domenica 31 gennaio 2010

LE SCARPE DI GIACOMINO ...

[PIU' IN ALTO LA SCIAMMIA SALE, PIU' MOSTRA IL SEDERE. Michel de Mantagne]
Questa mattina a Punta Raisi, in sala vip, c'erano 5 bagagli che dovevano essere imbarcati su un volo destinazione nord Italia. I proprietari dei bagagli sono persone che contano, che ritengono che tutto gli è dovuto e che si stavano recando in una nota zona invernale. Ebbene, solo 4 sono partiti, uno è rimasto a terra perchè fermo nel nastro della sala vip; succede che, putroppo, i bagagli non sempre decollano. I nostri passeggeri arrivati a destinazione si sono trovati un bagaglio in meno, hanno iniziato a telefonare per denunciare il torto subito, recriminando che avrebbero preso dei provvedimenti. Il bagaglio in questione conteneva scarponi da sci che hanno raggiunto il suo leggittimo proprietario di pomeriggio. In aeroporto tutti i passeggeri sono uguali, vip e non, politici ed elettori ... Sembrerebbe che Giacomo Terranova sia rimasto vittima della mega struttura Punta Raisi.

L'Italia frettolosa sui body scanner?

[L'ESPERIENZA E' UN PETTINE CHE LA VITA TI DA' DOPO CHE HAI PERSO I CAPELLI.
André Maurois]
Se l'Europa fatica a trovare una posizione comune sui body scanner per i controlli aeroportuali, l'Italia va diritta per la sua strada: la commissione tecnica interministeriale che si è riunita presso l'Enac ha dato il via libera all'utilizzo del dispositivo in via sperimentale a Malpensa, Fiumicino e Venezia. L'Italia, come sempre, vuole essere la prima della classe. Mentre molti paesi europei non sono ancora d'accordo sull'utilizzo e sui possibili effetti collaterali, per l'Italia esistono pochi dubbi. Ne saranno acquistati una quindicina. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, a Toledo (Spagna) per una riunione informale dei ministri europei, cui partecipa anche la segretario di Stato per la sicurezza interna Usa, Janet Napolitano. I body scanner, ha sottolineato Maroni, "saranno utilizzati nel rispetto della privacy e della salute. Provvederemo all'addestramento di chi dovrà impiegarli e sensibilizzeremo i passeggeri informandoli sulle procedure cui andranno incontro". All'interno dei 27 Paesi europei, ha riferito il ministro, "ci sono opinioni diverse sull'utilizzo di questi strumenti, si é discusso molto anche in questi giorni. Noi abbiamo deciso di partire comunque con la sperimentazione in tre aeroporti: e se il test funzionerà siamo pronti ad allargarne l'uso anche ad altri scali". Contrario, invece, Maroni, ad un altro tema che è stato toccato nella riunione di oggi: quello degli 'sky marshall', i cosiddetti 'sceriffi dell'arià, agenti armati che a bordo degli aerei dovrebbero garantire la sicurezza da eventuali attacchi terroristici. "Io - ha rilevato - penso che sia meglio prevenire piuttosto che mettere poliziotti sugli aerei". Il titolare del Viminale ha poi aderito ad una richiesta formulata da Janet Napolitano all'Europa, cioé quella di usare il Pnr (Personal name record), un sistema che registra i nominativi di tutti i passeggeri, non solo per i voli diretti negli Stati Uniti, ma anche in quelli all'interno dell'Unione. Anche su questo punto, però, non c'é una posizione unitaria dei 27.La prima fase della sperimentazione inizierà utilizzando 2 apparecchi del primo tipo, quello a onde millimetriche che l’ENAC avrà a disposizione già a partire da metà febbraio. Seguirà, in tempi da definire, anche la sperimentazione con apparecchiature definite di ‘tipo passivo’, a raggi infrarossi, basate sulla rilevazione del calore corporeo. L’ENAC sta, infatti, richiedendo ad alcune ditte produttrici di mettere a disposizione tali apparecchiature per effettuare i test. Prima di giungere alla scelta delle tipologie di body scanner, il Comitato ristretto ha condotto una serie di verifiche sugli apparati attualmente a disposizione sul mercato. L’analisi ha riguardato anche la valutazione delle apparecchiature in termini di sicurezza, di privacy, di tutela della salute del passeggero e di compatibilità con le operatività aeroportuali. In merito alla privacy, ad esempio, sono state prese in considerazione varie azioni di garanzia che prevedono, tra l’altro, l’oscuramento del volto del passeggero che attraversa il body scanner, una postazione remota per l’operatore che visiona le immagini e che quindi non entra in nessun modo in contatto con il passeggero, e l’immediata cancellazione di ogni immagine subito dopo il controllo. Terminata la fase di sperimentazione il CISA valuterà quale tra queste due tipologie scegliere.

domenica 24 gennaio 2010

Catania non ha certezze

[LA POLITICA E' FATTA PER CHI HA QUALCHE PASSIONE PER CAMBIARE LA VITA E NESSUNA PER VIVERLA. Tom Robbins]
Saranno ricontate e ricontrollate una per una le schede elettorali che nel giugno del 2008 decretarono l'elezione a sindaco di Catania di Raffaele Stancanelli che ottenne il 54 per cento dei consensi. La sezione catanese del Tar ha accolto il ricorso di uno dei tre candidati a primo cittadino, Nello Musumeci, della Destra di Storace, che si fermò al 27 per cento. Torna in discussione l’elezione del sindaco di Catania avvenuta un anno e mezzo fa. Il Tribunale amministrativo regionale del capoluogo etneo ha infatti disposto il riconteggio delle schede per le elezione del primo cittadino che si erano svolte il 15 e 16 giugno del 2008. Dalle urne risultò eletto il senatore del Pdl Raffaele Stancanelli. A dare notizia della decisione del Tar è stato Nello Musumeci candidato a sindaco per La Destra-Alleanza siciliana, che aveva presentato il ricorso contro l’esito delle elezioni nelle quali furono annullati 13 mila voti. Il ballottaggio fu evitato per il 4 per cento delle preferenze. Secondo il ricorso, nello spoglio del voto si sarebbero verificati degli errori, soprattutto nelle schede annullate. Il conteggio delle schede, che si terrà in prefettura, riguarderà 300 delle 330 sezioni elettorali e interesserà esclusivamente quelle per l’elezione del sindaco e non del consiglio comunale. Secondo i legali di Musumeci, in realtà, Stancanelli non avrebbe superato la soglia del 50 per cento delle preferenze e dunque non sarebbe dovuto essere proclamato sindaco al primo turno. Si sarebbe dovuto tenere, invece, il ballottaggio tra l’esponente del Pdl e quello de La Destra — Alleanza siciliana. L’udienza, che si è tenuta davanti alla prima sezione del Tar di Catania, ha trattato anche il profilo di legittimità costituzionale sulla presenza nella stessa scheda dei candidati a sindaco e al Consiglio comunale: per i ricorrenti dovrebbero essere diverse per facilitare chi vuole ricorrere al voto disgiunto. Ma su questo fronte il Tar non ha ancora deciso. Il responso delle urne assegnò a Stancanelli quasi il 54 per cento delle preferenze. Musumeci arrivò al 27 per cento, mentre il parlamentare nazionale del Pd Giovanni Burtone si fermò al 18 per cento. Le schede nulle furono circa 13 mila e in quelle, sostengono i ricorrenti, ci potrebbe essere la modifica del risultato: potrebbero fare salire il quorum per il 50 per cento e scendere nelle preferenze il sindaco eletto che, ipotizzano i ricorrenti, così sarebbe sotto la quota delle metà delle preferenze. Di qui la necessità di indire il ballottaggio. La sezione elettorale speciale dovrà concludere le operazioni di verifica disposte dal Tar di Catania entro il prossimo 8 luglio. "La decisione del Tar di ricontare le schede per l’elezione del sindaco di Catania dimostra che la nostra iniziativa era giusta - dice Musumeci - E’ una decisione che mi rende felice e che fa giustizia. Ma quello che io desidero maggiormente è che sia rispettata la volontà degli elettori catanesi e il diritto-dovere di scegliersi il loro sindaco". Nei grandi progetti, legati anch'essi a doppio filo alla politica, da questa dipendenti e insieme pesantemente in grado di orientarla e manovrarla. Ma non solo la politica etnea è confusa, anche la vivibilità della città stessa arranca senza soluzioni concrete. Il clou del degrado è il cratere di corso Martiri. Dove stanno per edificare 400 mila metri cubi, 5 a metro quadro: non pochi, ma meglio dei 18 dei palazzacci di corso Sicilia. Di verde a Catania c'è solo il lussureggiante giardino settecentesco di Villa Bellini, in ristrutturazione da tre anni: perché nel cratere non ci fanno invece Central park? "Creda, non c'è catanese che non abbia fantasticato su cosa farci: foresta urbana di sequoie, bambinopoli, ripristino delle case chiuse che qui imperavano quand'ero ragazzino e mio padre non mi ci faceva neanche avvicinare. Ma altre sono le logiche di rinascita di una città": Aldo Palmeri, sessant'anni e una storia da amministratore delegato Benetton, privatizzatore della Centrale del latte di Roma con Rutelli sindaco, liquidatore della Gepi che trasformò in Itainvest, consulente con una sua 'boutique finanziaria', è da febbraio amministratore delegato di Istica e Cecos, del costruttore romano Alessandro Parnasi che rilevò l'area quando la società vaticana fallì. "Il nostro", rivendica, "è un intervento di alto profilo, mica una volgare lottizzazione! Rilancerà l'intero quartiere circostante di San Berillo, darà lavoro a sei-ottomila addetti fino al 2014, doterà la città di strutture come il nuovo mercato coperto, la Questura, 37 mila metri quadri di verde pubblico e altrettanti di parcheggio pubblico sotterraneo a due piani. E farà da volano per il recupero del waterfront. L'intera Catania cambierà volto!". Il planivolumetrico è pronto, e l'architetto Massimiliano Fuksas è all'opera per stendere sia il masterplan dell'area, completamente pedonalizzata, sia il progetto del mercato, che cancellerà l'attuale baraonda di bancarelle nella vicina piazza Carlo Alberto: "Caratteristico? Ma è una schifezza, un covo di illegalità. Diventerà il nostro Campo dei fiori!", dice Palmeri. La scuola esistente verrà abbattuta, dicono che gli studenti sono in calo. Improbabile anche la chiesa sul terreno della Curia: pare preferiscano monetizzare. Previsti un grande mall commerciale di lusso, un albergo a 5 stelle, un teatro. Per un quarto del totale si farà edilizia residenziale.Costruttori gli altri due gruppi che gestiscono il business: Eurocostruzioni di Giuseppe Garraffo, imprenditore catanese; e Risanamento San Berillo, società del consorzio Uniter che ha mille dipendenti in tutta Italia, e per figure chiave Mimmo Costanzo, ex assessore di centrosinistra con Bianco, e Santo Campione, ex uomo di fiducia di Mario Rendo, negli anni Ottanta uno dei Quattro Cavalieri di Catania. Se si aggiungono l'altro grande costruttore catanese Ennio Virlinzi e Mario Ciancio Sanfilippo, editore de 'La Sicilia' e di due tv, si ha la mappa del nuovo potere economico catanese. Ciancio, poi, è uno che deve avere la sfera di cristallo, se quasi tutti i terreni da lui acquistati come agricoli riesce poi a rivenderli come edificabili una volta approvati progetti di centri commerciali, ospedali, residence. Ciancio e Virlinzi entreranno nel business di corso Martiri? "Vedremo più in là", risponde suadente Palmeri. Intanto comprano nel circostante quartiere San Berillo. Dove i prezzi salgono a vista d'occhio. Anche quell'area è tutta da risanare e recuperare. È il business prossimo venturo.

