venerdì 27 febbraio 2009

Tredici linee Fs dismesse diventano piste ciclabili


Rafforzare l'offerta turistica e destagionalizzare i flussi verso la Sicilia strizzando nel contempo l’occhio alla natura. Ecco perché il cicloturismo è un segmento sempre più in ascesa nel mondo del turismo. Ed ecco perché la Regione ha deciso di utilizzare i fondi della programmazione comunitaria per trasformare 13 linee ferroviarie dismesse in piste ciclabili. Delle 13 linee previste del piano, tre sono state già oggetto di finanziamento e sono la linea Palermo-Corleone-San Carlo; la linea Castelvetrano-Porto Empedocle-Agrigento e la linea Castiglione di Sicilia-Linguaglossa. L'obiettivo di questo ulteriore intervento è coniugare l'esistenza di siti culturali e archeologici con percorsi già tracciati, seguendo le indicazioni del documento sugli attrattori culturali, naturali e turistici, attualmente all'esame della giunta regionale di governo. Le prossime linee ferroviarie a essere convertite a piste ciclabili saranno la linea Caltagirone-Piazza Armerina-Dittaino, Siracusa-Ragusa-Val d'Anapo, la Castelvetrano-Ribera e la Noto-Pachino-Vendicari.

Pantelleria Island e Mistral Air insieme per nuova campagna charter


Il Consorzio Pantelleria Island, attivo ormai da 4 anni sull’isola, lancia la nuova campagna charter in vista dell’estate 2009 per incrementare i flussi turistici in arrivo. L’obiettivo è rendere facilmente raggiungibile l’isola dai principali scali italiani con un comodo collegamento a costi vantaggiosi. L’operativo charter ha inizio ad aprile e termina ad ottobre con voli settimanali operati dalla compagnia Mistral Air, che effettuerà i voli con Boeing 737-300, da 142 posti. In particolare, l’operativo prevede l’inizio dei collegamenti da Malpensa e Verona in occasione dei ponti primaverili, con partenze il 24 e 28 aprile e il 2 maggio che continueranno tutti i sabato sino al 17 ottobre. Il collegamento con Bologna verrà effettuato tutti i sabato dal 30 maggio al 26 settembre mentre da Roma Fiumicino partenze ogni domenica dal 31 maggio al 27 settembre.Al Consorzio aderisce la quasi totalità delle strutture ricettive presenti sull’isola, dagli hotel ai dammusi, passando per i villaggi e i residence. Il tutto supportato da un sistema di vendita on-line dedicato, con disponibilità reali e possibilità di confermare le richieste di prenotazione. Per info: tel. 0923-913283 – 913277; fax 0923.696231 - info@pantelleriaisland.it. La Mistral Air è una compagnia aerea privata italiana, fondata nel 1981 dal famoso attore Bud Spencer e di cui attualmente è azionista unico Poste italiane. Attualmente Mistral Air si occupa di trasporto merci con i suoi due BAe 146-200 all cargo e di un servizio di Charter passeggeri operato con una flotta di 3 Boeing 737-300QC: EI-DVA, EI-DVC ed EI-DUS. Di giorno questi aerei operano per ORP (Opera Romana Pellegrinaggi) coprendo le tratte dagli aeroporti italiani di Roma, Verona, Bari, Brindisi, Lamezia Terme, Catania, Ancona verso le principali mete di pellegrinaggio, come Lourdes, Fatima, Santiago de Compostela, la Terra Santa e Czestochowa, per Myair con voli verso l'est Europa e con voli Charter operati per i maggiori Tour operator. Appena sbarcati i passeggeri dell'ultimo volo passeggeri di giornata questi aerei passano, in soli 40 minuti, in una configurazione da 148 posti per passeggeri a aerei completamente cargo.La società raggiunge praticamente ogni possibile destinazione italiana e alcune importanti destinazioni estere. La sua base operativa è divenuta l'aeroporto di Fiumicino, dopo aver progressivamente lasciato Ciampino, nel quale sono rimaste la scuola di volo e la sede legale.

UNA MINORANZA CHE NON RISPECCHIA LA REALTA’

Cgil, Cisl e Uil hanno, tutte insieme, 11 milioni, 731 mila e 269 tesserati(dati 2006). Di questi, 5 milioni 676 mila e 103,pari al 49,16%, sono pensionati(che tra il 1986 e il 1987,e solo all’interno delle due sigle maggiori,hanno fatto registrare una crescita dell’ordine dei 2 milioni). È la prima anomalia italiana, dal momento che in Francia e in Germania coloro che sono già usciti dal mondo del lavoro rappresentano non più del 20% degli iscritti ai rispettivi circuiti sindacali. In ogni caso, i tesserati ancora in attività non arrivano alla soglia dei 6 milioni. Sono, per la precisione, 5 milioni, 964 mila e 166. Che, su un totale nazionale di 22 milioni e 988 mila lavoratori (dato istat), vuol dire il 25,9%. I sindacati che trattano con il governo la riforma delle pensioni o la griglia delle aliquote fiscali,che reclamano di poter decidere l’utilizzo del cosiddetto tesoretto o che si oppongono alla vendita dell’Alitalia ai francesi rappresentano dunque poco più di un lavoratore italiano su quattro. I sindacati rappresentano solo alcuni cittadini, ma prendono decisioni che riguardano tutti e gestiscono risorse che appartengono a tutti. La base sindacale rispecchia sempre meno l’articolazione della società e coincide sempre meno con le categorie più deboli; la frammentazione e competizione tra sindacati rende poco conveniente, per il singolo sindacato, farsi carico degli interessi generali,rischiando di perdere iscritti. Il potere sindacale è spesso utilizzato a vantaggio di alcuni poco meritevoli e a danno di tutti.

Palermo - Corleone - San Carlo prima ferrovia in Sicilia


La linea ferroviaria Palermo Corleone San Carlo era una linea a scartamento ridotto che partendo da Palermo, sulla costa nord occidentale della Sicilia si inoltrava verso l'interno raggiungendo San Carlo e in seguito anche Burgio. La linea Palermo – Corleone - San Carlo è stata la prima linea a scartamento ridotto ad essere costruita in Sicilia. I primi progetti di una rete ferroviaria siciliana nacquero allo scopo di realizzare un sistema di collegamento tra l’interno, privo di una qualsiasi rete viaria, e la costa. Le rotte navali costituivano infatti l’unica via possibile di comunicazione e commercio sia con gli altri centri dell’Isola che con il resto del mondo. Una ferrovia, ancor piccola, costituiva un formidabile mezzo, a quel tempo, per la commercializzazione delle risorse produttive agricole ma anche minerarie. La lavorazione, la raffinazione e infine la commercializzazione avvenivano infatti lungo la costa e sulla costa arrivavano in senso inverso i prodotti finiti di importazione. Progetti di costruzioni ferroviarie in Sicilia vennero presentati nel 1859 da società a capitali belgi e negli anni seguenti anche inglesi e francesi attratti dal fatto che la mancanza di vie di comunicazione interne rendeva appetibile l’investimento di capitali.Un progetto concreto di costruzione di una tranvia a vapore a scartamento ridotto di 850 mm, vide la luce nel 1873, ma solo il 15 settembre del 1879 il Consiglio Provinciale di Palermo ne decise la costruzione ma come ferrovia a scartamento ridotto di 950 mm su progetto dell'ingegnere Achille Albanese. Nel 1881 nacque un organismo consortile per costruire la ferrovia di Corleone, ma i lavori iniziarono solo dopo che, nel giugno del 1883, venne subconcessa all’imprenditore inglese Robert Trewhella, il costruttore della Ferrovia Circumetnea. I lavori di costruzione si svolsero tra il 20 aprile 1884 e il 20 dicembre 1886 quando venne inaugurata l'intera tratta fino a Corleone. La società di gestione della linea "The Sicilian Railways Company Limited of London" fu costituita il 17 febbraio 1887 come "Società Anonima per le Ferrovie Siciliane". A partire dal 1889 si cominciò a prospettare l'utilità di un prolungamento sino a Castelvetrano e alla costa sud da dove arrivavano a Palermo i prodotti della pesca ed i vini. L'11 dicembre del 1898 ne venne affidata la concessione alla Società Siciliana per le Ferrovie Economiche, che il 21 maggio 1903 inaugurò la Corleone-San Carlo. Il capolinea provvisorio fu previsto in San Carlo, ultimo centro della Provincia di Palermo; in seguito, dopo il riscatto delle FS, fu spostato a Burgio. Nel 1910 la SAFS assorbì anche la prima tratta Palermo-Corleone, ma nel 1916 questa fu posta sotto esercizio governativo e dal 1918 affidata alle Ferrovie dello Stato. Il 30 novembre 1922 la linea intera dalla Stazione Sant'Erasmo a San Carlo, riscattata dallo Stato, fu data in gestione alle FS. Fino al 1953 il treno per Corleone e San Carlo partiva dalla Stazione di Palermo Sant'Erasmo e per un lungo periodo fu il mezzo pubblico più utilizzato per collegare il capoluogo con la zona dell’ interno corleonese. La stazione di S. Erasmo era situata vicina alla foce, sulla sponda sinistra, del fiume Oreto. Nell'estate del 1953 il capolinea fu spostato ed arretrato ad Acqua dei Corsari e la stazione venne demolita. Nel 1950, entrarono in servizio le Automotrici RALn 60 e sostituirono i treni effettuati con Locomotiva a vapore. Il servizio bagagli e merci, non circolando più treni a vapore con vagoni ebbe termine qualche anno dopo. L'introduzione delle automotrici fece registrare un consistente aumento del traffico viaggiatori ma l'arretramento, nel 1953, della Stazione Sant'Erasmo dal centro cittadino alla periferica Acqua dei Corsari fece calare drasticamente il traffico. La chiusura di tutta la linea venne decretata il 1 febbraio 1959. Il treno partito dalla stazione di Sant'Erasmo percorreva il litorale tra la via Messina e il Golfo di Palermo con i suoi stabilimenti balneari. Abbandonata poi la costa si inoltrava in salita all'interno fra gli agrumeti per Portella di Mare e la valle dell'Eleuterio. A Misilmeri il paesaggio era già cambiato con i binari fra le coltivazioni di grano. Disceso a fondo valle oltrepassava il fiume Eleuterio percorrendo il viadotto Mortilli con tredici arcate di 12 metri. Il percorso raggiungeva quindi Villafrati. Da Villafrati il paesaggio era agricolo con terreni a pascolo; in vista del castello di Cefalà Diana, la ferrovia proseguiva in salita verso Godrano volgendo a ovest nella valle del torrente Azziriolo. Dopo la stazione di Godrano, il bosco della Ficuzza con la stazione di Ficuzza; superato il fiume di Fratina, si dirigeva poi alla stazione di Corleone. Da qui proseguiva tra colline coltivate a grano verso la stazione di Contessa Entellina, poi Bisacquino, e in un paesaggio dagli aspetti mutevoli fino a Chiusa Sclafani. Dopo iniziava la discesa verso la valle del Malotempo attraversando una serie di gallerie, per poi congiungersi nei pressi della stazione di San Carlo con la linea proveniente da Castelvetrano. Attraverso un viadotto oltrepassava poi il fiume Sosio e risalendo la valle del Verdura arrivava al capolinea della stazione di Burgio.

giovedì 26 febbraio 2009

Il governo si inventa lo “sciopero virtuale”


Il disegno di legge delega sulla regolamentazione del diritto di sciopero nei servizi di pubblica utilità potrebbe approdare in consiglio dei ministri venerdì. Lo si apprende da fonti governative, le quali sottolineano che in queste ore è stata trasmessa una bozza agli uffici legislativi di tutti i ministeri che sarà limata oggi, per le ultime correzioni, al dicastero del Welfare. Il testo, messo a punto dal ministro Maurizio Sacconi e già illustrato a grandi linee alle parti sociali nella riunione del 5 febbraio scorso, dovrebbe riguardare solo il settore dei trasporti, così come chiesto dalle organizzazioni sindacali. La riforma cercherà di conciliare il diritto degli utenti alla mobilità con quello dei lavoratori a scioperare. La bozza di riforma fissa per le sigle sindacali una soglia del 50% di rappresentatività per poter proclamare uno sciopero. È invece ancora da definire uno dei punti più contrastati: l’obbligo del ricorso al referendum consultivo preventivo per i sindacati che non superano la soglia del 50%. Il testo prevede comunque altri due punti qualificanti: la comunicazione anticipata dell’adesione individuale allo sciopero e l’effettività delle sanzioni per chi viola le regole, da affidare all’Agenzia delle entrate. Tra le ipotesi allo studio c’è anche lo sciopero virtuale, che in qualche servizio pubblico specifico potrà essere obbligatorio in modo tale da produrre sanzioni anche alle controparte dei lavoratori. Nei decreti delegati ci sarà poi spazio per avvisi comuni. Altro cambiamento riguarderà la commissione di garanzia sugli scioperi che si trasformerà in una commissione per le relazioni di lavoro, mantenendo però la sua indipendenza. Altolà della Cgil al governo sulla riforma del diritto di sciopero. "Stia attento - dice il leader, Guglielmo Epifani - perché in materia di libertà del diritto di sciopero costituzionalmente garantito bisogna procedere con molta attenzione". "Se c'é qualcosa da aggiustare rispetto a una normativa già rigida eventualmente lo si può vedere - aggiunge - Ma se si vogliono introdurre forzature che limitano poteri e prerogative è altra questione".

