lunedì 30 novembre 2009

LA SCOMMESSA DELLA GH PALERMO

[FORSE ABBIAMO OTTENUTO POTERE E BENESSERE IN CAMBIO DI UNA PARTE DELLA NOSTRA ANIMA. Kalle Lasn]
Da mercoledì 2 dicembre, 102 lavoratori di Alitalia-Cai saranno assorbiti dalla GH Palermo, società che gestisce servizi di handling per conto di Air One nell'aeroporto Falcone Borsellino. Il coraggio di Gh Palermo va evidenziato anche in considerazione del fatto che il settore aeronautico è in forte crisi; si spera, ma è solo una speranza, che la tendenza negativa possa cambiare. L'accordo sul trasferimento del personale è stato firmato con i sindacati Filt, Fit, Uiltrasporti, Uglt e Cisal. Se l'accordo non fosse stato raggiunto, GH sottolinea che si sarebbe verificata "la perdita secca dell'attività assicurata al vettore Air One, con un conseguente scenario di drastico ridimensionamento nello scalo e immediati esuberi tra il proprio personale". Alitalia-Cai si è impegnata a trasferire a GH il tfr e ogni altra spettanza per i dipendenti oggetto dell'accordo. Nell'ambito dell'intesa è prevista inoltre la trasformazione dei contratti da tempo determinato a indeterminato per 38 lavoratori (operai e impiegati), in scadenza il 31 dicembre. Per questi lavoratori è previsto il part-time di 20 ore settimanali articolate in 4 ore giornaliere per un periodo di sei mesi (stagione invernale) e 30 ore settimanali su 6 ore giornaliere per il restante periodo.

sabato 28 novembre 2009

Alitalia e le strategie di Berlusconi

[SE I CONIUGI NON VIVESSERO INSIEME, I
BUONI MATRIMONI SAREBBERO PIU'
FREQUENTI.
Friedrich Nietzsche]

Mantenere Alitalia italiana 'è stata una decisione lungimirante': lo ha detto il premier Berlusconi ad un convegno dell'Enac ad Olbia. 'La sinistra - ha aggiunto Berlusconi - voleva cedere l'azienda ad Air France ma noi ci opponemmo perchè, conoscendo un pò i francesi, sapevamo già dove avrebbero portato i turisti e specialmente quelli che vengono dall'Oriente'. 'Sto lavorando - ha annunciato il premier - ad accordi con compagnie russe sui voli internazionali'. Quanto è costata al contribuente italiano la lungimiranza di Berlusconi? Nel piazzale deserto staziona un Airbus 320 con il motore in bella vista: probabilmente alcuni uccelli sono finiti nel reattore, le turbine appaiono danneggiate e c'è una vistosa lesione nella parte superiore. Un tecnico lo sta ispezionando, una lampada in mano e una a terra: sembra quasi un minatore d'altri tempi. Un altro specialista insieme a lui verifica il corretto funzionamento del motore, sempre illuminato dalla stessa lampada. L'aereo doveva decollare all'alba, resterà invece fermo per tre giorni. Benvenuti a Malpensa e Linate, dove il piano di risanamento della nuova Alitalia ha investito anche la manutenzione, facendola letteralmente brancolare nel buio. O almeno così sostengono i sindacati. Il disimpegno delle attività al Nord ha subito una brusca accelerazione a metà maggio, quando la compagnia ha trasferito a Roma gran parte dei tecnici e disdetto l'affitto degli hangar: le riparazioni da allora avvengono direttamente sui piazzali, all'aperto. Seguono una procedura che è ammessa dai regolamenti internazionali solo per la manutenzione 'leggera' (sostituzione di ruote, componenti dei freni, pompe idrauliche) ma che in alcune occasioni avrebbe finito per coivolgere anche quella più 'pesante' (dai piccoli interventi al motore alle revisioni). C'è di più. Tolte di mezzo le strutture di ricovero, la nuova compagnia ha puntato a massimizzare i profitti ricorrendo anche a un altro espediente: riparare gli aerei durante la sosta notturna per farli girare di continuo durante il giorno. Perfettamente logico dal punto di vista economico, difficoltoso da realizzarsi al buio. Questa scelta aumenta il livello di fatica sui cosiddetti 'giri macchina', cioè i voli in movimento intorno allo stesso aeroporto, che non rientrano mai a Fiumicino dove è rimasto il grande centro per le riparazioni. Dal 23 luglio, ad esempio, alcuni Airbus 319 e 320 volano solo su rotte da e per Malpensa. Mentre nei due scali milanesi rimangono 90 dei 270 lavoratori presenti fino a maggio, costretti dalle nuove procedure a intervenire di notte e direttamente sul piazzale, in qualsiasi condizione meteorologica e sempre più spesso in regime di straordinario. Su di loro incombe lo spettro della cassa integrazione e del mancato rinnovo dei contratti a termine: "Con queste condizioni ambientali e psicologiche il rischio di errore umano aumenta in modo esponenziale", sostiene Aldo Pignataro, responsabile regionale del trasporto aereo Sdl: "Non si capisce perché l'Enac chiuda gli occhi su queste procedure di manutenzione". In realtà, gli ispettori dell'Enac, l'ente per la sicurezza dei voli, hanno fatto un blitz a Linate a metà settembre, ma il primo controllo non ha evidenziato situazioni di pericolo. L'unica nota riguarda il magazzino dei ricambi, che è risultato incustodito di notte, privo cioè di personale addetto alla consegna dei pezzi e alla sicurezza. In pratica, il tecnico delle riparazioni è costretto a cercare da solo i ricambi. Altre ispezioni non sono escluse. Ma la questione potrebbe essere inserita dai sindacati, dalla Cgil alle sigle Sdl e Uilt-Utpl, nella vertenza aperta presso la Prefettura di Milano sulle assunzione di Alitalia che non rispetterebbero la prelazione per i cassintegrati. Attualmente la Cai è in mano a una cordata di imprenditori patriottici capitanati da Colaninno. Roberto Colaninno, il ragioniere di Mantova, l'artefice della scalata di Telecom Italia. Colaninno è uscito da Telecom nell'estate del 2001 con un bel pò di soldi e si è messo in proprio. Si è portato dietro un manager capace, Rocco Sabelli, e con lui ha ricominciato a progettare affari partendo dalla Immsi, una società immobiliare quotata in borsa. Nel 2003 Colaninno da sfogo alla sua passione per l'industria meccanica acquistando la Piaggio. Colaninno trova la Piaggio nel 2003 con un indebitamento di 577 milioni e la compra con un meccanismo finanziario complicatissimo. Nel 2006 Colaninno decide il grande passo, la quotazione in borsa. Ed ecco la seconda cosa singolare: al termine del collocamento dei titoli sul mercato non un solo centesimo entra nelle casse della Piaggio. Infatti non viene fatto nessun aumento di capitale, ma vengono solo vendute dai precedenti possessori (che incassano) 137 milioni di azioni, pari a circa un terzo del capitale, per 315 milioni di euro. Rocco Sabelli, a.d. della Piaggio, si è fatto assegnare in occasione della quotazione in borsa una stock option per 5 milioni e mezzo di azioni al prezzo di esercizio di 0,98 euro l'una. Le azioni sono state vendute in borsa a 2,30 euro l'una e a Sabelli è stato riconisciuto il diritto di vendere metà delle sue azioni già al momento del collocamento.