La Cina cresce, Ue in forte difficoltà

[ABBIAMO TUTTI ABBASTANZA FORZA PER SOPPORTARE I MALI DEGLI ALTRI. La Rochefoucauld]

L'economia cinese è cresciuta dell' 8,7 per cento nel 2009, confermando che le misure espansive del governo sono riuscite a contenere gli effetti della crisi finanziaria internazionale. Secondo i dati diffusi dall' Ufficio Nazionale di Statistica di Pechino, il Prodotto Interno Lordo della Cina è cresciuto del 10,7 nell'ultimo trimestre dell'anno. "L'anno scorso - ha commentato il direttore dell'Ufficio, Ma Jiantang - è stato il più difficile del nuovo secolo per l'economia cinese... grazie agli sforzi del governo per fronteggiare le varie difficoltà, l'economia ha fermato la caduta e ha cominciato complessivamente a rimettersi in moto". Secondo Ma la ripresa si deve alla politica espansiva e al pacchetto di stimolo all'economia lanciato alla fine del 2008. La Cina marcia a passo spedito e vede a portata di mano nel 2010 il sorpasso storico sul Giappone per la conquista della seconda posizione di maggiore economia al mondo, alle spalle degli Stati Uniti. Sulla base dei dati diffusi oggi da Pechino, il Pil nominale ha registrato una ulteriore accelerata toccando i 4.910 miliardi di dollari nel 2009, mentre quello di Tokyo, considerando le proiezioni dell'Ufficio di gabinetto nipponico sviluppate su dati del Fondo monetario internazionale (Fmi), è atteso a 5.100 miliardi di dollari. Le ultime stime della Banca Mondiale diffuse oggi, a conferma del potenziale sorpasso, prevedono che la Cina continui la sua espansione economica nel 2010 nella misura del 9%, a fronte dell'1,3% del Giappone e del 2,5% degli Usa. Chiudendo il 2009 con una crescita del Prodotto Interno Lordo dell' 8,7 % e minacciando di sorpassare quella giapponese come seconda economia del mondo, la Cina ha confermato il ruolo centrale che ha assunto nell' economia internazionale. Nell' annunciare i dati dell' ultimo trimestre del 2009, il direttore dell' Ufficio Nazionale di Statistica di Pechino Ma Jiantang ha affermato che l' anno scorso è stato "il più difficile del nuovo secolo" per l' economia del Dragone ed ha attribuito la ripresa al tempestivo intervento del governo, che alla fine del 2008 ha varato un pacchetto di aiuti all' economia di quasi 600 miliardi di dollari. L' anno scorso la crescita è stata del 6,1 per cento nel primo trimestre, del 7,9 nel secondo, dell' 8,8 nel quarto per arrivare, negli ultimi tre mesi, al 10,7. La crescita su base annua è superiore a quella giudicata "ideale" dal governo, dell' 8 per cento, e si ritiene che Pechino sia pronta a misure restrittive per contenere la bolla immobiliare e i limitare i prestiti rischiosi delle banche. Scontando questa convinzione, i mercati finanziari hanno avuto un leggero cedimento (positiva solo Tokyo, con l'1,22%). "Penso che siano aumentate le possibilità di vedere un aumento dei tassi d' interesse nel primo trimestre (del 2010)", ha commentato l' economista Xing Ziqiang della China International Capital Corporation di Pechino. In termini assoluti, il Pil della Cina ha raggiunto i 33,53 trilioni di yuan, vale a dire circa 4,91 trilioni di dollari Usa, e si appresta a superare quello del Giappone per porsi al secondo posto tra le economie internazionali, dopo quella degli Stati Uniti. Il Fondo Monetario Internazionale vede un miglioramento nelle prospettive di crescita dell'economia italiana. Secondo le stime stilate nell'ultima bozza del World Economic Outllok il Pil italiano quest'anno crescerà dell'1%, ovvero 0,8 punti percentuali in più rispetto alle ultime previsioni ufficiali, e nel 2011 segnerà un +1,3% (+0,6 punti rispetto alle stime di ottobre). L'Fmi rivede al rialzo le stime per la congiuntura globale. Secondo le previsioni, l'economia mondiale crescerà quest'anno del 3,9% (0,8 punti percentuali in piu' rispetto alle stime di ottobre) e del 4,2% nel 2011 (invariato). Inoltre il Pil degli Usa salirà nel 2010 del 2,7% (+1,2) e nel 2011 del 2,3% (in questo caso la revisione è invece al ribasso di 0,5 punti percentuali). La Cina si conferma motore trainante della ripresa mondiale. Secondo l'Fmi l'economia cinese quest'anno tornerà ad una crescita a due cifre, avanzando ad un tasso del 10%, un punto percentuale in più rispetto alle ultime stime ufficiali di ottobre. Per il 2011, invece, le stime restano confermate, con un Pil in rialzo del 9,7%.

sabato 23 gennaio 2010

CONDANNATO LUIGI CRISPINO

[CHI NON CONOSCE IL PREZZO DELLA LIBERTA' NON NE GUSTERA' MAI I BENEFICI. Don Luigi Sturzo]

Si sono conclusi davanti al giudice monocratico del Tribunale di Caltagirone, Aurora Russo, due processi a carico dell'imprenditore Luigi Crispino e del figlio Federico avviati dopo denunce della compagnia aerea Wind Jet.Il giudice ha parzialmente accolto l'impianto accusatorio della Procura della Repubblica di Caltagirone, rappresentata in udienza dal sostituto Eliana Dolce, con la condanna a 10 mesi di reclusione di Federico Crispino, quale legale rappresentante della Sky network technologies, per essersi appropriato di oltre di un milione e mezzo di euro ai danni della Wind Jet. In questo processo il padre non era imputato. Luigi Crispino, che era invece imputato per i reati di introduzione abusiva nel sistema informatico della compagnia aerea e per averne violato la corrispondenza informatica, è stato condannato, in un altro processo a 8 mesi di reclusione. Per quest'ultimi fatti è stato invece assolto invece Federico Crispino. Tutte le pene sono state sospese.La liquidazione del danno patito dalla parte civile costituita e rappresentata nel processo dal professore Giovanni Grasso è stata rimessa dinanzi al giudice civile. In Italia la giustizia è lenta, maledettamente lente, ma arriva inesorabile. Poniamo una domanda semplice e secca. Che fine ha fatto il processo per bancarotta fraudolenta che ha portato al crack della compagnia aerea Air Sicilia e che vedeva come imputato principale Luigi Crispino e parte del cda della stessa compagnia aerea e del consiglio di amministrazione di Stn che aveva la famiglia Crispino come azionista di maggioranza?

giovedì 21 gennaio 2010

Emma vuole il nucleare ... e pure il processo breve?

[NON C'E' NULLA DI PEGGIO DI UN CATTIVO GOVERNO CHE CERCA DI CORREGERSI.
Alexis De Tocqueville]
Il ritorno dell'Italia al nucleare vale almeno 30 miliardi. E una grossa fetta e' destinata all'indotto. Lo ha detto Emma Marcegaglia. I risultati si otterranno nel caso in cui riesca a fare fronte comune e spiccare un salto tecnologico. Sono i messaggi principali che arrivano dal presidente di Confindustria e dall'amministratore delegato di Enel Fulvio Conti, alle oltre 600 aziende che cercano di capire lo spazio di manovra per le imprese dell'indotto nel rilancio dell'atomo in Italia. La Sicilia boccia il nucleare, per quello che può contare è una notizia che va segnalata. L'Ars approva un odg che impegna il governo di Lombardo a contrastare qualsiasi ipotesi di installazioni. Il provvedimento e' stato votato da tutti i parlamentari, di maggioranza e opposizione. A sorpresa, dopo alcuni interventi in aula dei deputati, si e' espresso a favore anche Lombardo, che finora aveva sostenuto la linea del referendum popolare sull'eventuale decisione del governo di Roma di costruire un sito in Sicilia. Ma ritornando al presidente degli industriali italiani pensiamo che Emma Marcegaglia sia favorevolissima alla legge voluta da Silvio Berlusconi sul processo breve. Leggendo gli atti della Procura di Trento, citati dal Corriere del Veneto e dal quotidiano l’Adige lo scorso agosto, si viene a sapere che Antonio, fratello di Emma, è indagato per associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta. Come amministratore delegato della Marcegaglia Building Spa, Antonio Marcegaglia compare in una lista di imprenditori e società che “si suddividevano il mercato nazionale della vendita delle barriere stradali ad altre imprese o enti pubblici, mediante la ripartizione in quote predeterminate” e si “accordavano su quale delle aziende consorziate avrebbe dovuto approvvigionare il compartimento Anas (azienda nazionale autonoma delle strade)”. Un vero e proprio cartello del guard rail, riunito nel consorzio Comast, che avrebbe pilotato gli appalti per le barriere stradali delle autostrade italiane fino al maggio del 2007, data di scioglimento del consorzio. E’ questa l’ipotesi del pubblico ministero di Trento Giuseppe De Benedetto che ha avviato le indagini già nel 2007, in seguito alla scoperta di irregolarità in un appalto per l’Autobrennero. Tra il 2003 e il 2007 le “sorelle del guard rail” si sarebbero aggiudicate in modo fraudolento almeno 16 gare d’appalto per circa 180 milioni di euro, con un profitto illecito di 8 milioni e mezzo di euro. Cifra per la quale il giudice per le indagini preliminari Giulio Adilardi ha concesso in agosto il sequestro preventivo. Sui conti correnti di Marcegaglia sono stati congelati 2,1 milioni di euro, in attesa di dipanare la matassa delle barriere stradali. Di altri diciassette conti dei Marcegaglia, domiciliati in Svizzera presso la banca Ubs, si sta invece occupando il pm di Mantova Antonino Condorelli. L’ipotesi questa volta è di falso in bilancio. I conti, secondo quanto riportato in luglio da Repubblica, sarebbero stati utilizzati per depositare milioni di euro in fondi neri dal 1994 al 2004. Per dieci anni la Marcegaglia Spa, specializzata nella trasformazione dell’acciaio, non avrebbe comprato la materia prima direttamente dai venditori, ma da una serie di società di trading che gonfiavano le fatture per permettere alla famiglia di far uscire dall’Italia fondi neri. Un vecchio trucco, utilizzato da molte imprese italiane, per portare comodamente oltre confine milioni di euro. In tutto il saldo dei fondi neri avrebbe toccato nel 2004 i 22 milioni di euro anche se fonti svizzere, citate da Repubblica, parlano di un tesoretto da 400 milioni. I conti svizzeri dei Marcegaglia li aveva scoperti già nel 2004 la Procura di Milano, indagando sulle tangenti Enipower. Uno scandalo, quello delle centrali Enipower, che ha coinvolto la Marcegaglia Spa e una serie di altre società (come la multinazionale francese Alstom) che avrebbero pagato tangenti da milioni di euro a manager di Enipower in cambio di appalti per la fornitura di servizi di manutenzione, caldaie, valvole, torri di raffreddamento nelle centrali termoelettriche di Mantova, Brindisi, Ferrera Erbognone (Pv) e Ravenna. A Milano il caso si è chiuso nel marzo del 2008 con il patteggia-mento di Antonio Marcegaglia. Il fratello della presidente di Confindustria ha ammesso di aver versato, nel dicembre del 2003, una tangente da 1 milione 158 mila euro al manager di Enipower Lorenzo Marzocchi per assicurarsi una fornitura di caldaie da 127 milioni di euro. Come si legge nella sentenza depositata il 28 marzo del 2008 al Tribunale di Milano, la tangente è stata pagata “ad aggiudicazione avvenuta” mediante la “copertura formale di fittizi contratti di consulenza” stipulati con società off-shore come la Potz Sa di Lugano e la Daggie Engineering Ltd, registrata nell’Isola di Man. La corruzione dei manager Enipower è costata alla Marcegaglia Spa la confisca di 250 mila euro oltre a 500 mila euro di pena pecuniaria, mentre la Ne Cct Spa (controllata da Marcegaglia al 70 per cento) ha dovuto versare a Eni ed Enipower 4 milioni di euro come risarcimento danni. La condanna a 11 mesi per corruzione comminata ad Antonio Marcegaglia è stata di conseguenza sospesa. Un altro grattacapo per Emma potrebbe arrivare dalle indagini su Massimo Caputi, ex numero uno di Sviluppo Italia (oggi Invitalia), la società per azioni del ministero dell’Economia creata nel 1999 “per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, in particolare nel Mezzogiorno”. Alla fine di luglio Caputi si è dimenticato una busta con 45 mila euro in contanti in un hotel di Milano ed è finito sotto inchiesta per riciclaggio. Se è ancora presto per dire dove potrebbero portare le indagini, un fatto è chiaro: Caputi, fin dal 2005 – quando guidava ancora Sviluppo Italia – è in stretti rapporti con la famiglia Marcegaglia, a cui ha venduto alcune perle del turismo italiano, un tempo in mano allo Stato. Dal 2008 è anche entrato direttamente in affari con la presidente di Confindustria, diventando socio e vicepresidente di Mita Resort Srl (di cui Emma è presidente). Una società che i Marcegaglia controllano al 50 per cento tramite Gaia Turismo Srl. Mita Resort gestisce oggi il lussuoso resort di Castel Monastero, sulle colline senesi, e il Porto Arsenale la Maddalena. Un complesso da 109 camere e 600 posti barca che si è visto soffiare sotto il naso gli ospiti del G8, ma potrà presto ospitare quelli della Louis Vuitton Cup.

