischi collegati all'attuazione dei piani di consolidamento dei conti pubblici che sono richiesti per ridurre l'indebitamento italiano e mantenerlo a livelli sostenibili, oltre ai pericoli collegati dal cambiamento delle condizioni di finanziamento per i Paesi europei con alti livelli di debito. Standard and Poor's declassa l'Italia. E il governo replica, con una nota ufficiale: il rating del Paese viene abbassato per valutazioni “dettate dai retroscena” della stampa e non dalla realtà delle cose, fatta soprattutto di impegno e di solidità. L'agenzia di rating ribatte, rivendica la propria indipendenza e non esclude, peraltro, un nuovo taglio del rating nell'arco dei prossimi dodici mesi o al massimo diciotto mesi. All'esecutivo non sono andate giù le motivazioni con cui l'agenzia anglosassone ha spiegato il declassamento e quella “fragilità del governo” indicata da S&P's come limite della capacità del Paese di reagire e di dare risposte alla crisi. Quello dell'agenzia non è del resto il solo pressing con cui l'esecutivo deve fare i conti in questi giorni di tensione politica e finanziaria, in cui lo spread tra Btp e bund è arrivato a toccare, ancora una volta, i 400 punti base. Anche Bruxelles, pur riconoscendo l'impegno per il risanamento dei conti ed ammettendo che il giudizio di Standard & Poor's è stato molto severo, ha spronato Roma a focalizzarsi ora sulla crescita economica, secondo pilastro essenziale per uscire dalla crisi. Vola ad un record storico il rischio default dell'Italia percepito dagli investitori sulla scia del taglio del rating da parte di Standard & Poor's. I credit default swaps (cds) sono balzati a 520 punti dai 489 di ieri, secondo i dati di Cma. Il 21 maggio scorso Standard & Poor's aveva abbassato l'outlook, cioè le previsioni future dell'economia italiana, da stabile a negativa e aveva citato le attuali deboli prospettive di crescita e l'incerto impegno politico per attuare riforme che stimolino la produttività. E di sviluppo torna a parlare anche Moody's. Sotto il faro dell'agenzia di rating finirà anche “l'abilità del governo nel raggiungere ambiziosi obiettivi di consolidamento dei conti pubblici”, anche alla luce del possibile aumento dei tassi di interesse.

lunedì 19 settembre 2011

Che rottura .. la Turchia

[L'anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci, soprattutto perché provi un senso di benessere quando gli sei vicino. Charles Bukowski] La Turchia è pronta a congelare le relazioni con l'Europa se Cipro avrà la presidenza di turno europea prevista per giugno 2012. Lo ha detto il vice premier turco Besir Atalay, secondo quanto riportato dall'agenzia Anatolian. “Se i negoziati di pace (a Cipro) non saranno conclusi - ha detto Atalay, al termine di un viaggio a Cipro nord - e l'Unione europea assegnerà la presidenza di turno a Cipro Sud”, prevista per il secondo semestre 2012, “la vera crisi sarà tra Turchia e Ue. Perché congeleremo le relazioni” con Bruxelles. “Si tratta - ha precisato - di una decisione appena presa dal governo”. Il presidente della Repubblica di Cipro, Dimitris Christofias, ha affermato che le trivellazioni sottomarine cipriote alla ricerca di idrocarburi cominceranno “nei prossimi giorni”. La dichiarazione segue moniti turchi a non intraprendere le attività dato che le risorse sottomarine andrebbero condivise con la parte nord dell'isola, riconosciuta solo da Ankara. Dopo avere interrotto le relazioni diplomatiche con lo Stato di Israele, adesso la Turchia minaccia l’Unione Europea. Quando si parla di fare entrare la Turchia nell’Ue bisognerebbe che la Turchia rinunci a Cipro (stesso discorso per la Grecia) e che lasci in pace il popolo curdo.

I SOLDI DELLA MALAVITA PER SALVARE L'ITALIA/12

[Non vorrei essere nei panni del tuo amico, più forte canta il coro, più forte pesta Wallace. Da Il Buono, il Brutto e il Cattivo] Vent’anni, o poco meno. Tanto tempo è passato dalla prima sentenza del maxiprocesso a Cosa nostra. Da quel pomeriggio del 16 dicembre 1987, quando nell’aula bunker dell’Ucciardone di Palermo il presidente Alfonso Giordano iniziava a leggere la decisione della Corte d’assise: 2.665 anni di carcere, 342 condanne, 19 ergastoli, che colpivano fra gli altri Salvatore Riina e Bernardo Provenzano, allora superlatitanti, Michele Greco detto «il papa», Francesco Madonia e Pietro Vernengo. Vent’anni sono “un periodo storico”, che ormai si può guardare a distanza, per fare bilanci. Per esempio: dove sono i protagonisti di allora? Morti o in galera, certo. Ma dove è finito in tutti questi anni il potere dei capimafia, messi in ginocchio per la prima volta da quel verdetto storico che esaminò i colpevoli dei delitti “eccellenti”, ma anche un migliaio di morti ammazzati senza nome nella guerra di mafia? E che fine hanno fatto i patrimoni miliardari per proteggere i quali Cosa nostra arrivò a dare l’assalto allo Stato? È una storia lunga, complicata, non lineare, piena di contraddizioni; ma è anche lo spunto per la ricostruzione di un pezzo di storia d’Italia: la vita odierna dei gattopardi delle famiglie storiche della mafia, le ombre dei padri sui figli, le ricchezze e le intenzioni degli eredi. Arresti ed ergastoli. Il primo dato che balza agli occhi è il fitto numero di figli di capimafia finiti in carcere. Due dei tre figli di Riina, quattro dei tre figli di Ciccio Madonia, il figlio di Pietro Vernengo. Le condanne spaziano dall’ergastolo a qualche anno di reclusione, i reati dalla strage al riciclaggio: per tanti rampolli di Cosa nostra è stato difficile staccarsi dal vischioso legame con la famiglia d’origine e sottrarsi a un destino già scritto. Non nei cromosomi, ma nel “prezioso” bagaglio di insegnamenti trasmesso dai padri. A soli cinque anni, Giovanni, il primogenito di Totò Riina, partecipò a una riunione tra boss. Il padre lo prese in braccio e con orgoglio gli mise in mano un fucile, chiedendogli di far vedere a tutti come funzionava il grilletto. Un’infanzia dai toni quasi leggendari, una personalità “da sanguinario”, una “elevatissima inclinazione a delinquere”. Riina jr è stato arrestato a 20 anni e condannato all’ergastolo nel 2005 per avere preso parte a quattro omicidi. Oggi è sottoposto al regime carcerario duro del 41bis. [segue]

