lunedì 31 agosto 2009

Bernanke vittima di una truffa

[I BUONI AMICI, ANCHE SE POSSONO FARE COSE ORRIBILI, RARAMENTE TI LICENZIANO. Naomi Klein]
I truffatori non guardano in faccia nessuno, nemmeno il presidente della Federal Reserve. Secondo quanto rivela oggi il settimanale americano Newsweek, il presidente della Fed Ben Bernanke (confermato solo due giorni fa da Barack Obama per un secondo mandato) è infatti finito nel mirino di un’organizzazione specializzata in scippi "vecchia maniera", furti di identità e frodi bancarie. Il fatto risale al 7 agosto 2008, cioè poche settimane prima che Bernanke si ritrovasse alle prese con una delle più grandi tempeste finanziarie del secolo segnata dal tracollo di Lehman Brothers. Quel giorno la moglie di Bernanke, Anna, subisce il furto della borsetta, mentre si trova seduta a un tavolo di un negozio starbucks a Washington. Per il borsaiolo si tratta di un bel colpo perchè nella borsetta si trova la patente (che negli Usa sostituisce la carta di identità), il codice fiscale, quattro carte di credito e un libretto di assegni cointestato di Wachovia. Stranamente, per un governatore della Fed che dovrebbe in teoria proteggere al massimo la propria privacy, su ogni assegno è stampato oltre al numero di conto bancario, anche l’indirizzo di casa e il numero di telefono. Quello stesso giorno Anna Bernanke denuncia il furto subito alla polizia di Washington, ma sei giorni dopo un uomo entra in una filiale di Bank of America nella contea di Prince George e incassa una serie di assegni emessi da altri, fra cui uno della famiglia Bernanke per 900 dollari. Avendo subito denunciato l’avvenuto alla polizia e per conoscenza alla sua banca, i Bernanke non hanno subito alcun danno finanziario da questa vicenda, ma resta indubbiamente irritazione per essere finiti nelle grinfie di una rete criminale. «Il furto di identità è un crimine serio che colpisce milioni di americani ogni anno», ha dichiarato Bernanke in una risposta scritta a Newsweek. «La nostra famiglia è solo una delle circa 500 che sono finite vittime di questa organizzazione. Sono grato alla forze di polizia che hanno lavorato con diligenza e solerzia a risolvere questo caso». Grazie al lavoro dei servizi segreti e della polizia postale, infatti, la rete è stata individuata e tratta in arresto. Lo scorso mese, l’uomo considerato la mente del gruppo, Clyde Austin Gray Jr. di Waldorf in Maryland, si è dichiarato colpevole di frode bancaria in un tribunale federale di Alexandria, in Virginia. Gray, che si faceva chiamare «Big head», impiegava una piccola squadra di scippatori di piccolo cabotaggio cui toccava il compito di rubare borsette e portafogli e portarli ai membri dell’organizzazione che riproducevano documenti di identità falsi recanti perlopiù la fotografie dello stesso Gray. L’associazione era nota a Chicago come «Cannon to the wiz» ed era tentacolare. I suoi membri riuscivano a infiltrarsi negli uffici federali, ma comparivano anche a eventi sportivi di primo piano. Alle finale Ncaa di Detroit, ad esempio, un membro dell’organizzazione era riuscito a rubare il portafoglio al viceprocuratore donna senza che questa si accorgesse di nulla. Nella maggioranza dei casi i documenti venivano replicati, ma le indagini non hanno permesso di appurare se questo sia successo anche nel caso dei bernanke. Quello che è certo è che gli inquirenti hanno accertato furti per almeno 2,1 milioni di dollari anche se si ritiene che il totale del bottino sia molto più alto. Se l’indagine nel complesso appare felicemente conclusa, rimane tuttavia aperto ancora un filone che riguarda proprio i Bernanke: l’uomo che ha truffato il governatore incassando il suo assegno il 13 di agosto scorso è infatti ancora a piede libero: si chiama George Lee Reid e la polizia è sulle sue tracce.

L´aeroporto di Palermo perde 900 mila euro

[QUANDO POTREMO DIRE TUTTA LA VERITA' NON LA RICORDEREMO PIU'. Leopoldo Longanesi]
L´Aeroporto di Palermo, perde non solo tratte ma per la prima volta in dieci anni anche il 4,7 per cento di passeggeri, chiudendo il 2008 con un saldo negativo in bilancio di 888.668 euro su un valore di produzione di 39 milioni. I debiti della vecchia Alitalia, quella fallita, che ammonterebbero a 1 milione e 500 mila euro; Air One non risulta essere in regola con i pagamenti delle tasse di atterraggio (gira voce che il debito ammonterebbe a 1 milione e 200 mila euro) che verranno sicuramente onorati, ma quando; infine, ma non ultimo il debito Gh Palermo, controllata dalla Gesap per il 51%. Si intuisce che quello dichiarato dal cda Gesap non è che l'antipasto del disastro economico amministrativo. Una colpa che non deriva solo della crisi delle borse o del default di Alitalia, ma da una serie di congiunture, come la discriminazione sui diritti aeroportuali, che si riflettono sulla dimensione sempre più "domestica" dell´aeroporto di Palermo, all´80 per cento frequentato dalla popolazione dell´isola, per spostarsi prevalentemente tra Roma e Milano. La mancata regolazione dei diritti aeroportuali, fa sì che un passeggero, con la stessa compagnia, per la tratta Palermo-Pisa versa alla Gesap 3,72 euro, come diritto d´imbarco, mentre il gestore di Pisa ne incassa 5,50. Il crollo del traffico aereo, con un calo di passeggeri che nel secondo semestre del 2008 ammonta a 4 milioni 127.985, arriva dopo i dati esaltanti raggiunti dal 1999 al 2007, anno in cui a imbarcarsi nei voli sono stati 4 milioni 488.281 passeggeri. Ed è uno dei principali dati cerchiati in rosso del bilancio. «Il saldo negativo in bilancio non è un indicatore di cattiva salute della società. Troveremo il riequilibrio quando si concluderanno le ripercussioni della vicenda Alitalia e quando l´Enac avrà definito il contratto di programma - afferma il presidente del consiglio d´amministrazione Giacomo Terranova - Basterà allora riallineare gli oneri tariffari, con un incremento di 2 euro per approdare a una gestione meno asfittica». L´assenza di una regolazione sui diritti aeroportuali incide sull´esercizio 2008 per oltre 2,3 milioni di euro. Il risultato negativo, scrivono gli amministratori nella loro relazione, deriva dall´effetto combinato di fattori. Tra i quali «la crescita di ricavi piuttosto contenuta, pari al 3 per cento, il collasso del traffico passeggeri registrato nella seconda parte dell´anno e un incremento dei costi più che proporzionale, del 12 per cento in più». Inoltre «il nuovo stato di gestore totale fino a questo momento ha comportato maggiori oneri senza possibilità di copertura finanziaria né di futuro recupero». Sul risultato finale ha pesato anche la mancanza del contributo annuo di 700 mila euro assicurato fino al 2007 dai soci pubblici e l´esposizione della società per 4,7 milioni di euro per la dichiarazione d´insolvenza del gruppo Alitalia. Ai soci, per portare avanti il piano di investimenti da 200 milioni di euro per i prossimi anni, la Gesap, gestore per i prossimi 40 anni, chiederà nuovi aumenti di capitale sociale di 37 milioni di euro. Il contribuente paga sempre, chi amministra male non deve rendere conto a nessuno, evviva l'Italia delle escort.

domenica 30 agosto 2009

Paradisi fiscali, la Francia ottiene 3.000 nomi dalla Svizzera

[IL DRAMMA DELLA NOSTRA EPOCA E' CHE LA STUPIDITA' SI E' MESSA A PENSARE. Jean Cocteau]
Nuova spallata al segreto bancario svizzero. Dopo la consegna agli Stati Uniti, da parte di Ubs, di 4.450 nomi relativi ad altrettanti conti correnti intestati a cittadini americani, adesso tocca alla Francia, che ha ottenuto da tre istituti di credito elvetici i nominativi di 3mila contribuenti titolari di circa 3 miliardi di euro. Prosegue così, dopo il G20 di aprile a Londra dove fu faticosamente raggiunta l'intesa per porre fine ai paradisi fiscali, l"operazione trasparenzà avviata negli ultimi mesi dalla Svizzera, nel tentativo di uscire dalla 'lista grigia' dei paradisi fiscali stilata dall'Ocse. A rendere noto il passaggio di informazioni da Berna a Parigi é stato il ministro del bilancio francese Eric Woerth, in un'intervista al Journal du Dimanche: "Abbiamo recuperato - ha detto il ministro - i nomi dei 3mila contribuenti detentori di conti nelle banche svizzere, di cui una parte corrisponde molto probabilmente a evasione fiscale". Si tratta di conti, ha aggiunto "aperti in tre banche del valore di 3 miliardi di euro. E' la prima volta che abbiamo questo tipo di informazioni, precise, con i nomi, i numeri dei conti e l'ammontare dei depositi. E' eccezionale". I contribuenti in questione, ovviamente, non la passeranno liscia: dovranno regolarizzare la loro situazione, ha tuonato Woerth, entro il 31 dicembre, perché "dopo quella data il controllo fiscale verrà applicato con tutto il rigore: inchiesta dettagliata e, se serve, sequestro giudiziario". Nei prossimi giorni, inoltre, il ministro avvierà contatti con le banche aventi sede in Francia per conoscere i nomi di quanti hanno trasferito somme in paesi con meccanismi fiscali più vantaggiosi. La decisione del G20 di dichiarare guerra ai paradisi fiscali ha spinto la Svizzera (che secondo Boston Consulting conserva nei forzieri delle proprie banche 2mila miliardi di dollari appartenenti a cittadini stranieri) ad agire con maggiore convinzione: il Paese elvetico già a marzo aveva accettato di adottare standard internazionali nello scambio di informazioni sugli evasori fiscali e da allora ha firmato accordi in materia fiscale con oltre una dozzina di governi, che però adesso vanno formalizzati. Dopo i primi due accordi definitivi (con Lussemburgo e Danimarca), proprio il 27 agosto scorso è stata siglata l'intesa con la Francia, mentre l'8 settembre è in programma un incontro con il governo tedesco. "Tutti devono capire - ha concluso Woerth - che i tempi sono cambiati", ed è quindi interesse dei contribuenti mettersi in regola il più presto possibile. Speriamo che questa politica venga presa anche dall'Italia.

Enac apre istruttoria su Punta Raisi?

