lunedì 30 marzo 2009

Arpe, l'uomo che ha sfidato Geronzi


Matteo Arpe (Milano, 3 novembre 1964) è un banchiere e dirigente d'azienda italiano. Arpe (nella foto) è laureato in economia aziendale presso l'Università Bocconi, inizia la sua carriera professionale presso Mediobanca, dove lavora dal 1987 al 2000, con incarichi crescenti, fino a ricoprire il ruolo di direttore centrale finanza straordinaria. Nel 2000 entra a far parte del Lehman Brothers con la responsabilità dell'area strategic equity a livello europeo. Dal 2001 approda al Gruppo Banca di Roma come amministratore delegato del Mediocredito Centrale (oggi rinominata MCC) e come direttore generale della costituenda holding. L'anno seguente viene nominato direttore generale di Capitalia e nel 2003 amministratore delegato. Dal 2004 è docente a contratto presso la Facoltà di Economia della LUISS Guido Carli, dove è titolare dell’insegnamento di Economia delle Aziende di Credito. Nel 2006 si mostra contrario all'ipotesi di fusione con Banca Intesa e in funzione difensiva acquista sul mercato il 2 per cento delle azioni dell'istituto di credito milanese, bloccando di fatto ipotesi di scalate oscure. A febbraio 2007 l'avvocato Ripa di Meana (presidente del patto di sindacato di Capitalia) lo invita alle dimissioni su richiesta del presidente Geronzi, senza spiegare il motivo della richiesta. Matteo Arpe rifiuta di dimettersi. Dopo aver sdegnosamente rifiutato offertigli a febbraio,Arpe se ne va a nel maggio del 2007 incassando nell'ordine: 6 milioni tra stipendio e premi degli ultimi 5 mesi più il Tfr;oltre 31 milioni come buona uscita; 15 milioni dalla vendita alla banca delle azioni Capitalia acquistate negli anni precedenti con l'esercizio delle stock option. Inoltre gli restano 8 milioni di guadagno potenziale sulle stok option non ancora esercitate. In totale, un tesoretto di quasi 61 milioni lordi ,su cui Arpe non trova niente da rimproverarsi. Il 22 febbraio è quindi convocata la riunione del patto di sindacato per sfiduciarlo. I mercati reagiscono molto male alla notizia, ma anche i dipendenti della Banca manifestano in favore dell'amministratore delegato. Lo stesso patto di sindacato è diviso al suo interno. La riunione ha quindi un esito imprevisto: il patto di sindacato conferma la fiducia ad Arpe. Al fine di dare una via d'uscita al presidente Geronzi, il cui tentativo è stato sconfessato, Arpe scrive una lettera di chiarimenti in cui ribadisce la correttezza del proprio operato. È membro del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo di Banca di Roma, Mediobanca e Associazione Bancaria Italiana. Siede altresì nei Consigli di Amministrazione di MCC, Cnp Capitalia Vita, Istituto Europeo di Oncologia, Fondazione Cerba, nonché nel Comitato permanente ABI Banche e Società. Il 20 maggio 2007, i Consigli di Amministrazione di Capitalia e Unicredito Italiano, riunitisi a Milano e a Roma rispettivamente, hanno approvato il progetto di fusione per incorporazione di Capitalia S.p.A. in UniCredito Italiano S.p.A. sulla base di un rapporto di concambio di 1,12 nuove azioni ordinarie di UniCredito per ogni azione ordinaria di Capitalia. Matteo Arpe si dimette quindi dalla carica di Amministratore Delegato. Il 6 novembre 2007, fonda insieme ad un gruppo di partner un nuovo gruppo finanziario dal nome di Sator, la società con sede a Roma ed uffici a Milano e a Londra, con lo stesso Arpe amministratore delegato, e l'economista Luigi Spaventa presidente. La nuova società riunisce un gruppo di professionisti di società finanziarie italiane e internazionali. Ha come core business il private equity e l'asset management, e in futuro si occuperà di private banking e corporate speciality finance. È stato rinviato a giudizio a luglio 2007 assieme a Cesare Geronzi nell'ambito del crack Parmalat per la vicenda dell'acquisto dell'azienda Ciappazzi di proprietà di Ciarrapico da parte di Tanzi.

Agevolazioni fiscali per ristrutturare casa


In attesa che il governo italiano ripresenti il piano casa e che il suo presidente riconosca il suo disegno di legge, ricordiamo che attualmente esiste una legge, più restrittiva, se paragonata al casino edilizio che vorrebbe il nuovo governo. Chi può avere i vantaggi fiscali? Quali interventi sono ammessi alla detrazione? In che misura e per quali immobili? A queste e altre domande sulle norme per i lavori di recupero del patrimonio edilizio arrivano precise indicazioni dall'Agenzia delle Entrate che ha pubblicato una guida ad hoc. Sono oltre 3 milioni i cittadini italiani che dal 1998 a oggi hanno ristrutturato un immobile usufruendo della detrazione Irpef, attualmente del 36% delle spese sostenute. Si tratta degli sconti previsti delle agevolazioni sui lavori di recupero del patrimonio edilizio. Sono molte le norme e le novità introdotte negli ultimi anni e in particolare quelle della Finanziaria 2008 che ha proroga la detrazione fiscale del 36% a tutto il 2010, mantenendo alla stessa data anche l'aliquota Iva agevolata del 10%. Per consentire così ai contribuenti di continuare ad utilizzare al meglio tutte le detrazioni, l'Agenzia delle Entrate ha aggiornato la guida "Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali", scaricabile dal sito www.agenziaentrate.gov.it e in distribuzione gratuita presso gli uffici locali. Ancora tre anni, quindi, di vantaggi fiscali per chi si accinge a ristrutturare la propria casa o pensa di acquistare un immobile direttamente dall'impresa di costruzione o di ristrutturazione (o cooperativa edilizia) che ha ristrutturato l'intero fabbricato. Il pratico vademecum dell'Agenzia delle entrate spiega così agli utenti come usufruire dei vantaggi fiscali, quali interventi sono ammessi alla detrazione e le rate che si possono portare in diminuzione dall'Irpef indicandole nella dichiarazione dei redditi. In particolare, il pacchetto delle agevolazioni sulle ristrutturazioni edilizie, introdotte per la prima volta a partire dal 1° gennaio 1998 e sempre prorogate di anno in anno, si compone di tre distinte misure: La detrazione Irpef per i lavori di ristrutturazione che consiste nella possibilità di usufruire, mediante la presentazione della dichiarazione dei redditi, di uno sconto dall'Irpef dovuta annualmente pari al 36% delle spese sostenute per interventi di manutenzione straordinaria (ma anche ordinaria per gli immobili condominiali), di restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia per un importo massimo di spesa pari a 48mila euro. L'agevolazione Iva, prorogata fino al 2010, comprende un'importante novità: sulle fatture emesse dal 1° gennaio 2008 non è più richiesto l'obbligo di evidenziare il costo della manodopera utilizzata. Modalità necessaria per gli interventi effettuati fino al periodo d'imposta 2007. Questa semplificazione è valida solo per usufruire dell'aliquota Iva agevolata e non ai fini del riconoscimento della detrazione Irpef del 36%. L'indicazione della manodopera in fattura rimane quindi un requisito indispensabile per continuare a godere di tale beneficio anche nel triennio 2008-2010. La detrazione Irpef per l'acquisto o l'assegnazione di case ristrutturate è tornata da quest'anno. In vigore fino al 31 dicembre 2006 (e non prorogata per il 2007), a favore di chi acquista o risulta assegnatario di un immobile oggetto di interventi di recupero realizzati a partire dal mese di gennaio 2008 e che si concludono entro il 31 dicembre del 2010. Un capitolo a parte del manuale dell'Agenzia, infine, è dedicato alle detrazione degli interessi passivi sui mutui ipotecari contratti per la costruzione o la ristrutturazione dell'abitazione principale. Essa consiste nella possibilità di detrarre dall'Irpef, in presenza di determinate condizioni, il 19% degli oneri sostenuti, entro l'importo massimo di 2.582,28 euro.

sabato 28 marzo 2009

USA: FALLISCE LA OMNI NATIONAL BANK

Omni National Bank passa sotto il controllo della Fdic (Federal Deposit Insurance Corp) e diventa la 21/a banca Usa quest'anno a fallire. Omni National Bank ha asset per 956 milioni di dollari e depositi per 796,8 milioni. A causa di 'pratiche poco sicure la banca ha sperimentato perdite sostanziali' e 'non c'è alcuna prospettiva ragionevole' che l'istituto - spiegano le autorità statunitensi in una nota - possa divenire adeguatamente capitalizzata senza aiuti federali.

CGIL: POTERE ACQUISTO FERMO AL '93


Allarme della Cgil sui salari. Le retribuzioni nette ''sono ferme al 1993. Il fisco in 15 anni si é 'mangiato' guadagni di produttività per 6.738 euro per lavoratore, in termini di potere d'acquisto, tra maggiore pressione fiscale e mancata restituzione del drenaggio fiscale. Viceversa, lo Stato ha beneficiato di 112 miliardi". I dati sono contenuti nel quarto Rapporto su salari, produttività e distribuzione del reddito dell'Ires (il centro di ricerche del sindacato), presentati alla stampa dal segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani (nella foto), convinto che la crisi "non è finita" e che il picco "arriverà nel secondo trimestre di quest'anno". La richiesta al governo è di aumentare, dal 2010, le detrazioni fiscali per dipendenti, pensionati e collaboratori i quali, in questo modo, potranno beneficiare di un aumento mensile di cento euro. L'organizzazione è tornata anche a puntare l'indice contro l'accordo separato di gennaio scorso sulla riforma degli assetti contrattuali: se fosse stato applicato dal 1993 al 2008, i lavoratori - secondo l'Ires - "avrebbero perso altri 6.587 euro di potere d'acquisto". Una simulazione alla quale la Cisl ha replicato osservando che "l'esercizio dialettico di chi la spara più grossa non è una attitudine a cui la Cisl si sente vocata". Sempre più preoccupanti, poi, le prospettive sul fronte occupazionale. Per l'Ires, infatti, i posti a rischio nell'anno potranno oscillare tra 600-700 mila fino ad arrivare ad un milione, coinvolgendo 4-5 milioni di famiglie. Secondo il rapporto, dunque, le retribuzioni nette sono cresciute 3,5 punti in meno (4,2 punti in meno per un lavoratore senza carichi familiari) delle retribuzioni di fatto lorde. I salari netti in 15 anni hanno registrato una "crescita zero". E, questo, mentre i prezzi "aumentavano essendo cresciuta l'inflazione del 41,6%". Il fisco, dunque, dice la Cgil, "ha mangiato i pochi guadagni di produttività. La contrattazione è importante - è la sua tesi -, ma da sola non basta, serve una nuova politica dei redditi". Tra le misure che consentirebbero la copertura dell'aumento dei 100 euro, ci sono la "restituzione del drenaggio fiscale del biennio 2008-2009 per almeno 4 miliardi e la lotta all'evasione con il ripristino delle misure introdotte dal governo Prodi per recuperare almeno i 5 miliardi mancanti dal gettito Iva". Il rapporto si sofferma anche sulle disuguaglianze rispetto alla distribuzione del reddito, dove l'Italia si piazza ad un sesto posto tra i paesi Ocse: dal 1995 al 2006 i profitti netti delle maggiori imprese industriali sono cresciuti di circa il 75% a fronte di un aumento delle retribuzioni di solo il 5,5%. E ancora: circa 13,6 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1.300 euro netti al mese. Il reddito disponibile fra il 2000-2008 registra una perdita di circa 1.599 euro nelle famiglie di operai e 1.681 euro nelle famiglie con 'capo famiglia' impiegato, a fronte di un guadagno di 9.143 euro per professionisti e imprenditori. Alla fine del 2009 la disoccupazione in Europa si avvia a superare il 10% ed il rischio è quello di arrivare a 7-8 milioni di disoccupati in più. Sono le allarmanti cifre dei sindacati europei che, in vista del G20 di Londra del prossimo 2 aprile, chiedono ai leader europei e mondiali un "piano straordinario" per affrontare l'impatto sociale della crisi finanziaria ed economica.

giovedì 26 marzo 2009

Ridotte le aziende ospedaliere in Sicilia


Dopo una lunga maratona d'aula, l'Assemblea regionale siciliana ha approvato tutti singoli articoli della riforma sanitaria. La riforma riduce le aziende sanitarie e ospedaliere da 29 a 17, mentre i distretti saranno guidati da due direttori: uno sanitario e uno amministrativo.Nel lungo e complesso dibattito a Sala d'Ercole, per l'esame dei singoli articoli del provvedimento e degli emendamenti presentati da parlamentari di tutti i gruppi, si sono anche ripetute le votazioni a scrutinio segreto, in una delle quali il governo di Raffaele Lombardo è stato battuto, essendo stato approvato un emendamento, presentato dal Pd, con il quale è stata tagliata una norma che prevedeva l'attribuzione di un'indennità ai direttori generali decaduti, secondo le previsioni dei contratti individuali di lavoro, il cui termine è previsto nel 2010.Sono stati 39 i deputati che nel segreto dell'urna hanno approvato la norma e 37 quelli che hanno votato contro. La legge stabilisce inoltre che le aziende sanitarie provinciali e quelle ospedaliere di nuova istituzione saranno operative dal primo settembre del 2009.Il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, e l'assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, esprimono grande soddisfazione dopo che l'Assemblea regionale siciliana ha completato l'esame degli articoli del disegno di legge di riforma del sistema sanitario. Introdotta nel 2001 la riforma del sistema sanitario ha ianugurato nel nostro paese una sorta di federalismo regionale, acutizzando però la distanza tra regioni virtuose e amministrazioni fortemente indebitate. si riconferma dunque il quadro di un’Italia a diverse velocità secondo quanto emerso dalla sesta edizione del Rapporto Osservasalute (2008), un’approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualitaà dell’assistenza sanitaria nelle Regioni italiane. Dal confronto di alcuni parametri, in questi anni di transizione verso il federalismo, appaiono sempre più nitide le differenze Nord-Sud. A partire dalla quota di Pil che ciascuna Regione spende in sanità. Infatti, mentre quelle del Sud sono costrette a dedicare quote molto elevate del loro Pil all’assistenza sanitaria - si arriva fino all’11% in Molise e a più del 9% in Calabria. Regioni come la Lombardia usano per soddisfare il bisogno di assistenza sanitaria il 5% del proprio reddito (dati 2005).