Ryanair basa altri due aerei a Trapani e apre 13 voli

[LA MORTE NON VUOLE GLI STUPIDI. Cechov]
Da marzo 2010 dalla Sicilia partiranno 13 nuovi voli verso l’Europa grazie ai due nuovi aerei basati a Trapani. Ryanair, infatti, continua a investire sulla sua base di Birgi e conta di trasportare 2 milioni di passeggeri annui solo a Trapani grazie alle 34 rotte totali. Cresce la compagnia di bandiera europea che non conosce crisi. I due nuovi Boeing 737-800 che saranno basati a Trapani (per un totale di quattro) consentiranno il lancio di nuove rotte per Billund, Bratislava, Cagliari, Eindhoven, Genova, Goteborg, Ibiza, Karlsruhe (Baden-Baden), Cracovia, Maastricht, Memmingen, Trieste e Valencia e l’aumento delle frequenze sulle tre rotte esistenti per Bruxells Charleroi, Francoforte Hahn e Dusseldorf Weeze. L’annuncio dei due nuovi aeromobili è stato accolto con entusiasmo dal presidente dell’Airgest, Salvatore Ombra: "Ryanair dice che nel 2010 raggiungerà 2 milioni di passeggeri. Sappiamo per esperienza che la compagnia irlandese non punta sull’effetto annuncio e che il dato è concreto. Sapremo rispondere con efficienza e daremo i livelli di funzionamento che oggi ci collocano tra le basi Ryanair con le migliori performance non solo in termini di incremento passeggeri ma anche dal punto di vista della risposta operativa del nostro personale. Ribadisco in questa occasione che è oltremodo irrinunciabile provvedere al potenziamento delle infrastrutture aeroportuali. È il motivo per il quale ripetutamente abbiamo sollecitato l’assessorato ai Trasporti ad assegnarci le somme programmate necessarie al completamento di interventi per i quali da tempo abbiamo ottenuto l’approvazione dell’Enac. Si tratta quindi di opere e lavori che possono essere immediatamente portate in cantiere”.Ryanair ha annunciato un nuovo collegamento aereo (il 5° dall'aeroporto di Genova) con Trapani. Infatti, a partire dal 5 maggio 2 voli settimanali (mercoledì e domenica) collegheranno il Cristoforo Colombo con Trapani Birgi. I voli sono prenotabili già da oggi con tariffe a partire da 14,99 euro. Ida Buonanno, Sales and Marketing Executive di Ryanair per l'Italia, prevede di trasportare 30.000 passeggeri nel primo anno di operatività. Soddisfazione è stata espressa anche da Marco Arato, presidente della società Aeroporto di Genova. Dal 30 marzo 2010 Trieste e Trapani saranno collegate da un nuovo volo di Ryanair. I nuovi collegamenti vanno ad aggiungersi ad altre 5 tratte servite da Ryanair dall'aeroporto del Friuli Venezia Giulia per Londra, Bruxelles (Charleroi) e Cagliari e a quelli estivi per Birmingham e Bristol. I voli per Trapani saranno trisettimanali, ogni martedì, giovedì e sabato e consentiranno di raggiungere la Sicilia in poco più di un'ora e mezza. Ryanair offre tariffe promozionali da 14,99 euro per tratta, comprensive di tasse.

venerdì 27 novembre 2009

Google e il caso Vividown

[LA MENZOGNA E' PIU' COMODA DEL DUBBIO,PIU' UTILE DELL'AMORE, PIU' DUREVOLE DELLA VERITA'. Gabriel Garcia Marquez]
Google torna sul banco degli imputati, con il caso "Vividown" - di bullismo verso un ragazzo considerato Down finito su YouTube - che vede accusati i vertici di Google per "illecito trattamento dei dati e diffamazione": chiedendo quattro condanne tra sei mesi e un anno per quattro dirigenti di Google accusati di concorso in diffamazione e in violazione della privacy. Il video era stato messo in rete l'8 settembre del 2006: ritraeva un portatore di handicap sbeffeggiato, vessato dai compagni di scuola in un’istituto di Torino. Per tre imputati la richiesta è di un anno, per un altro imputato accusato solo di diffamazione la richiesta è di sei mesi. Poi il 16 dicembre tocca alla difesa di Google, e subito dopo ci sarà la sentenza. Per la Procura di Milano, la questione è di responsabilità e non di libertà o censura. «Sarebbe bastato davvero poco - osservano i giudici - per offrire un servizio in maniera responsabile e con l’osservanza delle leggi vigenti», ribadiscono i pm nella loro memoria, «certi di aver portato all’attenzione del tribunale di Milano un problema che non interessa affatto la rete, ma solamente un certo modo di fare business ad opera di Google Italy e di tutte le società del gruppo Google, a discapito dei diritti fondamentali dei cittadini». Secondo i magistrati sarebbe bastata una forma di controllo responsabile per evitare la pubblicazione del video «rimasto per quasi due mesi - dall’8 settembre 2006 al 7 novembre 2006 - nella categoria dei video più divertenti, arrivando al 29esimo posto dei video più visti (per la precisione 5.500 volte) prima di essere rimosso». Infatti, scrivono i pm che «i controlli, anche per Google video, potevano essere ragionevolmente (e responsabilmente) fatti». E per sostenere questa tesi citano il caso del lancio di Google in Cina dove la società «ha accettato di aprire un motore di ricerca censurato per l’utenza cinese. Che è un pò come dire che si è contrari alla pena di morte, ma sul taglio della mano è invece possibile accordarsi». Quindi, i magistrati arrivano alla conclusione che «i filtri Google li mette solo se vi è spazio di guadagno», mentre il lancio di Google Video in Italia, visto che non aveva «l’opportunità di essere leader del mercato italiano dei video on line (come citano i pm da una nota interna di Google Italy)», trova la sua «possibilità di successo» nel lancio di «una piattaforma video di libero accesso e in grado di massimizzare la sua potenzialità diffusiva (virale), anche tramite la trasmissione di video ripresi con i cellulari». Marco Pancini (Google Italia) risponde punto per punto: "Il parallelo controllo/censura presenta alcuni elementi critici che mi permetto di sottolineare. Il filtraggio di google.cn (quindi la versione localizzata in cinese del motore di ricerca) da parte del Governo Cinese è basato su una serie di parole chiave. Ad esempio, l'utente inserisce 'Tien an men' e riceve, invece della pagina con i risultati 'normale', un messaggio che dice: questo risultato non è accessibile in seguito ad una decisione del Governo cinese. Il filtraggio è limitato agli IP cinesi ed al motore di ricerca google.cn: se un utente riesce a collegarsi con l'IP di un altro paese a google.com, riuscirà ad evitare ogni censura. E' importante sottolineare che Google non comunica al Governo cinese i dati relativi agli utenti che fanno ricerche 'censurate' e fa lobby affinchè questo blocco venga rimosso (global network initiative). Va ricordato che questo tipo di censura è richiesto dalla legge cinese. Grazie al cielo in Italia abbiamo leggi diverse: in particolare la Direttiva sul Commercio Elettronico, recepita dal nostro Paese nel 2003 (Decreto legislativo 70/2003), fissa in modo chiaro obblighi e diritti sia di chi gestisce un sito che di chi naviga e carica contenuti sul sito – gli utenti navigatori. Questa normativa impone ai fornitori di servizi su Internet di rimuovere un contenuto se l’autorità giudiziaria lo ordina, ma non li sottopone ad un obbligo generale e costante di sorveglianza sulle informazioni che trasmettono o memorizzano. Questo appunto per impedire che gli ISP assumano un ruolo di controllori della Rete. E forse i pm potrebbero trarre beneficio dalla lettura del libro uscito recentemente di Francesco Antonucci, 'L'algoritmo al potere, vita quotidiana ai tempi di Google'), dove si spiega perchè Google Video è stato un fallimento e indirettamente si smentisce la ricostruzione dei pm... Commenta l'avvocato Carlo Blengino, esperto di diritto digitale: "E’ sorprendente sostenere che la vicenda non interessi affatto la Rete, quando a finire sotto processo per fatti imputabili agli utenti è un ISP che offre un servizio di mero hosting. E’ poi stupefacente l’accostamento tra un servizio quale era Google Video all’epoca dei fatti, ed è oggi YouTube, che si limita ad “ospitare” contenuti immessi dagli utenti ed un motore di ricerca che offre un prodotto totalmente differente. Sarebbe come paragonare un’autostrada con un’ azienda di trasporti: entrambi veicolano “merci informazionali” ma con modalità non comparabili. Bastano davvero poche riflessioni per comprendere come la tesi della Procura possa esser questa sì foriera di inaccettabili compressioni di diritti fondamentali nel nostro tempo. Ciò che deve preoccupare non è l’assenza di “filtri” o di “controlli, ma semmai il contrario, ovvero che in rete vi siano “filtri” e “controlli” più o meno dichiarati, piegati al business o peggio all’ideologia". Luciano Floridi, fondatore del gruppo di ricerca sulla filosofia dell'informazione a Oxford, spiega: "Google offre uno spazio digitale in cui gli utenti possono scambiarsi i propri files, impegnandosi a rispettare le regole dell’offerta (terms of service) e la legislazione vigente. Se queste regole o leggi sono violate, Google giustamente interviene, come ha fatto prontamente nel caso Vividown. Accusare Google di responsabilità morale è quindi come accusare un parcheggio perché dei ladri sono stati in grado di abbandonarvi momentaneamente una vettura rubata: si deve essere molto confusi. La seconda obiezione è che, riprendendo l’esempio precedente, il parcheggio può non essere in grado di prevenire l’abbandono della macchina rubata nel suo spazio, ma nel mondo digitale ciò è tecnicamente fattibile. Quindi la responsabilità morale di Google sarebbe quella di non aver fatto abbastanza: avrebbe dovuto monitorare quale sorta di video veniva caricato e impedirne la diffusione a monte, senza aspettare di rimuoverlo a valle. L’errore, in questo caso, è duplice. Da una parte, si pecca di ingenuità. La mera possibilità tecnica non implica la responsabilità morale: anche il parcheggio potrebbe installare strumenti di prevenzione tecnologica, come videocamere collegate con le banche dati della polizia, ma ovviamente a nessuno passa per la mente di incolparlo moralmente se non adotta questa soluzione. Così, sarebbe possibile che ciascuno di noi rinunciasse a tutto per alleviare le vite di coloro che soffrono, ma sarebbe assurdo parlare di obbligo morale. Il problema è ben noto e si chiama “superogazione”, termine che indica il “chiedere troppo”, al di là del moralmente doveroso e del fattibile praticamente. A questo la risposta sembra essere che, nel migliore dei mondi possibili, Google avrebbe potuto prevenire il caricamento e la diffusione del video. Così si pecca di irrealismo, e questa è l’altra parte dell’errore: in quel “migliore dei mondi possibili” non ci sarebbero stati né maltrattamenti né registrazione. In questo mondo reale, il grande beneficio recato da strumenti di diffusione e interazione informativa come Google Video devono e possono essere conciliati sinergeticamente con la protezione dei diritti umani. Eticamente, la strategia migliore non è instaurare un’autoritaria censura preventiva, che causerebbe un immenso danno al libero scambio delle informazioni e soffocherebbe una buona cultura della rete, ma censurare tempestivamente e fermamente chi non rispetta le regole della convivenza civile online. In altre parole: applicare regole come quella del safe harbor, che fanno prosperare il nostro ambiente digitale e la cultura liberale che esso promuove. Esattamente come ha fatto Google nel caso Vividown". E per finire, precisa: "Si tratta di un ragazzo, non di un bambino (o la prossima accusa sarà di pedofilia...). E il ragazzo non è down, ma autistico, come dichiara la famiglia. Sono i bulli ad aver tirato in ballo, fuori luogo, ViviDown per un ragazzo affetto da altri problemi. A latere: ma a qualcuno interessa più la verità dei fatti e la giustizia nella loro valutazione?". Speriamo che questo caso sia un'occasione per chiarirsi le idee sulle regole e la giustizia nell'era digitale.

