mercoledì 30 settembre 2009

Gesap: tutti sani e belli, i malati licenziati


[FACCIAMO LA GUERRA PER POTER VIVERE IN PACE. Aristotele]

Dopo le telecamere istallate nella zona timbratura e la conseguente denuncia penale la Gesap, in piena crisi di delirio berlusconiano, licenzia tre operai. Licenziati perché hanno problemi di salute e non possono continuare a lavorare. E’ successo a tre dipendente della Gesap, la società di gestione dei servizi a terra dell’Aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo, messi alla porta dall’azienda perché non sarebbero più idonei a lavorare nel settore di carico e scarico bagagli. Si tratta di Antonio Fiore, Giovanni Lo Pinto e Salvatore Saputo residenti tra Cinisi e Partinico, che da circa 20 anni lavorano nell’azienda. I tre lavoratori raccontano che dopo aver fatto la consueta visita medica, prevista dalla legge 626, hanno riscontrato alcune patologie che non gli permetterebbero di continuare a lavorare in quel posto. In particolare il lavoro usurante gli avrebbe provocato ernia al disco e problemi alle vertebre. Così hanno chiesto di essere trasferiti in un altro settore. Ma la risposta dell’azienda sarebbe stata quella del licenziamento immediato. I sindacati sul piede di guerra chiedono adesso un incontro urgente con i vertici aziendali per la riassunzione dei tre lavoratori. I sindacati dovrebbero intrervenire anche sui trasferimenti punitivi che ormai in Gesap sono di ordinaria amministrazione, se non sei sufficientemente ruffiano rischi una lettera di contestazione. Un clima di pesante intimidazione, esercitato dalla Gesap nei confronti dei propri dipendenti, rende l'attività della Gesap ancora più mediocre di quanto non possa essere per propri lititi strutturali. Questo gravissimo fatto protrebbe essere preso come esempio, come precedente e applicato da altre aziende presenti in aeroporto. La malattia come segno di diversità penalizzante.

domenica 27 settembre 2009

LA GESAP AI PRIVATI?

[A VOLTE MI SEMBRA DI PARLARE AI MURI. Giò Ponti]
A parole tutti vorrebbero vendere la Gesap, creare un’azienda snella che possa stare sul mercato internazionale. Possibilmente quotare la Gesap spa anche a Piazza Affari. Se ne parla dal 2000, senza però realizzare niente di concreto. Una Gesap gestita da privati andrebbe a denunciare, ancor prima di arrivare a Punta Raisi, tutti i presidenti, a.d., direttori generali … che si sono succeduti in tutti questi anni nella gestione di questo carrozzone politico – amministrativo – clientelare chiamato Gesap. Il programma di privatizzazione prevede in una prima fase l'espletamento di una gara per la selezione dell'advisor che dovrà assistere la Gesap negli aspetti amministrativi, fiscali, legali per procedere successivamente all'attuazione del progetto. In attesa di avviare il processo di privatizzazione. Il processo di privatizzazione, per il quale la Gesap intende ripercorrere la strada seguita da AdF. La mancanza della concessione per la gestione totale quarantennale ha frenato sulla strada della privatizzazione. Oggi la gestione quarantennale è un fatto acquisito. "Per questo abbiamo deciso di passare prima per la Borsa: una strada più lunga ma che ci consentirà comunque di raggiungere il nostro obiettivo''. Una volta approdata a Piazza Affari e con in tasca la gestione quarantennale si passerà alla privatizzazione vera e propria con la cessione delle quote da parte degli Enti pubblici che oggi controllano il 98% del capitale. Questi erano i progetti amministrativi in cantiere della passata dirigenza Gesap, che aveva come leader Maniscalco. Manager, a che punto sono i progetti?

Cammarata ... fin che la barca va lasciala andare


[NE LA NOTTE STELLATA NE LE SCIAGURE NE LE RICCHEZZE:NIENTE AI MORTALI DURA. Sofocle]
L’annuncio è sul sito in cui ha ficcato il naso «Striscia» scoprendo la storia dello skipper assenteista che lavorava per il sindaco di Palermo. Cammarata spera così di metter fine a questa brutta storia che è ormai un caso politico. Per oggi il popolo di internet si è dato appuntamento davanti al municipio armato di giornali per fare tante barche di carta. Anche perché si scopre che pure il figlio dello skipper è stato assunto alla Gesip per chiamata diretta. E ieri «Striscia» è tornata sull’argomento: un dipendente ha raccontato che i fogli presenza di Alioto venivano firmati dal direttore generale. «Mi sono stancato — replica Cammarata —, ad Alioto ho fatto del bene ma non ero il suo tutore». E lancia segnali a Miccichè: «In politica esiste solo la mediazione». E, aggiungiamo, quando fai cazzate, anche le dimissioni. Distaccato il commento del presidente del Senato Schifani: «Cammarata è stato eletto dai palermitani. Sarà la politica a decidere». La giunta comunale di Palermo ha dato il via libera all’aumento dell’addizionale Irpef che dal 4 passerà all’otto per mille. E scattano le polemiche. Il provvedimento arriverà in consiglio comunale il prossimo martedì e, se dovesse essere approvato, farebbe scattare gli aumenti già a partire dal prossimo luglio. Per le casse comunali, l’aumento dell’aliquota significherebbe un aumento delle entrate di circa 18 milioni di euro. Al provvedimento si oppone anche l’Mpa che sostiene la giunta guidata dal sindaco Diego Cammarata. "Abbiamo sempre dichiarato la nostra contrarietà all'imposizione di nuovi tributi a carico di tutti i cittadini - dice la consigliera comunale del Mpa Marianna Caronia - Abbiamo richiesto, in alternativa, una politica di rigore e di tagli ai privilegi". Per Caronia "le esigenze di bilancio della nostra città non si possono superare con misure, oltre che inique, estemporanee". Il capogruppo del Pdl in consiglio Giulio Tantillo però sottolinea che l'aumento dell'Irpef "é dovuto esclusivamente alla mancanza di fondi statali volti a coprire alcune spese", tra le quali "i finanziamenti alle case famiglia". Per la Cgil invece "la giunta vuole aumentare le tasse per coprire i buchi dei bilanci delle aziende pubbliche creati dagli amici degli amici". “Cammarata - sostiene il segretario della Camera del lavoro, Maurizio Calà - aveva ritirato il provvedimento che aumentava l'Irpef prima delle ultime comunali, adesso lo ripropone. Il suo è stato dunque uno spot elettorale, ha preso in giro i cittadini. Da un lato il centrodestra toglie l'Ici, dall'altro aumenta l'Irpef". Il consigliere Salvatore Orlando del Pd aggiunge: "L'opposizione farà certamente battaglia in Consiglio comunale, ma non basta: dobbiamo coinvolgere la gente, i sindacati, le associazioni". "Non possiamo abbandonare la città - accusa Orlando - in mano a un centrodestra che amministra contro i cittadini; ricordo l'aumento della Tarsu del 75%, il caos sulle zone a traffico limitato, le scellerata gestione delle municipalizzate".

Germania al voto

[EVITA DI ALZARE LA VOCE, MA PORTA CON TE UN GROSSO BASTONE. Theodore Roosevelt]
L'80% dei tedeschi, secondo un sondaggio, pensa che la cancelliera Angela Merkel sarà rieletta nelle elezioni politiche di settembre. Il sondaggio, pubblicato dal domenicale Bild am Sonntag e realizzato dall'istituto Emnid e dice anche che solo il 13% delle persone interpellate pensa che invece sarà eletto cancelliere il suo principale rivale socialdemocratico, l'attuale ministro degli esteri, Franck-Walter Steinmeier.La cancelliera tedesca Angela Merkel continua ad essere, secondo il periodico americano Forbes, la donna più potente al mondo. Nella classifica che Forbes redige tutti gli anni attraverso criteri che tengono conto dell'influenza politica ed economica delle candidate e della loro visibilità sui media, la Merkel per il quarto anno consecutivo è in cima alle top 100 del mondo. Senza grande slancio e con molte incertezze, oggi i tedeschi si recano alle urne per eleggere i membri del Bundestag e riconsegnare le redini dell’esecutivo per i prossimi quattro anni, con ogni probabilità, nelle mani di Angela Merkel. Vive in un appartamento al quarto piano di un piccolo edificio grigio. Fa la spesa al supermercato. Legge Tolstoj e Dostoevskj. Ha cominciato a fare politica dopo la caduta del muro di Berlino. Non parla mai a sproposito. Una volta è scoppiata a piangere in pubblico. E' nata dopo la seconda guerra mondiale e ha un dottorato in fisica. Quale sarà la coalizione di governo resta, alla vigilia, una grande incognita. Obiettivo della cancelliera, la più popolare del dopoguerra, è formare un gabinetto conservatore con il sostegno dei liberaldemocratici (Fdp). Ma gli ultimi sondaggi, unanimemente, non attribuiscono alla coalizione nero-gialla un numero sufficiente di voti (48% assieme) per assicurarsi la maggioranza dei seggi. Merkel potrebbe quindi essere costretta a rinnovare l’alleanza con i socialdemocratici di Frank-Walter Steinmeier, dando vita a una seconda edizione della Grande Coalizione, l’ipotesi meno gradita a tutte le forze politiche e agli elettori tedeschi. Il netto vantaggio di Merkel su Steinmeier si è ridotto dopo il dibattito televisivo tra i due contendenti. Il ministro degli Esteri socialdemocratico ha tenuto la barra alta e, memore della sorpresa dei risultati delle elezioni 2005, non ha mai mostrato il minimo tentennamento. Steinmeier punta ad una coalizione «Ampel» (semaforo, dai colori rosso, giallo, verde), cioè un’alleanza con i Verdi e i liberaldemocratici; ma questi ultimi, almeno formalmente, escludono qualsiasi alleanza che non sia con l’Unione Csu/Cdu. Secondo i sondaggi, una maggioranza di tedeschi si aspetta una nuova «Grande coalizione»; le altre alleanze fra i cinque partiti che accederanno al Bundestag sembrano tutte molto improbabili, data una serie di veti incrociati. Nessuno vuole avere a che fare con la Linke, partito di sinistra cui i sondaggi attribuiscono circa il 10% dei voti. La Spd (circa 26% dei voti) non riuscirà a governare con i soli Verdi (10%) con i quali è stata al governo fino al 2005. I Verdi, dal canto loro, hanno dichiarato che non si alleeranno con ii conservatori e con la Fdp. Alle urne sono chiamati circa 62 milioni di elettori, i seggi saranno aperti dalle 8 alle 18, ora in cui verranno rese note le prime proiezioni. Secondo l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ,l'economia tedesca, che è la quarta al mondo e si regge sulle esportazioni, subirà quest'anno una contrazione del 6,1% contro il 4,8% dell'eurozona. Le imprese esportatrici e i loro fornitori prima o poi saranno costrtti a licenziare. Entro la fine del 2010, l'Ocse prevede che il numero dei disoccupati salirà a 5,1 milioni, contro i 3,3 del 2008. Anche se è in carica dal 2005, per certi versi Angela Merkel rimane un mistero. Per i tedeschi è più facile cosa non è che fare un ritratto precisi. Di certo non ha il carisma di grandi cancellieri del passato. La Merkel è la prima donna cancelliere, pergiunta nata nell'ex Germania dell'est e la sua elezione a capo del governo è stta una grande novità. Pur arrivando dall'est, Angela Merkel ha ereditato il senso di colpa dei tedeschi occidentali per l'olocaustoed è una ferma sostenitrice di Israele. Di recente ha rimproverato il papa per avere riammesso nella chiesa un vescovo negazionista, suscitando le ire dei cattolici conservatori della Cdu, che già non vedono di buon occhio alla guida del partito una donna dell'est, per giunta divorziata,risposata,protestante e senza figli. La cancelliera ha a cuore soprattutto due temi: i cambiamenti climatici e il declino demografico. Come ministro dell'ambiente, a metà degli anni 90 ha contribuito alla stesura del protocollo di Kyoto, ed è grazie alla sua iniziativa che l'Ue si è impegnata a tagliare del 20% le emissioni di CO2e a ricavare il 20% dell'energia da fonti rinnovabili entro il 2020. In questo campo la Germania è un paese modello. Il suo pacchetto sul clima impone, tra l'altro, un miglioramento del 30% dell'efficienza energetica e un taglio delle emissioni del 40% nei prossimi 10 anni. La seconda preoccupazione è il calo della popolazione. Nel giro di 30 anni la percentuale di tedeschi sopra i 65 anni crescerà dal 20 al 30% e la popolazione complessiva si ridurrà di un decimo. Le generazioni più giovani saranno composte,nella maggioranza dei casi, da stranieri. La Germania, inoltre, avrà presto bisogno di manodopera e cervelli brillanti. La Merkel ha introdotto il salario genitoriale: uno stipendio di 14 mensilità per i nuovi genitori, in modo da incoraggiare il ceto medio(soprattutto le donne) a conciliare famiglia e carriera. Una nuova legge, inoltre, prevede che entro il 2013 negli asili nido ci siano posti per il 35% dei bambini con meno di tre anni.