Un buco da 45 milioni nei conti dell'Amia


Un buco da 45 milioni nei conti dell'Amia, la società per la gestione dei rifiuti del Comune di Palermo, ha rischiato di mandare in crisi il bilancio della Giunta di centro-destra e ha aperto una fase d'instabilità che potrebbe ripercuotersi sugli equilibri della Regione. E di conseguenza è l'ennesimo fallimento della giunta Cammarata. A tamponare la situazione ha provveduto il Governo con il decreto milleproroghe,trasferendo in dicembre 80 milioni all'ente locale. Nel contempo un appello al nuovo presidente dell'Amia Marcello Caruso per far continuare l'indagine sul falso in bilancio che vede indagato l'ex cda guidato da Enzo Galioto. Il giorno dopo il rifiuto del sindaco Diego Cammarata a sporgere la querela, l'opposizione, compatta, continua a protestare in Sala delle Lapidi e anche sindacati e consumatori attaccano il primo cittadino reo di «tutelare una gestione fallimentare dell'azienda». Ma,aggiungiamo noi, chi ha messo il vecchio cda ai vertici dell'Amia? Cammarata se denunciasse Galioto &C, dovrebbe dare, in contemporanea, le dimissioni da sindaco: il fallimento gestionale-politico dell'Amia è esclusivamente suo.Hanno continuato a fare assunzioni, stabilizzazioni e a dare consulenze come se niente fosse, mentre l´azienda perdeva 30 milioni di euro all´anno e il governo nazionale interveniva per ricapitalizzarla. Gli sprechi all´Amia sono continuati per tutto il 2007 e il 2008, con l´assunzione di 90 nuovi dipendenti, più altri 400 assunti grazie allo scambio padre-figlio: il tutto quando l´azienda era davvero sull´orlo del fallimento. Ma c´è di più: il personale è già cresciuto nei primi giorni del nuovo anno, con l´ennesima stabilizzazione di 83 Lsu, sempre nel solito scatolone di Amia Essemme. Così, nell´azienda che secondo la Corte dei conti ha perso 3,6 milioni di euro al mese solo nel 2008, non è un caso che sia aumentato sempre e costantemente il costo del personale: nel 2005, prima delle infornate di precari, l´Amia spendeva per stipendi 78 milioni di euro, mentre lo sorso anno ne ha spesi 83,4 milioni e i dipendenti diretti (esclusi quelli di Amia Essemme) sono passati dai 1.862 del 2006 ai 1.952 attuali, 90 in più.

Il federalismo fiscale è ancora un vessillo ambivalente

"Regaleremo il federalismo agli italiani", ha detto Umberto Bossi. "Vinciamo le elezioni e regaliamo il federalismo a Umberto", ha precisato Roberto Maroni. All'Umberto e all'Italia, dunque. Federalismo per tutti! E' abbastanza recente per poter essere ritenuto attendibile uno studio degli artigiani di Mestre (in sigla CGIA) che nel 2007 ha effettuato e resa pubblica una elaborazione dei dati della Ragioneria generale dello Stato in cui raffronta il saldo finanziario di ciascuna regione italiana. Il saldo esprime la differenza tra le principali imposte che i cittadini di ciascuna regione pagano allo Stato centrale e i benefici che ritornano sul territorio sotto forma di trasferimenti statali alle amministrazioni locali. E qui qualche sorpresa la si trova. Perché se è vero che un cittadino lombardo ci rimette quasi seimila euro l'anno (saldo tra quanto paga e quanto riceve); è altrettanto vero che un cospicuo credito lo vantano anche i laziali. Il Lazio, appena dopo la Lombardia e però prima del Veneto, dà molto di più di quanto riceve. Un cittadino romano versa in media 5060 euro in più: il saldo finanziario negativo è evidente e nettissimo. Un romano dunque ci perde circa duemila euro in più di un concittadino del ricco nord-est (il Veneto ha un saldo pro-capite di tremila euro). A seguire gli emiliani, poi liguri, marchigiani, umbri e abruzzesi. Tra gli italiani che ci guadagnano, al primo posto, e siamo comunque nel nord, troviamo i valdostani (3198 euro pro capite), poi i trentini (2459 euro), i lucani, i siciliani, i sardi, i calabresi. Verso un quasi pareggio, i molisani, i campani e i pugliesi (rispettivamente ricevono a testa 496, 215 e 91 euro più di quel che danno). Si dirà: le due regioni del nord citate ricevono così tanto grazie alla autonomia speciale da sempre goduta. Perciò non fanno testo. Sul residuo fiscale delle Amministrazioni pubbliche, si è applicato - sempre nel 2007 - il Centro Studi Sintesi per conto di Unioncamere Veneto. Ha sviluppato i dati riferiti alla differenza tra quanto viene raccolto in tasse e quanto si spende di quei tributi su quei territori. Ancora una volta, la Lombardia riceve da ciascun suo contribuente più di quanto spende, pure i veneti e i toscani. Così, a saldo negativo, si trovano pure Marche e Piemonte. C'è dunque un'Italia che paga il conto del ristorante anche all'altra che invece non può permetterselo. E qui, una novità: i friulani partecipano al pasto ma non saldano. Lasciano agli amici il piacere di farlo (residuo fiscale di 2615 per ogni abitante). Anche i liguri (2285 euro procapite), oltre ai trentini, agli altoatesini e ai valdostani. Se la geografia non è un'opinione, e i conti fatti dalla CGIA di Mestre (poco pubblicizzati e ancor meno dibattuti) sono esatti, qualcuno dovrebbe delle spiegazioni.Il federalismo fiscale è ancora un vessillo ambivalente. Dal punto di vista politico è un successo della Lega e la prova che il partito di Bossi conta parecchio nella maggioranza, al termine di un viaggio parlamentare durato circa vent'anni. È anche una delle prime importanti riforme di sapore istituzionale varate nell'attuale legislatura. Nel merito, tuttavia, la legge su cui l'opposizione si è divisa (astensione del Pd, no dell'Udc e sì dell'Italia dei valori) suscita diversi dubbi e non solo nelle file del centro-sinistra. Come ha detto Giorgio La Malfa, che fa parte della maggioranza, la legge «o aumenterà il debito o aumenterà le tasse».È un argomento ufficialmente respinto, ma nessuno a tutt'oggi sa dire quanto costerà mettere in pratica l'impianto federalista. Come nessuno è in grado di sapere quanto tempo dovrà passare prima che i cittadini riescano ad apprezzare la maggiore efficienza e lo snellimento burocratico promesso dalla Lega.Comunque sia, il centro-destra, attraverso Bossi, ha imposto negli anni un grande tema che è diventato patrimonio dell'intera coalizione di governo. Non solo. Come si è visto, il federalismo ha fatto breccia a sinistra, se è vero che Franceschini si è mosso stavolta nel solco di Veltroni, confermando alla Camera la benevola astensione del Senato e giustificandola con alcuni ritocchi al testo che il governo ha accettato.Sappiamo che non tutti nel Pd erano d'accordo e qualche dissenso si è manifestato in aula. È vero però che lo spirito con cui si è votato esprimeva un sostanziale consenso, trasversale ai diversi schieramenti. Con l'eccezione del centro di Casini, gli altri gruppi hanno aderito all'idea federalista. Non è facile andare contro lo spirito del tempo e nessuno – salvo appunto l'Udc – si è cimentato nell'impresa.Tanto più che nel Pd la spinta «nordista» (da Chiamparino a Cacciari, dalla Bresso a Penati) è più forte con Franceschini che con Veltroni, in base alla convinzione che bisogna contendere i voti ai leghisti sul loro territorio, palmo a palmo: senza paura di usare in qualche caso gli stessi argomenti del Carroccio, appena rimodellati.L'ambivalenza del vessillo federalista ha poi un altro aspetto. Ed è il «sì» della Camera all'ordine del giorno proposto dal segretario del Partito democratico, in cui si raccomanda l'adozione della «bozza Violante» come traccia delle future riforme istituzionali. Senza questo passaggio difficilmente il Pd avrebbe potuto astenersi. Ora invece si può collegare il federalismo fiscale a una più generale prospettiva – per ora tutta sulla carta – che investe le modifiche alla Costituzione. È la nuova architettura repubblicana descritta giorni fa dal presidente della Camera, non a caso molto soddisfatto del clima parlamentare.È opportuno essere scettici di fronte a questi segnali. Sono ancora troppo fragili per autorizzare l'ottimismo. Del resto, di riforme si parla inutilmente da anni: ne sono passati quasi undici dall'esito infausto della Commissione Bicamerale D'Alema. Non basta un ordine del giorno o un voto di astensione per rispolverare il fatidico «spirito costituente». Tuttavia è vero che Pdl e Pd hanno trovato, almeno per un giorno, un punto d'equilibrio. Nell'imminenza del congresso costitutivo del Popolo della Libertà, è un fatto significativo. Il resto verrà nei prossimi mesi. Affinché un progetto riformatore abbia consistenza c'è bisogno che il Pd esca dalle urne senza troppe ferite.