[E' UN LAVORO SPORCO, MA QUALCUNO DEVE PUR FARLO... Blues Brothers]
L'Enac interviene spesso sui disservizi causati a Roma Fiumicino e a Malpensa Milano. I disservizi causati ai passeggeri nel consegnare i bagagli sono diventati intollerabili. L'Enac, in tal senso, ha minacciato la sospensione della licenza visto che le multe non hanno ottenuto il risultato voluto. Sabato scorso l'aeroporto internazionale di Punta Raisi Falcone Borsellino ha avuto 8 interruzioni (solo nella fascia pomeridiana) causati da sbalzi di tensione. Andando via, per pochi secondi, la corrente elettrica è saltato il sistema. Si sono bloccati per otto volte le scale mobili, gli ascensori, l'area condizionata, i computers ... Due gli operai (uno a otto e l'altro a 4 ore)che hanno dovuto ripristinare le interruzioni, troppi pochi un aeroporto pieno di problemi. Dunque disservizi che hanno causato dei danni esclusivamente ai passeggeri. Gradiremmo l'intervento dell'Enac per i duvuti provvedimenti necessari. I tecnici della Gesap sostengono che la colpa è dell'Enel e che loro sono vittime, ma non è la prima volta, in tutti questi anni, che succede. Una azienda seria come la St di Catania molti anni fa aveva questi problemi e li ha risolti costruendo una propria centrale elettrica, risolovendo i problemi. Ovviamente ha citato per danni l'Enel.

giovedì 27 agosto 2009

La Gesap perde 500 mila euro al mese

[DIO MI PERDONERA'. E' IL SUO MESTIERE. Voltaire]


La festa è finita? Persino in Sicilia, l'isola felice degli sprechi eterni i fondi pubblici cominciano a scarseggiare. Così dopo le pressioni di Confindustria la Regione si prepara a sciogliere il consiglio d'amministrazione dell'Ente porto di Messina. Un cda da primato: 12 membri per un ente con un solo dipendente. Il consiglio tra gettoni di presenza e indennità intasca ogni anno 130 mila euro sui 225 mila stanziati dalla Regione mentre altri 45 mila finivano in studi e consulenze. Nonostante il nome, l'ente non si occupava del porto sullo Stretto ma di una zona franca istituita nel 1952 e mai realizzata: 56 anni di soldi buttati in pasto a Scilla e Cariddi.
Ma lo spreco in Sicilia spesso va a braccetto con il potere clientelare. A Palermo si combatte tra Pdl e Udc cuffariano per i premi della Gesap, una società partecipata dal Comune. La Gesap perderebbe mezzo milione di euro al mese ma vuole assegnare aumenti di produzione a pioggia a 70 dipendenti. Il solo cda della Gesap, secondo una denuncia del Pd, costa 506 mila euro l'anno. E alcuni giardinieri assegnati agli spazi comunali sarebbero stati promossi: sono diventati autisti di dirigenti municipali palermitani. Dal verde pubblico all'auto blu.

Troppi i disservizi a Roma Fco

[DUE MALATTIE ITALIANE: L'AVVOCATO E IL PROFESSORE. Filippo Tommaso Marinetti]
Meno ritardi per gli aerei in Europa ma non a Roma Fiumicino, primo aeroporto per poca puntualità degli aerei al decollo con una media di 20,8 minuti per ogni volo. Colpa più che in altri aeroporti di disservizi legati al lavoro delle compagnie aeree. Emerge da un rapporto di Eurocontrol, l’organizzazione europea per la sicurezza del traffico aereo, relativo ai dati del mese di giugno 2009. La rotta italiana con i voli meno puntuali è la Fiumicino-Torino (seconda in Europa con 25,2 minuti di ritardo in media per ogni volo), ma nella lista delle prime venti ci sono anche la Fiumicino-Palermo (terzo posto), Fiumicino-Malpensa (quarto), Fiumicino-Atene (sesto), Fiumicino-Catania (decimo), Fiumicino-Venezia (diciassettesimo), Torino-Fiumicino (ventesimo). Nella top-20 degli aeroporti con i decolli meno puntuali anche Pisa (settimo posto), Napoli (sedicesimo), e Torino (diciottesimo). In Europa i ritardi sono in riduzione: a giugno, rispetto allo stesso mese del 2008, la media è stata di 10,4 minuti per i decolli e 10,1 minuti per gli arrivi, in calo del 24-25%.Tra organizzazione dei voli e degli equipaggi, e altri disservizi, i ritardi causati dai vettori incidono a Fiumicino più che in ogni altro aeroporto ai primi posti della classifica degli scali con le partenze meno puntuali in Europa. Un problema che a Fiumicino è legato anche a ritardi nei servizi di terra, come per i bagagli, affidati a quattro diverse società dopo che è stata imposta una apertura alla concorrenza del settore. Dopo Roma Fiumicino, per trovare grandi aeroporti nella classifica degli scali con maggiori ritardi al decollo si va direttamente al nono posto per New Jork Jfk (fuori dall’area di Eurocontrol ma inserito nelle classifiche come termine di paragone) con 17,2 minuti, poi Istanbul all’undicesimo con 15,7 minuti, Londra al dodicesimo con 15,1 minuti. Gli altri sono per lo più scali secondari. Con altri tre scali italiani: Pisa al settimo posto, Napoli al sedicesimo, Torino al diciottesimo. Quanto ai ritardi all’arrivo va meglio per Fiumicino ma non in generale per gli scali italiani, con cinque nella top-20: Pisa al quinto posto, Torino al dodicesimo, Fiumicino al quindicesimo, Napoli al sedicesimo, Roma Ciampino al ventesimo La rotta aerea più trafficata in Europa a giugno è stata Barcellona-Madrid. Linate-Fiumicino (-27% del traffico rispetto a giugno 2008) è al terzo posto, dopo Tolosa-Parigi. Nelle prime venti anche Palermo-Roma (+8%) al diciassettesimo posto e Catania Roma (-16%) al diciannovesimo. L’Italia è ancora in grande evidenza nella classifica dei collegamenti tra due aeroporti più colpiti dai ritardi. La rotta con minore puntualità è da Parigi a Istanbul con una media, sempre a giugno, di 25,2 minuti di ritardo. Ma già al secondo posto (e per un solo secondo) c’è Fiumicino-Torino, la rotta italiana con i maggiori ritardi in partenza, 25,1 minuti di ritardo in media per ogni volo. Al terzo posto Fiumicino-Palermo (24,8 minuti), al quarto Fiumicino-Malpensa (24,6 minuti), al sesto Fiumicino-Atene (23,4 minuti), al decimo Fiumicino-Catania (19,5 minuti), al diciassettesimo Fiumicino-Venezia (17,8 minuti), al ventesimo Torino-Fiumicino (17,3 minuti). Più in generale, a giugno 2009 rispetto a giugno 2008 Eurocontrol ha rilevato per gli aeroporti europei un calo del traffico dell’8%, colpa della crisi, ed una media di ritardi che considerando tutte le cause è stata di 10,4 minuti per i decolli e 10,1 minuti per gli arrivi, in calo del 24-25%. Il 39,4% dei voli in Europa è decollato in ritardo (di questi il 18,2% con ritardi oltre i 15 minuti), ed il 36,7% è stato in ritardo all’arrivo (18,1% oltre i 15 minuti). Ma va anche registrato che a giugno il 17,1% dei voli è decollato in anticipo rispetto all’orario previsto, ed il 37,5% è atterrato in anticipo.

domenica 23 agosto 2009

BRUCIA PUNTA RAISI

[Appartiene al suo sorriso l'ansia dell'uomo che muore, al suo guardo confuso chiede un pò d'attenzione, alle sue labbra di rosso corallo un ingenuo abbandono, vuol sentire sul petto il suo respiro affannoso: è un uomo che muore. Giuseppe Impastato]
Questa notte un trasformatore si è bruciato, ha smesso di vivere, a Punta Raisi, nei locali gestiti dalla Gesap. Mercoledì scorso,nella tarda mattina, uno dei macchinari costosissimi che controllano i bagagli non ha resistito e si è fermato. In entrambi i casi sono intervenuti i Vigili del Fuoco. Non è un periodo fortunato quello che sta attraversando la Gesap, la cattiva amministrazione è dovuta alle persone incapaci scelte da una classe politica arrogante e clientelare ... I due casi di incendio sono casuali, della serie piove sul bagnato. Ma, considerando che viviamo in Sicilia gli inquirenti potrebbero verificare se veramente è da escludere il dolo.

venerdì 21 agosto 2009

I picciotti della Gesap


[Lunga è la notte e senza tempo. Il cielo gonfio di pioggia non consente agli occhi di vedere le stelle. Non sarà il gelido vento a riportare la luce, né il canto del gallo, né il pianto di un bimbo. Troppo lunga è la notte, senza tempo, infinita. Giuseppe Impastato]


Da qualche giorno la Gesap, gestore dell'aeroporto di Punta Raisi, cerca colpevoli per poi addebitare le proprie inefficienza. Che cosa vogliamo dire? Arriviamo subito al punto. I venerdì estivi in aeroporto, a Palermo, sono la prova evidente di come una struttura possa andare al collasso aumentando di appena il 25% il volume dei passeggeri. Luce che manca, i nastri che trasportano i bagagli che funzianano a singhiozzo ... una struttura che quando è stata inaugurata e consegnata al pubblico era già superata,vecchia. Anche perchè da inizio lavori alla consegna sono passati circa 25 anni. La Gesap, invece di risolvere quello che è possibile, dall'alto della sua ignoranza, manda persone in giro a monitorare. Ma l'Enac non dovrebbe monitorare la Gesap? E quando? I funzionari della Gesap e i vari capi scalo delle compagnie aeree dovrebbero toglirsi la cravatta e caricare bagagli con il pavimento dei locali smistamento bagagli in partenza allagato dai liquami usciti dai tombini della fognatura. Ovviamente tutto questo un venerdì estivo, per constatare realmente i disagi reali che vanno a compromettere il rendimento delle varie aziende. Dopo aver fatto questo,poi, possono venire a dire, sempre quelli della Gesap, a tutti gli operai, di tutte le società presenti in aeroporto: scusate se non siamo in grado di gestire uno scalo. Ovviamente vi manderemo lo stesso a fare in culo, ma con affetto.

giovedì 20 agosto 2009

AUMENTANO BANCONOTE FALSE

[Non importa dove sono. Sono altrove. Carlo Levi]

Sono sempre di più le banconote false in circolazione in Italia, con il biglietto da 20 euro che si conferma il taglio più contraffatto. Lo scorso anno, secondo quanto riportato dalla Banca d'Italia nella Relazione al Parlamento e al Governo, le banconote riconosciute false sono state 142.260, il 18,6% in più rispetto al 2007 (119.917): i più falsificati sono i biglietti da 20 euro, che solo nei primi tre mesi di quest'anno sono risultati quasi due terzi del totale dei falsi. L'incremento delle contraffazioni registrato in Italia è in linea con quanto avvenuto nel resto d'Europa: lo scorso anno nei paesi che avevano già adottato l'euro come valuta a corso legale i biglietti riconosciuti falsi sono aumentati del 18,7% (a 660 mila unità). Il taglio da 20 euro è stato il più falsificato in Italia (46% del totale), seguito dal biglietto da 100 (28%): in Europa, invece, le banconote da 20 euro contraffatte sono il 39% del totale seguite dai tagli da 50 euro (35%). Questo andamento è confermato nel primo trimestre del 2009: la banconota da 20 euro rimane in Italia il taglio più falsificato (60%), seguito dai 100 euro (21%) e dai 50 euro (18%). Nell'Eurozona i tagli da 20, 50 e 100 rappresentano rispettivamente il 48%, il 34% e il 14% del totale delle banconote false. Nel 2008 la Banca d'Italia ha esaminato 9.030 banconote danneggiate, ammettendone al rimborso 8.823; 1.667 dei biglietti complessivamente esaminati sono stati sottoposti alla valutazione dei Comandi provinciali della Guardia di Finanza, poiché "si è ritenuto che il loro danneggiamento potesse essere connesso con l'esecuzione di atti criminosi". Nei primi tre mesi di quest'anno sono stati presi in esame 2.504 biglietti danneggiati, 2.457 dei quali sono stati ammessi al cambio; 402 banconote sono state trasmesse ai Comandi provinciali delle Fiamme Gialle perché ritenuti danneggiati in connessione con atti criminosi.