venerdì 25 settembre 2009

CAMMARATA TRAVOLTO DAGLI SCANDALI

[LA PRODUZIONE DI PENSIERI TIENE IL PASSO CON L'INCREMENTO DEMOGRAFICO? Stanislaw J. Lec]
Che razza di azienda «modello» fosse, la Gesip, si sapeva. Basti ricordare che la potatura delle piante fino a 249 centimetri di altezza tocca ai suoi giardinieri, dai 250 in su a quelli del settore ville e giardini. Col risultato finale che per gestire una quota di verde urbano simile, poco più di 2000 ettari, Torino spende 12 milioni di euro e Palermo più del doppio: 27. Immaginate come potevano essere i controlli, in una municipalizzata così, sul giardiniere-skipper... Diego Cammarata, però, tiene duro. Nonostante l'ultima tegola gli sia caduta su una testa già ammaccata. Prima i guai per la gestione disastrosa dell'Amat, dove su 598 autobus in dotazione quelli in grado di muoversi erano arrivati a essere meno della metà (235) e dove alla vigilia delle «comunali» erano stati assunti 110 autisti di autobus tutti 110 senza patente. Poi i guai dell'Amia, dove dirigenti erano troppo impegnati in lussuose missioni negli emirati arabi da 800 euro a notte per rimuovere la spazzatura, fino al punto di costringere Berlusconi a spedire giù di corsa Bertolaso per evitare un disastro «napoletano» targato Pdl. Poi la rivolta dei governatori e dei sindaci di destra del Nord, con in testa Flavio Tosi per la decisione del governo di tappare un pò di buchi palermitani con un sostanzioso acconto 80 milioni: «Il Comune di Palermo dovrebbe essere immediatamente commissariato. Già quello di Catania non era un bell'esempio, ma questo è ancora più grave: Cammarata guida il Comune da più di sette anni, non ha scusanti...». Eppure, a dispetto del nome della barca, che si chiama «Molla», il sindaco pare non avere intenzione di mollare affatto. Gianfranco Miccichè, quello che per anni è stato il viceré berlusconiano in Sicilia e il suo primo inventore (quando lo candidò alcuni commentarono: «Cammarata? Ma cu è, u' sciacquino di Micciché?») lo ha scaricato: «Spero ci risparmi almeno la pena di un dibattito sulla fiducia». E con Miccichè lo hanno scaricato i lombardiani. Che punterebbero insieme a logorarlo mentre preparano la successione. Ma questo, spiegano i suoi alleati a partire da Totò Cuffaro, è un ottimo motivo per restare imbullonati alla sedia. E lo scandalo? Uffa, uno più o uno meno... nel frattempo è stato licenziato Franco Alioto, lo skipper del sindaco di Palermo Diego Cammarata. Come si apprende dal quotidiano La Repubblica l’uomo, finito nell’occhio del ciclone dopo un servizio del tg satirico Striscia la Notizia, dall’1 al 21 di settembre non si è mai presentato al suo posto di lavoro presso la Gesip, la società che lo ha assunto per chiamata diretta nel 2003. Il cda della società, riunitosi in fretta, ha stabilito dunque il licenziamento. U “biddacchio”, così era soprannominato Alioto era stato ripreso dalle telecamere di Striscia, mentre contrattava il pagamento in nero per l’affitto della barca del primo cittadino di Palermo.Il cda ha anche cooptato Pippo Enea, ex assessore comunale che a giorni diventerà il nuovo presidente della Gesip al posto di Mario Parlavecchio.

Dell'Utri, il postino bussa sempre due volte

[OGNUNO DOVREBBE RAGGIUNGERE LA SUA ASCESI FONDAMENTALE. LA MIA SEREBBE QUELLA DEL SILENZIO. Elias Canetti]
Massimo Ciancimino (nella foto) non deporrà al processo di Appello a Marcello Dell’Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La decisione è della seconda sezione penale della corte d’Appello di Palermo, presieduta da Claudio Dell’Acqua (a latere Sergio La Commare e Salvatore Barresi). I giudici hanno bollato il figlio di Don Vito, l’ex sindaco mafioso di Palermo, come “contraddittorio” nelle dichiarazioni rese sul frammento di lettera trovato in una perquisizione a casa sua, in cui si faceva riferimento a delle minacce indirizzate nei confronti di Silvio Berlusconi e perpetrate dai boss ai vertici di Cosa nostra. Secondo quanto dichiarato ai pm di Palermo il tramite della missiva sarebbe stato proprio Dell’Utri. Ma la corte non ha ritenuto la testimonianza di Ciancimino “di utile rilievo e apprezzamento processuale” al punto da riaprire il dibattimento. Marcello Dell’Utri, senatore del Pdl già condannato a 9 anni in primo grado, si è presentato in aula. Scuro in volto, visibilmente dimagrito, ha solo detto “c’è tempo, aspettiamo” quando i giudici si sono ritirati in camera di consiglio per decidere l’ammissibilità della testimonianza di Massimo Ciancimino in merito alla lettera minatoria indirizzata al presidente del Consiglio. La richiesta era stata avanzata, prima dell’estate, dal pg Nino Gatto che, leggendo i verbali di interrogatorio di Massimo Ciancimino, aveva ravvisato un’ulteriore prova a carico dell’imputato. Di diverso parere sono stati i giudici. Non hanno ravvisato il “carattere eccezionale” che consente la rinnovazione del dibattimento. Nei verbali di interrogatorio di Ciancimino jr (30 giugno e 1 luglio 2009) “emerge una continua e non sempre sanata contraddittorietà delle dichiarazioni rese” scrivono i giudici nell’ordinanza di rigetto della richiesta del pubblico ministero. Pare, infatti, che Ciancimino abbia offerto diverse collocazioni temporali della lettera in questione in contraddizione fra loro, oltre a non conoscere la provenienza e l’effettiva certezza che il foglio sia stato consegnato a Dell’Utri. “Nel 1999-2000” aveva sostenuto in principio Ciancimino per poi ricollocare la lettera nel 1992. Un fatto che si contraddice da sé laddove si fa riferimento a Berlusconi con l’appellativo di “onorevole”, titolo che non otterrà prima del 1994. “So benissimo i periodi che mio padre era a casa… sono stati fino al dicembre del ‘92 e dopo il ‘99 fino al 2002. Questo documento fa parte del periodo diciamo prima dell’arresto del 23 dicembre 1992” ha detto Ciancimino ai pm che lo hanno interrogato. Poi ancora “è tra il ‘90 e il ‘92”; infine “è sicuramente prima delle stragi” per poi cambiare in “poco prima dell’arresto”. Ciancimino, inoltre, nei verbali di interrogatorio, dimostra di non conoscere lo sviluppo della vicenda. “Perché qua si tratta di una storia che non so se poi alla fine è risultata vera, se è riuscita, non è riuscita…” ha detto ai magistrati. E alla domanda del pm se la lettera fosse mai stata consegnata Ciancimino risponde: “non lo so, erano indirizzate a Dell’Utri, non so se… mio padre fondamentalmente non aveva modo di recapitarle a Dell’Utri”. Nelle dichiarazioni di Ciancimino, concludono i giudici, “non emergono condotte o fatti in termini specifici riconducibili al Dell’Utri”. Il processo è proseguito con l’inizio della requisitoria che continuerà per tutta la giornata.

Gh Palermo penalizzata dalla Gesap?

[SIATE RISOLUTI A NON VOLERE PIU' SERVIRE E SARETE LIBERI. Etienne de la Boétie]
Le prospettive a breve della GH Palermo (controllata dalla Gesap) sono legate alle scelte strategiche di Alitalia-Cai sullo scalo di Palermo. E' in corso infatti una difficile trattativa con AZ che non ha ancora sciolto la riserva tra l'autoproduzione - che determinerebbe il venir meno del contratto di assistenza ad AirOne e il conseguente vistoso dimagrimento della quota di mercato della società in questione, con l'aggravante di rimanere con un unico cliente significativo ma inaffidabile nella gestione dei rapporti contrattuali (Wind Jet)e, soprattutto, nella puntualità dei pagamenti - oppure ,la cessione a Gh Palermo del ramo d'azienda del ground handling sullo scalo di Palermo e conseguente prosecuzione del contratto con AirOne. I dipendenti Alitalia presso lo scalo di Punta Raisi-Palermo sono circa 110, tutti a 8 ore. Quali garanzie può dare Alitalia-Cai? Nel 2010, probabilmente, dovrà ricapitalizzare e la cordata di imprenditore patriottici si sta già sfilacciando. Assumere 110 persone per avere 14 voli AZ in più non è, economicamente, una mossa valida e alla lunga potrebbe penalizzare, più del dovuto, la Gh Palermo.

DELL'UTRI CONTRO CIANCIMINO

[IL PROBLEMA DELLA MORTE? IO NON CI PENSO CHE UNA VOLTA ALL'ANNO. CI HO PENSATO IERI. RIPROVI FRA UN ANNO. Edward Hallet Carr]
Intervenuto ai microfoni di Radio 24, Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito, ha raccontato un episodio avvenuto nel 1992. “L’estate delle stragi – ha detto Ciancimino – mio padre incontrò a Cortina Licio Gelli. I magistrati hanno trovato anche i riscontri. Nel ‘92 – ha continuato – c’erano dei progetti politici di nuovi partiti, credo che si siano confrontati su questo. Ma c’e’ un’inchiesta in merito”. Dopo essere stato condannato in primo grado per il riciclaggio del tesoro del padre, Ciancimino jr da un po’ di tempo rende dichiarazioni ai magistrati di Palermo e Caltanissetta, anche riguardo ad una presunta trattativa tra Stato e mafia. A Radio 24 Massimo Ciancimino ha detto inoltre di non aver “nulla da rimangiarsi” su Nicola Mancino, che lo ha querelato. “Quando si voleva aprire un canale per la trattativa – ha detto – era stato fatto il nome suo e di un altro ministro. Che poi mio padre non trovò in Mancino l’interlocutore che voleva…, infatti sono venuti fuori anche altri nomi, oggetto d’indagine”. Ciancimino ha fatto riferimento anche alle visite di Provenzano nella sua casa romana, della “necessità del padre di oliare i meccanismi con soldi ai politici, per i suoi affari sul gas”, dell’ultimo messaggio dal carcere di Riina e di alcuni personaggi coinvolti nelle indagini su via D’Amelio. “Franco-Carlo, uomo delle istituzioni, intensificò le sue presenze da noi -ha affermato – nell’estate delle stragi. Mi sembra che si fosse salutato anche con l’uomo dal viso deformato, che frequentava casa mia anche per altre ragioni”. La versione integrale dell’intervista a Massimo Ciancimino andrà in onda domenica alle 19.30, nella rubrica “Storiacce” di Raffaella Calandra. La difesa del senatore Marcello Dell’Utri, si oppone all’audizione di Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo. Il senatore è sotto processo davanti alla Corte d’Appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. A chiedere di sentire Massimo Ciancimino, che negli ultimi mesi ha fatto dichiarazioni ai magistrati anche su Marcello Dell’Utri, era stato nella scorsa udienza il pg Antonino Gatto. La difesa di dell’Utri, rappresentanta in aula dagli avvocati Sandro Sammarco, Giuseppe Di Peri, Antonino Mormino e Pietro Federico, si oppone all’interrogatorio di Ciancimino perchè non conosce i verbali delle dichiarazioni rese dallo stesso davanti ai magistrati di Palermo e Caltanissetta. “Prima di esporre una compiuta valutazione -ha detto Sammarco- vorremmo avere una completezza informativa”. Ha così chiesto il deposito dei verbali delle dichiarazioni di Ciancimino. La difesa di Dell’Utri si è poi opposta all’acquisizione della fotocopia del biglietto che era stato sequestrato nel 2005 a Ciancimino durante una perquisizione. Si tratta di un biglietto strappato con poche frasi. Secondo l’accusa il biglietto sarebbe stato inviato dal boss Bernardo Provenzano a Marcello Dell’Utri tramite Massimo Ciancimino. Per i pg Cosa nostra avrebbe fatto pressioni a Berlusconi per ottenere una tv. “Chiediamo che vanga acquisito l’originale del biglietto -ha detto ancora Sammarco- per potere fare una valutazione”. Presente in aula il senatore Marcello Dell’Utri. Il presidente della Corte d’Appello Claudio Dall’Acqua e i giudici a latere si sono riuniti in camera di consiglio per decidere se accogliere o meno le richieste della difesa.