mercoledì 25 marzo 2009

RIFKIN, UNA NUOVA ERA TECNOLOGICA


L'economista Rifkin si dice 'certo che siamo all'alba di una nuova era tecnologica' in cui 'il lavoro manuale perderà importanza'. Diventerà sempre più dominante 'l'automazione dei sistemi produttivi'. Secondo l'economista, 'questa era tecnologica non è domani, e tra oggi e domani c'è una nuova realtà che ci permetterà di creare milioni di posti di lavoro nella creazione di una nuova infrastruttura energetica che sarà a base di manodopera altamente qualificata'.
Jeremy Rifkin è il fondatore e il presidente della Foundation on Economic Trends di Washington. È autore di tredici libri sull’impatto dei cambiamenti tecnologici sull’economia, sulla forza lavoro e sull’ambiente, che sono stati tradotti in quindici lingue e vengono usati in centinaia di università in tutto il mondo. Negli ultimi 25 anni ha tenuto corsi ed è stato "resident scholar" in oltre 300 università di dieci paesi diversi. Il suo ultimo libro, La fine del lavoro (trad. it. Baldini&Castoldi Editore, Milano 1995) è il risultato di tre anni di ricerca sui mutamenti delle condizioni e della natura del lavoro nell’era dell’informazione. Jeremy Rifkin si è laureato in economia del Wharton School of Finance and Commerce dell’Università della Pennsylvania, e in affari internazionali alla Fletcher School of Law and Diplomacy della Tufts University. È "visiting lecturer" al Wharton School of Finance and Commerce Senior Executive Training Program (The Aresty Institute of Executive Education).Verso la metà degli anni settanta, i suoi libri Common Sense II e Own Your Own Job sono stati i primi a divulgare l’idea di proprietà e gestione delle imprese da parte dei loro lavoratori. Oggi, venticinque anni più tardi, la United Airlines e altre grandi società sono state acquistate dai propri dipendenti e stanno cambiando il modo in cui si fanno affari in America. Alla fine degli anni settanta, Jeremy Rifkin è stato co-autore di The North Will Rise Again: Pensions, Politics and Power in the 1980s, un saggio pionieristico al quale viene spesso riconosciuto il merito di aver cambiato l’atteggiamento dell’opinione pubblica e la politica governativa rispetto all’uso sociale di centinaia di miliardi di dollari investiti nei fondi pensionistici statunitensi. Negli anni ottanta, Jeremy Rifkin ha pubblicato Entropy, il best-seller internazionale in cui per la prima volta si fondevano la teoria economica e quella ambientale. Il libro ha contribuito a lanciare quelli che sarebbero poi diventati gli attuali concetti di sviluppo sostenibile.L’influenza di Rifkin sull’amministrazione pubblica negli Stati Uniti e nel mondo è notevole. È stato chiamato a testimoniare davanti a numerose commissioni del Congresso e ha difeso con successo in tribunale, contro il governo, misure più responsabili riguardo a svariate questioni ambientali e tecnologiche. Per le sue opinioni e i suoi commenti sulla società è diventato un ospite abituale di molte trasmissioni televisive americane.The National Journal, una delle maggiori riviste americane di politica, ha incluso Rifkin fra le 150 personalità che influenzano maggiormente l’amministrazione federale. Attivista del movimento pacifista statunitense negli anni sessanta e settanta, ha fondato, nel 1969, la Citizens Commission con l'intento di rendere noti i crimini di guerra commessi dagli americani durante la guerra del Vietnam. È il fondatore e presidente della Foundation on Economic Trends (FOET) e presidente della Greenhouse Crisis Foundation. Rifkin si è laureato in Economia alla Wharton School (presso l'Università della Pennsylvania) ed in Affari Internazionali alla Fletcher School of Law and Diplomacy della Tufts University. Il suo coinvolgimento come attivista del movimento pacifista ed ambientalista lo ha visto spesso impegnato negli Stati Uniti, anche politicamente, a sostegno dell'adozione di politiche governative "responsabili" in diversi ambiti sia relativi all'ambiente ma anche alla scienza ed alla tecnologia e tale impegno pubblico è riflesso in numerosi dei suoi saggi e lavori. È un vegetariano. È autore di numerosi volumi che trattano dell'impatto che i cambiamenti scientifici e tecnologici hanno su economia, lavoro, società e ambiente. Le sue pubblicazioni sono state tradotte in più di 20 lingue e sono studiate in centinaia di università di tutto il mondo. Con il suo trattato del 1977 Who Should Play God è stato uno dei primi a criticare l'allora nascente scienza delle biotecnologie, argomento poi ripreso nel lavoro del 1998 The Biotech Century (pubblicato in italiano con il titolo "Il secolo Biotech. Il commercio genetico e l'inizio di una nuova era") che tratta dei numerosi problemi, anche etici, legati alla genetica. Rifkin interviene periodicamente come opinionista pubblicando i propri interventi su numerosi quotidiani e periodici europei tra i quali il britannico "The Guardian", lo spagnolo "El Pais" come anche "L'espresso" in Italia e la "Suddeutsche Zeitung" in Germania. Rilevante anche la presenza di Rifkin come ospite di numerosi programmi televisivi statunitensi, tra i quali interventi al Larry King Show ed alla CNN. Nel 2007 ha partecipato anche alla trasmissione televisiva italiana condotta da Fabio Fazio "Che tempo che fa". Ha preso parte al documentario di denuncia "The corporatios" dove presenziano insieme a lui anche Michael Moore, Naomi Klein e Milton Friedman. In aggiunta al suo impegno negli Stati Uniti, Rifkin è stato attivo anche in Europa come consigliere di alcuni statisti e capi di governo ed, in particolare, ha operato come consigliere personale sulle questioni energetiche di Romano Prodi all'epoca dell'incarico di Presidente della Commissione Europea di quest'ultimo. Negli anni passati è stato consulente per il Ministero dell'Ambiente della Repubblica Italiana, dicastero diretto dall'onorevole Alfonso Pecoraro Scanio.


FACCETTA NERA CIARRAPICO


Giuseppe Ciarrapico (Roma, 1934) è un imprenditore e politico italiano. È stato gestore delle terme di Fiuggi e, dal 1991 al 1993, presidente della Associazione Sportiva Roma. Cresciuto in Ciociaria, fin dalla gioventù è stato un simpatizzante fascista. Negli anni si avvicinò alla corrente andreottiana della DC rimanendo contemporaneamente amico di Giulio Andreotti e del segretario missino Giorgio Almirante. Negli anni ottanta divenne presidente delle terme di Fiuggi. Continuò comunque a stampare i manifesti dell'MSI (la voce più cospicua delle spese di quel partito) nella sua azienda tipografica di Cassino. La stessa azienda stampava libri e fascicoli a sfondo revisionista sulla storia, le armi e le forze armate del fascismo (ed in particolare della Repubblica Sociale Italiana) sotto i tipi, tuttora esistenti, della Ciarrapico Editore. Tra i libri pubblicati in quegli anni, si annoverano anche titoli che denotano un preciso schieramento ideologico, tra questi, ad esempio: "Le Waffen SS", Per l’ordine nuovo, Fascismo ieri e oggi, Interrogatorio alle destre, Il libro nero del comunismo ,Elogio e difesa di Giulio Evola, Freda Francesco, il Fronte Nazionale e Diario di un naziskin. Soprannominato in quegli anni il "Re delle acque minerali" proprio per la proprietà delle grandi terme, organizzò un premio internazionale, che vide la presenza del presidente sovietico Michail Gorbaciov, in quegli anni protagonista della perestroika. Tra le sue "operazioni" più note vi fu anche il suo intervento, sollecitato da Andreotti, nella soluzione del Lodo Mondadori, nel quale fece da intermediario tra Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti. In quegli anni facevano parte del suo "impero" anche diverse cliniche romane, di cui la più nota era "Villa Stuart", la compagnia di aerotaxi "Air Capitol" e la Casina Valadier, noto ristorante di Roma. Nel frattempo l'imprenditore portò a termine una delle operazioni per le quali è più ricordato: l'acquisto dell'Associazione Sportiva Roma, conclusosi nell'aprile del 1991. Ciarrapico dovette però lasciare la presidenza nel 1993, a causa della denuncia e dell'arresto per bancarotta fraudolenta. Ciarrapico è stato nel 1974 condannato dal pretore di Cassino, gli infligge una multa di 623.500 lire per aver violato per quattro volte la legge che tutela “il lavoro dei fanciulli e degli adolescenti”, sentenza confermata in Cassazione. Condannato a quattro anni e mezzo di reclusione,ridotti in cassazione a 3 anni, per gli sviluppi della vicenda «Casina Valadier». Inquisito anche per lo scandalo della Safim-Italsanità, il 18 marzo 1993 viene spiccato nei suoi confronti un mandato di custodia cautelare: entra a Regina Coeli il 21 marzo, insieme a Mauro Leone, figlio dell'ex Presidente della Repubblica e dirigente dell'AS Roma con la gestione Ciarrapico. I due vengono ricoverati nell'infermeria del carcere, mentre la società sportiva sprofonda nel caos. Il 24 aprile dello stesso anno a Ciarrapico vengono concessi gli arresti domiciliari. L'11 maggio viene revocato il mandato di custodia cautelare ma la libertà è breve perché Ciarrapico è di nuovo arrestato e trasferito a Milano, con l'accusa di finanziamento illecito ai partiti. Nel 2000, dopo sette anni, Ciarrapico viene condannato in via definitiva, tuttavia, in ragione della sua età, viene affidato ai servizi sociali. Nel 1996 è condannato anche nel processo relativo al crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, in primo grado a 5 anni e mezzo di reclusione, ridotti in appello a 4 anni e mezzo. Successivamente gli sono stati condonati 4 anni, e condannato a scontare gli ultimi 6 mesi in "detenzione domiciliare" per motivi di salute. La condanna è stata confermata dalla Cassazione. Non ha mai risarcito i danni alle parti civili cambiando continuamente residenza. Attualmente Ciarrapico - attraverso una complessa catena societaria - possiede una quota azionaria rilevante del gruppo Eurosanità SpA, che gestisce fra l'altro due cliniche private a Roma, due società di catering, tre società finanziarie, il "Bar Rosati" di Roma, e alcuni quotidiani, quasi tutti nella zona ciociara, tra i quali i più venduti sono Ciociaria Oggi, Latina Oggi e Oggi Nuovo Molise, che fanno capo a due società editoriali: Nuovo Oggi srl, ed Editoriale Oggi srl. Alla fine degli anni Novanta era sbarcato in Sicilia, con il quotidiano Oggi Sicilia, ma l'esperienza è durata solo tre anni. La sua ingerenza nei confronti dei direttori dei giornali di sua proprietà è pressante, e spesso è entrato in rottura con loro, portandoli alle dimissioni: gli ultimi casi sono stati quelli di Angelo Perfetti che nel 2006 si è dimesso dalla direzione di nove giornali del gruppo e nel 2007 di Gianni Tomeo, che ne aveva preso il posto. Nel 2005 ha sostenuto la candidatura di Francesco Storace alla presidenza della Regione Lazio. Nel 2007 torna alla ribalta: è accusato (insieme a TVI Teleisernia e al TGR Molise) di condurre, attraverso il giornale Nuovo Molise, una campagna denigratoria contro il presidente della Regione Molise della Casa delle Libertà Michele Iorio e la sua giunta. In vista delle elezioni politiche del 2008, Ciarrapico accetta l'offerta di Silvio Berlusconi di candidarsi al Senato della Repubblica con il Popolo della Libertà, e afferma in un'intervista al quotidiano La Repubblica di non aver mai rinnegato il fascismo. Tale sua dichiarazione suscita la riprovazione di molti esponenti del Partito Democratico, ed anche tra le file dello stesso Popolo della Libertà non mancano critiche contro la sua candidatura, come quelle di Gianfranco Fini e Fiamma Nirenstein. Successivamente Ciarrapico precisa in una nota che il testo dell'intervista non corrisponde al suo pensiero, e così prosegue: "Il fascismo appartiene al nostro passato e il giudizio su questo periodo drammatico della nostra storia è bene che sia lasciato agli storici. Per quanto mi riguarda, non ho mai nascosto la mia giovanile adesione a esso, al pari di tanti illustri italiani, ma al tempo stesso ho sempre espresso la mia netta riprovazione e condanna per la perdita della democrazia e ancora di più per le discriminazioni razziali. Io e la mia famiglia ci siamo sempre onorati di aver assistito nella latitanza nel 1944 una delle più importanti famiglie israelite in Roma". Hanno comunque molta enfasi su alcuni giornali le foto, risalenti al 1995, che ritraggono Ciarrapico nell'atto di eseguire il saluto romano durante i funerali di Edda Mussolini Ciano, figlia di Benito Mussolini. Nonostante le critiche degli alleati Gianfranco Fini e Umberto Bossi, Silvio Berlusconi "blinda" la candidatura dichiarando che Ciarrapico "serve" in quanto proprietario di giornali importanti non ostili. Assunta Almirante, vedova di Giorgio Almirante, intervistata dal Corriere della Sera dichiara: «Povero Ciarrapico. È nato fascista, è sempre stato fascista, è la sua religione. Lo hanno fatto smentire» e sulla vicenda degli aiuti alla famiglia ebrea raccontata dallo stesso Ciarrapico, rivela: «Non me l’ha mai detto. Potrebbe persino esserselo inventato». Sul caso Ciarrapico interviene anche il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker: «Non c'è posto per i fascisti nel Partito popolare europeo». «Non conosco questo signore - ha precisato Juncker a margine del vertice del Ppe a Bruxelles - non so se si dichiara davvero fascista, ma posso dire che nel Partito popolare europeo non c'è posto per i fascisti». Alle elezioni politiche del 2008 è stato eletto al Senato nel Lazio per le liste del Popolo della Libertà.