Troppi scioperi nel 2008


Nel 2008 sono stati effettuati 1.339 scioperi tra nazionali e locali, il 39% dei quali nei trasporti. Lo segnala la Commissione di Garanzia sugli scioperi nella sua relazione annuale presentata oggi sottolineando che la crescita complessiva rispetto ai 1.286 del 2007 è stata del 4%. Gli stop del lavoro con rilevanza nazionale sono stati 201, 77 dei quali nei trasporti con una crescita significativa rispetto ai 165 del 2007. Hanno scioperato soprattutto i lavoratori del trasporto aereo con 130 fermate nel complesso e 57 di rilevanza nazionale (quasi una ogni sei giorni) in forte crescita rispetto alle 39 del 2007 soprattutto a causa della vicenda Alitalia. Il presidente della Commissione Antonio Martone ha citato proprio gli scioperi dei lavoratori della compagnia di bandiera per sottolineare le "anomalie" e "l'inadeguatezza" della disciplina vigente. Il 30 novembre 2007 - ha ricordato Martone - sono stati soppressi 220 voli nonostante l'assenza di adesione allo sciopero dei lavoratori in turno. "Risultavano invece assenti per altri motivi - dice Martone - 263 lavoratori su 790 in turno e 749 assistenti di volo su 1.750 unità". Per questo - spiega la Commissione - potrebbe essere utile una valutazione della rappresentatività dell'organismo che proclama lo sciopero ma anche la preventiva comunicazione da parte del lavoratore dell'intenzione di aderire alla protesta. Martone segnala come nel biennio siano arrivate alla Commissione oltre 4.000 dichiarazioni di sciopero (2.017 nel 2007 e 2.195 nel 2008) mentre gli scioperi effettivamente realizzati sono stati nel complesso 2.625, oltre la metà dei proclamati (1.286 nel 2007 e 1.339 nel 2008). Allo sciopero generale in particolare - sottolinea il presidente della Commissione - "si è fatto ricorso in misura come mai avvenuto in precedenza". Il settore più "litigioso" insieme a quello aereo (301 scioperi proclamati e 130 realizzati tra nazionale e locale) è quello del trasporto pubblico locale con 257 scioperi effettuati (su 413 proclamati) nel complesso e 7 realizzati con rilevanza nazionale. Tra le fermate con rilevanza nazionale seguono le Poste con 19 scioperi insieme alla scuola mentre nelle Telecomunicazioni sono stati 16. Il settore più "litigioso" insieme a quello aereo (301 scioperi proclamati e 130 realizzati tra nazionale e locale a fronte dei 118 del 2007) è quello del trasporto pubblico locale con 257 scioperi effettuati (su 413 proclamati) nel complesso e 7 realizzati con rilevanza nazionale. Tra le fermate con rilevanza nazionale seguono le Poste con 19 scioperi insieme alla scuola mentre nelle Telecomunicazioni sono stati 16. Tra gli scioperi nel complesso (nazionali e locali) resta alto anche il numero degli stop nelle Ferrovie con 109 scioperi realizzati nell'anno (su 216 proclamati), un dato che comunque risulta in lieve calo rispetto ai 118 effettuati nel 2007. In forte calo è invece il numero degli scioperi con rilevanza nazionale nelle Ferrovie passati dai 10 del 2007 ai 4 del 2008.

IN CALO PASSEGGERI NEL TRASPORTO AEREO


Continua per il 5/o mese consecutivo a calare il numero dei passeggeri del trasporto aereo internazionale: a gennaio è sceso del 5,6%. Il dato, reso noto dalla Iata, risulta anche un punto percentuale peggiore rispetto al -4,6% di dicembre. Il fattore di carico si e' attestato al 75%, circa il 2,8% in meno rispetto a gennaio 2008. In calo per l'8/o mese consecutivo il settore cargo: dopo il crollo del 22,6% di dicembre è peggiorato con -23,2% rispetto allo stesso periodo del 2008.

John Sidney McCain III: un veterano sempre pronto a combattere


John McCain ha presentato un progetto di legge che, se approvato, rafforzerebbe i poteri del presidente eletto, Barack Obama. Il repubblicano sconfitto da Obama ha fatto la sua ricomparsa dopo un lungo periodo di silenzio e, col senatore democratico Russ Feingold, ha presentato un progetto di legge che prevede controlli più severi su finanziamenti illeciti e sprechi. Ma anche il rafforzamento dei poteri del presidente Usa, compreso poter modificare le leggi 'riga per riga'. Finita la competizione elettorale la classe politica americana si ricompatta intorno al suo nuovo presidente. McCain, uscito dallo scontro presidenziale con le ossa rotte, ha ammesso la sconfitta. La democrazia statunitense sembra così lontana dal cortile italiano e rende ancora più mediocri i nostri politici. John Sidney McCain III (Colón, 29 agosto 1936) è un politico statunitense senatore per lo stato dell'Arizona. Nell'ottobre del 1967, mentre era in missione sopra Hanoi, il suo aereo fu abbattuto e lui, ferito, fu catturato dai nordvietnamiti rimanendo prigioniero di guerra sino al 1973. Candidato alla Presidenza nelle elezioni del 2000, venne sconfitto alle primarie repubblicane da George W. Bush. Ripresentatosi alle primarie repubblicane del 2008, ma questa volta ottenuto con facilità la nomination divenendo il candidato del Partito Repubblicano per le elezioni presidenziali del 2008, che ha però perso contro l'avversario Barack Obama. Pur essendo conservatore su molti temi, McCain è visto dall'opinione pubblica come un battitore libero e ha votato in maniera indipendente alle linee di partito diverse volte. L'American Conservative Union ha assegnato a McCain un punteggio medio dell'83 %.John McCain nacque a Coco Solo nella zona del Canale di Panama controllata dagli Stati Uniti. Sia il padre che il nonno erano ammiragli della U.S. Navy. Il padre, John S. McCain Jr., era al comando delle forze statunitensi in Vietnam mentre McCain era prigioniero di guerra. Il nonno, John S. McCain Sr., era stato comandante dell'aviazione navale durante la battaglia di Okinawa, nel 1945. Il futuro senatore frequentò la scuola episcopale di Alexandria, che terminò nel 1954. Nell'autunno di quell'anno, McCain, come avevano fatto il padre e il nonno, entrò all'Accademia navale di Annapolis. Si laureò nel 1958, all'895° posto di una classe composta da 900 allievi. Dopo aver terminato l'accademia navale, McCain venne trasferito alla base aerea della marina di Pensacola, in Florida, per iniziare l'addestramento da pilota navale. Durante il corso ebbe un incidente, in cui il suo aereo cadde nella Corpus Christi Bay. Ricevette il brevetto ed entrò nell'aviazione di marina. Nel 1965, McCain sposò Carol Shepp, una modella originaria di Filadelfia, in Pennsylvania. La coppia divorziò nel 1980. Nel dicembre 1966 fu assegnato alla squadra aerea della portaerei USS Forrestal, incrociante al largo del Vietnam, dove venne assegnato alle operazioni di bombardamento a terra. McCain rimase ferito durante il grave incendio scoppiato sulla portaerei nel luglio 1967, che uccise 134 marinai e danneggiò gravemente la nave. Trasferito sulla USS Oriskany, continuò l'attività di combattimento fino al 26 ottobre 1967, quando il suo aereo A-4 Skyhawk venne abbattuto da un missile della contraerea vietnamita durante un'azione bellica sopra Hanoi. McCain si ruppe entrambe le braccia ed una gamba durante l'espulsione d'emergenza, ed atterrò col suo paracadute in un piccolo laghetto della capitale, dove, dopo essere quasi annegato, venne estratto da una folla inferocita, che cercò di linciarlo, rompendogli una spalla e ferendolo a colpi di baionetta alla caviglia ed all'inguine. Fatto prigioniero, venne trasportato alla prigione di Hoa Lo, tristemente nota come "Hanoi Hilton". Constatato le gravi condizioni in cui versava il prigioniero venne condotto il giorno dopo la cattura ad un ospedale militare vietnamita dove venne operato e curato per 6 settimane, per poi essere ricondotto nel carcere ove rimase per un totale di 5 anni e mezzo. Dopo il primo anno di prigionia in cui secondo McCain subì frequenti abusi e violenze, gli venne proposta la liberazione che sempre secondo una sua ricostruzione rifiutò perché consapevole del valore propagandistico che un simile gesto poteva avere. Liberato il 15 marzo 1973, rientrò negli Stati Uniti, dove intraprese un lungo trattamento di riabilitazione fisica, ed ottenne una certa notorietà mediatica. Tra il 1973 ed il 1974 frequentò il National War College. Nel 1976 ebbe il comando di uno squadrone di addestramento aereo in Florida; nel 1977 divenne l'addetto navale della Marina presso il Senato degli Stati Uniti. In tale contesto, iniziò ad occuparsi di politica della difesa (favorendo l'assegnazione di un budget del Senato per la costruzione delle nuove superportaerei statunitensi), e scoprì la passione per l'attività di rappresentanza pubblica. Nel 1980 divorziò dalla prima moglie (che era rimasta sfigurata in un grave incidente automobilistico nel dicembre 1969), e si risposò con Cindy Lou Hensley, figlia di un magnate della birra. Nel 1981, viste le sue scarse possibilità di ulteriore carriera nella Marina, si congedò dalle Forze Armate ed iniziò a lavorare, per un breve periodo di tempo, per il suocero, come responsabile delle pubbliche relazioni dell'azienda.
I contatti commerciali con il mondo economico che il suo nuovo ruolo gli permise di costruirsi, assieme all'ingente fortuna della moglie, gli consentirono di candidarsi per il Partito Repubblicano, e vincere nel 1982 le elezioni come Rappresentante (deputato) dell'Arizona. Riconfermato Rappresentante nel 1984, nel 1987 venne eletto per la prima volta al Senato, dove divenne in breve uno dei più importanti e conosciuti esponenti repubblicani. Nel corso degli anni '90, si distinse per indipendenza di pensiero, e per la determinazione ed autonomia con cui portava avanti i suoi voti e le sue idee al Senato (spesso in contrapposizione con il suo stesso partito), divenendo difficile da categorizzare politicamente se non come un "conservatore" in senso lato. È autore del Telecommunications Act, approvato dal Congresso nel 1996. Nel 2000, si candidò una prima volta alle primarie repubblicane per la Presidenza; nonostante un buon consenso iniziale ottenuto da McCain in diversi stati, le tornate elettorali videro l'emersione di George W. Bush come candidato vincente del partito dopo un'aspra campagna elettorale. Dopo il 2001, supportò nettamente sia l'intervento militare statunitense in Afghanistan che la guerra in Iraq; si espresse però in maniera netta contro gli abusi sui prigionieri di guerra (dopo lo scandalo di Abu Ghraib e le polemiche sul trattamento dei prigionieri a Guantanamo), tema su cui la sua esperienza personale l'ha reso particolarmente sensibile. Dal 2005, pur continuando a supportare l'intervento in Iraq, è diventato progressivamente sempre più critico rispetto all'ottimismo sull'andamento delle operazioni di alcuni vertici militari e politici dell'amministrazione Bush, a suo parere eccessivo. Ha già effettuato otto viaggi in Iraq per rendersi conto direttamente dello svolgimento delle operazioni, ed è stato un forte sostenitore della "surge" del contingente statunitense del 2007. John McCain, dopo aver espresso la sua intenzione a candidarsi per le primarie del partito repubblicano per una seconda volta dopo il tentativo fallito del 2000, ha intrapreso una campagna elettorale molto efficace. Infatti è riuscito a battere rivali come Rudolph Giuliani, Mitt Romney ed altri, e nel febbraio 2008 si avviato ad ottenere la nomination del partito di George W. Bush. Il 21 febbraio 2008 questa marcia trionfale ha incontrato il primo ostacolo, rappresentato dalla rivelazione del New York Times secondo cui McCain avrebbe favorito una "lobbista" sua amante. Nonostante tale episodio, la sua crescita di consensi nelle primarie dei vari stati USA gli ha permesso di ottenere, il 4 marzo 2008, il numero di delegati teoricamente sufficienti per la nomination repubblicana; il 5 marzo 2008 ha ricevuto l' endorsement del presidente Bush come candidato repubblicano, e la nomina è stata ufficializzata alla Convention repubblicana del settembre 2008, in Minnesota. Nel maggio 2008 ha rilasciato alla stampa la sua cartella clinica, in seguito alle speculazioni dei media e degli oppositori politici sulla possibilità di ricomparsa dei suoi tumori cutanei (per i quali fu operato nel 2000); dalle certificazioni, il rischio risulta molto basso, e John McCain, nonostante l'età avanzata (se fosse stato eletto, sarebbe entrato in carica all'età di 72 anni, la più avanzata di sempre per un presidente degli Stati Uniti al primo mandato), sembra godere di buona salute. Il 29 agosto del 2008 ha scelto come candidata vicepresidente la governatrice dell'Alaska, Sarah Palin. Il 5 novembre, alla notizia data dalla CNN che ormai lo svantaggio con Barack Obama non era più colmabile, ha telefonato allo stesso per congratularsi per la vittoria, e ne ha dato prontamente l'annuncio ai suoi elettori.