Mangano ad Arcore per proteggere Berlusconi

[NON AVERE UN PENSIERO E SAPERLO ESPRIMERE:E' QUESTO CHE FA DI UNO UN GIORNALISTA. Karl Kraus]
“Vittorio Mangano fu assunto nella tenuta di Arcore di Silvio Berlusconi per coltivare interessi diversi da quelli per i quali fu ufficialmente chiamato da Palermo fino in Brianza”. Sono le parole dure del procuratore generale Antonino Gatto che entra subito nel vivo della requisitoria del processo d’appello al senatore Marcello dell’Utri (Pdl) per concorso esterno in associazione mafiosa. Il parlamentare è stato condannato in primo grado a nove anni di carcere. L’assunzione di Mangano ad Arcore fu dunque legata, secondo il pg, alla necessità che all’epoca avevano tanti imprenditori, tra i quali c’era lo stesso Berlusconi, di trovare una difesa rispetto al pericolo di sequestri. Perfino caustico il Pg: “Davvero dall’estremo nord ci si dovette spostare a Palermo per trovare una persona che non conosceva la zona e le coltivazioni brianzole? In realtà – ha proseguito Gatto – non solo Mangano di cavalli e di coltivazioni non sapeva nulla, ma se guardiamo i suoi numerosissimi precedenti penali, gli interessi che coltivava erano di tutt’altra natura rispetto a quelli agricoli”.

giovedì 24 settembre 2009

In Iran non esistono diritti civili

[NOI SIAMO IRRIMEDIABILMENTE IN RITARDO SULLA STUPIDITA'. Jean Baudrillard]
L'ex presidente iraniano Mohammad Khatami e il riformista Mehdi Karrubi hanno aderito al Green Path of Hope, il nuovo partito di Mussavi (nella foto). Lo riferisce l'agenzia Ilna. ''Khatami e Karrubi fanno parte del consiglio centrale del partito'', ha annunciato il consigliere di Mussavi, Ali Reza Hosseini Beheshti. ''La via verde della speranza è costituita per difendere le legittime richieste del popolo e favorire il raggiungimento dei suoi diritti'', aveva detto Mussavi lanciando la nuova formazione. L’ex presidente riformista iraniano Mohammad Khatami e i due candidati dell’opposizione alle scorse presidenziali di giugno, Hossein Mousavi e Mehdi Karoubi, dovrebbero essere «processati e puniti» per il ruolo svolto nelle proteste post-elettorali. Lo ha affermato oggi un alto responsabile dei Guardiani della rivoluzione. «Qual’è il ruolo di Khatami, Mousavi e Karoubi in questo colpo di Stato? Se sono gli istigatori, ed è questo il caso, i responsabili della giustizia e della sicurezza devono arrestarli, processarli e punirli per domare i fuochi di questo complotto», ha scritto Yadollah Javani in un articolo pubblicato dal settimanale Sobhe Sadegh, dell’ufficio politico dei Guardiani della rivoluzione. Mahmud Ahmadinejad è ufficialmente da qualche mese il nuovo presidente dell’Iran. Il Consiglio dei Guardiani ha approvato l'esito del voto rigettando le proteste dei candidati sconfitti, che hanno portato a manifestazioni di piazza e disordini senza precedenti nei 30 anni della Repubblica islamica. Dopo il riconteggio del 10 per cento delle schede effettuato, il capo del Consiglio, l’ayatollah Ahmad Jannati, ha informato il ministero dell’Interno che non sono state riscontrate irregolarità di rilievo. Alla revisione, secondo quanto è stato possibile sapere, non hanno partecipato i rappresentanti dei due candidati che avevano chiesto l’annullamento del voto denunciando gravi brogli: il moderato Mir Hossein Mussavi e il riformista Mehdi Karrubi. Il portavoce del Consiglio dei Guardiani, Abbas Ali Katkhodai, aveva detto stamane che Mussavi aveva avuto ieri sera un incontro con l’organismo di vigilanza e che aveva posto come condizione per cooperare alle operazioni l’accettazione di alcuni suoi «suggerimenti». Un suo rappresentante è tornato a discuterne con i membri del Consiglio, ma dal colloquio, ha sottolineato il portavoce, «non sono usciti risultati chiari». Nelle ore che hanno preceduto l’annuncio ufficiale dei risultati le forze di sicurezza sono tornate a presidiare diverse aree della città dove per gli otto giorni seguiti alle elezioni si erano avute manifestazioni di oppositori, stroncate il 20 giugno dalla polizia e dai miliziani islamici Basiji dopo che la Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, aveva ordinato di cessare i raduni. Almeno 17 persone, secondo un bilancio ufficiale, sono rimaste uccise negli incidenti. Anche, secondo quanto riferiscono diversi blog, molti sostenitori di Mussavi avrebbero cercato di formare una catena umana lungo il viale Vali Asr, ma le forze di sicurezza lo avrebbero loro impedito. Le stesse fonti, che non trovano conferme ufficiali, dicono che non vi sono stati scontri. Nel frattempo rimane alta la tensione con l’Occidente, in particolare con la Gran Bretagna, dopo gli arresti avvenuti di nove dipendenti iraniani dell’ambasciata britannica a Teheran, accusati di avere avuto un «ruolo» nel fomentare i disordini. Cinque di loro, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Hassan Qashqavi, sono stati rilasciati, mentre gli altri quattro sono ancora sotto interrogatorio. Il portavoce ha assicurato che il governo della Repubblica islamica «non ha in programma la chiusura di alcuna ambasciata europea a Teheran» nè «la riduzione del livello delle relazioni diplomatiche», nemmeno con Londra. Tuttavia il primo ministro britannico Gordon Brown ha condannato l’arresto dei dipendenti iraniani definendolo «un’azione inaccettabile, ingiustificata e senza fondamento». Non solo torture ma anche stupri, per piegare la volontà dei giovani manifestanti arrestati dopo i disordini seguiti alla controversa rielezione del presidente Mahmud Ahmadinejad lo scorso 12 giugno. Stupri generalizzati, su ragazzi e ragazze, "una tragedia" per la Repubblica islamica peggiore della dittatura della Scià. Dopo che le autorità iraniane hanno ammesso che alcuni oppositore in carcere sono stati torturati e che tre sono morti ("ma per malattia"), Mehdi Karrubi, uno dei candidati sconfitti, ha alzato il tiro con un carico da novanta. "Alcuni alti funzionari mi hanno riferito cose veramente vergognose - ha scritto in una lettera all'ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani -che alcune giovani donne sono state selvaggiamente violentate ... Che anche alcuni giovani uomini sono stati selvaggiamente violentati e che da allora soffrono di depressione e hanno seri problemi psicologici e fisici". "Se ciò fosse vero, sarebbe una tragedia per la Repubblica islamica - ha aggiunto Karrubi. Una tragedia che cancellerebbe i peccati di molte dittature, compresa quella del deposto Scià". La lettera è stata inviata a Rafsanjani il 29 luglio e Karrubi aveva avvisato che - in mancanza di risposta - l'avrebbe resa pubblica entro dici giorni. Di giorni ne sono trascorsi due in più e ora la denuncia è andata su Internet, impossibile da ignorare anche per le autorità di Teheran. Una prima, breve, risposta è venuta dal presidente del parlamento Ali Larijani. La veridicità di queste affermazioni, ha detto, è tutta da verificare e si devono aspettare le conclusioni dell'apposita commissione, incaricata dal Parlamento di indagare sulle condizioni dei detenuti e delle prigioni. Ed è probabilmente da considerarsi un'altra risposta, seppure dal fronte opposto, anche la decisione di Rafsanjani di rinunciare a guidare - come previsto dalla turnazione tra i quattro più importanti ayatollah di Teheran - la preghiera collettiva di venerdì nella capitale. L'ex presidente intende evitare che si verifichino "eventuali scontri". Attualmente sono circa 200 le persone ancora rinchiuse in carcere e di queste almeno 110 sono dal primo agosto sotto processo di fronte ai giudici del Tribunale rivoluzionario di Teheran. Circa 2.000 erano state arrestate in seguito agli scontri e alle manifestazioni durante le quali ci sono stati - secondo il bilancio ufficiale - 30 morti. Proprio in relazione al processo, le autorità di Teheran hanno ribadito con estrema decisione che la responsabilità dei disordini viene dall'Occidente, che continua con le sue "ingerenze" nelle questioni interne iraniane. Ripetendo che il processo si tiene nel rispetto "delle leggi internazionali" e che la reazione dei paesi occidentali è "illegale e sorprendente", il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Hassan Ghashghavi è stato lapidario: "Resisteremo con decisione a qualsiasi intervento" straniero. Non sono quindi sorprendenti, secondo gli osservatori, le successive dichiarazioni sui tre americani arrestati a fine luglio dopo aver sconfinato dall'Iraq. La vicenda rischia di andare per le lunghe, ha avvertito il capo della commissione parlamentare iraniana della Sicurezza nazionale Aladdin Brujerdi. E ha spiegato: "Dato che abbiamo tenuto in carcere nostri responsabili per un certo periodo di tempo, non credo che gli americani si aspettino che la sorte di queste persone sia decisa rapidamente". Prima di lui, un influente parlamentare della stessa commissione, Mohammad Karamirad, aveva affermato che "il loro ingresso illegale non può essere del tutto estraneo ai disordini post-elettorali ... Quale missione dovevano portare a termine in Iran? Perché non hanno chiesto visti iraniani?". Come dire: siamo certi che sono spie.