GIOVANI E RICCHI

I giovani capitalisti russi hanno portato una ventata d'aria fresca nell'esclusivo club dei miliardari d'Europa. Appena cinque anni fa i miliardari europei avevano in media 62 anni. Adesso l'età media è scesa a 58, grazie all'ingresso degli 87 miliardari sovietici la cui età media è di 46 anni. Senza la presenza di questi imprenditori dell'est, l'età media della classifica salirebbe a 60 anni. Tra i miliardari europei sotto i 40 anni la rappresentanza russa è sicuramente degna di nota. Ben 13 su 14 vengono da Paesi dell'ex Unione Sovietica. Sono diventati maggiorenni nel periodo della caduta del regime comunista nel 1991 o subito dopo e, dopo aver abbracciato rapidamente il capitalismo, sono diventati ricchi sfruttando le numerose risorse del territorio sovietico oppure costruendo case per la nuova classe media. Il miliardario europeo più ricco sotto i 40 anni è Sergei Popov. A marzo dell'anno scorso, la fortuna di questo trentaseienne superava i 4 miliardi di euro. Negli anni '90 ha lavorato nel settore dei metalli nel freddo degli Urali e della Siberia vendendo tubature e cavi di rame. Come cliente della banca MDM è diventato amico di Andrei Melnichenko, il giovane proprietario dell'importante istituto bancario moscovita. Nel 1998, con il crollo del rublo, Popov e Melnichenko hanno fatto fortuna acquistando a poco prezzo le azioni di diverse aziende in crisi. Melnichenko di recente è balzato agli onori della cronaca per le sue spese e i suoi eccessi. Ad esempio, a settembre 2005 ha pagato Whitney Houston e Christina Aguilera per cantare al suo matrimonio con la modella Aleksandra Nikolic, che aveva fatto parte del gruppo pop iugoslavo delle Models. Ma Melnichenko e Popov non sono i soli imprenditori russi diventati miliardari prima dei 40 anni. Nel 1994 Kirill Pisarev (39) e Yuri Zhukov (38) fondano il gruppo immobiliare PIK Group, che da giugno 2007 è una società per azioni. L'offerta iniziale è stata la più grande emissione di azioni immobiliari della storia europea, che ha permesso a Pisarev e Zhukov di diventare ricchissimi nel giro di un giorno. Dmitry Zelenov (36) è un altro imprenditore che deve la sua fortuna alla vendita di abitazioni di lusso. La Don-Stroy, di cui è titolare, ha realizzato a Mosca il celebre Triumph Palace, l'edificio residenziale più alto d'Europa: 253 metri di appartamenti esclusivi. Tutti questi giovani miliardari russi sono sposati. O almeno lo sono stati. Due di loro hanno apparentemente divorziato, ovvero il magnate delle assicurazioni Danil Khachaturov e il re delle costruzioni Sergei Polonsky. Polonsky, da sempre appassionato di sport estremi, sognava di poter volare tra le stelle verso la stazione spaziale internazionale, ma il suo metro e novanta di altezza gli ha impedito di realizzare il suo sogno. Lo scapolo d'oro dei miliardari d'Europa è invece un tedesco: il principe Albert von Thurn und Taxis. Questo elegante rampollo di soli 25 anni vive nel castello di famiglia e si dedica come pilota alle corse automobilistiche. Aveva già fatto la sua apparizione nella classifica dei miliardari di Forbes all'età di 8 anni, anche se ha formalmente ottenuto la sua eredità solo dopo la maggiore età. Oggi è il terzo miliardario più giovane al mondo dopo l'americano Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, e l'ereditiera libanese Hind Hariri. Il più giovane miliardario d'Europa che ha creato la sua fortuna tutto da sé è Kostyantin Zhevago. A soli 19 anni era già direttore finanziario di una banca d'affari, poi, in poco tempo, ha acquistato la maggioranza della holding, il Finance & Credit Group. Al momento siede come deputato nel parlamento ucraino e, insieme al principe Alberto, è l'unico miliardario europeo sotto i 40 anni non originario della Russia.

Fs supervisiona piano ristrutturazione Fs egiziane


Un contratto da 10 milioni di euro per ristrutturare le ferrovie egiziane, una delle più estese (quasi 11 mila chilometri) reti ferroviarie del mondo arabo è stato firmato dall'amministratore delegato delle Fs Mauro Moretti, il ministro dei trasporti d'Egitto Mohamed Lotfty Monsour e il presidente delle Fs egiziane Mahmoud Samy alla presenza del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli. Siamo convinti degli ottimi risultati che l'azienda guidata da Moretti raggiungerà in terra africana. Basta fotocopiare quello che è stato fatto in Sicilia e in tutto il sud d'Italia (treni sporchi, ritardi a go-go, qualche incidente ...)e applicarlo in Egitto. Siamo sicuri che le autorità egiziane potevano scegliere meglio il patner che dovrebbe ammodernare le ferrovie. Certamente la popolazione rimpiangerà la vecchia e malandata gestione. Le Fs italiane svolgeranno un ruolo di advisor al piano di ammodernamento delle ferrovie egiziane, piano del valore complessivo di circa tre miliardi di euro. L'accordo segue il memorandum d'intesa siglato tra i due paesi a dicembre 2007. Moretti ha sottolineato che si tratta di "un'opportunità importante, potremmo partecipare alle gare con le nostre società e potranno parteciparvi altre imprese italiane”. Dieci senior manager dell'azienda italiana sono già operativi al Cairo, per supportare il piano di ristrutturazione dell' Egyptian national railways (Enr) e per la modernizzazione della loro gestione.

martedì 24 marzo 2009

Vendola: Berlusconi è geniale

'Berlusconi è un individuo geniale'. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ospite di Radio3. 'E' una persona che ha veramente dei tratti strabilianti, un self made man che riesce a costruire un'intera epopea della vita culturale nazionale', ha aggiunto Vendola. 'E' un prototipo di uomo nuovo - ha sostenuto il leader del Movimento per la sinistra - che si è saputo imporre sulla scena italiana'. Se qualcuno ha dei dubbi perchè la sinistra non è riuscita a vincere le ultime competizioni elettorali, Vendola può chiarisce le idee a tutti gli elettori delusi di sinistra. In definitiva la sinistra, una buona parte della sinistra, è innamorata di Berlusconi. Per gli eterni antagonisti di Berlusconi non resta che un commento:vaffanculo sinistra.

Meridiana, salta accordo: licenziati 61 assistenti volo


E’ saltato l’accordo fra Meridiana e i sindacati: entro i prossimi 120 giorni scatterà il licenziamento di 61 tra hostess e steward, mentre il ricorso al contratto di solidarietà scongiurerà la stessa sorte per gli 84 piloti che avevano raggiunto l'accordo nelle scorse settimane (contratto Eurofly con riduzione del 7% dello stipendio, pari a circa 6 milioni di risparmi per l'azienda). Dirigenti della compagnia a e rappresentanti di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, si sono incontrati al ministero del Welfare per affrontare la questione occupazionale dopo una serie di precedenti riunioni. I dipendenti interessati dalla procedura di mobilità sono 32 dell'unità produttiva di Olbia, 13 di quella di Verona e 16 di quella di Firenze. "Meridiana - spiega il consigliere di amministrazione Claudio Miorelli - prende atto della decisione unilaterale dei sindacati di non aderire alla proposta di accordo sul costo del lavoro, già accettata dai piloti e approvata con l'85% dei sì nel referendum indetto tra la categoria. Pertanto - sottolinea Miorelli - mentre per i piloti si procederà all'attuazione dell'intesa attivando anche il contratto di solidarietà, la società si vede costretta a dare corso al piano di mobilità per 61 assistenti di volo procedendo nei tempi tecnici necessari in base alle esigenze organizzative e operative". Il mancato accordo con gli assistenti di volo comporterà anche la messa terra nei prossimi mesi di nove aerei di Meridiana. Meridiana e Wind Jet hanno stipulato un accordo commerciale valido per la stagione estiva 2009 che prevede di operare in code share i collegamenti Catania-Roma, Palermo-Roma e Catania-Verona, completando così l'intesa inaugurata in autunno per la rotta Torino-Catania. A partire dal 29 marzo le due compagnie offriranno tre voli giornalieri Catania-Verona-Catania e quattro voli giornalieri Catania-Roma-Catania, Catania-Torino-Catania e Palermo-Roma-Palermo. Orari e tariffe sono disponibili sui siti www.meridiana.com e www.volawindjet.it.

FS: ITALIA E ALTRI 23 PAESI UE NEL MIRINO


La commissione Europea ha inviato una lettera di messa in mora a 24 Stati membri, tra cui l'Italia, sulla mancata trasposizione nelle normative nazionali del pacchetto legislativo Ue riguardante il settore ferroviario. La creazione di un mercato ferroviario integrato - sottolinea la commissione in una nota - sarà un fattore chiave per promuovere l'efficienza e la competitività di questo settore e segnerà una nuova tappa verso una mobilità sostenibile in Europa. ''Per favorire la concorrenza sui mercati ferroviari europei e potenziare la competitività delle ferrovie rispetto ad altri modi di trasporto è essenziale che il primo pacchetto ferroviario sia recepito correttamente'', ha detto Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione responsabile dei Trasporti. Nel maggio 2006 la Commissione ha rilevato che, nonostante gli Stati membri avessero introdotto la legislazione necessaria, alcuni paesi dovevano adottare ulteriori misure per assicurare un quadro normativo efficiente e il corretto funzionamento dei mercati ferroviari. Il termine per l'attuazione del primo pacchetto ferroviario era fissato al marzo 2003. Dopo aver analizzato attentamente la conformità delle rispettive legislazioni nazionali, la Commissione ha infatti riscontrato una serie di carenze. Oltre che in Italia, la legislazione o non è stata attuata o è stata applicata in modo scorretto in Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica ceca, Germania, Danimarca, Estonia, Grecia, Spagna, Finlandia, Francia, Ungheria, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Lettonia, Polonia, Portogallo, Romania, Svezia, Slovenia, Slovacchia e Gran Bretagna.

Myair ha debiti anche in Spagna e Francia

Avrebbe debiti oltre che in Italia anche in Spagna e Francia, Myair.com, la compagnia sotto inchiesta a Vicenza per reati fallimentari e tributari. Lo ha detto il procuratore capo di Vicenza, Ivanmo Nelson Salvarani, che sta seguendo personalmente il fascicolo nel quale figurano indagati 8 amministratori della compagnia, tra cui il presidente Carlo Bernini. Secondo fonti giudiziarie, l'ammontare dell'esposizione di Myair.com potrebbe arrivare a circa 50 milioni di euro. "I sintomi di insolvenza sono gravi - ha detto Salvarani - e sono quantificabili in 18-20 milioni di euro solo nei confronti dell'erario dello Stato. Ma ci sono debiti anche nei confronti di stati esteri come Francia e Spagna, dove la compagnia aerea si trova ad operare, con i fornitori di carburanti, gli aeroporti dove si appoggia la flotta e le aziende di leasing che hanno la proprietà degli aeromobili". L'impostazione della procura è comunque prudente. Salvarani ha spiegato che al momento è stata contestata solo l'omessa richiesta di fallimento e l'abusivo ricorso al credito, "ma non escludiamo - ha aggiunto - che si possa aggravare o semplificare. Mi auguro che i responsabili di Myair.com possano ricapitalizzare la società, trovare nuovi fondi e proseguire l'attività". Del resto se la Procura verificasse che l'insolvenza, già grave, è anche irreversibile - ha proseguito il magistrato - sarebbe essa stessa ad avanzare l'istanza di fallimento al tribunale. Per il pagamento dell’iva a rate è stato richiesto il riscadenziamento del debito in data 11 settembre 2007 mentre per quel che riguarda l’Inps è già stata presentato istanza di rateizzazione previo versamento di quanto richiesto. E’ quanto si legge in una nota diramata dall’ufficio stampa di Myair.com, diramata venerdì scorso.
Nella nota la compagnia ricorda anche che il fatturato dello scorso anno è stato di 174 milioni di euro. “La situazione è sotto controllo - spiega nella nota il presidente di Myair.com, Carlo Bernini - e non pensiamo assolutamente al fallimento; prevediamo anzi la chiusura del 2009 con un utile di 10 milioni di euro (come da budget approvato). Abbiamo convocato per il 6 aprile l’assemblea per deliberare un aumento di capitale fino a ulteriori 50 milioni di euro. Le indagini con le quali abbiamo pienamente collaborato e che non hanno portato ad alcun reinvenimento significativo, ci hanno sorpreso: i controlli dell’Enac hanno avuto esiti positivi. L’ipotesi di distrazione di capitale è inverosimile – aggiunge Bernini - in quanto tutti gli introiti fluiscono direttamente dai passeggeri alle banche per via del pagamento con carta di credito direttamente via internet. Non abbiamo particolari contenziosi aperti con i fornitori, molti dei quali vengono pagati immediatamente. Anche i debiti verso le banche sono stati mantenuti molto al di sotto dei livelli fisiologici. Abbiamo avuto delle difficoltà nel 2008 a causa del caro petrolio e dei danni causati ai nostri aeromobili dagli operatori aeroportuali in sette diverse occasioni che hanno provocato ingenti perdite, e i risarcimenti totali ammontano a circa 5 milioni di euro. Ad oggi myair.com non ha ancora ricevuto nessun rimborso da parte delle compagnie di assicurazione. Abbiamo privilegiato il pagamento degli stipendi dei suoi 319 dipendenti diretti”. Nella nota Myair.com precisa anche che nessuno degli organi di controllo della società risulta indagato.