British Airways registra la prima perdita dopo 22 anni

[I soldi bisogna farseli perdonare. Angelo Rizzoli]
La crisi che ha ridotto i consumi e la volatilità del prezzo del petrolio sono state le cause principali delle difficoltà riscontrate dalla maggior parte delle compagie aeree negli ultimi mesi.
Parliamo non solo delle compagnie aeree low cost ma anche di compagnie piuttosto importanti, proprio come la British Airways che ha chiuso il secondo trimestre del 2009 con una perdita di 148 milioni di sterline, un duro colpo per la compagnia inglese che non registrava perdite da ben 22 anni e che nello stesso periodo dello scorso anno aveva registrato un utile di 37 milioni di sterline. Alla fine del secondo trimestre, tuttavia, il calo non ha interessato solo gli utili ma anche il fatturato complessivo che è sceso del 12,2% a 1,98 miliardi di sterline. Brithish Airways aveva previsto una perdita per il secondo trimestre ma l’ammontare prospettato era decisamente inferiore rispetto a quello reale, gli analisti avevano infatti previsto una perdita di 95 milioni di sterline. Dal punto di vista delle previsioni è andata meglio per quanto riguarda il fatturato visto che gli economisti avevano previsto di 2 miliardi di sterline contro l’1,98 registrato. Le condizioni di mercato restano ancora difficili ma la compagnia aerea prevede un leggero miglioramento nel prossimo trimestre, visto che coincide con i mesi estivi in cui i viaggiatori aumentano per effetto delle vacanze. Tuttavia, a parte questa breve boccata di ossigeno temporanea, la situazione resta piuttosto critica e l’amministratore delegato della compagnia Willie Walsh ha affermato di non vedere alcun segnale di miglioramento capace di durare a lungo termine. Per questo motivo la compagnia sta cercando di tagliare ulteriormente i costi. Dopo aver tagliato gli stipendi e rinviato la consegna di alcuni aerei, infatti, la British Airways sta pensando di eliminare i pasti per i passeggeri della classe economy nei voli a breve tratta e rimandare le rate del pagamento di alcuni aerei acquistati.

martedì 18 agosto 2009

Il premier puttaniere/3 - Silvio, ma che ci fai alle donne?

[Vivo con questo spirito anarchico che mi fa sognare sempre nuovi orizzonti. Ernesto Che Guevara]

Alla fine del tour turistico e delle lezioni economiche sul G8 e opere d'arte italiane, Patrizia decide di non restare e torna a casa. Ma dopo due settimane viene invitata ad un altro festino. Stavolta Patrizia rimane tutta la notte. È il 4 novembre 2008. Obama sta per diventare presidente degli Usa, mezzo mondo è incollato alle tv, ma lo statista italiano ha altri piani: quando la coppia rimane da sola, i nastri raccontano delle "docce" del premier che invita la prostituta ad aspettarlo " nel lettone di Putin". La mattina presto il Cavaliere e Patrizia fanno colazione insieme. Tè e caffè, dolcetti e tisane con troppo zucchero. Iniziano a commentare le effusioni d'amore, con il premier che dispensa qualche consiglio su come vivere felicemente la sessualità femminile. L'escort annuisce. Poi il presidente le chiede il cognome. "È un cognome famoso, c'è una grossa concessionaria che fa pubblicità, un grosso dottore ginecologo" . " D' Addario, D' Addario", ripete Berlusconi. Sei mesi dopo, al settimanale di sua proprietà "Chi", a scandalo appena scoppiato, si difenderà sostenendo che "non c' è nulla nella mia vita privata di cui io mi debba scusare (... ) Non ho (di Patrizia, ndr) alcun ricordo. Ne ignoravo il nome e non ne avevo in mente il viso" . Berlusconi il 5 novembre ha fretta. Deve correre a Rho al salone del ciclo e motociclo. La D'Addario appena esce chiama Tarantini. "Non abbiamo chiuso occhio stanotte. Non mi ha dato la busta. Come mai? Tu mi avevi detto che c'era una busta... Siccome Barbara ha detto, appena sono arrivata, ha detto: " Hai avuto la busta, 5000 euro? " Ho detto no, io non ho preso proprio niente". Patrizia è delusa, ma ritorna il buonumore quando Silvio la richiama. Cominciava a preoccuparsi. "Ciao come stai? " le dice con un filo di voce: " Io sto partendo adesso per Mosca. Ti chiamo domani quando torno eh? Ciao tesoro. Cosa documentano le registrazioni audio che Patrizia D'Addario ha clandestinamente inciso nell'autunno dello scorso anno a Palazzo Grazioli e quindi consegnato alla Procura di Bari a sostegno dell'attendibilità del racconto delle sue due visite? La magistratura le ha secretate, apponendo i sigilli agli originali dei nastri su cui sono incise, e ha disposto che non ne venissero effettuate le trascrizioni. Negli ultimi otto mesi, quelle registrazioni sono state libere da vincoli, perché nella piena ed esclusiva disponibilità della donna. Ora, tre fonti diverse e indipendenti che hanno avuto nel tempo accesso diretto all'ascolto delle registrazioni, o, quantomeno, ad alcuni dei loro passaggi salienti, riferiscono a Repubblica parte del contenuto. Con indicazioni coincidenti. A cominciare dalla cattiva qualità del sonoro, disturbato da fruscii di fondo. Eccone dunque il dettaglio. Ottobre 2008. Patrizia D'Addario è per la prima volta a Palazzo Grazioli. La si ascolta mentre si presenta con un nome di battesimo che non è il suo ("Alessia", come racconterà al Corriere della Sera il 17 giugno scorso) al presidente del Consiglio, la cui voce, a sua volta, si riconosce benché sovrapposta ad una musica di fondo che accompagna la conversazione. La D'Addario dice di essere la titolare di un'agenzia immobiliare. Aggiunge che non è facile per una donna single mandare avanti un'attività di quel genere. Si sente quindi ancora la voce del presidente del Consiglio impegnato a mostrare quelli che si intuisce siano dei quadri. 4 Novembre 2008. Patrizia D'Addario è per la seconda volta a Palazzo Grazioli. Non è un giorno qualunque. Mentre in Italia si fa notte, negli Stati Uniti mancano poche ore allo spoglio che dichiarerà presidente eletto Barack Obama. Si distingue la voce del presidente del Consiglio che si rivolge a Patrizia spiegandole che si assenterà per fare una doccia e mettere un accappatoio. Il presidente invita la donna ad aspettarlo nel "letto grande". Patrizia risponde affermativamente - "Sì nel letto grande" - aggiungendo un dettaglio che si riferisce al letto e non risulta comprensibile all'ascolto. Una successiva sequenza registra un qualche trambusto con voci di estranei che avvertono il presidente dell'elezione di Obama e lo sollecitano ai suoi impegni istituzionali. Patrizia - riferiscono due fonti diverse - spiegherà che il personale di Palazzo Grazioli ha urgenza di ricordare al presidente che è atteso da un appuntamento esterno. Una circostanza, questa, che per altro trova conferma in un dato obiettivo. In quelle ore, Silvio Berlusconi è atteso allo spazio Etoile a Roma dove la Fondazione Italia-Usa ha organizzato una serata ufficiale (ripresa in diretta da Skytg24) per la notte elettorale americana. Un evento cui partecipano almeno 500 ospiti, tra cui un centinaio di parlamentari, e onorata da un messaggio video dell'allora ambasciatore americano in Italia Ronald Spogli e a cui il Presidente del Consiglio (la cui presenza era stata annunciata da almeno due settimane) non arriverà mai. 5 novembre 2008. Patrizia D'Addario registra una chiamata telefonica in entrata. Si riconosce la voce del presidente del Consiglio che le chiede "come va". La donna risponde di essere "un po' rauca". Il presidente, di rimando, si dice ironicamente sorpreso perché la notte precedente non ha sentito "strilli". Quello stesso giorno, c'è una seconda telefonata registrata. L'interlocutore di Patrizia è Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore che le ha negato il compenso pieno (2000 euro) pattuito per la prima volta a Palazzo Grazioli ("Perché non ero rimasta", spiega lei nella sua intervista al "Corriere della Sera"). La D'Addario è arrabbiata. Dice di aver ricevuto soltanto "una tartarughina" per la notte e chiede conto dei 2000 euro. Alle registrazioni si accompagnano, come detto, anche delle fotografie, scattate dalla D'Addario con il suo telefonino all'interno di Palazzo Grazioli. Di queste, "Repubblica" ha avuto conferma solo di un dettaglio, per altro anticipato dal Corriere della Sera, due giorni fa. Vale a dire, un'immagine che ritrae la foto incorniciata di Veronica Lario. Le altre istantanee - per quanto è dato sapere al momento - ritraggono altrettanti dettagli delle stanze della residenza privata del presidente del Consiglio. [fine]

Berlusconi pentito?... trema cosa nostra

[In Sicilia, per quanto uno sia intelligente e lavoratore, non è detto che faccia carriera, non è detto che neppure ce la faccia a sopravvivere. La Sicilia ha fatto del clientelismo una regola di vita. Difficile, in questo quadro, far emergere pure e semplici capacità professionali. Quel che conta è l'amico o la conoscenza per ottenere una spintarella. E la mafia, che esprime sempre l'esasperazione dei valori siciliani, finisce per far apparire come un favore quello che è il diritto di ogni cittadino. Giovanni Falcone]

Il governo intende contrastare la criminalità organizzata «con grande decisione e risolutezza» e per questo varerà un piano straordinario di lotta al crimine per i prossimi 4 anni. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il premier puttaniere. «Noi - ha aggiunto Berlusconi (nella foto) che ha definito »molto positivi« i risultati ottenuti su questo fronte nei 14 mesi di attività di governo - intendiamo operare con l’antimafia delle leggi contro l’antimafia delle chiacchiere: è questo è stato il fine della produzione legislativa del governo che ha varato norme importanti che mancavano e che sono state subito utilizzate da chi è sul campo». La sicurezza dei cittadini, ha continuato Berlusconi, «è la cosa più importante e tra le tante attività del governo, la risposta principale che un esecutivo deve dare è la garanzia della sicurezza personale. Uno Stato come primo impegno ha quello di difendere i propri cittadini dagli attacchi esterni, e per questo ci sono l’esercito e forze armate - ha aggiunto - e dagli attacchi interni contro forze del male, schierando in campo l’esercito del bene». Ragazzi siamo alla frutta, papi Silvio si scaglia contro le forze del male, la mafia. «Quando cominciammo - ha concluso - ebbi a dire al ministro Maroni: se vuoi passare alla storia hai l’occasione di dare un colpo definitivo alla mafia e altre organizzazioni criminali., lo dissi sorridendo ma parlavo seriamente. È un Compito che il governo deve porsi con estrema decisione e i rappresentanti della forze dell’ordine condividono questa necessità».Immediata la replica del leader Idv: «Ha ragione Berlusconi quando dice che bisogna liberarsi delle forze del male, ma per farlo c’è un solo modo: liberarsi prima di tutto di lui. Il presidente del Consiglio ci sta infatti proponendo una politica di disuguaglianza sociale e economica e di leggi che vanno contro la sicurezza e il bene dei cittadini»: così Antonio Di Pietro in una nota. «E - aggiunge - quando dice di voler combattere le mafie non è credibile, visto che ha portato in Parlamento i suoi sodali, condannati e con pendenza penali, come il senatore dell’Utri, condannato in primo grado per mafia a 9 anni. Insomma, sulla sicurezza siamo al solito spot di regime. Basta guardare ai provvedimenti presi dal governo fino ad oggi: il ddl intercettazioni, che toglie potere di indagine ai magistrati, e i consistenti tagli alle forze dell’ordine». La procura di Palermo ha indagato su Silvio Berlusconi e su Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco. Nel 1998 il procedimento è stata archiviato al termine delle indagini preliminari, che erano state prorogate per la massima durata prevista dalla legge. Dell'Utri, infine, è stato condannato a Palermo a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa; dagli atti risulta che Forza Italia sarebbe stata fondata per fornire nuovi agganci politici alla mafia e che Berlusconi sarebbe stato messo da Dell'Utri nelle mani della mafia fin dal 1974. Il 26 luglio 2007 si è assistito alla ritrattazione del prof. Giuffrida, funzionario della Banca d'Italia e perito per conto della Procura della Repubblica nel processo di Palermo che vedeva imputato il senatore Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa, in merito alle conclusioni da questi rassegnate ai Giudici circa l'oscura provenienza di ingenti quantitativi di denaro (113 miliardi di lire dell'epoca), nelle casse della Fininvest nella seconda metà degli anni '70. Giuffrida, che era stato querelato per diffamazione per le sue dichiarazioni al processo, giunge ad un accordo transitivo con Mediaset, in cui si riporta che "'il dott. Giuffrida [...] riconosce i limiti delle conclusioni rassegnate nel proprio elaborato e delle dichiarazioni rese al dibattimento ed inoltre che le predette operazioni oggetto del suo esame consulenziale erano tutte ricostruibili e tali da escludere l'apporto di capitali di provenienza esterna al gruppo Fininvest" e che Fininvest/Mediaset prendono atto "che i limiti della consulenza del dott. Giuffrida non sono dipesi da sua negligenza ma da eventi estranei alla sua volontà - scadenza dei termini e successiva archiviazione del procedimento - che lo hanno indotto a conclusioni parziali e non definitive". I legali di Giuffrida nel processo per diffamazione hanno comunque emesso una dichiarazione, riportata dall'ANSA, in cui sostengono di essere stati avvertiti solo pochi giorni prima (il 18 luglio) del fatto che i legali Mediaset avevano proposto una transazione al loro assistito, di non condividere né quel primo documento ("una bozza di accordo che gli stessi non hanno condiviso, ritenendo che quanto affermato nel documento non corrispondesse alle reali acquisizioni processuali"), nè la versione definitiva leggermente corretta ("non sottoscriveranno non condividendo la ricostruzione dei fatti e le affermazioni in esso contenute"). La perizia di Giuffrida era stata ritenuta dai giudici già al tempo solo basata su "una parziale documentazione", ma era stata ritenuta valida anche in virtù del fatto che non aveva "trovato smentita dal consulente della difesa Dell’Utri", in quanto lo stesso professor Paolo Iovenitti (perito della difesa), davanti alle conclusioni di Giuffrida, aveva ammesso che alcune operazioni erano "potenzialmente non trasparenti" e non aveva "fatto chiarezza sulla vicenda in esame, pur avendo il consulente della difesa la disponibilità di tutta la documentazione esistente presso gli archivi della Fininvest". Tale ritrattazione, contenuta nell'accordo transattivo raggiunto dai legali Mediaset ed il prof. Giuffrida a composizione della controversia instaurata dalla Mediaset stessa per diffamazione, non consente comunque di fare chiarezza, una volta per tutte, sulla provenienza dei capitali del gruppo societario facente capo a Silvio Berlusconi.