Occidente contro Ahmadinejad

[LA SOLA ANTITESI ASSOLUTA ALL'ASSOLUTO SONO LE SCEMENZE. Soren Kirkegaard]
Sono bastate poche parole, un riferimento al comportamento «inumano» di Israele nei territori palestinesi, e decine di delegazioni hanno lasciato la sala dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove stava parlando Mahmoud Ahmadinejad.Da qualche giorno circolava tra le cancellerie dell’Unione Europea un’indicazione sul comportamento da tenere nel caso in cui il presidente iraniano si fosse lanciato in una delle sue tirate negazioniste dell’Olocausto. La strategia, secondo fonti diplomatiche europee, era di mandare una rappresentanza di basso profilo e alzarsi tutti insieme al primo accenno anti-semita. Non è però andata come previsto: Ahmadinejad ha evitato per una volta di parlare della cancellazione di Israele dalle carte geografiche, e l’Unione non è riuscita ad agire compatta.Quando il presidente iraniano ha accusato Israele di «politiche inumane» nei territori palestinesi, i rappresentanti dei grandi Paesi dell’Ue sono usciti: ma la Svezia, presidente semestrale di turno dei Ventisette, è rimasta insieme a Spagna, Portogallo e Finlandia. Se ne sono andati invece Italia, Stati Uniti, Canada, Nuova Zelanda, Francia, Gran Bretagna, Germania, Paesi Bassi, Lituania, Polonia e Slovacchia. Davanti a una sala mezzo vuota, Ahmadinejad ha comunque continuato il suo attacco, soprattutto contro gli Usa.«Il regime del capitalismo sfrenato, che è iniquo in sè», ha tuonato il presidente iraniano, «è in un vicolo cieco e non riesce a muoversi. È venuta la fine per coloro che decidono che cosa sono la democrazia e la libertà, e fissano standard che loro stessi sono i primi a violare. Essi non potranno più essere giudici e boia». Dopo aver invocato il «ritorno del monoteismo e della giustizia», Ahmadinejad è tornato a parlare dei territori palestinesi, e ha puntato il dito contro il sostegno americano alla politica israeliana.«Come è possibile che i crimini commessi dagli occupanti contro donne e bambini indifesi, e la distruzione delle loro case, delle loro fattorie, dei loro ospedali e delle loro scuole, sia sostenuta indiscriminatamente da certi governi che allo stesso tempo sottopongono gli oppressi a un blocco che nega loro i bisogni fondamentali, come il cibo, l’acqua e le medicine, e porta al genocidio?», ha polemizzato il leader di Teheran.

Scudo fiscale: l'ultima porcata di Berlusconi

[... CHE DIRE DELLE LEGGI DEGLI UOMINI CHE DEVONO PER NON ESSERE DISUMANE
FARE
DUBITARE SEMPRE A CHI LE APPLICHI CHE POTREBBE DARSI ESSE NON SIANO
VERE E
GIUSTE LEGGI ?
Giuseppe Ungaretti]
A dieci giorni dalla scadenza, il decreto legge che contiene lo scudo fiscale in versione maxi incassa il via libera del Senato e passa all’esame della Camera. L’ampliamento della sanatoria che consente di far rientrare in Italia i capitali esportati illegalmente e che "salva" anche il reato di falso in bilancio conta però molti avversari: non solo le opposizioni parlano di «porcata», ma anche l’Associazione nazionale dei magistrati bolla come «amnistia» le modifiche introdotte in extremis a Palazzo Madama. «Chi vuole che sia riconosciuta la sua autonomia - replica il Guardasigilli Angelino Alfano - deve accettare che è il Parlamento sovrano che fa le leggi». Intanto, il Colle, che lo scorso luglio ha chiesto al governo di rivedere le norme ottenendo un decreto legge correttivo, continua a vigilare: «Nessun commento. Quando mi sarà trasmesso - assicura il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano parlando all’agenzie Ansa - il testo da promulgare, approvato dal Parlamento, valuterò le eventuali novità». Napolitano ha certamente davanti una strada stretta, delimitata da rigide valutazioni tecnico-giuridiche. A conti fatti però il testo uscito dal Senato ricalca quello messo a punto dal governo per rispondere alle richieste di chiarimento arrivate dal Quirinale: con la decisione di escludere dalla sanatoria tutti i procedimenti in corso (così come scritto nell’ultima versione del decreto) viene infatti salvaguardato il principio della funzionalità della giurisdizione che rappresenta un punto fermo per il capo dello Stato. «Amnistia, indulto, condono, riciclaggio di Stato, uno scandalo, una vergogna. Una porcata»: le parole usate dal fronte delle opposizioni ma anche dai magistrati non lasciano spazio a dubbi circa il giudizio negativo. Con l’introduzione dello scudo-ter, osserva il sindacato dei magistrati, lo Stato «rinuncia alla punizione» di «reati gravi». E il diritto penale richiede invece, ricorda l’Anm, «certezza ed effettività della pena». In Parlamento c’è chi abbandona i lavori, chi tira fuori cartelli in segno di protesta: il Pd e l’Italia dei Valori, ma anche l’Udc, intervengono a raffica fin dalla mattina per esprimere il proprio dissenso. «I mafiosi ringraziano. Governo anti-italiano»: queste gli slogan che al momento del voto nell’Aula di Palazzo Madama gli uomini di Antonio Di Pietro fanno sventolare fra i banchi generando un pò di confusione ma senza riuscire a impedire alla maggioranza di approvare le nuove norme. Così come puro valore simbolico assume la decisione del gruppo dei Democratici di lasciare l’emiciclo e non partecipare al voto. Diversi i piani che si intrecciano e che finiscono nel mirino del Pd. Da una parte, i senatori Democratici sollevano una questione di costituzionalità: per loro il testo all’esame introduce un indulto e dunque per essere approvato avrebbe bisogno di una maggioranza dei due terzi; dall’altra, la questione dei contenuti: le ultime modifiche sono «uno schiaffo a quegli italiani che rispettano la legge», dice il segretario Dario Franceschini. Addirittura meglio il cartello di narcotrafficanti colombiani «di Medellin», commenta sarcastica il presidente del gruppo a Palazzo Madama Anna Finocchiaro. «La sanatoria del falso in bilancio - afferma Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc - è inaccettabile. Chiediamo al ministro Tremonti di esprimersi». Maggioranza che difende senza tentennamenti il lavoro fatto: è il «segno», commenta il senatore del Pdl Salvo Fleres (primo firmatario dell’emendamento che amplia lo sanatoria fiscale) di una politica «intelligente» e improntata al «realismo e all’oggettività». E comunque, conclude il presidente del gruppo al Senato Maurizio Gasparri, «la sinistra non ci ha detto quale sarebbe l’alternativa. Loro ne hanno una sola: le tasse».

mercoledì 23 settembre 2009

STRISCIA LA NOTIZIA METTE NEI GUAI CAMMARATA

[QUANDO GLI UOMINI SI RIUNISCONO LE LORO TESTE SI RESTRINGONO. Michel De Montagne]
Un'indagine è stata aperta dalla Procura per accertare presunte irregolarità che sarebbero state compiute dal sindaco di Palermo, Diego Cammarata e dalla Gesip, la società di servizi del Comune. L'inchiesta riguarda in particolare i fatti denunciati in un servizio mandato in onda da "Striscia la notizia" in cui si evidenzia che un dipendente della Gesip non si sarebbe mai presentato al lavoro, prestando invece servizio come marinaio sulla barca del sindaco. Il programma di Ricci sembra essere rimasto l'ultima voce libera, o per lo meno una delle ultime, forse perchè i servizi non vengono fatti da giornalisti professionisti? Il dipendente della Gesip si sarebbe occupato anche di noleggiare la barca incassando, come documenta il servizio, le somme in nero.La Procura già da tempo ha avviato indagini su presunti abusi d'ufficio che riguardano la Gesip; adesso il procuratore aggiunto, Leonardo Agueci, ha disposto una delega di indagine su questa vicenda. Fra i primi provvedimenti delegati alla polizia giudiziaria, vi è quello di acquisire copia del servizio televisivo. "Il servizio andato in onda su 'Striscia la notizia' ha devastato l'immagine della città agli occhi di tutta Italia - lo afferma in una nota il capogruppo del Pd al Comune di Palermo, Davide Faraone, sollecitando le dimissioni del sindaco Diego Cammarata - abbiamo scoperto fra l'altro che il figlio del mozzo di Cammarata, risulta fra gli assunti senza concorso nelle Spa comunali e precisamente in Sispi.Siamo passati dallo scandalo Ztl a quello Amia, da quello sulla vicenda Irpef a quello visto negli ultimi giorni di una città sott'acqua per sette centimetri di pioggia: la città e sotto scacco e il suo scandalo più grande è il suo sindaco"."Il sindaco Cammarata - afferma Faraone - aveva portato in Consiglio comunale la delibera sull'aumento della Tarsu con la motivazione che serviva ad adeguare il contratto di servizio di Amia e poi di fatto abbiamo scoperto che chi era stato posto dal sindaco al governo dell'azienda sprecava i soldi dei contribuenti facendo su e giù da Dubai per operazioni ancora tutte da chiarire.Il sindaco ci dica allora a cosa serve il raddoppio dell'addizionale Irpef, se a salvare la Gesip o a pagargli il mozzo della barca?". "La barca oggetto del servizio di Striscia la notizia è di proprietà dei miei figli che l'hanno acquistata con atto del 10 febbraio 2004. Come è ovvio ne ho piena disponibilità. Purtroppo questo avviene solo raramente. Questa estate ne ho usufruito solo per un paio di fine settimana". Lo dice il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, commentando il servizio di Striscia in cui si vede un impiegato della Gesip (società di servizi del Comune), Franco Alioto, che si occupa della barca (anche del suo noleggio) invece di trovarsi al suo posto di lavoro."Dall'estate scorsa - aggiunge - la barca è in vendita, perché neanche i miei figli hanno il tempo di usarla e quest'estate la barca è rimasta praticamente ferma. Conosco il signor Franco Alioto da molto tempo e si è occupato occasionalmente, e fino a ieri, di verificare che la barca sia in ordine. Lo faceva in piena autonomia e fuori dall'orario di lavoro, come è naturale che avvenga.Al riguardo ho già disposto che la Gesip proceda ad una indagine interna sulla presenza nel posto di lavoro di Alioto". "Sull'episodio - prosegue - riportato nel servizio di Striscia, posso affermare che questa estate il signor Alioto chiese di noleggiare la barca.Tale autorizzazione gli fu negata e gli fu intimato anche di restituire l'acconto che impropriamente aveva ritenuto di farsi lasciare, come lo stesso ha subito fatto. Mi auguro che gli intervistatori confermino tutto questo. Ho comunque dato incarico ai miei legali di tutelare i miei diritti davanti le sedi competenti".

BANCHE, IN ITALIA RECORD CARO-CONTO E COSTI NASCOSTI

[SE TU VUOI CHE UNA PERSONA FACCIA UNA COSA CHE NON VUOLE FARE, LO DEVI PERSUADERE CON PAZIENZA, GLI DEVI DIMOSTRARE CHE E' MEGLIO PER TUTTI SE LUI FA QUELLO CHE VUOI TU, SE INVECE PERDI LA PAZIENZA E L'AMMAZZI,LUI MUORE, E' VERO,MA LA BATTAGLIA LA PERDI MAGARI TU PERCHE' NON SEI STATO CAPACE. AD AMMAZZARE TUTTI SONO BUONI. Nicola Nick Gentile]

Le banche italiane sono le più care d'Europa e i loro clienti sono ostaggio di istituti di cui non conoscono bene i costi, perché nascosti, ma che non cambiano perché non sono in grado di valutare altre offerte. E nemmeno del consiglio degli impiegati ci si può fidare, perché sono orientati dai bonus che percepiscono. E' la Commissione Ue che punta il dito contro il caro-conto bancario Ue, Italia in testa, e annuncia un giro di vite sulla trasparenza. Ma l'Abi respinge le valutazioni di Bruxelles, contestandone le cifre. A fare luce sui costi di conti e operazioni bancarie d'Europa é un rapporto dei servizi della Commissione Ue che si occupano della protezione dei consumatori, guidati dalla commissaria Meglena Kuneva, che oggi accusa: "I prezzi occulti sono inaccettabili, soprattutto per un prodotto il cui utilizzo è secondo solo a quello dell'elettricità". E la Kuneva cita l'Italia, un "un esempio negativo", il Paese dove tenere un conto corrente costa più caro che nel resto d'Europa: "Circa 831 euro l'anno per conto e un numero medio di operazioni, il prezzo più alto, mentre il più basso sono i 28 euro della Bulgaria", spiega. "Tutte le voci di spesa del conto sono più alte della media Ue e fanno dell'Italia il Paese dove tenere i soldi in banca costa di più", si legge nel rapporto di Bruxelles. Secondo lo studio, in media un conto italiano base costa 253 euro, contro i 178 della Spagna, 154 della Francia, 103 della Gran Bretagna, 89 della Germania e i 28 della Bulgaria, la meno cara d'Europa. Ma nonostante i costi elevati, i clienti delle banche italiane non cambiano istituto. Per paura dei costi nascosti: solo il 10% ha spostato il conto negli ultimi due anni, "perché il consumatore non capisce cosa paga quando gli offrono un nuovo conto e, per mancanza di trasparenza, non riesce a confrontare le offerte e resta con quello che ha", spiegano i tecnici di Bruxelles. E se si chiede consiglio all'impiegato di fiducia, spiega il rapporto, c'é il rischio che il suggerimento sia interessato perché i sistemi di remunerazione dei dipendenti delle banche li spingono a vendere non i prodotti più adatti al cliente ma quelli che fanno guadagnare di più gli istituti. "I consumatori si fidano del loro impiegato di banca come del proprio medico, ma non dovrebbero", ha detto Kuneva. Ma le banche italiane contestano le cifre della Commissione: "Il prezzo del conto corrente in Italia è di circa 100 euro, ben inferiore rispetto a quello diffuso oggi a Bruxelles", ha detto il presidente dell'Abi, Corrado Faissola. Secondo l'Abi, in base ai dati confrontabili "nel motore web Conti Correnti a Confronto (uno dei più grandi database in Europa contenente oltre 750 diversi conti correnti con i rispettivi indicatori sintetici di costo) il costo del conto corrente italiano è, in media, di 107 euro, un dato in linea con quello calcolato dalla Banca d'Italia".