mercoledì 20 gennaio 2010

Japan Airlines in bancarotta protetta

[CI SI METTE TROPPO TEMPO PER DIVENTARE GIOVANI! Pablo Picasso]
Japan Airlines fila dritto al tribunale fallimentare sotto il peso di debiti per 2.322 miliardi di yen (26 miliardi di dollari, più dei 16,5 attesi), preparandosi a un pesante piano di ristrutturazione di tre anni per tentare di riemergere dal più grande default non finanziario del Giappone dalla Seconda guerra mondiale. Un déjà vu, molto simile, fatte le dovute proporzioni, al caso Alitalia.Ne consegue che gli azionisti del primo vettore dell’Asia saranno cancellati e i creditori dovranno rinunciare a 730 miliardi di yen (5,6 miliardi di euro). Già visto anche questo dalle nostre parti. Infatti le azioni Jal, che hanno perso più del 90% da inizio mese, ieri hanno chiuso piatte a 5 yen, mentre il cda prepara il delisting, annunciato per il 20 febbraio. Oggi, quindi, la più grande compagnia asiatica in termini di fatturato, vale sul mercato meno del prezzo di un singolo Boeing 747: circa 150 milioni di dollari. Il primo vettore asiatico per ricavi potrà beneficiare delle procedure di bancarotta protetta («abbiamo lavorato d’intesa con la corte distrettuale», ha detto il ministro dei Trasporti, Seiji Maehara, in merito a un possibile rigetto dell’istanza da parte del tribunale), e dovrà rinunciare a 15.661 dipendenti, un terzo della forza lavoro totale, entro marzo 2013. Tra le priorità, Jal dovrà modificare la flotta, eliminando i 37 Boeing 747 jumbo e 16 MD-90 in dotazione sostituendoli con 50 jet regionali per «migliorare l’efficienza dei consumi». Nel mirino, inoltre, il riordino dei collegamenti: 14 rotte internazionali e 17 nazionali (ma potrebbero essere di più), valutate antieconomiche, saranno cancellate. In questo caso tuttavia, se è certa la sforbiciata ai voli per Cina e Corea del Sud, il resto sarà valutato, secondo fonti vicine al dossier, in base all’alleanza che Jal andrà a stringere: in campo ci sono Delta Air Lines che, con SkyTeam (il network che include Air France-Klm e Alitalia), ha offerto poco più di un miliardo di dollari, e American Airlines e i partner di Oneworld che, pur di evitare la fuga del vettore giapponese, hanno rilanciato fino a 1,4 miliardi di dollari.«Il governo non prende posizione - ha rilevato Maehara in merito alle indiscrezioni di un orientamento positivo per Delta, durante il suo incontro con la stampa estera. Non dobbiamo forzare, sarà la compagnia a decidere».Il piano di rilancio della Enterprise Turnaround Initiative Corp (Etic), l’ente pubblico cui il governo ha dato il compito di lavorare alla ristrutturazione, vede il ritorno all’utile nell’esercizio fiscale 2011 (24,1 miliardi di yen) e investirà - dopo l’azzeramento del capitale - 300 miliardi di yen, cui si aggiungeranno prestiti combinati per 600 miliardi da parte della stessa Etic e della Development Bank of Japan (Dbj), istituto che fa capo all’esecutivo. Insomma, una potenza di fuoco da 10 miliardi di dollari, mentre ai creditori è stato chiesto il ’sacrificò di richieste per 730 miliardi di yen.Secondo il ministro è tempo di valutare l’opportunità di riorganizzare il settore aereo. «Come All Nippon Airways (Ana, seconda compagnia giapponese, ndr), Jal è una impresa privata. Dobbiamo pensare se c’è bisogno o no di due grandi vettori, in base alla concorrenza a livello mondiale in questo settore». Il numero uno di Jal, Haruka Nishimatsu, ha rassegnato le dimissioni cedendo il testimone a Kazuo Inamori (78 anni il 30 gennaio), carismatico fondatore del colosso hi-tech Kyocera e di Kddi, secondo operatore di tlc, e dal 1997 monaco buddista. A lui il compito di presiedere la quarta ristrutturazione di Jal in 9 anni, che sarà «strutturale», ha assicurato Maehara. La compagnia è stata cancellata dal listino di Borsa (domani cederà il passo nel Nikkei a Central Japan Railway, l’operatore ferroviario Jr Tokai), al temine di una giornata in cui i titoli sono scesi ai minimi di sempre di 3 yen, con tanto di giallo su uno scivolone a 1 yen. Un’onta per una società fondata nel 1951 come simbolo del Giappone riemerso dalle ceneri della guerra. Japan Airlines, tuttavia, continuerà a volare grazie agli 11 miliardi di dollari di aiuti messi a disposizione da un fondo garantito dallo Stato. Alla cloche una figura insolita nel panorama imprenditoriale giapponese: un monaco-manager, Kazuo Inamori, 78 anni il 30 gennaio, buddista convinto. Fedele al suo rigore monacale, non percepirà un solo yen di stipendio.

FS UN RISANAMENTO A COLPI DI AUMENTI

[LO STATO E' LA GRANDE FINZIONE ATTRAVERSO LA QUALE
TUTTI SI DANNO DA FARE PER VIVERE A SPESE DI TUTTI.
F. Bastiat]
Bilancio 2009 per le Ferrovie 'ottimo su tutti i settori, incassi buoni, costi ridotti per tutte le aziende'. Ad affermarlo è Moretti.L'amministratore delegato di Fs, al termine di un'audizione presso la Commissione Trasporti della Camera durante la quale si è affrontato anche il nodo maltempo, ha detto che nel mese scorso sono stati fatti 'confronti con gli altri paesi e non ci sembra di essere andati malissimo. Gli altri hanno soppresso il 50% dei treni, noi solo qualche percentuale'. "Dopo tre anni di risanamento delle Ferrovie, passiamo alla fase degli investimenti". Così l'amministrazione delegato di FS, Mauro Moretti, ha annunciato il via al piano di investimenti per due miliardi di euro per i nuovi treni dei pendolari, di cui 1,5 miliardi di autofinanziamento e 500 milioni dal governo. Con questi investimenti verranno acquistati 840 tra nuovi locomotori, carrozze e convogli e 2550 carrozze saranno ristrutturate e ammodernate. Nella giornata del trasporto ferroviario regionale, Moretti ha rilevato che "stiamo facendo un'operazione di rinnovo del materiale rotabile, quindi treni nuovi che permetteranno di essere manutenuti e puliti in maniera più semplice. E' una svolta" che si rende possibile grazie anche "al contributo delle regioni e al grande apporto dato dallo Stato, in particolare sia per il conto economico che per la parte degli investimenti ci sono rispettivamente 480 milioni più 500 milioni e quindi è una fase nuova". Il presidente del Movimento Consumatori, Lorenzo Miozzi, si chiede "a quale risanamento si riferisce l'amministrazione delegato di Fs" che ha annunciato un piano di investimenti di due miliardi di euro per i nuovi treni dei pendolari. "In questi anni non c'é stato alcun miglioramento del servizio - afferma Miozzi - anzi, più aumentano le tariffe più sono forti i disservizi che i viaggiatori devono affrontare quotidianamente". Per il presidente di Movimento Consumatori, "investire nell'acquisto di nuovi treni è un fattore che allo stato delle cose si può definire 'marginale'. Si deve puntare, invece, all'efficienza e alla qualità dei servizi e a risolvere i tanti problemi che ci sono attualmente". Viaggiare in treno "ha sempre più limiti - prosegue Miozzi - ritardi, treni pieni, guasti frequenti, pulizia scadente. Non possiamo continuare a indebolire un sistema che fa già acqua da tutte le parti. Moretti pensi prima a risolvere questi problemi. I trasporti ferroviari - conclude Miozzi - dovrebbero essere alla base di un moderno sistema di mobilità degno del nostro Paese". Le ferrovie italiane viaggiano a due velocità. Da un lato i superveloci "Frecciarossa", all'occorrenza capaci di forti anticipi, dall'altro treni vecchi, sporchi, stipati all'inverosimile e in perenne ritardo. Non solo i regionali, ma anche gli Espressi, Intercity, Eurostar ed Eurostar City. Secondo un'inchiesta di Altroconsumo condotta dal 20 al 24 dicembre 2008 e dal 3 al 6 gennaio 2009, su 571 convogli monitorati in partenza da Bologna, Milano e Torino per Bari, Bologna, Napoli, Reggio Calabria e Roma, il 64% è arrivato in ritardo (Frecciarossa compresi) con una media di 37 minuti, più di mezz'ora di maggior permanenza a bordo. Gli orari di arrivo dei treni sono stati registrati nelle stazioni di destinazione dalle 7 alle 20. L'introduzione della flotta dei "Frecciarossa" (un gruppo di ETR 500 già in servizio da alcuni anni) ha causato una sostanziale riformulazione dell'orario di Trenitalia; questo cambiamento, se da un lato favorisce i bolidi su rotaia, dall'altro peggiora ulteriormente le condizioni dei pendolari. Treni soppressi, orari penalizzanti per i lavoratori, tempi di percorrenza diluiti, regionali dirottati verso stazioni periferiche costituiscono il prodotto di un sistema ferroviario schizofrenico, in cui neppure il nuovo scenario della 'metropolitana d'Italià riesce a ridimensionare l'eterno problema dei ritardi. Le linee ad alta velocità sono collegate alle principali stazioni attraverso i cosiddetti 'nodi', punti di confluenza con le linee tradizionali, dove le nuove tecnologie cedono il posto a quelle più vecchie sia per quanto riguarda il distanziamento dei treni che per quanto concerne la regolazione del traffico. "I problemi - sostiene Giorgio Dahò, coordinatore dei comitati di pendolari della Lombardia - iniziano quando i treni veloci, cui viene data la precedenza, si immettono nella linea normale. Ci sono nodi urbani importanti dove si viaggia ancora a 30 chilometri all'ora. Vecchie procedure, scambi obsoleti e poche risorse sono all'origine dei disagi e dei ritardi. Mentre si è investito sulla velocità - che interessa solo un viaggiatore su dieci - nulla è stato fatto rispetto alla capacità della rete". Come se non bastasse, oggi un pendolare rischia di pagare il 60-70% in più al mese a causa del cambio di categoria dei treni. Sulla Milano-Bologna gli ES (Eurostar) sono diventati AV (Alta Velocità), mentre gli ICplus (Intercity Plus) hanno ceduto il posto ai nuovi ESCity (Eurostar City). Insomma, i treni di fascia più bassa spariscono per fare spazio ai convogli più costosi. Lo stesso si è verificato al Sud: gli attuali Intercity Notte 751 Milano-Reggio Calabria e 761 Torino-Reggio Calabria qualche anno fa erano treni espressi (numeri rispettivi 831 e 811) e costavano molto meno. Sempre sulla Milano-Bologna, chi vuole arrivare prima deve per forza spendere di più. Secondo i calcoli di Altroconsumo, con l'Alta Velocità si risparmiano sì 65 minuti rispetto a un Intercity Plus normale, ma il costo sale di 15 euro, per un totale di 35 euro in seconda classe. Chi vuole spendere meno deve scegliere un tradizionale Intercity, che costa 11 euro in meno dell'unico Eurostar rimasto e impiega anche sette minuti in meno. I pendolari protestano anche per la rigidità delle tariffe: in caso di necessità, un abbonamento ESCity non può essere utilizzato per un treno di categoria inferiore - come un regionale - se non corrispondendo ulteriori differenze, alla faccia della flessibilità. Nell'indagine di Altroconsumo 34 dei treni considerati, quasi tutti diretti al Sud, hanno avuto ritardi superiori alle due ore. Per alcuni di essi non si tratta di imprevisti, ma di disservizi cronicizzati, come nel caso dell'espresso 1921 "Trinacria" Milano-Palermo (ritardo massimo tre ore e 20 minuti), o dell'Intercity Notte 751 "Tommaso Campanella" Milano-Reggio Calabria (ritardo massimo due ore e 53 minuti). I treni notturni, finanziati dal governo, vengono poco considerati dalle Fs e soffrono di guasti cronici per la vetustà dei mezzi che li compongono. Per esempio, in estate può capitare che intere sezioni di treno vadano avanti e indietro senza aria condizionata soffocando i passeggeri per giorni e giorni. All'arrivo, nonostante le innumerevoli ma inascoltate segnalazioni del personale di bordo, il guasto non viene mai riparato definitivamente. Si rimedia alla bell'e meglio fino alla prossima protesta. Fin quando la rabbia non esplode e si pretende, giustamente, la sostituzione della carrozza provocando però ulteriore ritardo. Lo stesso vale per gli Eurostar in viaggio fra Roma e la Calabria, con i bagni puntualmente inservibili: qualche capotreno è stato costretto persino a prolungare la sosta nelle stazioni per 'emergenza WC'. http://www.youtube.com/watch?v=p1Ft_NF-D6w

martedì 19 gennaio 2010

AAA ... CERCASI PASSEGGERI A PUNTA RAISI

[... A ME PIACCIONO QUEI MOVIMENTI DI MASSA. NESSUNO VUOL FAR NULLA DI SPECIALE, EPPURE LE ONDE SI ALZANO SEMPRE PIU' ALTE FINCHE' PASSANO AL DI SOPRA DELLE TESTE. Robert Musil]