giovedì 13 agosto 2009

Margherita Agnelli contro tutti

[Se l'uomo è polvere, uomini sono quelli che attraversano la pianura. Octavio Paz]

Sulla vicenda ereditaria Agnelli, Margherita (nella foto) ha da tempo ingaggiato una battaglia legale ritenendosi danneggiata dai patti ereditari 2004.E chiede che vengano annullati. I tre uomini di fiducia, Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron, che avevano lavorato per molti anni a fianco di Giovanni Agnelli sono quindi coinvolti nella causa come presunti gestori del patrimonio privato dell'Avvocato. Gianluigi Gabetti dalle banche alla Fiat passando per Olivetti. Sono queste le principali tappe della carriera di Gianluigi Gabetti, vicepresidente dell'Ifi e componente del Cda dell'Ifil. Nato a Torino il 29 agosto del 1924, frequenta e si laurea in legge, a 22 anni, presso l'Università del capoluogo piemontese. Entra nella Banca Commerciale italiano dove rimane per 12 anni, dal '46 al '58. E poi il salto dal settore del credito all'industria: nel '58, infatti, Gabetti approda in Olivetti, dove assume la presidenza della Olivetti Corporation of America. Dopo 13 anni, nel 1971, arriva in Ifi dove ricopre l'incarico di direttore generale. Per 3 anni, dall'84 all'87 è presidente della Rinascente. Gabetti siede nei consigli di amministrazione del San Paolo di Torino e della Bai, la Banca d'America e d'Italia.Gabetti ricopre oggi l'incarico di vicepresidente dell'Ifi; direttore generale e general manager dell'Ifi International Sa. Dal 1993, è vicepresidente e, dal 1995, membro dell'international advisory board di Fiat spa. Inoltre, è vicepresidente e direttore generale di Exor Gruop Sa (ex Ifint Sa); vicepresidente del gruppo Fiat, presidente di Fiat Usa; membro del consiglio di amministrazione di Ifil spa e Deutsche Bank e general partner della Giovanni Agnelli & C. Nato a Avola, è nipote di un famoso industriale, Franzo Grande.Dopo aver conseguito la maturità classica e la laurea in legge presso l'Università Federico II di Napoli, esaurì il praticantato al fianco dell'avvocato Francesco Barracaracciolo. Più tardi si trasferì a Torino e in poco tempo divenne una delle persone di fiducia alla corte dell'avvocato Gianni Agnelli. Fu soprannominato "l'avvocato dell'Avvocato".Nel tempo ha seguito le vicende societarie dei gruppi industriali più importanti del paese, ricoprendo spesso cariche dirigenziali al loro interno. È stato Presidente della Toro Assicurazioni, della Ciga Hotels, della Cassa Nazionale Forense e dell'Ordine degli Avvocati. È stato Vicepresidente della FIAT. Attualmente ricopre la presidenza della Fondazione San Paolo e siede nei consigli di amministrazione di IFIL e RCS. Inoltre è stato Presidente della squadra di calcio torinese Juventus, dal 2 agosto 2003, succedendo a Vittorio Caissotti di Chiusano, al 2006, sostituito da Giovanni Cobolli Gigli. Attualmente è Presidente onorario della società.Il 26 marzo 2009 si è aperto ufficialmente il processo che lo coinvolge per l'equity swap di Ifi-Ifil ed Exor che nel 2005 consentì agli eredi Agnelli di mantenere il controllo della Fiat, secondo l'accusa fu tenuto nascosto per molti mesi alla Consob e al mercato. Secondo il gup di Torino Francesco Moroni, dovrà rispondere di aggiotaggio informativo. Coinvolti nell'inchiesta ci sono anche l' allora presidente dell'Ifil, Gianluigi Gabetti, e l'amministratore delegato di Ifi, Virgilio Marrone.

La GdF contro i paradisi fiscali

[Dove l'informazione non è nominata non esiste. Dove esiste, non la si nomina. Guy Debord]

Costa Rica, Malesia, Filippine e Uruguay sono i Paesi presenti nella lista nera dell'Ocse sui paradisi fiscali. La lista verrà utilizzata per applicare le sanzioni previste dall'accordo del G20. L'organizzazione ha inoltre citato diversi paesi (tra i quali San Marino) che non applicano completamente le regole internazionali, che sono stati inseriti in una 'lista grigia'. Lista nera (stati o territori che non si sono impegnati a rispettare gli standard internazionali): Costa Rica, Malesia, Filippine, Uruguay. Lista grigia (Sono 31 stati o territori che si sono impegnati a rispettare gli standard internazionali ma che, ad oggi, hanno siglato meno di dodici accordi conformi a questi standard): Andorra, Anguilla, Antigua, Barbuda, Aruba, Bahamas, Bahrein, Belize, Bermuda, Isole Vergini Inglesi, Isole Cayman, Isola Cook, Dominica, Gibilterra, Grenada, Liberia, Liechtenstein, Isole Marshall, Monaco, Montserrat, Nauru, Antille Olandesi, Niue, Panama, St Kitts e Nevis, Santa Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Samoa, San Marino, Isole Turk e Caicos, Vanuatu. Lista grigio chiara (8 Paesi): Austria, Belgio, Brunei, Cile, Guatemala, Lussemburgo, Singapore, Svizzera. Macao e Hong Kong, territori cinesi, si sono impegnati nel 2009 a conformarsi agli standard internazionali e, in ragione di ciò, questi due territori non sono più menzionati nella lista grigia. Lista bianca (stati o territori che hanno seguito le regole internazionali, stipulando almeno 12 accordi conformi a queste regole):Argentina, Australia, Barbados, Canada, Cina, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Guernesey, Ungheria, Islanda, Irlanda, Isola di Man, Italia, Giappone, Jersey, Corea, Malta, Mauritius, Messico, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Russia, Seychelles, Slovacchia, Sudafrica, Spagna, Svezia, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Stati Uniti, Isole Vergini. Sono 170.000 i casi tenuti sotto osservazione dal fisco nell'ambito delle indagini contro i paradisi fiscali. Lo ha detto al Tg1 il direttore generale dell'Agenzia delle Entrate Attilio Befera."Abbiamo in questo momento - ha detto il direttore delle Entrate Attilio Befera - 170.000 nominativi sotto indagine". Il numero uno delle Entrate ha dunque citato alcuni esempi: "Abbiamo una lista di 500 nominativi circa sequestrati ad un avvocato svizzero recentemente arrestato alla procura di Milano, abbiamo una lista di conti presenti presso Ubs Italia che si presume abbiano qualche riferimento con Ubs Svizzera, abbiamo poi la lista già nota di detentori di capitali nel Liechtenstein"."Non abbiamo deciso di perseguire i miliardari. Abbiamo deciso, lo ha deciso il governo, di intensificare l'azione nei confronti di tutti coloro che hanno capitali detenuti illegalmente all'estero. Questo è il nostro obiettivo", aveva detto Befera parlanto al Tg5, commentando l'indagine avviata dal fisco sull'eredità Agnelli. "Questi soggetti - ha precisato Befera - non sono solo i miliardari ma tutti quelli che detengono qualcosa all'estero non dichiarato in Italia. La nostra azione è allargata, su tutti i fronti, stiamo operando a 360 gradi".La lotta ai paradisi fiscali si è rafforzata grazie alle recenti norme contenute nel decreto anti-crisi che prevedono non solo l'innalzamento delle sanzioni per chi detiene illegalmente capitali all'estero ma anche l'inversione dell'onere della prova. "La norma di giugno - ha detto il direttore dell'Agenzia delle Entrate al Tg5 - porta un fortissimo cambiamento nei confronti dei capitali detenuti illegalmente all'estero. E' di particolare incisività perché commuta il capitale all'estero in reddito non dichiarato e rafforza le sanzioni dal 200% al 400%. Grazie a questo ci stiamo muovendo a tutto campo".La lotta ai capitali detenuti illegalmente nei cosiddetti paradisi fiscali interessa "tutti i soggetti che hanno capitali all'estero non dichiarati al fisco italiano" ha aggiunto Befera sottolineando che gli uffici lavorano incrociando i dati provenienti dalle banche e dagli altri intermediari finanziari con quelli fiscali. "Stiamo incrociando i dati - ha spiegato Befera parlando dell'azione a tutto raggio contro l'evasione fiscale che vede sotto i 'fari' anche l'eredità degli Agnelli - fra le comunicazioni che ci arrivano dagli intermediari finanziari sulle movimentazioni da e per l'estero di capitali e le dichiarazioni che i cittadini italiani avrebbero dovuto fare al Fisco. C'é un importante cambiamento di linea del governo e del parlamento italiano e quindi una fortissima azione di contrasto verso i capitali detenuti illegalmente all'estero. Grazie a questa iniziativa noi della Agenzia delle Entrate ci siamo mossi immediatamente".

mercoledì 12 agosto 2009

Colaninno - Riggio: vai avanti tu, che a me viene da ridere ...