TREMONTI, LE BANCHE NON COMANDINO

[IL TEMPO RENDE POETICI ANCHE I CAMPI DI BATTAGLIA. Graham Greene]
In Italia da alcuni anni la discussione sulla crisi dell'economia sembra attenta più alla caccia al colpevole che alla ricerca di cause e rimedi. Sono state messe alla sbarra quasi tutte le categorie sociali: i lavoratori dipendentidel settore privato, accusati di essere poco produttivi e troppo sindacalizzati; gli impiegati pubblici, bollati come fannulloni e talvolta come corrotti; i lavoratori autonomi e i piccoli imprenditori che evadono le tasse. Solo gli imprenditori e i grandi manager sono riusciti, finora, a scansare il banco degli imputati, assumendo il tono severo e l'espressione sccigliatadei giudici imparziali. Danno la pagella a tutti gli altri e trovano sempre nel contesto politico - sociale, nazionale e internazionale, le cause del cattivoandamento delle loro imprese. Mentre tutto il mondo cambia ,e la stessa economia italiana è attraversata da nuovi protagonismie forti trasformazioni,la borghesia industriale tradizionale appare ormai più orgogliosa che energica. Sembra avere assimilato dalla politica l'arte del consociativismo. Il dibattito sui bonus dei banchieri, dice Tremonti, serve a dare un messaggio più generale: le banche non comandino sui governi. Il ministro dell'Economia, a margine del G20 finanziario di Londra, ha aggiunto: 'Non ha senso che le banche siano più grandi dei governi stessi, tanto che poi quando hanno problemi questi diventano anche problemi dei governi. Le banche devono essere al servizio della gente, non la gente al servizio delle banche'. Le banche stanno realizzando profitti «grazie al miglioramento dell'economia, all'intervento dei governi e delle banche centrali» e devono approfittare del momento per rafforzare il capitale e tenere a mente a questa priorità «prima di decidere della distribuzione dei dividendi, dei piani di riacquisto di azioni proprie (buy back) o di retribuzione». È questa la posizione del governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, espressa al termine dei lavori del G20 dove il numero uno di Via Nazionale è intervenuto come presidente dell'Fsb. Davanti ad un «miglioramento delle condizioni generali» nell’economia e nel sistema finanziario, occorre poi, ha sottolineato Draghi mantenere lo slancio e la volontà di portare avanti riforme del sistema finanziario. «Quello che è emerso di importante è il sostegno molto forte all’idea che occorra mantenere lo slancio delle riforme e che non è il momento di essere compiacenti», ha spiegato il governatore di Bankitalia. Draghi ha spiegato inoltre che il Financial Stability Board da lui presieduto porterà al vertice di fine settembre di Pittsburgh la sua proposta sulle retribuzioni nel settore finanziario, nello sforzo di mettere assieme le posizioni di Francia e Germania da un lato e quelle di Usa e Gb. L'Fsb aveva già ricevuto al G20 di aprile il mandato a scrivere le linee guida della riforma del comparto finanziario, tra cui le retribuzioni. Secondo Draghi, «all'Fsb è stato chiesto di presentare le proprie proposte» al vertice di Pittsburgh spiegando come le retribuzioni dovranno essere «proporzionate e distribuite nel tempo» e che verrà introdotta la clausola di «restituzione» dei bonus in caso di cattivi risultati dell'istituto di credito o del gruppo finanziario. Le retribuzioni potranno inoltre essere corrisposte sotto forma di stock option e, in ogni caso, dovranno essere rese pubbliche. In caso di banche «aiutate dai governi» le retribuzioni potranno essere ridotte. L'obiettivo è quello di far introdurre tali principi nelle legislazioni nazionali e farlo diventare «un aspetto della supervisione» e non più solo «dei consigli di amministrazione delle banche».

martedì 22 settembre 2009

Chi compra Bot ci rimette

[LA VOLGARITA' CONSISTE NEL PRETENDERE DI ESSERE CIO' CHE NON SIAMO. Nicolas Gomez Davila]
Il rendimento "lordo" del Bot trimestrali si è fermato a 0,386%. Ma una volta pagate le tasse e le commissioni bancarie non rimane nemmeno quel piccolo guadagno. E il rischio concreto è che il rendimento "lordo" si trasformi in perdita "netta". Una volta fatti i conti, considerando il prelievo fiscale del 12,5% e le commissioni applicate dalle banche, il guadagno si assottiglia fino a diventare negativo, scendendo a -0,08%. Sottozero. È il paradosso del rendimento dei Bot che, dopo le riduzioni previste negli ultimi due mesi, segna nuovi cali. Chi ha sottoscritto i titoli trimestrali più che mettere a segno un piccolo guadagno - secondo i calcoli dei rendimenti netti fatti dall’Assiom, l’associazione degli operatori di mercato - potrebbe registrare una piccola perdita, con l’effetto di aver «prestato» soldi allo Stato per tre mesi aggiungendo anche una piccola posta di spese. L’asta che rischia di penalizzare i Bot-people ha assegnato Bot trimestrali ed annuali, con due nuovi minimi storici nei rendimenti lordi. I Bot a tre mesi hanno lasciato sul terreno poco più di un decimo di punto scendendo dallo 0,492% di metà luglio allo 0,386%, il valore più basso registrato da una emissione di titoli pubblici del Tesoro italiano. Record negativo anche per i Bot annuali. I titoli annuali, che ad agosto avevano appena rialzato la testa, perdono 0,210 punti, con un rendimento che passa dallo 0,951 ferragostano allo 0,741 di adesso. Ma il rendimento lordo non è il vero guadagno dell’investitore. Vanno considerate anche le tasse da pagare - il 12,5% - e le commissioni richieste dalle banche per effettuare l’operazione. Il beneficio così si riduce, con la possibilità, che fino ad oggi era rimasta teorica, di trasformare il guadagno in perdita. È quel che è accaduto per i titoli trimestrali. Il calcolo del guadagno effettivo, calcolato dall’Assiom, parte dal rendimento dello 0,386 unito al prezzo di aggiudicazione di poco sotto alla pari (a 99,9): applicando la ritenuta fiscale del 12,5% il rendimento scende a 0,32%. Se a questo si tolgono anche le commissioni massime possibili si cala ancora a -0,08%. In pratica si paga per investire. Per un impegno di 10.000 euro, l’ipotetico guadagno lordo annuo è di 38,2 euro e si trasforma al netto in una maggiore spesa (o perdita) di 8 euro l’anno. Non scendono sotto zero, ma certo garantiscono un ritorno quasi nullo i titoli annuali. Se si applica il prelievo fiscale al rendimento lordo di 0,741% e si considera il prezzo di aggiudicazione di 99,254, il risultato netto si ferma allo 0,65%. Tolte le commissioni bancarie si scende ancora allo 0,35%, ma si rimane comunque sopra lo zero. Per 10.000 euro investiti c’è un «ritorno» lordo di 74,1 euro che si riduce ad un netto di 35 euro.

In Italia forti segnali di ripresa

[IL POSTO PEGGIORE PER RICAVARE UN'IMMAGINE ACCURATA DI UN CICLONE E' DELLA CALMA RELATIVA DEL SUO OCCHIO. Naomi Klein]
L’Italia cerca di emergere dalla recessione. A luglio l’industria del bel Paese è tornata a crescere, mettendo a segno un progresso con cui ha più che recuperato la contrazione del mese precedente. E sebbene i dati sulla dinamica annua restino in pesante contrazione, da diversi centri studi giungono segnali incoraggianti sull’evolversi delle prospettive. Secondo l’Isae sull’insieme del trimestre luglio-settembre la produzione industriale, componente chiave di tutta la crescita economica, dovrebbe recuperare un 3,2 per cento dal periodo precedente, e proseguire stabile nel finale d’anno. Intanto l’Ocse ha rilevato «segnali di ripresa più forti» per le maggiori economie mondiali, e proprio l’Italia ha messo a segno i rialzi più consistenti del suo superindice previsionale.Gli analisti continuano a mantenere un atteggiamento cauto nella lettura dei dati. Secondo l’Istat, a luglio la produzione industriale è aumentata dell’1 per cento rispetto al mese precedente. A giugno aveva subito una flessione dello 0,6 per cento, dopo che a maggio si era interrotta una fase di nove mesi consecutivi di contrazione. Il lascito di questo periodo resta pesante, e nel paragone con il luglio 2008 la produzione risulta calata il 17,5 per cento in termini assoluti, e del 18,2 per cento guardando ai dati depurati dagli effetti di calendario.Ma anche sulla dinamica annua il valore di luglio segna una attenuazione della contrazione. Secondo l’Istat sull’insieme dei primi sette mesi la produzione è calata del 21 per cento rispetto allo stesso periodo di un anno prima, tenendo conto delle differenze di giorni lavorativi.Secondo Marco Valli, economista di UniCredit, i dati di oggi «sono molto coerenti con l’ipotesi che l’Italia possa uscire dalla recessione nel trimestre in corso, anche se rileviamo che i valori sulla produzione industriale risultano particolarmente volatili durante il periodo estivo, a causa delle difficoltà a correggerli per le variazioni di calendario. Per il momento - aggiunge in una nota di analisi - manteniamo la nostra previsione di un Pil invariato nel terzo trimestre».Secondo l’Isae, il dato di luglio è migliore delle attese e per il terzo trimestre l’istituto prevede un recupero del 3,2 per cento della produzione industriale, rispetto al trimestre precedente. Mentre «le prime stime relative agli ultimi tre mesi dell`anno indicano una stabilizzazione dell`attività».Intanto secondo l’Ocse a luglio il superindice previsionale composito (Cli) ha segnato un aumento di 1,5 punti dal mese precedente per l’insieme dei 29 stati monitorati, mentre il paragone su base resta in ribasso per 1,9 punti. Per l’Italia ha registrato un incremento di 2,7 punti dal mese precedente, e rispetto al luglio del 2008 risulta aumentato di 8 punti. In entrambi i casi si tratta degli aumenti più forti tra i paesi seguiti.I dati di luglio «mostrano rafforzamenti dei segnali di ripresa nella maggior parte delle economie dell’Ocse», osserva l’ente parigino. «Chiari segnali di ripresa sono ora visibili in tutte le sette maggiori economie avanzate, in Particolare Francia e Italia - aggiunge l’Ocse - così come in Cina, India e Russia». Per l’insieme del G7 il superindice ha segnato un progresso di 1,7 punti dal mese precedente, mentre la variazione su base annua resta negativa per 2,5 punti. Per l’area dell’euro questo indicatore ha registrato un progresso mensile di 1,9 punti a luglio, mentre su base annua risulta aumentato di 1,4 punti.