mercoledì 25 febbraio 2009

Aponte vuole la Tirrenia

Gianluigi Aponte, il padrone del gruppo Msc, uno degli armatori più potenti del mondo, l'Italia l'ha mollata da un pezzo, una quarantina d'anni fa. Ha preso moglie e residenza in Svizzera, preferendo Ginevra alla natia Sorrento. I figli Alexa e Diego hanno studiato all'estero. Le sue aziende italiane sono controllate da un dedalo di finanziarie off shore. La sua flotta batte bandiera panamense e le nuove gigantesche navi da crociera le fa costruire in Francia da una società a capitale coreano. Un uomo di mondo, Aponte. Che però sembra avere d'improvviso riscoperto l'amor di patria. Lo ha fatto per l'Alitalia. Lo ha fatto per impedire, come ha dichiarato al 'Sole 24Ore', che la compagnia di bandiera "vada a finire nelle mani degli stranieri". Il patriota Aponte sarebbe interessato, principalmente, alla compagnia di navigazione Tirrenia. E siccome siamo uomini di mondo: se l’armatore patriota non ha deluso sua eccellenza Silvio Berlusconi nel provare a salvare non tanto Alitalia che è in liquidazione, ma Airone un motivo ci deve pur essere e si chiama Tirrenia. Parte ufficialmente la privatizzazione di Tirrenia, l''Alitalia dei mari', la societa' di navigazione pubblica che per anni ha navigato con bilanci in rosso contando sulle risorse delle convenzioni pubbliche. Il Consiglio dei ministri ha infatti deliberato la definizione dei criteri di privatizzazione e delle modalita' di dismissione della partecipazione detenuta indirettamente dal Ministero dell'economia e delle finanze nel capitale di Tirrenia di Navigazione. Il ministro per le Infrastrutture e i Trasporti Altero Matteoli ha sottolineato che ''si tratta di un primo passo di una procedura che prevede tempi non brevi per essere completata''. Intanto il Governo, ha aggiunto, ''avanzera' alla Commissione Europea una richiesta di proroga dell'attuale convenzione'', come misura tampone in deroga alle norme Ue che imporrebbero una gara, per avere il tempo di ''attuare il processo di privatizzazione''. ''Con questo provvedimento - viene spiegato - entra nel vivo la fase operativa di liberalizzazione del cabotaggio marittimo disposta dalla Finanziaria 2007''. Di privatizzazione di Tirrenia si era cominciato a parlare all'inizio del 2000 con un progetto di cessione che prevedeva, per la societa' dell'orbita Iri, una progressiva dismissione di quote. Il vero e proprio conto alla rovescia e' partito nel 2007 con il via libera del Cipe alla bozza della nuova convenzione del gruppo Tirrenia. Un passaggio cruciale e propedeutico per il successivo ok di Bruxelles al rinnovo della convenzione e, appunto, la privatizzazione della societa'. Il contratto in corso è scaduto proprio alla fine di quest'anno, il 31 dicembre 2008, e da qui l'accelerazione alla procedura di vendita della societa'. L'obiettivo del governo e' quello di arrivare alla dismissione della societa' entro il 2009.

PULVIRENTI RE MIDA DI BELPASSO


Antonino Pulvirenti (Catania, 24 febbraio 1962) è un imprenditore italiano. Presiede la holding Finaria, ha recentemente acquisito una certa notorietà perché tramite quest'ultima controlla la compagnia aerea Wind Jet e la squadra di calcio del Catania. Pulvirenti, avvia la propria attività imprenditoriale a Belpasso (CT) inizialmente con la distribuzione alimentare. A chiusura esercizio 2004 deteneva la maggioranza della holding «UDA Finaria S.p.a.». Tramite quest'ultima egli possedeva il 99,99% della Meridi S.r.l. (di cui l'1,46% direttamente), il 100% Wind Jet compagnia aerea low-cost italiana (con una partecipazione del 25% di Meridi) ed il 100% della società del Calcio Catania. La Meridi S.r.l. alla stessa data deteneva: 85 punti vendita in Sicilia della Forté catena di hard discount; due alberghi di lusso della catena Platinum Resorts & Hotels a Mazzarò (Taormina) più un terzo in comune di Belpasso; la società di ristorazione «Sorsy e Morsy» con tre ristoranti ubicati a Palermo,Catania e Caltanissetta. Nel 2006 arriva a possedere ottanta supermercati da Roma in giù. Inoltre gestisce un'industria chimica a Gela. La rivista specializzata «Capital» ha eletto Pulvirenti Imprenditore dell’anno in Sicilia nel 2006. L’ENAC ha multato la Wind Jet in seguito ai disservizi relativi ai voli Catania-Roma e Roma-Catania avvenuti nella notte tra il 28 e il 29 febbraio dell'anno scorso. L’ENAC ha constatato in primo luogo che il volo in partenza da Catania e diretto all’aeroporto di Fiumicino si è svolto nell’assoluto rispetto delle norme di sicurezza, sia nella fase di avvicinamento allo scalo romano sia in quella di rientro a Fontanarossa. I vertici di Wind Jet hanno spiegato che le condizioni meteorologiche su Fiumicino sono peggiorate successivamente al decollo dell’aereo da Catania. Il comandante del volo, vista anche la chiusura degli aeroporti di Roma Ciampino e di Napoli, ha preso la decisione di far rientro all’aeroporto di Fontanarossa. Wind Jet ha affermato di aver fornito l’assistenza prevista dal Regolamento CE 261/04 sia ai passeggeri in attesa a Fiumicino sia a quelli rientrati a Catania. L’ENAC ha tuttavia eccepito che non tutte le forme di assistenza previste sono state adottate ed ha applicato una sanzione di 20 mila euro alla compagnia. Nel corso della riunione i vertici di Wind Jet si sono assunti l’impegno a migliorare la propria organizzazione presso gli scali serviti al fine di rispondere pienamente ai requisiti di assistenza ai passeggeri come previsto dal Regolamento CE 261/04. La compagnia aerea ha nel frattempo provveduto a inviare una dettagliata lettera di scuse a tutti i passeggeri coinvolti nei disservizi offrendo nel contempo un biglietto aereo gratuito per voli nazionali serviti dal vettore stesso. La Wind Jet è una compagnia aerea nata nel 2003 a Catania per volontà di Antonino Pulvirenti, dopo il fallimento della compagnia siciliana "Air Sicilia". Opera con una flotta di 12 Airbus su rotte nazionali e internazionali soprattutto verso la Russia. La sede legale è a Catania, e le basi operative sono situate presso gli aeroporti di Catania e Palermo. Il 18 giugno 2003 parte il primo volo Catania-Roma con 142 passeggeri a bordo, operato da un A320. Luglio 2003: la flotta Wind Jet è composta da 3 Airbus A320 e offre collegamenti da Catania e Palermo per Roma, Milano, Forli e Parigi. 10 maggio 2004: la compagnia annuncia di aver trasportato quasi un milione di passeggeri. 21 marzo 2006: Wind Jet apre i collegamenti tra Forli e Mosca e aumenta i collegamenti con la capitale francese. Maggio 2006: entra in servizio il decimo A320 e partono i collegamenti con la Romania. Dicembre 2006: dopo aver ricevuto l'undicesimo A320 e aperto collegamenti con San Pietroburgo, Pisa e Verona la compagnia annuncia di aver trasportato dall'inizio dell'anno 2 milioni e 220 mila passeggeri. 2007: la compagnia siciliana riceve 2 Airbus A319 ex Air France e nei primi mesi del 2007 trasporta 1 milione e 300 mila passeggeri. Nel 2005 Pulvirenti fu al centro di una dura contestazione da parte del personale WindJet per presunte minacce e comportamenti anti-sindacali Il momento peggiore per Pulvirenti fu probabilmente nel febbraio 2007 quando a causa dei disordini durante il derby Catania-Palermo, la società etnea di calcio subì una lunga squalifica, un notevole danno economico ed il rischio indiretto di retrocessione. Amante del calcio iniziò la propria avventura come presidente della formazione del Belpasso, militante in interregionale, la cittadina della provincia di Catania dove egli vive. Nel campionato 1998-99 fece il primo salto: lasciò Belpasso per rilevare l'Acireale in serie C1. A causa dei tanti debiti, Pulvirenti fu costretto a ricostruire la società. Il primo anno la squadra, giunta ultima in campionato, subì la retrocessione diretta in serie C2, dopo una militanza di ben 8 stagioni fra serie C1 e Serie B. Dopo 3 campionati caratterizzati da alti e bassi in serie C2 la squadra riuscì nell'impresa della promozione in serie C1 al quarto campionato. Intanto, Pulvirenti aveva provato ad acquistare la sua squadra del cuore, il Catania Calcio, ma era stato scavalcato da Luciano Gaucci nel 2000. Nel maggio 2004 quasi a fine campionato di serie C1, un altro colpo di scena: Pulvirenti abbandona improvvisamente l'Acireale alla vigilia della gara Acireale - Viterbese valevole per i play off della serie C1 girone B per prendere presidenza nel Catania Calcio. A Catania si presenterà con un piano ambizioso di rilancio, per la conquista in tre anni della serie A. Inoltre, dato che la squadra etnea non aveva molti giocatori di spessore e per essere sicuro di poter mantenere l'impegno portò con sé dirigenza (tra cui l'amministratore delegato Pietro Lo Monaco, da anni suo braccio destro), giocatori e l'allenatore Maurizio Costantini nel tentativo di ripetere quello che l'anno prima era stato il cosiddetto Miracolo Acireale. Purtroppo sia la differenza di campionato, le tensioni e le attese di una grossa piazza come quella etnea non permisero alla squadra di esprimersi così come aveva fatto vedere ed incantato ad Acireale ed il Catania si mantenne a metà campionato, con grossa delusione di tutti. Al termine della stagione 2005-06 il Catania conquistò la promozione in Serie A, grazie ad un eccellente campionato disputato quasi per intero ai vertici.