Trend positivo in termini di traffico per il Falcone–Borsellino. La Gesap ha registrato nel mese di ottobre 3.670 voli di linea, con una crescita del 2,06 per cento rispetto allo stesso mese dello scorso anno. È invece pressoché invariato il dato relativo al numero dei passeggeri: quasi 343mila. Per quanto riguarda poi il dato aggregato, tra gennaio e ottobre i voli di linea sono stati 38.861, con un incremento del 6,37 per cento rispetto al 2008. è positiva anche la performance del traffico aereo complessivo, voce che comprende oltre ai voli di linea anche altre tipologie: in questo caso è stata raggiunta quota 44.826, con un aumento del 2 per cento. Complessivamente, nei primi dieci mesi dell’anno stati quasi 3,8 milioni i passeggeri in arrivo e in partenza da Punta Raisi. Questi i dati pubblicati, con eccessiva enfasi, da alcuni giornali siciliani sulla presunta pruttività dello scalo di Palermo Punta Raisi. In realtà Palermo ha registrato dati ben differenti da quelli raccontati dagli Emilio Fede di turno. Palermo ha registrato nel 2009 4.373.047 passeggeri (-1,5); Catania invece si attesta a quota 5.931.592 (-2,0). Il crollo dello scalo palermitano è nei passeggeri che hanno scelto destinazioni internazionali (-16,1) e l'aviazione generale (-30,3). A Fontanarossa il settore internazionale ha ottenuto un risultato negativo del 9,5 e l'aviazione generale - 13. E siccome la matematica non è mai stata una opinione, i vertici della Gesap stiano più cauti in futuro, se un mese va bene non è detto che tutto l'anno debba rispettare quel dato: manager super pagati della Gesap è la somma che fa il totale dei passeggeri trasportati. In tutta Italia è andato male. Crolla il traffico di passeggeri nel 2009, ma è boom a dicembre nei principali aeroporti italiani. Sono i dati di Assaeroporti.Nel 2009 Linate (-10,5%),in forte calo Malpensa (-8,7%), flessione più contenuta per Fiumicino (-4,0%),mentre lo scalo di Ciampino ha registrato una impercettibile cresciata (+0,2%). Però, l'anno della crisi è stato benevolo per un gruppetto di scali: Bergamo (+10,4%), Bologna (+13,2%), Cagliari (+13,8%). Brilla Trapani (+100,5%) e Cuneo (+51%). Meno bene per Verona (-9,9%), Trieste-Ronchi (-10,4%), Siena (-28,9%), Forli' (32,7%), Brescia (-21,6%), Bolzano (-16%).I dati di Assaeroporti indicano che a livello nazionale si registra un calo del 2,7%,con 112 milioni 450 mila passeggeri. A dicembre, invece, c'è stato un +9,8%, ma mancano i dati di diversi scali.

lunedì 18 gennaio 2010

Il lavoro precario è colpa…del sindacato

[QUANTE VOLTE UNA MANO NON LAVA L'ALTRA E TUTT'E DUE SI INSUDICIANO! Joseph Unger]
Stati Uniti e Unione europea nel mercato del lavoro funzionano molto diversamente, quanto per esempio a rigidità verso il basso delle retribuzioni e utilizzo del lavoro precario e temporaneo. Tre buoni papers approfondiscono andamenti e ragioni delle differenze in una prospettiva comparata. E consentono di giungere a una conclusione assai utile nel diattito pubblico italiano. Da noi il lavoro a tempo e precario viene più utilizzato che altrove per colpa non dei padroni cattivi, ma del sindacato.Due papers sono opera di un’equipe di economisti, alcuni della World Bank e altri in forza ad alcune banche centrali di Paesi europei – Estonia, Grecia, Irlanda – alle prese con vecchi e nuovi problemi di occupazione per effetto della crisi… Nel 2009 hanno perso il lavoro più di mezzo milione di italiani e, nell'ottobre 2009, i disoccupati erano 2 milioni. La disoccupazione,secondo un rapporto Ue, ha raggiunto l'8,3% nel novembre 2009:'il tasso più elevato degli ultimi 5 anni'',ma il livello ''resta attualmente sotto la media dell'Unione europea di 1,7 punti percentuali'. Oltre 1,7 milioni solo di domande di disoccupazione: a tanto ammonta, secondo le stime della Cgil, lo stato delle richieste di indennità a fine 2009. Più in particolare, calcola la Cgil, le domande di disoccupazione nei primi undici mesi del 2009 sono state 1.765.922. Il calcolo dell'organizzazione sindacale si ottiene sommando le 114.000 richieste di assegno di disoccupazione arrivate all'Inps a novembre scorso, le 999.922 richieste dei primi 10 mesi del 2009 e le 652.000 domande di disoccupazione con requisiti ridotti.

Lufthansa Italia: nel network entra Palermo

[VIVE QUI? VIVEVA QUI. DOVE POSSO TROVARLO? SI E' APPENA SPARATO. Bruce Chatwin]
A partire dal 28 marzo, Palermo entra nel network di Lufthansa Italia. Il capoluogo siciliano, infatti, sarà collegato quotidianamente con un volo diretto per Milano Malpensa, hub della compagnia. I collegamenti giornalieri saranno operati nella configurazione unica di Business Class e Economy Class e consentiranno ai passeggeri di usufruire dei 169 voli settimanali verso Barcellona, Bucarest, Budapest, Madrid, Lisbona, Londra Heathrow, Parigi Charles de Gaulle, Stoccolma, Varsavia, Bari, Napoli e Olbia. "Siamo lieti di ampliare ulteriormente il nostro network in Italia e in Europa e di introdurre Palermo come nuova destinazione - dice Heike Birlenbach, Vice President Division Milano di Lufthansa Italia - abbiamo avuto un primo anno di successo in Italia e in Europa e la nostra espansione sottolinea l'importanza strategica del mercato italiano". L'avvio della nuova rotta per Palermo è parte integrante della strategia di espansione di Lufthansa Italia in Italia e in Europa. Oltre a Palermo, Lufthansa Italia introdurrà nuovi collegamenti per Stoccolma e Varsavia così come Olbia, che saranno effettivi dal prossimo 28 marzo. Inoltre, aumenterà l'offerta di voli per Napoli, Barcellona e Budapest. Non tutto va bene nella neonata compagnia aerea tedesca. Nessun commento, nessuna posizione ufficiale: Sea preferisce evitare ogni valutazione e non entrare nel merito della decisione annunciata a sorpresa da Lufthansa Italia di sospendere, a partire dal prossimo 16 febbraio, i voli tra Milano Malpensa e Roma Fiumicino perchè i risultati ottenuti dalla compagnia tedesca su questa rotta si sono dimostrati ''al di sotto delle aspettative''. Non per questo, sono i rumors che in queste ore trapelano negli ambienti della Sea, la compagnia tedesca rinuncia a investire su Malpensa: con l'entrata in vigore, dal prossimo 28 marzo, del nuovo orario estivo, salirà infatti a 176 il numero di collegamenti settimanali targati Lufthansa in volo da Malpensa verso 13 destinazioni. Sarebbe proprio questa, ragionano ancora alla Sea, un'ulteriore prova degli ottimi rapporti che legano la compagnia di bandiera tedesca alla società che gestisce gli scali aeroportuali milenesi. E perciò la dimostrazione che il problema di Lufthansa sta tutto nel monopolio ottenuto dalla 'nuova Alitalia' sulla rotta Milano Linate-Roma Fiumicino e nelle conseguenti 'distorsioni' provocate sul mercato interno italiano. Il primo accordo tra Sea e Lufhansa Italia è della primavera del 2008. Una partnership siglata con l'obiettivo di risollevare le sorti di Malpensa dopo la scelta di Alitalia, contestatissima in Lombardia, di ridurre la propria presenza sulla scalo varesino. Lufthansa Italia S.p.A è una sussidiaria (totalmente posseduta dalla casa madre) della compagnia aerea tedesca Lufthansa, con sede a Milano, che opera con un AOC italiano. La Lufthansa è la principale compagnia aerea tedesca, è la sesta compagnia aerea del mondo (seconda in Europa) per passeggeri per chilometro trasportati nel 2008 secondo la IATA. Oltre che ad esserne membro fondatore, Lufthansa è attualmente il pilastro della Star Alliance, una delle più importanti alleanze tra compagnie aeree. Lufthansa detiene Lufthansa Cargo e, dal 2005, Swiss International Air Lines. La sua filiale Lufthansa Regional controlla, fra le tante, Augsburg Airways e Lufthansa CityLine, o ancora Air Dolomiti. Anche Brussels Airlines è ormai sotto il controllo di Lufthansa. Il gruppo Lufthansa, una flotta di oltre 340 aerei e circa 92.000 persone in tutto il mondo, ha per hub principale Francoforte sul Meno. Hub importanti sono anche gli aeroporti di Monaco di Baviera e, dopo la fusione con Swiss, quello di Zurigo, destinato ad acquisire una sempre maggiore importanza.

venerdì 15 gennaio 2010

Alcoa, Fiat... e il sindacato

[NON C'E' NULLA CHE MEGLIO SI ADATTI A UN'IDEA CONFUSA D'UNA PAROLA CHE NON SI CAPISCE. Emilio De Marchi]