lunedì 14 settembre 2009

FALLIMENTO GESAP

[CIO' CHE SI SCRIVE COME PER GIOCO UN ALTRO LO LEGGE CON TENSIONE E PASSIONE. CIO' CHE SI SCRIVE CON TENSIONE E PASSIONE, UN ALTRO LO LEGGE PRENDENDOSENE GIOCO. Paul Valery]

Il bilancio consolidato della Gesap chiuso al 31 dicembre 2008 evidenzia un valore della produzione pari a 47.340.583 euro(43,4 milioni nel 2007), un Ebit di -1.255.077 euro (-210 mila euro nel 2007), ed una perdita di esercizio, di -1.019.104 euro da - 1.074.313 euro dell'esercizio precedente. L'insolvenza del gruppo Alitalia verso la Gesap risulta esposta per poco più di 4,7 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti 1,2 milioni di euro nei riguardi dell'amministrazione straordinaria, in prededuzione: nonché di quello della controllata Gh Palermo, per quanto in sensibile prograsso rispetto all'esercizio precedente, per effetto delle perdite sui crediti vantati nei riguardi di Alpi Eagles ed Alitalia. Gli amministratore delegati, in tutti questi anni, perchè non hanno applicato l'articolo 802 del codice civile nei confronti delle compagnie più indebitate? Nei paesi civili e amministrati in maniera oculata i bilanci della Gesap spa sarebbero già in tribunale e il commissariamento dell'azienda sarebbe un atto dovuto. Ma siccome siamo in Italia dove i soldi pubblici vengono sperperati senza che nessuno intervenga, è tutto normale. In fin dei conti cosa possiamo pretendere dai componenti del consiglio di amministrazione della Gesap, figli leggittimi di questa classe politica regionale arrogante e incapace?

sabato 12 settembre 2009

Il pentito fa tremare Berlusconi

[IN ITALIA CI SONO POCHI IMBECILLI, MA MOLTISSIME CANAGLIE. Filippo Tommaso Marinetti]
Le dichiarazioni dell'ex boss Gaspare Spatuzza sono al centro di nuove inchieste su mafia e politica avviate dalle procure di Milano, Firenze, Palermo e Caltanissetta alle quali, forse, ha voluto far riferimento il premier Berlusconi nel criticare alcuni frammenti di procure: "È follia pura. So che ci sono fermenti in Procura, a Palermo, a Milano. Si ricominciano a guardare i fatti del '93, del '92, del '94... Mi fa male che queste persone pagate dal pubblico fanno queste cose cospirando contro di noi che lavoriamo per il bene del Paese". Siamo al delirio senile, papi Silvio si prende troppo seriamente, ma chi crede di essere. Il neo collaboratore di giustizia Spatuzza ha riferito degli intrecci che i suoi ex capimafia, Giuseppe e Filippo Graviano, avevano fra il 1992 e il 1995 con i politici e gli imprenditori del Nord. I Graviano vennero arrestati da latitanti nel capoluogo lombardo. E le indagini misero in evidenza i contatti che avrebbero avuto a Milano anche con Marcello Dell'Utri, il senatore del Pdl, amico del premier Silvio Berlusconi, condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa e per il quale è in corso il processo d'appello a Palermo. A fine mese il pg inizierà la sua requisitoria. Spatuzza è stato interrogato a lungo nei mesi scorsi dal pm di Firenze Nicolosi e dal procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini, nell'ambito della nuova inchiesta sulle stragi del 1993, che riguarda molti punti rimasti ancora oscuri nonostante le sentenze di condanna definitiva di mandanti ed esecutori. A Milano è stato aperto uno stralcio, di cui è titolare, appunto, il pm Boccassini, sulla strage di via Palestro che causò cinque morti il 27 luglio '93. Per l'eccidio sono stati condannati definitivamente all'ergastolo i fratelli Giovanni e Tommaso Formoso, ritenuti coordinatore e basista. Dalle indagini era emerso che sarebbe stato proprio Giuseppe Graviano a chiedere ai Formoso di collaborare alla strage. Le rivelazioni di Spatuzza potrebbero riaprire vecchie inchieste archiviate dai giudici in Sicilia. A Palermo, nel 1996, la procura chiese ed ottenne l'archiviazione per riciclaggio nei confronti di Berlusconi e Dell'Utri, indagati con l'aggravante di avere avvantaggiato la mafia. Pochi anni dopo a Caltanissetta il procuratore Gianni Tinebra chiedeva ed otteneva l'archiviazione, sempre per Berlusconi e Dell'Utri, dall'accusa di strage, nell'ambito dell'uccisione di Falcone e Borsellino. Adesso le dichiarazioni di Spatuzza hanno dato nuovo impulso alle indagini riaprendo e rivedendo vecchi filoni d'inchiesta. Infine, pochi mesi fa, i pm di Palermo hanno ritrovato fra le carte che erano state sequestrate a Massimo Ciancimino, una lettera indirizzata al premier in cui - secondo gli inquirenti - i corleonesi chiedevano nel 1994 "all'onorevole Berlusconi" di mettere a disposizione di Cosa nostra una sua rete televisiva, minacciando di morte il figlio se non avesse accolto la richiesta.Rientrato da un viaggio all’estero, Francesco Messineo si dice sorpreso dalle polemiche di questi giorni e si chiede «come possa essere chiamata in causa la Procura di Palermo, con riguardo alle indagini sulle stragi del ’92-’93, sulle quali il mio ufficio non ha competenza alcuna». Il capo della Dda del capoluogo siciliano risponde così a distanza al premier Silvio Berlusconi, il quale aveva parlato di indagini delle Procure di Palermo e Milano sulle stragi Falcone e Borsellino e su quelle del ’93 a Roma, Firenze e Milano, con riferimento alla nascita di Forza Italia e alla discesa in campo dello stesso Berlusconi. «La procura di Palermo - ha detto Messineo - sta svolgendo indagini sulle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, che con noi parla però di omicidi avvenuti in città e non di altri fatti che non rientrano nella nostra competenza».Spatuzza è il dichiarante che ha dato una versione nuova dell’eccidio di via D’Amelio, smentendo i vecchi pentiti: le sue dichiarazioni sul punto vengono trattate a Caltanissetta. Messineo non ha precisato se sia stato riaperto il fascicolo «Sistemi criminali», un’inchiesta archiviata nel 2003, nella quale si cercava di delineare un eventuale intreccio fra mafia, settori deviati delle istituzioni e massoneria. «Su questo non ho riferimenti», ha detto il procuratore. Il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, intanto, incalza Berlusconi. «Il premier - osserva - ha attaccato i magistrati di Milano e di Palermo nonostante, come ha detto oggi il procuratore di Palermo, non si stiano occupando di lui. Evidentemente lui sa più cose di loro in ordine a rapporti con la mafia. Allora lo andasse a dire ai magistrati, piuttosto che prendersela con i magistrati».

L'influenza A H1N1 ha provocato almeno 3.205 decessi

[SE DIO E' MORTO, TUTTO E' MORTO E NOI NON SIAMO CHE UN MUCCHIO DI LETAME ANCORA CALDO DEL FIATO DIVINO. Joyce Mansour]
Il volo Alitalia AZ1797, partito alle 11 da Roma, gioverdì scorso,per Palermo, è stato bloccato dopo l'atterraggio all'aeroporto Falcone-Borsellino del capoluogo siciliano per la presenza a bordo di una donna proveniente dagli Stati Uniti che presenta sintomi analoghi a quelli dell'influenza AH1N1.Scattato il protocollo sanitario, sul velivolo è stato fatto salire un medico e personale della Croce Rossa.I passeggeri sono stati fatti scendere dall'aeromobile, ad eccezione della donna che presentava i sintomi dell'influenza e di 24 persone che sedevano nelle file vicine che saranno adesso sottoposte ai controlli medici. Il virus dell'influenza A H1N1 ha provocato almeno 3.205 decessi dallo scoppio dell'epidemia. Secondo l'ultimo aggiornamento Oms, l'aumento è di 368 morti rispetto alla settimana scorsa.Il continente americano resta il piuù colpito con 2.467 decessi, ma casi sono segnalati in ogni Paese.Nelle regioni temperate dell'emisfero nord l'attività del virus è 'variabile'.In Europa secondo l'Ecdc i nuovi casi nelle ultime 24 ore sono 455, 128 in Italia.Arriva il febbre-detector. I casi di influenza «A» finora accertati in Lombardia sono 70 e per il Pirellone «non c’è motivo di allarme per la salute pubblica». Ma anche se i dati fin qui raccolti «sono tali da escludere per quanto riguarda il nostro territorio una pandemia», l’attenzione della Lombardia verso la nuova influenza (A-H1N1) è alta e l’assessore alla Sanità, Luciano Bresciani, rinforza lo scudo di sicurezza e decide di ricorrere alle tecnologie più sofisticate, da affiancare alle solite misure consigliate come quella di «evitare contatti ravvicinati bocca-bocca» o di lavare frequentemente le mani per prevenire i contagi. Nelle prossime ore partirà dal Pirellone una richiesta al Ministero per poter utilizzare negli aeroporti di Linate, Malpensa e Orio al Serio uno «scanner termometrico» per poter effettuare controlli sui passeggeri che provengono da aree considerate a rischio. In concreto si tratta di un apparecchio in grado di evidenziare una sagoma del corpo disegnata dal calore: basterà passare davanti per completare l’analisi in 15 secondi e in caso di organi «caldi» sullo schermo apparirà il rosso. «Ho visto all’opera questo dispositivo in Nicaragua — racconta l’assessore Bresciani — e ho intenzione di adottarlo al più presto negli aeroporti della Lombardia. Grazie a un laser, l’apparecchio rileva la temperatura in tempo reale e se ad esempio un passeggero ha 38 gradi di febbre e un focus di calore nei polmoni c’è il sospetto che sia un caso da verificare». Lo scanner termometrico potrebbe essere istallato anche a Punta Raisi, aeroporto internezionale di Palermo. La persona potenzialmente influenzata verrebbe a questo punto invitata a sottoporsi ai controlli, in nessun caso potrà essere obbligata ma scatterà comunque una segnalazione all’Asl. Da metà settembre è atteso il prossimo picco di influenza e non è certo che per allora possano già essere attivi i nuovi apparecchi. «Dipende dal Ministero — avverte l’assessore — In ogni caso, di tratta di un ulteriore scudo con cui innalziamo sempre di più la nostra sicurezza». Per ottobre, quando sarà disponibile il vaccino, la Regione si prepara a somministrarlo al 40-50 per cento della popolazione, privilegiando i bambini dai 6 mesi ai 18 anni e tutti quei soggetti che, indipendentemente dall’età, presentano patologie che li espongono a rischi maggiori (cardiopatie, diabete). I primi a essere vaccinati saranno però gli operatori dei servizi essenziali: medici, infermieri, vigili del fuoco, addetti alla sicurezza. Al momento sono 70 i casi conclamati di influenza A, a fronte di 211 sospetti. «Tutti risoltisi positivamente e in tempi relativamente brevi», segnala l’assessore Bresciani. L’influenza, tranne in sei casi, ha colpito solo persone rientrate da un viaggio all’estero. Tra i contagiati, 27 hanno tra i 20 e i 39 anni e 28 tra i 10 e i 19, a conferma che il virus colpisce prevalentemente i giovani (55 su 70). In Lombardia sono 127 i medici che si sono offerti come «sentinelle» per segnalare i casi sospetti. A sostenere il monitoraggio è stata attivata infine una conferenza permanente con scambio di informazioni tra il Pirellone e il Messico. Il vaccino contro l'influenza A sarà distribuito alle Regioni e Province autonome nel periodo compreso fra il 15 ottobre e il 15 novembre 2009, secondo quanto prevede l'ordinanza firmata dal viceministro del Welfare Ferruccio Fazio. I primi ad essere vaccinati in Italia contro l'influenza A saranno personale sanitario e socio-sanitario, personale delle forze di pubblica sicurezza e della protezione civile. Secondo l'ordinanza firmata oggi dal viceministro del Welfare, Ferruccio Fazio, hanno la priorità nella vaccinazione anche "personale delle Amministrazioni, Enti e Società che assicurino i servizi pubblici essenziali" e i donatori di sangue periodici. L'ordinanza prevede inoltre che saranno vaccinate anche le donne al secondo o al terzo trimestre di gravidanza, persone a rischio, di età compresa tra 6 mesi e 65 anni, inoltre "persone di età compresa tra 6 mesi e 17 anni, non incluse nei precedenti punti, sulla base degli aggiornamenti della scheda tecnica autorizzata dall'Emea o delle indicazioni che verranno fornite dal Consiglio Superiore di Sanità" e "persone tra i 18 e 27 anni, non incluse nei precedenti punti". L'ordinanza sulle vaccinazioni contro l'influenza A considera persone a rischio quelle che soffrono di malattie croniche dell'apparato respiratorio (inclusa asma, displasia broncopolmonare, fibrosi cistica e Bpco), malattie cardiocircolatorie (comprese cardiopatie congenite e acquisite). Sono comprese nelle categorie a rischio anche persone con diabete mellito e altre malattie metaboliche; malattie renali con insufficienza renale; malattie legate al sangue (malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie), tumori, gravi malattie del fegato e cirrosi epatica. Fanno parte dell'elenco anche persone con malattie congenite e acquisite che comportino una produzione carente anticorpi; soppressione delle difese immunitarie dovuta a farmaci o al virus Hiv. Inoltre malattie infiammatorie croniche e malattie legate a malassorbimento intestinale, rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie (ad esempio malattie neuromuscolari), obesità con indice di massa corporea (peso in chilogrammi diviso per il quadrato dell'altezza in metri) superiore a 30 e gravi malattie legate all'obesità. L'elenco comprende inoltre chi ha familiari o è a contatto stretto con soggetti ad alto rischio che, per controindicazioni temporanee o permanenti, non possono essere vaccinati. L'ordinanza prevede poi che, sulla base della disponibilità del vaccino, nel corso della campagna potranno essere inserite nel programma anche altre categorie di soggetti e che il vaccino sarà "distribuito a Regioni e Province autonome sulla base della popolazione residente e ad altre amministrazioni dello Stato sulla base di specifici accordi". Il ministero del Welfare prevede che, sulla vaccinazione delle donne in gravidanza, a bambini e ragazzi da 6 mesi ai 17 anni e sulle co-vaccinazioni, "verrà emanata una successiva ordinanza dettagliata a seguito del parere del Consiglio Superiore di Sanità". Fissato, infine, "non oltre" il prossimo primo ottobre l'avvio della campagna di prevenzione dell'influenza stagionale.Le Regioni chiedono un chiarimento "politico" sulla gestione dell'influenza A. A questo scopo - a quanto si apprende - sarebbe stata convocata per il 16 settembre una riunione tra il viceministro al Welfare, Ferruccio Fazio, e gli assessori regionali alla Sanità. Le Regioni avrebbero chiesto di sapere chi vaccinare e, soprattutto, a partire da quando, attraverso l'indicazione di una data che sia valida per tutto il territorio nazionale, per evitare fughe in avanti, ossia la possibilità che in alcune Regioni la campagna vaccinale possa iniziare prima che in altre. L'ordinanza firmata dal viceministro Fazio indica che il vaccino sarà distribuito alle regioni tra 15 ottobre e il 15 novembre. In base a quanto risulta finora, a partire dalla data di disponibilità del vaccino e una volta ottenuta l'autorizzazione europea rilasciata dall'Agenzia europea per il controllo sui farmaci (Emea), le singole Regioni potrebbero partire con le campagne vaccinali sul proprio territorio. Al momento non ci sarebbe infatti una data di avvio delle vaccinazioni su tutto il territorio nazionale. Il timore espresso da diverse Regioni è che, se in alcune zone si cominciasse prima che altrove, si creerebbe una disparità palese e si innescherebbe una corsa dei cittadini per andare a farsi vaccinare lì dove è già possibile farlo. Proprio questo aspetto sarebbe uno dei principali punti al centro di confronto tra governo e Regioni, discusso anche nell'ultima riunione dell'Unità di crisi, mercoledì scorso, quando sarebbe arrivata anche la richiesta di una chiarimento "politico" sulla gestione dell'influenza A.