[Abbiamo trovato il migliore amministratore possibile, l'abbiamo spostato su Alitalia. Silvio Berlusconi]

''Quelli che hanno salvato Alitalia la devono salvare davvero, nel senso che non basta un intervento finanziario ma bisogna fare una operazione industriale'': a dirlo è stato Vito Riggio, presidente dell'Enac, l'Ente nazionale per l'aviazione civile. ''Hanno le competenze per farlo - ha detto ancora Riggio - e noi spingiamo perchè le mettano in campo. Una crisi in questo momento non sarebbe da augurare a nessuno e francamente non ci sono nemmeno i termini perchè questo accada. Bisogna lavorare duramente per far funzionare al meglio possibile la compagnia che è poi il 50 per cento del nostro sistema''. Riggio ha quindi ricordato la ''crisi generalizzata'' del settore ''in cui British ha difficolta' e Air France è andata in rosso''. ''Non possiamo quindi immaginare - ha aggiunto - che ogni sei mesi c' e' qualcuno che salva Alitalia''. Il presidente dell'Enac ha comunque ricordato che quella legata alla compagnia ''è un'operazione difficile perchè ricordiamo che Alitalia è un'impresa che era fallita e quindi non puo' immaginare possa tornare subito a un livello di eccellenza''. Dal cappello magico di Roberto Colaninno esce l’idea di trasformare la compagnia AirOne nella branca «low cost» del gruppo Alitalia. Le low cost sono quei vettori tipo Ryanair e EasyJet che offrono biglietti a prezzi stracciati in cambio di un servizio spartano. È qualcosa di realizzabile per AirOne? Il presidente di Alitalia, l’ex compagnia di bandiera rinata dalle sue ceneri inglobando AirOne, ne ha parlato,con cautela, nella trasmissione tv «Zona Severgnini» su Sky. «È un’ipotesi - ha detto, come a gettare il sasso per vedere le reazioni. Non è in esame oggi, è troppo presto, perché AirOne è un marchio importante e prima di distruggerlo ci si pensa parecchio». Ma appunto, ci si pensa, e adesso se ne parla pure.Nell’intervista, Colaninno ha fatto varie altre considerazioni: per esempio, ha detto che «molte volte per i ritardi degli aerei si addebitano ad Alitalia responsabilità che non sono nostre, ma di tutto un sistema, comprese le infrastrutture aeroportuali, e lo scalo di Fiumicino è il più responsabile di questi ritardi». Ha parlato anche di una «Malpensa logisticamente sbagliata», ha dato per probabile per Alitalia «un sostanziale miglioramento dei conti nel terzo trimestre». Ma la più importante indicazione (seppure ipotetica) di strategia emersa dall’intervista è proprio quella di AirOne come futura compagnia low cost. La Cai di Colaninno è nata a gennaio di quest'anno. Due i punti certi: la nuova Alitalia non ha un piano industriale serio, si vola a bassa quota; da gennaio a oggi i debiti ammontano a circa 300 milioni di €. Non vogliamo essere facili profeti ma quando occorrerà ricapitalizzare chi dirà, tra gli imprenditori patrioti, di sì? Il socio Riva sì è già lamentato delle perdite accumulate nel corso dell'ultimo cda, il presidente di Confindustria non è più azionista di Cai.
Vede una ''ripresina'' del turismo almeno per quanto riguarda il settore aereo, il presidente dell'Enac Vito Riggio commentando la situazione in vista dell'estate. Caro Presidente siamo in estate, è normale che ci sia la ripresina; la gente,sempre meno, parte ... ma parte. Lei non parte, resta all'Enac? ''E' soprattutto traffico a low-cost - ha detto Riggio - perchè la clientela business in estate non c'è. Questo è un periodo in cui la gente viaggia ma le compagnie non fanno profitto perchè si abbassano i prezzi''. I prezzi, in estate lievitano notevolmente. Secondo il presidente dell'Enac il sistema del trasporto aereo si avvia in tutto il mondo a diventare ''una grande metropolitana di massa''. ''Bisognerà forse quindi ripensare - ha aggiunto - forme di intervento perchè è essenziale lo sviluppo di questo settore''. Riggio si è detto ''convinto che aeroporti piccoli gestiti bene possano rappresentare una ricchezza per le comunità che più direttamente servono ma anche per l'intero Paese''. ''Come i porti turistici - ha aggiunto - rappresentano infatti dei punti di attracco. Quando sono fatti bene come quelli di Perugia, Pantelleria ed Aosta potranno rappresentare un punto di ancoraggio ulteriore dell'Italia all'Europa''.

La mafia a Punta Raisi

[Fiore di campo nasce dal grembro della terra nera, fiore di campo cresce odoroso di fresca rugiada, fiore di campo muore sciogliendo sulla terra gli umori segreti. Giuseppe Impastato]
Francesco Briguglio, 53 anni, detto “Trenta Grammi”, ex cassiere della cosca di Cinisi e fedelissimo del boss Gaspare Di Maggio è il nuovo collaboratore di giustizia della cosca facente capo ai Lo Piccolo che sta aiutando gli inquirenti a ricostruire il più recente organigramma di Cosa nostra. Arrestato il 31 luglio dell'anno scorso, Briguglio avrebbe cominciato a rilasciare dichiarazioni ai pm Paci e Del Bene della Dda palermitana dal 20 gennaio scorso. Prima rapinatore, poi corriere della droga ed estorsore e killer il neo pentito avrebbe affermato di aver dato sostegno logistico a Salvatore Lo Piccolo a partire dal 1999. Le rivelazioni di Francesco Briguglio, stanno consentendo di ricostruire la mappa delle estorsioni nella zona tra Cinisi e San Lorenzo. Tra i pizzini sequestrati nella borsa dei Lo Piccolo Briguglio ha riconosciuto la scrittura di Gaspare Di Maggio ed ha aggiunto: “L´indicazione "12.000 euro acconto recinzione P. Raisi" fa riferimento ai lavori di recinzione dell´aeroporto, per i quali era stata versata la messa a posto. L´indicazione "cemento (Cinisi) 8.000 euro" fa riferimento a una somma versata da Alessandro Finazzo per una fornitura di cemento per lavori all´aeroporto. L´indicazione "D´Arrigo acconto montagna 2.000 euro + acconto P. Raisi 5.000" si riferisce a una somma versata dall´imprenditore D´Arrigo di Borgetto per forniture di materiali per lavori all´aeroporto. L´annotazione "500 Iacopo" si riferisce a una somma versata a un collega di Damiano Mazzola in pensione che lavorava all´aeroporto. Poi ancora, "500 regalo a chi porta i lavori P. Raisi": è una somma versata a un soggetto che non conosco che forniva l´elenco dei lavori che si sarebbero svolti a Punta Raisi”. Tra le dichiarazioni quelle che riguarderebbero il nome del medico ortopedico Maltese, a proposito di una lettera scritta da Di Maggio a Lo Piccolo in cui si legge: “Carissimo padrino, la seguente vi venga a trovare in ottima salute. Noi tutti bene. Ho parlato con il dottore, si è messo a disposizione, per la visita mi ha detto che si può fare a casa sua, ringraziandolo gli ho detto che al più presto gli darò risposta. Aspetto tua risposta. Vedi che si deve fare verso le 17.30 in poi e prima di cena”. I verbali delle dichiarazioni di Briguglio sono stati depositati in questi giorni nel processo che si celebra con il rito abbreviato a carico di Gaspare Di Maggio, il figlio del vecchio boss di Cinisi Procopio Di Maggio. Il pentito, dal 1999 si è occupato di gestire la latitanza dei Lo Piccolo fra Cinisi e Terrasini. Era stato proprio Francesco Briguglio a minacciare un imprenditore di Cinisi, Giuseppe Todaro e vessarlo con richieste di pizzo. Il coraggioso imprenditore si era ribellato: “Il pizzo non è solo un problema di soldi - confessa Todaro. Il fatto è che non sei libero, ti senti oppresso, condizionato da persone che entrano ed escono in azienda come se fosse la loro. E con dei figli che ti sforzi di educare al rispetto della legalità, prima o poi arriva il momento che ti senti un traditore se nel frattempo non hai la forza di ribellarti a chi ti impone l’illegalità”. Oggi, anche il suo estorsore, Francesco Briguglio, ha avuto la forza di ribellarsi. Il collaboratore era stato interrogato a Milano nell’ambito del processo che si sta celebrando davanti alla quarta sezione del Tribunale di Palermo presieduto dal giudice Bruno Fasciana, in cui il professionista Mercadante è accusato di associazione mafiosa dall’ufficio del Pubblico Ministero rappresentato dai pm Nino Di Matteo, Gaetano Paci e Domenico Gozzo (ora assegnato alla Dda di Caltanissetta). All’udienza in cui dovevano essere ascoltati gli ultimi teste delle parti difensive, i magistrati hanno invece chiesto l’ammissione di nuove prove. Si tratta dell’audizione del consulente tecnico Giovanni Giammarva, il perito che ha analizzato i movimenti bancari dell’Angio-Tac, il cui fascicolo è stato depositato dai magistrati il 20 febbraio scorso. “Riteniamo – ha detto in aula Di Matteo - che da questa consulenza si traggono diversi spunti al fine della dimostrazione del sunto probatorio che mi voglio permettere di sottolineare è relativo ad una particolare posizione di contiguità del Mercadante in cui gli è infatti contestata l’associazione mafiosa con i vertici dell’organizzazione mafiosa in particolare Bernardo Provenzano”. Dalla consulenza sembra infatti emerso un anomalo trasferimento azionario. Dopo il suo arresto, Mercadante avrebbe ceduto le quote della clinica alla figlia che a sua volta le avrebbe trasferite ad altri soci della stessa Angiotac. La Procura che nel frattempo ha avviato un’inchiesta per “intestazione fittizia di beni” (affidata a Di Matteo e Dario Scaletta) intende verificare se risultino investimenti anomali o ingiustificati capitali tali da confermare le dichiarazioni di Angelo Siino e quindi coinvolgimento di Provenzano nell’Imat. Il Pubblico Ministero ha inoltre presentato alla Corte richieste probatorie integrative depositate nei giorni scorsi presso la sua segreteria che riguardano un verbale d’interrogatorio reso ai pm dal neo collaboratore di giustizia Briguglio Francesco Giuseppe. Dichiarazioni che l’ex appartenente alla cosca di San Lorenzo – Tommaso Natale, ha rilasciato sulla partecipazione a una o più riunioni di Antonino Cinà, Lorenzo Di Maggio (coimputati di Mercadante) con i boss Sandro e Salvatore Lo Piccolo. “Briguglio - ha spiegato il pm Gaetano Paci - a partire dal 1999 aveva assicurato il sostegno logistico e operativo alla latitanza dei Lo Piccolo che era trascorsa nella sua abitazione o in immobili di sua disponibilità. Alcune delle vicende che riguardano gli odierni imputati infatti si sarebbero svolte proprio lì, durante quelle riunioni avvenute tra il ’99 e il 2000 e nel periodo dell’operazione “Gotha”, nel maggio del 2006. Una in particolare era stata pianificata per discutere di questioni organizzative interne al mandamento in cui, oltre alla partecipazione di Cinà, Di Maggio, Lo Piccolo e Briguglio, contava la presenza di Gaspare Pulizzi. In quell’occasione il neo pentito fa riferimento alla consegna di una somma di denaro di 50 mila euro, provento di estorsioni e altri illeciti. Una vicenda di cui Briguglio è stato chiamato a rispondere in aula dai magistrati che ne hanno chiesto l’audizione, mentre i difensori di Mercadante si sono riservati di esprimere il loro parere sull’ammissibilità della richiesta della Procura.