Accordo Iberia-British

[TUTTO ANDRA' PER IL MEGLIO, AMICO MIO:ABBI FIDUCIA IN TE STESSO ED ECCO CHE SAI VIVERE. Mefistofele]
Revocata la serie di sciopero prevista a fine novembre e in dicembre da parte dei sindacati del personale navigante di Iberia. Si è infatti arrivati a un accordo sul rinnovo del contratto con l'azienda che prevede fra l'altro un aumento salariale del 4% nel 2009. I sindacati avevano previsto un nuovo giorno di sciopero in novembre (il 30) e altri 7 in dicembre (1, 2, 14, 15, 16, 17 e 18), dopo i quattro delle ultime settimane. Iberia e British Airwasy hanno annunciato la loro fusione in una nuova holding che sarà controllata al 55% dagli azionisti della compagnia britannica e al 45% da quelli della società spagnola. Accordo fra Iberia e British Airways per la fusione da completare entro il 2010 e che porta alla nascita di un gigante dei cieli. La fusione porterà alla creazione di una nuova holding, la TopCo, da circa cinque miliardi di euro, che controllerà le due compagnie aeree e sarà controllata per il 55% da British Airways e per il restante 45% da Iberia. La società sarà così la terza compagnia aerea europea con una flotta di 419 aerei. Iberia, la compagnia spagnola in processo di fusione con British Airways, ha chiuso il 3/O trimestre con una perdita netta di 16,4 mln.Nello stesso periodo del 2008 l'utile era di 30,3 mln. Lo ha comunicato il gruppo spagnolo, spiegando che il risultato è dovuto alla debolezza della domanda. Iberia e British Airways hanno dato il via libera ad una fusione da 7 mld di dollari. Un buco da 2,6 mld di sterline nel fondo pensione di British potrebbe far saltare la fusione, stando agli analisti.

Dubai World senza soldi

[LA RELIGIONE NON E' NATA DALL'ESIGENZA DI ASSICURARE SOLIDARIETA' SOCIALE, COME LE CATTEDRALI NON SONO STATE EDIFICATE PER INCENTIVARE IL TURISMO. Nicolas Gamez Davila]
Il rischio default della holding statale Dubai World, alle prese con un debito di 59 miliardi di dollari e che ha spinto la società dell'emirato a chiedere ai creditori una moratoria di sei mesi sui pagamenti, fa scivolare i titoli delle banche più esposte e il settore finanziario, contribuendo alla giornata difficile sui listini mondiali. Secondo l'agenzia Bloomberg, gli istituti con crediti maggiori nei confronti di Dubai World sono Royal Bank of Scotland, che a Londra sta cedendo il 6,64%, Barclays (-4,88% sempre sul listino inglese che ha ripreso il normale funzionamento dopo un guasto tecnico), Hsbc (-4,57%) e Lloyds (-4,17%) e Credit Suisse (-4,32%). Nel frattempo Standard & Poor's ha messo sotto osservazione con implicazioni negative il rating di lungo periodo delle banche locali Emirates Bank International, National Bank of Dubai, Mashreqbank e Dubai Islamic Bank, vista la loro esposizione su Dubai World. Il governo dell'Emirato arabo ha comunicato che Dubai World e la controllata Nakheel intendono chiedere a tutti ai finanzitori una moratoria e di estendere le scadenze almeno fino al 30 maggio 2010. La holding statale sta cercando di rinegoziare un 'bond islamico' da 3,52 miliardi di dollari emesso da Nakheel, l'operatore immobiliare famoso per aver realizzato le isole a forma di palma, in scadenza il 14 dicembre prossimo. L'esposizione delle banche italiane nei confronti del Fondo Dubai World è "estremamente marginale o inesistente" e gli istituti "non dovrebbero "avere problemi da quanto è capitato". Lo ha detto il presidente dell'Abi, Corrado Faissola, commentando la crisi in corso del fondo dell'emirato arabo. Quanto successo a Dubai, ha proseguito Faissola, "é un fatto che conferma come la crisi sistemica che ha colpito prima la finanza e poi l'economia reale non sia ancora stata del tutto superata". Per questo motivo, "lo stimolo più forte che arriva dal caso Dubai è ribadire che sicuramente la grande crisi è in fase di superamento, ma che al mondo esistono ancora focolai, brace sotto la cenere, che a fronte di particolare situazioni possono dare luogo a piccoli incendi". Faissola ha quindi sottolineato che, "come non si può affermare che siamo completamente fuori dalla crisi, non si deve enfatizzare quanto successo". In particolare, "le banche italiane hanno superato in maniera soddisfacente la grande crisi, questa piccola non le riguarda". 'Stimiamo un'esposizione nell'ordine di vari milioni oltre al rischio della chiusura del contratto a Dubai', afferma Luisa Todini. 'Ma noi siamo solo uno dei contractor, ci sono anche altri come Salini e Impregilo che hanno lavori e esposizioni maggiori dei nostri', ha aggiunto Luisa Todini presidente di Todini Finanziaria, facendo il punto sullo stato delle proprie attività a Dubai. 'Ci auguriamo - ha detto - un intervento degli Emirati che godono di maggiore salute finanziaria'.