FONDIARIA- SAI: UTILE SCENDE A 90MLN


Fondiaria Sai ha chiuso il 2008 con un utile netto consolidato di 90,8 milioni di euro contro i 620,1 milioni del 2007. Il cda proporrà un dividendo di 0,70 euro per le azioni di ordinarie e di 0,752 euro per le risparmio. 'Abbiamo ancora dentro di noi un paracadute che ci lascia assolutamente tranquilli sulla solidità patrimoniale, che ci permetterà di non chiedere sacrifici' ha detto l'ad di Fondiaria Sai Fausto Marchionni. Salvatore Ligresti pensa che dare un mano per Alitalia sia "giusto e doveroso" nei confronti del paese, della compagnia, dei dipendenti e del turismo e che ci sia modo di essere coinvolti nella partita. "Credo ci sia modo di essere coinvolti, una mano bisogna darla, è giusto e doveroso nei confronti del paese, della compagnia, dei dipendenti e del turismo", ha detto Ligresti a margine dell'assemblea di bilancio di Fondiaria-Sai, di cui è principale azionista e presidente onorario."Le cose si fanno in silenzio e penso che si faranno", ha aggiunto. Il premier Silvio Berlusconi ha confermato l'interesse per Alitalia di una cordata italiana formata da imprenditori, banche e compagnie aeree. Salvatore Ligresti (Paternò, 1932) è un imprenditore italiano. Dopo essersi laureato in ingegneria a Padova si trasferisce a Milano. Divenne ben presto uno dei principali immobiliaristi di Milano ma nel 1992 risultò coinvolto in tangentopoli, venne arrestato e condannato per tangenti. Dopo aver patteggiato con la giustizia torna all'attività di costruttore. Nel luglio del 2004 è diventato amministratore delegato della Rcs MediaGroup, società editrice di quotidiani quali il Corriere della Sera e la free press City; dall'aprile 2006 nel consiglio di amministrazione di questa società siede la figlia Jonella. Ligresti è presidente onorario di Fondiaria Sai, gruppo assicurativo quotato sulla Borsa di Milano e controllato dalla famiglia Ligresti tramite la holding Premafin Finanziaria Spa Holding di Partecipazioni che direttamente o indirettamente ne possiede una quota del 47%. Sempre attraverso Premafin, la famiglia Ligresti possiede il 5.291% di Rcs MediaGroup e partecipa al patto di sindacato che controlla la società editrice. Premafin, come Fondiaria Sai, è quotata sulla Borsa Italiana: PF Premafin è controllata da un patto di sindacato stipulato tra società riconducibili a Salvatore Ligresti e ai suoi tre figli. Il gruppo Starlife controlla il 17.613% della finanziaria tramite Sinergia Holding di Partecipazioni Spa (10.112%), controllata direttamente da Starlife SA, e Immobiliare Costruzioni IM.CO. Spa (7.501%), controllata da Starlife SA tramite Sinergia. I tre figli di Salvatore Ligresti controllano il 29% della società tramite tre holding lussemburghesi: Giulia Maria Ligresti tramite Canoe Securities SA; Gioacchino Paolo Ligresti tramite Limbo Invest SA;Jonella Ligresti tramite Hike Securities SA. Ciascuno possiede un 9.687% della società ma tutte le quote sono intestate alla fiduciaria Compagnia Fiduciaria Nazionale Spa. Amico intimo dei potenti , dalla democraziacrisitna al psi, finisce in carcere per l'inchiesta "mani pulite" e sconta 2 anni e 4 mesi affidato ai servizi sociali. Cementificatore indomito di lui si sa che passava le mazzette direttamente a Craxi propria manu e che è stato più volte salvato dalle grandi banche, prone la potere politico.Il suo ex rivale in affari Berlusconi lo nomina nel luglio 2004 amministratore delegato della Rcs Media Group, che controlla il Corriere della Sera, guarda caso. A Milano e si lega a Michelangelo Virgillito e Raffaele Ursini, originari anche loro di Paternò. Gli insegnarono il "corsarismo" in finanza tanto che il giovane Ligresti superò il maestro e "rilevò" da Ursini il primo pacchetto di azioni Sai. Avrebbe dovuto essere una vendita simulata, ma Ligresti sostenne di aver regolarmente pagato e una sentenza gli diede ragione. La sua fortuna crebbe rapidamente tanto che negli anni '80 Ligresti era l'immobiliarista più potente di Milano. In questi anni acquista a destra e a manca quote azionarie di società di gran nome come Cir, Pirelli e Montedison. Sotto l'ala di Cuccia e di Craxi entra in Mediobanca. Nel 1986 scoppia lo scandalo delle aree d'oro:viene indagato per corruzione, ma alla fine se la cava con piccole condanne per abusi edilizi. Il 16 luglio '92 finì a San Vittore. Dopo quattro mesi mise a verbale una deposizione fiume che consentì ai magistrati di arrivare a Craxi. I guai seri arrivarono con l'inchiesta Eni-Sai, coimputati l'ex finanziere Sergio Cusani e lo stesso Craxi. Altre vicende giudiziarie le ha chiuse col patteggiamento: quelle per le tangenti per i piani edilizi di Pieve Emanuele e per l'ampliamento del palazzo di giustizia di Milano e il processo per la svendita del patrimonio immobiliare dell'Ipab.Proprio grazie agli stretti rapporti con il mondo della politica e ai molti favori ricevuti da quello bancario, Mediobanca in particolare, nel luglio 2001 tenta una prima scalata ai vertici della Montedison in quel momento oggetto del desiderio della Fiat per l'acquisto della quale aveva lanciato un'Opa (Offerta pubblica d'acquisto). Grazie alla sua compagnia di assicurazioni, la SAI, acquista un primo 6,7% di Fondiaria, la compagnia d'assicurazioni fiorentina controllata proprio dalla Montedison, con l'impegno di rilevarne un ulteriore 22,2%. Dietro alle quinte la direzione di Mediobanca che, in quel momento grande nemica della Fiat, vuole impedire a tutti i costi che gli Agnelli si impossessino di Fondiaria. Inizialmente stoppata dall'organismo di controllo della Borsa (Consob), secondo la quale per l'acquisto di Fondiaria occorre essere più trasparenti lanciando un'Opa sul 100% del capitale, Ligresti è a questo punto costretto a cercare una strada alternativa che trova grazie all'aiuto del gruppo di banche Jp Morgan Chase, Interbanca, Mittel e Commerzbank guidate dal finanziere Francesco Micheli, che compra il pacchetto di Fondiaria per poi rigirarlo alla SAI. Si è venuto così a costituire il binomio societario SAI-Fondiaria che, se affiancato alle Generali, già nell'orbita di Mediobanca, è un colosso nel campo assicurativo."

ALITALIA: CAUSA CONTRO VERTICI

Consumatori Associati presenterà una causa collettiva civile contro gli ex amministratori Alitalia dal 2000 al 2008. Raccolte migliaia di adesioni in tutta Italia da azionisti e obbligazionisti Alitalia, Consumatori Associati ha depositato la causa, che mira a ottenere il risarcimento danni per la perdita totale del valore delle azioni e delle obbligazioni. In essa si sottolineano i comportamenti attivi e/o omissivi che hanno causato il dissesto della compagnia. L'Associazioni Consumatori dovrebbe denunciare nella causa collettiva anche l'atteggiamento omertoso dei sindacati che hanno non poche responsabilità nel fallimento della ex compagnia di bandiera

domenica 22 marzo 2009

AL SUD IRREGOLARE 1 LAVORATORE SU 5

Sempre più difficile trovare lavoro al Sud. Secondo Bankitalia nel Mezzogiorno è irregolare il 20% degli occupati totale dell'area. Una percentuale doppia rispetto al Centro e al Nord. Nei settori delle costruzioni, agricoltura e nei servizi di assistenza alle famiglie (colf e badanti), al Sud almeno un lavoratore su cinque è in nero, con punte record in Sicilia. Nell'agricoltura sicula il tasso di irregolari supera il 40% e nelle costruzioni il 34%.

Warren Buffet,l'oracolo di wall street


Warren Buffet è universalmente riconosciuto come il guru del mercato azionario. Buffet investe in azioni, come fanno peraltro molte altre persone, con la differenza che lui è diventato il più ricco di tutti. La sua strada sembrava già definita a undici anni, quando per la prima volta investì in azioni i suoi risparmi. Nonostante la fama di più grande maestro del mercato azionario, il secondo uomo più ricco al mondo non ha mai scritto un libro sul settore in cui opera. Per fortuna, molti giornalisti, analisti, scrittori in genere, e perfino parenti, hanno scritto negli anni numerose pagine per cercare di esprimere l’incredibile senso degli affari di quest’uomo. Secondo Buffet, bisogna investire solo in aziende che si conoscono e che operano in mercati a cui si è in qualche modo legati; per questo motivo ha acquisito importanti partecipazioni in un’azienda come la Coca-Cola, di cui è grande consumatore, e non è mai entrato nel settore dell’informatica e tecnologia, a lui lontano e quasi sconosciuto. E' il real brasiliano la valuta del paese emergente sulla quale Warren Buffet ha scommesso (e vinto) nel 2007.E' lo stesso guru degli investimenti, a svelarlo nella lettera agli azionisti, in vista dell'assemblea della sua Berkshire Hathaway del 3 maggio. 'Non molto tempo fa, scambiare dollari per real sarebbe stato impensabile', scrive, ma dopo 'cinque diversi tipi di moneta nel corso dello scorso secolo, la moneta brasiliana si è trasformata in un 'confetto'. Warren Edward Buffet (Omaha, Nebraska, 30 agosto 1930) soprannominato l'oracolo di Omaha, è un finanziere statunitense. Nel 2007, con un patrimonio stimato di 55.4 miliardi di dollari, sarebbe, secondo la rivista Forbes, il secondo uomo più ricco del mondo, dietro Bill Gates e davanti Carlos Slim Helú. Nato nel 1930, si laurea alla Columbia Business School per poi tornare alla sua città natale dove fonda i suoi uffici, sposandosi poi presto, nel 1951. Fin da giovanissimo si dedica agli investimenti azionari; leggenda vuole che abbia investito i suoi risparmi già a 11 anni e che a 14 anni comprò un appezzamento di terreno che affittava ai pastori locali. Poi durante il periodo universitario comincia a gestire il patrimonio di amici e parenti, fondando la Buffet Partnership, un fondo d'investimento con il quale applica le strategie d'investimento insegnate da Benjamin Graham, dette del Value Investing, cioè la ricerca di titoli sottovalutati da comprare e tenere per lunghissimi periodi. Attraverso questa modalità d'investimento , Buffet acquisisce importanti partecipazioni in colossi come Coca Cola, Gillette, McDonald's, Walt Disney, ecc.. Altro elemento determinante per avere successo nel mercato azionario è la pazienza. Secondo Buffet, bisogna analizzare un’azienda e valutarne la crescita potenziale in un arco temporale di non meno di dieci anni. Inoltre, niente è fondamentale quanto l’esperienza. Tutti i più importanti investitori hanno almeno sessant’anni e l’esperienza non può essere insegnata ai più giovani:“È difficile insegnare a un cucciolo i vecchi trucchi”, ha dichiarato. Warren Buffet ha l’investimento nel sangue, basti pensare che reinveste il 99% di quanto guadagna nella sua holding, la Berkshire Hathaway, a tutto beneficio degli azionisti delle sue società. Successivamente, decide di rendere pubblica la Buffet Partnership fondendola con una società tessile quotata, la Berkshire Hathaway. La sua attività finanziaria di alto livello inizia a partire dal 1962, anno in cui comincia ad acquistare partecipazioni della Bekshire Hathaway, industria tessile in declino, di cui prenderà il controllo qualche anno dopo. Con la Berkshire Hathaway comincia ad acquistare aziende sottovalutate nei più variegati settori, dai servizi all'industria, dalle assicurazioni alla biancheria, passando per società che offrono proprietà frazionata di jet privati, poi acquisisce la Mid American Holding nel settore energia, investe in tubifici, ecc... Con la Berkshire Hathaway, nel 1967 acquisisce due compagnie assicurative: la National Fire and Marine Insurance Company e la National Indemnity Company. Il settore delle assicurazioni conquista sempre più spazio all'interno della holding di Buffett, così dal 1985 abbandona definitivamente il settore tessile per dedicarsi esclusivamente a quello assicurativo. Oggi la Berkshire Hathaway è il più grande riassicuratore mondiale, cioè si occupa di riassicurare le compagnie assicurative. Nel 2007 ha donato 37 milardi di dollari (70 % del suo capitale) in azioni benefiche, atte all'aiuto delle popolazioni del cosiddetto "terzo mondo". Con la sua donazione si pensa di sconfiggere alcune malattie per le quali ad oggi non ci sono vaccini o cure.