Il presidente della Regione Sardegna Cappellacci partecipa a Roma al sit-in davanti all'ambasciata Usa per difendere il futuro dell'Alcoa.'Stiamo effettuando questa manifestazione - ha detto - fuori dall'ambasciata americana per auspicare un intervento delle autorità Usa sul futuro dell'Alcoa'. 'Ora - aggiunge - tocca ai vertici delle multinazionale di Pittsburgh prendere una decisione'. Una ventina di lavoratori hanno esposto uno striscione con su scritto: 'Alcoa, rispetto e lavoro'. I sindacati dei metalmeccanici del gruppo Fiat, Fiom, Fim, Uim e Fismic hanno deciso uno sciopero di 4 ore per il 3/2. L'unica cosa che sa fare il sindacato è lo sciopero. In tutti questi anni ha fatto il possibile per rendere più produttiva la realtà di Termini Imerese? La decisione, appresa da alcuni partecipanti alla riunione in corso a Roma, riguarda tutti i lavoratori del Gruppo. La decisione è stata presa contro la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese annunciato dalla Fiat. La decisione della Fiat di chiudere Termini Imerese 'è irreversibile', afferma l'amministratore delegato Marchionne. Lo stabilimento, spiega, 'non è in grado di competere'. La Fiat è un'azienda e ha le responsabilità di un'azienda. Non ha le responsabilità di un governo, è il governo che deve governare, aggiunge. ''Sullo stabilimento di Termini Imerese c'è un tavolo fissato per il 29 gennaio, ne parleremo in quella sede''.Questa la risposta del presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo alla domanda di una giornalista sul futuro dello stabilimento siciliano. Su Pomigliano, che sarà destinato alla produzione della Panda ''bisognerà affrontare temi come la flessibilità della produzione'', ha aggiunto Montezemolo.L'attuale crisi economica ha messo a nudo alcune incogruenze nel sistema produttivo occidentale. Nel libro la fine del lavoro Jeremy Rifkin, nel lontano 1995 sosteneva che l'economia globale stava superando il concetto di massa lavoratrice. Rifkin è un autore che dovrebbe essere letto da tutti i sindacalisti italiani non escludendo nessuno, per capire dove va il mercato del lavoro che al contrario dei sindacati è sempre in movimento, talvolta migliorando le condizioni lavorative ma, il più delle volte, peggiorandole. Nei momenti di crisi il movimento sindacale non ha nessun peso contrattuale. Mentre le elite imprenditoriali, manageriali, professionali e tecniche saranno necessarie per gestire l'economia di mercato del futuro, sempre meno lavoratori dovranno assisterle nella produzione di beni e servizi. Il valore del mercato del lavoro sta diminuendo, e continuerà a farlo. Proprio nel momento in cui il bisogno del lavoro umano va scemando, il ruolo del governo subisce una sorte analoga. Oggi, le imprese multinazionali hanno cominciato a eclissare e mettere in sordina il potere delle nazioni. L'impresa transnazionale ha sempre più usurpato il ruolo tradizionale dello stato e già ora esercita un potere di controllo senza parisulle risorse mondiali. Le maggiori di queste società sono dotate di patrimoni superiori al prodotto interno lordo di molti paesi. I governi - messi in difficoltà dal crescente indebitamento a lungo termine e dal deficit di bilancio- sono meno disposti a imbarcarsi in ambiziosi progetti di spesa e di lavori pubblici al fine di creare occupazione e stimolare il potere di acquisto. In quasi tutti i paesi industrialiazzati del mondo, i governi centrali stanno ridimensionando il proprio ruolo tradizionaledi garanti dei mercati, riducendo sia la propria influenza economica sulle multinazionali, sia il proprio potere di condizionamentodel benessere dei cittadini.

giovedì 14 gennaio 2010

PER L'ENAC VA TUTTO BENE A PUNTA RAISI

[SE TUTTO QUEL CHE PROVI TI RIESCE, VUOL DIRE CHE NON HAI PROVATO ABBASTANZA. Anonimo]
Vittorio Brumotti (in arte 100% Brumotti) è andato in onda martedì 12 gennaio 2010, in prima serata (www.striscialanotizia.it), nel contenitore di Striscia la notizia. 100% Brumotti nel corso del servizio sosteneva che l'aeroporto internazionale Falcone Bosellino di Palermo non è in regola per quanto riguarda la sicurezza (pavimenti in gomma, uscite di emergenza non in regola, soffitto con fili e quant'altro visibili ...).
L'Enac ha detto che tutto è in regola, sostenendo che i vigili del fuoco hanno dato la certificazione, attestando la presunta sicurezza ..., 100% Brumotti non era d'accordo. Nel corso dell'intervista la dottoressa Castiglia non era molto contenta di essere stata messa in mezzo, coinvolta in questa farsa.
L'Enac dovrebbe essere più severo a Palermo come in qualsiasi aeroporto d'Italia, invece, negli anni, a preferito delegare i vari gestori aeroportuali dando loro compiti che da sempre sono stati dell'Enac. Spesso le strutture aeroportuali sono impreparate professionalmente.
Certo, l'Enac è il controllore, ma nel nostro caso il controllato (Gesap) opera con arroganza, sperperando soldi pubblici. Avremmo gradito l'intervento di un responsabile della Gesap, il gestore di Punta Raisi, per sentire cosa poteva dire davanti a tanto degrado.

La Fiat abbandona la Sicilia

[PER CAPIRE QUELLO CHE STA SUCCEDENDO DOVETE SAPER DOVETE SAPER ABBRACCIARE L'ANARCHIA, RIUSCENDO A VEDERE L'ORGANIZZAZIONE DEL CAOS. Gaby Wood]

Il piano per l'Italia resta «ambizioso» e nei prossimi due anni gli investimenti della Fiat sul territorio nazionale ammonteranno a 8 miliardi di euro per produrre undici modelli per un totale di 800 mila-1 milione di auto (oggi sono circa 650 mila), Lo ha detto l'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, al tavolo con governo e sindacati, secondo quanto riferiscono alcune fonti presenti all'incontro. La Fiat non è un'azienda assistita dallo Stato, avrebbe aggiunto Marchionne (questa battuta infelice poteva essere evitata, anche perchè tutti sanno che non è così), in quanto gli incentivi sono stati finanziati dal Lingotto e il credito accumulato dal gruppo è di circa 800 milioni di euro. «Abbiamo un piano ambizioso per la Fiat, soprattutto in Italia» ha sottolineato Marchionne anche se l'amministratore delegato della Fiat prevede per il 2010 una domanda di auto «stabile». «L'operazione Chrysler è un tassello fondamentale per il futuro della Fiat» ha spiegato ancora Marchionne precisando che in Italia è tuttavia necessario «conciliare i costi industriali con la responsabilità sociale». «Occorre conciliare i costi industriali con la responsabilità sociale: il puro calcolo economico avrebbe conseguenze dolorose che nessuno vuole. Un'attenzione esclusiva al sociale condurrebbe tuttavia alla scomparsa dell'azienda». Il manager ha ribadito che lo stabilimento Fiat di Termini Imerese non produrrà più auto a partire dalla fine del 2011. Marchionne ha spiegato che la decisione è dovuta alle condizioni di svantaggio competitivo, difficoltà strutturali e costi eccessivi. «Lo stabilimento è in perdita, non possiamo più permettercelo», ha aggiunto. L'ad si è detto disposto a discutere «proposte di riconversione con la Regione Sicilia e i privati», mettendo a disposizione lo stabilimento. «Marchionne ha mostrato tutta la sua arroganza, ha usato toni molto gravi su Termini Imerese. Avrà pure salvato la Fiat, ma non si può permettere di mortificare la dignità di 3 mila persone che hanno contribuito a fare grande questa azienda che ha avuto tanto dai governi ma non ha avuto niente in cambio. La nostra risposta sarà decisa», è il duro commento del segretario della Fiom di Termini Imerese, Roberto Mastrosimone. Pomigliano è l'impianto più penalizzato per l'assenza di incentivi. Lo stabilimento così non può reggere. Abbiamo già investito 100 milioni di euro, ma non sono serviti per sanare la sovraproduzione, avrebbe detto Marchionne, secondo il quale bisogna destinare a Pomigliano la produzione della futura Panda. A Mirafiori e Melfi confermati i modelli attuali, Cassino aggiungerà la Giuletta. Il contesto, ha chiarito Marchionne, secondo quanto hanno riferito i partecipanti all'incontro, continua a essere sfavorevole e la domanda auto nel 2010 potrebbe calare. In Europa continua la sovracapacità produttiva, avrebbe ancora detto, mentre gli Stati Uniti hanno affrontato con coraggio il problema. Il numero uno del Lingotto avrebbe anche aggiunto che Bertone, di recente acquisita dal Lingotto, produrrà due modelli. In Fiat «esiste una forte disparità dei livelli di utilizzo della manodopera tra stabilimenti auto italiani ed esteri», ha specificato Marchionne. «Dobbiamo affrontare il problema di petto: da quello che decideremo dipende il nostro futuro. Se non lo facessimo, sarebbe una rovina», ha aggiunto.

LA CINA CONTRO GOOGLE

[SE LA GLORIA PUO' ESSERE UCCISA, ALLORA SIAMO PERDUTI. John Steinbeck]
Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha espresso grave preoccupazione e chiesto spiegazioni a Pechino, dopo la denuncia di Google di aver subito attacchi informatici provenienti dal territorio cinese e la conseguente minaccia del colosso informatico di cessare le attività nella Repubblica popolare. "Google ci ha informato delle sue accuse - ha detto la Clinton a Honolulu - che sollevano domande e gravi preoccupazioni. Noi attendiamo una spiegazione dal governo cinese". "La capacità di poter operare con fiducia nello spazio virtuale è fondamentale in una società e un'economia moderne", ha aggiunto il segretario di Stato. Google ha minacciato chiudere le sue attività in Cina - rinunciando a filtrare le informazioni sul suo sito cinese - e denunciato massicci attacchi informatici "provenienti dal territorio cinese" contro militanti per i diritti umani e almeno "altre venti società". Il colosso del web Google ha deciso che non filtrerà più le informazioni sul suo sito cinese, riconoscendo che ciò potrebbe significare di fatto la chiusura delle sue attività in Cina. Il gruppo di Mountain View, nella Silicon Valley californiana, sostiene di essere stato l'oggetto di ripetuti attacchi di pirateria, provenienti dalla Cina e aventi come oggetto militanti cinesi per i diritti umani oltre ad alcune grandi società. Secondo l'edizione online del New York Times, le caselle postali di attivisti all'opposizione sarebbero state violate da pirati informatici cinesi. "Uno degli obiettivi primari degli hackers era di accedere agli account Gmail degli attivisti di difesa dei diritti umani cinesi", scrive il gruppo di Mountain View, senza attaccare direttamente il governo di Pechino, ma precisando che "non abbiamo l'intenzione di continuare a censurare i nostri risultati" sul motore di ricerca cinese. La compagnia americana riconosce che la decisione presa potrebbe forzarla a chiudere il sito cinese ed i suoi uffici nel paese. Il governo cinese "sta cercando di avere maggiori informazioni" sulle dichiarazioni di dirigenti del motore di ricerca Google secondo le quali la compagnia potrebbe mettere fine alle sue operazioni in Cina. Lo afferma l' agenzia Nuova Cina citando un "funzionario dell' ufficio informazioni del consiglio di stato". David Drummond, il responsabile per gli affari giuridici di Google, ha affermato che in seguito ad attacchi di "pirati informatici" che hanno cercato di rubare dal sito web informazioni sui dissidenti cinesi, la compagnia sta considerando la possibilità di chiudere il suo sito web cinese, Google.cn. "E' ancora difficile dire se Google lascerà la Cina o no", aggiunge il funzionario, che ha voluto mantenere l' anonimato.

mercoledì 13 gennaio 2010

Usa pronti all'attacco

[ IL PACIFISMO FUNZIONA SOPRATTUTTO FRA LE PERSONE BENE EDUCATE (DECENT PEOPLE), NON GIA' NEI TOUGHS. B. Russell]
Gli Stati Uniti hanno preparato piani alternativi, incluso «il bombardamento» degli impianti nucleari iraniani, per fronteggiare un eventuale fallimento dei negoziati tra Teheran e gli Stati occidentali sul programma nucleare iraniano. A parlare in modo così esplicito è stato l’abitualmente prudente e riflessivo generale David Petraeus, dal 31 ottobre 2008 comandante in capo del CentCom, il comando centrale Usa che ha la responsabilità strategica di tutto il teatro mediorientale. In una intervista alla Cnn ha dichiarato: «Sarebbe quasi letteralmente da irresponsabili non porsi la domanda: “che facciamo se...?. e non preparare una serie di alternative per le varie eventualità». Petraeus non ha voluto commentare l’ipotesi che Israele - da tempo convinta che l’Iran rappresenti una minaccia per la sua stessa esistenza - possa attaccare le installazioni iraniane, riconoscendo però che queste «possono certamente essere bombardate», anche se sono «pesantemente fortificate». La Comunità internazionale non aspetterà all'infinito che l'Iran mostri la propria disponibilità a rispettare gli obblighi internazionali. Lo ha detto il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, a Londra. Clinton, che è a Londra come prima tappa di un giro di cinque giorni in Europa, ha definito "costruttivo" l'incontro avuto nei giorni scorsi a Ginevra tra l'Iran e le sei potenze che negoziano sul nucleare, ma ha aggiunto che "le parole non bastano". Il ministro degli Esteri britannico David Miliband, che ha incontrato il segretario di Stato, ha affermato che l'Iran "non avrà un'occasione migliore" per stabilire normali rapporti con il resto del mondo.