giovedì 26 novembre 2009

Azionisti Alitalia denunciano

[IL DESTINO DEL PAESE NON DIPENDE DAL TIPO DI SCHEDA CHE LASCIATE CADERE NELL'URNA ELETTORALE UNA VOLTA ALL'ANNO, MA DAL TIPO DI UOMO CHE LASCIATE OGNI MATTINA DALLA VOSTRA CAMERA NELLA STRADA. Thoreau]
Compensi d'oro ai top manager della vecchia Alitalia mentre i conti andavano a rotoli. Arrivano nuovi particolari nel capitolo degli stipendi d'oro nel crack dell'ex Alitalia pubblica. E' infarcita di dettagli infatti su compensi e bonus elargiti agli ex amministratori, tra cui Cimoli e Francesco Mengozzi, la citazione al Tribunale di Roma degli avvocati dei piccoli risparmiatori rimasti impigliati nel tracollo di titoli azionari e bond dell'ex compagnia aerea pubblica. Bonus milionari, fino a sei volte superiori a quelli pagati ai loro amministratori dalle compagnie aeree con i bilanci in utile. Quasi 6 milioni di euro percepiti dall'ex ad Giancarlo Cimoli tra il 2004 e inizio 2007. Stipendio sei volte superiore a quello dell' amministratore delegato di Air France, Jean Cyril Spinetta, e il triplo rispetto a quello di British Airways. L'unica cosa che non ha funzionato del piano Cimoli è stato il piano Cimoli. L'Alitalia avrebbe dovuto tornare in attivo nel 2006, invece i conti sono peggiorati. Cimoli del resto era partito a razzo già nel 2004,al momento del suo ingresso in Alitalia. Per meno do otto mesi di lavoro, l'ex numero uno delle Fs aveva ricevuto un milione e 513.00 euro, corrispondenti a circa 2,3 milioni per un anno intero. Più del doppio del predecessore, Francesco Mengozzi, il quale nell'intero 2003, aveva ricevuto un milione e 83.000 euro. Falso in bilancio, irregolarità e 'mala gestione' sono i rilievi mossi nei confronti degli ex amministratori dagli avvocati Giovanni Tognon e Ernesto Fiorillo, di Consumatori Associati che rappresenta i piccoli azionisti nella causa civile. "Risulta chiaro come gli amministratori delegati, e lo stesso consiglio d'amministrazione, hanno sempre avuto interesse a conservare il proprio incarico con assoluta incuria di una sana e produttiva gestione della società" scrivono i legali citando in giudizio civile circa 20 ex manager (tra cui l'ex ad di Air France, Jean Cyril Spinetta) e chiedendo il risarcimento dei risparmi andati in fumo.

Alitalia versa altri 40 milioni

[CANCELLARE L'APPARTENENZA AD UN DETERMINATO TERRITORIO, E ALL'IDENTITA' DI GRUPPO CHE QUESTO COMPORTA, SIGNIFICA CANCELLARE IL SENSO DELLA VITA STESSA. OPERAZIONE DI UNA VIOLENZA INAUDITA CHE NESSUNO SCOPO PUO' GIUSTIFICARE. Ida Magli]
Alitalia, accordo raggiunto sulla seconda rata di pagamento della compagnia. La cifra, secondo Radiocor, è di oltre 40 milioni di euro, che seguono i 100 milioni versati alla chiusura dell’accordo da Cai. Gli atti firmati dall’amministratore delegato di Alitalia Rocco Sabelli e dal commissario straordinario Augusto Fantozzi sono quelli «conclusivi della prevista verifica contabile - afferma un comunicato - che ha portato alla determinazione condivisa sia della rata di corrispettivo differito del prezzo di cessione di taluni beni e rapporti delle società in amministrazione straordinaria del gruppo Alitalia, sia del risultato economico della gestione interinale per il periodo primo dicembre 2008-12 gennaio 2009». Il corrispettivo totale concordato a suo tempo per il passaggio di Alitalia a Cai era di 1,052 miliardi comprensivi del debito trasferito ai nuovi proprietari, di cui 625 milioni in accollo dei debiti legati alla flotta, 48 al programma Mille Miglia e 4 milioni di poste varie. In tutto, il contante da versare ammontava a 375 milioni, di cui cento versati al closing di gennaio, e i rimanenti 275 da pagare in tre parti: una alle società minori commissariate (Volare, Az Express, Az Airport e Az Servizi) e due al commissario di Alitalia, una quest’anno e una nel 2011. La rata attuale è stata però oggetto di conguagli, in quanto, per i 43 giorni del periodo interinale - prima del passaggio di proprietà - Cai ha anticipato due milioni di euro al giorno per conto dell’amministrazione straordinaria, dalla quale ha rilevato aerei e attività. L’accordo complessivo raggiunto è sottoposto «al vaglio delle competenti autorità al fine di ottenere le autorizzazioni di legge necessarie per la sua completa attuazione», conclude il comunicato. É prevista anche una ratifica da parte del consiglio d’amministrazione di Alitalia.

mercoledì 25 novembre 2009

Striscia la Notizia a Punta Raisi

[LA COSA PIU' DELIZIOSA NON E' NON AVERE NULLA DA FARE: E' AVERE QUALCOSA DA FARE, E NON FARLA. Marcel Achard]
Questa mattina a Punta Raisi (nella foto la sala arrivi) ha fatto irruzione Striscia la Notizia portando un pò di novità, di movimento, in uno scalo dove tutto è noioso e scontato. Bene,anzi malissimo, l'inviato di Striscia ha contestato alla Gesap la inadeguatezza della struttura che in molti settori non sarebbe nemmeno in regola con la legge 626. Pavimento in gomma, tetti scoperti ... Conosciamo bene queste problematiche e aggiungiamo che all'interno di Punta Raisi, nel settore nastri partenze - smistamento bagagli, si può trovare molto di più: sporcizia, scarafaggi, liquami che escono dai tombini ...
I vertici della Gesap vivono e amministrano in maniera disinvolta, spendendo il pubblico denaro con assoluta mancanza di oculatezza e parsimonia. La verità che molti sanno, ma non vogliono dire, è che l'Enac (Ente Nazionale Aviazione Civile) nel corso di tutti questi anni ha demandato ai vari gestori aeroportuali troppe cose, rinunciando a controllare il gestore. Non sempre è così, ma a Punta Raisi l'Enac è spesso distratta e se qualche funzionario muove critiche alla Gesap a Roma non si prendono provvedimenti. In attesa di altri eventi ci accontentiamo di Striscia la Notizia.