sabato 17 settembre 2011

La Gesap rivuole handling

[Alliccari e dilliccari è capu i custioni. Abituare bene qualcuno e poi non farlo più è fonte di litigi. Proverbio siciliano] La Gesap, ente gestore di Punta Raisi, si vuole riprendere handling. L’8 settembre è stata presa la decisione e i dirigenti della Gesap stanno lavorando per realizzare questo progetto entro e non oltre il 30 settembre. Il ministro Saverio Romano, il noto politico che qualcuno ritiene il nuovo leader politico di Punta Raisi, ha deciso di fare il grande passo. La Gesap liquiderà la Gh Pmo con un milione e mezzo di €, non riconoscerà più i patti parasociali, riprenderà a assumere in maniera clientelare tutti gli stagionali che vuole sotto campagna elettorale. Il decreto Legislativo del 13 gennaio 1999, n. 18: “Attuazione della direttiva 96/67/CE relativa al libero accesso al mercato dei servizi di assistenza a terra negli aeroporti della Comunità” è carta straccia? Assolutamente no il decreto in questione può essere interpretato in maniera estensiva. Ma allora perché la Gesap ha fatto l’operazione Gh Pmo? Probabilmente gli ideatori di questa operazione sono stati troppo restrittivi mentalmente. Per anni le buste paga dei dipendenti della Gh Pmo sono state elaborate a Napoli con un costo non indifferente (si parla 100 mila euro all’anno); il primo capo scalo di Gh Pmo (oggi con un incarico più importante, non più a Palermo) sarebbe ancora stipendiato dalla Gh Pmo. Come dire che alla Gesap sono inetti e non sanno gestire le buste paga. Non solo, il capo del personale e l’amministratore delegato provengono dalla napoletana Alisud che detiene il 49% della Gh Pmo, mentre la Gesap con il 51% si limitava a prestava personale alla controllata. Continuiamo a non capire questa scelta, dr. Carmelo. “A decorrere dal 1 gennaio 2001, almeno uno dei prestatori non deve essere controllato direttamente o indirettamente né dall'ente di gestione, né da un vettore che abbia trasportato più del 25% dei passeggeri o delle merci registrati nell'aeroporto durante l'anno precedente a quello in cui viene effettuata la selezione dei prestatori, né da un ente che controlla o che è controllato direttamente o indirettamente dall'ente di gestione o dal vettore interessato”, così recita la direttiva 96/97 del gennaio 1999. Alla Gesap le nomine sono clientelari, secondo il centrosinistra, bella scoperta. Anche il centrosinistra usava il clientelismo per assumere personale, spesso inutile. Il consigliere comunale del Pd, Davide Faraone, che ne ricorda le esperienze professionali: “Stefano Mangano non era il segretario particolare di Cammarata, poi promosso a componente del cda di Gesip, società portata alla liquidazione? Mimmo Di Carlo non era il segretario particolare di Saverio Romano? Dario Colombo non è l’ex presidente della Sicilia E-Servizi, noto per aver assunto senza concorso numerosi dirigenti-amici del Pid? Bavetta non è forse lo stesso assessore al bilancio che ha portato il Comune di Palermo al dissesto finanziario?”
Pino Panettino, coordinatore aeroportuale della Cgil dichiara che “la Cgil alla vigilia dell'ingresso di Pae Mas non potendo contrastare le leggi comunitarie,chiedeva di poter creare il servizio di sicurezza per dare la possibilità ai rimanenti lavoratori che non potevano rimanere in Gesap di transitare in una società di sicurezza controllata dalla società di gestione, come del resto altri scali hanno fatto. Per non parlare di utili che queste società fanno. Ma a malincuore, in quel periodo, la Cgil era isolata da tutti specialmente chi ora grida o si sente paladino dei propri interessi”. Continua Panettino nel suo articolato discorso che “non lo so se gh andrà via, ma chi converrebbe? Per quanto riguarda gli scenari posso dire che società di assistenza ai vettori che garantiscono il contratto in Italia a parte gh e aviapartner ne restano poche e niente. Saremo – conclude - vigili anche perché abbiamo firmato un accordo sul passaggio dei lavoratori ex Alitalia, e il famoso accordo sul passaggio dei famosi 100 dalla Gesap alla gh,cui Gesap ha firmato un accordo di garanzia per gli anni futuri. Sono convinto che rispetto alla crescita di Gesap su l'esternalizzazione di molti servizi come il parcheggio si possa pensare di far ritornare buona parte dei 100 ex Gesap, questo sarebbe onesto specialmente ha chi gli ha messo la faccia a malincuore”. Colombino della Cisal in una nota ha fatto sapere che “qualsiasi società compartecipata da quote pubbliche , come oggi è la GH visto che comune e provincia detengono la maggioranza di GESAP che a sua volta è detentrice del 51% di GH Palermo, che viene tout court privatizzata preoccupa . Ma il discorso a nostro avviso deve essere valutato ancora più a monte; da anni chiediamo di conoscere i patti parasociali a suo tempo redatti tra le due società e (GESAP e GH ) una coltre di mistero avvolge questi aspetti”. Il segretario regionale della Cisal, Colombino, ha inoltre dichiarato che “diciamo questo perché ogni qualvolta una GIUSTA rivendicazione viene fatta le due parti additano l'altra come responsabile del mancato “buon Fine” della rivendicazione. Insomma esiste un gioco delle parti che va certamente contro i lavoratori e non consente il giusto riequilibrio tra disponibilità, abnegazione e dedizione dei lavoratori e giusti riconoscimenti economici e sociali agli stessi”. Conclude il rappresentante regionale del primo sindacato dello scalo di Palermo che “noi chiederemo con forza che il ramo dell'Handling torni nelle mani della società di gestione. Lo abbiamo fatto in passato, piegandoci solo ed esclusivamente alla spietata regola dei numeri e mai alle richieste della politica o delle lobby, e a questo punto lo riproporremmo in questa fase qualora i napoletani dovessero andare via per loro scelta. Vi dico subito che la nostra non è una posizione demagogica, ma dettata da un semplice e evidente fattore: l'handling gestisce nei fatti un servizio pubblico essenziale, e l'abbandonarlo al privato significherebbe avallare le iniziative di imprenditori avventurieri. Certo se l'handling tornasse in GESAP come noi auspichiamo ci dovrebbe essere un contestuale ripensamento della ex PAE MAS, che a nostro avviso dovrebbe consorziarsi con la GH e dare vita a una realtà che garantisca il futuro di tutti i lavoratori”. Per il segretario regionale della Uil una Gh tutta privatizzata non sarebbe un rischio visto che “dovrebbe osservare le leggi dell’ENAC”. Per Enrico Bondì, segretario regionale della Uil, se dovesse andare via la Gh da Punta Raisi “entrerebbe sicuramente in ballo Aviapartners”.

Senza governo si cresce

[Ci sono solo due persone di cui mi fido: una sono io, l'altra non sei tu! Da Con Air] Per dirne una, nelle scuole comunali dei 19 comuni della regione di Bruxelles (la terza dopo Fiandre e Vallonia) i bambini sorpresi a parlare in francese vengono puniti con una serie di esercizi di lingua olandese. Proprio il controllo della regione della capitale è uno dei nodi storici della questione: mentre la maggior parte degli abitanti dell’area e il relativo territorio sono fiamminghi, Bruxelles è a maggioranza francofona e bilingue per Costituzione. L’altro punto fondamentale, più crudamente, riguarda la distribuzione della ricchezza e la conseguente riforma fiscale. I fiamminghi vogliono un sistema di tasse che renda giustizia all’economia del nord del Paese, più ricca e produttiva, rispetto alla Vallonia che oggi arranca, ma che fino agli Anni ’60, all'epoca delle miniere e dello sviluppo agricolo, era il vero motore della nazione. I più critici evocano per il Belgio una separazione di velluto simile a quella, indolore, che ha diviso cechi e slovacchi. Ma a quanto pare, in fondo, i belgi pensano che con una scissione ci sarebbe più da perdere che da guadagnare. “Il federalismo non è inconciliabile con la centralità dello Stato”, ha confermato Marc Uyttendaele, “e l’antagonismo tra due culture non è un buon motivo per pensare alla separazione. Uno dei grandi paradossi del Belgio è che siamo riusciti ad avere uno Stato formato da comunità che tra loro non hanno molto in comune. E fa parte dei paradossi anche il fatto di conservare una struttura unica quando movimenti radicati nella parte settentrionale del Paese chiedono l'autonomia”. Malgrado tutto questa situazione che rende tutto incerto il Belgio è stato il paese che nell’aera Ue è cresciuto di più. Circa duemila persone hanno manifestato oggi in Belgio per chiedere la chiusura delle centrali nucleari. Gli anti-nucleare si sono radunati davanti al sito di Tihange, uno dei tre più vecchi reattori del Belgio. '”Le catastrofi di Fukushima, Chernobyl e Tree Mile Island dimostrano che non esiste un rischio zero: il nucleare è pericoloso, inquinante e per giunta molto costoso”, ha detto un rappresentante dell'associazione belga “Stop al nucleare”.