Internet, si vuole imbavagliare la libertà

Mentre in Italia le pagine dei media sono occupate da notizie di notevolissima importanza (la sconfitta della nazionale, il matrimonio gregoraci-briatore è sempre una favola (?), lindsay lohan e la sua fidanzata, etc), apprendo dalla stampa seria di una risoluzione della Commissione Europea alla Cultura sulla regolamentazione giudirica dei blog. La risoluzione approvata parla di un’etichetta volontaria che informi sull’identità dell’autore del blog, i suoi interessi politici e sociali e le responsabilità di quello che scrive. Qualcosa di molto simile ad una fedina penale, insomma. Niente di obbligatorio per ora, si tratta solo di una raccomandazione e l’effettiva regolamentazione e lasciata alla legislazione dei vari paesi. Ma da qui all’obbligatorietà della schedatura sappiamo benissimo quanto sia breve il passo da compiere, specialmente nell’Italia di questi tempi. Ne traduco un breve pezzo, quasi esilarante nella sua assurdità.“L’emendamento è una questione volontaria. In Internet non esiste la sicurezza che l’informazione sia certa”, assicura l’eurodeputata socialista María Badía che ritiene che “l’eccesso d’informazione” è una delle cause che promuovono l’intossicazione della Rete. Quindi, costituire un censimento volontario dei blogger può generare un effetto di fiducia nel lettore: “siccome abbiamo un eccesso d’informazione, si cerca di garantire che gli utenti possano sapere chi sono le fonti”, sostiene Badía che sottolinea che tale rapporto è stato presentato da Marianne Mikko, parlamentare europea estone. La nazionalità della Mikko può essere una delle chiavi per comprendere l’origine di questa proposta, dal momento che il flusso d’informazioni che si è diffuso tra l’Estonia e la Russia, è sempre stato messo in discussione da ragioni storiche e le loro prolungate crisi diplomatiche. Premesso che non conosco in maniera approfondita la questione dell’informazione tra Estonia e Russia (che non è comunitaria, tra l’altro) e non capisco perchè questo debba coinvolgere tutti i blogger europei, ma per l’Unione Europea non sarebbe meglio assicurarsi che venga garantito il diritto alla libertà di espressione, piuttosto che ergersi a salvatrice contro i pericoli del web?

Carlo De Benedetti, il padrone di sinistra


Il patron delle Compagnie Industriali Riunite Carlo De Benedetti che attraverso la società Cofide Spa ne controlla il 50,459% ha visto con le sue società accumularsi negli ultimi sei mesi una perdita di 674 milioni il 50% circa in meno della propria capitalizzazione.Carlo De Benedetti (Torino, 14 novembre 1934) è un imprenditore, ingegnere ed editore italiano. Nato in una famiglia benestante, fratello del Senatore Franco De Benedetti, si laureò in ingegneria elettrotecnica nel 1958 al Politecnico di Torino per poi entrare nella "Compagnia Italiana Tubi Metallici" del padre. Assieme al fratello Franco, acquisì nel 1972 la Gilardini, una società quotata in Borsa che fino ad allora si era occupata di affari immobiliari e che i due fratelli trasformeranno in una holding di successo, impiegata soprattutto nell'industria metalmeccanica. Carlo De Benedetti nella Gilardini ricoprirà le cariche di presidente ed amministratore delegato fino al 1976. Nel 1974 fu nominato presidente dell'Unione Industriali di Torino. Nel 1976, grazie all'appoggio di Umberto Agnelli, suo vecchio compagno di scuola, ottenne la carica di amministratore delegato della FIAT. Come "dote" portò con sé il 60% del capitale della Gilardini, che cedette alla società degli Agnelli, in cambio di una quota azionaria della stessa FIAT (il 5%). De Benedetti cercò di svecchiare la dirigenza della società torinese, nominando manager a lui fedeli (a cominciare dal fratello Franco) alla guida di importanti unità operative del Gruppo. Dopo un breve periodo (quattro mesi) - a causa, si disse, di "divergenze strategiche" - abbandonò però la carica in FIAT. Per alcuni, ma il condizionale è più che d'obbligo, i due fratelli avrebbero trovato un ostacolo insormontabile nella parte di dirigenza FIAT più legata alla famiglia Agnelli, che avrebbe scoperto un loro tentativo di scalata della società, appoggiata da gruppi finanziari elvetici.Con il denaro ottenuto dalla cessione delle sue azioni FIAT, De Benedetti rilevò le "Compagnie industriali riunite" (CIR), garantendo loro il controllo azionario del quotidiano la Repubblica e del settimanale L'espresso. Successivamente vedrà la luce anche "Sogefi", operante sulla scena mondiale nei componenti autoveicolistici di cui egli è stato presidente per venticinque anni consecutivi, prima di cedere il posto al figlio Rodolfo, conservando però la carica di presidente onorario. Nel 1978 entrò in Olivetti, di cui divenne presidente. In questa azienda, dal nome glorioso, ma molto indebitata e dal futuro incerto, porrà le basi per un nuovo periodo di sviluppo, basato sulla produzione di personal computer e sull'ampliamento ulteriore dei prodotti, che vide aggiungersi stampanti, telefax, fotocopiatrici e registratori di cassa. Nel 1984 la Olivetti inglobò l'inglese Acorn Computers.Nell'aprile 1985 Romano Prodi presenta a sorpresa De Benedetti come azionista di maggioranza della Sme (fiore all'occhiello dell'industria agro alimentare italiana, definita dallo stesso Prodi Perla del gruppo IRI, spaziando da Motta e Alemagna a Bertolli, spermercati GS e Autogrill). La vendita è, per alcuni, incomprensibile sia da un punto di vista economico che da un punto di vista procedurale, in quanto era stato venduto il 64% della Sme per 497 miliardi (pagabili a rate). La società aveva una cassa attiva per 80 miliardi di lire (40 milioni di Euro) e utili (nel 1985) per 60. Inoltre al pacchetto di maggioranza della società non veniva applicato il premio di maggioranza per il controllo della stessa. Se consideriamo che la Sme aveva una capitalizzazione di 1.300 miliardi è facilmente comprensibile come il controllo azionario della società passava di mano per una cifra apparentemente inferiore a quanto fissato dal valore di mercato.All'inizio degli anni ottanta entrò nell'azionariato del Banco Ambrosiano guidato allora dall'enigmatico presidente Roberto Calvi. Con l'acquisto del 2% del capitale, De Benedetti ricevette la carica di vicepresidente del Banco, funzione puramente onoraria ed a cui non era collegata alcuna attività di gestione effettiva (nella sede milanese dell'Ambrosiano, in Via Clerici, non gli era stato assegnato neppure un ufficio). Dopo appena due mesi, De Benedetti lasciò il Banco, cedendo la sua quota azionaria. A causa di una grave crisi della Olivetti, nel 1996 decide di lasciare l'azienda, (di cui rimarrà presidente onorario fino al 1999) poco dopo aver fondato la Omnitel. Dopo aver sponsorizzato la "Fondazione Rodolfo Debenedetti" (che si occupa dello studio delle problematiche connesse alla riforma dello Stato sociale) egli ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti: è stato nominato Cavaliere del Lavoro ed Ufficiale della Légion d'Honneur, ed ha inoltre ricevuto la laurea ad honorem in Legge della Wesleyan University, Middleton, Connecticut (Stati Uniti d'America).Imprenditore noto per le sue idee legate al centrosinistra italiano (così come il fratello Franco), nel 2005 ha sorpreso l'iniziale accoglimento, per un fondo finanziario comune destinato al recupero delle imprese in difficoltà, di un consistente contributo versato da Silvio Berlusconi, suo avversario di lunga data nella vicenda SME e nel Lodo Mondadori. A causa delle reazioni e delle insinuazioni susseguite, rinuncia alla partecipazione dell'imprenditore milanese.Nel 2005 fonda la società di investimenti Management&Capitali (M&C) tramite la controllata Cdb Web Tech Spa. Inizialmente il capitale di M&C era detenuto al 90% da questa società e il 10% dal management, successivamente, con un aumento di capitale, entrarono nell'azionariato anche Schroders Investment Management, Cerberus Capital Management LP, e Goldman Sachs. Nel 2008 l'assetto azionario è cambiato nuovamente con l'uscita di alcuni soci iniziali e l'entrata, come secondo azionista, di SeconTip, società del gruppo TIP SpA, facente capo al banchiere Giovanni Tamburi e ad alcune importanti famiglie imprenditoriali, tra cui i Manuli di Bergamo, i Ferrero, i Radici e i Giubergia di Torino, i Seragnoli di Bologna, i Marzotto di Valdagno, gli Angelini e i Silori di Roma, i Baggi Sisini, i Branca, i Rossetti e i Burani di Milano.Dal 2006 è tornato a guidare in prima persona le sue attività editoriali, subentrando a Carlo Caracciolo nel ruolo di presidente del Gruppo editoriale L'Espresso S.p.A.Carlo De Benedetti «pur confermando la propria volontà di abbandonare i ruoli operativi all'interno di tutte le società di cui è azionista, annunciata lo scorso 29 gennaio, ha accolto la richiesta rivoltagli all'unanimità dal consiglio di amministrazione, fatta su iniziativa del consigliere Rodolfo De Benedetti, e ha comunicato che manterrà la carica di presidente del gruppo editoriale L'espresso». Lo comunica in una nota il gruppo in occasione dell'approvazione dei conti 2008.