Le fatiche romane di Giacomino

[IN POLITICA, A BRIGANTE UN BRIGANTE E MEZZO. Sandro Pertini]
Da internet apprendiamo che il neo onorevole Giacomo Terranova (Pdl) si dedica anima e corpo all'attività parlamentare. Dal mese di aprile è parlamentare italiano e non si è ancora dimesso dal cda della Gesap. Aspetta che si arrivi alla data naturale, gennaio 2010, per lasciare la Gesap? Oppure, cosa da non sottovalutare, tenta di ottenere il rinnovo dell'incarico in Gesap? I soldi non bastano mai con l'euro e la vita a Roma costa e poi se cade il governo resterebbe disiccupato.Si è occupato delle disposizioni per il coordinamento della finanza pubblica in materia di disciplina dell'impiego di contratti relativi a strumenti finanziari derivati da parte delle regioni e degli enti locali, di sospensione della loro stipulazione nonché di risoluzione dei contratti esistenti (2698). Giacomo Terranova (nella foto)è membro della commissione trasporti che si occupa anche dell'indagine conoscitiva sul sistema aeroportuale italiano. Avete capito bene il manager Terranova, oggi parlamentare, dovrebbe dare un contributo per capire le eventuali disfunzioni aeroportuali nel nostro paese. Visti i mediocri risultati ottenuti a Punta Raisi sorge spontanea una domanda: che ci fai lì? La verità è una sola: la politica ormai è una barzelletta.

martedì 24 novembre 2009

Aggredito il marito di Yoani Sanchez

[... DAL MONDO INVISIBILE, PALLOTTOLE CI POSSONO COLPIRE, CI POSSONO CAMBIARE, E NOI NOTIAMO SOLO IL CAMBIAMENTO, NON IL MOVENTE REALE, L'AGENTE, LA PALLOTTOLA. Alfred Doblin]
Il marito di Yoani Sanchez, la blogger che è diventata la voce più popolare dell’opposizione cubana, è stato assalito da decine di sostenitori del governo. Reinaldo Escobar, giornalista e anche lui blogger, è stato aggredito mentre attendeva di esser messo faccia a faccia con gli agenti accusati di aver fermato e picchiato sua moglie, due settimane fa. L’uomo parlava con dei reporter quando lo hanno circondato centinaia di persone che gridavano «Viva Fidel», «Viva la Rivoluzione». Nella bagarre, Escobar è stato anche picchiato. Il fatto è avvenuto nel centro dell’Avana, ha precisato Escobar (62 anni), nel luogo dove l’uomo aveva dato appuntamento per un «duello verbale» al poliziotto che lo scorso 6 novembre aveva a sua volta aggredito la moglie. Quel giorni, Yoani aveva riferito di essere stata fermata per una ventina di minuti da un gruppo di poliziotti vestiti in borghese, dai quali - ha aggiunto - è stata picchiata e minacciata. Yoani Sanchez qualche giorno fa aveva ricevuto pubblicamente i complimenti del presidente americano Barack Obama per la sua attività di blogger.

venerdì 20 novembre 2009

Aumento tariffe aeroporti, Codacons pronto a ricorso

[ODIO BONARIAMENTE TUTTI. Marcello Marchesi]
Il Codacons annuncia battaglia contro l'eventuale approvazione dell'aumento delle tariffe aeroportuali, dichiarandosi pronta a ricorre al Tar del Lazio per chiederne la sospensione. "Si tratta dell'ennesimo balzello a carico dei cittadini" sottolinea il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, secondo cui "un aumento delle tariffe degli aeroporti è inaccettabile, soprattutto se si considera che tasse e supplementi aeroportuali rappresentano una fetta consistente del prezzo finale di un biglietto aereo". Per l'associazione si tratta del tentativo di "far gravare il costo degli investimenti sui consumatori finali, introducendo oneri ingiusti e assurdi". Positivo, invece, il commento del sindaco di Fiumicino Mario Canapini, che però ritiene che una parte dell'aumento tariffario dovrebbe essere destinato direttamente ai comuni sede di aeroporti. "Il decreto Matteoli - spiega Canapini - che porterebbe a tre euro la tariffa aeroportuale può senz'altro contribuire a migliorare la qualità e l'efficienza dei servizi. Può essere però anche l'occasione per destinare una parte delle maggiori risorse incassate direttamente ai comuni sede di aeroporti". Canapini fa presente infatti che l'attuale procedura di attribuzione ai comuni dell'addizionale comunale sui diritti d'imbarco "risulta farraginosa e troppo lenta per garantire ai comuni certezza di risorse finanziarie, che vale la pena di ricordarlo, sarebbero destinate ad interventi di vigilanza, al potenziamento delle misure di sicurezza e a migliorare la dotazione delle infrastrutture aeroportuali che insistono sul territorio comunale". E’ previsto dal decreto del ministro dei trasporti e al momento è allo studio del ministero dell'Economia e delle Finanze. Stiamo parlando dell’aumento delle tariffe aeroportuali, argomento che contrappone sempre di più i protagonisti del comparto aereo italiano. A levare la voce, oggi, contro “il generalizzato aumento delle tariffe aeroportuali” è Assaereo, preoccupata per una decisione che potrebbe avere ulteriori ripercussioni negative sul settore considerato anche che le compagnie aeree stanno attraversando la peggiore crisi che abbiano mai conosciuto, anche peggiore di quella successiva all'11 settembre 2001. “Non è un caso che in atri Paesi comunitari, che competono con il nostro in termini di attrattività turistica, e che peraltro hanno costi aeroportuali inferiori a quelli italiani – sostiene Assaereo - siano stati adottati provvedimenti che vanno in direzione opposta". Invece l'Italia, prosegue Assaereo, "si appresta ad aumentare le tariffe aeroportuali per anticipare somme a tutte le società di gestione aeroportuale per non meglio precisati investimenti futuri, in contrasto con le disposizioni del Cipe ed in aperta violazione dei più elementari principi di trasparenza, connessione ai costi, efficienza e consultazione degli operatori, sanciti dalle norme nazionali e comunitarie ancora vigenti. Ci domandiamo, peraltro, il destino degli oltre 564 milioni di euro di investimenti previsti dai contratti di programma per gli aeroporti di Napoli, Pisa, Puglia e Bologna che sono stati definiti nel rispetto della normativa vigente in materia". Assaereo auspica che "anche il Governo italiano adotti politiche a sostegno delle compagnie aeree nazionali al fine di assicurare la massima connettività del nostro Paese con il resto del mondo e la salvaguardia dei posti di lavoro in un settore in forte sofferenza”.

Benvenuti "ncopp' a stu volo"

[SOLO IN MANICOMIO SI SA QUANTO ARRIVA A POTER SOFFRIRE UNA CREATURA UMANA. Mario Tobino]
''Signore e Signure benvenute a tutte quante 'ncopp'a 'stu volo 'e l'easyJet''. Ma anche ''Sciuri e sciure, benvegn a bord de chel vul chi easyJet''. Potrebbero diventare così, cioé in dialetto, gli annunci di bordo nei voli in Italia della compagnia low cost inglese. Che, cavalcando la polemica sull'introduzione dei dialetti a scuola e nelle amministrazioni pubbliche, sta valutando di introdurre i dialetti della città di partenza e di destinazione negli annunci di bordo. EasyJet fa sapere in un comunicato che, come ''terzo vettore per quota di mercato nel trasporto passeggeri in Italia'', sta prendendo ''in seria considerazione la possibilita' di 'sdoganare' e valorizzare i principali idiomi regionali introducendoli sulle tratte domestiche durante le istruzioni di sicurezza che vengono fornite prima del decollo. Così, ad esempio, sul collegamento tra Milano Malpensa e Napoli Capodichino l'italiano e l'inglese potrebbero in futuro essere affiancati dal lumbard e dal nnapulitano''. ''Il nostro interesse per l'uso dei dialetti a bordo nasce dalla volontà di essere sempre più vicini alla quotidianità dei nostri passeggeri e di dare loro un segno tangibile del fatto che sentiamo l'Italia come la nostra seconda casa'', spiega Thomas Meister, Marketing manager easyJet per l'Italia. ''Inoltre - prosegue - ci sembra bello far riassaporare ai nostri passeggeri l'emozione di trovarsi a casa già dal momento in cui salgono a bordo di un aereo easyJet''.