martedì 11 agosto 2009

La maggioranza spaccata sulle gabbie salariali

[Ci vuole comunque la volontà di fare sul serio. E' da anni che si parla di riformare i nostri ammortizzatori sociali. Ma nessun governo, quale che sia il suo colore politico, lo fa. Pietro Garibaldi]
«Il costo della vita al Sud è del 16,5% inferiore rispetto al Nord. Chiedo che le buste paga siano parametrate». Il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, lancia la proposta. E cita i dati pubblicati da un «occasional paper» sulle differenze nel livello dei prezzi al consumo tra Nord e Sud riferiti al 2006, e pubblicato da Bankitalia. «Il costo degli affitti (effettivi e figurativi) nel Mezzogiorno - spiegano da via Nazionale - è pari a circa il 60 per cento di quello del Centro Nord, a parità di caratteristiche qualitative degli immobili, come misurate nell'indagine sui bilanci delle famiglie condotta dalla Banca d'Italia. Attribuendo agli affitti il peso relativo alle spese per abitazione che risulta dall'indagine sui consumi delle famiglie effettuata dall'Istat, e assumendo che i prezzi dei beni e servizi diversi dagli affitti e dai prodotti alimentari, dell'abbigliamento e dell'arredamento non presentino differenze territoriali, si perviene a un indice complessivo del costo della vita che per le regioni del Mezzogiorno è inferiore del 15 per cento rispetto a quelle del Centro Nord. In altri termini, i divari osservati nei prezzi di un insieme di prodotti che rappresentano poco meno del 60 per cento della spesa delle famiglie implicano un divario di costo della vita di circa il 15 per cento tra Nord e Sud». Incide anche il costo dei combustibili e dell'energia, «che risulta di poco superiore nel Mezzogiorno rispetto al Centro Nord (2,2 per cento); quello dei servizi è invece inferiore del 15 per cento. Includendo anche queste componenti nel calcolo dell'indice del costo della vita si perviene a una stima del divario tra Centro Nord e Mezzogiorno dell'ordine del 20 per cento. Se si assume che i prezzi dei servizi rilevati dal ministero dello Sviluppo Economico siano rappresentativi solo di alcune componenti di spesa per servizi (sanità, riparazioni, altri beni e servizi, voci che assorbono il 16 per cento della spesa) e che per i restanti prodotti non vi siano differenze territoriali (l'insieme delle voci per le quali si assume uniformità di prezzo nel territorio è in questo caso pari al 22 per cento della spesa), l'indice complessivo del costo della vita risulta pari a 89,3 nel Mezzogiorno e a 107,8 al Centro Nord; nelle regioni meridionali il livello dei prezzi è del 17 per cento inferiore a quello del Centro Nord. Incorporando il maggior onere nel Mezzogiorno rilevato per i premi di assicurazione dei mezzi di trasporto, tale valore scende al 16,5 per cento circa». «Dati veramente interessanti» afferma Calderoli. -«Alla luce della volontà espressa dal Governo di affrontare, una volta per tutte, la questione meridionale, anche attraverso la fiscalità di vantaggio, e ritenendo altrettanto necessaria e urgente la risoluzione della questione settentrionale - aggiunge il ministro per la Semplificazione Normativa e coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord - è evidente che andrà posta attenzione alle nostre proposte riguardanti le buste paga parametrate sul reale costo della vita nelle diverse aree del Paese». A Calderoli ribatte un altro ministro: Gianfranco Rotondi. «Basta col teatrino su nord e sud - dice Rotondi - Berlusconi unisce il Paese». Più tardi interviene anche il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, con delega al Cipe, Gianfranco Miccichè (nella foto): «Se Calderoli vuole parametrare le buste paga al costo della vita, che al Sud sarebbe più basso rispetto al Nord, dico che possiamo valutare l'ipotesi, purché i costi siano più bassi in tutti i settori: il Sud paghi più basse percentuali Irpef, abbia meno costi per la pubblica amministrazione, compri di meno la benzina e così via». «Se dobbiamo ridurre - aggiunge - riduciamo tutto, non solo gli stipendi. Detto questo, è tutto da dimostrare che al Sud si spende meno. Probabilmente è vero per le case e per il pane, ma un maglione Benetton costa lo stesso prezzo al Nord e al Sud». «Io - conclude Miccichè - vivo tra Roma e Palermo e non mi pare che tra queste due città vi siano differenze di prezzi».

Gabbie salariali, no dei sindacati

[ ... un contratto unico per tutti i lavoratori a tempo indeterminato che sia flessibile all'inizio ma che garantisca tutele crescenti nel tempo. Bisogna, inoltre, introdurre un salario minimo. Tito Boeri]
È il tema delle «gabbie salariali» a infiammare il dibattito politico di agosto. La proposta della Lega, rilanciata anche dal premier Silvio Berlusconi di «agganciare» i salari al costo della vita sul territorio, provoca qualche malumore all'interno della maggioranza e le dure critiche dell'opposizione. Ma sono soprattutto i sindacati ad alzare la voce. La Cgil si dice «contrarissima», perché con la reintroduzione delle «gabbie salariali» i lavoratori «pagherebbero la debolezza del Paese». «Il lavoro è uguale e dunque deve essere pagato ugualmente in Italia ovunque» afferma all'Agi la segretaria confederale Morena Piccinnini. Riguardo al Mezzogiorno, «bisogna considerare di più e meglio quel lavoro che invece oggi è profondamente sottovalutato da tutto il sistema delle imprese che scaricano sui lavoratori la loro debolezza in termini di progettazione e capacità di stare sul mercato». Bocciatura senza mezzi termini anche da parte del segretario della Uil, Luigi Angeletti. Secondo il leader sindacale, «le gabbie salariali sono una stupidaggine non condivisa da nessun imprenditore né dalle loro associazioni. Un'idea che si applicava in Italia e in Urss negli anni '50: due esperienze che si sono estinte negli anni '90 positivamente nel nostro Paese e in ben altro modo nell'Unione sovietica. Nessuno riesce a dire come potrebbero essere applicate». Angeletti boccia anche l'opzione di una scala mobile a doppia velocità. «È anche questa una stupidaggine perché il salario e le retribuzioni compensano il lavoro come si fa e non dove si fa. Non c'è nessun imprenditore italiano o associazione di imprese favorevole a un'idea del genere e un motivo, evidentemente, ci sarà». Secco no di Raffaele Bonanni. In un'intervista rilasciata a ilsussidiario.net, il leader della Cisl afferma che «se pensassimo davvero di stabilire i salari per legge sarebbe un ritorno all'Unione sovietica, scavalcando le parti sociali proprio dopo aver definito il nuovo impianto contrattuale che dà forza alla contrattazione locale e aziendale. Non è una proposta seria». Per il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini, le gabbie salariali «sono un errore, servirebbero solo a penalizzare ulteriormente il Sud». No anche dal presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello: «Finirebbero per ingessare le dinamiche di mercato: penso piuttosto che vada valorizzato il nuovo modello contrattuale che dà un ruolo rilevante alla contrattazione aziendale, che meglio di ogni altro sistema, con la necessaria flessibilità, può fotografare le differenze tra nord e sud del paese e favorire un progressivo processo di convergenza economica». Di avviso contrario è il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, secondo il quale le gabbie salariali esistono già perché i lavoratori del Nord guadagnano mediamente il 30% in più dei colleghi del Sud. «Se venissero reintrodotte per legge - afferma - avvantaggerebbero i lavoratori meridionali. Infatti, se teniamo conto che la Banca d'Italia ha dichiarato nei giorni scorsi che il costo della vita è del 16% circa superiore al Nord rispetto al Sud, l'introduzione delle gabbie salariali dovrebbe, quindi, far recuperare ai lavoratori dipendenti del Mezzogiorno un differenziale oggi esistente con quelli del Nord di circa 14 punti dato dalla differenza tra i maggiori livelli medi salariali e il maggior costo della vita presenti nel settentrione». Secondo Antonio Di Pietro, «le gabbie salariali sono una soluzione ad effetto che fa esclusivamente appello al senso comune di chi, vivendo al Centro-Nord ed essendo stato almeno una volta nel Meridione, ha constatato che un piatto di lenticchie costa tre euro invece di cinque. Una soluzione demenziale ad un problema importante, quello salariale, che vede l'Italia agli ultimi posti per livelli retributivi in Europa» sottolinea il leader dell'Italia dei valori. «Abbiamo gli stipendi più bassi del Continente e mettiamo sul tavolo la discussione di come ridurli invece che aumentarli: direi che è il modo più demenziale per risolvere il problema».

lunedì 10 agosto 2009

FARSA GESAP

[Stormo d'ali contro il sole, capitombolo nel vuoto. Desiderio, erezione, masturbazione, orgasmo. Strade silenziose, volti rassegnati: la notte inghiotte la città. Giuseppe Impastato]

Questa mattina a Palermo, aeroporto Falcone Borsellino, alle ore 7,40 il sistema di accettazione bagagli si è fermato per poco più di un'ora. La causa di questo blocco è stata la mancanza di energia elettrica. Inizialmente si era pensato che, visti i debiti e le difficoltà economiche, la Gesap non avesse pagato l'Enel ... sarebbe stata la ciliegina sulla torta, di una oculata e lungimirante amministrazione. Tantissimi i bagagli rimasti a terra, voli partiti in ritardo, passeggeri incazzatissimi ... manager e dirigenti assenti. Ma come, dirà qualcuno, un aeroporto internazionale senza un gruppo di continuità che possa far funzionare la struttura anche nei momenti critici. Non scherziamo, Punta Raisi è una struttura prima di tutto multimediale, dove tutto è realizzabile (a proposito quanto è costato il cd regalato agli utenti ,dove si narrava delle meraviglie e dei progetti futuri, di imminente realizzazione a Punta Raisi?). La verità reale è che siamo una barzelletta, una farsa che diventa tragedia per i costi che questo aeroporto ogni anno dichiara di avere, amministrato con molta disinvoltura e approssimazione.

domenica 9 agosto 2009

Diventa realtà il progetto Rimed a Carini

[La mia casa continuerà a viaggiare su due gambe e i miei sogni non avranno frontiere. Ernesto Che Guevara]
Diventa realtà il progetto Rimed, il centro per le biotecnologie e la ricerca biomedica (Cbrb) istituito nel 2006 con un decreto della presidenza del Consiglio dei ministri. La Fondazione Rimed e l' Upmc, l' University of Pittsburgh medical center, hanno firmato l' accordo che sancisce la nascita della struttura scientifica. Il centro sorgerà a Carini, in contrada Ponticelli, nei pressi dello svincolo autostradale, su un'area di 130 mila metri quadrati lasciata in eredità da monsignor Giovanni Badalamenti all' ex ospedale Santo Spirito di Carini, e conferita dalla Regione al Rimed. Già al lavoro architetti e amministratori che hanno iniziato lo studio di fattibilità da consegnare entro sei mesi. Poi partirà la progettazione. L' inizio dei lavori è previsto entro 18 mesi. «Con questo accordo si rafforza la capacità del nostro Paese di promuovere la ricerca in campo biotecnologico e biomedico - afferma l' ambasciatore Paolo Pucci di Benisichi, presidente della Fondazione Rimed. Il nuovo centro costituirà un punto di riferimento per i ricercatori italiani e creerà un indotto significativo per la Regione Sicilia in termini economici, occupazionali e di formazione». A regime il centro ospiterà fino a 600 fra ricercatori, personale amministrativo e di supporto. Attraverso borse di studio sono già stati arruolati 25 biologi, di cui 18 siciliani (in particolare 15 palermitani) che tra Palermo (presso l' Ismett) e Pittsburgh hanno iniziato sperimentazioni nei settori della medicina rigenerativa, delle cellule staminali adulte e delle biotecnologie, tre dei principali rami di ricerca del Rimed. Il centro bio-tech sarà costituito da un edificio di 25 mila metri quadri dove saranno portati avanti studi sullo sviluppo di nuovi farmaci e vaccini, dispositivi biomedicali, tecniche di ingegneria dei tessuti e di medicina rigenerativa, terapie per la cura e la prevenzione dei disturbi neurodegenerativi psichiatrici, sviluppo e applicazione di nuove tecniche per l' imaging non invasive atte a migliorare il disagio dei pazienti in terapia. A gestire il centro sarà la Fondazione Rimed di cui fanno parte Governo italiano, Università di Pittsburgh, Regione Siciliana, Cnr, e il centro medico dell' Università di Pittsburgh. In base all' accordo siglato, l' Upmc supporterà la Fondazione nella realizzazione del Centro, fornendo know-how ed esperienza gestionale di centri similari, e garantirà il coordinamento di tutte le attività di ricerca. «Siamo molto soddisfatti per la firma di questo accordo che rinnova l' impegno di Upmc per l' avanzamento della ricerca scientifica a livello internazionale - commenta Jeffrey Romoff, Presidente di Upmc - in particolare in Italia la collaborazione con la Fondazione Rimed per la nascita e gestione del Centro per le biotecnologie e la ricerca biomedica rappresenta un' ulteriore evoluzione della partnership fra Upmc e istituzioni italiane, dopo l' accordo che ha portato alla creazione dell' Ismett». Nel dicembre 2006, a nove anni dalla sua istituzione, il progetto Rimed sembrava perduto: i finanziamenti a favore della Fondazione erano stati, infatti, tagliati dalla Finanziaria. In quella circostanza Romoff aveva ipotizzato la possibilità di realizzare il centro in Irlanda. Ma nel 2007, la successiva Finanziaria aveva reinserito i finanziamenti, pari a 260 milioni di euro di cui, a oggi, ne sono stati erogati 35