sabato 21 marzo 2009

Banca Intesa adotterà i Tremonti- bond


Intesa Sanpaolo si appresta ad adottare i Tremonti-bond al consiglio di gestione.Le ultime proposte del ministro di cui questi strumenti portano il nome non incontrano invece il favore dell’amministratore delegato della banca, Corrado Passera. Non lo ha citato mai, ma i messaggi "forti" lanciati sono tutti riferibili alle ultime uscite del Ministro dell’Economia Giulio Tremonti. In primis, Passera ha sostanzialmente bocciato l’idea di affidare ai Prefetti un ruolo nel controllo sul credito, dopo aver già commentato il fatto come una «picconata» alla Banca d’Italia. Poi, ha esortato «i politici» italiani, quelli che stanno «al vertice», ad essere orgogliosi delle banche nostrane e non a dipingerle come operatori che hanno evitato il peggio e retto alla crisi meglio delle altre perchè non parlano l’inglese. Ha invitato il mondo dell’economia e quello della politica a non dividere ma ad affrontare la crisi in modo coeso per poterla superare rapidamente. «Questa - ha affermato - è una situazione molto seria, dalla quale si esce tutti insieme. Se si cercano colpevoli anziché soluzioni di solito si perde tempo. Da questa situazione venuta dall’esterno possiamo uscirne insieme, politica ed economia, e anche più velocemente di altri Paesi». «A me non sembra una buona idea», ha detto Passera circa l’idea di affidare alle Prefetture un ruolo nel controllo sul credito. «Non mi sembra in nessun modo una decisione saggia. Naturalmente, se questa sarà la decisione tutte le banche daranno la massima collaborazione, ma lasciatemi dire: che c’entrano i Prefetti? Controllare e verificare il credito è un compito molto complesso, potrebbe creare disagi agli stessi Prefetti e alle aziende che lo chiedono». Del resto, ha osservato, si tratta di un settore «già molto vigilato»: oltre alla Banca d’Italia ci sono anche Consob, Isvap, Covip e Antitrust. Inserire anche le Prefetture «creerebbe ulteriore confusione». Parole che trovano l’assenso di uno dei maggiori azionisti della banca, la Fondazione Cariplo. Il suo presidente, Giuseppe Guazzetti, non ha infatti voluto entrare nella polemica fra Tremonti e Bankitalia, però ha di fatto appoggiato la posizione di Passera. «Io mi occupo di no profit, non di banche. Di banche si occupa il dottor Passera. Io sono sempre solidale con l’amministratore delegato della banca, che ha già detto la sua», ha commentato Guzzetti. Non piace proprio, a Passera, nemmeno la battuta che Tremonti ripete sulle banche italiane, ovvero che avrebbero retto meglio delle altre l’impatto della crisi perché non parlano l’inglese. «Siamo rimasti uno dei pochissimi Paesi del mondo dove non ci sono state situazioni di emergenza per le banche e dove il sistema finanziario sta reggendo. Quando un Paese può dire di aver fatto un lavoro del genere - ha affermato - chi sta al vertice dovrebbe portare questo Paese con orgoglio fuori dall’Italia. I nostri politici dovrebbero essere non solo soddisfatti ma anche orgogliosi. Se invece vanno in giro a dire che noi non abbiamo avuto emergenze solo perchè non parlavamo inglese queste sono cose che a me fanno male, perchè fanno male al Paese e danno una visione macchiettistica dell’Italia. Obiettivo della politica, se è in buona fede, è riattivare la fiducia e la crescita». Il capoazienda di Intesa Sanpaolo ha inoltre sostanzialmente anticipato che il consiglio di gestione, convocato per l’ok ai conti 2008, adotterà i Tremonti-bond. Le indiscrezioni parlano di un ammontare di 2-3 miliardi di euro. «Anche se continuano a presentarla come una specie di punizione - ha spiegato - io credo che i Tremonti bond adesso siano un’operazione a condizioni di mercato e quindi certamente non a buon mercato. Ma possono contribuire ad eliminare un pò delle distorsioni competitive che si sono accumulate in Europa, dove tantissime banche hanno avuto supporti pubblici». «Naturalmente - ha detto ancora - per come lo vediamo noi è uno strumento da utilizzare per questo periodo di massima crisi e poi restituire nei tempi più brevi possibili». Passera ha infine sottolineato che le banche italiane, con Intesa SP in prima linea, si stanno impegnando al massimo per garantire il flusso di credito in questa fase di crisi globale. Ma non si chieda loro di fare cattivo credito. «Non si può e non si deve chiedere alle banche di fare cattivo credito. Questa è stata la regione prima della crisi che oggi tocca tutto il mondo. Gli imprenditori, e anche le famiglie, non sono tutti uguali. Le banche devono fare al meglio il lavoro di selezione e dare risorse dove queste possono essere ben impiegate». Alla cena con Berlusconi, Passera ha poi detto di aver sottolineato altri due elementi. «Al governo ho suggerito due cose: premiare moltissimo le aziende che investono, che patrimonializzano e tengono gli utili all’interno dell’azienda. Si può fare fiscalmente molto in maniera efficace. E poi c’è il tema del pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione verso le imprese: alcune decine di miliardi di euro, scaduti, che costituiscono quindi debito per le aziende, perchè così devono indebitarsi con le banche non ricevendo i pagamenti. Lo Stato può fare molto anche su questo piano». Niente dividendo - se non quello previsto da statuto per gli azionisti di risparmio, 2,6 centesimi -, focus sul rafforzamento patrimoniale e conti pesanti: gli utili 2008 fissano un calo del 64,8% per Intesa Sanpaolo, a quota 2,6 miliardi di euro (3,9 miliardi se si considerano i profitti netti senza le componenti non ricorrenti, a -10,6%), dopo un ultimo trimestre finito con una perdita di 1,2 miliardi di euro. Cedola mista - 0,62 euro, di cui 0,15 euro in contanti e 0,47 euro (ai prezzi di giovedì) con l’attribuzione di un’azione ogni 25 possedute - invece per le Generali, che chiudono il 2008 con profitti netti a 861 milioni (-70%). Nel giorno in cui Intesa avvia le procedure per accedere a 4 miliardi di Tremonti Bond (che il gruppo «intende rimborsare entro il 30 giugno 2013»), le Generali, attraverso la controllata Alleanza, firmano il divorzio da Intesa nel business bancario-assicurativo. La Borsa alla fine premierà entrambi i titoli. Generali a +1,02%, mentre la banca chiude a +1,7% ma in corso di seduta arriva a perdere il 6,9%. Colpa di risultati (i proventi operativi netti sono scesi del 5,7% a 18,2 miliardi) inferiori rispetto alle attese degli analisti e condizionati dalle maxi-svalutazioni che il gruppo ha eseguito nell’ultimo trimestre. Si tratta di ulteriori 3,1 miliardi che includono importanti impairment di partecipazioni strategiche (165 su Telco, la holding di controllo di Telecom, 78 su Rcs, 60 milioni su Allfunds Bank) e non, rettifiche di valore, tra cui 999 milioni riguardanti crediti. «Abbiamo messo fieno in cascina perché non sappiamo quanto durerà l’inverno», commenta l’ad Corrado Passera. Guardando al 2009, l’ad segnala che «sarà l’anno più difficile», non si spinge nel fornire previsioni dettagliate, se non che ci sarà «un utile solito», con la conseguente aspettativa di «un ritorno al dividendo». Considerando che, come segnala la banca, «le rettifiche nette di valore su crediti si prospettano superiori a quelle del 2008» ed essendo improbabili nuovi pesanti impairment, il gruppo prevede un utile netto distribuibile, ma «inferiore a quello del 2008». Prima però andrà pagata la cedola dei Tremonti-Bond, strumento che il gruppo utilizzerà per un valore di 4 miliardi «come forma di assicurazione per due o tre anni», dice Passera. Perché, rivendica il banchiere, «i nostri coefficienti patrimoniali sono tra i più solidi in Europa»: senza dividendo, al 31 dicembre 2008 il «Core Tier One» (il principale indice) dal 5,9 di un anno prima sale al 6,3%. Con l’utilizzo dello strumento ibrido il coefficiente andrà al 7,4%. La crisi colpisce anche Trieste (che registra una produzione in crescita nel vita e nel danni, ma un risultato operativo complessivo scesa del 18%, a 3,9 miliardi), dove sull’utile di Generali pesano svalutazioni per 5 miliardi di euro. Finisce quindi che anche qui Telco ha un impatto sugli utili per 200 milioni, mentre la partecipazione del 30% in Commerzbank grava per altri 30. L’attenzione dei management, dimostrata dal pagamento di una cedola mista, è quella di premiare gli azionisti preservando nel contempo la solidità del gruppo: «Anche nel mezzo della tempesta dei mercati - sottolinea l’ad Giovanni Perissinotto - la struttura del capitale di Generali rimane molto forte». Lo dimostrano gli indici di solvibilità: il Solvency II è al 177%, «uno dei migliori del settore». Quanto al futuro, Perissinotto è certo: «Il 2009 continuerà ad essere impegnativo», con un approccio strategico che però «ci pone in una posizione forte non solo per affrontare questi tempi difficili ma anche per portare vantaggi a beneficio di tutti gli stakeholders».

Aeroporto di Pisa, in calo l'utile di Sat


Il consiglio di amministrazione della Sat, società che gestisce l'aeroporto Galileo Galilei di Pisa, ha approvato il progetto di bilancio: in calo l'utile netto (2,66 mln nel 2008 rispetto ai 3,70 del 2007) mentre risultano in crescita del 7,5%, secondo una nota della società, i ricavi che hanno raggiunto quota 55,10 mln di euro rispetto ai 51,27 del 2007. Nel 2008 è aumentato anche il numero dei passeggeri del 6,4%, per un totale di 3.963.717 persone, a fronte di un calo dell'1,8% registrato dal sistema aeroportuale italiano. Il cda proporrà all'assemblea dei soci un dividendo pari a 0,10 euro per azione. Anche per quest’anno, con l’entrata in vigore dell’orario estivo (dal 29 marzo e fino al 24 ottobre), Finnair torna ad operare i voli nonstop da Pisa e Venezia per l’aeroporto di Helsinki. Il bacino di utenza di queste due città italiane è estremamente importante per la compagnia di bandiera finlandese, che, per festeggiare l’occasione, offre ai propri clienti in partenze per Helsinki delle tariffe davvero vantaggiose: Venezia-Helsinki e Pisa-Helsinki a soli 179 € (tariffa soggetta a restrizioni e disponibilità posti limitata). La tariffa è acquistabile fino al 31 marzo per chi parte da Venezia e fino al 5 maggio per le partenze da Pisa. Il soggiorno minimo è di un sabato notte e quello massimo è di 14 giorni. L’offerta è valida per le seguenti partenze: Venezia: venerdì 3 aprile, domenica 5 aprile e lunedì 6 aprile. Pisa: venerdì 8 maggio e martedì 12 maggio.

Alpi Eagles, si apre spiraglio per futuro lavoratori


Il futuro dei 136 lavoratori della compagnia Alpi Eagles, in cassa integrazione straordinaria da 14 mesi, potrebbe essere affidato ad un nuovo provvedimento anticrisi del governo. E' quello che è emerso dalle riunioni che si sono svolte a Roma, in varie sedi ministeriali, per affrontare il destino del vettore veneto, dopo che i tentativi del commissario straordinario Gianluca Vidal di ottenere dalle banche i finanziamenti per la ripresa dell'attività erano risultati in questi mesi infruttuosi. "Non possiamo credere che ad una compagnia regionale arrivata ad essere il primo vettore per l'aeroporto di Venezia, che si era ritagliata un bacino di utenza a livello nazionale e locale e che creava un indotto più rilevante in Veneto che nelle altre regioni - avevano sottolineato nei giorni scorsi i lavoratori in una lettera ai presidenti di Regione e Provincia, al sindaco di Venezia e ai parlamentari veneti - non venga rivolto neanche il benché minimo cenno di interesse". Alcuni mesi fa la Commissione europea aveva dato il via al salvataggio di Alpi Eagles. L'esecutivo comunitario, aveva dato il via libera agli aiuti pubblici per 17 milioni di euro, destinati ad assicurare la ripresa dell'attività della compagnia aerea regionale che ha la sua base operativa in Veneto. Secondo Bruxelles, l'aiuto pubblico, in base alle condizioni alle quali è stato concesso, non rappresenta una violazione delle norme Ue ed ha un impatto limitato sulla concorrenza.