venerdì 13 novembre 2009

LA PROVINCIA DICHIARA GUERRA ALLA GESAP

[LA PRIMA COSA CHE CADE IN MARE, NEL CORSO DI UNA LUNGA TRAVERSATA, E' IL TEMPO. Paul Morand]
Oggi i sindacati sono stati ricevuti dal Presidente della Provincia di Palermo, Giovanni Avanti(nella foto), maggiore azionista della Gesap spa. Ugl, Uil e Cisal hanno denunciato la gestione poco lungimirante che il management della Gesap porta avanti. Il Presidente della Provincia, al termine dell'incontro, ha invitato i sindacati a continuare la lotta iniziata e ha chiesto la realizzazione, da consegnare entro la fine del mese corrente, di un libro bianco di denuncia contro la Gesap che sarà portato negli uffici competenti (corte dei conti e magistratura ordinaria?). La provincia di Palermo ha, inoltre, assicurato i sindacati che gli uomini in cda di sua nomina ,al ternine del mandato, saranno immancabilmente sostituiti e che l'obiettivo prioritario resta la privatizzazione della Gesap. Inoltre, controllerà la Gesap con tutti i mezzi disponibili in possesso della Provincia. Gli uffici legali della Cisal, Uil e Ugl hanno denunciato per comportamento antisindacale la Gesap ottenendo la solidarietà del presidente Avanti e l'impegno che la provincia non abbasserà la guardia nei confronti della Gesap. In conclusione, anche l'azionista di maggioranza ha dichiarato guerra al management Gesap.

mercoledì 11 novembre 2009

SOGNANO I DIPENDENTI DELLA GESAP

[FACCIAMO LA GUERRA PER POTER VIVERE IN PACE. Aristotele]
I dipendenti della Gesap continuano a sognare e pensano che con l'arrivo dei privati potrebbero liberarsi di Carmelo Scelta e Giacomo Terranova. Cambiano i tempi, una volta l'impiego pubblico era certezza, rispetto della legalità, oggi non più. Dunque meglio i privati se il loro ingresso permetterà e porterà alla liberazione dall'attuale classe dirigente. I sindacati (esclusa la Cgil) incontreranno giorno 13 il presidente della Provincia di Palermo, per denunciare all'azionista di maggioranza il comportamento dell'attuale management che definire scandaloso è restrittivo. Il presidente dell'Enac però stoppa i tentativi di privatizzazione immediata della Gesap dopo le pressioni di Provincia e Comune. E adesso è bufera sul Falcone e Borsellino, con il presidente di Palazzo Comitini Giovanni Avanti che punta il dito contro il management, a partire dall´amministratore delegato Giacomo Terranova, e il presidente della Camera di commercio Roberto Helg che scende in campo in difesa dall´ad della Gesap.
Di certo c´è che l´assemblea dei soci in programma per domani con all´ordine del giorno «modifica dell´articolo 6 dello statuto» della Gesap andrà deserta. L´articolo 6 prevede che «entro il 30 giugno 2010» non si possa modificare l´attuale assetto azionario. Ma Avanti e il sindaco di Palermo Diego Cammarata premono per una cessione a breve delle quote. Contrario a questa decisione non è solo l´attuale management della Gesap ma anche il presidente della Camera di commercio Helg e il sindaco di Cinisi, Salvatore Palazzolo, che non andranno all´assemblea facendo così mancare il numero legale. Lo scontro è aperto, ma a mettere fine a qualsiasi discussione sulla cessione immediata della Gesap ai privati è stato il presidente dell´Enac, Vito Riggio, sottolineando che «al momento l´aeroporto non ha avuto ancora rinnovata la concessione quarantennale e il contratto di programma», che farebbero lievitare il valore dello scalo dai circa 60 milioni di euro di oggi a una cifra che varia dai 350 ai 500 milioni di euro. «L´aeroporto con la concessione ha un valore di prezzo più alto di quello che sento circolare, ma quello che conta è che i soci devono ricapitalizzare e mettere nuovi soldi - dice Riggio - Il nostro interesse è che Gesap sia ricapitalizzata, personalmente sono favorevole alla privatizzazione, ma non a perdere». Il presidente Riggio non ha capito una cosa fondamentale: per ricapitalizzare occorrono capitali che il comune e la provincia di Palermo non hanno, oppure hanno emergenze finanziarie da risolvere molto più importanti del carrozzone politico - clientelare - affaristico della Gesap. Il presidente Avanti non demorde e punta il dito su «un blocco di azionisti che non vuole aprire ai privati per mantenere lo status quo nonostante i bilanci in perdita»: «La vera intenzione della Provincia è consentire l´ingresso in Gesap di partner per garantire investimenti - dice Avanti - Ciò si ottiene aprendo al mercato attraverso un bando a evidenza pubblica. Sulla stessa nostra linea si muove anche il Comune di Palermo. Abbiamo la consapevolezza che non si possa continuare a risolvere i problemi con gli aumenti di capitale sociale, oggi più che mai impossibili da sostenere e che vengono inghiottiti da un management che continua a produrre perdite d´esercizio. Si oppone alla privatizzazione chi ha soltanto la volontà di mantenere questo sistema di potere che ha anche alimentato conflitti sul piano sindacale».

Yoani Sanchez fermata dalla polizia

[... SI SFORZAVA DI ESSERE IL SORRISO DI QUELLI CHE PIANGONO. Anonimo]
La blogger cubana Yoani Sanchez (nella foto)ha denunciato di essere stata vittima di un «sequestro» con «molta violenza fisica e verbale» da parte di agenti della Sicurezza dello Stato. Secondo quanto ha detto la Sanchez all’ANSA, due persone in borghese hanno impedito a lei e ad Orlando Luis Pardo, anche lui blogger, di partecipare ad una manifestazione contro la violenza costringendoli a salire su una macchina privata. Mezz’ora dopo sono stati «lanciati» dall’auto per strada, lontano da dove sarebbero stati arrestati. «Pensavo che non ne sarei uscita viva. Mi hanno tolto i vestiti, mi hanno messo le gambe verso l’alto e la testa in giù per caricarmi in macchina», ha raccontato. «Con un ginocchio mi facevano forza contro il petto e io gli stringevo i testicoli. Poi mi hanno picchiato in testa». Tutto questo sarebbe successo dentro la vettura, nella quale una persona guidava e altre due picchiavano, secondo la Sanchez, autrice del blog Generacion Y. «È stato un sequestro nel peggior stile della camorra. Mi hanno detto: Fino a qui sei arrivata. Non farai più niente». Nello stesso momento un’altra blogger, Claudia Cadelo, e una sua amica sono state arrestate e costrette ad entrare in un’auto della polizia e sono state liberate successivamente. «Con una mossa di judo mi hanno costretta a salire in macchina, mentre portavano via Yoani con un’altra auto», ha detto Cadelo. Yoani Sánchez (L'Avana, 4 settembre 1975) è una giornalista cubana. Laureata in filologia nel 2000, alla Università della Avana. Nel 2002 emigra in Svizzera, ma per problemi familiari rientra a Cuba nel 2004. Nell'aprile del 2007 crea il blog Generación Y (che le ha dato rinomanza internazionale) dove pubblica regolarmente cronache di vita cubana, caratterizzate da un tono acutamente critico sul governo. È una delle più influenti voci sulla realtà cubana. Il suo blog è scritto a Cuba ma l'accesso è bloccato agli abitanti dell'isola dalla censura ufficiale. Yoani Sánchez è spesso perseguitata dai mezzi di repressione ufficiali cubani. Le pagine del blog sono spesso vandalizzate, presumilbimente da incaricati del governo cubano con l’intento di screditare il lavoro della giornalista. In Italia, i suoi articoli sono pubblicati dalla rivista Internazionale e dal quotidiano La Stampa, che pubblica il suo blog sul sito www.lastampa.it/generaciony, tradotto da Gordiano Lupi. Nell'aprile 2007, è stata pubblicata presso Rizzoli una raccolta di post del suo blog col titolo Cuba Libre - vivere e scrivere all'Avana, curata e tradotta da Gordiano Lupi. Il 6 novembre 2009 è stata brevemente arrestata nelle strade de L'Avana mentre si recava a una manifestazione contro la violenza, insieme ad altri blogger amici. Secondo quanto riportato dagli stessi tramite Twitter, interviste e poi sul blog di Yoani, Generación Y, il gruppo avrebbe subito “abusi verbali e pesanti percosse”. L'episodio è stato ampiamente ripreso (e commentato) dalla blogosfera e dai media internazionali, incluso un lancio dell'agenzia Reuters. Per il suo blog ha ricevuto il Premio Ortega y Gasset istituito dal quotidiano spagnolo El País, ed è stata selezionata dalla rivista Time come una delle 100 persone più influenti del 2008. Il 27 Novembre 2008, la televisone tedesca Deutsche Welle le assegna il premio The Bobs 2008 al Meglior Weblog Internazionale. Il blog di Yoani partecipò in tre categorie Giornalisti senza frontiere, Miglior blog in spagnolo, e Miglior Weblog. Compare anche nella lista dei "migliori 25 blogs del 2009" redatta dalla rivista Time e dal network CNN, ed è inclusa anche nella lista dei "Giovani leader globali" del Foro Economico Mondiale per il 2009. Nell'ottobre 2009 le è stato assegnato il Maria Moors Cabot Award dalla Columbia University di New York, ma si è vista negare (per la quarta volta negli ultimi due anni) il permesso di lasciare Cuba per andare a ricevere il premio - inviando quindi un breve video di accettazione.