PRENDI I SOLDI E SCAPPA

La lista degli speculatori truffaldini si allunga. Proprio nella settimana in cui gli agenti dell’Fbi stanno soffiando sulla tela di «Mutuo maligno», l’operazione che ha portato sott’accusa oltre 400 persone e in carcere più di 300, tra le quali anche gli ex top manager di Bern Stars Ralph Cioffi e Mattewh Tannin, la polizia di New York è sulle tracce di Samuel Israel, un trader che è accusato di aver sottratto 450 milioni di dollari a decine di investitori attraverso il suo fondo Bayou Grop.Israel - abituato a vivere alla grande, tanto da risiedere in una delle ville che furono di Donald Trump, pagando un affitto di 30 mila dollari al mese - ha tentato l’ultima truffa anche ai danni dei detective della Grande Mela. Il 9 giugno scorso doveva presentarsi in un penitenziario del Massachussets, dove avrebbe dovuto scontare la pena di 20 anni di carcere (ne rischiava 30, ma ha avuto lo sconto perché ha collaborato con le autorità). Ma ha preferito inscenare il suicidio: la polizia ha trovato il suo Suv vicino ad un ponte e un biglietto con scritto «il suicidio è indolore». Il suo corpo non è stato trovato, gli agenti non se la sono «bevuta» e lo hanno dichiarato latitante. Certo, 450 milioni sono poca cosa, volendo, rispetto alla frode da 7,2 miliardi di dollari, 4,9 miliardi di euro contestata a Jérome Kerviel, il trader della seconda banca francese Société Générale, ormai passato alla storia e alla celebrità. Già, Kerviel. Che ne sarà ora del suo futuro? E che cosa ne sarà di quello di tanti altri speculatori che sono in odore di sbarre? Qualche indicazioni potrebbe venire dalla storia personale di altri traders che, prima di loro, sono finiti sotto i riflettori per aver messo sotto i piedi codici deontologici e penali. Un club piuttosto ampio, quanto ad iscritti d’ufficio. Qualcuno, la buona parte, è finito in prigione; altri hanno cambiato decisamente vita; altri ancora, hanno firmato una cambiale con la dea fortuna. Jérôme Kerviel (Pont-l'Abbé, 11 gennaio 1977) è un trader della Société Générale. Consegue un Bachelor Degree in Economia e Finanza presso l'Università di Nantes e successivamente un Master nella medesima Facoltà, all'Università di Lyon. Dal 2000 viene assunto dal terzo gruppo bancario francese, Société Générale, al Middle Office. Nel 2002 diventa assistente trader per poi conseguire la qualifica di trader nel 2004. Attualmente è accusato dai vertici della banca francese di essere il responsabile di una perdita pari a 4,9 miliardi di euro, a causa di rischiose posizioni finanziarie da lui occupate, per un totale di 50 miliardi di euro prima della chiusura delle posizioni. Lo scandalo è scoppiato a fine gennaio 2008. Tutt'ora non è chiaro come gli organi di controllo dell'azienda non siano entrati in funzione molto tempo prima, nonostante le cifre in gioco fossero realmente ingenti. Se la responsabilità di Kerviel nella perdita da quasi 5 miliardi di euro sarà accertata dalla procura di Parigi, avrà superato il record dell'inglese Nick Leeson, che aveva fatto registrare 827 milioni di sterline di perdite e il fallimento della banca Barings. Nick Leeson, per esempio. E’stato uno dei primi trader inglesi a negoziare contratti futures ed altri derivati, le cui azioni provocarono il fallimento della Barings Bank, la più vecchia e una delle più prestigiose banche d’investimento del Regno Unito. Leeson operava (senza l’autorizzazione dei suoi superiori) soprattutto sul mercato monetario di Singapore: cominciò nel 1992 e in principio gli andò bene; quando arrivarono le prime perdite, le registrò segretamente sull’account error 88888 (8 è considerato uno dei numeri fortunati dai cinesi) e le nascose. Il tracollo seguì nel 1995, quando Nick scommise sul rialzo del mercato asiatico, andato in collasso. Non la indovinò e fuggì, lasciandosi dietro le spalle una perdita di 827 milioni di sterline (1,3 miliardi di dollari) e una nota ai suoi superiori. «I’m sorry», mi dispiace. La scoperta degli 827 milioni di sterline persi mandarono, invece, in fallimento la prestigiosa banca inglese che a sua insaputa era il maggior cliente di Leeson. La Barings Banks venne in seguito acquistata al prezzo simbolico di una sterlina dalla banca tedesca ING. Dopo essere volato in Malesia, Brunei ed infine Germania, Lesoon fu arrestato e riportato a Singapore il 2 marzo 1995, per poi essere processato e condannato a sei anni e mezzo di prigione. Le accuse furono di frode e manomissione di documenti sulla base dei quali la Barings Bank non s'accorse delle perdite esorbitanti che il suo trader accumulava ogni giorno. Leeson fu rilasciato nel 1999 dopo la diagnosi di cancro al colon contratto in carcere. Sopravvissuto alla sua malattia, è ritornato nel Regno Unito dove ha pubblicando la sua autobiografia Rogue Trader, dal quale è stato prodotto l'omonimo film con protagonisti gli attori Ewan McGregor e Anna Friel. Nick Leeson attualmente vive a Barna, nella parte occidentale dell'Irlanda, assieme alla sua seconda moglie Leona e a tre figli. La prima moglie, che lo aiutò a redigere parte della sua autobiografia, lo lasciò una volta venuta a sapere dei suoi costanti tradimenti. Oggi è ospite regolare in trasmissioni televisive finanziarie e non; è stato inoltre designato come Commercial Manager della squadra di calcio Galway United nell'aprile 2005 raggiungendo già nel novembre dello stesso anno la posizione di general manager. Il 23 giugno 2005, Leeson ha pubblicato il suo nuovo libro Back from the Brink: Coping with Stress, che riprende la storia di Rogue Trader da dove l'aveva lasciata, includendo tra l'altro una discussione con lo psicologo Ivan Tyrrell il quale spiega come i continui livelli di stress che hanno provocato in Lesoon danni fisici e mentali possono essere relazionati a quelli di molti altri nella stessa situazione. Altri trader sono ancora dietro le sbarre. Come John Rusnak, di Baltimora, che s’è beccato 7 anni e mezzo per il buco di 691 milioni di dollari arrecato alla Allied Irish Banks. O Chen Jiulin, che ha lasciato una perdita di 550 milioni di dollari nella «schiena» della China Aviation Oil Corp. di Singapore. Qualcuno, invece, ha scelto l’oblìo: è il caso di Yasuo Hamanaka, detto Mister Copper, che negoziò contratti infedeli sul rame per 2,6 miliardi di dollari a danno della Sumitomo Corp. e che ora, dopo aver trascorso otto anni in galera, vive anonimamente in un quartiere di Tokio. E poi ci sono quelli che hanno svoltato. Toshihide Iguchi, ad esempio, che tra gli Anni ‘80 e ‘90 ha causato una perdita di 1,1 miliardi di dollari alla divisione americana della Daiwa Bank. Quattro anni di carcere, in cui ha conosciuto il mafioso Greg Scarpa Junior, il terrorista Ramzi Yousef (World Trade Center, 1993) e George Harp, il fondatore dell’Aryan Brotherhood, una gang che conta molto dietro le sbarre, che lo ha difeso dai Latin Kings e distolto dai brutti pensieri. Con quest’ultimo è nata un’amicizia: Iguchi gli parlava di futures e bond, Harp di rapine in banca. «Qualcosa di molto simile al trading», ha commentato di recente al Wall Street Journal il trader pentito. In prigione, Iguchi ha scritto anche un libro, che è diventato un best-seller in Giappone, dove oggi - è un nipponico naturalizzato in Usa - è ritornato. Ha aperto una scuola d’inglese, vicino a Kobe, grazie a un prestito della madre. Il libro era andato bene, ma i diritti gli sono serviti per pagare la multa di 2,6 milioni di dollari inflittagli dal tribunale.

CISL-UIL CONTRO L’ATTUAZIONE DELL’ART. 39 DELLA COSTITUZIONE

E' di 121 milioni e 440 mila euro l'anno il costo stimato per la pubblica amministrazione delle assenze per motivi sindacali. Il ministro per la Funzione pubblica, Renato Brunetta, che ha fatto della trasparenza la linea guida della sua attività, ha messo on line sul sito del ministero una sintesi della relazione al Parlamento su questa questione. Si tratta di 18 pagine di dati e grafici, senza alcun commento. I dati si riferiscono al 2006 e quasi tutte le amministrazioni (l'83,73%, da cui dipende il 95,48% degli impiegati pubblici) hanno adempiuto all'obbligo di fornire i dati richiesti. Le 830.598 giornate di distacchi retribuiti, calcola la relazione, corrispondono ad un anno di assenza dal servizio di 2.276 dipendenti, a cui ne vanno sommati altri 47 per le 17.095 giornate di permessi cumulati sotto forma di distacco. Ci sono poi 263.466 giornate di permessi retribuiti per l'espletamento del mandato, corrispondenti all'assenza, sempre per un anno, di 1.198 dipendenti, e 115.868 giornate per le riunioni degli organismi direttivi statutari (527 dipendenti). Infine, ci sono 140.169 giornate di aspettative e 2.178 di permessi non retribuiti, che equivalgono ad altri 394 dipendenti assenti per un anno. Bisogna poi considerare le aspettative e permessi per funzioni pubbliche elettive: sono 817.144 giornate, equivalenti a 2.239 dipendenti assenti e a un costo stimato di altri 67 milioni. La parte più elevata del costo (quasi 30 milioni) deriva dai distacchi e permessi di Regioni ed enti locali, seguite dal Servizio sanitario nazionale (22,6 milioni) e dalla scuola (poco più di 20). Quarti, ma molto distanziati, i ministeri (11,8). Costi di rilievo anche per enti pubblici non economici (8,7 milioni), Polizia (6,6), agenzie fiscali (6,1) e Polizia penitenziaria (5,5). Per tutte le altre branche dell'amministrazione le cifre sono molto minori. Il costo delle aspettative per cariche pubbliche elettive ricalca grosso modo la classifica precedente, tranne il fatto che in questo caso i corpi di polizia mostrano dati estremamente bassi. In Italia chiunque si può svegliare una mattina con l’idea di far casino, fondare un sindacato dalla sigla impronunciabile, stampare un volantino che annuncia uno sciopero e sedersi in poltrona e vedere l’effetto che fa. Il risultato è che nuove sigle saltano fuori tutti i giorni e nessuno sa esattamente quante siano in un certo momento quelle in campo. Di più: è impossibile sapere, e questo vale anche per le più importanti, quanta gente rappresentino. A dispetto del peso che esercita ,insomma, in Italia il sindacato è soggetto indefinito. Tutto ciò per un motivo molto semplice: su questo punto la carta costituzionale è rimasta lettera morta. L’art. 39 afferma che l’organizzazione sindacale è libera e che nessuno le può imporre obblighi se non quello della registrazione ,che richiede come unico requisito l’esistenza di un ordinamento interno a base democratica. Ciò premesso ,dice che i sindacati hanno personalità giuridica e che possono ,rappresentare unitariamente in proporzione ai loro iscritti ,stipulare contratti collettivi con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce. L’art. 39, che pure non risulta sia mai stato abrogato né riscritto, non ha trovato uno straccio di attuazione e il dibattito sulle conseguenza della lacuna si trascina inutilmente da anni. Perché il sindacato, o almeno una parte, a questa conta non ha nessuna voglia di sottoporsi. A rifiutarsi sono la Cisl e Uil. Il loro timore è che regole rigide sulla rappresentatività finiscano per consegnare alla Cgil un completo dominio della contrattazione di alcune categorie. Come per esempio quella dei metalmeccanici. Così, ci si continua a baloccare con le parole senza che accada nulla in concreto.