venerdì 16 settembre 2011

“A TEMPO PERSO FACCIO IL PREMIER”, QUESTO L’AVEVAMO CAPITO

[Ora una questione d'etichetta: mentre passo le do il culo o il pacco? Tyler Durden (Brad Pitt) in Fight Club] Di un “premier a tempo perso” l'Italia non ha bisogno, specie in questo momento, per questo Berlusconi deve salire al Quirinale a dimettersi: è questa la richiesta avanzata da tutte le opposizioni dopo la pubblicazione delle nuove intercettazioni nella quali Silvio Berlusconi si definisce, appunto, presidente del Consiglio “a tempo perso” per i suoi impegni notturni. E d'altronde è lui stesso ad ammettere che ha delle difficoltà a dividersi tra il lavoro di capo del governo e le notti “brave”. “Vedi Marystell, io a tempo perso faccio il primo ministro”, dice alla Polanco, una delle Olgettine, le ragazze che vivevano negli appartamenti alle porte di Milano pagati dal ragionier Spinelli. “E quindi - aggiunge - me ne succedono di tutti i colori”. Ma queste difficoltà non lo fermano il mandrillo Silvio. Anzi: il primo dell'anno del 2009 Berlusconi parla a telefono con Tarantini, che gli racconta di aver passato il capodanno con Manuela Arcuri, Belen e Claudia Galanti. “Mamma mia, eri messo benissimo...con le tre donne più belle d'Italia” commenta il Cavaliere. Che poi però racconta il suo di ultimo dell'anno: “io sono qua assediato da quando hanno visto che sono stato dichiarato da Playboy il politico più sexy ...io non ho scampo con questi qua. Ieri sera avevo la fila fuori dalla porta della camera...erano in 11...io me ne son fatto solo otto perché non potevo fare di più...non si può arrivare a tutto. Però stamattina mi sento bene sono contento della mia capacità di resistenza agli assedi della vita...che cosa ci tocca fare la notte del primo dell'anno”. Il sogno di Gianpaolo Tarantini è però quello di far prostituire “in coppia” Manuela Arcuri e Francesca Lana in favore di Silvio Berlusconi. Un sogno irrealizzato perché il 18 febbraio del 2009 Berlusconi confidò a Gianpi di “essere rimasto molto indignato per la volgarità espressa da Manuela Arcuri nel corso di un'intervista rilasciata a Le Iene, ritenendola non più gradita. ''Meno male che non è stata qui - dice - perché sennò mi sarei sentito imbarazzato di essere andato con una t...così. Vabbé cancellata”. Sono sempre i più cafoni a ritenere gli altri maleducati.

Italia,rischi downgrade da S&P

[Devo tenermi la mia angoscia. La devo proteggere. Perche' mi serve: mi mantiene scattante, reattivo, come devo essere. Al Pacino (Vincent Hanna) in Heat - La Sfida] L'Italia deve essere pronta a prendere “misure aggiuntive qualora le entrate derivanti dal fisco siano minori di quanto previsto e se vi fossero difficoltà a tagliare la spesa come stabilito”: è quanto rileva il rapporto 2011 della Commissione Ue sullo stato delle finanze pubbliche dell'Unione. Citigroup si attende un nuovo downgrade degli Stati Uniti da parte di Standard & Poor's nei prossimi 2-3 anni. Lo riporta l'emittente Cnbc, sottolineando che Citigroup prevede una serie di downgrade di paesi nei prossimi 3-6 mesi: “Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e Cipro sono a rischio downgrade”. L’agenzia di rating statunitense Moody’s si appresterebbe a declassare la nota di tre banche francesi: Bnp Paribas, Societè Generale e Credit Agricole a causa della loro esposizione al debito sovrano della Grecia. È quanto scrive il Wall Street Journal. Un declassamento era già stato anticipato, considerando che lo scorso 15 giugno Moody’s aveva messo i tre istituti sotto osservazione negativa e che il periodo di tre mesi entro cui l’agenzia solitamente annuncia la sua decisione sta scadendo. È lo scenario in cui avviene questo downgrade a preoccupare. Le attuali condizioni di mercato legate alla crisi del debito sovrano alimentano le preoccupazioni sulle condizioni in cui le banche europee affronterebbero un aggravamento della crisi. Downgrade è una parola inglese che può assumere diversi significati a seconda del contesto. Può significare la riduzione di complessità, rimuovere parti non necessarie, o ridurre il numero di parti mobili/applicazioni/stock. In economia e in business, downgrade è utilizzato spesso in Borsa per riferirsi ad un cambiamento negativo nel rating di uno stock o di un'altra società da parte di un analista.

Con l’art. 8 il lavoro è sempre più precario

[Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni. Dichiarazione dei diritti dell’uomo] Grazie all’articolo 8, esiste la possibilità per i datori di lavoro di installare telecamere di videosorveglianza negli uffici e in altri luoghi, o addirittura di assumere sorveglianti armati. Ma c’è di più: i datori di lavori potranno sorvegliare la frequenza di accesso a certi siti internet come i social network Facebook e Twitter, oppure leggere le e-mail private dei dipendenti. Queste deroghe potrebbero avere spazio soprattutto nelle piccole aziende, che saranno colpite maggiormente dalle modifiche all’articolo 18 per la scarsa presenza dei delegati sindacali, che avranno adesso un ruolo cruciale. Dispiace apprendere che la Uil, Cisl e Ugl davanti a una posizione governativa così restrittiva non abbiano detto nulla. Oltre all’effetto orwelliano da Grande Fratello, le altre novità sostanziali potrebbero dare un enorme potere al datore di lavoro, ancora una volta soprattutto nelle piccole aziende, che avrebbe la facoltà di cambiare mansione e inquadramento economico al lavoratore, finanche con la possibilità di trasferimento senza indennizzo. Il lavoro si fa dunque più precario e con sempre meno diritti. C’è n’è quanto basta per fare ricorso alla Corte Costituzionale, che potrebbe anche bocciare la norma in alcune delle sue parti, se non integralmente.

giovedì 15 settembre 2011

Presunti imprenditori

[Quando la soluzione è semplice, Dio sta rispondendo. Albert Einstein] Domani, molto probabilmente, forse, vedremo … la Ksm pagherà l’acconto dell’acconto dello stipendio del mese corrente. Avete capito benissimo gli stipendi vengono pagati con gli acconti. Non stiamo parlando del pizzicagnolo dietro l’angolo, ma di un colosso come la Ksm. Le guardie giurate della Ksm non possono dare un acconto del lavoro che verrà retribuito quando fa comodo al datore di lavoro, ma, con i voli a rischio, devono fare lo straordinario. E se ti lamenti ti mandano a Trapani Birgi o in culo al mondo, dove sicuramente la Ksm ha vinto un l’appalto. Se qualcuno deve pagare il mutuo, non può fare la spesa, l’affitto … ma insomma avrà i genitori … e se i genitori non ci sono più? E allora siete proprio sfigati. L’ultima vittoria sindacale di questa estate la ricordiamo benissimo. Quattro euro in più al giorno se superi le 9 ore (il turno è di 6 ore e 40) si va bene e lo stipendio? L’azienda sostiene che non ci sono soldi, le ditte appaltanti non pagano e allora bisogna aspettare. Dopotutto l’azienda vi da un lavoro, pretendere pure lo stipendio è per l’imprenditore una bella scocciatura.

Cresce la mancanza di igiene a Punta Raisi



[Ogni cosa ha il suo tempo. Ecclesiaste] Fine stagione estiva a Punta Raisi, la Gesap informa che i passeggeri sono aumentati, tutto l’aeroporto è un cantiere … Nessuno dice, però, che l’igiene è sempre la grande assente. Oggi in sala macchine (nastro partenze) i tombini hanno creato l’effetto Calcutta, allagando parte del pavimento. La ditta delle pulizie, sempre oggi, era impegnata in un lavoro certosino di pulizia che viene ripetutamente in maniera ossessiva e maniacale ogni anno, per il resto dell’anno si tira a campare. Nei wc gli scarafaggi hanno ormai da anni la residenza e convivono con vari insetti che nella sporcizia crescono sempre più robusti.