sabato 7 novembre 2009

Cgil contro Cgil in Gesap

[NON SI POTRA' PIU' INDOSSARE UNA MASCHERA NUOVA E INGANNARE IL MONDO. Fregal Keane]
Lotta senza quartiere tra i sindacati (Ugl,Cisl, Uil e Cisal) e la Gesap. La Cgil è neutrale. Fioccano le lettere di contestazione nei confronti dei dipendenti Gesap più ribelli. Ieri, in tarda mattinata, una lettera anonima veniva diffusa a Punta Raisi. La lettera attaccava l’operato sindacale della Cgil presente in Gesap, anzi per essere più precisi la latitanza dalla lotta. Recentemente, diversi fatti hanno movimentato negativamente i rapporti tra la Gesap e i lavoratori. La risposta dei sindacati ai comportamenti della dirigenza Gesap è stata forte e compatta,ad eccezione della Cgil, che in più occasioni ha apertamente manifestato comportamenti aziendalistici e contrari agli interessi dei lavoratori. La – si legge nella lettera anonima - Cgil non ha firmato l’esposto denuncia presentato da tutti i sindacati presso la stazione di polizia aeroportuale, che accusava la Gesap di avere istallato telecamere per sorvegliare i lavoratori. La Cgil non ha firmato la diffida per i trasferimenti dell’Rsa e, infine, non ha proclamato lo stato di agitazione assieme agli altri sindacati. Non dimentichiamo la triste vicenda dei lavoratori licenziati a ottobre. Mentre tutti i sindacati chiedevano un incontro urgente per discutere le motivazioni dei licenziamenti, la Cgil non affiancava gli altri sindacati, mancando di firmare la richiesta di un incontro. Ci sono stati però anche nella Cgil, persone come Marcello Carlisi, il quale si è dimesso per tutelare la sua dignità personale. È la vecchia storia del conflitto di interessi, che non è prerogativa esclusiva di papi Silvio Berlusconi, ma che dilaga anche nel sindacato. Chi è stato eletto consigliere comunale o addirittura assessore dovrebbe lasciare tutti gli incarichi all’interno del sindacato. E' esplicito -anche se non viene mai nominato- l'attacco al sindacalista della Cgil Giuseppe Panettino. La politica dopo avere inquinato la mafia ha irreversibilmente inquinato anche il mondo sindacale. Il sindacalista Maurizio Pellegrino, della Cgil, quando si candidò alle elezioni comunali di Palermo si dimise dal sindacato, dando dimostrazione di correttezza e dignità, che purtroppo molti non hanno. Ma tralasciamo le interpretazioni personali e ritorniamo alla guerra civile che perora tiene banco a Punta Raisi. A poche ore dalla lettera anonima arriva la risposta della Cgil. Non è costume – si legge nella nota sindacale - della Cgil considerare le lettere anonime strumento di lotta sindacale perché è vile nascondersi dietro l’anonimato per avvelenare un clima che rischia di inficiare le pur importanti conquiste ottenute in questi anni e di pregiudicare la necessaria compattezza alla vigilia di importanti trasformazioni e ristrutturazioni aziendali. Farlo con argomenti infondati, ingiuriosi e offensivi per calunniare dirigenti prestigiosi della nostra organizzazione è ancora più ignobile. Una lettera anonima è giuridicamente nulla, come se fosse un blog. Replicare a una nota anonima, cioè nulla, può far pensare che gli accusati hanno la coda di paglia. Infine, nella nota si legge che non esiste alcuna dialettica interna alla Filt Cgil. Questa è una affermazione molto grave, come dire che all’interno del maggiore sindacato italiano non esiste la democrazia.