LICENZIATI OCCUPANO UFFICI GESAP

[Passeggio per i campi con il cuore sospeso nel sole. Il pensiero, avvolto a spirale, ricerca il cuore della nebbia. Giuseppe Impastato]

Da anni è difficile,quasi impossibile, essere assunti in aeroporto, a Punta Raisi, presso la Gesap. Entri solo se sei congiunta con l'ingegnere Ph, il più gettonato di turno, oppure per eredità, i tuoi genitori vanno in pensione, subentra il pargolo, per diritto acquisito. Questa prassi scandalosa, che coinvolge non pochi enti pubblici, ha avuto il concorso esterno dei sindacati nel privilegiare pochi eletti a danno di altri che non hanno i cosiddetti santi in paradiso. Oppure, fatto ancora più grave, la Gesap assume per conto della controllata Gh Palermo personale della Wind Jet per togliere la compagnia aerea alla concorrenza. E ancora, si promette il posto a quattro signore dell'Aviation Service, se però Meridiana cambia società dei servizi di terra, se tutto resta invariato, la Gesap o chi per lei si nascondono dietro la parola magica: esubero di personale, spiacenti. Questo comportamento clientelare, omertoso, eticamente scorretto ... ha avuto nel passato e purtroppo ha anche oggi la complicità di tutti i sindacati. Fatta questa premessa doverosa esprimiamo la nostra solidarietà ai disoccupati della ex cooperativa Ciclat e registriamo un inasprimento della protesta degli addetti ai carrelli portabagagli dell'aeroporto 'Falcone e Borsellino' di Palermo. Una decina di lavoratori licenziati dalla cooperativa ex Ciclat hanno occupato gli uffici dell'amministratore della Gesap, società di gestione dello scalo, Giacomo Terranova, e hanno annunciato uno sciopero della fame ad oltranza. "La situazione è molto tesa, oltre un anno dalla perdita del posto, i dipendenti della ex Ciclat, che gestiva il servizio dei carrelli in aeroporto, dopo vane richieste di incontro con la Gesap, hanno ripreso a protestare lo scorso 29 luglio. Da un anno non percepiscono più l'indennità di disoccupazione, e aspettano di essere impiegati nelle attività collaterali. "Da tempo - ha sottolineato Grimaldi - chiediamo un piano per la salvaguardia dei posti di lavoro nel settore aeroportuale e un incontro con la società di gestione e il segretario Fit Cisl Trasporto Aereo - i lavoratori hanno un bidone di benzina in mano, sono esasperati e non accetteranno nessuna azione di forza che li costringa ad abbandonare i locali".

La Gesap precisa: "niente cemento fragile nell'aeroporto"

[I miei occhi giacciono in fondo al mare nel cuore delle alghe e dei coralli. Giuseppe Impastato]

I magistrati di Caltanissetta e Agrigento stanno indagando sul possibile uso di calcestruzzo depotenziato in alcune opere pubbliche. A tal proposito arriva una precisazione della Gesap, la società di gestione dell'aeroporto Falcone Borsellino di Palermo. "Nessuna opera dell'aerostazione – fanno sapere - è stata costruita con il cemento depotenziato. L'unico manufatto sotto esame è stato un muretto perimetrale di 40 centimetri della recinzione, che gli stessi tecnici dell'Anav hanno verificato essere stato fatto come da capitolato". Una smentita troppo affrettata e sospetta, secondo noi. Comunque, apprezziamo, come cittadini e contribuenti, il chiarimento della Gesap ma non crediamo alla smentita. Siamo fiduciosi che la magistratura possa fare luce su eventuali irregolarità. Certo, se i lavori eseguiti sono stati controllati e monitorati con la stessa oculatezza con cui la Gesap amministra il denaro pubblico ... possiamo tranquillamente affermare che a Punta Raisi i muri ... (in cemento armato, a lupara?) hanno le orecchie, tutto il resto è dentro.

sabato 8 agosto 2009

Oggi partono le ronde ... signori siamo alla frutta

[Non ti muovere canaglia. Blueberry]
Oggi partono le ronde. Sarà fissata a 18 anni l'età minima per entrare a far parte delle ronde. Lo annuncia in un'intervista al "Corriere della sera" il ministro dell'interno Roberto Maroni (nella foto, a sinistra). Il ministro precisa: "Il decreto non crea le ronde, le regolarizza". "Ci sono molti equivoci - prosegue. - Abbiamo monitorato un fenomeno diffuso e per questo abbiamo deciso di regolarizzarlo, dando ai sindaci la possibilità, se lo vogliono, di organizzare queste attività. Respingo quindi al mittente le critiche, in particolare quelle di alcuni sindacalisti della polizia che mi hanno ferito". "Il 'Secolo d'Italia, inspiegabilmente, è tra i giornali che ha criticato più degli altri le misure del pacchetto sicurezza", osserva Maroni. E alle affermazioni di "Farefuturo", la fondazione vicina a Fini secondo la quale le ronde sono un inutile regalo alla Lega, ribatte: "Ho letto, e mi sembra una evidente sciocchezza". Ce n'è anche per il sindaco di Roma Alemanno: "Mi diverte la sua posizione, perchè dice: 'Non facciamo le ronde ma facciamo le ronde...'. Però le ronde buone sono le mie, perchè dall'8 di agosto, se lui le vuole a Roma, può solo seguire le procedure che noi abbiamo stabilito. Non ci sono ronde buone o ronde cattive: ci sono o non ci sono".E i sindaci italiani si dividono. Favorevoli all’introduzione dei volontari per la sicurezza, gli amministratori di Bergamo e Como, ricordano che nelle loro città si tratta di un’esperienza non nuova. Il Comune di Como aveva dato il via libera a ronde diurne da parte di volontari dell’associazione City Angels non più tardi di un mese fa e già il provvedimento è stato congelato. In attesa del regolamento del governo sulle ronde, infatti, l’amministrazione comasca ha deciso di non anticipare i tempi e di attendere il prossimo settembre, prima di dare il via libera all’introduzione dei volontari della sicurezza. L’assessore comasco alla Sicurezza, Francesco Scopelliti (Pdl), ha spiegato che «siccome sta per uscire un provvedimento del governo è inutile fare le cose di corsa con il rischio di farle male. Aspettiamo settembre e poi partiremo». Anche Bergamo dice sì alle ronde, anche se il sindaco Franco Tentorio (Pdl) ha precisato che i volontari per la sicurezza non sono una vera e propria novità per il capoluogo: «In città sono un’esperienza già consolidata, avviata con la giunta di centrodestra e poi riconfermata con la precedente amministrazione di centrosinistra». Da molti anni alcuni parchi sono controllati dai carabinieri in congedo, con cui è stata sottoscritta una convenzione. «Inoltre - aggiunge il sindaco - si tratta del mantenimento di una promessa. Il nostro programma elettorale prevedeva il mantenimento e il rafforzamento dei volontari per la sicurezza». Sulla necessità di portare le ronde in una città come Bergamo Tentorio spiega: «La sicurezza, reale o percepita, è uno dei problemi che più stanno a cuore alla cittadinanza per cui bisogna prodigarsi in tutti i modi, con i militari, con le ordinanze e anche con i volontari per la sicurezza». C'è chi però ha subito bocciato la novità introdotta da Maroni. Nel Trentino non saranno istituite le ronde. Il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, le ha subito bocciate e altrettanto ha fatto il presidente del Consorzio dei Comuni, Marino Simoni. «La storia ha già visto episodi in cui elementi ideologici e di aggregazione si siano poi dimostrati qualcosa di ben più pericoloso», ha detto Simoni. Non la pensa così il senatore leghista Sergio Divina. «Più che ronde le chiamerei associazioni per il volontariato sociale o per la sicurezza - ha detto - Del resto non vedo perchè da noi, dove c’è una profonda storia di volontariato nel soccorso in montagna, nella Croce rossa, nei pompieri, nell’assistenza, ci si scandalizzi per questa iniziativa».«A Bologna gli assistenti civici esistono da almeno un decennio e continueranno ad esistere, senza occupare o incidere minimamente sullo spazio proprio delle forze dell’ordine cui spetta l’intervento che è fondamentale, decisivo e importante». Così il vicesindaco di Bologna Claudio Merighi risponde ai cronisti che gli chiedevano un commento circa il provvedimento del Governo che dà il via libera alle ronde. «Un conto è girare con una casacca per i parchi e farsi vedere dalla gente, altro conto è la lotta alla criminalità e allo spaccio» chiarisce Merighi che sottolinea l’importanza di evitare confusioni di ruoli e precisa «noi siamo gelosi del ruolo civico degli assistenti che risponde ad una natura associativa e di coesione sociale, ben diverso da quella delle forze dell’ordine». Quanto alla nuova possibilità di reclutare associazioni che vogliano attuare le cosiddette ronde, previa iscrizione ad apposito albo, Merighi fa sapere che il Comune di Bologna «finora si è attenuto alla legge regionale che riguarda le modalità di organizzazione del controllo su base volontaria e civica. Per ogni valutazione di merito sulla nuova legge e su come questa possa interferire su quella regionale bisogna aspettare il decreto», prosegue il vicesindaco che però anticipa «noi rimaniamo agganciati a quella scelta regionale, basata sulla sollecitazione civile piuttosto che sulle ronde». Comunque, rimarca Merighi le associazioni che oggi offrono gli assistenti civici «non saranno obbligate a iscriversi all’albo previsto per chi vuole effettuare le ronde. Poi sarà il sindaco a scegliere di chi avvalersi». Ad ogni, modo, aggiunge «preoccupa nella filosofia del Governo la logica destrutturante che dà funzioni di controllo ad associazioni oltre il limite delle presenza che per noi invalicabile. Mi sembra, insomma - specifica il numero due di Flavio Delbono - che ci sia l’idea di una dismissione e indebolimento della struttura formale delle forze dell’ordine, in cui si tagliano 3 miliardi per i mezzi delle polizie da un lato e poi si fanno le ronde dall’altro». «No alle ronde, sì alla sicurezza partecipata sul modello genovese». È la posizione del sindaco di Genova, Marta Vincenzi. «Genova - spiega Vincenzi - conferma il proprio ’nò alle ronde. Sono grata al presidente della Repubblica per avere influito sulla legge Maroni, che ora si avvicina molto al modello Genova. Qui da tempo è stata progettata una forma di sicurezza partecipata, con i tutor d’area, i nonni vigili e le guardie ecologiche». Nessun problema a Palermo dove le ronde esistono da tempo. Arrualati dalla mafia per gestire il territorio, definito mandamento, tutto viene tenuto sotto controllo. Stesso discorso vale per Caserta e Salerno dove la camorra ha, da sempre, il raket delle ronde. Complimenti a Maroni, ministro degli interni, che ha preso atto che l'Italia avendo un premier puttaniere debba, tutto il paese, per solidarietà con il proprio leader, andare a puttane.