Tps decolla con Ryanair

[SIAMO NATI TUTTI IGNORANTI, MA DOBBIAMO LAVORARE SODO PER RESTARE STUPIDI. Benjamin Franklin]

E’ Trieste la nuova destinazione raggiungibile dall’aeroporto di Trapani. Con l'entrata in vigore dell'orario estivo, dal 30 marzo, infatti, Ryanair collegherà Birgi allo scalo di Ronchi dei Legionari (Gorizia) tre volte alla settimana. I voli saranno operati il martedì giovedì e sabato con partenza alle 17.55 da Trapani e arrivo al Ronchi alle 19.35 mentre la partenza dal Friuli è prevista alle 20 con atterraggio in Sicilia alle 21.40. I biglietti sono già prenotabili. Anno d’oro, il 2009, per l'aeroporto di Trapani-Birgi che con 1.069.528 passeggeri transitati ha registrato un incremento del traffico del 100,55% rispetto al 2008 (533.310 passeggeri). In dodici mesi, ci sono stati 10.038 voli (+37,38% rispetto ai 7.307 voli del 2008) verso 21 diverse destinazioni nazionali ed europee. Il coefficiente di riempimento medio dei voli ha superato il 70% con punte del 90% su alcune tratte nazionali (Roma, Bergamo, Pisa, Bologna). L'aumento dei voli ha coinciso con l'incremento delle rotte operate da Ryanair che dal maggio 2009 ha scelto Trapani-Birgi come base operativa. Nell'aerostazione fanno base due velivoli della low cost che nella primavera 2010 dovrebbero divenire quattro. Gli aerei Meridiana, che coprono le tratte onerate Trapani-Pantelleria-Palermo, hanno trasportato 40.461 passeggeri contro i 43.592 del 2008, con un calo del 7,19%. Dopo la chiusura, al 31 dicembre 2008, di tutti i cantieri che hanno cambiato il volto dell'aerostazione, il 2010 dovrebbe essere l’anno dell’ulteriore potenziamento delle infrastrutture aeroportuali. Si tratta di interventi da tempo programmati e che hanno già conseguito la relativa convalida da parte dell’Enac e che quindi sono immediatamente esecutivi e saranno cantierabili non appena i finanziamenti verranno trasferiti ad Airgest: recinzione aeroportuale e sistema di videosorveglianza; sistema di informativa di scalo; completamento del BHS (baggage handling system) con nuovi nastri trasportatori; opere di sistemazione idraulica ed ambientale all’interno del sedime aeroportuale.

lunedì 11 gennaio 2010

Don Abbondio sindacalista

[E' COSI' CRETINO CHE CERCAVA NELLA BIBBIA L'INDIRIZZO DI UN BUON ALBERGO IN PALESTINA. Leo Longanesi]
Bilancio alla mano, il 2008 ha fatto registrare l’assunzione di undici nuovi dipendenti, la cessazione di un impiegato e la promozione di due quadri a dirigenti. Nel 2009 risultano licenziati tre operai e un ingegnere. I costi per il personale risultano quindi in aumento rispetto all’esercizio precedente: quasi 15milioni contro i 13,5 milioni di euro del 2007. Un costo di produzione che consta delle seguenti voci: salari e stipendi (10,2 mln), oneri sociali (3mln), Tfr (829mila) e altri costi (825mila). Il 2008 si è comunque chiuso con un aumento complessivo dei costi di produzione (servizi, costi per materie prime, per godimento di beni di terzi, etc…), lievitati dai 36,6 milioni di euro del 2007 ai 41,8 milioni dell’ultimo anno. Sono di tutto rispetto anche i cachet degli organi sociali: 471 mila euro vanno agli amministratori (la metà dei quali vanno all’amministratore delegato Giacomo Terranova), 133mila euro ai cinque componenti del collegio sindacale e 55mila euro al revisore contabile. Complimenti a lor signori ... ecco dove stanno gli sprechi. Era stato il presidente della Provincia Avanti a criticare il management della società, accusandolo di aver prodotto continue “perdite d’esercizio” e di aver alimentato conflitti con i lavoratori. Critiche secondo noi fondate e giustificate (si fa per dire) dai deludenti dati contabili - amministrativi messi a segno dalla Gesap. Accuse subito rispedite al mittente dai vertici societari, a cominciare da Roberto Helg, che ha dato atto al management “di avere salvato la società dalla bancarotta”. Ricordiamo a Roberto Helg che in paesi regolari con questi numeri i bilanci della Gesap dovrebbero essere in tribunale. Fino a quando le amministrazioni comunali, provincia e camera di commercio sono disposte a farsi dissaguare, ripianando da sempre le inadempienze gestionali del carrozzone politico/sindacale Gesap? “Il riferimento a non meglio definiti conflitti sindacali – ha detto Helg - lascia pensare che questi vengano utilizzati da elementi esterni al mondo sindacale della Gesap stessa. Uil e Ugl non sono dello stesso avviso e continuano la loro battaglia per il ripristino di un minimo di legalità nei rapporti sindacali. Al gruppo sindacale presente in Gesap va, infatti, riconosciuta- continua Helg - la grande sensibilità verso i problemi societari per garantire e difendere i posti di lavoro dei dipendenti”. E chi sono i sindacati alla Don Abbondio (di manzoniana memoria)pieni di sensibilità verso i problemi societari, coloro i quali non hanno denunciato la Gesap alla magistratura? Ma la domanda è un'altra perchè non hanno firmato la denuncia o, in un secondo tempo, si sono tirati indietro?

domenica 10 gennaio 2010

AZ PAREGGIO RINVIATO

[LA POLITICA E' LA PARODIA DELLA CREAZIONE. Carl Schmitt]
Il pareggio è rinviato al 2011 ma il decollo della nuova Alitalia è "riuscito". A parlare è l'amministratore delegato, Rocco Sabelli, a quasi un anno dalla nascita dell'azienda nata dalle ceneri della compagnia di bandiera. "Oggi - dice Sabelli in un'intervista su 'La Repubblica' - l'Alitalia sta sul mercato, ha un futuro, affronta la competizione con costi più bassi di altri e non brucia cassa". Sui conti, Sabelli afferma: "Abbiamo chiuso il primo semestre con circa 300 milioni di perdite e alla fine dell'anno confermeremo quel dato, il che vuol dire che nel secondo semestre c'è stato un sostanziale pareggio operativo. Abbiamo cassa per oltre 300 milioni e solo debiti ipotecari legati all'acquisto degli aerei". Il break even verrà rinviato al 2011 perché "il 2010 sarà un anno difficile. La cosa migliore che possiamo aspettarci è che il mercato sia piatto, mentre aumenteranno i costi, a cominciare da quello del petrolio, per finire con il costo del lavoro, per il quale non potremo contare sulle agevolazioni legate all'assunzione del personale in cassa integrazione che nel 2009 hanno contribuito per 40-50 milioni di euro. Poi ci sono gli investimenti per il lancio di nuove rotte e di nuovi servizi e l'ammodernamento e il completamento della flotta". Non dimentichiamo che il 2010 sarà l'anno della grande sfida: Ryanair contro Alitalia. La compagnia irlandese, nell'anno in corso, ha dichiarato che vuole raggiugere e superare i passeggeri trasportati, nel mercato italiano(dopo quello inglese viene il mercato italiano per Ryanair), da Alitalia. I fatti ci fanno pensare che Ryanair riuscirà nel suo obiettivo. Inizialmente, quando arrivò in Italia, Ryanair scriveva nella carlinga dei propri vettori:Arrivederci Alitalia, alla fine di quest'anno potrà scrivere Addio. Comunque Alitalia "aumenterà i ricavi". Quanto alla regolarità dei voli, Sabelli si dice soddisfatto: "abbiamo ormai da molti mesi una regolarità intorno al 99,5%, il che vuol dire che i voli cancellati sono meno di uno ogni cento". Positivi anche i risultati per quanto riguarda il costo per 'posto-chilometro di volo', il "nostro è di 7 centesimi, i grandi vettori sono intorno agli 11-12, le low cost tra 4,5 e 6". Cosa sarà Alitalia di qui a cinque anni? "Sarà una compagnia con base nazionale forte all'interno si un solido sistema di alleanze, potrà arrivare a trasportare 28-30 milioni di passeggeri con qualche rotta internazionale e intercontinentale in più, starà bene sul mercato e guadagnerà soldi". Quanto alla proprietà, conclude Sabelli, "non sta a me deciderlo, valuteranno gli azonisti se quotarla in Borsa, mantenere le loro quote di capitale oppure cederla ad altri".

sabato 9 gennaio 2010

Fs, in ritardo il 70% dei Frecciarossa

[SONO CONVINTO CHE CI E' MOLTO PIU' FACILE REGREDIRE CHE PROGREDIRE. Karl P. Popper]
Roma-Milano in meno di tre ore, come promette la campagna pubblicitaria di Trenitalia. Ma è davvero così? Secondo un dossier in possesso del sostituto procuratore di Torino Raffaele Guariniello gran parte dei Frecciarossa finora non è stata all'altezza delle promesse. E non solo per colpa del maltempo. Ebbene, secondo il dossier nelle mani di Guariniello focalizzato sui primi dieci giorni di servizio, subito prima di Natale, le corse puntuali sono state meno di una ventina. Un centinaio dei 420 Frecciarossa monitorati è approdato a destinazione con meno di 15 minuti di ritardo. Oltre 300, invece, hanno accumulato ritardi superiori al quarto d'ora. E, di questi, 50 hanno sforato i tempi di oltre 60 minuti, 30 sono andati oltre le due ore, alcuni sono arrivati a 5 ore di ritardo abbondanti. E tutto è cominciato prima che neve e ghiaccio colpissero duramente la Penisola. Ma Trenitalia si difende. Allungando il periodo-campione e spalmando le statistiche su un maggior numero di giorni, si evince che solo il 25% dei treni fast in corsa dal 13 dicembre al 5 gennaio - dati resi noti dall'azienda - è arrivato al capolinea con più di 15 minuti di ritardo. Altre centinaia di Frecciarossa non hanno centrato l'obiettivo puntualità per meno di un quarto d'ora, anche su tratte relativamente brevi. Ma secondo Trenitalia i ritardi dei treni sotto 15 minuti non sono considerati tali, "per consuetudine europea". La regione Siciliana sembra che abbia mosso, di recente, alle Fs non poche contestazioni di merito per come viene gestito il servizio. Infatti, la giunta regionale ha approvato la delibera presentata dall'assessore regionale ai Trasporti, Nino Strano, che condiziona l'approvazione del contratto di servizio fra la Regione siciliana e Trenitalia spa per il trasferimento dei servizi ferroviari regionali, previsto dall'Ue. Le precondizioni sono che venga stabilito come saranno impegnate le pur cospicue risorse finanziarie per infrastrutture e per materiale rotabile che, provenienti da fondi Fas, vanno per l'85% destinati al Mezzogiorno e complessivamente per il 20% circa in Sicilia; che si individui come - nei tempi di realizzazione del Ponte sullo Stretto, e per singole tratte in tempi ancora più brevi - sarà realizzato il collegamento ad alta capacità tra Palermo, Caltanissetta, Enna, Catania e Messina, nonché Trapani ed Agrigento con Palermo, e Ragusa e Siracusa con Catania; che venga definito un preciso impegno sull'acquisto del materiale rotabile, sin dal prossimo esercizio finanziario, con risorse provenienti sia dallo stesso contratto di servizio, sia già disponibili sul Po Fesr 2007-2013. "Siamo a una svolta - ha spiegato Strano - sul futuro delle ferrovie. Con questi paletti firmeremo il contratto di servizio, perché significa che la Sicilia non sarà più la Cenerentola d'Italia nei trasporti ferroviari, ma avremo finalmente dei collegamenti rapidi e comodi, finanziati dalle risorse dei fondi Fas, e potremo nello stesso tempo dare risposte concrete alla pesantissima crisi delle imprese siciliane e meridionali del settore".