mercoledì 14 settembre 2011

L’EGIZIANO AL ZAWAHIRI CAPO DI AL QAEDA/3

[Esse cupit mannus, sed ephippia ferre recusat] L’ultimo rapporto della Cia su Al Zawahiri sostiene che il dottore non ha carisma e non andrà lontano. Scinderà l’organizzazione in tanti gruppi con obiettivi regionali. Il lontano cugino del dottore, Mohammed Al Azam, 42 anni, ha appena fondato un nuovo partito , l’unione araba per partecipare alle prime elezioni del dopo Mubarak. Ma quanto vale il nome degli Zawahiri, oggi al Cairo. In giugno un sondaggio ha certificato che il medico incanta più, nemmeno gli estremisti: ha un indice di popolarità (11%) più basso perfino del 12 per cento di Obama. La rivoluzione desislamizza. Le forze dell'ordine reagiranno agli episodi di vandalismo con misure “ferme e severe” e utilizzeranno “il loro diritto a difendersi ricorrendo a tutte le regole previste dalla legge d'emergenza”. È quanto emerso dalla riunione straordinaria del governo egiziano e del Consiglio militare dopo le violenze all'ambasciata di Israele. Il governo si impegna “a rispettare tutti gli obblighi e accordi internazionali inclusi quelli per la protezione di ambasciate e di missioni diplomatiche. Nel 1997 Al Zawahiri fu ritenuto responsabile del massacro di 62 turisti stranieri nella città egiziana di Luxor, per il quale ricevette una condanna a morte in contumacia nel 1999 da un tribunale militare egiziano. Il 23 febbraio 1998, emise con Osāma bin Lāden una fatwa dal titolo “Il Fronte Islamico Mondiale contro gli ebrei e i crociati”, un importante passo per ampliare il fronte della loro lotta su scala globale. Il 25 settembre 2001, l'Interpol emise un ordine di arresto a carico del dott. al-Ẓawāhirī in risposta agli attacchi terroristici dell'11 settembre a New York e Washington, contro il World Trade Center e il Pentagono. Il 10 ottobre 2001 il dott. al-Ẓawāhirī comparve in una prima lista redatta dal Federal Bureau of Investigation statunitense sui 22 Terroristi maggiormente ricercati dal FBI, comunicata al pubblico dal Presidente degli USA George W. Bush. Nel dicembre 2001 al-Ẓawāhirī pubblicò il libro "Cavalieri sotto la bandiera del Profeta" in cui esponeva l'ideologia di al-Qāʿida. Estratti in inglese di esso sono disponibili online. Al momento si sa che egli sta lavorando su un altro libro. A seguito dell'invasione statunitense dell'Afghanistan, dove sia al-Ẓawāhirī rimane non chiarito. Sembra che egli possa stare con Bin Lāden nella regione frontaliera fra l'Afghanistan e il Pakistan. Il 3 dicembre 2001, attacchi aerei sono stati condotti per colpire un insieme di caverne vicino Jalalabad. La moglie di al-Ẓawāhirī, ʿAzza, e i loro 3 figli si dice siano morti in tali attacchi. Nel maggio del 2004, il governo pakistano annunciò che egli si era arreso nell’ “area tribale” montagnosa al confine pakistano-afghano, insieme a 50-100 irriducibili combattenti di al-Qāʿida. Malgrado vi fossero state perdite significative, non fu scoperta alcuna traccia riconducibile alla sua persona. Si crede ora che egli non sia mai stato presente nella zona o che sia fuggito alla trappola tesagli non appena avviati i combattimenti. Il 13 gennaio 2006, la CIA lanciò un attacco aereo su Damadola, un villaggio pakistano presso la frontiera afghana, dove si credeva che si trovasse al-Ẓawāhirī. L'attacco aereo uccise 8 uomini, 5 donne e 5 bambini, ma non al-Ẓawāhirī. Molte delle vittime furono inumate senza essere identificate. Funzionari governativi anonimi statunitensi affermarono che alcuni militanti stranieri di al-Qāʿida furono uccisi e il governo dell'area tribale di Bajaur confermarono che almeno 4 di essi risultassero fra i caduti nell'azione. Proteste anti-americane esplosero in tutto il Paese e il governo pakistano condannò l'attacco USA e la perdita di vite innocenti. Il 30 gennaio un nuovo video fu fatto circolare in cui si mostrava al-Ẓawāhirī illeso. Il video parlava dell'attacco aereo ma non rivelava se al-Ẓawāhirī fosse stato presente nel villaggio in quei momenti. Il 3 marzo 2008, pubblica sul Net il libro al-Tabrīʾa (l'assoluzione): una riposta alle critiche del suo sodale, Imam al-Sharīf, ora terrorista islamista pentito e incarcerato al Cairo. Questo libro costituisce la più recente dichiarazione ufficiale di al-Qāʿida. A partire dal 15 giugno 2011 è a capo di al-Qāʿida in seguito alla morte di Osama bin Laden, ucciso dal commando dei Navy SEAL. [fine]

Kurdi come palestinesi

[Non hai coraggio se non hai paura. Buddy Amaral in Bounce] L'artiglieria iraniana ha ricominciato oggi a bombardare villaggi di frontiera nel Kurdistan iracheno con l'intento dichiarato di colpire le basi di un gruppo separatista curdo iraniano, il Pjak, che pure aveva proposto un cessate il fuoco. Il bombardamento hanno precisato fonti della sicurezza irachena, ha colpito in particolare i distretti di Sidakan e Soran, nella provincia di Erbil. Una donna è rimasta uccisa e altri due civili feriti. Le Forze armate turche hanno ucciso circa 100 uomini del Pkk, il Partito Curdo dei Lavoratori che sin dagli anni '70 lotta per l'indipendenza del Kurdistan, durante un operazione nel Nord dell'Iraq. In seguito ad un attentato del Pkk nel Sud della Turchia, che ha provocato la morte di 8 militari, l'esercito turco ha, infatti, avviato operazioni militari contro le postazioni del Pkk nel Kurdistan iracheno ed ha annunciato: “Le operazioni via terra e aria continueranno”. I miliziani curdi hanno teso un'imboscata alle truppe dell'esercito turco nella provincia di Hakkari, a sud est della Turchia, provocando la morte di ben 7 soldati. Il bilancio delle vittime potrebbe, però, aggravarsi perché nell’imboscata sono rimasti feriti altri 11 soldati, alcuni in modo grave. Salgono, così, a oltre 30 i soldati turchi deceduti dallo scorso luglio a causa di imboscate dei ribelli curdi del Pkk. Il premier turco Recep Tayyp Erdogan ha annunciato la “sospensione totale” dei rapporti militari e commerciali con Israele. Ankara ha indurito la sua posizione in seguito, è il parere della Turchia, del rifiuto di presentare scuse per la vicenda della Mavi Marmara. Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha annunciato che potrebbe visitare la Striscia di Gaza e che saranno decise altre sanzioni contro Israele, dopo la crisi diplomatica dei giorni scorsi tra i due Paesi. Erdogan ha spiegato che “non ci sono piani definiti” per la visita nella Striscia e che la decisione sarà presa dopo colloqui con l'Egitto. A far precipitare i rapporti diplomatici tra Turchia e Israele è stato l'incidente della Marmara, la nave che nel maggio 2010 cercò di forzare il blocco navale a Gaza imposto dallo Stato ebraico. Dopo il rifiuto israeliano di scusarsi per l'uccisione di nove passeggeri turchi durante l'abbordaggio della nave, Erdogan ha ordinato nei giorni scorsi l'espulsione dell'ambasciatore di Israele. Alla luce di un rapporto delle Nazioni Unite che accoglieva in parte le tesi israeliane, pur criticando la risposta militare, il premier Benyamin Netanyahu aveva ribadito di essere pronto ad esprimere rammarico per le vittime: ma ciò non è bastato a placare l'ira di Ankara. La Turchia si è svegliata, per ripicca e non per convinzione, amica dei palestinesi. A casa ammazza i kurdi e poi difende i palestinesi, per avere la coscienza a posto ci vuole ben altro. Le autorità dello Stato ebraico hanno mostrato negli ultimi giorni di voler cercare di non alimentare ulteriormente la polemica, anche se sulla stampa israeliana prevalgono toni di acceso risentimento verso Ankara, uguali e contrari a quelli “anti-sionisti” che riecheggiano in generale dai media e dall'opinione pubblica della Turchia. Mentre non è esclusa una visita di sfida dello stesso Erdogan a Gaza - l'enclave palestinese controllata dagli integralisti di Hamas - e rimane confermato il ricorso turco alla Corte internazionale di giustizia contro la legittimità del blocco marittimo imposto in questi anni alla Striscia da Israele.