martedì 24 febbraio 2009

CESARE GERONZI:SE LO CONOSCI LO EVITI

Cesare Geronzi è stato rinviato a giudizio dal gup di Parma, Roberto Spanò, nell'ambito del caso Eurolat, l'azienda che venne ceduta da Cragnotti a Tanzi. Secondo le accuse, Geronzi avrebbe fatto forti pressioni sulla Parmalat di Tanzi ad acquistare ad un prezzo 'gonfiato' l'azienda. Il gup ha rinviato a giudizio il banchiere per il reato di estorsione. Cesare Geronzi (Marino,15 febbraio 1935) è un banchiere e dirigente d'azienda italiano. Inizia a lavorare nel 1961 alla Banca d'Italia nel settore cambi; l'ambiente politico negli anni '60 e '70 è molto difficile, ma Geronzi riesce a farsi largo e ad affermarsi professionalmente. Negli anni '80 si vede chiuso da Carlo Azeglio Ciampi e Lamberto Dini e si mette quindi sul mercato, diventando vicedirettore generale del Banco di Napoli. Nonostante sia appoggiato da Giulio Andreotti, l'esperienza di Napoli non è felice e Geronzi passa alla Cassa di Risparmio di Roma, dove diviene direttore generale nel 1986 grazie all'appoggio di Bettino Craxi. Geronzi ha appoggiato numerose pubblicazioni, conoscendo bene l'importanza della stampa. Si ricorda a questo riguardo: Risparmio Oggi (diretto da Bruno Vespa), Il Tempo di Francesco Gaetano Caltagirone, Class di Paolo Panerai, L'Unità, Il Manifesto, Telemontecarlo di Vittorio Cecchi Gori. Ha fondato il quotidiano L'Informazione insieme a Vittorio Farina e a Callisto Tanzi. Alla fine degli anni Ottanta, la carriera di Geronzi ha uno scatto deciso. Il Banco di Santo Spirito, storica banca romana controllata dall'IRI, presieduto da Romano Prodi si trova in difficoltà economiche. Geronzi vorrebbe acquistare il Banco, ma Cariroma non ha gli 800 miliardi di lire necessari per farlo. Per ottenere il capitale necessario allora Cariroma vende a Santo Spirito i propri sportelli, diventando una holding, e con il denaro ottenuto rileva il capitale azionario. Nel 1990 al gruppo viene aggiunta anche la Banco di Roma. In quegli anni le partecipazioni vengono spezzettate in società finanziarie; inoltre la banca subisce delle rapine ai portavalori, con certificati di deposito spariti per decine di miliardi. Il denaro viene ritrovato in Svizzera come garanzie presentata alle banche da una persona riconducibile a Claudio Martelli e Sergio Cusani. L'inchiesta venne levata al pm Achille Toro e successivamente non ebbe più seguito. Successivamente la Banca di Roma acquisisce numerose società: compra la Banca Mediterranea, finanzia l'alta velocità delle Ferrovie dello Stato, fonda la holding turistica Ecp. Nel 1995 acquisisce la Banca Nazionale dell'agricoltura (venduta cinque anni dopo all' Antonveneta a 1,5 volte il prezzo pagato) e il suo gruppo supera un giro d'affari di 10mila miliardi. In seguito è fra i primi finanziatori della Omnitel e fonda la Mmp, una concessionaria di pubblicità, che si occupa di gran parte della carta stampata, pur essendo perennemente in perdita: Topolino, Secolo d'Italia, L'Unione sarda, Qui Touring, Famiglia Cristiana, Osservatore Romano. La Mmp chiuderà nel 1997 con 450 miliardi di perdite, il 70 per cento delle quali sono a carico del partner pubblico. Sono notevoli anche i finanziamenti ai partiti: nel 1996 i Democratici di Sinistra ricevono da Banca di Roma 502 miliardi, secondo quanto riportato dalla centrale rischi della Banca d'Italia. A fine anni '90 il gruppo Banca Roma si allarga al Sud, con l'acquisizione di Mediocredito Centrale e del Banco di Sicilia; in cambio la regione Sicilia e la Fondazione Banco di Sicilia ne divengono due soci importanti. Nel 2000 sono assorbite la Banca Popolare di Brescia e la Cassa di Risparmio di Reggio Emilia. Nel 2002 il 1 settembre il nuovo gruppo bancario denominato Capitalia viene portato alla quotazione in Borsa. Il 7 dicembre 2006 il tribunale di Brescia ha condannato in primo grado Cesare Geronzi, per la vicenda del crac Italcase, a un anno e 8 mesi di reclusione e lo ha dichiarato inabile all'impresa commerciale e agli uffici direttivi per due anni: ambedue le pene sono state sospese con la condizionale. Attualmente, dopo la fusione di Capitalia con Unicredit, Geronzi è presidente del consiglio di sorveglianza di Mediobanca. All'inizio del XXI secolo è aumentato notevolmente il suo impegno nel settore calcistico. In particolare gli viene contestata l'influenza che ha cercato e cercherebbe di attuare nei confronti delle squadre con problemi finanziari. Luciano Gaucci lo ritiene responsabile del fallimento dell' AC Perugia e gli lancia frequentemente accuse dal suo esilio a Santo Domingo; sull'argomento Geronzi è stato sentito dalla magistratura come persona informata sui fatti. Federconsorzi: assoluzione Crack Parmalat: il banchiere è accusato di usura. Nell'ambito del troncone Eurolat del processo, è stato rinviato a giudizio per estorsione Crack Italcase: Geronzi condannato in primo grado. Nel 2004 ha acquisito tramite Capitalia il 49% di Italpetroli, la società che controlla l'Associazione Sportiva Roma con una quota del 67%, sfruttando la conversione in azioni di crediti per 35 milioni di euro. Detiene inoltre un'opzione a salire al 51% nel caso il piano di risanamento della squadra non avesse successo. Inoltre Capitalia è uno dei creditori della Società Sportiva Lazio, dopo esserne stata anche azionista e averla salvata con un aumento di capitale.

Fs non ammette critiche


“È stato licenziato il giorno di ferragosto il macchinista e RLS Dante De Angelis, solo per aver dichiarato pubblicamente quello che tutti pensiamo e cioè che lo spezzamento dei due Eurostar a Milano, il 14 e 22 luglio scorsi, è stato un incidente potenzialmente molto pericoloso e un campanello d'allarme che pone con forza all'attenzione di tutti la questione della manutenzione, della progettazione e dei controlli sugli ETR". E' quanto annuncia, in una nota, la rivista storica dei macchinisti 'ancora In Marcia!' che informa sul licenziamento del macchinista e Rappresentante per la Sicurezza. "Siamo di fronte ad un vero e proprio accanimento personale nei confronti di chi si occupa di sicurezza, De Angelis, infatti, nel 2006 aveva subito un analogo provvedimento, poi ritirato dalle FS sempre per la sua attività sindacale durante la vertenza dei macchinisti contro il pedale dell'Uomo Morto", spiega la nota ricordando che si tratta di un "altro gesto gravissimo e un attacco frontale alla sicurezza e ai delegati che svolgono con incisività il loro ruolo, finalizzato a cucire la bocca a tutti su una questione di interesse generale quale è la sicurezza dei viaggiatori". "A fronte del silenzio mantenuto per giorni dalle FS su quell'episodio, le preoccupazioni espresse da De Angelis - prosegue - sono da considerare innanzitutto come l'adempimento di un dovere nei confronti dei lavoratori e degli utenti del treno. Questo licenziamento rappresenta, inoltre, anche una sfida al Sindacato che segue l'ingiusto licenziamento degli otto operai delle officine di Genova". Il licenziamento del ferroviere Dante De Angelis ''non e' stato motivato per aver diffuso notizie sull'episodio verificatosi il 14 luglio 2008, peraltro ampiamente noto'' ma per aver ''reso dichiarazioni contrarie alla verità, infondate e pretestuose, sia sulle cause che sugli effetti dell'episodio stesso''. E' quanto spiega - in una nota - dal gruppo Ferrovie dello Stato. La decisione - si legge in una nota Fs - è stata presa contestando al ferroviere dichiarazioni, riguardo all'episodio dell'Etr 'spezzato', che hanno ''creato un grave danno all'azienda gettando discredito e generando nella clientela una percezione negativa proprio nel periodo feriale, quando il traffico passeggeri registra le punte più elevate dell'intero anno''. Locomotive che si bloccano in aperta campagna, anche nell'esodo per le vacanze. Incendi a bordo. Toilette chiuse per risparmiare sulle pulizie: domenica 3 agosto, un solo bagno aperto in tutta la seconda classe dell'Eurostar Milano-Roma delle 19. Prese elettriche malfunzionanti perfino sul costoso Tbiz (93,10 euro da Milano a Roma), il treno degli affari progettato apposta perché si possa lavorare con computer e telefono durante il viaggio. Nessuno deve sapere che alcuni degli Eurostar che correranno a 300 all'ora tra Milano e Bologna già perdono pezzi. Oppure che le porte difettose degli Eurostar-city ogni settimana ghigliottinano le gambe di passeggeri e capitreno, con un incredibile elenco di contusi e feriti gravi. E nemmeno che negli ultimi mesi, secondo i macchinisti, sia stato sfiorato il disastro più di una volta: come il 5 aprile, quando lungo la Firenze-Roma un Eurostar partito da Milano ha perso a 220 all'ora un pezzo del tetto della locomotiva di coda, poi investito dal Roma-Udine in arrivo sul binario accanto. Chi ne parla finisce nei guai. E i passeggeri subiscono. A cominciare dall'accoglienza. Troppo spesso non all'altezza delle promesse. E dei continui aumenti del biglietto: più 6,5 per cento in giugno, contro una media in zona euro del 3,8. La Regione Liguria difende due pendolari querelati dall'ad Ferrovie, Moretti, per un articolo su una newsletter del comitato viaggiatori. E' stato l'assessore ai Trasporti, Enrico Vesco, a difendere i due pendolari, querelati per diffamazione. L'articolo è stato pubblicato su una newsletter del comitato viaggiatori Genova-Milano. 'I pendolari denunciati sono andati un pò sopra le righe - ha detto l'assessore - ma va considerata l'esasperazione per le pessime condizioni di viaggio'.