venerdì 20 marzo 2009

Carlo Toto, l'imprenditore amico


Nato nel 1944 a Chieti, Carlo Toto, sposato e con quattro figli, è alla guida del Gruppo Toto Costruzioni, leader nel settore delle costruzioni opere pubbliche ed attuale co-gestore delle autostrade A24 ed A25. Sono 40 complessivamente gli indagati nell’ambito dell’inchiesta della procura della Repubblica di Pescara sulle presunte tangenti negli appalti pubblici. L’arresto del sindaco Luciano D’Alfonso, che ha lasciato l'incarico, dell’imprenditore Massimo De Cesaris e dell’ex dirigente al patrimonio del comune di Pescara, Guido Dezio. Tra gli indagati anche il patron di AirOne, Carlo Toto, il figlio Alfonso e l’imprenditore Dino Di Vincenzo. Secondo l’accusa Carlo Toto e il figlio Alfonso avrebbero fornito al sindaco di Pescara un’auto con autista per tre anni, dal settembre 2004 al gennaio 2007, per ottenere appalti. Dalle indagini, inoltre, sarebbero state trovate tracce di tangenti in denaro, concessione di voli gratis sulla compagnia area AirOne, pranzi e cene per circa 11mila euro. I fratelli Toto, sempre secondo le accuse, avrebbero anche versato finanziamenti a società ed enti ricollegabili in qualche modo a D’Alfonso (100mila euro alla Pro Loco di Lettomanoppello, 100mila mila euro per acquisito mezzo di soccorso sempre a Lettomanoppello). Diversi gli episodi che il gip, Luca De Ninis, cita nell’ordinanza di custodia cautelare in relazione alle presunte tangenti che Carlo Toto e il figlio, titolati della Toto Spa, avrebbero versato a Guido Dezio, segretario del sindaco di Pescara e allo stesso Luciano D’Alfonso. Un somma di 7mila euro, nel marzo-aprile 2006, quale contributo non dichiarato in prossimità delle elezioni politiche nazionali del 2006 (somma riscossa con la collaborazione di Guido Dezio). Viaggi gratuiti sulla compagnia area Air One tra il 2003 e il 2006. Il pagamento a D’Alfonso ai ai suoi familiari una vacanza a Malta e Venezia, nella Pasqua del 2006, mettendogli a disposizione per il viaggio un aereo privato Iulia Falcon 20 per la tratta Pescara-Malta-Venezia (costo del volo 25.893 euro o sostenuto interamente da Airone Spa verso la Airone Executive). Il pagamento di 10.843 euro in favore dell’Agenzia Orchidea Viaggi che aveva rilasciato biglietti di viaggio a D’Alfonso per una vacanza il 15 maggio 2006 (pagamento avvenuto alla fine del settembre 2006). Il pagamento di cene personali, di rappresentanza ed elettorali, presso il ristorante Sea River di Pescara per un importo pari a 10.800 euro sino al 18 dicembre 2006. Il finanziamento di 10mila euro, per ritorno di immagine del sindaco, nel gennaio 2007. La contropartita per tali elargizioni - secondo l’impianto accusatorio della Procura di Pescara - sarebbe stata "la promessa volontà politica benevola" verso l’impresa Toto Spa. In particolare l’analisi del project financing aggiudicato alla Toto Spa per la gestione della cosiddetta area di risulta della ex stazione ferroviaria.
Il procuratore capo di Pescara, Nicola Trifuoggi, ha accertato tangenti da imprenditori riconducibili all’ex sindaco per circa 200mila euro "più altri benefici". Nel 2004 il patron di Airone Carlo Toto versò 25.000 euro a Forza Italia, 20.000 ad AN, 20.000 al ministro diessino Pier Luigi Bersani e 25.000 a Massimo D'Alema. Dopo aver maturato un’esperienza nel trasporto aereo relativamente ai voli executive, nel 1995 ha fondato Air One, trasformando quello che era un semplice interesse per il settore aeronautico in una iniziativa economica. Air One è stata infatti la prima compagnia aerea a rompere il monopolio detenuto dall’Alitalia nel settore del trasporto aereo nazionale, dapprima sulla tratta Roma – Milano e successivamente sulle altre tratte nazionali. L’evoluzione del network e l’espansione della compagnia, anche attraverso la partnership avviata con la Lufthansa, fanno di Air One un vettore leader nel settore del trasporto aereo nazionale. Al di là della nota elogiativa che possiamo facilmente trovare nel sito web di Toto, non tutto va per il verso giusto. In realtà, diversi scricchiolii nella tenuta di Air One sono emersi già negli scorsi mesi. Anzitutto, si erano moltiplicate le proteste sulla gestione di check in, bagagli e imbarchi a Linate e Fiumicino. L'incidente di Catania con la perdita di una ruota in decollo aveva evidenziato come la compagnia, che si fregia di essere partner di Lufthansa e sbandiera ovunque il simbolo del colosso tedesco, non affida la manutenzione dei suoi Boeing ai tecnici teutonici, ma a meno costosi centri ungheresi. Per fare fronte ai voli sardi strappati ad Alitalia, poi, è stata ingaggiata la spagnola Spanair che ha portato in dote problemi superiori ai vantaggi. Nel frattempo la società, posseduta per il 98 per cento dal costruttore abruzzese Carlo Toto, ha lanciato un programma di espansione estiva molto ambizioso: una cinquantina di charter, più voli internazionali, nuovi collegamenti regionali, Alghero e Cagliari 'soffiati' alla compagnia di bandiera. In pratica: un aumento del 15-20 per cento di decolli (e di guadagni) con gli stessi mezzi. Un salto nel vuoto? I sindacati dei piloti sostengono che una soluzione c'era: gli equipaggi si sarebbero fatti carico di un numero maggiore di ore rispetto al contratto in cambio di un forfait (si è parlato di 1.500 euro al mese per ogni comandante) e dell'impegno ad assumere subito nuovo personale, da far entrare in linea a settembre. Ma Air One non intende cambiare rotta. Si scusa con i passeggeri soprattutto per la debacle dell'assistenza e promette indennizzi "superiori a quanto previsto dalle convenzioni": annuncia che dall'autunno negli scali principali ci sarà una rivoluzione per quanto riguarda check in e informazioni. Mentre limita le sue responsabilità sulla crisi tecnica, invocando i limiti del sistema, il maltempo e i regolamenti restrittivi sull'uso degli equipaggi. "Un week end infelice non può cancellare dieci anni di affidabilità", ripete la compagnia. Intanto Toto continua la sua scomessa: da settembre arrivano 36 jet nuovi di zecca. E c'è un opzione per altri 60 Airbus, puntando sul crac di Alitalia. Anche se a Linate la domenica nera dell'airone si è trasformata in uno spot per la compagnia di bandiera: i biglietti costano il doppio, ma i voli per Roma sono stati di una puntualità svizzera. Dopo una lunga trattativa Carlo Toto è riuscito a salvare capra e cavoli con la fusione con la nuova Alitalia:compagnia aerea italiana.

LA CONSOB CONTRO PIRELLI RE


La Consob ha multato per circa 3,5 milioni Pirelli Re per un possibile conflitto di interesse nell'offerta per i fondi Tecla e Berenice. La vicenda risale al giugno 2007, quando Gamma Re, partecipata al 51% da Morgan Stanley e al 49% da Pirelli Re, lanciò un'Opa sui due fondi immobiliari, quotati in Borsa e gestiti da Pirelli Re Sgr, controllata al 100% dalla stessa Pirelli Re. Secondo Consob, manager Pirelli Re hanno potuto trovarsi dalle due parti del tavolo come offerenti o consulenti. Il mercato apprezza il cambio ai vertici e la ristrutturazione interna varata a mercato chiuso da Pirelli Real Estate. La società immobiliare che fa capo al gruppo della Bicocca si è data di una nuova organizzazione, nell'ambito della quale Carlo Puri Negri, fondatore e azionista del gruppo immobiliare, avrà un ruolo più limitato. Le attività del gruppo non saranno più divise per tipologia di servizi ma per aree geografiche. A capo dell'attività italiana è stato nominato un nuovo direttore generale, Rodolfo Petrosino, mentre gli asset in Germania faranno capo a Paolo Bottelli. Entrambi i due nuovi direttori riferiranno a Puri Negri, che invece lascerà in mano a Claudio De Conto tutte le deleghe alla finanza. De Conto, che ricopre da anni lo stesso ruolo per la controllante Pirelli & c spa, si occuperà quindi di ristrutturare il debito della società immobiliare e di gestire il riassetto del gruppo che punta a dismettere alcuni asset per concertrarsi solo sulle attività che garantiscono ricavi ricorrenti. Dopo la vendita della partecipata nel facility management a Manutencoop (il 50% di Pirelli Re nella società dovrebbe permettere al gruppo tra debiti e capitale di recuperare 135 milioni), la Bicocca ha messo in vendita anche quella nei "non performing loan" ovvero quei muti ipotecari che sono in sofferenza. Ma senza l'aiuto della capogruppo Pirelli & C, la controllata immobiliare avrebbe incontrato notevoli difficoltà per finanziarsi. Già lo scorso giugno Pirelli re non aveva rispettato le garanzie richieste dalle banche su alcune linee di credito, e così era stata costretta ad attingere dalle casse della capogruppo oltre 600 milioni. Di qui la necessità di vendere alcuni asset e fare un po' di pulizia di bilancio. Tuttavia in questo momento di mercato sia reperire nuove linee di credito, sia vendere alcune partecipazioni, non è semplice come lo era solo un anno fa. Per questo motivo gli analisti hanno accolto con favore la notizia che sarà De Conto a gestire questa delicata fase del gruppo immobiliare. Intanto nel 2008 Pirelli Re conta di chiudere sostanzialmente in pareggio e per la prima volta dai tempi della quotazione (giungo 2002) non distribuirà il dividendo. La scorsa settimana Jp Morgan aveva rivisto le stime sulla società, giudicando il titolo neutrale con un target di 4,5 euro per azione. Pirelli & C. Real Estate, abbreviata Pirelli RE, è una società immobiliare del Gruppo Pirelli. che gestisce fondi e società proprietari di immobili nei quali investe tramite quote di minoranza ed ai quali fornisce, così come ad altri clienti, servizi immobiliari, sia direttamente che tramite una rete di agenzie in franchising. I portafogli gestiti e partecipati hanno raggiunto a fine 2006 i 14,5 Mld di Euro. Agli inizi degli anni novanta, il management di IACI (Iniziative Agricole Commerciali Italiane) e di Vitruvio, società immobiliare del Gruppo Pirelli, riuniscono le attività immobiliari in un’unica società che prende il nome di Milano Centrale. Negli anni successivi entrano in Milano Centrale anche le attività immobiliari del Progetto Bicocca, nel contempo la società sviluppa attività di trading immobiliare e di servizi. Nel 1997 a seguito della joint-venture con Morgan Stanley diventa protagonista di importanti acquisizioni di società immobiliari e di servizi. Nel 2001 la società cambia nome da Milano Centrale in Pirelli & C. Real Estate. Nel giugno 2002 la società viene quotata alla borsa valori di Milano.

MyAir accusata di bancarotta


Perquisizioni e sequestri di documentazione nelle province di Vicenza, Verona, Treviso, Roma, Cagliari, nei confronti della sede e delle abitazioni degli amministratori della compagnia aerea Myair.Com Spa, con sede a Torri di Quartesolo, in provincia di Vicenza. Le fiamme gialle vicentine, all'alba di oggi, su ordine dell'autorità giudiziaria, hanno acquisito documentazione nell'ambito di indagini avviate dal nucleo di polizia tributaria. Denunciate, per reati fallimentari e tributari, otto persone tra amministratori, sindaci, revisori dei conti e consulenti della compagnia aerea, braccio operativo del gruppo che fa capo alla Flyholding s.p.a. (gruppo che, nel 2007, ha evidenziato un fatturato consolidato di oltre 260 milioni di euro) ed è partecipata dalla capogruppo, sia direttamente che attraverso le società Myholding s.r.l. e My way airlines s.p.a.. Perquisizioni e acquisizioni documentali, relative alla società Myair, anche presso l'Ente nazionale per l'aviazione civile (Enac) di Roma. Si procede per bancarotta, ricorso abusivo al credito, omesso versamento di Iva., imposte dirette e contributi previdenziali relativi agli anni dal 2006 in poi per circa 18 milioni di euro, che è l'esposizione complessiva verso l'Erario e gli enti previdenziali del Gruppo Flyholding. L'indagine, coordinata direttamente dal procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Vicenza, Ivano Nelson Salvarani. La Procura punta ad individuare la reale situazione debitoria della società, nonché eventuali ulteriori elementi connessi ai reati già ipotizzati. Da molti mesi la situazione critica economica era orgomento di dibattito nei vari scali toccati da MyAir. La Myair.Com, con circa 320 dipendenti, nata nel 2004 per volontà di alcuni dirigenti provenienti dal Gruppo Volare in amministrazione straordinaria, è presente nel mercato europeo delle oltre 40 compagnie aeree low cost, con una flotta composta da 3 Airbus A320 e 4 Bombardier CRJ900 e con basi principali gli aeroporti di Bergamo, Venezia e Bari. Ha una rete internazionale attiva soprattutto nel sud Europa ed è in partnership con la Darwin airlines (compagnia svizzera) e la Sky europe (compagnia slovacca).myair.com S.p.A. è una compagnia aerea "low cost" italiana, con sede a Vicenza attiva nei settori del trasporto passeggeri. Dal 17 dicembre 2004 è attiva in Italia con base a Bergamo. La compagnia nasce nell'autunno del 2004 per volontà di alcuni dirigenti provenienti dal Gruppo Volare, che all'epoca era in via di fallimento. Attualmente la MyAir è controllata per il 99,67% dalla spagnola Lte International Airways sa, controllata a sua volta per il 60% della dalla Triskel srl, controllata al 60% dalla MyHolding. Da Maggio 2007 la società MyHolding, è entrata nel consiglio di amministrazione di Darwin Airline con il 20%. L’ENAC rende noto di aver inviato alla compagnia aerea My Way Airlines, che opera con il marchio MyAir, una diffida dal continuare a vendere biglietti per le tratte Olbia – Bologna e Cagliari – Bologna e viceversa per la prossima stagione estiva. Tali collegamenti, infatti, sono soggetti ad imposizione di oneri di servizio pubblico ed eserciti dalla compagnia aerea Meridiana. Il vettore, già avvertito da una precedente comunicazione, ha continuato a vendere i biglietti creando di fatto un disservizio ai passeggeri. La diffida inviata dall’ENAC alla MyAir prevede l’immediata interruzione della vendita dei biglietti, chiede alla compagnia di dare corretta e tempestiva informativa agli utenti e di provvedere alla riprotezione dei passeggeri già in possesso di titoli di viaggio per le tratte in questione. ''La compagnia aerea My Way Airlines, che opera con il marchio MyAir, non potrà esercire le tratte Olbia-Bologna e Cagliari-Bologna e viceversa per la prossima stagione estiva''. Lo comunica l'Enac. ''Con un'ordinanza del 15 maggio scorso - spiega l'ente per l'aviazione civile con una nota - il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato dalla compagnia e confermato il provvedimento dell'Enac che ha inibito a Myair l'esercizio di tali rotte ed ha affermato che questi collegamenti possono essere commercializzati solo dalla compagnia aerea Meridiana, vettore assegnatario delle rotte onerate''. MyAir, indica l'Enac, ''non ha rispettato, infatti, le condizioni richieste dal decreto ministeriale di riferimento per ottenere la gestione di tali collegamenti che sono soggetti ad imposizione di oneri di servizio pubblico''.