Nuove tensioni tra sindacati e Alitalia: scioperi in vista

[SE SI DOVESSE SPARARE SU TUTTE LE IDEE SBAGLIATE CHE PULLULANO SUL PIANETA E NELLE NOSTRE TESTE, SAREBBE L'ECATOMBE DEL GENERE UMANO. Ugo Pipitone]
L'andamento di Alitalia in luglio e agosto "é andato bene" e in settembre è previsto il break-even, quindi non ci sono state ulteriori perdite rispetto ai 273 milioni di euro indicati nella semestrale. Lo ha detto l'amministratore delegato di Alitalia, Rocco Sabelli, ai sindacati in un incontro con i sindacati per fare il punto sulla compagnia alla ripresa dopo la pausa estiva. L'ad di Alitalia dovrebbe sapere che agosto e luglio sono i mesi più ricchi per le compagnie aeree, anche nei momenti di crisi, ma nella vita non si può sempre sapere tutto. Sabelli ha quindi assicurato che gli accordi finora raggiunti saranno rispettati, sia nei contenuti sia nella valenza, e quindi - ha precisato Roberto Panella dell'Ugl - saranno assunti assistenti di volo e piloti come previsto. "Le cose non sono andate male, considerata la situazione finanziaria del Paese e la crisi mondiale - ha riferito il segretario generale della Uiltrasporti, Giuseppe Caronia -. Al momento - ha aggiunto Caronia - non è stata ancora fatta l'unificazione dei contratti del personale navigante di Alitalia e Air One ma Sabelli ci ha assicurato che non c'é alcuna volontà di disattendere o riconsiderare gli accordi, che saranno quindi rispettati. Ci siamo aggiornati fra un mese per un incontro fissato al 13 ottobre in cui sia l'azienda sia noi sindacati porteremo dei documenti per pervenire ad un protocollo sulle relazioni sindacali, che si articolerà in una serie di incontri trimestrali per fare il punto sui conti di ogni trimestre". E’ di nuovo tensione tra il personale Alitalia e i vertici della compagnia. E ancora una volta il risultato sarà "inevitabilmente la programmazione di una sequenza di scioperi" come minaccia l'Ipa (Italian Pilots Association, il sindacato in cui ha deciso di confluire l'associazione dei piloti Anpac con i suoi 1.600 iscritti) insieme alla Filt Cgil, con cui ha stretto un patto federativo. La miccia è scattata dopo la convocazione, andata a vuoto, al ministero del Lavoro dell’Anpac, che non siede al tavolo dei confronti con Alitalia, e della Filt per trovare una soluzione dopo che "l'azienda ha unilateralmente sospeso l'assunzione a tempo indeterminato di comandanti e piloti attualmente in cassa integrazione". Il rischio di tensioni, però, arriva anche dal fronte degli assistenti di volo: "Anche le sigle sindacali degli assistenti di volo hanno avviato unitariamente le procedure di raffreddamento, preliminari alla proclamazione dello sciopero, a conferma che la situazione all'interno della compagnia è insostenibile", ha fatto sapere il segretario nazionale per il trasporto aereo della Filt Mauro Rossi. E’ ormai completa l’unificazione dei sistemi informatici di gestione della flotta sul network integrato Alitalia e Air One, con un software che consentirà al Centro di Controllo Operativo dell'azienda "una gestione più semplificata e efficace della flotta, con effetti positivi anche sulla regolarità e sulla puntualità dei voli". "Nell'ambito del progetto Alis (Alitalia Integrated Solution) è stato adottato il nuovo software 'Net Line Ops' che consente la gestione unificata dell'operativo dei voli, delle esigenze di manutenzione e delle informazioni utili alla gestione operativa (condizioni meteorologiche, limitazioni operative, informazioni sulle prenotazioni, etc.) di tutta la flotta di Alitalia e di Air One". Questo nuovo software è "più evoluto e avanzato di quelli utilizzati in precedenza da Alitalia e da Air One" - si legge in una nota - e "la gestione unificata della flotta e dell'operativo dei voli rappresenta un passo fondamentale verso la completa integrazione operativa e organizzativa tra le due compagnie, dopo l'unificazione, avvenuta agli inizi di luglio, dei sistemi informatici utilizzati per prenotazioni, emissione biglietti e accettazione dei passeggeri".

giovedì 10 settembre 2009

LA GESAP E I VOLONTARI DELL'UGES

[IL GIORNALISMO, NELLA SUA ESSENZA, E' TENERE D'OCCHIO
IL POTERE E I CENTRI DEL POTERE. Amira Hass]
Ci viene segnalato che il contratto Gesap-Uges (sala amica), gestito dalla Gh Palermo, azienda controllata dalla Gesap, a fine mese scade. Dovrà essere espletata una nuova gara per aggiudicarsi l'appalto. La funzione di questo servizio in un aeroporto è delicata e con delle specifiche molto importanti. Il personale Uges si occupa dell'imbarco di passeggeri malati e che hanno grossi problemi nel muoversi in maniera autonoma. Il personale in questione spesso si occupa anche dei bagagli del passeggero che gli viene affidato. Non capiamo perché questo servizio molto importante e delicato deve essere affidato al "personale" che ufficialmente risulta volontario e che percepisce un contributo mensile, come se fosse un rimborso spese, di poco più di 500 euro. E se risulta volontario probabilmente non gli verranno pagati i contributi. Un ente pubblico, come la Gesap, non dovrebbe agevolare una politica che non fa altro che aumentare il precariato, penalizzato dal cosiddetto volontariato. Il servizio "sala amica" costa alla Gesap circa 400.000 euro all'anno, soldi che andrebbero allla ditta che ha vinto l'appalto. La Gesap dovrebbe imporre standard contrattuali dignitosi a chi si occupa della "sala amica", evitando la politica del non sento, non parlo e non vedo.

mercoledì 9 settembre 2009

Centrali nucleari in Italia? No grazie

[SENZA CONSERVATORI E SENZA RIVOLUZIONARI, L'ITALIA E' DIVENTATA LA PATRIA NATURALE DEL COSTUME DEMAGOGICO. Pietro Gobetti]