venerdì 7 agosto 2009

Profondo rosso alla Gesap ... e nessuno si dimette

[E' triste non avere fame, di sera all'osteria e vedere nel fumo dei fagioli caldi il suo volto smarrito. Giuseppe Impastato]
Il fallimento dell' Alitalia è costato 1,5 milioni alla Gesap, la società che gestisce l' aeroporto Falcone e Borsellino. Sono i debiti che la compagnia di bandiera ha nei confronti dello scalo palermitano per oneri su biglietti e servizi aeroportuali non pagati fino al momento del fallimento. Debiti che si aggiungono a quelli che ha già Air One, altri 1,2 milioni di euro: la compagnia per i servizi a terra utilizza la società GH, controllata dalla Gesap stessa. Il fallimento Alitalia ha prosciugato almeno metà dei 3 milioni di euro dell'ultima ricapitalizzazione effettuata dai soci pubblici della Gesap. Dice Giacomo Terranova, amministratore delegato della Gesap (il suo onorario annuo è 217.169 euro lordi. L'ad della società che gestisce l´aeroporto Falcone-Borsellino è il più pagato fra i manager alla guida di spa o consorzi palermitani partecipati dalle pubbliche amministrazioni). Poveraccio la colpa non è sua, ma di questa classe politica, che ha obbligato Terranova a diventare ad della Gesap. Secondo Assoaeroporti, la compagnia di bandiera ha debiti per 200 milioni di euro con gli scali del Paese: il grosso concentrato a Fiumicino e Ciampino (75 milioni di euro), e con la Sea di Linate e Malpensa (35 milioni). Ma gli 1,5 milioni di euro di esposizione che ha nei confronti dello scalo palermitano rischiano comunque di mettere in difficoltà la Gesap. «Con il fallimento di Alitalia abbiamo perso queste somme - dice l' amministratore delegato Terranova. Quindi dovremo reperire all' interno del bilancio economie per coprire il buco: si tratta pur sempre di 1,5 milioni di euro, una somma non da poco». Stiamo calpi, perché verrebbe da dire, senza tanta retorica: dove cazzo eravate in tutti questi anni ... A rischio sono anche gli 1,2 milioni di euro che deve l' Air One alla Gesap e alla sua controllata (Gesap handling). Oltre al buco nel bilancio 2008 che si troverebbe a dover colmare la Gesap, in bilico c' è anche la stessa tenuta dello scalo. Inoltre il fallimento della MayAir è un'altra botta per il traballante bilancio della Gesap e della controllata GH. Praticamente, nei paesi seri, e non è il caso dell'Italia, i bilanci della Gesap dovrebbero andare in tribunale e gli amministratori iscritti nel registro degli indagati. Ma siccome siamo nel Belpaese, del premier puttaniere, i Terranova di turno faranno sempre carriera.

British Airways registra la prima perdita dopo 22 anni

[Scegliere o non scegliere: questo è il problema. Lubna Hussain]
La crisi che ha ridotto i consumi e la volatilità del prezzo del petrolio sono state le cause principali delle difficoltà riscontrate dalla maggior parte delle compagie aeree negli ultimi mesi. Parliamo non solo delle compagnie aeree low cost ma anche di compagnie piuttosto importanti, proprio come la British Airways che ha chiuso il secondo trimestre del 2009 con una perdita di 148 milioni di sterline, un duro colpo per la compagnia inglese che non registrava perdite da ben 22 anni e che nello stesso periodo dello scorso anno aveva registrato un utile di 37 milioni di sterline. Alla fine del secondo trimestre, tuttavia, il calo non ha interessato solo gli utili ma anche il fatturato complessivo che è sceso del 12,2% a 1,98 miliardi di sterline. Brithish Airways aveva previsto una perdita per il secondo trimestre ma l’ammontare prospettato era decisamente inferiore rispetto a quello reale, gli analisti avevano infatti previsto una perdita di 95 milioni di sterline. Dal punto di vista delle previsioni è andata meglio per quanto riguarda il fatturato visto che gli economisti avevano previsto di 2 miliardi di sterline contro l’1,98 registrato. Le condizioni di mercato restano ancora difficili ma la compagnia aerea prevede un leggero miglioramento nel prossimo trimestre, visto che coincide con i mesi estivi in cui i viaggiatori aumentano per effetto delle vacanze.Tuttavia, a parte questa breve boccata di ossigeno temporanea, la situazione resta piuttosto critica e l’amministratore delegato della compagnia Willie Walsh (nella foto, a fianco)ha affermato di non vedere alcun segnale di miglioramento capace di durare a lungo termine. Per questo motivo la compagnia sta cercando di tagliare ulteriormente i costi. Dopo aver tagliato gli stipendi e rinviato la consegna di alcuni aerei, infatti, la British Airways sta pensando di eliminare i pasti per i passeggeri della classe economy nei voli a breve tratta e rimandare le rate del pagamento di alcuni aerei acquistati.

Il premier puttaniere/2- Nel lettone di Putin

[Civiltà e uguaglianza di fronte alla legge e rispetto della civiltà degli altri. Antonio Munoz Molina]
Berlusconi è appena arrivato a Rho, ad inaugurare una fiera di motocicli. È la mattina del 5 novembre 2008. Tre ore prima ha lasciato "nel lettone di Putin" a Palazzo Grazioli la prostituta Patrizia D'Addario (nella foto, a fianco), con cui ha passato tutta la notte in bianco. Patrizia D’Addario, in passato Patrizia Brummel, è stata oltre ad una escort di lusso anche un’aspirante soubrette, lanciata nel mondo delle reti locali come Telenorba e Telebari, appena ha iniziato ha muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo. Patrizia è arrivata anche a realizzare un calendario, dopo diversi book fotografici e apparizioni in spot pubblicitari come quello, a detta sua, della Coca Cola, che le è valso l’appellattivo di “Coca” nell’ambito amichevole barese. Non finisce qui, la D’Addario risulta essere stata l’amministratrice di una società che si occupava di produzioni cinematografiche, la Stadium Pictures, ben presto cancellata (nel 2000) dal registro delle imprese. La sua vita privata non è da meno: separata con una figlia di 11 anni, che vive con lei e sua nonna, si ritrova ad essere compagna di tale “Spaghetto”, un noto pregiudicato del quartiere san Girolamo, arrestato, dopo che Patrizia ha sporto denuncia per sfruttamento della prostituzione, e poi liberato grazie all’indulto. Da quest’ultimo distacco affettivo parte la sua vita attraverso la “Bari bene”, quella fetta di città che si riunisce al noto locale Gorgeous per attaccare bottone con le bellissime escort di lusso che lo frequentano e delle quali Patrizia fa parte. Un mondo perfetto per guadagnare e realizzare i propri progetti, come quello di un progetto edilizio, forse meno perfetto per entrare a far parte delle liste comunali….ma Patrizia D'Addario è riuscita a fare anche questo. Sarà perché l'umore è alle stelle, sarà perché mai avrebbe immaginato che, dopo nove mesi, "L'espresso" sarebbe riuscito a ricostruire grazie alle registrazioni fatte di nascosto da Patrizia la sua scappatella, fatto sta che il marito di Veronica Lario osa una battuta sul tradimento. "Mi piace", si legge nella cronaca dell'Ansa, "l'idea che negli Stati Uniti danno 20 dollari in busta paga a chi usa la bici per andare a lavoro. Certo che se qui facessero la stessa cosa per tutti quelli che commettono adulterio e poi tornano a casa... ritornerebbero tutti a casa!" . Letizia Moratti, al suo fianco sul palco, sorride. Il governatore cattolico Roberto Formigoni è a due passi di distanza. Patrizia, a Roma, è tornata in albergo. A Rho Berlusconi, intanto, non si ferma. "I conduttori televisivi sono appecoronati sulla sinistra", dice. Poi passa a difendere la scuola privata cattolica, sostenendo che i tagli non la toccheranno. " È una libertà per tutti che ci sia una scuola privata per le famiglie che abbiano a cuore lo studio dei loro figli anche secondo determinati valori". Quando va via, direzione Arcore, prima di mandare il messaggio di congratulazioni a Obama che è diventato il nuovo presidente degli Stati Uniti, Berlusconi chiama sul cellulare Patrizia. " Tutto bene? Io ho lavorato tanto, questa mattina sono andato a inaugurare questa mostra, ho fatto un bellissimo discorso, con applauso. E non sembravo stanco". Il trionfo della doppia morale, dei " vizi privati e pubbliche virtù" di un uomo di Stato: è questo che certificano le registrazioni che Patrizia ha effettuato nelle sue due visite al presidente del Consiglio. I nastri pubblicati sul sito de " L' espresso" testimoniano come Berlusconi abbia mentito e come, al contrario, l'escort abbia sempre detto la verità. Il presidente aveva parlato di complotti e menzogne. "C'è qualcuno che ha dato un mandato molto preciso e benissimo retribuito a questa signora D'Addario. Non ho mai pagato una donna". All'Aquila durante il G8 aveva rincarato la dose: "Cos'altro potrebbero inventarsi? Questa campagna di menzogne e spazzatura avrà conseguenze su chi l' ha fatta". Il suo avvocato Niccolò Ghedini, che ha definito le registrazioni " inverosimili e frutto d' invenzione", s'era spinto ancora oltre, negando tutto. " Vicenda inesistente" , ha esordito un mese fa, dopo le prime notizie del "Corriere della Sera" , " non credo che la D' Addario sia mai andata a casa del premier. Notizie che ci appaiono completamente sprovviste di qualsiasi connessione fattuale e logica" . Sarà. Ma lo scoop ha chiuso la partita. Berlusconi, per dirla alla Ghedini, è stato davvero " l' utilizzatore finale" della prostituta. Oggi l'opposizione chiede (a bassa voce) al premier di fare chiarezza. Perché lo scandalo, come sostengono anche gli opinionisti stranieri, è tutto politico. Il Pdl tira in ballo la violazione della privacy, privacy, ma l' informazione ha il dovere di evidenziare comportamenti che possono trasformare un capo di governo in un soggetto facilmente ricattabile. Il premier visto dal " buco della serratura" è completamente diverso dallo statista conservatore che legifera basandosi sui valori " Dio, Patria e Famiglia" , il cui esecutivo scrive disegni di leggi per sbattere in galera i clienti delle prostitute che battono i marciapiedi. [continua]

Lufthansa lancia assicurazione sul tempo

[Quando difendi gli altri smetti di temere per te. Elena Milashina]
Piove in vacanza? Nessun problema, Lufthansa vi rimborsa. Ecco la nuova trovata della compagnia che offre venti euro per ogni giorno di maltempo. Insomma, «un'assicurazione sul sole» per 36 mete turistiche in tutto il mondo. Un nuovo modo per cercare, in un momento di grande crisi per il settore, di attirare sempre più clienti. E chissà, magari, fidelizzarli sempre più. La «Sunshine-Insurance» risarcisce fino a un massimo 200 euro, pari a dieci giorni di brutto tempo, in una delle mete selezionate per il Sunshine Ticket in Europa, Asia, America o Africa. Fra queste ci sono cinque scali italiani: Roma, Firenze, Venezia, Bologna e Verona. Biglietti e assicurazione si possono comprare senza sovrapprezzo fino al 18 agosto, per un viaggio che dovrà terminare entro l'8 novembre. Al ritorno, l'assicurazione rimborserà i temporali, ma solo se il sito tedesco web http://www.wetteronline.de/ avrà documentato la caduta di almeno cinque millimetri di pioggia per metro quadrato al giorno. Quindi tutti avvisati, meteorologi compresi.