pronto l’attacco contro l’Iran

http://www.youtube.com/watch?v=DpyFMEKQyrk&feature=related
Domani saranno effettuate operazioni preliminari per la messa in attività della prima centrale
nucleare iraniana, a Bushehr. Ci sarà una cerimonia con i capi delle agenzie atomiche iraniana e russa. Lo scrive l'agenzia Fars.La centrale di Bushehr,con un reattore di 1.000 Megawatt,è stata realizzata da tecnici russi,ma la sua messa in funzione è stata rinviata diverse volte,nel braccio di ferro tra la comunità internazionale e la Repubblica islamica sul suo programma nucleare. “Io sono abbastanza sorpreso del fatto che non ci sia ancora stato”, spiega John Pike, uno dei più quotati esperti militari statunitensi, già direttore di GlobalSecurity.org, fondata nel 2000 e noto come uno dei più autorevoli think tank indipendenti sulle questione geo-strategiche e di intelligence. Dal suo osservatorio di Alexsandria, Virginia, Pike sembra scommettere non sul se, ma solo su quando verrà lanciato l’attacco. “Mi chiede quali politiche si possono adottare con Teheran? Si può far finta che gli iraniani non vogliano costruire la bomba atomica. Oppure accettare il fatto che tra poco l’avranno”. Traduzione: si può prevedere qualche altro sforzo diplomatico, ma il blitz è qualcosa di più di un’ipotesi. I piani militari del resto sono già pronti. Tra Iraq e Golfo Persico, gli Usa dispongono già delle forze sufficienti per colpire. L’elenco degli obiettivi è stato stilato da tempo. Nel mirino ci sono la centrale nucleare da 1000 mega-watt di Bushehr, le strutture di Nataz e Arak. Ma, come è trapelato nei mesi scorsi, i missili e gli aerei che partiranno dalle portaerei e dalle basi del Golfo potrebbe essere diretti anche contro alcuni bersagli militari convenzionali, come le caserme delle Guardia Rivoluzionaria Islamica, i Pasdaran. “Non ci saranno segnali che ci indicheranno che l’attacco è vicino” dice ancora John Pike. “Semplicemente, un giorno ci alzeremo e sapremo che sarà stato fatto”. Secondo il direttore di GlobalSecurity.org, non sarà una campagna aerea di giorni, ma uno strike di poche ore. Un’operazione chirurgica e limitata accompagnata da un chiaro messaggio alle autorità di Teheran: nessuna ritorsione oppure colpiremo altri obiettivi. E cioè: la Casa Bianca non punta certo ad un’escalation, ma è disposta ad affrontarla. Anche perché questa minaccia potrebbe evitare possibili ripercussioni politiche e militari nel vicino Iraq, a maggioranza sciita. “Non possiamo farci molte illusioni. Gli Usa e Israele sono convinti che gli Ayathollah vogliano la bomba atomica. Se non saranno gli Stati Uniti a colpire, lo faranno gli israeliani. Nessuno crede in una soluzione diplomatica”. L'Iran ha ribadito che non sospenderà l'arricchimento dell'uranio e ha detto di ritenere "impossibile" un attacco da parte di Israele. Le nuove parole di sfida sono state pronunciate da dirigenti iraniani una settimana dopo che le grandi potenze hanno presentato a Teheran un pacchetto di incentivi per cercare di risolvere il braccio di ferro sul nucleare, chiedendo però una sospensione dello stesso arricchimento. Il New York Times, citando fonti americane, aveva parlato di una grande esercitazione aerea compiuta da Israele all'inizio di giugno sul Mediterraneo, forse in vista di un'azione militare per colpire gli impianti nucleari iraniani. E Mohammed el Baradei, direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), ha minacciato che in tal caso si dimetterebbe, avvertendo che "un intervento militare metterebbe la regione a ferro e fuoco". Inoltre, secondo il responsabile dell'Aiea, un tale intervento "avrebbe come conseguenza che l'Iran, se già non sta dotandosi di armi nucleari, si butterebbe a capofitto nella costruzione di armi nucleari con la benedizione di tutti gli iraniani, anche di quelli che vivono in Occidente". Comunque, il portavoce del governo iraniano, Gholamhossein Elham, ha detto che, pur essendo "l'esistenza stessa di Israele sinonimo di distruzione e massacri", è "impossibile un'impudenza tale da aggredire gli interessi e l'integrità territoriale della Repubblica islamica". L'Iran, non considera quindi l'eventualità di un intervento militare contro i suoi impianti, così come ha sempre detto che nessuna sanzione potrà fermare il suo programma. La parola d'ordine, dunque, è continuare nell'arricchimento dell'uranio, di cui il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha già chiesto la sospensione con quattro risoluzioni e che il gruppo dei '5+1' ha posto come condizione per negoziare un pacchetto di incentivi proposto la settimana scorsa all'Iran dal responsabile della politica comune della Ue, Javier Solana, durante una missione a Teheran. Del gruppo fanno parte i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna) più la Germania. "Non ci piegheremo ad alcuna richiesta illogica che ci priverebbe del nostro diritto di continuare le nostre attività nucleari pacifiche", ha affermato il capo negoziatore iraniano, Said Jalili. Da parte sua, l'ambasciatore iraniano presso l'Aiea, Ali Asgar Soltanieh, ha sottolineato che l'arricchimento dell'uranio continuerà "senza alcuna sospensione". L’ascesa dell’Iran come potenza nucleare fa molta paura anche ai governi sunniti della regione. Teheran accoglie ogni mese 300 sciiti libanesi nelle sue scuole e nei suoi campi d’addestramento. E la nuova guerra non si combatterà solo sulla terraferma. Le 35 imbarcazioni dei guardiani della rivoluzione approdate in aprile in Siria, ad Al-Latikiya, sono state portate via terra nel sud del Libano. Pronte per essere utilizzate come torpedini esplosive contro navi israeliane e americane. Terminale chiave dell’Iran connection è la Palestina. L’asse filo iraniano controlla anche i movimenti fondamentalisti palestinesi d’ispirazione sunnita. Dopo avere finanziato Hamas con 300 milioni di dollari, Teheran ne ha ristrutturato l’ala armata, le Brigate Ezzedin al-Qassam. Grazie alle trasferte nei campi libanesi,i militanti di Gaza replicano le reti di tunnel sotterranei incubo dei soldati israeliani in Libano e tengono sotto tiro le unità corazzate di Tsahal con nuove armi anticarro. Intanto i missili katiusha di fabbricazione iraniana colpiscono Israele sempre più in profondità. All’inizio di maggio una delegazione irachena è andata a Teheran. Gli emissari del premier Nouri al-Maliki hanno portato le prove della montagna di armi iraniane sequestrate in Iraq: granate di mortaio,razzi a cariche cave che penetrano le corazze dei blindati. L’Iran smentisce, ma gli americani hanno notizie dell’addestramento nei dintorni di Teheran di miliziani iracheni. Nei campi dei pasdaran, veterani di Hezbollah preparano piccoli nuclei che rientrati in Iraq addestreranno altri combattenti. L’anno scoro è stato catturato al suo quarto viaggio in Iraq Ali Mussa Dapduaq,alto ufficiale di Hezbollah. All’inizio lo chiamavano il Muto:non apriva bocca tenendo di tradire l’accento libanese. Altrettanto delicata la frontiera fra Iran e Afganistan. Un confine poroso e poco controllato dove si contrabbandano armi iraniane in cambio di oppio afghano diretto ai mercato europei. L’ultimo arsenale è stato sequestrato nella zona di Herat,sotto il controllo italiano, Ramatullah Safi,comandante della polizia di frontiera,ha dichiarato che “alcune armi avevano marchi di fabbricazione iraniana”. A gennaio, mine made in Iran sono state intercettate fra Jalalabad e Kabul. Teheran smentisce qualsiasi coinvolgimento, ma all’inizio di maggio due sospette spie iraniane sono state sorprese a Khost e Nmroz. Uno degli arrestati, di Shiraz, ha detto che il compito era “preparare mappe delle istallazioni della Nato e delle basi afghane”. In Afghanistan la longa manu iraniana opera anche in campo culturale. Con l’appoggio Teheran, l’ayatollah Asif Muhseni, fra i massimi religiosi sciiti,ha fondato una università e una tv. Manovre pure in Yemen :si contano i primi morti negli scontri tra forze governative e ribelli sciiti. I guerriglieri negano l’appoggio iraniano. L’onda lunga dei pasdaran ha raggiunto anche lo Sri Lanka (Ceylon) ,travolto dalla guerra civile con i separatisti tamil. Teheran è il principale fornitore di greggio dello Sri Lanka e una decina di ufficiali di Colombo si stanno addestrando in Iran. Il 28 aprile il presidente Mahmoud Ahmadinejad è arrivato a Colombo. Ma era stato preceduto dal generale Qassem Suleimani. Colonna portante dell’unità Gerusalemme,specializzata nelle operazioni all’estero ,sarebbe andato in Sri Lanka “per aiutare il governo a sconfiggere i tamil”. Il generale ha messo le mani sui manuali militari forniti a Colombo dagli israeliani. Mandando su tutte le furie Gerusalemme e Washington.

lunedì 23 febbraio 2009

Il leone ha ancora fame

Generali incorpora Alleanza. Agli azionisti della controllata verranno assegnate 0,33 nuove azioni del gruppo del Leone per ciascun titolo in possesso, con un premio del 6% e del 13% rispetto al rapporto di cambio medio degli ultimi tre e sei mesi. È quanto si legge in una nota. Generali integra le attività assicurative di Alleanza e Toro in una nuova società operativa nei rami vita e danni, con oltre 3,3 milioni di clienti, una quota di mercato superiore al 5% e una forza distributiva in Italia di oltre 18 mila collaboratori. I marchi e le reti delle due società resteranno distinti. Grazie alla fusione per incorporazione di Alleanza e Toro in Generali e al riassetto annunciato, il gruppo assicurativo di Trieste prevede entro il 2012 sinergie annue lorde per 200 milioni di euro. Di queste, fino a 100 milioni di euro sono sinergie nei ricavi grazie alle nuove opportunità di cross selling (vendita incrociata). Le sinergie di costo sono per 60 milioni e i benefici fiscali netti annui per 40 milioni. Assicurazioni Generali è una compagnia di assicurazioni italiana. I suoi mercati principali sono l'Europa occidentale, America settentrionale ed Estremo oriente. Il Gruppo Assicurazioni Generali S.p.A., è la più grande compagnia italiana di assicurazioni ed una delle più importanti del mondo. La Imperial Regia Privilegiata Compagnia di Assicurazioni Generali Austro-Italiche è stata fondata a Trieste il 26 dicembre 1831. Suo primo simbolo fu l'aquila asburgica; dopo l'annessione del Veneto all'Italia fu sostituita col Leone marciano, simbolo di Venezia.La presenza in molti mercati è caratteristica iniziale del gruppo, vista la vocazione commerciale sia di Venezia che di Trieste. Nel primo secolo di attività, le Assicurazioni Generali si consolidarono e si espansero anche grazie alla presenza determinante di azionisti e dirigenti di religione ebraica, dai Morpurgo ai Maurogonato, dai Levi ai Treves de' Bonfili. Proprio un Morpurgo era presidente nel 1938 e fu invitato a dimettersi ancor prima delle peraltro imminenti "leggi razziali" in occasione della visita di Benito Mussolini a Trieste. Il suo successore Baroncini, fascista ma moderato e intelligente, guidò il gruppo nei difficilissimi anni che videro la guerra, le occupazioni germanica, Jugoslava e britannica, l'esproprio delle succursali nei paesi dell'Est. Attualmente il gruppo è presente in 40 Paesi e si colloca al primo posto in Italia, Austria e Israele e fra i primi in Germania, Francia, Spagna e Cina. Fanno parte del gruppo Generali: INA Assitalia, Fata Assicurazioni, Alleanza Assicurazioni, Europ Assistance, AMB Generali, Genertel, Toro Assicurazioni (acquisita dal gruppo De Agostini tramite un'OPA). Nel 2004 le Assicurazioni Generali sono state il quinto gruppo assicurativo mondiale per Revenues, dopo AXA (Francia), Allianz (Germania), ING Group (Paesi Bassi) ed American International Group (Stati Uniti). La tradizionale refrattarietà all'innovazione ha giocato favorevolmente nella crisi finanziaria mondiale del 2008; la capitalizzazione di borsa, al prezzo indicativo di 18 euro, rende oggi la compagnia prima al mondo per valorizzazione. La sede del gruppo Generali si trova a Trieste, mentre la direzione per l'Italia si trova a Mogliano Veneto, dopo che per anni è stata piazza San Marco a Venezia. Il top management è formato da Antoine Bernheim (presidente), Giovanni Perissinotto e Sergio Balbinot (amministratori delegati), Raffaele Agrusti (direttore generale). Inoltre nelle Assicurazioni Generali lavorò dopo la laurea in giurisprudenza nel 1906 il grande scrittore Franz Kafka, prima di ammalarsi di tubercolosi che lo portò nel letto di morte il 3 giugno 1924.


AirAlps ricorre a Cig


Il vettore aereo altoatesino Air Alps ha annunciato la cassa integrazione dal 20 al 50% per 120 lavoratori dei 144 addetti complessivi. Ciò in conseguenza di una riduzione dei passeggeri trasportati sulla linea Bolzano-Roma gestita in collaborazione con Alitalia. Air Alps ha sede a Innsbruck in Austria ed è di proprietà di una cordata di imprenditori altoatesini. Air A!ps è una compagnia aerea italiana nata nel 1998 e operativa dal 1999, con base ad Innsbruck in Austria, ma è in previsione già da molto di spostare questa a Bolzano nel nord Italia, già sede di tutti i soci azionisti della compagnia. Negli ultimi anni sta avvenendo un restyling nell'Aeroporto Bolzano Dolomiti per adeguarsi con nuovi hangar, officine ed uffici allo spostamento della compagnia aerea. Nata con il nome di KLM ALPS, dopo aver cambiato nome e azionisti e aver rischiato il fallimento, Air A!ps è diventata un'affiliata dell'Alitalia per la quale opera tutti i suoi voli in code-share e alla quale si affida per i servizi di bordo e di terra. Nel 2008, Air Alps comunica di aver chiuso il 2007 in attivo di 700 mila euro e la fine della collaborazione con Alitalia con la quale manterrà solo accordi di code-sharing. Nell'estate del 2008 opera per un breve periodo le rotte da Foggia per Milano, Roma e Palermo per conto di Club Air, rifiutando, dopo il fallimento di quest'ultima, di continuare ad operarle. L´operativo 2008 prevede collegamenti da Bolzano per Roma Fiumicino,da Roma Fiumicino a Rimini e Parma,da Milano Malpensa a Perugia e Trieste.