Claudio Scajola si prepara a partire alla volta degli Stati Uniti dove il prossimo 28 settembre siglerà, come lo stesso ministro ha precisato nel corso dell’ultimo Meeting di Comunione e Liberazione, l’accordo Italia-Usa a livello industriale sulla produzione di energia nucleare abbozzato nell’ultimo G8 sull’energia tenutosi a Roma. Potendo contare su un asso nella manica: il sostanziale via libera all’insediamento di una futura centrale in Sicilia, a Termini Imerese. La Sicilia è una delle cinque Regioni che i tecnici del ministero e dell'Enel hanno preso in considerazione per il ritorno dell'atomo in Italia. Le altre sono Sardegna, Puglia, Lazio e Veneto. Naturalmente, sono tutte Regioni bagnate dal mare che rappresenta una risorsa molto importante nel ciclo di lavorazione e di produzione energetica: consente, infatti, di reintegrare l'acqua evaporata dalle torre di raffreddamento di una centrale. Dopo tutto, anche lo stesso amministratore delegato dell'Enel Fulvio Conti ha riferito, in più di qualche occasione, che "i siti per le centrali nucleari in Italia li abbiamo già identificati, ma li teniamo chiusi in cassaforte". Il colosso elettrico, in partnership con il gruppo francese Edf, infatti, intende costruire quattro centrali nucleari da 1.600 Mw, ma bisogna attendere, dopo il varo della legge che ha permesso il ritorno del nucleare in Italia, i regolamenti per l'individuazione dei siti. Si tratterà in sostanza, seppur nella variante più nuova, di reattori di terza generazione. Per intenderci, come quelli fatti costruire negli anni '80 in Occidente e negli anni '90 in Estremo Oriente (Giappone e Corea). Mentre per i reattori di quarta generazione, bisogna attendere ancora 20-30 anni. L’accordo “di sistema” preannunciato da Scajola dovrebbe infatti essere seguito a distanza di pochi giorni da un secondo memorandum, in questo caso tra il gruppo americano Westinghouse (il cui controllo è passato due anni or sono dalla britannica British Nuclear Fuels alla giapponese Toshiba) e Ansaldo Energia, che consentirà alla società italiana di inserirsi nel business dell’atomo, riapertosi in Italia dall’accordo tra Enel ed Edf ventidue anni dopo il referendum che nel 1987 decise la chiusura delle centrali italiane. Come noto Scajola vuole veder partire nel 2013 la costruzione delle prime centrali nucleari italiane, un desiderio che tiene conto degli interessi dell’Enel, dettosi pronto ad avviare i lavori appena terminati due impianti in costruzione in Slovacchia (la cui entrata in funzione è prevista tra il 2012 e il 2013). Per riuscire a rispettare il ruolino di marcia e arrivare nel 2020 ad un mix energetico che veda il nucleare al 25%, al pari delle rinnovabili, e le fonti fossili (carbone pulito e gas) al 50%, occorre fare presto e trovare subito i siti in cui iniziare i lavori. Nei siti dove nasceranno le centrali nucleari si userà cemento depotenziato? La domanda nasce spontanea visto che in Italia è ormai una pessima abitudine criminale e nessuno va in galera. Molti sindaci si sono fatti avanti ma le località debbono avere caratteristiche idonee, in particolare non debbono essere esposte a rischio sismico, disporre di acqua necessaria agli impianti ed essere in zone poco antropizzate. Caratteristiche di cui Termini Imerese, dove si aggiunge anche il problema della possibile dismissione dell’impianto Fiat, sembra disporre, assieme alla volontà politica locale (manifestata peraltro anche da altre amministrazioni del Mezzogiorno), al di là dei paletti che finora ha posto il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, parlando di necessità di valutare “se il ritorno al nucleare possa portare dei vantaggi di tipo economico e che la tecnologia da utilizzare sia totalmente sicura”. Dato che una fetta consistente degli investimenti (c’è chi parla del 70%) ricadrebbe sull’indotto, non è difficile prevedere che anche in caso di referendum regionale una vasta parte dei lavoratori siciliani possa esprimersi a favore dell’iniziativa, che sarebbe vista come un segnale concreto della volontà del governo di riportare il problema infrastrutturale del Mezzogiorno al centro del dibattito politico-economico. A quel punto con accordi tecnologici e industriali in mano, a Scajola non resterebbe che farsi immortalare per le foto di rito in occasione della posa della prima pietra.

Berlusconi bulletto di quartiere

[IL POSTO DOVE PIU' FIORISCE L'OTTIMISMO E' IL MANICOMIO. Havelock Ellis]

Ha iniziato a parlare di economia, di impresa, di fiducia che gli imprenditori devono avere per superare la crisi, di made in Italy. Poi, con un improvviso cambio di registro, ha risposto alle accuse, delle quali si sente vittima, a cominciare da quella di volere limitare la libertà di stampa.Silvio Berlusconi non ha usato mezzi termini anche per accusare alcune procure che congiurerebbero contro di lui. Un Berlusconi all’attacco: insomma «Mi sono stancato di prenderle soltanto», ha detto, tutt’altro che intenzionato a farsi travolgere dalle polemiche innescate in questi mesi: dall’inchiesta sulle escort, al caso Boffo e non ultimo il gelo con il presidente della Camera Gianfranco Fini. «Un dittatore - ha detto il premier replicando alle accuse, non solo dell’opposizione ma anche dei giornali stranieri, - di solito prima attua la censura e poi chiude i giornali. In questi giorni in Italia si è dimostrato che c’è stata la libertà di mistificare, calunniare e diffamare. Questa non è una dittatura». "È follia pura che ci siano frammenti di Procura che da Palermo a Milano guardano ancora a fatti del ’92, del ’93, del ’94. Mi fa male che queste persone pagate dal pubblico fanno queste cose per congiurare contro di noi che lavoriamo per il bene del Paese", qui siamo al delirio allo stato puro. Aveva affermato che la maggioranza degli italiani vorrebbe essere come lui, oggi agli industriali tessili ha spiegato anche perchè hanno fiducia in lui: «Sapete perchè credono e hanno fiducia in me? Non solo perchè sono giovane e bello e perchè sono un imprenditore e in quanto tale non ho bisogno di rubare e questo è certo. Hanno in fiducia in me perchè sanno che i catto-comunisti non riusciranno a mettere in campo i loro piani». Ma chi è l'autore di queste battute? Vorremmo conoscerlo. Nel mirino non potevano mancare i giornali responsabili di essere «tifosi della crisi» in quanto con certe notizie diffondono solo paura: «Sono missionario di ottimismo e di fiducia, ho subito attacchi da coloro che fanno il tifo per la crisi e a Santa Margherita in un incontro tra imprenditori ho ricevuto contumelie perchè ho affermato che un imprenditore che avesse affidato il suo prodotto a quei giornali sarebbe stato un autentico masochista». Il messaggio a diffondere notizie positive, perchè la crisi è alla fine, lo ha lanciato anche alla politica che «dà un segnale disastroso: tutti contro tutti. È necessario fare squadra per superare la crisi». La conclusione l’ha riservata a Repubblica. Dopo avere elencato l’azione del suo governo, infatti ha sottolineato: «Repubblica dice che sono malato. Figuratevi cosa avrei fatto se fossi sano», e ha invitato all’applauso come per dire che è ben saldo in sella. La lotta alla mafia "non può tollerare infondate operazioni di delegittimazione dei magistrati e delle forze dell'ordine, esposti in prima linea nell'azione di contrasto alla criminalità mafiosa". L'Associazione nazionale magistrati (Anm) esprime perciò "indignazione" per le dichiarazioni "inaccettabili" del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sulle procure di Milano e Palermo."Ancora una volta l'onorevole Berlusconi -lamenta in un documento la giunta del sindacato delle toghe- definisce folli i magistrati che hanno come unica responsabilità quella di esercitare le loro funzioni al servizio del Paese, senza condizionamenti". " del tutto inaccettabile - sottolinea l'Anm- che il Capo del Governo affermi che i magistrati impegnati in indagini difficilissime su fatti tra i più gravi della storia del nostro paese, quali le stragi mafiose dei primi anni '90, sprecano i soldi dei contribuenti. Come se non fosse interesse di tutti fare piena luce, e con ogni mezzo, su vicende gravissime che presentano aspetti ancora oscuri''. "La lotta alla mafia, che il Governo in carica dichiara spesso di voler perseguire con ogni mezzo -prosegue il dcoumento- richiede un impegno corale di tutte le istituzioni e non può tollerare infondate operazioni di delegittimazione dei magistrati e delle forze dell'ordine, esposti in prima linea nell'azione di contrasto alla criminalità mafiosa". A loro l'Anm esprime "il pieno sostegno e la convinta solidarietà della magistratura italiana".

lunedì 7 settembre 2009

Tirrenia come Alitalia?

[SONO TALMENTE SOLO CHE LO SPECCHIO NON MI RIFLETTE.
Leopoldo Longanesi]
Fintecna ha convocato i segretari generali di categori il 10 settembre. Per quella data "sapremo finalmente, almeno lo speriamo, da Fintecna quale sia effettivamente la situazione finanziaria" del gruppo Tirrenia "e le condizioni di massima del bando di gara" dice il segretario generale della Uiltrasporti, Giuseppe Caronia, secondo cui è "giunto il momento di affrontare concretamente le problematiche" della privatizzazione di Tirrenia.)."Siamo pronti a trovare una soluzione industriale, da armatori". E' quanto ha dichiarato il numero uno di Moby, Vincenzo Onorato, confermando l'interesse per Tirrenia, a condizione, tuttavia, di poter valutare lo stato di salute della compagnia, per capire il prezzo al quale il Governo sarà disposto a cederla. L'offerta di Onorato non è tuttavia l'unica. Nei giorni scorsi Grandi Navi Veloci ha avanzato una proposta con la formula del time charter, ovvero l'affitto delle navi per cinque anni con opzione d'acquisto. Una soluzione del genere, però, sarebbe lontana dagli obiettivi di Tirrenia, che punta alla vendita.
Dal canto suo, l'armatore napoletano Moby vuole capire se i debiti di Tirrenia supererebbero il valore della flotta stessa, anche se un aiuto alla copertura del debito -ma non determinante- potrebbe venire dalle sovvenzioni statali per le convenzioni. Se Onorato, oltre alla compagnia di Stato, sta guardando anche altrove, per creare un'unica compagnia. Il Consiglio dei ministri ha deliberato la definizione dei criteri per il passaggio in mano privata della compagnia di navigazione, oltre che delle modalità di dismissione della partecipazione indirettamente detenuta dal Ministero dell'economia e delle finanze nel capitale della società. La delibera, ora, sarà sottoposta al parere delle Commissioni parlamentari. Così, dopo molte polemiche e discussioni viene avviato un passaggio atteso da molti. La decisione del Cdm è «un primo passo di una procedura che prevede tempi non brevi per essere completata - ha commentato il ministro delle Infrastrutture, Altero Metteoli - . Il Governo avanzerà alla Commissione Europea una richiesta di proroga dell'attuale convenzione per attuare il processo di privatizzazione». Di privatizzazione di Tirrenia si era cominciato a parlare all'inizio del 2000 con un progetto di cessione che prevedeva, per la società dell'orbita Iri, una progressiva dismissione di quote. Il vero e proprio conto alla rovescia è partito nel 2007 con il via libera del Cipe alla bozza della nuova convenzione del gruppo Tirrenia. Un passaggio cruciale e propedeutico per il successivo ok di Bruxelles al rinnovo della convenzione e, appunto, la privatizzazione della società. Il contratto in corso scade proprio alla fine di quest'annoe da qui l'accelerazione alla procedura di vendita della società. L'obiettivo del governo è quello di arrivare alla dismissione della società entro il 2009. È uno degli ultimi carrozzoni pubblici ad andare sul mercato. E non a caso. Finora la Tirrenia più che navigare ha traccheggiato. Quella manciata di milioni di utili – 15 nel 2007, meno del 3% dei 595 milioni di fatturato – che produce ogni anno non devono incantare. Senza il cospicuo intervento dello Stato che versa in conto esercizio una media di 200 milioni l'anno, quei profitti sarebbero pura illusione ottica. Certo per chi esercita un servizio pubblico e deve gestire rotte spesso anti-economiche è normale essere assistito. Ma è sempre un problema di misura. E qui si è andati ben oltre. Ma più che la redditività, cui la messa sul mercato dovrebbe ovviare (in meglio), il vero macigno che pesa sulla compagnia di navigazione è la mole dei debiti cumulati negli anni. A fine 2007 l'esposizione verso terzi era di ben 903 milioni (con una media di oltre un miliardo dal 2004 al 2006), un livello superiore di tre volte all'intero patrimonio del gruppo. Una soglia oltre il livello di guardia da anni e nel quale le banche la fanno da padrone. Dei 900 milioni, infatti, ben 731 sono soldi presi a prestito dagli istituti di credito. Che ovviamente si sono ben cautelate, vista la rischiosità del cliente. Quasi tutta la flotta è ipotecata dalle banche. Non solo. Anche le due sedi sociali di Napoli e Venezia sono in pegno al Mediocredito centrale per un finanziamento del 2005.Gli amministratori possono replicare che il solo valore delle navi-traghetto tocca il miliardo di euro. Starà ora all'advisor valutare: sta di fatto che come rileva la Corte dei Conti su 26 navi in esercizio a fine 2007 ben 11 sono assai vetuste con un'età che va dai 13 ai 32 anni. Più che battelli qualcosa di più vicino alle "carrette del mare". Con la privatizzazione quanto meno dovrebbe sanarsi un'anomalia. I membri del Cda avevano un tetto complessivo agli emolumenti di 275mila euro, poi ridotto a 120mila. Volete sapere se è stato rispettato? Assolutamente no. La magistratura contabile nel suo ultimo rapporto fa notare che i compensi totali nel 2007 degli amministratori risultavano di 973mila euro. Il tutto senza spiegazioni.