giovedì 7 gennaio 2010

MA LA POLITICA NON CONOSCE CRISI …

[CHI DEVE AVERE AVRA', CHI HA AVUTO HA AVUTO. I DEBITI SI PAGANO. Anonimo]
La crisi economica colpisce duramente il lavoro, con il ricorso alla cassa integrazione quadruplicato nel corso del 2009. Un boom che non spaventa tuttavia il governo, secondo cui le risorse disponibili sono "abbondanti" e basteranno anche per il 2010. L'anno scorso le ore di cassa integrazione (ordinaria, straordinaria e in deroga) sono aumentate del 311,4% rispetto al 2008, passando da 223 a 918 milioni. Dati allarmanti mitigati solo dal trend di "sostanziale stabilità" a dicembre: +2,24% rispetto a novembre. E se il Pd parla di "dati impressionanti", anche i sindacati mostrano forte preoccupazione, chiedendo di affrontare la "vera emergenza nazionale" anche prorogando gli ammortizzatori sociali. A dicembre, in particolare - spiega l'Inps - "si conferma la frenata delle richieste di cassa integrazione ordinaria" e per il terzo mese consecutivo c'è un calo delle ore autorizzate (-2,27% rispetto a novembre). Crescono debolmente, invece, le richieste di cassa integrazione straordinaria e in deroga, rispettivamente del 10% e del 3,2%. Questi dati sul "difficile 2009", sottolinea il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, "confermano l'abbondanza delle risorse messe a disposizione, che si dimostrano pertanto più che sufficienti a coprire i fabbisogni del nuovo anno. Ma ora è il tempo di collegare davvero il sostegno al reddito con una formazione utile a sviluppare le competenze dei lavoratori costretti all'inattività". Parole che non rassicurano il Pd, che critica fortemente l'inazione del governo. Molto preoccupati anche i sindacati. "Mentre il governo continua a ignorarla - attacca la segretaria confederale della Cgil, Susanna Camusso - la realtà emerge in tutta la sua durezza e ci dimostra, ancora una volta, che è più che mai fondamentale intervenire da una parte sui redditi da lavoro e da pensione e, dall'altra, per ridare al Paese una missione produttiva". Ma la crisi non sembra toccare la classe politica italiana. Nel duello tra i due presidenti delle Camere, il più ricco è Renato Schifani, che batte il suo collega di Montecitorio Gianfranco Fini. Il primo inquilino di Palazzo Madama, nell´elenco delle dichiarazioni dei redditi dei parlamentari relativi al 2007, presentati nel 2008 e resi pubblici, dichiara infatti un imponibile di 159.809 euro contro i 105.633 del presidente della Camera.Schifani denuncia anche la proprietà di una casa a Palermo e due Lancia Y10 (una del 2005 e una del 2006). Nel club dei milionari siciliani spicca l´avvocato Giulia Bongiorno, deputato del Pdl. La penalista di Palermo, da anni residente a Roma ha denunciato nel 2007 un reddito da un milione 29 mila 596 euro. È, inoltre, comproprietaria o proprietaria di diversi fabbricati tra Palermo, Mondello, Roma e Cefalù. Collezionista di terreni e case risulta essere l´ex presidente della Regione siciliana: Totò Cuffaro vanta un patrimonio immobiliare di 32 terreni e 5 fabbricati.Nella squadra di governo tra i siciliani - d´origine catanese anche se da tempo residente a Milano - c´è Ignazio La Russa quarto con 490.188. Anche il ministro della Difesa dichiara varie proprietà: un appartamento a Milano, una casa ad Alagna Valsesia in provincia di Vercelli, due a Zoagli in provincia di Genova, una a Catania, un altro fabbricato con due appezzamenti di terreno a Ragalna in provincia di Catania. La Russa è incalzato dal sottosegretario di Forza Italia Gianfranco Miccichè, l´ottavo della lista con 228.696 euro dichiarati. Chiude la top ten dell´esecutivo il ministro siracusano all´Ambiente Stefania Prestigiacomo, con un reddito imponibile di 153.384 euro. Solo al penultimo posto si piazza invece il Guardasigilli Angelino Alfano, con 123.939 euro. Più ricco di Schifani è l´ex ministro Enrico La Loggia, vice capogruppo del Pdl alla Camera: ha dichiarato un reddito di 181.651 euro, dieci tra proprietà, comproprietà e fabbricati a Palermo, di cui tre a Castellammare del Golfo, una Alfa 147 e una Mercedes Benz 250. Nella classifica dei capigruppo l´ultima è Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, fanalino di coda - si fa per dire - con un reddito di 116.383 euro. Tra i siciliani in elenco figura in sesta posizione il capo del gruppo Misto, il senatore Giovanni Pistorio dell´Mpa, con 157.522 euro e nelle ultime quattro posizioni si piazza Gianpiero D´Alia, che guida il gruppo Udc-Autonomie al Senato e che dichiara 127.319 euro. Tra le new entry, per il Pdl, c´è l´ex assessore regionale Dore Misuraca, candidato mancato alla guida di Forza Italia in Sicilia. Misuraca - che batte però il rivale Miccichè in quanto a portafoglio personale - dichiara 239.262 euro. E si vanta di possedere una Panda e una moto Bmw 650. Il deputato nazionale del Pd, Sergio D´Antoni, ex vice ministro allo Sviluppo economico con Prodi, dichiara 200 mila euro, una casa in via Sampolo e terreni ereditati a Caltanissetta.Un anno fa è approdata alla Camera anche Alessandra Siragusa, del Pd, che dichiara un reddito imponibile di 30.046 euro, guadagnato col suo stipendio da insegnante e con il gettone da consigliere comunale, e che dichiara una Toyota Corolla e un appartamento di proprietà, quello dove abita a Palermo. Il vice segretario del Pd regionale Tonino Russo, ex responsabile organizzativo del partito siciliano, approdato anche lui alla Camera tra le nuove leve, nel 2007 ha denunciato 25 mila euro.

I SINDACATI AGITATI

[LA SITUAZIONE E' GRAVE, MA NON E' SERIA. Mino Maccari]
I sindacati (Cisal, Uil,Fiadel e Cgil) hanno proclamato lo stato di agitazione al termine dell'incontro con i rappresentanti della ditta Manutencoop. Obiettivo della Manutencoop è quello di ridurre le ore di lavoro di tutto il personale addetto alle pulizie dell'aeroporto di Punta Raisi di Palermo a partire dal primo di febbraio. I sindacati hanno respinto categoricamente le assurde richieste della nuova società che dal primo di febbraio dovrebbe garantire il servizio di pulizia, giardinaggio e manutenzione degli ascensori. Non si escludono eclatanti azioni di sciopero e l'eventuale ricorso alla magistratura se non venisse rispettato il capitolato di appalto.

Ryanair ha trasportato 65 milioni di passeggeri nel 2009

[LA GENTE NON HA SUFFICIENTE RISPETTO PER IL MARE ... NON DOVREBBE ESSERGLI PERMESSO D'IMMERGERVI QUEI CORPI DEFORMATI DALLA VITA QUOTIDIANA ... Claude Debussy]
La questione più scottante riguarda però Alitalia, la compagnia rilevata dai soci di Cai un anno fa dopo aver scaricato nella bad company pubblica circa 2 miliardi di debiti. Sostiene Andrea Giuricin, economista dell'Istituto Bruno Leoni: «Dietro la lotta tra Ryanair e l'Enac si nasconde uno sforzo protezionista per favorire Alitalia, che a differenza di tutte le grandi compagnie internazionali ha puntato molto sul mercato domestico. Ryanair sta rubando importanti quote di mercato non solo sulle tratte europee ma anche sul mercato interno italiano». A sostegno di Ryanair, oltre a molti viaggiatori, si sono però schierati solo alcuni esponenti del Partito Democratico. Ben più nutrita la schiera dei sostenitori dell'Enac: c'è Confindustria, ci sono alcune associazioni dei consumatori, ci sono Cgil e Cisl. Tutti d'accordo su un punto: Ryanair deve rispettare le leggi italiane, come fanno tutte le altre compagnie. Con buona pace di quando, con tutte le norme ad hoc volute dal governo per salvare l'Alitalia, la parità di trattamento fra i diversi operatori era stata già seppellita.Ryanair ha annunciato oggi di aver trasportato più di 65 milioni di passeggeri nel 2009 (anno solare), con un incremento di oltre 7 milioni di passeggeri (+13%) rispetto al traffico del 2008. Ryanair ha concluso l'anno trasportando 5 milioni di passeggeri a dicembre, il 12% in più rispetto al dicembre 2008. ''Le tariffe piu' basse garantite di Ryanair e nessuna sovrattassa carburante, oltre alla nostra performance numero uno per la puntualità, il minor numero di bagagli smarriti e il minor numero di voli cancellati continuano ad attrarre sempre più passeggeri ogni anno,ha dichiarato Stephen McNamara. Siamo molto contenti che piu' di 65 milioni di passeggeri hanno viaggiato con Ryanair nel 2009 e siamo fiduciosi che sempre più passeggeri opteranno per le nostre tariffe più basse garantite nel 2010''. Ryanair si è scusata e ripristinerà tutti in voli, riferisce il presidente dell'Enac Vito Riggio. La compagnia area irlandese accetterà tutti i documenti rilasciati dalle autorità dello stato italiano. Riggio ha spiegato che Ryanair si è scusata per l'uso della parola 'sicurezza' che si riferiva al loro sistema operativo e non agli aeroporti italiani in cui ''la sicurezza è ai massimi livelli in questo momento'' ha sottolineato Riggio. Qualcuno, però, avanza il sospetto che in realtà la polemica sollevata da O'Leary sia una scusa per ridurre la presenza in Italia. In un momento non particolarmente favorevole per due diversi fattori: le sofferenze del traffico aereo a causa della recessione e le indagini che, stando a indiscrezioni di stampa, la Guardia di Finanza e l'Agenzia dell'Entrate starebbero effettuando per verificare che Ryanair abbia versato tutte le tasse dovute al Fisco italiano.

mercoledì 6 gennaio 2010

Bagarre tra Enac e Ryanair

[LA RIPUGNANZA A COMPIERE UN'AZIONE BUONA E' SEGNO CHE ESSA E' VERAMENTE BUONA. Simone Weil]

La minaccia di Ryanair di abbandonare le rotte italiane? Forse solo una «provocazione» inscenata per arrivare ad un accordo con l'Enac. La compagnia aerea, che prima delle festività natalizie aveva annunciato la sospensione dei voli dal prossimo 23 gennaio, chiarisce la sua posizione e sottolinea di aver fatto questa scelta per garantire gli standard della sicurezza.
Per ora questa strategia è apparsa vincente ed ha portato ad un primo risultato. Infatti il presidente dell'Enac Vito Riggio ha convocato per il 7 gennaio una riunione del Comitato Interministeriale per la sicurezza del trasporto aereo a cui seguirà un incontro diretto con i vertici di Ryanair. «La decisione di cancellare le rotte nazionali in Italia, un mercato in cui abbiamo forti interessi economici – hanno spiegato fonti della compagnia irlandese – rappresenta per noi una provocazione resasi necessaria dopo l'ordinanza dell'Enac con cui si obbligava il nostro personale ad accettare non sicure forme di identificazione per i passeggeri». Un braccio di ferro, dunque, ma non una decisione vera e propria. Tuttavia, aggiungono da Ryanair, «abbiamo avvertito tutti coloro che hanno prenotato biglietti aerei per partenze a fine gennaio 2010 che, se non si arriverà ad un accordo, il volo sarà soppresso e saranno risarciti della somma già versata». E ancora: «Del resto per la prenotazione dei biglietti on line è necessario il passaporto o la carta d'identità e quindi non vediamo quale difficoltà ci sia nel presentare questi documenti anche al momento del check-in». La bagarre tra Enac e Ryanair , ribattezzata "guerra del passaporto”, è nata con l'emanazione di un'ordinanza sulle procedure d'imbarco. L'Ente Nazionale dell'Aviazione Civile, sulla base di una normativa vigente dal 2000, ha infatti obbligato tutte le compagnie aeree che operano sulle rotte nazionali, ad accettare per l'imbarco documenti di riconoscimento diversi dalla carta d'identità e dal passaporto. Di fronte all'imposizione di far salire a bordo passeggeri identificati attraverso tesserini professionali, licenze o patenti di guida, Ryanair ha risposto minacciando di abbandonare le rotte italiane. «Noi seguiamo le direttive europee e l'insistenza illegale di Enac sul fatto di dover accettare documenti che potrebbero risultare sconosciuti al nostro personale, riduce la sicurezza in modo inaccettabile per Ryanair», ha dichiarato Michael O'Leary, amministratore delegato della compagnia aerea. L'Enac dal canto suo ha ribadito la legalità della normativa vigente e il rigore dei controlli nelle strutture aeroportuali. «Poiché Ryanair continua a mettere in dubbio la sicurezza degli aeroporti italiani, creando allarmi infondati, nell'incontro del 7 gennaio ci confronteremo con la compagnia aerea e, ove le dichiarazioni che ha rilasciato risultassero infondate, ne verranno tratte le dovute conseguenze» ha ribadito il presidente dell'Enac Riggio.