Parentopoli al Bds


La parentopoli del Banco di Sicilia scuote il centrodestra. Giovedì sera, mentre circolavano freneticamente i nomi degli ultimi assunti "eccellenti" nell' istituto, l’ex presidente dell' Ars Gianfranco Miccichè ha preso il telefono e ha chiamato il numero uno di Piazzale Ungheria. Manifestando tutta la sua contrarietà nei confronti dell' operazione che, prima della fine dell' anno, ha portato 22 nuovi impiegati al Banco, tutti (o quasi) con solidi collegamenti nelle istituzioni: congiunti e amici di deputati e assessori regionali, manager pubblici, sindacalisti, persino la figlia di un magistrato. Uomini (e donne) vicine a membri del consiglio d' amministrazione. Più passano le ore, e più filtrano nomi (o, meglio, cognomi) di spicco: sono stati confermati dall' istituto pure quelli di Giovanni Crosta, figlio del presidente dell' Agenzia per le acque e i rifiuti (vicino a Cuffaro), e di Valeria Giambrone, figlia del presidente dell' Azienda siciliana trasporti (legato al ministro Angelino Alfano). Il tutto, nell' irritazione fatta trapelare anche ieri da Unicredit, la capogruppo che ora si chiede se sia questa la "sicilianità" difesa dai vertici del Banco. Miccichè attacca: «Un' operazione che è una chiara espressione di debolezza, in un momento in cui il Banco sta conducendo una grande battaglia per tutelare l' autonomia dell' istituto. Fino a quando si portano avanti certe pratiche, in Sicilia battaglie serie non se ne possono fare». Una vicenda, questa, che costringe Miccichè a prendere le distanze anche da Mancuso: «Il vertice del Banco su questa operazione è scivolato su una buccia di banana, ma è il sistema che non funziona. E quando mi dicono che queste assunzioni erano state concordate da tempo, in occasione del passaggio fra Capitalia e Unicredit, mi sento peggio. In trattative così importanti bisognerebbe chiedere garanzie per duemila occupati, non per venti. E invece ci svendiamo per un tozzo di pane...». Parole dure, che spingono i maligni a supporre che Miccichè ci sia rimasto male perché tenuto fuori dalla partita delle assunzioni. Lui replica: «Se avessi saputo avrei fatto saltare tutto». Ma, sempre secondo Miccichè, la Regione non deve ritirarsi da Unicredit: «Queste assunzioni ci hanno indebolito nella trattativa, regalando a Profumo su un piatto d' argento la non credibilità della classe politica siciliana. Ma nonostante questo scivolone, bisogna sostenere le ragioni della nostra presenza. Anche perché abbiamo una forza che Profumo non ha capito: noi gestiamo danaro pubblico, e tocca alla politica siciliana, nel modo giusto, tutelare questi interessi». Il dibattito è aperto: vendere o no? E il quesito spacca il centrodestra. Il presidente del Senato, Renato Schifani, è per l' uscita della Regione dal gruppo bancario. Sulla stessa posizione si schiera Raffaele Lombardo: «Invece che sottostare ai grandi colossi finanziari e lamentarsi, investiamo per mettere in collegamento una serie di piccole e medie banche, cooperative e no, che potrebbero mettersi in rete, così da competere sul territorio». Rita Borsellino chiede «un dibattito serio in Parlamento sull' accesso al credito in Sicilia”. E compare, fuori dal recinto della politica, la primogenita del procuratore reggente di Caltanissetta, Renato Di Natale, e il figlio di un dirigente sindacale palermitano della Fabi, Vincenzo Marino. Ce n' è abbastanza per destare la perplessità dei vertici di Unicredit, pronti a chiedere agli interlocutori dell' Isola come si sposi questa manovra con il piano appena avviato di 720 esodi e se sia questa la «sicilianità» del Banco per cui si batte il presidente dell' istituto, Salvatore Mancuso, che ha contrastato le scelte di dirigenti fatte a Milano: dal capo del personale Maurizio Scala al direttore generale Roberto Bertola, ora affiancato da Lopes. Peraltro, il caso-assunzioni, fanno notare negli ambienti di Unicredit, giunge subito dopo l' annuncio, da parte della capogruppo, dell' intenzione di non rinnovare la convenzione con il Banco di Sicilia, in scadenza a luglio.

IL CONTO SEMPRE PIU’ SALATO DELLE FS


Operazioni di «cosmesi contabile», costi caricati in maniera iniqua sulle generazioni future fino al 2060, una gestione finanziaria approssimativa, scelte politiche non efficienti e scelte contabili che sembrano fatte apposta per ingenerare confusione. E, da ultimo, 44 miliardi di debiti contratti dalle Ferrovie e accollati allo Stato nonostante la vecchia holding sia stata ufficialmente privatizzata almeno fin dal 1992. Una cifra iperbolica, tanto da superare la finanziaria triennale di Tremonti, ferma a 39 miliardi. Come è stato possibile lo spiega l’ultima relazione della sezione centrale di controllo della Corte dei Conti che ha analizzato due diverse operazioni. La prima ratificata con la legge 662, approvata il 23 dicembre del 1996 (due giorni prima di Natale). L’Erario si accollò tutti i prestiti stipulati e quelli in procinto di esserlo, alla data del 31 dicembre 1996. Risultato: 31.193.478.511 euro a carico dei cittadini. Operazione appunto definita dai magistrati istruttori Aldo Carosi e Fabio Viola: «Cosmesi contabile al bilancio delle Fs con il fine di migliorarne indirettamente il conto economico». La seconda è più recente: la fallimentare nascita di Ispa (Infrastrutture Spa), società costituita nel 2002 con lo scopo di finanziare l’Alta Velocità. Ispa avrebbe contratto prestiti con banche internazionali e avrebbe prestato denaro a Rfi-Tav tramite l’emissione di proprie obbligazioni e la creazione di un patrimonio separato. I prestiti contratti da Ispa avrebbero dovuto essere restituiti grazie agli introiti ottenuti dall’Alta Velocità. Peccato - notano i giudici - che nessuno studio di fattibilità abbia mai dimostrato che la creazione di Ispa fosse più vantaggiosa nella raccolta dei prestiti. Peccato che il patrimonio separato si sia rivelato «sostanzialmente inconsistente in quanto basato su ricavi futuri stimati approssimativamente». E peccato soprattutto che Ispa, nata per non far ricadere sul bilancio statale i costi dell’Alta Velocità, avesse su quel debito la garanzia dello Stato. Eurostat, in virtù di quella garanzia, ha imposto di far rientrare i debiti di Ispa nel bilancio dello Stato. A quel punto (nel 2005) la società è stata sciolta e incorporata nella Cassa Depositi e Prestiti. I debiti contratti sono finiti di nuovo nel calderone dell’Erario statale: altri 12.950.000.000 di euro scaricati sul pubblico. E dire che il presidente di Ispa, l’ex ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio, nel 2003 aveva dichiarato al Senato che la società non avrebbe mai pesato sul debito pubblico. La realtà dei fatti ha dimostrato il contrario. C’è anche dell’altro, nell’analisi dei magistrati contabili. Ad esempio, quei «ricavi futuri stimati approssimativamente», finivano comunque per essere pagati dalle casse dello Stato. «Gravanti direttamente o indirettamente su risorse pubbliche - è scritto nella relazione - sfruttamento delle tratte da parte di gestori, in prevalenza pubblici, di trasporti ferroviari, integrazioni a piè di lista caricate direttamente dalla legge sull’Erario». Poi, il capitolo della gestione finanziaria. Scrive ancora la Corte dei Conti: «Complesse clausole finanziarie penalizzano spesso la parte pubblica, la quale, anche a causa dell’insufficienza di un’azione conoscitiva di supporto, tende ad eseguire pedissequamente gli articolati contrattuali, senza valutare l’opportunità di azionare opzioni in essi contenute». Come dire: i funzionari si sono limitati a pagare le rate dei prestiti senza controllare se ci fosse un modo per pagare meno. Un esempio? I famigerati derivati. La Corte calcola che quelli sui prestiti Ispa sono costati allo Stato, complessivamente, 126 milioni di euro in tre anni e chiede delucidazioni al Ministero. Risposta: sì, ma il prossimo anno, forse, ne incassiamo 15. Peccato, notano i giudici, che le previsioni precedenti si siano rivelate sballate. Ancora: perché i contratti su due prestiti, simili per caratteristiche e ammontare, sottoscritti a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro con Depfa e Morgan Stanley, hanno tassi tanto diversi, rispettivamente del 4,8% e del 5,48%? «La circostanza lascia perplessi», scrivono laconicamente i magistrati contabili, che tirano in ballo le responsabilità dei manager pubblici mai stati fatti oggetto di indagine interna e mai stati chiamati a rendere conto delle loro azioni.

Crisi sempre più nera


Gli effetti della crisi sull’economia reale «per lo più devono ancora arrivare». Lo ha dichiarato il direttore generale dell’Fmi, Dominique Strauss-Kahn, aggiungendo che «il 2009 sarà certamente un anno piuttosto cattivo per la crescita, e non solo per le economie avanzate, ma anche per quelle emergenti». Il direttore generale del Fondo monetario internazionale esorta inoltre i paesi sviluppati a mettere in opera i piani di rilancio che hanno annunciato. Poi mette in guardia rispetto al rischio protezionismo: «Il protezionismo - ha detto - può rientrare dalla porta posteriore, in particolare nel settore bancario», ha detto. Strauss-Kahn è scettico rispetto al fatto che il protezionismo possa tornare a manifestarsi, per esempio, attraverso l’imposizione di tasse doganali elevate sui prodotti importati. Ma nel settore finanziario «quando i governi forniscono risorse finanziarie o ricapitalizzano delle banche, potrebbero aggiungere una clausola dicendo che questo denaro deve restare in casa» o potrebbero essere introdotti dei vincoli affinché «queste somme siano utilizzate per acquistare prodotti nazionali. Questo genere di protezionismo - avverte il numero uno dell’Fmi - potrebbe ripresentarsi». Per FMI e BCE occorre abbandonare ogni logica protezionistica e 'ripulire' il sistema finanziario, anche a costo di renderlo 'più piccolo'.Un passaggio necessario se si vuole tornare a crescere nel 2010. I piani di sostegno all'economia, spiega il direttore generale del Fondo, Dominique Strauss-Kahn, 'risulteranno infatti inutili se non riusciamo a 'ripulire le banche'. Dominique Strauss-Kahn (Neuilly-sur-Seine, 25 aprile 1949) è un avvocato e politico francese Membro del Partito Socialista, è stato più volte ministro in dicasteri economici nei governi a guida socialista. Dal 1 novembre 2007 è direttore generale del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Sulla stampa francese il suo nome viene spesso abbreviato in "DSK". Proviene da una ricca famiglia ebraica (di origini sia ashkenazite che sefardite). Nato in un sobborgo di Parigi, ha vissuto in Marocco, ad Agadir, per poi tornare a Montecarlo in seguito al terremoto 1960, ha studiato presso le università parigine HEC e Sciences Po. È laureato in diritto pubblico e dottore in scienze economiche - materia che ha insegnato a Nancy e a Nanterre -; è oggi professore ordinario a Sciences Po, a Parigi. Nel 1993 ha fondato lo studio legale "DSK Consultants" per esercitare la professione di avvocato. Nel 1995 ha sposato in sinagoga la sua terza moglie: la giornalista televisiva Anne Sinclair. Il suo percorso politico è strettamente legato a quello di Lionel Jospin, divenuto segretario del Partito socialista francese (PS), in seguito all'elezione di François Mitterrand alla presidenza della Repubblica. Nel 1986 fu eletto per la prima volta deputato, nell'Alta Savoia. Rieletto nel 1988 in un collegio uninominale della Val-d'Oise, nell'hinterland parigino, fu in seguito nominato presidente della commissione parlamentare delle Finances. Nel 1991 entrò come ministro dell'Industria e del Commercio estero nel governo di Édith Cresson, funzione che mantenne nel governo di Pierre Bérégovoy fino alle elezioni politiche del 1993, vinte da una coalizione di centro-destra. In seguito alla sconfitta elettorale, fu nominato presidente del «gruppo di esperti» del PS, creato da Claude Allègre e rilanciato da Michel Rocard. Nel 1994 partecipò al «Cercle de l'Industrie», un circolo in difesa dell'industria francese a Bruxelles, insieme all'imprenditore Vincent Bolloré e Louis Schweitzer, amministratore delegato del gruppo Renault. Eletto sindaco di Sarcelles per la prima volta nel 1995, ha in seguito rinunciato alla carica dopo la nomina a ministro dell'Economia, delle Finanze e dell'Industria nel governo di Lionel Jospin, nel 1997. Nel 1997, Lionel Jospin, nuovo Primo ministro francese, lo nominò ministro dell'Economia, delle Finanze e dell'Industria. Dominique Strauss-Kahn divenne così uno dei personaggi di punta del governo. I buoni risultati dell'economia francese, la forte crescita e la creazione di nuovi posti di lavoro nel settore privato contribuirono a consolidare la popolarità del ministro nel partito e nell'opinione pubblica. Capolista alle elezioni regionali del 1998 nell'Île-de-France, portò i socialisti alla vittoria, rinunciando però alla presidenza della Regione a favore di Jean-Paul Huchon per rimanere ministro. Le principali iniziative del suo mandato ministeriale furono l'abbassamento dell'IVA al 5,5% nel settore edile per rilanciare l'attività del settore e disincentivare l'evasione fiscale. Attraverso una politica di rigore economico e di privatizzazioni riuscì a fare rientrare il deficit pubblico sotto la soglia del 3% imposta dai parametri di Maastricht, garantendo alla Francia l'ingresso nella zona dell'euro. Malgrado la sua opposizione, non riuscì a impedire la riduzione del tempo di lavoro a 35 ore settimanali, misura fortemente voluta dal ministro delle Politiche sociali Martine Aubry Indagato in diversi processi legati alla sua attività di avvocato nei primi anni '90, Dominique Strauss-Kahn rassegnò le proprie dimissioni da ministro nel novembre 1999. Il primo ministro Lionel Jospin era talmente certo della sua estraneità, da sostituirlo in un primo momento con il segretario di stato Christian Sautter, e quindi manifestando apertamente l'intenzione di reintegrarlo quanto prima alla guida dell'economia. Alcuni esponenti del suo stesso partito gli riservarono un sostegno tiepido, e qualcuno come Ségolène Royal usò addirittura parole aspre nei suoi riguardi, ma lui preferì non tenerne conto. Nel 2001 venne interamente scagionato da ogni accusa e fu rieletto deputato poco dopo in un'elezione supplettiva. Dopo la vittoria di Jacques Chirac alle elezioni presidenziali del 2002, Dominique Strauss-Kahn venne rieletto deputato nel collegio uninominale di Sarcelles alle elezioni politiche immediatamente successive. Tuttavia, il Partito socialista, stroncato dal sorpasso da parte di Jean-Marie Le Pen al primo turno delle presidenziali, perse le elezioni politiche a favore della destra. Insieme a Michel Rocard fondò il club di riflessione À gauche en Europe (A sinistra in Europa) e presiedette la corrente del partito socialista Socialisme et Démocratie (Socialismo e democrazia), di ispirazione riformatrice. Dopo avere sostenuto la mozione maggioritaria presentata dal segretario François Hollande al congresso del Partito socialista di Le Mans, annunciò nel maggio 2006 la sua intenzione di partecipare alle primarie organizzate dal partito per designare il candidato ufficiale alle elezioni presidenziali del 2007. Gli altri concorrenti erano l'ex primo ministro Laurent Fabius e la presidente della regione Poitou-Charentes Ségolène Royal. Nel novembre 2006 gli iscritti al partito socialista votarono il loro candidato e Strauss-Kahn ottenne il 20% dei voti, appena davanti a Fabius, in una elezione nettamente favorevole a Royal, vincitrice fin dal primo turno con il 60% dei voti. Nel luglio 2007 Dominique Strauss-Kahn venne candidato ufficialmente alla direzione generale del Fondo Monetario Internazionale (FMI) dal presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy. La sua designazione, appoggiata dall'Unione Europea e col consenso degli Stati Uniti, vinse su quella dell'unico antagonista, l'ex premier ceco Josef Tosovsky, sostenuta dal presidente russo Putin; il 28 settembre 2007 Strauss-Kahn fu nominato alla testa dell'FMI, entrando così nell'esclusivo club dei francesi che dirigono istituzioni economiche internazionali. Gli altri sono Jean-Claude Trichet (BCE), Pascal Lamy (OMC) e Jean Lemierre (BERS).Il 18 ottobre 2008, il FMI annunciò di voler condurre un'indagine su una presunta relazione tra Strauss-Kahn e Piroska Nagy, responsabile del dipartimento Africa dell'istituto internazionale. Il 26 ottobre Strauss-Kahn fu "assolto", ritenendo la relazione assolutamente consensuale. Strauss-Kahn ebbe a dichiarare che se fosse stato eletto al vertice del FMI sarebbe rimasto in carica per tutta la durata del suo mandato (dal 1° novembre 2007 al 1° novembre 2012), escludendo implicitamente di essere intenzionato a presentarsi alle elezioni presidenziali francesi del maggio 2012.