martedì 13 settembre 2011

I SOLDI DELLA MALAVITA PER SALVARE L'ITALIA/11

[Ti prego, ti prego, non ci uccidere. Ti prego baby, lo sai che ti amo. Non avrei mai voluto lasciarti, non è stata colpa mia. Davvero, sono sincero. Quel giorno finì la benzina. Si bucò un pneumatico. Non avevo i soldi per il taxi! Il mio smoking non era arrivato in tempo dalla tintoria! Era venuto a trovarmi da lontano un amico che non vedevo da anni! Qualcuno mi rubò la macchina! Ci fu un terremoto! Una tremenda inondazione! Un'invasione di cavallette! Jake Blues in The Blues brothers] A Verbuncaudo vedi un panorama che ti aspetti in un film sulle lotte contadine, ambientato 60 anni fa. Così i campi di grano arsi dal sole, anche se è solo metà giugno, così il caseggiato che li domina dall’alto; un feudo di 150 ettari e un mare di bandiere rosse a occuparlo: anche oggi bisogna lottare per dare la terra a chi la lavora. È un caso di studio, quello del bene di 150 ettari a Polizzi Generosa, comune della Madonie, confiscato a Michele Greco; è solo una parte del latifondo originario, da sempre passato in mani mafiose. La confisca definitiva ai danni di Greco e l’assegnazione all’amministrazione locale, oggi guidata da Patrizio David, nel maggio del 2008 hanno aperto la strada all’assegnazione in comodato alla cooperativa Placido Rizzotto Libera Terra. Come in tanti, troppi altri casi in Italia, il bene è però gravato da ipoteca, messa in riscossione dalla Pirelli Re, cui aveva ceduto il credito il Banco di Sicilia. Il rischio, che per i familiari di Greco è la soluzione ideale, è che il terreno venga messo all’asta per la vendita. Verbuncaudo risulta oggi in affidamento a privati, con l’autorizzazione del giudice competente del tribunale di Termini Imerese e del curatore giudiziario. E la CGIL siciliana, che il 15 giugno ha condotto in manifestazione 1500 persone sul suolo di Verbuncaudo, non intende mollare la presa sulla riassegnazione del bene a scopi sociali. Con i sindacalisti arrivati da tutte le province marciavano anche Libera, l’Anpi, il centro Pio La Torre e vari comitati e associazioni. Dal palco, organizzato a bordo di un trattore, tanti interventi per suonare l’allarme su una “mafia che fino a ieri produceva eccellenze vinicole anche sulle Madonie”, come ricordato dal vicepresidente della Provincia Piero Alongi facendo riferimento al sequestro di un’azienda vinicola che apparterrebbe a Bernardo Provenzano, e per chiedere che il bene non torni in mani mafiose. Alongi ha anticipato la costituzione di un Consorzio di Comuni sulle Madonie, che contrasti le mafie togliendogli consenso sul piano del lavoro con la stessa efficacia che nel corleonese. Ascolta tutti e si commuove anche Vincenzo Liarda, il responsabile CGIL di Polizzi che più volte ha ricevuto intimidazioni proprio per il suo impegno a favore del ritorno di Verbuncaudo al riuso sociale, con l’assegnazione alla cooperativa Placido Rizzotto. A Verbuncaudo, dove sicuramente le orecchie dei mafiosi stavano attente, a sostegno di Liarda è intervenuta anche la segretaria nazionale della Cgil Susanna Camusso, che ha ricordato come quella di Verbuncaudo sia una battaglia per le persone e per il futuro. Per Camusso: “Se si sottraggono le risorse e il lavoro alle regole si arretra dal controllo del territorio dando alle mafie spazio. Siamo tutti Vincenzo Liarda perché non vogliamo eroi solitari, non la cultura degli eroi ma dei cittadini responsabili. Perché – ha continuato la leader sindacale – un Paese che non lotta per Responsabilità, Legalità e Giustizia condanna i suoi giovani ad andarsene, rinunciando al proprio futuro: dobbiamo insegnare che la mafia non è un’opportunità”. [segue]

EFFETTO DOMINO IN EUROPA

[Prima di buttarsi in un pericolo, bisogna prevederlo e temerlo; ma una volta che ci si è dentro non rimane altro che disprezzarlo. Francois Fenelon] “Deve essere fatto tutto il possibile per tenere insieme politicamente l'eurozona perché altrimenti possiamo ottenere velocemente un effetto domino”: lo dice la cancelliera tedesca Angela Merkel, sottolineando che vanno impediti “processi incontrollati” per conservare una moneta stabile. “Il compito più importante è impedire un default non “gestito” perchè non riguarderebbe soltanto la Grecia. Il pericolo che questo tocchi tutti, o almeno un certo numero di paesi, è molto grosso”. “La Grecia e' il problema piu' urgente in Europa ma si stanno adottando misure per rallentare la crisi”. Lo afferma il presidente americano Barack Obama, sottolineando che “un problema grave è cosa succerebbe in Spagna e in Italia se i mercati continuassero a - riporta l'Afp - prendersela con questi due grandi paesi”. Secondo Obama, inoltre, l'economia globale resterà debole fino a che la crisi dell'area euro non sarà risolta.

lunedì 12 settembre 2011

La Gesap ha più ingegneri del comune di Palermo!

[Sai qual'è la differenza tra mia moglie e una Ferrari? Che la Ferrari non se la fanno tutti. Mel Gibson (Nick Marshall) in What Women Want] Diciotto sono gli ingegneri in organico alla Gesap di Punta Raisi. Ma sembrano pochi, tanto è vero che oggi si sarebbe svolta la prima prova per selezionare altri 5 ingegneri. La Gesap perché assume tutti questi ingegneri se poi i progetti vengono fatti dalla romana Compagnia del progetto? Nemmeno l’ufficio tecnico urbanistico del comune di Palermo ha tanti ingegneri. Ai 5 ingegneri che saranno bravi, fortunati e vinceranno il concorso diciamo solo di lavorare turandosi il naso, dopotutto lavorate alla Gesap.