Ungheria a rischio bancarotta

[LA RAGIONE E' LA FOLLIA DEL PIU' FORTE. LA RAGIONE DEL MENO FORTE E' FOLLIA. E. Ionesco]

Non siamo mica l’Islanda", ripetono gli ungheresi. Ma dopo la drammatica giornata di alcune settinane addietro cominciano a dubitare. A sorpresa, la Banca centrale magiara ha alzato il tasso di sconto di 300 punti, portandolo all’11,50% nel disperato tentativo di salvare il fiorino dal collasso. La valuta nazionale, nel mirino della speculazione, ha sfondato il muro dei 280 nei confronti dell’euro, quando un mese fa ne servivano 240. L’ultima asta dei Buoni del tesoro è andata deserta, come a dire che nessuno si fida più di Budapest, sull’orlo della bancarotta. Certo, l’Ungheria non è come Reykjavik. Ma se «fallisse» sarebbe anche peggio perché la sua economia, le sue banche, i suoi mercati sono strettamente collegati con il resto dell’Europa, Italia compresa. Mentre András Simor, governatore della Banca Centrale, andava in tv per rassicurare, appunto, che «L’Ungheria e l’Islanda sono simili nel senso che sono entrambi piccoli Paesi, ma a parte questo non ci sono altre somiglianze», migliaia di cittadini ungheresi seguono con la pelle d’oca il crollo della borsa. «Avere un'abitazione privata ai tempi del socialismo reale era il sogno proibito dei miei genitori - dice Zsuzsa Kopács, 37 anni, manager. Io me la sono acquistata ma ora rischio di perdere tutto. Non riesco più a pagare le rate, mi tagliano stipendio e incentivi. Tanti giovani come me vedono d’un tratto svanire il miraggio del benessere». Per scongiurare crisi di liquidità la Bce ha messo a disposizione dei fratelli ungheresi 5 miliardi di euro, per dimostrare, come dice Gyurcsány «che Budapest ha alleati potenti». Intanto le banche crollano in borsa come castelli di carte. Otp, il primo istituto commerciale, ha dimezzato il valore in pochi giorni. Un’analisi sottolinea che tra i Paesi della Nuova Europa, l’Ungheria con i tre Baltici, è quello con il sistema bancario meno stabile. L’85% dei depositi sono controllati da banche estere. Tedesche, austriache e italiane. Intesa-San Paolo, per esempio, controlla Cib Bank (la seconda del Paese) e Unicredit UniCredit Bank (settima). I rischi per noi, garantiscono i due colossi italiani, sono minimi, i bilanci addirittura in nero, ma se la crisi si acuisse potrebbe essere una gatta (seppure magiara) da pelare in più. Quando uscì dal socialismo, con una delle rivoluzioni più vellutate dell'Est, l’Ungheria sembrava la più favorita ad avvicinarsi rapidamente ai parametri dell’Occidente. Antica tradizione industriale, ottimo livello di istruzione, buona qualità della vita. Ma gli alti tassi di crescita economica arrivati con la democrazia non si sono tradotti in ricchezza diffusa. I sogni di lusso della nuova borghesia sono stati erosi dall’alta inflazione. Dopo tre anni di austerità per diminuire il debito pubblico (nel 2006 il deficit era al 9% del Pil; ora è sceso a circa il 3%), il governo di centrosinistra aveva finalmente annunciato di abbassare le tasse, per aumentare benessere e consumi. Ma con i tempi che corrono ha dovuto fare marcia indietro. «Avremo bisogno di programmare per il prossimo anno un budget improntato a estrema cautela e modestia», ha spiegato Gyurcsány, congelando, come buon esempio, gli stipendi dei ministri. Non solo tasse ferme e salate, ma addirittura meno spesa sociale, finora considerata un principio intoccabile. Il ministro delle Finanze János Veres taglia un miliardo di euro alle spese pubbliche. E’ un passo verso i parametri di Maastricht, ma anche una cura dolorosa per i più deboli. Quel milione e più di sottoproletari e disoccupati, che non sono mai riusciti a riciclarsi dopo la fine dell’industria di Stato che garantiva un posto a tutti, rischiano di diventare ancora più poveri. Saranno di nuovo loro, come quando sono cadute le stelle rosse, a pagare il prezzo della crisi globale, a essere immiseriti nelle pensioni, nella sanità, nella scuola. La stessa giovane società civile rischia d’appestarsi. Forse non è un caso che tornino slogan di ultradestra, che sboccino rigurgiti antisemiti, che nella puszta sperduta i proletari con le teste rasate facciano a botte con i rom, nel nome della corona di Santo Stefano.

Ue sempre più grande

[LE COSE IRREALI CHE DICONO COSTORO, A FORZA DI DIRLE IN QUESTO NOSTRO PAESE IN CUI IL DIRE E' PIU' IMPORTANTE DEL FARE, SONO DIVENTATE REALI. E CON ESSE CI TOCCA CONVIVERE, PARLARE, TACERE. Luigi Pirandello]
Croazia e Islanda sono le nazioni europee più vicine all'ingresso nella Ue ed è possibile un loro ingresso a partire probabilmente dal 2012. «La Croazia si sta avvicinando alla linea del traguardo, ma deve portare avanti i suoi sforzi prima che i negoziati di adesione possano concludersi» ha detto il Commissario europeo per l'Allargamento Olli Rehn presentando il rapporto annuale sui progressi dei paesi candidati e aspiranti candidati all'adesione. «La Croazia ha registrato buoni progressi in termini di conformità con i parametri stabiliti nei negoziati di adesione - si legge in una nota della Commissione - e i negoziati sono formalmente ripresi dopo l'accordo politico fra Slovenia e Croazia sulla gestione della questione frontaliera. Se la Croazia soddisferà in tempo tutti i parametri restanti - ha detto Rehn i negoziati potrebbero concludersi l'anno prossimo». Le riforme che Bruxelles chiede ancora a Zagabria riguardano il riordino del sistema giudiziario e della pubblica amministrazione, la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata e i diritti delle minoranze. L'agenzia S&P ha posto l'Islanda sotto osservazione in vista di un possibile declassamento, dopo il veto alla devoluzione dei debiti. Il presidente Grimsson ha posto il veto alla legge per restituire i 5 mld di dollari ricevuti da investitori britannici e olandesi. Il taglio potrebbe essere 'tra 1 e 2 punti entro un mese', dice S&P. L'Islanda non 'fallira'' anche se le agenzie di rating hanno declassato il debito di Reykjavik a 'spazzatura', ha detto il ministro delle finanze Sigfusson. L'Islanda ripaghera' i debiti alla Gran Bretagna e all'Olanda. 'L'Islanda onorerà i suoi impegni' ha detto il Presedente Olafur R.Grimsson. 'La legge che ho firmato a settembre è basata su un accordo siglato con il governo britannico e olandese'. Ma non è detto che Londra accetti questo accordo perchè, spiegano gli analisti britannici, a differenza della legge passata dal parlamento di Reykjavik, non prevede garanzie statali che assicurano il pagamento totale del debito. Anche per l'Islanda è possibile un ingresso insieme o a distanza di pochi mesi dalla Croazia. Ma dovrà accelerare sulle riforme necessarie per presentarsi pronta a tagliare il traguardo. Stop invece alla Turchia che dovrà fare ancora diversi passi avanti. Da segnalare infine le candidature di Macedonia, per la quale la Commissione ha deciso di raccomandare l’apertura di negoziati, Albania e Montenegro.

domenica 3 gennaio 2010

Addio movimento sindacale

[NON AMO L'INTELLIGENZA PURA, PEPSINA CHE DIGERISCE SE STESSA. AMO L'INTELLIGENZA CHE FA CORPO COL SOSTANZIALE, I MEANDRI DEL LAVORO, I SEGRETI DELL'AMORE. Leon Paul Fargue]
Il sindacato ha cambiato pelle. Dalle lotte degli anni 60 alla crisi di rappresentatività dei nostri giorni, dalle occupazioni delle fabbriche all' ingresso nelle stanze del potere, le confederazioni hanno mutato ruolo. Ed ora arriva l' accusa più grave: corruzione. Sulle pagine dei giornali è polemica aperta. Il riferimento a una "questione morale" fatto dall'ex segretario confederale della Cgil Fausto Bertinotti, brucia sui sindacati come un marchio a fuoco. Non bastano le smentite. Soprattutto quando si limitano a minimizzare gli episodi citati da Bertinotti: favoritismi, taglieggiamenti. Siamo veramente a questo punto? Si puo' tornare indietro? Franco Cazzola, professore di Scienza della Politica all' Universita' di Catania e autore del libro "L' Italia del pizzo", acuto studioso dei meccanismi della corruzione, ricostruisce la dinamica che avrebbe portato il sindacato "a farsi, in qualche modo, Stato". Pensa anche lei che il sindacato cerchi ormai la sua legittimazione "nel governo e nel padronato"? "E' una lettura attendibile: il sindacato ha cercato sempre di più una legittimazione statuale. E' diventato interlocutore del potere pubblico accettando terreni di mediazione, per esempio entrando nei luoghi in cui lo Stato opera". Si può quindi parlare di una questione morale? "Si, anche se non si tratta di "mazzette" o "bustarelle", ma piuttosto di un cambiamento di pelle del sindacato, della spinta ad entrare nelle "stanze di compensazione". Ma, diversamente dai partiti, qui non si tratta di autofinanziarsi. Qui non ci sono grandi spese elettorali. "Il sindacato non ha bisogno di quei sistemi di finanziamento pubblico. Ne ha di legittimi, di propri. Dovrebbe essere un' organizzazione che si preoccupa delle condizioni dei lavoratori in senso lato, e invece scimmiotta i partiti; ad esempio quando entra nelle commissioni di concorsi o nei consigli di amministrazione". Quando è iniziato questo processo? "Si potrebbe dire che ha avuto inizio nel ' 69, quando i sindacati uscirono dal Parlamento con l' introduzione dell' incompatibilità tra il ruolo di sindacalista e la carica di parlamentare. In questo modo le confederazioni sono entrate in tutta un' altra serie di istituzioni in cui si "maneggia". Dunque, lei non ritiene che si tratti di casi isolati di corruzione, come dicono i sindacalisti? "Che esistano casi di corruzione, per esempio nelle ristrutturazioni aziendali, l'abbiamo sempre saputo. L' ho anche scritto nel mio libro. Ma il problema non è questo. L' ha già detto Trentin. Il punto è che va riportato il sindacato ad essere soggetto del sistema, a recuperare credibilità ". Come si fa? "Qualcosa sta già muovendosi. Molti sindacalisti non faranno più parte delle commissioni dei concorsi; bisognerebbe che uscissero anche dai consigli di amministrazione. "A ciascuno il suo", diceva Sciascia. Il sindacato torni a fare il sindacato, come negli anni 60". E' stata la crisi di centralita' degli anni 70 a portare i sindacati a queste distorsioni? "Non credo all' uovo e alla gallina. Sono processi che si avvitano su sè stessi. Certo, da quando il sindacato, ma anche tutto il mondo del lavoro, hanno perso la loro centralità si è sviluppato un altro meccanismo di ricerca di legittimazione". Questo sindacato ce la farà a cambiare? "Questo sindacato lo sa: o si cambia o si scompare". Purtroppo le preoccupazioni espresse da Bertinotti, Trentin ... non hanno permesso al sindacato di fare una seria autocritica, abbandonando il clientelismo, e occupandosi dei reali problemi della classe operaia.