Intrigo Wind

C'è un documento che ha attirato l'attenzione dei pubblici ministeri romani Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli, che indagano sull'acquisizione di Wind nel 2005 da parte di Weather Investments, la società del magnate egiziano Naguib Sawiris. È il verbale del Cda dell'Enel del 9 aprile, nel quale l'azienda scelse il pretendente egiziano chiudendo la porta agli americani del fondo Blackstone. Una vendita piena di anomalie. Ora che Sawiris e l'amministratore delegato di Enel Fulvio Conti (ex direttore finanziario) sono indagati per corruzione insieme al mediatore Alessandro Benedetti, è interessante leggere quel verbale. Fino alla mattina del 9 aprile le due cordate sono sullo stesso piano. Poi, dopo mesi di trattative, Weather e Blackstone inviano le loro 'best final offer'. Nessuna delle due soddisfa l'Enel, ma solo agli egiziani viene data la possibilità di modificarla in modo da aderire ai desiderata del vertice aziendale. Blackstone è tagliata fuori. Alle 12 sul tavolo di Scaroni plana una lettera: "Cari signori, facciamo riferimento alla nostra proposta delle prime ore di oggi che riguardava l'acquisto del 62,75 per cento di Wind (...) in seguito all'incontro di questa mattina, durante il quale voi ci avete suggerito di considerare di sottoporvi una struttura alternativa dell'offerta che permetta a Enel di restare in Wind con una quota dal 30 al 37,25 per cento, noi abbiamo pensato di aderire alla vostra nuova richiesta". Blackstone non ha uguale trattamento. Oggi l'Enel precisa che "l'offerta di Weather non fu modificata nei suoi valori, ma solo integrata con altre opzioni per renderla comparabile con quella di Blackstone, come richiesto a suo tempo anche dal ministero. Grazie a tale integrazione, che venne fatta a seguito di un incontro con il top management di Enel avvenuto a Milano nella sede di via Carducci, Weather si è dichiarata disponibile ad acquisire anche solo una quota del 62 per cento". Così, alle 17 di quella lunga giornata si apre a Milano la seduta del Cda. I legali dell'Enel prospettano in modo attraente la proposta di Weather e talvolta non sembrano prestare la stessa attenzione alle clausole più sexy di Blackstone, come quella che offre una vera garanzia bancaria di 300 milioni di euro per l'inadempimento eventuale, mentre Sawiris offre solo un 'bene fondi' generico. Anche l'advisor, Morgan Stanley, è favorevole a Weather. Poi tocca a Scaroni spiegare le due offerte: "Blackstone indica un valore di 11,847 miliardi che può salire fino a 12,146 o addirittura 12,347 in funzione del livello di Ebitda raggiunto da Wind nel 2005. Mentre Weather indica un valore di 12,160 miliardi". Non sembrano distanze siderali, ma tutti hanno fretta di chiudere a favore di Weather. Nessuno nota per esempio che il prezzo offerto da Blackstone è basso anche perché sconta un debito molto alto di Wind: 7 miliardi e 560 milioni. Mentre Weather offre di più anche perché assume un debito minore (7 miliardi e 401 milioni). Nessuno chiederà mai a Blackstone un rialzo sulla base di una valutazione diversa del debito. Non solo: Blackstone prevedeva una componente variabile connessa ai risultati dell'azienda. Se Wind avesse realizzato l'utile promesso agli azionisti, di 1,7 miliardi, la valutazione sarebbe salita fino a superare quella di Weather. È l'amministratore di Wind,Tommaso Pompei, a gelare le speranze Usa: "Nel business plan il livello di Ebitda è di 1,7 miliardi di euro, ma sulla base della performance di Wind nel primo trimestre si è ritenuto nel sensitivity business plan di dover riconsiderarlo a un livello di 1,6 miliardi". Quando il Cda volge alla fine, alle 20, parla il consigliere della Corte dei Conti, Ignazio De Marco. Chiede a Scaroni una cosa in fondo banale: "Se l'offerta di Blackstone non prevede un termine essenziale, non sarebbe meglio tenere aperta la procedura per entrambi i contendenti, prendendo atto che Weather ha fatto un'offerta migliore, ma chiedendo a entrambi di rilanciare?". Alle 20 e 15 Scaroni mette una pietra sull'offerta Usa: "Il termine fissato nell'offerta di Blackstone scade a mezzanotte. Non è intendimento dell'Enel tenere in sospeso l'offerta Blackstone, che peraltro può sempre rilanciare".

domenica 22 febbraio 2009

ANTITRUST: 5 MULTE A TRENITALIA


L'Antitrust ha deciso 5 sanzioni a carico di Trenitalia, complessivamente per 845mila euro, per pratiche commerciali scorrette. Alla società del gruppo ferrovie dello Stato è stata irrogata una sanzione amministrativa di 200mila euro per le limitazioni delle modalità di riconoscimento e corresponsione del bonus in caso di ritardo dei treni; 280mila euro la limitazione di posti disponibili per le tariffe "Amica" e "Familia"; 280mila euro per la "denominazione scorretta delle tipologie dei treni" che "può ingenerare confusione nel cliente"; 80mila euro per "omissioni informative sul programma di fidelizzazione Cartaviaggio"; 5mila euro per l'offerta di alcuni servizi "solamente attraverso il call center" con telefonate a pagamento. Secondo l'Antitrust "Trenitalia ha messo in atto una pluralità di condotte distinte, configurabili come pratiche commerciali contrarie alla diligenza del professionista". È stata poi decisa "una significativa riduzione delle sanzioni" per "le condotte spontaneamente assunte da Trenitalia a vantaggio dei consumatori". La società si è infatti "impegnata a modificare le modalità di corresponsione del bonus attraverso procedure semplificate con l'utilizzo dello stesso biglietto, a offrire i servizi del call center contestati a costo della tariffa ordinaria e a fornire maggiori informazioni sulla scadenza del programma di fidelizzazione Cartaviaggio". Nel caso della sanzione da 200mila euro legata alle regole per i "bonus ritardo" l'Autorità per la concorrenza ha ritenuto che "l'elenco delle cause che escludono la responsabilità del ritardo da parte di Trenitalia (eventi accidentali, cause meteo o naturali, ordini dell'autorità pubblica) risulta molto ampio e non sufficientemente definito, tale da permettere alla stessa Trenitalia di esercitare una grande discrezionalità nel riconoscimento del diritto al bonus". Inoltre, "anche la procedura che il consumatore deve seguire per ottenere il bonus stesso presenta profili di onerosità non del tutto giustificati: occorre infatti reperire un apposito modulo in stazione o sul sito internet e inoltrare la richiesta entro il termine di 30 giorni, la fruibilità è limitata ad un periodo di sei mesi e soltanto per l'acquisto di un altro titolo di viaggio" Quanto alla limitazione dei posti per le tariffe Amica e Familia, costata una sanzione di 280mila euro, per l'Antitrust "Trenitalia non ha fornito informazioni esaustive, o le ha rese non facilmente accessibili, sulla effettiva disponibilità delle tariffe Amica e Familia, che sono presentate all'utenza come opzioni tariffarie normali e ampiamente disponibili, mentre invece sono offerti posti limitati sulla base di criteri di natura commerciale e promozionale a seconda delle tratte e del quoziente di riempimento dei treni". Sotto accusa anche la "denominazione scorretta delle tipologie di treni", costata una sanzione di 280mila euro. "Appare scorretta - indica l'Autorità - in quanto idonea ad ingenerare confusione nel cliente, la denominazione utilizzata per indicare la categoria di treni Eurostar City". In particolare "le caratteristiche di tali treni, sia con riferimento alle prestazioni dei servizi di trasporto, sia ai tempi di percorrenza e alle fermate, sono similari e analoghi alla categoria Intercity, e non alla categoria superiore di treni Eurostar". Una sanzione da 80mila euro è invece legata a "omissioni informative sul programma di fidelizzazione Cartaviaggi", un programma a premi che "mediante acquisto di titoli di viaggio e presentazione del codice personale" prevede "l'accredito di 50 punti per ogni euro speso". Per l'Antitrust "appare scorretta l'omissione di informazioni rilevanti, quali la data di scadenza dei punti". L'Antitrust ha puntato il dito anche contro i costi delle telefonate al call center, anche per la mancanza di alternative per accedere a determinati servizi. "Il cliente - rileva l'Antitrust - per accedere ad alcune tipologie di servizi, deve necessariamente ricorrere al call center con telefonata a pagamento, senza la possibilità di ricorrere ad altri canali di accesso privi di oneri aggiuntivi, quali stazioni e agenzie di viaggio. Con riferimento al servizio di cambio della prenotazione del biglietto acquistato in modalità ticketless dopo la partenza del treno, Trenitalia, in corso di procedimento ha, peraltro, modificato tale procedura consentendo che il cambio possa essere effettuato anche nella stazione di partenza. In questo contesto l'Autorità ha deciso di comminare la sanzione minima prevista dalla legge". L'Autorità ha poi "giudicato non scorretta le modalità con cui la società ha informato la clientela sulle sanzioni e penalità per le diverse irregolarità a bordo del treno" che, dopo l'aumento delle sanzioni deciso a settembre 2007, a fronte dell'incremento dell'ammontare delle sanzioni "é risultata sufficiente e adeguata".