L’EGIZIANO AL ZAWAHIRI CAPO DI AL QAEDA/2

[Exhaustum polidrum, malo quam vile capistrum] Israele continua a sentirsi impegnato dagli accordi di pace con l'Egitto. Lo ha affermato il premier israeliano Benyamin Netanyahu. Israele, ha aggiunto, cercherà di “impedire un ulteriore degrado nelle relazioni con la Turchia”. '”Cercheremo di abbassare le fiamme e, nei limiti delle nostre capacità, di ricostruire le relazioni”, ha precisato. Israele aspira anche a raggiungere la pace con i palestinesi, ha poi ribadito il premier. Do you remember Islamic revolution? Tutto cominciò da qui. Se l’Afganistan è stato il campo di battaglia, se il Pakistan la tana, se l’Arabia Saudita il forziere, è sempre l’Egitto la fonte della rabbia, delle idee, delle strategie di Al Qaeda. Negli anni 50 l’Egitto cullava il silenzioso fondamentalista di Sayyid Qutb e dei fratelli musulmani, pronti a vendicarsi dell’occidente corrotto. In questo 2011 di disfatta, 10 anni dopo le torri gemelle, dopo l’uccisione di Bin Laden, e l’ordinata anarchia post – rivoluzionaria del Cairo che i qaedisti tentano di ripartire. Egiziano il dottor Ayman al-Ẓawāhiri: l’erede designato, lo stratega, l’ideologo. Egiziani il suo vice, il misterioso Saif el Adel, l’ex ufficiale di Mubarak al quale Bin Laden affidò il comando di tutte le operazioni militari. Egiziano il martire dei martiri,il Mohammed Atta che comandava i kamikaze World trade center. Ayman al-Ẓawāhirī è nato in una importante famiglia della borghesia nel sobborgo di Maadi del Cairo (Egitto, e la sua gioventù fu caratterizzata dallo studio. Un suo ritratto è contenuto nell'unica, lunga intervista mai concessa da una sua familiare: la sorella Heba Mohamed al-Zawahiri, docente universitaria e oncologa al National Cancer Institute del Cairo. Heba descrive il fratello come un “timido”. Suo padre fu un farmacista e suo nonno un magistrato autore di alcune apprezzate pubblicazioni verso l'inizio del XX secolo. Tuttavia gli eventi lo spinsero in una direzione assai più radicale (probabilmente dopo la Guerra dei sei giorni del 1967). A 14 anni raggiunse le file dei Fratelli Musulmani ( al-Ikhwān al-Muslimūn ), un gruppo militante fondamentalista, e divenne uno studente e un seguace di Sayyid Qutb. Al-Ẓawāhirī studiò “Comportamento”, “Psicologia” e “Farmacologia” come parte del suo curriculum mirante a conseguire il diploma di laurea in Medicina nell'Università del Cairo. Nel 1979 entrò a far parte del gruppo islamico assai più radicale, definito Jihād, in cui alla fine divenne uno dei principali organizzatori e reclutatori. Fu fra le centinaia di arrestati a seguito dell'assassinio del Presidente Anwar al-Sādāt ma le autorità egiziane non furono in grado di dimostrare alcun collegamento fra lui e l'assassinio, tanto da essere rilasciato dopo aver scontato una piccola pena per possesso illegale di armi. Negli anni '80 si recò in Afghanistan per partecipare con i Mujāhidīm alla resistenza contro l'occupazione sovietica. Lì incontrò Osāma bin Lāden, che stava costituendo una struttura chiamata Maktab al-Khidamat (MAK, ossia "Ufficio di Servizi"). Entrambi operarono sotto la guida del palestinese ʿAbd Allāh Yūsuf al-ʿAzzām ma quando più tardi il MAK fu chiuso, al-Zawāhirī si unì a Bin Lāden nell'organizzazione del gruppo chiamato al-Qāʿida (La Base). Nel 1990 al-Ẓawāhirī ritornò in Egitto, dove proseguì a sospingere l'organizzazione del Jihād Islamico su posizioni sempre più oltranziste, mettendo a frutto l'esperienza cumulata in Afghanistan. Nel 1996 era considerato la più credibile minaccia e il più letale terrorista in grado di colpire gli USA nei suoi interessi. Un avviso emanato a quel tempo - di cui però non si ha traccia documentabile - avrebbe specificato che l'attentato suicida sarebbe stata la più probabile forma di attacco organizzata contro gli interessi statunitensi. Alla fine del 1996, al-Ẓawāhirī fu detenuto in Russia per 6 mesi dal Servizio Federale di Sicurezza dopo aver in apparenza provato a reclutare combattenti “gihadisti” in Cecenia. Secondo il portavoce di tale Servizio, Sergei Ignatchenko, “Aveva quattro passaporti, con quattro diversi nomi e quattro diverse attestazioni di cittadinanza. Abbiamo cercato di condurre una verifica in ognuna di queste nazioni ma non è stato possibile avere nessuna conferma su di lui. Non potevamo trattenerlo per sempre e così lo abbiamo portato al confine con l'Azerbaigian e lo abbiamo rilasciato”. [segue]

Provenzano soffre

[Clint Eastwood alias Il Biondo - Dì ai tuoi amici di uscire dai cespugli, potrebbero prendersi un raffreddore... O una pallottola. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei. Sei! Il numero perfetto! - (Lee Van Cleef) Ma non era tre il numero perfetto? - (Clint Eastwood) Già, ma io ho 6 colpi qui. Da Il Buono, il Brutto e il Cattivo] Un uomo gravemente malato e dissociato dalla realtà. Che non sa neppure il perché si trovi in carcere. Però i familiari delle vittime dell’organizzazione criminale definita mafia, non dimenticano per quale motivo il sanguinario “carnezziere” di Corleone ha scritto nel suo certificato penale “mai fine pena”. Il Bernardo Provenzano descritto dal suo legale, l’avvocato Rosalba Di Gregorio, è lontano anni luce dal sanguinario padrino che è stato. Una situazione riferitagli dai figli del boss, che lo hanno incontrato a colloquio nel carcere di Parma, e che il penalista dice di avere potuto constatare leggendo le lettere del suo assistito. Le condizioni di salute dell’uomo che ha ereditato lo scettro di capo di Cosa nostra da Totò Riina tonare a fare discutere. Lo spunto è l’intervista rilasciata a Klauscondicio dal suo difensore. “Gli ho chiesto di spedirmi il diario clinico ma dalla sua risposta emerge l’incapacità di comprendere il significato delle parole – racconta il penalista a Livesicilia-. In un recente colloquio si è presentato ai figli vestito con abiti invernali. Non si cambia. E convinto che debba pagare per avere dei vestiti nuovi. Unghia e capelli lunghi. Dimagrito di due taglie”. Nei mesi scorsi la quarta sezione della Corte d’appello di Palermo ha disposto il trasferimento di Provenzano da Novara a Parma. I giudici hanno accolto la richiesta del procuratore generale Carmelo Carrara, ritenendo che per le sue condizioni di salute il capomafia abbia bisogno di una struttura adeguata dal punto di vista clinico e nelle cui vicinanze ci sia un reparto ospedaliero per i detenuti. “Provenzano si trova ancora in carcere, che è solo attiguo al centro clinico”, aggiunge il legale. Provenzano rischia di morire in carcere. Gli esami diagnostici hanno evidenziato delle lacune cerebrali dovute a un’ischemia. I sintomi, tremori e movimenti rallentati, sono quelli tipici di una sindrome parkinsoniana. Una patologia neurologia che si è sommata a quella oncologica. “Gli è stato diagnosticato un tumore retroviscerale. Una recrudescenza del cancro alla prostata - spiega la Di Gregorio -. Secondo l’oncologo, l’aumento dell’ormone prostatico non va sottovalutato. Dalla perizie a oggi è passato più di un anno e la situazione non può che essere peggiorata. Le sue condizioni neurologiche, però, impediscono l’intervento con la chemioterapia”. Il legale non può presentare un’istanza di scarcerazione visto che nei processi in corso a Palermo Provenzano viene giudicato a piede libero. L’unica strada percorribile è presentare un’istanza di scarcerazione al tribunale di Sorveglianza di Bologna. Serve però una perizia medica di parte. “I familiari del mio assistito mi riferiscono – conclude Rosalba Di Gregorio – che nonostante il loro impegno sono riusciti a trovare un medico disponibile per una visita privata a Provenzano”. I parlamentari Benardini, Beltrandi, Coscioni, Mecacci, Turco e Zamparutti hanno presentato un’interrogazione (febbraio di quest’anno) ai ministri della Giustizia e della Salute per conoscere la reale gravità dello stato di salute del capomafia Bernardo Provenzano e per sapere a quali cure sia sottoposto in carcere. La richiesta dei parlamentari nasce dall’appello lanciato dal figlio del boss, Angelo Provenzano, che in un’intervista aveva denunciato le gravissime condizioni del padre, detenuto al 41 bis dal suo arresto avvenuto nel 2006. Nell’interrogazione si cita l’esito di una perizia medica disposta dalla corte d’appello di Palermo a fronte della istanza di scarcerazione presentata dal legale di Provenzano, l’avvocato Rosalba Di Gregorio. I sanitari, nella relazione, sollecitano una scintigrafia e soprattutto una terapia, radio o chemio, per il paziente che avrebbe una recidiva del tumore alla prostata per cui fu operato a Marsiglia nel 2003. “Dalle carte depositate in corte d’appello – si legge nell’interrogazione – risulterebbe che nel giugno 2009 era stata la seconda sezione del tribunale a chiedere il ricovero di Provenzano in un centro clinico, sulla base di una relazione del medico del carcere di Novara. Ma qualche giorno dopo, sarebbe arrivato un invito del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria a riconsiderare il provvedimento”. “La direzione di Novara tiene sotto controllo la situazione”, avrebbe scritto il direttore del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – proseguono i parlamentari- e, quando i giudici ribadirono l’ordinanza, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria avrebbe inviato una nuova nota, assicurando cure ed esami, sicché al tribunale non restò che revocare il ricovero”.