giovedì 5 novembre 2009

Sindacati contro la Gesap

[IL RAZZISMO RIGUARDA FONDAMENTALMENTE LA PAURA E LA MANIPOLAZIONE DELLA PAURA.Fergal Keane]
Le sigle sindacali Ugl, Cisal, Uil e Cisl hanno deciso di denunciare la Gesap per comportamento anti sindacale. La Cgil resta neutrale.
Si legge nella nota congiunta che non passa giorno infatti senza che ciascuno di voi venga a conoscenza informalmente delle squinternate e assai discutibili scelte operate dal management interno. All’interno della GESAP abbiamo vissuto stagioni in cui le rappresentanze dei lavoratori si sono spesso trovate in condizione di poter partecipare attivamente ai processi gestionali influenzandone in positivo le scelte. E’ sotto gli occhi di tutti che allorquando siamo stati chiamati ad apporre la nostra firma su contratti integrativi che valorizzassero e premiassero i meritevoli e punissero i poco inclini alla fatica lo abbiamo fatto senza dubbio alcuno. Abbiamo deciso di dare mandato ai nostri legali di denunciare il comportamento palesemente anti sindacale della dirigenza della GESAP. Non possiamo infatti tollerare ulteriormente la sfilza di promozioni e di incarichi affidati senza preventivamente illustrarne le motivazioni e gli effetti alle rappresentanze dei lavoratori. Non possiamo più tollerare l’atteggiamento dispotico di un Direttore Generale che appare sempre più innamorato del culto di se stesso e della propria persona per interloquire con quelle rappresentanze dei lavoratori poco inclini a deferenze e omaggi e molto più attenti a denunziarne le discutibili scelte. Non possiamo più tollerare che gente con titoli di studi sconosciuti ai più e con atteggiamenti di supponenza e di arroganza si vantino nei corridoi per le fulminee carriere e per i lauti compensi (vedasi super minimi…) elargiti e permessi dal Direttore Generale previo giuramento di fedeltà e di deferenza nei riguardi dello stesso. Non possiamo più tollerare che da quasi un anno ormai sui media appaiono in continuazione ipotesi di cessione di quote della parte pubblica senza che tutto questo venga riportato nei modi e nei metodi consentiti e previsti dalle normative contrattuali vigenti ad un tavolo sindacale che non ha più visto riunirsi le rappresentanze dei lavoratori da tanto, troppo tempo. Non possiamo tollerare che dall’oggi al domani si decidano 30 trasferimenti di personale, tra cui vari dirigenti sindacali, senza portare alle rappresentanze dei lavoratori alcuna spiegazione sui criteri e sulle opportunità in termini di organizzazione del lavoro che gli stessi prefigurano. E non possiamo neanche sopportare e tollerare che ci sia qualche rappresentante aziendale di gloriose organizzazioni sindacali che si vesta da servo sciocco del direttore vantando chissà quali accordi o patti di ferro con lo stesso chiedendo delega di adesione alla sua pseudo organizzazione e promettendo in cambio di non essere preso di mira da provvedimenti punitivi o peggio ancora licenziato come purtroppo è ultimamente capitato a qualche padre di famiglia che magari aveva qualche colpa ma che certamente non si è visto neanche concedere la possibilità di discolparsi. La logica della deferenza al re può portare a tale servo sciocco oggi qualche piccola vittoria personale, ma ricordiamoci tutti che la dignità e l’onore sono ben altra cosa rispetto ad una delega firmata. E che la furbizia è una cosa, ma l’intelligenza e l’onestà sono ben altro.
Ed è proprio per questo che noi tutti abbiamo deciso di agire. Agire contro la incredibile ed assurda pseudo dittatura che da un anno a questa parte vige all’interno della Gesap.
Nel frattempo -continua la nota- invitiamo tutti coloro i quali saranno chiamati dai vari vassalli del re a giurare fedeltà allo stesso a mandare con la classe e l’educazione che vi appartiene a quel paese le varie figure inventate da un colpo di penna su un foglio di carta con il sigillo del Direttore Generale. Si, avete capito bene, non date dignità alle varie Chichè ( ma è solo un nome frutto di fantasia ….) , che si atteggiano a controllori massimi per calunniare e colpire insinuando sospetti su chi giornalmente compie con coscienza e consapevolezza il proprio dovere lavorativo. Le sigle sindacali in questione stanno preparando un dossier da portare agli enti pubblici azionisti e laddove ne riscontrassimo la possibilità alla corte dei conti per restituire dignità all’azienda e a chi su di essa investe ignaro di quanto qui dentro accade.

martedì 3 novembre 2009

Gesap pronta a restyling terminal di Palermo

[NON C'E' MALVAGIO CHE NON SIA PRECOCE. Herman Melville]

Completamento delle aree terminal passeggeri, ristrutturazione della terrazza a mare e lavori di pavimentazione e nei controsoffitti al piano delle partenze. Sono alcuni degli interventi previsti nel piano di utilizzo elaborato dalla Gesap Spa, la società che gestisce l'aeroporto Falcone Borsellino a Palermo, per un investimento complessivo di oltre 12,2 milioni di euro, fondi appena rimodulati dall'Enac. Per il completamento degli adeguamenti di recupero del terminal passeggeri nei suoi tre livelli, già avviati con altri interventi, la spesa prevista è di 8,25 milioni di euro. Due milioni e 125 mila euro è il costo per i lavori al piano partenze: l'intervento prevede la messa in opera di un nuovo controsoffitto per circa 5mila metri quadrati (ci auguriamo che vengano eliminate le infiltrazioni d’acqua) e di una nuova pavimentazione per una superficie di quasi 8mila metri quadrati, nonché il relativo rinnovamento e completamento di tutto l'impianto elettrico e di condizionamento. Nella terrazza a mare, al piano partenze-imbarchi, è prevista una spesa di 1,875 milioni per un nuovo controsoffitto e per la creazione di una pavimentazione per le aree coperte esterne esposte al clima marino. I progetti verranno affidati alla Compagnia del Progetto di Roma? Non si fa cenno alcuno del nastro partenze ridotto ai minimi termini. In inverno costanti le infiltrazioni d’acqua a tal punto da indurre gli operai a ribattezzare il luogo con il soprannome di “sala macchine”; assenza costante di pompe di calore; l’unica cosa che non manca sono gli insetti di vario tipo.

LA CRISI CONTINUA

[GLI INCOMPRESI SI DIVIDONO IN DUE CATEGORIE:
LE DONNE E GLI SCRITTORI.
Honoré de Balzac]

Brutte notizie sul reddito delle famiglie italiane. Il reddito lordo a disposizione delle famiglie italiane, consumatori e micro-imprese, è calato di undici miliardi di euro nel secondo trimestre del 2009. È quanto emerge da un'indagine dell'Istat che, fornendo dati non destagionalizzati, si riferisce al secondo trimestre del 2009, e analizzati sulla base degli ultimi trimestri. Secondo l'Istat insieme al reddito si riduce anche la propensione al risparmio che è scesa dello 0,4% rispetto al trimestre precedente. Ancora in crescita il tasso di disoccupazione nei Paesi dell'area dell'euro: in settembre è stato del 9,7% contro il 9,6% di agosto e il 7,7% di un anno fa. Lo rende noto Eurostat sottolineando che si tratta del tasso più elevato dal gennaio 1999. Nell'Ue-27 il tasso è stato del 9,2% contro il 9,1% di agosto e il 7,1% di un anno fa. In questo caso di tratta del tasso più elevato dal gennaio 2000. Secondo le stime Eurostat, in settembre i disoccupati nell'Ue erano 22,123 milioni di cui 15,324 milioni nella zona dell'euro.

Sicilia: zone franche urbane a Catania, Gela ed Erice

[NESSUN CONTINENTE E' SESSUALMENTE COSI' CORROTTO COME L'EUROPA A CAUSA DEL MATRIMONIO MONOGAMO CONTRO LA NATURA. Arthur Schopenhauer]
Saranno attivate anche a Catania, Gela ed Erice le zone franche urbane che avranno diritto ad incentivi ed agevolazioni fiscali e previdenziali per una cifra pari a 50 milioni di euro annui, per nuove attività economiche, soprattutto piccole e micro imprese costituite entro il 2009. Il dipartimento politiche di sviluppo del ministero ha selezionato le città sulla base delle relazioni inviate dalle singole Regioni. La Sicilia aveva proposto 12 Zfu, tra queste sono state accolte solo tre. Escluse Termini Imerese, Messina, Barcellona Pozzo di Gotto, Acicatena, Castelvetrano, Trapani, Acireale, Giarre e Sciacca. Il provvedimento verrà sottoposto ora alla valutazione del Cipe e successivamente verrà notificato alla Commissione europea: si prevede che gli incentivi e le agevolazioni potranno essere concretamente erogati entro la prossima primavera. Ogni Regione ha definito la propria graduatoria di città-Zfu sulla base di alcuni parametri in aggiunta all'indice di disagio socioeconomico (Ids), applicato in esclusiva soltanto da Sardegna e Lazio. "La prerogativa di individuare progetti prioritari - si legge nella relazione del Dipartimento del ministero - è invece stata esercitata da quattro Regioni (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia) che hanno integrato i criteri e gli indicatori stabiliti dal Cipe (in particolare, l'Ids) con ulteriori indici". Tra i parametri presi in considerazione ci sono: la solidità strategica delle motivazioni espresse dall'amministrazione comunale per l'individuazione dell'area Zfu; il livello di co-finanziamento comunale; impegno, chiarezza e consistenza della struttura comunale preposta alla gestione della Zfu; il livello di dettaglio e credibilità nell'individuazione di investimenti complementari sostenuti con risorse aggiuntive. Soddisfazione è stata espressa dal presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, per il via libera del governo nazionale alla realizzazione delle prime 22 zone franche urbane, fra le quali le siciliane Catania, Gela (Caltanissetta) ed Erice (Trapani).