domenica 11 settembre 2011

LA POSIZIONE DOMINANTE DELLA GESAP E IL GIUDIZIO DEI SINDACATI

[Io ho un amico così pigro, così pigro, ma così pigro che ha sposato una donna incinta. Gino Bramieri] “Dobbiamo tracciare un solco – sostiene il segretario regionale della Cisal, Gianluca Colombino - tra due fasi: la GESAP senza Natale Chieppa (amministratore di GH) POST HOLDER e la GESAP con Natale Chieppa ( sempre lui...) PH del Terminal. È innegabile – conclude Colombino - che la figura di un controllore controllato è piuttosto anomala. Nonostante il garbo e l'eleganza oggettiva della persona in questione. Comunque di fondo la risposta è un ni o un so fate voi!” “Non capisco a quale concorrenza ti riferisci – ha dichiarato Giuseppe Panettino coordinatore aeroportuale della Cgil a Punta Raisi - anche perché la Gesap nella qualità di gestore unico dell'apt non ha concorrenti. Invece voglio dirti che la Gesap in questi anni – conclude Panettino - di grande recessione è l'unica società a capitale pubblico nella provincia di Palermo a garantire gli stipendi ai propri dipendenti con puntualità Svizzera”. Telegrafico Enrico Bondì segretario regionale Uil: “Gesap ha sempre osteggiato la concorrenza per non scoprire altarini” (nella foto da sinistra: Panettino, Bondì e Colombino). Nei mercati in cui permangono situazioni di monopolio, si pone il problema di evitare che le imprese estendano abusivamente la propria posizione dominante in altri mercati liberalizzati. In particolare, i monopolisti possono tentare di mantenere o di espandere le proprie posizioni nei mercati liberalizzati, ostacolando l’ingresso dei concorrenti ed espandendo le proprie opportunità di profitto anche in ambiti aperti alla concorrenza. A tal proposito la Gesap ha le carte in regola per essere definita monopolista. Ma chi comanda in Gesap non appartiene a quella componente politica che (Pdl) è per il libero mercato? In teoria dovrebbe essere così, nella realtà fanno quello che cazzo vogliono. Nel 2004 con l’ingresso del competitor Pae Mas la Gesap si era inventata l’impossibile pur di tenere fuori un possibile concorrente. Non ultimo i massimali assicurativi applicando i parametri Gesap a Pae Mas. L’Enac,in quell’occasione, prese posizione criticando la Gesap. In ambito aeroportuale, il problema appena delineato si presenta in particolare in relazione ai servizi di assistenza a terra (handling) a beneficio dei vettori aerei, nonché con riguardo ai servizi commerciali svolti in aeroporto. Vogliamo sempre ricordare che Gh Pmo (controllata da Gesap al 51%) ha drogato il cosiddetto libero mercato. La concessione aeroportuale non concerne esclusivamente le infrastrutture inerenti alla navigazione aerea, ma comprende anche aree e locali destinati ad attività di natura squisitamente commerciale, quali i parcheggi, la ristorazione e i negozi al dettaglio. In generale, i gestori non si sono limitati ad esercitare le sole funzioni connesse all’aviazione civile, ma hanno svolto, direttamente o tramite società controllate, anche alcuni dei servizi commerciali succitati, riservando a se stesse l’utilizzo di parte dei locali e degli spazi gestiti. Altri locali e spazi aeroportuali sono stati invece assegnati ad imprese terze, in appalto o in subconcessione, a fronte di un corrispettivo. Tali servizi stanno assumendo una rilevanza crescente nell’ambito dei proventi realizzati dai gestori aeroportuali e, più in generale, nel giro d’affari generato negli scali, diventando così particolarmente appetibili per imprese che esercitano la loro attività principale al di fuori degli aeroporti. In tale contesto, la maggioranza dei gestori aeroportuali ricopre il duplice ruolo di gestore esclusivo delle aree e degli spazi necessari allo svolgimento delle attività commerciali, da un lato, e di impresa esercitante determinate attività commerciali in alcuni di detti spazi, in concorrenza con altre imprese, dall’altro. Poiché le concessioni in essere contengono di norma generiche disposizioni in merito alla gestione dei servizi commerciali e si limitano a regolare in maniera dettagliata le attività, e le relative obbligazioni, afferenti al trasporto aereo, il concessionario dispone di fatto di una totale discrezionalità. Ciò posto, si evidenzia come il pieno sviluppo della concorrenza per le attività commerciali possa risultare pregiudicato da comportamenti del gestore aeroportuale finalizzati ad impedire o ostacolare ingiustificatamente l’accesso e l’esercizio di tali attività da parte di altre imprese, in maniera da estendere la posizione dominante detenuta nel mercato a monte della gestione delle infrastrutture aeroportuali. Tali comportamenti distorsivi della concorrenza posti in essere dal gestore potrebbero configurare abusi qualora il mercato delle attività commerciali interessate abbia dimensione geografica coincidente con lo scalo. A fronte di un crescente interesse per l’aggiudicazione degli spazi commerciali degli aeroporti, la definizione, in via normativa o regolamentare, di criteri atti a garantire che l’allocazione di detti spazi avvenga in modo equo e non discriminatorio può condurre ad un miglior assetto concorrenziale delle attività in questione, a vantaggio dei clienti finali, in termini di prezzi meno elevati e maggiore possibilità di scelta.

L’EGIZIANO AL ZAWAHIRI CAPO DI AL QAEDA/1

[Credo ut intelligam, non intelligo ut credam - Credo per comprendere, non comprendo per credere. Sant'Anselmo] Gli Zawahiri sono ancora tutti in Egitto. Una dinastia di medici, ambasciatori, deputati. Il capostipite, defunto,rettore dell’università di Al Zahar che vantava 50 dottorati. Heba, la sorella oncologa, in attesa di diventare a settembre la direttrice del centro dei tumori del Cairo. E l’avvocato Mahfuz Azzam, il patriarca della famiglia, lo zio della mamma di Ayman, quello che nei nostri anni di piombo avremmo chiamato un cattivo maestro. Ayman al-Ẓawāhirī è un terrorista egiziano. Dal 15 giugno 2011 è ufficialmente il capo del gruppo terrorista islamico al-Qāʿida in seguito alla morte di Osama bin Laden, dopo essersi impegnato, in un video pubblicato l'8 giugno 2011, a continuare il suo operato. Nato in una famosa famiglia egiziana che vanta magistrati e medici, Ayman al-Zawàhiri è, oltre che medico anche lui, scrittore e poeta. Da tempo si dice sia il capo dell'organizzazione militante fondamentalista Jihad dell’Egitto Islamico. Parla, oltre all'arabo, il francese e un fluente inglese. Usa vari pseudonimi, fra cui: Abū Muhammad (Abū Mohammed) - che è la sua vera kunya -, Abū Fātima, Muhammad Ibrāhīm, Abū ʿAbd Allāh, Abū al-Muʿizz, Il Dottore, Il Maestro, Nūr (Luce), Ustādh (Professore), Abū Muhammad Nūr al-Dīn, ʿAbd al-Muʿizz (Abdel Moez, Abdel Muez). Nel 1998 ufficialmente fuse la sua organizzazione con quella di al-Qāʿida. Secondo quanto detto da un ex membro di questa organizzazione terroristica, egli già lavorava per l'organizzazione di al-Qāʿida fin dall'inizio ed era un membro anziano della shūra (consiglio) del gruppo. È stato sovente descritto come “luogotenente” del defunto capo di al-Qāʿida, Osāma bin Lāden e si pensa che lo abbia anche assistito come medico personale. Dimostranti islamici hanno attaccato l’ambasciata israeliana in Egitto. Fatto gravissimo in una zona dove da poco tempo si cerca di istaurare una democrazia e dove i terroristi hanno interessi apposti all’emancipazione di un popolo. L'ambasciatore Yitzhak Levanon è stato rimpatriato d'urgenza in Israele per ragioni di sicurezza insieme a 80 persone fra funzionari, impiegati dell'ambasciata e loro familiari. Nella rappresentanza al Cairo rimarrà il numero due, hanno fatto sapere le autorità israeliane. Questa mattina tutta la zona attorno alla sede diplomatica è massicciamente presidiata dalle forze dell'ordine in stato di allerta, anche per sedare gli ultimi scontri, che si sono spostati alla vicina università del Cairo. Tutta la zona ha l'aspetto di un teatro di guerra, con auto e copertoni bruciati per strada, pietre e sassi sparsi ovunque per terra e ancore il forte odore dei lacrimogeni. Da parte israeliana, dopo le richieste di aiuto rivolte anche agli Usa e i messaggi di forte preoccupazione, sono giunte prese di posizione che sembrano tese a stemperare la forte tensione. Il premier Benyamim Netanyahu ha definito le violenze della notte “un serio incidente”, dicendosi però sollevato che sia stato “evitato un disastro” e ringraziando il presidente Usa Barack Obama “per il suo aiuto”. [segue]

I SOLDI DELLA MALAVITA PER SALVARE L'ITALIA/10

[Ely Wallach - Vado, l'ammazzo e torno! (Clint Eastwood) Vai a morire da solo? Sono in sei e tutti svelti. Da Il Buono, il Brutto e il Cattivo] Duro colpo alle finanze della 'ndrangheta e di cosa nostra in questi giorni. Oltre 400 mln di euro di beni confiscati, tra cui lo storico Café de Paris in via Veneto a Roma, cuore della Dolce Vita degli anni '60 magistralmente immortalata da Federico Fellini nell'omonimo film. Cominciamo proprio dalla famiglia Alvaro di Sinopoli, nome di spicco della 'ndrangheta reggina. La Guardia di Finanza di Reggio Calabria ha proceduto a confiscare beni per 200 mln di euro. Si tratta di 15 locali tra bar, trattorie, ristoranti e pizzerie, tutti con sede a Roma, tra le quali, appunto, il famoso Café de Paris, sequestrato 2 anni fa insieme al ristorante Georgès, 4 appartamenti di pregio, 1 Porche, 1 Mercedes, 1 Audi A8, rapporti bancari, postali, assicurativi e denaro contante per 762.682,54 euro e di 287.547,32 euro, una cassetta di sicurezza contenente valuta per 653.300,00 euro. In particolare, il Café de Paris ha un valore che si aggira intorno ai 55 mln di euro. Il locale, nonostante il sequestro prima e la confisca poi non ha chiuso un giorno. Ha, semplicemente, cambiato gestione: dalla cosca Alvaro al tribunale di Reggio Calabria. Il ristorante Georgès, invece, secondo gli inquirenti ne vale solo 50 mln di euro. I beni sono riconducibili a Vincenzo Alvaro e Damiano Villari, nomi eccellenti del clan Alvaro del ramo di Cosoleto, sempre Reggio Calabria. I due hanno tentato con diversi cavilli e un costoso collegio difensivo a rientrare in possesso dell'ingente patrimonio ma invano. Dalle indagini, Vincenzo Alvaro risulta la mente operativa del sistema Alvaro nella capitale, dove si è trasferito nel 2001 in sorveglianza speciale e ha iniziato a infiltrarsi nella ristorazione in qualità di aiuto cuoco. La scalata, grazie ai proventi illeciti da investire, è stata rapida. Alvaro metteva il cash per gli esercizi commerciali e Villari prestava il nome per intestare la vendita. Le Fiamme Gialle palermitane hanno confiscato un patrimonio di 200 mln di euro a cosa nostra, nella persona di Paolo Sgroi, imprenditore vicino al clan Lo Piccolo, re dei supermercati Sisa. Il sequestro dei beni di Sgroi risale al 2008. Diversi pizzini, tra cui quelli trovati nel covo di Bernardo Provenzano nel 2006 e dei fratelli Lo Piccolo nel 2007, provarono l'intreccio dei suoi interessi con quelli di cosa nostra. I beni confiscati a Sgroi consistono in 25 immobili, 1 barca, 26 conti bancari, quote societarie, i supermercati Sisa e una quantità non pervenuta di contanti. La confisca è avvenuta anche se l'imprenditore nel frattempo è deceduto. La legge, infatti, permette di procedere anche nei confronti degli eredi. [segue]

Trenitalia condannata

[Le vecchie fiamme sono come le vecchie dichiarazioni dei redditi, le metti in fila nell'armadio per tre anni e poi te ne liberi. Saul Rubinek (Alan Mintz) in The Family man] Pendolare batte Trenitalia. Il giudice di pace di Lodi ha infatti dato ragione a una pendolare lodigiana di 36 anni che rivendicava un risarcimento danni, oltre al rimborso dell'abbonamento annuale, denunciando di avere subito per un anno ritardi di treni, sporcizia sui vagoni e mancanza di posti a sedere nei convogli pieni di viaggiatori nella tratta San Zenone al Lambro-Milano. La società ferroviaria è stata condannata a pagarle 500 euro per l'abbonamento oltre a 2 mila euro per danni morali. E proprio in virtù di tale vittoria, l'avvocato Angelo Musicco di Milano, che ha assistito la giovane passeggera, ha deciso di avviare una class action aperta a tutti i pendolari lombardi.

1/10 Birgi ritorna ai civili

[Nessun sogno è solamente un sogno. Alice Harford in Eyes Wide Shut] Birgi è al primo posto nel mondo per crescita percentuale tra gli aeroporti compresi tra il milione e mezzo ed i cinque milioni di passeggeri ed è al 406esimo posto del rank generale. Il dato è stato reso noto nell'annuale World Airport Traffic Report dell'ACI (Airport Council International). Inoltre, nel 2010, il traffico passeggeri di Trapani è stato superiore a quello degli aeroporti di Olbia Alghero ed Agadir, importanti mete turistiche, e superiore anche a quello di Tirana, Kingstone e Tallin. “Questo dato, insieme alle dichiarazioni del ministro La Russa e del senatore d'Alì, in visita ufficiale al 37esimo Stormo, ci fanno ben sperare per l'immediato futuro - ha commentato il presidente dell'Airgest, Salvatore Ombra -. Nel 2011 non potremo confermare l'exploit del 2010 ma, se l'Aeronautica Militare manterrà l'impegno di revocare dal 1 ottobre le limitazioni imposte ai voli civili per le esigenze operative Nato connesse alla crisi libica, ci faremo trovare pronti dalle compagnie aeree per la programmazione della stagione summer 2012. E conto molto sulla possibilità di rimodulare al rialzo anche la programmazione della winter. È però essenziale e di vitale importanza, dal punto di vista operativo - ha concluso - che il piazzale di sosta aeromobili, che in atto ospita quattro velivoli militari della Nato, venga al più presto restituito integralmente all'uso dei voli civili”. “Possiamo considerare assolutamente rispettato il termine massimo del 30 settembre previsto dal Parlamento per la definitiva chiusura delle operazioni militari”. Lo ha detto il senatore Antonio d'Alì, a margine della visita del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, all'aeroporto di Trapani. “Tutto ciò che riguarda la riapertura al 100% del traffico civile di Birgi - ha spiegato - può essere definito con decorrenza dal 1 ottobre. Chiederemo, tuttavia, un'apertura ancora maggiore, rispetto a quella già programmata, a partire dal 15 settembre, in concomitanza di eventuali voli civili privati che potrebbero atterrare a Trapani per le previste regate veliche. Oltre a considerare chiusa la fase più complessa delle operazioni militari - ha concluso - il ministro ha anche ribadito e confermato la disponibilità del governo a concordare al più presto, di concerto con la Provincia regionale di Trapani, l'utilizzo dei 10 milioni destinati al territorio trapanese con l'ultimo decreto relativo alle missioni”. Nuova tegola per l'aeroporto di Birgi. Dopo l'utilizzo dello scalo per i voli militari diretti in Libia e il conseguente drastico calo del traffico civile, ora l'Airgest deve fare i conti con un nuovo problema: rifare la segnaletica della pista di volo. Altrimenti, minaccia l'Enac, potrebbero essere imposte “limitazioni operative” alle attività di volo civili. Il problema è che il lavoro di ridipingere le strisce bianche della pista è programmato da tempo e da tempo viene rimandato proprio a causa del coinvolgimento dell'aeroporto alle operazioni Nato in Libia. Insomma, il cane che si morde la coda. E come se non bastasse i promessi 10 milioni di euro stanziati dal governo nazionale come risarcimento per i danni economici subiti tardano ancora a d arrivare...